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 ARGOMENTO DEL PROGETTO DIVINO (o PROGETTO INTELLIGENTE; ARGUMENT FROM DESIGN)

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MessaggioOggetto: ARGOMENTO DEL PROGETTO DIVINO (o PROGETTO INTELLIGENTE; ARGUMENT FROM DESIGN)   Mar 1 Set 2009 - 11:36

FONTE: http://italiano.skepdic.com/argomentodelprogetto.html

L’argomento del progetto divino sarebbe una delle “prove” dell’esistenza di Dio. Nella sua forma più semplice, esso deduce, dall’ordine e dalla bellezza dell’universo, l’esistenza di un suo progettista e creatore intelligente. L’argomento è stato accusato di essere una petizione di principio: al fine di dimostrare l’esistenza di un creatore, si presuppone che l’universo sia stato progettato. Esso inoltre ignora l’evidenza: oltre che di bellezza e magnificenza, l’universo è anche pieno di… Beh, per essere delicati diciamo che è pieno di oscenità! Forse dovrei essere più preciso, ma suppongo che il lettore capisca a cosa alludo: bambini che nascono senza cervello; brava gente che patisce torture mostruose come le neurofibromatosi; gente un po’ meno brava che prende la tintarella godendosi potere, reputazione, ecc.; vulcani che esplodono; terremoti che squassano il pianeta; uragani e trombe d’aria che spazzano via migliaia di vite in un solo giorno. Se è ingiusto definire oscenità cose del genere, a che si riferiscono i teisti parlando sconsideratamente di male morale e fisico?? L’affermazione fatta da molti sostenitori del “Progetto Intelligente”, che tali miserie ci sembrano tali solo perché ne ignoriamo la visione divina, non potendone dunque apprezzare il vero valore, si confuta da sé: se non possiamo distinguere fra ciò che è bene e ciò che è male, ammesso che vi sia un progetto, non possiamo nemmeno giudicare se esso sia buono o cattivo.

L’ARGOMENTO DI PALEY
Una delle più note varianti dell’argomento prevede l’analogia con un orologio. William Paley (1743-1805), arcidiacono di Carlisle, scriveva nella sua Teologia Naturale (1802):

“Supponiamo che attraversando la brughiera io inciampi in una pietra, e mi si chieda poi come quella pietra sia arrivata fin lì; potrei rispondere che, per quanto ne sappia, la pietra sta lì da sempre, e forse non sarebbe facile cogliere l’assurdità di questa risposta. Ma supponiamo che io abbia trovato per terra un orologio, e mi si chieda come abbia fatto a trovarsi lì. Difficilmente potrei dare la stessa risposta di prima, e cioè che, per quanto ne sappia, l’orologio si trova lì da sempre.”

Il motivo, egli dice, per cui è impossibile pensare che l’orologio sia lì da sempre, è che è evidente come le parti dell’orologio siano state assemblate per uno scopo. È inevitabile che “l’orologio abbia avuto un artefice”, mentre la pietra non presenta uno scopo rivelato dalla complessa disposizione delle sue parti.

LA RISPOSTA DI DARROW
Naturalmente, si potrebbe attaccare l’argomentazione di Paley dicendo, come fece Clarence Darrow, che alcune pietre sono altrettanto stupefacenti di un orologio; esse, infatti, sono complesse e potrebbero essere state progettate per un qualche scopo a noi ignoto, e comunque, “in seguito ad un esame approfondito e uno studio accurato, la pietra … non è meno meravigliosa dell’orologio.” Sia come sia, il punto di Paley non era che gli orologi fossero per loro natura più interessanti delle pietre, ma che la fabbricazione di un orologio può essere vista come analoga alla creazione dell’universo intero. L’orologio implica un progettista intelligente. Questo fatto, dice Paley, non verrebbe smentito dalla scoperta che magari l’orologio è progenie di un altro orologio. “Nessuno”, egli afferma, “può ragionevolmente credere che l’orologio insensibile e inanimato dal quale il nostro orologio proviene sia la vera causa del meccanismo che in esso tanto ammiriamo, che si possa veramente dire ch’esso ha costruito lo strumento, disposto le sue parti, assegnato il loro ordine, i loro compiti e i loro mutui rapporti, e combinato infine i loro diversi movimenti in un risultato unitario e legato al vantaggio di altre creature.”

Paley prosegue affermando che “gli stessi segni di progettualità presenti nell’orologio esistono anche nelle opere della natura, con la differenza che in queste opere sono maggiori e più numerosi, e ciò in misura superiore ad ogni calcolo.” L’implicazione è che le opere della natura, perché fosse possibile mettere insieme un meccanismo così meraviglioso come l’universo, devono aver avuto un progettista di intelligenza suprema. Secondo Darrow, questa ‘implicazione’ è in realtà un banale assunto.

“Per affermare che un certo schema o processo mostri ordine o sistematicità, uno deve avere un elemento di paragone con cui valutare se l’oggetto in questione mostri evidenze di essere progettato o di essere ordinato. Noi abbiamo un elemento di paragone, uno schema generale, e quello è l’universo stesso, da cui traiamo le nostre idee. Abbiamo osservato quest’universo ed il suo funzionamento e lo abbiamo definito ordine. Dire che l’universo è strutturato in base a un ordine di qualche genere equivale a dire che l’universo è strutturato come l’universo. Non può voler dire altro...”

Il punto debole dell’analogia di Paley è che la credenza che l’universo riveli ordine e scopo è un’assunto. Una delle qualità di una buona argomentazione per analogia è che le caratteristiche considerate condivise devono essere veramente condivise. Se esiste un dubbio sul fatto che uno degli elementi posti a confronto (l’universo) possegga le caratteristiche condivise più significative (ordine e finalità), allora l’argomentazione per analogia non è più valida.

L’ARGOMENTO DI HUME
Un altro filosofo, David Hume (1711-1776), utilizzò l’analogia del progetto alcuni anni prima di Paley, nei suoi Dialoghi sulla religione naturale. Uno dei personaggi, Philo, suggerisce che “se l’universo appare più simile ai corpi animali e ai vegetali che alle opere umane, è più probabile che la sua causa sia più simile alla causa dei primi che a quella di queste ultime, e la sua origine dovrebbe essere attribuita a un processo generativo o vegetativo, piuttosto che al ragionamento o alla progettualità” (Libro VII). “Il mondo”, dice Philo, “somiglia chiaramente più a un animale o a un vegetale che a un orologio o a un telaio. La sua causa, dunque, somiglia più probabilmente alla causa dei primi. La causa dei primi è generativa o vegetativa. Possiamo dunque inferire che la causa del mondo è un processo simile o analogo a quello generativo o vegetativo.” A quanto pare Hume considerava quest’analogia uno scherzo, ma forse Paley sta ancora ridendo da qualche parte lassù in cielo?

Potrei trovare quest’analogia dell’orologio più persuasiva circa l’esistenza di uno scopo divino se, mentre l’osservava nel suo scenario immaginario, l’orologio di Paley, improvvisamente e senza alcun motivo gli avesse sparato un fulmine attraverso la fronte. Questo sarebbe più in armonia con l’universo che ho imparato a conoscere e amare. Se l’orologio potesse trasmettere l’AIDS a chiunque lo tocchi, o contaminare la sua progenie per innumerevoli generazioni, allora potrei convincermi che quest’orologio è analogo all’universo ed è esso stesso evidenza di un grande progettista di qualche genere.
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Maschile Capra
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MessaggioOggetto: Re: ARGOMENTO DEL PROGETTO DIVINO (o PROGETTO INTELLIGENTE; ARGUMENT FROM DESIGN)   Mar 1 Set 2009 - 11:36

L’ORDINE PROGETTUALE APPARENTE
Infine, c’è un argomento popolare e diffuso che elenca fatti di ordine naturale i quali, se fossero diversi, comporterebbero la non esistenza del nostro pianeta o della vita su di esso. Viene fatto notare che non saremmo qui:

· se il Sole fosse un pò più lontano o più debole del 50%;

· se l’asse terrestre avesse un’inclinazione un pò diversa;

· se la luna fosse più grande o più vicina o più lontana;

· se la gravità non fosse così debole;

· se il DNA non si replicasse;

· se le molecole fossero più grandi o più piccole;

· se il nostro sistema solare avesse sessanta pianeti;

· se non esistesse il carbonio;

· se la velocità della luce fosse la metà di quello che è;

· se le mutazioni genetiche non avessero luogo;

· se il periodo di rotazione terrestre fosse un decimo di quello che è.

Inoltre, osservate tutti i segni dell’esistenza di un progetto:

- salmoni, anguille, uccelli, farfalle e balene, che possono migrare e ritrovare gli stessi luoghi di nutrizione e riproduzione anno dopo anno;

- la ragione umana che riesce a concepire Dio;

- i biotopi naturali.

Questi fatti sono innegabili: se le cose fossero diverse, le cose sarebbero diverse. Ma non sono diverse, allora dove sta il senso di tale argomento? Il Sole un giorno non sarà più in grado sostenere la vita su questo pianeta. Già adesso non è in grado di sostenerla su molti altri pianeti. E cosa prova questo in merito al progetto? Nulla. L’asse della Terra è stato orientato diversamente e tornerà ad esserlo. Un giorno questo pianeta sarà inabitabile. Cosa prova questo relativamente al progetto, intelligente o meno? Nulla. Non possiamo negare che senza il concorso di milioni di fattori non saremmo qui. E allora? Molti di questi fattori non esistevano nel passato e non esisteranno nel futuro di questo pianeta. Un tempo sulla Terra la vita non esisteva, e ci sarà un tempo in cui la vita sulla Terra non esisterà più. Un tempo questo pianeta non esisteva, e ci sarà un tempo in cui non esisterà più. Cosa prova questo relativamente al progetto? Nulla. Ci sono innumerevoli pianeti dove non esistono le condizioni necessarie alla vita. Cosa prova questo relativamente al progetto? Nulla.

Si potrebbe argomentare che la probabilità che tutte le condizioni necessarie alla vita si presentino contemporaneamente è di uno su un miliardo di miliardi. Ma, poiché siamo qui, la probabilità che ciò sia accaduto è del 100%. Secondo il ragionamento di Cressy Morrison:

“Supponete infilarvi in tasca 10 monetine contrassegnate con numeri da 1 a 10, e di mescolarle bene. Adesso cercate di estrarle in sequenza da 1 a 10, rimettendo ogni volta in tasca la monetina estratta e mescolando nuovamente. Sappiamo che la probabilità matematica di estrarre come primo il numero 1 è di 1 su 10; quella di estrarre in successione l’1 e il 2 è di 1 su 100; di estrarre di seguito l’1, il 2 e il 3 è di 1 su 1000, e così via; la probabilità di estrarle tutte nell’ordine da 1 a 10 è di 1 su 10 miliardi.


Con lo stesso ragionamento, la vita sulla Terra esige tali e tante condizioni che esse non possono verificarsi per puro caso. La Terra ruota sul proprio asse alla velocità di circa 1.600 chilometri orari (per un punto posto all’equatore); se girasse a 160 chilometri orari, i nostri giorni e le nostre notti sarebbero dieci volte più lunghi, e il calore del sole brucerebbe la vegetazione durante il giorno, e durante la notte ogni germoglio sopravvissuto si congelerebbe.”

Quella di Morrison è una petizione di principio. La vita sulla Terra c’è, dunque la probabilità della sua esistenza è di 1 su 1. In ogni caso, se disponessi di 20 miliardi di anni per provare ad estrarre in sequenza dieci monetine numerate dalla mia tasca, la probabilità di riuscirci almeno una volta sarebbe molto buona.

Ma perchè perdere tempo a sgretolare l’argomento dell’improbabilità, quando si può usare la mazza da fabbro?

“… l’improbabilità in sé stessa non dimostra nulla. Nel gioco del bridge, la probabilità di ricevere una particolare mano di carte è inferiore a 1 su 600 miliardi, e questo vale per qualsiasi combinazione di carte. Nonostante ciò, sarebbe assurdo se qualcuno, dopo avere ricevuto le carte, le esaminasse attentamente, calcolasse che la probabilità di riceverle è meno di 1 su 600 miliardi, e ne deducesse, considerata l’improbabilità di quella particolare mano, che non può essere stata distribuita a caso.” -- John Allen Paulos, Innumeracy: Mathematical Illiteracy and its Consequences

I sistemi ecologici e ciò che chiamiamo “istinto animale” hanno delle spiegazioni naturalistiche e meccaniche? Ovviamente. Queste spiegazioni dimostrano l’assenza di un progetto? Ovviamente no. Così come l’esistenza dei sistemi ecologici e dell’istinto animale non dimostra la presenza di un progetto. È necessario presupporre un dio per spiegare la comparsa della ragione umana, con la sua capacità di immaginare un essere infinito? Ovviamente no. Questo significa forse che Dio non esiste? Ovviamente no, ma significa che l’argomento del progetto è poco più che una petizione di principio. Ha bisogno, per dimostrare che esiste un progetto, di presupporne l’esistenza.

IL SENSO DELLA VITA
Il teista crede che la vita abbia un senso solo se un dio esiste, ma allora come mai appare così ovvio ad un ateo che qualunque cosa abbia un senso (se non addirittura di più!) se non esiste alcun dio?? Perchè l’universo sembra perfettamente comprensibile a un ateo come un meccanismo regolato solamente da forze naturali e impersonali??

Un ateo osserva l’universo e quel che se ne conosce, e registra che tutta questa presunta perfezione ed ordine sono invece alquanto imperfetti. Prendendo in esame particolari oggetti o elementi, ne osserva eventualmente l’ottima funzionalità, ma discutibile struttura o composizione, chiedendosi perciò se un essere onnisciente li avrebbe creati proprio in quel modo. Come si chiedeva Russell, chi non se ne verrebbe fuori con un mondo migliore di questo se fosse dotato di onnipotenza, onniscienza e qualche miliardo di anni di tempo a disposizione?? Da un essere del genere ci si potrebbe benissimo aspettare un progetto più semplice ma più efficace sia per l’universo intero che per le sue infinite componenti. La stessa complessità e gli stessi difetti intrinseci dimostrano, come osservato da Clarence Darrow, l’assenza di un progetto e la risultanza da forze e processi naturali operanti senza alcune specifica finalità. Potreste utilizzare una complicata ganascia per tenere insieme qualche foglio di carta, ma una graffetta metallica è un modo decisamente più elegante per conseguire lo scopo. Le orbite dei pianeti intorno al nostro sole sono una meraviglia da contemplare, ma la fascia degli asteroidi e meteoroidi e comete che si schiantano sui pianeti sono una bizzarra aggiunta da parte dell’onnipotente e benevolo creatore. Un bimbo sano non ha rivali in vitalità e speranze, ma due gemelli siamesi ed altri “scherzi di natura” per non parlare dei mille altri difetti congeniti, sembrano mal conciliarsi con un benevolo progetto divino. L’ateo vede una donna con qualche chilo di masse tumorali e si chiede come un male così grottesco sulla Terra possa essere consentito da una divinità buona e onnipotente, ma la malata e suoi parenti crederanno che Dio abbia assistito i chirurghi nel rimuovere il tumore a salvare una vita, invece di biasimarlo per la sua responsabilità in tutto ciò. Potrebbero persino sostenere che Dio avesse un qualche nobile fine nel causare tanta sofferenza. Per l’ateo simili ragionamenti non sono altro che ipotesi ad hoc.

La tipica risposta teistica a quanto appena osservato è di considerarlo non pertinente: Dio non è vincolato all’umana concezione della perfezione o della qualità di un progetto; ciò che può sembrare inelegante, inefficiente o imperfetto a noi potrebbe andare assolutamente bene a un dio. Ma seguendo questa strada non possiamo semplicemente dire niente di alcuna divinità. Io sostengo che lo standard minimo cui un dio dovrebbe attenersi corrisponde a quanto un gruppo di umani intelligenti e ragionevolmente competenti proporrebbe: se questo dio non sa fare di meglio, allora non ha alcun senso applicargli il concetto di “perfezione”. Se si vuole sostenere che le vie del Signore sono sostanzialmente imperscrutabili, allora si ammette tutto, e in un caso simile Dio potrebbe essere associato a qualunque cosa, anche alla pura essenza del male.
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