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Nei momenti più bui, ricorda sempre di fare un passo alla volta.
Voler ottenere tutto e subito è sciocco
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Stabilisci quelle che ti danno energia e crescita.
È solo nell’ora più profonda del Duat, nella Notte oscura dell’anima che possiamo vedere noi stessi.
E capire come superare la notte.
Non rifuggire l’oscurità, impara a vederci attraverso.
Tutto passa e scorre, il giorno diviene notte e la notte giorno.
Ciò che è bene per te ora domani diverrà un ostacolo e un impedimento, o un danno, e viceversa.
Tutto finisce e muta, come la pelle di un serpente.
Impara ad essere la volontà pura di vivere e non la pelle morta di un intento esaurito.
Tutto ciò che non supera l’alba del tuo nuovo giorno, non deve essere portato con te.
Il mondo è infinito, non giudicare perdite e guadagni come il piccolo pescatore che non ha mai visto l’Oceano.
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 Interviste a Carlos Castaneda

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MessaggioOggetto: Interviste a Carlos Castaneda   Gio 1 Ott 2009 - 17:34

FONTE: http://www.enricobaccarini.com/?p=1175

ESCLUSIVA INTERVISTA ALLO ” SCRITTORE INVISIBILE ” CHE RIFIUTA FOTO E REGISTRATORI. DA DECENNI LONTANO DAI MASS MEDIA, ORA ESCE DALL’ OMBRA

CARLOS CASTANEDA Uno stregone vi salvera’

Divenne autore di culto negli anni ‘ 60 con la sua iniziazione tra gli sciamani. ” Mi diedero mescalina per sbloccarmi ” . Mentre arriva in Italia il suo ultimo libro sull’ antica magia del Messico ha accettato di incontrarci. Il suo incontro con Fellini. Per un film mancato. La biografia e le opere.
ESCLUSIVA Intervista allo “scrittore invisibile” che rifiuta foto e registratori. Da decenni lontano dai mass media, ora esce dall’ombra CARLOS CASTANEDA Uno stregone vi salvera’ Divenne autore di culto negli anni ‘60 con la sua iniziazione tra gli sciamani “Mi diedero mescalina per sbloccarmi” Mentre arriva in Italia il suo ultimo libro sull’antica magia del Messico ha accettato di incontrarci C LOS ANGELES he fine ha fatto Castaneda? Perche’ e’ sparito? E’ prigioniero? Si e’ suicidato? E’ morto vent’anni fa su un pullman messicano? Sono veramente suoi gli ultimi libri? Queste e altre fantasie sono fiorite attorno all’antropologo di origine peruviana divenuto scrittore di culto attorno al ‘68, dopo aver raccontato i propri anni di full immersion nella stregoneria messicana; un mistero alimentato dalla sua effettiva sparizione dalla pubblica scena, oltre che dall’assenza di foto (salvo una che lo ritrae studente) e di registrazioni audio – video. Pochi giorni fa, pero’, Carlos Castaneda, 72 anni, si e’ materializzato sulla porta di un ristorantino francese, il “Moustache Cafe” di Westwood (Los Angeles), il volto seminascosto da un berretto nero ben calcato in fronte. Dopo un mese di fax e telefonate con i suoi agenti, rinvii e un contrordine dell’ultima ora, Castaneda era li’ per concedere una delle rarissime interviste della sua vita al riparo dei mass media, la prima dopo decenni a un giornale europeo. Non alto, asciutto, carnagione bruna, capelli grigi, lisci un po’ arruffati, pupille scure in moto perpetuo, volto capace di modulare le espressioni piu’ varie come i comici del muto. Stiamo a tavola quattro ore, lui quasi non mangia ma si produce in un crescendo di umorismo e filosofia, parole di saggezza e scherzi con le due compagne, Talia Bey, presidente di Cleargreen, la societa’ che cura le iniziative che lo riguardano, e Florinda Donner, una delle tre antropologhe (con Taysha Abelar e Carol Tiggs) che gli furono accanto nelle esperienze, splendide e terribili, vissute tra i brujos, gli sciamani del Messico. Mentre cercava una via di fuga dall’America opulenta, la cultura alternativa uscita dalle ceneri della protesta Anni ‘60 fu stregata dai suoi racconti. Nel ‘73, “Time” gli dedico’ la copertina; non solo, ma Castaneda divenne materia di studio nella piu’ diffusa collana di domande e risposte per esami universitari, i manuali Cliff Notes. La gloria duro’ fino alla meta’ degli Anni ‘70, quando scatto’ una campagna di denigrazione accademica a colpi di saggi dove il suo nome era inesorabilmente accompagnato dal termine hoax, truffatore. In quell’occasione, Octavio Paz gli manifesto’ parole affettuose e devote ed Elemire Zolla gli dedico’ numerose pagine del saggio Letterati e lo sciamano, ricordando che nel codice di origine tolteca conservato a Liverpool si ritrova “la figura che Carlos compone con le streghe” in una delle sue “uscite dal mondo” tra visioni estatiche, voli sull’abisso, sfide con altri stregoni, fiere ed esseri da incubo. Ma che cosa avevano di eversivo quei libri venduti a milioni di copie? Trasmettevano un sapere che sgretolava la compattezza del mondo empirico: uno stregone messicano, l’indiano yaqui don Juan Matus, incontrato nel ‘60 alla fermata d’autobus di Nogales (Arizona) divenuta poi un mito letterario, gli imparti’ un tirocinio di tredici anni prima usando la droga, poi semplici gesti come un colpo sulla spalla per fargli sperimentare quei livelli di realta’ che presto divennero un miraggio per chiunque in America coltivasse gli “stati alternativi di coscienza”. L’anatema accademico non fermo’ la sequela dei libri, ma di lui si persero le tracce. “Non sono affatto sparito”, protesta Castaneda. “Solo che per molti anni non c’era modo di contattarmi, dato che ero a coltivare giardini sulle montagne del Guatemala, una terra dalle tradizioni vicine ai brujos messicani. Ogni tanto mi spostavo per conferenze e seminari in America Latina o in California, ma i mass media non ci badavano”. Che si sia ritirato in Guatemala solo per fare giardinaggio ci pare poco credibile e ci soccorre l’incipit del Fuoco del profondo (1984): “Negli ultimi quindici anni, ho scritto lunghi e minuziosi resoconti del mio apprendistato con lo stregone indio don Juan. Poiche’ le pratiche e i concetti che esigeva io capissi e interiorizzassi erano piuttosto inconsueti…”. Piu’ probabile dunque che Castaneda e le sue compagne si fossero ritirati a trascrivere, a “interiorizzare” quella materia incandescente per trasmetterne poi un distillato al pubblico, come oggi avviene con “i movimenti magici degli sciamani dell’antico Messico” sottotitolo di Tensegrita’ (il libro appena uscito in Italia da Rizzoli), termine che definisce una proprieta’ delle strutture murarie, di essere tese ed elastiche ad un tempo. Perche’ ha deciso di divulgare soltanto ora, attraverso seminari, internet, videotapes quei “passi magici” che gli stregoni riservavano a pochi? E’ una resa ai mass media? “I brujos non sapevano come maneggiare l’enormita’ di conoscenze ereditate nei secoli; e facevano tutto in segreto. Noi invece abbiamo ritenuto, dopo anni di riflessione, che fosse piu’ ragionevole comunicarle: anche perche’, se non lo trasmetti, questo sapere ti soffoca. I piu’ se ne accorgono solo ora, ma e’ dal 1984 che divulghiamo i “passi magici” a piccoli gruppi e gratis: poi, quando Talia Bey decise di far pagare i corsi, la gente ci prese sul serio e ora viene numerosa”, ridacchia Carlos verso la sua manager che “accusa” di venalita’. Questi esercizi fisici, pero’, ricordano la miriade di tecniche semiginniche per l’armonia interiore esplose con la New Age: dove sta la differenza? “Nell’Intento dei brujos che li crearono”. Castaneda ora scandisce ogni parola: “L’Intento, lo scopo ultimo, e’ la liberta’ che si raggiunge tramite la consapevolezza dell’essere: non e’ solo questione di benessere psicofisico. Per i brujos, noi siamo come una citta’ assediata da un Predatore molto speciale che fa parte dell’universo: e’ una forza invisibile che loro riescono a vedere fisicamente, mentre divora la nostra energia. Il Predatore ci toglie la consapevolezza di essere tutt’uno col fluire dell’universo: e ci lascia tutti in balia dell’Ego, prigioneri dell’egomania e per questo infelici. Redistribuendo l’energia bloccata con i giusti movimenti, i “passi magici” possono fermare il Predatore, favorendo la crescita della consapevolezza e l’espandersi della percezione. E’ a questo punto che i praticanti potranno accedere a mondi inimmaginabili”. Ma i mondi che ha descritto sono reali o si tratta di finzione letteraria, magari prodotta dal subconscio stimolato dalle pratiche dei brujos e dalle droghe? “Alla scuola degli stregoni ho avuto percezione di mondi concreti e pericolosi, talmente concreti che ti attraggono e talora non ti fanno uscire (nell’Arte di sognare e’ descritto il salvataggio in extremis di Castaneda in catalessi ma rimasto prigioniero nell’altrove, n.d.r.). Sono certo che non sono prodotti dalla psiche perche’, in tali esperienze, le situazioni si possono fissare, ripetere in modo sempre identico: al contrario, le visioni indotte dal subcosciente sono cangianti, mutano di continuo. In quanto alle droghe, don Juan me ne ha propinate molte, e fortissime. Per questo ho lo stomaco ridotto cosi’ male: prendo un goccio di caffe’, che gia’ mi sento in colpa! Allora ero prigioniero del buon senso, quadrato, testardo perche’ mi avevano educato persone vecchie di mente, piene di pregiudizi, paurose del nuovo. Le droghe di don Juan hanno scardinato quel mondo: per entrare nel suo bisogna essere fluidi, senza idee precostituite e soprattutto senza paura dell’ignoto. Poi non ce n’e’ stato piu’ bisogno di mescalito”. Dunque, esistono anche vie naturali per uscire dal quotidiano. Il sogno e’ tra queste? “Si’, lo stato di sogno e’ una porta per entrare e uscire da altre realta’, ma prima bisogna capire di che si tratta. Provate a trattenere l’attenzione su un particolare del sogno,per esempio sulle mani: se il sogno e’ normale non ce la farete: se riuscite invece a mantenere l’attenzione sull’oggetto, allora si tratta di una visione. Non vi sono tecniche per produrla. Sognare mondi non creati dal subcosciente e’ un regalo dell’universo elargito a tutti, prima o poi, nella vita; e l’arte di sognare consiste proprio nell’imparare a distinguere il sogno psicologico dalla visione. Per chi sa afferrarla e’ come se si aprisse un portoncino nel grande portone che ci chiude nel quotidiano”. Ma qual e’ il fine della stregoneria messicana, per esempio rispetto alla morte? Prendiamo il caso di don Juan, che “scompare” nel ‘73: e’ morto ed e’ stato cremato come qualcuno ha scritto, oppure e’ andata diversamente? “Per gli sciamani del Messico, alla fine della vita, l’uomo non ha nulla da perdere o da guadagnare: puo’ solo aspirare a continuare la lotta per la consapevolezza in altri livelli di realta’. L’universo permette allo stregone di trasformarsi totalmente in coscienza dell’essere: cosi’, il corpo fisico di trasforma in energia. E nella nuova forma lo attendono nuove sfide”. Altro che cremazione, ridono Carlos e le compagne, quasi stupiti che io creda piu’ ai giornali che ai brujos: il corpo fisico di don Juan e’ bruciato dall’interno ed e’ svanito come un soffio d’aria. “Ma non c’e’ nulla di spirituale”, avverte Castaneda: “E’ una filosofia pragmatica, fondata su una dura disciplina che permette di sperimentare nuove realta’ altrettanto fisiche di quella che viviamo ogni giorno”. Al tavolo del “Moustache Cafe” Castaneda si arresta solo per celiare con le compagne: “Florinda e Talia si’ che possono fare quanto sesso vogliono, tanto sono piene d’energia. Sono state concepite con passione; non come me, concepito alla maniera dei mariti che, reduci dal lavoro, scopano la moglie dicendole di non svegliarsi. Chi nasce cosi’, di energia ne ha poca: per questo don Juan mi diceva di evitare il sesso”. L’erede dello sciamano e’ cosi’ di buon umore che vien voglia di fotografarlo. “Eh no”, scatta, “le foto e i nastri della voce intrappolano l’io nel tempo, fissano la storia personale che lo stregone ci mette una vita a cancellare. Le foto sul tavolino sono un’esaltazione dell’Ego”. Come sciogliere un inno alla nostra prigione.
Il suo incontro con Fellini. Per un film mancato Appena seduti al “Moustache Cafe”, Castaneda parla di Fellini (nella foto). “Federico, grande, intelligente, sensibile uomo. Peccato sia morto cosi’ giovane, ma mangiava troppo e comprimeva la sua energia. Quella volta a Roma, nel 1984, mi porto’ in un ristorante dove servivano dodici portate. C’era anche Marcello (Mastroianni): loro mangiarono tutto, io mi spaventai”. Castaneda racconta che Fellini voleva fare un film ispirato al mondo di don Juan: “Era affascinato dall’universo dei brujos perche’ era un visionario. Voleva anche provare per una volta il peyote, ma gli dissi che non era consigliabile: con quel che mangiava, sarebbe stato un disastro”. Il film non si fece: Fellini dira’ che le visioni di Castaneda lo attiravano e insieme lo turbavano. Ne fece un racconto, uscito a puntate sul “Corriere” nell’86. Nel conversare anglo – ispanico Castaneda infila qualche parola d’italiano e viene fuori un particolare biografico del tutto inedito: “Quando ero giovane, trascorsi un periodo a Milano per studiare arte a Brera: era direttore lo scultore Marino Marini. L’aveva voluto mio nonno materno, siciliano, scultore autodidatta e donnaiolo impenitente. Diceva sempre: la bella Italia, porca miseria…”.
La biografia e le opere Castaneda nasce in Peru’ nella citta’ inca di Andean di Cajamarca nel 1925. Il padre Cesar era orologiaio – orefice. Nel ‘48 la famiglia si trasferisce a Lima dove si diploma al Colegio National de Guadalupe. Nel 1951 emigra a Los Angeles dove si laurea in antropologia all’UCLA. Nel ‘68 ottiene il Phd (dottorato di ricerca): la sua tesi, pubblicata dall’Universita’, s’intitola “A scuola dallo stregone” e sara’ il primo besteller sulla sua esperienza con don Juan Matus, iniziata nel ‘60 e durata fino al 1973. Ora vive tra Los Angeles e l’America Latina. Le sue opere, tutte pubblicate da Rizzoli, tranne le prime due, uscite da Astrolabio: “A scuola dallo stregone” 1970; “Una realta’ separata” 1972; “Viaggio a Ixtlan” 1975; “L’isola del Tonal” 1978; “Il secondo anello del potere” 1980; “Il dono dell’aquila” 1983; “Il fuoco del profondo” 1983; “Il potere del silenzio” 1988; “L’arte di sognare” 1993. “Tensegrita” e’ uscito da pochi giorni, sempre da Rizzoli. Le tre videocassette “Tensegrity” sono edite in Italia da “Il Punto d’Incontro” (via Zamenhoff 441, Vicenza) con un opuscolo della traduzione italiana.

Medail Cesare

Pagina 31 – (21 novembre 1997) – Corriere della Sera
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