Forum di sciamanesimo, antropologia e spirito critico
Nei momenti più bui, ricorda sempre di fare un passo alla volta.
Voler ottenere tutto e subito è sciocco
Nei momenti più difficili, ricorda sempre che le abitudini stabiliscono un destino.
Stabilisci quelle che ti danno energia e crescita.
È solo nell’ora più profonda del Duat, nella Notte oscura dell’anima che possiamo vedere noi stessi.
E capire come superare la notte.
Non rifuggire l’oscurità, impara a vederci attraverso.
Tutto passa e scorre, il giorno diviene notte e la notte giorno.
Ciò che è bene per te ora domani diverrà un ostacolo e un impedimento, o un danno, e viceversa.
Tutto finisce e muta, come la pelle di un serpente.
Impara ad essere la volontà pura di vivere e non la pelle morta di un intento esaurito.
Tutto ciò che non supera l’alba del tuo nuovo giorno, non deve essere portato con te.
Il mondo è infinito, non giudicare perdite e guadagni come il piccolo pescatore che non ha mai visto l’Oceano.
Sconfinate sono le possibilità della Ruota.
Impara a fluire e solo allora senza occhi, senza orecchie né pensiero, vedrai, sentirai e capirai il Tao.
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 MITI, SCIAMANI, ORSI E ANIMALI SACRI NEL GRANDE NORD

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Maschile Capra
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MessaggioOggetto: MITI, SCIAMANI, ORSI E ANIMALI SACRI NEL GRANDE NORD   Mar 22 Feb 2011 - 9:25

http://www.sbcividalese.it/easyne2/Archivi/bsci/PDF/0001/1004.PDF

La mostra presenta al pubblico i costumi, i tamburi e altri oggetti rituali degli sciamani siberiani. Gli sciamani, suonando e danzando
durante i rituali, sono in grado di cadere in trance, uno stato alterato della coscienza nel quale comunicano direttamente con le divinità, gli
spiriti animali, i signori della natura e le anime dei defunti. Gli oggetti esposti sono appartenuti a celebri sciamani e sciamane e sono stati
raccolti da Juha Pentikäinen, rinomato professore delle Università di Helsinki e di Lapponia, nel corso delle sue numerose spedizioni
etnografiche fra le popolazioni nanai nella Siberia orientale e khanti e mansi nella Siberia occidentale. Nelle credenze sciamaniche è di
fondamentale importanza il rapporto con la natura. Lo sciamano combatte contro gli spiriti della malattia e viaggia negli altri mondi
trasformandosi nello spirito di animali aiutanti. Fra questi, è di estrema importanza l’orso, animale in grado di nuotare nel fiume del
mondo infero, di raggiungere gli spiriti della foresta e di arrampicarsi sugli alberi sino a raggiungere le sfere celesti. La mostra racconta riti
e leggende dell’orso dalla preistoria ad oggi.

Vesa Matteo Piludu

Mostra a cura del
CesMAP – Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica, Museo Civico di
Archeologia e Antropologia di Pinerolo
Coordinatori scientifici
Dario Seglie, Enrico Comba, Juha Pentikäinen, Vesa Matteo Piludu
Testi e fotografie
Juha Pentikäinen, Vesa Matteo Piludu, Università di Helsinki,
Università della Lapponia, Pohjoisen Etnografian Seura (Società per
l’Etnografia Nordica)

Reperti sciamanici
Collezione Juha Pentikäinen
Palo sciamanico scolpito da
Giorgio Benedetti
Si ringrazia
Abbigliamento Boccolini
Allestimento presso il Museo Archeologico Nazionale di Cividale
Adalberto D’Andrea, Enrico Mosconi, Alessandra Negri, Iole Zurco
Un ringraziamento a tutto il personale del Museo Archeologico Nazionale
di Cividale

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Spunti per una storia dello sciamanesimo: quando le pitture raccontano

Lo sciamanesimo è una pratica riconducibile a forme arcaiche di religiosità e di credenze atte a controllare
le forze naturali e soprannaturali del mondo attraverso rituali che fanno largo uso degli stati alterati di
coscienza. La quasi universale associazione con i gruppi di cacciatori attuali avvalora l’ipotesi secondo cui
lo sciamanesimo sia un fenomeno molto antico che risale a un momento iniziale della storia dell’Homo
sapiens durante il Paleolitico superiore. Al giorno d’oggi tale pratica è ampiamente attestata tra le
popolazioni tradizionali della Siberia, dell’Asia centrale e dei territori saami della Scandinavia, benché
esperienze di tipo sciamanico siano documentate anche in altre regioni del
mondo.
Il riconoscimento di pratiche sciamaniche preistoriche è possibile grazie
allo studio delle pitture e incisioni rupestri in grotte o su rocce affioranti.
Alcuni studiosi, infatti, interpretano l’arte del Paleolitico superiore come
una emanazione dei rituali e delle esperienze dei più antichi sciamani.
Tuttavia, identificare con certezza tali evidenze non è semplice, dal
momento che le pratiche sciamaniche antiche, come quelle attuali, hanno
una forte valenza simbolica che spesso non lascia tracce materiali. Vi sono
comunque alcune immagini o scene dipinte nelle caverne paleolitiche
europee che possono essere lette come raffigurazioni di pratiche
sciamaniche (animali mitici o volanti, figure umane travestite da animali,
figure mezze umane e mezze animali, ecc.) (Fig. 1) o segni astratti che riproducono esperienze visuali
sperimentate verosimilmente durante lo stato alterato di coscienza raggiunto nel corso dei rituali.
Vere e proprie rappresentazioni di sciamani e di pratiche sciamaniche sono invece ben note da numerose località della Siberia, dell’Asia
centrale e della Scandinavia dove lo sciamanesimo è ancora praticato. Si tratta di incisioni rupestri che risalgono nei casi più recenti a
qualche secolo fa, ma che spesso possono essere datate anche a tre o a quattro mila
anni fa. Molte di esse sono delle inequivocabili raffigurazioni di sciamani con i loro
parafernalia, tra i quali sono ben riconoscibili elaborati copricapi, il costume
frangiato e il tamburo (Fig. 2); si conoscono comunque anche vere e proprie scene
organizzate che riproducono particolari momenti dei rituali sciamanici (la danza,
il volo nel cielo, ecc.) (Fig. 3). Tali evidenze risultano molto interessanti per gli
archeologici, perché provano direttamente la grande importanza dello
sciamanesimo durante la preistoria, la sua origine antica e la continuità in talune
regioni del mondo di alcune particolari tradizioni rituali sino ai nostri giorni.

Roberto Micheli


Combattere in estasi: dalle carte dell’inquisizione all’orizzonte contemporaneo

Interogatus respondit: «Io sonno benandante perché vo con li altri a combattere quattro
volte l’anno, cioè le quattro tempora, di notte, invisibilmente con lo spirito et resta il corpo.
Et noi andiamo in favor di Christo et li strigoni del diavolo, combattendo l’un con l’altro,
noi con le mazze di finocchio et loro con le canne di sorgo. Et se noi restiamo vincitori,
quello anno è abondanza, et perdendo, è carestia in quel anno» (Secondo interrogatorio di
Battista Moduco di Cividale, pubblico banditore 27 giugno 1580, Archivio
Arcivescovile di Udine, S. Officio, 64 PF)
Questa è una tra le prime fonti, che dà l’avvio alla ricerca di Carlo Ginzburg,
inaugurando un importante dibattito, che dura ormai da quattro decenni, sul caso dei
benandanti documentato nelle carte dell’inquisizione friulana; in particolare
sull’ipotizzata natura sciamanica di queste figure e sui loro collegamenti con analoghi
sistemi di rappresentazione documentati in Europa centrale e orientale. In Storia
notturna, Carlo Ginzburg mise in diretta connessione, i benandanti friulani con i
kresniki (di Istria, Slovenia, Dalmazia, Bosnia, Erzegovina, Montenegro); i táltos
dell’Ungheria; i burkudzäutä (Ossetia); lupi mannari (Livonia) e gli sciamani della
Lapponia, accomunati dalla capacità di combattere contro mali comuni in difesa di
salute e fertilità. Nel libro Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi Mircea Eliade scrive
che lo sciamano è una persona che ha stretti rapporti mistici con dei e spiriti, è
soggetto a iniziazione, la sua anima vola sotto forma di uccello o di qualche altro
piccolo animale mentre egli è apparentemente morto; assolve alle funzioni di
guaritore; accompagna in uno stato di estasi le anime dei defunti nell’altro mondo. Lo
sciamanesimo spesso coesiste con altre forme di religione.
Negli ultimi anni la figura del krsnik e quella analoga del benandante sono al centro di un acceso dibattito anche in Slovenia e Croazia,
alimentato da nuove fonti, e che vede contrapporsi la tesi “sciamanica” di Ginzburg a quella “mitica” che ruota attorno al nucleo della
mitologia slava.
Ci pare interessante ricordare come pochi anni fa nei dintorni di Cividale un antropologo texano, D. R. Holmes durante un lavoro di
ricerca, fosse ancora in grado di registrare l’esistenza di donne chiamate zahovarja tohude, colei che scaccia il male, che si recavano nei campi
scalze, a pregare subito prima dell’inizio della mietitura. Questo rituale di protezione aveva lo scopo di preservare i contadini dai morsi delle
vipere o di limitarne gli effetti negativi, ed era ‘tollerato’ dai sacerdoti locali.
Questa breve premessa ha lo scopo di accompagnare il visitatore e di declinare la visione degli oggetti e la fruizione dei testi offrendo una
rilettura delle testimonianze ‘locali’ in un più ampio orizzonte comparativo.

Stefano Morandini

BOŠKOVIĆ- STULLI M. 2003, “Sulle orme del Kresnik e del benandante”, Lares, LXIX, 3, Leo S. Olschki Editore, Firenze, pp. 607-638.
ELIADE M. 1990, Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi, Edizioni Mediterranee, Roma.
GINZBURG C. 1966, I Benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Einaudi, Torino.
GINZBURG C. 1989, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino.
HOLMES D.R. 1991, Disincanti culturali: contadini operai in Friuli, Macor, Udine.
NARDON F. 1999, Benandanti e inquisitori nel Friuli del Seicento, Edizioni Università di Trieste, Centro Studi Storici Menocchio, Montereale
Valcellina.
PASTOUREAU M. 2008, L’orso. Storia di un re decaduto (Ed. orig. 2007 L’ours. Histoire d’un roi déchu), Giulio Einaudi Editore, Torino.
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