Forum di sciamanesimo, antropologia e spirito critico
Nei momenti più bui, ricorda sempre di fare un passo alla volta.
Voler ottenere tutto e subito è sciocco
Nei momenti più difficili, ricorda sempre che le abitudini stabiliscono un destino.
Stabilisci quelle che ti danno energia e crescita.
È solo nell’ora più profonda del Duat, nella Notte oscura dell’anima che possiamo vedere noi stessi.
E capire come superare la notte.
Non rifuggire l’oscurità, impara a vederci attraverso.
Tutto passa e scorre, il giorno diviene notte e la notte giorno.
Ciò che è bene per te ora domani diverrà un ostacolo e un impedimento, o un danno, e viceversa.
Tutto finisce e muta, come la pelle di un serpente.
Impara ad essere la volontà pura di vivere e non la pelle morta di un intento esaurito.
Tutto ciò che non supera l’alba del tuo nuovo giorno, non deve essere portato con te.
Il mondo è infinito, non giudicare perdite e guadagni come il piccolo pescatore che non ha mai visto l’Oceano.
Sconfinate sono le possibilità della Ruota.
Impara a fluire e solo allora senza occhi, senza orecchie né pensiero, vedrai, sentirai e capirai il Tao.
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 Medicago sativa - Erba Medica

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Tila
Iniziato Sciamano
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MessaggioOggetto: Medicago sativa - Erba Medica   Mer 7 Set 2011 - 8:48


QUESTA SCHEDA CONTIENE INFORMAZIONI CHE POSSONO GENERARE SITUAZIONI DI PERICOLO E DANNI. I DATI PRESENTI HANNO SOLO UN FINE ILLUSTRATIVO E IN NESSUN CASO ESORTATIVO. PRIMA DI PROSEGUIRE SI PREGA DI LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE.



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Buondì a tutti, oggi vedremo insieme un alleato degli organi emuntori; in questa prima parte della scheda vedremo le sue proprietà e caratteristiche, la storia e qualche curiosità come ad esempio la provenienza del suo nome.

Buona lettura!

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Medicago_sativa

Medicago sativa
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'erba medica (Medicago sativa L.), detta anche alfa-alfa (dall'arabo al-fal-fa "padre di tutti i cibi"), è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Fabaceae (o Leguminose).

Originaria dell'Asia sud-occidentale, è diffusa in Italia prevalentemente in Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Veneto.


Descrizione

La M. sativa è una pianta perenne, con apparato radicale fittonante che può arrivare anche a una lunghezza di 3–5 m; presenta una corona basale da cui si originano steli più o meno eretti che possono raggiungere il metro di altezza, cavi all'interno.
Le foglie sono trifogliate e si distinguono da quelle dei trifogli in quanto la foglia centrale non è sessile ma picciolata. L'infiorescenza è costituita da un racemo di fiori zigomorfi di colore viola-azzurro. I frutti sono dei legumi spiralati contenenti 2-6 semi. I semi sono molto piccoli (100 di essi pesano 0,2 g)


Avversità di natura biotica

Le avversità di natura biologica sono dovute ad attacchi di agenti patogeni, parassiti e fitofagi.

Tra i patogeni si annoverano Colletotrichum trifolii, agente dell'antracnosi, Rhizoctonia violacea, agente del mal vinato; Sclerotinia trifoliorum, agente del mal dello sclerozio. Questi ultimi due funghi attaccano la pianta al colletto o alle radici.
Il primo colpisce a macchie nel campo portando alla morte dei tessuti ed al diradamento. Pseudopeziza medicaginis è invece agente della maculatura fogliare.

Tra i parassiti vegetali che possono colpire l'erba medica si possono ricordare le cuscute.

Tra i fitofagi si annoverano Phytodecta fornicata e Phytonomus punctatus entrambi colpevoli di gravi perdite quanti-qualitative del foraggio.



FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Medicago_sativa_bgiu.jpg

Usi

Pianta foraggera per eccellenza, può essere utilizzata come coltura da fieno, insilati, per produrre farina disidratata.
Come foraggio rappresenta la specie più usata tra le leguminose in quanto presenta un alto tenore proteico e vitaminico (caroteni) e la possibilità di essere conservata, in genere, sotto forma di fieno o farina. Essiccata artificialmente raggiunge valori proteici degni di un concentrato, fino al 20%. L'insilamento della medica, poco frequente, necessita di alcuni accorgimenti a causa del basso tenore in glucidi fermentescibili: il preappassimento, tecnica adottata per la produzione del fieno-silo, l'aggiunta di lactobacilli e, soprattutto la consociazione con una graminacea.

È un vegetale azotofissatore (per la presenza del batterio Rhizobium meliloti) e quindi la sua coltivazione produce anche il risultato di arricchire nuovamente il suolo di azoto, in modo naturale, dopo l'impoverimento dato da precedenti coltivazioni di altre famiglie di vegetali.

Il suo successo si deve anche alle caratteristiche del suo ciclo riproduttivo: è capace di autoimpollinazione e dopo 3 mesi dalla semina produce già seme.

Proprietà terapeutiche

Avvertenza
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.

Contiene 8 enzimi digestivi, fitoestrogeni, 40 diversi bioflavonoidi (con azione antiossidante, antinfiammatoria, rinforzante dei vasi sanguigni), flavoni (rinforzanti dei capillari fragili), glucosidi, alcaloidi (sostegno all'attività antibiotica, antinfiammatori, favoriscono la formazione proteica), aminoacidi, vitamina A, vitamina C, vitamina D, vitamina E, vitamina K, sali minerali, oligoelementi, elevate quantità di clorofilla (ottima per il trattamento delle anemie).

È dotata di proprietà deodoranti (clorofilla), antimicrobiche (clorofilla, vitamina A). Disintossicante del fegato.
Eccellente ricostituente Buona quantità di fibre (nel germoglio consumato in insalata). Il suo contenuto in vitamina K la rende adatta per rinforzare il sistema vascolare. La vitamina U ostacola la formazione di ulcere. Assunta prima dei pasti aumenta l'attività gastro-intestinale. Assunta dopo i pasti migliora l'assorbimento dei nutrienti. Migliora la qualità e la quantità del latte materno durante l'allattamento. Regola la produzione di estrogeni (isoflavoni). Contiene fluoruri naturali (rinforza i denti).

Le foglie nutrono il livello più profondo dell'organismo, reni e intestino, aiutando gli organi emuntori a liberare il corpo dalle tossine: tonificante intestinale, nutre il sangue, ottima per combattere stanchezza, anemia, malassorbimento e acidità di stomaco.


Etimologia

Il nome "erba medica" (già in latino medica e in greco μηδική = mediké) non ha nulla che a vedere con la medicina, ma deriva dalla Media (Persia), da cui era considerata originaria: "erba medica" = "erba della Media".

Bibliografia

Antonio Saltini, Storia delle scienze agrarie, vol. I Dalle origini al Rinascimento, Bologna 1974



Attribuzione: Gary D Robson
FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Alfalfa_round_bales.jpg?uselang=it


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Alfalfa

Alfalfa
From Wikipedia, the free encyclopedia

Alfalfa (play /ælˈfælfə/; Medicago sativa) is a flowering plant in the pea family Fabaceae cultivated as an important forage crop in the US, Canada, Argentina, France, Australia, the Middle East, South Africa, and many other countries. It is known as lucerne in the UK, France, Australia, South Africa and New Zealand, and known as lucerne grass in south Asia. It superficially resembles clover, with clusters of small purple flowers.

Ecology

Alfalfa is a perennial forage legume which normally lives 4–8 years, but can live more than twenty years, depending on variety and climate.[2] The plant grows to a height of up to 1 metre (3 ft), and has a deep root system, sometimes stretching more than 15 metres (49 ft).[2] This makes it very resilient, especially to droughts.[2] It has a tetraploid genome.[3]

Alfalfa is a small seeded crop, and has a slowly-growing seedling, but after several months of establishment, forms a tough 'crown' at the top of the root system. This crown contains many shoot buds that enables alfalfa to re-grow many times after being grazed or harvested.

This plant exhibits autotoxicity, which means it is difficult for alfalfa seed to grow in existing stands of alfalfa.[4] Therefore, it is recommended that alfalfa fields be rotated with other species (for example, corn or wheat) before reseeding.[5]

Culture

Alfalfa is widely grown throughout the world as forage for cattle, and is most often harvested as hay, but can also be made into silage, grazed, or fed as greenchop.[6] Alfalfa usually has the highest feeding value of all common hay crops. It is used less frequently as pasture.[5] When grown on soils where it is well-adapted, alfalfa is often the highest yielding forage plant, but its primary benefit is the combination of high yield per hectare and high nutritional quality.[7]

Its primary use is as feed for high producing dairy cows—because of its high protein content and highly digestible fiber—and secondarily for beef cattle, horses, sheep, and goats.[8][9] Humans also eat alfalfa sprouts in salads and sandwiches.[10][11] Dehydrated alfalfa leaf is commercially available as a dietary supplement in several forms, such as tablets, powders and tea.[12] Alfalfa is believed by some to be a galactagogue, a substance that induces lactation.[13] Alfalfa can cause bloating in livestock, care must be taken with livestock grazing on alfalfa because of its high bloat hazard.[14]

Like other legumes, its root nodules contain bacteria, Sinorhizobium meliloti, with the ability to fix nitrogen, producing a high-protein feed regardless of available nitrogen in the soil.[15] Its nitrogen-fixing abilities (which increases soil nitrogen) and its use as an animal feed greatly improved agricultural efficiency.[16][17]

Alfalfa can be sown in spring or fall, and does best on well-drained soils with a neutral pH of 6.8 – 7.5.[18][19] Alfalfa requires sustained levels of potassium and phosphorus to grow well.[20] It is moderately sensitive to salt levels in both the soil and in irrigation water, although it continues to be grown in the arid southwestern United States, where salinity is an emerging issue.[21][22][23] Soils low in fertility should be fertilized with manure or a chemical fertilizer, but correction of pH is particularly important.[24] Usually a seeding rate of 13 – 20 kg/hectare (12 – 25 lb/acre) is recommended, with differences based upon region, soil type, and seeding method.[25] A nurse crop is sometimes used, particularly for spring plantings, to reduce weed problems and soil erosion, but can lead to competition for light, water and nutrients.[26]

In most climates, alfalfa is cut three to four times a year, but it can be harvested up to 12 times per year in Arizona and southern California.[27][28] Total yields are typically around 8 tonnes per hectare (4 short tons per acre) in temperate environments, but yields have been recorded up to 20 t/ha (16 short tons per acre).[28] Yields vary with region, weather, and the crop's stage of maturity when cut. Later cuttings improve yield, but with reduced nutritional content.[29]


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Megachile_1084.JPG

Alfalfa is considered an insectary due to the large number of insects it attracts.[30] Some pests, such as alfalfa weevil, aphids, armyworms, and the potato leafhopper, can reduce alfalfa yields dramatically, particularly with the second cutting when weather is warmest.[31] Chemical controls are sometimes used to prevent this.[31] Alfalfa is also susceptible to root rots, including Phytophthora, Rhizoctonia, and Texas root rot.[32][33][34]


Alfalfa and bees

Alfalfa seed production requires the presence of pollinators when the fields of alfalfa are in bloom.[3] Alfalfa pollination is somewhat problematic, however, because Western honey bees, the most commonly used pollinator, are not suitable for this purpose; the pollen-carrying keel of the alfalfa flower trips and strikes pollinating bees on the head, which helps transfer the pollen to the foraging bee.[3] Western honey bees, however, do not like being struck in the head repeatedly and learn to defeat this action by drawing nectar from the side of the flower. The bees thus collect the nectar, but carry no pollen and so do not pollinate the next flower they visit.[45] Because older, experienced bees do not pollinate alfalfa well, most pollination is accomplished by young bees that have not yet learned the trick of robbing the flower without tripping the head-knocking keel. When western honey bees are used to pollinate alfalfa, the beekeeper stocks the field at a very high rate to maximize the number of young bees.[45] Western honey bee colonies may suffer protein stress when working alfalfa only, due to shortage of one of the amino-acids comprising the pollen protein, iso-leucine. Today, the alfalfa leafcutter bee is increasingly used to circumvent these problems.[46] As a solitary but gregarious bee species, it does not build colonies or store honey, but is a very efficient pollinator of alfalfa flowers.[46] Nesting is in individual tunnels in wooden or plastic material, supplied by the alfalfa seed growers.[45] The leafcutter bees are used in the Pacific Northwest, while western honeybees dominate in California alfalfa seed production.[45]

A smaller amount of alfalfa produced for seed is pollinated by the alkali bee, mostly in the northwestern United States. It is cultured in special beds near the fields. These bees also have their own problems. They are not portable like honey bees, and when fields are planted in new areas, the bees take several seasons to build up.[45] Honey bees are still trucked to many of the fields at bloom time.


Varieties

Considerable research and development has been done with this important plant. Older cultivars such as 'Vernal' have been the standard for years, but many better public and private varieties better adapted to particular climates are available.[47] Private companies release many new varieties each year in the US.[48]

Most varieties go dormant in the fall, with reduced growth in response to low temperatures and shorter days.[48] 'Nondormant' varieties that grow through the winter are planted in long-seasoned environments such as Mexico, Arizona, and Southern California, whereas 'dormant' varieties are planted in the Upper Midwest, Canada, and the Northeast.[48] 'Nondormant' varieties can be higher yielding, but they are susceptible to winter-kill in cold climates and have poorer persistence.[48]

Most alfalfa cultivars contain genetic material from sickle medick (M. falcata), a wild variety of alfalfa that naturally hybridizes with M. sativa to produce sand lucerne (M. sativa ssp. varia). This species may bear either the purple flowers of alfalfa or the yellow of sickle medick, and is so called for its ready growth in sandy soil.[49]

Most of the improvements in alfalfa over the last decades have consisted of better disease resistance on poorly drained soils in wet years, better ability to overwinter in cold climates, and the production of more leaves. Multileaf alfalfa varieties have more than three leaflets per leaf, giving them greater nutritional content by weight because there is more leafy matter for the same amount of stem[citation needed].

Wisconsin and California and many other states publish alfalfa variety trial data. A complete listing of state variety testing data is provided by the North American Alfalfa Improvement Conference (NAAIC) State Listing as well as additional detailed alfalfa genetic and variety data published by NAAIC.


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Medicago_sativa_003.JPG?uselang=it

History

A book on agriculture by the Roman writer Palladius, dated 4th century AD, includes a section about alfalfa. Palladius says: "One sow-down lasts ten years. The crop may be cut four or six times a year.... An [Roman] acre of it is abundantly sufficient for three horses all the year.... It may be given to cattle, but new provender is at first to be administered very sparingly, because it bloats up the cattle."[53] Palladius called alfalfa "medica", a name that referred to the Medes, a people who lived in ancient Iran. The ancient Greeks and Romans believed, very probably correctly, that the alfalfa plant came from the Medes land (in today's Iran). (The ancient Greeks and Romans also used the name medica to mean a citron fruit, once again because it was believed to have come from the Medes land). The ancient Roman name medica is the root of the modern scientific name for the alfalfa genus, Medicago. Despite the report in Palladius and in some other Roman and ancient Greek writers, there is little evidence that alfalfa was in widespread use in the Mediterranean region in those days.

The 13th century Arabic dictionary Lisan al-Arab says that "al-fiṣfiṣa" (alfalfa) is cultivated as an animal feed and consumed in both fresh and dried form.[54] The Arabic name is believed to have come from an Iranian language. (The Persian name for alfalfa is on record in medieval times as "aspast" | "ispist"). In medieval Spain, the Arabic name "al-fisfisa" mutated into the Spanish name "alfalfa".[55] Alfalfa in medieval Spain was cultivated as fodder for horses and had a reputation as the best fodder for them. In the 16th century, Spanish colonizers introduced alfalfa to the Americas as fodder for their horses.[56] The English name "alfalfa" dates from mid-19th century far-west USA, from the Spanish. Alfalfa seeds were imported to California from Chile in the 1850s. That was the beginning of a rapid and extensive introduction of the crop over the western US States.[57] In the North American colonies of the eastern US back in the 18th century it was called "lucerne" and lots of trials at growing it were made, but generally without getting satisfactory results. Relatively very little alfalfa is grown in the eastern US still today. Today in France and Germany, and also in Britain and Australia, alfalfa is usually called "lucerne" | "luzerne", a word that arose in French in the 16th century. Since North and South America now produce a large part of the world's output, the word "alfalfa" has been slowly entering into other languages besides English and Spanish.

Phytoestrogens in alfalfa

Alfalfa, like other leguminous crops, is a known source of phytoestrogens.[58] Grazing on alfalfa has been suspected as a cause of reduced fertility in sheep.

Medical uses

Alfalfa has been used as an herbal medicine for over 1,500 years.[citation needed] Alfalfa is high in protein, calcium, plus other minerals, vitamins in the B group, vitamin C, vitamin E, and vitamin K.[59][60]

In early Chinese medicines, physicians used young alfalfa leaves to treat disorders related to the digestive tract and the kidneys.[citation needed] In Ayurvedic medicine, physicians used the leaves for treating poor digestion. They made a cooling poultice from the seeds for boils. At the time, alfalfa was also believed to be beneficial to people suffering from arthritis and water retention.[citation needed]


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Medicago_sativa_Alfals006.jpg


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Medicago_sativa_001.JPG

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