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 Drago di Komodo - Komodo dragon

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MessaggioOggetto: Drago di Komodo - Komodo dragon   Ven 2 Set 2011 - 15:16

Come vedremo, nella seconda parte di questa scheda, la comparsa nella nostra vita del drago di Komodo annuncia nuove avventure e viaggi, che siano nel mondo ordinario che in quello non ordinario...ma prima la parte dedicata alle sue caratteristiche e alcune curiosità grazie ai documenti di wikipedia, di cui riporto qualche stralcio perciò per approfondimenti consiglio la visione anche ai link originali.

Buona lettura!


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Varanus_komodoensis

Varanus komodoensis
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Komodo_dragon_Varanus_komodoensis_Ragunan_Zoo_2.JPG

Il drago di Komodo (Varanus komodoensis Ouwens, 1912) è una grossa specie di lucertola diffusa nelle isole indonesiane di Komodo, Rinca, Flores, Gili Motang e Gili Dasami[4]. Appartenente alla famiglia dei Varanidi, è la più grossa specie di lucertola vivente, potendo raggiungere in rari casi 3 m di lunghezza e 70 kg circa di peso[4]. Le sue dimensioni inconsuete sono state attribuite al gigantismo insulare, dal momento che nelle isole in cui vive non vi è nessun altro carnivoro a occupare la sua nicchia[5][6].

Tuttavia, ricerche recenti più accurate suggeriscono che il drago di Komodo sia l'ultimo rappresentante di una popolazione relitta di Varanidi molto grandi che un tempo erano diffusi tra l'Indonesia e l'Australia, la maggior parte dei quali, insieme ad altri rappresentanti della megafauna[7], si estinse al termine del Pleistocene. Fossili molto simili al V. komodoensis, risalenti a più di 3,8 milioni di anni fa, sono stati rinvenuti in Australia; invece su Flores, una delle poche isole indonesiane in cui sopravvive tuttora, le dimensioni del varano di Komodo sono rimaste invariate negli ultimi 900.000 anni, «un periodo segnato da importanti turnover faunistici, dall'estinzione della megafauna dell'isola e dall'arrivo dei primi ominidi 880.000 anni fa»[7].

Grazie alle sue dimensioni, questa lucertola domina sugli ecosistemi in cui vive[8]. Cattura le sue prede, invertebrati, uccelli e mammiferi, sia inseguendole che tendendo loro imboscate. Le sue tattiche di caccia di gruppo costituiscono un'eccezione nel mondo dei rettili. La dieta degli esemplari più grandi è costituita essenzialmente da cervi, sebbene consumino anche considerevoli quantità di carogne[4].

L'accoppiamento avviene tra maggio e agosto e le uova vengono deposte in settembre. Quest'ultime, circa una ventina, vengono deposte in nidi abbandonati di megapodio o in cavità scavate appositamente[4]. Rimangono in incubazione per sette od otto mesi e si schiudono in aprile, quando gli insetti sono più numerosi. I giovani draghi di Komodo sono molto vulnerabili e per questo motivo trascorrono gran parte del tempo sugli alberi, al sicuro dai predatori e dagli adulti cannibali. Divengono maturi all'età di otto o nove anni e si stima che possano vivere fino a 30 anni[4].

Gli scienziati occidentali avvistarono per la prima volta il drago di Komodo nel 1910[9]. Da allora, le sue grosse dimensioni e la sua spaventosa reputazione lo hanno reso un ospite molto popolare degli zoo. In natura il suo areale si è però ridotto a causa delle attività umane e per questo motivo viene inserito dalla IUCN tra le specie vulnerabili. Gode però della completa protezione da parte della legge indonesiana e per garantirne la sopravvivenza è stato istituito un apposito parco nazionale, il Parco Nazionale di Komodo.


Etimologia

Il drago di Komodo è noto anche come varano di Komodo o, nella letteratura scientifica, varano dell'isola di Komodo, sebbene quest'ultimo nome venga utilizzato solo raramente[1]. I nativi di Komodo lo chiamano ora, buaya darat (coccodrillo di terra) o biawak raksasa (varano gigante)[10][11].


Storia evolutiva

La storia evolutiva del drago di Komodo ebbe inizio con la comparsa del genere Varanus, avvenuta circa 40 milioni di anni fa in Asia; da lì alcune specie si sono successivamente spostate fino a raggiungere l'Australia. Circa 15 milioni di anni fa, una collisione tra Australia e Sud-est asiatico permise ai Varanidi di raggiungere quello che oggi è l'arcipelago indonesiano, estendendo il loro areale verso est, fino all'isola di Timor. Si ritiene che il drago di Komodo si sia differenziato dai suoi antenati australiani 4 milioni di anni fa. Tuttavia, recenti resti fossili ritrovati in Queensland suggeriscono che si sia evoluto in Australia, prima di diffondersi in Indonesia[7][12]. Il drammatico abbassamento del livello dei mari durante l'ultimo periodo glaciale mise allo scoperto estese aree di piattaforma continentale che il drago di Komodo colonizzò, rimanendo isolato nel suo attuale areale insulare non appena il livello dei mari salì di nuovo[7][11].

Descrizione

In natura, gli esemplari di drago di Komodo pesano solitamente intorno ai 70 kg[13], sebbene quelli in cattività pesino spesso di più. Il più grande esemplare selvatico di cui siamo a conoscenza era lungo 3,13 m e pesava, con lo stomaco pieno di cibo non digerito, 166 kg[11]. Il drago di Komodo ha una coda lunga quanto il corpo e circa 60 denti serrati tra loro, rimpiazzati frequentemente, che possono misurare fino a 2,5 cm di lunghezza. La sua saliva è spesso sporca di sangue, poiché i suoi denti sono quasi completamente ricoperti da tessuto gengivale che si lacera da sé quando l'animale mangia[14]. Ciò crea un ideale terreno di coltura per i batteri patogeni che vivono nella sua bocca[15]. Ha inoltre una lunga lingua gialla profondamente biforcuta[11].

Sensi

Malgrado le aperture auricolari ben visibili, il drago di Komodo non è dotato di buon udito ed è in grado di udire solamente suoni compresi tra i 400 e i 2000 hertz[11][16]. Il suo sguardo può spingersi fino a 300 m di distanza, ma, poiché le sue retine contengono solamente coni, si ritiene che abbia una visione notturna molto scarsa. È in grado di vedere i colori, ma visualizza molto male gli oggetti immobili[17].


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Komodo_dragon_skin.jpg

Come molti altri rettili, il drago di Komodo usa la lingua per localizzare, assaporare e annusare gli stimoli esterni con il senso vomeronasale dell'organo di Jacobson[15]. Con l'aiuto del vento favorevole e la sua abitudine di spostare, mentre cammina, la testa da un lato all'altro, il drago di Komodo è in grado di individuare una carogna a 4-9,5 km di distanza[17]. Le narici non sono di grande aiuto all'olfatto, dal momento che l'animale non è dotato di diaframma[18]. Ha solamente poche papille gustative, situate sul retro della gola[15]. Le sue squame, alcune delle quali rinforzate con tessuto osseo, hanno placche sensorie connesse a nervi che facilitano il senso del tatto. Quelle attorno a orecchie, labbra, mento e piante dei piedi possono avere tre o più placche sensorie[14].

In passato si riteneva che il drago di Komodo fosse sordo, poiché nel corso di uno studio effettuato in natura gli esemplari osservati non davano alcun segno di risposta a fischi, voci alte o grida. Questa ipotesi venne messa in discussione quando Joan Proctor, una dipendente del Giardino Zoologico di Londra, insegnò ad un esemplare in cattività di uscire allo scoperto al suono della sua voce, perfino quando non poteva essere vista[19].

Biologia

Il drago di Komodo predilige luoghi caldi e secchi e generalmente vive in distese erbose secche, savane e foreste tropicali di pianura. Essendo ectotermo, è più attivo durante il giorno, sebbene manifesti anche una certa attività notturna. Di abitudini solitarie, si unisce ad altri membri della stessa specie solo per riprodursi e divorare una preda. È in grado di correre rapidamente, effettuando brevi sprint a velocità di 20 km all'ora, di immergersi fino a 4,5 m di profondità e, quando è giovane, di arrampicarsi agilmente sugli alberi, grazie ai robusti artigli[13]. Per raggiungere prede al di fuori della sua portata, può reggersi in piedi sulle zampe posteriori, sostenendosi con la coda[19]. Negli esemplari adulti, però, gli artigli vengono usati prevalentemente come armi, poiché le grosse dimensioni rendono loro impossibile arrampicarsi[14].

Per nascondersi, il drago di Komodo, con le sue robuste zampe anteriori e i suoi artigli, si scava cavità che possono misurare 1-3 m di larghezza[20]. A causa delle grosse dimensioni e dell'abitudine di dormire in queste cavità, è in grado di conservare calore corporeo per tutta la durata della notte e di minimizzare i periodi di attività mattutini[21]. Va a caccia nelle ore pomeridiane, ma trascorre i momenti più caldi della giornata in luoghi ombrosi[22]. Queste particolari aree di sosta, situate soprattutto su scogliere spazzate dalla fresca brezza marina, vengono marcate con escrementi e sono prive di vegetazione. Esse servono anche da posizione strategica per tendere agguati ai cervi[23].

Alimentazione

Il drago di Komodo è carnivoro. Sebbene si nutra soprattutto di carogne[5], cattura anche animali vivi tendendo loro imboscate. Quando una possibile preda si avvicina abbastanza al luogo dell'agguato, il drago la attacca rapidamente, afferrandola all'addome o alla gola[14]. È in grado di localizzare prede facendo affidamento all'acuto senso dell'olfatto, grazie al quale può individuare un animale morto o moribondo fino a 9,5 km di distanza. Alcuni esemplari sono stati visti scaraventare a terra grossi maiali e cervi con un colpo della loro robusta coda[24][25].

Il drago di Komodo mangia staccando grossi pezzi di carne e inghiottendoli interi, mentre trattiene la carcassa con le zampe anteriori. Grazie alla mascella poco articolata, al cranio flessibile e allo stomaco espandibile può inghiottire intere anche prede delle dimensioni di una capra. Generalmente scarta il contenuto vegetale di stomaco e intestini[23]. Le copiose quantità di saliva rossa prodotte aiutano il drago a lubrificare il cibo, ma l'ingestione della preda è sempre un processo piuttosto lungo (per inghiottire una capra, infatti, il drago impiega 15-20 minuti). Per velocizzare il processo il drago può cercare di premere la carcassa contro un albero, sì da forzarla in gola, talvolta spingendo così forte da sradicare l'albero[23]. Per non soffocare, mentre ingerisce una preda il drago respira tramite un piccolo tubo situato sotto la lingua, connesso ai polmoni[14]. Dopo aver mangiato in una sola volta una quantità di cibo pari all'80% del suo peso corporeo[8], si dirige verso una località soleggiata per favorire la digestione, dal momento che il cibo potrebbe marcire e provocare infezioni se rimanesse indigerito troppo a lungo. Grazie al loro basso metabolismo, i draghi più grossi possono sopravvivere mangiando solo 12 volte all'anno[14]. Dopo la digestione, il drago di Komodo rigurgita una massa di corna, peli e denti nota come borra gastrica, ricoperta da muco maleodorante. Una volta rigurgitata la borra, strofina la faccia nella polvere o tra gli arbusti, facendo ipotizzare che, come gli esseri umani, non sopporti l'odore delle proprie escrezioni[14].

Durante il pasto, gli esemplari più grandi mangiano per primi, mentre quelli più piccoli seguono un particolare ordine gerarchico. Quando i grossi maschi fanno valere i loro diritti, quelli più piccoli manifestano la loro sottomissione con il linguaggio del corpo e sibili rumorosi. Quando due draghi sono delle stesse dimensioni possono ingaggiare una sorta di combattimento «wrestling». Di solito i perdenti si ritirano, ma in alcuni casi vengono uccisi e divorati dai vincitori[26].

La dieta del drago di Komodo è molto varia e comprende invertebrati, altri rettili (compresi gli esemplari più piccoli della propria specie), uccelli e loro uova, piccoli mammiferi, scimmie, cinghiali, capre, cervi, cavalli e bufali d'acqua[27]. Gli esemplari giovani mangiano insetti, uova, gechi e piccoli mammiferi[5]. Occasionalmente divora anche esseri umani, sia vivi che morti, disseppellendone i cadaveri dai cimiteri[19]. Questa abitudine ha costretto gli abitanti di Komodo a spostare i loro cimiteri da terreni sabbiosi a quelli argillosi, nonché a collocare sopra i corpi sepolti pile di pietre per scoraggiare le lucertole[23]. Secondo il biologo evoluzionista Jared Diamond, il drago di Komodo potrebbe aver sviluppato dimensioni così grandi per catturare gli ormai estinti elefanti nani del genere Stegodon, che un tempo vivevano a Flores[28].

Poiché il drago di Komodo non è dotato di diaframma, non può suggere acqua mentre beve e nemmeno lapparla con la lingua. Invece, beve raccogliendo una sorsata d'acqua, per poi inclinare la testa facendo sì che l'acqua scenda in gola[25].


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:KomodoDragon.jpg


Saliva

Auffenberg scoprì che la saliva del drago di Komodo (da lui descritta come «rossastra e copiosa») ospitava numerosi agenti patogeni, soprattutto batteri come Escherichia coli, Proteus morgani, P. mirabilis e varie specie dei generi Staphylococcus e Providencia[26]. Egli notò che questi germi, che potevano essere presenti nelle bocche degli esemplari selvatici, scomparivano dalle bocche degli animali in cattività, in seguito a una dieta più pulita e all'impiego di antibiotici[26][29]. Questo venne verificato raccogliendo campioni di muco dalla superficie gengivale esterna della mandibola superiore di due esemplari catturati da poco[26][29]. Nei campioni di saliva provenienti dalle bocche di tre esemplari selvatici i ricercatori dell'Università del Texas riscontrarono la presenza di 57 tipi diversi di batteri, tra cui Pasteurella multocida[11][30]. Fredeking notò la rapida crescita di questi batteri: «Normalmente le colonie di P. multocida impiegano circa tre giorni per ricoprire una piastra Petri; le nostre impiegavano otto ore. Rimanemmo molto sorpresi da quanto potevano essere virulenti questi batteri»[31]. Questo studio riuscì a spiegare perché nelle prede le ferite inflitte dai draghi di Komodo erano spesso collegate a sepsi e a infezioni successive[30]. Come il drago di Komodo sia immune a questi batteri virulenti rimane un mistero[31].

Alla fine del 2005 alcuni ricercatori dell'Università di Melbourne scoprirono che i varani giganti (Varanus giganteus), così come altri varani e agamidi, possono essere velenosi. I ricercatori dimostrarono che gli effetti immediati dei morsi di queste lucertole sono causati da un lieve avvelenamento. Essi osservarono attentamente le dita di persone morse da varani vari (V. varius), draghi di Komodo e varani arboricoli maculati (V. scalaris), rendendosi conto che l'effetto di tali morsi era simile in tutti i casi osservati: rapido gonfiore entro pochi minuti, interruzione localizzata della coagulazione del sangue e dolore lancinante esteso fino al gomito che può protrarsi per alcune ore[32].

Nel 2009 gli stessi ricercatori pubblicarono ulteriori prove, dimostrando che il drago di Komodo possiede un morso velenoso. La risonanza magenetica effettuata su un cranio preservato mostrò la presenza di due ghiandole velenifere nella mascella inferiore. Essi estrassero una di queste ghiandole da un esemplare in fin di vita dei Giardini Zoologici di Singapore e scoprirono che secerneva un veleno contenente vari tipi diversi di proteine tossiche. Tra le funzioni note di queste proteine vi sono inibizione della coagulazione, abbassamento della pressione sanguigna, paralisi muscolare e induzione all'ipotermia; nelle prede avvelenate questi fattori portano shock e perdita di coscienza[33][34]. Dopo la pubblicazione di questa scoperta, la precedente teoria che considerava i batteri responsabili della morte delle vittime dei draghi di Komodo è stata messa in discussione[35].

Kurt Schwenk, un biologo evoluzionista dell'Università del Connecticut, trova intrigante la scoperta di queste ghiandole, ma ritiene che la maggior parte delle prove portate a favore della teoria che vorrebbe il drago di Komodo un animale velenoso sia « senza senso, irrilevante, incorretta o falsamente fuorviante». Anche se questa lucertola avesse proteine velenose nella sua bocca, sostiene Schwenk, potrebbe usarle per scopi diversi; lo studioso dubita inoltre che il veleno sia necessario a spiegare gli effetti dei morsi di un drago di Komodo, sostenendo che questi ultimi siano principalmente shock e perdita di sangue[36][37].


Riproduzione

Tra i draghi di Komodo l'accoppiamento avviene tra maggio e agosto e la deposizione delle uova in settembre[11]. Durante questo periodo, i maschi combattono per le femmine e il territorio aggrappandosi l'uno all'altro stando eretti sulle zampe posteriori e cercando di abbattere a terra l'avversario. Prima di combattere i maschi possono vomitare o defecare[19]. Dopo la lotta i vincitori annusano le femmine con la lingua per ottenere informazioni sulla loro recettività[8]. Le femmine, però, si mostrano antagoniste e nelle prime fasi del corteggiamento cercano di resistere ai maschi con gli artigli e con i denti. Tuttavia, alla fine il maschio riesce a immobilizzare la femmina durante il coito per evitare di essere ferito. Talvolta i maschi, durante il corteggiamento, strofinano il loro mento sulle femmine, grattano loro la schiena o le leccano[38]. La copula avviene quando il maschio inserisce uno dei suoi emipeni nella cloaca della femmina[17]. I draghi di Komodo possono essere monogami e talvolta costituiscono «coppie fisse», abitudine piuttosto rara tra le lucertole[19].


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Varanus_komodoensis.JPG

La femmina depone le sue uova in gallerie costruite lungo i fianchi di una collina o in cupole di decomposizione abbandonate di megapodio piediarancio (un uccello galliforme), con una predilezione per questi ultimi[39]. Ogni covata è composta in media da 20 uova che necessitano di 7-8 mesi di incubazione[19]. La schiusa è un processo davvero spossante per i piccoli, che devono rompere il guscio con un dente dell'uovo che cadrà di lì a poco. Dopo essere usciti dall'uovo spesso rimangono nel guscio per qualche ora prima di iniziare a scavare il condotto che li conduce fuori dal nido. A questa età sono quasi del tutto privi di difese e molti vengono divorati dai predatori[26].

I giovani esemplari di drago di Komodo trascorrono gran parte dei primi anni di vita sugli alberi, dove sono relativamente al sicuro dai predatori, compresi gli adulti della loro specie, il cui 10% della dieta è costituito proprio da giovani draghi[19]. Secondo David Attenborough, le abitudini cannibali sono molto vantaggiose per i grossi esemplari adulti, dato che sulle isole in cui vivono le prede di medie dimensioni sono molto rare[24]. Quando un giovane drago si avvicina ad una carcassa, si rotola nel materiale fecale e rimane tra gli intestini della preda sventrata per scoraggiare gli adulti affamati[19]. I draghi di Komodo impiegano dai tre ai cinque anni per raggiungere l'età adulta e possono vivere fino a 50 anni[20].


Storia

Scoperta da parte degli occidentali

La presenza del drago di Komodo venne documentata per la prima volta dagli europei nel 1910, quando voci riguardanti l'esistenza di un «coccodrillo di terra» raggiunsero il tenente van Steyn van Hensbroek dell'amministrazione coloniale olandese[48]. La specie raggiunse una grande notorietà dopo il 1912, quando Peter Ouwens, direttore del Museo Zoologico di Bogor, a Giava, pubblicò uno studio su di essa dopo averne ricevuto una foto e una pelle dal tenente, nonché altri due esemplari da un collezionista[3]. In seguito, il drago di Komodo fu il principale oggetto di studio di una spedizione a Komodo condotta da W. Douglas Burden nel 1926. Dopo esser ritornata con 12 esemplari morti e 2 draghi vivi, la spedizione ispirò il film del 1933 King Kong[49]. Fu lo stesso Burden a coniare il nome comune «drago di Komodo»[22]. Tre degli esemplari vennero imbalsamati e sono ancora in mostra al Museo Americano di Storia Naturale[50].

Studi

Gli olandesi, rendendosi conto del numero limitato di draghi di Komodo, ne vietarono la caccia sportiva e ridussero pesantemente le catture a scopi scientifici. Le spedizioni di cattura si interruppero con la seconda guerra mondiale e non ripresero che negli anni '50 e '60, durante le quali gli studiosi esaminarono il comportamento predatorio della specie e le sue strategie riproduttive e di termoregolazione. Fu proprio in quegli anni che venne intrapreso uno studio a lungo termine del drago di Komodo. Esso venne condotto dalla famiglia Auffenberg, che trascorse 11 mesi a Komodo nel 1969. Nel corso della permanenza Walter Auffenberg e il suo assistente Putra Sastrawan catturarono e marcarono più di 50 draghi[31]. Le ricerche degli Auffenberg fornirono nozioni utili anche per l'allevamento in cattività della specie[51]. Dopo gli Auffenberg molti altri biologi, come Claudio Ciofi, hanno continuato a studiare la specie, facendo sempre più luce sulle caratteristiche di questa straordinaria creatura[52].

Conservazione

Il drago di Komodo è una specie vulnerabile ed è inserito nella Lista rossa IUCN[2]. In natura ve ne sono circa 4000-5000 esemplari, relegati sulle isole di Gili Motang (100), Gili Dasami (100), Rinca (1300), Komodo (1700) e Flores (forse 2000)[51]. Tuttavia, la specie è considerata ugualmente a rischio, dal momento che le femmine in grado di riprodursi sono solo 350[10]. Per salvaguardare il drago nel 1980 venne istituito il Parco Nazionale di Komodo, comprendente, oltre l'isola omonima, anche Rinca e Padar[53]. Successivamente, a Flores sono state istituite le riserve di Wae Wuul e Wolo Tado[52].

Il drago di Komodo tende a evitare gli incontri con l'uomo. Gli esemplari giovani sono molto timidi e fuggono rapidamente verso i loro ripari non appena una persona si avvicini a meno di 100 m di distanza. Quelli più vecchi, però, si lasciano avvicinare un po' di più. Se messi con le spalle al muro, divengono molto aggressivi, spalancano la bocca, sibilano e frustano il terreno con la coda. Nel caso l'aggressore non si allontani, il drago può attaccare e mordere. Nonostante esistano vari resoconti di draghi di Komodo che avrebbero assalito o divorato esseri umani senza essere stati provocati, la maggior parte di questi racconti è di pura fantasia o tutt'al più riguarda esemplari che hanno aggredito per difendersi. Sono rarissimi i casi di attacchi da parte di draghi non provocati, esemplari aberranti che avevano perso la naturale paura nei confronti dell'uomo[26].

L'attività vulcanica, i terremoti, la deforestazione, gli incendi[14][52], la diminuzione delle prede, il turismo e il bracconaggio rendono vulnerabili le condizioni del drago di Komodo. L'Appendice I della CITES (la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) vieta il commercio di pelli o esemplari vivi di questa specie[18][54].

La popolazione di draghi che un tempo viveva su Padar è ormai scomparsa dal 1975[55]. Si ritiene che la loro scomparsa dall'isola sia dovuta al declino dei grossi ungulati, causato a sua volta dal bracconaggio[56].


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Varanus_komodoensis3.jpg

In cattività

Per le loro dimensioni e la loro reputazione i draghi di Komodo costituiscono, ormai da molti anni, una delle principali attrazioni dei grandi zoo. Sono, tuttavia, ospiti piuttosto rari, poiché se catturati in natura sono suscettibili a infezioni e disturbi parassitari; inoltre non si riproducono facilmente[10]. Nel maggio del 2009 solo 13 strutture europee, 2 africane, 35 nordamericane, 1 asiatica (a Singapore) e 2 australiane ospitavano draghi di Komodo[57].

Il primo varano di Komodo venne esibito al pubblico nel 1934 allo Smithsonian National Zoological Park, ma sopravvisse solo due anni. Vennero compiuti nuovi tentativi con altri esemplari, anch'essi morti dopo poco tempo, in media cinque anni. Finalmente, gli studi condotti da Walter Auffenberg, documentati nel suo libro The Behavioral Ecology of the Komodo Monitor, permisero una migliore gestione in cattività di questa specie, consentendone anche la riproduzione[51].

In cattività è stata osservata tutta una serie di diversi comportamenti. Quasi tutti gli esemplari divengono mansueti dopo un breve periodo di tempo[58][59] e sono in grado di riconoscere le persone e di discriminare tra quelle familiari e non[60]. Sono stati inoltre visti giocare con svariati oggetti, come badili, lattine, anelli di plastica e scarpe. Questo comportamento non sembra essere dovuto ad «attività predatorie connesse al cibo»[8][11][61].

Perfino esemplari apparentemente docili possono però divenire improvvisamente aggressivi, soprattutto nei confronti di estranei che abbiano invaso il loro territorio. Nel giugno del 2001 Phil Bronstein — redattore esecutivo del San Francisco Chronicle — venne gravemente ferito quando, invitato dal custode, entrò nel recinto di un drago di Komodo allo Zoo di Los Angeles. Bronstein, scalzo perché il custode gli aveva suggerito di togliersi le scarpe bianche, che avrebbero potuto suscitare l'interesse del rettile, venne morso a un piede[62][63]. Sebbene fosse riuscito a fuggire, l'attacco gli lacerò vari tendini, che dovettero essere riattaccati chirurgicamente[64].


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Komododragon2.jpg

Bibliografia

Attenborough, David, Zoo Quest for a Dragon, London, Lutterworth Press, 1957. ISBN
Auffenberg, Walter, The Behavioral Ecology of the Komodo Monitor, Gainesville, University Presses of Florida, 1981. ISBN 0-8130-0621-X
Burden, W. Douglas, Dragon Lizards of Komodo: An Expedition to the Lost World of the Dutch East Indies, Kessinger Publishing, 1927. ISBN 0-7661-6579-5
Eberhard, Jo; King, Dennis; Green, Brian; Knight, Frank; Keith Newgrain, Monitors: The Biology of Varanid Lizards, Malabar, Fla, Krieger Publishing Company, 1999. ISBN 1-57524-112-9
Lutz, Richard L; Lutz, Judy Marie, Komodo: The Living Dragon, Salem, Or, DiMI Press, 1997. ISBN 0-931625-27-0


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Komodo_dragon

Komodo dragon
From Wikipedia, the free encyclopedia

The Komodo dragon, Varanus komodoensis, also known as the Komodo monitor, is a large species of lizard found in the Indonesian islands of Komodo, Rinca, Flores, Gili Motang and Gili Dasami.[4] A member of the monitor lizard family (Varanidae), it is the largest living species of lizard, growing to a maximum of length 3 metres (9.8 ft) in rare cases and weighing up to around 70 kilograms (150 lb).[4] Their unusual size has been attributed to island gigantism, since there are no other carnivorous animals to fill the niche on the islands where they live.[5][6]

However, recent research suggests that the large size of komodo dragons may be better understood as representative of a relict population of very large varanid lizards that once lived across Indonesia and Australia, most of which, along with other megafauna,[7] died out after the Pleistocene. Fossils very similar to V. komodoensis have been found in Australia dating to greater than 3.8 million years ago, and its body size remained stable on Flores, one of the handful of Indonesian islands where it is currently found, over the last 900,000 years, "a time marked by major faunal turnovers, extinction of the island's megafauna, and the arrival of early hominids by 880 ka."[7]

As a result of their size, these lizards dominate the ecosystems in which they live.[8] Komodo dragons hunt and ambush prey including invertebrates, birds, and mammals. Their group behaviour in hunting is exceptional in the reptile world. The diet of big Komodo dragons mainly consists of deer, though they also eat considerable amounts of carrion.[4]

Mating begins between May and August, and the eggs are laid in September. About twenty eggs are deposited in abandoned megapode nests or in a self-dug nesting hole.[4] The eggs are incubated for seven to eight months, hatching in April, when insects are most plentiful. Young Komodo dragons are vulnerable and therefore dwell in trees, safe from predators and cannibalistic adults. They take about eight to nine years to mature, and are estimated to live for up to 30 years.[4]

Komodo dragons were first recorded by Western scientists in 1910.[9] Their large size and fearsome reputation make them popular zoo exhibits. In the wild their range has contracted due to human activities and they are listed as vulnerable by the IUCN[2] . They are protected under Indonesian law, and a national park, Komodo National Park, was founded to aid protection efforts.

Etymology

The Komodo dragon is also known as the Komodo monitor or the Komodo Island monitor in scientific literature,[1] although this is not very common. To the natives of Komodo Island, it is referred to as ora, buaya darat (land crocodile) or biawak raksasa (giant monitor).[10][11]

Evolutionary history

The evolutionary development of the Komodo dragon started with the Varanus genus, which originated in Asia about 40 million years ago and migrated to Australia. Around 15 million years ago, a collision between Australia and Southeast Asia allowed the varanids to move into what is now the Indonesian archipelago, extending their range as far east as the island of Timor. The Komodo dragon was believed to have differentiated from its Australian ancestors 4 million years ago. However, recent fossil evidence from Queensland suggests that the Komodo dragon evolved in Australia before spreading to Indonesia.[7][12] Dramatic lowering of sea level during the last glacial period uncovered extensive stretches of continental shelf that the Komodo dragon colonized, becoming isolated in their present island range as sea levels rose afterwards.[7][11]


Description

In the wild, an adult Komodo dragon usually weighs around 70 kilograms (150 lb),[13] although captive specimens often weigh more. The largest verified wild specimen was 3.13 metres (10 ft 3 in) long and weighed 166 kilograms (370 lb), including undigested food.[11] The Komodo dragon has a tail as long as its body, as well as about 60 frequently replaced serrated teeth that can measure up to 2.5 centimetres (1 in) in length. Its saliva is frequently blood-tinged, because its teeth are almost completely covered by gingival tissue that is naturally lacerated during feeding.[14] This creates an ideal culture for the bacteria that live in its mouth.[15] It also has a long, yellow, deeply forked tongue.[11]

Senses

The Komodo dragon does not have an acute sense of hearing, despite its visible earholes, and is only able to hear sounds between 400 and 2000 hertz.[11][16] It is able to see as far away as 300 metres (980 ft), but because its retinas only contain cones, it is thought to have poor night vision. The Komodo dragon is able to see in color, but has poor visual discrimination of stationary objects.[17]

The Komodo dragon uses its tongue to detect, taste, and smell stimuli, as with many other reptiles, with the vomeronasal sense using the Jacobson's organ, rather than using the nostrils.[15] With the help of a favorable wind and its habit of swinging its head from side to side as it walks, Komodo dragons may be able to detect carrion from 4–9.5 kilometres (2.5–5.9 mi) away.[17] It only has a few taste buds in the back of its throat.[15] Its scales, some of which are reinforced with bone, have sensory plaques connected to nerves that facilitate its sense of touch. The scales around the ears, lips, chin, and soles of the feet may have three or more sensory plaques.[14]

The Komodo dragon was formerly thought to be deaf when a study reported no agitation in wild Komodo dragons in response to whispers, raised voices, or shouts. This was disputed when London Zoological Garden employee Joan Proctor trained a captive specimen to come out to feed at the sound of her voice, even when she could not be seen.[18]

Ecology

The Komodo dragon prefers hot and dry places, and typically lives in dry open grassland, savanna, and tropical forest at low elevations. As an ectotherm, it is most active in the day, although it exhibits some nocturnal activity. Komodo dragons are solitary, coming together only to breed and eat. They are capable of running rapidly in brief sprints up to 20 kilometres per hour (12 mph), diving up to 4.5 metres (15 ft), and climbing trees proficiently when young through use of their strong claws.[13] To catch prey that is out of reach, the Komodo dragon may stand on its hind legs and use its tail as a support.[18] As the Komodo dragon matures, its claws are used primarily as weapons, as its great size makes climbing impractical.[14]

For shelter, the Komodo dragon digs holes that can measure from 1–3 metres (3–10 ft) wide with its powerful forelimbs and claws.[19] Because of its large size and habit of sleeping in these burrows, it is able to conserve body heat throughout the night and minimize its basking period the morning after.[20] The Komodo dragon hunts in the afternoon, but stays in the shade during the hottest part of the day.[21] These special resting places, usually located on ridges with a cool sea breeze, are marked with droppings and are cleared of vegetation. They serve as a strategic location from which to ambush deer.[22]

Diet

Komodo dragons are carnivores. Although they eat mostly carrion,[5] they will also ambush live prey with a stealthy approach. When suitable prey arrives near a dragon's ambush site, it will suddenly charge at the animal and go for the underside or the throat.[14] It is able to locate its prey using its keen sense of smell, which can locate a dead or dying animal from a range of up to 9.5 kilometres (6 mi). Komodo dragons have been observed knocking down large pigs and deer with their strong tail.[23][24]

Komodo dragons eat by tearing large chunks of flesh and swallowing them whole while holding the carcass down with their forelegs. For smaller prey up to the size of a goat, their loosely articulated jaws, flexible skull, and expandable stomach allow it to swallow its prey whole. The vegetable contents of the stomach and intestines are typically avoided.[22] Copious amounts of red saliva that the Komodo dragons produce help to lubricate the food, but swallowing is still a long process (15–20 minutes to swallow a goat). A Komodo dragon may attempt to speed up the process by ramming the carcass against a tree to force it down its throat, sometimes ramming so forcefully that the tree is knocked down.[22] To prevent itself from suffocating while swallowing, it breathes using a small tube under the tongue that connects to the lungs.[14] After eating up to 80 percent of its body weight in one meal,[8] it drags itself to a sunny location to speed digestion, as the food could rot and poison the dragon if left undigested for too long. Because of their slow metabolism, large dragons can survive on as little as 12 meals a year.[14] After digestion, the Komodo dragon regurgitates a mass of horns, hair, and teeth known as the gastric pellet, which is covered in malodorous mucus. After regurgitating the gastric pellet, it rubs its face in the dirt or on bushes to get rid of the mucus, suggesting that it, like humans, does not relish the scent of its own excretions.[14]

The largest animals eat first, while the smaller ones follow a hierarchy. The largest male asserts his dominance and the smaller males show their submission by use of body language and rumbling hisses. Dragons of equal size may resort to "wrestling". Losers usually retreat though they have been known to be killed and eaten by victors.[25]

The Komodo dragon's diet is wide-ranging, and includes invertebrates, other reptiles (including smaller Komodo dragons), birds, bird eggs, small mammals, monkeys, wild boar, goats, deer, horses, and water buffalo.[26] Young Komodos will eat insects, eggs, geckos, and small mammals.[5] Occasionally they consume humans and human corpses, digging up bodies from shallow graves.[18] This habit of raiding graves caused the villagers of Komodo to move their graves from sandy to clay ground and pile rocks on top of them to deter the lizards.[22] The Komodo dragon may have evolved to feed on the extinct dwarf elephant Stegodon that once lived on Flores, according to evolutionary biologist Jared Diamond.[27]

The Komodo dragon drinks by sucking water into its mouth via buccal pumping (a process also used for respiration), lifting its head, and letting the water run down its throat.[24]

Saliva

Auffenberg described the Komodo dragon as having septic pathogens in its saliva (he described the saliva as "reddish and copious"), specifically the bacteria: E. coli, Staphylococcus sp., Providencia sp., Proteus morgani and P. mirabilis.[25] He noted that while these pathogens can be found in the mouths of wild Komodo dragons, they disappear from the mouths of captive animals, due to a cleaner diet and the use of antibiotics.[25][28] This was verified by taking mucous samples from the external gum surface of the upper jaw of two freshly captured individuals.[25][28] Saliva samples were analyzed by researchers at the University of Texas who found 57 different strains of bacteria growing in the mouths of three wild Komodo dragons including Pasteurella multocida.[11][29] The rapid growth of these bacteria was noted by Fredeking: "Normally it takes about three days for a sample of P. multocida to cover a petri dish; ours took eight hours. We were very taken aback by how virulent these strains were".[30] This study supported the observation that wounds inflicted by the Komodo dragon are often associated with sepsis and subsequent infections in prey animals.[29] How the Komodo dragon is unaffected by these virulent bacteria remains a mystery.[30]

In late 2005, researchers at the University of Melbourne speculated that the perentie (Varanus giganteus), other species of monitor, and agamids may be somewhat venomous. The team believes that the immediate effects of bites from these lizards were caused by mild envenomation. Bites on human digits by a lace monitor (V. varius), a Komodo dragon, and a spotted tree monitor (V. scalaris) all produced similar effects: rapid swelling, localized disruption of blood clotting, and shooting pain up to the elbow, with some symptoms lasting for several hours.[31]

In 2009, the same researchers published further evidence demonstrating that Komodo dragons possess a venomous bite. MRI scans of a preserved skull showed the presence of two venom glands in the lower jaw. They extracted one of these glands from the head of a terminally ill specimen in the Singapore Zoological Gardens, and found that it secreted a venom containing several different toxic proteins. The known functions of these proteins include inhibition of blood clotting, lowering of blood pressure, muscle paralysis, and the induction of hypothermia, leading to shock and loss of consciousness in envenomated prey.[32][33] As a result of the discovery, the previous theory that bacteria were responsible for the deaths of komodo victims was disputed.[34]

Kurt Schwenk, an evolutionary biologist at the University of Connecticut finds the discovery of these glands intriguing, but considers most of the evidence for venom in the study to be "meaningless, irrelevant, incorrect or falsely misleading". Even if the lizards have venomlike proteins in their mouths, Schwenk argues, they may be using them for a different function, and he doubts that venom is necessary to explain the effect of a Komodo dragon bite, arguing that shock and blood loss are the primary factors.[35][36]

Reproduction

Mating occurs between May and August, with the eggs laid in September.[11] During this period, males fight over females and territory by grappling with one another upon their hind legs with the loser eventually being pinned to the ground. These males may vomit or defecate when preparing for the fight.[18] The winner of the fight will then flick his long tongue at the female to gain information about her receptivity.[8] Females are antagonistic and resist with their claws and teeth during the early phases of courtship. Therefore, the male must fully restrain the female during coitus to avoid being hurt. Other courtship displays include males rubbing their chins on the female, hard scratches to the back, and licking.[37] Copulation occurs when the male inserts one of his hemipenes into the female's cloaca.[17] Komodo dragons may be monogamous and form "pair bonds", a rare behavior for lizards.[18]

The female lays her eggs in burrows cut into the side of a hill or in the abandoned nesting mounds of the Orange-footed Scrubfowl (a moundbuilder or megapode), with a preference for the abandoned mounds.[38] Clutches contain an average of 20 eggs which have an incubation period of 7–8 months.[18] Hatching is an exhausting effort for the neonates, who break out of their eggshells with an egg tooth that falls off soon after. After cutting out the hatchlings may lie in their eggshells for hours before starting to dig out of the nest. They are born quite defenseless, and many are eaten by predators.[25]

Young Komodo dragons spend much of their first few years in trees, where they are relatively safe from predators, including cannibalistic adults, who make juvenile dragons 10% of their diet.[18] According to David Attenborough, the habit of cannibalism may be advantageous in sustaining the large size of adults, as medium-sized prey on the islands is rare.[23] When the young must approach a kill, they roll around in fecal matter and rest in the intestines of eviscerated animals to deter these hungry adults.[18] Komodo dragons take about three to five years to mature, and may live for up to 50 years.[19]

History

Discovery by the Western world

Komodo dragons were first documented by Europeans in 1910, when rumors of a "land crocodile" reached Lieutenant van Steyn van Hensbroek of the Dutch colonial administration.[47] Widespread notoriety came after 1912, when Peter Ouwens, the director of the Zoological Museum at Bogor, Java, published a paper on the topic after receiving a photo and a skin from the lieutenant, as well as two other specimens from a collector.[3] Later, the Komodo dragon was the driving factor for an expedition to Komodo Island by W. Douglas Burden in 1926. After returning with 12 preserved specimens and 2 live ones, this expedition provided the inspiration for the 1933 movie King Kong.[48] It was also Burden who coined the common name "Komodo dragon."[21] Three of his specimens were stuffed and are still on display in the American Museum of Natural History.[49]

Studies

The Dutch, realizing the limited number of individuals in the wild, outlawed sport hunting and heavily limited the number of individuals taken for scientific study. Collecting expeditions ground to a halt with the occurrence of World War II, not resuming until the 1950s and 1960s, when studies examined the Komodo dragon's feeding behavior, reproduction, and body temperature. At around this time, an expedition was planned in which a long-term study of the Komodo dragon would be undertaken. This task was given to the Auffenberg family, who stayed on Komodo Island for 11 months in 1969. During their stay, Walter Auffenberg and his assistant Putra Sastrawan captured and tagged more than 50 Komodo dragons.[30] The research from the Auffenberg expedition would prove to be enormously influential in raising Komodo dragons in captivity.[50] Research after the Auffenberg family has shed more light on the nature of the Komodo dragon, with biologists such as Claudio Ciofi continuing to study the creatures.[51]

Conservation

The Komodo dragon is a vulnerable species and is found on the IUCN Red List.[2] There are approximately 4,000 to 5,000 living Komodo dragons in the wild. Their populations are restricted to the islands of Gili Motang (100), Gili Dasami (100), Rinca (1,300), Komodo (1,700), and Flores (perhaps 2,000).[50] However, there are concerns that there may presently be only 350 breeding females.[10] To address these concerns, the Komodo National Park was founded in 1980 to protect Komodo dragon populations on islands including Komodo, Rinca, and Padar.[52] Later, the Wae Wuul and Wolo Tado Reserves were opened on Flores to aid with Komodo dragon conservation.[51]

Komodo dragons avoid encounters with humans. Juveniles are very shy and will flee quickly into a hideout if a human comes closer than about 100 metres (330 ft). Older animals will also retreat from humans from a shorter distance away. If cornered, they will react aggressively by gaping their mouth, hissing, and swinging their tail. If they are disturbed further, they may start an attack and bite. Although there are anecdotes of unprovoked Komodo dragons attacking or preying on humans, most of these reports are either not reputable or caused by defensive bites. Only a very few cases are truly the result of unprovoked attacks by abnormal individuals which lost their fear towards humans.[25]

Volcanic activity, earthquakes, loss of habitat, fire,[14][51] loss of prey due to poaching, tourism, and illegal poaching of the dragons themselves have all contributed to the vulnerable status of the Komodo dragon. Under Appendix I of CITES (the Convention on International Trade in Endangered Species), commercial trade of skins or specimens is illegal.[53][54]

On Padar, a former population of the Komodo Dragon became extinct, of which the last individuals were seen in 1975.[55] It is widely assumed that the Komodo dragon died out on Padar after a strong decline of the populations of large ungulate prey, for which poaching was most likely responsible.[56]

In captivity

Komodo dragons have long been great zoo attractions, where their size and reputation make them popular exhibits. They are, however, rare in zoos because they are susceptible to infection and parasitic disease if captured from the wild, and do not readily reproduce.[10] In May 2009, there were 13 European, 2 African, 35 North American, 1 Singaporean, and 2 Australian institutions that kept Komodo dragons.[57]

The first Komodo dragon was exhibited in 1934 at the Smithsonian National Zoological Park, but it lived for only two years. More attempts to exhibit Komodo dragons were made, but the lifespan of these creatures was very short, averaging five years in the National Zoological Park. Studies done by Walter Auffenberg, which were documented in his book The Behavioral Ecology of the Komodo Monitor, eventually allowed for more successful managing and reproducing of the dragons in captivity.[50]

A variety of different behaviors have been observed from captive specimens. Most individuals are relatively tame within a short period of time,[58][59] and are capable of recognizing individual humans and discriminating between more familiar keepers.[60] Komodo dragons have also been observed to engage in play with a variety of objects, including shovels, cans, plastic rings, and shoes. This behavior does not seem to be "food-motivated predatory behavior."[8][11][61]

Even seemingly docile dragons may become aggressive unpredictably, especially when the animal's territory is invaded by someone unfamiliar. In June 2001, a Komodo dragon seriously injured Phil Bronstein—executive editor of the San Francisco Chronicle—when he entered its enclosure at the Los Angeles Zoo after being invited in by its keeper. Bronstein was bitten on his bare foot, as the keeper had told him to take off his white shoes, which could have potentially excited the Komodo dragon.[62][63] Although he escaped, he needed to have several tendons in his foot reattached surgically.[64]


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Varanus_komodoensis6.jpg


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MessaggioOggetto: Re: Drago di Komodo - Komodo dragon   Sab 3 Set 2011 - 10:17

La sua comparsa, nella nostra vita, annuncia che è il tempo di voltare pagina di agire, di viaggiare. Aiuterà a dirigere le nostre forze creative.

I draghi di Komodo sono molto forti e potenti nella caccia e astuti nelle imboscate, perciò quando si presenterà a noi insegnerà queste arti e ci donerà maggiore forza e potenza anche nell'esprimerci. Perciò è bene cercare di stare attenti ed usare parole gentili ed amorevoli, soprattutto con le persone che amiamo, perchè le nostre parole potrebbero essere troppo velenose.

FONTE: http://www.linsdomain.com/totems/pages/komodo-dragon.htm

KOMODO DRAGON


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Be careful of the power of your words with a Komodo Dragon totem -- speak more gently and more lovingly. Words can be poisonous and we must guard them carefully.


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Some of the information on this webpage was derived from the following sources:
Sans, Jamie & Carson, David. Medicine Cards: the Discovery of Power Through the Way of Animals. Santa Fe, NM. 1988. Print.
Andrews, Ted. Animal-speak: the Spiritual & Magical Powers of Creatures Great & Small. Woodbury, MN: Llewellyn Publications, 1993. Print.
Andrews, Ted. Animal-Wise: the Spirit Language and Signs of Nature. Woodbury, MN: Llewellyn Publications, 1999. Print.
D. J. Conway. Animal Magick: the Art of Recognizing & Working with Familiars. Woodbury, MN: Llewellyn Publications, 2003. Print.
Farmer, Steven D. Animal Spirit Guides. Hayhouse Inc., 2006. Print.



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Komodo_dragon_-Varanus_komodoensis_-front.jpg?uselang=it


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Komodo_dragon_at_Komodo_National_Park_Indonesia.jpg?uselang=it

Si consiglia la visione anche del seguente link:

http://www.nationalgeographic.it/natura/animali/2010/04/10/news/komodo_dragon-2918/
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