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 Tarassaco - Dente di Leone - Soffione

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Tila
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MessaggioOggetto: Tarassaco - Dente di Leone - Soffione   Sab 5 Mar 2011 - 17:22


QUESTA SCHEDA CONTIENE INFORMAZIONI CHE POSSONO GENERARE SITUAZIONI DI PERICOLO E DANNI. I DATI PRESENTI HANNO SOLO UN FINE ILLUSTRATIVO E IN NESSUN CASO ESORTATIVO. PRIMA DI PROSEGUIRE SI PREGA DI LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE.



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Oggi vi parlo di un splendido alleato per il fegato Very Happy

Buona lettura!

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Taraxacum_officinale

Taraxacum officinale
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il taràssaco comune (Taraxacum officinale, Weber ex F.H.Wigg. 1780) è una pianta a fiore (angiosperma) appartenente alla famiglia delle Asteracee.
L'epiteto specifico ne indica le virtù medicamentose, note fin dall'antichità e sfruttate con l'utilizzo delle sue radici e foglie.
È comunemente conosciuto anche come dente di leone e soffione, o anche con lo storpiamento del nome in taràssacco.
Uno dei nomi comuni del tarassaco è anche piscialetto (nel nord Italia pìsacàn) poiché ai bambini viene di solito raccontato che chi lo coglie la notte bagnerà il letto, da cui il nome.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Koeh-135.jpg

[modifica] Morfologia

È una pianta erbacea e perenne, di altezza compresa tra i 3–9 cm. Presenta una grossa radice a fittone dalla quale si sviluppa, a livello del suolo, una rosetta basale di foglie munite di gambi corti e sotterranei.

Le foglie sono semplici, oblunghe, lanceolate e lobate, con margine dentato (da qui il nome di dente di leone) e prive di stipole.

Il fusto, che si evolve in seguito dalle foglie, è uno scapo cavo, glabro e lattiginoso, portante all'apice un'infiorescenza giallo-dorata, detta capolino.
Il capolino è formato da due file di brattee membranose, piegate all'indietro e con funzione di calice, racchiudenti il ricettacolo, sul quale sono inseriti centinaia di fiorellini, detti flosculi.
Ogni fiore è ermafrodita e di forma ligulata, cioè la corolla presenta una porzione inferiore tubolosa dalla quale si estende un prolungamento nastriforme (ligula) composto dai petali. L'androceo è formato da 5 stami con antere saldate a tubo; il gineceo da un ovario infero, bi-carpellare ed uniloculare, ciascuno contenente un solo ovulo e collegato, tramite uno stilo emergente dal tubo, ad uno stimma bifido.
La fioritura avviene in primavera ma si può prolungare fino all' autunno. L'impollinazione è di norma entomogama, ossia tramite insetti pronubi, ma può avvenire anche grazie al vento (anemogama).
Da ogni fiore si sviluppa un achenio, frutto secco indeiscente, privo di endosperma e provvisto del caratteristico pappo: un ciuffo di peli bianchi, originatosi dal calice modificato, che, agendo come un paracadute, agevola col vento la dispersione del seme, quando questo si stacca dal capolino.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Dandelion_clock.jpg

[modifica] Habitat e distribuzione

Il tarassaco cresce spontaneamente nelle zone di pianura fino ad una altitudine di 2000 m e in alcuni casi con carattere infestante. È una pianta tipica del clima temperato e, anche se per crescere non ha bisogno di terreni e di esposizioni particolari, predilige maggiormente un suolo sciolto e gli spazi aperti, soleggiati o a mezzombra. In Italia cresce dovunque e lo si può trovare facilmente nei prati, negli incolti, lungo i sentieri e ai bordi delle strade.

[modifica] Sostanze bioattive nel Taraxacum officinale

La pianta fresca di Taraxacum officinale contiene oltre alla cellulosa una serie di sostanze bioattive. Forse per questo è un gradito mangime dei Mammiferi industriali.
La foglia contiene particolarmente:

* derivati di acido taraxinico (sesquiterpenlactone)
* triterpeni e steroidi
* flavonoidi (glicosidi dell'apigenina e luteolina)
* vitamine (B1, B2, C, E)

La radice è particolarmente ricca di:

* sesquiterpenlactoni
* acido taraxinico e taraxacolide
* triterpeni e steroidi
* taraxacosidi
* acido linolico e linoleico

L'efficacia delle sostanze contenute nel tarassaco sulla stimolazione dell'apparato digestivo umano è noto da secoli. L'investigazione scientifica su queste proprietà è un classico esempio di come il pregiudizio del metodo scientifico contro la tradizione può portare a risultati errati. Le ricerche per isolare un singolo principio attivo sono fallite per molti anni, portando alcuni ricercatori a negare il valore della tradizione, fino a quando non si è capito che questa ipotesi è riduttiva e si è rivalutata l'importanza della sinergia di più principi attivi, che è una delle regole su cui si basa la fitoterapia.

[modifica] Usi

Il tarassaco viene usato sia dalla cucina sia dalla farmacia popolare e la terapia a base di tarassaco viene chiamata "tarassacoterapia".

È una pianta di rilevante interesse apistico, che fornisce alle api sia polline sia nettare.
[modifica] Uso culinario

Nelle arti culinarie era (ed è) un'apprezzata insalata primaverile depurativa, sia da solo sia in mescolanze varie. In Piemonte, dove viene chiamato "girasole", è tradizione consumarlo con uova sode durante le scampagnate di Pasquetta.
Anche i petali dei fiori possono contribuire a dare sapore e colore ad insalate miste. I boccioli sono apprezzabili se preparati sott'olio. I fiori si possono preparare in pastella e quindi friggere. Le tenere rosette basali si possono consumare con soddisfazione sia lessate e quindi condite con olio extravergine di oliva, sia saltate in padella con aglio (o ancor meglio con aglio orsino).

In molte regioni medioeuropee veniva preparata la marmellata di fiori di tarassaco nel seguente modo:

Rp. Marmellata Denti di leone

Fl. Taraxaci 1 litro
Acqua 2 litri

bollire a pentola aperta per ca. 20 minuti; filtrare e mantenere il liquido; aggiungere 1 kg di zucchero
bollire a pentola aperta fino alla densità desiderata; versare (bollente) in vasi puliti e chiudere ermeticamente.

Con le radici tostate di tarassaco si può preparare una surrogato del caffè che ne mantiene in certa misura il gusto e le proprietà digestive, in modo simile all'orzo e alla cicoria[1].

In orticoltura si coltivano diverse forme mutate come insalata e verdura.

[modifica] Uso in medicina popolare
Avvertenza
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.

In medicina popolare il tarassaco viene usato per diverse indicazioni e composizioni con altri fitorimedi come:

* epatico / biliare
* antireumatico spasmolitico, anaflogistico, diuretico
* antidiscratico

Rp. Epatico / biliare

Tinct. Taraxaci 15
Tinct. Cnicus Benedicti 35
Tinct. Cardui Mariae 25
Tinct. Cynarae 25
Aeth. Rosmarini gtt. 5

D.S. 3 ml / dì. Questo è un medicamento / rimedio. Per ulteriori informazioni chieda al suo medico o farmacista / erborista. (vedi anche Ricetta medica magistrale)

Rp. Antireumatico

Tinct. Taraxaci 150
Tinct. Urticae 150
Tinct. Betullae ad 500

D.S. 6 ml / dì. Questo è un medicamento / rimedio. Per ulteriori informazioni chieda al suo medico o farmacista / erborista.

Rp. Antidiscratico
(p. e. dopo ectomia della cistifellea o debolezza digestiva in senescenza)

Taraxaci rad. ex liqu. 500

D.S. 2 cl / dì. Questo è un medicamento / rimedio. Per ulteriori informazioni chieda al suo medico o farmacista / erborista.

Tra le sue molte azioni vi è anche quella di blando lassativo, collegata all'incremento della produzione di bile.[2]
[modifica] Uso in fitoterapia

In fitoterapia si usa ancora la droga pura, in infusione o decotto, per disappetenza e disturbi dispeptici.

Rp. Dispeptico

Rad. cum Hb. Taraxaci 100

D.S.f. decoct. 3 gr. / tazza; 2 / dì. Questo è un medicamento / rimedio. Per ulteriori informazioni chieda al suo medico o farmacista / erborista.

[modifica] Note

1. ^ (EN) Naturenet: Costa Coffee? Free actually
2. ^ "Le piante della buona digestione", di Roberta Pasero, pubbl. su "Sapere&Salute" - Anno VI, N.34, sett. 2001, pag.17

[modifica] Bibliografia

* Della Loggia, R (cur) Piante officinali per infusi e tisane. Manuale per farmacisti e medici, OEMF 1993; ISBN 88-7076-132-0
* (DE) Fintelman V. Weiss R. Lehrbuch der Phytotherapie, Hippokrates 2002 ISBN 3-8304-5243-8
* (DE) Hiller K. Melzig M.F. Lexikon der Arzneipflanzen und Drogen, Spektrum akademischer Verlag 2003 ISBN 3-82174-1499-7
* Jose L. Panero and Vicki A. Funk. Toward a phylogenetic subfamilial classification for the Compositae (Asteraceae). Proceeding of the biological society of Washington. 115(a):760 – 773. 2002.
* Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:05.2010_l%C3%B6wenzahn_3.jpg


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Loewenzahn101.jpg



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Semilla_de_diente_de_le%C3%B3n.jpg


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Taraxacum_officinale_001.JPG



FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Taraxacum

Taraxacum
From Wikipedia, the free encyclopedia

Taraxacum (pronounced /təˈræksəkʉm/) is a large genus of flowering plants in the family Asteraceae. They are native to Eurasia and North America, and two species, T. officinale and T. erythrospermum, are found as weeds worldwide.[1] Both species are edible in their entirety.[2] The common name dandelion (pronounced /ˈdændɨlaɪ.ən/ DAN-di-ly-ən, from French dent-de-lion, meaning lion's tooth) is given to members of the genus, and like other members of the Asteraceae family, they have very small flowers collected together into a composite flower head. Each single flower in a head is called a floret. Many Taraxacum species produce seeds asexually by apomixis, where the seeds are produced without pollination, resulting in offspring that are genetically identical to the parent plant.[3]

Description

The species of Taraxacum are tap-rooted biennial or perennial herbaceous plants, native to temperate areas of the Old World.

The leaves are 5–25 cm long or longer, simple and basal, entire or lobed, forming a rosette above the central taproot. The flower heads are yellow to orange colored, and are open in the daytime but closed at night. The heads are borne singly on a hollow stem (scape) that rises 1–10 cm or more[4] above the leaves and exudes a milky sap (latex) when broken. A rosette may produce several flowering stems at a time. The flower heads are 2–5 cm in diameter and consists entirely of ray florets. The flower heads mature into a spherical "clocks"[5] containing many single-seeded fruits called achenes. Each achene is attached to a pappus of fine hairs, which enable wind-aided dispersal over long distances.

The flower head is surrounded by bracts (sometimes mistakenly called sepals) in two series. The inner bracts are erect until the seeds mature, then flex downward to allow the seeds to disperse; the outer bracts are always reflexed downward. Some species drop the "parachute" from the achenes; the hair-like parachutes are called pappus, and they are modified sepals. Between the pappus and the achene, there is a stalk called a beak, which elongates as the fruit matures. The beak breaks off from the achene quite easily, separating the seed from the parachute.

Seed dispersal

A number of species of Taraxacum are seed dispersed ruderals that rapidly colonize disturbed soil, especially the Common dandelion (T. officinale), which has been introduced over much of the temperate world. After flowering is finished, the dandelion flower head dries out for a day or two. The dried petals and stamens drop off, the bracts reflex (curve backwards), and the parachute ball opens into a full sphere. Finally, the seed-bearing parachutes expand and lift out of it. The parachute drops off the achene when it strikes an obstacle[citation needed]. After the seed is released, the parachutes lose their feathered structure and take on a fuzzy, cotton-like appearance, often called "dandelion snow"[citation needed].

False dandelions

Dandelions are so similar to catsears (Hypochaeris) that catsears are also known as "false dandelions". Both plants carry similar flowers, which form into windborne seeds. However, dandelion flowers are borne singly on unbranched, hairless and leafless, hollow stems, while catsear flowering stems are branched, solid and carry bracts. Both plants have a basal rosette of leaves and a central taproot. However, the leaves of dandelions are smooth or glabrous, whereas those of catsears are coarsely hairy.

Other plants with superficially similar flowers include hawkweeds (Hieracium) and hawksbeards (Crepis). These are readily distinguished by branched flowering stems, which are usually hairy and bear leaves.

Classification

The genus is taxonomically complex, with some botanists dividing the group into about 34 macrospecies, and about 2000 microspecies;[6] approximately 235 apomictic and polyploid microspecies have been recorded in Great Britain and Ireland.[7] Some botanists take a much narrower view and only accept a total of about 60 species.[6]

Selected species

* Taraxacum albidum, a white-flowering Japanese dandelion.
* Taraxacum californicum, the endangered California dandelion
* Taraxacum japonicum, Japanese dandelion. No ring of smallish, downward-turned leaves under the flowerhead.
* Taraxacum kok-saghyz, Russian dandelion, which produces rubber[8]
* Taraxacum laevigatum, Red-seeded Dandelion; achenes reddish brown and leaves deeply cut throughout length. Inner bracts' tips are hooded.
o Taraxacum erythrospermum, often considered a variety of Taraxacum laevigatum.[9]
* Taraxacum officinale (syn. T. officinale subsp. vulgare), Common Dandelion. Found in many forms.

Cultivars

* 'Amélioré à Coeur Plein' - Yields an abundant crop without taking up much ground, and tends to blanch itself naturally, due to its clumping growth habit.
* 'Broad Leaved' - The leaves are thick and tender and easily blanched. In rich soils they can be up to 60 cm wide. Plants do not go to seed as quickly as French types.
* 'Vert de Montmagny'- Long dark green leaves, some find them mild enough to be palatable without blanching. Vigorous and productive.[10]

History

Dandelions are thought to have evolved about thirty million years ago in Eurasia;[11] they have been used by humans for food and as a herb for much of recorded history[citation needed]. They were introduced to North America by early European immigrants.
Origin of the names

The Latin name taraxacum has its origin in medieval Arabic writings on pharamacy. Al-Razi around 900 (A.D.) wrote "the tarashaquq is like chicory". Ibn Sīnā around 1000 (A.D.) wrote a book chapter on taraxacum. Gerard of Cremona, in translating Arabic to Latin around 1170, spelled it tarasacon.[12]

The English name dandelion is a corruption of the French dent de lion[13] meaning "lion's tooth", referring to the coarsely toothed leaves. The names of the plant have the same meaning in several other European languages, such as the Welsh dant y llew, Italian dente di leone, Catalan dent de lleó, Spanish diente de león, Portuguese dente-de-leão,Norwegian Løvetann, Danish Løvetand and German Löwenzahn.

In modern French the plant is named pissenlit, (or pisse au lit Fr vernacular).[14] Likewise, "piss-a-bed" is an English folk-name for this plant,[15] as is piscialletto in Italian and the Spanish meacamas.[citation needed] These names refer to the strong diuretic effect of the roots of the herb,[15] roasted or raw/fresh. In various north-eastern Italian dialects the plant is known as pisacan ("dog pisses"), referring to how common they are found at the side of pavements.[16]

In France it is also known as Laitue de Chien (Dog's lettuce); Salade de Taupe (Mole's salad or Brown salad), Florin d'Or (Golden florin); Cochet (Cockerel); Fausse Chicorée (False Chicory); Couronne de moine (Monk's crown); Baraban.[14]

In several European languages the plant, or at least its parachute ball stage, is named after the popular children's pastime of blowing the parachutes off the stalk: Pusteblume German for "blowing flower"), soffione (Italian for "blowing"; in some northern Italian dialects),[16] dmuchawiec (Polish, derived from the verb "blow"), одуванчик (Russian, derived from the verb "blow").[citation needed]

In other languages the plant is named after the white sap found in its stem, e.g. Mlecz (derived from the Polish word for "milk"), mælkebøtte (Danish for "milk pot") kutyatej (Hungarian for "dog milk"), маслачак (derived from the Serbian word маслац, meaning "butter").[citation needed] Also the Lithuanian name kiaulpienė can be translated as "sow milk"[citation needed], and similarly, in Latvian it is called 'pienene, the word being derived from piens - milk[citation needed].

The alternative Hungarian name gyermekláncfű ("child's chain grass"), refers to the habit of children to pick dandelions, remove the flowers, and make links out of the stems by "plugging" the narrow top end of the stem into the wider bottom end.[citation needed] In Macedonian, it's called глуварче, stemming from the word глув, which means deaf, because of a traditional belief that says that if a dandelion parachute gets in your ear, you might become deaf. In Turkish the dandelion is called karahindiba meaning "black endive".[citation needed] While the root flesh is white colored, the outer skin of the root is dark brown or black. In Swedish, it is called maskros ("worm rose", named after the small insects (thrips) usually present in the flowers).[17] In Finnish and Estonian, it is called voikukka and võilill, respectively, meaning "butter flower", referring to its buttery colour.[citation needed] In Dutch it is called paardenbloem, meaning "horse-flower".[citation needed] In Chinese it is called pú gōng yīng (蒲公英), meaning flower that grows in public spaces by the riverside.[citation needed] In Japanese, it is tanpopo (タンポポ?).

Properties and Uses

Beneficial but often unappreciated weed

The dandelion plant is a beneficial weed, with a wide range of uses, and is even a good companion plant for gardening, but is often thought of solely as "bad". It has been described as "a plant for which we once knew the use but we've forgotten it".[18] Homeowners or hired lawn-keepers often control dandelions with herbicides, and counter-efforts against herbicide use can create social friction in residential neighborhoods.[19] However, its ability to break up hard earth with its deep tap root, bringing up nutrients from below the reach of other plants, makes it a good companion for weaker or shallower-rooted crops. It is also known to attract pollinating insects and release ethylene gas which helps fruit to ripen.[20]
Culinary use

Dandelion leaves contain abundant amounts of vitamins and minerals, especially Vitamins A, C and K, and are good sources of calcium (0.19% net weight), potassium (0.4% net weight) and fair amounts of iron and manganese,[21] higher than similar leafy greens such as spinach. They contain 15% protein and 73% carbohydrates, 37% of which is fiber (27% of the leaves are fiber).[22] The leaves also contain smaller amounts of over two dozen other nutrients, and are a significant source of beta carotene (0.03% net weight), lutein and zeaxanthin (combined 0.066% net weight).[23] A cup of dandelion leaves contains 112% daily recommendation of vitamin A, 32% of vitamin C, and 535% of vitamin K and 218 mg potassium, 103 mg calcium, and 1.7 mg of iron. Dandelions are also an excellent source of vitamin H, which aids weight loss when ingested.[citation needed]

Dandelion flowers contain luteolin, an antioxidant, and have demonstrated antioxidant properties without cytotoxicity.[24][25]

Dandelion contains Caffeic acid, as a secondary plant metabolite, which some studies show to exhibit anticarcinogenic properties[26][27] at low doses but carcinogenic properties at high doses.[28] There have been no known ill effects of caffeic acid in humans.[29][30]

Dandelion leaves and buds have been a part of traditional Mediterranean (especially Sephardic[31][32][33]) and Asian, most notably Chinese and Korean cuisine.[34][35] In Crete, Greece, a variety called Mari (Μαρί), Mariaki (Μαριάκι) or Koproradiko (Κοπροράδικο), has its leaves eaten raw or boiled in salads by the locals. Another endemic species of Crete, which is found only at high altitudes (1000 to 1600 m.) and in fallow sites, called pentaramia (πενταράμια) or agrioradiko (αγριοράδικο) and which has been named Taraxacum megalorhizon by Prof. Michalis Damanakis of the Botanics Department of the University of Crete, has its leaves eaten raw or boiled in salads by the locals.[36]

The flower petals, along with other ingredients, are used to make dandelion wine. The roasted, ground roots can be used as a caffeine-free dandelion coffee.
Medicinal uses

Dandelions, flowers, roots and leaves, have been used for centuries in traditional medicine & medicinal teas, most notably for liver detoxification, as a natural diuretic and for inflammation reduction[citation needed]. Unlike other diuretics, dandelion leaves contain potassium, a mineral that is often lost during increased urination. There is also evidence that this property of dandelion leaves may normalize blood sugar.[37]

Dandelion leaves are believed to have a diuretic effect as they increase salt and water excretion from the kidneys.[38]
Bees

Dandelions are important plants for northern hemisphere bees. Not only is their flowering used as an indicator that the honey bee season is starting,[citation needed] but they are also an important source of nectar and pollen early in the season.[39] Dandelion pollen is a common allergen and a common component in bee pollen.[40] This allergen may be commonly responsible for asthma, allergic rhinitis, allergic conjunctivitis and contact dermatitis in sensitive individuals.
Butterflies

Dandelions are used as food plants by the larvae of some species of Lepidoptera (butterflies and moths). See List of Lepidoptera that feed on dandelions. They are also used as a source of nectar by the Pearl-bordered Fritillary (Boloria euphrosyne), one of the earliest emerging butterflies in the spring.
Culture

Four dandelion flowers are the emblem of White Sulphur Springs, West Virginia.[41] The citizens celebrate spring with an annual Dandelion Festival.

The dandelion is the official flower of the University of Rochester and "Dandelion Yellow" is one of the school's official colors. The Dandelion Yellow is an official University of Rochester song.[42]

At the time of blooming, crowns are made from dandelions by some children and adults.[43]

Occasionally, Japanese horticulturists grow the dandelions.

References

1. ^ "Taraxacum". Flora of North America. http://www.efloras.org/florataxon.aspx?flora_id=1&taxon_id=132314.
2. ^ "Wild About Dandelions". Mother Earth News. http://www.motherearthnews.com/Real-Food/2008-04-01/Dandelion-Recipes.aspx?page=2.
3. ^ Dandelion - J. Doll and T. Trower [dead link]
4. ^ Taraxacum in Flora of North America @ efloras.org
5. ^ "Dandelion Clock - Definition from Longman English Dictionary Online". Ldoceonline.com. http://www.ldoceonline.com/dictionary/dandelion-clock. Retrieved 2010-07-03.
6. ^ a b Richards, A.J. (1970). Eutriploid facultative agamospermy in Taraxacum. New Phytologist. 69(3): 761–774 plate.
7. ^ Richards, A.J. (1997). Dandelions of Great Britain and Ireland (Handbooks for Field Identification). BSBI Publications. p. 330. ISBN 978-0901158253.
8. ^ "Plants for a future: Taraxacum kok-saghiz". http://www.ibiblio.org/pfaf/cgi-bin/arr_html?Taraxacum+kok-saghyz.
9. ^ Flora of North America
10. ^ Edible Plants
11. ^ Gardening in Western Washington: Dandelions
12. ^ Reported in An Etymological Dictionary of the English Language, by Walter W. Skeat (1888) (Downloadable at Archive.org). In An Etymology Dictionary of Modern English by Ernest Weekley (1921) it is reported that Arabic tarashaqun is derivable in turn from Persian talkh chakok, bitter herb (Downloadable at Archive.org).
13. ^ S. Potter & L. Sargent (1973) Pedigree: essays on the etymology of words from nature. Collins New Naturalist series Volume 56
14. ^ a b French Wiki - Taraxacum
15. ^ a b Taylor, Joseph (1819). Antiquitates curiosae: the etymology of many remarkable old sayings, proverbs and singular customs explained by Joseph Taylor (2nd ed.). T&J Allman. p. 97. http://books.google.com/?id=OveC_aPCuXcC&pg=PA100&dq=whitsun&cd=163#v=onepage&q=whitsun. Retrieved 25 May 2010.
16. ^ a b Anon. "Dandelion - far more than a weed". Frapez.com. Frapez soothie spa. http://www.frapez.com/content/brochures/Dandelion_brochure.pdf. Retrieved 30 May 2010.
17. ^ "Den virtuella floran: Taraxacum F. H. Wigg. - Maskrosor" (in Swedish). Linnaeus.nrm.se. http://linnaeus.nrm.se/flora/di/astera/tarax/welcome.html. Retrieved 2010-07-03.
18. ^ NJ.com
19. ^ "The Dandelion King" by Robert Wright, Opinionator blog, The New York Times, April 20, 2010, 8:39 pm. Retrieved 2010-05-17.
20. ^ Anon. "Companion Planting for Vegetables & Plants". Country living and farm lifestyles. countryfarm-lifestyles.com. http://www.countryfarm-lifestyles.com/companion-planting.html. Retrieved 26 August 2010.
21. ^ NutritionData.com
22. ^ Calorie count at About.com
23. ^ Healthyrecipes.com
24. ^ Chun Hu and David D. Kitts. Food, Nutrition and Health, Faculty of Agricultural Sciences, University of British Columbia, Vancouver, BC, Canada. October 2004. Luteolin and luteolin-7-O-glucoside from dandelion flower suppress iNOS and COX-2 in RAW264.7 cells. Springer Netherlands. 245:1-2(107-113).
25. ^ Luteolin and luteolin-7-O-glucoside from dandelion flower suppress iNOS and COX-2 in RAW264.7 cells
26. ^ Huang MT, et al. Inhibitory effect of curcumin, chlorogenic acid, caffeic acid and ferulic acid on tumor promotion in mouse skin by 12-0-tetradecanoylphorbol-13-acetate. Cancer Research 1988; 48(21):5941-5946
27. ^ Lee WJ, Zhu BT Inhibition of DNA methylation by caffeic acid and chlorogenic acid, two common catechol-containing coffee polyphenols. Carcinogenesis 2006; 27(2):269-277.
28. ^ Eisenbrand, Gerhard (2000). Carcinogenic and anticarcinogenic factors in food: symposium. Weinheim: Wiley-VCH. p. 105. ISBN 978-3-527-27144-3.
29. ^ Caffeic Acid Metabolism by Gnotobiotic Rats and their Intestinal Bacteria
30. ^ Chlorogenic Acid Bioavailability Largely Depends on Its Metabolism by the Gut Microflora in Rats
31. ^ In Mamas Kitchen
32. ^ Cookbooks - Ecookbooks.com
33. ^ Barnes & Noble
34. ^ Food in Korea
35. ^ Institut de l’Information Scientifique et Technique
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43. ^ Making a dandelion crown with photos


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:DandelionComparison.png


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:WeilerVlbg6.jpg
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MessaggioOggetto: Re: Tarassaco - Dente di Leone - Soffione   Mer 9 Mar 2011 - 14:52

Alcuni studiosi pensano che il nome derivi dal greco "taràsso/tarachè" ovvero turbamento.

Secondo la tradizione popolare le streghe per non farsi riconoscere dalla gente usavano frizionarsi il corpo con il tarassaco.

Si riteneva provenisse dalla polvere sollevata dal carro di Elio, il dio del sole, poichè i fiori si aprono al sorgere de sole e si chiudono al tramonto.

Secondo una tradizione raccogliendo un soffione ancora integro e soffiandoci sopra si è in grado di mandare un messaggio ad una persona amata che vive lontano.

Tra i principi attivi il tarassaco contiene inulina ovvero una fibra che riduce i livelli di zuccheri nel sangue.

Le foglie stimolano la secrezione dell'acido cloridrico dello stomaco avendo così una azione digestiva, migliorano la secrezione della bile, sono diuretiche, lassative, hanno un effetto dimagrante.

E' sicuramente un ottimo disintossicante, depurativo per il fegato.

E' una pianta molto resistente, anche all'inquinamento cittadino.

Tra le avvertenze è importante ricordare che non va usato in caso di occlusione delle vie biliari, in caso di asportazione della cistifellea.

Nella magia viene usata per proteggere e purificare, il fiore porta denaro.

Ecco un bagno depurativo per eliminare i cattivi pensieri:

Prendete 50 grammi di radice di tarassaco e mettetela a bollire in un litro di acqua con una manciata di semi di anice, una manciata di timo e 3 pezzetti di radice di liquirizia. Lasciate bollire per 7 minuti, poi spegnete e fate raffreddare. Filtrate e unite all'acqua del bagno.



Bibliografia:

Il grande libro delle piante magiche di Laura Rangoni Ed. Xenia
Corso Pratico di Erboristeria Ed. Riza


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