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 Cicogna: nascita e comunicazione inespressa

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Tila
Iniziato Sciamano
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MessaggioOggetto: Cicogna: nascita e comunicazione inespressa   Mer 1 Giu 2011 - 14:01

La cicogna, come vedremo nella seconda parte della scheda, ci sarà di aiuto per la nascita di nuove idee, nuovi pensieri e per la realizzazione di nuovi progetti, donandoci un senso di calma, valorizzerà le nostre capacità comunicative...

Nella prima parte, dedicata ai documenti di wikipedia, vedremo oltre che le sue caratteristiche anche delle curiosità e alcuni miti legati a questo animale, il materiale è vario ed io ne riporto solo qualche stralcio perciò per approfondimenti se ne consiglia la visione anche alla fonte originale.

Buona lettura!


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Ciconia_ciconia

Ciconia ciconia
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La cicogna bianca o cicogna europea (Ciconia ciconia, Linnaeus, 1758) è un uccello della famiglia delle Ciconiidae, diffuso in Europa e nel Nordafrica.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ciconia_ciconia_-Hunawihr,_Alsace,_France-8.jpg

Descrizione

Presenta un piumaggio completamente candido, escluse le punte di ali e coda nere, il becco e le zampe rosse; di grandi dimensioni, misura fino a 180 cm di apertura alare. Nidifica presso fiumi, laghi e nei centri abitati (caratteristici nidi sui tetti) e migra in Africa durante l'inverno, passando sullo Stretto di Gibilterra, sul Bosforo e in misura minore anche sull'Italia. Maschio e femmina possono rimanere uniti per tutta la vita, che per questo uccello può arrivare fino a 30 anni. Le cicogne sono mute ma emettono suoni battendo il becco (bill-clattering).

Distribuzione e conservazione

Un'impresa ardua è calcolare la popolazione delle Cicogne: infatti, fino al tempo dei Romani, essa era presente in tutta Europa, nel Nord Africa e a est fino all'Ucraina. Ma i Romani la cacciarono per le carni, ritenute deliziose e curative, e la Cicogna sparì dall'est europeo, dal Nord Africa, dalla Baviera e dalla Borgogna. Attualmente è diffusa in Italia, Germania, Olanda, Spagna e Portogallo, con alcune coppie in Grecia, Belgio e Turchia; coppie isolate o individui singoli vivono in Polonia. La popolazione dovrebbe aggirarsi sui 250.000 individui. Venne importata nel 1750 in Nuova Zelanda: adesso, la sottospecie "neozelandesis" è li presente con 250 coppie.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Cap_bily.jpg

Alimentazione

La cicogna non ha particolari esigenze alimentari, poiché si adatta a qualunque cibo, anche variando a seconda del luogo ma, in prevalenza, caccia pesci, invertebrati palustri e rane, aggiungendo a volte semi, bacche, lucertole e persino roditori. Quando raggiunge l'Africa migrando, ha una più grande varietà di prede tra cui scegliere, ma predilige i pesci, le salamandre, i serpenti e anche i piccoli di coccodrillo ma si accontenta, in mancanza di cibo fresco, di spolpare le carogne, a volte scacciando gli avvoltoi.

Riproduzione

In marzo-aprile, i genitori preparano su un albero, su un tetto o su un altro manufatto (p.e. un sostegno della rete elettrica) un grosso nido largo più di 1 metro, in cui la femmina depone in media 3-4 uova, che vengono covate per 35 giorni da entrambi i genitori; dopo la schiusa, tanto il maschio quanto la femmina provvedono all'allevamento dei pulcini. I nidiacei imparano a volare all'età di 70 giorni.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Chimney-with-stork-nest.jpg


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Ciconiidae

Ciconiidae
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

I Ciconidi (Ciconiidae Gray, 1840) sono una famiglia di uccelli appartenenti all'ordine dei Ciconiformi.

Sono diffusi ovunque tranne che ai poli, in Nord America e nelle regioni più fredde del mondo.

Sono tutte specie di grandi dimensioni, con apertura alare variabile tra 1,80 e 2,65 m.

Frequentano laghi e fiumi dove danno la caccia a pesci, roditori, rane, invertebrati.

Simbologia e leggende

La cicogna era un uccello molto rispettato presso i popoli antichi. Secondo Claudio Eliano gli Egiziani veneravano le cicogne poiché ritenevano che esse nutrissero i loro genitori divenuti anziani.[1][2]

La fama di uccello che si cura degli anziani genitori è citata quale esempio anche da San Basilio in una sua esortazione ai figli affinché si prendano amorevole cura dei genitori ormai anziani.[3]

Il fatto che esse si nutrano anche di serpi ha fatto scrivere a Plinio il Vecchio nella sua Storia naturale che in Tessaglia era messo a morte colui che fosse stato sorpreso ad uccidere una cicogna,[4] tesi confermata da Plutarco.[5] Tale severità è attribuita dal Ripa anche alla Puglia di allora. Secondo il secentesco autore de l' Iconologia, la Puglia è rappresentata da una donna accanto alla quale compare una cicogna con una serpe nel becco: poiché quest'uccello «… tiene netto il paese dalle serpi» la sua uccisione diviene un delitto da punirsi con la morte.[6]

Essendo il serpente segno del piacere peccaminoso e degli affetti proibiti, il Ripa la indica accanto ad un uomo armato e coronato da ghirlanda di lauro che combatte un drago: costui raffigura, secondo il Ripa, «Disprezzo et distruzione de i piaceri & dei cattivi affetti» e la cicogna che gli è accanto è disegnata nell'atto di attaccare un groviglio di serpi.

Cecco d'Ascoli, poeta, medico, insegnante, astrologo/astronomo e filosofo vissuto tra il XIII ed il XIV secolo, celebra nella sua opera Acerba le virtù simboliche della cicogna in quattro sestine di endecasillabi.[7]

Una leggenda attribuisce Sant'Agricola, vescovo di Avignone dal 660 al 700, il merito di aver liberato la sua diocesi dai serpenti proprio con l'utilizzo delle cicogne.[8]

Anche la mitologia greca attribuisce, secondo Ovidio, ad Antigone, figlia di Laomedonte e sorella di Priamo,[9] la leggenda secondo la quale Giunone, per punire Antigone del suo orgoglio, le avrebbe trasformato i capelli in serpenti che la mordevano in continuazione: rivoltasi Antigone agli déi per chiedere pietà, questi avrebbero trasformato la povera troiana in cicogna, nemica dei serpenti. Inoltre le buone qualità di Antigone, quali l'amore per marito e per i figli, si sarebbero trasferiti nelle cicogne, divenute simbolo di queste virtù.[10]

Anche presso cinesi, indiani e giapponesi la cicogna era un uccello tenuto in grande considerazione ed associato alla longevità o addirittura all'immortalità (in questa qualità viene spesso confuso con la gru)[11]

La cicogna nel simbolismo giudaico-cristiano

Nella tradizione cristiana non vi è molto posto per la cicogna, confusa per altro spesso con altri trampolieri. Essa nel medioevo venne tuttavia paragonata al Cristo e considerata simbolo della pietà filiale.[12]La sua caratteristica di divorare le serpi ne fece inoltre un emblema del Cristo, che combatte incessantemente il demonio.[12]La cicogna compare anche in numerose arme nobiliari e sul marchio di una fabbrica di porcellane della seconda metà del XVIII secolo con sede a L'Aia, intenta a divorare una serpe.[12]

Ma la cicogna come simbolo ha avuto anche una valenza negativa. Nella Bibbia la cicogna è considerata un uccello immondo.[13] Ad essa San Girolamo, forse a causa del gracidio che emette, associa gli atteggiamenti equivoci e/o beffardi[12] e addirittura, quando veniva raffigurata con un pesce nel becco (le cicogne si nutrono anche di piccoli pesci), era considerata l'emblema del demonio che sottrae un'anima a Dio.

La cicogna ed i neonati

La cicogna è notoriamente ancor oggi citata quale metafora della nascita dei bambini che, secondo la leggenda, verrebbero da una di loro portati in volo nella casa della partoriente. Vi sono diverse versioni, non molto dissimili fra loro, per spiegare la credenza che sta all'origine. Una, originaria del Nord Europa, è data dal suo legame simbolico alla Grande Madre,[14] l'altra, sempre collegata alla citata divinità primordiale, deriva dalla natura di uccello acquatico della cicogna che "pescherebbe" la vita nelle acque del grembo della Grande Madre,[14] mentre una terza è fornita dallo scrittore e linguista Angelo de Gubernatis, che spiega la credenza popolare germanica secondo la quale le cicogne pescherebbero i neonati in una fontana, con il fatto che quest'uccello vive in zone acquose e quindi piovose: il neonato rappresenterebbe così il nuovo sole che sorge dalle nuvole dopo lunghi giorni di pioggia.[15]

Un'altra interpretazione vuole che la credenza sia nata dal fatto che le cicogne costruiscono il nido su punti caldi come i camini ed all'epoca della leggenda le uniche case che avevano il camino sempre acceso erano quelle dove c'era un neonato.[senza fonte]



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:2011-Storchjungen.jpg


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Stork

Stork
From Wikipedia, the free encyclopedia

Storks are large, long-legged, long-necked wading birds with long, stout bills. They belong to the family Ciconiidae. They are the only family in the biological order Ciconiiformes, which was once much larger and held a number of families.

Storks occur in many regions of the world and tend to live in drier habitats than the related herons, spoonbills and ibises; they also lack the powder down that those groups use to clean off fish slime. Storks have no syrinx and are mute, giving no call; bill-clattering is an important mode of stork communication at the nest. Many species are migratory. Most storks eat frogs, fish, insects, earthworms, small birds and small mammals. There are 19 living species of storks in six genera.

Various terms are used to refer to groups of storks,[1] two frequently used ones being a muster of storks and a phalanx of storks.

Storks tend to use soaring, gliding flight, which conserves energy. Soaring requires thermal air currents. Ottomar Anschütz's famous 1884 album of photographs of storks inspired the design of Otto Lilienthal's experimental gliders of the late 19th century. Storks are heavy, with wide wingspans: the Marabou Stork, with a wingspan of 3.2 m (10.5 ft), joins the Andean Condor in having the widest wingspan of all living land birds.

Their nests are often very large and may be used for many years. Some nest have been known to grow to over 2 m (6 ft) in diameter and about 3 m (10 ft) in depth. Storks were once thought to be monogamous, but this is only partially true. They may change mates after migrations, and may migrate without a mate. They tend to be attached to nests as much as partners.

Storks' size, serial monogamy, and faithfulness to an established nesting site contribute to their prominence in mythology and culture.

Etymology

The modern English word can be traced back to Proto-Germanic *sturkaz. Nearly every Germanic language has a descendant of this proto-language word to indicate the (White) stork. Related names also occur in some Eastern European languages, originating as Germanic loanwords.

According to the New Shorter Oxford English Dictionary, the Germanic root is probably related to the modern English "stark", in reference to the stiff or rigid posture of a European species, the White Stork. A non-Germanic word linked to it may be Greek torgos ("vulture").

In some West Germanic languages cognate words of a different etymology exist. They originate from *uda-faro, uda being related to water meaning something like swamp or moist area and faro being related to fare; so *uda-faro is something like he who walks in the swamp. In later times this name got reanalysed as *ōdaboro, ōda "fortune, wealth" + boro "bearer" meaning he who brings wealth adding to the myth of storks as maintainers of welfare and bringers of children.

In Estonian, "stork" is toonekurg, which is derived from toonela (underworld in Estonian folklore) + kurg (crane). It may seem not to make sense to associate the now-common White Stork with death, but at the times storks were named, the now-rare Black Stork was probably the more common species.


Painted Stork, Mycteria leucocephala
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Painted_Stork.jpg

Systematics

Following the development of research techniques in molecular biology in the late 20th century, in particular methods for studying DNA-DNA hybridization, a great deal of new information has surfaced, much of it suggesting that many birds, although looking very different from one another, are in fact more closely related than was previously thought. Accordingly, the radical and influential Sibley-Ahlquist taxonomy greatly enlarged the Ciconiiformes, adding many more families, including most of those usually regarded as belonging to the Sphenisciformes (penguins), Gaviiformes (divers), Podicipediformes (grebes), Procellariiformes (tube-nosed seabirds), Charadriiformes, (waders, gulls, terns and auks), Pelecaniformes (pelicans, cormorants, gannets and allies), and the Falconiformes (diurnal birds of prey). The flamingo family, Phoenicopteridae, is related, and is sometimes classed as part of the Ciconiiformes.

However, morphological evidence suggests that the traditional Ciconiiformes should be split between two lineages, rather than expanded, although some non-traditional Ciconiiformes may be included in these two lineages.

The exact taxonomic placement of New World vultures remains unclear.[2] Though both are similar in appearance and have similar ecological roles, the New World and Old World vultures evolved from different ancestors in different parts of the world and are not closely related. Just how different the two families are is currently under debate, with some earlier authorities suggesting that the New World vultures belong in Ciconiiformes.[3] More recent authorities maintain their overall position in the order Falconiformes along with the Old World Vultures[4] or place them in their own order, Cathartiformes.[5] The South American Classification Committee has removed the New World Vultures from Ciconiiformes and instead placed them in Incertae sedis, but notes that a move to Falconiformes or Cathartiformes is possible.[2]

Some official bodies have adopted the proposed Sibley-Ahlquist taxonomy almost entirely; however, a more common approach worldwide has been to retain the traditional groupings, and modify rather than replace them in the light of new evidence as it comes to hand. The family listing here follows this more conservative practice. Bird taxonomy has been in a state of flux for some years, and it is reasonable to expect that the large differences between different classification schemes will continue gradually to resolve themselves as more evidence becomes available.

Recently a DNA study found that the families Ardeidae, Balaenicipitidae, Scopidae and the Threskiornithidae belong to the Pelecaniformes. This would make Ciconiidae the only group.

Storks were distinct and possibly widespread by the Oligocene. Like most families of aquatic birds, storks seem to have arisen in the Palaeogene, maybe 40-50 million years ago (mya). For the fossil record of living genera, documented since the Middle Miocene (about 15 mya) at least in some cases, see the genus articles.

Though some storks are highly threatened, no species or subspecies are known to have gone extinct in historic times. A Ciconia bone found in a rock shelter on the island of Réunion was probably of a bird taken there as food by early settlers; no known account mentions the presence of storks on the Mascarene Islands.

Mythology of storks

An ancient etymology about the Pelasgians, ancient pre-Hellenic inhabitants of Greece, links pelasgos to pelargos "stork", and postulates that the Pelasgians were migrants like storks, possibly from Egypt, where they nest.[11] Aristophanes deals effectively with this etymology in his comedy the Birds. One of the laws of "the storks" in the satirical cloud-cuckoo-land (punning on the Athenian belief that they were originally Pelasgians) is that grown-up storks must support their parents by migrating elsewhere and conducting warfare.[12]
In Aesop's tale "The Frogs Who Desired a King" the frogs ask Zeus for a king, and he first sends them the ineffective King Log and then the King Stork who devours his frog subjects. In this context, viewed from the point of view of a frog who may get eaten by a stork, the stork is the symbol of tyrannical power.



FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Cig%C3%BCe%C3%B1aen%C3%81vila.jpg


FONTE
: http://en.wikipedia.org/wiki/White_Stork

White Stork
From Wikipedia, the free encyclopedia

The White Stork (Ciconia ciconia) is a large bird in the stork family Ciconiidae. Its plumage is mainly white, with black on its wings. Adults have long red legs and long pointed red beaks, and measure on average 100–115 cm (39–45 in) from beak tip to end of tail, with a 195–215 cm (77–85 in) wingspan. The two subspecies, which differ slightly in size, breed in Europe (north to Estonia), northwestern Africa, southwestern Asia (east to southern Kazakhstan), and southern Africa. The White Stork is a long-distance migrant, wintering in Africa from tropical Sub-Saharan Africa to as far south as South Africa, or on the Indian subcontinent. When migrating between Europe and Africa, it avoids crossing the Mediterranean Sea and detours via the Levant in the east or the Strait of Gibraltar in the west, because the air thermals on which it depends do not form over water.

A carnivore, the White Stork eats a wide range of animal prey, including insects, fish, amphibians, reptiles, small mammals, and small birds. It takes most of its food from the ground, among low vegetation, and from shallow water. It is a monogamous breeder, but does not pair for life. Both members of the pair build a large stick nest, which may be used for several years. Each year the female can lay one clutch of usually four eggs, which hatch asynchronously 33–34 days after being laid. Both parents take turns incubating the eggs and both feed the young. The young leave the nest 58–64 days after hatching, and continue to be fed by the parents for a further 7–20 days.

The White Stork has been rated as Least Concern by the International Union for Conservation of Nature (IUCN). It benefited from human activities during the Middle Ages as woodland was cleared, but changes in farming methods and industrialisation saw it decline and disappear from parts of Europe in the 19th and early 20th centuries. Conservation and reintroduction programs across Europe have resulted in the White Stork resuming breeding in the Netherlands, Switzerland, and Sweden. It has few natural predators, but may harbour several types of parasite; the plumage is home to chewing lice and feather mites, while the large nests maintain a diverse range of mesostigmatic mites. This conspicuous bird has given rise to many legends across its range, of which the best-known is the story of babies being brought by storks.

Cultural associations

Due to its large size, predation on vermin, and nesting behaviour close to human settlements and on rooftops, the White Stork has an imposing presence that has had an impact on human culture and folklore.[59] In Ancient Egypt, it was associated with, and was the hieroglyph for, the Ba, or "soul".[115] The Hebrew word for the White Stork is chasidah (חסידה), meaning "merciful" or "kind".[116] Greek and Roman mythology portray storks as models of parental devotion, and it was believed that they did not die of old age, but flew to islands and took the appearance of humans. The bird is featured in two of Aesop's Fables: The Fox and the Stork and The Farmer and the Stork.[117] They were also thought to care for their aged parents, feeding them and even transporting them, and children's books depicted them as a model of filial values. A Greek law called Pelargonia, from the Ancient Greek word pelargos for stork, required citizens to take care of their aged parents.[8] The Greeks also held that killing a stork could be punished with death.[118] It was allegedly protected in Ancient Thessaly as it hunted snakes, and widely held to be Virgil's "white bird".[119] Roman writers noted the White Stork's arrival in spring, which alerted farmers to plant their vines.[120]

Followers of Islam revered storks because they made an annual pilgrimage to Mecca on their migration.[121] Some of the earliest understanding on bird migration were initiated by an interest in White Storks; Pfeilstorch ("arrow storks") were found in Europe with African arrows embedded in their bodies. A well-known example of such a stork found in the summer of 1822 in the German town of Klütz in Mecklenburg was made into a mounted taxidermy specimen, complete with the ornate African arrow, that is now in the University of Rostock.[122]

Storks have little fear of humans if not disturbed, and often nest on buildings in Europe. In Germany, the presence of a nest on a house was believed to protect against fires. They were also protected because of the belief that their souls were human.[124] German and Dutch households would encourage storks to nest on houses, sometimes by constructing purpose-built high platforms, to bring good luck.[116] Poles, Lithuanians and Ukrainians believe that storks bring harmony to a family on whose property they nest.[125]

The White Stork is a popular motif on postage stamps, and it is featured on more than 120 stamps issued by more than 60 stamp-issuing entities.[126] It is the national bird of Lithuania,[127] and it was a Polish mascot at the Expo 2000 Fair in Hanover.[128] In the 19th century, storks were also thought to only live in countries having a republican form of government.[129] Polish poet Cyprian Kamil Norwid mentioned storks in his poem Moja piosnka (II) ("My Song (II)"):[130]

For the land where it's a great travesty
To harm a stork's nest in a pear tree,
For storks serve us all…
I am homesick, Lord!...


Storks and childbirth

According to northern European legend, the stork is responsible for bringing babies to new parents. The legend is very ancient, but was popularised by a 19th century Hans Christian Andersen story called The Storks.[121] German folklore held that storks found babies in caves or marshes and brought them to households in a basket on their backs or held in their beaks. These caves contained adebarsteine or "stork stones". The babies would then be given to the mother or dropped down the chimney. Households would notify when they wanted children by placing sweets for the stork on the window sill.[116] From there the folklore has spread around the world to countries such as the Philippines and South America.[116]

In Slavic mythology and religion, storks were thought to carry unborn souls from Iriy to Earth in spring and summer.[131] This belief still persists in the modern folk culture of many Slavic countries, in the simplified child story that "storks bring children into the world".[132] Storks were seen by the Slavs as bringing luck, and killing one would bring misfortune.[133] A long-term study that showed a spurious correlation between the numbers of stork nests and human births is widely used in the teaching of basic statistics as an example to highlight that correlation does not necessarily indicate causation.[134][135] The child-bringing myth has appeared in different forms in history. Children of African American slaves were sometimes told that white babies were brought by storks, while black babies were born from buzzard eggs.[136]

Psychoanalyst Marvin Margolis suggests the enduring nature of the stork fable of the newborn is linked to its addressing a psychological need, in that it allays the discomfort of discussing sex and procreation with children. Birds have long been associated with the maternal symbols from pagan goddesses such as Juno to the Holy Ghost, and the stork may have been chosen for its white plumage (depicting purity), size (in that it is big enough to carry an infant), and flight at high altitude (likened to flying between Earth and Heaven).[116] The fable and its relation to the internal world of the child have been discussed by Sigmund Freud,[116] and Carl Jung.[137] In fact, Jung recalled being told the story himself upon the birth of his own sister.[137] The traditional link with the newborn continues with their use in advertising for such products as nappies and birth announcements.[116]

There were negative aspects to stork folklore as well; a Polish folk tale relates how God made the stork's plumage white, while the Devil gave it black wings, imbuing it with both good and evil impulses. They were also associated with handicapped or stillborn babies in Germany, explained as the stork having dropped the baby en route to the household, or as revenge or punishment for past wrongdoing. A mother who was confined to bed around the time of childbirth was said to have been "bitten" by the stork.[116] In Denmark, storks were said to toss a nestling off the nest and then an egg in successive years.[116] In medieval England, storks were also associated with adultery, possibly inspired by their courtship rituals. Their preening and posture saw them linked with the attribute of self-conceit.[138]



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Cigogne1-HAYE_Sylvain.jpg


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:02-Storch.jpg

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MessaggioOggetto: Re: Cicogna: nascita e comunicazione inespressa   Sab 18 Giu 2011 - 8:21

La cicogna è molto presente nei miti e nelle leggende cinesi, incarna la longevità in quanto solitamente accompagnava Cheu-sing (dio della longevità) appartenente alla Triade della Felicità.
Secondo una leggenda avrebbe portato in cielo uno degli Otto Immortali Lan Tsai ho.

Nell’immaginario popolare la cicogna è sempre stata associata alla nascita e alla fecondità, ma oltre a questa simbologia più usuale la cicogna riveste il ruolo di nemica del male, si pensa forse per il fatto che uccide i serpenti, associata anche alla resurrezione poiché si narra che avrebbe volato attorno a Gesù durante la crocifissione offrendogli forza e affetto.

Era considerata sacra, dai romani, a Giunone la dea della casa, dei figli e della fedeltà familiare.

Se analizziamo la sua tipica postura la cicogna potrebbe simboleggiare la concentrazione e la meditazione, infatti ispira posizioni di equilibrio nello yoga o in arti marziali.

Le sue lunghe zampe le permettono di procedere nelle acque basse, che simbolicamente vengono associate a punti di accesso al mondo invisibile, inoltre l’acqua associata alle emozioni e alla creatività ci fa pensare che questo totem può insegnarci a comprendere meglio le nostre emozioni.

La cicogna per poter comunicare si esprime con posture articolate, gesti e danze, questo modo di esibirsi fa sì che si ricolleghi alle antiche danze sacre.
Perciò potrà insegnarci il mistero di tali danze che risvegliano le forze e le energie primordiali.

Ci insegnerà ad invocare maggiore energia attraverso una danza appropriata e a concentrarci sui nostri movimenti per evitare ciò che invece potrebbe essere un impedimento ed un ostacolo per la nostra crescita.


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Riferimenti:
Segni e Presagi del Mondo Animale di Ted Andrews Ed. Mediterranee
Dizionario dei simboli, dei miti e delle credenze di Corinne Morel Ed. Giunti
http://sciamanesimo.forumattivo.com/t633-gli-otto-immortali
http://it.wikipedia.org/wiki/Cicogna_%28araldica%29

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