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 La Quercia

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MessaggioOggetto: La Quercia   Mar 18 Mag 2010 - 14:47


QUESTA SCHEDA CONTIENE INFORMAZIONI CHE POSSONO GENERARE SITUAZIONI DI PERICOLO E DANNI. I DATI PRESENTI HANNO SOLO UN FINE ILLUSTRATIVO E IN NESSUN CASO ESORTATIVO. PRIMA DI PROSEGUIRE SI PREGA DI LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE.



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Oggi rendo omaggio ad un albero che mi ha sempre donato vibrazioni particolari...

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Quercus


Quercus è un genere delle Fagacee. Comprende gli alberi comunemente chiamati querce.
Indice
* 1 Descrizione generale
* 2 Storia delle querce europee
* 3 Querce in Italia
* 4 Legname
* 5 Usi terapeutici
* 6 Curiosità
* 7 Note
* 8 Voci correlate
* 9 Bibliografia
* 10 Collegamenti esterni
* 11 Nomi regionali
* 12 Altri progetti

Descrizione generale
Il genere Quercus comprende molte specie di alberi spontanei in Italia. In molti casi il portamento è imponente anche se ci sono specie arbustive. Le foglie, alterne, sono talvolta lobate, talvolta dentate e sulla stessa pianta possono avere forme differenti, per la differenza del fogliame giovanile rispetto a quello adulto.
Le querce sono piante monoiche, ovvero la stessa pianta porta sia i fiori maschili che quelli femminili. I fiori maschili sono riuniti in amenti di colore giallo, quelli femminili sono di colore verde. Il frutto è la ghianda, formata da una cupola di squame che circonda la base della noce.
Al genere appartengono circa 450 specie di piante rustiche, a foglie decidue o sempreverdi. Le prime specie di querce comparvero sulla Terra nel periodo Cenozoico.
Storia delle querce europee [modifica]
Lo scienziato francese Antoine Kremer ha dimostrato tramite lo studio dei geni delle querce[1] e dei pollini fossili che durante l'ultima Era glaciale le popolazioni di Quercus sono state confinate in tre zone rifugio situate in Spagna, Italia e nei Balcani per poi ricolonizzare il territorio del Continente europeo.
L'area attuale era già occupata a partire da 6000 anni BP. Il confronto dei dati genetici e dei dati palinologici hanno determinato le vie di colonizzazione intraprese dai vari lignaggi. I rilievi ed in particolare le Alpi hanno a volte rallentato o deviato l'avanzata ma la traiettoria sud-nord è resa costantemente visibile. In questo modo le querce rifugiatesi nella Penisola iberica hanno colonizzato tutta la zona situata ad ovest[2], ed in maniera esclusiva le isole britanniche. Le querce rifugiatesi in Italia e nei Balcani sono progredite verso l'Europa orientale e la Russia.
Dall'analisi palinologica è emerso un dato sorprendente che riguarda la velocità di questa progressione, in media le querce sono avanzate di 380 m all'anno, con delle punte massime di 500 m all'anno in certi periodi[3].
Querce in Italia [modifica]
Sottogenere Quercus, sezione Quercus. Stili corti; ghiande mature in 6 mesi, dolci o leggermente amare; interno della cupola della ghianda glabro.

* Quercus ilex, leccio o elce. Albero sempreverde maestoso, tipico delle zone submediterranee o mediterranee meno torride. Può raggiungere in condizioni ottimali i 20-30 m di altezza e si può trovare dalle macchie costiere fino in montagna (sull'Etna fino a 1800 m).
* Quercus petraea, rovere. Grande specie decidua, dal portamento regolare e chioma assai folta. Comune in tutte le regioni d'Italia (eccetto in Sardegna).

* Quercus pubescens, roverella. La specie più diffusa in Italia, assente solo in Pianura padana e altre pianure alluvionali. Specie molto rustica, nelle zone settentrionali preferisce comunque zone protette dal freddo. Quercia decidua (ma spesso mantiene le foglie marroni anche d'inverno) di medie dimensioni a crescita è molto lenta, vive in genere 200-300 anni ed è tipica dell’Europa centroccidentale. Alcuni esemplari possono raggiungere età molto più avanzate: la roverella che vegeta a Tricarico, in località Grottone, ha un'età stimata di 612 anni, un tronco di 6,43 metri di circonferenza ed un'altezza di circa 20 metri; è inserita nell'elenco dei monumenti naturali (alberi padri) della regione Basilicata.
* Quercus robur, farnia. Grande quercia decidua, più frequente nelle zone settentrionali e più rara nel Sud, si differenzia dalla rovere soprattutto per i lunghi peduncoli delle ghiande, le foglie sessili e il portamento più irregolare. Alcuni autori considerano Q. petraea, Q robur e Q. pubescens come tre sottospecie o varietà di un'unica specie.
Sottogenere Quercus, sezione Mesobalanus. Simile al precedente: stili lunghi, ghiande mature in 6 mesi, dolci o leggermente amare; interno della cupola della ghianda glabro.
* Quercus frainetto, farnetto. Specie decidua a rapido accrescimento, comune al Centro-Sud, ha foglie più grandi delle altre querce italiane, lobi più profondi e margini paralleli.
* Quercus pyrenaica, quercia dei Pirenei. Specie decidua con foglie dal colore verde intenso e lobi profondi e stretti; si trova nelle zone più miti del Piemonte.
Sottogenere Quercus, sezione Cerris. Stili lunghi, ghiande mature in 18 mesi, molto amare; interno della cupola della ghianda glabro o leggermente peloso.
* Quercus calliprinos, quercia di Palestina. Alberello sempreverde simile a Q. coccifera ma più alto e con peluria sugli amenti maschili e sui rami giovani. In Italia è presente in Basilicata, Puglia e nella parte meridionale della Sicilia
* Quercus cerris, cerro. Specie decidua e a rapida crescita, originaria delle regioni sudorientali dell’Europa ma molto diffusa anche in Italia; è una pianta maestosa dalla chioma ovoidale, molto decorativa; il legname non è particolarmente pregiato.
* Quercus coccifera, quercia spinosa. Diffusa solo in Liguria occidentale, in Sicilia e Sardegna, sempreverde, a portamento arbustivo (non supera i 2 m d'altezza).
* Quercus suber, sughera. Specie sempreverde dall'aspetto simile al leccio, è invece botanicamente più vicina al cerro. Poco tollerante verso il freddo preferice le coste tirreniche e soprattutto la Sardegna; la corteccia è caratteristica e ricopre sia il tronco sia le maggiori ramificazioni; scortecciando periodicamente il tronco, si ricava il sughero che si riforma dopo qualche tempo.
* Quercus trojana, fragno. Specie semisempreverde e arbustiva diffusa solo nel Salento e in Basilicata.

Legname
I legnami più pregiati di quercia sono generalmente chiamati rovere senza distinguere tra le specie botaniche. In enologia si preferiscono le seguenti varietà:
* rovere di Francia (Q. petreaea) con produzioni ad Allier, Argonne, Borgogna, Nevers, Alvernia (Tronçais) e sui Vosgi, con caratteristiche differenti da zona a zona ma comunque ben bilanciato in tannini e aromi;
* rovere del Caucaso (Q. petraea), del tutto simile a quello di produzione francese ma dal prezzo leggermente più basso;
* rovere di Slavonia (Q. robur), grana del legno media, medio livello di tannini e pochi aromi;
* rovere del Limosino (Q. robur), grana del legno grossa, molti tannini e pochi aromi; usato per lo Chardonnay e il brandy;
* rovere del Portogallo (Q. garryana, d'origine americana); media grana del legno, buon aroma e prezzo molto economico.

Usi terapeutici [modifica]
Avvertenza
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.

La quercia possiede proprietà astringenti, emostatiche, antiinfiammatorie, analgesiche del cavo orale. Utilizzato come decotto o infuso per lavarsi, diminuisce la sudorazione.[4]
Curiosità [modifica]

* Il ramo di quercia è per i Romani simbolo di virtù, forza, coraggio, dignità e perseveranza. Esso è sempre stato il simbolo della forza, della virilità e del valore in campo militare, mentre il ramo d'ulivo simbolo della pace (entrambi compaiono nell'emblema della Repubblica Italiana).
* La quercia è stato il simbolo del Partito Democratico della Sinistra e poi dei Democratici di Sinistra.
* È celebre la quercia sotto cui Torquato Tasso si riposava e leggeva durante il suo soggiorno a Roma.

Note [modifica]

1. ^ In particolare delle due querce più diffuse sul Continente europeo Quercus Robur e Quercus petraea.
2. ^ Lungo l'asse Tolosa-Colonia-Amsterdam
3. ^ Antoine KREMER - L'épopée des chênes européens (The long and short of European oaks) - Société d'éditions scientifiques, Paris, FRANCE
4. ^ "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.40




FONTE: http://astronavepegasus.forumattivo.com/le-rune-consulente-renzo-f39/piantealberi-rune-t1476.htm
È ASSOCIATA ALLA RUNA REID
La quercia rappresenta la grande forza spirituale e la magia della terra; è simbolo della nobiltà di scopi e dell’indipendenza. E’ associata alla potenza maschile.
Si dice che porte di quercia tengano lontani i guai e siano utili anche come protezione dai fulmini.
Le ghiande offrono protezione se sono appese in casa, ad esempio su una scala per non inciampare.
la quercia è la forza della saggezza della conoscenza ed è in grado di stimolarla negli altri. Dà consapevolezza della soglia tra il mondo materiale e l’aldilà. Tranquillizza l’anima e favorisce l’acquisizione dell’abbondanza e della ricchezza a tutti i livelli.
La quercia è un'albero a crescita lenta,ma inarrestabile.
Parla quindi dell'importanza di non avere fretta e del valore delle piccole cose,perchè anche un'albero così possente nasce da una piccola ghianda.
la quercia e la runa alei associata rappresentano il potere di espansione,la forza della riuscita e il collegamento con l'infinito dentro di noi.
Proprietà terapeutiche: La corteccia ha proprietà antisettica e febbrifuga, viene usata per alleviare i disturbi influenzali nonché per ottenere un’azione astringente su epitassi ed emorroidi.


FONTE: “Le Erbe Magiche” di Roberto La Paglia Ed. Xenia
Grande albero sempreverde considerato sacro da numerose civiltà del Nord-Europa.
Utilizzo Magico: da sola o insieme ad altri ingredienti propizia la fortuna e la prosperità. Ha inoltre un forte potere terapeutico e purificatore. La ghianda della Quercia è il simbolo della potenzialità ed ha anch'essa un forte potere protettivo. Il suo pianeta è Giove e le principali divinità ad essa associate sono: Zeus-Giove e Thor.
Tenuta in grande onore fin dai tempi antichi e durante tutto il Medioevo. A Bologna era consuetudine pubblicare i bandi e organizzare liberi commerci sotto alberi di quercia, mentre nel contado i maggiorenni si riunivano sotto la sua ombra per discutere le faccende del governo.


FONTE: http://www.parchilagomaggiore.it/news/MP23_6.htm
Nome scientifico: Quercus robur L.
Famiglia: Fagaceae
Etimologia: Quercus deriva dal celtico "Kaer quer" che significa bell'albero
robur è un termine latino che si traduce in duro, resistente, robusto e mette in evidenza alcuni caratteri essenziali di questa quercia: il forte vigore e la solidità del suo legno
Nome dialettale: Roula nel Parco dei Lagoni e nella Riserva di Dormelletto
Rugul o Rual nella Riserva di Fondotoce
Altezza: arriva fino a 35-40 m
Portamento: espanso o slanciato
Corteccia: liscia e chiara da giovane poi diviene fessurata, rugosa e di colore bruno
Radici: fittonanti da giovani poi divengono fascicolate
Foglie: decidue, con picciolo ridotto o assente, spiralate, con lamina a forma di aquilone e margine lobato
Fiori: unisessuali, presenti sulla stessa pianta che compaiono tra aprile e maggio; i fiori maschili sono portati in amenti penduli, i fiori femminili formano piccole spighe
Frutti: ghiande (acheni) avvolte solo in parte da una cupola di squame appressate e portate su un lungo peduncolo
Longevità: specie molto longeva che annovera esemplari con età di circa 1000 anni
Distribuzione ed ecologia
Sovente la farnia è chiamata semplicemente "quercia" oppure "rovere", termine che in realtà corrisponde all'affine Quercus petraea, quercia propria dei boschi montani.

La farnia è invece un albero tipico delle pianure, che dal livello del mare giunge sino ad 800 m di quota ed inoltre ha foglie e ghiande con alcuni caratteri opposti a quelli della rovere. La farnia predilige le aree a clima temperato, le condizioni di piena luce ed i suoli ricchi di nutrienti, poco acidi o neutri, ben dotati d'acqua ed è in grado di sopportare periodiche sommersioni.
E' ancora ben presente nel Parco dei Lagoni mentre è rara nelle Riserve di Fondotoce e di Dormelletto. In quest'ultima crescono alcuni splendidi esemplari di carattere monumentale.
Ha un vasto areale che dalla Spagna si estende sino agli Urali ed al Caucaso e dalla Scandinavia giunge in Italia Meridionale. In passato quest'albero era la specie dominante della grande foresta di latifoglie della pianura padana: il cosiddetto querco-carpineto, in cui l'altra essenza arborea caratteristica era il carpino bianco (Carpinus betulus).
Nel corso dei secoli questo bosco è stato eliminato per far posto a coltivi ed insediamenti vari. Di esso oggi sopravvivono solo dei lembi più o meno integri che in gran parte sono tutelati all'interno di aree protette come il Parco dei Lagoni.
I querceti del parco sono pertanto boschi stabili di elevato pregio naturalistico ed ambientale.
In essi oltre alla farnia troviamo altre specie arboree come la betulla (Betula pendula), il castagno (Castanea sativa), il frassino (Fraxinus excelsior) e con varia frequenza compare purtroppo l'esotica robinia (Robinia pseudoacacia). Il carpino bianco è rarissimo. Tra le specie più diffuse nel sottobosco troviamo il nocciolo (Corylus avellana), la frangola (Frangula alnus), la molinia (Molinia arundinacea) e la felce aquilina (Pteridium aquilinum).

Storie e leggende
Quadro rappresentante una quercia di Diego Pedroli
Il mondo di storie e leggende che gravita intorno alla quercia (intesa come farnia e rovere) è ricchissimo! Nell'antichità presso numerosi popoli era "l'albero" per eccellenza, quello più sacro di tutti, il simbolo della divinità suprema. Questa particolare venerazione era strettamente legata alla sua imponenza, la sua longevità ed ai diversi doni che offriva ad uomini ed animali.
La quercia appartiene al gruppo degli "alberi cosmici", venerati come creature sacre e oracolari ove si realizzava l'incontro tra l'uomo e Dio e che con il loro corpo fatto di radici, tronco e chioma costituivano un'efficace allegoria dei tre mondi comuni a molte religioni: degli inferi, dei viventi e della divinità. Non a caso il più antico oracolo greco che si trovava a Dodona, nell'Epiro, era la quercia sacra a Zeus.
Ancora nella mitologia greca le querce ospitavano due specie di ninfe, le anime degli alberi: le driadi, che potevano abbandonare l'albero, e le amadriadi che invece erano legate alla pianta sino alla sua morte.
Presso i Romani la quercia era il simbolo della sovranità. Per questo motivo sulle insegne dei re di Roma figurava una piccola corona di foglie dell'albero con cui venivano anche fatte le corone civiche, emblemi di merito che venivano conferiti ai cittadini valorosi. Germani e Celti consideravano la quercia "la rappresentazione visibile della divinità". I Druidi, sacerdoti dei Celti, celebravano i loro riti nei boschi e attribuivano alla quercia poteri magici.
Anche nella Bibbia compaiono querce sacre collegate a Dio, però non si tratta di farnie e roveri. Le più famose sono le querce di Mamre alla cui ombra Dio apparve ad Abramo. Gli evangelizzatori cristiani dell'Europa centrale e settentrionale trovarono grande resistenza nel desacralizzare le querce, al punto che in diversi casi, rischiando anche la loro vita, giunsero ad abbattere gli alberi oggetto di culto.
In seguito anche nell'ambito del Cristianesimo la quercia assunse simbolismi positivi. Tra le varie testimonianze in merito troviamo il santuario rinascimentale della Madonna della Quercia, vicino a Viterbo.
Ancora oggi nell'Europa centrale sopravvivono maestose querce. Un esempio emblematico lo fornisce J. Brosse (1987) che cita come una delle più grandi querce viventi la "Major Oak", un esemplare presente in Inghilterra nella foresta di Sherwood, il cui tronco alla base ha un circonferenza di quasi 20 m!

Usi passati ed attuali

Anche nel nostro passato mondo contadino la farnia godeva di un certo riguardo.
Le "roveri" fornivano pregiato legname da opera che localmente era impiegato per produrre travi per i tetti, tavole per soffittature, serramenti, porte e portoni, alberi dei mulini, componenti di carri agricoli, ballatoi, mobili ed i cosiddetti calastàr, ossia delle particolari travi che venivano poste sui pavimenti delle cantine per sostenere le botti. Quest'ultime a volte erano fatte con "rovere di slavonia": legno di farnia di provenienza non locale o addirittura estera.
Le parti dell'albero non utilizzabili come materiale da opera fornivano un'ottima legna da ardere. Il frutto (la ghianda) veniva talvolta raccolto per ingrassare i maiali e di rado anche i conigli e le oche.
Diverse persone ricordano che durante l'ultima guerra le ghiande opportunamente tostate venivano utilizzate per produrre una sorta di caffè!
Il querceto dei Lagoni ospitava un sottobosco da cui si ricavavano diversi prodotti. Ogni anno in autunno venivano rastrellate le foglie, utilizzate come strame nelle stalle ed inoltre si raccoglievano numerosi funghi mangerecci quali i porcini (i bianc) ed i boleti a pori rossi (i ferée), oggi sempre più rari.
Nelle zone di bosco rado crescevano coperture di brugo (Calluna vulgaris), noto a molti come bruug, che di solito ogni tre anni venivano tagliate a raso con il ranzi'n per ottenere altro strame (stràm).
Tutt'oggi la farnia fornisce un pregiato legname da opera e da ardere. I suoi boschi sono piuttosto luminosi ed ospitano diverse forme di vita: dalle colonie di licheni che si insediano sui tronchi e sui rami più alti degli alberi a svariate specie di insetti, uccelli e mammiferi tra cui in questi ultimi anni è ricomparso il capriolo (Capreolus capreolus).

Edoardo Villa


Ultima modifica di Tila il Mar 10 Ago 2010 - 10:13, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: La Quercia   Mer 9 Giu 2010 - 7:11

ALBERI MONUMENTALI E FAMOSI:

FONTE: http://www.pronaturaromagna.it/index.htm


Quercia del Belvedere

Quercia di Via Acquarola

Quercia di Via Casalecchio
Tra le numerose roverelle presenti nel territorio cesenate questa é sicuramente la piú bella, essa unisce alle notevoli dimensioni una chioma di bellezza non comune. La pianta é in discrete condizioni e vivrá ancora a lungo, nonostante si sia individuata la presenza di alcuni rami secchi.

Quercia di Via Mariana
Dall'immagine é facile supporre la causa della massicia mutilazione inflitta alla pianta, nel maggio 1991 la nostra roverella possedeva ancora tutta la sua chioma, questo fino a quando l'ENEL non ha attivato l'elettrodotto Forlí-Fano e deciso di mutilarla. Il danno subito dal patrimonio ambientale é rilevante se si pensa che ad est di Cesena vi é solo un altro esemplare di quercia dotata di caratteristiche simili (la Rovere di Villalta) e che dopo questo taglio la pianta, squilibrata nella sua struttura, difficilmente vivrá ancora a lungo.

Quercia del Poggetto
Ai confini del suo territorio il Comune di bagno di Romagna ospita la piú bella quercia della Romagna; la pianta si puó definire anche come una delle piú rappresentative della Regione. L'interno del tronco é in parte cavo, il danno é stato causato anni fa da un incendio, la lesione non sará mai completamente compensata, tuttavia, se in futuro si migliorerá il consolidamento del terreno, la quercia vivrá ancora molto a lungo.
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MessaggioOggetto: Re: La Quercia   Mer 9 Giu 2010 - 7:17

ALBERI MONUMENTALI E FAMOSI:

FONTE: http://www.prolocopianovomano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=56:la-quercia-mazzucche-e-caduta&catid=1:latest-news


Addio alla millenaria quercia "Mazzucche" di Piano Vomano

La sera del 13 luglio 2007 una delle querce più grandi e longeve d’Europa si è schiantata al suolo. La comunità di Piano Vomano di Crognaleto è rimasta impietrita per la perdita di un monumento naturale - simbolo dell’Abruzzo, adottato persino dal parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga che ne ha fatto luogo d’attrazione turistica.

L’Abruzzo è oggi più povero. Uno dei suoi monumenti simbolo si è letteralmente schiantato al suolo. La millenaria “Quercia Mazzucche”, una delle più grandi in Italia, alle 18 di sera del 13 luglio 2007 ha ceduto sotto il peso della sua imponente mole e si è abbattuta sul giardino di Piano Vomano di Crognaleto.

Il crollo è stato preannunciato da un rumore sordo: erano le radici che si squarciavano sotto il peso del fusto millenario, ben otto metri di circonferenza.

L’albero che per secoli è rimasto al suo posto lungo il declivio, è venuto giù in pochi istanti davanti ai paesani di Piano Vomano. Una comunità stabile di circa trenta abitanti che d’estate s’ingrossa sino a trecento persone, tutte indissolubilmente legate all’albero simbolo della località di montagna.

Sono accorsi tutti attorno alla quercia abbattuta, nel sito di montagna abbellito e trasformato in giardino a poche centinaia di metri dall’abitato. Per la gente del posto, abituata a vivere attorno alla maestosa quercia, al punto da farne luogo di ritrovo e socialità, è stato un colpo durissimo: «Con profondo rammarico abbiamo assistito al crollo della Quercia Mazzucche - ha dichiarato a caldo Carmine Santarelli, Presidente della Pro-Loco di Piano Vomano di Crognaleto - Tutta la comunità è profondamente addolorata per l’accaduto.

E’ venuto meno il punto di forza e di maggiore attrazione turistica di Piano Vomano. Da buon montanaro - ha proseguito Santarelli - non mi scoraggio: il meraviglioso paesaggio, nonostante la ferita della Quercia Mazzucche, la Muraglia Ciclopica e la chiesa monumentale sono sempre lì e meritano di essere visitati».

La quercia era stata appena acquistata dall’Ente Parco Gran Sasso e Monti della Laga, che l’ha valorizzata, ne ha fatto un punto d’attrazione internazionale e l’ha resa meta di migliaia di turisti arrivati da tutto il mondo.

Il figlio Claudio, che vive a Piano Vomano, era sotto shock: «E’ come se fosse morta una persona, il simbolo della nostra comunità - ha affermato commosso mostrandoci le fotografie scattate subito dopo la sciagura - E’ sempre stata lì, da quando sono bambino… e prima ancora, anche prima di me, è sempre stata al suo posto. L’agronomo che ha “visitato” la quercia qualche anno prima del crollo, disse che poteva avere quasi mille anni».

Da una prima ricostruzione, sembrerebbe che il tronco si sia spezzato alla base, al punto di congiunzione con le radici esposte sul declivio: forse un appesantimento degli ultimi secoli, forse parte delle radici malate e poi marcite, tutte concause che avrebbero determinato il cedimento: «E’ davvero una bella pianta, tutti le siamo profondamente affezionati. E’ bella anche adesso che sta a terra. Fa impressione - commenta Claudio Santarelli - Qualche anno prima che cascasse, l’agronomo aveva detto che la pianta era in salute e che avrebbe potuto vivere così com’era per altri due-trecento anni… Adesso è completamente sradicata. La cosa importante e che non sia cascata addosso a nessuno.».

Posta su un pianoro a circa 850 m di quota, per l’eccezionalità delle misure (una circonferenza di 8 metri per un altezza di circa 20 ed un’età minima di 500 anni) e l’indubbio valore naturalistico, nel 2002 la quercia era stata acquistata dall’Ente Parco, insieme al terreno circostante, per essere posta al centro di un progetto di conservazione e di tutela legato contestualmente alla ricomposizione dell’equilibrio faunistico - con la reintroduzione di esemplari di cervo in una delle aree di maggior pregio ambientale del Parco - ed alla promozione di un percorso archeologico che trova il suo caposaldo nelle mura megalitiche di Colle del Vento.
La quercia monumentale era stata più volte in passato colpita da fulmini e presentava le cicatrici di almeno tre folgorazioni, con inoltre molte parti secche e marcescenti su cui proliferavano numerosi funghi e insetti mangiatori del legno. L’acquisizione e l’azione di tutela cui è stata sottoposta da parte del Parco nulla hanno potuto purtroppo contro l’azione inesorabile del tempo e degli agenti esterni.

«Il Parco, tuttavia – assicura il Commissario Stefano Allavena – tenendo a garantire la conservazione delle peculiarità ambientali e culturali dell’area, ha deciso, di concerto con il Corpo Forestale dello Stato, di proteggere opportunamente l’albero caduto e di lasciarlo in loco quale reperto di immutato valore naturalistico e documentario, affinché continui a svolgere la sua funzione di educazione ambientale e attrazione turistica, a tutto vantaggio del territorio». Il Commissario, inoltre, ha dato mandato al Servizio Agro-Silvo-Pastorale del Parco di ripiantumare nell’area un nuovo esemplare della stessa specie, affinché nel tempo possa svilupparsi e, anche grazie alla collocazione di leggii che descrivano la vicenda storica dell’originaria quercia “Mazzucche”, mantenere viva la memoria di un “genitore” le cui eccezionali dimensioni da sempre hanno colpito l’immaginario di residenti e turisti.

Alessandro Misson

pubblicato il 13 luglio 2007, su “la Città”
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MessaggioOggetto: Re: La Quercia   Lun 30 Ago 2010 - 14:53

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Irminsul


Irminsul

Irminsul
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Irminsul (in antico sassone grande pilastro) è il pilastro che connette il cielo e la terra, il mondo materiale a quello spirituale. Il suo nome derivava da un antico Dio germanico, Irmin. L'Irminsul era spesso rappresentato come una quercia o un grande palo di legno forse coronato da una immagine sacra, ed era la principale divinità dei Sassoni, similmente all'Yggdrasill dei vichinghi.

Ai tempi di Carlo Magno c'erano probabilmente molti Irminsul, ma nella sua conquista dopo l'800 il rappresentante della Cristianità trionfante li distrusse tutti (anche il più importante, a Externsteine), anche se presumibilmente il loro culto, bollato come pagano e demoniaco, continuò a lungo.

Nella cattedrale di Hildesheim un Irminsul, probabilmente risalente ai tempi degli antichi Romani (quando Irmin era equiparato al dio Mercurio), è stato inglobato come candelabro.

Nel sito di Externsteine si può osservare una incisione del XII secolo, in cui un albero veniva piegato dal peso della Croce da cui veniva deposto il Cristo, incisione da molti interpretata come rappresentazione della vittoria del Cristianesimo sul Paganesimo.



FONTE: Il grande libro delle piante magiche di Laura Rangoni Ed. Xenia

"Curiosità.

La quercia in molte tradizioni è considerata attributo della divinità, perchè attira i fulmini, è maestosa e possente, longeva e grandiosa, solida e alta.

Nel mondo antico troviamo numerose querce consacrate a un dio: quella di Zeus a Dodona, quella di Giove Capitolino a Roma, quella di Perun presso gli Slavi e quella di Ramowe in Prussia.

In molte parti del mondo, la quercia è simbolo di forza. Infatti la clava di Eracle, il bastone possente e invincibile del semidio, è fatta di quercia.

Sia presso i Celti sia presso i Greci di Dodona, sia presso gli sciamani yakuti della Siberia la quercia è considerata l'axis mundi, l'albero cosmico, ed è assolutamente vietato danneggiarla.

Nel IV secolo a.C. la quercia faceva parte del tempio dedicato alla divinità celtica Jrminsul, alla quale erano sottoposte tutte le manifestazioni della vita naturale.
In ogni villaggio celtico vi era una quercia, e quando qualcuno partiva per andare lontano staccava un ramoscello da portare con sé come talismano protettore dai pericoli. Quando la quercia del villaggio morivaveniva tagliata e venivano svolte solenni esequie...."
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MessaggioOggetto: Re: La Quercia   Mar 9 Ago 2011 - 9:03

Riporto uno stralcio della versione inglese di wikipedia dove, oltre che le sue caratteristiche e gli usi, troveremo note sulla sua simbologia e altre curiosità.

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Oak

Oak
From Wikipedia, the free encyclopedia

An oak is a tree or shrub in the genus Quercus (play /ˈkwɜrkəs/;[1] Latin "oak tree"), of which about 600 species exist on earth. "Oak" may also appear in the names of species in related genera, notably Lithocarpus. The genus is native to the northern hemisphere, and includes deciduous and evergreen species extending from cold latitudes to tropical Asia and the Americas.

Oaks have spirally arranged leaves, with a lobed margin in many species; some have serrated leaves or entire leaves with a smooth margin. The flowers are catkins, produced in spring. The fruit is a nut called an acorn, borne in a cup-like structure known as a cupule; each acorn contains one seed (rarely two or three) and takes 6–18 months to mature, depending on species. The live oaks are distinguished for being evergreen, but are not actually a distinct group and instead are dispersed across the genus.


Uses

Oak wood has a density of about 0.75 g/cm³, great strength and hardness, and is very resistant to insect and fungal attack because of its high tannin content. It also has very attractive grain markings, particularly when quartersawn. Wide, quarter-sawn boards of oak have been prized since the Middle Ages for use in interior paneling of prestigious buildings such as the debating chamber of the House of Commons in London, England, and in the construction of fine furniture. Oak wood, from Quercus robur and Quercus petraea, was used in Europe for the construction of ships, especially naval men of war, until the 19th century, and was the principal timber used in the construction of European timber-framed buildings. Today oak wood is still commonly used for furniture making and flooring, timber frame buildings, and for veneer production. Barrels in which red wines, sherry, and spirits such as brandy, Scotch whisky and Bourbon whiskey are aged are made from European and American oak. The use of oak in wine can add many different dimensions to wine based on the type and style of the oak. Oak barrels, which may be charred before use, contribute to the colour, taste, and aroma of the contents, imparting a desirable oaky vanillin flavour to these drinks. The great dilemma for wine producers is to choose between French and American oakwoods. French oaks (Quercus robur, Q. petraea) give the wine greater refinement and are chosen for the best wines since they increase the price compared to those aged in American oak wood.[10] American oak contributes greater texture and resistance to ageing, but produces more violent wine bouquets.[10] Oak wood chips are used for smoking fish, meat, cheeses[11][12] and other foods.

Japanese oak is used in the making of professional drums from manufacturer Yamaha Drums. The higher density of oak gives the drum a brighter and louder tone compared to traditional drum materials such as maple and birch.

The bark of Quercus suber, or Cork oak, is used to produce wine stoppers (corks). This species grows in the Mediterranean Sea region, with Portugal, Spain, Algeria and Morocco producing most of the world's supply. Of the North American oaks, the Northern red oak Quercus rubra is the most prized of the red oak group for lumber, all of which is marketed as red oak regardless of the species of origin. It is not good for outdoor use due to its open capillaries. One can blow air through an end grain piece 10 inches long to make bubbles come out in a glass of water. These openings give fungus easy access when the finish deteriorates. The standard for the lumber of the white oak group – all of which is marketed as white oak – is the White Oak Quercus alba. White Oak is often used to make wine barrels. The wood of the deciduous Pedunculate Oak Quercus robur and Sessile Oak Quercus petraea accounts for most of the European oak production, but evergreen species, such as Holm oak Quercus ilex, and Cork oak Quercus suber also produce valuable timber.

The bark of the White Oak is dried and used in medical preparations. Oak bark is also rich in tannin, and is used by tanners for tanning leather.

In Korea, oak bark (Goolpy) is used for traditional roof construction.

Acorns are used for making flour or roasted for acorn coffee.

Oak galls were used for centuries as the main ingredient in manuscript ink, harvested at a specific time of year.[citation needed]


Biodiversity and ecology

Oaks are keystone species in a wide range of habitats from Mediterranean semi-desert to subtropical rainforest. For example, oak trees are important components of hardwood forests, and certain species are particularly known to grow in associations with members of the Ericaceae in oak-heath forests. [13][14] A number of kinds of truffles, including the two well known varieties, the black Périgord truffle[15] and the white Piedmont truffle,[16] have symbiotic relationships with oak trees.[17]


Many species of oaks are under threat of extinction in the wild, largely due to land use changes, livestock grazing and unsustainable harvesting. For example, over the past 200 years, large areas of oak forest in the highlands of Mexico, Central America and the northern Andes have been cleared for coffee plantations and cattle ranching. There is a continuing threat to these forests from exploitation for timber, fuelwood and charcoal [18]. In the USA, entire oak ecosystems have declined due to a combination of factors still imperfectly known, but thought to include fire suppression, increased consumption of acorns by growing mammal populations, herbivory of seedlings, and introduced pests [19]. In a recent survey, 78 wild oak species have been identified as being in danger of extinction, from a global total of over 500 species [20]. The proportion under threat may be much higher in reality, as there is insufficient information about over 300 species, making it is near impossible to form any judgement of their status.



Cultural significance

National symbol

The oak is a common symbol of strength and endurance and has been chosen as the national tree of many countries. Already an ancient Germanic symbol (in the form of the Donar Oak, for instance), certainly since the early nineteenth century, it stands for the nation of Germany.[24] In 2004 the Arbor Day Foundation[25] held a vote for the official National Tree of the United States of America. In November 2004, Congress passed legislation designating the oak as America's National Tree.[26]

Other countries have also designated the oak as their national tree including England, Estonia, France, Germany, Moldova, Latvia, Lithuania, Poland, the United States, Basque Country, Wales, Galicia, Bulgaria, and Serbia.[citation needed]


Oaks as regional and state symbols

The oak is the emblem of County Londonderry in Northern Ireland, as a vast amount of the county was covered in forests of the tree until relatively recently. The name of the county comes from the city of Derry, which originally in Irish was known as Doire meaning oak.

The Irish County Kildare derives its name from the town of Kildare which originally in Irish was Cill Dara meaning the Church of the Oak or Oak Church.

Iowa designated the oak as its official state tree in 1961; and the White Oak is the state tree of Connecticut, Illinois and Maryland. The Northern Red Oak is the provincial tree of Prince Edward Island, as well as the state tree of New Jersey. The Live Oak is the state tree of Georgia, USA.


Military use

Oak leaves are traditionally an important part of German Army regalia. They also symbolize rank in the United States Armed Forces. A gold oak leaf indicates an O-4 (Major or Lt. Commander), whereas a silver oak leaf indicates an O-5 (Lt. Colonel or Commander). Arrangements of oak leaves, acorns and sprigs indicate different branches of the United States Navy Staff corps officers. Oak leaves are embroidered onto the covers (hats) worn by field grade officers and flag officers in the United States armed services.

If a service member earns multiple awards of the same medal, then instead of wearing a ribbon or medal for each award, he or she wears one metal representation of an "oak leaf cluster" attached to the appropriate ribbon for each subsequent award.


Political use

The oak tree is used as a symbol by a number of political parties. It is the symbol of the Conservative Party in the United Kingdom,[27] and formerly of the Progressive Democrats in Ireland.[28] In the cultural arena, the oakleaf is the symbol of the National Trust (UK) and The Royal Oak Foundation.[citation needed]


Religous

In Baltic mythology, the oak is the sacred tree of Latvian Pērkons, Lithuanian Perkūnas and Prussian Perkūns. Pērkons is the god of thunder and one of the most important deities in the Baltic pantheon.

In Celtic mythology, it is the tree of doors, believed to be a gateway between worlds, or a place where portals could be erected.[citation needed]

In Norse mythology, the oak was sacred to the thunder god, Thor. Some scholars speculate[weasel words] that the reason for this is that the oak – the largest tree in northern Europe – was the one most often struck by lightning. Thor's Oak was a sacred tree of the Germanic Chatti tribe. According to legend, the Christianisation of the heathen tribes by Saint Boniface was marked by the oak's being replaced by the fir (whose triangular shape symbolizes the Trinity) as a "sacred" tree.[29]

In the Bible, the oak tree at Shechem is the site where Jacob buries the foreign gods of his people (Gen. 35:4) . In addition, Joshua erects a stone under an oak tree as the first covenant of the Lord (Josh. 24.25-7). In Isaiah 61, the prophet refers to the Israelites as "Oaks of Righteousness".

In Slavonic mythology, the oak was the most important tree of the god Perun.


Historical

Several individual oak trees, such as the Royal Oak in Britain and the Charter Oak in the United States, are of great historical or cultural importance; for a list of important oaks, see Individual oak trees.

"The Proscribed Royalist, 1651", a famous painting by John Everett Millais, depicted a Royalist fleeing from Cromwell's forces and hidden in an oak. Millais painted the picture in Hayes, Kent, from a local oak tree that became known as the Millais Oak.[30]

Approximately 50km west of Toronto, Canada is the town of Oakville, ON, famous for its history as a shipbuilding port on Lake Ontario.

The city of Raleigh, N.C., is known as "The City of Oaks."

The Jurupa Oak tree — a clonal colony of Quercus palmeria or Palmer’s Oak found in Riverside County, California — is believed to be the world's oldest organism at 13,000 years.[31]


Historical note on Linnaean species

Linnaeus described only five species of oak from eastern North America, based on general leaf form. These were White oak, Quercus alba; Chestnut oak, Q. montana; Red oak, Q. rubra; Willow oak Q. phellos; and Water oak, Q. nigra. Because he was dealing with confusing leaf forms, the Q. prinus and Q. rubra specimens actually included mixed foliage of more than one species. For that reason, some taxonomists in the past proposed different names for these two species (Q. montana and Q. borealis, respectively), but the original Linnaean names have now been lectotypified by removing some of the specimens in Linnaeus' herbarium.


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Friedrichroda_K%C3%B6rnereiche.jpg



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Fall_leaves_and_acorns.jpg
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