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 Calendario celtico

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MessaggioOggetto: Calendario celtico   Lun 16 Feb 2009 - 18:11

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_celtico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


L'anno celtico era diviso in feste solari e lunari. I solstizi e gli equinozi solari erano i punti che segnavano il percorso del sole: allo zenit nel solstizio d'estate, al suo apogeo nel solstizio d'inverno, e sui punti mediani durante gli equinozi.
Le Feste Lunari o Feste di fuoco celtiche sono festeggiate ancora oggi. Le antiche Samhain (31 ottobre/1º novembre) e Beltain (30 aprile/1º maggio) erano le due feste più importanti del calendario celtico, perché segnavano la divisione dell'anno in due parti: la metà oscura e quella luminosa (inverno ed estate). I celti festeggiavano il nuovo anno a Samhain, oggi celebrato come Halloween o festa di Ognissanti, che segnava anche l'inizio dell'inverno.
Un'altra festa, Oimelc (o Imbolc) (31 gennaio/1º febbraio), indicava l'allontanamento dell'inverno e caratterizzava un periodo in cui si celebravano poche feste tribali, ad eccezione di quelle femminili, legate alla fertilità. Beltain, o Vigilia di maggio, coincideva con l'inizio dell'estate e si svolgeva sotto la protezione dello Splendente, cioè il dio Belenos.
Il 31 luglio/1º agosto era la volta di Lughnasadh, che segnava la riunione della tribù, o clan, in piena estate.
Indice

• 1 Il Calendario di Coligny
• 2 Studio etimologico dei termini indicanti i mesi nel calendario di Coligny
o 2.1 Samon, Mese dell’incontro con gli Avi (30 giorni)
o 2.2 Duman, Mese delle fumigazioni (29 giorni)
o 2.3 Riuros, Mese del freddo intenso (30 giorni)
o 2.4 Anagan, Mese del riposo (29 giorni)
o 2.5 Ogron, Mese del freddo (30 giorni)
o 2.6 Cutios, Mese delle Invocazioni (30 giorni)
o 2.7 Giamon, Fine dell’inverno (29 giorni)
o 2.8 Simiuis, Metà primavera (30 giorni)
o 2.9 Equos, Mese dei Cavalli (30 giorni)
o 2.10 Elembiu, Mese del Cervo (29 giorni)
o 2.11 Edrini, Fine dell’Estate (30 giorni)
o 2.12 Cantlos, Tempo dei canti rituali (29 giorni)
• 3 Bibliografia
• 4 Collegamenti esterni

Il Calendario di Coligny

Abbiamo una sola prova dell'esistenza del calendario celtico: il Calendario di Coligny gallico, ritrovato nel 1897 a Coligny (in Francia). Risale al I secolo d.C. circa e consiste in frammenti di bronzo incisi, dalla cui analisi lo studioso J. Monard ipotizzò che fosse un autentico calendario lunisolare druidico.
Secondo le ipotesi più accreditate, calcola il principio dei mesi dal plenilunio oppure dal primo quarto, anziché dal novilunio (o luna nuova), come avviene invece nei calendari lunisolari in uso oggi (ad esempio, quello ebraico e quello cinese).
Ogni mese era lungo 29 o 30 giorni ed era diviso in due parti, la prima "luminosa" e la seconda "oscura". I mesi di 29 giorni erano considerati infausti, mentre quelli di 30 erano fausti.
Come tutti i calendari lunisolari, il calendario di Coligny aggiunge periodicamente un tredicesimo mese all'anno, per mantenere i mesi lunari grosso modo sincronizzati con le quattro stagioni dell'anno solare. Nel calendario di Coligny, gli anni di tredici mesi ("abbondanti" o "embolismici") ricorrevano due volte ogni quinquennio: un ciclo lunisolare simile, ma meno preciso, del più comune ciclo di Metone (usato, per esempio, nel calendario ebraico), nel quale gli anni embolismici ricorrono sette volte ogni diciannove anni. In altri termini, il calendario di Coligny prevedeva un 40% di anni embolismici, contro il 38,84% del ciclo di Metone.
Il nuovo giorno è calcolato da tramonto a tramonto: ogni festa di conseguenza si celebrava a partire dalla notte precedente e quindi dalla sua vigilia. Questo particolare fa pensare che la disposizione di molte feste cristiane nel calendario possano essere state influenzate dalle usanze celtiche.
Studio etimologico dei termini indicanti i mesi nel calendario di Coligny

Samon, Mese dell’incontro con gli Avi (30 giorni)

È il nome abbreviato del primo mese del calendario di Coligny, il termine originale samonios o samonos o anche samonis lo troviamo in altre forme abbreviate: samo-, sam- e samoni al genitivo. Il termine sembrerebbe contenere la particella samo- che sia nelle lingue galliche che nell’indoeuropeo significa “estate” ed essendo posizionato esattamente a 6 mesi di distanza dal mese di Giamoni(o)s, il cui significato è attestato come “Fine dell’inverno”, la traduzione che sembrerebbe essere più probabile è “Fine dell’estate”. Nonostante queste apparenti evidenze è forse più verosimile che Samonios abbia anche altri significati, lasciando al mese di Edrini il compito di chiudere ufficialmente la bella stagione, anche in accordo con i tempi agricoli. Secondo alcune ipotesi sempre più accreditate tra gli studiosi il termine irlandese Samain così come il gallico Samoni(o)s, pur contenendo il prefisso samo-, avrebbe poca attinenza con l’estate, anzi alcuni ritengono che potrebbe addirittura fare riferimento al solstizio invernale anche se tale ipotesi è poco accreditata. In effetti è verosimile che il significato di samonios sia prossimo a quello di “assemblea, riunione”, da cui l’antico irlandese samain (termine che deriva da essaim e che indica le api), anche in sanscrito sàmanam significa “assemblea, riunione, festa”, nell’antico norreno saman significa “insieme, gruppo”, infine la radice indoeuropea sem-, som-, sm- significa proprio “insieme”. Dal gallico samoni(o)s deriva indubbiamente il nome della festa panceltica di Samain, dedicata ai morti. Infatti troviamo sul calendario di Coligny in coincidenza con il 17° giorno di Samonios l’indicazione trinox samo[ sindiv (trinoxtion Samoni sindiu) “da oggi la festa delle tre notti di Samonios”. La festa è ancora celebrata oggi sotto altri nomi e secondo il folklore moderno durante questo periodo le entità soprannaturali e gli spiriti degli Avi e dei morti in generale entrano in contatto con i viventi. Ricollegando perciò la festa di Trinoxtion Samoni alla moderna festa irlandese di Samain, passata in tempi più recenti al resto del mondo anglofono come Halloween, e facendo riferimento poi a allocuzioni simili in greco e sanscrito il significato diventa “momento (luogo) di incontro con gli Avi” o “riunione con i Padri” (sm-uid- e sam-vid).

Duman, Mese delle fumigazioni (29 giorni)

È la forma abbreviata di dumanios o dumanos o dumanis, secondo mese del calendario celtico, la si trova anche come dumann, dumn ed al genitivo come dumanni, dumani. È prossima al termine latino fumus, sanscrito dhumah, lituano dumai “fumoso”, greco thumos “anima, cuore” e thumiao “fare fumare”. La relazione tra “fumo, vapore” e “anima, forza vitale” è insita nel termine e potrebbe indicare la natura sacrificale e senza dubbio rituale di questo mese.

Riuros, Mese del freddo intenso (30 giorni)

È nome del terzo mese del calendario di Coligny e non ne sono conosciute abbreviazioni. Normalmente il termine riuros viene messo in relazione all’omologo dell’ irlandese arcaico réud “grande freddo”, al gallese rhew “gelo, freddo intenso”, al bretone reo e rev “grande freddo”, tutti termini derivanti dalla comune radice indoeuropea preus-, che ritroviamo anche nel latino pruina “gelata bianca” da cui l’italiano brina, nel germanico friosan “gelare” e nel sanscrito prusva “gelata”. Qualche studioso lo fa derivare da ro-iuos che significa “grande festa”, ma è una traduzione che contrasta troppo fortemente con l’interpretazione più comune.

Anagan, Mese del riposo (29 giorni)

È la forma abbreviata del termine [a]nagtio- che troviamo sul calendario di Coligny e il cui nominativo dovrebbe essere anagantios, benché di questa parola potrebbero essere possibili altre versioni. La particella an- iniziale è senza dubbio privativa e il tema -agantio- sembra essere una forma participiale della radice ag- “condurre, andare, portare”, nell’irlandese antico troviamo infatti ag- con il medesimo significato, nel gallese agit “essi vanno”, nel latino ago, etc. Perciò Anagan indicherebbe un periodo nel quale non si viaggia o forse vige il divieto di viaggiare, cioè in cui si resta e, probabilmente, si riposa. Il periodo dell’anno al quale fa riferimento, la fine dell’inverno, indica un momento in cui le provviste sono quasi terminate, la selvaggina scarseggia e la natura non si è ancora risvegliata, indicato perciò a preservare le energie.

Ogron, Mese del freddo (30 giorni)

Abbreviazione, anche nella forma ogronn, del nominativo ogronnios o ogronnos. È attestata anche una forma ogronu, che potrebbe essere però un errore di compilazione da parte degli autori del calendario di Coligny. Il significato del termine sembra piuttosto chiaro e deriva dal celtico insulare ougro- che significa “freddo”. Lo stesso significato lo troviamo nel termine arcaico irlandese ùar e òcht e nel gallese oer. Ogron è perciò un mese moderatamente freddo in rapporto a Riuros, mese del “grande freddo”.

Cutios, Mese delle Invocazioni (30 giorni)

Lo troviamo al nominativo come gutios, cut- e al genitivo cutio, qutio, quti. Da notare l’alternanza della “c/q” con la “g”, già presente anche nel termine indicante il mese di cantlos/gantlos, con una netta predominanza della “c/q”. Cutios/Gutios è prossimo al termine dell’irlandese arcaico guth “voce” e al gallico gutuater “invocatore”. Il significato della parola sarebbe dunque: “mese delle invocazioni”.

Giamon, Fine dell’inverno (29 giorni)

Abbreviazione di giamonios o giamonis dall’etimologia molto chiara in quanto la parola contiene direttamente il termine gallico che indica l’inverno giamo-. Potrebbe in tal senso indicare l’inizio o la fine dell’inverno, ma il nome del mese successivo simiuisonna contenente il termine celtico per la primavera non lascia dubbi sulla seconda ipotesi. Fine dell’inverno.

Simiuis, Metà primavera (30 giorni)

Anche questa è una forma abbreviata e nel calendario di Coligny la troviamo anche trascritta in semiuiso-, simiuiso-, -sonna- ecc. Il nominativo è simiuisonna e con tutta probabilità è un parola composta dal prefisso simi- o semi- “mezzo”, da cui il latino semi, il greco hemi-, il sanscrito sami- e il termine uisonna- che indica anche nell’indoeuropeo arcaico la primavera e che diventa in gallese arcaico guiannuin, nel cornico arcaico guaintoin, da cui uesnteino, in latino uer, in greco éar, in sanscrito vasantà- ecc. Ossia, traducendo letteralmente: metà della primavera. Un’altra ipotesi vede nel termine sonna- il nome del sole e lo equipara a sonno-cingos “corso del sole”, ma in questo caso non viene preso in considerazione il prefisso simi- per cui l’interpretazione non è accettabile.

Equos, Mese dei Cavalli (30 giorni)

Il nome di questo mese rappresenta un piccolo enigma, se sembra evidente che faccia riferimento ai cavalli avendo come omologo il termine latino indicante questi animali, con la trasformazione labio-velare della sequenza k + u in p, non si comprende allora perché ovunque altrove i celti indicassero i cavalli con la radice epo-! Si suppone perciò che il termine equos sia un arcaismo la cui conservazione sia giustificata all’interno di un documento istituzionale quale il calendario druidico oppure che il termine sia derivato direttamente dal latino all’epoca della trascrizione dalle fonti orali del calendario stesso (I sec. d. C.).

Elembiu, Mese del Cervo (29 giorni)

Decimo mese del calendario di Coligny, lo troviamo abbreviato anche in elemb. Il termine contiene in maniera molto evidente la parola indoeuropea che indica il cervo elem-(bhos), affine al greco élaphos (elnbhos) “cervo”, al gallese elain (elani), all’irlandese arcaico elit (elnti) “capriolo, cervo”, ecc. L’elembiu celtico ha forti corrispondenze con il nono mese del calendario greco-attico durante il quale si celebravano feste dedicate alla dea della caccia Artemide.

Edrini, Fine dell’Estate (30 giorni)

Trascritto anche come aedrini-, probabilmente un arcaismo del periodo nel quale il dittongo ai non si era ancora contratto in ē, analogamente al caso di equos con la sua labio-velare inattesa. Il significato è ancora sconosciuto, ma alcune ipotesi vedono in edrini- la radice aidh- che significa “ardore, fuoco” da cui poi il termine latino aestas da cui è derivata la nostra parola “estate”. In tal caso potrebbe significare l’inizio o il termine dell’estate, e vista la posizione del mese nel calendario si dovrebbe interpretare come “Fine dell’estate”. Se si considera il significato della radice aidh- possiamo interpretare il termine come “Fine del periodo dell’ardore” nel senso in cui in questo periodo dell’anno cessavano le guerre, come è poi attestato anche storicamente. Quest’ultima ipotesi è però meno consistente della prima, da preferirsi.

Cantlos, Tempo dei canti rituali (29 giorni)

Il significato del termine Cantlos, con la variante Gantlos così come per il mese Cutios/Gutios, probabilmente è simile a quello dell’irlandese arcaico cétal “canto, recitazione”, del gallese cathl “canto, poema, inno”, del bretone quentel “canto liturgico”, tutti contenenti la radice indoeuropea kan- “cantare”, da cui il latino canō, ecc. Cantlos è dunque il mese del canto rituale.


Bibliografia
• Xavier DELAMARRE, Dictionnaire de la Langue Gauloise, edizioni Errance, ISBN 2-87772-198-1
• P. LAMBERT, La Langue Gauloise, edizioni Errance, ISBN 2-87772-089-6
• R. GRAY e Q. ATKINSONS, Language-tree divergence times support the Anatolian theory of Indo-European origin, in Nature del 27 novembre 2003.

Collegamenti esterni
• Progetto Bifröst Il calendario celtico e il concetto del tempo presso i Celti]
• http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Luna_Coligny.htm (Adriano Gaspani)
• Bibrax - calcolo delle date delle festività lunari presso i Celti, dal Calendario di Coligny
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MessaggioOggetto: Re: Calendario celtico   Lun 25 Ott 2010 - 13:54

Riporto la versione inglese sempre di wikipedia...

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Coligny_calendar

Coligny calendar
From Wikipedia, the free encyclopedia

The Gaulish Coligny calendar was found in Coligny, Ain, France (46°23′N 5°21′E / 46.383°N 5.35°E / 46.383; 5.35) near Lyon in 1897, along with the head of a bronze statue of a youthful male figure. It is a lunisolar calendar. It is now held at the Gallo-Roman Museum of Lyon.

It was engraved on a bronze tablet, preserved in 73 fragments, that originally was 1.48 m wide and 0.9 m high (Lambert p. 111) or approximately 5 feet (1.5 m) wide by 3½ feet in height.[1] Based on the style of lettering and the accompanying objects, it probably dates to the end of the 2nd century AD[2][3]. It is written in Latin inscriptional capitals, and is in the Gaulish language (Duval & Pinault). The restored tablet contains sixteen vertical columns, with 62 months distributed over five years.

The French archaeologist J. Monard speculated that it was recorded by druids wishing to preserve their tradition of timekeeping in a time when the Julian calendar was imposed throughout the Roman Empire. However, the general form of the calendar suggests the public peg calendars (or parapegmata) found throughout the Greek and Roman world (Lehoux pp. 63–65).

A similar calendar, found nearby at Villards d'Heria (46°25′N 5°44′E / 46.417°N 5.733°E / 46.417; 5.733) is only preserved in eight small fragments. It is now preserved in the Musée d'Archéologie du Jura at Lons-le-Saunier.

Contents


* 1 System
* 2 Gaulish calendar in historical sources
o 2.1 Pliny the Elder
o 2.2 Julius Caesar
* 3 Months
o 3.1 Intercalary months
* 4 See also
* 5 References
* 6 Bibliography
* 7 External links

System

The Continental Celtic calendar as reconstructed from the calendars of Coligny and Villards d'Heria had the following properties:

* it was a lunisolar calendar, attempting to synchronize the solar year and the lunar month.
* the months were lunar. Scholars disagree as to whether the start of the month was the new moon or the full moon, or per Pliny and Tacitus perhaps even the First Quarter.
* the common lunar year contained 354 or 355 days.
* the calendar year began with Samonios, which is usually assumed to correspond to Old Irish Samhain, giving an autumn start to the year. However, as Samon is Gaulish for summer (Lambert p. 112), this assumed start is disputed. Le Contel and Verdier (1997) argue for a summer solstice start of the year. Monard (1999) argues for an autumn equinox start. Bonsing (2007) argues for a May beginning consistent with Irish Beltaine, and Fennian literature, notably Joyce (2000).
* the entry TRINOX[tion] SAMO[nii] SINDIV "three-nights of Samonios today") on the 17th of Samonios suggests that, like the Irish festival of Samhain, it lasted for three nights. The phrase *trinoxtion Samonii is comparable to a Gaulish festival mentioned in a 1st century AD Latin inscription from Limoges, France, which mentions a "10 night festival (*decamnoctiacon) of (Apollo) Grannus" (POSTVMVS DV[M]NORIGIS F(ILIVS) VERG(OBRETVS) AQVAM MARTIAM DECAMNOCTIACIS GRANNI D[E] S[VA] P[ECVNIA] D[EDIT] )[4]
* the solar year was approximated by the insertion of a 13th intercalary month every two and a half years (unlike the Islamic calendar, where the calendar year keeps shifting in relation to the solar year). The additional months were intercalated before Samonios in the first year, and between Cutios and Giamonios in the third year. The name of the first intercalary month is not known with certainty, the text being fragmentary; the second intercalary month is Ciallos bis Sonnocingos (Lambert p. 116)
* the months were divided into two halves, the beginning of the second half marked with the term atenoux or "renewal"[5] (cf. Old Irish athnugud "renewal"). The basic unit of the Celtic calendar was thus the fortnight or half-month, as is also suggested in traces in Celtic folklore. The first half was always 15 days, the second half either 14 or 15 days on alternate months (similar to Hindu calendars).
* months of 30 days were marked matus, lucky. Months of 29 days were marked anmatus, unlucky.
* a simple five year cycle would be insufficiently accurate; the sequence of intercalary months is completed every thirty years, after five cycles of 62 lunations with two intercalary months each, and one cycle of 61 lunations, with a single intercalary month, or after a total of 11 intercalary months. This assumes that there are exactly 371 lunations in 30 years, which is accurate to a one day every 20 or 21 years on average (this is less accurate than the Julian calendar, which shifts a day in about 130 years, but which ignores lunar months). It may be assumed that the "30 years cycle" was not prescriptive, and that an extra month would have been omitted as the need arose (i.e. some 300 years after the calendar's inception).

Gaulish calendar in historical sources
Pliny the Elder


The Natural History of Pliny the Elder states, in a discussion of Druidic gathering of mistletoe (Pliny NH 16.95):

The mistletoe, however, is but rarely found upon the robur; and when found, is gathered with rites replete with religious awe. This is done more particularly on the sixth day of the moon, the day which is the beginning of their months and years, as also of their ages, which, with them, are but thirty years. This day they select because the moon, though not yet in the middle of her course, has already considerable power and influence; and they call her by a name which signifies, in their language, the all-healing.

This comment supports the grouping of five-year Coligny calendar periods into thirty-year ages, with the loss of one intercalary month per age to more accurately align the solar and lunar cycles.

Julius Caesar

Julius Caesar in The Gallic Wars states (Caesar, DBG 6.18) that days, months, and years start with a dark half followed by a light half.

All the Gauls assert that they are descended from the god Dis, and say that this tradition has been handed down by the Druids. For that reason they compute the divisions of every season, not by the number of days, but of nights; they keep birthdays and the beginnings of months and years in such an order that the day follows the night.

This is consistent with a month starting at the dark of the moon, or at the sixth day of the moon per Pliny (Natural History); it is inconsistent with a month starting at full moon.

Months

The following Etymologies, unless otherwise noted, are taken from Xavier Delamarre, Dictionnare de la langue gauloise, 2nd edition, Editions Errance, 2003.

Samonios - "Month Belonging of Summer". Likely an n-stem derivative (with a suffix of appurtenance, -io-) of the Common Celtic root *samo- "summer" found in Old Irish sam, Welsh haf. Cf. Old Irish Samain "(festival of the) First of November", "All-Hallows/All-Saints day" and Mithem, Mithemain "Mid-summer, month of June", Middle Welsh Meheuin "June" (both from Common Celtic *Medi[o]-samVn [V="vowel", likely -o- or -u-]-[6]), as well as Old Irish Cétamuin "Month of May", "First of May", "May Day" (alternate name for Beltain), Welsh Cyntefin "month of May" (both from Common Celtic *kintu-samonis "beginning of Summer"[7]). An alternate proposal is that the root of the name is Common-Celtic *sem- "one, same, together", making it the "Month of Assembly".

Duman(n)(ios) - "Month of (religious) Fumigation"? Cf. Latin fūmus "smoke", Sanskrit dhūmah "smoke", Greek θύμος (thūmos) "soul, life, passion; anger, wrath" (also θύμιάω [thūmiaoo] "to burn, as incense", θύμα [thūma] "sacrificial offering").

Riuros - "Thick/Fat/Large month"? Possibly cognate with Old Irish remor "stout, thick, fat", Welsh rhef "thick, stout, great, large" (in which case, the original form may have been *Remros, with later shift of -e- to -i- [compare the alternation between Semi- and Simi- in Semuisonna] and lenition of internal -m-). Some scholars alternately suggest a connection with Old Irish réud, Welsh rhew "cold".

Anagantios - "Month in which One Does Not Travel", "Non-itinerant month? Composed of a Common Celtic negative prefix *an- and a an agentive noun *agant- based on the root *ag- "to go, to conduct, to lead". Cf. Old Irish ag "to go, do, conduct", Welsh agit "goes".

Ogron(n)(i)(os) - "Cold Month". An n-stem derivative of the Common Celtic root *ougros "cold". Cf. Old Irish úar, Welsh oer. The root *oug- may be compared to Armenian oyc "cold", Lithanian auksts "cold", and Latin a(u)ctumnus "autumn".

Cutios - unknown etymology. Some have compared it to the obscure Greek month name Κοούτιος (Kooutios) in the Lokrian calendar from Chaleion (which may = October-November).

Giamonios "Month belonging to Winter". An n-stem derivative (suffix of appurtenance -io-) derived from the Common Celtic root *giįamo- "winter". Cf. Welsh gaeaf, Breton goañv, Old Irish gaim "winter", Gamain "month of November" (also, a "yearling calf" [a calf that is one winter old]).

Simiuisonna (or Semiuisonna) - unknown etymology. Perhaps Common Celtic *sēmi- "half" plus *ues- "Spring(time)" or a compound containing a feminine form of the word for "sun", *sonna (see Sonnocingos below).

Equos - etymology unknown. Some scholars have connected it with the word for "horse" in Celtic languages, Common Celtic *ekWos, Old Irish ech, Welsh eb- (found only in ebol "pony", compound words such as eb-rwydd "fast/quick/ready", eb-ran "fodder", and the place name Mynydd Epynt), but there is some disagreement over this, since one would expect the form to be *Epos in a P-Celtic language such as Gaulish, in which personal, divine and place names containing the P-Celtic form *epo- are widely attested (some scholars acknowledge this point, but propose that the Calendar may contain Q-Celtic dialectal features, or archaisms dating to a time before Proto-Celtic -kw- became -p- in Gaulish; yet the Calendar does display P-Celtic words such as prinni, pog-, and peti, which argues against this).

Elembiu - "Month belonging to the Deer". From the Proto-Indo-European root *elen-bho- "deer", which gave us English lamband the Greek έλαφοσ (elaphos), Έλαφιον / Έλαφιοσ (Elaphion / Elaphios), "Month belonging to the Deer" (called Έλαφηβολιών [Elaphebolion] "Month of the Deer-hunt" in the Attic Calendar, equivalent to March-April). An alternate form of the PIE root, *elen-, gave us Welsh elain and Old Irish elit, "doe, hind; young deer".

Aedrini(os) - Bright (or Hot) Month"; cf. Old Irish aed "fire", "heat", Greek αἰθήρ (aithēr) "bright sky, upper air, ether". Ultimately from the Proto-Indo-European root *aidh- which also gave us Latin aestas "Summer".

Cantlos - perhaps "Song month"; cf. Welsh cathl "song", Breton keñtel "lesson", Old Irish cétal.
[edit] Intercalary months

Sonnocingos - "Sun's march"; cf. Welsh huan "sun" and Old Irish cinged "to walk, march". May not be the actual name of the intercalary month, but rather some term applied to it (Delamarre suggests perhas "sun's march = "a year").


References

1. ^ Coligny Calendar
2. ^ Duval, P.M. and Pinault, G., Recueil des inscriptions gauloises, Tome 3: Les Calendriers (Coligny, Villards d'Heria), CNRS, Paris, 1986, pp. 35-37.
3. ^ Lambert, Pierre-Yves, La langue gauloise, Editions Errance, 2nd edition, Paris, 2003, p.111
4. ^ Lejeune, Michel, "Notes d'etymologie gauloise" ("XI. Les 'Dix Nuits' de Grannos"), Études Celtiques, XXXI, 1995, 91-97.
5. ^ The interpretation of atenoux as "returning night" is improbable (Delamarre p.58) and "renewing" would seem more probable; thus the month would start at new moon and atenoux would indicate the renewal, ie the full moon.
6. ^ Schrijver, Peter, Studies in British Celtic Historical Phonology, Rodopi, 1995, p. 265
7. ^ Schrijver, Peter, Studies in British Celtic Historical Phonology, Rodopi, 1995, p. 265-266

* Bonsing, John (2007). The Celtic Calendar (available online).
* Bostock, John and H.T. Riley (eds) (1855). Pliny the Elder, The Natural History Book 16, "the natural history of the forest trees". English translation (available online). Original Latin (also available). The Latin text of the specific passage is est autem id rarum admodum inventu et repertum magna religione petitur et ante omnia sexta luna, quae principia mensum annorumque his facit et saeculi post tricesimum annum, quia iam virium abunde habeat nec sit sui dimidia.
* Julius Caesar, The Gallic Wars 6.18. English translation (available online). Original Latin (also available). The Latin text of the specific passage is Ob eam causam spatia omnis temporis non numero dierum sed noctium finiunt; dies natales et mensum et annorum initia sic observant ut noctem dies subsequatur.
* Delamarre, Xavier (2003). Dictionnaire de la langue gauloise: une approche linguistique du vieux-celtique continental. 2nd edition, Paris, Editions Errance. ISBN 2-87772-237-6
* Lambert, Pierre-Yves (2003). La langue gauloise. Paris, Editions Errance. 2nd edition. ISBN 2-87772-224-4. Chapter 9 is titled "Un calandrier gaulois".
* Le Contel, Jean-Michel and Verdier, Paul (1997). Un calendrier celtique: le calendrier gaulois de Coligny. Paris, Editions Errance. ISBN 2-87772-136-1
* Lehoux, D. R. Parapegmata: or Astrology, Weather, and Calendars in the Ancient World. PhD Dissertation, University of Toronto, 2000.

Bibliography

* Duval, Paul-Marie and Pinault, Georges (eds) (1986). Recueil des Inscriptions Gauloises (R.I.G.), Vol. 3: Les calendriers du Coligny (73 fragments) et Villards d'Heria (8 fragments). Paris, Editions du CNRS.
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