Forum di sciamanesimo, antropologia e spirito critico
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 Cervo: gentilezza e innocenza, attrazione verso nuove avventure

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Tila
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MessaggioOggetto: Cervo: gentilezza e innocenza, attrazione verso nuove avventure   Ven 7 Mag 2010 - 8:08

Altro bellissimo totem, la prima parte è dedicata ai documenti di wikipedia sia in lingua italiana che in inglese... vi auguro una buona lettura!

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Cervus_elaphus

Cervus elaphus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il cervo nobile o cervo europeo (Cervus elaphus Linnaeus, 1758) è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Cervidi.
Indice

* 1 Tassonomia
* 2 Distribuzione
* 3 Descrizione
o 3.1 Dimensioni
o 3.2 Aspetto
* 4 Abitudini
o 4.1 Alimentazione
o 4.2 Riproduzione
* 5 Rapporti con l'uomo
* 6 Stato di conservazione
* 7 Note
* 8 Voci correlate
* 9 Altri progetti

Tassonomia [modifica]

La tassonomia della specie nel suo complesso è lungi dall'essere chiarita in modo esauriente. Fino a tempi recenti, infatti, la specie tendeva ad essere considerata un "contenitore" comprendente numerose sottospecie diffuse praticamente in tutto il mondo (anche se originarie di Europa, Asia, America settentrionale e Nordafrica): tali sottospecie vengono di seguito elencate;

* Cervus elaphus bactrianus (Asia centrale)
* Cervus elaphus barbarus (Monti dell'Atlante)
* Cervus elaphus corsicanus (Corsica e Sardegna[2])
* Cervus elaphus elaphus (Europa occidentale)
* Cervus elaphus hanglu (Kashmir)
* Cervus elaphus hippelaphus (Europa meridionale, Balcani)
* Cervus elaphus hispanicus (Penisola Iberica)
* Cervus elaphus maral (Asia Minore, Crimea, Caucaso)
* Cervus elaphus yarkandensis (Turkestan orientale)

A queste si aggiungevano anche le sottospecie attualmente ascritte alla specie Cervus canadensis (comunemente nota come wapiti), un tempo considerata anch'essa una sottospecie di cervo nobile (Cervus elaphus canadensis): lo wapiti ha tuttavia guadagnato lo status di specie a sé stante dopo accurati studi del DNA[3]: tuttavia, è ancora dubbia l'assegnazione all'una od all'altra specie delle varie popolazioni di cervi dell'Asia centro-orientale[4].

La classificazione attualmente contemplata, tuttavia, si rivela datata secondo le nuove tecnologie, sia in base al fatto che i cervi tendono a variare velocemente le proprie caratteristiche fenotipiche (taglia, colorazione) in base all'ambiente in cui si trovano, sia perché nei secoli (e questo è avvenuto in particolare per le popolazioni europee e quelle introdotte di questi animali) l'uomo ha manipolato più volte la specie, effettuando ad esempio traslocazioni e mescolamenti di popolazioni.
Distribuzione [modifica]

L'area di diffusione del cervo nobile è piuttosto estesa: le numerose sottospecie occupano ampie regioni europee e asiatiche, e perfino un ristretto territorio del Nordafrica, dove esso rappresenta l'unica specie di cervide diffusa sul continente[5] . In Europa si trovano branchi di cervi in Inghilterra e Scozia, in Svezia, nelle ampie foreste di latifoglie delle regioni centrali e persino in Corsica. In Asia i cervi nobili sono diffusi in Anatolia, nelle regioni settentrionali dell'Iran, nell'Altai, nel Kashmir e in ampie zone della Mongolia e della Manciuria. La specie è stata inoltre introdotta in Australia, Nuova Zelanda, Cile, Perù ed Argentina, dove si è adattata in maniera eccellente, divenendo in alcuni casi dannosa[6].

In Italia sono presenti due sottospecie di cervo nobile:

* la sottospecie hippelaphus, originariamente diffusa nel nostro territorio unicamente nella provincia di Ferrara (bosco della Mesola), è stata in seguito introdotta od è migrata spontaneamente in un areale piuttosto esteso: nell'arco alpino la specie è diffusa praticamente da Cuneo ad Udine, dove nel Triveneto ed in Lombardia essa è migrata spontaneamente dai Paesi d'Oltralpe, mentre in Piemonte e Valle d'Aosta si è ricorso ad introduzioni mirate con esemplari provenienti dalla Francia. Lungo l'Appennino, invece, sono presenti quattro popolazioni distinte di cervo nobile: una lungo l'Appennino tosco-emiliano, una lungo la parte alta della Val Tiberina, una nel Parco nazionale della Maiella ed una nel Parco nazionale d'Abruzzo infine vi sono altre popolazioni nel Parco nazionale del Pollino e in quello del Cilento. Altri gruppi consistenti, anch'essi del tutto artificiali, sono presenti in grandi aree boschive recintate, come Castelporziano e La Mandria[7];
* la sottospecie corsicanus è invece endemica della Sardegna e della Corsica, dove vive con varie popolazioni isolate.

L'habitat originario del cervo è costituito dalle zone boschive con presenza di radure o aree di boscaglia poco fitta, generalmente in ambiente pianeggiante o a basse altitudini[8] : successivamente la specie si è sospinta in aree montuose od impervie per sfuggire alla pressione demografica e venatoria dell'uomo. È stato inoltre introdotto in numerosi ambienti ai quali si è adattato brillantemente, dalla brughiera alla foresta di conifere.
Descrizione [modifica]
Dimensioni [modifica]

I maschi adulti possono essere lunghi sino a 2,50 m e alti, al garrese, sino a 1.2 m, con un peso che va da 80 a più di 150 kg. La femmina è notevolmente più piccola, raggiungendo solo eccezionalmente i 2 m di lunghezza e i 100 kg di peso[9]. A queste misure va aggiunta la coda, che in ogni caso non supera i 20 cm di lunghezza. Generalmente, gli esemplari delle popolazioni dell'Europa orientale raggiungono dimensioni maggiori (ad esempio la sottospecie nominale raggiunge i cinque quintali di peso), mentre quelli dell'area mediterranea hanno dimensioni inferiori (ad esempio il cervo corso non supera quasi mai il quintale di peso): tuttavia, se alimentati abbondantemente i cervi sono in grado di crescere ben al di sopra delle misure medie raggiungibili dalla popolazione in esame[4], mentre le popolazioni di qualsiasi sottospecie introdotte in altri Paesi possono rimanere di dimensioni molto contenute (anche mezzo quintale di peso)[10].
Aspetto [modifica]

Il tronco appare snello e allungato, leggermente rientrante nella regione inguinale; la spalla è arrotondata e muscolosa; il petto è largo e la groppa è diritta e potente. Il collo, lungo, piuttosto sottile e un poco compresso, sostiene alta la testa, allungata e larga all'occipite, con la fronte infossata tra gli occhi. Il muso, diritto, va assottigliandosi, e gli occhi, di media grandezza e vivacissimi, hanno le pupille ovali.
I lacrimatoi del cervo.

I lacrimatoi, piuttosto grandi, formano una specie di infossatura allungata, che scende verso gli angoli della bocca con le pareti interne secernenti la caratteristica sostanza oleosa, di cui il cervo si libera, soffregando la testa contro la corteccia degli alberi. Le orecchie sono lunghe, larghe e assai mobili. Gli arti, molto lunghi in proporzione al corpo, si presentano sottili ma robusti, con zoccoli stretti e appuntiti adatti a un velocissimo corridore e agilissimo saltatore, mentre gli unghioli delle dita posteriori sono ovali, troncati all'estremità e non toccano il suolo se non nella corsa.

Il mantello, aderente e liscio, è composto di peli setolosi e di fine lanugine, che si allunga notevolmente sulla coda, mentre sul labbro superiore e intorno agli occhi crescono serie di lunghe setole: nei maschi, in particolare in quelli delle popolazioni diffuse in climi freddi, spesso è presente una criniera sul collo. La colorazione del mantello subisce variazioni a seconda delle stagioni, del sesso e dell'età degli individui: il mantello estivo appare brunastro o tendente al rossiccio, mentre in inverno è grigio-bruno, con un pelo notevolmente infittito[11]. Nelle femmine, i medesimi colori vanno schiarendosi, come se sbiadissero, e i giovani presentano un abito rossastro con macchie bianche che tendono a scomparire con l'età.
Un maschio con palchi ricoperti dal velluto.

I palchi, strutture analoghe ma non omologhe alle corna dei Bovidi, rappresentano la principale caratteristica dei maschi e, certo, uno dei fenomeni biologici più interessanti. Alla fine del primo inverno, sullo stelo, cresciuto nella regione frontale, compaiono i primi palchi, nutriti da uno strato di pelle riccamente vascolarizzata, detta velluto; in luglio essa raggiunge il suo massimo sviluppo, ossificandosi.

Al suo secondo anno di vita, il giovane cervo, a causa della graduale diminuzione dei livelli di testosterone nel sangue (la crescita dei palchi è infatti legata al tasso di testosterone[12]) subisce la decalcificazione della base dei primi palchi, che, al minimo urto contro un ostacolo, si staccano e cadono. Il fenomeno si ripete, da qui innanzi, regolarmente ogni anno: i palchi cadono ma sullo stelo se ne formano di nuovi, che raggiungono le dimensioni massime entro quattro mesi, sempre ricoperti di velluto. Anno per anno, il volume, il peso e parzialmente il numero dello punte va aumentando.
Quanto alle dimensioni e al peso dei palchi, si nota una considerevole variabilità individuale: in generale, la lunghezza va da un minimo di 70 cm a un massimo, peraltro eccezionale, di 1,30 m. Il peso delle corna, negli individui adulti, è, in media, di 4-6 kg, con punte eccezionali al di sopra dei 10 e fino a 15-20 kg.

Per quanto riguarda le malattie il cervo nobile può essere affetto da Brucellosi, Paratubercolosi, Leptospirosi, Toxoplasmosi, Malattia del deperimento cronico del cervo
Abitudini [modifica]

Il cervo si muove leggero ed elegante nei boschi più fitti, nelle praterie a diverse altitudini; è maestoso, veemente e veloce nel trotto e nel galoppo,tanto che in piena corsa può raggiungere e superare gli 80 km/h,agile e abile nel salto che, talvolta, può raggiungere in altezza anche i 2 m e più del doppio in lunghezza, Una certa importanza assumono, soprattutto in funzione della caccia, le impronte che gli zoccoli del cervo lasciano sul terreno. Sia i maschi che le femmine vivono in gruppi monosessuali, con queste ultime che portano con sé anche i cuccioli non ancora indipendenti. Nell'ambito dei gruppi, solitamente vi sono sempre un paio di esemplari che fanno da sentinelle mentre il resto del branco si nutre.
Durante l'estate, i cervi tendono a migrare ad altitudini maggiori, raggiungendo le praterie in quota dove il cibo è presente in maggiori quantità.
Alimentazione [modifica]

La ricerca del cibo viene effettuata di solito nelle ore notturne: in primavera gli animali divorano le erbe fresche e tenere, i germogli, le foglie novelle e i ramoscelli. Durante l'estate vengono invece preferiti il grano maturo, l'avena, le carote e le barbabietole succose. L'inverno è certamente per questi animali la più triste e dura stagione dell'anno, poiché il terreno si ricopre di una coltre di neve, il suolo non produce più erba, e i rami non danno più foglie; i cervi, allora, si accontentano delle cortecce, degli arbusti secchi e delle radici penosamente scavate a colpi di zoccolo.
Riproduzione [modifica]

All'inizio dell'autunno, precisamente da metà settembre a metà ottobre, inizia la stagione degli amori. In questo periodo, i maschi, che solitamente vivono in piccoli gruppi monosessuali, si separano e iniziano a sfidarsi tramite bramiti per rivendicare il possesso di una zona di bosco nel quale accoppiarsi con le femmine. Gli abbondanti pascoli primaverili hanno rafforzato l'organismo dei maschi che sono divenuti vigorosi e sono pronti a mettersi in cammino per la lunga ricerca delle compagne. Durante questo periodo, essi abbandonano le loro consuete abitudini e i luoghi prima frequentati, divenendo inquieti e irascibili. Il cervo, quindi, raduna intorno a sé da 5 a 15 femmine, che custodisce gelosamente, a prezzo di lotte furiose contro tutti i rivali. Le lotte tra i maschi sono rare: infatti prima di passare alle armi i contendenti si sfidano a "voce". Il potente bramito del cervo (una via di mezzo fra un muggito bovino ed un ruggito) serve appunto ai rivali per capire chi hanno di fronte: solo quando le capacità vocali si equivalgono i maschi si affrontano in campo aperto, ma anche a questo punto prima di combattere mettono in atto una serie di comportamenti rituali, ad esempio cominciano a marciare avanti e indietro lungo linee parallele per osservare le dimensioni delle corna e la robustezza dell'avversario[13].

Trascorsi questi giorni, i maschi riformano i branchi, riprendendo la loro vita normale, mentre le femmine, riunite anch'esse in branchi separati assieme ai maschi più giovani, muovono alla ricerca di luoghi sicuri, dove trascorrere i primi tempi della gestazione. La gravidanza dura 260 giorni, e di norma, a ogni parto nasce un solo cerbiatto, raramente due: il cucciolo ha il dorso pomellato per meglio mimetizzarsi fra i cespugli, dove rimane perfettamente immobile e non può essere avvistato da eventuali predatori poiché non emana odore. La pomellatura viene persa alla fine dell'estate.
Il cerbiatto resta nascosto nel fitto dei cespugli (dove la madre lo raggiunge solo per la poppata) per un paio di settimane, dopodiché esso è in grado di seguire il gruppo delle altre femmine con cuccioli nei suoi spostamenti: a due mesi i cerbiatti vengono svezzati[14], ma non si allontaneranno dalle madri prima di aver compiuto un anno d'età, ossia quando i maschi adulti li scacceranno per potersi accoppiare con le femmine. Sebbene la maturità sessuale venga raggiunta dai cervi verso il secondo anno di età, essi sono in grado di procreare solo alla fine del terzo anno.

La speranza di vita in natura dei cervi si aggira fra i 10 ed i 15 anni, ma in cattività essi vivono tranquillamente oltre i venti anni.
Rapporti con l'uomo [modifica]

Il cervo è sempre stato un'importante fonte di cibo per l'uomo: già nelle pitture rupestri risalenti al Paleolitico si possono infatti trovare abbondanti raffigurazioni di questi animali, solitamente in veste di preda o come entità spirituali.
Un tronco scortecciato da un cervo: a volte questi animali possono arrecare danni anche ingenti ai boschi.

Il cervo viene oggi allevato e riprodotto con successo dall'uomo per fini culinari, per l'uso della pelle e dei palchi (che trovano impiego nella medicina tradizionale asiatica), come animale da cortile e per essere reintrodotto allo stato selvatico.
Stato di conservazione [modifica]

I cervi non hanno, oltre all'uomo, dei veri nemici, in quanto nessun predatore è in grado di raggiungerli durante la fuga viste le loro straordinarie doti velociste. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ciò non aiuta a mantenere in buone condizioni le popolazioni di cervi, che sono ancora numerose in taluni boschi, soprattutto nelle zone protette. I predatori eliminano infatti tutti gli animali più deboli e malati, contribuendo quindi al miglioramento continuo della specie, poiché solo gli individui più dotati hanno la possibilità di riprodursi. Inoltre solo i membri dal pelo molto rosso possono essere accolti dall'harem in modo pacifico.

In Italia, la popolazione peninsulare del cervo, diffusa originariamente su tutto il territorio, a partire dal XVII secolo cominciò a declinare a causa della pressione venatoria e dell'espansione degli insediamenti umani a danno degli ecosistemi boschivi, fino a quando non ne rimase che una misera popolazione relitta nel sopracitato Gran Bosco della Mesola, oltre a segnalazioni sporadiche di gruppetti provenienti dalla Svizzera in provincia di Sondrio: in seguito tali migrazioni da oltreconfine divennero sempre più numerose e consistenti, al punto che oggi la specie si è ristabilita con successo in tutto l'arco alpino centro-orientale ed è soggetta anche a prelievo venatorio autorizzato, mentre per quanto riguarda le altre popolazioni si tratta di individui introdotti a partire da popolazioni francesi e tedesche durante gli anni sessanta. L'attuale popolazione nazionale italiana ammonta in 40.000 capi circa: 11.500 nelle Alpi occidentali, 22.400 in quelle orientali, 5400 nell'Appennino settentrionale ed i rimanenti nel resto della Penisola. La crescita della popolazione è buona (al punto di aver spinto le autorità ad istituire campagne di abbattimento selettivo per evitare danni al patrimonio boschivo) e si prospettano future campagne di reintroduzione anche in altre aree idonee ad ospitare popolazioni stabili di questi animali.
Per quanto riguarda la popolazione sardo-corsa, invece, essa sparì dalla parte settentrionale della Sardegna nei primi anni del secondo dopoguerra: a partire dagli anni ottanta, le varie campagne di sensibilizzazione della popolazione hanno permesso di aumentare il numero di esemplari ed espandere l'areale della specie, che attualmente conta circa 3000 capi.
Note [modifica]

1. ^ Lovari, S., Herrero. J., Conroy, J., Maran, T., Giannatos, G., Stubbe, M., Aulagnier, S., Jdeidi, T., Masseti, M. Nader, I., de Smet, K. & Cuzin, F. 2008. Cervus elaphus. In: IUCN 2010. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2010.1
2. ^ Biological Journal of the Linnean Society 2006, 88, 691–701: S. S. HMWE ET AL. fzachos@zoologie.uni-kiel.de "Conservation genetics of the endangered red deer from Sardinia and Mesola with further remarks on the phylogeography of Cervus elaphus corsicanus" http://www.blackwell-synergy.com/doi/abs/10.1111/j.1095-8312.2006.00653.x
3. ^ Christian J. Ludt; Wolf Schroeder, Oswald Rottmann, and Ralph Kuehn. Mitochondrial DNA phylogeography of red deer (Cervus elaphus) (pdf) in Molecular Phylogenetics and Evolution 31 (2004) 1064–1083. Elsevier. URL consultato il 2006-10-06.
4. ^ a b Valerius Geist, Deer of the World: Their Evolution, Behavior, and Ecology, Mechanicsburg, Pa, Stackpole Books1998,
5. ^ Cervus elaphus ssp.barbarus. International Union for Conservation of Nature and Natural Resources. URL consultato il 2006-10-03.
6. ^ Werner Flueck. Cervus elaphus (mammal) in Global Invasive Species Database. International Union for Conservation of Nature and Natural Resources. URL consultato il 2006-10-14.
7. ^ Spagnesi M., De Marinis A.M. (a cura di), Mammiferi d'Italia - Quad. Cons. Natura n.14 , Ministero dell'Ambiente - Istituto Nazionale Fauna Selvatica, 2002.
8. ^ Jack Ward Thomas; Dale Toweill, Elk of North America, Ecology and Management, New York, HarperCollins2002,
9. ^ red deer: Definition from Answers.com
10. ^ http://books.google.com/books?id=bcWZX-IMEVkC&pg=PA202&lpg=PA202&dq=European+Red+Deer+kg&source=web&ots=TJFQSDfuGK&sig=aY4vLj_3jEIdDslJkTg_K2Dht2c#PPA204,M1
11. ^ Jim Pisarowicz. American Elk - Cervus elephus. National Park Service. URL consultato il 2006-10-10.
12. ^ Friends of the Prairie Learning Center. U.S. Fish and Wildlife Service. URL consultato il 2006-10-06.
13. ^ Mark Walker. The Red Deer. World Deer Website. URL consultato il 2006-10-03.
14. ^ Cervus elaphus in Animal Diversity Web. University of Michigan, Museum of Zoology. URL consultato il 2006-10-04.


FONTE: http://animalitotem.wordpress.com/2008/02/27/animali-della-tradizione-celtica/
Cervo (Fiadh) o Stag (Sailetheach, Damh): Il cervo è stato spesso un messaggero e una guida per i mondi ultraterreni. Le corna del cervo erano usate dagli sciamani per il loro rituali. Il cervo rappresenta la rapidità, la grazia e la dolcezza. Insegna che si può cambiare sentiero, pur mantenendo la direzione stabilita

FONTE: http://animalitotem.wordpress.com/2008/02/04/animali-dalla-a-alla-d/
CERBIATTO – Pace e benevolenza. Ti aiuta a divenire consapevole dei tuoi moti interiori e a sviluppare dolcezza e gentilezza. Per muoversi con consapevolezza e calma, cambiando direzione senza perdere il proprio centro. Per coltivare l’umiltà, l’arrendevolezza e la fiducia.

FONTE: dal libro “Segni e presagi del mondo animale – i poteri magici di piccole e grandi creature” di Ted Andrews Ed. Mediterranee
Il cervo è una figura religiosa di importanza centrale per il buddhismo. Buddha viene spesso raffigurato con un cervo, e la leggenda narra che egli predicò per la prima volta in un parco pieno di cervi.
Le corna sono assimilabili alle antenne, che rappresentano a loro volta un legame con le più alte forme di armonizzazione. Quindi, i cervi con le corna possono essere un segnale che vi suggerisce di prestare attenzione ai vostri più intimi pensieri e percezioni, con tutta probabilità molto più precisi di quanto ritenete.
Quando un cervo si mostra, è ora di essere gentili con se stessi e con gli altri, risvegliando una nuova innocenza e freschezza.


Ultima modifica di Tila il Mar 28 Dic 2010 - 17:55, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Cervo: gentilezza e innocenza, attrazione verso nuove avventure   Ven 7 Mag 2010 - 8:11

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Cervus_elaphus


Red Deer
From Wikipedia, the free encyclopedia
Range of Cervus elaphus

The Red Deer (Cervus elaphus) is one of the largest deer species. The Red Deer inhabits most of Europe, the Caucasus Mountains region, Asia Minor and parts of western and central Asia. It also inhabits the Atlas Mountains region between Morocco and Tunisia in northwestern Africa, being the only species of deer to inhabit Africa. Red Deer have been introduced to other areas including Australia, New Zealand and Argentina. In many parts of the world the meat (venison) from Red Deer is used as a food source.

Red Deer are ruminants, characterized by an even number of toes, and a four-chambered stomach. Recent DNA evidence indicates that the Red Deer (Cervus elaphus) and the East Asian and North American Elk (Wapiti) (Cervus canadensis) represent two distinct species. They also hint at an additional primordial subgroup of Central Asian Red Deer[2]. The ancestor of all Red Deer probably originated in Central Asia and probably resembled Sika Deer.[3]

Although at one time Red Deer were rare in some areas, they were never close to extinction. Reintroduction and conservation efforts, especially in the United Kingdom, have resulted in an increase of Red Deer populations, while other areas, such as North Africa, have continued to show a population decline.
Contents
[hide]

* 1 Description
* 2 Distribution
o 2.1 Migration
* 3 Taxonomy
o 3.1 Subspecies
* 4 Behaviour
o 4.1 Breeding, gestation and lifespan
o 4.2 Protection from predators
* 5 Red Deer in folklore
* 6 Red Deer products
* 7 References
* 8 External links

[edit] Description
Skeleton of a stag

The Red Deer is one of the largest deer species. It is a ruminant, eating its food in two stages and having an even number of toes on each hoof, like camels, goats and cattle. European Red Deer have a relatively long tail compared to their Asian and North American relatives. There are subtle differences in appearance between the various subspecies of Red Deer primarily in size and antlers, with the smallest being the Corsican Red Deer found on the islands of Corsica and Sardinia and the largest being the Caspian red deer[citation needed] (or maral) of Asia Minor and the Caucasus Region to the west of the Caspian Sea. The deer of Central and Western Europe vary greatly in size with some of the largest deer found in the Carpathian Mountains in Central Europe.[3] West European Red Deer historically, grew to large size given ample food supply (including peoples' crops), and descendants of introduced populations living in New Zealand and Argentina have grown quite large in size and antlers. Large Red Deer stags, like the Caspian Red Deer or those of the Carpathian Mountains may rival the Wapiti in size. Female Red Deer are much smaller than their male counterparts.

Generally, the male (stag or hart) Red Deer is typically 175 to 230 cm (69 to 91 in) long and weighs 160 to 240 kg (350 to 530 lb); the female is 160 to 210 cm (63 to 83 in) long and weighs 120 to 170 kg (260 to 370 lb).[4] The tail adds another 12 to 19 cm (4.7 to 7.5 in) and shoulder height is about 105 to 120 cm (41 to 47 in). Size varies in different subspecies with the largest, the huge but small-antlered deer of the Carpathian Mountains (C. e. elaphus), weighing up to 500 kg (1,100 lb). At the other end of the scale, the Corsican Red Deer (C. e. corsicanus) weighs about 80 to 100 kg (180 to 220 lb), although Red Deer in poor habitats can weigh as little as 53 to 112 kg (120 to 250 lb).[5] European Red Deer tend to be reddish-brown in their summer coats. The males of many subspecies also grow a short neck mane ("mane" of hair around their necks) during the autumn. The male deer of the British Isles and Norway tend to have the thickest and most noticeable neck manes. Male Caspian Red Deer (Cervus elaphus maral) and Spanish Red Deer (Cervus elaphus hispanicus) do not carry neck manes. Male deer of all subspecies, however, tend to have stronger and thicker neck muscles than female deer, which may give them an appearance of having neck manes. Red Deer hinds (females) do not have neck manes. The European Red Deer is adapted to a woodland environment.[6]
Red deer tracks.
A soft covering known as velvet helps to protect newly forming antlers in the spring.

Only the stags have antlers which start growing in the spring and are shed each year, usually at the end of winter. Antlers are made of bone which can grow at a rate of 2.5 cm (1.0 in) a day. A soft covering known as velvet helps to protect newly forming antlers in the spring. European red deer antlers are distinctive in being rather straight and rugose, with the fourth and fifth tines forming a "crown" or "cup" in larger males. Any tines in excess of the fourth and fifth tine will grow radially from the "cup". "Cups" are generally absent in the antlers of smaller red deer such as Corsican Red Deer. West European Red Deer antlers feature bez (second) tines that are either absent or smaller than the brow tine. However, bez tines occur frequently in Norwegian Red Deer. Antlers of Caspian Red Deer carry large bez (second) tines and form less-developed "cups" than West European red deer, their antlers are thus more like the "throw back" top tines of the wapiti (Cervus canadensis sp.)and these are known as maraloid characteristics. A stag can (exceptionally) have antlers with no tines, and is then known as a switch. Similarly, a stag that doesn't grow antlers is a hummel. The antlers are testosterone-driven and as the stag's testosterone levels drop in the autumn, the velvet is shed and the antlers stop growing.[7]. Red Deer produce no testosterone in their bodies while they are growing antler.[clarification needed] With the approach of autumn, the antler begin to calcify and the stags testosterone production builds for the approaching rut (mating season).

During the autumn, all Red Deer subspecies grow a thicker coat of hair which helps to insulate them during the winter. Autumn is also when some of the stags grow their neck manes.[3] It is in the autumn/winter coat that most subspecies are most distinct. The Caspian Red Deer's winter coat is greyer and has a larger and more distinguished light rump-patch (like Elk and some Central Asian Red Deer) compared to the West European Red Deer which has more of a greyish-brown coat with a darker yellowish rump patch in the winter. By the time summer begins, the heavy winter coat has been shed; the animals are known to rub against trees and other objects to help remove hair from their bodies. Red Deer have different colouration based on the seasons and types of habitats, with grey or lighter colouration prevalent in the winter and a more reddish and darker coat in the summer.[8] Most European Red Deer wear a reddish-brown summer coat, and some individuals may have a few spots on the backs of their summer coats.
[edit] Distribution
Stag and hinds in Killarney National Park, Co. Kerry, Ireland.

Cervus genus ancestors of Red Deer first appear in fossil records 12 million years ago during the Miocene in Eurasia.[9] An extinct genus known as the Irish Elk (Megaloceros), not related to the red deer but to the fallow deer, is the largest member of the deer family known from the fossil record.[10]

The European Red Deer is one of the largest game animals found in Southwestern Asia (Asia Minor and Caucasus regions), North Africa and Europe. The Red Deer is the largest non-domesticated mammal still existing in some European countries such as the United Kingdom and Ireland.[9] The Barbary stag (which resembles the West European Red Deer) is the only member of the deer family that is represented in Africa, with population centred in the northwestern region of the continent in the Atlas Mountains.[11] As of the mid 1990s, Morocco, Tunisia and Algeria were the only African countries known to have Red Deer.[12]

In the UK there are indigenous populations in Scotland, the Lake District and the South West of England (principally on Exmoor). Not all of these are of entirely pure bloodlines as some of these populations have been supplemented with deliberate releases of deer from parks like Warnham or Woburn Abbey in an attempt to increase antler sizes and body weights, and particularly in Scotland there has been extensive hybridisation with the closely related Sika Deer. There are several other populations that have originated either with carted deer kept for stag hunts being left out at the end of the hunt, escapes from deer farms or deliberate releases. Carted deer were kept by stag hunts with no wild red deer in the locality and were normally recaptured after the hunt and used again; although the hunts are called "stag hunts" the Norwich Staghounds only hunted hinds (female red deer) and in 1950 at least eight hinds (some of which may have been pregnant) were known to be at large near Kimberley and West Harling[13] and formed the basis of a new population based in Thetford Forest in Norfolk. There are now further substantial red deer herds that originated from escapes or deliberate releases in the New Forest, the Peak District, Suffolk, Brecon Beacons and West Yorkshire as well as many other smaller populations scattered throughout England, and they are all generally increasing in numbers and range. A recent census of deer populations in 2007 coordinated by the British Deer Society records red deer as having expanded range their range in England and Wales since 2000, with expansion most notable in the Midlands and East Anglia. ref [1]

In New Zealand, and to a lesser degree in Australia, the red deer were introduced by acclimatisation societies along with other deer and game species. The first red deer to reach New Zealand were a pair sent by Lord Petre in 1851 from his herd at Thorndon Park, Essex to the South Island but the hind was shot before they had a chance to breed. Lord Petre sent another stag and two hinds in 1861 and these were liberated near Nelson from where they quickly spread. The first deer to reach the North Island were a gift to Sir Frederick Weld from Windsor Great Park and were released near Wellington and these were followed by further releases up to 1914 [14]. Between 1851 and 1926 there were 220 separate liberations of red deer involving over 800 deer [15]. In 1927 the State Forest Service introduced a bounty for red deer shot on their land and in 1931 Government control operations were commenced and between 1931 and March 1975 1,124,297 deer were killed on official operations.

In New Zealand introduced Red Deer have adapted much better and are widely hunted on both islands, many of the 220 introductions used deer originating from Scotland (Invermark) or one of the major deer parks in England, principally Warnham, Woburn Abbey or Windsor Great Park. There is some hybridisation with the closely related Wapiti or American Elk (Cervus canadensis nelsoni) introduced in Fiordland in 1921. New Zealand red deer produce very large antlers and are regarded as amongst the best in the world by hunters. Along with the other introduced deer species they are however officially regarded as a noxious pest and are still heavily culled using professional hunters working with helicopters, or even poisoned.

The first red deer to reach Australia were probably the six that Prince Albert sent in 1860 from Windsor Great Park to Thomas Chirnside who was starting a herd at Werribee Park, south west of Melbourne in Victora. Further introductions were made in New South Wales, Queensland, South Australia and Western Australia. Most red deer in Australia are on hunting preserves although there are still fair wild populations in Victoria with far fewer in the other areas [16].

Red Deer populations in Africa and southern Europe are generally declining. In Argentina, where the Red Deer has had a potential adverse impact on native animal species, the International Union for Conservation of Nature and Natural Resources has labelled the animal as one of the world's 100 worst invaders.[17]
[edit] Migration

Red Deer in Europe generally spend their winters in lower altitudes and more wooded terrain. During the summer, they migrate to higher elevations where food supplies are greater for the calving season.
[edit] Taxonomy

Until recently biologists considered that Red Deer and Wapiti (or Elk) are the same species forming, a continuous distribution throughout temperate Eurasia and North America. This belief was based largely on the fully fertile hybrids that can be produced under captive conditions.

However, recent DNA studies conducted on hundreds of samples from Red Deer and Elk subspecies concluded that there are no more than 9 distinct subspecies of Red Deer and Wapiti and that they fall into two separate species: the Red Deer from Europe, western Asia and North Africa, and the Wapiti or Elk from Northern and Eastern Asia and North America. Surprisingly, from DNA evidence the Elk appear more closely related to Sika Deer and to Thorold's deer than to Red Deer.[2]
Bactrian deer
[edit] Subspecies

Additionally there are some central Asiatic subspecies (Tarim group, including Bactrian deer and Yarkand deer), which are geographically isolated from Wapiti and western Red Deer by the Takla Makan and the Pamir Mountains. They appear to represent a primordial subgroup, genetically more related to the Red Deer than to the Wapiti. It remains unclear which clade the Kashmir stag belongs in,[2] though it, in terms of zoogeography, is most likely to belong in the central Asian group.

The International Union for Conservation of Nature and Natural Resources originally listed nine subspecies of Red Deer (Cervus elaphus): three as endangered, one as vulnerable, one as near threatened, and four without enough data to give a category ("Data Deficient"). The species as a whole, however, is listed as least concern.[1]. However, this was based on the traditional classification of Red Deer as one species (Cervus elaphus), including the Elk.

Listed below are the subspecies of Red Deer (Cervus elaphus), including the primordial subgroup from central Asia.
Name↓ Subspecies↓ Status↓ Historical range↓
Western European Red Deer Cervus elaphus elaphus Western Europe
Eastern European Red deer Cervus elaphus hippelaphus Eastern Europe, Balkan
Maral Cervus elaphus maral Asia Minor, Crimea, Caucasus Region and northwestern Iran
Barbary stag Cervus elaphus barbarus Lower risk (Near threatened) Morocco, Tunisia and Algeria
Corsican Red Deer Cervus elaphus corsicanus Near Threatened (NT)[18] Corsica, Sardinia[19]; probably introduced in historical times and identical with Barbary stag[2]
Kashmir stag Cervus elaphus hanglu Endangered (D) Kashmir
Bactrian deer Cervus elaphus bactrianus Vulnerable (D1) Afghanistan, Kazakhstan, Turkmenistan, Usbekistan and Tadschikistan
Yarkand deer Cervus elaphus yarkandensis Endangered (A1a) Xinjiang


[edit] Behaviour
Kashmir stag
group of hinds with calves

Mature Red Deer (Cervus elaphus) usually stay in single-sex groups for most of the year. During the mating ritual, called the rut, mature stags compete for the attentions of the hinds and will then try to defend hinds that they attract. Rival stags challenge opponents by belling and walking in parallel. This allows combatants to assess each other's antlers, body size and fighting prowess. If neither stag backs down, a clash of antlers can occur, and stags sometimes sustain serious injuries.[11]

Dominant stags follow groups of hinds during the rut, from August into early winter. The stags may have as many as 20 hinds to keep from other less attractive males.[20][citation needed] Only mature stags hold harems (groups of hinds) and breeding success peaks at about 8 years of age. Stags 2–4 years old rarely hold harems and spend most of the rut on the periphery of larger harems, as do stags over 11 years old. Young and old stags that do acquire a harem hold it later in the breeding season than those stags in their prime. Harem holding stags rarely feed and lose up to 20% of their body weight. Stags that enter the rut in poor condition are less likely to make it through to the peak conception period.[11]

Male European Red Deer have a distinctive "roar" during the rut, which is an adaptation to forested environments, as opposed to male Wapiti (or American Elk) which "bugle" during the rut in adaptation to open environments. The male deer roars to keep his harem of females together. The females are initially attracted to those males that both roar most often and have the loudest roar call. Males also use the roar call when competing with other males for females during the rut, and along with other forms of posturing and antler fights, is a method used by the males to establish dominance.[6] Roaring is most common during the early dawn and late evening, which is also when the crepuscular deer are most active in general.
[edit] Breeding, gestation and lifespan

Red Deer mating patterns usually involve a dozen or more mating attempts before the first successful one. There may be several more matings before the stag will seek out another mate in his harem. Females in their second autumn can produce one and very rarely two offspring per year. The gestation period is 240 and 262 days and the offspring weigh about 15 kg (33 lb). After two weeks, fawns are able to join the herd and are fully weaned after two months.[21] Female offspring outnumber male offspring more than two to one and all Red Deer fawns are born spotted, as is common with many deer species, and lose their spots by the end of summer. However, as in many species of Old World Deer, some adults do retain a few spots on the backs of their summer coats.[3] The offspring will remain with their mothers for almost one full year, leaving around the time that the next season offspring are produced.[6] The gestation period is the same for all subspecies.

Red Deer live up to over 20 years in captivity and in the wild they average 10 to 13 years,, though some subspecies with less predation pressure average 15 years.
Stag with antlers
[edit] Protection from predators

Male Red Deer retain their antlers for more than half the year and are less gregarious and less likely to group with other males when they have antlers. The antlers provide self-defence as does a strong front-leg kicking action which is performed by both sexes when attacked. Once the antlers are shed, stags tend to form bachelor groups which allow them to cooperatively work together. Herds tend to have one or more members watching for potential danger while the remaining members eat and rest.[6]

After the rut, females form large herds of up to 50 individuals. The newborn calves are kept close to the hinds by a series of vocalizations between the two, and larger nurseries have an ongoing and constant chatter during the daytime hours. When approached by predators, the largest and most robust females may make a stand, using their front legs to kick at their attackers. Guttural grunts and posturing is used with all but the most determined of predators with great effectiveness. Aside from humans and domestic dogs, the Wolf is probably the most dangerous predator that most European Red Deer encounter. Occasionally, the Brown bear will predate on European Red Deer as well.[6] Eurasian Lynx and wild boars sometimes prey on the calves. The leopard in Asia Minor (now extinct) probably preyed on East European Red Deer. Both Barbary Lion and Barbary Leopard probably once preyed on Atlas stags in the Atlas Mountains, although Barbary Lion is now extinct in the wild, and Barbary Leopard either very rare or extinct.
[edit] Red Deer in folklore

Red Deer are widely depicted in cave art and are found throughout European caves, with some of the artwork dating from as early as 40,000 years ago, during the Upper Paleolithic. Siberian cave art from the Neolithic of 7,000 years ago has abundant depictions of Red Deer, including what can be described as spiritual artwork, indicating the importance of this mammal to the peoples of that region (Note: these animals were most likely Wapiti (Cervus canadensis) in Siberia, not Red Deer).[22] Red deer are also often depicted on Pictish stones (c.550-850 AD), from the early medieval period in Scotland, usually as prey animals for human or animal predators. In Medieval hunting the red deer was the most prestigious quarry, especially the mature stag, which in England was called a 'hart'.
[edit] Red Deer products

Red Deer are held in captivity for a variety of reasons. The meat of the deer, called venison, is not generally harvested for human consumption on a large scale, though speciality restaurants seasonally offer venison which is widely considered to be both flavourful and nutritious. Venison is higher in protein and lower in fat than either beef or chicken.[23] In some countries in central Asia, elk is still hunted as a primary source of meat.

The red deer can produce 10 to 15 kg (22 to 33 lb) of antler velvet annually.[citation needed] On ranches in New Zealand, China, Siberia, and elsewhere[24] this velvet is collected and sold to markets in East Asia, where it is used for holistic medicines, with South Korea being the primary consumer. In Russia, a medication produced from antler velvet is sold under the brand name Pantokrin (Russian: Пантокри́н; Latin: Pantocrinum).[citation needed] The antlers themselves are also believed by East Asians to have medicinal purposes and are often ground up and used in small quantities.

Historically, related deer species such as Central Asian Red Deer, Wapiti, Thorold's Deer, and Sika Deer have been reared on deer farms in Central and Eastern Asia by Han Chinese, Turkic peoples, Tungusic peoples, Mongolians, and Koreans.[citation needed] In modern times, Western countries such as New Zealand and United States have taken to farming European Red Deer for similar purposes.

Deer antlers are also highly sought after worldwide for decorative purposes and have been used for artwork, furniture and other novelty items.
[edit] References

1. ^ a b Lovari, S., Herrero. J., Conroy, J., Maran, T., Giannatos, G., Stubbe, M., Aulagnier, S., Jdeidi, T., Masseti, M. Nader, I., de Smet, K. & Cuzin, F. (2008). Cervus elaphus. In: IUCN 2008. IUCN Red List of Threatened Species. Downloaded on 5 April 2009. Database entry includes a brief justification of why this species is of least concern.
2. ^ a b c d Ludt, Christian J.; Wolf Schroeder, Oswald Rottmann, and Ralph Kuehn. "Mitochondrial DNA phylogeography of red deer (Cervus elaphus)" (pdf). Molecular Phylogenetics and Evolution 31 (2004) 1064–1083. Elsevier. http://www.wzw.tum.de/wildbio/paper/cerphyl.pdf#search=%22Barbary%20red%20deer%22. Retrieved 2006-10-06.
3. ^ a b c d Geist, Valerius (1998). Deer of the World: Their Evolution, Behavior, and Ecology. Mechanicsburg, Pa: Stackpole Books. ISBN 0-8117-0496-3.
4. ^ "Red Deer". Answers.com. http://www.answers.com/topic/red-deer-1. Retrieved March 2010.
5. ^ Geist, Valerius (1998). Deer of the world: their evolution, behaviour, and ecology. Stackpole Books. p. 202. ISBN 0811704963. http://books.google.com/books?id=bcWZX-IMEVkC&pg=PA202.
6. ^ a b c d e Thomas, Jack Ward; Dale Toweill (2002). Elk of North America, Ecology and Management. New York: HarperCollins. ISBN 1-58834-018-X.
7. ^ "Friends of the Prairie Learning Center". U.S. Fish and Wildlife Service. http://www.tallgrass.org/elks.html. Retrieved 2006-10-06.
8. ^ Pisarowicz, Jim. "American Elk - Cervus elephus". National Park Service. http://www.nps.gov/archive/wica/Elk.htm. Retrieved 2006-10-10.
9. ^ a b "The Ecology of Red Deer". Deer-UK. http://www.deer-uk.com/red_deer.htm. Retrieved 2006-10-02.
10. ^ "The Case of the Irish Elk". University of California, Berkeley. http://www.ucmp.berkeley.edu/mammal/artio/irishelk.html. Retrieved 2006-10-03.
11. ^ a b c Walker, Mark. "The Red Deer". World Deer Website. http://www.worlddeer.org/reddeer.html. Retrieved 2006-10-03.
12. ^ "Cervus elaphus ssp.barbarus". International Union for Conservation of Nature and Natural Resources. http://www.iucnredlist.org/search/details.php/4259/all. Retrieved 2006-10-03.
13. ^ The Deer of Great Britain and Ireland by G. Kenneth Whitehead
14. ^ The Encyclopedia of Deer by G. Kenneth Whitehead
15. ^ Logan and Harris 1967
16. ^ An Introduction to the Deer of Australia by Arthur Bentley
17. ^ Flueck, Werner. "Cervus elaphus (mammal)". Global Invasive Species Database. International Union for Conservation of Nature and Natural Resources. http://www.issg.org/database/species/ecology.asp?si=119&fr=1&sts=sss. Retrieved 2006-10-14.
18. ^ Kidjo, Nicolas; Feracci, Gérard; Bideau, Eric; Gonzalez, Georges; Mattéi, César; Marchand, Bernard; Aulagnier, Stéphane (2007). "Extirpation and reintroduction of the Corsican red deer Cervus elaphus corsicanus in Corsica". Oryx (Cambridge University Press) (41): 488–494. doi:10.1017/S0030605307012069.
19. ^ Hmwe, S.S.; Zachos, F.E.; Eckert, I.; Lorenzini, R.; Fico, R.; Hartl, G.B. "Conservation genetics of the endangered red deer from Sardinia and Mesola with further remarks on the phylogeography of Cervus elaphus corsicanus". Biological Journal of the Linnean Society 2006 (88): 691–701. doi:10.1111/j.1095-8312.2006.00653.x. http://www.blackwell-synergy.com/doi/abs/10.1111/j.1095-8312.2006.00653.x.
20. ^ "Elk (Cervus elaphus)". South Dakota Department of Game, Fish and Parks. http://www.northern.edu/natsource/MAMMALS/Elk1.htm. Retrieved 2006-10-03.
21. ^ "Cervus elaphus". Animal Diversity Web. University of Michigan, Museum of Zoology. http://animaldiversity.ummz.umich.edu/site/accounts/information/Cervus_elaphus.html. Retrieved 2006-10-04.
22. ^ Zaika, Alexander. "Cave art in Siberia". PRIRODA Association. http://www.priroda.net/schoolclub/rock.html. Retrieved 2006-10-09.
23. ^ "Elk Meat Nutritional Information". Wapiti.net. http://www.wapiti.net/nutrition.cfm. Retrieved 2006-10-10.
24. ^ History of Deer Farming Contains international statistics on the number of deer farms and their herd sizes, as of 1998. (Accessed 2006-11-26)[dead link]






Secondo questo articolo questo totem ci insegna la gentilezza, e risveglia, con il suo arrivo, la dolcezza, l'innocenza e la freschezza che ci regala la vita...

FONTE: http://www.linsdomain.com/totems/pages/deer.htm
Woodland dreams of intuition come with the graceful deer.
I greet you, brothers of the forest.
Your gift of magic will brighten my life.
Transformation will come to me.
Like you, I stand listening to the drum beat of life,
Poised to follow my guiding spirits.
Gentleness and Innocence
Deer teaches us to use the power of gentleness
to touch the hearts and minds of
wounded beings who are in our lives.
Don't push towards change in others,
rather gently nudge them in right direction
with the love that comes from a Deer totem.
When a Deer totem shows up in your life,
a new innocence and freshness in about to be awakened.
There is going to be a gentle lure of new adventures.
There will be an opportunity to express the gentle love
that will open new doors for you.


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MessaggioOggetto: Re: Cervo: gentilezza e innocenza, attrazione verso nuove avventure   Ven 7 Mag 2010 - 8:38

Per gli amanti degli animali pucciosi seguite il link:

Primi passi

AVVERTENZE: non adatto a chi ha un cuore debole Very Happy
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MessaggioOggetto: Re: Cervo: gentilezza e innocenza, attrazione verso nuove avventure   Ven 6 Ago 2010 - 15:22

Riporto qualche stralcio dal libro, che segue, che ci parla della simbologia di questo totem e un articolo di wikipedia sulla mitologia celtica...

Vi auguro una buona lettura..


FONTE: Animali e spiritualità di Nicholas J. Saunders Ed. EDT

Veloce e inafferabile, il cervo era spesso rappresentato come simbolo dell'anima o il messaggero degli dèi. I Cervi trainavano il cocchio della dea celtica della caccia Flidass ed erano venerati come coloro che portavano le anime nel mondo degli spiriti.

Nella zona del lago Baikal in Siberia, gli sciamani intingevano i loro strumenti rituali nel sangue di una renna appena sacrificata per farsi condurre dallo spirito dell'animale nei loro viaggi mistici.

Gli sciamani siberiani che fino al XX secolo inoltrato danzavano con maschere di renna munite di corna volevano propiziare non solo una buona caccia, ma anche incitare gli animali a riprodursi e ingrossare le amndrie, imitando i loro rituali di corteggiamento.

Nella cultura cinese questo animale rappresenta la longevità e il successo.

Anche in Giappone lo si ritrova in veste di attributo degli dèi della longevità, ma qui può rappresentare anche la solitudine e la malinconia.



FONTE
: http://it.wikipedia.org/wiki/Cernunnos

Cernunnos
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Immagine di Cernunnos dal Pilier des nautes ("Pilastro dei barcaioli"), Parigi

Nella mitologia celtica, Cernunnos era lo spirito divinizzato degli animali maschi cornuti, specialmente dei cervi, un dio della natura associato alla riproduzione e alla fertilità. Come "Dio Cornuto", Cernunnos fu una delle numerose divinità simili presenti in molte culture antiche.
Indice


* 1 Origini
* 2 Etimologia
* 3 Iconografia
* 4 Nel medioevo
* 5 Neopaganesimo
o 5.1 Wicca
* 6 Influenza culturale
* 7 Note
* 8 Bibliografia
* 9 Altri progetti
* 10 Collegamenti esterni

Origini

Dalle fonti archeologiche si sa che Cernunnos veniva adorato in Gallia, in Italia settentrionale (Gallia Cisalpina) e sulla costa meridionale della Britannia. Quella che probabilmente è la più antica immagine di Cernunnos si trova tra le Incisioni rupestri della Val Camonica[1], in Italia, e risale al IV secolo a.C., mentre la più conosciuta si trova sul famoso Calderone di Gundestrup della Danimarca pregermanica e risalente al I secolo a.C.

Nella religione gallo-romana, il suo nome è noto dal "Pilastro dei barcaioli" (Pilier des nautes), un monumento ora situato al Musée Nationale du Moyen Age a Parigi. Fu costruito dai marinai galli all'inizio del I secolo d.C., dall'iscrizione (CIL XIII number 03026) probabilmente nell'anno 14, al momento di inizio del principato di Tiberio. Fu trovato nel 1710 nelle fondazioni della cattedrale di Notre-Dame de Paris sul sito di Lutetia, la civitas capitale della tribù celtica dei Parisii. Raffigura Cernunnos e alte divinità celtiche insieme a divinità romane come Giove, Vulcano, Castore, e Polluce.

Il Pilier des nautes fornisce la prima evidenza scritta del nome della divinità. Ulteriori evidenze sono fornite da due placche identiche di metallo da Steinsel-Rëlent nel Lussemburgo, nel territorio della tribù celtica dei Treveri. Queste iscrizioni (AE 1987, 0772) si leggono Deo Ceruninco, "al Dio Cerunincos". Infine, un'iscrizione gallica (RIG 1, number G-224) scritta in lettere greche da Montagnac (Hérault, Languedoc-Roussilion, Francia) si legge αλλετ[ει]υος καρνονου αλ[ι]σο[ντ]εας che ci dà il nome "Carnonos".

Etimologia


Sulla iscrizione dei Parisii [_]ernunnos, la prima lettera fu cancellata, ma può essere agevolmente restituita in "Cernunnos" a causa della raffigurazione di un dio con le corna sotto il nome e dal fatto che in Gallico, carnon o cernon significa "corno" (Delmarre, 1987 pp. 106-107). Similmente cern significa "corno" o "capo" in Antico Irlandese ed è etimologicamente affine al termine simile carn in Gallese e Bretone. Queste derivano dalla radice proto-indoeuropea *krno- che ha dato anche il latino cornu e germanico *hurnaz (dal quale l'inglese "horn") (Nussbaum 1986) (Porkorny 1959 pp.574-576). La stessa radice gallica si trova nei nomi di tribù come i Carnutes, i Carni e i Carnonacae e nel nome della tromba gallica da guerra, la carnyx. Perciò, la forma proto-celtica di questo teonimo può essere ricostruita o come *Cerno-on-os o come *Carno-on-os, entrambi col significato di "divinità maschile cornuta". Il tema -on- si trova di frequente, ma non esclusivamente, nei teonimi (esempi: Map-on-os, Ep-on-a, Matr-on-ae, Sir-on-a). Seguendo le leggi fonetiche celtiche, la forma romano-britannica di questo teonimo proto-celtico deve essere verosimilmente stata *Cernonos o *Carnonos entrambe direttamente comparabili con la forma gallica Cernunnos.

Iconografia


Le raffigurazioni di Cernunnos sono notevolmente coerenti in tutto il mondo celtico. Il suo attributo più caratteristico è costituito dalle sue corna di cervo, ed è di solito raffigurato come un uomo maturo con barba e capelli lunghi. Indossa un torquis, un collare ornamentale usato dai Celti come segno di nobiltà. Egli spesso indossa altri torc ai polsi o appesi alle corna, e ha una borsa piena di soldi. Di solito viene raffigurato seduto a gambe incrociate, in una posizione che alcuni hanno interpretato come meditativa o sciamanica, sebbene possa riflettere soltanto il fatto che i Celti si accovacciavano quando cacciavano.

Cernunnos è quasi sempre raffigurato con degli animali, in particolare il cervo. È frequentemente associato anche con un animale particolare che sembra appartenere prima di tutto a lui: un serpente con le corna di un ariete. Questa creatura potrebbe essere una divinità essa stessa. Meno frequentemente, è associato anche con altri animali, compresi il toro (a Reims), il cane e il topo. A causa della sua frequente associazione con animali, gli studiosi spesso descrivono Cernunnos come "Signore degli animali" o "Signore del mondo selvatico". A causa della sua associazione col cervo (un animale particolarmente cacciato) è anche descritto come "Signore della caccia". È interessante che il Pilier des nautes lo colleghi con i marinai e con il commercio, suggerendo che egli fosse associato anche con la ricchezza materiale come dimostra anche la borsa con le monete del Cernunnos di Reims (Marne, Champagne, Francia) - nell'antichità, Durocortorum, la civitas capitale della tribù dei Remi - e il cervo che vomita monete proveniente da Niedercorn-Turbelslach (Lussemburgo) nel territorio dei Treveri.

Nel medioevo

Tracce del dio sopravvissero in epoca cristiana. Le tradizioni letterarie sia del Galles che d'Irlanda contengono allusioni a questo dio, mentre in Bretagna il leggendario San Korneli (o Cornély) a Carnac ha gli attributi di Cernunnos. È stato anche ipotizzato che il mito inglese di Herne il Cacciatore sia un'allusione a Cernunnos, sebbene sembri che Herne sia una sopravvivenza delle credenze dei Sassoni, piuttosto che dei Celti ed è menzionato per la prima volta nel 1597 nella commedia di William Shakespeare Le allegre comari di Windsor, Atto 4, Scena 4.

Neopaganesimo

Wicca

Nella Wicca viene talvolta usata l'iconografia derivata dalla storica cultura celtica, compresa l'immagine di Cernunnos al quale si fa riferimento come il Dio Cornuto. Questa versione di Cernunnos è poco fondata, più che sul piano storico, sul piano del simbolismo fallico, fuso con elementi presi da Pan. Gli aderenti generalmente seguono per Cernunnos un ciclo di vita-fertilità-morte, sebbene la sua morte sia adesso posta solitamente a Samhain, la festività celtica del nuovo anno solitamente posta al 31 ottobre. Si deve notare, comunque, che la Wicca non è in alcun modo una esatta ricostruzione della religione e della cultura celtica, nonostante le pretese di alcuni Wiccani. [1]

Influenza culturale

All'iconografia di Cernunnos si è ispirato il regista d'animazione Miyazaki per la figura dello Shishigami, divinità cervide che compare nel suo film Principessa Mononoke.

Note

1. ^ a b Umberto Sansoni; Silvana Gavaldo, L'arte rupestre del Pià d'Ort: la vicenda di un santuario preistorico alpino, Edizioni del Centro, 1995. , p. 156; Ausilio Priuli, Piancogno su "Itinera". URL consultato il 02-04-2009..

Bibliografia

* Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL) volume 13, number 03026
* Delmarre, Xavier (2003) Dictionnarie de la langue gauloise (2nd ed.) Paris: Editions Errance. ISBN 2-87772-237-6
* Lejeune, Michel (1995) Receuil des Inscriptions Gauloise (RIG) volume 1, Textes gallo-grecs. Paris: Editions du CNRS
* Nussbaum, Alan J. (1986) Head and Horn in Indo-European, Berlin, New York: Walter de Gruyter. ISBN 3-11-010449-0
* Porkorny, Julius (1959) Indogermanisches etymologisches Wörterbuch Berlin: Franke Verlag


Ultima modifica di Tila il Mar 28 Dic 2010 - 18:01, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Cervo: gentilezza e innocenza, attrazione verso nuove avventure   Ven 6 Ago 2010 - 19:54

Il cervo nella mitologia:

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Cervo_%28mitologia%29

Cervo (mitologia)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

In varie tradizioni mitologiche il cervo ha rivestito un ruolo significativo.
Indice
[nascondi]

* 1 Paganesimo
o 1.1 Mitologia ittita
o 1.2 Mitologia celtica
o 1.3 Mitologia germanica
o 1.4 Mitologia greco-latina
o 1.5 Mitologia induista
o 1.6 Mitologia scita
o 1.7 Mitologia slava
o 1.8 Huicholes
* 2 Religioni abramitiche
o 2.1 Ebraismo
o 2.2 Cristianesimo
+ 2.2.1 Sant'Uberto
+ 2.2.2 Sant'Egido abate
+ 2.2.3 La leggenda de La Pierre des Fièvres
* 3 Occultismo
* 4 Shintoismo
* 5 Cervi e marina inglese
* 6 Note
* 7 Voci correlate

Paganesimo [modifica]

Mitologia ittita [modifica]

Il sito di Alaca Höyük testimonia che il cervo era venerato insieme al toro, e continuò a esserlo anche dagli Ittiti come la divinità protettiva dal nome dKAL. Altre divinità ittite erano spesso raffigurate a cavallo di cervi.

Mitologia celtica [modifica]

I popoli celtici insulari consideravano il cervo un animale soprannaturale. In Irlanda, An Chailleach Bhéarach: "la Vecchia Signora di Beare", assumeva la forma di un cervo per evitare la cattura (Beare è un'isola al largo della Contea di Cork). Altre figure della mitologia celtica come Oisín, Flidais e Sadbh avevano connessioni con il cervo.

Mitologia germanica [modifica]

Sia l'Edda poetica sia l'Edda in prosa ricordano i quattro Cervi di Yggdrasill, che abitano tra le fronde dell'albero cosmico Yggdrasill. Il cervo Eikþyrnir, inoltre, vive sulla sommità del Valhalla, mentre il dio Freyr uccise il gigante Beli con un corno di cervo.

Mitologia greco-latina [modifica]

Nella mitologia greca, il cervo era particolarmente associato alla dea Artemide, nel suo ruolo di cacciatrice vergine. Spicca in particolare il mito relativo di Atteone.

La quarta delle Dodici fatiche di Eracle fu catturare la Cerva di Cerinea.

Il romano Quinto Sertorio, mentre era generale in Lusitania, addomesticò un cervo bianco che allevava quasi fin dalla nascita. Facendo leva sulle superstizioni delle tribù locali, raccontò che gli fosse stato donato dalla dea Diana e attribuì la propria intelligenza all'animale, tanto da convincere i locali che aveva il dono della profezia[1].

Mitologia induista [modifica]

Nella mitologia induista, secondo l'upaniṣad Aitareya, la dea Sarasvati assume la forma di un cervo rosso chiamato Rohit. Dea della conoscenza, Sarasvati insegnò agli uomini come usare la pelle del cervo per fare abiti o tappeti su cui sedersi.

Un cervo dorato ha un ruolo importante nel poema epico Ramayana: durante l'esilio nella foresta, Sita, la moglie di Rama, vide un cervo dorato e chiede a Rama e Lakshmana di catturarlo per lei. In realtà il cervo era il demone (rakshasa) Maricha, che aveva assunto forma di cervo per allontanare Rama e Lakshmana da Sita, in modo che suo fratello Ravana la potessa rapire.

Mitologia scita [modifica]

Un certo culto del cervo è attestato presso gli Sciti. È uno dei motivi più ricorrenti nella loro arte, in particolare nei siti funerari poiché si credeva che l'animale potesse accelerare il cammino degli spiriti dei morti; ciò forse spiega i curiosi poggiatesta ornati con corna di cervo ritrovati su cavalli sepolti nei kurgan.

Mitologia slava [modifica]

Nelle fiabe che si rifanno al folclore e alla mitologia slava appare spesso un cervo dalle corna dorate.

Huicholes [modifica]

Presso gli Huicholes del Messico il "cervo magico" rappresenta sia il potere del granoturco di sostenere il corpo, sia quello del peyote di sfamare ed illuminare lo spirito. Animali come l'aquila, il giaguaro, il serpente ed il cervo sono di grande importanza nelle culture indigene messicane; ognuno di questi animali, comunque, ha un significato speciale per una specifica tribù, alla quale conferisce alcune delle sue qualità. Presso gli Huicholes a detenere tali peculiarità è il cervo. Il loro carattere tende così ad essere leggero, flessibile e ironico; per tener fede a queste loro tradizioni, gli Huicholes hanno evitato guerre e lotte contro gli spagnoli o il governo messicano. Gli Huicholes cacciano e sacrificano il cervo nelle loro cerimonie: fanno offerte al cervo del granoturco per avere benefici nei raccolti ed al cervo del peyote per ottenere guida spirituale ed ispirazione artistica.[2]

Religioni abramitiche [modifica]

Ebraismo [modifica]

Nella mitologia ebraica, secondo quanto dibattuto nel Talmud (חולין נט ע"ב), esisteva una figura di cervo gigante chiamata Keresh, che si diceva vivesse nella mitica foresta Divei Ilai.

Cristianesimo [modifica]

Il cervo entrò presto nell'iconografia cristiana quale simbolo di Cristo che combatte e vince il demonio, rappresentato dal serpente. Numerosi antichi scrittori e poeti nelle loro opere [3] hanno descritto il cervo come avversario ed implacabile nemico del serpente, che addirittura stanerebbe con il suo soffio per poi ucciderlo. Le parole di San Paolo nella sua Seconda lettera ai Tessalonicesi [4] hanno fornito un ulteriore motivo per assegnare al cervo tale ruolo simbolico. [5]

Sant'Uberto [modifica]

Primogenito del duca Bertrando di Aquitania e nipote di re Cariberto II, nacque probabilmente a Tolosa attorno al 656 e crebbe a Metz, come conte palatino presso la corte di re Teodorico III di Neustria. Secondo la tradizione agiografica ispirata alla leggenda di sant'Eustachio, un venerdì Santo, durante una battuta di caccia, avrebbe avuto la visione di un crocifisso tra le corna di un cervo, che lo avrebbe invitato ad abbandonare la sua vita dissoluta e a convertirsi.

La storia del cervo apparve in una più tarda agiografia leggendaria[6] ed era stata ripresa dall'antica leggenda di sant'Eustachio. La venerazione del santo ebbe ampia diffusione nel Medioevo; patrono dei cacciatori invocato contro il morso dei cani e la rabbia, è ricordato dalla Chiesa cattolica il 3 novembre.

Sant'Egido abate [modifica]

Nella Legenda aurea è raccontata la vita di sant'Egidio abate[7], santo cattolico particolarmente venerato nel sud della Francia. Si narra che fosse vissuto per molti anni come eremita in una foresta presso Nimes, con la sola compagnia di una cerva (o di una daina) che lo nutriva con il proprio latte. Per questo motivo il santo è spesso rappresentato insieme a questo animale.
La leggenda de La Pierre des Fièvres [modifica]

In una leggenda del villaggio francese Le Puy-en-Velay, riportata dall'abate Chanai, si raccontano le origini della cattedrale Notre Dame du Puy. Nel terzo secolo, una vedova, malata di una febbre maligna, su consiglio della Vergine Maria, si addormentò sulla collina di fianco al grande dolmen che vi era posto. Poiché al risveglio era completamente guarita, la voce del miracolo iniziò a circolare e giunse anche all'orecchio di san Giorgio, vescovo di Velay. Questi, andando a controllare il luogo di persona, si accorse che , benché fosse ancora luglio, la collina era completamente innevata e che, intorno al dolmen, le orme di un cervo disegnavano i confini della futura cattedrale.

Occultismo [modifica]

Nella pratica magica dell'Ars Goetia lo spirito Furfur è raffigurato come un cervo o un cervo alato.

Shintoismo [modifica]

Nello shintoismo i cervi sono considerati messageri degli dei. Nel Santuario di Kasuga (Prefettura di Nara), in particolare, si ricorda un cervo bianco giunto dal Santuario di Kashima come messagero divino. Il cervo è un simbolo della città di Nara.

Cervi e marina inglese [modifica]

Il galeone di Francis Drake, inizialmente conosciuto col nome di Pelican, fu ribattezzato dal proprietario a metà del suo viaggio del 1577, al momento di passare per lo Stretto di Magellano, con il nome di Golden Hind ("Cerva d'oro") per rendere omaggio al suo protettore a corte, Sir Christopher Hatton, il cui emblema di famiglia presenta appunto una cerva dorata.

Note [modifica]

1. ^ Plutarco, Eumene e Sertorio, Vite parallele, XII; Plinio il Vecchio, Naturalis Historiae, VIII, 50.
2. ^ Barbara G. Myerhoff, The Deer-Maize-Peyote Symbol Complex among the Huichol Indians of Mexico, in "Anthropological Quarterly" 43/2 (aprile 1970), pp. 64-78.
3. ^ Teofrasto, Cause delle piante, Libro IV, 10; Senofonte, Geoponiche, XIX, 6; Claudio Eliano, Sulla natura degli animali, XI, 9; Marco Valerio Marziale, Epigrammi, XII, 9; Lucrezio, La natura delle cose, VI; Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, II; Plinio il Vecchio, op. cit.
4. ^ «Solo allora sarà rivelato l'empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca …», San Paolo, II Lettera ai Tessalonicesi, 2, 8
5. ^ Louis Charbonneau-Lassay, Il bestiario del Cristo, vol II, Ed. Arkeios, Roma, 1995, ISBN 88-86495-02-1, Vol I, pag. 357 e segg.
6. ^ Bibliotheca hagiographica Latina, nos. 3994-4002.
7. ^ Legenda aurea, CXXX.



FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Cervi_di_Yggdrasill


Illustrazione da un manoscritto islandese del XVII secolo. L'autore, probabilmente, non aveva mai avuto occasione di vedere un cervo, e aveva solo una vaga idea dell'aspetto dell'animale.

Cervi di Yggdrasill
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Nella mitologia norrena, Dáinn, Dvalinn, Duneyrr e Duraþrór[1] sono i quattro cervi che vivono fra le fronde di Yggdrasill, l'albero cosmico, brucandone le foglie. All'albero sono associati anche altri animali: i serpenti che ne tormentano le radici, l'aquila e il falco appollaiati sulla sommità, e lo scoiattolo che fa da messaggero fra i serpenti e i rapaci.

I cervi sono citati sia nell'Edda in poesia che nell'Edda in prosa. Il passaggio dell'Edda in poesia in cui se ne parla si trova nel Discorso di Grimnir (Grímnismál):
(NON)
« Hirtir ero ok fiórir,

þeirs af hæfingar á
gaghálsir gnaga:
Dáinn ok Dvalinn,
Dúneyrr ok Duraþrór. »
(IT)
« Ci sono poi i cervi, quattro

che i più alti ramoscelli
tendendo il collo brucano.
Dáinn e Dvalinn,
Dúneyrr e Duraþrór. »
(Edda poetica - Grímnismál - Il discorso di Grímnir XXXIII)

Nell'Edda in prosa di Snorri Sturluson, il riferimento ai cervi compare in un passo dell'Inganno di Gylfi (Gylfaginning), molto probabilmente ispirato ai versi dell'Edda in poesia:
(NON)
« En fjórir hirtir renna í limum asksins ok bíta barr, þeir heita svá: Dáinn, Dvalinn, Duneyrr, Duraþrór. »
(IT)
« Quattro cervi corrono per i rami del frassino e brucano le foglie. Essi si chiamano Dáinn, Dvalinn, Duneyrr, Duraþrór. »
(Snorri Sturluson - Edda in prosa - Gylfaginning XVI)

Note [modifica]

1. ^ Questa l'ortografia normalizzata. Nei manoscritti Duneyrr si trova anche nelle forme Dvneyrr, Dvnevrr, Dvn Evr, Dvn Æyrr e Dyneyrr; Duraþrór si trova anche nelle forme Dvraþror e Dura Þror[1]

Bibliografia [modifica]

* Snorri Sturluson (a cura di Gianna Chiesa Isnardi). Edda di Snorri. Milano, Tea, 2003. ISBN 88-7818-862-X
* Traduzione italiana dell'Edda in poesia

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MessaggioOggetto: Re: Cervo: gentilezza e innocenza, attrazione verso nuove avventure   Lun 7 Feb 2011 - 7:57

Riporto il seguente link per il tema trattato

http://www.airesis.net/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/cardini_cervo_7.htm
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MessaggioOggetto: Re: Cervo: gentilezza e innocenza, attrazione verso nuove avventure   Lun 8 Ago 2011 - 6:26

Riporto altri documenti di wikipedia che trattano di alcuni miti riferiti al cervo, tra questi Deer Lady una donna mutaforma della mitologia dei nativi americani, appariva come una donna a volte giovane altre anziana con il busto da donna e il resto del corpo come un cervo dalla coda bianca, da un punto di vista simbolico rappresentava il mutamento e trasformazione personale oppure portatrice di qualche avvenimento...

Se volete approfondire la cultura dei nativi americani in questa area dedicata a loro troverete diverse testimonianze:

http://sciamanesimo.forumattivo.com/f15-american-indian-shamanism-sciamanesimo-indiano-americano

Buona lettura!


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Cerva_di_Cerinea

Cerva di Cerinea
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La cerva di Cerinea, era un'enorme animale sacro ad Artemide, la casta dea della caccia e della luna.

Descrizione

Euristeo, ancor più stupito per l'eccezionale efficacia di Eracle, decise di affidargli una terza impresa. Nei pressi della regione di Cerinea viveva una splendida cerva, sacra ad Artemide, dalle corna d'oro e dagli zoccoli di bronzo (o argento, secondo altre versioni) che fuggiva senza mai fermarsi incantando chi la inseguiva, trascinandolo così in un paese dal quale non avrebbe più fatto ritorno.

Eracle non poteva assolutamente ucciderla, poiché essa era una cerva sacra, e quindi l'eroe si limitò a inseguirla. La frenetica corsa durò circa un anno, sconfitto in ogni tentativo di raggiungerla, non gli rimase altra scelta che ferire leggermente l'agile cerva con un dardo, e caricarsela sulle spalle per riportarla in patria.

Lungo la strada del ritorno incappò in Artemide, infuriata con lui per aver ferito una bestia a lei sacra: ma l'eroe riuscì a placare le sue ire, ed ottenne da lei il permesso di portare la cerva ad Euristeo. Dopodiché al leggiadro animale venne permesso di tornare a correre libero nelle foreste.


Eracle e la cerva di Cerinea. Fontana in bronzo del sec. I a.C., oggi a Palermo.
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:DSC00179_-_Ercole_abbatte_la_cerva_di_Cerinea_-_Fontana_romana,_sec._I_a.C._-_Foto_di_G._Dall%27Orto.jpg


Eracle e la cerva di Cerinea
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Herakles_hind_BM_B231.jpg



FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Deer_Woman

Deer Woman
From Wikipedia, the free encyclopedia

Deer Woman, sometimes also known as Deer Lady, is a shape-shifting woman in Native American mythology, in and around Oklahoma, The Western United States and The Pacific Northwest.

She allegedly appears at various times as an old woman, or a young maiden, or a deer. Some descriptions assign her a human female upper body and the lower body of a white-tailed deer.

The Deer Woman is said to sometimes be seen as a beautiful woman just off the trail or behind a bush, calling to men to come over. Deer Woman is often said to have all the features of a normal young woman, except her feet which are shaped like deer hooves and her brown deer's eyes. Men who are lured into her presence often notice too late that she is not a natural woman and are then stomped to death. Other stories and traditions describe the sighting of Deer Woman to be a sign of personal transformation or a warning. Deer Woman is also said to be fond of dancing and will sometimes join a communal dance unnoticed leaving only when the drum beating ceases.[1][2]

The Deer Woman is similar in nature to several other female figures of folklore from other regions such as La Llorona from Mexico and the Southwestern United States, the Fiura of Chile, the Colombian creatures the Patasola and "the Tunda and the Iara of Brazil, the Xana from Asturias (Spain), and Naag Kanyas (serpent women) from India. All are females who at times, function as sirens leading men to their death.

This physical deformity marking an otherwise perfect women is a common theme among legendary siren figures. Deer Woman has hooves for feet, La Patasola and the Tunda have deformed feet and La llorona is often said to have no feet by those who see her. The Iara on the other hand is a fish woman with a blow hole in her neck.

According to Ojibwe tradition, she can be banished through the use of tobacco and chant[3] others say that you can break her spell by looking at her feet, which are in fact hooves. Once she is recognized for what she is, she runs away.[4] This is, in fact, how one of the main characters in the horror movie mentioned below stopped it from killing him.

Deer Woman was featured as a character in an eponymous episode of the Showtime horror series Masters of Horror. It originally aired in North America on December 9, 2005 and was directed by John Landis, who is best known for his direction of the 1981 film An American Werewolf in London.[5]

Elsewhere

In parts of Northern India, there have been reports of people shocked (generally at night) by suddenly discovering to their utter surprise that women travelling along them have cow-hooves instead of normal feet. In other versions of this urban legend, women have normal feet, but fixed the other way around or in local language ਪੁੱਠੇ ਪੈਰ - a sure sign, according to a folk-belief,[6] that the lady is not a human being.

References

^ LaDuke, Winona Last Standing Woman Page 243 Published by Voyageur Press, 1997 ISBN 0896584526 Accessed via google Book October 12, 2008
^ Where the White Stag Runs: Boundary and Transformation in Deer Myths, Legends, and Songs by Ari Berk Realms of Fantasy magazine, 2003
^ LaDuke, Winona Last Standing Woman Page 245 Published by Voyageur Press, 1997 ISBN 0896584526 Accessed via google Book October 12, 2008
^ Deer Woman And the Living Myth of the Dreamtime by Carolyn Dunn the Journal of Mythic Arts 2003
^ W. Scott Poole, Monsters in America: Our Historical Obsession with the Hideous and the Haunting (Waco, Texas: Baylor, 2011), p. 33, ISBN 978-1-60258-314-6 .
^ Punjabi Folklore http://www.punjabilekhak.com/?p=2465



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Deer_running.jpg
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MessaggioOggetto: Re: Cervo: gentilezza e innocenza, attrazione verso nuove avventure   Lun 26 Set 2011 - 12:31

Secondo l'Oroscopo dei Nativi Americani chi è nato dal 21 maggio al 20 giugno ha come segno dello zodiaco animale proprio il cervo, la musa dello zodiaco.

Il cervo è legato alle arti, in particolare alla musica e alla poesia. Associato alla luna, tra le parole chiave del suo simbolismo troviamo: amore, grazia, umiltà, abbondanza e spiritualità.

FONTE: http://www.whats-your-sign.com/animal-symbolism-deer.html


Deer Symbolism

When we encounter the deer in the wild, our breath catches - we are transfixed by their graceful features and delicate movements. The tender beauty of these beasts has not gone unnoticed by our ancestors.

The deer is linked to the arts, specifically poetry and music in ancient Celtic animal lore due to its graceful form. The Celts also believed that deer were associated with the fairie realm, and would lead troops of fairies - hundreds of them trailing behind them as the stag cut a path through the forest.

Both Celts and Native Americans observed the deer to be savvy when it came to finding the best herbs. These earth-bound peoples would follow the deer to prime herb patches - many of which proved to be highly beneficial in their medicinal purposes.

A quick-list of animal symbolism of the deer include:

Love
Grace
Peace
Beauty
Fertility
Humility
Swiftness
Regrowth
Creativity
Spirituality
Abundance
Benevolence
Watchfulness

How does this translate into our own life experience?

Just as the deer has an uncanny sense of where to find the green freshness earth provides, we can ask the deer within ourselves to seek out our inner treasures. In meditation or day dream, go on a spiritual hike with the deer. See yourself walking in the woods with the deer leading you into amazing depths within your soul. Each step you and the deer take will lead you deeper into your spiritual knowing, and to limitless treasure within.

The deer (particularly the doe, females) has the capacity for infinite generosity. Their heart rhythms pulse in soft waves of kindness. Match that graciousness by offering your trust to her. She will reward you by leading you to the most powerful spiritual medicine you can fathom.

In China the deer is a symbol of happiness and good fortune. Indeed, its name in Chinese is a homonym for the word abundance.

The deer is associated with:

The Dawn
The Moon
The Easterly directions

Those wishing to invoke the symbolic meaning of the deer may have most success and profound experiences while incorporating these associations.

For example, we can honor the deer during a full moon to enhance or draw out some of the deer's qualities (listed above) within ourselves.

Likewise, honoring the deer with our attention pointed in an eastern direction at dawn will elicit responsive energy too. Nothing fancy (the deer really has no use for pomp and circumsance - her pleasure comes from quiet simplicities) just a solemn nod of your head and a simple "thank you" for deer's presence will do.



Nella tradizione cinese il cervo è simbolo di grazia, lunga vita e resistenza.

FONTE: http://www.whats-your-sign.com/chinese-symbol-for-longevity.html#ChineseDeer

Deer: Known for its endurance, grace, and long life, the deer is another Chinese symbol for longevity. The word for deer in Chinese is lu which translates to mean income. Consequently, the combined meanings represent a prosperous long life. In Chinese art the deer is depicted with court officials; it is said that this signifies a wish for fame, recognition and a long, successful career.
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MessaggioOggetto: Re: Cervo: gentilezza e innocenza, attrazione verso nuove avventure   Mar 8 Nov 2011 - 13:36

Inserisco la versione inglese di wikipedia riferita alla mitologia di questo totem.

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Deer_in_mythology


Deer in mythology
From Wikipedia, the free encyclopedia

Deer have significant roles in the mythology of various peoples.

Celtic

The Insular Celts held deer as supernatural animals, "fairy cattle" that were herded and milked by a localised and benevolent fairy giantess (a bean sìdhe) in each district, who could shift shape to that of a red deer;[1] in the West Highlands, she selected the individual deer that would be slain in the next day's hunt.[2]

In Ireland, An Chailleach Bhéarach, "The Old Woman of Beare", an island off the coast of County Cork, takes the form of a deer to avoid capture; to Beare come characters from the Land of the Dead to visit Ireland.[3] Other Celtic mythological figures such as Oisin, Flidais and Sadb were given connections to deer.

Cernunnos was a god in Celtic mythology that possessed two deer antlers on the top of his head. He was known as The Horned One or The Horned God despite having antlers and not horns. Cernunnos is also known as The Stag Lord, The Horned God of the Hunt, The Lord of the Forest, The Lord of the Hunt, and The Lord of the Animals.[4] However, it is impossible to know exactly because there is no one particular myth concerning him.[5]


Christianity

Saint Giles, a Catholic saint especially revered in the south of France, is reported to have lived for many years as a hermit in the forest near Nîmes, where in the greatest solitude he spent many years, his sole companion being a deer, or hind, who in some stories sustained him on her milk. In art, he is often depicted together with that hind.

In the founding legend of Le Puy-en-Velay, where a Christian church replaced a healing a megalithic dolmen. A local tradition had rededicated the curative virtue of the sacred site to Mary, who cured ailments by contact with the standing stone. When the founding bishop Vosy climbed the hill, he found that it was snow-covered in July; in the snowfall the tracks of a deer round the dolmen outlined the foundations of the future church.



St Hubertus / St Eustace in a 13th century English manuscript (Biblioteca Marciana)
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Saint_eustace.jpg

Saint Hubertus (or "Hubert") is a Christian saint, the patron saint of hunters, mathematicians, opticians and metalworkers, and used to be invoked to cure rabies. The legend of concerned an apparition of a stag with the crucifix between its horns, effecting the worldly and aristocratic Hubert's conversion to a saintly life.

In the story of Saint Hubertus, on Good Friday morning, when the faithful were crowding the churches, Hubertus sallied forth to the chase. As he was pursuing a magnificent stag the animal turned and, as the pious legend narrates, he was astounded at perceiving a crucifix standing between its antlers, which occasioned the change of heart that led him to a saintly life. The story of the hart appears first in one of the later legendary hagiographies (Bibliotheca hagiographica Latina, nos. 3994-4002) and has been appropriated from the earelier legend of Saint Eustace or Placidus.

The deer is considered by some Christians to be a symbol of Christ. The Bible book, Song of Solomon, chapter 2, verses 8-10 reads:

The voice of my beloved! behold, he cometh leaping upon the mountains,

skipping upon the hills.

My beloved is like a roe or a young hart: behold, he standeth behind our wall,

he looketh forth at the windows, shewing himself through the lattice.

My beloved spake, and said unto me, Rise up, my love, my fair one, and come away. (KJV)

Many Christians interpret the Song of Solomon to represent the longing of Christ for his Church, and vice versa.


Islam

Ottoman Empire

Turkic peoples that converted to Islam brought with them from the Eurasian Steppe their beliefs and cults involving horns, deer, antlers, hides, etc. (Not entirely without precedent: The pre-islamic Kaaba itself had ram’s horns mounted on its walls). In the Ottoman Empire, and more specifically in western Asia Minor and Thrace the deer cult seems to have been widespread and much alive, no doubt as a result of the meeting and mixing of Turkic with local traditions. A famous case is the 13th century holy man Geyiklü Baba, ‘Father Deer’, who lived with his deer in the mountain forests of Bursa and gave hind’s milk to a colleague (compare with Saint Giles). Material in the Ottoman sources is not scarce but it is rather dispersed and very brief, denying us a clear picture of the rites involved.[6]

Germanic

An Anglo-Saxon royal scepter found at the Sutton Hoo burial site in England features a depiction of an upright, antlered stag. In the Old English language poem Beowulf, much of the first portion of the story focuses on events surrounding a great mead hall called Heorot, meaning "Hall of the Hart".

In the Poetic Edda poem Grímnismál the four stags of Yggdrasil are described as feeding on the world tree, Yggdrasil and the poem further relates that the stag Eikþyrnir lives on top of Valhalla. In the Prose Edda book Gylfaginning, the god Freyr is having once killed Beli with an antler. In Þiðrekssaga, Sigurd is presented as having been nursed by a doe.

Andy Orchard proposes a connection between the hart Eikþyrnir atop Valhalla, the hart imagery associated with Heorot, and the Sutton Hoo scepter.[7] Sam Newton identifies both the Sutton Hoo whetstone and the hall Heorot as early English symbols of kingship.[8] Rudolf Simek says that "it is not completely clear what role the stag played in Germanic religion" and theorizes that "the stag cult probably stood in some sort of connexion to Odin's endowment of the dignity of kings."[9]

Greek

In Greek mythology, the deer is particularly associated with Artemis in her role as virginal huntress. Actaeon, after witnessing the nude figure of Artemis bathing in a pool, was transformed by Artemis into a stag that his own hounds tore to pieces. Callimachus, in his archly knowledgeable "Hymn III to Artemis", mentions the deer that drew the chariot of Artemis:

in golden armor and belt, you yoked a golden chariot, bridled deer in gold.

One of the Labors of Heracles was to capture the Cerynian Hind sacred to Artemis and deliver it briefly to his patron, then rededicate it to Artemis. As a hind bearing antlers was unknown in Greece, the story suggests a reindeer, which, unlike other deer, can be harnessed and whose females bear antlers. The myth relates to Hyperborea, a northern land that would be a natural habitat for reindeer. Heracles' son Telephus was exposed as an infant on the slopes of Tegea but nurtured by a doe.

Hinduism

In Hindu mythology, the goddess Saraswati takes the form of a red deer called Rohit according to the Aitareya Upanishad. Saraswati is the goddess of learning so learned men use deer skin as clothing and mats to sit upon. A golden deer plays an important role in the epic Ramayana. While in exile in the forest, Rama's wife Sita sees a golden deer and asks Rama and Lakshmana to get it for her. The deer is actually a rakshasa called Maricha in disguise. Maricha takes this form to lure Rama and Lakshmana away from Sita so his nephew Ravana can kidnap her.


Hittite

The stag was revered alongside the bull at Alaca Höyük and continued in the Hittite mythology as the protective deity whose name is recorded as dKAL. Other Hittite gods were often depicted standing on the backs of stags.


Judaism

The Tribe Naftali bore a Stag on its tribal banner, and was poetically described as a Hind in the Blessing of Jacob.

In Jewish mythology - as discussed in the Talmud (חולין נט ע"ב) - exists a giant kind of stag by the name "Keresh". He is said to live in a mythical forest called "Divei Ilai".

Occultism

The spirit Furfur in The Goetia is depicted as a hart or winged hart.

Scythian

The Scythians had some reverence for the stag, which is one of the most common motifs in their artwork, especially at funeral sites. The swift animal was believed to speed the spirits of the dead on their way, which perhaps explains the curious antlered headdresses found on horses buried at Pazyryk (illustrated, to the right).

Slavic

In Slavic fairytales, Golden-horned deer is a large deer with golden antlers.


Huichol

For the Huichol people of Mexico,[10] the "magical deer" represents both the power of maize to sustain the body and of the peyote cactus to feed and enlighten the spirit. Animals such as the eagle, jaguar, serpent and deer are of great importance to the Mexican indigenous cultures. For each group, however, one of these animals is of special significance and confers some of its qualities to the tribe.

For the Huichol it is the deer that holds this intimate role. The character of the Huichol tends to be light, flexible and humorous. They have avoided open warfare, neither fighting against the Spanish nor Mexican governments, but holding to their own traditions. The Huichol hunt and sacrifice deer in their ceremonies. They make offerings to the Deer of the Maize to care for their crops, and to the Deer of the Peyote to bring them spiritual guidance and artistic inspiration.


Shinto

Deer are considered messengers to the gods in Shinto, especially Kasuga Shrine in Nara Prefecture where a white deer had arrived from Kashima Shrine as its divine messenger. It has become a symbol of the city of Nara.


Hungarian

In Hungarian mythology, Hunor and Magor, the founders of the Magyar peoples, followed a white stag. The stag lead them into a brand new land that they named Scythia. Hunor and Magor populated Scythia with their descendants the Huns and the Magyars. To this day, an important emblem in Hungary is a many-antlered stag with its head turned back over its shoulder.[11]

Manufactured mythology

Quintus Sertorius, while a general in Lusitania, had a tame white stag which he had raised nearly from birth. Playing on the superstitions of the local tribes, he told them that it had been given to him by the goddess Diana; by attributing all his intelligence reports to the animal, he convinced the locals that it had the gift of prophecy. (See Plutarch's life of Sertorius and Pliny the Elder's chapter on stags (N.H., VIII.50)

The naming of the ship, the "Golden Hind", of Sir Francis Drake is sometimes given a mythological origin, though Drake actually renamed his flagship, in mid-voyage, 1577, as a gesture to flatter his patron Sir Christopher Hatton, whose armorial bearings included the crest "a hind Or." In heraldry, a "hind" is a doe.

Notes

^ J. G. McKay, "The Deer-Cult and the Deer-Goddess Cult of the Ancient Caledonians"Folklore 43.2 (June 1932), pp. 144-174; McKay (p. 149) points out that the usual term for a giantess, ban-fhuamhair, a cannibal ogress, is never app lied to the "Old Woman[disambiguation needed]"
^ J.F. Campbell of Isalay, Popular Tales of the West Highlands, ii, no. 27, noted by McKay 1932:150.
^ "The Chase of Ben Gulbin" (McKay1932:151).
^ "Cernunnos the Stag Lor d". Lugodoc.
^ Matthews, John and Caitlin (2005). The Element Encyclopedia of Mythical Creatures. HarperElement. pp. 97–98.
^ Laban Kaptein, Eindtijd en Antichrist, p. 32ff. Leiden 1997. ISBN 9073782902; Laban Kaptein (ed.), Ahmed Bican Yazıcıoğlu, Dürr-i Meknûn. Kritische Edition mit Kommentar, §§ 7.53; 14.136–14.140. Asch 2007. ISBN 9789090214085
^ Orchard (1997:82 and 92).
^ Newton, Sam.The Origins of Beowulf p.31
^ Simek (2007:70).
^ Barbara G. Myerhoff, "The Deer-Maize-Peyote Symbol Complex among the Huichol Indians of Mexico" Anthropological Quarterly 43.2 (April 1970), pp. 64-78.
^ Matthews, John and Caitlin (2005). The Element Encyclopedia of Mythical Creatures. HarperElement. pp. 435.

References

Orchard, Andy (1997). Dictionary of Norse Myth and Legend. Cassell. ISBN 0-304-34520-2
Simek, Rudolf (2007) translated by Angela Hall. Dictionary of Northern Mythology. D.S. Brewer ISBN 0859915131
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