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 Il Falco: lama lucente del Sole

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MessaggioOggetto: Il Falco: lama lucente del Sole   Mer 2 Set 2009 - 16:55

FONTE: http://animalitotem.wordpress.com/2008/02/25/il-simbolismo-del-falco/

Il Falco pellegrino (Falco peregrinus) è uno stupefacente rapace di medie dimensioni conosciuto fin dall’antichità per la sua maestria di volo. Lo contraddistingue infatti un tipo di volo agile, potente e prodigiosamente veloce. Il nome Pellegrino gli deriva sia dal fatto di essere una specie cosmopolita, presente cioè in tutti i continenti tranne l’Antartide, ma probabilmente anche dal fatto che alcune razze sono migratrici di lungo corso, veri nomadi del cielo capaci di volare fino a 25.000 Km l’anno. In Italia ne esistono due razze, quella tipicamente mediterranea (brookei) e quella “mittel-europea” (peregrinus).
Il Pellegrino, oltre ad essere la creatura più veloce del pianeta, è anche un animale iconico e carismatico sotto numerosi punti di vista: religioso-culturale, storico-venatorio, ecologico-naturalistico, e perfino per la storia dell’ambientalismo. Presso gli antichi egizi incarnava Horus, la divinità del cielo e del sole, mentre i greci lo consideravano il nunzio di Apollo. Il Pellegrino inoltre è sempre stato il rapace prediletto dalla falconeria.
Al vertice della catena alimentare naturale, il Pellegrino è un eccellente indicatore ecologico. In seguito ad un drammatico crollo avvenuto tra gli anni 50 e 70, quando il Pellegrino stava per estinguersi dai paesi industrializzati a causa del DDT usato in maniera massiva in agricoltura, questa specie si è resa protagonista di una spettacolare ripresa demografica, resa possibile dal bando del pesticida, da strette misure di protezione e da svariati programmi di allevamento in cattività e reintroduzione. A partire dagli anni 90 il Pellegrino ha addirittura iniziato a colonizzare gli ambienti urbani di tutto il mondo, un fenomeno nuovo ed interessante. I Pellegrini sono presenti in alcune città, come ad esempio a Firenze dai primi anni 90, da quando cioè furono osservati utilizzare come posatoi inaccessibili le fiancate dei monumenti, che evidentemente “interpretano”come falesie o pareti di roccia a strapiombo, il loro habitat naturale prediletto. Dopo una decina di anni di acclimatazione i Pellegrini, che inizialmente soggiornavano a Firenze solo al di fuori del periodo riproduttivo (luglio-febbraio), hanno deciso di eleggere il centro storico di Firenze come sito di nidificazione Questi rapaci sono predatori “ornitofagi”, ovvero si nutrono esclusivamente di uccelli che cacciano in volo, spesso in maniera altamente acrobatica, con picchiate in verticale che gli consentono di superare i 300 chilometri orari. A Firenze banchettano prevalentemente con piccioni e storni. Tratto da: http://met.provincia.fi.it/public/misc/200704214323602.pdf


Il falco nella storia: la falconeria

L’arte di cacciare con gli uccelli rapaci è una pratica dalle radici antichissime. Il falco è molto più del fiero animale predatore che si avventa ad alta velocità sulla preda designata: è una pura immagine di potere, rappresenta il principe stesso nella sua nobiltà, intelligenza, abilità, eleganza, bellezza. Cacciare non è soltanto un gioco, un passatempo affascinante e spettacolare, ma è anche un esercizio di potere, un’affermazione di prestigio, ostentazione di potenza e forza. La più antica testimonianza sulla falconeria risale ad 800 anni prima della nascita di Cristo, grazie a quanto lasciato da un sovrano cinese. In questa epoca, la Cina era molto più avanzata, rispetto all’Europa e al Medio Oriente, nell’addomesticamento degli animali. Molti reperti (disegni e dipinti) risalenti alla dinastia Hang (206 a.C.) ci mostrano scene di caccia con il falco. Non dobbiamo dimenticare che Chang-an (attuale X’ian) ha rappresentato, sotto la dinastia Hang, un fiorente commercio con l’estero: da quella città partirono carovane per molte parti del mondo allora conosciuto. Per quanto riguarda l’Italia, la Falconeria giunge da noi attraverso due strade. Dalla Sicilia per opera di arabi e normanni, e dalla Germania. L’unione di svevi e normanni fonde le due correnti di Falconeria. Primo cultore normanno della Falconeria in Sicilia fu Ruggero II, ma anche Federico Barbarossa fu un ottimo Falconiere.

Il dio falco: Horus
I
l dio Horus era il dio dei cacciatori ed era rappresentato da un falco.
Successivamente fu identificato con il sole, divenendo il simbolo della nobiltà, archetipo dei faraoni. Horus, il falco divino, divenne quindi il dio del cielo, che aveva il sole come occhio destro e la luna come occhio sinistro. La sua natura comprendeva una chiaroveggenza che gli consentiva di vedere ogni cosa, una capacità visiva molto acuta e una sviluppata consapevolezza. I quattro elementi naturali, terra, aria, fuoco e acqua erano al suo comando. Horus, che rappresenta quindi l’equilibrio del mondo naturale, era anche associato all’orizzonte orientale e alle terre straniere. Il suo colore è il giallo. Ancora oggi, l’occhio di Horus ha una notevole influenza: le sue sembianze ricorrono, infatti, nella gioielleria popolare, nell’arte e nel disegno. Molti ne sono attratti senza conoscerne il significato, forse perché esso risveglia l’innato legame con gli antichi Egizi e con i miti di Osiride. In Egitto il culto degli animali la zoolatria, era molto diffuso e recentemente, nell’oasi di Kharga, a 200 Km a ovest di Luxor, è stata scoperta la più grande tomba monumentale di animali mai trovata nel Paese del Nilo. All’interno 3000 falchi mummificati, ancora perfettamente conservati, risalenti al nuovo regno, alle ultime dinastie quando il culto per gli animali era più che mai praticato.

Il falco come animale totem

Nella tradizione europea, il Falco rappresenta il cacciatore ed è associato con la divinità germanica del cielo Wodan. Nella cultura europea il Falco invece è considerato un simbolo di guerra. Come animale totem, rappresenta il potere della visione, la sapienza e la tutela. Il Falco porta con sé un messaggio di transizione e di cambiamento, lezioni che si applicano forse nella vostra ricerca interiore, nel lavoro, nella carriera, ecc..
Il nome del falco pellegrino, deriva dal latino e significa straniero, perché è un uccello migratore che si trova in tutto il mondo e tende a viaggiare a grandi distanze. Il falco Pellegrino è usato in falconeria per la sua intelligenza, la sua natura appassionata e le incredibili capacità di afferrare la sua preda. Il Falco come animale totem ci incoraggia a elaborare una precisa strategia prima di mirare ai nostri obiettivi. Il falco ti dice che devi avere un preciso intento. Quando appare, siamo chiamati a concentrarci sui nostri desideri al fine di riuscire a tradurre in pratica i nostri sogni. Il fatto che il Falco è una creatura solare può significare che c’è qualcosa nella vostra vita verso la quale nutrite una profonda passione. Il Falco vi chiede di coltivare questa passione e di fare tutto il possibile per trarre da questa vocazione i massimi risultati, sia per beneficio vostro, sia per offrire il vostro talento al mondo. Rendi dunque la tua passione una realtà da perseguire, con metodo e con il potere della tattica, proprio come fa il Falco quando si avventa sulla sua preda.

Le persone falco

Le persone falco, sono ottimi leader e pionieri. Come il loro animale Totem, partono in picchiata e si lanciano con passione ed entusiasmo in nuove imprese. Amano salire molto il alto, perché sono ambiziosi e i loro ideali sono elevati. Come il falco le persone che si identificano in questo Totem sono dei cacciatori, e la loro preda sarà un nuovo progetto, un’idea brillante, oppure una nuova avventura o un viaggio, fisico o spirituale. Quando vogliono qualcosa sono molto audaci e intraprendenti. Caratterialmente sono esuberanti, energici e iperattivi, e la loro natura ottimistica li porta a superare delusioni e fallimenti, elevandosi al di sopra dei problemi e degli ostacoli che incontrano. Le persone falco hanno uno spiccato individualismo, e se non trovano qualcuno che collabori a un progetto, sono pronti a partire anche da soli. La loro immaginazione fervida li rende dei sognatori, sono capaci di contagiare gli altri anche a costo di esagerare le cose, romanzando gli eventi. Estremamente passionali e romantici, in amore cercano la storia importante, il principe o la principessa, che rappresenti il loro unico e vero amore. Per natura però sono possessivi e gelosi e possono aspettarsi troppo dal loro partner. Fisicamente sono ardenti e impulsivi e devono imparare a essere pazienti, tenendo conto anche dei bisogni del partner. La missione di vita dei falchi è quella di intraprendere qualcosa, prendere l’iniziativa e far partire i progetti. Il loro obiettivo è quello di maturare più esperienze possibili e devono tenere a freno il narcisismo, che deriva dal voler fare le cose sempre a modo loro.

La sfida delle persone falco

Poiché la loro peculiarità e quella di iniziare le cose, devono imparare a sviluppare la perseveranza, per portare a termine quello che hanno intrapreso. La loro natura focosa li spinge a lanciarsi con entusiasmo in nuove imprese, ma non sempre hanno la pazienza di aspettare che i frutti delle loro azioni siano maturati. Dal punto di vista relazionale, devono invece imparare a moderare la loro franchezza perché il loro approccio diretto e la mancanza di tatto, può ferire le persone. Non essendo dei buoni diplomatici devono imparare ad essere tolleranti con chi non è dinamico o veloce come loro. Poiché il loro elemento è il fuoco, devono controllare l’impulsività e la suscettibilità, evitando di lasciarsi trasportare dalla vanità e dall’orgoglio. Visto che per le persone falco è solo il presente che conta, devono anche imparare a stabilire degli obiettivi a medio e lungo termine, pianificando il loro futuro, per evitare di cambiare continuamente direzione. La lezione di vita dei falchi e dunque quella di seguire il loro spirito pionieristico, controbilanciando però il loro individualismo sfrenato con il servizio agli altri, per poter felicemente portare a terra i doni che attingono dal cielo.
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MessaggioOggetto: Re: Il Falco: lama lucente del Sole   Mer 2 Set 2009 - 16:58

Vedere link: http://www.indianiamericani.it/a_totem.php/falco.html

FONTE: http://www.apathtowholeness.net/essences/animal-totem-essences/birth-totem-falcon

Birth Totem Falcon
March 21 - April 19

Mental Speed ~ Agility ~ Focus


A natural born leader, those with a Falcon Totem are always looked upon for clear judgment in sticky situations. Falcon never wastes time; they strike while the iron is hot, and take action in what must be done. Falcon is honored and respected for its keen eyesight, speed of flight, and precision of movement.



Birds in general are survivalists. They will first choose flight over fight. They instinctively know that fighting is a dangerous endeavor. Whereas flight is avoiding trouble, possible injury or death. Birds have superb reflexes. They teach us awareness and adaptability. Birds represent the air element and are teachers of proper breathing.



The Falcon is known to hover in the sky in slow motion or sit patiently on a perch while on the lookout for possible prey. When its prey is in sight, Falcon will move swiftly to the ground to scoop up its meal. The Falcon uses its mind, calculating the best move before taking action. The lesson that Falcon teaches is to wait for the most opportune moment before making your move. If you take the Falcon's lesson of patience and precise thinking to heart, you will attain more successes than failures.



Falcons in general have amazing vision and are incredibly fast and talented fliers. Falcon is found living in the wild virtually the world over; it is native to every continent, except Antarctica. It is also the fastest bird in the world, capable of flying 300 miles per hour.



Throughout history, culture and myth, Falcons symbolize power, strength, light, autonomy and ambition.



The Falcon was symbolic of the rising sun in Egypt. It is also the king of all birds where many gods were shown with the head or body of the Falcon (including Ra). Falcon is a solar emblem for success, victory and rising above a situation.



The fact that the Falcon is a solar creature could mean there is something in your life that you are highly passionate about, and the Falcon is asking you to take action on this passion. However, be smart about it and don't jump into something without doing research and planning. Make your passion a reality by pursuing it as methodically and as strategically as the Falcon would pursue his prey.



The Falcon Totem's approach to lessons is that the lesson is the prey to be perceived, dealt with and consumed so that the lesson will not have to be repeated. Falcons are in the present and the past is easily discarded. Falcon’s message is to learn from our experiences, making wisdom from each experience and use them as a foundation for creating something new.



The Falcon comes to you when you require higher vision, or higher knowledge in solving a current problem in your life.



At its core, the Falcon Totem represents visionary power, wisdom, and guardianship. This powerful bird leads you to your life's purpose. The Falcon Totem carries with it a message of transition and change. Falcon is the messenger that will give you what you need to know at the right time.



Falcon encourages you to calculate and strategize. If you have a goal, Falcon beckons you to make plans and strategies to obtain these goals. Falcons are all about strong, one-pointed focus. When they show themselves to you, you are being called to focus on your desires and your goals, and do what is necessary to bring your desires into your reality.



Those with Falcon Totem aim to initiate and lead, and may be impulsive from time-to-time. They want to establish individuality while still being accepted by a group



Their outer personality is full of movement, always looking to generate a new way ahead so that others may benefit from their ability to investigate new fields. They are hunters of new ideas and experiences, fearlessly going after the things they want.



The have high ideals and are great starters but not finishers. They move quickly away from something after they skim the surface and then they are on to something else



They have a desire to show the way, yet if they do not integrate all their knowledge and experiences into their daily lives, they will not possess the tools necessary for true leadership. True leaders are born through the journey of each experience, as they integrate the lessons learned and become role models



Birth Totem Falcon holds the medicine of precision, timing, grace, patience and acute mental perception. It teaches those with this Totem how to use their mental capability to the fullest, to move in harmony with their own rhythm and to strike with force when necessary.



Birth Dates: March 21 - April 19

Clan: Thunderbird

Constructive Qualities: Pioneering Spirit, Meticulous and Good Timing

Conscious Objective: To Lead Through Example

Spiritual Path: Balance Pioneering Spirit With Practical Knowledge

Strengths: Persistence, Patience with Others and Compassionate

Key Words: Speed, Precision, Adventurous and Passionate




Birth Totem Falcon Flower Essence

This Flower Essence support us in learning from our experiences. It assists us in integrating where we have been in order to gain the wisdom we need to move ahead to our next phase in life.

It stimulates positive forward motion when you feel stuck. It encourages you to rely on and trust your own wisdom above anyone else's. It sparks the desire to explore different facets of yourself that you have allowed to remain hidden and promotes self-acceptance.

It gives us the strength necessary to integrate the lessons, restore ideals, and the courage to explore and expand the self, welcoming challenges and reaching beyond the threshold to establish new forms and patterns for living.
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MessaggioOggetto: Re: Il Falco: lama lucente del Sole   Lun 15 Ago 2011 - 6:34

Admin riporto qualche stralcio delle schede di wikipedia.

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Falco

Falco
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Falco Linnaeus, 1758 è un genere della famiglia dei Falconidi. Costituisce da solo la sottofamiglia dei Falconini (Falconinae) e comprende una molteplicità di specie, alcune delle quali diffuse in tutto il globo. La struttura corporea e il piumaggio di questi falchi dimostrano che essi sono perfettamente atti a catturare prede vive, sia in aria sia su territori aperti. I cosiddetti falchi nobili (tra cui sono compresi i falchi cacciatori, i falchi pellegrini, i falchi lodolai, i falchi della regina e gli smerigli) sono superiori a tutti gli altri animali sia per la velocità che possono raggiungere in volo, sia per la straordinaria rapidità con cui si calano in picchiata con vigorosi battiti delle ali. I falchi «libratori», al contrario, (che comprendono i gheppi, i falchi grigi e i falchi cuculi) catturano la preda a terra, dopo aver perlustrato il territorio librandosi immobili nell'aria, oppure calandosi in picchiata da un punto di vedetta.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Brown-Falcon,-Vic,-3.1.2008.jpg

Descrizione

Tra il più piccolo e il più grande rappresentante del genere Falco vi sono differenze di peso e di dimensioni marcatissime; il gheppio americano (Falco sparverius), ad esempio, pesa all'incirca 100 g, mentre la femmina del girfalco (Falco rusticolus) può raggiungere un peso di 2000 g; tutti i Falconini presentano comunque le seguenti caratteristiche:

Capo piuttosto piccolo, occhi grandi, scuri, circondata da una zona cutanea glabra; striature scure sulle guance; becco robusto fortemente arcuato, provvisto di una tagliente sporgenza su entrambi i margini del ramo superiore, e di corrispondenti incavi nel ramo inferiore; narici arrotondate, in genere munite al centro di una piccola protuberanza.

Corpo di linea aerodinamica, con ali lunghe e appuntite, e coda generalmente piuttosto corta.

Piumaggio formato da penne dure e rigide; piedi robusti, con dita molto lunghe, soprattutto le centrali.

Al contrario degli Accipitridi, che uccidono le prede con gli acuminati artigli dei piedi, i Falconidi si servono degli arti inferiori soltanto per afferrare e trattenere le vittime, che uccidono poi spezzando loro la nuca con il becco.

Biologia

Questi falchi non costruiscono nidi, ma depongono e covano la uova nei vecchi nidi di altri uccelli, all'interno di alberi cavi, su rocce, oppure in un avvallamento che scavano nel terreno, o su spuntoni rocciosi. Le uova hanno il guscio giallo, coperto di macchie brune più o meno fitte. La femmina, soprattutto nelle specie di maggiori dimensioni, è notevolmente più grande e pesante del maschio. Tale fatto sembra avere una funzione alquanto importante nella suddivisione dei compiti durante l'incubazione delle uova e l'allevamento dei piccoli: il maschio infatti, grazie alla sua maggiore velocità, provvede a procurare il cibo per l'intera famiglia, mentre la femmina si assume l'onere della cova, dell'assistenza e della difesa dei figli. Soltanto quando essi non hanno più bisogno di protezione, ma nello stesso tempo è loro necessaria una alimentazione più abbondante, anche la femmina si dedica alla caccia, riuscendo spesso a catturare prede più grandi di quelle uccise dal compagno. Per quasi tutti i Falconini l'incubazione dura circa 30 giorni, mentre il periodo che i piccoli trascorrono nel nido si aggira sulle 4 settimane per le specie minori, e attorno alle 7 per quelle maggiori.


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Falco_peregrinus

Falco peregrinus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Falco_peregrinus_tethered.jpg

Il falco pellegrino (Falco peregrinus, Tunstall 1771) è una specie di falconide diffuso quasi in tutto il mondo: (Europa, Asia, Africa, Nordamerica e Sudamerica, Australia, Tasmania e Oceania).[1]

Il falco pellegrino è noto per l'elevata velocità che può raggiungere in picchiata durante la caccia, ritenuta superiore ai 320 km/h,[2] il che lo rende attualmente il più veloce tra tutti gli animali.[3][4]


Descrizione

Il falco pellegrino ha una lunghezza compresa tra 34 e 58 cm, e un'apertura alare di 80-120 cm.[5][6] Maschi e femmine hanno piumaggio simile ma, come in molti altri rapaci, sono caratterizzati da un marcato dimorfismo sessuale per cui le femmine sono circa il 30% più grandi dei maschi.[7][8] Il peso varia quindi dai 440-750 g dei maschi, ai 910-1500 g delle femmine. Le fluttuazioni dei valori tengono conto anche delle sottospecie.

Il dorso e le ali appuntite degli adulti sono solitamente di un colore che va dal nero bluastro al grigio ardesia, con alcune striature caratteristiche delle sottospecie. La punta delle ali è nera.[6]

La parte inferiore è striata con sottili bande marrone scuro o nere.[9] La coda, dello lo stesso colore del dorso ma con striature nette, è lunga, sottile e arrotondata alla fine con una punta nera e una banda bianca a ciascuna estremità. La testa nera contrasta con i fianchi chiari del collo e la gola bianca.[10] La "cera" del becco e le zampe sono gialle, mentre il becco e gli artigli sono neri.[11] La punta del becco ha un intaglio, risultato di un adattamento biologico, che permette al falco di uccidere le prede spezzando loro le vertebre cervicali del collo.[2][5][8]

I giovani immaturi sono caratterizzati da un colore più bruno con parti inferiori striate che invece che barrate; la "cera" e l'anello orbitale è blu pallido.[5]


Sottospecie

Sono state descritte numerose sottospecie di falco pellegrino e di queste 19 sono accettate dall' Handbook of the Birds of the World.[5][8][12]

Falco peregrinus peregrinus, la sottospecie di riferimento, descritta da Tunstall nel 1771, si riproduce nella parte temperata dell' Eurasia tra la tundra a nord e i Pirenei, il Mar Mediterraneo e la cintura alpina a sud.[13] Nell'Europa è essenzialmente stanziale, mentre è migratore in Scandinavia e Asia. I maschi raggiungono un peso di 580-750 g, mentre le femmine pesano 925-1030 g.[8] La sottospecie comprende brevirostris, germanicus, rhenanus, e riphaeus.

Falco peregrinus calidus, descritto da John Latham nel 1790, precedentemente conosciuto come leucogenys include il caeruleiceps. Si riproduce nella tundra artica dell'Eurasia, da Murmansk ai fiumi Yana e Indigirka, in Siberia. È completamente migratore e d'inverno si sposta verso sud fino all'Africa sub-sahariana. Vive prevalentemente attorno a insediamenti in zone umide.[14] È di colore più chiaro del peregrinus, specialmente sulla testa. I maschi pesano 588-740 g, le femmine 925-1333 g.[8]

Falco peregrinus japonensis, descritto da Gmelin nel 1788, include kleinschmidti, pleskei; l' harterti sembra riferirsi a integrazioni con calidus. Si trova dal nordest della Siberia alla Kamchatka (anche se forse qui è rimpiazzato dal pealei), e in Giappone. Le popolazioni del nord sono migratorie, quelle giapponesi stanziali. È simile al peregrinus, ma i giovani sono anche più scuri dei piccoli anatum.



La sottospecie australiana F. p. macropus.
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Peregrine_Falcon_Kobble_Apr07.JPG

Falco peregrinus macropus, descritto da Swainson nel 1837 è il Falco pellegrino australiano. Si trova in tutta l'Australia, tranne che nel sud-ovest. È non migratore e simile al brookei nell'aspetto, ma è più piccolo e con la regione auricolare interamente nera; le zampe sono in proporzione più grandi. [9]

Falco peregrinus submelanogenys, descritto da Mathews nel 1912, è il Falco pellegrino del sud-ovest dell'Australia; non migratore.

Falco peregrinus peregrinator, descritto da Sundevall nel 1837, è noto come Falco pellegrino indiano, Shaheen nero o Shaheen indiano.[15]

Era noto in precedenza come Falco atriceps o Falco shaheen. L'areale comprende l'Asia meridionale a partire dal Pakistan attraverso India, Bangladesh, Sri Lanka fino alla Cina sud occidentale. In India, lo Shaheen è presente in tutti gli stati eccetto l' Uttar Pradesh, soprattutto nelle regioni collinari e rocciose. È presente anche nelle isole Andamane e Nicobare.[16] Depone in genere da tre a quattro uova, con i pulcini in grado di volare dopo 48 giorni e una percentuale di sopravvivenza di 1,32 pulcini per nido. In India nidifica oltre che sulle scogliere, anche su edifici o strutture costruite dall'uomo come i ripetitori per la telefonia cellulare.[16] Nello Sri Lanka la stima di coppie in fase riproduttiva era di una quarantina nel 1996.[17] È non migratore, piccolo e scuro, con sottopancia rossiccio. Nello Sri Lanka questa sottospecie preferisce le colline più elevate, mentre il migratore calidus è avvistato più frequentemente lungo le coste.[18] In Pakistan è il simbolo della locale Aeronautica militare.

Falco peregrinus anatum, descritto da Bonaparte nel 1838,[13] è conosciuto come Falco pellegrino americano, o "Falco anatra" come indica il suo nome scientifico. Attualmente vive prevalentemente nelle Montagne Rocciose, mentre in precedenza era comune in tutto il Nord America, dalla tundra al Mexico settentrionale, dove gli sforzi di reintroduzione cercano di ristabilire la popolazione.[13] Gli adulti di anatum svernano nella zona di riproduzione, tranne quelli che si riproducono molto a nord. Gli esemplari più vagabondi che raggiungono l'Europa sembrano appartenere alla variante più settentrionale e migratoria tundrius, che è considerata distinta solo dal 1968. È simile al peregrinus, ma un po' più piccola; gli adulti hanno un colore più chiaro e meno caratterizzato al di sotto, mentre i giovani sono un po' più scuri e marcati. Il peso dei maschi è compreso tra 500 e 570 g, le femmine tra 900 e 960 g.[5][19]

Falco peregrinus cassini, descritto da Sharpe nel 1873, è noto anche come Falco pellegrino australe. Comprende il kreyenborgi, o falcone pallido[20] una forma di leucismo tipica soprattutto del Sud America e che per lungo tempo è stata considerata una specie separata.[21] Il suo areale comprende il Sud America e va dall' Ecuador alla Bolivia, Argentina, Chile, Terra del Fuoco e Isole Falkland.[9] È non migratore e simile al peregrinus, ma un po' più piccolo e con la regione auricolare nera. La variante kreyenborgi è di un grigio medio con piccole striature sotto e la testa simile al Falco cherrug, anche se la regione auricolare è bianca.[21]


Falco peregrinus pealei, descritto da Ridgway nel 1873, è conosciuto anche come "Falco di Peale" e include il rudolfi.[22] Si trova nella costa del Pacifico nord-occidentale dell'America, a partire dallo stretto di Puget lungo la Columbia Britannica (comprese le isole Regina Carlotta, nel Golfo dell'Alaska e nelle isole Aleutine, fino alla costa orientale russa del Mare di Bering.[22] Si può trovare anche nelle isole Curili e nella costa della Kamchatka. È un non-migratore. È la sottospecie più grande, tanto che sembra un tundrius più scuro e di grandi dimensioni, o un grande e striato anatum. Ha un becco molto grande. [23] I giovani possono avere una cresta più chiara.

Falco peregrinus tundrius, descritto da C.M. White nel 1968, era stato incluso nel leucogenys. Vive nella tundra artica del Nord America e della Groenlandia. Migra per svernare nell'America Centrale e nel Sud America.[23] Gli esemplari più vagabondi che raggiungono l'Europa appartengono a questa sottospecie, che era in precedenza unificata con l' anatum. È l'equivalente americano del calidus. Come dimensioni è più piccolo e più chiaro dell' anatum. La maggior parte degli individui hanno la fronte e la regione auricolare chiara con la cresta scura, diversamente dal calidus.[23] I giovani sono più tendenti al marron e meno al grigio dei calidus, e più chiari degli anatum.

Falco peregrinus madens, descritto da Ripley e Watson nel 1963, è caratterizzato da dicromatismo sessuale. È un non-migratore delle isole di Capo Verde;[9] la specie è in serio pericolo in quanto sembrano sopravvivere solo sei-otto coppie.[5] I maschi hanno un colore rosso slavato sul capo, la nuca, le orecchie e il dorso; il sottopancia è bruno-rosato. Le femmine sono di un bruno intenso diffuso, soprattutto sul capo e nuca.[9]

Falco peregrinus minor, descritto da Bonaparte nel 1850. Precedentemente veniva spesso chiamato perconfusus.[24] Ha una distribuzione scarsa e a chiazze nelle aree sub-sahariane e nel Sud Africa e si spinge lungo le coste atlantiche fino al Marocco. È un non-migratore piuttosto piccolo e scuro.

Falco peregrinus radama, descritto da Hartlaub nel 1861, si trova nel Madagascar e nelle isole Comore. È non-migratore.[9]

Falco peregrinus brookei, descritto da Sharpe nel 1873, è conosciuto anche come Falco pellegrino mediterraneo o Falcone maltese.[25] Comprende il caucasicus e molti tipi della proposta razza punicus, anche se alcuni potrebbero appartenere ai pelegrinoides o loro ibridi dell'Algeria. Si trovano in tutta l'area mediterranea a partire dalla Penisola iberica, tranne che nelle zone più aride del Caucaso. È un non-migratore, più piccolo del peregrinus e con una sfumatura ruggine nel sottopancia.[9] I maschi pesano circa 445 g, le femmine fino a 920 g.[8]


Falco peregrinus ernesti, descritto da Sharpe nel 1894, si trova dall' Indonesia alle Filippine e a sud di Papua Nuova Guinea e nell' arcipelago delle Bismarck. La sua separazione dal nesiotes è da confermare. È un non-migratore, più scuro del peregrinus con dense barrature zona auricolare nera.

Falco peregrinus furuitii, descritto da Momiyama nel 1927, si trova nelle isole Izu e Ogasawara. È un non-migratore, piuttosto raro, forse limitato ad un'unica isola.[5] Ricorda il pealei, ma è più scuro specie sulla coda.[9]

Falco peregrinus nesiotes descritto da Mayr nel 1941,[26] si trova nelle isole Figi e forse anche a Vanuatu e in Nuova Caledonia. È un non-migratore.[27]

Falco peregrinus pelegrinoides, descritto da Temminck nel 1829, si trova nelle isole Canarie, Nord Africa, Vicino Oriente e Mesopotamia. È molto simile al brookei, ma con dorso più chiaro, collo ruggine e parte inferiore giallina con poche marcature. È più piccolo del peregrinus, con le femmine che pesano attorno a 610 g.[8]

Falco peregrinus babylonicus, descritto da Sclater nel 1861,si trova nell' Iran orientale, lungo le catene montagnose dell' Hindu Kush, Tien Shan e Monti Altaj. Pochi esemplari svernano nel nord dell'India, soprattutto in aree semideserte.[16] È più chiaro del pelegrinoides, simile a un piccolo Falco biarmicus chiaro. I maschi pesano 330-400 g, le femmine 513-765 g. [8]



Sviluppo della popolazione

Il Falco pellegrino è considerato un superpredatore. Come tale le sue popolazioni sono soggette a notevoli variazioni, dovute alle fluttuazioni delle popolazioni delle prede (quasi esclusivamente uccelli), alle persecuzioni messe in atto dall'uomo (per esempio la sistematica distruzione di esemplari nelle Highlands scozzesi, dove i falchi predano prevalentemente le pernici bianche (Lagopus lagopus), o durante la seconda guerra mondiale, quando il Governo inglese tentò, senza riuscirvi, di distruggere la specie per proteggere il traffico dei piccioni viaggiatori, usati per tenere i contatti con la Resistenza francese).

Nonostante questo, intorno al 1950, vi erano nel mondo numerosi falchi pellegrini: da 9.320 a 12.470 coppie in Europa, escludendo la Russia (D. Ratcliffe 1993); da 10.600 a 12.000 coppie in Nord America (Cade e Burnham 2003); da 3.000 a 5.000 coppie in Australia (Cade 1982); senza beninteso poter calcolare la consistenza delle popolazioni, mai studiate in quell'epoca, del resto del mondo. In Europa occidentale e in America settentrionale, poco dopo il 1950, ebbe inizio un autentico tracollo che portò alcune popolazioni al completo collasso. Per esempio, quella statunitense a est delle Montagne Rocciose scomparve completamente, mentre rimasero circa trenta coppie negli Stati occidentali (Cade e Burnham 2003). In Europa centrale e settentrionale si ebbe parimenti una quasi totale scomparsa e in Inghilterra si passò dalle circa 700 coppie del 1955 (S. Cramp, 1980) alle 68 del 1962 (D. Ratcliffe 1980). Resistettero invece quasi tutte le popolazioni del Mediterraneo (S. Cramp 1980).

In seguito al bando del DDT, alla rigorosa protezione dei siti di nidificazione dal prelievo di uova e nidiacei per la rinascita della falconeria e agli importanti interventi di reintroduzione, le popolazioni, a partire dagli anni settanta ebbero una progressiva e quasi totale ripresa. La specie, fra l'altro, si adatta volentieri alla presenza dell'uomo, tanto da nidificare spesso nei palazzi cittadini.


Cause del declino e del ripopolamento

Da molti secoli, in Europa, collezionisti di uova, guardiacaccia e allevatori di piccioni viaggiatori hanno prelevato un costante, e talora pesante, tributo di uova, giovani e adulti di falco pellegrino, ma la popolazione complessiva ha resistito, nonostante una forte mortalità giovanile[28]. Intorno al 1955 molte popolazioni hanno conosciuto un'importante decrescita: si osservavano con frequenza esemplari morti ma, soprattutto, si trovavano le uova, rotte nei nidi abbandonati.

Molti ricercatori, da entrambi i lati dell'Atlantico, cominciarono a intuire che la causa potesse essere l'inquinamento da insetticidi clorurati (DDT e, in particolare, DDE). Ma fu Ratcliffe (studiando uova di collezioni museali) a dimostrare che, fra il 1945 e il 1947, contemporaneamente all'introduzione massiccia di questi prodotti in agricoltura, i gusci delle uova di falco pellegrino, improvvisamente, avevano cominciato a perdere spessore. I biologi, in particolare D. S. Miller poterono successivamente dimostrare che gli insetticidi in questione provocano un'alterazione enzimatica dell'anidrasi carbonica e del calcio ATPasi, che trasportano il calcio dalla circolazione sanguigna della femmina al guscio in formazione dell'uovo. Le stesse alterazioni, e la stessa catastrofe, si riscontravano in altri falconiformi, in particolare in quelli che si nutrono principalmente di uccelli, per esempio nello sparviero. Le modalità di avvelenamento erano da individuare nella catena alimentare: insetto-uccello insettivoro-falco. La discrepanza fra gli anni dei primi massicci avvelenamenti e quelli degli effettivi collassi delle popolazioni è spiegata con la sopravvivenza degli adulti, più resistenti all'avvelenamento, la cui mancata riproduzione portò a effetti visibili solo alcuni anni più tardi.

In considerazione del valore sentimentale che lega l'uomo a questa mitica specie, fin dai tempi degli antichi Egizi e per la falconeria, in pochi anni ci si convinse a bandire, l'uso di DDT e DDE, almeno in Europa e America settentrionale. Contemporaneamente furono rinforzate le tutele nei confronti delle predazioni tradizionali da parte dell'uomo: falconeria, difesa della selvaggina e dei piccioni viaggiatori. Prelievi che erano tollerabili in epoche di popolazioni abbondanti, non lo erano certo più quando la specie sembrava sull'orlo dell'estinzione. In Europa e in particolare nelle Isole britanniche le popolazioni residue di falchi si dimostrarono sufficienti a una ripresa spontanea. Vi furono piccoli nuclei di esemplari riprodotti e rilasciati (in Francia, a Pavia, in Inghilterra), ma solo a scopo di studio. Negli Stati Uniti e in Canada, invece, la specie era praticamente scomparsa. Un gruppo di studiosi facenti capo alla Cornell University, sotto la guida di Tom J. Cade fondò il Peregrine Fund, con lo scopo di riprodurre in cattività e successivamente liberare i falchi pellegrini. L'operazione ebbe un successo completo, tanto che nel 2003 si potevano contare complessivamente 2.000 coppie nidificanti, che occupavano quasi gli stessi ambienti di prima del tracollo, e in più molto numerosi, le aree urbane.


Identificazione

Il falco pellegrino è facilmente distinguibile dalla poiana comune (Buteo buteo) per il suo corpo compatto e la sua silhouette più agile, le ali sono strette e a punta e non larghe e frangiate all'estremità, come quelle della Poiana. Notevoli sono anche i suoi colpi d'ala veloci e vigorosi, mentre i battiti della poiana tendono ad essere più lenti. Più difficile è distinguerlo dal gheppio, più piccolo e meno massiccio e con la coda più lunga, ma per il resto simile. Il pellegrino, a differenza del gheppio, non fa mai lo "spirito santo", un atteggiamento di caccia, utile per la cattura di insetti e roditori, che consiste nel librarsi fermo nell'aria, grazie a piccoli movimenti delle ali.

Spazio vitale

Il falco pellegrino può contare 21 sottospecie che popolano l'intero globo con esclusione dei poli, ciò determina un adattamento dedicato alle più svariate condizioni ambientali, dalla tundra artica ai deserti australiani. In Italia caccia prevalentemente in spazi aperti ed è perciò osservabile in quasi tutti i biotopi - tuttavia prevalentemente negli spazi aperti e sui bacini lacustri con abbondanza di uccelli. In alcune città si è pure urbanizzato. Cova anche in strutture architettoniche prominenti in alti palazzi come campanili delle chiese, vecchie fabbriche dove caccia prevalentemente piccioni (p.e. a Gottinga). Altrimenti il falco pellegrino predilige ripide rupi come luogo di cova, molto più raramente nidi abbandonati di altri rapaci.

Metodo di caccia

I metodi di caccia del falco pellegrino sono tutti condizionati dalle sue caratteristiche fisiche. Contrariamente a quanto si crede, esso non è in grado di volare in orizzontale a velocità importanti. R. Meinerzhaghen ha cronometrato numerosi esemplari in inseguimento di prede, potendo constatare che la velocità massima va collocata fra i 105 e i 110 chilometri orari: insufficiente, per esempio, per raggiungere il colombaccio (Columba palumbus) o il piccione (Columba livia) o ancora la maggior parte delle anatre selvatiche, cioè molte delle sue prede principali. Al contrario, nella picchiata, il falco pellegrino è imbattibile. Mebs ha cronometrato più volte un esemplare, lanciatosi dal campanile della cattedrale di Colonia, a velocità fra i 252 e i 324 chilometri all'ora.

Ma il falco, normalmente, caccia da altezze ben maggiori, dalle quali dovrebbe raggiungere e forse superare la velocità critica di cui il suo corpo, ad ali chiuse, è capace (in breve, velocità critica è quella che un corpo, di determinati peso e forma, può raggiungere, accelerato dalla forza di gravità e rallentato dalla resistenza dell'aria). Hangte, nel 1968, ha potuto calcolare che la velocità critica del falco pellegrino è da collocarsi fra i 368 e i 384 chilometri all'ora.

Un'altra caratteristica importante del falco pellegrino è la rigidità delle penne remiganti, importante per la manovrabilità alla fine della picchiata. Ma penne rigide significa anche penne fragili. Quindi la cattura deve sempre avvenire in spazi aperti, evitando il rischio di colpi con rami e perfino fogliame. In conseguenza, la strategia di caccia del falco pellegrino consiste nel tentativo di portarsi in posizione dominante nei confronti della probabile preda. Questo può essere ottenuto in uno dei seguenti modi: trovare un posatoio in posizione elevata, per esempio su un monte; guadagnare quota, quasi sempre sfruttando una termica, e poi pattugliare dall'alto i terreni favorevoli, e infine, più di rado, aggredire una preda dal basso, spingerla a fuggire verso quote altissime e, se è capace di portarsi sopra di lei, infine inseguirla in picchiata.

La cattura vera e propria avviene con la cosiddetta "stoccata", un colpo sferrato con entrambi gli artigli, che dovrebbe tramortire, o sbilanciare, o ferire la preda, che cade a terra, dove viene uccisa con il potente becco. Più raramente il falco ghermisce la preda (come invece fanno i falchi che cacciano all'inseguimento). Mai la colpisce con il becco o (come sostiene qualche antico testo) con il petto. Da quanto abbiamo detto, si può capire che, salvo su terreni innevati o molto nudi, il Falco pellegrino non caccia mai a terra e mai animali terrestri. Il fabbisogno quotidiano del falco pellegrino è pari a circa 140 grammi di carne. Con i bocconi inghiotte volentieri un poco di piume, che poi rigetta il mattino dopo, prima di riprendere le attività venatorie.


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Falco_peregrinus_nest_USFWS_free.jpg?uselang=it



FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Greater_Kestrel,_juvenile,_Serengeti.jpg


FINTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Falcon

Falcon
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A falcon (play /ˈfɔːlkən/ or /ˈfælkən/) is any species of raptor in the genus Falco. The genus contains 37 species, widely distributed throughout Europe, Asia, and North America.

Adult falcons have thin tapered wings, which enable them to fly at high speed and to change direction rapidly. Fledgling falcons, in their first year of flying, have longer flight feathers which makes their configuration more like that of a general-purpose bird such as a broadwing. This makes it easier to fly while learning the exceptional skills required to be effective hunters as adults.

Peregrine Falcons have been recorded diving at speeds of 200 miles per hour (320 km/h), making them the fastest-moving creatures on Earth.[1] Other falcons include the Gyrfalcon, Lanner Falcon, and the Merlin. Some small falcons with long narrow wings are called hobbies, and some which hover while hunting are called kestrels. The falcons are part of the family Falconidae, which also includes the caracaras, Laughing Falcon, forest falcons, and falconets.

The traditional term for a male falcon is tercel (British spelling) or tiercel (American spelling), from Latin tertius = third because of the belief that only one in three eggs hatched a male bird.[2][3] Some sources give the etymology as deriving from the fact that a male falcon is approximately one third smaller than the female[4] (Old French tiercelet).

A falcon chick, especially one reared for falconry, that is still in its downy stage is known as an eyas [5][6] (sometimes spelt eyass). The word arose by mistaken division of Old French un niais, from Latin presumed nidiscus ("nestling", from nidus = nest). The technique of hunting with trained captive birds of prey is known as falconry.

As is the case with many birds of prey, falcons have exceptional powers of vision; the visual acuity of one species has been measured at 2.6 times that of a normal human.[7]

In February 2005, the Canadian ornithologist Louis Lefebvre announced a method of measuring avian intelligence in terms of a bird's innovation in feeding habits. The falcon and corvids scored highest on this scale.[8]


Systematics and evolution

Compared to other birds of prey, the fossil record of the falcons is not well distributed in time. The oldest fossils tentatively assigned to this genus are from the Late Miocene, less than 10 million years ago.[citation needed] This coincides with a period in which many modern genera of birds became recognizable in the fossil record. The falcon lineage may however be somewhat older than this[citation needed] and given the distribution of fossil and living Falco taxa is probably of North American, African or possibly Middle Eastern or European in origin.

Overview

Falcons are roughly divisible into three or four groups. The first contains the kestrels (probably excepting the American Kestrel);[9] usually small and stocky falcons of mainly brown upperside color and sometimes sexually dimorphic; three African species that are generally grey in colour stand apart from the typical members of this group. Kestrels feed chiefly on terrestrial vertebrates and invertebrates of appropriate size, such as rodents, reptiles, or insects.

The second group contains slightly larger (on average) and more elegant species, the hobbies and relatives. These birds are characterized by considerable amounts of dark slate-grey in their plumage; the malar area is nearly always black. They feed mainly on smaller birds.

Third are the Peregrine Falcon and its relatives: large powerful birds which also have a black malar area (except some very light color morphs), and often a black cap also. Otherwise, they are somewhat intermediate between the other groups, being chiefly medium grey with some lighter or brownish colours on the upper side. They are on average more delicately patterned than the hobbies and if the hierofalcons are excluded (see below), this group contains typically species with horizontal barring on the underside. As opposed to the other groups, where tail colour varies much in general but little according to evolutionary relatedness,[10] the tails of the large falcons are quite uniformly dark grey with rather inconspicuous black banding and small white tips, though this is probably plesiomorphic. These large Falco feed on mid-sized birds and terrestrial vertebrates.

Very similar to these and sometimes included therein are the 4 or so species of hierofalcons (literally, "hawk-falcons"). They represent taxa with usually more phaeomelanins which impart reddish or brown colours, and generally more strongly patterned plumage reminiscent of hawks. Notably, their undersides have a lengthwise pattern of blotches, lines or arrowhead marks. While these three or four groups, loosely circumscribed, are an informal arrangement, they probably contain several distinct clades in their entirety. A study of mtDNA cytochrome b sequence data of some kestrels (Groombridge et al. 2002) identified a clade containing the Common Kestrel and related "malar-striped"[disambiguation needed] species, to the exclusion of such taxa as the Greater Kestrel (which lacks a malar stripe), the Lesser Kestrel (which is very similar to the Common but also has no malar stripe), and the American Kestrel. The latter species has a malar stripe, but its color pattern–apart from the brownish back–and notably also the black feathers behind the ear, which never occur in the true kestrels, are more reminiscent of some hobbies. The malar-striped kestrels apparently split from their relatives in the Gelasian, roughly 2.5-2 mya, and are apparently of tropical East African origin. The entire "true kestrel" group—excluding the American species—is probably a distinct and quite young clade, as also suggested by their numerous apomorphies.


Other studies[11] have confirmed that the hierofalcons are a monophyletic group–and, incidentally, that hybridization is quite frequent at least in the larger falcon species. Initial studies of mtDNA cytochrome b sequence data suggested that the hierofalcons are basal among living falcons.[12] This is now known to be an erroneous result due to the presence of a numt (Wink & Sauer-Gürth 2000); in reality the hierofalcons are a rather young group, originating maybe at the same time as the start of the main kestrel radiation, about 2 million years ago. This lineage seems to have gone nearly extinct at some point in the past; the present diversity is of very recent origin, though little is known about their fossil history (Nittinger et al. 2005, Johnson et al. 2007).

The phylogeny and delimitations of the Peregrine and hobbies groups is more problematic. Molecular studies have only been conducted on a few species, and namely the morphologically ambiguous taxa have often been little researched. The morphology of the syrinx, which contributes well to resolving the overall phylogeny of the Falconidae,[13] is not very informative in the present genus. Nonetheless, a core group containing the Peregrine and Barbary falcons which in turn group with the hierofalcons and the more distant Prairie Falcon (which was sometimes placed with the hierofalcons, even though it is entirely distinct biogeographically), as well as at least most of the "typical" hobbies, are confirmed to be monophyletic as suspected.[14]

Given that the American Falcos of today belong to the Peregrine group or are apparently more basal species, it seems that the initially most successful evolutionary radiation was an Holarctic one that originated possibly around central Eurasia or in (northern) Africa. One or several lineages were present in North America by the Early Pliocene at latest.

The origin of today's major Falco groups—the "typical" hobbies and kestrels for example, or the Peregine-hierofalcon complex, or the Aplomado Falcon lineage—can be quite confidently placed from the Miocene-Pliocene boundary through the Zanclean and Piacenzian and just into the Gelasian, that is from about 8 to 2.4 million years ago, when the malar-striped kestrels diversified. Some groups of falcons, such as the hierofalcon complex or the Peregrine-Barbary superspecies have only evolved in more recent times; the species of the former seem to be a mere 120,000 years old or so (Nittinger et al. 2005).


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Peregrine_Falcon

Peregrine Falcon
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The Peregrine Falcon (Falco peregrinus), also known as the Peregrine,[2] and historically as the "Duck Hawk" in North America,[3] is a widespread bird of prey in the family Falconidae. A large, crow-sized falcon, it has a blue-gray back, barred white underparts, and a black head and "moustache". Typical of bird-eating raptors, Peregrine Falcons are sexually dimorphic, with females being considerably larger than males.[4][5] The Peregrine is renowned for its speed, reaching speeds of over 325 km/h (202 mph) during its characteristic hunting stoop,[6] making it the fastest member of the animal kingdom.[7][8]

The Peregrine's breeding range includes land regions from the Arctic tundra to the tropics. It can be found nearly everywhere on Earth, except extreme polar regions, very high mountains, and most tropical rainforests; the only major ice-free landmass from which it is entirely absent is New Zealand. This makes it the world's most widespread bird of prey.[9] Both the English and scientific names of this species mean "wandering falcon", referring to the migratory habits of many northern populations. Experts recognize 17 to 19 subspecies which vary in appearance and range; there is disagreement over whether the distinctive Barbary Falcon is represented by two subspecies of Falco peregrinus, or is a separate species, F. pelegrinoides.

While its diet consists almost exclusively of medium-sized birds, the Peregrine will occasionally hunt small mammals, small reptiles, or even insects. Reaching sexual maturity at one year, it mates for life and nests in a scrape, normally on cliff edges or, in recent times, on tall human-made structures.[10] The Peregrine Falcon became an endangered species in many areas because of pesticides, especially DDT. Since the ban on DDT from the early 1970s, populations have recovered, supported by large-scale protection of nesting places and releases to the wild.[11]

Description

The Peregrine Falcon has a body length of 34 to 58 centimetres (13–23 in) and a wingspan of around 80 to 120 centimetres (31–47 in).[4][12] The male and female have similar markings and plumage, but as in many birds of prey the Peregrine Falcon displays marked reverse sexual dimorphism in size, with the female measuring up to 30 percent larger than the male.[13] Males weigh 440 to 750 grams (0.97–1.7 lb) and the noticeably larger females weigh 910 to 1,500 grams (2.0–3.3 lb); for variation in weight between subspecies, see under that section below.

The back and the long pointed wings of the adult are usually bluish black to slate gray with indistinct darker barring (see "Subspecies" below); the wingtips are black.[12] The white to rusty underparts are barred with thin clean bands of dark brown or black.[14] The tail, colored like the back but with thin clean bars, is long, narrow and rounded at the end with a black tip and a white band at the very end. The top of the head and a "mustache" along the cheeks are black, contrasting sharply with the pale sides of the neck and white throat.[15] The cere is yellow, as are the feet, and the beak and claws are black.[16] The upper beak is notched near the tip, an adaptation which enables falcons to kill prey by severing the spinal column at the neck.[4][5][6] The immature bird is much browner with streaked, rather than barred, underparts, and has a pale bluish cere and orbital ring.[4]


Taxonomy and systematics

Falco peregrinus was first described under its current binomial name by English ornithologist Marmaduke Tunstall in his 1771 Ornithologia Britannica.[17] The scientific name Falco peregrinus means "wandering falcon" in Latin.[18] Indeed, in most European languages the species' common name refers to its wide-ranging flights.[19] The Latin term for falcon, falco, is related to falx, the Latin word meaning sickle, in reference to the silhouette of the falcon's long, pointed wings in flight.[6]

The Peregrine Falcon belongs to a genus whose lineage includes the hierofalcons[20] and the Prairie Falcon (F. mexicanus). This lineage probably diverged from other falcons towards the end of the Late Miocene or in the Early Pliocene, about 8–5 million years ago (mya). As the Peregrine-hierofalcon group includes both Old World and North American species, it is likely that the lineage originated in western Eurasia or Africa. Its relationship to other falcons is not clear; the issue is complicated by widespread hybridization confounding mtDNA sequence analyses; for example a genetic lineage of the Saker Falcon (F. cherrug) is known[21] which originated from a male Saker producing fertile young with a female Peregrine ancestor.[citation needed]

Today, Peregrines are regularly hybridized in captivity with other species such as the Lanner Falcon (F. biarmicus) to produce the "perilanner", a somewhat popular bird in falconry as it combines the Peregrine's hunting skill with the Lanner's hardiness, or the Gyrfalcon to produce large, strikingly colored birds for the use of falconers. As can be seen, the Peregrine is still genetically close to the hierofalcons, though their lineages diverged in the Late Pliocene (maybe some 2.5–2 mya in the Gelasian).[22]


Subspecies

Numerous subspecies of Falco peregrinus have been described, with 19 accepted by the 1994 Handbook of the Birds of the World,[4][5][23] which considers the Barbary Falcon of the Canary Islands and coastal north Africa to be two subspecies (pelegrinoides and babylonicus) of Falco peregrinus, rather than a distinct species, F. pelegrinoides. The following map shows the general geographical ranges of these 19 subspecies:


Breeding ranges of the subspecies
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:PeregrineSubspeciesMap.png

Falco peregrinus anatum, described by Bonaparte in 1838,[24] is known as the American Peregrine Falcon, or "Duck Hawk"; its scientific name means "Duck Peregrine Falcon". At one time, it was partly included in leucogenys. It is mainly found in the Rocky Mountains today. It was formerly common throughout North America between the tundra and northern Mexico, where current reintroduction efforts seek to restore the population.[24] Most mature anatum, except those that breed in more northern areas, winter in their breeding range. Most vagrants that reach western Europe seem to belong to the more northern and strongly migratory tundrius, only considered distinct since 1968. It is similar to peregrinus but is slightly smaller; adults are somewhat paler and less patterned below, but juveniles are darker and more patterned below. Males weigh 500 to 700 grams (1.1–1.5 lb), while females weigh 800 to 1,100 grams (1.8–2.4 lb).[25]


Falco peregrinus babylonicus, described by P.L. Sclater in 1861, is found in eastern Iran along the Hindu Kush and Tian Shan to Mongolian Altai ranges. A few birds winter in northern and northwestern India, mainly in dry semi-desert habitats.[26] It is paler than pelegrinoides, and somewhat similar to a small, pale Lanner Falcon (Falco biarmicus). Males weigh 330 to 400 grams (12 to 14 oz), while females weigh 513 to 765 grams (18.1 to 27.0 oz).[5]

Falco peregrinus brookei, described by Sharpe in 1873, is also known as the Mediterranean Peregrine Falcon or the Maltese Falcon.[27] It includes caucasicus and most specimens of the proposed race punicus, though others may be pelegrinoides, Barbary Falcons (see also below), or perhaps the rare hybrids between these two which might occur around Algeria. They occur from the Iberian Peninsula around the Mediterranean, except in arid regions, to the Caucasus. They are non-migratory. It is smaller than the nominate subspecies, and the underside usually has rusty hue.[14] Males weigh around 445 grams (0.98 lb), while females weigh up to 920 grams (2.0 lb).[5]

Falco peregrinus calidus, described by John Latham in 1790, was formerly called leucogenys and includes caeruleiceps. It breeds in the Arctic tundra of Eurasia, from Murmansk Oblast to roughly Yana and Indigirka Rivers, Siberia. It is completely migratory, and travels south in winter as far as South Asia and sub-Saharan Africa. It is often seen around wetland habitats.[28] It is paler than peregrinus, especially on the crown. Males weigh 588 to 740 grams (1.30–1.6 lb), while females weigh 925 to 1,333 grams (2.04–2.94 lb).[5]

Falco peregrinus cassini, described by Sharpe in 1873, is also known as the Austral Peregrine Falcon. It includes kreyenborgi, the Pallid Falcon[29] a leucistic morph occurring in southernmost South America, which was long believed to be a distinct species.[30] Its range includes South America from Ecuador through Bolivia, northern Argentina and Chile to Tierra del Fuego and Falkland Islands.[14] It is non-migratory. It is similar to nominate, but slightly smaller with a black ear region. The variation kreyenborgi is medium grey above, has little barring below, and has a head pattern like the Saker Falcon, but the ear region is white.[30]

Falco peregrinus ernesti, described by Sharpe in 1894, is found from Indonesia to Philippines and south to Papua New Guinea and the nearby Bismarck Archipelago. Its geographical separation from nesiotes requires confirmation. It is non-migratory. It differs from the nominate subspecies in the very dark, dense barring on its underside and its black ear coverts.

Falco peregrinus furuitii, described by Momiyama in 1927, is found on the Izu and Ogasawara Islands south of Honshū, Japan. It is non-migratory. It is very rare, and may only remain on a single island.[4] It is a dark form, resembling pealei in color, but darker, especially on tail.[14]

Falco peregrinus japonensis, described by Gmelin in 1788, includes kleinschmidti and pleskei, and harterti, and seems to refer to intergrades with calidus. It is found from northeast Siberia to Kamchatka (though it is possibly replaced by pealei on the coast there) and Japan. Northern populations are migratory, while those of Japan are resident. It is similar to peregrinus, but the young are even darker than those of anatum.


Falco peregrinus macropus, described by Swainson in 1837, is the Australian Peregrine Falcon. It is found in Australia in all regions except the southwest. It is non-migratory. It is similar to brookei in appearance, but is slightly smaller and the ear region is entirely black. The feet are proportionally large.[14]

Falco peregrinus madens, described by Ripley and Watson in 1963, is unusual in having some sexual dichromatism. If the Barbary Falcon (see below) is considered a distinct species, it is sometimes placed therein. It is found in the Cape Verde Islands, and is non-migratory;[14] it is endangered with only six to eight pairs surviving.[4] Males have a rufous wash on crown, nape, ears and back; underside conspicuously washed pinkish-brown. Females are tinged rich brown overall, especially on the crown and nape.[14]


Falco peregrinus minor, first described by Bonaparte in 1850. It was formerly often perconfusus.[31] It is sparsely and patchily distributed throughout much of sub-Saharan Africa and widespread in Southern Africa. It apparently reaches north along the Atlantic coast as far as Morocco. It is non-migratory, and small and dark.

Falco peregrinus nesiotes, described by Mayr in 1941,[32] is found in Fiji and probably also Vanuatu and New Caledonia. It is non-migratory.[33]


Falco peregrinus pealei, described by Ridgway in 1873, is also known as Peale's Falcon, and includes rudolfi.[34] It is found in the Pacific Northwest of North America, northwards from the Puget Sound along the British Columbia coast (including the Queen Charlotte Islands), along the Gulf of Alaska and the Aleutian Islands to the far eastern Bering Sea coast of Russia,[34] and may also occur on the Kuril Islands and the coasts of Kamchatka. It is non-migratory. It is the largest subspecies, and it looks like an oversized and darker tundrius or like a strongly barred and large anatum. The bill is very wide.[35] Juveniles occasionally have pale crowns. Males weigh 700 to 1,000 grams (1.5–2.2 lb), while females weigh 1,000 to 1,500 grams (2.2–3.3 lb).[25]

Falco peregrinus pelegrinoides, first described by Temminck in 1829, is found in the Canary Islands through north Africa and the Near East to Mesopotamia. It is most similar to brookei, but is markedly paler above, with a rusty neck, and is a light buff with reduced barring below. It is smaller than the nominate subspecies; females weigh around 610 grams (1.3 lb).[5]

Falco peregrinus peregrinator, described by Sundevall in 1837, is known as the Indian Peregrine Falcon, Black Shaheen, or Indian Shaheen.[36] It was formerly sometimes known as Falco atriceps or Falco shaheen. Its range includes South Asia from Pakistan across India and Bangladesh to Sri Lanka and Southeastern China. In India, the Shaheen is reported from all states except Uttar Pradesh, mainly from rocky and hilly regions. The Shaheen is also reported from the Andaman and Nicobar Islands in the Bay of Bengal.[26] They have a clutch size of 3 to 4 eggs, with the chicks fledging time of 48 days with an average nesting success of 1.32 chicks per nest. In India, apart from nesting on cliffs, it has also been recorded as nesting on man-made structures such as buildings and cellphone transmission towers.[26] A population estimate of 40 breeding pairs in Sri Lanka was made in 1996.[37] It is non-migratory, and is small and dark, with rufous underparts. In Sri Lanka this species is found to favour the higher hills while the migrant calidus is more often seen along the coast.[38]

Falco peregrinus peregrinus, the nominate (first-named) subspecies, described by Tunstall in 1771, breeds over much of temperate Eurasia between the tundra in the north and the Pyrenees, Mediterranean region and Alpide belt in the south.[24] It is mainly non-migratory in Europe, but migratory in Scandinavia and Asia. Males weigh 580 to 750 grams (1.3–1.7 lb), while females weigh 925 to 1,300 grams (2.04–2.9 lb).[5] It includes brevirostris, germanicus, rhenanus, and riphaeus.

Falco peregrinus radama, described by Hartlaub in 1861, is found in Madagascar and Comoros. It is non-migratory.[14]

Falco peregrinus submelanogenys, described by Mathews in 1912, is the Southwest Australian Peregrine Falcon. It is found in southwest Australia and is non-migratory.

Falco peregrinus tundrius, described by C.M. White in 1968, was at one time included in leucogenys It is found in the Arctic tundra of North America to Greenland, and migrates to wintering grounds in Central and South America.[35] Most vagrants that reach western Europe belong to this subspecies, which was previously united with anatum. It is the New World equivalent to calidus. It is smaller than anatum. It is also paler than anatum; most have a conspicuous white forehead and white in ear region, but the crown and "moustache" are very dark, unlike in calidus.[35] Juveniles are browner, and less grey, than in calidus, and paler, sometimes almost sandy, than in anatum. Males weigh 500 to 700 grams (1.1–1.5 lb), while females weigh 800 to 1,100 grams (1.8–2.4 lb).[25]


Barbary Falcon

Two of the subspecies listed above (Falco peregrinus pelegrinoides and F. p. babylonicus) are often instead treated together as a distinct species, Falco pelegrinoides (Barbary Falcon),[5] although they were included within F. peregrinus in the 1994 Handbook of the Birds of the World.[4] These birds inhabit arid regions from the Canary Islands along the rim of the Sahara through the Middle East to Central Asia and Mongolia.

Barbary Falcons have a red neck patch but otherwise differ in appearance from the Peregrine proper merely according to Gloger's Rule, relating pigmentation to environmental humidity.[39] The Barbary Falcon has a peculiar way of flying, beating only the outer part of its wings like fulmars sometimes do; this also occurs in the Peregrine, but less often and far less pronounced.[5] The Barbary Falcon's shoulder and pelvis bones are stout by comparison with the Peregrine, and its feet are smaller.[40] Barbary Falcons breed at different times of year than neighboring Peregrine Falcon subspecies,[5][23][41][42][43][44][45] but there are no postzygotic reproduction barriers in place.[46] There is a 0.6–0.7% genetic distance in the Peregine-Barbary Falcon ("peregrinoid") complex.[41]

Another subspecies of Falco peregrinus, madens, has also sometimes been treated instead within a separately recognized F. pelegrinoides.[14] Apparent hybrids between the Peregrine Falcon and the Barbary Falcon have been reported from northern Africa.[citation needed]

Ecology and behavior

The Peregrine Falcon lives mostly along mountain ranges, river valleys, coastlines, and increasingly in cities.[14] In mild-winter regions, it is usually a permanent resident, and some individuals, especially adult males, will remain on the breeding territory. Only populations that breed in Arctic climes typically migrate great distances during the northern winter.[47]

The Peregrine Falcon is often stated to be the fastest animal on the planet in its hunting dive, the stoop,[7] which involves soaring to a great height and then diving steeply at speeds commonly said to be over 320 km/h (200 mph), and hitting one wing of its prey so as not to harm itself on impact.[6] The air pressure from a 200 mph (320 km/h) dive could possibly damage a bird's lungs, but small bony tubercles on a falcon's nostrils guide the powerful airflow away from the nostrils, enabling the bird to breathe more easily while diving by reducing the change in air pressure.[48] To protect their eyes, the falcons use their nictitating membranes (third eyelids) to spread tears and clear debris from their eyes while maintaining vision. A study testing the flight physics of an "ideal falcon" found a theoretical speed limit at 400 km/h (250 mph) for low altitude flight and 625 km/h (390 mph) for high altitude flight.[49] In 2005, Ken Franklin recorded a falcon stooping at a top speed of 389 km/h (242 mph).[50] A video of one of the dives can be seen in this link.

The life span of Peregrine Falcons in the wild is up to 15.5 years.[5] Mortality in the first year is 59–70%, declining to 25–32% annually in adults.[5] Apart from such anthropogenic threats as collision with human-made objects, the Peregrine may be killed by large eagles or large owls.[51]

The Peregrine Falcon is host to a range of parasites and pathogens. It is a vector for Avipoxvirus, Newcastle disease virus, Falconid herpesvirus 1 (and possibly other Herpesviridae), and some mycoses and bacterial infections. Endoparasites include Plasmodium relictum (usually not causing malaria in the Peregrine Falcon), Strigeidae trematodes, Serratospiculum amaculata (nematode), and tapeworms. Known Peregrine Falcon ectoparasites are chewing lice,[52] Ceratophyllus garei (a flea), and Hippoboscidae flies (Icosta nigra, Ornithoctona erythrocephala).[53]


Relationship with humans

The Peregrine Falcon has been used in falconry for more than 3,000 years, beginning with nomads in central Asia.[59] Due to its ability to dive at high speeds, it is highly sought-after and generally used by experienced falconers.[13] Peregrine Falcons are also occasionally used to scare away birds at airports to reduce the risk of bird-plane strikes, improving air-traffic safety,[65] and were used to intercept homing pigeons during World War II.[66]

Until recently,[when?] nearly all Peregrines used for falconry in the U.S. were captive-bred from the progeny of falcons taken before the U. S. Endangered Species Act was enacted and from those few infusions of wild genes available from Canada and special circumstances. Peregrine Falcons were removed from the United States' endangered species list in 1999 due largely to the effort and knowledge of falconers in collaboration with the Peregrine Fund and state and federal agencies – through a technique called hacking.[citation needed] Finally, after years of close work with the US Fish and Wildlife Service, a limited take of wild Peregrines was allowed in 2004, the first wild Peregrines taken specifically for falconry in over 30 years. Since Peregrine eggs and chicks are still often targeted by illegal collectors,[67] it is common practice not to publicize unprotected nest locations.[68]

Cultural significance

Due to its striking hunting technique, the Peregrine has often been associated with aggression and martial prowess. Native Americans of the Mississippian culture (c. 800–1500) used the Peregrine, along with other several birds of prey, in imagery as a symbol of "aerial (celestial) power" and buried men of high status in costumes associating to the ferocity of "raptorial" birds.[82] In the late Middle Ages, the Western European nobility that used Peregrines for hunting, considered the bird associated with princes in formal hierarchies of birds of prey, just below the Gyrfalcon associated with kings. It was considered "a royal bird, more armed by its courage than its claws". Terminology used by Peregrine breeders also used the Old French term gentil, "of noble birth; aristocratic", particularly with the Peregrine.[83]

The 2007 U.S. Idaho state quarter features a Peregrine Falcon.[84]

Since 1927, the Peregrine Falcon has been the official mascot of Bowling Green State University in Bowling Green, Ohio.[85]


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Peregrine_Falcon_in_flight.jpg


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Gyrfalcon

Gyrfalcon
From Wikipedia, the free encyclopedia

The Gyrfalcon (pronounced /ˈdʒɜrfɔːlkən/ or /ˈdʒɜrfælkən/; also spelled gerfalcon) — Falco rusticolus — is the largest of the falcon species. The Gyrfalcon breeds on Arctic coasts and the islands of North America, Europe, and Asia. It is mainly resident there also, but some Gyrfalcons disperse more widely after the breeding season, or in winter.[nb 1] The Gyrfalcon is dispersed throughout much of the Northern Hemisphere, with populations in Northern America, Greenland, and Northern Europe. Its plumage varies with location, with birds being coloured from all-white to dark brown.

The bird's common name comes from French gerfaucon; in medieval Latin it is gyrofalco. The first part of the word may come from Old High German gîr (cf. modern German Geier) for "vulture", referring to its size compared to other falcons; or from the Latin gȳrus for "circle" or "curved path"—from the species' circling as it searches for prey, distinct from the hunting of other falcons in its range.[nb 2] The male Gyrfalcon is called a gyrkin in falconry. The scientific name is composed of the Latin term for a falcon, Falco, and for a countryside-dweller, rusticolus.


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Falco_rusticolus_white_cropped.jpg


Interaction with humans

The Gyrfalcon has long associated with humans, who have found them useful primarily for hunting and the art of falconry. It is today the official bird of Canada's Northwest Territories. The white falcon in the crest of the Icelandic Republic's coat of arms is a variety of Gyrfalcon.

In medieval times, the Gyrfalcon was considered a royal bird. It was highly prized as far away as the Sultan's court in Egypt. The geographer and historian Ibn Said al-Maghribi (d. 1286) described certain northern Atlantic islands west of Ireland where these falcons would be brought from, and how the Egyptian Sultan paid 1,000 dinars for each Gyrfalcon (or, if it arrived dead, 500 dinars).[7] Due to its rarity and the difficulties involved in obtaining it, in European falconry the Gyrfalcon was generally reserved for kings and nobles; very rarely was a man of lesser rank seen with a Gyrfalcon on his fist.[8]

In the 12th century AD the Jurchen tribes rebelled against the Chinese Liao Dynasty which was ruled by the Khitan. The primary cause was that the Khitan nobles, among whom swan hunting had become highly fashionable, extorted a big tax of Gyrfalcons (海东青 hǎidōngqīng in Chinese). Especially under the last Liao Emperor Yēlǜ Yánxĭ (耶律延禧), tax collectors were even entitled to use force to procure the demanded quantity of Gyrfalcons. The rebellion caught on, and the Jurchen under chieftain Wányán Āgǔdǎ (完颜阿骨打) annihilated the Liao empire in 1125, establishing the Jīn Dynasty in its stead.[9]

Gyrfalcons are today expensive to buy, and thus owners and breeders may keep them secret to avoid theft. They can and often do fly long distances, and falconers may fit a radio-tracker in order to aid recovery.[citation needed] Wild Gyrfalcons are not much exposed to disease, and as a result have immune systems that are naive to many pathogens found around human environments. As a result, many Gyrfalcons taken from the wild quickly die of disease. Several generations of captive breeding from the survivors causes selection for a stronger immune system and thus better resistance to disease.[10]

Falcons are known to be very susceptible to avian influenza. Therefore an experiment was done with hybrid gyr-saker falcons, which found that 5 falcons vaccinated with a commercial H5N2 influenza vaccine survived infection with a highly pathogenic H5N1 strain, whereas 5 unvaccinated falcons died. Since both wild and captive gyrfalcons are valuable (for wildlife conservation and falconry, respectively), this means they can be protected from bird flu by vaccination.[11]



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Falco_biarmicus_portrait.jpg
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MessaggioOggetto: Re: Il Falco: lama lucente del Sole   Gio 29 Set 2011 - 12:27

Altre curiosità su questo bellissimo esemplare alato grazie a esoterya.com.

FONTE: http://www.esoterya.com/totem-falco/1603/

Oggi parleremo del Falco, nonché il messaggero tra gli animali-totem, paragonabile al messaggero degli dei della mitologia greca.
Con il suo squittio, il falco annuncia un evento particolare, che può avere carattere gioioso oppure di pericolo.

E importante sapere guardare in tutti i dettagli la situazione, il momento e quando necessario, spingersi ad agire con coraggio.

Il falco suggerisce di tendere la mano per avere i regali del Grande Spirito, che a volte sono per noi ma non riusciamo ancora a vedere.

Gli Individui che hanno la forza del falco sono acuti osservatori, non sfugge il minimo dettaglio di una situazione, essi tengono sotto controllo ogni cosa, loro sono in grado di comprendere i segni e ricevono indicazioni importanti anche da altri mondi.

Se vi capita di udire lo squittire di un falco, fate attenzione e cercate di osservare le cose da una migliore prospettiva in modo da poter comprendere il significato del suo avvertimento.
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MessaggioOggetto: Re: Il Falco: lama lucente del Sole   Oggi a 2:53

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