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 L'Elefante - Elephantidae

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MessaggioOggetto: L'Elefante - Elephantidae   Ven 2 Apr 2010 - 10:42

Elephantidae
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Gli Elefanti sono mammiferi Proboscidati appartenenti alla famiglia degli Elefantidi (Elephantidae - Gray, 1821). Sono i più grandi animali terrestri.
Alla nascita, il cucciolo di elefante pesa circa 120 kg. Vivono normalmente fra i 50 e i 70 anni, ma l'elefante più longevo di cui si ha notizia ha raggiunto gli 82 anni. L'esemplare più grosso mai trovato fu ucciso in Angola nel 1956: era un maschio di 12.000 kg di peso, per un'altezza alla spalla di 4,2 metri (un metro più alto della media dell'elefante africano).
Tradizionalmente la famiglia si considerava costituita da due specie, l'elefante indiano o asiatico (Elephas maximus) e l'elefante africano (Loxodonta africana). Recentemente è stata identificata una terza specie (precedentemente considerata una sottospecie di L. africana), l'elefante africano delle foreste (Loxodonta cyclotis).
Indice
[nascondi]
• 1 Caratteristiche
• 2 Anatomia
• 3 Altre specie
• 4 Evoluzione
o 4.1 Gli Stegodonti
o 4.2 La saga del Mammuth
o 4.3 Elephas e Loxodonta
• 5 Elefanti famosi
• 6 Curiosità
• 7 Note
• 8 Altri progetti
• 9 Collegamenti esterni

Caratteristiche
Gli elefanti sono animali di grande mole, con occhi relativamente piccoli e grandi orecchie mobili; sono dotati di due zanne prominenti (da cui si ricava l'avorio) e di una proboscide, derivata dalla fusione di naso e labbro superiore: un organo molto versatile, prensile, dotato di terminazioni tattili, e che può essere usata per aspirare acqua per poi spruzzarla (per bere o lavarsi).
Gli elefanti hanno udito e olfatto sviluppatissimi, che compensano una vista piuttosto debole.
La gestazione dura circa 21 mesi; viene partorito un singolo piccolo; i parti gemellari sono molto rari e interessano meno del 2% delle nascite.
Gli elefanti sono erbivori, e si nutrono principalmente di fogliame degli alberi. Necessitano di grandi quantità di cibo, e il loro passaggio ha un effetto devastante sulla vegetazione; di conseguenza, tendono a spostarsi in continuazione. Prima dell'avvento dell'uomo, che ne ha limitato fortemente la circolazione sul territorio, erano certamente una specie meno stanziale di quanto non appaia oggi.
A partire dalla maturità sessuale, gli elefanti rivelano un carattere irrequieto, che non raramente può portare a episodi di aggressività, anche nei confronti dell'uomo. La fase di massima eccitazione dei maschi, in cui sono più pericolosi, viene chiamata must, ed è ben nota ai gestori di circhi o zoo. Essi non sono monogami: di solito, il maschio vive con la femmina per un periodo piuttosto lungo, anche anni, per poi cambiare compagna. La struttura sociale è complessa, organizzata in gruppi di femmine imparentate tra loro e facenti capo ad una matriarca. A margine del gruppo principale vi sono gruppi più piccoli di maschi che, nel periodo del "must", combattono tra loro per scegliere la gerarchia di accoppiamento.
Gli elefanti sono dotati di una proverbiale memoria; individui addomesticati hanno mostrato di poter riconoscere una persona anche a distanza di anni.
Anatomia

Oltre alle zanne, l'elefante ha altri 24 denti, 12 premolari e 12 molari grossi come un pugno. L'intestino è eccezionalmente lungo (nelle specie africane misura mediamente 37 metri) e predisposto alla digestione di qualsiasi tipo di vegetale. Il cervello dell'elefante è quattro volte più grosso di quello di un uomo (in proporzione però è più piccolo, perché un elefante pesa circa 100 volte più di un essere umano).
Nonostante la somiglianza esteriore, gli elefanti africani e asiatici presentano alcune importanti differenze sul piano anatomico. Lo scheletro dell'elefante africano ha 21 paia di costole e 26 vertebre caudali, mentre l'elefante asiatico ne ha rispettivamente 19 e 33. Nel primo il cranio è appiattito sulla fronte, nel secondo molto incurvato. Nell'elefante asiatico, inoltre, le zanne sono più corte di quelle dell'elefante africano. Altra visibile differenza tra l'elefante africano e l'elefante asiatico è la dimensione delle orecchie: il primo ha i padiglioni auricolari molto più grandi (183 cm lunghezza e 114 cm di larghezza) rispetto a quelli del secondo (60 cm di lunghezza e 30 cm di larghezza).
Altre specie

Una quarta specie di elefante, l'elefante nordafricano (Loxodonta pharaoensis), si è estinta in tempi recenti (I o II secolo); a questa specie alcuni dicono appartenessero gli elefanti da guerra di Annibale anche se i più propendono per una loro provenienza asiatica (come quelli usati dai persiani e dai re dell'Epiro). Una quinta specie estinta, l'elefante pigmeo (Loxodonta pumilio), di cui si è ipotizzata l'esistenza sulla base di ritrovamenti di ossa nel bacino del Congo, è controversa: secondo alcuni paleontologi potrebbe infatti trattarsi di elefanti africani delle foreste le cui dimensioni ridotte sarebbero da attribuirsi a condizioni ambientali.
Evoluzione
La storia evolutiva della famiglia è quanto mai complessa ed intricata, come tutto l'ordine Proboscidea del resto, e soggetta a totale rimescolamento e riformulazione ogni volta che viene scoperta una nuova specie fossile. Lo schema iniziale elaborato agli inizi del secolo scorso vedeva semplicemente gli elefanti come derivati dai Mammuth i quali, a loro volta, erano derivati dai Mastodonti. Con il procedere dei ritrovamenti fossili vennero poi interpretati come antenati degli elefanti gli Stegodonti asiatici. Quando ci si accorse che le due specie erano contemporanee e non potevano quindi essere l'una l'antenata dell'altra si lasciò la questione in sospeso ipotizzando per la famiglia Elephantidae una evoluzione indipendente separata dal resto dell'ordine dei Proboscidati, con forme tutte ancora da scoprire, e risalente addirittura al Moeritherium, vissuto 40 milioni di anni prima nell'Oligocene dell'Egitto.
Gli Stegodonti
Nella seconda metà del secolo scorso compaiono finalmente fossili di animali dalle caratteristiche intermedie fra gli elefanti ed i Gonfoteri (famiglia Gomphotheriidae) che fino ad allora erano visti solo come un ramo specializzato di Mastodonti. I resti di Stegolophodon, vissuto in Africa nel Miocene, evidenziavano rispetto alle forme precedenti (in particolare Tetralophodon) un numero superiore ed un allungamento dei molari con creste trasversali (dette lamelle) composte da piccole cupsidi o piccoli coni. A partire da questa specie possiamo far risalire sia gli Stegodonti asiatici (genere Stegodon con numerose specie) sia le prime forme chiaramente riconducibili agli elefanti veri e propri come Stegotetrabelodon e Stegodibelodon. I due generi, vissuti in Africa e composti da limitati resti frammentati, presentano una struttura della corona dei molari con le "spaziature" (o depressioni) tra le creste a forma di V (tipiche degli elefanti attuali mentre negli Stegodonti sono a forma di Y) e la presenza di incisivi sulle mandibole. Vissuti alla fine del Miocene e all'inizio del Pliocene in un ambiente misto di foreste e savana, le due forme devono il loro nome, nello specifico il suffisso "Stego", alla scorretta interpretazione dei primi studiosi che li ritenevano parte del gruppo degli Stegodonti. Lo stadio successivo dell'evoluzione degli elefanti moderni è rappresentato dal genere Primelephas, vissuto in Africa alla fine del Miocene e caratterizzato da due paia di zanne dirette in avanti (anche se le inferiori erano di dimensioni nettamente inferiori rispetto alle superiori), un tronco più lungo ed un maggior numero di creste nei molari. Attualmente Primelephas è considerato l'antenato comune diretto dei Mammuth e degli elefanti moderni e la loro differenziazione è stata calcolata a circa 5,5 milioni di anni fa.
La saga del Mammuth
Enorme diventa a questo punto la confusione generata per classificare i vari generi: fino alla fine degli anni '80 persisteva la teoria che voleva un genere ancestrale denominato Archidiskodon progenitore di Mammuth europei ed asiatici progenitori, a loro volta, del genere Elephas limitato alle due specie asiatiche attuali. Archidiskodon era visto anche come antenato degli elefanti africani passando però prima da un successivo genere Palaeoloxodon che anticipava l'attuale Loxodonta. Nuove scoperte fossili e nuove classificazioni hanno portato a far scomparire quasi totalmente l'esistenza del genere Archidiskodon e a datare a 4,8 milioni di anni fa l'inizio della linea evolutiva del Mammuth documentata dal ritrovamento in vari siti del Nord Africa di resti della specie Mammuthus africanavus. A circa 4 milioni di anni fa sono datati i resti della specie Mammuthus subplanifrons ritrovata in Sudafrica e Kenia e che in molti vedono come semplice sottospecie della precedente. È a partire da questo periodo che i Mammuth iniziano a migrare e a raggiungere l'Asia e l'Europa. La prima comparsa in Italia di rappresentanti del genere Mammuthus è datata a 2,6 milioni di anni fa nel medio Villafranchiano (tardo e medio Pliocene) con una specie, ancora poco conosciuta e studiata, denominata (momentaneamente) Archidiskodon gromovi. Altrove fa la comparsa 1,7 milioni di anni fa la specie Mammuthus meridionalis che si diffonde rapidamente in tutto il continente euroasiatico e raggiunge il Nordamerica attraversando l'allora esposto stretto di Bering.
Questa specie presentava delle zanne molto caratteristiche: presso la base divergevano e si dirigevano verso il basso poi, con una curvatura ad S, si rivolgevano all'interno. Il dorso aveva un andamento quasi orizzontale e rettilineo, il cranio era più corto delle specie precedenti. 700.000 anni fa il clima subì un forte raffreddamento e le fertili savane del Mammuthus meridionalis si trasformarono in steppe congelate causandone l'estinzione. Emerge allora la nuova specie Mammuthus trogontherii (chiamato anche "Mammuth delle steppe") adattato ad una dieta a base di erbe coriacee ed ad un clima tipici della steppa. In questa specie le zanne assumono una ricurvatura ancora più marcata ed il cranio si accorcia ancora rispetto alla specie precedente. Questa è la base che porta alla comparsa del Mammuthus primigenius dapprima nella sottospecie fraasi e poi nella variante che tutti conosciamo come "Mammuth lanoso", l'animale tipico della megafauna dell'Era glaciale, famoso anche per gli eccezionali ritrovamenti di individui completi congelati in Siberia, oggetto soprattutto oggi di numerosi dibattiti sulle sua estinzione. Dai rappresentanti nordamericani del Mammuthus meridionalis si evolve il gigantesco Mammuthus imperator, dalle zanne lunghe 4,2 metri e con una forma quasi circolare, ed altre specie affini quali Mammuthus columbi e Mammuthus jeffersoni estinte tutte alla fine del Pleistocene così come la variante insulare rimpicciolita detta Mammuthus exilis.
Elephas e Loxodonta
Contemporaneo alle prime specie di Mammuth era anche la specie Elephas ekorensins, arcaica iniziatrice del ramo che porta ai moderni elefanti asiatici e datata a 4,5 milioni di anni fa. Elephas recki, vissuto un milione di anni dopo, raggiunse la dimensione record di 4,5 metri di altezza, misura che non lo avrebbe fatto sfigurare se messo al fianco del famoso Deinotherium giganteum. L'animale prosperò indisturbato in Africa per 2,5 milioni di anni fino a quando non subì la concorrenza del più efficente esponente del genere Loxodonta. Il suo posto fu preso dal nuovo genere Elephas planifrons che si diffuse in Europa ed India durante il Pliocene inferiore. Le successive forme di Elephas, derivate dalla planifrons furono inizialmente classificate come esponenti di un nuovo genere a suo tempo denominato Palaeoloxodon e solo di recente attribuite ad Elephas (con il vecchio nome Palaeoloxodon ridotto al rango di sottogenere). A questa linea evolutiva appartiene l' Elephas antiquus, comunemente chiamato "Elefante dalle zanne dritte", la sua variante asiatica Elephas namadicus e la versione nana Elephas falconeri, emblematico caso di nanismo insulare ed ultima specie del gruppo Palaeoloxodon ad estinguersi (circa 6000 anni fa).
A partire da Elephas planifrons è possibile far risalire anche una linea di elefanti asiatici che, partendo con Elephas hysudricus del Pliocene inferiore del nord dell'India e passando da altre numerose specie e sottospecie, si va a distribuire in numerose zone dell'Asia orientale quali Birmania, Giava, Borneo, Cina e Giappone. Tutte queste forme asiatiche sono caratterizzate da depressioni delle corone dei denti molari, con creste più o meno completamente intervallate di ampie valli tra loro e il cui numero per ogni dente è sempre molto inferiore rispetto a quello degli elefanti attuali.
Alla fine degli anni '80 cadde anche la teoria che voleva il genere Loxodonta, di cui non si trovavano forme fossili, discendente recente del già citato Palaeoloxodon: in Uganda nel 1995 vennero alla luce resti fossili di un animale classificato come Loxodonta adaurora e datato a 6-5,5 milioni di anni fa. Tale datazione porta il genere Loxodonta ad essere visto come il primo dei tre membri della famiglia Elephantidae ad essersi differenziato dal genere ancestrale Primelephas.
Elefanti famosi
• I 37 elefanti da guerra con i quali Annibale nel 218 a.C. valicò le Alpi.
• Annone (circa 1510 - 16 giugno 1516), elefante bianco domestico, originario dell'isola di Ceylon, di Papa Leone X.
• gli elefanti danzanti del film disney Fantasia.
• Dumbo, dell'omonimo film di animazione di Walt Disney.
• Tantor l'elefante del film disney Tarzan.
• Ortone, del film "Ortone e il mondo dei Chi", film d'animazione 20th century fox (2008).
• Baroi capo branco elefanti del fumetto Akim.
• Babar, personaggio letterario e animato.
• Tica, uno degli amici di Rossella in Barbie principessa dell'isola perduta.
• Leggerio, uno dei personaggi del cartone animato italiano Uffa! che pazienza!.
• Eugenio, uno dei personaggi della serie televisiva Animal Crackers.
• Eli, un personaggio di Magicsport.
• Hathi, un personaggio del romanzo Il libro della giungla di Rudyard Kipling.
• Benjamin, un elefante protagonista di un omonimo cartone animato.
Curiosità
Molti autori antichi[1] raccontano dello strano modo in cui dormirebbero gli elefanti e sullo strano modo in cui potrebbero essere catturati: poiché per riposare si appoggiano agli alberi, i cacciatori per catturarli usano segare parzialmente alla base i tronchi facendo così in modo che gli elefanti franino a terra e vengano poi facilmente uccisi. Anche perché - ed è altra falsa credenza - si riteneva che gli elefanti non avessero giunture alle ginocchia e quindi, una volta caduti a terra, fossero incapaci di rialzarsi. [2]
Note
1. ^ Si veda ad esempio L. Pulci, Morgante, XIX, 73, 8-76, 2; o ancora Fisiologo, Milano, Adelphi, 1975, p. 79. Per maggiori informazioni si veda l'articolo di C. Mariotti, Il sonno degli elefanti, in Italianistica, a. XXXVIII n. 1, Gennaio/Aprile 2009, pp. 87-92
2. ^ Ne parla, fra gli altri, Shakespeare, Troilus and Cressida, at. II sc. 3
Altri progetti
• Wikimedia Commons contiene file multimediali sulla famiglia Elephantidae
• Wikizionario contiene la voce di dizionario «Elefante»
• Wikispecies contiene informazioni sulla famiglia Elephantidae
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MessaggioOggetto: Elefante   Ven 2 Apr 2010 - 14:33

Admin riporto qualche curiosità su questo totem oltre che la sua simbologia...

Buona lettura!

FONTE: dal libro “Segni e presagi del mondo animale – i poteri magici di piccole e grandi creature.” Di Ted Andrews Ed. Mediterranee

Antico potere, forza e regalità.
L'elefante vanta molti miti e tradizioni popolari. Tra tutti, quello bianco è considerato il più sacro, in senso analogo alla sacralità spesso presente nelle tradizioni dei nativi americani associate al bufalo bianco. Un tempo si diceva che le madri di grandi iniziati e maestri sognassero elefanti bianchi: la madre del Buddha, ad esmpio, sognò di aver accolto nel suo grembo un elefante bianco.
Per chi ha un elefante totem, incenso e oli profumati costituiranno uno strumento eccellente per operare, e sarebbe opportuno studiare e impiegare anche l'aromaterapia. Oli ed essenze vi consentiranno di trasformare più efficacemente la vostra coscienza.


FONTE: http://animalitotem.wordpress.com/2008/02/05/animali-dalla-d-alla-l/

ELEFANTE – Per creare un profondo radicamento e favorire l’espansione spirituale. Aiuta ad ascoltare, sia se stessi che gli altri. Per onorare la natura intuitiva femminile. Ci incoraggia nel bisogno ad assistere i nostri familiari e a guarire la nostra storia personale.


FONTE: http://www.thailandia.eu/curiosita.html

L'elefante, animale sacro a Buddha, sotto le cui sembianze si dice, egli scese sulla terra, e' il simbolo della Thailandia. Per questo il governo ha creato un parco nazionale in cui vivono gli ultimi esemplari d'elefanti selvatici.

Questi animali sono spesso usati come mezzi di trasporto o come ausilio in alcuni lavori pesanti. Fino a non molti anni fa, nel paese, c'erano, circa 10.000 esemplari, mentre attualmente ce ne sono solo 4000.

La popolazione e' convinta che un gran numero di elefanti bianchi assicuri al Re una reggenza fortunata per cui chiunque trovi un elefante ha il dovere di portarlo a Palazzo. L'attuale monarca Re Bhumidol Adulyadej pur essendo stato educato in Svizzera, ne possiede circa una quindicina a corte.

Visto che da una gravidanza, un elefante puo' al massimo far nascere due piccoli, la situazione demografica di queste bestie non potra' certo migliorare in un immediato futuro. Si dovranno attendere molti decenni prima di ristabilire un minimo di riequilibrio cercando in tutti i modi di proteggere il loro habitat naturale: la foresta.

Come sopraccitato, gli elefanti in Thailandia vengono impiegati nei lavori piu' pesanti e il loro addestramento avviene nei primi anni di vita. A ciascun elefante vengono assegnati due "mahout", addestratori, uno giovane ed uno piu' anziano, solitamente padre e figlio, e solo con loro imparera' a spingere, trasportare e impilare la legna di teak. Questi alberi essendo un lignaggio protetto non possono essere abbattuti ma sono poche le persone che rispettano questo divieto. I ladri di questo legname, durante i loro spostamenti, si servono degli elefanti che fanno poco rumore e lasciano meno tracce dei trattori essendo le loro zampe grandi, morbide e che sanno perfettamente distribuire il peso, evitando di danneggiare il terreno e di lasciare evidenti tracce.

Ogni elefante porta sul dorso il suo proprio conduttore e ne segue i gesti e i comandi.

Oltre al trasporto, attualmente questi animali vengono anche addestrati a svolgere mille giochi per il solo divertimento del turista. E la loro fatica sara' la stessa di quella spesa per un duro lavoro agricolo.


FONTE: http://www.visuddha.net/sito/I%207%20emblemi.html

L'elefante, bianco ed enorme come una montagna innevata, in un solo giorno può trasportare il monarca universale tre volte attraverso l'intero universo, senza scuotere nè disturbare il suo cavaliere. Ha la forza di mille elefanti, non è mai violento nè pericoloso, è obbediente, intelligente e può sconfiggere qualsiasi forza ostile. Per questo motivo l'elefante prezioso simboleggia i poteri straordinari di un buddha.


Ultima modifica di Tila il Mar 28 Dic 2010 - 14:38, modificato 2 volte
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MessaggioOggetto: Re: L'Elefante - Elephantidae   Ven 30 Lug 2010 - 7:42

Chi cerca trova Very Happy in questo interessante articolo possiamo scoprire altre cose sulla simbologia di questo possente totem!



FONTE: http://gliindiani.altervista.org/Portale/sciamanoEtotem/elefantetotem.html

Il Potere

Animali possenti e arcaici, portano il bagaglio di sapienza e potere accumulati nel corso di milioni di anni dai mammiferi, cui apparteniamo.
Specialmente il potere della famiglia (un'invenzione dei mammiferi, appunto), della tradizione e del clan.

Le elefantesse possiedono la saggezza matriarcale (in senso lato: il matriarcato come società in cui il potere spettava alle donne è una "leggenda accademica" e non è mai esistito), infatti vivono in branchi di madri (sorelle tra loro o cugine) coi lori figli piccoli e le femmine più anziane e sagge.

I maschi adulti invece vivono generalmente soli. Noto è che hanno il culto dei morti.


Nel mondo sono rimaste solo due specie di elefanti

quello asiatico, che ha orecchie più piccole (nella foto) e può essere addomesticato; e quello africano più massiccio e del tutto selvaggio.


Anche se i poteri dell'elefante africano sono più intensi, ma anche più difficili da controllare, le due specie hanno caratteristiche simili.

Amanti dell'acqua in cui devono bagnarsi spesso, facendosi la doccia con la proboscide, sono portatori della pioggia, sia in Africa che in Asia.
Anche presso il popolo Maya (che pure non dovrebbero aver mai visto quest'animale), il dio della pioggia Chac è fornito di proboscide.
Tale è il loro potere sulla pioggia che spiriti di Elefante viaggiano nelle nuvole: per questo così spesso si scorge la forma di un elefante bianco tra le nubi.

Animali tranquilli, sicuri della loro mole e regalità, se provocati oltre misura s'inferociscono divenendo distruttivi e implacabili.

A periodi poi, una ghiandola localizzata tra occhio e orecchio secerne un ormone che li rende furiosi. Quest'effetto è maggiore nei maschi e sembra abbia una funzione sessuale.
Anche per questo la sessualità è tra i loro poteri.

L'elefante è animale lunare, perché legato ai cicli della pioggia e del livello delle acque.



Mondo vegetale:

Il suo potere è connesso ai tuberi, come patate e simili, e alle radici di cui si nutre cacciandole fuori dal terreno con le zanne.
E' anche protettore dei raccolti cui garantisce pioggia e fertilità.



Elemento

Legato alla Terra, è nella tradizione asiatica un animale cosmoforo, come la Tartaruga per gli Indiani d'America: sostiene il mondo sulla schiena.

Il suo stesso corpo tondeggiande è il cosmo, mentre le zampe possenti sono i 4 pilastri di sostegno ai 4 angoli dell'universo.
Porta con sé i poteri ancestrali della Terra da cui proveniamo noi e i nostri avi e a cui ritorniamo alla morte.
E' però anche connesso all'Acqua, specie come pioggia e fango, di cui si ricopre per liberarsi dai parassiti.


Fasi espansive

L'Elefante è attivo tutto l'anno. Teme però la siccità ed è più forte nella stagione delle piogge. Veglia di giorno e riposa la notte.
Le elefantesse hanno lunghe gestazioni (dai 18 ai 22 mesi), i piccoli verranno allevati fino ai 5 anni e non diverranno adulti prima dei 15.

Perciò questo animale offre il potere di creare nuove cose attraverso un processo lungo e profondo, i progetti e le trasformazioni saranno lente, ma alla fine appariranno nella loro maestosità e solidità incrollabile.



Parti del corpo

La tradizione hindu associa giustamente l'Elefante al 1° chakra o chakra della radice, che connette alle forze profonde della terra.
In particolare il potere è nei denti e nella pelle, nell'elefante assai importante e, contrariamente a quanto si crede, molto delicata. Nel naso e nel senso dell'olfatto.

Infine va ricordato il potere delle orecchie, più precisamente i padiglioni, attraverso i quali l'elefante disperde il calore corporeo e con cui anche si sventola nel caso di grande caldo.



L'Elefante come messaggero:

Gli elefanti sono poteri primordiali, forme di vita antichissime e nostri antenati nella storia dei mammiferi perciò manteniamo con loro una connessione oscura, come con la nostra madre.

E' per questo che nella psicanalisi, piuttosto scioccamente, si è detto che rappresentano la madre o l'inconscio.
In realtà si tratta di forze potentissime e primarie che ci è difficile domare (impossibile nel caso dell'Elefante africano), ma a cui possiamo attingere per (tras)formare la nostra vita. Se non riusciamo però a controllarle perché incapaci o perché abbiamo troppa paura di affrontarle, ci travolgeranno schiacciandoci.

Se ci appaiono in una visione o un sogno, vengono forse a portarci il bagaglio di potere e tradizione della nostra stirpe.

Io stesso, quando mi sono riavvicinato alla mia eredità famigliare, mi è venuto in aiuto un elefante con un grande carico sulla schiena:
in mezzo riconobbi le cose appartenute a mio padre, che era già morto da qualche anno.

A volte l'Elefante viene a cercarci quando fuggiamo il nostro lato oscuro e animale e manteniamo la nostra vita in un ambito di poteri ben civilizzati e domestici.
Anche qui in effetti venire a patti col suo potere ci salverà dalla perdita di radici e dal progressivo inaridimento.

Talora, se l'Elefante ci appare furioso o comunque aggressivo, può volerci spingere a compensare un torto subito (vedi sotto). Qualche volta può apparirci nel ruolo di vendicatore di un adulterio o di una violazione della lealtà di gruppo.


L'Elefante come totem

Chi ha l'elefante come animale di potere o totem è regale e ha il potere della tradizione e della memoria.
Oltre alla memoria dei mammiferi e della famiglia, anche la memoria personale - ma in questo caso si tratta soprattutto della memoria dei torti subiti: gli elefanti ricordano
un oltraggio anche dopo molti decenni... e si vendicano.


Chi ha l'elefante come alleato deve tener presente ciò e la sapienza precristiana della legge del taglione.
Naturalmente può scegliere di non vendicarsi, ma deve sapere che farà meglio a richiedere una compensazione per il torto subito, altrimenti tenderà a vendicarsi inconsapevolmente: il che è molto più pericoloso perché fuori controllo.

Il potere di queste persone si sviluppa nella famiglia e nelle strutture tradizionali, suddivise per età e sesso.
Possono (e devono) sviluppare lealtà e spirito di clan. Ricordando altresì che l'elefante è custode della fedeltà coniugale e non ammette l'adulterio.
Favorito è il rispetto per gli anziani, la cura dei giovani e l'allevamento dei figli.

Anche per questo vengono spesso come alleati dei bambini. E' così che la stirpe e la grande famiglia dei mammiferi recano il potere accumulato nei millenni ai nuovi arrivati, fragili
e ignari, li difendono e li aiutano a crescere e costruire se stessi.


L'Elefante dà spesso il potere di chiamare la pioggia, la fertilità e dunque la ricchezza.
Non per caso il dio hindu della ricchezza, Ganesha, ha la testa di elefante.

Coloro che hanno l'elefante quale alleato hanno in genere un olfatto sviluppato, sia in senso fisico che emotivo.

La loro pelle è delicata e può tendere a inspessirsi. Talora tendono all'accumulo d'acqua nei tessuti.

Sono tranquilli, ma si infuriano divenendo implacabili e devono stare attenti a non eccedere. Hanno o devono avere il culto dei morti e degli avi e il senso sacro della vita e della morte.

Sono forti, sanno rimuovere gli ostacoli dal loro cammino, ma come l'animale non hanno la capacità di saltarli.
Devono rimanere sempre attaccati alla Terra. Perciò non sono in grado di superare con leggerezza i problemi, devono invece affrontarli direttamente.
La loro vita può essere seria e impegnativa, ma anche prodiga di doni.


Ultima modifica di Tila il Mar 28 Dic 2010 - 14:45, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: L'Elefante - Elephantidae   Mer 17 Nov 2010 - 10:40

Buondì a tutti.

In questa prima parte riporto solo uno stralcio della lunghissima scheda che wikipedia ha dedicato a questo animale perciò se ne consiglia la visione alla fonte originale... buona lettura!

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Elephant

Elephant
From Wikipedia, the free encyclopedia

Elephants are large land mammals in two genera of the family Elephantidae: Elephas and Loxodonta. Three species of elephant are living today: the African bush elephant, the African forest elephant and the Asian elephant (also known as the Indian elephant). All other species and genera of Elephantidae are extinct, some since the last ice age although dwarf forms of mammoths may have survived as late as 2,000 BC.[1] Elephants and other Elephantidae were once classified with other thick-skinned animals in a now invalid order, Pachydermata.

Elephants are the largest land animals now living.[2] The elephant's gestation period is 22 months, the longest of any land animal. At birth it is common for an elephant calf to weigh 120 kilograms (260 lb). They typically live for 50 to 70 years, but the oldest recorded elephant lived for 82 years.[3] The largest elephant ever recorded was shot in Angola in 1956. This male weighed about 24,000 lb (11,000 kg),[4] with a shoulder height of 3.96 metres (13.0 ft), a metre (yard) taller than the average male African elephant.[5] The smallest elephants, about the size of a calf or a large pig, were a prehistoric species that lived on the island of Crete during the Pleistocene epoch.[6]

Elephants are a symbol of wisdom in Asian cultures and are famed for their memory and intelligence, where they are thought to be on par with cetaceans[7] and hominids.[8] Aristotle once said the elephant was "the beast which passeth all others in wit and mind".[9] The word "elephant" has its origins in the Greek ἐλέφας, meaning "ivory" or "elephant".[10]

According to observations, healthy adult elephants have no natural predators,[11] although lions may take calves or weak individuals.[12][13] They are, however, threatened by human intrusion and poaching.


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Elephant_near_ndutu.jpg

Biology and behavior

Evolution

The earliest known ancestors of modern-day elephants evolved about 60 million years ago. The ancestor of the elephants from 37 million years ago was aquatic and had a similar lifestyle to a hippopotamus.[44]
Social behavior

Elephants live in a structured social order. The social lives of male and female elephants are very different. The females spend their entire lives in tightly knit family groups made up of mothers, daughters, sisters, and aunts. These groups are led by the eldest female, or matriarch. Adult males, on the other hand, live mostly solitary lives.

The social circle of the female elephant does not end with the small family unit. In addition to encountering the local males that live on the fringes of one or more groups, the female's life also involves interaction with other families, clans, and subpopulations. Most immediate family groups range from five to fifteen adults, as well as a number of immature males and females. When a group gets too big, a few of the elder daughters will break off and form their own small group. They remain very aware of which local herds are relatives and which are not.


Elephant footprints (tire tracks for scale).
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Elephant-tracks.jpg

The life of the adult male is very different. As he gets older, he begins to spend more time at the edge of the herd, gradually going off on his own for hours or days at a time. Eventually, days become weeks, and somewhere around the age of fourteen, the mature male, or bull, sets out from his natal group for good. While males do live primarily solitary lives, they will occasionally form loose associations with other males. These groups are called bachelor herds. The males spend much more time than the females fighting for dominance with each other. Only the most dominant males will be permitted to breed with cycling females. The less dominant ones must wait their turns. It is usually the older bulls, forty to fifty years old, that do most of the breeding.

The dominance battles between males can look very fierce, but typically they inflict very little injury. Most of the bouts are in the form of aggressive displays and bluffs. Ordinarily, the smaller, younger, and less confident animal will back off before any real damage can be done. However, during the breeding season, the battles can get extremely aggressive, and the occasional elephant is injured. During this season, known as musth, a bull will fight with almost any other male it encounters, and it will spend most of its time hovering around the female herds, trying to find a receptive mate.

Intelligence

With a mass just over 5 kg (11 lb), elephant brains are larger than those of any other land animal. A wide variety of behaviours associated with intelligence have been attributed to elephants, including those associated with grief, making music, art, altruism, allomothering, play, use of tools,[46] compassion and self-awareness.[47] Elephants may be on a par with other intelligent species, such as cetaceans[7] and nonhuman primates.[8] The largest areas in the elephant brain are those responsible for hearing, smell and movement coordination.

Senses

Elephants have well innervated trunks, and an exceptional sense of hearing and smell. The hearing receptors reside not only in ears, but also in trunks that are sensitive to vibrations, and most significantly feet, which have special receptors for low frequency sound and are exceptionally well innervated. Elephants communicate by sound over large distances of several kilometers partly through the ground, which is important for their social lives. Elephants are observed listening by putting trunks on the ground and carefully positioning their feet.

The eyesight of elephants is relatively poor.
Self-awareness

Mirror self recognition is a test of self-awareness and cognition used in animal studies. A mirror was provided and visible marks were made on the elephant. The elephants investigated these marks, which were visible only via the mirror. The tests also included invisible marks to rule out the possibility of their using other senses to detect these marks. This shows that elephants recognize the fact that the image in the mirror is their own self, and such abilities are considered the basis for empathy, altruism and higher social interactions. This ability has also been demonstrated in humans, apes, bottlenose dolphins,[48] and magpies.[49]


Communication

Elephants make a number of sounds when communicating. Elephants are famous for their trumpet calls, which are made when the animal blows through its nostrils. Trumpeting is usually made during excitement. Its use varies from startlement to a cry of help to rage. Elephants also make rumbling growls when greeting each other. The growl becomes a bellow when the mouth is open and a bellow becomes a moan when prolonged. This can escalate with a roar when threatening another elephant or another animal.

Elephants can communicate over long distances by producing and receiving low-frequency sound (infrasound), a sub-sonic rumbling, which can travel in the air and through the ground much farther than higher frequencies. These calls range in frequency from 15–35 Hz and can be as loud as 117 dB, allowing communication for many kilometres, with a possible maximum range of around 10 km.[50] This sound can be felt by the sensitive skin of an elephant's feet and trunk, which pick up the resonant vibrations much as the flat skin on the head of a drum. To listen attentively, every member of the herd will lift one foreleg from the ground, and face the source of the sound, or often lay its trunk on the ground. The lifting presumably increases the ground contact and sensitivity of the remaining legs. This ability is thought also to aid their navigation by use of external sources of infrasound. Discovery of this new aspect of elephant social communication and perception came with breakthroughs in audio technology, which can pick up frequencies outside the range of the human ear. Pioneering research in elephant infrasound communication was done by Katy Payne, of the Elephant Listening Project,[51] and is detailed in her book Silent Thunder. Though this research is still in its infancy, it is helping to solve many mysteries, such as how elephants can find distant potential mates, and how social groups are able to coordinate their movements over extensive range.[50] Joyce Poole has also begun decoding elephant utterances that have been recorded over many years of observation, hoping to create a lexicon based on a systematic catalogue of elephant sounds.[52]

Humans and elephants

Hunting

Elephant hunting, both legal and illegal, has had some unexpected consequences on elephant anatomy as well. African ivory hunters, by killing only tusked elephants, have given a much larger chance of mating to elephants with small tusks or no tusks at all. The propagation of the absent-tusk gene has resulted in the birth of large numbers of tuskless elephants, now approaching 30% in some populations (compare with a rate of about 1% in 1930)[citation needed]. Tusklessness, once a rare genetic abnormality, has become a widespread hereditary trait.

It is possible, if unlikely, that continued selection pressure could bring about a complete absence of tusks in African elephants. The effect of tuskless elephants on the environment, and on the elephants themselves, could be dramatic. Elephants use their tusks to root around in the ground for necessary minerals, tear apart vegetation, and spar with one another for mating rights. Without tusks, elephant behaviour could change dramatically.[64]

Domestication and use

Elephants have been working animals used in various capacities by humans. Seals found in the Indus Valley suggest that the elephant was first domesticated in ancient India. However, elephants have never been truly domesticated: the male elephant in his periodic condition of musth is dangerous and difficult to control. Therefore, elephants used by humans have typically been female, war elephants being an exception; as female elephants in battle will run from a male, only males could be used in war. It is generally more economical to capture wild young elephants and tame them than to breed them in captivity (see also elephant "crushing").

The Laotians have been domesticating elephant for centuries, and about 500 domesticated elephants are still employed, the majority of which work in the Xaignabouli province. These elephants are mainly employed in the logging industry, with ecotourism emerging as a sustainable and environmentally friendly alternative. Elefantasia is a local INGO aiming to reconvert logging elephants into ecotourism practices, thus allowing Asian elephants the ability to supply their mahouts with income while still allowing them to breed.

Elephants are also commonly exhibited in zoos and wild animal parks. About 1200 elephants are kept in western zoos. A study shows that the lifespan of elephants in European zoos is about half as long as those living in protected areas in Africa and Asia.[65] As of July 2010, the oldest living African elephant in captivity is Ruaha (59) at Zoo Basel .[66]

Elephants are revered in India (and are worshipped in ceremonies such as the Aanayoottu).
Warfare
Main article: War elephant

War elephants were used by armies in the Indian subcontinent, the Warring States of China, and later by the Persian Empire. This use was adopted by Hellenistic armies after Alexander the Great experienced their worth against King Porus, notably in the Ptolemaic and Seleucid diadoch empires. The Carthaginian general Hannibal took elephants across the Alps when he was fighting the Romans, but brought too few elephants to be of much military use, although his horse cavalry was quite successful; he probably used a now-extinct third African subspecies, the North African forest elephant, smaller than its two southern cousins, and presumably easier to domesticate. A large elephant in full charge could cause tremendous damage to infantry, and cavalry horses would be afraid of them (see Battle of Hydaspes).

Industry

Throughout Myanmar (Burma), Siam, India, and most of South Asia, elephants were used in the military for heavy labour, especially for uprooting trees and moving logs, and were also commonly used as executioners to crush the condemned underfoot.

Elephants have also been used as mounts for safari-type hunting, especially Indian shikar (mainly on tigers), and as ceremonial mounts for royal and religious occasions, while Asian elephants have been used for transport and entertainment.
Zoo and circuses

There is growing resistance[67] against the capture, confinement, and use of wild elephants. Animal rights advocates allege elephants in zoos and circuses "suffer a life of chronic physical ailments, social deprivation, emotional starvation, and premature death".[68] Zoos argue that standards for treatment of elephants are extremely high and minimum requirements for such things as minimum space requirements, enclosure design, nutrition, reproduction, enrichment and veterinary care are set to ensure the well-being of elephants in captivity. Circuses continue to have a mixed record. Recently, the city of Los Angeles closed an elephant act with Circus Vazquez due to numerous instances of abuse and neglect (April 2008) ,[69] and, according to PETA, 27 elephants owned by Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus have died since 1992.[70]

Elephants have traditionally been a major part of circuses around the world, being intelligent enough to be trained in a variety of acts (see for example P.T. Barnum's Jumbo and John L. Sullivan, the famous "Boxing Elephant"). However, conditions for circus elephants are unnatural (confinement in small pens or cages, restraints on their feet, lack of companionship of other elephants). Perhaps as a result, there are occasional instances of them turning on their keepers or handlers (examples include Black Diamond and "Murderous Mary").

Elephants raised in captivity sometimes show "rocking behavior", a rhythmic and repetitive swaying which is unreported in free-ranging wild elephants. Thought to be symptomatic of stress disorders, and probably made worse by a barren environment,[71] rocking behavior may be a precursor to aggressive behavior in captive elephants.[72][73] This link is to an image of Devi (little princess), a 30-year-old Asian elephant raised in captivity at the San Diego Zoo showing "rocking behavior".
Hybrids

African and Asian elephant species have disjunct distributions, and do not hybridize in the wild. However, in 1978 at Chester Zoo, an Asian elephant cow gave birth to a hybrid calf sired by an African elephant bull. "Motty", the resulting hybrid male calf, had an African elephant's cheeks, ears (large with pointed lobes) and legs (longer and slimmer), but the toenail numbers, (5 for each front foot, 4 hind) and the single trunk finger of an Asian elephant. His wrinkled trunk was like that of an African elephant. His forehead was sloping with one dome and two smaller domes behind it. The body was African in type, but had an Asian-type center hump and an African-type rear hump. The calf died of infection 12 days later.[74] It is preserved as a mounted specimen at the British Natural History Museum, London. There are unconfirmed rumors of three other hybrid elephants born in zoos or circuses; all are said to have been deformed and none survived. [ref?]

Elephant aggression

Despite its popularity in zoos, and portrayal as gentle giants in fiction, elephants are among the world's most dangerous animals. They can crush and kill any other land animal, even the rhinoceros. They can experience bouts of rage, and engage in actions that have been interpreted as vindictive.[75] In Africa, groups of young teenage elephants attacked human villages after cullings done in the 1970s and 80s.[76][77] In India, male elephants attack villages at night, destroying homes and killing people regularly. In the Indian state of Jharkhand, 300 people were killed by elephants between 2000 and 2004, and in Assam, 239 people were reported killed by elephants between 2001 and 2006.[75]
Musth
Main article: Musth

Adult male elephants naturally periodically enter the state called musth (Hindi for "madness"), sometimes spelled "must" in English.
Other causes

Local people have reported their belief that some elephants were drunk during their attacks, although there is no confirmed evidence of this. In December 1998, a herd of elephants overran a village in India. Although locals reported that nearby elephants had recently been observed drinking beer which rendered them "unpredictable", officials considered it the least likely explanation for the attack.[78] An attack on another Indian village occurred in October 1999, and again locals believed the reason was drunkenness, but again the theory was not widely accepted.[79] Purportedly drunk elephants raided yet another Indian village again on December 2002, killing six people, which led to killing of about 200 elephants by locals.[80]

In popular culture

Elephants are ubiquitous in Western popular culture as emblems of the exotic[81] because their unique appearance and size sets them apart from other animals and because, like other African animals such as the giraffe, rhinoceros, and hippopotamus, they are unfamiliar to Western audiences.[82] Popular culture's stock references to elephants rely on this exotic uniqueness.[82] For instance, a "white elephant" is a byword for something expensive, useless and bizarre.[82]

As characters, elephants are relegated largely to children's literature,[81] in which they are generally cast as models of exemplary behaviour,[81] but account for some of this branch of literature's most iconic characters.[81] Many stories tell of isolated young elephants returning to a close-knit community, such as The Elephant’s Child from Rudyard Kipling's Just So Stories (1902), Dumbo (1942) or The Saggy Baggy Elephant (1947).[82] Other elephant heroes given human qualities include Laurent de Brunhoff's anthropomorphic Babar (1935), David McKee's Elmer (1989) and Dr. Seuss's Horton (1940).[82] More than other exotic animals, elephants in fiction are surrogates for humans,[82] with their concern for the community and each other depicted as something to aspire to.[83]

The use of the elephant as a symbol of the Republican Party (United States) began with an 1874 cartoon by Thomas Nast.


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Gavi_elephants_2.jpg


Ed ora vediamo ancora qualcosa sul simbolismo...

Insieme vedremo che in alcune culture asiatiche l'elefante è visto come l'animale che porta sulla sua schiena il mondo intero, un po' come per la tartaruga in altre culture.

Rappresenta la responsabilità sia verso la prole che verso gli anziani...

buona lettura!


FONTE: http://www.whats-your-sign.com/elephant-meaning.html

Elephant Meanings and Symbolic Thoughts about the Elephant

Symbolic elephant meaning deals primarily with strength, honor, stability and patience, among other attributes.

To the Hindu way of thought, the elephant is found in the form of Ganesha who is the god of luck, fortune, protection and is a blessing upon all new projects. Ganesha in all his magnificently vibrant elephant glory, is intent on bulldozing obstacles on your behalf (funnily, male elephants are termed "bulls").

In many western cultures, the elephant meaning pertains to:

* Reliability
* Dignity
* Power
* Royalty
* Pride

In Christian symbolism the elephant is an icon of temperance, patience, and chastity.

As a Chinese symbol, the elephant is considered a symbol of:

* happiness
* longevity
* good luck

Some Asian cultures also believe the elephant is a cosmic creature, and carries the world upon it?s back (much like the tortoise does in some tribal Native American myths).

As a dream animal, elephants come into our dreams it is a message that we are able to deal with any obstacle we are faced with at this time. Dream elephants represent power, sovereignty, stability, and stead-fastness. If you dream that you are riding an elephant this suggests you have a tendancy to be the leader of the family, and others are heavily depending on you. If you dream of elephants in a circus this suggests you have a cavalier attitude about a situation in your life and you may want to invest more attention to it.

We gather more symbolic meaning of elephant by observing it in nature. Specifically, the elephant is considered a symbol of responsibility because it takes great care and responsibility of its offspring as well as their elders.

The elephant also has immense determination and loyalty - always standing up for others and always defending members of the group in its natural habitat.

Elephants also express advanced sensitivity and social connection, particularly during time of death - they travel to a specific place upon their death - fulfilling personal responsibility - even at the end of their days.



In questo documento l'elefante è visto come colui che è in grado di dare una antica saggezza, incarna la forza, la potenza e come nell'articolo precedente si nota l'affetto e l'importanza che da alla famiglia, sia ai giovani che gli anziani.

FONTE: http://www.linsdomain.com/totems/pages/elephant.htm

ELEPHANT

Ancient Power
Strength
Royalty

An Elephant totem gives you
ancient wisdom and power to draw upon.
It embodies strength and power.
Elephant people often have a very strong sex drive. Through the use of fragrances and incense,
Elephant can guide you to new energies and power.

Elephant people show great affection to their families, caring for the young and the elderly.
They also have an inborn knowledge of roots and plants.
An Elephant will give you insight into the power of the three feminine energies:
child, mother and old wise woman (or crone).
The Hindu god Ganesh, god of overcoming obstacles, is associated with the Elephant.

Some of the information on this webpage was derived from the following sources:
Sans, Jamie & Carson, David. Medicine Cards: the Discovery of Power Through the Way of Animals. Santa Fe, NM. 1988. Print.
Andrews, Ted. Animal-speak: the Spiritual & Magical Powers of Creatures Great & Small. Woodbury, MN: Llewellyn Publications, 1993. Print.
Andrews, Ted. Animal-Wise: the Spirit Language and Signs of Nature. Woodbury, MN: Llewellyn Publications, 1999. Print.
D. J. Conway. Animal Magick: the Art of Recognizing & Working with Familiars. Woodbury, MN: Llewellyn Publications, 2003. Print.
Farmer, Steven D. Animal Spirit Guides. Hayhouse Inc., 2006. Print.

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MessaggioOggetto: Re: L'Elefante - Elephantidae   Sab 1 Ott 2011 - 8:50

Ancora qualche curiosità sulla mitologia legata a questo animale, dei documenti di wikipedia riporto solo qualche stralcio perciò se ne consiglia la visione anche alla fonte originale. Buona lettura!

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Ganesha

Ganesha
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Presso la religione induista, Ganesha o Ganesh (Sanscrito गणेश IAST Gaṇeśa) è una delle rappresentazioni di Dio più conosciute e venerate; figlio primogenito di Shiva e Parvati, viene raffigurato con una testa di elefante provvista di una sola zanna, ventre pronunciato e quattro braccia, mentre cavalca o viene servito da un topo, suo veicolo. Spesso è rappresentato seduto, con una gamba sollevata da terra e ripiegata sull'altra, nella posizione dell'alitasana. Tipicamente, il suo nome è preceduto dal titolo di rispetto induista, Shri.

Il culto di Ganesha è molto diffuso, anche al di fuori dell'India; i devoti di Ganesha si chiamano Ganapatya.

Attributi corporei


Piccola statua di Ganesha in legno di Sandalo
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ganesh_in_legno_di_sandalo.jpg

Ogni elemento del corpo di Ganesha ha una sua valenza ed un suo proprio significato:

la testa d'elefante indica fedeltà, intelligenza e potere discriminante;
il fatto che abbia una sola zanna (e l'altra spezzata) indica la capacità di superare ogni dualismo;
le larghe orecchie denotano saggezza, capacità di ascolto e di riflessione sulle verità spirituali;
la proboscide ricurva sta ad indicare le potenzialità intellettive, che si manifestano nella facoltà di discriminazione tra reale ed irreale;
sulla fronte ha raffigurato il Tridente (simbolo di Shiva), che simboleggia il Tempo (passato, presente e futuro) ne attribuisce a Ganesha la padronanza;
il ventre obeso è tale poiché contiene infiniti universi, rappresenta inoltre l'equanimità, la capacità di assimilare qualsiasi esperienza con sereno distacco, senza scomporsi minimamente;
la gamba che poggia a terra e quella sollevata indicano l'atteggiamento che si dovrebbe assumere partecipando alla realtà materiale e a quella spirituale, ovvero la capacità di vivere nel mondo senza essere del mondo;
le quattro braccia di Ganesha rappresentano i quattro attributi interiori del corpo sottile, ovvero: mente, intelletto, ego, coscienza condizionata;
in una mano brandisce un'ascia, simbolo della recisione di tutti i desideri, apportatori di sofferenza;
nella seconda mano stringe un lazo, simbolo della forza che lega il devoto all'eterna beatitudine del Sé;
la terza mano, rivolta al devoto, è in un atto di benedizione (abhaya);
la quarta mano tiene un fiore di loto (padma), che simboleggia la più alta meta dell'evoluzione umana.


La zanna spezzata

La zanna spezzata di Ganesha, come si è visto, indica principalmente la capacità di superare o "spezzare" la dualità; tuttavia, questo è un simbolo che può assumere vari significati.
« Un elefante ha, di norma, due zanne. Anche la mente propone spesso due alternative: quella buona e quella cattiva, l'eccellente e l'espediente, il fatto e la fantasia che la porta fuori strada. Per fare qualsiasi cosa, la mente deve comunque diventare determinata. La testa di elefante del Signore Ganesha ha quindi una sola zanna per cui Egli è chiamato "Ekadantha", che significa "Colui che ha una sola zanna", per ricordare ad ognuno che si deve possedere la determinazione mentale. »

(Sathya Sai Baba)


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Ganesha

Ganesha
From Wikipedia, the free encyclopedia


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ganesha_Basohli_miniature_circa_1730_Dubost_p73.jpg

Ganesha (Sanskrit: गणेश; IAST: Gaṇeśa; About this sound listen (help·info)), also spelled Ganesa or Ganesh, also known as Ganapati (Sanskrit: गणपति; IAST: gaṇapati), Vinayaka (Sanskrit: विनायक; IAST: Vināyaka), "Vinayakudu" (Telugu: వినాయకుడు) and Pillaiyar (Tamil: பிள்ளையார்), is one of the deities best-known and most widely worshipped in the Hindu pantheon.[5] His image is found throughout India and Nepal.[6] Hindu sects worship him regardless of affiliations.[7] Devotion to Ganesha is widely diffused and extends to Jains, Buddhists, and beyond India.[8]

Although he is known by many other attributes, Ganesha's elephant head makes him particularly easy to identify.[9] Ganesha is widely revered as the Remover of Obstacles[10] and more generally as Lord of Beginnings and Lord of Obstacles (Vighnesha (Sanskrit: विघ्नेश; IAST: Vighneśa), Vighneshvara (Sanskrit: विघ्नेश्वर; IAST: Vighneśvara),[11] patron of arts and sciences, and the deva of intellect and wisdom.[12] He is honoured at the beginning of rituals and ceremonies and invoked as Patron of Letters during writing sessions.[13] Several texts relate mythological anecdotes associated with his birth and exploits and explain his distinct iconography.

Ganesha emerged a distinct deity in clearly recognizable form in the 4th and 5th centuries CE, during the Gupta Period, although he inherited traits from Vedic and pre-Vedic precursors.[14] His popularity rose quickly, and he was formally included among the five primary deities of Smartism (a Hindu denomination) in the 9th century. A sect of devotees called the Ganapatya, (Sanskrit: गाणपत्य; IAST: gāṇapatya), who identified Ganesha as the supreme deity, arose during this period.[15] The principal scriptures dedicated to Ganesha are the Ganesha Purana, the Mudgala Purana, and the Ganapati Atharvashirsa.


Iconography

Ganesha is a popular figure in Indian art.[32] Unlike those of some deities, representations of Ganesha show wide variations and distinct patterns changing over time.[33] He may be portrayed standing, dancing, heroically taking action against demons, playing with his family as a boy, sitting down or on an elevated seat, or engaging in a range of contemporary situations.

Ganesha images were prevalent in many parts of India by the 6th century.[34] The figure shown to the right is typical of Ganesha statuary from 900–1200, after Ganesha had been well-established as an independent deity with his own sect. This example features some of Ganesha's common iconographic elements. A virtually identical statue has been dated between 973–1200 by Paul Martin-Dubost,[35] and another similar statue is dated c. 12th century by Pratapaditya Pal.[36] Ganesha has the head of an elephant and a big belly. This statue has four arms, which is common in depictions of Ganesha. He holds his own broken tusk in his lower-right hand and holds a delicacy, which he samples with his trunk, in his lower-left hand. The motif of Ganesha turning his trunk sharply to his left to taste a sweet in his lower-left hand is a particularly archaic feature.[37] A more primitive statue in one of the Ellora Caves with this general form has been dated to the 7th century.[38] Details of the other hands are difficult to make out on the statue shown. In the standard configuration, Ganesha typically holds an axe or a goad in one upper arm and a noose in the other upper arm.

The influence of this old constellation of iconographic elements can still be seen in contemporary representations of Ganesha. In one modern form, the only variation from these old elements is that the lower-right hand does not hold the broken tusk but rather is turned toward the viewer in a gesture of protection or fearlessness (abhaya mudra).[39] The same combination of four arms and attributes occurs in statues of Ganesha dancing, which is a very popular theme.[40]

Common attributes

Ganesha has been represented with the head of an elephant since the early stages of his appearance in Indian art.[42] Puranic myths provide many explanations for how he got his elephant head.[43] One of his popular forms, Heramba-Ganapati, has five elephant heads, and other less-common variations in the number of heads are known.[44] While some texts say that Ganesha was born with an elephant head, in most stories he acquires the head later.[45] The most recurrent motif in these stories is that Ganesha was born with a human head and body and that Shiva beheaded him when Ganesha came between Shiva and Parvati. Shiva then replaced Ganesha's original head with that of an elephant.[46] Details of the battle and where the replacement head came from vary according to different sources.[47] In another story, when Ganesha was born, his mother, Parvati, showed off her new baby to the other gods. Unfortunately, the god Shani (Saturn), who is said to have the evil eye, looked at him, causing the baby's head to be burned to ashes. The god Vishnu came to the rescue and replaced the missing head with that of an elephant.[48] Another story says that Ganesha was created directly by Shiva's laughter. Because Shiva considered Ganesha too alluring, he gave him the head of an elephant and a protruding belly.[49]

Ganesha's earliest name was Ekadanta (One Tusked), referring to his single whole tusk, the other having been broken off.[50] According to Sri Chandrasekhara Saraswati,the Pontiff of the Kanchi Shankara Mutt, this form of Ganesa signifies the readiness for Sacrifice to complete any accepted task (like how he himself broke away his tusk to complete the writing of Mahabaratha being dictated to him by Sri Veda Vyasa). Some of the earliest images of Ganesha show him holding his broken tusk.[51] The importance of this distinctive feature is reflected in the Mudgala Purana, which states that the name of Ganesha's second incarnation is Ekadanta.[52] Ganesha's protruding belly appears as a distinctive attribute in his earliest statuary, which dates to the Gupta period (4th to 6th centuries).[53] This feature is so important that, according to the Mudgala Purana, two different incarnations of Ganesha use names based on it: Lambodara (Pot Belly, or, literally, Hanging Belly) and Mahodara (Great Belly).[54] Both names are Sanskrit compounds describing his belly (IAST: udara).[55] The Brahmanda Purana says that Ganesha has the name Lambodara because all the universes (i.e, cosmic eggs; IAST: brahmāṇḍas) of the past, present, and future are present in him.[56] The number of Ganesha's arms varies; his best-known forms have between two and sixteen arms.[57] Many depictions of Ganesha feature four arms, which is mentioned in Puranic sources and codified as a standard form in some iconographic texts.[58] His earliest images had two arms.[59] Forms with 14 and 20 arms appeared in Central India during the 9th and 10th centuries.[60] The serpent is a common feature in Ganesha iconography and appears in many forms.[61] According to the Ganesha Purana, Ganesha wrapped the serpent Vasuki around his neck.[62] Other depictions of snakes include use as a sacred thread (IAST: yajñyopavīta)[63] wrapped around the stomach as a belt, held in a hand, coiled at the ankles, or as a throne. Upon Ganesha's forehead there may be a third eye or the Shaivite sectarian mark (IAST: tilaka), which consists of three horizontal lines.[64] The Ganesha Purana prescribes a tilaka mark as well as a crescent moon on the forehead.[65] A distinct form of Ganesha called Bhalachandra (IAST: bhālacandra; "Moon on the Forehead") includes that iconographic element. Specific colors are associated with certain forms.[66] Many examples of color associations with specific meditation forms are prescribed in the Sritattvanidhi, a treatise on Hindu iconography. For example, white is associated with his representations as Heramba-Ganapati and Rina-Mochana-Ganapati (Ganapati Who Releases from Bondage).[67] Ekadanta-Ganapati is visualized as blue during meditation in that form.[68]


Ganesha dancing on his mouse, 11th century, Bengal, musée d'art asiatique de Berlin.
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ganesh_%28mus%C3%A9e_d%27art_asiatique_de_Berlin%29.jpg

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