Forum di sciamanesimo, antropologia e spirito critico
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 L'INIZIAZIONE SCIAMANICA TRA LE TRIBU' DELL' AMAZZONIA PERUVIANA

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Iniziato Sciamano
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MessaggioOggetto: L'INIZIAZIONE SCIAMANICA TRA LE TRIBU' DELL' AMAZZONIA PERUVIANA   Sab 24 Apr 2010 - 14:51

FONTE: http://www.giovanniannuzzo.it/public/InizSciam.pdf

Introduzione
Nel corso di quattro viaggi di oltre un mese ciascuno nella foresta amazzonica peruviana, negli anni tra il 1994 ed il 1998, ho avuto la possibilità di venire a contatto con una realtà che riveste notevoli punti di interesse nel campo antropologico e nello studio degli stati alterati di coscienza. Mi riferisco al mondo sciamanico che, tra le popolazioni indigene di quella regione, appare ancora vivo e diffuso. E questo nonostante che il loro habitat sia minacciato, giorno dopo giorno, dalla penetrazione inesorabile dei valori e delle contraddizioni della cultura occidentali che travolgono e sovvertono, senza tanti complimenti, le tradizioni della gente autoctona che laggiù vive. Di questo stato di sovvertimento sociale e culturale si apprezzano in massimo grado gli effetti nelle poche città incastonate nella foresta o, meglio, di quello che ancora resta della foresta amazzonica peruviana. Iquitos, Pucallpa e, in grado minore, Atalaya sono i centri dai quali si irradiano con moto centrifugo i maggiori cambiamenti cui ho accennato. I villaggi disseminati lungo le rive del fiume Ucayali (che presso Iquitos, più a nord, darà origine al Rio delle Amazzoni), si trovano ora a dovere fare i conti con le tentazioni e le lusinghe che provengono dai centri più grossi. Come è ormai prassi consolidata nei paesi del terzo mondo, il processo di inurbamento anche qui è assai attivo e produce una massa anonima di famiglie disperate che albergano nelle periferie più degradate delle città. Ad un gradino più in alto nella scala sociale troviamo i meticci che, grazie al loro più elevato standard di vita e di cultura, guardano con disprezzo i nuovi venuti dalla foresta. I pochi bianchi vivono in disparte, impegnati a dirigere le loro fattorie o nell'esercizio del commercio del legname. Ricordiamo che da queste parti la pratica della schiavizzazione degli indigeni è scomparsa da pochissimi anni, anche se non si può giurare che qualche eccezione possa ancora sussistere nelle aree più periferiche e meno controllate della regione. La vita nei villaggi è legata ad una agricoltura transeunte, alla pesca ed al taglio degli alberi per conto di grosse compagnie. La caccia ha ormai uno scarsissimo valore. Sono sempre più rari coloro che vestono gli abiti tradizionali. Per quel che riguarda gli sciamani, ricordo che al loro interno esistono alcune differenze, talora abbastanza importanti. Si riconoscono, infatti, varianti tra sciamani di città e sciamani di villaggio, tra sciamani indigeni e quelli meticci e, infine, tra gli sciamani appartenenti alle diverse etnie. I miei continui spostamenti mi hanno permesso di avere esperienza con tutte le tipologie sopra riportate. Occorre anche precisare che, nonostante queste differenze, le loro pratiche, rituali, tradizioni e credenze poggiano su una base comune ed è su questa base che insisterò maggiormente nella mia
trattazione. Come punto di riferimento principale ho preso l'etnia maggiormente rappresentativa di questa regione, la Shipibo-Conibo che è localizzata nell'area
a nord e a sud di Pucallpa. La visione mitico-cosmologica di questa etnia appare essere la più elaborata e la più ricca e ad essa spesso si rifanno gli altri
gruppi etnici con cui ho avuto contatti. Certe differenze che si possono cogliere nella descrizione che gli indigeni, anche della stessa etnia, fanno del
loro mondo magico riflettono la mancanza di un potere spirituale centralizzato. Anche l'isolamento dei vari villaggi, favorito dall'ostilità reciproca che a
volte li contraddistingue, può benissimo spiegare queste divergenze nei racconti ascoltati. Le mie esperienze di viaggio e di ricerca si sono svolte all'interno della
regione dell'Ucayali che è posta tra le Ande ed il confine con il Brasile ed è attraversata dall'omonimo fiume. Ho visitato principalmente il tratto di fiume tra Pucallpa ed Atalaya e tra Atalaya e Sepahua utilizzando il mezzo aereo per gli spostamenti di maggiore portata e la barca a motore per raggiungere i
villaggi posti lungo il fiume Ucayali ed i suoi affluenti. Non esistono strade di collegamento tra i diversi centri abitati. Queste mie peregrinazioni, fatte in compagnia di due amici italiani, sono state rese possibili dal fatto che potevamo contare sull'appoggio sia di missionari, sia di una organizzazione regionale indigena, e sia di singole persone del posto conosciute in precedenza. In mancanza di questi punti di riferimento è assai arduo poter programmare un viaggio del genere con una minima possibilità di successo. Nondimeno, noi stessi abbiamo incontrato non pochi imprevisti, anche di una certa gravità, legati sia alla scorretta furbizia dei nativi, sia alla natura difficile ed a noi inconsueta della foresta amazzonica. Spiritualità e magia nella foresta amazzonica
Sebbene con l'avvento dei missionari cristiani la religione indigena abbia talora incluso nel proprio pantheon di divinità anche apporti cristiani, l'animo
religioso amazzonico è rimasto fondamentalmente animistico. Qui si crede all'esistenza di un numero vastissimo di spiriti che abitano principalmente i
fiumi e la foresta. Con questi spiriti gli indigeni convivono ed adeguano il proprio comportamento nella vita di tutti i giorni. Gli spiriti sono ubiquitari:
possono identificarsi con l'anima degli esseri viventi o essere del tutto indipendenti da essi. Ogni animale, vegetale, luogo e struttura naturale ha un
suo spirito. Non si può parlare di spiriti buoni e cattivi in assoluto. Il loro rapporto con l'uomo è condizionato dal rispetto di certe ritualità e regole e da
come gli sciamani interagiscono con essi. Tra gli spiriti della foresta di notevole importanza sono gli spiriti delle piante. Ogni pianta, di qualsiasi specie, ha uno spirito (detto anche madre della pianta), ma soltanto le piante che producono sostanze allucinogene e principi curativi hanno degli spiriti molto particolari e potenti. Tra queste piante ricordiamo solo le più importanti: il toé, il sanango, il shirisanango, l'ayahuasca, etc. Quando lo sciamano beve una sostanza allucinogena, specialmente l'ayahuasca, allora gli appare lo spirito della pianta da cui si è estratta la droga e con esso può colloquiare e ricevere insegnamenti. Per questa ragione, queste piante con potere allucinogeno sono denominate "piante maestro". Anche gli animali, come è stato detto, possiedono un'anima o spirito. Spesso, anziché di spirito di un animale, si parla di un potere magico o semimagico posseduto dall'animale. Quello che è certo è che alcuni animali hanno
dei poteri attraverso i quali possono recare danno fisico alle persone. La foresta è abitata da un esercito di entità semiumane che si rendono visibili quasi esclusivamente agli sciamani. Chi, vagando nel bosco, specialmente di notte ed in luoghi etichettati come proibiti, ne incontra uno, può trarne dannose conseguenze. Nei fiumi e nelle lagune abitano invece degli spiriti protettori della flora e della fauna acquatica che sono rappresentati con le sembianze di un serpente boa. Infine, i Shipibo-Conibo ritengono che l'uomo possieda uno spirito o anima che si può allontanare dal corpo fisico sia nel sonno, sia in seguito
all'assunzione di bevande allucinogene, oltre che, naturalmente, al momento della morte. Questa anima può essere rubata come conseguenza delle azioni
magiche di uno stregone maligno (brujo) o dello spirito di un defunto (antenato). Lo sciamano è il solo che può recuperare un'anima rubata o smarrita.
Quando ebbi occasione di chiedere ad uno sciamano quali malattie fosse in grado di guarire, egli mi rispose: "Tutte". Al che fui molto meravigliato e perplesso.
Subito dopo precisò: "Curo le malattie da perdita dell'anima o da furto di essa da parte degli spiriti; le malattie prodotte dall'ingresso di uno spirito
malevolo nel corpo della gente; le malattie prodotte da fatture attuate dai brujos su richiesta di una persona che desidera danneggiare qualcuno". Secondo
la concezione tradizionale indigena, queste sono le principali cause di malattia, ma ve ne sono anche altre. Le piante, che gli sciamani spesso
prescrivono come mezzi curativi, non guariscono perché contengono principi chimici attivi in grado di debellare il processo patologico secondo i dettami
della medicina occidentale, bensì perché dotate di proprietà magiche o, meglio, perché in esse risiede uno spirito la cui azione sconfigge o neutralizza le
cause sopra descritte. Sta allo sciamano riconoscere queste cause e contrastarle efficacemente seguendo le istruzioni che riceve dagli spiriti. Ma anche questa
visione eziologica delle malattie sta via via perdendo seguito a motivo dell'introduzione della nostra medicina che, pian piano, raggiunge anche i
villaggi più isolati della foresta sovvertendone le tradizioni.
Lo sciamano
Lo sciamano è generalmente di sesso maschile e necessita, per raggiungere il suo particolare ruolo sociale, di un duro periodo di apprendistato seguito da
un processo di iniziazione. Egli ha imparato a riconoscere e ad usare le piante medicinali e si pone in contatto con il mondo degli spiriti per poter avere le
risposte alle domande che la gente gli pone: come ritrovare oggetti smarriti o rubati; prevedere l'andamento della prossima battuta di caccia o l'esito del
raccolto; conoscere le cause delle malattie ed il relativo rimedio; far sì che una persona sia corrisposta in amore; etc. In lingua Shipibo-Conibo lo sciamano
assume il nome di Unaya e, se di grado elevato, il nome di Muraya. Quest'ultimo si ritiene abbia un rapporto molto stretto e particolare con gli spiriti e che
possa dialogare con essi senza la necessità di utilizzare droghe allucinogene. Inoltre, il Muraya sarebbe in grado di produrre svariati fenomeni che noi
definiamo, in senso lato, paranormali come il poter parlare lingue a lui sconosciute, guarire i pazienti con la sua sola forza psichica, praticare la
chiaroveggenza, la precognizione, la telepatia e la bilocazione. Ogni sciamano conosce diverse piante maestro, ma in genere ne predilige solo una. Si
indica con il termine ayahuaschero colui che utilizza l'ayahuasca (Banisteriopsis capii), toero chi fa uso del toè (Brugmasia suaveolens), camalongero chi ricorre alla camalonga (pianta di incerta classificazione), etc. Lo sciamano si contrappone ad un altro specialista della magia, lo Yubé (in spagnolo brujo) che ha la funzione principe di recare danno o la morte al prossimo su richiesta della sua clientela. Tra lo sciamano e il brujo si instaurano spesso lotte strenue condotte dai rispettivi spiriti. Anche i rapporti tra i diversi sciamani spesso sono ugualmente cruenti potendo esitare, a dir loro, nella morte del soccombente. La linea di confine tra lo sciamano (Unaya o Muraya) e lo Yubé non è sempre netta, spesso è sfumata in modo tale da permettere una dissolvenza dei contorni dell'uno in quelli dell'altro. E' chiaro che lo sciamano amazzonico non è una figura di elevata spiritualità e moralità, almeno secondo i nostri standard culturali. Egli è essenzialmente un professionista che ha molto faticato per raggiungere la sua posizione sociale e combatte con le unghie e con i denti per mantenere il suo potere, le sue prerogative e la sua fama. Gli altri sciamani sono per lui spesso dei concorrenti pericolosi e non esita un istante a combatterli con ogni mezzo
essendo consapevole che basterebbe abbassare la guardia un solo istante per ricevere da essi danni irreparabili. Più di una volta, mentre assistevo ad una
seduta rituale a sfondo terapeutico, lo sciamano ha affermato di sentire l'influenza di un altro suo collega ostile o di uno Yubé ed ha provato a neutralizzare questa intrusione sia cercando una rappacificazione amichevole, sia ricorrendo ai suoi poteri occulti per ribattere, colpo su colpo, agli attacchi ricevuti. Alcune di queste sedute non hanno avuto buon esito a causa di queste influenze negative. La concorrenza non è facilmente sopportata al punto che molti sciamani non accettano discepoli per timore di dovere in futuro dividere con essi le loro conoscenze magiche ed i vantaggi economici e di prestigio derivanti dalla professione. Un'importante conseguenza di questo atteggiamento è che il numero degli sciamani sta vistosamente calando. Un'altra caratteristica tipica dello sciamano è quella di saper padroneggiare alcune tecniche psicologiche. Infatti, lo sciamano deve essere un insostituibile punto equilibratore all'interno della comunità. Egli è l'unico in grado di stabilizzare e mantenere, entro i limiti di guardia, le tensioni emotive all'interno del villaggio allorché i singoli individui o l'intera
collettività rischiano di vedere sgretolare il proprio equilibrio psichico nell'impatto, talora violento e letale, con il mondo degli spiriti. Questi ultimi sono sempre in agguato, specialmente quando alcuni individui infrangono le regole che sottendono i delicati rapporti tra l'uomo e la dimensione spirituale. Se l'anima di una persona viene rapita da uno spirito a lui ostile, le conseguenze per la vittima possono essere molto gravi sino ad arrivare alla pazzia o alla morte. Anche l'intero villaggio può facilmente infrangere questi delicati equilibri e solo l'intervento dello sciamano può recuperare l'anima smarrita o ristabilire l'armonia tra la comunità e gli spiriti. Egli svolge, quindi, anche la fondamentale funzione di psicoterapeuta in quanto riesce, con la sua presenza, con le sue conoscenze occulte e con i suoi rituali, a dare fiducia e certezze al proprio villaggio eliminando così le forti tensioni emotive che lo scontro con gli spiriti può provocare. Un villaggio senza
sciamano, almeno dove la tradizione è ancora prominente, si trova a vivere in una condizione a forte rischio e senza prospettive. Non vi è più nessuno che
possa dialogare con gli spiriti o competere con essi. E' come una nave senza timone in balia di un mare tempestoso.
Nelle città e negli altri centri più importanti si sta affermando un'altra figura di sciamano che però ha perduto molte delle caratteristiche tipiche dello
sciamanesimo amazzonico. Si tratta dello sciamano meticcio. Questi ha ereditato dalla tradizione indigena alcuni dei suoi punti salienti: conosce l'uso delle
piante medicinali, l'uso degli estratti vegetali psichedelici con cui accedere alla trance, l'uso dei canti rituali (icaros), etc. Le cerimonie che svolge,
sebbene semplificate, ricalcano molti aspetti dei rituali indigeni. Però, il sottofondo spirituale della sua professione assume un aspetto sempre più
divergente nel senso che i poteri sottili (ad esempio quelli delle piante di cui si serve) non provengono tanto dalle entità spirituali del mondo animistico,
bensì si rifanno con sempre maggiore frequenza alla tradizione cristiana cattolica trovando in Gesù Cristo, nei Santi, nella Vergine e nello Spirito
Santo i suoi unici e potenti interlocutori e dispensatori di grazie e di guarigione.
Qualcosa di simile sta accadendo anche nei villaggi abitati dagli indios. Infatti, si vanno sempre più diffondendo figure ibride che si propongono quali surrogati degli sciamani laddove questi ultimi non ci sono. Grazie ad alcune conoscenze che hanno qua e là racimolato, cercano, in qualche
modo, di svolgere parte del lavoro di un vero sciamano: fanno sedute con l'ayahuasca; taluni interpellano con più o meno successo gli spiriti;
prescrivono erbe medicinali per curare le malattie; danno consigli; fanno sortilegi.
L'apprendistato
Ciò che induce un giovane indio ad intraprendere la difficile via dello sciamano riflette le motivazioni riscontrabili nello sciamanesimo classico. Può
arrivare a questa professione ereditandola dal padre o da un parente stretto. Oppure, questa decisione può essere il frutto di una scelta personale dopo avere
superato una grave malattia dalla quale la sua personalità ne è uscita profondamente trasformata ed improntata ad un tipo di vita incline
all'isolamento e ad un particolare e molto intimo rapporto con le forze della natura. Inoltre, questa scelta personale può derivare dagli effetti esercitati
su di lui da una visione o da un sogno nel corso dei quali il futuro sciamano si sente come prescelto dall'alto a questa missione. Durante questa singolare
esperienza, egli scopre nuovi valori che impronteranno, da quel momento in poi, la sua vita secondo nuove mete ed aspirazioni. Non sono da escludersi
motivazioni legate al desiderio di promozione sociale o di vantaggi economici, anche se un buon sciamano accetta dai clienti solo offerte spontanee di entità
limitata. L'apprendista sciamano, o Samatay, specialmente nei tempi passati, doveva trascorrere un periodo di alcuni mesi sottoponendosi ad un isolamento nella foresta ed ad un regime alimentare e di comportamento molto stretto. Tale fase della vita dell'apprendista viene definita con il termine spagnolo di dieta, o sama-cushi nella lingua shipibo. Tra gli alimenti deve assolutamente evitare il sale, l'aglio, il burro, i dolci, la carne, i cibi piccanti e gli alcolici. In
questo periodo non è permessa alcuna attività sessuale. Nel frattempo prende dimestichezza con le sostanze allucinogene. Tuttavia, come si registra
specialmente in questi ultimi anni, la dieta tende ad essere molto meno rigorosa e non necessita di isolamento nella foresta. Può essere sufficiente vivere nel
proprio villaggio standosene un po' in disparte dalla vita comunitaria, pur continuando a rispettare la maggior parte delle altre restrizioni previste nei
tempi passati. Una dieta più rigida, e che prevede alcuni mesi di isolamento nella foresta, è ora riservata a quei pochi sciamani che aspirano a diventare
Muraya. Uno sciamano, sia Unaya che Muraya, può ritornare nella foresta per un ulteriore periodo di dieta allo scopo di purificarsi o di acquisire maggior
potere. La dieta rappresenta un punto essenziale nel processo di iniziazione sciamanica perché è con essa che il Samatay purifica il proprio corpo e la
propria mente per potersi aprire ad una diretta comunicazione con il mondo degli spiriti. E' spesso durante la dieta che gli spiriti gli appaiono per la prima
volta in sogno o nelle visioni che caratterizzano lo stato di trance indotto dalle sostanze psichedeliche. Egli apprende a riconoscerli e a non averne paura.
Durante la dieta lo sciamano anziano, nelle vesti di maestro, controlla la condotta del discepolo e, raggiunto il momento che egli ritiene opportuno, lo
ammette alle sedute pubbliche nelle quali viene fatto uso dell'ayahuasca o delle altre sostanze allucinogene presenti nel suo repertorio. In questo modo il
discepolo inizia a prendere un più stretto contatto con gli spiriti ed aiuta, nello stesso tempo, il maestro nello svolgimento delle cerimonie. Queste nuove
funzioni nella formazione dell'aspirante sciamano sono precedute o si accompagnano ad un'intensa attività di apprendimento. Impara in particolare i
canti sciamanici (icaros) che aiutano sia l'ingresso nello stato di trance, sia a mettersi in sintonia con la dimensione degli spiriti e con la madre
dell'ayahuasca. Impara le speciali preghiere con le quali rivolgersi agli spiriti. Acquisisce le tecniche magiche che gli consentiranno di riconoscere le
varie malattie, la loro origine ed i possibili rimedi. Lo studio del mondo delle piante, in particolar modo quelle curative, diventa il suo pane quotidiano.
Durante l'intero processo di apprendimento (che in media si protrae per 6 mesi e che termina con la cerimonia di iniziazione), il discepolo affiancherà sempre il
maestro nelle cerimonie al fine di poter apprendere tutti gli aspetti tecnici e rituali della professione.
L'ayahuasca
Prima di procedere oltre nella descrizione delle tappe finali della formazione dell'apprendista sciamano, occorre che mi soffermi un attimo a
parlare della più importante tra le piante impiegate dagli sciamani: l'ayahuasca. Si tratta di una liana da cui si estrae una sostanza, anch'essa denominata ayahuasca, dotata di proprietà allucinogene potentissime, assai diffusa in tutto il bacino amazzonico. Il termine ayahuasca deriva dalla antica lingua quechuas: aya significa morte e huasca significa liana. Si tratta di una pianta il cui nome botanico è Banisteriopsis capii e comprende diverse specie.
Per gli indigeni esiste una varietà gialla, una nera, una bianca ed una verde. I principali principi attivi, o almeno quelli conosciuti, sono alcuni alcaloidi,
come l'armina e l'armilina, con struttura molecolare quasi identica a certe sostanze presenti nell'encefalo umano appartenenti al gruppo delle beta-
carboline. Queste ultime sono maggiormente presenti, anche se solo in tracce, nella ghiandola epifisi e sono connesse al metabolismo della serotonina. In ogni
caso, secondo gli indigeni la pianta dell'ayahuasca possiede un importantissimo spirito o madre (nishi nete) che si manifesta, nel corso della trance, sotto
forma di animale (uccello, porcospino, serpente boa, etc.), o anche in forma umana. Essendo in grado di fornire agli sciamani notevoli insegnamenti, è
indicata dagli indigeni con l' insolita denominazione di "pianta maestro", come già ricordato.
Utilizzata da sola, la liana dell'ayahuasca sembra che non induca alcun stato di trance o visioni, si deve sempre mescolare con un altro derivato
vegetale. L'additivo più usato dai Shipibo-Conibo sono le foglie di una pianta cespugliosa, la chacruna (Psychotria viridis), ma non è infrequente l'aggiunta
di altri estratti, sempre di derivazione da "piante maestro". Nella chacruna sono stati riconosciuti degli alcaloidi di natura dimetiltriptaminica con
attività allucinogena simile a quella prodotta dall'acido lisergico (LSD). La preparazione dell'ayahuasca si ottiene facendo bollire in una grossa pentola
ripiena d'acqua, per un periodo variante da 6 a 12 ore, pezzetti di liana dell'ayahuasca uniti alle foglie della chacruna. A circa tre quarti del
processo, si tolgono le parti legnose e le foglie e si mantiene ancora il liquido a bollire per qualche ora. Quando l'evaporazione ha ridotto il volume
del liquido a circa un litro, o anche meno, si lascia raffreddare il prodotto finale ottenuto. Uno sciamano di etnia Ashaninka, dovendo preparare l'ayahuasca
per una seduta a cui anche noi tre dovevamo partecipare, ci ha prima chiesto se preferivamo avere un'esperienza ricca di visioni o un'esperienza ricca di
insegnamenti. Abbiamo optato per la seconda possibilità ed egli ha messo a bollire pochissime foglie di chacruna insieme alla liana. Infatti, come è stato
accennato prima, si ritiene che la chacruna fornisca le visioni psichedeliche durante le sedute con l'ayahuasca, mentre la liana serve a fare avere degli
insegnamenti. Su questo punto avremo modo di riparlare. Occorre precisare che la preparazione della droga non segue regole fisse,
potendosi notare alcune differenze sia tra uno sciamano e l'altro, o anche tra sciamani di aree geografiche diverse.
La seduta con l'ayahuasca e l'iniziazione Quando lo sciamano anziano si rende conto che il suo discepolo ha raggiunto il grado di maturazione ottimale, lo ammette alla seduta iniziatica con l'ayahuasca (nishisheate). Può essere una seduta fatta solo per l'iniziazione dell'aspirante, o può essere una seduta pubblica durante la quale lo sciamano "cura" i suoi pazienti. Nelle parti essenziali i due tipi di seduta sono piuttosto simili e possono sovrapporsi. Si svolgono di notte e durano 5-6 ore, fino a quando gli effetti della droga sono pressoché esauriti, ovvero sino a quando gli spiriti non se ne sono andati.
In una tipica seduta con l'ayahuasca, lo sciamano siede al centro dell'area rituale ed è affiancato da alcuni aiutanti che si preoccupano di
tenere lontano o di neutralizzare l'intrusione dei brujos e degli spiriti malevoli. Quindi, serve in un bicchiere l'ayahuasca a coloro che lo sciamano ha
deciso che debbano bere. Lui stesso beve. Di solito si rimane in silenzio e nell'oscurità per 15-30 minuti, dopo di che lo sciamano, o i suoi aiutanti,
intona i canti rituali che servono a favorire una buona trance e a richiamare gli spiriti della pianta maestro. A differenza degli altri partecipanti che
hanno assunto la droga, lo sciamano in stato di trance è sempre vigile ed attento, e riesce a controllare totalmente la seduta. Lo sciamano, nelle fasi
iniziali, purifica le persone presenti alla cerimonia dalle influenze negative soffiando sopra il loro corpo e sulla loro testa, una ad una, il fumo della sua
pipa. Purifica anche l'ambiente spandendo nell'aria sostanze profumate o il fumo della pipa. Quando gli compare in visione lo spirito, o madre, dell'ayahuasca,
lo sciamano riceve da esso le istruzioni sull'origine delle malattie dei pazienti e sul modo di cacciarle. Lo sciamano, sempre fumando, "succhia" dalle
aree del corpo ammalate l'energia negativa e la "sputa" immediatamente a terra. La funzione del tabacco sarebbe quella di favorire l'estrazione dei principi
della malattia. Nel caso di una seduta di iniziazione, lo sciamano presenta il discepolo alla madre dell'ayahuasca e le chiede di poterlo accettare. Il giovane promette di rispettare tutte le regole ed i comportamenti propri di un buon sciamano. Ogni fase della cerimonia è accompagnata o alternata da canti. Poiché è
infrequente che la prima seduta sia positiva per l'iniziando (nel senso che egli non è riuscito ad entrare nello stato di trance, oppure, se vi è entrato, ha
avuto visioni che lo hanno impaurito e sopraffatto o, ancora, non è riuscito a stabilire il contatto con gli spiriti), allora dovrà ripetere la seduta sino a
che il suo corpo e la sua anima non siano sufficientemente purificati e forti per presentarsi in modo adeguato all'incontro con gli spiriti. Una volta che
questo incontro si sia verificato secondo le aspettative dello sciamano maestro, il discepolo inizierà a dialogare con le entità spirituali che, sia in forma
umana che in forma animale, gli si presentano all'interno delle visioni. Riceverà da essi gli insegnamenti necessari per progredire verso una strada di
elevata conoscenza. Il suo maestro è sempre accanto a lui per incoraggiarlo e per spiegargli il significato di ciò che sta sperimentando attraverso le visioni
e le speciali intuizioni che gli provengono dal suo stato di trance indotto dall'ayahuasca. Particolare cura è dedicata a riconoscere e ad illustrare al
discepolo ogni tipo di spirito che egli vede e ad interpretare i differenti aspetti delle visioni che si presentano. Si afferma che tra maestro e
apprendista si sviluppi un tipo di comunicazione telepatica, nel senso che lo sciamano sembra in grado di manipolare o di modulare il contenuto delle visioni
del suo discepolo, aumentandole o diminuendole di intensità, oppure inducendo alcune immagini e cancellandone altre usando solo la forza del pensiero. Durante la trance all'aspirante appariranno anche degli spiriti aiutanti. Egli dovrà farseli amici per poter contare su di essi ogni volta che in futuro dovrà
affrontare qualche compito difficile. Di grande rilevanza è l'identificazione del suo spirito con quello del giaguaro. Così facendo, i potentissimi poteri magici del giaguaro saranno anche i suoi. Anzi, egli stesso, in senso iniziatico, muore annullando il proprio corpo e la propria mente per trasformarsi in giaguaro. E' questo un animale che riveste un ruolo importantissimo nel mondo mitologico amazzonico essendo, unitamente al serpente boa, uno dei principali, se non il principale, spirito aiutante. Come ultimo passo di questo processo di iniziazione, lo sciamano affiderà al discepolo gli arcana, ovvero dei particolari poteri magici che, insediandosi nel corpo del discepolo, lo proteggeranno contro ogni forza ostile. Anche altri poteri gli verranno conferiti dal maestro che gli consentiranno di svolgere ogni particolare funzione magica specifica di uno sciamano. Allora, e solo allora, il Samatay è promosso ad Unaya.
Da quel momento in poi il nuovo Unaya avrà una doppia vita. Da un lato, come membro di una comunità, egli dovrà continuare a svolgere i normali compiti
di un qualsiasi indio della foresta: aver moglie e figli, coltivare il suo podere, cacciare, pescare, partecipare alla vita sociale del villaggio, etc. Dall'altro lato, è un personaggio del tutto particolare che, conoscendo la tecnica per dialogare con gli spiriti, ha la funzione di intermediario tra questo e l'altro mondo. E' a lui che la gente del villaggio si rivolgerà per risolvere importanti problemi che le sole forze umane non sono in grado di risolvere. Di conseguenza, uno dei compiti più ardui della sua nuova condizione sarà quello di guadagnarsi il rispetto e la fiducia del prossimo e mantenerli integri nel tempo. Esperienze personali e conclusioni
Durante le due spedizioni nella foresta amazzonica del Perù, io stesso, assieme ai miei due amici, ho partecipato a varie sedute rituali bevendo l'ayahuasca. Alcune volte, accanto a visioni di vario tipo (immagini della foresta, luci brillanti e di vario colore, figure geometriche caleidoscopiche, etc.), ho ricevuto alcuni insegnamenti. Ciò si è prodotto attraverso un processo per me nuovo, difficile da illustrare a parole, ma che per certi aspetti sembrava basato su intuizioni improvvise che venivano favorite o indotte (almeno questa è stata la sensazione di quei momenti) da qualche intelligenza esterna. Infatti, si era instaurato un rapporto, un dialogo silenzioso (mentale) tra me e qualcosa (o qualcuno) fuori di me che non sono riuscito ad identificare. A tratti, mi sono sentito come in balìa di questa "entità" con la quale, in un qualche modo, dialogavo. Talora, essa sembrava prendersi gioco di me. Le risposte alle domande che mi ponevo arrivavano all'improvviso e con forza, quasi venissero sparate nella mia mente dall'esterno. Per due volte ho vissuto un'esperienza di tipo iniziatico durante le
sedute con l'ayahuasca. La prima di esse ha avuto inizio con un flusso vorticoso e rapidamente cangiante di visioni che sembravano cancellare ogni mia forza e resistenza trascinandomi in un vortice senza fine. Ciò mi ha condotto in una condizione di grande sofferenza e solitudine. Sentivo, tuttavia, in lontananza
la presenza dello sciamano che sembrava controllare e dirigere il processo che stavo vivendo. Ma questo non bastava a rassicurarmi ed a superare l'estrema
sofferenza che mi travolgeva. Ad un certo momento, mi sono trovato dinanzi alla morte, percepita come una persona che mi stava vicina e che forse mi stava osservando. Il terrore ha raggiunto allora il massimo livello ed ho creduto veramente che per me fosse giunta l'ultima ora. Poi, quasi all'improvviso, ho
accettato con molta calma la possibilità di morire. Anche la morte accanto a me non la vedevo più come qualcosa di terrifico, quasi mostrava un aspetto
amichevole. Ed è stato allora che le visioni hanno perduto, come d'incanto, l'irruenza di prima. Il loro succedersi avveniva molto tranquillamente e non mi
procuravano più paura. Proprio allora ho iniziato a ricevere degli insegnamenti. Tra quelli che ricordo (la maggioranza di essi sono stati dimenticati nel corso
delle stessa seduta) mi è stato spiegato come fare a rilassarmi, come fare a concentrarmi e pormi in uno stato di meditazione, come fare ad allontanare ogni
desiderio, e come allontanare il mio senso dell'io. Ognuno di questi insegnamenti era seguito da prove pratiche alle quali ero costretto a partecipare. Sono poi seguiti diversi altri insegnamenti di tipo più concettuale. Riassumendo, le tappe più significative in senso iniziatico di questa esperienza sono state: lo stato alterato di coscienza con visioni; il senso di estrema solitudine e di terrore; l'incontro con la morte; il superamento della paura della morte con conseguente disponibilità a lasciarmi morire; gli insegnamenti. Essa è giunta solo alla fine della mia prima permanenza in Perù, dopo molti vani tentativi e profonde delusioni, quando ormai mi stavo decidendo ad abbandonare ogni ulteriore prova con gli sciamani e con l'ayahuasca. Tutta l'esperienza si è protratta per 6-7 ore (Nota 1). La seconda esperienza con aspetti di tipo iniziatico si è prodotta durante una seduta con l'ayahuasca fatta tra amici, senza sciamano. Essa si è svolta
all'interno di una capanna posta ai margini della foresta. Il fitto rumore prodotto dagli insetti e dalla miriade degli altri animali della notte l'ho percepito come un icaro naturale che mi ha messo in sintonia con un'altra realtà. Ad un certo punto della seduta, mentre ero intento a contemplare le visioni indotte dalla droga allucinogena, mi sono visto e mi sono sentito trasformare, per gradi, in un uccello. Ho dapprima avvertito la mia faccia, principalmente la bocca ed il naso, deformarsi e storcersi in vario modo, anche dolorosamente, sino ad acquisire la forma del becco di un uccello (almeno dal punto di vista del mio vissuto). Il medesimo processo di trasformazione si è verificato a carico degli arti, delle braccia in particolare, e del resto del corpo che venivano trasformate a viva forza nelle corrispondenti parti del corpo di un uccello. Ricordo che in questi frangenti assumevo strane e innaturali posizioni con il mio corpo. Terminata questa fase, ne è seguita una seconda durante la quale ho visto, come dall'alto, che il mio corpo giaceva disteso su un tavolo e veniva aperto con violenza da qualcuno che non sono riuscito a riconoscere. Gli stessi che avevano sventrato il mio petto ed il mio addome vi hanno ficcato dentro le mani strappando, a viva forza, i visceri, sostituendoli poi con altri. Hanno quindi richiuso l'ampia ferita. Subito dopo ho visto che il mio corpo, che percepivo in modo diverso da prima, era interamente ricoperto da un rivestimento dai colori lucenti e variati. Ho avuto anche la sensazione di volare, ma non so dove.
Credo sia sufficientemente chiaro, almeno secondo il giudizio che si può avanzare a posteriori, che l'ayahuasca ha aperto alcuni dei cancelli interposti
tra la mia coscienza e l'inconscio ("le porte della percezione" di Aldous Huxley), calandomi in una realtà nuova e sconvolgente. E qui, dopo un interminabile periodo di paura e di smarrimento, ho trovato alcuni punti di riferimento legati forse alle mie attese e alla mia preparazione. Difatti, mi sono sempre nteressato alle filosofie ed alle religioni orientali, di preferenza al buddismo e all'induismo. Il primo processo di tipo iniziatico da me sperimentato ben si rapporta ai lati più esoterici di queste due religioni. La seconda esperienza sembra invece rispecchiare maggiormente l'iniziazione tipica dello sciamanesimo classico al quale, peraltro, mi sono avvicinato, con varie letture, pochi mesi prima di fare la detta esperienza. Suggestive, in questo contesto, sono le osservazioni di Stanislav Grof, uno dei massimi esponenti della psicologia transpersonale, nel libro "Oltre il cervello" (Cittadella Editrice, Assisi, 1988). In esso si afferma che gli stati estatici indotti da droghe e da altri mezzi, sia fisici che mentali, esibiscono spesso temi ricorrenti entro i quali è possibile riconoscere le matrici delle grandi
religioni, specialmente, ma non solo, di quelle orientali. Non mancano, poi, i contenuti propri dello sciamanesimo, dei processi iniziatici e dell'estasi
religiosa e cosmica, oltre a processi idealizzati di morte e di rinascita (Vedi anche Grof S. e Halifax J.: "L'incontro con la morte", SIAD Ed, Milano, 1978).
Su queste basi si può dire che, grazie all'ayahuasca, io stesso sarei riuscito a raggiungere il grande magma informe del mondo inconscio, raccogliendo dal suo
ribollire tumultuoso i frammenti delle matrici più consoni e coerenti alle mie aspettative, alle mie tendenze ed al contesto rituale in cui mi trovavo.
Secondo un'altra prospettiva, si potrebbe pensare che io abbia percepito allucinatoriamente delle situazioni che facevano pur sempre parte delle mie
attese e del mio backgroud culturale (la "wish-fulfillment hallucination" degli autori anglosassoni), anche se ridurre un processo così complesso ed articolato
ad un semplice vissuto allucinatorio mi sembra molto limitativo. Una delle cose che ancora oggi mi turbano è il fatto di avere vissuto
queste due esperienze come assolutamente oggettive, tangibili direi, e che tutto è sembrato seguire una trama ben definita e prefissata. Trama scritta non da me, ma da altri che non conoscevo, dei quali avvertivo però benissimo la presenza e con cui ho anche a lungo dialogato mentalmente. William James, nella sua famosa opera "The Varieties of Religious Experience" (New American Library, New York, 1958), illustra bene questo inconsueto aspetto: "....una delle peculiarità delle invasioni della regione del subconscio è quella di assumere sembianze reali e di infondere nel soggetto la suggestione della presenza di un controllo esterno". Da queste considerazioni non mi desta meraviglia che chi si trova a vivere in un'altra realtà ed in un'altra cultura, come gli indios amazzonici, possa percepire questo nuovo mondo come diretto e condizionato da entità spirituali che lo guardano e lo controllano dall'alto e, a loro capriccio, lo possono a volte premiare e a volte punire. Che a volte lo prendono per mano e lo aiutano a procedere lungo un cammino difficile e, a volte, lo sprofondano nel terrore più grande o nella più spaventosa pazzia. In altri termini, e riallacciandomi a quanto detto in precedenza, anche su questo piano gli sciamani amazzonici si configurerebbero come dei provetti psicoterapeuti in grado di evocare e di dirigere i contenuti inconsci dei loro clienti ed adepti. Entro una cornice
mitologica, da secoli essi saprebbero manipolare la psiche, ed in particolare la dimensione inconscia, di chi a loro si rivolge attribuendo un'origine divina o
semidivina ai fantasmi che la stessa mente produce e trattando con essi su un piano di perfetta parità. Fantasmi che i nostri psicanalisti e gli altri specialisti consimili, con tutti i diplomi appesi alle pareti dei loro studi, non sono ancora d'accordo nel come interpretare e nel come impiegare a fini
terapeutici.
Bruno Severi
Nota 1. Una trattazione più dettagliata di questa mia prima esperienza di tipo iniziatico è apparsa sulla rivista "Quaderni di Parapsicologia", Vol. 27, N. 1,
1996, edita dal Centro Studi Parapsicologici di Bologna, con il titolo: "Ayahuasca, medicina dell'anima".
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MessaggioOggetto: Re: L'INIZIAZIONE SCIAMANICA TRA LE TRIBU' DELL' AMAZZONIA PERUVIANA   Lun 26 Apr 2010 - 10:14

Un ottimo contributo Very Happy

ORa che ho cinque minuti me lo leggo per bene.

Grazie Tila!
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MessaggioOggetto: Re: L'INIZIAZIONE SCIAMANICA TRA LE TRIBU' DELL' AMAZZONIA PERUVIANA   Lun 26 Apr 2010 - 15:51

Admin ha scritto:
Un ottimo contributo Very Happy

ORa che ho cinque minuti me lo leggo per bene.

Grazie Tila!
Ciao Admin,
ti consiglio di leggerlo in formato PDF...un consiglio che estendo a chiunque sia interessato...
un abbraccio
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MessaggioOggetto: Re: L'INIZIAZIONE SCIAMANICA TRA LE TRIBU' DELL' AMAZZONIA PERUVIANA   Lun 26 Apr 2010 - 16:42

Tila ha scritto:
Per quel che riguarda gli sciamani, ricordo che al loro interno esistono alcune differenze, talora abbastanza importanti. Si riconoscono, infatti, varianti tra sciamani di città e sciamani di villaggio, tra sciamani indigeni e quelli meticci e, infine, tra gli sciamani appartenenti alle diverse etnie. I miei continui spostamenti mi hanno permesso di avere esperienza con tutte le tipologie sopra riportate. Occorre anche precisare che, nonostante queste differenze, le loro pratiche, rituali, tradizioni e credenze poggiano su una base comune ed è su questa base che insisterò maggiormente nella mia trattazione. Come punto di riferimento principale ho preso l'etnia maggiormente rappresentativa di questa regione, la Shipibo-Conibo che è localizzata nell'area
a nord e a sud di Pucallpa. La visione mitico-cosmologica di questa etnia appare essere la più elaborata e la più ricca e ad essa spesso si rifanno gli altri gruppi etnici con cui ho avuto contatti.
Questo passo è interessante perché andrebbe a definire appunto una realtà che spesso la new age moderna ignora VOLUTAMENTE. E cioè la contestualizzazione sociale e storica delle forme di sciamanesimo. Nelle visioni dei corsi di fine settimana si fanno estrapolazioni assurde di queste culture per renderle digeribili dal pubblico occidentale.

Tila ha scritto:
Spiritualità e magia nella foresta amazzonica

Sebbene con l'avvento dei missionari cristiani la religione indigena abbia talora incluso nel proprio pantheon di divinità anche apporti cristiani, l'animo religioso amazzonico è rimasto fondamentalmente animistico. Qui si crede all'esistenza di un numero vastissimo di spiriti che abitano principalmente i fiumi e la foresta. Con questi spiriti gli indigeni convivono ed adeguano il proprio comportamento nella vita di tutti i giorni. Gli spiriti sono ubiquitari:
possono identificarsi con l'anima degli esseri viventi o essere del tutto indipendenti da essi. Ogni animale, vegetale, luogo e struttura naturale ha un
suo spirito. Non si può parlare di spiriti buoni e cattivi in assoluto. Il loro rapporto con l'uomo è condizionato dal rispetto di certe ritualità e regole e da
come gli sciamani interagiscono con essi. Tra gli spiriti della foresta di notevole importanza sono gli spiriti delle piante. Ogni pianta, di qualsiasi specie, ha uno spirito (detto anche madre della pianta), ma soltanto le piante che producono sostanze allucinogene e principi curativi hanno degli spiriti molto particolari e potenti. Tra queste piante ricordiamo solo le più importanti: il toé, il sanango, il shirisanango, l'ayahuasca, etc. Quando lo sciamano beve una sostanza allucinogena, specialmente l'ayahuasca, allora gli appare lo spirito della pianta da cui si è estratta la droga e con esso può colloquiare e ricevere insegnamenti. Per questa ragione, queste piante con potere allucinogeno sono denominate "piante maestro". Anche gli animali, come è stato detto, possiedono un'anima o spirito. Spesso, anziché di spirito di un animale, si parla di un potere magico o semimagico posseduto dall'animale. Quello che è certo è che alcuni animali hanno
dei poteri attraverso i quali possono recare danno fisico alle persone. La foresta è abitata da un esercito di entità semiumane che si rendono visibili quasi esclusivamente agli sciamani. Chi, vagando nel bosco, specialmente di notte ed in luoghi etichettati come proibiti, ne incontra uno, può trarne dannose conseguenze. Nei fiumi e nelle lagune abitano invece degli spiriti protettori della flora e della fauna acquatica che sono rappresentati con le sembianze di un serpente boa. Infine, i Shipibo-Conibo ritengono che l'uomo possieda uno spirito o anima che si può allontanare dal corpo fisico sia nel sonno, sia in seguito
all'assunzione di bevande allucinogene, oltre che, naturalmente, al momento della morte.

Questa anima può essere rubata come conseguenza delle azioni
magiche di uno stregone maligno (brujo) o dello spirito di un defunto (antenato). Lo sciamano è il solo che può recuperare un'anima rubata o smarrita.
Quando ebbi occasione di chiedere ad uno sciamano quali malattie fosse in grado di guarire, egli mi rispose: "Tutte". Al che fui molto meravigliato e perplesso.
Subito dopo precisò: "Curo le malattie da perdita dell'anima o da furto di essa da parte degli spiriti; le malattie prodotte dall'ingresso di uno spirito
malevolo nel corpo della gente; le malattie prodotte da fatture attuate dai brujos su richiesta di una persona che desidera danneggiare qualcuno". Secondo
la concezione tradizionale indigena, queste sono le principali cause di malattia, ma ve ne sono anche altre.
Annoto brevemente che questa è una tematica classica dello studio dello sciamanesimo e non solo. Studi recenti sui guaritori di campagna in Italia ad esempio hanno rilevato come questo tipo di cure per il furto o la sottrazione di tali energie sia comuna anche nell’insieme di pratiche terapeutiche dei cosiddetti “guaritori di campagna”. In ogni caso, la parte dell’essere umano che si può spostare oltre l’involucro fisico sembra avere caratteristiche simili alla controparte fisica…la prima tra tutte che puo essere danneggiata, puo perdersi, può essere “rapita”. Nell’inventario percettivo e iconografico tradizionale di queste forme di sciamanesimo, il corpo “energetico” ha caratteristiche simili e a volte identiche al copro fisico.



Tila ha scritto:
Le piante, che gli sciamani spesso
prescrivono come mezzi curativi, non guariscono perché contengono principi chimici attivi in grado di debellare il processo patologico secondo i dettami
della medicina occidentale, bensì perché dotate di proprietà magiche o, meglio, perché in esse risiede uno spirito la cui azione sconfigge o neutralizza le
cause sopra descritte. Sta allo sciamano riconoscere queste cause e contrastarle efficacemente seguendo le istruzioni che riceve dagli spiriti. Ma anche questa
visione eziologica delle malattie sta via via perdendo seguito a motivo dell'introduzione della nostra medicina che, pian piano, raggiunge anche i
villaggi più isolati della foresta sovvertendone le tradizioni.

Questo concetto è comune allo sciamanesimo tanto quanto alla magia e stregoneria tradizionale. E ad alcune forme di medicina alternativa che nelle tradizioni popolari e contadine e magiche occidentali forse hanno trovato spunto. Il punto è che la pianta non cura perché in essa c’è la sostanza guaritrice (non solo)…nel viaggio sciamanico, lo sciamano entra in contatto con la coscienza/spirito della pianta e riceve consigli su come guarire qualcuno o qualcosa. E questa soluzione puo spaziare in numerosissimi ambiti, potrebbe anche darsi che lo spirito madre della pianta suggerisca di usare un'altra pianta, oppure di fare cose che porterebbero alla guarigione del paziente.

Tila ha scritto:
Lo sciamano

Lo sciamano è generalmente di sesso maschile e necessita, per raggiungere il suo particolare ruolo sociale, di un duro periodo di apprendistato seguito da
un processo di iniziazione.
Questo è un punto interessante: non in tutte le culture lo sciamano è maschio, cosi come non in tutte le culture ad esempio le competenze di sciamano sono indifferenziate e indivise tra maschio e femmina, in Giappone per esempio non è così.

Tila ha scritto:
Egli ha imparato a riconoscere e ad usare le piante medicinali e si pone in contatto con il mondo degli spiriti per poter avere le
risposte alle domande che la gente gli pone: come ritrovare oggetti smarriti o rubati; prevedere l'andamento della prossima battuta di caccia o l'esito del
raccolto; conoscere le cause delle malattie ed il relativo rimedio; far sì che una persona sia corrisposta in amore; etc. In lingua Shipibo-Conibo lo sciamano
assume il nome di Unaya e, se di grado elevato, il nome di Muraya. Quest'ultimo si ritiene abbia un rapporto molto stretto e particolare con gli spiriti e che
possa dialogare con essi senza la necessità di utilizzare droghe allucinogene. Inoltre, il Muraya sarebbe in grado di produrre svariati fenomeni che noi
definiamo, in senso lato, paranormali come il poter parlare lingue a lui sconosciute, guarire i pazienti con la sua sola forza psichica, praticare la
chiaroveggenza, la precognizione, la telepatia e la bilocazione.

Le competenze di questo tipo di sciamano sono a tutti gli effetti di carattere “sociale” e indirizzate al servizio delle necessità considerate primarie dal suo gruppo di riferimento.
Sul livello di capacità di essere sciamano senza uso di sostanze psicotrope, l’argomento è assai piu complesso. Eliade sosteneva ad esempio che l’uso di queste sostanze fosse riferibile ad un periodo di imbarbarimento delle culture sciamaniche piu antiche, ma non possiamo essere sicuri della validità storica dei suoi assunti. Lo scrivente è piu propenso a non fare di tutta l’erba un fascio e cioè ad ipotizzare che in modi diversi, tempi diversi, e contesti diversissimi, le culture sciamaniche abbiano o NON abbiano usato queste sostanze a seconda delle loro necessità, anche a livello sociale e storico.


Tila ha scritto:
Lo sciamano si contrappone ad un altro specialista della magia, lo Yubé (in spagnolo brujo) che ha la funzione principe di recare danno o la morte al prossimo su richiesta della sua clientela.

Brujo è il termine con cui Castaneda aveva conosciuto Don Juan,ma era anche un termine col quale la gente del luogo chiamava il suo maestro. Termine quindi che è molto diffuso, e va a definire una figura presente a livello sociale, tanto necessaria socialmente quanto il guaritore.
Un duro colpo alle illusioni della new age, che ha visto nelle culture extraeuropee solo una proiezione di un eden minacciato dalla fame di dominio diabolico dei nostri tempi.

Tila ha scritto:
Tra lo sciamano e il brujo si instaurano spesso lotte strenue condotte dai rispettivi spiriti. Anche i rapporti tra i diversi sciamani spesso sono ugualmente cruenti potendo esitare, a dir loro, nella morte del soccombente. La linea di confine tra lo sciamano (Unaya o Muraya) e lo Yubé non è sempre netta, spesso è sfumata in modo tale da permettere una dissolvenza dei contorni dell'uno in quelli dell'altro. E' chiaro che lo sciamano amazzonico non è una figura di elevata spiritualità e moralità, almeno secondo i nostri standard culturali. Egli è essenzialmente un professionista che ha molto faticato per raggiungere la sua posizione sociale e combatte con le unghie e con i denti per mantenere il suo potere, le sue prerogative e la sua fama. Gli altri sciamani sono per lui spesso dei concorrenti pericolosi e non esita un istante a combatterli con ogni mezzo
essendo consapevole che basterebbe abbassare la guardia un solo istante per ricevere da essi danni irreparabili.



Tila ha scritto:
Più di una volta, mentre assistevo ad una
seduta rituale a sfondo terapeutico, lo sciamano ha affermato di sentire l'influenza di un altro suo collega ostile o di uno Yubé ed ha provato a neutralizzare questa intrusione sia cercando una rappacificazione amichevole, sia ricorrendo ai suoi poteri occulti per ribattere, colpo su colpo, agli attacchi ricevuti. Alcune di queste sedute non hanno avuto buon esito a causa di queste influenze negative. La concorrenza non è facilmente sopportata al punto che molti sciamani non accettano discepoli per timore di dovere in futuro dividere con essi le loro conoscenze magiche ed i vantaggi economici e di prestigio derivanti dalla professione. Un'importante conseguenza di questo atteggiamento è che il numero degli sciamani sta vistosamente calando. Un'altra caratteristica tipica dello sciamano è quella di saper padroneggiare alcune tecniche psicologiche. Infatti, lo sciamano deve essere un insostituibile punto equilibratore all'interno della comunità. Egli è l'unico in grado di stabilizzare e mantenere, entro i limiti di guardia, le tensioni emotive all'interno del villaggio allorché i singoli individui o l'intera
collettività rischiano di vedere sgretolare il proprio equilibrio psichico nell'impatto, talora violento e letale, con il mondo degli spiriti. Questi ultimi sono sempre in agguato, specialmente quando alcuni individui infrangono le regole che sottendono i delicati rapporti tra l'uomo e la dimensione spirituale. Se l'anima di una persona viene rapita da uno spirito a lui ostile, le conseguenze per la vittima possono essere molto gravi sino ad arrivare alla pazzia o alla morte. Anche l'intero villaggio può facilmente infrangere questi delicati equilibri e solo l'intervento dello sciamano può recuperare l'anima smarrita o ristabilire l'armonia tra la comunità e gli spiriti. Egli svolge, quindi, anche la fondamentale funzione di psicoterapeuta in quanto riesce, con la sua presenza, con le sue conoscenze occulte e con i suoi rituali, a dare fiducia e certezze al proprio villaggio eliminando così le forti tensioni emotive che lo scontro con gli spiriti può provocare. Un villaggio senza
sciamano, almeno dove la tradizione è ancora prominente, si trova a vivere in una condizione a forte rischio e senza prospettive. Non vi è più nessuno che
possa dialogare con gli spiriti o competere con essi. E' come una nave senza timone in balia di un mare tempestoso.

Credo che questo passo sia esplicativo della importanza in queste società del ruolo di sciamano. Ricordiamoci però nel frattempo che l’autore di questo passo sta usando un parametro interpretativo classico delle azioni degli sciamani in seno alla comunità. Parametro interpretativo che usa concetti nati e sviluppatisi nella nostra società e li usa interamente e senza riserve nella osservazione di questi fenomeni sociali, appunto.

Tila ha scritto:
Nelle città e negli altri centri più importanti si sta affermando un'altra figura di sciamano che però ha perduto molte delle caratteristiche tipiche dello
sciamanesimo amazzonico. Si tratta dello sciamano meticcio. Questi ha ereditato dalla tradizione indigena alcuni dei suoi punti salienti: conosce l'uso delle
piante medicinali, l'uso degli estratti vegetali psichedelici con cui accedere alla trance, l'uso dei canti rituali (icaros), etc. Le cerimonie che svolge,
sebbene semplificate, ricalcano molti aspetti dei rituali indigeni. Però, il sottofondo spirituale della sua professione assume un aspetto sempre più
divergente nel senso che i poteri sottili (ad esempio quelli delle piante di cui si serve) non provengono tanto dalle entità spirituali del mondo animistico,
bensì si rifanno con sempre maggiore frequenza alla tradizione cristiana cattolica trovando in Gesù Cristo, nei Santi, nella Vergine e nello Spirito
Santo i suoi unici e potenti interlocutori e dispensatori di grazie e di guarigione.
Qualcosa di simile sta accadendo anche nei villaggi abitati dagli indios. Infatti, si vanno sempre più diffondendo figure ibride che si propongono quali surrogati degli sciamani laddove questi ultimi non ci sono. Grazie ad alcune conoscenze che hanno qua e là racimolato, cercano, in qualche
modo, di svolgere parte del lavoro di un vero sciamano: fanno sedute con l'ayahuasca; taluni interpellano con più o meno successo gli spiriti;
prescrivono erbe medicinali per curare le malattie; danno consigli; fanno sortilegi.

Questo passo rivela un punto valdo nelle analisi moderne dei fenomeni sociali che si situano tra diversi ambiti culturali. I meticci di cui parla sono definibili come sciamani o come figure sui generis della cultura popolare urbana cristiana?
È se vogliamo lo stesso problema che ci poniamo qui in Italia con i guaritori di campagna o con tutte le figure che hanno elaborato e si fanno portavoci di un sincretismo tra diverse correnti “spirituali” con utilità sociale che ne determina la legittimazione al gruppo in cui operano.
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MessaggioOggetto: Re: L'INIZIAZIONE SCIAMANICA TRA LE TRIBU' DELL' AMAZZONIA PERUVIANA   Oggi a 0:23

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