Forum di sciamanesimo, antropologia e spirito critico
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 Oracolo - Oracle

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Tila
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MessaggioOggetto: Oracolo - Oracle   Gio 22 Mar 2012 - 10:59

E' una persona, un saggio, un'entità e un mezzo divinatorio, come vedremo più avanti sono molti i ruoli rappresentati da questo semplice termine, che ha origini antiche...

Riporto solo qualche stralcio degli articoli di wikipedia, perciò per approfondimenti vi consiglio la visione anche alle fonti originali ed inoltre la visione di alcune aree interne del forum:

http://sciamanesimo.forumattivo.com/f32-paganesimo-nordico-e-germanico-la-culla-norrena

http://sciamanesimo.forumattivo.com/f61-tibetan-shamanism-sciamanesimo-tibetano

http://sciamanesimo.forumattivo.com/f25-celtic-shamanism-sciamanesimo-celtico

http://sciamanesimo.forumattivo.com/f165-ancient-greek-shamanism

http://sciamanesimo.forumattivo.com/f60-chinese-shamanism-sciamanesimo-cinese

http://sciamanesimo.forumattivo.com/f216-north-south-america

http://sciamanesimo.forumattivo.com/f64-indian-shamanism-sciamanesimo-indiano

Buona lettura.

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Oracolo

Oracolo
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'oracolo (dal latino oraculum[1]) è un essere o un ente considerato fonte di saggi consigli o di profezie, un'autorità infallibile, solitamente di natura spirituale. Lo stesso termine può riferirsi anche ad una predizione del futuro dispensata dagli dèi attraverso oggetti o forme di vita. Il volere degli dei era dispensato in vario modo: con segni sulle viscere delle vittime sacrificali, con i movimenti della statua del dio durante la processione, con i movimenti degli oggetti gettati in una fonte, attraverso lo stormire delle fronde di un albero sacro, oppure attraverso la bocca di un essere umano, come nel caso di Delfi, in Grecia. Nell'antichità molti luoghi guadagnarono la reputazione di dispensare oracoli: divennero noti anch'essi come "oracoli", così come i pronunciamenti profetici stessi.

Gli oracoli nella Grecia antica

I grandi templi oracolari dell'antichità erano soprattutto greci. Nella civiltà ellenica l'oracolo più noto era la Sibilla Delfica, o più esattamente la Pizia del tempio del dio Apollo a Delfi, da cui deriva l'oracolo di Delfi. Oltre a questo si ricordano quelli di Zeus a Dodona e Olimpia.

Un aspetto caratteristico, non solo della religione greca, ma anche della società greca fu la grandissima diffusione degli oracoli, dei quali Delfi fu il più ricco e il più prestigioso. Santuari di consultazione oracolare sorgevano in ogni angolo del mondo greco, alcuni di importanza locale, altri noti e visitati da folle di pellegrini. Il fenomeno inoltre fu durevole nel tempo: se talvolta un oracolo cadeva in rovina, altri nascevano, anche in epoca tarda. La risposta dell'oracolo era di solito espressa in termini allusivi, poco comprensibili nell'immediato: la traduzione infatti seguiva diversi metodi di divinazione.

L'oracolo di Dodona, in Epiro, era posto sotto la tutela del padre della famiglia divina, Zeus, e collocato in un luogo misterioso e arcano. A gestire questo oracolo erano dei sacerdoti chiamati Selli (Σελλοί), sottoposti a severe regole di comportamento (non potevano lavarsi i piedi e dovevano dormire sulla terra senza alcuna forma di protezione contro gli insetti, come un telo o una stuoia). Più tardi, le mansioni divinatorie passarono a un collegio di profetesse.

Gli oracoli in Tibet

Gli oracoli tibetani sono molto consultati dai monaci buddhisti e dal governo in esilio, un tempo presieduto dal Dalai Lama, per richiedere il parere delle divinità tutelari. Tramite il medium che presta il suo corpo in uno stato di sacra trance, la divinità in questione si manifesta per esprimere un giudizio sull' identificazione della reincarnazione di un influente lama defunto o sui rapporti con l'estero.

Bibliografia

Luigi Castiglioni, IL: vocabolario della lingua latina , Torino, Loescher, 1994.
Antonino Anzaldi, Dizionario di astrologia , Milano, Rizzoli, 1988.


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Oracolo_di_Delfi

Oracolo di Delfi
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'oracolo di Delfi era il più importante oracolo (in greco μαντεῖον) dell'antica Grecia.

Si trattava di un oracolo sito a Delfi, attribuito a Apollo (Ἀπόλλων), dio che si propone come il principale tramite tra l'onnisciente Zeus e gli uomini. Era l'oracolo più importante di tutto il mondo greco, per questo il santuario di Delfi era chiamato "ombelico del mondo", e una pietra scolpita, l'omphalos ne attestava l'importanza.

Con l'eccezione dell'autore degli inni omerici ad Apollo, che gli attribuisce la fondazione dell'oracolo, i mitografi sono divisi in due gruppi: per il primo il dio ricevette l'oracolo in dono da altre divinità, l'altro, forse più antico, parla di una lotta col drago Pitone (Πῦθών) che era il guardiano dell'oracolo, allora posseduto da Gea (Γή, la principale divinità ctonia) per ottenerne il controllo. Pito (Πῦθώ o anche Πῦθών) era in effetti l'antico nome dell'oracolo, e deriverebbe dal πυθώ (far imputridire, marcire)[1]. Per scontare l'uccisione del serpente Apollo dovette adattarsi a servire come pastore per sette anni sotto il re Admeto, che peraltro lo trattò sempre con rispetto e considerazione. Alla fine del periodo di pena, Apollo rientrò trionfalmente a Delfi sotto forma di delfino, il che va interpretato come una spiegazione paraetimologica per il nuovo nome dell'Oracolo.

Bisogna anche ricordare il mito, più tardo, della lotta per il tripode sostenuta contro Eracle che ambiva anch’egli al possesso dell’oracolo.

La scoperta delle proprietà mantiche dei fumi venne attribuita (Diodoro XVI, 26 – Plutarco de orac. Defect) ad alcuni pastori che pascolando le greggi nella zona osservarono le convulsioni da cui venivano colte le pecore; alcune persone che inalarono quei fumi furono invasi da furore profetico, il che portò infine alla costruzione di un santuario.
Nonostante la veridicità del fenomeno sia stata messa in dubbio da gran parte degli studiosi moderni, che parlavano di una mistificazione o di fatti non riportati correttamente, un recente studio interdisciplinare (pubblicato in Journal of the Geological Society of America N°29/8 nell'agosto 2001) afferma che sono state riscontrate ancora oggi tracce di emanazioni di fumi composti da idrocarburi gassosi provenienti da strati profondi di roccia calcarea bituminosa.

Sacerdoti e profetesse

Le pizie erano prescelte tra le famiglie di poveri contadini, nate a Delfi; il compito della sacerdotessa era rischioso e le si imponeva, una volta entrata nel santuario, di non lasciarne mai più il servizio, oltre ad un assoluto nubilato. Nei tempi antichi le pizie erano prescelte ancora fanciulle ma dopo un increscioso caso di seduzione si ricorse all'espediente di scegliere solo donne oltre i cinquanta, che però per tradizione indossavano abiti da giovinetta. Nel periodo aureo di Delfi erano presenti nel santuario fino a tre pizie (due che davano responsi alternandosi, una tenuta, per così dire, di riserva in caso di incidenti collegati alla intossicazione). Ugualmente era possibile consultare l'oracolo non più solo un giorno all'anno, come nei tempi arcaici, ma alcuni giorni ogni mese. I membri dell'aristocrazia di Delfi esercitavano le cariche sacerdotali che controllavano l'oracolo. In particolare i cosiddetti Ὅσιοι (Hòsioi), cinque sacerdoti che erano praticamente i veri responsabili delle profezie, erano sempre scelti all'interno di cinque famiglie che si ritenevano discendenti diretti di Deucalione (Euripide, Ion.411 - Plutarco Quaestiones Grecae 9) Si ritiene generalmente che i Delfi, che esercitavano il controllo ultimo sulle interpretazioni dell'oracolo, dovessero essere in possesso di una notevole mole di conoscenze a cui ricorrere, dato che spesso i consigli dati dall'oracolo si rivelavano sensati. Seppure molti oracoli fossero oscuri e talvolta ambigui, molti sono estremamente diretti e chiari, rispecchiando evidentemente la volontà dei sacerdoti.


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Oracoli_tibetani

Oracoli tibetani
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Gli oracoli tibetani, detti anche oracoli viventi (sku rten-pa in tibetano), sono speciali entità spirituali del popolo tibetano, riconosciute tuttora dal Buddhismo.

Descrizione

In Tibet, la tradizione dell'oracolo deriva dal Bön, la religione tibetana originaria, e fu adottata per la prima volta in era buddhista da Lozang Gyatso, il Quinto Dalai Lama, che fece di Nechung l'oracolo ufficiale di Stato.

Per i tibetani gli oracoli costituiscono un forte collegamento tra il mondo dei mortali e quello divino. In passato la teocrazia tibetana ne contava a centinaia, mentre oggi molti sono scomparsi. I principali si sono tuttavia mantenuti fino ai giorni nostri. Gli oracoli tibetani, i cui medium sono monaci buddhisti e sensitivi di grande preparazione, non si limitano a predire il futuro, ma vengono consultati come protettori e guaritori, e si riconosce loro la missione primaria di aiutare la gente a praticare bene il Dharma, l'insegnamento del Buddha Śākyamuni.

Diversamente da come accade per la maggior parte degli sciamani d'Asia, che durante la sacra trance sono soliti uscire dal proprio corpo per migrare verso la terra degli spiriti, da cui al loro ritorno portano messaggi, l'oracolo tibetano è invece posseduto dallo spirito stesso che, attraverso di lui, parla e profetizza quasi senza che il medesimo medium ne abbia coscienza, addirittura rispondendo alle domande che gli vengono poste.

Il più famoso e influente oracolo è Nechung, considerato tramite con Dorje Drakden, una delle divinità protettrici del Dalai Lama, nonché una fra le personificazioni di Pehar.

I pa-wo

Nel vasto panorama degli oracoli tibetani, è molto diffusa la categoria dei pa-wo, termine di lingua tibetana traducibile come «eroe», e che si riferisce ad una specifica classe di oracoli laici considerati essere gli eredi diretti delle antiche pratiche religiose Bön.

Nonostante l’ officio sacro di pa-wo si trasmetta spesso per via ereditaria, esso è tuttavia sempre vincolato ad una esperienza personale di contatto, di cui sono responsabili speciali entità spirituali, tra le quali primeggiano proprio le divinità montane, di cui il pantheon tibetano è ricchissimo. I racconti autobiografici degli stessi pa-wo, o delle nyenjomo, corrispettivo femminile dei pa-wo, sono traboccanti di testimonianze vivide e drammatiche che riguardano proprio il periodo del primo contatto, che normalmente coincide con la pubertà. Una delle esperienze più comuni riguarda i contenuti delle esperienze oniriche del neofita. Rispetto alla norma, in occasione del contatto i sogni risultano infatti essere notevolmente modificati e arricchiti dall’ esperienza di incontri con una moltitudine di entità sovrannaturali e con quella di viaggi in singolari contrade del mondo.

Al giovane potranno dunque mostrarsi divinità di aspetto meraviglioso in groppa a possenti cavalli, esseri luminescenti con il capo del colore dorato e argentato, luoghi meravigliosi e animali prodigiosi. Controparte dei sogni è, molto spesso, il prodursi spontaneo di singolari visioni ad occhi aperti, nel corso delle quali spiriti e divinità si mostrano al neofita per istruirlo sull’ officio rituale che dovrà assumersi e sul sapere segreto che caratterizza ogni pa-wo. Queste esperienze, inizialmente saltuarie e discontinue, tendono quasi sempre a regolarizzarsi, producendosi sistematicamente per mesi, talvolta per anni. In altri casi ancora alle visioni si aggiungeranno anche esperienze sonnambuliche, repentine fughe in foresta in una condizione di semicoscienza, improvvisi accessi di follia. Attraverso tutti questi segni le divinità mostrano la loro presenza e indicano esplicitamente il loro volere: quello di guadagnarsi un nuovo portavoce tra gli uomini. Rivendicano prepotentemente il proprio diritto sul giovane neofita che, incapace di offrire resistenza, non può che assecondare la scelta operata nel mondo invisibile.

Al perdurare di tutte queste esperienze è norma, nella cultura tibetana, che il giovane venga condotto da un anziano Lama o da un esperto pa-wo. Questi avrà inizialmente il compito di esaminare il giovane, sottoponendolo ad una serie di colloqui e di accertamenti che permettano di identificare con certezza la divinità che è responsabile della chiamata. Nel corso di alcune di queste prove l’ anziano officiante potrà inoltre, nel corso di un’ appropriata cerimonia, evocare l’ entità in questione con lo scopo di premetterle di svelare integralmente la propria identità e di consentire al neofita, attraverso l’ induzione della trance, di familiarizzare con essa. Una volta che l' esame è stato ultimato, il neofita è avviato ad un complesso e duro addestramento necessario per l’ apprendimento del corpus di saperi e di pratiche connesse all’ esercizio rituale. In questa fase, il giovane imparerà a controllare perfettamente la propria condizione di trance durante l’ esecuzione dei rituali e, soprattutto, otterrà gli erudimenti che riguardano i rituali di cura di tipica competenza dei pa-wo. Nella cultura tibetana, infatti, uno degli aspetti principali dell’ attività dei pa-wo è costituito proprio dalla prassi terapeutica. Questa riguarderà specifici generi di patologie, legate spesso all’ avvelenamento, casi nei quali si ritiene che la presenza divina all’ interno del corpo dell’ officiante sia una precondizione necessaria per propiziare la guarigione del paziente.

Durante le sessioni propriamente terapeutiche, l’ abilità del pa-wo consisterà nell’ estrarre la malattia, suggendola direttamente dal corpo del paziente attraverso una cannula posta in corrispondenza della parte malata. Se la terapia ha un posto di tutto riguardo nella prassi rituale dei pa-wo, l’ attività propriamente oracolare riveste tuttavia un ruolo fondamentale. Questa, di norma, consiste in consultazioni occasionali da parte di persone che richiedono informazioni dirette e circostanziate: l’ esito di un viaggio, notizie di un figlio lontano, informazioni circa un furto di cui si è stati vittima, il decorso di una malattia di cui non si conosce né la causa né, tanto meno, la gravità. In questi casi il consultante potrà formulare direttamente al pa-wo la domanda per la quale è stato richiesto il suo intervento. La divinità invocata, presente nel corpo dell’ officiante durante la fase di possessione, esprimerà la risposta direttamente per bocca dell’ officiante. La presenza di un assistente al rito, permetterà talvolta di interpretare e rendere comprensibile il responso divino dell’oracolo, responso formulato spesso in maniera allusiva, metaforica e figurata.

Sia la pratica oracolare che quella terapeutica seguono, nel caso del pa-wo, una tradizione orale che si tramanda pressoché intatta da anziano a neofita. La presenza necessaria delle personalità invisibili, nel rafforzare questa stessa trasmissione, la arricchisce di sempre nuovi dettagli e le infonde costantemente fresca linfa vitale. Linfa vitale di dèi che, ancora oggi, scelgono di discendere nel corpo di un uomo e di parlare per sua bocca. Che scelgono di mostrarsi a chiunque richieda la loro assistenza e il loro sostegno, domandando unicamente di poter scrutare per un istante il proprio destino.



"Consulting the Oracle" by John William Waterhouse, showing eight priestesses in a temple of prophecy
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:John_William_Waterhouse_oracle_1884.png



FONTE:http://en.wikipedia.org/wiki/Oracle


Oracle
From Wikipedia, the free encyclopedia

In Classical Antiquity, an oracle was a person or agency considered to be a source of wise counsel or prophetic predictions or precognition of the future, inspired by the gods. As such it is a form of divination.

The word oracle in Latin verb means ōrāre "to speak" and properly refers to the priest or priestess uttering the prediction. In extended use, oracle may also refer to the site of the oracle, and to the oracular utterances themselves, called khrēsmoi (χρησμοί) in Greek.

Oracles were thought to be portals through which the gods spoke directly to people. In this sense they were different from seers (manteis, μάντεις) who interpreted signs sent by the gods through bird signs, animal entrails, and other various methods.[1]

The most important oracles of Greek antiquity were Pythia, priestess to Apollo at Delphi, and the oracle of Dione and Zeus at Dodona in Epirus. Other temples of Apollo were located at Didyma on the coast of Asia Minor, at Corinth and Bassae in the Peloponnese, and at the islands of Delos and Aegina in the Aegean Sea. Only the Delphic Oracle was a female; all others were male.[2] The Sibylline Oracles are a collection of oracular utterances written in Greek hexameters ascribed to the Sibyls, prophetesses who uttered divine revelations in a frenzied state.

Origins

Walter Burkert observes that "Frenzied women from whose lips the god speaks" are recorded in the Near East as in Mari in the second millennium BC and in Assyria in the first millennium BC.[3] In Egypt the goddess Wadjet (eye of the moon) was depicted as a snake-headed woman or a woman with two snake-heads.Her oracle was in the renowned temple in Per-Wadjet (Greek name Buto). The oracle of Wadjet may have been the source for the oracular tradition which spread from Egypt to Greece. [4] Evans linked Wadjet with the Minoan snake goddess, a chthonic deity and one of the aspects of the Great Mother.[5]

In Greece the old oracles were devoted to the Mother Goddess. At the oracle of Dodona she will be called Diōnē (the feminine form of Diós, genitive of Zeus, PIE *Dyaeus; or of dīos, "godly", literally "heavenly"), who represents the earth-fertile soil, probably the chief female goddess of the PIE pantheon. Python, daughter (or son) of Gaia was the earth dragon of Delphi represented as a serpent and became the chthonic deity, enemy of Apollo, who slew her and possessed the oracle.[6]

In the Bible there is a reference to Oracle in II Chronicles 5:7-9 "And the priests brought in the ark of the covenant of the LORD unto his palace, to the oracle of the house, into the most holy place, even under the wings of the cherubim: For the cherubim spread forth their wings over the place of the ark, and the cherubim covered the ark and the staves thereof above. And they drew out the staves of the ark, that the ends of the staves were seen from the ark before the oracle but they were not seen without. And there it is unto this day."


Pythia

Pythia, the oracle at Delphi, only gave prophecies the seventh day of each month, seven being the number most associated with Apollo, during the nine warmer months of the year; thus, Delphi was not the major source of divination for the ancient Greeks. Many wealthy individuals bypassed the hordes of people attempting a consultation by making additional animal sacrifices to please the oracle lest their request go unanswered. As a result, seers were the main source of everyday divination.

The temple was changed to a center for the worship of Apollo during the classical period of Greece and priests were added to the temple organization—although the tradition regarding prophecy remained unchanged—and the apparently always-female priestess continued to provide the services of the oracle exclusively. It is from this institution that the English word, oracle, is derived.

The Delphic Oracle exerted considerable influence throughout Hellenic culture. Distinctively, this female was essentially the highest authority both civilly and religiously in male-dominated ancient Greece. She responded to the questions of citizens, foreigners, kings, and philosophers on issues of political impact, war, duty, crime, laws—even personal issues.[7] Nevertheless there was a catch. The Pythia, when about to deliver, would chew leaves from Apollo's sacred laurel tree and would then sit on her holy tripod, seated in the innermost sanctum, over a crack on the rock from where noxious volcanic fumes emanated. Dazed and disoriented, she would then be "possessed by the voice of Apollo" and utter inarticulate sounds before fainting. Only the priests were present there, and they had the task of "translating" her utterances in plain speech. The priests were extremely well versed on the various matters of state, as part of their work was to debrief pilgrims about all that they knew. In addition, no question to the god was ever dealt with immediately. After the query was submitted, several days of prescribed ceremonial had to be observed before Apollo was so satisfied as to speak through his priestess, which gave the priests precious time for research.

The semi-Hellenic countries around the Greek world, such as Lydia, Caria, and even Egypt also respected her and came to Delphi as supplicants.

Croesus, king of Lydia beginning in 560 B.C., tested the oracles of the world to discover which gave the most accurate prophecies. He sent out emissaries to seven sites who were all to ask the oracles on the same day what the king was doing at that very moment. Croesus proclaimed the oracle at Delphi to be the most accurate, who correctly reported that the king was making a lamb-and-tortoise stew, and so he graced her with a magnitude of precious gifts.[8] He then consulted Delphi before attacking Persia, and according to Herodotus was advised, "If you cross the river, a great empire will be destroyed." Believing the response favorable, Croesus attacked, but it was his own empire that ultimately was destroyed by the Persians.

She allegedly also proclaimed Socrates to be the wisest man in Greece, to which Socrates said that, if so, this was because he alone was aware of his own ignorance. After this confrontation, Socrates dedicated his life to a search for knowledge that was one of the founding events of western philosophy. He claimed that she was "an essential guide to personal and state development."[9] This Oracle's last recorded response was given in 393 AD, when the emperor Theodosius I ordered pagan temples to cease operation.[citation needed]

The oracle's powers were highly sought after and never doubted. Any inconsistencies between prophecies and events were dismissed as failure to correctly interpret the responses, not an error of the oracle.[10] Very often prophecies were worded ambiguously, so as to cover all contingencies - especially so ex post facto. One famous such response to a query about participation in a military campaign was "You will go you will return never in war will you perish". This gives the recipient liberty to place a comma before or after the word "never", thus covering both possible outcomes. Another was the response to the Athenians when the vast army of king Xerxes I was approaching Athens with the intent of razing the city to the ground. "Only the wooden palisades may save you"[citation needed], answered the oracle, probably aware that there was sentiment for sailing to the safety of southern Italy and reestablishing Athens there. Some thought that it was a recommendation to fortify the Acropolis with a wooden fence and make a stand there. Others, Themistocles among them, said the oracle was clearly for fighting at sea, the metaphor intended to mean war ships. Others still insisted that their case was so hopeless that they should board every ship available and flee to Italy, where they would be safe beyond any doubt. In the event, variations of all three interpretations were attempted: some barricaded the Acropolis, the civilian population was evacuated over sea to nearby Salamis Island and to Troizen, and the war fleet fought victoriously at Salamis Bay. Should utter destruction have happened, it could always be claimed that the oracle had called for fleeing to Italy after all.

Dodona

Dodona was another oracle devoted to the Mother Goddess identified at other sites with Rhea or Gaia, but here called Dione. The shrine of Dodona was the oldest Hellenic oracle, according to the fifth-century historian Herodotus and in fact, dates to pre-Hellenic times, perhaps as early as the second millennium BC when the tradition probably spread from Egypt. Zeus displaced the Mother goddess and assimilated her as Aphrodite.

It became the second most important oracle in ancient Greece, which later was dedicated to Zeus and to Heracles during the classical period of Greece.At Dodona Zeus was worshipped as Zeus Naios or Naos (god of springs Naiads,from a spring which existed under the oak), and Zeus Bouleos (cancellor). Priestesses and priests interpreted the rustling of the oak leaves to determine the correct actions to be taken.The oracle was shared by Dione and Zeus.

Trophonius

Trophonius was an oracle at Lebadea of Boeotia devoted to the chthonian Zeus Trophonius. Trophonius is derived from the Greek word "trepho" (nourish) and he was a Greek hero, or demon or god. Demeter-Europa was his nurse.[11] Europa (in Greek: broad-eyes) was a Phoenecian princess who Zeus transformed into a white bull abducted and carried her to Creta, and is equated with Astarte as a moon goddess by ancient sources.[12] Some scholars connect Astarte with the Minoan snake goddess, whose cult as Aphrodite spread from Creta to Greece.[13]

"Oracles" in other cultures

The term "oracle" is also applied to parallel institutions of divination in other cultures. Specifically, it is used in the context of Christianity for the concept of divine revelation, and in the context of Judaism for the Urim and Thummim breastplate, and in general any utterance considered prophetic.[14]

China

Oracles were common in many civilizations of antiquity. In China, the use of oracle bones dates as far back as the Shang Dynasty, (1600–1046 BC). The I Ching, or "Book of Changes", is a collection of linear signs used as oracles that are from that period. Although divination with the I Ching is thought to have originated prior to the Shang Dynasty, it was not until King Wu of Zhou (1046–1043 BC) that it took its present form. In addition to its oracular power, the I Ching has had a major influence on the philosophy, literature and statecraft of China from the time of the Zhou Dynasty (1122 BC – AD 256).

Celtic polytheism

In Celtic polytheism, divination was performed by the priestly caste, either the druids or the vates. This is reflected in the role of "seers" in Dark Age Wales (dryw) and Ireland (fáith).

Hinduism

In ancient India, the oracle was known as Akashwani or Asariri (Tamil), literally meaning "voice from the sky" and was related to the message of god. Oracles played key roles in many of the major incidents of the epics Mahabharata and Ramayana. An example is that Kansa, the evil uncle of lord Krishna, was informed by an oracle that the eighth son of his sister Devaki would kill him. There are still a few existing and publicly accessible Oracles in India.

Tibetan Buddhism

In Tibet, oracles have played, and continue to play, an important part in religion and government. The word "oracle" is used by Tibetans to refer to the spirit that enters those men and women who act as media between the natural and the spiritual realms. The media are, therefore, known as kuten, which literally means, "the physical basis".

The Dalai Lama, who lives in exile in northern India, still consults an oracle known as the Nechung Oracle, which is considered the official state oracle of the government of Tibet. The Dalai Lama has according to custom, a custom that has endured for centuries, consulted the Nechung Oracle during the new year festivities of Losar.[15] Nechung and Gadhong are the primary oracles currently consulted; former oracles such as Karmashar and Darpoling are no longer active in exile. Another oracle the Dalai Lama consults is the Tenma oracle, for which a young Tibetan woman is the medium for the goddess. The Dalai Lama gives a complete description of the process of trance and spirit possession in his book Freedom in Exile. [1].

Pre-Columbian Americas

In the migration myth of the Mexitin, i.e., the early Aztecs, a mummy-bundle (perhaps an effigy) carried by four priests directed the trek away from the cave of origins by giving oracles. An oracle led to the foundation of Mexico-Tenochtitlan. The Yucatec Mayas knew oracle priests or chilanes, literally 'mouthpieces' of the deity. Their written repositories of traditional knowledge, the Books of Chilam Balam, were all ascribed to one famous oracle priest who correctly had predicted the coming of the Spaniards and its associated disasters

Sub-Saharan Africa

The Igbo people of southeastern Nigeria in Africa have a long tradition of using oracles. In Igbo villages, oracles were usually female priestesses to a particular deity, usually dwelling in a cave or other secluded location away from urban areas, and, much as the oracles of ancient Greece, would deliver prophecies in an ecstatic state to visitors seeking advice. Two of their ancient oracles became especially famous during the pre-colonial period: the Agbala oracle at Awka and the Chukwu oracle at Arochukwu.[16] Though the vast majority of Igbos today are Christian, many of them still use oracles.

Amongst the related Yoruba peoples of the same country, the Babalawos (and their female counterparts, the Iyanifas) serve collectively as the principal aspects of the tribe's World-famous Ifa divination system. Due to this, they customarily officiate at a great many of its traditional and religious ceremonies.

Norse mythology

In Norse mythology, Odin took the severed head of the mythical god Mimir to Asgard for consultation as an oracle. The Havamal and other sources relate the sacrifice of Odin for the oracular Runes whereby he lost an eye (external sight) and won wisdom (internal sight; insight). to be a consulted oracle

Hawaii

In Hawaii, oracles were found at certain heiau. These oracles were found in towers covered in white kapa. In here, priests received the will of gods. These towers were called "'Anu'u." An example of this can be found at Ahu'ena heiau in Kona. http://gohawaii.about.com/od/bigislandofhawaiiphotos/ig/kailua-kona/kailua_kona_038.htm

References

^ Flower, Michael Attyah. The Seer in Ancient Greece. Berkeley: University of California Press, 2008.
^ Broad, W. J. (2007), p.19
^ Walter Burkert.Greek Religion. Harvard University Press.1985.p 116-118
^ Herodotus ii 55,and vii 134.
^ Cristopher L.C. Whitcomp.Minoan Snake goddess.8.Snakes, Egypt, Magic and women
^ Hymn to Pythian Apollo.363,369
^ Broad, W. J. (2007), p.43
^ Broad, W. J. (2007), p.51-53
^ Broad, W. J. (2007), p.63. Socrates also argued that the oracle's effectiveness was rooted in her ability to abandon herself completely to a higher power by way of insanity or "sacred madness."
^ Broad, W. J. (2007), p.15
^ Pausanias.Guide to Greece 9.39.2-5.
^ Lucian of Samosata.De Dea Syria.4
^ R.Wunderlich.The secret of Creta.Efstathiadis Group.Athens 1987.p 134
^ OED s.v. "oracle n."
^ Gyatso, Tenzin (1988). Freedom in Exile: the Autobiography of the Dalai Lama of Tibet. Fully revised and updated. Lancaster Place, London, UK: Abacus Books (A Division of Little, Brown and Company UK). ISBN 0 349 11111 1. p.233
^ Webster J.B. and Boahen A.A., The Revolutionary Years, West Africa since 1800, Longman, London, p. 107–108.


Further reading

Broad, William J. 2007. The Oracle: Ancient Delphi and the Science Behind Its Lost Secrets. New York: Penguin Press.
Broad, William J. 2006. The Oracle: The Lost Secrets and Hidden Message of Ancient Delphi. New York: Penguin Press.
Curnow, T. 1995. The Oracles of the Ancient World: A Comprehensive Guide. London: Duckworth – ISBN 0-7156-3194-2
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