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 Camellia japonica - Camellia sinensis

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MessaggioOggetto: Camellia japonica - Camellia sinensis   Gio 2 Giu 2011 - 9:15

QUESTA SCHEDA CONTIENE INFORMAZIONI CHE POSSONO GENERARE SITUAZIONI DI PERICOLO E DANNI. I DATI PRESENTI HANNO SOLO UN FINE ILLUSTRATIVO E IN NESSUN CASO ESORTATIVO. PRIMA DI PROSEGUIRE SI PREGA DI LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE.


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Buondì a tutti,

era da tanto che volevo omaggiare queste piante, che ci donano così tanto, appartenenti alla famiglia delle Theaceae, ricche di tradizioni, di miti e di proprietà...usate sia per la loro bellezza che per riscaldarsi in un freddo pomeriggio invernale...o per rinfrescarsi durante le calde giornate estive Very Happy

Come prima parte riporto qualche stralcio dei documenti di wikipedia, per approfondire l'argomento se ne consiglia la visione alle fonti orginali.

Buona lettura!


FONTE:
http://it.wikipedia.org/wiki/Camellia



Attribuzione: I, KENPEI
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Camellia_japonica_%27Kikutouji%27.jpg

Camellia
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Camellia è un genere di piante della famiglia delle Theaceae, originario delle zone tropicali dell'Asia. Il nome del genere, scelto da Linneo, deriva dal nome latinizzato del missionario gesuita Georg Joseph Kamel (1661-1706), farmacista e botanico, che per primo importò la pianta dal Giappone.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Camellia_japonica_SZ82.jpg

Descrizione

Il genere Camellia comprende piante a portamento arbustivo o ad alberello, sempreverdi, alte in natura fino a 15 m.
Le foglie sono semplici alterne, di colore verde più o meno scuro secondo la specie, lucide e coriacee, a volte carnose e provviste di stipole e ghiandole aromatiche, con i margini lisci o crenati, di forma ellittica, lanceolata o oblungo-lanceolata.
I fiori sono semplici o doppi di colore bianco, roseo o rosso, privi di profumo o molto profumati; sono piante adatte ai climi temperati e umidi.

Distribuzione e utilizzo

Nelle zone tropicali asiatiche, dalla Camellia sinensis (L.) O. Kuntze (= C. thea), si ricava dalle giovani foglie la nota bevanda tonificante conosciuta con il nome di tè.

La specie più coltivata come pianta ornamentale nei giardini, parchi e viali, è la C. japonica L., originaria della Corea e del Giappone, arbusto che raggiunge alcuni metri di altezza, foglie persistenti, ovali di colore verde cupo lucente, fioritura primaverile con fiori dai colori nelle varie sfumature dal bianco al rosso cupo, corolle a forma di rosa aperta e appiattita.

In Italia anche se non più coltivata come un tempo, è diffusa nella zona dei laghi prealpini (è famosa la collezione di Villa Taranto sul Lago Maggiore), in Liguria, dove si trovano numerosi boschetti utilizzati per la raccolta dei fiori in boccio, e nell'Italia centro-meridionale e insulare; in condizioni pedo-climatiche ottimali, possono raggiungere dimensioni di oltre 10 m di altezza. In particolare da segnalare in Lucchesia la zona intorno a Sant'Andrea di Compito, frazione del comune di Capannori i cui terreni naturalmente acidi hanno favorito la coltivazione fin dal XVIII secolo; oggi vi si svolge in primavera la manifestazione "Antiche camelie della Lucchesia".


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Camelia_Snowball.jpg


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Camellia_sinensis

Camellia sinensis
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La Camellia sinensis è la pianta del tè, ossia la specie di pianta le cui foglie e i cui germogli sono usati per produrre il tè. Appartiene al genere Camellia, un genere di piante della famiglia delle Theaceae. Tutti i tipi di tè traggono origine dalla lavorazione delle foglie, dei germogli e di altre parti di questa pianta: soltanto i metodi di lavorazione differenziano le varie tipologie.

Nomenclatura

Il nome sinensis in latino significa cinese. Camellia deriva invece dal nome latinizzato del reverendo Georg Joseph Kamel (1661-1706), un gesuita ceco che fu sia missionario nelle Filippine, sia celebre botanico (non è infrequente tra i gesuiti affiancare alla vita religiosa la dedizione allo studio ed all'insegnamento). Tuttavia non fu Kamel a scoprire la pianta, né tanto meno ad attribuirle il nome: fu infatti Carlo Linneo, l'ideatore della tassonomia, ancora oggi in uso, a scegliere la denominazione di questo genere in onore al contributo che il gesuita dette alla scienza. Altri nomi della pianta in passato furono Thea bohea, Thea sinensis (dai quali si credeva derivasse il tè nero) e Thea viridis (che si credeva essere all'origine del tè verde). Esistono tuttavia due diverse varietà di Camellia sinensis, ossia la Camellia sinensis sinensis, detta anche China (che raggiunge i 5 metri di altezza), e la Camellia sinensis assamica,detta Assam, capace di arrivare a 11 metri.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Csinensis.jpg

Descrizione

La Camellia sinensis è un arbusto eretto, dalle foglie ovato-acuminate, con il margine dentato, di colore verde-chiaro lucente; i fiori semplici di piccole dimensioni, di colore bianco, portano numerosi stami color giallo-oro; è originaria della parte continentale del Sud e Sudest Asiatico, ma ad oggi è coltivata in tutto il mondo, soprattutto in regioni a clima tropicale e subtropicale. Allo stato naturale può crescere ben oltre i due metri ma, per facilitarne la coltivazione, generalmente si mantiene a dimensioni di cespuglio sempreverde o di piccolo albero. Le radici sono forti e i fiori possono bianchi o gialli, dal diametro di 4 centimetri ed a 7 o 8 petali.

Le foglie sono lunghe dai 4 ai 15 cm, e larghe dai 2 ai 5 cm. Una foglia fresca contiene circa il 4% di caffeina.[1]


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Koeh-025.jpg

Uso

Olio

I semi della Camellia sinensis possono essere spremuti per ottenere un olio dolciastro usato in cucina, da non confondersi con l’olio essenziale, quello cosiddetto dell’albero del tè (tea tree oil in inglese), che in realtà è estratto da una pianta differente (Melaleuca alternifolia) ed ha uso cosmetico e medicinale. L'olio di semi del te viene spremuto a freddo dai semi di Camellia oleifera o di Camellia sinensis, in Giappone anche dai semi di Camellia japonica, ha un elevato punto di fumo (250°C) ed è l'olio da cucina principale in alcune province meridionali della Cina, quali lo Hunan.

L'olio di semi di tè assomiglia all'olio d'oliva e all'olio di semi d'uva per le sue eccellenti proprietà di conservazione e il ridotto contenuto di grassi saturi. L'acido oleico monosaturo può comprendere fino all'88% degli acidi grassi. È ricco di vitamina E (antiossidante) e di altri antiossidanti e non contiene grassi trans naturali.

Oltre all'impiego come condimento, per salse, fritture e produzione di margarina, l'olio di semi di tè viene utilizzato per produrre sapone, olio per capelli, lubrificanti, vernice e un olio antiruggine nonché nella sintesi di altri composti ad alto peso molecolare. L'olio di semi di te giapponese viene impiegato per il trattamento dei capelli dei lottatori di sumo e per la tempura (pastella per fritture).

Bevanda

Generalmente le foglie più giovani sono destinate alla raccolta per la produzione del tè e sono caratterizzate da una leggera peluria bianca o argentata. A seconda dell’età della foglia si hanno qualità di tè diverse, dal momento che, con la maturazione, la composizione chimica può subire dei cambiamenti.

In base al tipo di trattamento cui vengono sottoposte le foglie della Camellia sinensis si possono ottenere prodotti diversi per forma, colore, aroma e sapore: trattando le foglie con il calore subito dopo la raccolta si ottiene il tè verde; essiccandole all'aria si ottiene il tè bianco; lasciando ossidare completamente le foglie si ottiene il tè nero; lasciandole parzialmente ossidare e poi trattandole con il calore si ottiene il tè oolong.

Le foglie di tè trattate ed essiccate vengono usate per preparare l'omonima bevanda tramite infusione o decozione.




FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Two_Leaf_and_a_Bud_Tea_Garden_Srimongol_Sylhet_Bangladesh.JPG?uselang=it


FONTE
: http://en.wikipedia.org/wiki/Camellia_japonica

Camellia japonica
From Wikipedia, the free encyclopedia


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Camelia_February_2009-1.jpg

The Japanese Camellia (Camellia japonica) is one of the best known species of Camellia. It is a member of the Theaceae family or tea family. It is a flowering shrub or a small tree native to Japan, Korea and China.[1] It is also the official state flower of Alabama. It is also called the “rose of winter.” [2]

Morphology

In its natural habitats the wild plant of Camellia japonica grows to 6–9 meters (20–30 feet) tall. It has usually red, five-petaled flowers of 5–8 cm (2–3 in) diameter.[1] These are the most common Camellias seen in Chinese Gardens.[3]

There are more than 2000 hybrids developed from Camellia japonica. The shade of the flowers can vary from red to pink to white and sometimes have multi-coloured stripes or specks.[4]

The cultivars of Camellia japonica include 'Elegans' with large pink flowers which often have white streaks, 'Guilio Nuccio' with red to pinkish petals and yellow stamens, 'Mathotiana Alba' with pure white flowers, and the light crimson semi-double-flowered 'The Czar'.[4]

The leaves of the Camellia japonica are alternate, simple, broadly elliptic, thick and smooth. The length of the leaves ranges from 7.5 – 12 cm and the width ranges from 3 – 7 cm. The upper side of the leaf is dark green in color, and the lower side of the leaf is a paler green. The leaves are serrate. Flowers of wild Camellia japonica usually have less petals, usually either 5 or 6, than cultivated plants.[5]

Camellia japonica Alba Plena is one of the most beautiful and most prized of all the Camellias. It is nicknamed the “Bourbon Camellia”. Captain Connor of the East Indiaman, brought the flower to England in 1792.[6] The flowers are pure white and about 3 to 4 inches across. It blooms earlier than most cultivated Camellias, in the early winter or spring, and can flower for 4 to 5 months.[7]

The zig-zag camellia or Camellia japonica 'Unryu' has different zig zag branching patterns. The plant is called “Unryu” which means “dragon in the clouds”. The Japanese believe it looks like a dragon climbing up to the sky. Another type of rare Camellia is called the fishtail Camellia or Camellia japonica 'Kingyo-tsubaki'. The tips of the leaves of this plant resemble a fish's tail.[8]

C. japonica leaves are eaten by the caterpillars of some Lepidoptera, such as The Engrailed (Ectropis crepuscularia). The Japanese white eye bird, or Zosterops japonica, pollinates Camellia japonica.[9]

Normally, Camellias cannot be grown in colder climates. However, breeding of Camellias has produced many hybrids which are tolerant of zone 5 and zone 6 winters. Camellias can now grow in parts of New England, Pacific Northwest, even Ontario, Canada. Camellias should be planted in the shade in organic, somewhat acidic, semi-moist but well drained soil. If the soil is not well drained, it can cause root rottage.[10]

History

The genus of the Camellia japonica was named after a Jesuit priest and botanist named George Kamel.[12] Carl Linnaeus gave Camellia japonica the specific epithet japonica because Engelbert Kaempfer was the first to give a description of the plant while in Japan.[3]

Camellia japonica is valued for its beautiful flowers, which can be single, semi-double flowered or double flowered.[12] The camellia was first brought to the West in 1692 by Engelbert Kaempfer, Chief Surgeon to the Dutch East India Company. He brought details of over 30 varieties back from Asia.[13] Camellias were introduced into Europe during the 18th century and had already been cultivated in the Orient for thousands of years. Robert James of Essex, England, is thought to have brought back the first live Camellia to England in 1739. Camellias were first sold in 1807 in an American nursery as greenhouse plants, but were soon sold to be grown outdoors in the south.[12]

Camellia japonica has appeared in paintings and porcelain since the 11th century. Early paintings of the plant are usually of the single red flowering type. However, a single white flowering plant is shown in the scroll of the Four Magpies of the Song Dynasty. Camellias are seen as lucky symbols for the Chinese New Year and spring and were even used as offerings to the gods during the Chinese New Year. It is also thought that Chinese women would never wear a Camellia in their hair because it opened much later after the bud formed. This was thought to signify that she would not have a son for a long time.[3]

One of the most important plants related to Camellia japonica is the Camellia sinensis, which is the plant tea comes from. This plant is not usually grown in gardens because it has small white flowers, unlike the Camellia japonica, which has larger, more beautiful flowers. It is not seen in art as often as the Camellia japonica, but it is shown in a painting called the Song Hundred Flowers which hangs in the Palace Museum in Beijing. Camellia sinensis may have been used as medicine during the Shang Dynasty. It was first used for drinking during the Zhou Dynasty.[3]

The following is a poem written by English evangelical Protestant writer Charlotte Elizabeth Tonna:

THE WHITE CAMELLIA JAPONICA

Thou beauteous child of purity and grace, What element could yield so fair a birth? Defilement bore me - my abiding place Was mid the foul clods of polluted earth. But light looked on me from a holier sphere, To draw me heavenward - then I rose and shone; And can I vainly to thine eye appear, Thou dust-born gazer? make the type thine own. From thy dark dwelling look thou forth, and see The purer beams that brings a lovelier change for thee.

—Charlotte Elizabeth, Posthumous and other poems[14]


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Camellia.japonica.cv.Chandlers.Elegance.7167.jpg


Attribution: I, KENPEI
FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Camellia_japonica_%27kamo-honnnami%27.jpg


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Camellia_sinensis

Camellia sinensis
From Wikipedia, the free encyclopedia

Camellia sinensis is the species of plant whose leaves and leaf buds are used to produce Chinese tea. It is of the genus Camellia (Chinese: 茶花; pinyin: Cháhuā), a genus of flowering plants in the family Theaceae. White tea, green tea, oolong, pu-erh tea and black tea are all harvested from this species, but are processed differently to attain different levels of oxidation. Kukicha (twig tea) is also harvested from Camellia sinensis, but uses twigs and stems rather than leaves. Common names include tea plant, tea tree, and tea shrub.

There are two major varieties that characterize this species (1) Chinese Camellia sinensis var. sinensis (L.) Kuntz and (2) Camellia sinensis var. clonal assamica (Masters) Kitam.[1]

Nomenclature and taxonomy

The name sinensis means Chinese in Latin. Camellia is taken from the Latinized name of Rev. Georg Kamel, S.J. (1661–1706), a Czech-born Jesuit priest who became both a prominent botanist and a missionary to the Philippines. Though Kamel did not discover or name the plant, Carl Linnaeus chose his name for the genus to honor Kamel's contributions to science. Older names for the tea plant include Thea bohea, Thea sinensis and Thea viridis.

List of the cultivars

Benifuuki [2]
Fushun [3]
Kanayamidori [2]
Meiryoku [3]
Saemidori [3]
Okumidori [3]
Yabukita [3]
Uji Hikari[4] - a premium tea cultivar developed in Kyoto for producing matcha tea.
Gokou[4] - developed especially for the climate of the Kyoto region and for producing matcha tea.
Zairai - term in Japan used to refer to a field that does not consist of a specific cultivar.


Description

Chinese Camellia sinensis is native to mainland China, South and Southeast Asia, but it is today cultivated across the world in tropical and subtropical regions. It is an evergreen shrub or small tree that is usually trimmed to below two metres (six feet) when cultivated for its leaves. It has a strong taproot. The flowers are yellow-white, 2.5–4 cm in diameter, with 7 to 8 petals.

The seeds of Camellia sinensis and Camellia oleifera can be pressed to yield tea oil, a sweetish seasoning and cooking oil that should not be confused with tea tree oil, an essential oil that is used for medical and cosmetic purposes, and originates from the leaves of a different plant.

The leaves are 4–15 cm long and 2–5 cm broad. Fresh leaves contain about 4% caffeine.[5] The young, light green leaves are preferably harvested for tea production; they have short white hairs on the underside. Older leaves are deeper green. Different leaf ages produce differing tea qualities, since their chemical compositions are different. Usually, the tip (bud) and the first two to three leaves are harvested for processing. This hand picking is repeated every one to two weeks.

Medical uses

The leaves have been used in traditional Chinese medicine and other medical systems to treat asthma (functioning as a bronchodilator), angina pectoris, peripheral vascular disease, and coronary artery disease.
Tea extracts have become a field of interest, due to their notional antibacterial activity. The preservation of processed organic food and the treatment of persistent bacterial infections are particularly being investigated.
Green tea leaves and extracts have shown to be effective against bacteria responsible for bad breath.
The tea component epicatechin gallate is being researched because in vitro experiments showed it can reverse methicillin resistance in bacteria like Staphylococcus aureus. If confirmed, this means the combined intake of a tea extract containing this component might also enhance the effectiveness of methicillin treatment against some resistant bacteria in vivo.



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Teeblaetter.jpg

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MessaggioOggetto: Re: Camellia japonica - Camellia sinensis   Gio 2 Giu 2011 - 9:34

Vediamo in dettaglio il tè, le sue proprietà e curiosità...l'argomento è veramente vasto io riporto una minima parte, pertanto vi invito a visitare anche la fonte originale.


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/T%C3%A8


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il tè (scritto anche the senz'accento, l'uso improprio del termine francese thé è considerato errato) è una bevanda consistente in un infuso o decotto ricavato dalle foglie (a volte miscelate con spezie, erbe o essenze) di una pianta legnosa, la Camellia sinensis che viene coltivata principalmente in Cina, India, Sri Lanka, Giappone e Kenya. L'uso e i cerimoniali del tè sono associati alla tradizione cinese e giapponese. Il tè ha un sapore leggermente amaro ed astringente[1] ed è la bevanda più diffusa nel mondo dopo l'acqua[2].

I sei tipi base di tè sono:

il tè nero,
il tè verde,
il tè oolong,
il tè bianco,
il tè giallo,
il tè Pu'er o tè postfermentato[3].

Tutte le diverse varietà derivano dalle foglie della medesima pianta, ma sono create attraverso trattamenti differenti e presentano diversi gradi di ossidazione (comunemente chiamata "fermentazione"). I tè neri sono tè "fermentati", i verdi sono tè "non fermentati" e gli oolong sono "semifermentati". Una volta essiccato il tè può essere ulteriormente lavorato per dare vita a: tè aromatizzato, il tè pressato e tè decaffeinato (deteinato).

Il termine "tisana" si riferisce talvolta ad un'infusione che contiene frutta o erbe piuttosto che estratti di Camellia sinensis[4]. Il termine "tè rosso" si riferisce comunemente anche al karkadè o all'infusione di rooibos del Sudafrica, che non contengono Camellia sinensis.

Etimologia e derivazioni in altre lingue

La parola "tè" deriva dalla resa tê (pronuncia tei) del carattere cinese 茶 nel dialetto min meridionale diffuso nel sud del Fujian e a Taiwan.

Da questa pronuncia cinese derivano, con lievi varianti, le parole per tè in: malese, danese, inglese, spagnolo, svedese, yiddish, ebraico, cingalese, tamil, finlandese, francese, italiano, lettone, tedesco, olandese e ungherese.

Dalle pronunce piuttosto simili del carattere cinese 茶 nei dialetti settentrionali (Pinyin: chá) e in cantonese (Cantonese Yale: cha4) derivano i nomi del tè in: giapponese, persiano, arabo, turco, russo, portoghese, ceco, slovacco, serbo, uzbeco, hindi, tibetano e romeno.

Il termine thé, utilizzato a volte nella forma scritta, è invece non corretto in italiano, e quindi da evitare, in quanto si tratta di una parola francese.


Denominazione tassonomica

La denominazione tassonomica della pianta del tè è Camellia sinensis, con questo nome è registrata la pianta presso l'Index Kewensis e per tramite questo, presso l' International Plant Names Index.

Linneo, tuttavia, nella prima edizione del suo Specie plantarum del maggio 1753 la denominò come Thea sinensis. Nella seconda edizione di detta opera abbandonò tale denominazione ma suddivise la pianta in due distinte specie: Thea viridis (con nove petali) e Thea bohea (con sei petali).

I botanici indiani e cingalesi hanno mantenuto per molto tempo la doppia nomenclatura di Camellia Thea. Fu J. Robert Sealy nel 1958 con la pubblicazione A revision of the Genus Camellia edita dalla "Royal Horticultural Society" a stabilire definitivamente la denominazione tassonomica attuale evidenziando come secondo la International Rules Nomenclatura in caso di fusione tassonomica di due identiche specie vada utilizzata la denominazione della specie registrata per prima.

Contenuto ed effetti

Il tè contiene caffeina, un alcaloide stimolante del sistema nervoso centrale, teanina, un amminoacido psicoattivo, catechina, un antiossidante presente soprattutto nel tè verde e nel tè bianco, teobromina e teofillina, due alcaloidi stupefacenti e stimolanti, ed infine fluoruro.

Gli effetti della bevanda dipendono dal tipo di tè e dalle modalità di infusione (temperatura e durata). Un'infusione breve (circa 2 minuti) estrae dalle foglie di tè soprattutto caffeina ed ha proprietà stimolanti. Un'infusione più lunga (3-5 minuti) estrae anche acido tannico, che disattiva la caffeina perché si combina con essa, attenuando l'effetto stimolante (L'acido tannico inoltre rende amaro il sapore del tè).[5]

Storia del tè

Nella Cina l'uso del tè risale al III secolo, inizialmente presso le prime comunità monastiche buddhiste, quindi presso i cinesi convertiti al buddhismo, infine diffuso in tutta la società.

Il tè fu conosciuto dai Portoghesi, che nel XVI secolo esplorarono il Giappone, e di qui fu importato in Europa dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Qui ebbe un immediato successo: divenne dapprima popolare in Francia ed in Olanda, poi (forse intorno al 1650) ebbe diffusione anche in Gran Bretagna. Alexandre Dumas padre disse che fu nel 1666, sotto il regno di Luigi XIV, che il tè, dopo una opposizione non meno viva di quella sostenuta nei confronti del caffè, s'introdusse in Francia. In seguito entrò nelle consolidate tradizioni inglesi. I ricchi e gli aristocratici lo sorbivano da porcellane cinesi e in tazze piuttosto piccole, mentre gli altri ricorrevano alle mug, tazza in ceramica comune, più capiente e senza sottotazza. Il consumo in Gran Bretagna è cresciuto moltissimo tanto che si può parlare del tè come bevanda nazionale inglese, consumata varie volte al giorno e in miscele di diverse qualità, più forte al mattino detta English Breakfast e più leggera al pomeriggio (Traditional Afternoon). Le più famose ed antiche marche che importano e producono le miscele (blend) sono la Twinings e la Fortnum and Mason's, entrambe con sede a Londra. Altre marche famose inglesi sono la Lipton, la Whittard e la Harrods (i grandi magazzini londinesi).



FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Kung_fu_cha

Kung fu cha
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Kung fu cha (cinese: 工夫茶; pinyin: gōngfū chá) è una procedura di preparazione del tè della tradizione cinese. Questo sistema di preparazione è nato e si è sviluppato nelle province cinesi del Fujian e del Guangdong. Oggi la sua pratica è divenuta estremamente diffusa in tutta la Cina.

L'espressione Kung fu cha (o Gong fu cha) può essere tradotta approssimativamente con tè preparato con cura ed attenzione. Essa è composta dalla parola cha che indica il tè e dall'espressione kung fu che ha numerosi significati tra i quali: duro lavoro, conseguimento di un risultato, attenzione e tempo libero. L'atteggiamento di impegno ed attenzione che deve essere posto nella preparazione del tè kung fu è lo stesso che deve essere impiegato nella preparazione atletica e questo spiega perché il termine kung fu venga usato tanto per il tè che per le Arti marziali cinesi.


La maestra Qi Meng Han durante la cerimonia del Gong Fu Cha
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Maestra_gong_fu_cha.jpg

Materiali

Un antico detto cinese recita: L'acqua è la madre del tè, la teiera suo padre ed il fuoco il suo maestro.

La scelta dei materiali nella preparazione del tè è, ovviamente, fondamentale. Moltissime sono le regole empiriche sulla scelta delle componenti che venivano tramandate di maestro in discepolo e che non hanno mai subito una formalizzazione precisa. Ad esempio, molti maestri sostenevano che l'acqua da utilizzare per preparare il tè non dovesse mai toccare il metallo.

Il tè kung fu viene, tipicamente, preparato utilizzando tè Oolong (Wulong), una varietà di tè semi-ossidato ottenuta da piante coltivate principalmente nella zona sud della regione dello Zhejiang e sull'isola di Taiwan.

Per quello che riguarda la teiera, la manifattura tradizionale è detta Yixing dall'omonima località della Cina in cui erano, e sono tutt'oggi, localizzate le principali manifatture di queste ceramiche. Caratteristica peculiare delle ceramiche Yixing è quella di essere porose ed assorbire gli aromi del tè che vi vengono infusi.

Il tipico set da tè, per il kung fu, è composto da:

una teiera da circa 0,25 litri,
4 tazze da 0,10 litri,
un set di strumenti in legno comprensivi di un paio di pinze per manipolare le tazzine bollenti, un cucchiaio ottenuto da una sezione di canna di bamboo per misurare la quantità di tè ed alcuni strumenti lunghi ed affusolati per raccogliere le foglie usate dall'interno della teiera,
un vassoio di bamboo con un doppio fondo cavo per raccogliere l'eccedenza di acqua durante la preparazione,
un bollitore, per riscaldare l'acqua.


Preparazione del tè

In breve, la procedura è la seguente:

Si dispongono sul vassoio la teiera e le tazzine. A portata di mano devono essere presenti gli strumenti e la scatola contenente le foglie di tè.
Si riempie il bollitore con una quantità d'acqua pari a 6 o 7 volte la dimensione della teiera e la si pone sul fuoco.
Si attende che l'acqua raggiunga i 60/65 °C. Tradizionalmente la temperatura dell'acqua viene determinata osservando la dimensione e la forma delle bolle di vapore che si formano sul bordo del bollitore.
Si versa l'acqua nella teiera fino a riempirla, lasciando traboccare leggermente l'acqua. Quindi si versa l'acqua dalla teiera nelle tazzine. Infine, usando le pinze, si svuotano le tazzine versando l'acqua di ognuna in quella a fianco. Lo scopo di questo passaggio è quello di sciacquare e pre-riscaldare tazzine e teiere.
Utilizzando il cucchiaio di bamboo si prelevano le foglie di tè dalla loro scatola e si mostrano agli ospiti perché ne apprezzino la qualità.
Si pongono le foglie nella teiera e vi si versa sopra l'acqua dal bollitore. Dopo un'infusione della durata di 4 o 5 profondi respiri, si versa l'acqua nelle tazzine, con un unico fluido movimento, dalla prima all'ultima tazzina e, quindi, dall'ultima alla prima. Utilizzando le pinze, le tazzine vengono nuovamente vuotate nel vassoio nella stessa sequenza del punto precedente. Quest'infusione viene, tradizionalmente, definita sciacquatura dei piedi perché quest'acqua veniva utilizzata per farvi pediluvi. Lo scopo di questa prima rapida infusione è sciacquare il tè dalla polvere.
Si versa di nuovo l'acqua nella teiera e si aspettano da 1 a 4 minuti di infusione, a seconda della qualità e del tipo di tè utilizzato.
Si versa la bevanda dalla teiera alle tazzine, con un unico fluido movimento, dalla prima all'ultima tazzina e, quindi, dall'ultima alla prima. Molto importante, in questo passaggio, è assicurarsi che il colore e l'intensità del gusto di ogni tazzina sia uguale. Poiché la bevanda che esce inizialmente dalla teiera tende ad essere più leggera ed insipida dei quella proveniente dal fondo della teiera, è necessario modulare con precisione il flusso di tè. La prima tazzina va riempita nella prima fase del movimento (dalla prima all'ultima tazzina) meno delle successive in maniera che riceva una maggiore quantità della bevanda del fondo della teiera nella seconda fase del movimento (quella consistente nel versare l'acqua dall'ultima alla prima tazzina).
Le ultime due fasi possono essere ripetute fino a 6 volte (per tè di ottima qualità), aumentando progressivamente i tempi di infusione.



FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Health_effects_of_tea

Health effects of tea
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This article only deals with the effects of tea which is made from the plant Camellia sinensis (i.e. black tea, oolong tea, green tea, and white tea). It does not deal with the effects of other plant-based infusions referred to as teas.

The health effects of tea have been examined ever since the first infusions of Camellia sinensis about 4700 years ago in China. The legendary emperor Shennong claimed in The Divine Farmer's Herb-Root Classic that Camellia sinensis infusions were useful for treating conditions including tumors, abscesses, bladder ailments, and lethargy.[1] Possible beneficial health effects of tea consumption have been suggested and supported by some studies, but others have found no beneficial effects. The studies contrast other claims, including antinutritional effects such as preventing absorption of iron and protein, usually attributed to tannin. The vast majority of studies have been of green tea; however, some studies have been made of the other types of tea derived from Camellia sinensis, such as white, oolong, and black tea. Green tea has been claimed[2] to be helpful for atherosclerosis, LDL cholesterol, cancer, inflammatory bowel disease, diabetes, liver disease, weight loss, neurodegenerative diseases, and even halitosis.

Content

Tea contains catechins, a type of antioxidant. In a freshly picked tea leaf, catechins can compose up to 30% of the dry weight. Catechins are highest in concentration in white and green teas, while black tea has substantially fewer due to its oxidative preparation.[3][4] Research by the U.S. Department of Agriculture has suggested that levels of antioxidants in green and black tea do not differ greatly, with green tea having an oxygen radical absorbance capacity (ORAC) of 1253 and black tea an ORAC of 1128 (measured in μmolTE/100g).[5] Tea has negligible carbohydrates, fat, and protein. Although tea contains various types of polyphenols and tannin, tea does not contain tannic acid.[6] Tannic acid is not an appropriate standard for any type of tannin analysis because of its poorly defined composition.[7]

Theanine and caffeine

Tea also contains theanine and the stimulant caffeine at about 3% of its dry weight, translating to between 30 mg and 90 mg per 8 oz (250 ml) cup depending on type, brand[8] and brewing method.[9] Tea also contains small amounts of theobromine and theophylline.[10] Due to modern day environmental pollution fluoride and aluminum have also been found to occur in tea, with certain types of brick tea made from old leaves and stems having the highest levels. This occurs due to the tea plant's high sensitivity to and absorption of environmental pollutants.[11][12] Dry tea has more caffeine by weight than coffee; nevertheless, more dried coffee is used than dry tea in preparing the beverage,[13] which means that a cup of brewed tea contains significantly less caffeine than a cup of coffee of the same size.


Potential benefits

Antibiotic effects

Green tea catechins have also been shown to possess antibiotic properties due to their role in disrupting a specific stage of the bacterial DNA replication process.[14]

Anti-cancer properties

An article in New Scientist magazine[15] mentions that numerous studies suggest that green tea protects against a range of cancers, including lung, prostate and breast cancer. The reason cited is the antioxidant epigallocatechin gallate (EGCG), according to Hirofumi Tachibana's team at Kyushu University. Their research showed that growth of human lung cancer cells with a cell receptor called 67 LR is slowed significantly after drinking just two or three cups of green tea, which contains EGCG. The research also showed that 67 LR is involved in the propagation of prion diseases such as human Creutzfeldt-Jakob (related to mad cow disease in animals). This is not direct evidence of tea's effect on prion diseases, but a hint that EGCG's effect on 67 LR is an interesting lead in the search for treatments.[16]

White tea has been claimed to be more effective, based upon preliminary work by Santana-Rios et al.[17]

Another study from the Life Science journal Carcinogenesis showed that green tea, in combination with tamoxifen, is effective in suppressing breast cancer growth in vitro human breast cancer tumors and in vivo animal experiments in mice.[18][19] A study at Taiwan's Chung Shan Medical University found that people who drank at least one cup of green tea per day were five times less likely to develop lung cancer than those who did not.[20]

The anticarcinogenic effect of green tea on gastric cancer was refuted by a large-scale, population-based, prospective cohort study in Japan that involved more than 26,000 residents.[21] Several case control studies suggest an inverse relation between green tea consumption and gastric cancer. Further evaluation is needed to assess the role of green tea and gastric cancer reduction.[22]

Topical applications of green tea extracts (EGCG) have protective effects on UVA- and UVB-induced skin damage (photoaging and carcinogenesis).[23][24][25][26][27][28][29][30]

In a July 2005 review of claims made about the health benefits of green tea, the U.S. Food and Drug Administration concluded that it was highly unlikely that green tea reduces the risk of breast and prostate cancer. The FDA believes that the evidence does not support qualified health claims for green tea consumption and a reduced risk of cancer.[31]

Increases metabolic rate

Clinical trials conducted by the University of Geneva and the University of Birmingham indicate that green tea raises metabolic rates, speeds up fat oxidation and improves insulin sensitivity and glucose tolerance.[32] In addition to caffeine, green tea contains catechin polyphenols that raise thermogenesis (the production of heat by the body), and hence increases energy expenditure.[33]

There is also a suggestion that it can increase endurance in exercise by improving fat metabolism.[34]

Possible anti-diabetes effect

There is also epidemiological evidence that drinking green tea and black tea may help prevent diabetes,[35] although it is worth noting that this is evidence of an association, and that future studies are needed to confirm the effect.

Boosts mental alertness

The amino acid L-theanine, found almost exclusively in the tea plant, and in the highest doses in green tea, actively alters the attention networks of the brain, according to results of human trials announced in September 2007. It has been proposed that theanine is absorbed by the small intestine and crosses the blood-brain barrier, where it affects the brain's neurotransmitters and increases alpha brain-wave activity. The result is a calmer, yet more alert, state of mind.[36][37]

Boosts immune system

On 21 April 2003 the Brigham and Women's Hospital released details of a research project which indicated that theanine may help the body's immune system response when fighting infection, by boosting the disease-fighting capacity of gamma delta T cells. The study included a four-week trial with 11 coffee drinkers and 10 tea drinkers, who consumed 600ml of coffee or black tea daily. Blood sample analysis found that the production of anti-bacterial proteins was up to five times higher in the tea-drinkers, an indicator of a stronger immune response.[38]

Lowers chances of cognitive impairment

A 2006 study showed that elderly Japanese people who consumed more than 2 cups of green tea a day had a 50 percent lower chance of having cognitive impairment, in comparison to those who drank fewer than 2 cups a day, or who consumed other tested beverages.[39][40] This is probably due to the effect of EGCG, which passes through the blood-brain barrier.[41]

In 2010 researchers found that people who consumed tea had significantly less cognitive decline than non-tea drinkers. Study participants who drank tea 5-10 times/year, 1-3 times/month, 1-4 times/week, and 5+ times/week had average annual rates of decline 17%, 32%, 37%, and 26% lower, respectively, than non-tea drinkers. Coffee consumption did not show any effect except at the very highest level of consumption, where it was associated with significantly decreased decline of 20 percent. The study used data on more than 4,800 men and women aged 65 and older from the Cardiovascular Health Study to examine change in cognitive function over time. Study participants were followed for up to 14 years for naturally-occurring cognitive decline. (AAICAD 2010; Lenore Arab, PhD; UCLA [1])

Lowers stress hormone levels

According to a study by researchers at University College London, drinking black tea can lead to lower levels of the stress hormone cortisol after a stressful event.[42][43] Fifty minutes after being subjected to challenging tasks, subjects who had been drinking 4 cups of black tea daily for 6 weeks, had a 20% greater drop in cortisol than the placebo group. Blood platelet activation, which is linked to blood clotting and the risk of heart attacks was also lower for tea drinkers.

Effects on HIV

A recent study appearing in the Journal of Allergy and Clinical Immunology[44] was the subject of an article on BBC News. It stated that epigallocatechin gallate (EGCG) found in green tea can lead to the inhibition of HIV binding and may be used as a complementary therapy for HIV patients, but qualified it by noting that "It is not a cure, and nor is it a safe way to avoid infection, however, we suggest that it should be used in combination with conventional medicines to improve quality of life for those infected." It was an in vitro (test tube) study, not an in vivo study, which only tested effects of a chemical in green tea. "Many substances shown to prevent HIV infection in the test tube turn out to have little or no effect in real life, so I think there's a long way to go before anyone should rely on green tea to protect against HIV infection."[45]

Effects on inflammatory bowel disease (IBD)

The polyphenols in green tea have been shown to reduce intestinal inflammation in mouse models of IBD. This effect seems to be related to tea’s ability to interrupt the cascade of inflammatory reactions that are the cause of IBD.[46]

Effects on bad breath

Researchers at the University of Illinois at Chicago stated that tea polyphenols help inhibit the growth of bacteria that cause bad breath.[47]

Iron overload disorders

Researchers in Germany have found that a daily cup of black tea can help stop excess iron damaging the bodies of people who suffer from hemochromatosis due to its high content of flavonoids (commonly mistaken for tannins), which limit iron absorption.[48]

Effects associated with caffeine

A cup of green tea contains between 15 and 50 mg of caffeine. Certain cognitive benefits are associated with caffeine consumption, such as a reduction in the likelihood of Parkinson's disease and a temporary increase in short term memory. Further, caffeine consumption has been linked with greater athletic performance, healthy weight loss, reduction in duration and severity of headaches and is effective in treating the symptoms of asthma.[49]

Effects on obstructive sleep apnea-related brain deficits

University of Louisville researchers report that green tea polyphenols may stave off the cognitive deficits that occur with obstructive sleep apnea, in the second issue for May, 2008 of the American Thoracic Society’s American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine.[50] Researchers examined the effects of green tea polyphenols administered through drinking water, on rats that were intermittently deprived of oxygen during 12-hour “night” cycles, mimicking the intermittent hypoxia that humans with OSA experience.

Effects on bacterial and fungal infections

A study at Pace University reported in American Society For Microbiology (May 2008) found white tea extracts effective at treating bacterial infections, such as Staphylococcus, Streptococcus, pneumonia and dental caries.[51] White tea was also found to be effective in treating fungal infections from Penicillium chrysogenum and Saccharomyces cerevisiae. Researchers also reported that white tea extracts showed a greater effect than green tea extracts.

Anti-venom effects

Antivenin activity of melanin extracted from black tea (MEBT) was reported for the first time in 2004.[52] Low toxicity of MEBT in combination with its antagonistic activity against different venoms may allow effective life-saving treatment against snakebites. Such application of MEBT is important when identification of the snake is impossible or if specific treatment is unavailable.

Stroke

Research conducted at the University of California, Los Angeles (UCLA) and presented at the International Stroke Conference in February 2009 found that drinking three or more cups of either green or black tea per day can reduce the risk of suffering a stroke by as much as 21%.[53][54]

Cardiovascular health

Research published in April 2009 by the University of L'Aquila and funded by the Unilever-owned Lipton Institute of Tea suggests that drinking just one cup of regular, black tea per day may help to protect against cardiovascular disease. The research showed that black tea consumption does—depending on dose—improve blood vessel reactivity, reduce both blood pressure and arterial stiffness, indicating a notably better cardiovascular health profile.[55]

Anogenital warts

Sinecatechin, an extract from green tea, was shown to be effective in treating anogenital warts in a double-blinded, randomized controlled trial of greater than 500 subjects. The subjects applied a topical ointment containing either sinecatechin or placebo to the affected area for up to 4 months, and were followed for 3 months after treatment. More than half of the subjects in the treatment group (57%) experienced a complete resolution of their warts, compared with a third (34%) in the control group. 78% of the patients in the treatment group experienced at least 50% improvement in their warts. The number needed to treat was 4-5 patients. The green tea extract treatment was well-tolerated, with relatively few side-effects.[56]

Antidepressant properties

In a Japanese study, green tea consumption was inversely associated with psychological distress even after adjustment for possible confounding factors.[57]

A more frequent consumption of green tea was associated with a lower prevalence of depressive symptoms in another Japanese study.[58] Researchers conducted a cross-sectional study in 1,058 community-dwelling elderly Japanese individuals 70 years of age. The prevalence of mild and severe depressive symptoms was 34.1 percent and 20.2 percent, respectively. After adjustment for confounding factors, the odds ratios for mild and severe depressive symptoms when higher green tea consumption was compared with green tea consumption of 1 cup/d were: 2 to 3 cups green tea/d and 4 cups green tea/d. Similar relations were also observed in the case of severe depressive symptoms.

Rheumatoid arthritis

One study[59] shows that green tea reduced the severity of rheumatoid arthritis in rats; however another study[60] shows that tea increases the risk for rheumatoid arthritis by 78% for heavy drinkers and by 40% for occasional drinkers.

Weight loss and cholesterol

Green tea and its extract have been shown to fight obesity and lower LDL "bad" cholesterol—two risk factors for heart disease and diabetes. One study in the Netherlands and a study in Japan showed that green tea did both. In the Dutch study, participants who drank caffeinated green tea lost more weight, but even those who typically drank the decaf variety saw a decrease in their waistlines and body weight. Researchers speculated that the caffeine helps with fat oxidation. In the Japanese study, 240 men and women were given varying amounts of green tea extract for three months. Those who got the highest amount lost fat and weight and had lower blood pressure and lower LDL "bad" cholesterol.[61]

Potential drawbacks

Effects of fluoride

All tea leaves contain fluoride; however, mature leaves contain as much as 10 to 20 times the fluoride levels of young leaves from the same plant.[62][63][64][65][66][67] High fluoride intake (daily intakes over 2 mg for children, 4 mg adults) increases the risk of osteofluorosis and fractures. It is speculated that white tea should contain less fluoride than green tea and black tea, because it is made of buds and young leaves only.

The fluoride content of tea depends directly on the fluoride content of the soil in which it is grown; tea plants absorbs this element at a greater rate than other plants. Care in the choice of the location where the plant is grown may reduce the risk.[68]

Effects associated with caffeine

Caffeine is an addictive drug and overuse of tea may result in harmful side effects, such as an increased likelihood of certain sleep disorders. Decaffeination reduces total catechins in both black and green dry teas by about 15 times and 3 times respectively.[69]

One consideration to take into account when investigating the relationship between caffeine and diuresis is the dose size of caffeine ingested. Where the dose relationship has been systematically investigated it is only at a high dose of 360 mg that a diuretic action is found. A recent systematic review of the accumulated evidence has shown that acute diuretic effects are observed generally in cases where at least 300 mg of caffeine is ingested. This finding suggests that tea does not have a diuretic effect unless the amount of tea consumed at one sitting contains more than 250–300 mg of caffeine, equivalent to between 5 and 6 cups of tea.[70]

Oxalates

Tea contains oxalate, overconsumption of which can cause kidney stones, as well as binding with free calcium in the body; other minerals may be bound as well. The bioavailability of oxalate from tea is low, thus negative effect requires a large intake of tea.[71]

Tannin

It has been suggested that chemicals known as tannins may increase one's risk of esophageal cancer,[72] with some studies having found that tea drinking may in fact be negatively associated with risk of esophageal cancer.[73][74] See main aticle on Phenolic compounds in tea.

Hot drinking temperature

Hot tea consumption has been linked to a higher risk for esophageal cancer: "In the case-control study, risk for esophageal cancer was increased for drinking hot tea vs lukewarm or warm tea. Risk was also significantly increased for drinking tea 2 to 3 minutes after pouring, or less than 2 minutes after pouring vs drinking tea at least 4 minutes after being poured."[75] However, the act of boiling the water in the preparation of tea is known to kill harmful bacteria in the water and can be beneficial particularly in countries with lower quality drinking water.

Risk of liver damage

Consumption of some forms of tea has the potential to result in acute liver damage in some individuals. Several herbal & dietary supplements have been linked to liver damage, caused in part or completely by the presence of green tea extract in these supplements; the most notable cases include Hydroxycut (415 mg of a mixture of green, white, and oolong tea extracts, and several other herbal extracts, per dose); Exolise (360 mg of green tea extract per dose); and Tealine (250 mg of green tea extract per dose). These concerns resulted in withdrawals of the first two products and a class action lawsuit against the manufacturer of Hydroxycut. The risk is thought to be quite small: in case of Hydroxycut, 9 million bottles were sold in the U.S. over the lifetime of the product, resulting in 23 known severe cases, however, these included at least one fatality and at least three cases of liver failure resulting in a liver transplantation. [76] In case of Exolise, the risk of an adverse effect was estimated as less than 1 per 100,000.[77] The mechanism is not completely understood, but it is thought that, in some genetically predisposed individuals, regular consumption of green tea, particularly when combined with fasting, can result in accumulation of a flavonoid EGCG (only present in green tea, but not in black tea) in the bloodstream to unsafe levels.

Effect of milk on tea

A study[78] at the Charité Hospital of the Berlin Universities showed that adding milk to tea will block the normal, healthful effects that tea has in protecting against cardiovascular disease. This occurs because casein from the milk binds to the molecules in tea that cause the arteries to relax, especially EGCG. Milk may also block tea's effect on other things, such as cancer.[79] Other studies have found little to no effect from milk on the observed increase in total plasma antioxidant activity.[80] Teas with high EGCG content, such as green tea, are not typically consumed with milk. Previous studies have observed a beneficial effect from black tea which was not attributable to the catechin content.[81] Plant-based "milks", such as soy milk, do not contain casein and are not known to have similar effects on tea.

Milk binds catechins, most notably EGCG. Milk also binds tannin, rendering it harmless, which helps to exemplify the effect on tea's constituent parts (i.e. EGCG binding).[82]

Effect of citrus on tea

Drinking tea, particularly green tea, with citrus such as lemon juice is common. Studies, including a study from Purdue University in 2007, found that most of the antioxidant catechins are not absorbed into the bloodstream when tea is drunk by itself. The study, however, found that adding citrus to the tea lowers the pH in the small intestine and causes more of the catechins to be absorbed.[83][84]


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Polyphenols_in_tea

Phenolic compounds in tea
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Natural phenols and polyphenols are compounds found naturally in plants. A group of natural phenols called the flavonoids are of most popular interests because researches have found them to be of health contributing potential.[1][2][3][4][5]

Tea has one of the highest content of flavonoids in daily food and beverage products.[6][7] A group of flavonoids called catechins is responsible for the majority of flavonoids in the growing tealeaves.[8] Most of them are retained in the processed green tea.[8] Epigallocatechin 3-gallate (EGCg), aka EGCG, is the single most studied catechin in relation to health contributing potential.[4] It constitute 50 to 75% of the total flavonoid content in green tea.[9]

Most of these catechins are oxidized during black tea production to become the thearubigins that take up an average of 58% of the resultant flavonoids, and the theaflavins that amount to 6%.[9]

Other flavonoids in tea, in much lesser content, include kaempferol, myricetin, quercetin, and minute quantity of apigenin and luteolin.[6][8]

According to a report released by USDA, in a cup of tea of 200 ml, the mean total content of flavonoids is 266.68 mg for green tea, and 233.12 mg for black tea.[6] The tea is to be prepared with 1 gram of tealeaves to 100 ml of hot water. The mean averages are much lower for instant tea mixes, decaf, flavored, or ready-to-drink tea products.[6]


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Tea_leaves_steeping_in_a_zhong_%C4%8Daj_05.jpg

Catechins: the main polyphenols in green tea

Tea catechins is a most researched subject concerning the health potential of tea.[1][4] The catechins in green tea are epicatechin (EC), epicatechin 3-gallate (ECg), epigallocatechin (EGC), epigallocatechin 3-gallate (EGCg), catechin, and gallocatechin (GC).

Of all the catechins, EGCg has the most scientific attention, being singled out in a number of them as a key contributive element to the possible health effects of tea.[1][2][3][4][5] It is found that the content of EGCg is the highest in the first young leaf immediately below the leaf bud.[10] Its content is 3 times that of the 4th young leaf.[10] This finding reinforced the tradition of prizing green tea made entirely of very young leaves.[11] In premium green tea production, only the bud and the first leaf, some with also the second leaf is plucked.[12]

In terms of taste, catechins are bitter. EGCg is one of the more bitter catechins. It is bitter with astringency. EC and EGC are bitter with sweet after taste.[9] Bitterness is an important element for a fine taste profile of a tea.[9] Seasoned tea drinkers control the amount of bitterness released into the tea liquid by adjusting infusion temperature, duration and tea leaves to water ratio.[9][13]

Theaflavins: the polyphenol in black tea associated with health effects

When the tea leaves are taken to processed as black tea, most of their catechins are oxidized.[9] They turned from the monomer structure to become the dimers that are the theaflavins and the oligomers that are thearubigins.[8] Depending on the quality and style of the black tea, a mean amount of 11% of the original EGCg may remain.[9]

There are chiefly three types of theaflavins in black tea, namely theaflavin (TF-1), theaflavin-3-gallate (TF-2), and theaflavin-3,3-digallate (TF-3). A number of researches have been done on their possible health effects with positive results.[14][15]

The mean total amount of theaflavins in a cup of black tea (200ml) is 12.18 mg.[6]

Thearubigins are of unknown structure[8] and no specific studies have been focused on them for health effects. They are the reason for the red color of black tea, while theaflavins contribute a yellowish orange color.[9] Typically a finer black tea has more theaflavins content and thus a more orange tone.[9]

About tannins in tea

Tea (Camellia sinensis) is a source of dietary polyphenols. Those in green tea are mainly flavan-3ols (catechins). Although tea contains various types of polyphenols and tannin, tea does not contain tannic acid.[16] Tannic acid is not an appropriate standard for any type of tannin analysis because of its poorly defined composition.[17] Catechins constitute about 25% of the dry weight of fresh tea leaf,[18] although total catechin content varies widely depending on clonal variation, growing location, seasonal/ light variation, and altitude. They are present in nearly all teas made from Camellia sinensis, including white tea, green tea, black tea and oolong tea.
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MessaggioOggetto: Re: Camellia japonica - Camellia sinensis   Gio 2 Giu 2011 - 9:48

In questa parte vedremo in dettaglio il tè verde...mio grande alleato Very Happy

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/T%C3%A8_verde

Tè verde
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Il tè verde (cinese semplificato: 绿茶; cinese tradizionale : 綠茶; lǜchá; giapponese: 緑茶; ryokucha) è un tipo di tè composto esclusivamente da foglie di Camellia sinensis (o Thea chinensis) che durante la lavorazione non debbono subire alcuna ossidazione. Di origini cinesi, per secoli è stato consumato in varie regioni asiatiche, dal Giappone al Medio Oriente. Solo di recente ha trovato la sua diffusione anche in Occidente, dove per tradizione si consuma per lo più tè nero. Globalmente, tuttavia, non è la varietà di tè più diffusa: dei 2,5 milioni di tonnellate di tè che si producono a livello mondiale, solo il 20% è rappresentato da tè verde (il 78% da tè nero, il 2% da tè Oolong)[1].

Varietà

Nel tempo sono state create molteplici varietà di tè verde, che differiscono in base alle condizioni di crescita locali (altitudine, clima, suolo, schermatura dal sole), e alle modalità di raccolta e di lavorazione.

Tè verdi cinesi

In Cina si producono almeno mille varietà di tè, circa il 50% delle quali sono tè verdi (il restante 50% è costituito soprattutto da tè nero, tè oolong, tè rosso, tè giallo, tè bianco). Queste varietà prendono il nome dal loro aspetto, ma anche dal luogo di origine o da alcune caratteristiche particolari. Qui riportiamo una lista dei tè verdi più conosciuti, ordinati per provincia di provenienza, con il nome originale, il nome inglese di importazione, e la sede di provenienza.

Provincia di Zhejiang


Hua Ding (Cloud and mist) è un tè tradizionale fin da quando, nel II secolo, i monaci buddisti lo coltivavano intorno al loro tempio sul monte Tian-tai (terrazza del cielo). Il lungo inverno ritarda la maturazione fornendo un tè forte. La leggenda vuole che nell'805 d.C. Saicho, un monaco giapponese in visita sul Tian-tai, si innamorò di questo tè ne portò la pianta in Giappone.

Qing Ding (Green top) risale al V secolo, viene coltivato sulla montagna di Tian-mu (occhi del cielo) che fa parte delle biosfere protette dall'UNESCO.

Chang-xing (Purple Shoot) è uno dei più antichi tè cinesi ancora prodotti. Ha vinto premi nazionali nel 1982 e nel 1986. È coltivato sul monte Guzhou.

Long ding (Dragon Mountain) ha vinto 26 volte premi regionali e nazionali. Proviene da Kaihua.

Jinghua (Rock Tea) risale al X secolo. Si coltiva sulla montagna di Jinghua, che rappresenta la culla del Taoismo.

Xi Hu Longjing (西湖龍井, Dragon well) il più celebre tè verde cinese, nativo della zona di Hangzhou, ex capitale cinese. Risale al XII secolo ma divenne rinomato nel XVII secolo.

Hui Ming origina presso il tempio omonimo sulla montagna di Ci-mu; vinse la medaglia d'oro nel 1915 all'Esposizione universale di San Francisco. Le coltivazioni furono distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale, e ricostruite nel 1979.

Anji (White Tea) si tratta di un tè verde prodotto da una varietà rara di tè le cui foglie all'inizio della primavera sono ancora bianche. Il contenuto di amminoacidi del White tea è dieci volte più alto rispetto agli altri tè verdi: per questo è molto costoso (vecchie stime riportano 200 USD per 30 grammi). La contea di Anji possiede la più vasta foresta di bambù al mondo (60mila ettari e 3000 specie diverse).

Xian-xia (Green Peony) risale al XII secolo, ma come molti altri tè cinesi, la sua produzione fu accantonata negli anni per essere ripresa solo recentemente. Nel 1982 vinse la medaglia d'oro del Ministero del Commercio cinese.

Yu-hang (Jing Mountain) coltivato sul monte Jing, presso un tempio che una volta ospitava duemila monaci buddisti. Risale al X secolo ma la coltivazione fu ripresa nel 1978. Ha vinto numerosi premi.

Pu-tuo (Zen Tea) risale al IX secolo. vinse la medaglia d'argento nel 1915 all'Esposizione universale di San Francisco. Nel 1999 è stato autenticato dall'Environment Protection Bureau. Il monte Putuo nel distretto di Zhoushan è uno dei quattro più celebri monti buddisti.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Twinings_gunpowder_green_tea.jpg

Gunpowder (珠茶; pinyin: zhū chá) il tè verde cinese più conosciuto nel mondo, dal sapore fresco e pungente. Caratteristica principale di questo tè è la forma di piccole palline che viene data alle foglie durante la lavorazione. L'origine di questo nome non è chiara: è stata messa in relazione con il cinese gāng paò dè ("preparato fresco"), con la somiglianza alla vera polvere da sparo, con il fatto che dalla forma appallottolata il tè "esplode" in una foglia allungata se messo in infusione, e con il suo aroma lievemente fumoso. La sua produzione risale alla Dinastia Tang (618–907). Il Gunpowder veniva prodotto nella zona di Shao-xing, ma dal 1990 la sua produzione si è estesa a tutta la provincia di Zhejiang e anche ad altre province (Jiangxi, Jiangsu, Anhui, Fujian, Sichuan). Oggi il Gunpowder è arrotolato a macchina, ma nelle varietà più pregiate è ancora arrotolato a mano. Ricordiamo le varietà Pingshui Gunpowder (平水珠茶), Formosa Gunpowder, Ceylon Gunpowder (cresce nello Sri Lanka ad oltre 2000 metri di altezza). Molti tipi di tè possono essere arrotolati nella forma gunpowder (Chunmee, Tieguanyin, Huang Guanyin, Dong Ding). Infine il gunpowder, aromatizzato alla menta, è la bevanda tipica marocchina ed il cuore dell'ospitalità maghrebina: si utilizza tanto per le visite informali dei vicini di casa quanto per le cene di gala. Almeno due tazze devono essere bevute per non offendere il padrone di casa.

Provincia di Anhui

Da Fang (Big Square) Prende il nome dal suo creatore, il monaco buddista Da Fang vissuto nel XIV secolo. È originario della contea Xi, nota per i suoi pittoreschi scenari e la sua ricchezza di antichi templi e giardini. Altri tè della contea Xi sono Mao Feng, Chao Qing, e Green Peony.

Hou Kui (Monkey tea) della contea di Tai-ping (patrimonio dell'Unesco dal 1990) alle pendici settentrionali del Monte Huangshan (Monte Giallo). Medaglia d'oro nel 1915 all'Esposizione universale di San Francisco, è entrato fra i dieci migliori tè cinesi nel 1955.

Gua zi Pian (六安瓜片, Sunflower Seed) della contea di Liu-an. Risale addirittura al VII secolo. È l'unico tè verde cinese prodotto senza i gambi delle foglie. La maggiore zona di produzione si trova sulla montagna Qi-Yun.

Huo Qing (Green Fire) della contea di Jing. Risale al XVII secolo, ma la produzione fu ripresa nel 1956. È uno dei migliori tè cinesi.

Mao Feng (黃山毛峰, Fur Peak), tè pregiato proveniente dal monte Huangshan (la Montagna Gialla che è patrimonio dell'umanità dal 1990).

Tun Lu (Green gold) della contea omonima di Tunxi, è un tè pregiato che risale al VII secolo.

Hyson tè di media qualità prodotto in varie province.

Provincia di Jiangsu

Bi Luo Chun (洞庭碧螺春, Spring Snail), è un tè pregiato, secondo solo al Dragon Well, originario del monte Dongting presso il lago Tai. Il nome cinese e inglese vuol dire "foglie verdi e ricce di primavera". Possiede aroma fruttato (pesca, susino, arancia). La raccolta inizia precocemente, agli inizi di Marzo.

Rain Flower prodotto a Nanchino (dieci volte capitale della Cina) a partire dal 1958. Ha vinto numerosi premi.

Provincia di Jiangxi

Chun Mee (Eyebrow) della contea di Wu-yuan, introdotto nel 1958 a partire da una formula antica. Ha vinto numerosi premi. Prende la forma di sopracciglio mediante la tostatura. Generalmente è poco dolce e abbastanza acidulo rispetto.

Emerald Green della montagna di Jing-gang (che possiede una vasta e ben conservata foresta ricca di acqua sorgiva), ha la caratteristica forma arrotolata ad uncino.

Twinwell della contea di Xiu-shui.

Gou Gu Nao ha vinto numerosi riconoscimenti nazionali.

Yun Wu (Cloud and Mist).

Provincia di Fujian

Shi Ting della contea di Nan-an. Ha aspetto argenteo, e l'infuso è verde chiaro. Ha vinto numerosi premi.

Tianshan (letteralmente La montagna che tocca il cielo) dal monte omonimo.

Provincia di Hunan

Yin Jan (君山銀針, Silver Needle), dell'isola di Junshan (situata nel lago Dong-Ting, il più grande lago cinese). Tè pregiato vincitore di premi, caratterizzato dall'aspetto giallastro delle foglie.

Guzhang mao jian, della contea di Guzhang. Tè ricco di selenio, che favorisce le difese immunitarie. Ha vinto numerosi premi.

Silver Peak dalla città di Changsha. Fu formulato nel 1959 dallo Hunan Tea Research Institute. Probabilmente è il tè verde dotato delle maggiori proprietà toniche.

Rocky Bank Tea, della contea di Yuan-ling,

Provincia Autonoma del Xizang/Tibet

Produce quasi esclusivamente tè verde. Si tratta di piante coltivate ad oltre 2000 metri di altezza, nella prefettura Linzhi, piantagione Yigong. Grazie all'acqua cristallina dell'Himalaya e alla lavorazione sopraffina, il Tibet produce tè eccezionali. Le principali varietà:


Mao Feng anche nella varietà jasmine

Green Premium nelle varietà con Rhodiola (sostanza che migliora la resistenza fisica), Snow Lotus (pianta che cresce sopra i 4000 metri di altezza), Cordyceps (fungo), Saffron, e Silverweed.

Tè verdi giapponesi

In Giappone quando si dice "tè" (お茶; ocha) si intende "tè verde" (緑茶; ryokucha), e questo è giustificato dalla sua diffusione. In Giappone il tè verde fu importato dalla Cina, durante la dinastia Song, grazie a Myōan Eisai, un prete buddista che inoltre introdusse la scuola Rinzai del buddismo Zen.

I tipi di tè sono classificati in base alla qualità e alle parti delle piante utilizzate, e in base al tipo di lavorazione. Ci sono grosse variazioni di prezzo e qualità all'interno di queste categorie. I migliori tè giapponesi provengono da Uji (prefettura di Kyoto), Shizuoka e Yame (prefettura di Fukuoka).

玉露 Gyokuro (Jade Dew)
il nome è dovuto al colore verde pallido dell'infusione. A differenza del Sencha (煎茶), la pianta di tè viene fatta crescere in penombra (coprendo la piantagione con pannelli di canna di bambù o paglia di riso) per circa 20 giorni prima della raccolta delle foglie.[2] Ha un elevato contenuto in caffeina (0.16% in infusione) [1], ma il significativo contenuto di L-Teanina interferisce con l'assimilazione della caffeina e ne attenua gli effetti. I tipi principali sono:

Kanro Gyokuro (il più raffinato e uno dei più costosi tè giapponesi)
Netto Gyokuro

抹茶 Matcha (rubbed tea)
le foglie vengono cotte al vapore, asciugate e ridotte in polvere finissima. È usato nella cerimonia del tè. È anche un aroma per i gelati e altri dolciumi in Giappone. Anche Matcha cresce all'ombra, come Gyokuro. I migliori tipi sono Uji Midori e Ajirogi. Ce ne sono due tipi:

koicha (spesso) proviene da piante di età superiore a 30 anni
usucha (sottile) proviene da piante di età inferiore ai 30 anni

煎茶 Sencha (broiled tea)
Le foglie sono esposte direttamente alla luce del sole; è utilizzato in Giappone per il consumo giornaliero, essendo il più diffuso tè verde giapponese.

Netto Sencha è il più costoso
冠茶 Kabusecha (tè coperto) è un tè di penombra (come il Gyokuro) ma tagliato come il Sencha; ha un gusto più morbido e un colore più delicato rispetto al Sencha tradizionale.
Shincha (new tea) rappresenta il primo raccolto dell'anno di Sencha (che normalmente avviene in Aprile)
玉緑茶 Tamaryokucha anche detto Guricha entrambi i nomi significano "tè riccioluto", per la forma delle foglie; dà un infuso verde brillante con un sottilissimo aroma di noci; proviene da Kyushu.
Fukuyu cresce alle falde del monte Fuji, ricco in vitamina C

番茶 Bancha (common tea)
è un tè naturalmente a basso contenuto di caffeina, e si trova nelle varianti

焙じ茶 Hōjicha (pan fried tea): costituito dalle foglie più grosse dell'arbusto lievemente tostate (va lasciato in infusione per 4-5 minuti)
茎茶 Kukicha (stalk tea): costituito da rametti di tè leggermente tostati (va bollito per 10 minuti)

玄米茶 Genmaicha (Brown-Rice tea)
derivato dal Bancha o dal Sencha, misto a riso o grano soffiato; alcuni produttori aggiungono anche un pizzico di Matcha. È povero in caffeina e ha un aroma lievemente di orzo tostato; ottimo abbinato al cioccolato.
Tè Sanpin di Okinawa

Tè verdi indiani

Ceylon

Le varietà riflettono la nomenclatura tradizionale cinese: i principali sono il Gunpowder e il Chun Mee. Piantagioni importanti sono quelle di Idulgashena, a 1200 metri di altitudine, che producono un tè high grown di qualità.

Kashmir

Kahwah Viene bollito assieme a zafferano, cinnamomo e cardamomo. Normalmente è servito con zucchero o miele.


Altri utilizzi

Estratti di tè verde (in particolare la varietà Matcha) sono variamente usati per preparare una enorme varietà di derivati, in particolare dolciumi e bevande: torte, biscotti, tiramisù, cioccolatini, gelati industriali ed artigianali, creme-caramel, muffin, frappè, granite.

Composizione chimica

La composizione chimica del tè verde ad uso alimentare, fatta eccezione per poche reazioni enzimatiche che si verificano subito dopo la raccolta, rappresenta in pratica la composizione delle foglie fresche, dato che la procedura di lavorazione prevede la sola essiccazione ad alte temperature, e non la fermentazione.

Una tazza di tè verde (200 mL di Gunpowder, Hangzhou) contiene circa 142 mg di EGCG, 65 mg di EGC, 28 mg di ECG, 17 mg di EC, e 76 mg di caffeina[3].

Polifenoli (circa il 30% del peso secco)

Flavan-3-oli (catechine ed i loro isomeri epicatechine)

epigallocatechina-3-gallato (EGCG): polifenolo, il più caratteristico componente del tè verde, dovuto alla non-fermentazione del tè verde. Il tè verde ha un contenuto di EGCG 10 volte superiore al tè nero e 2,5 volte superiore al tè Oolong. L'EGCG è il principale responsabile delle proprietà del tè verde, ed agisce mediante vari meccanismi tra cui la riduzione dei livelli di TNF-alfa, una citochina proinfiammatoria.
epigallocatechina (EGC)
epicatechina-3-gallato (ECG)
epicatechina (EC)
gallocatechina
catechina

Flavandioli
Flavonoidi
Acidi fenolici (tra cui l'acido gallico ed il suo estere Teogallina)
tannini con questo termine si indica in maniera inesatta i polifenoli antiossidanti responsabili dell'aroma e del gusto amarognolo. Sarebbe più opportuno chiamarli "polifenoli del tè" oppure "flavonoidi del tè", dato che sono molto diversi dai tannini commerciali e dall'acido tannico.

Vitamine

vitamina C
vitamine del gruppo B
vitamina K

Metilxantine (alcaloidi a nucleo purinico)

caffeina: 30-50 mg per tazza da 225 grammi[4]. Si tratta di un tasso relativamente basso, se confrontato con il tè nero (40-80 mg) e molto inferiore al caffè espresso (tenendo conto dell'inevitabile approssimazione di queste misurazioni). Inoltre gli effetti eccitanti della caffeina sono attenuati dalla presenza della L-teanina, che ne riduce l'assorbimento.
teofillina
teobromina

Aminoacidi

L-teanina (5-N-etilglutamina): aminoacido responsabile del potenziamento del gusto umami[5], che riduce lo stress mentale e fisico [6].

Minerali[1]

Alluminio
Manganese

L'olio essenziale di tè verde contiene più di 300 composti tra cui aldeidi, alcoli, e fenoli.

Nella lavorazione del tè nero, invece, la maggior parte di questi composti monomerici va incontro ad una polimerizzazione detta "ossidazione" (con formazione di bisflavanoli, tearubigine e teaflavine dal caratteristico anello benzotropolonico che conferisce al tè nero il colore ed il sapore caratteristici). Il tè Oolong è parzialmente ossidato (possiede catechine, teaflavine e tearubigine monomeriche).

L'ossidazione è resa possibile dalla presenza di un enzima caratteristico, una polifenolo ossidasi che catalizza l'ossidazione aerobica delle catechine nel momento in cui la struttura cellulare è danneggiata, durante la lavorazione dei tè nero ed Oolong[1].


Effetti del tè verde sulla salute
Avvertenza
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.

Fin dai primordi del suo consumo, al tè verde sono stati attribuiti effetti positivi sulla salute. Ma solo negli ultimi anni l'entità reale di questi benefici è stata studiata in maniera scientifica: ci sono evidenze secondo cui i bevitori regolari di tè verde mostrano minore incidenza di malattie cardiache e tumori[7].

Storia

Il tè verde è stato utilizzato nella medicina tradizionale in India, Cina, Giappone e Thailandia, con vari obiettivi: dal controllo delle emorragie, della temperatura corporea, della glicemia, al miglioramento della guarigione delle ferite e della digestione.

Nel Kissa Yojoki (Libro del tè), il prete zen Eisai, descrisse nel 1191 gli effetti benefici del tè verde sui cinque organi vitali, in particolare il cuore. Il libro elenca le qualità medicinali del tè: allevia gli effetti dell'alcol, agisce come stimolante, cura la pustolosi, attenua la sete, allontana le indigestioni, cura il beriberi, previene la stanchezza, migliora la funzione urinaria e cerebrale.
[modifica] Posizione della Food and Drug Administration statunitense

L'articolo Tea: A Story of Serendipity[8] apparso nel numero di Marzo 1996 della rivista FDA Consumer Magazine pose la questione dei potenziali benefici del tè verde, senza averli ancora studiati in maniera scientifica.

Il 30 giugno 2005, in risposta a "Green Tea and Reduced Risk of Cancer Health Claim", la FDA concluse che "non esiste alcuna prova credibile che dimostri il rischio ridotto di cancro gastrico, polmonare, colorettale, esofageo, pancreatico, ovarico, e misto". Tuttavia la FDA concluse che esiste una piccola prova di beneficio sul cancro mammario e sul cancro prostatico da parte del tè verde. [9]
[modifica] Risultati scientifici

I benefici del tè verde corrispondono in massima parte ai benefici delle catechine che contiene, ovvero in particolare l'EGCG. La principale attività dell'EGCG è quella di potenziare le difese antiossidanti (catalasi, superossido dismutasi e glutatione perossidasi) e quindi diminuire il danno cellulare[10]. Questo produce effetti salutari su tutti i tessuti.

Cancro

I meccanismi alla base dell'attività anticancro del tè verde sono le proprietà antiossidanti, l'induzione di enzimi della fase II, l'inibizione dell'espressione e del rilascio di TNF-α, l'inibizione della proliferazione (arresto del ciclo cellulare), l'induzione dell'apoptosi, l'inibizione della telomerasi.

Polmone: per quanto riguarda l'oncogenesi, gli studi epidemiologici non mostrano risultati soddisfacenti; diversa è la situazione del ratto da esperimento, in cui il tè verde ha dimostrato una forte attività preventiva[11]. D'altra parte, è stato invece dimostrato che l'EGCG inibisce la migrazione delle cellule tumorali bronchiali, riducendo la probabilità di metastasi[12].
Colon-retto: una preparazione standard di polifenoli di tè verde (Polyphenon E) limitava la crescita di tumori colorettali in ratti trattati con una sostanza cancerogena[13]. Una larga metanalisi del 2006 ha concluso che nell'uomo, non ci sono dati epidemiologici sufficienti per attestare la riduzione del rischio di cancro colorettale nei bevitori di tè verde (né di tè nero)[14]. Tuttavia, in uno studio prospettico più recente, sono state seguite per 6 anni quasi 70mila donne cinesi di età compresa tra i 40 e i 70 anni. Le donne che bevevano regolarmente tè verde avevano all'inizio dello studio un rischio inferiore del 37% di sviluppare un cancro colorettale rispetto alle donne che lo bevevano di rado. Continuando a bere tè verde, al termine dello studio questo divario era salito al 57%, ovvero il rischio si riduceva della metà[15].
Mammella: i dati epidemiologici hanno mostrato che il tè verde può ridurre il rischio di cancro mammario[16] (lo stesso studio suggerisce anche un possibile effetto promotore del tè nero sul cancro mammario). È stato dimostrato che il tè verde inibisce la crescita cancerosa tramite un effetto anti-proliferativo diretto sulle cellule tumorali, e incrementa l'effetto inibitorio del tamoxifene sul recettore degli estrogeni, aumentando l'effetto apoptotico[17].
Ovaio: è stato dimostrato che il tè verde riduce significativamente il rischio di sviluppare un cancro ovarico[18] e che migliora e prolunga la sopravvivenza in donne con questo tipo di malattia, poiché blocca la crescita delle cellule cancerose e ne induce l'apoptosi[19].
Prostata: il tè verde riduce il rischio di cancro prostatico; questo spiega in parte come l'incidenza di cancro alla prostata sia molto inferiore negli Asiatici che negli Occidentali[20].
Tumori neuroectodermici primitivi (PNET) compreso il medulloblastoma: sono i più comuni tumori maligni dell'infanzia. Una importante fase della carcinogenesi è rappresentata dalla stabilizzazione della lunghezza dei telomeri tramite l'azione della telomerasi. Essendo l'EGCG un inibitore della telomerasi, potrebbe avere un ruolo nella prevenzione di questo tipo di tumori[21].

Apparato cardiovascolare

Una larga metanalisi pubblicata dall'Università di Yale del 2006 ha puntato l'attenzione su quello che viene chiamato "paradosso asiatico": in Asia esiste una minore incidenza di malattie cardiovascolari e cancro, nonostante un consumo elevato di sigarette. Probabilmente le importanti quantità di tè verde consumate dagli asiatici hanno un ruolo protettivo.

riduzione della mortalità. Uno studio condotto dall'Università di Ohsaki ha seguito per 11 anni 40.530 adulti tra i 40 e i 79 anni, e ha dimostrato che chi consumava almeno 5 tazze di tè verde al giorno aveva un rischio di mortalità globale minore del 16% e di mortalità dovuta a malattie cardiovascolari minore del 26% rispetto a chi consumava meno di una tazza al giorno.[22].
riduzione dell'ipertrofia ventricolare sinistra da ipertensione renovascolare. L'EGCG può attenuare (nel ratto da esperimento) lo sviluppo di ipertrofia del ventricolo sinistro indotta da ipertensione di origine renale[23].
riduzione della pressione arteriosa. Uno studio tutto italiano ha dimostrato come gli estratti di tè verde prevengano l'ipertensione e il danno d'organo derivati da alti livelli di angiotensina II, probabilmente tramite l'azione di scavenging sui radicali liberi e regolarizzando la funzione endoteliale[24].
attività antitrombotica. Il tè verde ha azione antiaggregante: inibisce la formazione di trombi prevenendo l'aggregazione piastrinica[25].
miglioramento del profilo lipidico ematico e rallenta lo sviluppo dell'aterosclerosi. Il tè verde previene l'ossidazione delle LDL e riduce la formazione di placche aterosclerotiche[26].

Apparato digerente

In un grosso studio di popolazione del 2006, il tè verde (almeno una tazza al giorno per sei mesi), nelle donne, riduceva del 27% il rischio di calcoli biliari, del 44% il rischio di cancro della colecisti e del 35% il rischio di cancro delle vie biliari. Negli uomini questo rischio era ridotto ma non in maniera così netta, probabilmente per il maggior consumo di sigarette[26].

Metabolismo dei grassi e degli zuccheri

La somministrazione quotidiana di un estratto di tè verde, provocava in 2 settimane una diminuzione significativa del grasso corporeo [27]. Risultati simili sono stati pubblicati in studi condotti da un gruppo di ricerca di Tokyo[28][28]. Il tè verde ha proprietà termogeniche e promuove l'ossidazione dei grassi in maniera superiore a quella provocata dal suo contenuto in caffeina di per sè, tali effetti infatti sarebbero dovuti alle catechine che stimolano il metabolismo ad accelerarsi ed eliminando gli adipociti in eccesso, tuttavia sotto questo aspetto è meglio consumarlo con discrezione perché attacca gli adipociti provocando una significativa riduzione di peso, e può influire sul funzionamento tiroideo, nove persone su dieci che consumano tè verde infatti sono gravemente sottopeso pur mangiando moltissimo.[29]. Questo, insieme all'inibizione della lipasi pancreatica (l'enzima pancreatico che digerisce i grassi) e al conseguente rallentamento con cui questi grassi vengono assorbiti per via linfatica dopo il pasto, rende conto dell'effetto ipotrigliceridemizzante (riduce i livelli di trigliceridi ematici circolanti).[30]. Inoltre il tè verde favorisce l'ossidazione dei grassi rispetto a quella degli zuccheri durante l'esercizio fisico moderato, e può migliorare la sensibilità all'insulina e la tolleranza al glucosio nel giovane adulto sano [31].

Sistema nervoso

Il tè verde ha globalmente un potente effetto neuroprotettivo.

Potrebbe avere un ruolo nella prevenzione e nel trattamento di malattie neurodegenerative: Parkinson[32] e Alzheimer[33][34].
L'epigallocatechina (EGCG) sopprime fortemente l'insorgenza e/o il danno neuronale da encefalite sperimentale autoimmune (modello animale della sclerosi multipla) indotta dalla proteina 139-151[35][36].
Un consumo maggiore di tè verde è associato ad una minore prevalenza di disturbi cognitivi nell'uomo[37].
È possibile che la L-teanina (amminoacido contenuto nel tè verde) possa avere un effetto anti-stress, inibendo l'eccitazione dei neuroni corticali[6].
I polifenoli del tè verde combattono i deficit cerebrali cognitivi dovuti alla sindrome da apnee ostruttive notturne (OSAS), caratterizzata da ipossia intermittente (le apnee notturne riducono l'apporto di ossigeno necessario al cervello durante il sonno)[38].

Malattie infiammatorie, autoimmuni e da radiazioni

I polifenoli del tè verde possono prevenire l'artrite reumatoide[39] nei ratti, oppure ne diminuiscono la severità dei sintomi, e riducono i sintomi in un modello murino di sindrome di Sjögren [40].

Il tè verde ha un potenziale applicativo nella prevenzione e nel trattamento di malattie infiammatorie, in quanto inibisce (oltre alla DOPA decarbossilasi) la istidina decarbossilasi, l'enzima che produce istamina[41].
Il tè verde potrebbe rappresentare un importante approccio farmacologico contro le malattie autoimmuni nell'uomo: oltre i noti effetti antinfiammatori ed antiapoptotici, in vitro ha dimostrato di inibire la trascrizione e la traduzione di diversi autoantigeni (SSB/La, SSA/Ro, DNA topoisomerasi I e altri)[42].
Un estratto di tè verde filtrato in acqua calda, applicato sulla cute per dieci minuti, tre volte al giorno, migliorerebbe entro 22 giorni il danno cutaneo da terapia radiante[43].

Organi di senso

L'EGCG protegge le cellule epiteliali del cristallino umano dall'apoptosi mediata dai mitocondri, attraverso la modulazione delle caspasi, della famiglia Bcl-2, delle vie MAPK e Akt. Questo rende utile il tè verde per la prevenzione della cataratta[44].

Malattie infettive

È stato dimostrato che l'EGCG, legando con alta affinità il recettore CD4 dei linfociti T helper sul sito dedicato alla gp120 virale (il dominio D1), inibisce il legame e l'ingresso del virus HIV nella cellula stessa. Sono sufficienti concentrazioni fisiologicamente rilevanti di EGCG (0.2 micromol/L). Questo significa che l'EGCG ha un potenziale di applicazione nella terapia contro l'infezione da HIV-1 (AIDS)[45].

Intossicazioni

Il tè verde potrebbe migliorare il quadro clinico nell'intossicazione da arsenico, comune nelle regioni del Bengala Occidentale (India), in cui si verifica iperproduzione di specie reattive dell'ossigeno (ROS) che producono danni permanenti al DNA. È stato dimostrato che, in vitro, i polifenoli del tè riducevano significativamente i danni del DNA indotti da arsenico in linfociti umani [46].

Cautela
Evidenze farmacologiche e tossicologiche mostrano che i polifenoli del tè verde possano causare stress ossidativo e tossicità epatica a determinate concentrazioni[47][48]. Questo impone cautela nel consumo di estratti di tè concentrati. In particolare si raccomanda cautela nel consumo di tè verde in gravidanza.
Il tè verde interagisce in maniera sfavorevole con un farmaco utilizzato nella terapia del mieloma multiplo, il bortezomib (Velcade, anticorpo monoclonale)[49]. Le molecole di EGCG contenute nel tè verde si legano alle molecole di bortezomib, impedendo a queste di legarsi alle cellule tumorali e di danneggiarle.[49].


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:The_vert_recolte.jpg?uselang=it


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Green_tea

Green tea
From Wikipedia, the free encyclopedia

Green tea is made solely with the leaves of Camellia sinensis that have undergone minimal oxidation during processing. Green tea originates from China[1] and has become associated with many cultures in Asia from Japan and South Korea to the Middle East. Recently, it has become more widespread in the West, where black tea is traditionally consumed. Many varieties of green tea have been created in countries where they are grown. These varieties can differ substantially due to variable growing conditions, horticulture,[2] production processing, and harvesting time.

Over the last few decades green tea has been subjected to many scientific and medical studies to determine the extent of its long-purported health benefits, with some evidence suggesting that regular green tea drinkers have lower chances of heart disease[3] and of developing certain types of cancer.[4] Although green tea does not raise the metabolic rate enough to produce immediate weight loss, a green tea extract containing polyphenols and caffeine has been shown to induce thermogenesis and stimulate fat oxidation, boosting the metabolic rate 4% without increasing the heart rate.[5]

According to a survey released by the United States Department of Agriculture in 2007,[6] the mean content of flavonoids in a cup of green tea is higher than that in the same volume of other food and drink items that are traditionally considered of health contributing nature, including fresh fruits, vegetable juices or wine. Flavonoids are a group of phytochemicals in most plant products that are responsible for such health effects as anti-oxidative and anticarcinogenic functions.[6] However, as a tea information site points out, the content varies dramatically amongst different tea products,[7] basing on the same USDA survey.

Steeping

Steeping is the process of making a cup of tea; it is also referred to as brewing. Generally, two grams of tea per 100ml of water, or about one teaspoon of green tea per five-ounce cup (150ml), should be used. With very high quality teas like gyokuro, more than this amount of leaf is used, and the leaf is steeped multiple times for short durations.

Green tea steeping time and temperature varies with different tea. The hottest steeping temperatures are 180°F to 190°F (81°C to 87°C) water and the longest steeping times two to three minutes. The coolest brewing temperatures are 140°F to 160°F (61°C to 69°C) and the shortest times about 30 seconds. In general, lower quality green teas are steeped hotter and longer, while higher quality teas are steeped cooler and shorter. Steeping green tea too hot or too long will result in a bitter, astringent brew, regardless of the initial quality. It is thought that excessively hot water results in tannin chemical release, which is especially problematic in green teas as they have higher contents of these. High quality green teas can be and usually are steeped multiple times; two or three steepings is typical. The steeping technique also plays a very important role in avoiding the tea developing an overcooked taste. Preferably, the container in which the tea is steeped or teapot should also be warmed beforehand so that the tea does not immediately cool down. It is common practice for tea leaf to be left in the cup or pot and for hot water to be added as the tea is drunk until the flavor degrades.

Health effects

Green tea contains salubrious polyphenols, particularly catechins, the most abundant of which is epigallocatechin gallate. Green tea also contains carotenoids, tocopherols, ascorbic acid (vitamin C), minerals such as chromium, manganese, selenium or zinc, and certain phytochemical compounds. It is a more potent antioxidant than black tea,[12] although black tea has substances which green tea does not such as theaflavin.

In vitro, animal, preliminary observational, and clinical human studies suggest that green tea can reduce the risk of cardiovascular disease, dental cavities, kidney stones, and cancer, while improving bone density and cognitive function. However, the human studies are inconsistent.[12]

Green tea consumption is associated with reduced heart disease in epidemiological studies. Animal studies have found that it can reduce cholesterol. However, several small, brief human trials found that tea consumption did not reduce cholesterol in humans. In 2003 a randomized clinical trial found that a green tea extract with added theaflavin from black tea reduced cholesterol.[13]

A study performed at Birmingham (UK) University, showed that average fat oxidation rates were 17% higher after ingestion of green tea extract than after ingestion of a placebo.[14] Similarly, the contribution of fat oxidation to total energy expenditure was also significantly higher by a similar percentage following ingestion of green tea extract. This implies that ingestion of green tea extract can not only increase fat oxidation during moderately intensive exercise but also improve insulin sensitivity and glucose tolerance in healthy young men.

A study performed at the Queen Margaret University, Edinburgh looked at the effects of short-term green tea consumption on a group of students between the ages of 19–37.[15] Participants were asked not to alter their diet and to drink 4 cups of green tea per day for 14 days. The results showed that short-term consumption of commercial green tea reduces systolic and diastolic Blood Pressure, fasting total cholesterol, body fat and body weight. These results suggest a role for green tea in decreasing established potential cardiovascular risk factors. This study also suggests that reductions may be more pronounced in the overweight population where a significant proportion are obese and have a high risk of cardiovascular disease.

In a study performed at the Israel Institute of Technology, it was shown that the main antioxidant polyphenol of green tea extract, EGCG, when fed to mice induced with Parkinson's and Alzheimer's disease, helped to protect brain cells from dying, as well as 'rescuing' already damaged neurons in the brain, a phenomenon called neurorescue or neurorestoration. The findings of the study, led by Dr. Silvia Mandell, were presented at the Fourth International Scientific Symposium on Tea and Human Health in Washington D.C., in 2007. Resulting tests underway in China, under the auspices of the Michael J. Fox Foundation, are being held on early Parkinson's patients.[16]

A study [17] performed at the National institute of Chemistry in Ljubljana, Slovenia, demonstrated that EGCG from green tea inhibits an essential bacterial enzyme gyrase by binding to the ATP binding site of the B subunit. This activity probably contributes to the antimicrobial activity of green tea extract and may be responsible for the effectiveness of green tea in oral hygiene.

In a recent case-control study of the eating habits of 2,018 women, consumption of mushrooms and green tea was linked to a 90% lower occurrence of breast cancer.[18]

A recent study on rats at the University of Hong Kong, published in the February issue of Journal of Agricultural and Food Chemistry, found that the catechins in green tea were absorbed by the lens, retina and other parts of the eye.[19] The absorbed catechins reduced oxidative stress in the eye for up to 20 hours, suggesting that green tea may be effective in preventing glaucoma and other diseases of the eye.

History

Tea consumption has its legendary origins in China of more than 4,000 years ago.[20] Green tea has been used as both a beverage and a method of traditional medicine in most of Asia, including China, Japan, Taiwan, Vietnam, Korea and Thailand, to help everything from controlling bleeding and helping heal wounds to regulating body temperature, blood sugar and promoting digestion.

The Kissa Yojoki (Book of Tea), written by Zen priest Eisai in 1191, describes how drinking green tea can have a positive effect on the five vital organs, especially the heart. The book discusses tea's medicinal qualities, which include easing the effects of alcohol, acting as a stimulant, curing blotchiness, quenching thirst, eliminating indigestion, curing beriberi disease, preventing fatigue, and improving urinary and brain function. Part One also explains the shapes of tea plants, tea flowers, and tea leaves, and covers how to grow tea plants and process tea leaves. In Part Two, the book discusses the specific dosage and method required for individual physical ailments.

Unproven claims

Green tea has been credited with providing a wide variety of health benefits. However, many of these claims have not been validated by scientific evidence. Any claims for which academic citations are currently missing are listed here:

Stopping certain neurodegenerative diseases such as Alzheimer's and Parkinson's.
The prevention and treatment of cancer.[21][22] See also flavonoid and cancer.
Treating multiple sclerosis.[23]
Preventing the degradation of cell membranes by neutralizing the spread of free radicals which occur during oxidation process.[dubious – discuss]
Reducing the negative effects of LDL cholesterol (bad cholesterol) by lowering levels of triglycerides and increasing the production of HDL cholesterol (good cholesterol).
Japanese researchers claim that drinking five cups of green tea a day can burn 70 to 80 extra calories.
Dr. Nicholas Perricone, a self-proclaimed anti-aging specialist, appeared on The Oprah Winfrey Show and told Oprah's viewers they can lose ten lbs. (4.5 kg) in six weeks drinking green tea instead of coffee.
Some green tea lovers commonly restrict their intake of the stimulants it contains — equivalent to about a third the amount of caffeine found in coffee[24][dubious – discuss]. Too much caffeine can cause nausea, insomnia, or frequent urination.[25]

United States Food and Drug Administration

The article Tea: A Story of Serendipity[26] appeared in the March 1996 issue of the United States Food and Drug Administration Consumer Magazine and looked at the potential benefits of green tea. At that time the FDA had not done any reviews of the potential benefits of green tea and was waiting to do so until health claims were filed. The FDA has since denied two petitions to make qualified health claims as to the health benefits of green tea.[27]

On June 30, 2005, in response to "Green Tea and Reduced Risk of Cancer Health Claim", the FDA stated: "FDA concludes that there is no credible evidence to support qualified health claims for green tea consumption and a reduced risk of gastric, lung, colon/rectal, esophageal, pancreatic, ovarian, and combined cancers. Thus, the FDA is denying these claims. However, the FDA concludes that there is very limited credible evidence for qualified health claims specifically for green tea and breast cancer and for green tea and prostate cancer, provided that the qualified claims are appropriately worded so as to not mislead consumers."[28]

On May 9, 2006, in response to "Green Tea and Reduced Risk of Cardiovascular Disease", the FDA concluded "there is no credible evidence to support qualified health claims for green tea or green tea extract and a reduction of a number of risk factors associated with CVD."[29]

However in October 2006, the FDA approved an ointment based on green tea. New Drug Application (NDA) number N021902, for kunecatechins ointment 15% (proprietary name Veregen) was approved on October 31, 2006,[30] and added to the "Prescription Drug Product List" in October 2006.[31] Kunecatechins ointment is indicated for the topical treatment of external genital and perianal warts.[32]

Scientific studies

According to research reported at the Sixth International Conference on Frontiers in Cancer Prevention, sponsored by the American Association for Cancer Research, a standardized green tea polyphenol preparation (Polyphenon E) limits the growth of colorectal tumors in rats treated with a substance that causes the cancer. "Our findings show that rats fed a diet containing Polyphenon E are less than half as likely to develop colon cancer," Dr. Hang Xiao, from the Ernest Mario School of Pharmacy at Rutgers University, Piscataway, New Jersey, noted in a statement.

A study published in the September 13, 2006 issue of the Journal of the American Medical Association concluded "Green tea consumption is associated with reduced mortality due to all causes and due to cardiovascular disease but not with reduced mortality due to cancer." The study, conducted by the Tohoku University School of Public Policy in Japan, followed 40,530 Japanese adults, ages 40–79, with no history of stroke, coronary heart disease, or cancer at baseline beginning in 1994. The study followed all participants for up to 11 years for death from all causes and for up to 7 years for death from a specific cause. Participants who consumed 5 or more cups of tea per day had a 16 percent lower risk of all-cause mortality and a 26 percent lower risk of cardiovascular disease ("CVD") than participants who consumed less than one cup of tea per day. The study also states, "If green tea does protect humans against CVD or cancer, it is expected that consumption of this beverage would substantially contribute to the prolonging of life expectancy, given that CVD and cancer are the two leading causes of death worldwide."[33] [34]

A study in the February 2006 edition of the American Journal of Clinical Nutrition concluded "A higher consumption of green tea is associated with a lower prevalence of cognitive impairment in humans."[35][36][dubious – discuss]

In May 2006, researchers at Yale University School of Medicine weighed in on the issue with a review article that looked at more than 100 studies on the health benefits of green tea. They pointed to what they called an "Asian paradox," which refers to lower rates of heart disease and cancer in Asia despite high rates of cigarette smoking. They theorized that the 1.2 liters of green tea that is consumed by many Asians each day provides high levels of polyphenols and other antioxidants. These compounds may work in several ways to improve cardiovascular health, including preventing blood platelets from sticking together (this anticoagulant effect is the reason doctors warn surgical patients to avoid green tea prior to procedures that rely on a patient's clotting ability) and improving cholesterol levels, said the researchers, whose study appeared in the May issue of the Journal of the American College of Surgeons. Specifically, green tea may prevent the oxidation of LDL cholesterol (the "bad" type), which, in turn, can reduce the buildup of plaque in arteries, the researchers wrote.[37]

A study published in the August 22, 2006 edition of Biological Psychology looked at the modification of the stress response via L-Theanine, a chemical found in green tea. It "suggested that the oral intake of L-Theanine could cause anti-stress effects via the inhibition of cortical neuron excitation."[38]

In a double-blind, randomized, placebo-controlled trial conducted by Division of Cardiovascular Medicine, Vanderbilt University Medical Center, Nashville, Tennessee; 240 adults were given either theaflavin-enriched green tea extract in form of 375 mg capsule daily or a placebo. After 12 weeks, patients in the tea extract group had significantly less low-density lipoprotein cholesterol (LDL-C) and total cholesterol (16.4% and 11.3% lower than baseline, p<0.01) than the placebo group. The author concluded that theaflavin-enriched green tea extract can be used together with other dietary approaches to reduce LDL-C.

A study published in the January, 2005 edition of the American Journal of Clinical Nutrition concluded "Daily consumption of tea containing 690 mg catechins for 12 wk reduced body fat, which suggests that the ingestion of catechins might be useful in the prevention and improvement of lifestyle-related diseases, mainly obesity." [39]

According to a Case Western Reserve University School of Medicine study published in the April 13, 2005 issue of the Proceedings of the National Academy of Sciences, antioxidants in green tea may prevent and reduce the severity of rheumatoid arthritis. The study examined the effects of green tea polyphenols on collagen-induced arthritis in mice, which is similar to rheumatoid arthritis in humans. In each of three different study groups, the mice given the green tea polyphenols were significantly less likely to develop arthritis. Of the 18 mice that received the green tea, only eight (44 percent) developed arthritis. Among the 18 mice that did not receive the green tea, all but one (94 percent) developed arthritis. In addition, researchers noted that the eight arthritic mice that received the green tea polyphenols developed less severe forms of arthritis.

A German study found that an extract of green tea and hot water (filtered), applied externally to the skin for 10 minutes, three times a day could help people with skin damaged from radiation therapy (after 16–22 days).[40]

A study published in the December 1999 American Journal of Clinical Nutrition found that "Green tea has thermogenic properties and promotes fat oxidation beyond that explained by its caffeine content per se. The green tea extract may play a role in the control of body composition via sympathetic activation of thermogenesis, fat oxidation, or both."[41]

In lab tests, EGCG, found in green tea, was found to prevent HIV from attacking T-Cells. However, it is not yet known if this has any effect on humans.[42]

A study in the August, 2003 issue of a new potential application of Cellular and Molecular Life Sciences found that "a new potential application of (–)-epigallocatechin-3-gallate [a component of green tea] in prevention or treatment of inflammatory processes is suggested" [43]

However, pharmacological and toxicological evidence does indicate that green tea polyphenols can in fact cause oxidative stress and liver toxicity in vivo at certain concentrations.[44] This would imply that consumers should exercise caution when consuming herbal products produced from concentrated green tea extract. Other evidence presented in the review cautions against the drinking of green tea by pregnant women.[45]

A more frequent consumption of green tea was associated with a lower prevalence of depressive symptoms in a Japanese study.[46] Researchers conducted a cross-sectional study in 1,058 community-dwelling elderly Japanese individuals 70 years of age. The prevalence of mild and severe depressive symptoms was 34.1 percent and 20.2 percent, respectively. After adjustment for confounding factors, the odds ratios for mild and severe depressive symptoms when higher green tea consumption was compared with green tea consumption of 1 cup/d were: 2 to 3 cups green tea/d and 4 cups green tea/d. Similar relations were also observed in the case of severe depressive symptoms.

Drug interactions

A 2009 study at the University of Southern California using mouse models showed that several of the polyphenolic ingredients of green tea, such as EGCG, can bind with the anticancer drug bortezomib, significantly reducing its bioavailability and thereby rendering it therapeutically useless.[47] This chemical reaction between EGCG and bortezomib is highly specific and depends on the presence of a boronic acid functional group in the bortezomib molecule. Dr. Schönthal, who headed the study, suggests that consumption of green tea, concentrated green tea extract, and other green tea products (such as EGCG capsules) be strongly contraindicated for patients undergoing bortezomib treatment.[48]

Caffeine

Unless specifically decaffeinated, green tea contains caffeine.[49] While coffee and tea are both sources of caffeine, the amount of caffeine in any single serving of these beverages varies significantly. An average serving of brewed coffee contains 145 mg of caffeine, the same serving size of green tea provides 25 mg (black tea provides 47–60 mg and white tea 15 mg).[50] One of the more confusing aspects of caffeine content is the fact that while coffee contains less caffeine than tea when measured in its dry form, the caffeine content of a prepared cup of coffee is significantly higher than the caffeine content of a prepared cup of tea.[51]

Safety
Epigallocatechin gallate#Drug Interactions

In 2008 the US Pharmacopeia reviewed the safety of green tea extract. It found 216 case reports, 34 on liver damage, of which 27 were categorized as possible and 7 were categorized as probable. Potential for adverse effects is increased when extracts are used, particularly on an empty stomach.[52][53]


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Green_tea_leaves.jpg
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MessaggioOggetto: Re: Camellia japonica - Camellia sinensis   Sab 18 Giu 2011 - 9:12

Buondì Admin, più faccio ricerche e più scopro mitologie, storie e leggende legate al tè.

Oggi riporto qualche stralcio della ricchissima documentazione che riguarda la "Storia del tè" tratta da wikipedia,per approfondimenti consiglio la visione ai vari link originali.

Buona lettura!


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_t%C3%A8_in_Cina

Storia del tè in Cina
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Statua di Lù Yǔ (陸羽, 733-804), l'autore del Canone del tè ((茶経, pinyin: Chájīng), a Xi'an.
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Lu_Yu.jpg

« Le circostanze nelle quali si beve hanno motivi profondi! Per placare la sete si beve acqua, per dare conforto alla melanconia si beve vino, per scacciare il torpore e la sonnolenza si beve tè. »

(Lù Yǔ, Chájīng cap. VI))

Un antico e diffuso racconto cinese narra che il leggendario imperatore Shénnóng (神農) durante le sedute di preghiera era solito bere dell'acqua di fonte scaldata a fuoco vivo. Un giorno delle foglie di Camelia caddero sull'acqua bollente e quasi istantaneamente ne rivelarono aromi e fragranze piacevoli. Da allora l'uso e la coltivazione di questo infuso e della sua pianta si allargarono a macchia d'olio in estremo oriente tramandando di generazione in generazione usi e costumi, realizzando dei veri e propri riti propiziatori prima di assumere la bevanda.

Al di là dei racconti leggendari è piuttosto difficile, dal punto di vista storico, risalire con certezza all'epoca in cui si è iniziato a consumare del tè in Cina, paese nel quale, va ricordato, l'umanità ha iniziato a consumare questa bevanda avviandola anche come cultura materiale.

Nelle redazioni più antiche (III secolo d.C.) dello Shénnóng běncǎo jīng (神農本草經), trattato di medicina e di classificazione delle erbe attribuito al mitico Shénnóng, non compare alcun riferimento al tè. La prima classificazione del tè in questa opera compare solo nella redazione del VII secolo.

Un riferimento al tè potrebbe comparire nella ode, tra le altre, n.35 dello Shī jīng (詩經), opera la cui redazione è iniziata presumibilmente prima del X secolo a.C. e la cui sistematizzazione è attribuita a Confucio (VI secolo a.C.). Tuttavia è molto probabile che il carattere che vi compare, 荼 (tú) indichi una pianta differente dal tè, il sonchus oleraceus[1]. Infatti l' Ěryǎ (爾雅, Dizionario letterario) opera risalente per alcune parti al III secolo a.C. offre come definizione di 荼 (pinyin tú) il termine 苦菜 (pinyin kǔcài, erba amara), che corrisponde proprio al sonchus oleraceus, erba tutt'oggi utilizzata nella cucina cinese. Lo stesso Ěryǎ descrive il carattere 檟 (pinyin: jiǎ) con il carattere 荼 (pinyin tú) qualificandolo come amaro.

Guō Pú (郭璞, 276-324) nel suo "Commento all' Ěryǎ" (爾雅注, Ěryǎ zhù) spiega che 檟 (pinyin: jiǎ) è una pianta da cui si ricava un infuso: le prime foglie sono chuăn quelle più tardive sono tú, in questo caso, invece, l'autore potrebbe riferirsi proprio alla piante del tè.

Nel Sānguó Zhì (三國志, III secolo) compilato da Chén Shòu (陳壽, 233-297) viene riportato che Sūn Haò (孫皓, regno: 264-280) l'ultimo imperatore del Regno di Wú (吳) nel corso di un banchetto fece segretamente servire del chuăn al posto del vino di cereali al grande precettore Wéi Yào (韋曜).

Nel Guǎngyǎ ( 廣雅/广雅) redatto da Zhāng Yī (張揖, ?-227/232) viene riportato che nel Sichuan e nello Hubei le foglie di tè dopo essere state raccolte venivano pressate in tavolette e quindi arrostite fino a prendere un colore argilloso, infine sminuzzate per le infusioni o i decotti in cui venivano aggiunte cipolla, zenzero e scorza di mandarino.

Nelle prime redazioni del classico cinese sull'agricoltura, il Qí mín yào shù (齊民要術, VI secolo d.C.) non compare alcun riferimento alla coltivazione del tè, ciò è probabilmente dovuto al fatto che tale pianta fino a quel momento non veniva coltivata essendo le foglie del tè raccolte da piante selvatiche (Cortesi, 1946).

Inoltre sembrerebbe accertato che almeno fino al VI secolo in Cina la bevanda del tè fosse utilizzata come medicinale e preparata come decotto piuttosto che come infuso (Ukers, 1935)

Per Lù Yǔ (陸羽, 733-804) nel suo Canone del tè (茶経, pinyin: Chájīng) il carattere 檟 (pinyin: jiǎ) è sinonimo di 茶 (pinyin chá) ovvero del tè. Così il Chájīng (1,1) di Lù Yǔ «I caratteri per indicare il tè hanno talora il radicale[2] "erba", talora il radicale "albero", talora "erba" e "albero" insieme. Con il radicale "erba" si fa il carattere chá [茶]. Questo carattere compare nel Kaiyuan wenzi yinyi[3]. Con il radicale "albero" si fa il carattere jiǎ [檟]. Questo carattere appare nel Bencao. Con "erba" e "albero" insieme si fa il carattere tú [荼]. Questo carattere appare nello Erya.»[4].

I caratteri 荼 (pinyin tú) e 茶 (pinyin chá) anche se sembrano simili conservano delle precise differenze, ma nel VII capitolo del Chájīng, quando riporta i riferimenti in opere anteriore alla sua, Lù Yǔ sostituisce sistematicamente tú con chá.

Come nota Marco Ceresa, nella sua introduzione al Canone del tè di Lù Yǔ[5], «In conclusione, è possibile supporre che tú [荼] significasse tè già in epoca molto antica, anche se non si hanno precisi riferimenti al suo uso come bevanda. Probabilmente il fatto che tú avesse due significati principali, ovvero "erba amara" (cioè cicerbita, cicoria, lattuga eccetera) e tè, poteva creare confusione, pertanto si provvide a cambiarne l'aspetto grafico quando il carattere si riferiva al tè.».

Nel suo commentario allo Shìshuō xīnyǔ (世說新語, Annali degli Han Anteriori), Yán Shīgǔ (顏師古, 581–645) sostiene tale che differenziazione avvenne sotto la Dinastia Han.

Tuttavia la divisione dei termini 荼 (pinyin tú) e 茶 (pinyin chá) si concretizzò con la diffusione del Canone del tè di Lù Yǔ nel IX secolo.

La sovrapposizione di questi due caratteri e il fatto che potessero indicare sia il tè che altre erbe, queste "amare", rende difficile stabilire con contezza quando le antiche fonti cinesi indichino il tè e quando altre erbe.

Il Chajing di Lu Yu è il capostipite di una importante tradizione di saggi dedicati al tè, o a specifici aspetti della sua preparazione. Nel corso dell'epoca imperiale in Cina sono stati scritti oltre cento chashu 茶書, trattati sul tè. Circa meta di questi ci sono pervenuti come testi interi o come frammenti di una certa lunghezza.[6]

In Cina si usa suddividere la storia del tè secondo la successione delle dinastie imperiali, facendo riferimento ai sistemi di lavorazione delle foglie e preparazione della bevanda descritti nei principali chashu di ogni dinastia:

Dinastia Tang

Il testo più importante è rappresentato dal Chajing di Lu Yu, cui si aggiungono il Jiancha shuiji 煎茶水記 di Zhang Youxin 張又新, interamente dedicato alla classificazione delle acque più adatte alla preparazione del tè, e altri sei testi pervenutici solo come frammenti.[7]

La lavorazione del tè descritta nel Chajing prevedeva le seguenti fasi: raccolta, vaporizzatura delle foglie, battitura, posa negli stampi, essiccazione e affinamento. Il prodotto finito si presentava in forma di pani di tè pressato.

Il sistema di preparazione prescritto da Lu Yu era quello del tè bollito zhucha 煮茶 o jiancha 煎茶. Per preparare la bevanda si prendeva un pezzetto di tè pressato, lo si abbrustoliva, una volta raffreddato lo si polverizzava e si versava la polvere di tè dentro a un calderone di acqua bollente precedentemente salata. Poi il decotto veniva servito nelle tazze servendosi di un mestolo.

Note

^ La frase dell'ode è la seguente: 誰謂荼苦 (shuí wèi tú gǔ ), dove il poeta si domanda: "Chi ha detto che 荼 [tú] è amaro?"
^ Per "radicale" si intende il componente principale di un carattere cinese.
^ Opera dell'VIII secolo andata perduta.
^ In italiano da: Lu Yu. Il Canone del tè. Milano, Leonardo, 1990, pag.31.
^ Op. cit. pag. 18.
^ Marco Ceresa, "Oltre il Chajing: Trattati sul tè di epoca Tang", Annali IUO, 1993, pp.193-210
^ Ibid.



FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/History_of_tea

History of tea
From Wikipedia, the free encyclopedia

The history of tea is long and complex, spreading across multiple cultures over the span of thousands of years. Although tales exist in regards to the beginnings of tea being used as a beverage, no one is sure of its exact physical and cultural origins.

Geographic origins

According to Mondal (2007, p. 519): "Camellia sinensis originated in southeast Asia, specifically around the intersection of latitude 29°N and longitude 98°E, the point of confluence of the lands of northeast India, north Burma, southwest China and Tibet. The plant was introduced to more than 52 countries, from this ‘centre of origin’."

Based on morphological differences between the Assamese and Chinese varieties, botanists have long asserted a dual botanical origin for tea; however, statistical cluster analysis, the same chromosome number (2n=30), easy hybridization, and various types of intermediate hybrids and spontaneous polyploids all appear to demonstrate a single place of origin for Camellia sinensis — the area including the northern part of Burma, and Yunnan and Sichuan provinces of China.[1] According to this theory, tea plants in southeast Asia may have been the products of the 19th century and 20th century hybridizing experiments.[citation needed]

Yunnan Province has also been identified as "the birthplace of tea…the first area where humans figured out that eating tea leaves or brewing a cup could be pleasant."[2] Fengqing County in the Lincang City Prefecture of Yunnan Province in China is said to be home to the world's oldest cultivated tea tree, some 3,200 years old.[3][4]

Origin myths

In one popular Chinese legend, Shennong, the legendary Emperor of China and inventor of agriculture and Chinese medicine was drinking a bowl of just boiled water some time around 2737 BC when a few leaves were blown from a nearby tree into his water, changing the color. The emperor took a sip of the brew and was pleasantly surprised by its flavor and restorative properties. A variant of the legend tells that the emperor tested the medical properties of various herbs on himself, some of them poisonous, and found tea to work as an antidote.[5] Shennong is also mentioned in Lu Yu's famous early work on the subject, Cha Jing.[6] A similar Chinese legend goes that the god of agriculture would chew the leaves, stems, and roots of various plants to discover medicinal herbs. If he consumed a poisonous plant, he would chew tea leaves to counteract the poison.[7]

A rather gruesome legend dates back to the Tang Dynasty. In the legend, Bodhidharma, the founder of Chan Buddhism, accidentally fell asleep after meditating in front of a wall for nine years. He woke up in such disgust at his weakness that he cut off his own eyelids. They fell to the ground and took root, growing into tea bushes.[8] Sometimes, another version of the story is told with Gautama Buddha in place of Bodhidharma.[9]

Whether or not these legends have any basis in fact, tea has played a significant role in Asian culture for centuries as a staple beverage, a curative, and a status symbol. It is not surprising, therefore, that theories of its origin are often religious or royal in nature.

Early history

China
Main article: History of tea in China

The Chinese have consumed tea for thousands of years. People of the Han Dynasty used tea as medicine (though the first use of tea as a stimulant is unknown). China is considered to have the earliest records of tea consumption,[10][11] with records dating back to the 10th century BC.[10]

Laozi (ca. 600-517 BC), the classical Chinese philosopher, described tea as "the froth of the liquid jade" and named it an indispensable ingredient to the elixir of life. Legend has it that master Lao was saddened by society's moral decay and, sensing that the end of the dynasty was near, he journeyed westward to the unsettled territories, never to be seen again. While passing along the nation's border, he encountered and was offered tea by a customs inspector named Yin Hsi. Yin Hsi encouraged him to compile his teachings into a single book so that future generations might benefit from his wisdom. This then became known as the Dao De Jing, a collection of Laozi's sayings.

In 59 BC, Wang Bao wrote the first known book with instructions on buying and preparing tea.

In 220 AD, famed physician and surgeon Hua Tuo wrote Shin Lun, in which he describes tea's ability to improve mental functions.

During the Sui Dynasty (589-618 AD) tea was introduced to Japan by Buddhist monks.

The Tang Dynasty writer Lu Yu's (simplified Chinese: 陆羽; traditional Chinese: 陸羽; pinyin: lùyǔ) Cha Jing (The Classic of Tea) (simplified Chinese: 茶经; traditional Chinese: 茶經; pinyin: chá jīng) is an early work on the subject. (See also Tea Classics) According to Cha Jing tea drinking was widespread. The book describes how tea plants were grown, the leaves processed, and tea prepared as a beverage. It also describes how tea was evaluated. The book also discusses where the best tea leaves were produced. Teas produced in this period were mainly tea bricks which were often used as currency, especially further from the center of the empire where coins lost their value.

During the Song Dynasty (960-1279), production and preparation of all tea changed. The tea of Song included many loose-leaf styles (to preserve the delicate character favored by court society), but a new powdered form of tea emerged. Steaming tea leaves was the primary process used for centuries in the preparation of tea. After the transition from compressed tea to the powdered form, the production of tea for trade and distribution changed once again. The Chinese learned to process tea in a different way in the mid-13th century. Tea leaves were roasted and then crumbled rather than steamed. This is the origin of today's loose teas and the practice of brewed tea.

Tea production in China, historically, was a laborious process, conducted in distant and often poorly accessible regions. This led to the rise of many apocryphal stories and legends surrounding the harvesting process. For example, one story that has been told for many years is that of a village where monkeys pick tea. According to this legend, the villagers stand below the monkeys and taunt them. The monkeys, in turn, become angry, and grab handfuls of tea leaves and throw them at the villagers.[12] There are products sold today that claim to be harvested in this manner, but no reliable commentators have observed this firsthand, and most doubt that it happened at all.[13] For many hundreds of years the commercially used tea tree has been, in shape, more of a bush than a tree.[14] "Monkey picked tea" is more likely a name of certain varieties than a description of how it was obtained.[15]

In 1391, the Ming court issued a decree that only loose tea would be accepted as a "tribute". As a result, loose tea production increased and processing techniques advanced. Soon, most tea was distributed in full-leaf, loose form and steeped in earthenware vessels.


Hong Kong
See also: Hong Kong tea culture

In Hong Kong, apart from the yum cha culture of southern China, a localised version of English tea was developed, the Hong Kong-style milk tea.

Japan

Tea use spread to Japan about the sixth century.[16] Tea became a drink of the religious classes in Japan when Japanese priests and envoys, sent to China to learn about its culture, brought tea to Japan. Ancient recordings indicate the first batch of tea seeds were brought by a priest named Saichō (最澄?, 767-822) in 805 and then by another named Kūkai (空海?, 774-835) in 806. It became a drink of the royal classes when Emperor Saga (嵯峨天皇?), the Japanese emperor, encouraged the growth of tea plants. Seeds were imported from China, and cultivation in Japan began.

In 1191, the famous Zen priest Eisai (栄西?, 1141-1215) brought back tea seeds to Kyoto. Some of the tea seeds were given to the priest Myoe Shonin, and became the basis for Uji tea. The oldest tea specialty book in Japan, Kissa Yōjōki (喫茶養生記?, How to Stay Healthy by Drinking Tea), was written by Eisai. The two-volume book was written in 1211 after his second and last visit to China. The first sentence states, "Tea is the ultimate mental and medical remedy and has the ability to make one’s life more full and complete." Eisai was also instrumental in introducing tea consumption to the warrior class, which rose to political prominence after the Heian Period.

Green tea became a staple among cultured people in Japan—a brew for the gentry and the Buddhist priesthood alike. Production grew and tea became increasingly accessible, though still a privilege enjoyed mostly by the upper classes. The tea ceremony of Japan was introduced from China in the 15th century by Buddhists as a semi-religious social custom. The modern tea ceremony developed over several centuries by Zen Buddhist monks under the original guidance of the monk Sen no Rikyū (千 利休?, 1522-1591). In fact, both the beverage and the ceremony surrounding it played a prominent role in feudal diplomacy.

In 1738, Soen Nagatani developed Japanese sencha (煎茶?), literally roasted tea, which is an unfermented form of green tea. It is the most popular form of tea in Japan today. In 1835, Kahei Yamamoto developed gyokuro (玉露?), literally jewel dew, by shading tea trees during the weeks leading up to harvesting. At the end of the Meiji period (1868–1912), machine manufacturing of green tea was introduced and began replacing handmade tea.

Korea


Darye, Korean tea ceremony
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Korean_tea_ceremony_DSC04095.jpg

The first historical record documenting the offering of tea to an ancestral god describes a rite in the year 661 in which a tea offering was made to the spirit of King Suro, the founder of the Geumgwan Gaya Kingdom (42-562). Records from the Goryeo Dynasty (918-1392) show that tea offerings were made in Buddhist temples to the spirits of revered monks.

During the Joseon Dynasty (1392-1910), the royal Yi family and the aristocracy used tea for simple rites. The "Day Tea Rite" was a common daytime ceremony, whereas the "Special Tea Rite" was reserved for specific occasions. Toward the end of the Joseon Dynasty, commoners joined the trend and used tea for ancestral rites, following the Chinese example based on Zhu Xi's text formalities of Family.

Stoneware was common, ceramic more frequent, mostly made in provincial kilns, with porcelain rare, imperial porcelain with dragons the rarest. The earliest kinds of tea used in tea ceremonies were heavily pressed cakes of black tea, the equivalent of aged pu-erh tea still popular in China. However, importation of tea plants by Buddhist monks brought a more delicate series of teas into Korea, and the tea ceremony. Green tea, "chaksol" or "chugno," is most often served. However, other teas such as "Byeoksoryung" Chunhachoon, Woojeon, Jakseol, Jookro, Okcheon, as well as native chrysanthemum tea, persimmon leaf tea, or mugwort tea may be served at different times of the year.


Vietnam

Vietnamese green teas have been largely unknown outside of mainland Asia until the present day. Recent free-enterprise initiatives are introducing these green teas to outside countries through new export activities. Some specialty Vietnamese teas include Lotus tea and Jasmine tea. Vietnam also produces black and oolong teas in lesser quantities.

Vietnamese teas are produced in many areas that have been known for tea-house "retreats." For example some are, located amidst immense tea forests of the Lamdong highlands, where there is a community of ancient Ruong houses built at the end of the 18th century.

Tea spreads to the world

The earliest record of tea in a more occidental writing is said to be found in the statement of an Arabian traveler, that after the year 879 the main sources of revenue in Canton were the duties on salt and tea. Marco Polo records the deposition of a Chinese minister of finance in 1285 for his arbitrary augmentation of the tea taxes. The travelers Giovanni Batista Ramusio (1559), L. Almeida (1576), Maffei (1588), and Teixeira (1610) also mentioned tea. In 1557, Portugal established a trading port in Macau and word of the Chinese drink "chá" spread quickly, but there is no mention of them bringing any samples home. In the early 17th century, a ship of the Dutch East India Company brought the first green tea leaves to Amsterdam from China. Tea was known in France by 1636. It enjoyed a brief period of popularity in Paris around 1648. The history of tea in Russia can also be traced back to the seventeenth century. Tea was first offered by China as a gift to Czar Michael I in 1618. The Russian ambassador tried the drink; he did not care for it and rejected the offer, delaying tea's Russian introduction by fifty years. In 1689, tea was regularly imported from China to Russia via a caravan of hundreds of camels traveling the year-long journey, making it a precious commodity at the time. Tea was appearing in German apothecaries by 1657 but never gained much esteem except in coastal areas such as Ostfriesland.[17] Tea first appeared publicly in England during the 1650s, where it was introduced through coffee houses. From there it was introduced to British colonies in America and elsewhere.

Greece and Cyprus

Throughout Greece and Cyprus Greek tea (Greek τσάι or Tsai) is made with cinnamon and cloves.

India

Tea cultivation in India has somewhat ambiguous origins. Though the extent of the popularity of tea in Ancient India is unknown, it is known that the tea plant was a wild plant in India that was indeed brewed by local inhabitants of different regions. The cultivation and brewing of tea in India has a long history of applications in traditional systems of medicine and for consumption. Some cite the Sanjeevani tea plant first recorded reference of tea use in India. However, scientific studies have shown that Sanjeevani plant is in fact different plant and is not related tea.[18] The Singpho tribe and the Khamti tribe also validate that they have been consuming tea since the 12th century. However, commercial production of tea in India did not begin until the arrival of the British East India Company, at which point large tracts of land were converted for mass tea production.

The Chinese variety is used for Sikkim, Darjeeling tea, and the Assamese variety, clonal to the native to Assam, everywhere else. The British started commercial tea plantations in India and in Ceylon: "In 1824 tea plants were discovered in the hills along the frontier between Burma and Assam. The British introduced tea culture into India in 1836 and into Ceylon (Sri Lanka) in 1867. At first they used seeds from China, but later seeds from the clonal Assam plant were used."[19] Only black tea was produced until recent decades.

India was the top producer of tea for nearly a century, but was displaced by China as the top tea producer in the 21st century.[20] Indian tea companies have acquired a number of iconic foreign tea enterprises including British brands Tetley and Typhoo.[20] While India is the largest consumer of tea worldwide, the per-capita consumption of tea in India remains a modest 750 grams per person every year.[20]

Top station, 41 km (1 Hour) from Munnar, is aptly named, as it is home to some of the highest tea plantations in India. It lies on the state of Kerala and commands a panoramic view of rolling green hills.


A view of tea Plantations in Munnar, Kerala, India
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Munnar_Top_station.jpg

United Kingdom

The importing of tea into Britain began in the 1660s with the marriage of King Charles II to the Portuguese princess Catherine of Braganza, who brought to the court the habit of drinking tea.[21] On 25 September 1660 Samuel Pepys recorded in his diary: "I did send for a cup of tee (a China drink) of which I never had drank before."[22] It is probable that early imports came via Amsterdam or through sailors on eastern boats.[21]

Regular trade began in Guangzhou (Canton).[21] Trade was controlled by two monopolies: the Chinese Hongs (trading companies) and the British East India Company.[21] The Hongs acquired tea from 'the tea men' who had an elaborate supply chain into the mountains and provinces where the tea was grown.[21]

The East India Company brought back many products, of which tea was just one, but it was to prove one of the most successful.[21] It was initially promoted as a medicinal beverage or tonic.[21] By the end of the seventeenth century tea was taken as a drink, albeit mainly by the aristocracy.[21] In 1690 nobody would have predicted that by 1750 tea would be the national drink.[21] The origin of large trade in tea was the need for a return cargo from the East Indies. Merchantmen ships delivered fabrics manufactured in Britain to India and China but would return empty or partially full. To solve this problem the East India Company began a vigorous public relations campaign in England to popularize tea among the common people in Britain and develop it as a viable return cargo.[citation needed]

The escalation of tea importation and sales over the period 1690 to 1750 is mirrored closely by the increase in importation and sales of cane sugar: the British were not drinking just tea but sweet tea.[21] Thus, two of Britain's trading triangles were to meet within the cup: the sugar sourced from Britain's trading triangle encompassing Britain, Africa and the West Indies and the tea from the triangle encompassing Britain, India and China.[21]

The Manchu Emperor of China decreed that "China was the center of the world and had everything they could ever need, so all trade with foreigners must be paid for in Silver!" This caused British traders to pay China for its tea with silver bullion. Critics of the tea trade at this time would point to the damage caused to Britain's wealth by this loss of bullion.[21] As one alternative, Britain began exporting opium from the traditional growing regions of India. ( Now Pakistan and Afganistan.) British importation of opium in large amounts began in 1781 and between 1821 and 1837 import increased fivefold. The Qing government largely ignored the problem until the drug had spread widely in Chinese society, then made it illegal.

In another attempt to circumvent its dependence on Chinese tea, the East India Company sent Scottish botanist Robert Fortune to China to purchase and bring out of China tea plants, which were then taken to India, although it was the discovery of native varieties of tea plant in India which proved more important for the development of production there.

Tea became a very important item in Britain's global trade, contributing to Britain's global dominance by the end of the eighteenth century. To this day tea is seen worldwide as a symbol of 'Britishness', but also, to some, as a symbol of old British colonialism.[21]

The London 2012 section of the paralympic handover in Beijing included tea as part of the routine.[23] A cup or mug of tea in Britain is usually made in a different way than is common in China and other Eastern countries. Over 90% of tea consumed is black tea, often but not always with a small amount of milk and / or sugar added. The tea used is often contained in a tea bag. As of 2009 the UK can boast one commercial tea plantation with another planned. The existing one lies in Cornwall and is owned by the Tregothnan Estate. By 2015 another will lie in Pembrokeshire, Wales, owned by the Pembrokeshire Tea Company.

United States
Further information: American tea culture and Tea production in the United States

While coffee is by far more popular, hot brewed black tea is enjoyed both with meals and as a refreshment by much of the population. Similarly, iced tea is consumed throughout. In the Southern states sweet tea, sweetened with large amounts of sugar or an artificial sweetener and chilled, is the fashion. Outside the South, sweet tea is sometimes found, but primarily because of cultural migration and commercialization.[citation needed]

The American specialty tea market has quadrupled in the years from 1993–2008, now being worth $6.8 billion a year.[24] Similar to the trend of better coffee and better wines, this tremendous increase was partly due to consumers who choose to trade up. Specialty tea houses and retailers also started to pop up during this period.[25]

Tea consumption decreased in America sharply after the American Revolution, as "The Americans love it very much, but they had resolved to drink it no longer, as the famous duty on the tea had occasioned the war."[26] The Boston Tea Party was an act of protest by American colonists against the British Government in which they destroyed many crates of tea from the British East India Company ships in Boston Harbor. The incident, which took place on Thursday, December 16, 1773, has been seen as the breaking point of the disapproval of the British and helping to spark the American Revolution.[27]


Si consiglia anche la visione del seguente link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_t%C3%A8_in_Occidente
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