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 Procione: destrezza e camuffamento

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Tila
Iniziato Sciamano
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MessaggioOggetto: Procione: destrezza e camuffamento   Mar 20 Apr 2010 - 15:12

FONTE: http://www.linsdomain.com/totems/pages/raccoon.htm
Dexterity and Disguise

The magic of the Raccoon is in its mask.
Masks are a powerful magical tool:
you can achieve altered states
through the use of mask,
you can become
someone or something else
behind a mask.
A Raccoon totem can teach you how to wear masks for many reasons
as the need arises.
It can teach you how to mask, disguise and transform yourself.
Don't you act differently with your boss, parents, children, husband, friend, strangers.
Those are all masks you put on.
Masks are one of the tools of transformation.
It helps us to change what we are into what we want to be.
Raccoons also teach you how to put asleep the part of you that is not needed
and awaken the aspect of yourself that is.
If you are a Raccoon person, eating mostly fruit and vegetables will be beneficial to your health.
A Raccoon totem has a long influence on your life.
It is not a short-time totem, but rather will stay with you for a long time.


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Procyon_lotor
Procyon lotor
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Indice
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* 1 Tassonomia
* 2 Evoluzione
* 3 Sottospecie
* 4 Descrizione
o 4.1 Caratteristiche fisiche
o 4.2 Sensi
o 4.3 Intelligenza
* 5 Comportamento
o 5.1 Socialità
o 5.2 Alimentazione
o 5.3 L'abitudine di "lavare il cibo"
o 5.4 Riproduzione
* 6 Distribuzione
* 7 Note
* 8 Bibliografia
* 9 Altri progetti
* 10 Collegamenti esterni

Tassonomia [modifica]

Nei primi decenni dopo la sua scoperta dai membri della spedizione di Cristoforo Colombo, che fu il primo a lasciare un registro scritto delle specie animali avvistate, i tassonomi pensavano che il procione fosse imparentato con molte specie differenti, come i cani, i gatti e, in particolare, gli orsi[2]. Carl Linnaeus, il padre della moderna tassonomia, nella seconda edizione del suo Systema Naturae classificò il procione nel genere Ursus, come Ursus cauda elongata ("orso dalla coda lunga"), mentre nella decima edizione come Ursus lotor ("orso lavatore")[3][4]. Nel 1780 Gottlieb Conrad Christian Storr classificò il procione in un genere proprio, Procyon, che può essere tradotto come "prima del cane" o "simile a un cane"[5][6]. È anche possibile che Storr avesse in mente lo stile di vita notturno di questo animale: fu forse per questo che scelse di attribuirgli il nome della stella Procione[7][8].
Evoluzione [modifica]
Sulla base dei fossili trovati in Francia e in Germania, possiamo affermare che i primi membri della famiglia dei Procionidi vivevano in Europa nel tardo Oligocene, circa 25 milioni di anni fa[9]. La somiglianza nella dentatura e nei teschi suggerisce che i Procionidi e i Mustelidi abbiano degli antenati in comune, ma le analisi molecolari rivelano una parentela più stretta fra i procioni e gli orsi[10]. Almeno 6 milioni di anni più tardi, dopo aver attraversato lo Stretto di Bering, la popolazione di Procionidi più consistente dell'epoca migrò probabilmente in America Centrale[11]. Il coati (genere Nasua e Nasuella) e il procione (genere Procyon), comparsi tra i 5 e i 6 milioni di anni fa, discendono probabilmente entrambi da una specie del genere Paranasua[12]. Questa assunzione, basata sulla comparazione morfologica dei ritrovamenti fossili, è in conflitto con un'analisi genetica del 2006, da cui emergono più affinità con il genere Bassariscus [13]. A differenza di altre specie, come il procione granchiaiolo (Procyon cancrivorus), circa 2.5 milioni di anni fa gli antenati del procione lasciarono le zone tropicali e subtropicali dell' America Centrale e migrarono più a Nord. Questa emigrazione è stata confermata dal ritrovamento di fossili nelle Grandi Pianure, risalenti alla metà del Pliocene[12][14].
Sottospecie [modifica]

Cinque specie di procione endemiche delle piccole isole dell'America Centrale e dei Caraibi erano considerate delle specie distinte dall'orsetto lavatore dopo la loro scoperta. Si tratta del procione delle Bahamas (Procyon maynardi), del procione delle Guadalupe (Procyon minor), che sono molto simili tra di loro, del procione di Tres Marias (Procyon insularis), che è più grande della media e ha un teschio angoloso, del procione di Cozumel (Procyon pygmaeus), che pesa solamente 3 o 4 kg e ha una dentatura visibilmente piccola, e dell'ormai estinto procione delle Barbados (Procyon gloveralleni). Ad esclusione del procione del Cozumel, in seguito a studi morfologici e genetici del 1999, del 2003 e del 2005, i procioni delle isole, compreso il procione delle Barbados, vennero tutti dichiarati sottospecie del procione nella terza edizione del Mammal Species of the World (2005)[15][16][17][18].
Le quattro sottospecie più piccole, con un peso medio che varia da 1.8 a 2.7 kg, vivono lungo le coste meridionali della Florida e nelle isole adiacenti: tra queste ricordiamo il (Procyon lotor marinus)[19].
La maggior parte delle altre 15 sottospecie differisce solo per il colore della pelliccia, le dimensioni e altre caratteristiche fisiche [20][21]. Le due sottospecie più diffuse sono il Procyon lotor lotor e il Procyon lotor hiruts. Entrambi hanno un manto scuro e pelo lungo, ma il secondo è più grande del primo. Il Procyon lotor lotor è presente in tutti gli stati degli Stati Uniti e nelle provincie canadesi fino al Nord del South Carolina e del Tennessee. L'areale del Procyon lotor hiruts copre invece tutti gli stati degli USA e tutte le province canadesi fino al Nord della Lousiana, del Nuovo Messico e del Texas[22].
Descrizione [modifica]
Caratteristiche fisiche [modifica]
La coda del procione presenta degli inconfondibili anelli chiari e scuri alternati
La mascherina attorno agli occhi del procione è spesso interrotta da una striscia bruno-nerastra che si estende dal naso alla fronte [23]

L'orsetto lavatore è il più grande dei procionidi: dalla testa alla parte posteriore, il procione misura dai 41 cm ai 71 cm, escludendo la folta coda, la cui lunghezza può variare tra i 19.2 cm e i 40.5 cm. Solitamente non supera però i 25 cm [24][25][26]. L'altezza al garrone varia tra i 22.8 e i 30.4 cm [27]. Il peso di una procione adulto cambia considerevolmente a seconda dell'habitat: può infatti variare da un minimo di 1.8 kg ad un massimo di 13.6 kg, anche se solitamente è compreso tra i 3.6 kg e i 9 kg. Gli esemplari più piccoli si trovano al Sud della Florida, mentre quelli che vivono ai limiti settentrionali dell'areale del procione sono solitamente i più grossi [28]. Il peso dei maschi è solitamente del 15-20% maggiore di quello delle femmine [29]. All'inizio dell'inverno, grazie al grasso accumulato durante la bella stagione, il procione può arrivare a pesare il doppio che in primavera [30][31][32]. L'esemplare selvatico più grosso di cui si abbia notizia scritta pesava ben 28 kg, in assoluto il peso più elevato mai registrato per un procione [33][34].
La caratteristica principale del procione è la mascherina di pelo nero attorno agli occhi, in forte contrasto con il colore bianco che la circonda. Essa sembra quasi ricordare la maschera di un bandito, particolare che ha sicuramente incoraggiato la sua reputazione di animale birichino [35][36]. Anche le orecchie, leggermente arrotondate, sono ricoperte di pelo bianco. Si ritiene che il procione riconosca l'espressione facciale e la postura degli altri membri della sua specie più rapidamente di altre grazie alla ricca colorazione del muso e agli inconfondibili anelli chiari e scuri che si alternano sulla coda [37]. In altre parti del corpo, il rigido e lungo pelo esterno, che protegge la pelle dall'umidità, è grigiastro e, in parte, presenta delle sfumature marroni [38]. I procioni con una pelliccia particolarmente scura sono più diffusi in Germania, perché individui con una colorazione simile erano tra quelli che vennero liberati in principio [39]. Il folto sottopelo, la cui lunghezza varia dai 2 cm ai 3 cm, costituisce il 90% della sua pelliccia e lo isola dalle basse temperature[38].

Il procione, la cui locomozione è considerata quella di un plantigrado, può sostenersi sulle zampe posteriori per analizzare gli oggetti con quelle anteriori (estremamente sensibili).[40][41]. Dal momento che ha zampe corte rispetto al torso, solitamente non riesce a correre molto velocemente o a compiere grando balzi [42][43]. La velocità più elevata che il Procyon lotor può raggiungere sulle corte distanze varia tra i 16 km/h e i 24 km/h [44][45]. Il procione riesce a nuotare con una velocità media di 4.8 km/h e può rimanere in acqua per molte ore [43][46]. Per scendere dagli alberi a testa in giù, abilità piuttosto inusuale per un mammifero di queste dimensioni, il procione ruota le sue zampe posteriori, in modo da avere un saldo punto di appoggio[43][47]. Il procione ha un doppio sistema di raffreddamento per regolare la sua temperatura: infatti, è in grado sia di sudare che di ansimare per dissipare il calore[48][49]. La dentatura, 40 denti di cui 2 molari, 4 premolari, 1 canino e 3 incisivi, è adatta alla sua alimentazione onnivora: i carnassiali non sono così affilati come quelli dei carnivori, mentre i molari non sono così ampi come quelli degli erbivori[50]. L'osso del pene del maschio è lungo circa 10 cm e viene spesso utilizzato dai biologi per classificare lo stato riproduttivo dei vari esemplari [51][52] .
Ben 10 dei 13 versi vocali identificati sono usati nella comunicazione tra le madri e i loro cuccioli: tra questi, vi è il conguettio simile a quello degli uccelli dei neonati [49][53][54].
Sensi [modifica]
Parte inferiore delle zampe anteriori del Procyon lotor, con vibrisse ben visibili sulla punta delle dita
Il Procione è in grado sostenersi sugli arti posteriori: questo gli permette di analizzare gli oggetti con le zampe anteriori

Il senso più sviluppato nel procione è quello del tatto[55][56][57]. Le ipersensibili zampe anteriori sono protette da uno strato corneo che diventa flessibile quando è bagnato[58][59], mentre le cinque dita che le compongono non hanno membrane interdigitali tra di loro, il chè è inusuale per un carnivoro[60]. Quasi i due terzi dell'area presposta alla percezione nella corteccia cerebrale del Procyon lotor sono adibiti ad interpretare gli impulsi tattili, più dunque che in ogni altro animale studiato fino ad oggi[61] . Sappiamo che è in grado di identificare gli oggetti prima di toccarli con le vibrisse localizzate sopra alle sue unghie affilate e non retraibili [40][57]. Le zampe anteriori non hanno un pollice opponibile e per questo non hanno l'abilità di quelle dei primati[57][59]. Non è noto come mai non si osservino effetti negativi sulla percezione tattile delle zampe quando un procione rimane per ore in acque di temperature inferiori ai 10 °C [62].
Si ritiene che il procione sia, se non totalmente daltonico, per lo meno scarsamente capace di distinguere i colori, sebbene i suoi occhi si siano ben adattati a percepire la luce verde[63][64][65]. Nonostante la sua accomodazione di 11 diottrie sia comparabile a quella dell'uomo e il procione riesca a vedere bene nella penombra grazie al tapetum lucidum posto dietro alla retina, la percezione visiva è di secondaria importanza a causa della debolezza della vista su lunghe distanze [66][67][68] .
Oltre ad essere utile per orientarsi, l'olfatto è anche uno strumento di comunicazione. Le secrezioni delle ghiandole (in particolare delle ghiandole anali), l'urina e le feci sono infatti utilizzate per marcare il territorio [69][70][71] .
Grazie al suo udito, il Procyon lotor riesce a percepire una vasta gamma di suoni, dai toni fino a 50-85 kHz ai rumori più quieti, come quelli prodotti dai vermi nel sottosuolo [72][73].
Intelligenza [modifica]

Pochi studi sono stati intrapresi per comprendere le abilità mentali del procione, la maggior parte dei quali basati sul senso del tatto dell'animale. In uno studio condotto dall'etologo H.B.Davis nel 1908, si evidenziava come il procione fosse capace di aprire 11 su 13 serrature in meno di 10 tentativi e non avesse problemi a ripetere l'operazione quando le serreture venivano richiuse o addirittura capovolte. David concluse che il procione capiva i complicati meccanismi delle serrature e che la sua velocità di apprendimento era equivalente a quella del Macaca mulatta[74]. Ulteriori studi nel 1963, nel 1973, nel 1975 e nel 1992 si concentrarono sulla memoria del Procyon lotor e dimostrarono che era in grado di ricordare la soluzione dei compiti assegnatigli per più di tre anni [75]. Uno studio condotto da B.Pohl nel 1992 mostrò come il procione fosse capace di separare simboli diversi e riconoscere simboli uguali tre anni dopo una breve, iniziale, fase di apprendimento[75]. Stanislas Dehaene scrive nel suo libro The Number Sense che il procione è in grado di distinguere scatole contenenti 2 o 4 chicchi d'uva da scatole che ne contengono 3 [76].
Comportamento [modifica]

Il procione è un animale tipicamente notturno.
È molto abile nell'arrampicarsi e vive prevalentemente sugli alberi o comunque nelle foreste, nei pressi di laghi o fiumi. È capace di vivere anche sottoterra.
Socialità [modifica]
Alcuni studi condotti negli anni novanta dall'etologo Stanley D. Gehrt e da Ulf Hohmann mostrano che il procione assume comportamenti sociali specifici a seconda del genere e che non è quindi un animale tipicamente solitario, come si riteneva in precedenza [77][78]. Le femmine imparentate spesso vivono insieme nella cosiddetta fission-fusion society : in parole povere, dividono un' area comune e occasionalmente si incontrano nei luoghi dove si cibano e si riposano [79][80]. I maschi anche non imparentati spesso formano dei gruppi sociali maschili per mantenere i loro privilegi sociali contro i maschi stranieri durante la stagione degli amori o contro altri potenziali invasori [81]. I gruppi di questo tipo solitamente non contano più di quattro esemplari [82][83]. Dal momento che alcuni maschi mostrano un atteggiamento aggressivo verso i cuccioli con cui non hanno legami di parentela, le madri di procione si isolano con i piccoli fino a quando questi ultimi non sono abbastanza grandi per difendersi da soli [84]. Riferendosi a questi tre tipi principali di comportamenti sociali, Hohmann chiama la loro struttura sociale una società di tre classi [85]. Samuel I. Zeveloff, professore di zoologia alla Weber State University e autore del libro Raccoons: A Natural History, è più cauto in quest' interpretazione e conclude che almeno le femmine sono solitarie per la maggior parte del tempo e che, in accordo con gli studi condotti da Erik K. Fritzell nel North Dakota nel 1978, nelle aree dove vi sono popolazioni meno dense anche i maschi lo sono[86].
La forma e la dimensione del territorio del procione variano a seconda del genere e dell' habitat. Gli esemplari adulti hanno un territorio che è grande più del doppio di quello degli esemplari più giovani [87]. Mentre le dimensioni del territorio del Procyon lotor nelle inospitali praterie del Nord Dakota variano tra i 6.7 e i 49.5 km2 per i maschi e tra i 2.3 e i 16.3 km2 per le femmine, la dimensione media in una palude al Lago Erie è di 0.49 km2 [88]. Indipendentemente dal fatto che i territori di gruppi adiacenti si sovrappongano o meno, eccetto che nella stagione degli accoppiamenti non vengono difesi attivamente se il cibo è sufficiente per tutti [89]. Si ritiene che i segnali olfattivi lasciati su punti in rilievo servano al proposito di stabilire i confini del proprio territorio e di identificare gli inividui [71]. Le urine e le feci lasciate in latrine comuni possono fornirci delle ulteriori informazioni sui luoghi dove i procioni si cibano, dal momento che è stato osservato che i procioni vi fanno spesso ritorno per mangiare insieme, riposare e giocare [90].
Alimentazione [modifica]

Sebbene sia un animale tipicamente notturno, il procione qualche volta è attivo anche alla luce del giorno per sfruttare le risorse di cibo disponibili [91][92]. Il Procyon lotor è onnivoro: la sua dieta consiste per il 40% di invertebrati, per il 33% di piante e per il 27% di vertebrati (pesci, crostacei, anfibi e roditori)[93]. Poiché la sua dieta è caratterizzata da una così grande varietà di cibi diversi, Zeveloff afferma che il procione "potrebbe benissimo essere uno degli animali più onnivori del mondo" (in lingua originale: "may well be one of the world's most omnivorous animals" [94]). Nonostante la sua dieta in primavera e all'inizio dell' estate consista per lo più di insetti, vermi e di altri animali già disponibili nei primi mesi dell'anno, il Procyon lotor preferisce frutta fresca e frutta secca, come ghiande e noci, che maturano in tarda estate e in autunno e rappresentano una ricca fonte di calorie per fabbricare il grasso necessario per l'inverno[95][96]. Contrariamente alle credenze popolari, il procione si nutre di prede grandi come uccelli o mammiferi solo occasionalmente, perché preferisce prede più facili da catturare, quali pesci e anfibi[97]. Quando c'è abbondanza di cibo, il procione può sviluppare forti preferenze personali per tipi di alimenti specifici[31]. Nella parte settentrionale del suo areale, il procione va in letargo, riducendo drasticamente le sue attività per tutto il tempo che la coltre di neve invernale rende impossibile la ricerca del cibo [98].
L'abitudine di "lavare il cibo" [modifica]
Un esemplare di procione mentre "lava" del cibo in acqua

In cattività è stato osservato il curioso modo del Procyon lotor di immergere nell'acqua o sfregare nell'erba il cibo come per lavarlo (da questo il nome "Procione Lavatore"). Il procione tasta il cibo e altri oggetti con le zampette anteriori per esaminarli o per rimuovere parti indesiderate e, in effetti, la sensibilità al tatto viene accresciuta se queste azioni vengono compiute sott'acqua, grazie al fatto che l' acqua ammorbidisce lo strato corneo che copre le zampe [56][99]. Tuttavia, il comportamento osservato nei procioni in cattività di prendere il cibo e portarlo alla pozza d' acqua più vicina per "lavarlo" prima di mangiarlo non è stato osservato negli esemplari selvatici[100][101]. Il naturalista Georges-Louis Leclerc, Comte de Buffon (1707 – 1788) credeva che il procione non disponesse di un' adeguata salivazione per inumidire il cibo e che per questo dovesse bagnarlo, ma quest' assunzione è certamente non corretta [99][100][102][103]. I procioni in cattività lavano il loro cibo più frequentemente quando una pozza d' acqua con la forma simile a quella di un fiume non è più lontana di 3 metri da loro [103]. La teoria più condivisa è che quella di lavare alcuni alimenti sia un' azione istintiva che imita la ricerca di cibo lungo le rive dei fiumi [99][103][104][105]. Quest'affermazione è sostenuta dall'osservazione che alcuni cibi vengono lavati più frequentemente di altri. Non si ritiene plausibile, invece, che il procione immerga il cibo nell' acqua al fine di pulirlo [103]. Gli esperti mettono in dubbio l'attendibilità di osservazioni di esemplari selvaggi che lavavano il loro cibo [106][107][108].
Riproduzione [modifica]

Dopo un periodo di gestazione di 2 mesi, le femmine di procione danno alla luce dai 2 ai 5 piccoli a primavera. I cuccioli vengono cresciuti dalle madri fino al tardo autunno, quando vengono lasciati a se stessi. Sebbene i procioni in cattività possano vivere anche più di 20 anni, gli esemplari selvatici hanno in genere un'aspettativa di vita tra i 2 e i 3 anni: la caccia e gli incidenti mortali sulle strade sono le principali cause di morte di questi animali in molte aree.
Distribuzione [modifica]

L'areale della specie comprende il sud del Canada, buona parte degli Stati Uniti, il Messico e parte dell'America centrale sino a Panama.

Verso la metà del XX secolo il procione è stato deliberatamente introdotto anche nel continente europeo, nelle regioni del Caucaso e in Giappone. Il suo habitat naturale è costituito da foreste decidue e temperate, ma grazie alla sua spiccata adattabilità può vivere anche in zone montane, paludi in prossimità delle coste, e perfino nelle aree urbane, dove spesso non è visto di buon grado dagli abitanti.
Note [modifica]

1. ^ D.E. Wilson; D.M. Reeder, Procyon lotor. In Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference. 3a edizione, Johns Hopkins University Press, 2005. ISBN 0801882214
2. ^ Holmgren, op. cit., pp.47–67
3. ^ Holmgren, op. cit., pp.64–67
4. ^ Zeveloff, op. cit., pp.6-7
5. ^ Holmgren, op. cit., pp.68–69
6. ^ Zeveloff, op. cit., p.6
7. ^ Hohmann, op. cit., p.44
8. ^ Holmgren, op. cit., p.68
9. ^ Zeveloff, op. cit., p.19
10. ^ Zeveloff, op. cit., pp.16-18, 26
11. ^ Zeveloff, op. cit., pp.20, 23
12. ^ a b Zeveloff, op. cit., p.24
13. ^ Koepfli, Klaus-Peter (June 2007) Phylogeny of the Procyonidae (Mammalia: Carnivora): Molecules, morphology and the Great American Interchange. Molecular Phylogenetics and Evolution 43 (3): 1076–1095. DOI:10.1016/j.ympev.2006.10.003. URL consultato il 2008-12-07.
14. ^ Hohmann, op. cit., p.46
15. ^ Zeveloff, op. cit., pp.42-46
16. ^ Helgen, Kristofer M. (January 2003) Taxonomic status and conservation relevance of the raccoons (Procyon spp.) of the West Indies. Journal of Zoology 259 (1): 69–76. DOI:10.1017/S0952836902002972.
17. ^ Kristofer M. Helgen; Wilson, Don E., A Systematic and Zoogeographic Overview of the Raccoons of Mexico and Central America in Sánchez-Cordero, Víctor; Medellín, Rodrigo A. (a cura di) Contribuciones mastozoológicas en homenaje a Bernardo Villa , Mexico City, Instituto de Ecología of the Universidad Nacional Autónoma de México, 2005. 230 URL consultato il 2008-12-07.
18. ^ Wozencraft, W. C. (16 novembre 2005). Wilson, D. E., and Reeder, D. M. (eds). ed. Mammal Species of the World (3rd edition ed.). Johns Hopkins University Press. pp. 627–628. ISBN 0-801-88221-4. [1].
19. ^ Zeveloff, op. cit., pp.59, 82-83
20. ^ MacClintock, op. cit., p.9
21. ^ Zeveloff, op. cit., pp.79-89
22. ^ Zeveloff, op. cit., pp.79-81,84
23. ^ MacClintock, op. cit., p.5
24. ^ Hohmann, op. cit., p.77
25. ^ Lagoni-Hansen, op. cit., p.15
26. ^ Zeveloff, op. cit., p.58
27. ^ Lagoni-Hansen, op. cit., p.16
28. ^ Zeveloff, op. cit., pp.58-59
29. ^ Lagoni-Hansen, op. cit., p.18
30. ^ Hohmann, op. cit., pp.47-48
31. ^ a b MacClintock, op. cit., p.44
32. ^ Zeveloff, op. cit., p.108
33. ^ MacClintock, op. cit., p.8
34. ^ Zeveloff, op. cit., p.59
35. ^ Bartussek, op.cit. p.6
36. ^ Zeveloff, op. cit., p.61
37. ^ Hohmann, op. cit., p.65-66
38. ^ a b Zeveloff, op. cit., p.60
39. ^ Frank-Uwe Michler; Berit A. Köhnemann. (DE) Ökologische und ökonomische Bedeutung des Waschbären in Mitteleuropa – Eine Stellungnahme in Projekt Waschbär. maggio 2008. URL consultato il 07-06-2009.
40. ^ a b Hohmann, op. cit., p.57
41. ^ Zeveloff, op. cit., pp.71-72
42. ^ Hohmann, op. cit., p.93
43. ^ a b c Zeveloff, op. cit., p.72
44. ^ MacClintock, op. cit., p.28
45. ^ Andrew D. Saunders, Raccoon in Adirondack Mammals, Syracuse, New York, Syracuse University Press, March 1989. 256
46. ^ MacClintock, op. cit., p.33
47. ^ MacClintock, op. cit., p.30
48. ^ MacClintock, op. cit., p.29
49. ^ a b Zeveloff, op. cit., p.73
50. ^ Zeveloff, op. cit., p.64
51. ^ Hohmann, op. cit., p.27
52. ^ MacClintock, op. cit., p.84
53. ^ Hohmann, op. cit., p.66
54. ^ MacClintock, op. cit., p.92
55. ^ Bartussek, op.cit.,p. 13
56. ^ a b Hohmann, op. cit., p.55
57. ^ a b c Zeveloff, op. cit., p.70
58. ^ Hohmann, op. cit., pp.56-59
59. ^ a b MacClintock, op. cit., p.15
60. ^ Zeveloff, op. cit., p.69
61. ^ Hohmann, op. cit., p.56
62. ^ Hohmann, op. cit., pp.60-62
63. ^ Hohmann, op. cit., p.63
64. ^ MacClintock, op. cit., p.18
65. ^ Zeveloff, op. cit., p.66
66. ^ Hohmann, op. cit., pp.63-65
67. ^ MacClintock, op. cit., pp.18-21
68. ^ Zeveloff, op. cit., pp.66-67
69. ^ Hohmann, op. cit., pp.67-70
70. ^ MacClintock, op. cit., p.17
71. ^ a b Zeveloff, op. cit., pp.68-69
72. ^ Hohmann, op. cit., pp.63, 72
73. ^ Zeveloff, op. cit., p.68
74. ^ Davis, H. B. (October 1907) The Raccoon: A Study in Animal Intelligence. The American Journal of Psychology 18 (4): 447–489. DOI:10.2307/1412576.
75. ^ a b Hohmann, op. cit., pp.71-72
76. ^ Stanislas Dehaene, The number sense, New York, Oxford University Press, 1997. 12
77. ^ (1994). "Raccoon social organization in South Texas". (Dissertation at the University of Missouri-Columbia)
78. ^ Hohmann, op. cit., pp.133-155
79. ^ Bartussek, op. cit., pp.10-12
80. ^ Hohmann, op. cit., pp.141-142
81. ^ Hohmann, op. cit., pp.152-154
82. ^ Bartussek, op. cit., p.12
83. ^ Hohmann, op. cit., p.140
84. ^ Hohmann, op. cit., pp.124-126, 155
85. ^ Hohmann, op. cit., p.133
86. ^ Zeveloff, op. cit., pp.137-139
87. ^ MacClintock, op. cit., p.61
88. ^ MacClintock, op. cit., pp.60-61
89. ^ Zeveloff, op. cit., pp.137-138
90. ^ Hohmann, op. cit., pp.142-147
91. ^ Bartussek, op. cit., p.10
92. ^ Zeveloff, op. cit., p.99
93. ^ Hohmann, op. cit., p.82
94. ^ Zeveloff, op. cit., p.102
95. ^ Hohmann, op. cit., pp.85-88
96. ^ MacClintock, op. cit., pp.44-45
97. ^ Hohmann, op. cit., p.83
98. ^ MacClintock, op. cit., p.108-113
99. ^ a b c Zeveloff, op. cit., p.7
100. ^ a b Lagoni-Hansen, op. cit., p.41
101. ^ MacClintock, op. cit., pp.56-57
102. ^ Holmgren, op. cit., p.70
103. ^ a b c d MacClintock, op. cit., p.57
104. ^ Hohmann, op. cit., pp.44-45
105. ^ Lagoni-Hansen, op. cit., pp.41-42
106. ^ Holmgren, op. cit., p.22 (pro)
107. ^ Lagoni-Hansen, op. cit., p.41(contro)
108. ^ MacClintock, op. cit., p.57{contro}

Bibliografia [modifica]

* Ingo Bartussek, Die Waschbären kommen, (in tedesco) Niedenstein, Germania, Cognitio, 2004. ISBN 978-3932583100
* Ulf Hohmann; Ingo Bartussek; Bernhard Böer, Der Waschbär, (in tedesco) Reutlingen, Germania, Oertel+Spörer, 2001. ISBN 978-3886273010
* Virginia C. Holmgren, Raccoons in Folklore, History and Today's Backyards, (in inglese) Santa Barbara, California, Stati Uniti, Capra Press, 1990. ISBN 978-0884963127
* Anke Lagoni-Hansen, Der Waschbär, (in tedesco) Mainz, Germania, Verlag Dieter Hoffmann, 1981. ISBN 3-87341-037-0
* Dorcas MacClintock, A Natural History of Raccoons, (in inglese) Caldwell, New Jersey, Stati Uniti, The Blackburn Press, 1981.
* Mustelid Specialist Group 1995. Procyon lotor. In: IUCN 2010. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2010.1
* Samuel I. Zeveloff, Raccoons: A Natural History, (in inglese) Washington, D.C., Stati Uniti, Smithsonian Books, 2002. ISBN 978-1588340337




FONTE: http://animalitotem.wordpress.com/2008/02/05/animali-dalla-m-alla-r/
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MessaggioOggetto: Re: Procione: destrezza e camuffamento   Ven 12 Ago 2011 - 7:15

Buondì a tutti oggi vedremo altre curiosità sul procione, scopriremo ad esempio che nella cultura dei nativi americani sono presenti diversi miti che lo vedono protagonista...dei documenti di wikipedia riporto solo qualche stralcio perciò per approfondimenti se ne consiglia la visione anche alla fonte originale.

Buona lettura!

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Raccoon

Raccoon
From Wikipedia, the free encyclopedia

The raccoon (pronounced /ræˈkuːn/ ( listen), Procyon lotor), sometimes spelled as racoon,[2] also known as the common raccoon,[3] North American raccoon,[4] northern raccoon[5] and colloquially as coon,[6] is a medium-sized mammal native to North America. It is the largest of the procyonid family, having a body length of 40 to 70 cm (16 to 28 in) and a body weight of 3.5 to 9 kg (8 to 20 lb). The raccoon is usually nocturnal and is omnivorous, with a diet consisting of about 40% invertebrates, 33% plant foods, and 27% vertebrates. It has a grayish coat, of which almost 90% is dense underfur, which insulates against cold weather. Two of its most distinctive features are its extremely dexterous front paws and its facial mask, which are themes in the mythology of several Native American tribes. Raccoons are noted for their intelligence, with studies showing that they are able to remember the solution to tasks up to three years later.

The original habitats of the raccoon are deciduous and mixed forests of North America, but due to their adaptability they have extended their range to mountainous areas, coastal marshes, and urban areas, where many homeowners consider them to be pests. As a result of escapes and deliberate introductions in the mid-20th century, raccoons are now also distributed across the European mainland, the Caucasus region and Japan.

Though previously thought to be solitary, there is now evidence that raccoons engage in gender-specific social behavior. Related females often share a common area, while unrelated males live together in groups of up to four animals to maintain their positions against foreign males during the mating season, and other potential invaders. Home range sizes vary anywhere from 3 hectares for females in cities to 50 km2 for males in prairies (7 acres to 20 sq mi). After a gestation period of about 65 days, two to five young (known as a "kit", plural "kits") are born in spring. The kits are subsequently raised by their mother until dispersion in late fall. Although captive raccoons have been known to live over 20 years, their average life expectancy in the wild is only 1.8 to 3.1 years. In many areas hunting and traffic accidents are the two most common causes of death.



FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Raccoon_%28Procyon_lotor%29_1.jpg

Etymology

The word "raccoon" was adopted into English from the native Powhatan term, as used in the Virginia Colony. It was recorded on Captain John Smith's list of Powhatan words as aroughcun, and on that of William Strachey as arathkone. It has also been identified as a Proto-Algonquian root *ahrah-koon-em, meaning "[the] one who rubs, scrubs and scratches with its hands".[8]

Similarly, Spanish colonists adopted the Spanish word mapache from the Nahuatl mapachitli of the Aztecs, meaning "[the] one who takes everything in its hands".[9] In many languages, the raccoon is named for its characteristic dousing behavior in conjunction with that language's term for bear, for example Waschbär in German, orsetto lavatore in Italian and araiguma (アライグマ) in Japanese. In French and Portuguese (in Portugal), the washing behavior is combined with these languages' term for rat, yielding, respectively, raton laveur and ratão-lavadeiro.

The colloquial abbreviation coon is used in words like coonskin for fur clothing and in phrases like old coon as a self-designation of trappers.[10] However, the clipped form is also in use as an ethnic slur.[11] The raccoon's scientific name, Procyon lotor, is neo-Latin, meaning "before-dog washer", with lotor Latin for "washer" and Procyon Latinized Greek from προ-, "before" and κύων, "dog".


Taxonomy

In the first decades after its discovery by the members of the expedition of Christopher Columbus – the first person to leave a written record about the species – taxonomists thought the raccoon was related to many different species, including dogs, cats, badgers and particularly bears.[12] Carl Linnaeus, the father of modern taxonomy, placed the raccoon in the genus Ursus, first as Ursus cauda elongata ("long-tailed bear") in the second edition of his Systema Naturae, then as Ursus Lotor ("washer bear") in the tenth edition.[13] In 1780, Gottlieb Conrad Christian Storr placed the raccoon in its own genus Procyon, which can be translated either to "before the dog" or "doglike".[14] It is also possible that Storr had its nocturnal lifestyle in mind and chose the star Procyon as eponym for the species.[15]


Senses

The most important sense for the raccoon is its sense of touch.[52] The "hyper sensitive"[53] front paws are protected by a thin horny layer which becomes pliable when wet.[54] The five digits of the paws have no webbing between them, which is unusual for a carnivoran.[55] Almost two-thirds of the area responsible for sensory perception in the raccoon's cerebral cortex is specialized for the interpretation of tactile impulses, more than in any other studied animal.[56] They are able to identify objects before touching them with vibrissae located above their sharp, nonretractable claws.[57] The raccoon's paws lack an opposable thumb and thus it does not have the agility of the hands of primates.[58] There is no observed negative effect on tactile perception when a raccoon stands in water below 10 °C (50 °F) for hours.[59]

Raccoons are thought to be color blind or at least poorly able to distinguish color, though their eyes are well-adapted for sensing green light.[60] Although their accommodation of 11 dioptre is comparable to that of humans and they see well in twilight because of the tapetum lucidum behind the retina, visual perception is of subordinate importance to raccoons because of their poor long-distance vision.[61] In addition to being useful for orientation in the dark, their sense of smell is important for intraspecific communication. Glandular secretions (usually from their anal glands), urine and feces are used for marking.[62] With their broad auditory range, they can perceive tones up to 50–85 kHz as well as quiet noises like those produced by earthworms underground.[63]

Intelligence

Only a few studies have been undertaken to determine the mental abilities of raccoons, most of them based on the animal's sense of touch. In a study by the ethologist H. B. Davis in 1908, raccoons were able to open 11 of 13 complex locks in less than 10 tries and had no problems repeating the action when the locks were rearranged or turned upside down. Davis concluded they understood the abstract principles of the locking mechanisms and their learning speed was equivalent to that of rhesus macaques.[64] Studies in 1963, 1973, 1975 and 1992 concentrated on raccoon memory showed they can remember the solutions to tasks for up to three years.[65] In a study by B. Pohl in 1992, raccoons were able to instantly differentiate between identical and different symbols three years after the short initial learning phase.[65] Stanislas Dehaene reports in his book The Number Sense raccoons can distinguish boxes containing two or four grapes from those containing three.[66]


Social behavior

Studies in the 1990s by the ethologists Stanley D. Gehrt and Ulf Hohmann indicated that raccoons engage in gender-specific social behaviors and are not typically solitary, as was previously thought.[67][68] Related females often live in a so-called "fission-fusion society", that is, they share a common area and occasionally meet at feeding or resting grounds.[69] Unrelated males often form loose male social groups to maintain their position against foreign males during the mating season—or against other potential invaders.[70] Such a group does not usually consist of more than four individuals.[71] Since some males show aggressive behavior towards unrelated kits, mothers will isolate themselves from other raccoons until their kits are big enough to defend themselves.[72] With respect to these three different modes of life prevalent among raccoons, Hohmann called their social structure a "three class society".[73] Samuel I. Zeveloff, professor of zoology at Weber State University and author of the book Raccoons: A Natural History, is more cautious in his interpretation and concludes at least the females are solitary most of the time and, according to Erik K. Fritzell's study in North Dakota in 1978, males in areas with low population densities are as well.[74]

The shape and size of a raccoon's home range varies depending on age, gender, and habitat, with adults claiming areas more than twice as large as juveniles.[75] While the size of home ranges in the inhospitable habitat of North Dakota's prairies lay between 7 and 50 km2 (3 and 20 sq mi) for males and between 2 and 16 km2 (1 and 6 sq mi) for females, the average size in a marsh at Lake Erie was 0.49 km2 (0.19 sq mi).[76] Irrespective of whether the home ranges of adjacent groups overlap, they are most likely not actively defended outside the mating season if food supplies are sufficient.[77] Odor marks on prominent spots are assumed to establish home ranges and identify individuals.[78] Urine and feces left at shared latrines may provide additional information about feeding grounds, since raccoons were observed to meet there later for collective eating, sleeping and playing.[79]

Concerning the general behavior patterns of raccoons, Gehrt points out "typically you'll find 10 to 15 percent that will do the opposite"[80] of what is expected.


Raccoons in a tree. The Raccoon's social structure is grouped into what Ulf Hohmann calls a "three class society".
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Raccons_in_a_tree.jpg

Dousing

Raccoons sample food and other objects with their front paws to examine them and to remove unwanted parts. The tactile sensitivity of their paws is increased if this action is performed underwater, since the water softens the horny layer covering the paws.[89] However, the behavior observed in captive raccoons in which they carry their food to a watering hole to "wash" or douse it before eating has not been observed in the wild.[90] Naturalist Georges-Louis Leclerc, Comte de Buffon (1707–1788) believed that raccoons do not have adequate saliva production to moisten food, necessitating dousing, but this is certainly incorrect.[91] Captive raccoons douse their food more frequently when a watering hole with a layout similar to a stream is not farther away than 3 m (10 ft).[92] The widely accepted theory is that dousing is a vacuum activity imitating foraging at shores for aquatic foods.[93] This is supported by the observation that such foods are doused more frequently. Cleaning dirty food does not seem to be a reason for "washing".[92] Experts have cast doubt on the veracity of observations of wild raccoons dousing food.[94]


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Common_Raccoon_%28Procyon_lotor%29_in_Northwest_Indiana.jpg

Life expectancy

Captive raccoons have been known to live for more than 20 years.[116] However, the species' life expectancy in the wild is only 1.8 to 3.1 years, depending on the local conditions in terms of traffic volume, hunting, and weather severity.[117] It is not unusual for only half of the young born in one year to survive a full year.[118] After this point, the annual mortality rate drops to between 10% and 30%.[119] Young raccoons are vulnerable to losing their mother and to starvation, particularly in long and cold winters.[120] The most frequent natural cause of death in the North American raccoon population is distemper, which can reach epidemic proportions and kill most of a local raccoon population.[121] In areas with heavy vehicular traffic and extensive hunting, these factors can account for up to 90% of all deaths of adult raccoons.[122]

The most important natural predators of the raccoon are bobcats, coyotes, and great horned owls, the latter mainly preying on young raccoons. In the Chesapeake Bay, raccoons are the most important mammalian prey for bald eagles.[123] In their introduced range in the former Soviet Union, their main predators are wolves, lynxes and eagle owls.[124] However, predation is not a significant cause of death, especially because larger predators have been exterminated in many areas inhabited by raccoons.[125]

Conflicts

The increasing number of raccoons in urban areas has resulted in diverse reactions in humans, ranging from outrage at their presence to deliberate feeding.[175] Some wildlife experts and most public authorities caution against feeding wild animals because they might become increasingly obtrusive and dependent on humans as a food source.[176] Other experts challenge such arguments and give advice on feeding raccoons and other wildlife in their books.[177][178] Raccoons without a fear of humans are a concern to those who attribute this trait to rabies, but scientists point out this behavior is much more likely to be a behavioral adjustment to living in habitats with regular contact to humans for many generations.[179] Serious attacks on humans by groups of nonrabid raccoons are extremely rare and are almost always the result of the raccoon feeling threatened; at least one such attack has been documented.[180] Raccoons usually do not prey on domestic cats and dogs, but individual cases of killings have been reported.[181]

While overturned waste containers and raided fruit trees are just a nuisance to homeowners, it can cost several thousand dollars to repair damage caused by the use of attic space as dens.[182] Relocating or killing raccoons without a permit is forbidden in many urban areas on grounds of animal welfare. These methods usually only solve problems with particularly wild or aggressive individuals, since adequate dens are either known to several raccoons or will quickly be rediscovered.[170][183] Loud noises, flashing lights and unpleasant odors have proven particularly effective in driving away a mother and her kits before they would normally leave the nesting place (when the kits are about eight weeks old).[170][184] Typically, though, only precautionary measures to restrict access to food waste and denning sites are effective in the long term.[170][185]

Among all fruits and crops cultivated in agricultural areas, sweet corn in its milk stage is particularly popular among raccoons.[186] In a two-year study by Purdue University researchers, published in 2004, raccoons were responsible for 87% of the damage to corn plants.[187] Like other predators, raccoons searching for food can break into poultry houses to feed on chickens, ducks, their eggs, or feed.[170][188] Since they may enter tents and try to open locked containers on camping grounds, campers are advised to not keep food or toothpaste inside a tent.[189]

Since raccoons are able to increase their rate of reproduction up to a certain limit,[vague] extensive hunting often does not solve problems with raccoon populations. Older males also claim larger home ranges than younger ones, resulting in a lower population density. The costs of large-scale measures to eradicate raccoons from a given area for a certain time are usually many times higher than the costs of the damage done by the raccoons.[40]


Mythology, arts, and entertainment

In the mythology of the indigenous peoples of the Americas, the raccoon was the subject of folk tales.[190] Stories such as "How raccoons catch so many crayfish" from the Tuscarora centered on its skills at foraging.[191] In other tales, the raccoon played the role of the trickster which outsmarts other animals, like coyotes and wolves.[192] Among others, the Dakota Sioux believed the raccoon had natural spirit powers, since its mask resembled the facial paintings, two-fingered swashes of black and white, used during rituals to connect to spirit beings.[193] The Aztecs linked supernatural abilities especially to females, whose commitment to their young was associated with the role of wise women in the tribal society.[194]

The raccoon also appears in Native American art across a wide geographic range. Petroglyphs with engraved raccoon tracks were found in Lewis Canyon, Texas; at the Crow Hollow petroglyph site in Grayson County, Kentucky;[195][196] and in river drainages near Tularosa, New Mexico and San Francisco, California.[197] A true-to-detail figurine made of quartz, the Ohio Mound Builders' Stone Pipe, was found near the Scioto River. The meaning and significance of the Raccoon Priests Gorget, which features a stylized carving of a raccoon and was found at the Spiro Mounds, Oklahoma, remains unknown.[198][199]

In Western culture, several autobiographical novels about living with a raccoon have been written, mostly for children. The best-known is Sterling North's Rascal, which recounts how he raised a kit during World War I. In recent years, anthropomorphic raccoons played main roles in the animated television series The Raccoons, the computer-animated film Over the Hedge and the video game series Sly Cooper.


Stylized raccoon skin as depicted on the Raccoon Priests Gorget found at Spiro Mounds
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:S.E.C.C._hero_twins_3_HRoe_2007.jpg


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_fictional_raccoons

List of fictional raccoons
From Wikipedia, the free encyclopedia

Raccoons in mythology

Azeban, a trickster figure in the mythology of the Abenaki tribe[1]
Raccoons were the subject of folk tales of several other Native American tribes, but they were rather representatives of the species as a whole than individuals with a given name.[2]


Raccoons in literature

Adam Raccoon is the main character in longtime Disney animator Glen Keane's Christian children's series "Parables for Kids" (1986–95).
The Architect of Sleep by Steve Boyett
Bobby Coon, in the stories of Thornton Burgess
Doc Raccoon, in the Catfish Bend series by Ben Lucien Burman
Ranger Rick
Tripod, the three-legged raccoon, in the Dave Robicheaux series by James Lee Burke
Walt Disney's Weecha the Raccoon by Rutherford Montgomery



FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Azeban

Azeban
From Wikipedia, the free encyclopedia

Azeban is a lower-level trickster spirit in Abenaki mythology. The traditional homeland of the Abenaki is Wobanakik (Place of the Dawn), what is now called Northern New England and Southern Quebec. Azeban (also spelled Azban, Asban or Azaban) is a Raccoon, the Abenaki trickster figure. Pronounced ah-zuh-bahn. Azeban does many foolish and/or mischievous things in Abenaki folktales, but unlike animal tricksters in some other tribes, is not dangerous or malevolent.

Azeban deceives animals and other beings for food or other services.

There is an Abenaki story where a woman names her six dogs after their characteristics. She named one of the dogs Azeban. This woman Cedar Girl of the Abanaki [Dawn Land People] naming her dog "Azeban" has caused some confusion, causing people to assume the Abenaki trickster figure is a dog, not realizing she called the dog Azeban because he has the characteristics of the raccoon, the actual Abenaki Trickster figure.

In the story the dog Azeban is one of a litter of six dogs born to Awasosqua (Bear Woman). The others are Awasosis (Little Bear), Kwaniwibid (Long Tooth), Mikwe (Squirrel), Moosis (Little Moose) and Soksemo (Good Nose). All the spirits in Awasosqua's broods are dogs, and are named after their characteristics.


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mm_am_See.jpg
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