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 I Benandanti

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MessaggioOggetto: I Benandanti   Mar 8 Set 2009 - 14:50

http://it.wikipedia.org/wiki/Benandanti

Benandanti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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I benandanti (alla lettera significante "buoni camminatori") erano legati ad un cultopagano contadino basato sulla fertilità della terra diffuso in Friuli intorno al XVI secolo-XVII secolo.

Si trattava di piccole congreghe che si adoperavano per la protezione dei villaggi e del raccolto dei campi dall'intervento malefico delle streghe.

Statua di Frau Holle presso il Frau-Holle-Teich (lo stagno di Frau Holle) sul massiccio Hoher MeißnerQuello dei benandanti era un culto agrario che discendeva da antiche tradizioni pagane contadine provenienti, secondo le ipotesi degli studiosi più accreditate, forse dal mondo germanico della mitica figura della Frau Holle[1] o da quello slavo e che arrivò nelle regioni nord-orientali dell'Italia, in Friuli estendendosi fino a Vicenza, Verona, Istria e Dalmazia, dove i "combattenti in spirito" venivano chiamato "krasniki".[2]

I "nati con la camicia" contro le streghe [modifica]
I benandanti erano coloro che nascevano ancora avvolti nel sacco amniotico, quelli che vengono ancor'oggi definiti come i "nati con la camicia", i fortunati, i privilegiati.

La levatrice o la stessa madre dopo il parto, s'incaricavano di conservare una piccola parte della placenta, che nei mesi successivi veniva bendetta, posta in un sacchettino da appendere al collo del neonato come un amuleto benefico e protettore.

Al raggiungimento della maggiore età il giovane benandante era in grado nelle notti delle quattro tempora[3] di uscire dal proprio corpo sotto forma di spirito durante il sonno. Si apprende infatti da una testimonianza resa su una donna benandante che «...suo marito più volte di notte la chiamava et con li rimedi la urtava, et lei era come morta, perché diceva che li spirito se ne era andato al suo viaggio et il corpo restava come morto...» [4]

Racconta un beneandante all'inquisitore che lo sottopone ad esame:
««Signor, io dirò la verità. Io sono stato in tre stagione, cioè tre volte l’anno in uno prato… quale ho inteso dire da quei miei compagni, quali non conosco (perché niun si conosce, perché è il fiato che va, et il corpo resta fermo in letto) che si addimanda il prato di Josafat, come li suddetti compagni mi dicevano...[sono andato in questo prato] per il tempo di san Giovanni, del corpo di Nostro Signore et di san Mattia, di notte» [5]

Con l'aspetto di un piccolo animale (topo, farfalla, gatto, riccio, ecc.), oppure di una nuvola di fumo, o di altre forme, lo spirito si riuniva ai suoi compagni in determinati luoghi dalle varie denominazioni (prato di Josafat per esempio) e combatteva a colpi di rami di finocchio contro streghe e stregoni:
«Io sonno Benandante perché vò con li altri a combattere quattro volte l’anno, cioè nelle quattro tempora, di notte, invisibilmente con lo spirito et resta il corpo…noi con le mazza di finocchio et loro con le canne di sorgo» [6]

Se in queste tenzoni prevalevano i benandanti sarebbero poi seguiti mesi di abbondanza e prosperità, mentre se vincevano le streghe e gli stregoni i contadini sarebbero stati afflitti da periodi di fame, malattie e carestia.

«Noi non andiamo a far altro se non a combater...Andiamo tutti insieme a combater contra tutti li strigoni, et habbiamo li nostri capitani, et quando noi si portiamo bene li strigoni ci dànno de buoni scopolotti...Quando il racolto vien buono, cioè della robba purasai, et bella, quell’anno è che li benandanti habbian vinto; ma quando li stregoni vincono il raccolto va male» [7]

I benandanti combattevano poi le malie delle streghe anche nella vita ordinaria curando le persone colpite da malocchio, da incantesimi collaborando con le tante guaritrici e guaritori che popolavano la campagna friulana, perché erano molti coloro dotati dei prehenti, i poteri per il bene delle persone da risanare.

Se però il benandante perdeva il suo amuleto con la placenta non godeva più di nessun potere:«...portava quella mia camiciola al collo sempre, ma la persi et dipoi che la perdei non ci son più stato alli raduni...» [8]


La visione dei morti [modifica]
Un altro dei poteri dei benandanti era quello di vedere i morti in processione e ascoltare i loro messaggi.

La "processione dei morti", "l'esercito furioso", o la "caccia selvaggia"[9] erano una tipica forma di religiosità dell'area centroeuropea.

Il tema della processione dei morti si ritrova in un racconto di un episodio accaduto nel 1091 a un monaco che era senza saperlo un benandante, poichè «chi vede i morti, cioè va con loro, è un Benandante» [10]

Il frate mentre camminava in campagna sentì dei lamenti e vide che provenivano da una processione, una sorta di "danza macabra", dove riconobbe persone morte da poco guidati da un personaggio dall'aspetto selvatico armato di una clava. [11]

Il potere di vedere i morti era anche tipico delle donne benandanti che, in particolari occasioni legate ad esempio al loro periodo mestruale o nel giorno della Commemorazione dei defunti, nell'acqua di un catino avevano visioni di conoscenti o parenti da poco defunti.[12]


Persecuzioni della Santa Inquisizione [modifica]
Fra 1575 e 1675 i benandanti erano stati decretati eretici dalla Santa Inquisizione nonostante che si trattasse di presunti buoni maghi combattenti i sabba delle streghe.

I Benandanti accusati cercarono nella loro difesa dalle accuse di far riconoscere la netta distinzione fra le loro azioni e quelle malefiche delle streghe sostenendo che essi combattevano in nome della fede in Cristo le malvagità che le streghe infliggevano ai villaggi ed ai loro raccolti e insistendo che soltanto i loro poteri potevano proteggere la i poveri contadini.

Era difficile che la Chiesa accettasse questa distinzione riconoscendo il ruolo positivo dei beneandanti che si rifacevano a credenze pagane; tuttavia, un membro della sacra inquisizione riconobbe che:
«...è stato dichiarato che dopo aver apposto delle formule magiche su di una mano di un popolano a protezione delle streghe e dei demoni gli atti nocivi del diavolo sono cessati, d'altro canto essi, come i loro presunti avversari demoniaci, hanno preso parte a riunioni misteriose (circa le quali non vogliono parlare neanche sotto tortura), dove venivano utilizzati lepri, gatti e ad altri animali.» [13]

Per evitare le condanne della Chiesa i benandanti accusarono gli stessi contadini di compiere riti di stregoneria: fu quello un inutile tentativo per discolparsi che servì soltanto a far decadere la loro reputazione agli occhi del popolo.

Verso la fine del 1600 tuttavia, l'Inquisizione allentò le sue inchieste sui benandanti dovendo, con la diffusione della Riforma, preoccuparsi meno di stregoneria e concentrarsi invece sull'eresia.

I benandanti con l'andar del tempo furono identificati dalla Chiesa come stregoni affiliati con il demonio e quindi perseguibili come idolatri eretici.

Nonostante le prove portate a carico delle loro colpe, nessuno dei processi si concluse con una esecuzione capitale dei benandanti ma la loro buona fama popolare si dissolse completamente.


Note [modifica]
^ Cfr.M. Cossar, Costumanze, superstizioni e leggende dell'agro parentino, Ed. Libreria Belli, Bologna, 1933
^ Cfr. M. Cossar, ibidem, op.cit.
^ Nel calendario liturgico della forma straordinaria del rito romano, le "Quattro Tempora" sono quattro distinti periodi di tre giorni - mercoledì, venerdì e sabato - di una stessa settimana approssimativamente equidistanti nel ciclo dell'anno, destinati al digiuno e alla preghiera. Questi giorni erano considerati particolarmente idonei per l'ordinazione del clero. Le Quattro Tempora cadono fra la terza e la quarta domenica di Avvento, fra la prima e la seconda domenica di Quaresima, fra Pentecoste e la Solennità della Santissima Trinità e la settimana seguente l'Esaltazione della Santa Croce (14 settembre).
^ Cfr.C. Ginzburg , I Benandanti, stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 1996
^ Cfr. C. Ginzburg, ibidem, op. cit.
^ Cfr. C. Ginzburg, ibidem, op.cit.
^ Cfr. C. Ginzburg, ibidem, op.cit.
^ Cfr. C. Ginzburg, ibidem, op.cit.
^ Il mito della "caccia selvaggia" consiste nell'avvistamento di un corteo notturno di esseri sovrannaturali e mitologici che attraversano il cielo in una furiosa battuta di caccia, con tanto di cavalli, segugi e via dicendo.
^ Cfr. C. Ginzburg, ibidem, op.cit.
^ Il selvaggio, secondo alcuni studiosi, simboleggerebbe le antiche divinità contadine pagane dei boschi. (Cfr. J. Frazer, Il Ramo d’Oro, Studio sulla Magia e sulla Religione, Bollati Boringhieri, Torino 1995)
^ Cfr. A. M. Di Nola, La Nera Signora, Antropologia della morte e del lutto, Newton Compton, Roma 2003
^ Cfr. Franco Nardon, Andrea Del Col, Benandanti e inquisitori nel Friuli del '600, Ed. EUT 1999, ISBN 8883030222

Bibliografia [modifica]
M. Cossar, Costumanze, superstizioni e leggende dell'agro parentino, Ed. Libreria Belli, Bologna, 1933
E. De Martino, Morte e Pianto Rituale, Universale Scientifica Boringhieri, Torino 1977
E. De Martino, Sud e Magia, Feltrinelli Editore, Milano 1959
A. M. Di Nola, La Nera Signora, Antropologia della morte e del lutto, Newton Compton, Roma 2003
Frazer J., Il Ramo d’Oro, Studio sulla Magia e sulla Religione, Bollati Boringhieri, Torino 1995
A. Romanazzi, La Dea Madre e il culto Betilico: Antiche tradizioni tra mito e folklore, Levante Editore, Bari 2003
C. Ginzburg, I Benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Einaudi, Torino, 1966 ISBN 8806161881
C. Ginzburg, Storia Notturna. Una decifrazione del Sabba, Einaudi, Torino, 1995
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MessaggioOggetto: Re: I Benandanti   Mar 8 Set 2009 - 14:51

FONTE: http://www.ilbenandante.altervista.org/testi/benandanti.htm


Racconta Aurelio Garobbio, grande poeta e conoscitore delle leggende delle nostre Alpi, che il Diavolo ("colui che non si deve nominare", perchè ogni volta che lo si nomina fa sette passi in avanti) aveva fondato a Venezia una scuola, nella quale aveva insegnato per sette anni le sette arti magiche a sette giovani, tutti di bell'aspetto e notevole ingegno.
Al termine dell'insegnamento si sarebbe accontentato dell'anima dell'ultimo allievo che avesse lasciato la scuola.
Quando il primo uscì all'aperto il sole entrò nell'aula.
Tutti uscirono, l'ultimo, sentendosi ghermire, si voltò e disse al Maestro : "Io non sono l'ultimo, la mia ombra mi segue, è lei che devi afferrare" e fuggì via.
Il Diavolo afferrò l'ombra, ma accortosi dell'inganno lanciò un'urlo, mandò un fulmine che distrusse la scuola e tornò agli inferi.
Gli allievi si sparsero per monti e vallate, erano riconoscibili dal fatto che nessuno di loro aveva l'ombra.
La gente li chiamava "i Veneziani" o gli "Scolari della Scola nera" o "Scolari vaganti". Approfittarono degli insegnamenti dei maestri per aiutare pastori e contadini a difendersi dagli spiriti malvagi e, qualche volta, a rintracciare tesori nascosti che però i contadini quasi sempre perdevano per troppa cupidigia.
Uno morì per liberare un villaggio dalle serpi, un'altro divenne una montagna il "Gross Venediger", il "Grande Veneziano" appunto.
Un Veneziano promette ad un contadino di condurlo dove si trova un gran tesoro.
Arrivati sul posto sopra il tesoro si è insediato un caprone nero.
Il Veneziano gli ordina di andarsene, ma il Caprone risponde : "Osi comandare al tuo maestro?".
Il Veneziano ed il contadino fuggono spaventati.
Sul Calanda c'è una vena d'oro, ad ogni solstizio d'estate viene alla luce.
Un Veneziano conosce il posto ed ogni anno vi si reca per raccogliere una pignatta d'oro.
Un giovane lo segue temerario per abissi e cenge, il Veneziano, stupito da tanto ardimento gli rivela il segreto, a patto che non lo riveli a sua volta a nessuno.
Il giovane raccoglie ogni anno la sua pignatta, utilizza l'oro per costruirsi una bella casa, comprarsi il miglior bestiame, senza mai fare sfoggio della sua ricchezza.
Alla sua morte confida il suo segreto alla sorella, che lo confida alla figlia, che a sua volta lo confida al fidanzato, che a sua volta ...
La notte del solstizio una fila interminabile di lumi sale verso il Calanda, tutti cercano il tesoro, nessuno più riuscirà a trovarlo.
Lo stesso Faust, un personaggio realmente esistito, era classificato da Konrad Gessner, il "Plinio della Svizzera", nel 1561,fra gli «scolari vaganti» e definiva questi ultimi come gente equivoca che «continua la tradizione dei Druidi, i quali presso gli antichi Celti ricevevano gl'insegnamenti da diavoli in luoghi sotterranei, trattenendovisi per una serie di anni, come per certo ancora oggigiorno avviene a Salamanca»!
Tesori nascosti, spiriti maligni?
Cercavano di insegnare ai contadini l'arte di coltivare i campi e difendere le coltivazioni dalle intemperie.
In Friuli erano noti come "i Benandanti".
Alla fine del 400 la chiesa si preoccupa dei sabba di streghe e stregoni dove si rende omaggio al Diavolo e si abiura la fede.
Ma ci sono persone che combattono contro queste streghe e stregoni, quattro volte all'anno, durante le tempora, periodi di digiuno stabiliti prescritti dal calendario ecclesiastico, e sono "i vagabondi, che si fanno chiamare benandanti".
Battaglie cui partecipano a volte con il corpo, a volte solo con lo spirito che ha abbandonato il corpo dormiente.
Se vincono loro ci sarà abbondanza, se vincono le streghe e gli stregoni, ci sarà carestia.
Si vantano di poter liberare dal demonio i posseduti, diventano amati e ricercati ("se non ci fossero i benandanti le streghe distruggerebbero tutti i raccolti") ed ecco che cominciano, nel 1575, inquisizioni e processi, che continuarono sino al 1680, quando si esaurirono tra il disinteresse e l'incredulità generale.




Bibliografia :
Aurelio Garobbio, "Leggende dei Grigioni",Cappelli Editore, Bologna 1954.
Carlo Ginzburg, "I benandanti", Einaudi 1996
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MessaggioOggetto: Re: I Benandanti   Mar 22 Feb 2011 - 9:28

Al seguente link troverete un breve saggio sui benandanti:

http://www.benandanti.it/page7/files/etimologia-benandanti.pdf
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MessaggioOggetto: Re: I Benandanti   Oggi a 18:22

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