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 Albicocca - Prunus armeniaca

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Tila
Iniziato Sciamano
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MessaggioOggetto: Albicocca - Prunus armeniaca    Mer 17 Ago 2011 - 4:30


QUESTA SCHEDA CONTIENE INFORMAZIONI CHE POSSONO GENERARE SITUAZIONI DI PERICOLO E DANNI. I DATI PRESENTI HANNO SOLO UN FINE ILLUSTRATIVO E IN NESSUN CASO ESORTATIVO. PRIMA DI PROSEGUIRE SI PREGA DI LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE.



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Buondì a tutti,

stamani vedremo insieme le caratteristiche e molte curiosità legate a questa pianta e al suo frutto, l'albicocca è ricca di vitamine, utile per casi di stanchezza cronica e anemia.

In Europa veniva considerata un afrodisiaco, in Cina viene associata all'istruzione e alla medicina, è vittima di una superstizione, usata sin dall'antichità come rimedio per i tumori...

Dei documenti di wikipedia riporto solo qualche stralcio, perciò per approfondimenti vi consiglio la visione anche alla fonte originale.

Buona lettura Very Happy

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Albicocca

Albicocca
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'albicocca è il frutto dell'albicocco (Prunus armeniaca), famiglia delle Rosacee, genere Prunus, specie Prunus armeniaca.
La pianta appartiene alla stessa famiglia e genere di frutti quali la ciliegia, la pesca e la prugna. Con alcuni di questi sono stati prodotti vari ibridi molto apprezzati dai mercati in cui sono stati introdotti.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Apricots2.jpg

Origine e diffusione successiva

L'albicocco è una pianta originaria della Cina nordorientale al confine con la Russia. La sua presenza data più di 4000 anni di storia. Da lì si estese lentamente verso ovest attraverso l'Asia centrale sino ad arrivare in Armenia (da cui prese il nome) dove, si dice, venne scoperta da Alessandro Magno. I Romani la introdussero in Italia e in Grecia nel 70-60 a.C., ma la sua diffusione nel bacino del mediterraneo fu consolidata successivamente dagli arabi, infatti Albicocco deriva dalla parola araba Al-barquq. L'albicocca crescerebbe in natura selvatica in Cina da ben 4.000 anni. Oggi è diffuso in oltre 60 paesi e viene coltivato in climi caldi o temperati e relativamente asciutti.

L'albero e il frutto

Si presenta come alberello perenne (vive, cioè, per più di due anni consecutivi), che può raggiungere i 12-13 metri allo stato selvatico. Nelle coltivazioni, tuttavia, la pianta viene tenuta sotto i 3,5 metri. Ha una chioma a ombrello e tronco e rami sottili e leggermente contorti. Le foglie sono ellittiche, con punte acuminate e bordo seghettato e piccioli rosso violaceo. La larghezza media è di 7-8 cm, ma varia da una cultivar (varietà) all'altra, pur restando più larga di altre piante della medesima famiglia. I fiori sono molto simili ai loro cugini ciliegio, pruno e pesco. I fiori sono singoli, ma sbocciano a gruppetti che si situano all'attaccatura delle foglie. Hanno 5 sepali e petali, molti stami eretti e variano dal bianco puro ad un lieve rosato. La pianta viene impollinata usualmente dagli insetti (api) e non richiede impollinatura manuale. Tale frutto conta 48 calorie ogni 100 grammi di peso. Le stagionalità sono Giugno, Luglio, Agosto.

L'albicocca in cucina

Le albicocche vanno scelte ben mature e consumate entro pochi giorni dall'acquisto poiché sono frutti deperibili. Proprio per questa loro fragilità vengono conservate o trattate in numerosi modi: essiccate (specie negli USA), sciroppate e conservate in lattine o congelate. Altrettanto comuni sono i prodotti derivati: il succo, la marmellata e la gelatina di albicocca, molto usata in pasticceria per apricottare (da Apricot, il nome in inglese di tale frutto) torte e pasticcini. L'apricottatura consiste nello spennellare la superficie di una torta di gelatina di albicocche prima di glassarla. Un esempio classico di questa tecnica, molto diffusa, è la famosa torta Sacher.

Le albicocche vengono impiegate solitamente in preparazioni dolci di vario tipo come gelati, sorbetti, marmellate e gelatine, succhi e sciroppi, torte e pasticcini. Tuttavia il loro gusto lievemente acidulo le rende adatte anche ad accostamenti salati, come le salse di accompagnamento alle carni rosse.

Il seme dell'albicocca quanto quello della Pesca viene detto armellina. Le Armelline hanno usualmente un retrogusto gradevolmente amarognolo e vengono usate in pasticceria come essenza, come ingrediente negli amaretti, in sciroppi o liquori e in generale in abbinamento alle mandorle dolci per renderne più interessante il gusto. Tuttavia il loro consumo viene limitato ad un uso aromatico poiché, come le foglie e i fiori dell'albicocco, contengono un derivato dell'acido cianidrico che, ad alte dosi, risulterebbe altamente tossico. Sebbene nel tessuto delle piante questa sostanza sia presente in percentuali molto basse e non pericolose, le Armelline vanno mangiate con parsimonia ed è sconsigliabile farle mangiare ai bambini.

L'albicocca nella nutrizione

L'albicocca è ricca di vitamina B, C, PP, ma soprattutto di carotenoidi, precursori della vitamina A. Due etti di albicocche fresche forniscono il 100% del fabbisogno di vitamina A di un adulto. La vitamina A protegge le superfici dell'organismo, interne ed esterne. La sua carenza provoca secchezza della pelle e delle mucose respiratorie, digerenti e urinarie. La sua carenza può portare alla facile rottura delle unghie, alla presenza di capelli fragili e opachi, a certe difficoltà nella cicatrizzazione delle ferite, addirittura a un arresto nella crescita e a un'aumentata fragilità ossea. Ma le più note conseguenze della carenza di vitamina A sono le alterazioni dell'occhio e della vista: diminuzione della capacità visiva (specialmente notturna), lesioni della cornea fino alla cecità, infiammazioni delle palpebre con formazione di croste e caduta delle ciglia.

L'albicocca è ricca di magnesio, fosforo, ferro, calcio, potassio e questo ne fa un alimento irrinunciabile per chi è anemico, spossato, depresso, cronicamente stanco. Si raccomanda ai convalescenti, ai bambini nell'età della crescita e agli anziani, ma è sconsigliato a chi soffre di calcoli renali. Il frutto fresco è astringente, se essiccato lassativo.

Valori nutrizionali medi: carboidrati: 6,5; proteine: 0,4; grassi: 0,1; acqua: 86,3; calorie: 28. Parte edibile: 94%; calorie al lordo: 26. Vitamina A (retinolo equiv. 360 microgrammi/100 gr. p.e. - Fonte: Tabella INRAN) Potassio: 320 mg /100gr. p.e.

L'albicocca nella medicina alternativa
Avvertenza
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.

La tradizione della medicina antica riporta l'uso del cianuro ricavato dall'albicocco e dai suoi frutti contro l'esaurimento, l'ulcera e il tumore.

Per trattare quest'ultimo viene tutt'oggi ricavata una sostanza, il Laetrile, che dovrebbe rilasciare cianuro solo legandosi ad un enzima attivo nelle cellule cancerose, che sarebbero così colpite, trattate e distrutte direttamente dal veleno. La terapia è tuttora legale in Messico e in Australia. Numerosi paesi la ritengono inutile, se non dannosa: il dibattito (e la polemica in merito) è tuttora vivo e aperto.

Etimologia

Sull'etimologia della parola "albicocca" esiste qualche perplessità. La maggioranza degli studiosi concorda tuttavia sul fatto che la parola di riferimento sia araba ( al-barqūq ) e che questa sia stata adottata poi nel tardo latino praecox, nel senso di "precoce". Da essa deriverebbe la parola "percocca", usata essenzialmente per indicare una varietà di pesca e per un ibrido fra pesco e albicocco.


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Prunus_armeniaca

Prunus armeniaca
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'albicocco (Prunus armeniaca L.) è un albero appartenente alla famiglia delle Rosaceae. Albero da frutto per eccellenza, fu creduto da Linneo originario dell'Armenia - da qui deriva l'epiteto specifico "armeniaca" - ma la pianta era presente in Cina. Fu diffuso in Europa dagli arabi moltissimi secoli fa.

Descrizione

È una pianta di media grandezza, alta dai 5 ai 7 m. Tuttavia, le piante coltivate, raramente raggiungono i 3 metri, al fine di facilitare le operazioni di raccolta. Le foglie sono cuoriformi con il margine doppiamente seghettato. I fiori sono dotati di calice e corolla pentamenri, sono bianco-rosei, unici o appaiati. La fioritura avviene, come in tutti i Prunus, prima della fogliazione. I frutti sono delle drupe vellutate di colore giallo-arancio. Ultimamente si stanno diffondendo delle nuove varietà di albicocche la cui buccia è caratterizzata da un sovraccolore rosso.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Fiore_di_albicocco.jpg



FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Apricot

Apricot
From Wikipedia, the free encyclopedia

The apricot, Prunus armeniaca, is a species of Prunus, classified with the plum in the subgenus Prunus. The native range is somewhat uncertain due to its extensive prehistoric cultivation.

Description

It is a small tree, 8–12 m tall, with a trunk up to 40 cm diameter and a dense, spreading canopy. The leaves are ovate, 5–9 cm long and 4–8 cm wide, with a rounded base, a pointed tip and a finely serrated margin. The flowers are 2–4.5 cm diameter, with five white to pinkish petals; they are produced singly or in pairs in early spring before the leaves. The fruit is a drupe similar to a small peach, 1.5–2.5 cm diameter (larger in some modern cultivars), from yellow to orange, often tinged red on the side most exposed to the sun; its surface can be smooth (botanically described as: glabrous) or with very short hairs (botanically: pubescent). The single seed is enclosed in a hard stony shell, often called a "stone", with a grainy, smooth texture except for three ridges running down one side.[2][3]


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Apricots.jpg

It is a small tree, 8–12 m tall, with a trunk up to 40 cm diameter and a dense, spreading canopy. The leaves are ovate, 5–9 cm long and 4–8 cm wide, with a rounded base, a pointed tip and a finely serrated margin. The flowers are 2–4.5 cm diameter, with five white to pinkish petals; they are produced singly or in pairs in early spring before the leaves. The fruit is a drupe similar to a small peach, 1.5–2.5 cm diameter (larger in some modern cultivars), from yellow to orange, often tinged red on the side most exposed to the sun; its surface can be smooth (botanically described as: glabrous) or with very short hairs (botanically: pubescent). The single seed is enclosed in a hard stony shell, often called a "stone", with a grainy, smooth texture except for three ridges running down one side.[2][3]


History of cultivation

The apricot was known in Armenia during ancient times, and has been cultivated there for so long that it is often thought to have originated there.[4][5] Its scientific name Prunus armeniaca (Armenian plum) derives from that assumption. For example, De Poerderlé, writing in the 18th century, asserted "Cet arbre tire son nom de l'Arménie, province d'Asie, d'où il est originaire et d'où il fut porté en Europe ..." ("this tree takes its name from Armenia, province of Asia, where it is native, and whence it was brought to Europe ...").[6] An archaeological excavation at Garni in Armenia found apricot seeds in an Eneolithic-era site.[7] However, the Vavilov center of origin locates the origin of the apricot's domestication in the Chinese region, and other sources say the apricot was first cultivated in India in about 3000 BC.[8]

Its introduction to Greece is attributed to Alexander the Great,[8] and the Roman General Lucullus (106–57 B.C.) also exported some trees – the cherry, white heart cherry, and apricot – from Armenia to Europe. Subsequent sources were often confused about the origin of the species. Loudon (1838) believed it had a wide native range including Armenia, Caucasus, the Himalaya, China, and Japan.[9]

Today the cultivars have spread to all parts of the globe with climates that support it.

Apricots have been cultivated in Persia since antiquity, and dried ones were an important commodity on Persian trade routes. Apricots remain an important fruit in modern-day Iran where they are known under the common name of Zard-ālū (Persian: زردآلو).

Egyptians usually dry apricots, add sweetener, and then use them to make a drink called "'amar al-dīn."

More recently, English settlers brought the apricot to the English colonies in the New World. Most of modern American production of apricots comes from the seedlings carried to the west coast by Spanish missionaries. Almost all U.S. production is in California, with some in Washington and Utah.[10]

Many apricots are also cultivated in Australia, particularly South Australia, where they are commonly grown in the region known as the Riverland and in a small town called Mypolonga in the Lower Murray region of the state. In states other than South Australia, apricots are still grown, particularly in Tasmania and western Victoria and southwest New South Wales, but they are less common than in South Australia.


Kernels

Seeds or kernels of the apricot grown in central Asia and around the Mediterranean are so sweet that they may be substituted for almonds. The Italian liqueur amaretto and amaretti biscotti are flavoured with extract of apricot kernels rather than almonds. Oil pressed from these cultivar kernels, and known as 'Oil of Almond', has been used as cooking oil. Kernels contain between 2.05% and 2.40% hydrocyanic acid, but normal consumption is insufficient to produce serious effects.[14][clarification needed]


Medicinal and non-food uses

Cyanogenic glycosides (found in most stone fruit seeds, bark, and leaves) are found in high concentration in apricot seeds. Laetrile, a purported alternative treatment for cancer, is extracted from apricot seeds. Apricot seeds "were used against tumors as early as A.D. 502. In England during the seventeenth century, apricot oil was also used against tumors, swellings, and ulcers".[15] In 2005, scientists in the Republic of Korea found that treating human prostate cancer cells with amygdalin induces programmed cell death. They concluded that "amygdalin may offer a valuable option for the treatment of prostate cancers".[16]

In Europe, apricots were long considered an aphrodisiac, and were used in this context in William Shakespeare's A Midsummer Night's Dream, and as an inducer of childbirth, as depicted in John Webster's The Duchess of Malfi.

Due to their high fiber to volume ratio, dried apricots are sometimes used to relieve constipation or induce diarrhea. Effects can be felt after eating as few as three.

Research shows that of any food, apricots possess the highest levels and widest variety of carotenoids[citation needed]. Carotenoids are antioxidants that may help to prevent heart disease,[citation needed] reduce "bad cholesterol" levels,[citation needed] and protect against cancer.[citation needed] Although initial studies suggested that antioxidant supplements might promote health, later large clinical trials did not detect any benefit and suggested instead that excess supplementation may be harmful.[17] In traditional Chinese medicine, apricots are considered helpful in regenerating body fluids, detoxifying, and quenching thirst[citation needed].


Etymology

The scientific name armeniaca was first used by Gaspard Bauhin in his Pinax Theatri Botanici (page 442), referring to the species as Mala armeniaca "Armenian apple". It is sometimes stated that this came from Pliny the Elder, but it was not used by Pliny. Linnaeus took up Bauhin's epithet in the first edition of his Species Plantarum in 1753.[18]

The name apricot is probably derived from a tree mentioned as praecocia by Pliny. Pliny says "We give the name of apples (mala) ... to peaches (persica) and pomegranates (granata) ..."[19] Later in the same section he states "The Asiatic peach ripens at the end of autumn, though an early variety (praecocia) ripens in summer – these were discovered within the last thirty years ...".

The classical authors connected Greek armeniaca with Latin praecocia:[20] Pedanius Dioscorides' " ... Ἀρμενιακὰ, Ῥωμαιστὶ δὲ βρεκόκκια"[21] and Martial's "Armeniaca, et praecocia latine dicuntur".[22] Putting together the Armeniaca and the Mala obtains the well-known epithet, but there is no evidence the ancients did it; Armeniaca alone meant the apricot.

Accordingly, the American Heritage Dictionary under apricot derives praecocia from praecoquus, "cooked or ripened beforehand" [in this case meaning early ripening], becoming Greek πραικόκιον "apricot" and Arabic al-barqūq "apricot" (although in most of the Arab world the word now means "plum").

The English name comes from earlier "abrecock" in turn from the Middle French abricot, from Catalan abercoc.[23] Both the Catalan and the Spanish albaricoque were adaptations of the Arabic, dating from the Moorish occupation of Spain.

However, in Argentina, Chile, and Peru, the word for "apricot" is damasco, which could indicate that, to the Spanish settlers of Argentina, the fruit was associated with Damascus in Syria.[24] The word damasco is also the word for "apricot" in Portuguese (both European and Brazilian, though in Portugal the word alperce is also used).


In culture

The Chinese associate the apricot with education and medicine. For instance, the classical word 杏壇 (literally: 'apricot altar') which means "educational circle", is still widely used in written language. Chuang Tzu, a Chinese philosopher in 4th century BCE, told a story that Confucius taught his students in a forum surrounded by the wood of apricot trees.[25] The association with medicine in turn comes from the common use of apricot kernels as a component in traditional Chinese medicine, and from the story of Dong Feng (董奉), a physician during the Three Kingdoms period, who required no payment from his patients except that they plant apricot trees in his orchard on recovering from their illnesses, resulting in a large grove of apricot trees and a steady supply of medicinal ingredients. The term "Expert of the Apricot Grove" �(杏林高手) is still used as a poetic reference to physicians.

The fact that apricot season is very short has given rise to the very common Egyptian Arabic and Palestinian Arabic expression "filmishmish" ("in apricot [season]") or "bukra filmishmish" ("tomorrow in apricot [season]"), generally uttered as a riposte to an unlikely prediction, or as a rash promise to fulfill a request.

Among United States Marine Corps tank-driving Marines, apricots are taboo, by superstition. Marine Corps tankers will not eat apricots, allow apricots onto their vehicles, and often will not even say the word "apricot". This superstition stems from Marine Sherman tank breakdowns purportedly having happened in the presence of apricot cans.[26]

The Turkish idiom "bundan iyisi Şam'da kayısı" (literally, the only thing better than this is an apricot in Damascus) means "it doesn't get any better than this" and used when something is the very best it can be; like a delicious apricot from Damascus.


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Prunus_armeniaca_Nubra_Valley.jpg



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Apricot_Blossom._Japan.jpg


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