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 Manticora - Manticore

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Tila
Iniziato Sciamano
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MessaggioOggetto: Manticora - Manticore   Dom 18 Mar 2012 - 8:57

Nel mondo non ordinario si possono incontrare tantissime entità, spiriti, alleati che assumono le forme più disparate, lo sappiamo tutto ciò che fa parte del nostro inventario viene riciclato e proposto alla nostra attenzione, quindi perchè non una Manticora come animale totem?

Inizio con il riportarvi le schede di wikipedia che parlano delle origini e di alcuni aspetti simbolici di questa creatura mitologica, nella seconda parte vedremo quali potrebbero essere i suoi insegnamenti ed essendo una sorta di chimera con un corpo di leone e coda di scorpione avranno qualche tratto in comune proprio con quei animali...

Buona lettura!


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Manticora

Manticora
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La manticora è una creatura mitica, una sorta di chimera dotata di testa umana (spesso munita di corna), corpo di leone e coda di scorpione, in grado di scagliare spine velenose per rendere inerme la preda (confondendo così la sua immagine con la criptozoologia di un porcospino). A volte la manticora può possedere ali di qualche genere. Il nome "manticora" identifica anche un genere di insetto, Insectorum tigrides veloces a detta di Linneo, predatore, appartenente alle Cicindelinae.

Descrizione

Il primo a descrivere l'animale era stato Ctesia di Cnido nei suoi Indikà, di cui sopravvive un riassunto nella Biblioteca del patriarca Fozio:
« Ctesia parla anche del manticora, una bestia che si trova presso gli Indiani e che ha il volto simile a quello degli uomini. Questa bestia è grande quanto un leone e ha il colore della pelle di un rosso simile a quello del cinabro; ha i denti disposti su tre file, le orecchie di un uomo e gli occhi glauchi simili a quelli di un uomo. La sua coda assomiglia a quella di uno scorpione di terra, misura più di un cubito ed è munita di un pungiglione. Nella coda, lateralmente, sono disposti, qua e là, altri pungiglioni, oltre a quello che, come nella coda dello scorpione, si trova sulla punta. È con questo pungiglione che il manticora colpisce chi gli si avvicina e chiunque venga da esso ferito trova una morte sicura. Se invece qualcuno lotta con il manticora a distanza, esso, sollevando la coda, si mette a saettare i suoi dardi, come da un arco, contro l'avversario che gli sta di fronte, oppure, voltandosi, cerca di colpirlo da dietro tendendo la sua coda in linea retta. Il manticora riesce a scagliare i suoi dardi fino a cento piedi di distanza e qualsiasi essere vivente venga da essi colpito (ad eccezione dell'elefante) trova una morte certa. I suoi pungiglioni misurano un piede e sono spessi quanto un giunco sottilissimo. Il termine "martichoras" significa in greco "antropofago", proprio per il fatto che questa bestia si nutre per lo più di uomini, oltre che di altri animali. Riesce a combattere anche con le unghie (oltre che con i pungiglioni). I suoi pungiglioni – così dice Ctesia - dopo che sono stati lanciati crescono di nuovo (molti infatti è possibile trovarne in India). In India ci sono molti esemplari di manticora: gli uomini li cacciano a dorso di elefante scagliando da lì le loro frecce. »

(Ctesia FrGrHist 688 F. 45, 15: Phot. Bibl. 45b 31- 46 a 12 Henry[1])

Jorge Luis Borges scrive citando Plinio:

« "multaque alia monstri similia" c'è in Etiopia un animale chiamato mantichora, il quale ha tre ordini di denti connessi come quelli di un pettine, faccia e orecchie d'uomo, occhi azzurri, corpo cremisi di leone, e coda terminante in aculeo come di scorpione. Corre con una somma rapidità ed è amantissimo della carne umana; la sua voce è come un concerto di flauto e tromba. »

(Jorge Luis Borges, Manuale di zoologia fantastica)

La descrizione è ripresa con più dettagli da Claudio Eliano, che sostiene sempre di citare Ctesia ma colloca la bestia in India e aggiunge all'aculeo lungo un cubito delle spine avvelenate, scagliabili all'occorrenza. L'unico animale che può tener testa alla manticora è il leone, però gli Indiani riescono a catturarne i cuccioli ancora privi di aculei e gli mozzano la coda, per renderli inoffensivi e portarli a spasso, tanto è vero che ne hanno regalato uno al re di Persia. Il vero nome sarebbe martikhoras (dal persiano mardkhora, "mangia uomini")[2].

Pausania non sembra molto convinto e ipotizza che si tratti di una versione distorta della tigre indiana, malgrado tripla fila di denti e aculeo non corrispondano[3].

Anche Filostrato avrebbe cercato la manticora in India, secondo quanto racconta nella biografia romanzata di Apollonio di Tiana[4].

Ad ogni modo, la manticora sopravvive e si moltiplica nei bestiari medioevali[5], spesso assunta come simbolo della tirannia e dell'invidia, o più alla grossa del demonio[6]. Ne parla Brunetto Latini[7], e forse ha suggestionato anche Dante Alighieri, nei tratti di un mostro della Divina Commedia[8].

Nei secoli successivi la ritroviamo in Topsell[9] e Rabelais[10], e in Gustave Flaubert[11]:

La manticora (gigantesco leone rosso, dal volto umano, con tre filari di denti):

« I marezzi del mio pelame scarlatto si confondono col riverbero delle grandi sabbie. Soffio dalle narici lo spavento delle solitudini. Sputo la peste. Mangio gli eserciti, quando s'avventurano nel deserto. Ho le unghie ritorte a succhiello, i denti tagliati a sega; e la mia coda roteante è irta di dardi che lancio a destra, a sinistra, in avanti, in dietro. Guarda! Guarda! (la manticora lancia le spine della coda, che si irradiano come frecce in tutte le direzioni. Gocce di sangue piovono schioccando sul fogliame.) »



La manticora nella cultura popolare

Oggi il mitico animale prospera nei giochi di ruolo e videogiochi[12], per lo più in forma alata.

Oltre che nel fantasy[13] e nei cataloghi di esseri immaginari[14], la vera manticora compare ancora nei romanzi di Umberto Eco, ne Il nome della rosa e soprattutto in Baudolino, dove assieme a un gatto e a una chimera sbarra la strada per il favoloso regno del Prete Gianni (dove vivono anche una serie di razze fantastiche quali i blemmi, i panozi ecc.).

Della Manticora si parla anche nel romanzo "Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo: la maledizione del Titano".

Anche la musica rock non ha mancato di citare la bestia, precisamente nel brano Tarkus del trio Emerson, Lake and Palmer mentre sulla copertina dell'album omonimo del 1971 figura un pangolino a carro armato.

Della manticora infine esiste anche una interpretazione positiva, ad esempio nel balletto L'unicorno, la Gorgone e la Manticora: le tre domeniche di un poeta, di Giancarlo Menotti, oppure in The Manticore of North Cerney, di Dorothy Spider.

Ipotesi di identificazione

Molti hanno concluso che si tratti della tigre del Caspio, e questo perché le citazioni partono da Ctesia, che viveva in Persia.

Ma, a parte il fatto che Plinio sostiene di citare Ctesia anch'egli e parla di Etiopia, nessun felino ha voce di trombetta o vive nei luoghi aridi e rocciosi amati dalla manticora, e comunque i persiani conoscevano già la tigre, quindi non avrebbe avuto senso parlarne in termini distorti. Neppure può trattarsi di un mito venuto dall'India, perché il tipico mostro indiano mangiatore di uomini ha il corpo umano e solo la testa di tigre, cioè l'esatto contrario della manticora (il che può forse aver generato una sovrimpressione dei miti).

Un'altra possibile spiegazione della stranezza della manticora sarebbe da ricercare nel repertorio iconografico dell'arte persiana e babilonese. Dal momento che Ctesia di Cnido era stato prigioniero nella corte degli Achemenidi, è possibile ipotizzare che abbia deciso di creare una versione letteraria di un motivo assai diffuso nell'arte orientale. Ctesia in altre parole avrebbe descritto il Lamassu, demone benevolo con il corpo di toro (e talvolta, appunto, di leone) e con il volto di un uomo persiano barbuto, attribuendo ad esso non poteri magici o divini, ma tratti felini e cannibaleschi.

Note

^ Vedi anche: Pietro Li Causi. Sulle tracce del manticora. La zoologia dei confini del mondo in Grecia e a Roma. Palermo, Palumbo.
^ Plinio il Vecchio (I secolo d.C.), Naturalis Historia, VIII 75 (che cita il passo di Ctesia cit. in n. 1). Prima di Plinio, il passo di Ctesia relativo alla manticora era già stato citato da Aristotele nella Historia Animalium (II, 1, 501 a 24 sgg.).
^ Pausania (II secolo d.C.), Guida della Grecia, IX.21.4.
^ Così riferisce Filostrato al principio del III secolo d.C. nella sua Vita di Apollonio di Tiana, III 45. Più o meno con le stesse parole, anche Eusebio di Cesarea (IV secolo d.C.), nel Trattato di Eusebio contro Ierocle, XXI. Di Apollonio di Tiana, mago e filosofo neopitagorico, tutto è incerto, a cominciare dall'esistenza. Si narra anche che sia stato assunto in cielo dopo la sua morte, da cui il titolo di Cristo Pagano)
^ Non senza qualche confusione. A volte viene confusa con la bestia leucocroca, che invece ha il corpo d'asino, il retro di cervo, il petto e le cosce di leone, i piedi di cavallo, un corno biforcuto, una bocca tagliata fino alle orecchie da cui esce voce quasi umana e al posto dei denti un unico osso. In altre versioni le si attribuiscono non tre file di denti ma tre denti e basta, larghi e spessi al punto da riempire la bocca (questa versione torna in Mirrour of the World, di William Caxton, che nel XV secolo tradusse dal francese medievale un testo a sua volta tradotto dal latino). Per non dire dei miscugli con grifoni e altri leoni alati o, specie nella rara araldica, delle aggiunte di corna, spine, ali e zampe di drago, soffio velenoso o infuocato ecc..
^ Sampson, Low, Marston, Searle e Rivington. An illustrated dictionary of Words used in Art and Archaeology.
Beryl Rowland. Animals with Human Faces: a Guide to Animal Symbolism.
Alison Jones. Voce in Larousse Dictionary of World Folklore.
Non manca però qualche interpretazione più strana: The Magical Worlds of Harry Potter, di David Colbert, riporta che, vivendo sotto terra, la manticora simboleggia il profeta Geremia, che fu gettato in un pozzo. Idem in [1]. Incidentalmente, l'Apocalisse di Giovanni, testo assai in voga verso la fine del millennio, al cap. 9 annovera tra i suoi flagelli delle locuste dal viso umano, grosse come cavalli e con la coda di scorpione. Trattandosi di emissari divini assai simili al nostro mostro, l'idea del simbolo malefico assoluto va forse riesaminata.
^ Nel Livre du Trésor, o almeno così sostiene Louis Charbonneau-Lassay nel suo Bestiario di Cristo.
^ Inferno, canto 17, dove si parla di Gerione. Il mito classico viene descritto come un gigante il cui tronco si ramificava in tre corpi diversi, con sei braccia e tre teste, ma invece Dante scrive:
« La faccia sua era faccia d'uom giusto,
tanto benigna avea di fuor la pelle,
e d'un serpente tutto l'altro fusto;
due branche avea pilose insin l'ascelle;
lo dosso e 'l petto e ambedue le coste
dipinti avea di nodi e di rotelle.
[..]
Nel vano tutta sua coda guizzava,
torcendo in sù la venenosa forca
ch'a guisa di scorpion la punta armava. »

A voler forzare un po' la lettura, pare davvero una manticora alata, magari incrociata con un drago, come se ne vedono nei disegni più moderni.
^ Edward Topsell. The History of Four-footed Beafts and Serpents. Riprende quasi alla lettera la descrizione fatta da Eliano, allargandole però la bocca fino alle orecchie (qui ricorda la bestia Leucocroca). Alcuni brani reperibili su [2].
^ Pantagruel, con l'unica differenza che qui la bestia ha una voce melodiosa invece del suono di trombetta. Altri testi dell'epoca le attribuiscono un sibilo da rettile, che però ha ugualmente il potere di incantare chi la ascolta. Di Rabelais è molto più celebre la citazione di un altro mostro classico, la chimera, che appare nel titolo di una delle opere immaginarie trovate da Pantagruel nella biblioteca dell'abbazia di San Vittore a Parigi: «Quaestio subtilissima, utrum Chimera in vacuo bombinans possit com'edere secundas intentiones, et fuit dibattuta per decem hebdomadas in Concilio Constantiensi».
^ La Tentazione di sant'Antonio, infine. Il brano viene citato sia da Borges nel Manuale di zoologia fantastica sia da Salman Rushdie nei Versetti Satanici. Qui appare anche un'altra versione del mostro come uomo con testa di tigre (sul simbolismo, vedi [3]). È che nel tempo si siano fusi due miti: uno tipicamente indiano (il mangiatore di uomini, testa di tigre), e noto ai musulmani; l'altro greco-mediorientale (la manticora etiope, con la coda di scorpione).
^ Numerosissimi: tra questi Dungeons&Dragons per i giochi di ruolo, Magic: l'Adunanza per i giochi di carte collezionabili e la serie Heroes of Might and Magic per i videogiochi.
^ Per citare gli autori più celebri: Gli animali fantastici, dove trovarli, di J.K. Rowling, quella di Harry Potter, e Sangue di drago, di George R. R. Martin
^ Ad esempio A Dictionary of Fabulous Beasts, di Richard Barber & Anne Riches; Encyclopedia of Things That Never Were: Creatures, Places and People, di Michael Page & Robert Inkpen; Mythical and Fabulous Creatures: A source Book and Research Guide, di David R. Cheney, ed. Malcolm South.



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Manticore.gif?uselang=it


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Manticore

Manticore
From Wikipedia, the free encyclopedia

The manticore (Early Middle Persian Martyaxwar) is a legendary creature similar to the Egyptian sphinx. It has the body of a red lion, a human head with three rows of sharp teeth (like a shark), and a trumpet-like voice. Other aspects of the creature vary from story to story. It may be horned, winged, or both. The tail is that of either a dragon or a scorpion, and it may shoot poisonous spines to either paralyze or kill its victims. It devours its prey whole. It leaves no clothes, bones, or possessions of the prey behind.

Origin

The manticore myth was of Persian origin, where its name was "man-eater" (from early Middle Persian مارتیا martya "man" (as in human) and خوار xwar- "to eat"). The English term "manticore" was borrowed from Latin mantichorās, itself borrowed from Greek μαντιχώρας—an erroneous pronunciation of the original Persian name. It passed into European folklore first through a remark by Ctesias, a Greek physician at the Persian court of King Artaxerxes II in the fourth century BC, in his notes on India ("Indika"), which circulated among Greek writers on natural history but have not survived. The Romanised Greek Pausanias, in his Description of Greece, recalled strange animals he had seen at Rome and commented,

The beast described by Ctesias in his Indian history, which he says is called martichoras by the Indians and "man-eater" by the Greeks, I am inclined to think is the tiger. But that it has three rows of teeth along each jaw and spikes at the tip of its tail with which it defends itself at close quarters, while it hurls them like an archer's arrows at more distant enemies; all this is, I think, a false story that the Indians pass on from one to another owing to their excessive dread of the beast. (Description, xxi, 5)

Pliny the Elder did not share Pausanias' skepticism. He followed Aristotle's natural history by including the martichoras—mistranscribed as manticorus in his copy of Aristotle and thus passing into European languages—among his descriptions of animals in Naturalis Historia, c. 77 AD.

Later, in The Life of Apollonius of Tyana Greek writer Flavius Philostratus (c. 170–247) wrote:

And inasmuch as the following conversation also has been recorded by Damis as having been held upon this occasion with regard to the mythological animals and fountains and men met with in India, I must not leave it out, for there is much to be gained by neither believing nor yet disbelieving everything. Accordingly Apollonius asked the question, whether there was there an animal called the man-eater (martichoras); and Iarchas replied: "And what have you heard about the make of this animal ? For it is probable that there is some account given of its shape." "There are," replied Apollonius, "tall stories current which I cannot believe; for they say that the creature has four feet, and that his head resembles that of a man, but that in size it is comparable to a lion; while the tail of this animal puts out hairs a cubit long and sharp as thorns, which it shoots like arrows at those who hunt it."[1]

Pliny's book was widely enjoyed and uncritically believed through the European Middle Ages, during which the manticore was sometimes illustrated in bestiaries. The manticore made a late appearance in heraldry, during the 16th century, and it influenced some Mannerist representations, as in Bronzino's allegory The Exposure of Luxury, (National Gallery, London)[2]— but more often in the decorative schemes called "grotteschi"— of the sin of Fraud, conceived as a monstrous chimera with a beautiful woman's face, and in this way it passed by means of Cesare Ripa's Iconologia into the seventeenth and eighteenth century French conception of a sphinx.

A manticore features as medieval sixteenth century graffiti on the wall of North Cerney church in Gloucestershire; it was seen as an unholy hybrid of the zodiacal signs Leo, Scorpio and Aquarius[3]


Manticore in an illustration from the Rochester Bestiary
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:RochesterBestiaryFolio024vManticora_crop.jpg

In popular culture

In the Divine Comedy, Geryon is depicted as a manticore-like demon that dwells at the deep barrier between the circles of violence and fraud.
Canadian writer Robertson Davies wrote a novel titled The Manticore, published in 1972. It is the second volume of his "Deptford Trilogy. [4]
Following the success of their second album, Tarkus – which featured a manticore in the artwork and lyrics – Emerson, Lake & Palmer founded Manticore Records in 1973. An ELP retrospective box set released in 1993 was titled The Return of the Manticore, and included artwork similar to the manticore from Tarkus and the Manticore Records label.
In the third series of Merlin (TV series), a manticore made an appearance and produced a deadly poison meant to kill King Uther. The creature of interest was approximately as big as a cat.
In Season 1 Episode 2 of My Little Pony: Friendship is Magic, Fluttershy befriends a manticore by removing a thorn from his paw.
Boogiepop and Others features a man-eating character known as Manticore.


References

Notes

^ Flavius Philostratus, The Life of Apollonius of Tyana, translated by F. C. Conybeare, volume I, book III. Chapter XLV, pp. 327-329.
^ John F. Moffitt, "An Exemplary Humanist Hybrid: Vasari's "Fraude" with Reference to Bronzino's 'Sphinx'" Renaissance Quarterly 49.2 (Summer 1996), pp. 303-333, traces the chimeric image of Fraud backwards from Bronzino.
^ Walker, Charles (1992). Mysterious Britain (2nd ed.). London: Grange Books. pp. 114. ISBN 1-85627-281-8.
^ Surawicz B, Jacobson B (2009). Doctors in Fiction: Lessons from Literature. Radcliffe Publishing. p. 125. ISBN 1846193281.


Stone relief showing a manticore while killing an aries on the southern outside atrium wall of the parish church at Maria Gail, city of Villach, Carinthia, Austria
FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Maria_Gail_Pfarrkirche_Vorhalle_Suedwand_aussen_Steinrelief_Mantikor_mit_Widder_12012008_08.jpg



Manticore (1678)
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Martigora_engraving.jpg
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