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 La Fenice: animale mitologico

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Tila
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MessaggioOggetto: La Fenice: animale mitologico   Mer 21 Apr 2010 - 14:43

Non è detto che l'animale totem sia per forza un animale esistente... o che possiamo incontrare magari una domenica andando allo zoo...

La fenice è sempre stata associata al fuoco...ma vediamo insieme di scoprire di più!


FONTE: http://animalitotem.wordpress.com/



Simbolismo
Il simbolo della Fenice trova le proprie origini nell’antico Egitto ove assumeva il significato solare associato alla città di Heliopolis. In essa veniva onorato il dio Sole che ogni giorno sorgeva e tramontava. Dopo aver vissuto per 500 anni la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma. Qui accatastava ramoscelli di pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo. Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l’incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza. Dopo 3 giorni rinasceva dalle sue ceneri e rinnovata nel corpo e nello spirito, volava ad Heliopolis e si posava sopra l’albero sacro. Per questo è diventata simbolo non solo dell’anima immortale e della resurrezione, ma anche di trionfo e di rinascita a nuova vita (o ad un nuovo stile di vita). Tale leggendaria immagine di longevità ed immortalità costituì, durante il Medioevo, un parallelo con l’immortalità e la resurrezione di Cristo dal Santo Sepolcro.

La Fenice come animale totem

Se senti affinità con questo magico uccello di fuoco, significa che sei attratto dall’alchimia, intesa come processo di trasmutazione. Può significare che ciclicamente senti il bisogno di purificarti e rinnovarti. Questo processo di evoluzione può richiedere di sacrificare e bruciare una vecchia identità a favore di una nuova immagine o di un nuovo stile di vita che deve affiorare. Altre implicazioni simboliche possono essere le seguenti: la Fenice, dal momento che si crea da sé, non vuole avere alcun Maestro. Essendo un uccello unico (ne esiste soltanto una per volta), è un essere solitario. E’ ancora più solitario per via del fatto che non si riproduce. Può vivere centinaia d’anni, ma sempre da sola, senza nessuno dei suoi simili. Pur essendo lo scopo della sua vita quello di riportare la felicità sulla Terra, lei stessa ha dovuto rinunciare alla sua felicità personale e alla possibilità di amare, dal momento che una Fenice vivendo più a lungo dei comuni mortali, può avere difficoltà a trovare un compagno per la vita.



Come vedremo in questo articolo la fenice rappresenta sia la morte che la rinascita... insegna ad avere speranza anche se vive nella disperazione, avvicina alla consapevolezza spirituale, simboleggia il sole....

FONTE: http://www.linsdomain.com/totems/pages/phoenix.htm

PHOENIX
Phoenix, hear my heart's desire.
Fill me with renewing fire.
Renew my body, mind and soul.
Loving Phoenix, make me whole.
Keeper of the Fire of Creation
Represents death and rebirth.
Transformation and Regeneration.
Protector of all fire.
This totem gives hope in the midst of despair.
Helps you transform your life into something purer
and brings you closer to spiritual awareness.
Call upon the Phoenix for strength and renewed energy when facing trials of life.
Symbolizes the Sun, dying every night to be reborn with the dawn.
The Chinese believe that the Phoenix has been sent to Earth
to help the development of mankind. Known as the Feng-Huang.
The Phoenix that I know is a traveler
going through the inky vastness of space;
it can take mortal form when it wants to -- during one of my lifetimes as a large red bird.


Ultima modifica di Tila il Mer 29 Dic 2010 - 19:32, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: La Fenice: animale mitologico   Mer 21 Apr 2010 - 16:49

Grazie agli articoli che seguono conosceremo la fenice attraverso gli occhi di altre civiltà...e naturalmente le loro tradizioni...

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Fenice
Fenice
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Fenice, spesso nota anche con l'epiteto di Araba Fenice, era un uccello mitologico noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Gli antichi egizi furono i primi a parlare del Bennu, che poi nelle leggende greche divenne la Fenice. Uccello sacro favoloso, aveva l'aspetto di un'aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d'oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d'oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe, due lunghe piume — una rosa e una azzurra — che le scivolano morbidamente giù dal capo (o erette sulla sommità del capo) e tre lunghe piume che pendono dalla coda piumata — una rosea, una azzurra e una color rosso-fuoco —. In Egitto era solitamente raffigurata con la corona Atef o con l'emblema del disco solare.
Indice
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* 1 Associazione con animali reali
* 2 La morte e resurrezione
* 3 La storia
* 4 Astronomia
* 5 La fenice nel mondo
o 5.1 In Cina
o 5.2 In India
o 5.3 In Giappone
o 5.4 Fra gli ebrei e i cristiani
* 6 Paralleli con altre figure leggendarie
* 7 Altre curiosità
* 8 La fenice nei fenomeni di massa
* 9 Note
* 10 Bibliografia
* 11 Voci correlate
* 12 Collegamenti esterni

Associazione con animali reali [modifica]

Molti storici si domandano se sia esistita la Fenice, facendo riferimento alle opere dei poeti romani, considerandola nulla di più di un prodotto della fantasia dei seguaci del Dio-Sole. Alcuni, tuttavia, credono che il mito possa essere basato sull'esistenza di un vero uccello che viveva nella regione allora governata dagli Assiri.

Gli antichi la identificavano col fagiano dorato, tanto che un imperatore romano si vantò di averne catturato uno.

Nella Bibbia, con l'ibis o col pavone; altri, con l'airone rosato o l'airone cinereo — basandosi sull'abitudine degli antichi egizi di festeggiare il ritorno del primo airone cinereo sopra il salice sacro di Heliopolis, considerato evento di buon auspicio, di gioia e di speranza.

Il volatile più idoneo a rappresentarla è la Garzetta: uccello simile all'airone, di cui numerosi esemplari vennero sterminati solo poiché i loro ciuffi costituivano le "aigrettes" usate per confezionare i pennacchi coi quali si adornavano le dive. Come l'airone che spiccava il volo sembrava mimare il sorgere del sole dall'acqua, la Fenice venne associata col sole e rappresentava il BA ("l'anima") del dio del sole Ra , di cui era l'emblema — tanto che nel tardo periodo il geroglifico del Bennu veniva impiegato per rappresentare direttamente Ra.

Quale simbolo del sole che sorge e tramonta, la Fenice presiedeva al giubileo regale. Ed essendo colei che ri-sorge per prima, venne associata al pianeta Venere — che appunto veniva chiamato "la stella della nave del Bennu-Asar", e menzionata quale Stella del Mattino nell'invocazione:

«Io sono il Bennu, l'anima di Ra, la guida degli Dei nel Duat. Che mi sia concesso entrare come un falco, ch'io possa procedere come il Bennu, la Stella del Mattino.»

E come l'airone, che s'ergeva solitario sulla sommità delle piccole isole di roccia che sbucavano dall'acqua dopo la periodica inondazione del Nilo che ogni anno fecondava la terra col suo limo, il ritorno della Fenice annunciava un nuovo periodo di ricchezza e fertilità. Non a caso era considerata la manifestazione dell'Osiride risorto, e veniva spesso raffigurata appollaiata sul Salice, albero sacro ad Osiride. Per questa stessa ragione venne riconosciuta quale personificazione della forza vitale, e — come narra il mito della creazione — fu la prima forma di vita ad apparire sulla collina primordiale che all'origine dei tempi sorse dal Caos acquatico.

Si dice infatti che il Bennu abbia creato sé stesso dal fuoco che ardeva sulla sommità del sacro salice di Heliopolis. Proprio come il sole, che è sempre lo stesso e risorge solo dopo che il sole "precedente" è tramontato, di Fenice ne esisteva sempre un unico esemplare per volta. Da qui l'appellativo "semper eadem": sempre la medesima.

Era sempre un maschio, e viveva in prossimità di una sorgente d'acqua fresca all'interno di una piccola oasi nel deserto d'Arabia, un luogo appartato, nascosto ed introvabile. Ogni mattina all'alba faceva il bagno nell'acqua e cantava una canzone così meravigliosa che il dio del sole arrestava la sua barca (o il suo carro, nella mitologia greca) per ascoltarla.

Talvolta visitava Heliopolis (la città del sole, di cui era l'uccello sacro), e si posava sulla pietra ben-ben: l'obelisco all'interno del santuario della città (nota originariamente col nome di "Innu", che significa "la città dell'obelisco", da cui il nome biblico On).
La morte e resurrezione [modifica]

Dopo aver vissuto per 500 anni (secondo altri 540, 900, 1000, 1461/ 1468, o addirittura 12955/ 12994), la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma.

Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo — grande quanto era in grado di trasportarlo (cosa che stabiliva per prove ed errori). Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l'incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza.

Per via della cannella e della mirra che bruciano, la morte di una fenice è spesso accompagnata da un gradevole profumo. Dal cumulo di cenere emergeva poi una piccola larva (o un uovo), che i raggi solari facevano crescere rapidamente fino a trasformarla nella nuova Fenice nell'arco di tre giorni (Plinio semplifica dicendo "entro la fine del giorno"), dopodiché la nuova Fenice, giovane e potente, volava ad Heliopolis e si posava sopra l'albero sacro,

«cantando così divinamente da incantare lo stesso Ra»

- peraltro si dice anche che dalla gola della Fenice giunse il soffio della vita (il Suono divino, la Musica) che animò il dio Shu.

Ma nella antica tradizione riportata da Erodoto, la fenice risorge ogni 500 anni, come riportato da Cheremone, filosofo stoico iniziato ai misteri egizi che parla di un <periodo solstiziale>, da Orapollo vissuto sotto Zenone (474-491) che -come sappiamo dal lessico Suida - diresse la scuola egizia a Menouthis, presso Alessandria, da Eliano di Preneste; la rinascita della fenice cela per tutti questi autori un periodo astronomico connesso alla resurrezione di Osiride. Già nel Capitolo 125 del Libro dei Morti, Osiride afferma di rinascere come fenice nella città di On (Heliopolis) sede di miti cosmologici; contestualmente, infatti, Osiride si identifica con il Duplice Leone nei nomi di Ieri e Domani, ovvero Osiride e Ra, simbolo esoterico preposto alle rinascite dei cicli solari[1]. Orapollo palesa senza veli che la fenice è una delle manifestazioni del sole <dai molti occhi> come interpretato da Sbordone che riporta una grafia tarda del nome di Osiride costituita da un occhio e uno scettro. Da qui l'occhio della fenice inteso come l'illuminazione consapevole di Osiride che - sempre secondo Orapollo - rinascendo incarna <il rinnovamento ciclico degli astri> , intrinseco alla fiamma del <periodo solstiziale> della fenice riportato in un frammento di Cheremone.
La storia [modifica]

Storicamente parlando, viene menzionata per la prima volta in un libro nell'esodo (VIII secolo AC). Uno dei primi resoconti dettagliati ce lo fa lo storico greco Erodoto circa due secoli dopo:
« Un altro uccello sacro era la Fenice. Non l'ho mai vista coi miei occhi, se non in un dipinto, poiché è molto rara e visita questo paese (così dicono ad Heliopolis) soltanto a intervalli di 500 anni: accompagnata da un volo di tortore, giunge dall'Arabia in occasione della morte del suo genitore, portando con sé i resti del corpo del padre imbalsamati in un uovo di mirra, per depositarlo sull'altare del dio del Sole e bruciarli. Parte del suo piumaggio è color oro brillante, e parte rosso-regale (il cremisi: un rosso acceso). E per forma e dimensioni assomiglia più o meno ad un'aquila. »


Proprio a questo resoconto di Erodoto, dobbiamo l'erronea denominazione di "Araba Fenice". Ovidio, nelle Metamorfosi, ci narra della fenice, uccello che giunto alla veneranda età di 500 anni, termine ultimo della vita concessagli, depone le sua membra in un nido di incenso e cannella costruito in cima ad una palma o a una una quercia, e spira. Dal suo corpo nasce poi un'altra fenice che, divenuta adulta, trasportò il nido nel tempio di Iperione, il Titano padre del dio Sole..

Ovidio dice:
« ... si ciba non di frutta o di fiori, ma di incenso e resine odorose. Dopo aver vissuto 500 anni, con le fronde di una quercia si costruisce un nido sulla sommità di una palma, ci ammonticchia cannella, spigonardo e mirra, e ci s'abbandona sopra, morendo, esalando il suo ultimo respiro fra gli aromi. Dal corpo del genitore esce una giovane Fenice, destinata a vivere tanto a lungo quanto il suo predecessore. Una volta cresciuta e divenuta abbastanza forte, solleva dall'albero il nido (la sua propria culla, ed il sepolcro del genitore), e lo porta alla città di Heliopolis in Egitto, dove lo deposita nel tempio del Sole. »


Eliopoli, dove i sacerdoti di Ra conservavano gli archivi dei tempi passati. In quest'ottica, la Fenice era il nuovo profeta/messia che "distruggeva" gli antichi testi sacri per far risorgere una nuova Religione dai resti della precedente.

Tacito arricchisce la storia, scrivendo che la giovane fenice solleva il corpo del proprio genitore morto fino a farlo bruciare nell'altare del Sole. Altri scrittori descrivono come la fenice morta si trasformi in un uovo, prima di essere portata verso il Sole.

Il Fisiologo, primo bestiario cristiano, cita il favoloso uccello:
« IX) La fenice

C'è un altro volatile che è detto fenice.
Nostro Signore Gesù Cristo ha le sua figura, e dice nel Vangelo:

«Posso deporre la mia anima, per poi riprenderla una seconda volta».

Per queste parole i Giudei si erano scandalizzati e volevano lapidarlo. C'è dunque un uccello, che vive in alcune zone dell'India, detto fenice. Di lui il Fisiologo ha detto che, trascorsi cinquecento anni della sua vita, si dirige verso gli alberi del Libano, e si profuma nuovamente entrambe le ali con diversi aromi. Con alcuni segni si annuncia al sacerdote di Eliopoli nel mese nuovo, Nisan o Adar, cioè nel mese di Famenòth, o di Farmuthì. Dopo che il sacerdote ha avvertito questo segnale, entra e carica l'altare di sarmenti di legno.

Quindi il volatile arriva, entra nella città di Eliopoli, pieno di tutti gli aromi che sprigionano entrambe le sue ali; ed immediatamente vedendo la composizione di sarmenti che è stata fatta sull'altare, si alza e, circondandosi di profumi, un fuoco si accende da solo e da solo si consuma. Poi, un altro giorno, giunse un sacerdote e, dopo aver bruciato la legna che aveva collocato sopra l'altare, trovò qui, osservando, un modesto vermicello, che emanava un buonissimo odore. Poi, al secondo giorno, trovò un uccellino raffigurato. Il terzo il sacerdote tornò a vedere e notò che l'uccellino era divenuto un uccello fenice. Una volta salutato il sacerdote, volò via e si diresse al suo luogo antico. Se invero questo uccello ha il potere di morire e di nuovo di rivivere, nel modo in cui gli uomini stolti si adirano per la parola di Dio, tu hai il potere come vero uomo e vero figlio di Dio, hai il potere di morire e di rivivere.
Dunque come ho detto prima, l'uccello prende l'aspetto del nostro Salvatore, che scendendo dal cielo, riempì le sue ali dei dolcissimi odori del Nuovo e dell'Antico Testamento, come egli stesso disse: «Non sono venuto ad eliminare la legge, ma ad adempierla». E di nuovo: «Così sarà ogni scrittore dotto nel regno dei cieli, offrendo rose nuove ed antiche dal suo tesoro »


La lunga vita della Fenice e la sua così drammatica rinascita dalle proprie ceneri, ne fecero il simbolo della rinascita spirituale, nonché del compimento della Trasmutazione Alchemica — processo Misterico equivalente alla rigenerazione umana ("Fenice" era il nome dato dagli alchimisti alla pietra filosofale).

Già simbolo della Sapienza divina (cfr. Giobbe 38 verso 36), intorno al IV secolo d.C. venne identificata con Cristo presumibilmente per via del fatto che tornava a manifestarsi 3 giorni dopo la morte, e come tale venne adottata quale simbolo paleocristiano di immortalità, resurrezione e vita dopo la morte.

Dante Alighieri così descrive la Fenice:
« che la fenice more e poi rinasce,

quando al cinquecentesimo appressa
erba né biada in sua vita non pasce,
ma sol d'incenso lacrima e d'amomo,
e nardo e mirra son l'ultime fasce. »

(Inferno XXIV, 107-111)

Al giorno d'oggi sopravvive il modo di dire "essere una fenice", per indicare qualcosa di cui non si conosce l'uguale, introvabile, un esemplare unico e soprattutto inafferrabile, secondo il ben noto detto di Metastasio ("Demetrio", atto II, scena III):
« Come l'araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. »


Tale espressione venne ripresa pari pari da Lorenzo Da Ponte nel libretto di Così fan tutte musicato da Mozart, per affermare l'impossibilità di trovare la fedeltà nelle donne:
« È la fede delle femmine come l'araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. »

Astronomia [modifica]

La Fenice (abbreviazione: Phe) è anche una costellazione dell'Emisfero Sud, vicino a Tucana (il Tucano) e Sculptor. Fu così chiamata da Johann Bayer nel 1603, ed è costituita da 11 stelle. Assai curiosamente, questa costellazione è universalmente stata riconosciuta come uccello, ed è stata chiamata Grifone, Aquila, Giovane Struzzo (dagli arabi) e Uccello di Fuoco (dai cinesi).
La fenice nel mondo [modifica]

Vi sono controparti della Fenice in praticamente tutte le culture: sumera, assira, inca, azteca, russa (l'uccello di fuoco), quella dei nativi americani (Yel), e in particolare nella mitologia cinese (Feng), indù e buddista (Garuda), giapponese (Ho-oo o Karura), ed ebraica (Milcham):
In Cina [modifica]

«Un uccello mitologico, che non muore mai, la fenice vola lontano, avanti a noi, osservando con occhi acuti il paesaggio circostante e lo spazio distante. Rappresenta la nostra capacità visiva, di raccogliere informazioni sensorie sull'ambiente che ci circonda e sugli eventi che si dipanano al suo interno. La fenice, con la sua bellezza assoluta, crea un'incredibile esaltazione unita al sogno dell'immortalità».

The Feng Shui Handbook, feng shui Master Lam Kam Chuen

I cinesi hanno un gruppo di quattro creature magiche (detti "I quattro Spiritualmente-dotàti") che presiedono i destini della Cina, e rappresentano le forze primordiali degli animali piumati, corazzati, pelosi e con squame. Questi quattro animali sacri sono: Bai Hu (la tigre bianca) o Ki-Lin (l'unicorno) per l'Ovest; Gui Xian (la tartaruga o il serpente) per il Nord; Long (il drago) per l'Est; e, per il Sud, Feng (la Fenice) — detto anche Fêng-Huang, Fung-hwang o Fum-hwang.

Rappresentava il potere e la prosperità, ed era un attributo esclusivo dell'imperatore e dell'imperatrice, che erano gli unici in tutta la Cina ad essere autorizzati a portare il simbolo del Feng. Era la personificazione delle forze primordiali dei Cieli, e talvolta veniva rappresentata con la testa e la cresta di fagiano e la coda di pavone (ma siccome i cinesi desideravano dare al Feng i più begli attributi di tutti gli animali, lo raffiguravano con la fronte della gru, il becco dell'uccello selvatico, la gola della rondine, il collo del serpente, il guscio della testuggine, le strisce del drago e la coda di un pesce).

Nel becco portava due pergamene o una scatola quadrata che conteneva i Testi Sacri, e recava iscritte nel corpo le Cinque Virtù Cardinali. Si dice inoltre che la sua canzone contenesse le cinque note della scala musicale cinese, e che la sua coda includesse i cinque colori fondamentali (blu, rosso, giallo, bianco e nero), e che il suo corpo fosse una mistura dei sei corpi celesti (la testa simboleggiava il cielo; gli occhi, il sole; la schiena, la luna; le ali, il vento; i piedi, la terra; e la coda, i pianeti).

Il Feng viene a volte dipinto con una sfera di fuoco che rappresenta il sole, ed è chiamato "l'uccello scarlatto": l'imperatore di tutti gli uccelli. Nato dal fuoco nella "Collina del Falò del Sole", vive nel Regno dei Saggi, che sta ad Est della Cina. Beve acqua purissima e si ciba di bambù. Ogni volta che canta, tutti i galli del mondo l'accompagnano nella sua canzone di cinque note. Appare soltanto in tempi di pace e prosperità, e scompare nei tempi bui. Diversamente dal Benu, il Feng può essere maschio o femmina, e vivere in coppia — coppia che rappresenta la felicità della coppia di sposi. Al concepimento, è il Feng a consegnare l'anima del nascituro nel grembo della madre.
In India [modifica]

Nella cultura induista e buddista, la Fenice si chiama Garuda.

Ha ali e becco d'aquila, un corpo umano, la faccia bianca, ali scarlatte e un corpo d'oro. È uno dei supremi veggenti d'infinita coscienza. Narra la leggenda indù che Kadru, madre di tutti i serpenti, combatté con la madre di Garuda, imprigionandola. Garuda andò quindi a recuperare del Soma, che lo rese immortale, per liberare sua madre da Kadru. Viṣṇu, colpito da ciò, lo scelse come avatar (l'incarnazione terrestre) o destriero. Comunque, Garuda mantenne un grande odio verso i Naga (la famiglia dei serpenti e dei draghi), e ne ammazzava uno al giorno per pranzo. Poi però un principe buddista gl'insegnò l'astinenza, e Garuda riportò in vita le ossa di molti dei serpenti che aveva ucciso.
In Giappone [modifica]

In Giappone la Fenice figura col nome di Ho-ho o Karura (storpiatura del nome sanscrito Garuda): è un'enorme aquila sputa fuoco dalle piume dorate e gemme magiche che ne coronano la testa, ed annuncia l'arrivo di una nuova era.
Fra gli ebrei e i cristiani [modifica]

Nelle leggende ebraiche, la Fenice viene chiamata Milcham. Dopo che Eva mangiò il frutto proibito, divenne gelosa dell'immortalità e della purezza delle altre creature del Giardino dell'Eden — così convinse tutti gli animali a mangiare a loro volta il frutto proibito, affinché seguissero la sua stessa sorte. Tutti gli animali cedettero, tranne la Fenice — che Dio ricompensò ponendola in una città fortificata dove avrebbe potuto vivere in pace per 1000 anni. Alla fine di ogni periodo di 1000 anni, l'uccello bruciava e risorgeva da un uovo che veniva trovato nelle sue ceneri.

La fenice è cantata da numerosi poeti classici, come Ovidio (Metamorfosi XV), che scrisse che ogni 500 anni essa si rigenerava istantaneamente dalla proprie ceneri, in un nido di piante aromatiche che essa stessa costruisce.

I padri della Chiesa accolsero la tradizione ebraica e fecero della fenice il simbolo della resurrezione della carne. La sua immagine ricorre frequentemente nell'iconografia delle catacombe.

Dante Alighieri la cita in una similitudine dell'Inferno (XXIV 106-115).
Paralleli con altre figure leggendarie [modifica]

Quetzalcoatl, dio uccello (o serpente piumato) dell'America del Sud (Messico), aveva il dono di morire e risorgere; grande sovrano e portatore di civiltà. Da un'iscrizione Maya del 987 d.C.: «Arrivò Kukulkán, serpente piumato, a fondare un nuovo stato». I toltechi ne parlano come di un re-sacerdote di Tollan, che morì nello Yucatan, forse arso su un rogo (come la Fenice).

Wakonda, uccello del tuono degli indiani Dakota. Per i Sioux, "grande potere superiore", fonte di potere e saggezza, divinità generosa che sostiene il mondo e illumina lo sciamano

Nella narrativa dell'antica Persia è presenta con il nome di Homa o Seemorgh.
Altre curiosità [modifica]
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Quattro piramidi furono dedicate alla Fenice:

* quella di Cheope, presso Giza, detta "dove il sole sorge e tramonta";
* ad Abusir, Sahura, "splendente come lo spirito Fenice";
* Neferikare, "dello spirito Fenice"
* Reneferef, "divina come gli spiriti Fenice".

Una interessante spiegazione ornitologica per il mito della Fenice, è che alcuni grandi volatili sbattono le ali sul fuoco per uccidere i parassiti col fumo. La Fenice, nel suo aspetto distruttore, viene a liberare il mondo dal male — i parassiti, appunto — bruciandolo col Fuoco Spirituale.

Fernand Crombette, nell'opera biblico-egittologica 'Giuseppe, Maestro del Mondo e delle scienze', associa il Bennu a Giuseppe d'Egitto. Molteplici simboli associano il Principe e il Phenix. Giuseppe risulta anche l'anticipazione del Cristo che muore e risorge. Messo a morte dai fratelli è associato alla porpora sanguigna, ma regale, risorge glorioso.
La fenice nei fenomeni di massa [modifica]

* Nel videogioco per nintendo DS Ace Attorney i primi tre capitolo hanno come personaggio l'avvocato difensore Phoenix Wright, chiaro riferimento alla fenice, inoltre viene raffigurato nel logo proprio come una fenice stilizzata sfruttando un effetto ottico.
* Una fenice di nome Fawkes (nella versione inglese originale, in italiano si chiama Fanny) appare nella saga di Harry Potter come animale leggendario che appartiene al preside della scuola di Hogwarts, Albus Silente. Si può ipotizzare che sia di sesso maschile (è indicata con il pronome maschile in inglese, mentre in italiano è neutra poiché non si fa riferimento a maschio o femmina). Nella saga fa riferimento ad altri poteri straordinari della fenice: è in grado di sollevare pesi immensi e le sue lacrime hanno potere curativo. Albus Silente sostiene che le fenici siano animali da compagnia estremamente fedeli. Nel secondo libro Fanny aiuta Harry nella Camera dei Segreti, dando il cappello magico all'eroe dal quale esce la spada di Godric Grifondoro. Inoltre guarisce con le lacrime Harry, quasi ucciso dal veleno del Basilisco. Inoltre nel sesto libro, "Il principe mezzosangue", Fanny se ne va per la morte di Silente.
* Il Pokémon Ho-Oh è ispirato alla figura della fenice nella mitologia giapponese.
* La Fenice appare come spirito invocabile in diversi videogiochi della saga di Final Fantasy.
* Nel manga e anime Saint Seiya (I Cavalieri dello Zodiaco nella versione italiana) uno dei protagonisti, Ikki (Phoenix nella versione italiana), indossa l'armatura della Fenice che, una volta distrutta, è in grado di ricomporsi da sola in pochi minuti, ogni volta più forte e resistente di prima (proprio come la fenice che risorge dalle proprie ceneri): lo stesso Ikki sembra essere in grado di riuscirci. Quando i Saint di Atena si scontrano con gli Specter di Ade, Ikki si reca nell'Inferno e qui affronta uno dei 3 giudici infernali e generali degli Specter, Aiacos di Garuda! I suoi colpi segreti sono l'Hoohyoku Tensho o Houyoku Tensho (Volo delle Ali della Fenice, o Volo delle Ali Infuocate, nell'anime Ali della Fenice) ed il Phoenix GenmaKen (Colpo dell'Illusione Diabolica della Fenice, nell'anime Fantasma Diabolico)
* Nel manga e anime B't X, il B't Je T'aime (Tempest nella versione italiana) è ispirato alla fenice della mitologia cinese e, come quest'ultima, dopo la morte è in grado di rinascere ogni volta più potente di prima (pur essendo una macchina).
* Nell'anime di Monster Rancher la fenice è l'unico monster in grado di competere contro Master Moo e di riportare al loro stato precedente i monster diventati malvagi.
* In videogiochi come Final Fantasy la Fenice è un essere il quale se invocato è in grado, attraverso le sue fiamme (che intanto danneggiano il nemico), di ridare vita ai personaggi e anche allo stesso invocatore. Le sue piume vengono appunto usate per resuscitarli dalla morte.
* Nell'universo Marvel, con particolare riferimento alle avventure degli X-Men, Fenice è un'entità cosmica con un potere praticamente illimitato. Si è manifestata la prima volta possedendo il corpo di Jean Grey, e successivamente ha posseduto diversi altri personaggi. Nella miniserie Il canto di guerra di Fenice[2] è stata imprigionata apparentemente per sempre nel cuore adamantino delle Naiadi di Stepford.
* Nel manga ed anime giapponese " Hokuto no Ken" (in italiano: "Ken il guerriero") di Buron Son e Tetsuo Hara, l'immagine della Fenice viene associata a Souther (o Sauzer). Souther è il guerriero più potente della Scuola di Nanto e rappresenta la figura dell'Imperatore Supremo di questa Scuola. Dopo essere stato addestrato dal maestro Ogai, lo uccide a sua insaputa a quindici anni divenendo l'unico ed incontrastabile Maestro del Colpo della Fenice. In onore del Suo Maestro, fa costruire una Piramide in puro stile egizio. Alla cima di questa piramide esegue il suo ultimo e terribile colpo: "Il volo della Fenice" appunto. Souther ha una rara deformazione anatomica, per cui il suo cuore si trova sul lato destro del petto; poiché questo segreto annulla gli attacchi di Kenshiro (il protagonista), egli si autoconsidera immortale ed invincibile proprio come l'uccello mitico che incarna.
* Nella serie animata Digimon, uno dei digimon protagonisti, precisamente Biyomon, in tutte le sue evoluzioni ha le fattezze della fenice. Nella "digievoluzione" diventa "Birdramon", un' aquila di fuoco. Poi "superdigievolve" in Garudamon, un digimon delle stesse sembianze della fenice e il quale nome è formato dalla desinenza "-mon", che è comune a tutti i digimon e "Garuda-", il nome della fenice nella cultura indiana. In fine, la sua "megadigievoluzione" è "Phoenixmon", un digimon che ha le esatte sembianze dell'uccello leggendario, con tanto di code dorate. Quindi un chiaro riferimento alla fenice.
* Nel manga One Piece Marco, il comandante della prima flotta della Ciurma di Barbabianca, è in possesso dei poteri del frutto del diavolo grazie ai quali può trasformarsi in una Fenice circondata da fiamme azzurre che rigenerano le parti del corpo colpite dagli avversari. Marco viene appunto soprannominato "la Fenice".
* La Fenice appare anche come unità mitica degli Egizi in Age of Mythology ed è raffigurata come un uccello infuocato con un becco simile a quello di un airone. Nel gioco la Fenice attacca con getti di fiamme e se uccisa appare un uovo nello stesso punto (solo su terreno pianeggiante), che permette di riportarla in vita con un costo in oro, a meno che l'uovo stesso non venga distrutto dal nemico.
* Lo stemma della band dei Queen (disegnato da Freddie Mercury) include i segni zodiacali dei quattro componenti, sovrastati da un'Araba Fenice, scelta in segno di immortalità e speranza.

Note [modifica]

1. ^ Capitolo 17 del Libro dei Morti
2. ^ X-Men: Phoenix Warsong nn. 1-5, novembre 2006-marzo 2007; prima ed. it. X-Men Deluxe nn. 150-151, Panini Comics, ottobre-novembre 2007.

Bibliografia [modifica]

* Umberto Capotummino. L'occhio della Fenice - Sapienza e divinazione dall'antica Cina all'antico Egitto. Palermo, Sekhem, 2005. ISBN 88-902054-0-7
* R. van Den Broek. The Myth of the Phoenix - According to Classical and Early Christian Traditions. E.J.Brill, Leiden, 1972.
* Silvia Fabrizio-Costa (a cura di). La Fenice : mito e segno (simposio dell’università di Caen). Peter Lang, Bern, 2001. ISBN 3-906767-89-2
* Françoise Lecocq, « Les sources égyptiennes du mythe du phénix », L’Egypte à Rome (colloque de Caen, 28-30.11.2002), éd. F. Lecocq, Cahiers de la MRSH-Caen n° 41, 2005, 2° éd. rev. et corr. 2008, p. 211-266. [ISSN 1250-6419]
* Françoise Lecocq, « L’iconographie du phénix à Rome », Images de l’animal dans l’Antiquité. Des figures de l’animal au bestiaire figuré ; preprint : [1], p. 73-106.
* Françoise Lecocq, « L’œuf du phénix. Myrrhe, encens et cannelle dans le mythe du phénix », L’animal et le savoir, de l’Antiquité à la Renaissance ; preprint : [2], p. 107-130.
* Francesco Zambon, Alessandro Grossato. Il mito della fenice in Oriente e in Occidente. Venezia, Marsilio Editori, 2004. ISBN 88-317-8614-8

FONTE: http://www.esonet.org/Application/vis_articoli.aspx?nmart=1342&nmcap=0&sett=43&Titolo=%27La%20fenice%20e%20la%20precessione%20degli%20equinozi%20*

La fenice e la precessione degli equinozi
di Capotummino, Umberto

La fenice e la precessione degli equinozi


Nella era più antica della religione egiziana, come documentato in un testo delle piramidi, la Fenice viene indicata come una delle forme assunte da Atum, il dio primordiale dell’Enneade di Eliopoli, la città dei nove dèi originari.

Risale a questo testo la connotazione etimologica della Fenice: bnw, ovvero benu, che deriva dal verbo wbn che significa splendere, sorgere fulgidamente; funzione associata al sorgere del dio primordiale, Atum, generatore dei nove dei dell’Enneade, nell’immagine di una pietra conica primigenia benben custodita nel tempio di Eliopoli. Questo gioco etimologico, che evoca l’autogenerazione luminosa del tempo, vela una concezione segreta che è rintracciabile nella simbologia del Libro dei Morti, Formula17. Nel dettato esoterico delle immagini ivi contenute, Atum e gli altri dei dell’Enneade costituiscono il luogo e la forma del divenire, in una sequenza novenaria al comando del dio sole Ra, che tuttavia ha posto le sue basi su una sequenza ottonaria identificata nell’altura di Kemenu, ovvero la Città degli Otto.

Quest’ultima è abitata da otto entità prime bilanciate in quattro coppie di deità nominate come “Abisso, Tenebre, Invisibile, Acque primeve” a significare la concezione di fondamento non manifesto del tempo su cui successivamente prenderà forma manifesta la sequenza novenaria scaturita da Atum. I sacerdoti di Menfi all’inizio dell’Antico Regno consacreranno l’insieme degli archetipi immanenti e polarizzati dalle otto deità di Kemenu, animato dal demiurgo Ptah, guardiano dell’asse del mondo, alla città di Ermopoli; dai teologi egizi questo insieme è identificato come il piano di base (ipostasi) abitato dalla sequenza circolare dei nove dèi di Eliopoli. L’attivazione di questa dinamica si rivela in un corpo di fruizione che vedrà nel sorgere della Fenice l’esito della trasfigurazione del tempo.

Leggiamo infatti la Formula 17:

<<Io sono Ra alla sua prima apparizione che governa ciò che ha fatto[1]. E’ il cominciare di Ra quando sorge in Het-nen-nesut[2] come l’essere che si è dato la forma, quando Shu[3] ha sollevato il cielo tenendosi sull’altura di Kemenu[4].>>

Nel rinnovarsi del corpo di fruizione, poche righe più avanti nella stessa Formula 17, di colui che incarna Ra nell’adorazione, l’Osiride, sarà detto: <<E’ il suo fallo col quale si è unito a se stesso.>> E l’Osiride replica:<<Io sono questo gande Benu che è in On[5]>>

Quindi sta scritto che la Fenice nasce dall’unione del divenire dell’Osiride con la sua forma prima depositata nel rituale esplicitato. In un altro passo della medesima Formula 17 il corpo di fruizione assume una connotazione temporale ciclica che si involve su se: <<Io sono Ieri e conosco il Domani, lo Ieri è Osiride e il Domani è Ra>> Nella teologia egizia i nomi evocativi di Ieri e Domani sono associati alle funzioni del Duplice Leone che sorveglia la rinascita del Sole mistico nei circuiti del cielo presieduti dalla Croce Ansata posta al centro di Due Leoni quale sigillo segreto (di cui parleremo prossimamente)



Ne consegue che all’interno delle ronde delle rinascite del Sole-Osiride, la Fenice apparirà quando il processo di rinnovamento sarà perfettamente purificato. Questo evento si darà nella Sala delle Due Maat, o Sala della Bilancia, in cui le duplici valenze esaminate giungono a un piano d’equilibrio o di manifestazione. Nel Libro Egiziano dei Morti questo piano di equilibrio e di radianza è rivelato nella Formula 125. Nella stessa sequenza delle Formule del testo, il cui titolo esatto è: “Formule per uscire al giorno”, indicandosi un cammino di manifestazione per l’Osiride, è contenuta la rivelazione cui le nascite della Fenice si riferiscono. Come riferito da Erodoto II 73; Cheremone[8]; Orapollo[9] I Geroglifici I, 35; Eliano di Preneste[10] VI, 58... la vita della Fenice nella tradizione egizia è computata in 500 anni. Questo è un numero che, come tra breve vedremo, si rapporta al calcolo della precessione degli equinozi con la quale s’intende un arretramento di 72 anni per grado che il Polo Nord della terra compie, ruotando attorno al proprio asse, mentre oscilla per l’attrazione di sole e luna sull’eclittica, che rispetto al Polo Nord celeste è invece fissa. Questa oscillazione descrive con moto retrogrado un’orbita di 23,27° posta in relazione all’eclittica che fa da sfondo. Il movimento di precessione dell’asse terrestre genera uno spostamento lungo l’eclittica dei punti equinoziale di primavera (Ariete) e di autunno (Bilancia) calcolato in 50’’25 in un anno, ovvero un grado ogni 72 anni. Il numero della rotazione retrograda di 360° moltiplicato per il valore 72 dà come risultato 25.920. Se è possibile dimostrare un nesso del numero degli anni di vita della Fenice assegnato in 500 con il numero della precessione 25.920, ne discende che gli Antichi Egizi avevano conoscenze astronomiche e che esse sono depositate in codice nel Libro dei Morti la cui redazione della città di Sais, pervenutaci interamente nella sua elaborazione canonizzata, consta di 165 Formule di cui le ultime tre risultano aggiunte in seguito da un testo africano.

Difatti la Formula di Chiusura dei Libri è riportata alla 162 (18 x 9) e questo è il numero di riferimento dei calcoli[6]. Presento dunque i seguenti rapporti: il dio Ptah, il demiurgo che governa l’asse del mondo, presiedeva a Menfi la festa di consacrazione di ogni reincarnazione del toro Apis. La ricorrenza si dava ogni 25 anni, come attesta l’iniziato ai misteri egizi, Plutarco: “Cinque al quadrato (cioè 25) dà un numero che corrisponde esattamente a quello delle lettere dell’alfabeto egiziano nonché agli anni di vita di Apis”[7]. Un ciclo di vita di Apis di 25 anni corrisponde a 309 lunazioni, secondo il papiro Calsber 9 (25x 365 = 9125 giorni cosicché 9125/309 = 29,5307 giorni per lunazione) quindi un doppio ciclo di vita di Apis di 50 anni ha 618 lunazioni (309x2).

Questo numero esprime la sezione aurea 618 = ( PHI-1)x1000.

Dato che per la precessione degli equinozi l’asse terrestre retrocede su se stesso di 360° ogni 25920 anni, con un arretramento di 72 anni per grado, possiamo redigere il seguente rapporto fondato sulla metà del giro celeste (180°).

Ponendo un grado di precessione in relazione a 50 anni solari 72 : 50 = 180 : X la soluzione della proporzione è



180 x 50

X= ----------- = 125

72



Inoltre gli anni della precessione 25.920 entrano in relazione con il numero 162 relativo alla Formula di chiusura del Libro dei Morti moltiplicato per 10.000 secondo l’espressione

25.920 : 8 = 1.620.000 : X la soluzione della proporzione è



1.620.000 x 8

X= --------------- = 500

25.920



Quindi la rinascita della Fenice attestata nella Formula 125 del Libro dei Morti risponde ai calcoli proposti che hanno nel numero 8 e nella città di Ermopoli ad esso associata il riferimento teologico a una numerologia occulta riferita al tempo delle origini, figurati negli archetipi dell’altura di Kemenu di cui abbiamo detto sopra.

Coerentemente a quanto assunto nella Formula 125 del Libro dei Morti leggiamo la seguente dichiarazione dell’Osiride: <<La mia purità è quella del Gan Benu che è a Het-nen-nesut (la città del bambino re) poiché io sono le nari del Signore del soffio (Shu) che fa vivere gli uomini il giorno in cui l’Occhio si riempie in Eliopoli nell’ultimo giorno del mese di Mekir alla presenza del Signore di questa terra.>>

Si allude qui al dio dell’aria Shu che assiste gli accoppiamenti magici degli dèi, come quello di Geb, dio della terra, e Nut, dea del cielo che avranno esito nel fondare l’Enneade di Eliopoli. Nel riferimento all’Occhio di Horo si dà infine la ricaduta del processo all’interno della declinazione zodiacale, attestata dal mese di Mekir (29 dicembre - 27 gennaio – solstizio d’inverno).

Da quanto esposto si intenderà qual è il riferimento temporale che esprime la Fenice posta tra due soli, di cui uno sul capo, nella Barca Sacra raffigurata nella tomba di Irenifer, Deir Medina XIX Dinastia, mentre incendia la luce che attraversa nel moto retrogrado dei cieli connessi al ritorno periodico di solstizi ed equinozi sugli assi portanti del cosmo.


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MessaggioOggetto: Re: La Fenice: animale mitologico   Mer 7 Lug 2010 - 10:19

Grazie a Wikipedia vedremo l'importanza che ha la fenice nell'inventario cinese.

La fenice cinese è uno dei quattro esseri soprannaturali detti sishen, insieme alla tartaruga, al drago e alla tigre, che rappresentano i quattro elementi: acqua, terra, fuoco, aria... secondo voi la fenice a quale elemento è associata? Very Happy

Buona lettura



Fenghuang

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Fenghuang

Fenghuang
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.



Scultura rappresentante un fenghuang, città di Nanning, provincia di Guangxi

Il Fenghuang (cinese: 鳳凰; giapponese: 鳳凰 hō-ō; coreano: 봉황 bonghwang; vietnamita: Phượng Hoàng) è un uccello leggendario della mitologia cinese, avente caratteristiche simili, ma non identiche, alla fenice greca ed egizia. I maschi sarebbero i Feng e le femmine Huang. Oggi questa distinzione non viene più fatta e Feng e Huang sono uniti in un'unica entità femminile, spesso accoppiata a quella maschile del drago. Il Fenghuang è a volte chiamato Gallo Augusto, prendendo il posto del gallo nello zodiaco cinese. Nei paesi occidentali l'animale viene chiamato anche fenice cinese.
Indice
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* 1 Aspetto
* 2 Origine
* 3 Simbologia
* 4 Altri progetti
* 5 Bibliografia
* 6 Voci correlate
* 7 Collegamenti esterni

Aspetto [modifica]

Il Fenghuang ha un piumaggio colorato, una testa con grandi occhi allungati e un becco a punta leggermente curvo. Ha in pratica il becco di un gallo, la "faccia" di rondine, la fronte di una gallina, il collo di un serpente, il petto di un'oca e il dorso di una tartaruga, le gambe di cervo e la coda di pesce. Il suo corpo simboleggia i sei corpi celesti: la testa è il cielo, gli occhi il sole, il dorso la luna, le ali il vento, i piedi la terra e la coda i pianeti. La livrea contiene i cinque colori fondamentali: nero, bianco, rosso, blu e giallo. Il Fenghuang è la regina degli uccelli; diversamente dalla fenice greca, non si getta nel fuoco per rigenerarsi ma si riproduce come gli altri volatili. È spesso rappresentata con le ali aperte mentre lotta contro un serpente.
Origine [modifica]

Le rappresentazioni della fenice cinese risalgono a settemila anni fa, spesso come amuleti di giada, essendo un portafortuna per le tribù della Cina orientale. Forse è ispirato a un animale preistorico cinese simile a uno struzzo. Durante la dinastia Han (2200 anni fa), il Fenghuang era usato come simbolo del Sud, rappresentato da maschio, Feng, e femmina, Huang, uno di fronte all'altra. Era anche simbolo dell'imperatrice nella coppia imperiale, mentre il drago rappresentava l'imperatore. Per questo motivo i due animali erano raffigurati nelle celebrazioni di nozze come buon auspicio per la relazione coniugale, un'altra metafora di yin e yang. Inoltre, nelle decorazioni delle case, stava a significare che le persone che vivevano in quell'edificio erano leali ed oneste poiché la fenice vive in posti dove non c'è corruzione.
Simbologia [modifica]
Fenghuang.JPG

Il nome si riferisce alla puntuale applicazione della legge tradizionale di polarità del simbolo in riferimento alla dualità cosmica che per i cinesi si identifica nel binomio di forze Yin e yang. Infatti in questo uccello è insito il riferimento sia alla coppia lunisolare che presiede l'illuminazione del giorno e della notte, sia alle due coppie simmetriche date dai due aspetti del sole ai solstizi (d’Estate e d’Inverno) e dai due aspetti del sole agli equinozi (di Primavera e d’Autunno).

Nel primo libro dello Shang jing, sono descritti i segni del Fenghuang:
« I segni che reca sul capo dicono (de) le virtù; quelli sulle ali dicono (yi) giustizia; quelli sul dorso dicono (li) ritualità; quelli sul petto dicono (ren) umanità; quelli sul ventre dicono (xin) sincerità. »


Il piumaggio viene quindi associato ai cinque colori: il blu all'amicizia, il giallo all'onestà, il rosso alla saggezza, il bianco alla fedeltà, il nero alla carità. Inoltre esiste un'associazione del Fenghuang con gli strumenti musicali a fiato: il flauto a dodici toni (tong) suona in base al canto della fenice: sei toni derivano dal canto della fenice maschio (feng) e sei toni dalla fenice femmina (huang). Nel mondo dello spirito, quando si alza in volo, secondo la sua radice etimologica, corrispondendo il carattere pittografico (feng) allo spirito del vento, è sempre accompagnata da un seguito di uccelli, figuranti 24 potenze di cui la fenice è a capo, corrispondenti a 24 mansioni magiche per gli antichi taoisti. Quando si manifesta sulla terra si posa unicamente sull'albero Dryandra cordifolia (wutong), che produce un fiore in forma di campana bianco all'esterno e marrone all'interno, i cui semi entrano nella composizione dei dolci a forma di luna che i cinesi mangiano ancora oggi nella festa d'autunno a conferma delle ascendenze simboliche del Fenghuang.

La fenice cinese è uno dei quattro esseri soprannaturali detti sishen, insieme alla tartaruga, al drago e alla tigre, corrispondenti alle quattro classificazioni date date agli animali in epoca Han (206 a.C. - 220 d.C). I quattro animali suddetti sono associati ai quattro elementi (rispettivamente fuoco, acqua, legno e metallo), alle quattro direzioni e alle quattro stagioni. Specificando, il drago verde è l'emblema dell'Est, della primavera, del legno; la tigre bianca, dell'Ovest, dell'autunno e del metallo; la tartaruga e il serpente intrecciati, del Nord, dell'inverno, dell'acqua; l'uccello rosso o fenice, del Sud, dell'estate, del fuoco. Questa serie variegata di quattro valenze, interagendo con l'elemento inerte dell'alchimia cinese, la terra, determina i cinque stati di mutamento, che descrivono una sequenza di produzione e di distruzione riguardante il governo delle stagioni a sua volta ordinata in due cicli; gli ultimi 18 giorni di ogni stagione sono pertanto attribuiti alla Terra intesa come stato inerte. Nel primo ciclo detto di produzione, la primavera è governata dal Legno, l'estate dal Fuoco, l'autunno dal Metallo, l'inverno dall'Acqua. La concezione filosofica è la seguente: il Legno brucia e produce il Fuoco, la cui cenere in Terra dà come residuo il Metallo quale essenza minerale, che confluisce nei corsi sotterranei dell'Acqua, che a loro volta nutrono la vegetazione, che si rigenera nel Legno delle piante primaverili. Nel secondo ciclo detto di distruzione, i cinque stati di mutamento sono ordinati altrimenti. Con il Legno si indica tutta la vegetazione che è alimentata dall'Acqua, la quale ingoia o cinge tutta la Terra. Esso è tagliato dagli strumenti forgiati in Metallo e nell'opera prende Fuoco. Si noti che il numero dei giorni residui di tutte le stagioni, del ciclo di produzione e del ciclo di distruzione (18 x 4) è 72. Tale numero fa riferimento al periodo canonico di 72 hou che governa la successione dei mutamenti in base 5 nell'anno rituale di 360 giorni (72x5= 360).

La fenice cinese è quindi, come dichiara Saussure (1909), il primo nucleo del mitologema dell'uccello di fuoco connesso ai temi di morte e rigenerazione.
Altri progetti [modifica]

* Commons

* Collabora a Commons Wikimedia Commons contiene file multimediali su Fenghuang

Bibliografia [modifica]

* Umberto Capotummino. L'occhio della Fenice - Sapienza e divinazione dall'antica Cina all'antico Egitto. Palermo, Sekhem, 2005. ISBN 88-902054-0-7




Ultima modifica di Tila il Mer 29 Dic 2010 - 19:36, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: La Fenice: animale mitologico   Dom 10 Ott 2010 - 20:21

In questo documento di wikipedia vedremo come la fenice nelle varie culture cambia sia il nome che l'aspetto, ad esempio per i Greci era più simile ad un pavone, in Egitto era molto somigliante ad un fenicottero...oltre a questo in molte culture era vista come un essere benevolo ma non in tutte è sempre stato così Very Happy

Buona lettura..

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Phoenix_%28mythology%29

Phoenix (mythology)
From Wikipedia, the free encyclopedia

The phoenix (Ancient Greek: Φοῖνιξ, phoínix, Persian: ققنوس, Arabic: العنقاء) is a mythical sacred firebird that can be found in the mythologies of the Persians, Greeks, Romans, Egyptians, Chinese, and (according to Sanchuniathon) Phoenicians.

A phoenix is a mythical bird that is a fire spirit with a colorful plumage and a tail of gold and scarlet (or purple, blue, and green according to some legends). It has a 500 to 1000 year life-cycle, near the end of which it builds itself a nest of twigs that then ignites; both nest and bird burn fiercely and are reduced to ashes, from which a new, young phoenix or phoenix egg arises, reborn anew to live again. The new phoenix is destined to live as long as its old self. In some stories, the new phoenix embalms the ashes of its old self in an egg made of myrrh and deposits it in the Egyptian city of Heliopolis (literally "sun-city" in Greek). It is said that the bird's cry is that of a beautiful song. In very few stories they are able to change into people.

The Roman poet Ovid wrote the following about the phoenix:

Most beings spring from other individuals; but there is a certain kind which reproduces itself. The Assyrians call it the Phoenix. It does not live on fruit or flowers, but on frankincense and odoriferous gums. When it has lived five hundred years, it builds itself a nest in the branches of an oak, or on the top of a palm tree. In this it collects cinnamon, and spikenard, and myrrh, and of these materials builds a pile on which it deposits itself, and dying, breathes out its last breath amidst odors. From the body of the parent bird, a young Phoenix issues forth, destined to live as long a life as its predecessor. When this has grown up and gained sufficient strength, it lifts its nest from the tree (its own cradle and its parent's sepulchre), and carries it to the city of Heliopolis in Egypt, and deposits it in the temple of the Sun.[1]

French author Voltaire thus described the phoenix:

It was of the size of an eagle, but its eyes were as mild and tender as those of the eagle are fierce and threatening. Its beak was the color of a rose, and seemed to resemble, in some measure, the beautiful mouth of Formosante. Its neck resembled all the colors of the rainbow, but more brilliant and lively. A thousand shades of gold glistened on its plumage. Its feet seemed a mixture of purple and silver; and the tail of those beautiful birds which were afterwards fixed to the car of Juno, did not come near the beauty of its tail.[2]

Contents
[hide]

* 1 History
* 2 Related usage
o 2.1 Symbolism
o 2.2 Specific legends
o 2.3 References in popular culture
* 3 See also
* 4 References
* 5 External links

[edit] History

The phoenix originated in ancient mythology and has gone through a variety of representations in art/literature, ranging from being fully birdlike to having the head of a dog and suckling its young. Typically, it is considered benevolent, but some tales suggest that humans are not always safe around it. Further, many tales share elements with those of the phoenix.

Flavius Philostratus (c. AD 170), who wrote the biography Life of Apollonius of Tyana, refers to the phoenix as a bird living in India, but sometimes migrating to Egypt every five hundred years. His account is clearly inspired by Garuda, the bird of the Hindu god Vishnu. He considered the bird as an emanation of sunlight, being in appearance and size much like an eagle. His contemporary Lactantius is probably the author who wrote the longest poem on the famous bird. Although descriptions (and life-span) vary, the Egyptian phoenix (Bennu bird) became popular in early Catholic art, literature and Catholic symbolism, as a symbol of Christ representing his resurrection, immortality, and life-after-death. One of the Early Catholic Church Fathers, Clement, related the following regarding the Phoenix in chapter 25 of the First Epistle of Clement:

Let us consider that wonderful sign [of the resurrection] which takes place in Eastern lands, that is, in Arabia and the countries round about. There is a certain bird which is called a phoenix. This is the only one of its kind, and lives five hundred years. And when the time of its dissolution draws near that it must die, it builds itself a nest of frankincense, and myrrh, and other spices, into which, when the time is fulfilled, it enters and dies. But as the flesh decays a certain kind of worm is produced, which, being nourished by the juices of the dead bird, brings forth feathers. Then, when it has acquired strength, it takes up that nest in which are the bones of its parent, and bearing these it passes from the land of Arabia into Egypt, to the city called Heliopolis. And, in open day, flying in the sight of all men, it places them on the altar of the sun, and having done this, hastens back to its former abode. The priests then inspect the registers of the dates, and find that it has returned exactly as the five hundredth year was completed.

Michael W. Holmes points out that early Christian writers justified their use of this myth because the word appears in Psalm 92:12 [LXX Psalm 91], but in that passage it actually refers to a palm tree, not a mythological bird.[3] However, it was the flourishing of Christian Hebraist interpretations of Job 29:18 that brought the Joban phoenix to life for Christian readers of the seventeenth century. At the heart of these interpretations is the proliferation of richly complementary meanings that turn upon three translations of the word chol (חול) — as phoenix, palm tree, or sand — in Job 29:18.[4]

In critical editions of English translations of I Clement, it is also noted that the story of the phoenix, with variations, is also found in Herodotus (ii. 73), Pliny (Nat. Hist. x.2), and used as above by Tertullian (De Resurrectione Carnis, §13) and other Church Fathers[5][6].

Originally, the phoenix was identified by the Egyptians as a stork or heron-like bird called a benu, known from the Book of the Dead and other Egyptian texts as one of the sacred symbols of worship at Heliopolis, closely associated with the rising sun and the Egyptian sun-god Ra.

The Greeks subsequently pictured the bird more like a peacock or an eagle and identified it with their own word phoenix (Φοίνιξ), meaning the color purple-red or crimson (cf. Phoenicia) or a palm tree. According to the Greek mythology the phoenix lived in Phoenicia next to a well. At dawn, it bathed in the water of the well, and the Greek sun-god Helios stopped his chariot (the sun) in order to listen to its song. Featured in the painting Heracles Strangles Snakes (House of the Vettii, Pompeii Italy) as Zeus, the king of the gods. Herodotus spoke about the unique capabity of the bird to be consumed in the flames and be reborn from the ashes.

One inspiration that has been suggested[who?] for the Egyptian phoenix is the flamingo of East Africa[citation needed]. This bright pink or white bird nests on salt flats that are too hot for its eggs or chicks to survive; it builds a mound several inches tall and large enough to support its egg, which it lays in that marginally cooler location. The convection currents around these mounds resembles the turbulence of a flame. In zoology, flamingos are part of the family Phoenicopteridae, from the generic name Phoenicopterus or "phoenix-winged."


[edit] Related usage

Simurgh (Persian: سیمرغ), also spelled simorgh, simurg, simoorg or simourv, also known as Angha (Arabic: العنقاء‎), is the modern Persian name for a fabulous, benevolent, mythical flying creature. The figure can be found in all periods of Greater Iranian art and literature, and is evident also in the iconography of medieval Armenia[7], the Byzantine empire [8], and other regions that were within the sphere of Persian cultural influence.

The name simurgh derives from Middle Persian Pahlavi sēnmurw[9][10] (and earlier sēnmuruγ), also attested in Middle Persian Pāzand as sīna-mrū. The Middle Persian term derives in turn from Avestan mərəγō Saēnō "the bird Saēna", originally a raptor, likely an eagle, falcon or sparrowhawk, as can be deduced from the etymological cognate Sanskrit śyenaḥ "raptor, eagle, bird of prey" that also appears as a divine figure. Saēna is also a personal name which is root of the name. Please note Simurgh and Phoenix are two separate mythical birds, and should not mixed up with one another.

In Persian mythology, Simurgh, (Persian: سيمرغ, Middle Persian: senmurv) was a winged, bird-like creature that was very large and extremely ancient with a long tail. The Simurgh appears in many Iranian literary classics such as Farid ud-Din Attar's Conference of the Birds as instructor and birds leader, and in Ferdowsi's epic Shahnameh (The Book of Kings); Simurgh raised up and cherished Zaal or Zal, father of Rostam.

Lebanon, and Beirut particularly, is often depicted symbolically as a phoenix bird having been destroyed and rebuilt 7 times during its long history.

In China, the Fenghuang (鳳凰) is a mythical bird superficially similar to the phoenix. It is the second most-respected legendary creature (second to the dragon), largely used to represent the empress and females, and as such as the counterpart to the Chinese dragon, traditionally seen as masculine or imperial. The phoenix is considered the greatest and the leader of birds.

In Japan, the phoenix is called hō-ō (kanji: 鳳凰) or fushichō (不死鳥?), literally "Immortal Bird".

In Russian folklore, the phoenix appears as the Zhar-Ptitsa (Жар-Птица), or firebird, subject of the famous 1910 ballet score by Igor Stravinsky. The phoenix was featured in the flags of Alexander Ypsilantis and of many other captains during the Greek Revolution, symbolizing Greece's rebirth, and was chosen by John Capodistria (1828–1832). In addition, the first modern Greek currency bore the name of phoenix. Despite being replaced by a royal Coat of Arms, it remained a popular symbol, and was used again in the 1930s by the Second Hellenic Republic. However, its use by the military junta of 1967-1974 made it extremely unpopular, and it has almost disappeared from use after 1974, with the notable exception of the Greek Order of the Phoenix.

The constellation Phoenix, was introduced in the late 16th century by sailors organized by Petrus Plancius, probably one of Keyser or de Houtman and displayed on a globe from 1597 created by Hondius.

In ancient Arabic tradition the Ghoghnus or Ghoghnous is a bird having some mythical relation with the date palm. The Ghoghnus is said to have laid only one egg. It lived in the Arabian Desert many thousands of years ago.[11]

Zumrud-u Anka (Zümrüdüanka), Tuğrul or Devekuşu, is a Turkish version of the phoenix. The word Anka comes from the word for "necklace", for the bird's neck is covered with white feathers forming like a necklace.

[edit] Symbolism

The Phoenix has long been presented as a symbol of rebirth, immortality, and renewal. The Belgian € 10 silver coin, commemorating sixty years of peace, depicts the Phoenix as a representation of a new Europe, post 1945.
[edit] Specific legends

* Fenghuang, commonly referred to as the Chinese phoenix.
* Firebird (Russian folklore), an equivalent of phoenix in Russian mythology.
* Bennu, an Egyptian correspondence to the phoenix.
* Angha, a Huma, Simurgh, Persian phoenixes.
* Adarna, a Philippine version of the phoenix.
* Avalerion, an Indian magic bird that drowns itself once it has laid its eggs.
* Turul, a mythical bird of the Magyars.
* Garuda, mythical bird of ancient India.
* Kokko, a mythical bird of iron and fire from Fennic folklores.
* Roc (mythology), an enormous legendary bird of prey, often white, reputed to have been able to carry off and eat elephants.

[edit] References in popular culture
Main article: Phoenix in popular culture

Appears in the popular Harry Potter book series and also a symbol in the novel Fahrenheit 451.
[edit] See also

* Fire bird (mythology)

[edit] References

1. ^ Thomas Bulfinch, Age of Fable: Vols. I & II: Stories of Gods and Heroes. 1913
2. ^ The Princess of Babylon, in The Works of M. de Voltaire, vol XXXVI (vol. XXVI of the prose works), London, MDCCLXIX, pp. 14-15.
3. ^ (Holmes, The Apostolic Fathers: Greek texts and English translations, page 59.)
4. ^ EMLS 11.2 (September, 2005): 5.1-15] Milton's Joban Phoenix in Samson Agonistes
5. ^ Schaff, Philip. Ante-Nicene Fathers, vol. I., CLEMENT OF ROME, First Epistle to the Corinthians, Chapter XXV.
6. ^ Lake, Kirsopp. The Apostolic Fathers, vol. I. Cambridge, MA: Harvard University Press, 1912, p. 53
7. ^ For example, fresco depiction of simurghs inside medallions (evoking motifs found on Sassanid textiles) in the church of Tigran Honents at Ani. P Donabedian and J. M. Thierry, Armenian Art, New York, 1989, p. 488.
8. ^ For example, a row of simurghs are depicted inside the "Ağaçaltı" church in the Ihlara gorge. Thierry, N. and M., Nouvelles églises rupestres de Cappadoce, Paris, 1963, p. 84-85.
9. ^ A. Jeroussalimskaja, "Soieries sassanides", Splendeur des sassanides: l'empire perse entre Rome et la Chine (Brussels, 1993) pp. 114, 117f, points out that the spelling senmurv, is incorrect (noted by David Jacoby, "Silk Economics and Cross-Cultural Artistic Interaction: Byzantium, the Muslim World, and the Christian West", Dumbarton Oaks Papers 58 (2004:197-240) p. 212 note 82.
10. ^ Hanns-Peter Schmidt,"Simorgh" in Encyclopedia Iranica
11. ^ Quranic articles; Vegetables in Holy Quran – The date-palm

* Umberto Capotummino" L'Occhio della Fenice", Palermo, Sekhem, 2005. ISBN 88-902054-0-7
* R. Van den Broek, The Myth of the Phoenix - According to Classical and Early Christian Traditions, E.J.Brill, Leiden, 1972.
* Silvia Fabrizio-Costa (ed.), La Fenice : mito e segno (simposio dell’università di Caen), Peter Lang, Bern, 2001. ISBN 3-906767-89-2
* Françoise Lecocq, « Les sources égyptiennes du mythe du phénix », L’Egypte à Rome (simposio dell’università di Caen), éd. F. Lecocq, Cahiers de la Maison de la Recherche en Sciences Humaines, n° 41, Caen, 2005. ISSN 1250-6419, reed. 2008 (p. 211-266).
* Francesco Zambon, Alessandro Grossato, Il mito della fenice in Oriente e in Occidente, Venezia, Marsilio Editori, 2004. ISBN 88-317-8614-8
* Françoise Lecocq, « L’iconographie du phénix à Rome », Images de l’animal dans l’Antiquité. Des figures de l’animal au bestiaire figuré, to be published at Presses universitaires de Caen; preprint on line: Université de Caen Basse-Normandie, p. 73-106. (French)
* Françoise Lecocq, « L’œuf du phénix. Myrrhe, encens et cannelle dans le mythe du phénix », L’animal et le savoir, de l’Antiquité à la Renaissance, to be published at Presses univ. de Caen ; preprint on line : Université de Caen Basse-Normandie, p. 107-130. (French)





La fenice con nomi diversi....



FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Fenghuang

Fenghuang
From Wikipedia, the free encyclopedia

Fenghuang are mythological birds of East Asia that reign over all other birds. The males are called Feng and the females Huang. In modern times, however, such a distinction of gender is often no longer made and the Feng and Huang are blurred into a single feminine entity so that the bird can be paired with the Chinese dragon, which has male connotations.

The Fenghuang is also called the "August Rooster" (traditional Chinese: 鶤雞; pinyin: kūnjī) since it sometimes takes the place of the Rooster in the Chinese Zodiac. In the West, it is commonly referred to as the Chinese phoenix or simply Phoenix. Fenghuang Ancient City is an ancient community in Hunan Province.
Contents
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* 1 Appearance
* 2 Origin
* 3 Meaning
* 4 Modern usage
* 5 See also
* 6 References
* 7 External links

[edit] Appearance

A common depiction was of it attacking snakes with its talons and its wings spread. According to scripture Erya - chapter 17 Shiniao, Fenghuang is said to be made up of the beak of a rooster, the face of a swallow, the forehead of a fowl, the neck of a snake, the breast of a goose, the back of a tortoise, the hindquarters of a stag and the tail of a fish.[1] Today, however, it is often described as a composite of many birds including the head of a golden pheasant, the body of a mandarin duck, the tail of a peacock, the legs of a crane, the mouth of a parrot, and the wings of a swallow.

Its body symbolizes the six celestial bodies. The head is the sky, the eyes are the sun, the back is the moon, the wings are the wind, the feet are the earth, and the tail is the planets. Its feathers contain the five fundamental colors: black, white, red, blue and yellow. It is also sometimes depicted as having three legs.

Chinese traditions cites it as living atop the Kunlun Mountains in northern China.

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Firebird_%28Russian_folklore%29


Ivan Bilibin's illustration to a Russian fairy tale about the Firebird, 1899.

Firebird (Slavic folklore)
From Wikipedia, the free encyclopedia

In Slavic folklore, the Firebird (Russian: жар-пти́ца, zhar-ptitsa, literally ember bird from птица bird Old Russian жар ember) is a magical glowing bird from a faraway land, which is both a blessing and a bringer of doom to its captor.

The Firebird is described as a large bird with majestic plumage that glows brightly emitting red, orange, and yellow light, like a bonfire that is just past the turbulent flame. The feathers do not cease glowing if removed, and one feather can light a large room if not concealed. In later iconography, the form of the Firebird is usually that of a smallish fire-colored peacock, complete with a crest on its head and tail feathers with glowing "eyes".

A typical role of the Firebird in fairy tales is as an object of a difficult quest. The quest is usually initiated by finding a lost tail feather, at which point the hero sets out to find and capture the live bird, sometimes of his own accord, but usually on the bidding of a father or king. The Firebird is a marvel, highly coveted, but the hero, initially charmed by the wonder of the feather, eventually blames it for his troubles.

The Firebird tales follow the classical scheme of fairy tale, with the feather serving as a premonition of a hard journey, with magical helpers met on the way who help in travel and capture of the Bird, and returning from the faraway land with the prize. The most popular version is found in the tale of Ivan Tsarevich and the Grey Wolf.

The story of the Firebird quest has inspired literary works, including "The Little Humpback Horse" by Pyotr Yershov. Composer Igor Stravinsky achieved early success with a large-scale ballet score called The Firebird.

The Firebird concept has parallels in Iranian legends of magical birds, in the Brothers Grimm fairy tale about The Golden Bird, and related Russian magical birds like the Sirin. The story of the quest itself is closely paralleled by Armenian Hazaran Blbul. In the Armenian tale, however, the bird does not glow, but rather makes the land bloom through its song. In Czech folklore, it is called Pták Ohnivák (Fire-like Bird) and appears, for example, in a Karel Jaromír Erben fairy tale, also as an object of a difficult quest. Moreover, in the beginning of this fairy tale, the bird steals magical golden apples belonging to a king and is therefore pursued by the king's servants in order to protect the precious apples.

The story of the firebird comes in many different forms. Some folk tales say that the Firebird is a mystical bird that flies around a king’s castle and at night swoops down and eats all the king's golden apples. Others say that the firebird is just a bird that flies around giving hope to those who need it. Some additions to that legend say that when the firebird flies around, his eyes sparkle and pearls fall from his beak. The pearls would then fall to the peasants, giving them something to trade for goods or services. In the most common version of the legend, a Tsar commands his three sons to capture the firebird that keeps flying down from above and eating his apples. The golden apples are in the Tsar’s orchard and give youth and strength to all who eat them. The sons end up barely missing the bird, but they catch one of his feathers that glows in the night. They take it to a dark room and it lights the room completely. The mystery of the feather has illuminated the hearts of men for many years.

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Bennu


The Bennu-bird

Bennu
From Wikipedia, the free encyclopedia

The Bennu bird serves as the Egyptian correspondence to the phoenix, and is said to be the soul of the Sun-God Ra. Some of the titles of the Bennu bird were “He Who Came Into Being by Himself,” “Ascending One,” and “Lord of Jubilees.” While Bennu is the common name given to the bird in English, the original vowels of the name spelled as bnn by Egyptian scribes are uncertain, although it may have been pronounced something like *bānana. The name is related to the verb *wabāna (spelled wbn in Egyptian texts becoming Coptic ouoein), meaning “to rise brilliantly,” or “to shine.” The Bennu bird was the mythological phoenix of Egypt. It was associated with the rising of the Nile, resurrection, and the sun. Because the Bennu represented creation and renewal, it was connected with the Egyptian calendar. Indeed, the Temple of the Bennu was well known for its time-keeping devices.

According to ancient Egyptian myth, the Bennu had created itself from a fire that was burned on a holy tree in one of the sacred precincts of the temple of Ra. Other versions say that the Bennu bird burst forth from the heart of Osiris. This would mean that Ra reincarnated himself through Osiris, creating a precedent for Pharaohs. The Bennu was supposed to have rested on a sacred pillar that was known as the benben-stone. The Egyptian priests showed this pillar to visitors, who considered it the most holy place on earth.

The Bennu was pictured as a grey, purple, blue, or white heron with a long beak and a two-feathered crest. Occasionally the Bennu was depicted as a yellow wagtail, or as an eagle with feathers of red and gold. In rare instances the Bennu was pictured as a man with the head of a heron, wearing a white or blue mummy dress under a transparent long coat. The Bennu was considered the “soul” of the god Atum, Ra, or Osiris.

The Book of the Dead says, “I am the Bennu bird, the Heart-Soul of Ra, the Guide of the Gods to the Tuat.”.

A large species of heron, nowadays extinct, occurred on the Arabian Peninsula in comparatively recent times; it may have been the ultimate inspiration for the Bennu. Reflecting this, the species was described as Bennu Heron (Ardea bennuides).
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MessaggioOggetto: The Ziz   Mer 2 Mar 2011 - 14:19



FONTE: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5a/Lev-Beh-Ziz.jpg

Lo Ziz è un uccello, simile al Roc, presente nella Cabala, talmente grande da poter nascondere il sole con la sua apertura alare. Assieme a Behemoth e a Leviatano, lo Ziz è la creatura più straordinaria della creazione che vive sulla Terra e rappresenta il cielo. Si dice che lo Ziz fu generato per proteggere tutti gli uccelli e che se lo Ziz non esistesse, tutti gli uccelli più piccoli presenti sulla Terra sarebbero già morti da molto tempo.
Lo Ziz è un animale unico, ma secondo alcuni racconti esso depose all'inizio dei tempi un uovo che si schiuderà nel giorno del Giudizio. Altre versioni affermano che lo Ziz rinasce come la Fenice, ma grazie all'uovo e non al fuoco. Lo Ziz è presente anche nella letteratura ebraica infantile.

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Ziz


The Ziz (Hebrew: זיז) is a giant griffin-like bird in Jewish mythology,said to be large enough to be able to block out the sun with its wingspan. It is considered a giant animal/monster corresponding to archetypal creatures. Rabbis have said that the Ziz is comparable to the Persian Simurgh.[1] Behemoth, Leviathan and Ziz were traditionally a favorite decoration motif for rabbis living in Russia. Some say that the Ziz was created to protect all of the birds and that if the Ziz did not exist, then all the smaller birds on Earth
would be helpless and killed. The Ziz is also an immortal creature that terrified the people that entered its territory and those who killed birds.
The Ziz is also believed to be a simple metaphor for air and space, along with the Behemoth as land and Leviathan as the seas and oceans. There was a story that said every day he would pick up an ox, and one
day a sheepherder hung on to the ox and was carried away to a tower. As the bird ate, he clung on to his leg, letting him escape the tower. According to Jewish tradition the meat of the Ziz will be served at
the end banquet along with that of the Leviathan and the Behemoth.[2]
The giant Ziz lives on in children's literature. He figures prominently in a story from Gertrude Landa's (also known as Aunt Naomi) 1919 collection Jewish Fairy Tales and Legends. The ziz also appears in four recent books by Jacqueline Jules and illustrated by Katherine Janus Kahn (all from Kar-Ben Publishing) - The Hardest Word, Noah and the Ziz, The Ziz And the Hanukkah Miracle and The Princess and the Ziz.
The Ziz is an awesome, fiasco-prone, but kind-hearted creature who learns important lessons from God. Note that this mythological bird is in Midrash rather than standard Jewish eschatology.
There is also the cliff of Ziz, the pass by which the horde of Moabites, Ammonites and Mehunim made their way up from the shores of the Dead Sea to the wilderness of Judah near Tekoa. (2 Chronicles 20:16) only; comp. 2 Chr 20:20 It was the pass of Ain Jidy.

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Ziz
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MessaggioOggetto: Re: La Fenice: animale mitologico   Oggi a 0:22

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La Fenice: animale mitologico
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