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 Il Castagno

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Iniziato Sciamano
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MessaggioOggetto: Il Castagno   Mer 9 Giu 2010 - 16:42


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FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Castanea_sativa



Castanea sativa
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il castagno europeo (Castanea sativa, Miller), in Italia più comunemente chiamato castagno, è un albero a foglie caduche appartenente alla famiglia delle Fagaceae. La specie è l'unica autoctona del genere Castanea presente in Europa, ma negli ultimi decenni è stato sovente introdotto, per motivi fitopatologici, il castagno giapponese (Castanea crenata). Le popolazioni presenti in Europa sono perciò principalmente riconducibili a semenzali di castagno europeo o a castagni europei innestati sul giapponese o a ibridi delle due specie.
Indice

* 1 Importanza economica e diffusione
* 2 Descrizione botanica
* 3 Esigenze ed adattamento
* 4 Areale
o 4.1 Attuale distribuzione
o 4.2 La diffusione del castagno nella storia
* 5 Utilizzo
o 5.1 Frutto
o 5.2 Tannini
o 5.3 Legno
o 5.4 Apicoltura
o 5.5 Erboristeria
* 6 Note selvicolturali
o 6.1 Propagazione
o 6.2 Tipi di governo
* 7 Varietà
* 8 Avversità
* 9 Alberi monumentali
* 10 Il castagno nell'arte e nella cultura
o 10.1 Letteratura italiana
o 10.2 Letteratura straniera
o 10.3 Pittura
* 11 Note
* 12 Bibliografia
* 13 Voci correlate
* 14 Altri progetti
* 15 Collegamenti esterni

Importanza economica e diffusione [modifica]

Il castagno è una delle più importanti essenze forestali dell'Europa meridionale, in quanto ha riscosso, fin dall'antichità, l'interesse dell'uomo per i molteplici utilizzi. Oltre all'interesse intrinseco sotto l'aspetto ecologico, questa specie è stata largamente coltivata, fino ad estenderne l'areale, per la produzione del legname e del frutto. Quest'ultimo, in passato, ha rappresentato un'importante risorsa alimentare per le popolazioni rurali degli ambienti forestali montani e collinari, in quanto le castagne erano utilizzate soprattutto per la produzione di farina.

L'importanza economica del castagno ha attualmente subito un drastico ridimensionamento: la coltura da frutto è oggi limitata alle varietà di particolare pregio e anche la produzione del legname da opera si è marcatamente ridotta. Del tutto marginale, infine, è l'utilizzo delle castagne per la produzione della farina, che ha un impiego secondario nell'industria dolciaria.

Si ritiene che buona parte delle superfici forestali a castagno siano derivate da una rinaturalizzazione di antiche coltivazioni abbandonate nel tempo[1], mentre la coltivazione si è ridotta alle stazioni più favorevoli, dove è possibile ottenere le migliori caratteristiche merceologiche del prodotto, in particolare il legname[1].
Descrizione botanica [modifica]
Tavola botanica.

Il castagno è una pianta a portamento arboreo, con chioma espansa e rotondeggiante e altezza variabile, secondo le condizioni, dai 10 ai 30 metri.

In condizioni normali sviluppa un grosso fusto colonnare, con corteccia liscia, lucida, di colore grigio-brunastro. La corteccia dei rami è di colore bianco ed è cosparsa di lenticelle trasverse. Con il passare degli anni, la corteccia si screpola longitudinalmente.

Le foglie sono alterne, provviste di un breve picciolo e, alla base di questo, di due stipole oblunghe. La lamina è grande, lunga anche fino a 20-22 cm e larga fino a 10 cm, di forma lanceolata, acuminata all'apice e seghettata nel margine, con denti acuti e regolarmente dislocati. Le foglie giovani sono tomentose, ma a sviluppo completo sono glabre, lucide e di consistenza coriacea.

I fiori sono unisessuali, presenti sulla stessa pianta. I fiori maschili sono riuniti in piccoli glomeruli a loro volta formanti amenti eretti, lunghi 5-15 cm, emessi all'ascella delle foglie. Ogni fiore è di colore biancastro, provvisto di un perigonio suddiviso in 6 lobi e un androceo di 6-15 stami. I fiori femminili sono isolati o riuniti in gruppi di 2-3. Ogni gruppo è avvolto da un involucro di brattee detto cupola.

Il frutto è un achenio, comunemente chiamato castagna, con pericarpo di consistenza cuoiosa e di colore marrone, glabro e lucido all'esterno, tomentoso all'interno. La forma è più o meno globosa, con un lato appiattito, detto pancia, e uno convesso, detto dorso. Il polo apicale termina in un piccolo prolungamento frangiato, detto torcia, mentre il polo prossimale, detto ilo, si presenta leggermente appiattito e di colore grigiastro. Sul dorso sono presenti striature più o meno marcate, in particolare nelle varietà del gruppo dei marroni. Questi elementi morfologici sono importanti ai fini del riconoscimento varietale.

Gli acheni sono racchiusi, in numero di 1-3, all'interno di un involucro spinoso, comunemente chiamato riccio, derivato dall'accrescimento della cupola. A maturità, il riccio si apre dividendosi in quattro valve. Il seme è ricco di amido.
Esigenze ed adattamento [modifica]
Corteccia del fusto.

Il castagno è una specie mesofila e moderatamente esigente in umidità[2][3]. Sopporta abbastanza bene i freddi invernali, subendo danni solo a temperature inferiori a -25 °C[2], ma diventa esigente durante la stagione vegetativa. Per questo motivo il castagno ha una ripresa vegetativa tardiva, con schiusura delle gemme in tarda primavera e fioritura all'inizio dell'estate. Al fine di completare il ciclo di fruttificazione, la buona stagione deve durare quasi 4 mesi. In generale tali condizioni si verificano nel piano submontano delle regioni mediterranee o in bassa collina più a nord. In condizioni di umidità favorevoli può essere coltivato anche nelle stazioni fresche del Lauretum, spingendosi perciò a quote più basse. Condizioni di moderata siccità estiva determinano un rallentamento dell'attività vegetativa nel mezzo della stagione e una fruttificazione irregolare[2]. Le nebbie persistenti e la piovosità eccessiva nei mesi di giugno e luglio ostacolano l'impollinazione incidendo negativamente sulla fruttificazione.

Nelle prime fasi tollera un moderato ombreggiamento, fatto, questo, che favorisce una buona rinnovazione nei boschi maturi, ma in fase di produzione manifesta una maggiore eliofilia.
Corteccia e lenticelle nei giovani getti.

A fronte delle moderate esigenze climatiche, il castagno presenta notevoli esigenze pedologiche, perciò la sua distribuzione è strettamente correlata alla geologia del territorio. Sotto l'aspetto chimico e nutritivo, la specie predilige i terreni ben dotati di potassio e fosforo e di humus. Le condizioni ottimali si verificano nei terreni neutri o moderatamente acidi; si adatta anche ad un'acidità più spinta, mentre rifugge in genere dai suoli basici, in quanto il calcare è moderatamente tollerato solo nei climi umidi[2]. Sotto l'aspetto granulometrico predilige i suoli sciolti o tendenzialmente sciolti, mentre non sono tollerati i suoli argillosi o, comunque, facilmente soggetti ai ristagni. In generale sono preferiti i suoli derivati da rocce vulcaniche (tufi, trachiti, andesiti, ecc.), ma vegeta bene anche nei suoli prettamente silicei derivati da graniti, arenarie quarzose, ecc., purché sufficientemente dotati di humus. I suoli calcarei sono tollerati solo nelle stazioni più settentrionali, abbastanza piovose, mentre sono mal tollerate le marne.
Areale [modifica]
Attuale distribuzione [modifica]
Amenti.

Il castagno vegeta in un areale circumediterraneo, ad estensione frammentata, che si estende dalla penisola iberica alle regioni del Caucaso prossime al Mar Nero[4]. In Europa, la maggiore estensione si ha nelle regioni occidentali: è diffuso nel centro e nord del Portogallo e nelle regioni settentrionali della Spagna, in gran parte del territorio della Francia, fino ad estendersi nel sud dell'Inghilterra, nel versante tirrenico della penisola italiana e nell'Arco alpino fino ad arrivare alla Slovenia e alla Croazia. Qui l'areale si interrompe per riprendere dalle regioni meridionali della Bosnia e del Montenegro ed estendersi in gran parte dei territori dell'Albania, della Macedonia e della Grecia. Infine riprende dalle regioni occidentali della Turchia per estendersi a quelle settentrionali, lungo il Mar Nero, fino al Caucaso.

Diffusioni sporadiche[4] si hanno in Germania, in Bulgaria e Romania e nel Nordafrica, nelle regioni dell'Atlante. Nel Mediterraneo, infine, è presente in gran parte del territorio della Corsica, nelle regioni centrali della Sardegna, in quelle settentrionali della Sicilia e, infine, in quelle centrali dell'Isola d'Elba.
Ricci in accrescimento.

In Italia[4][5] vegeta nella zona fitoclimatica del Castanetum, a cui dà il nome, estendendosi anche nelle zone più fresche del Lauretum, per introduzione da parte dell'uomo. In genere si ritrova su quote variabili dai 200 metri s.l.m. fino agli 800 m nelle zone alpine, mentre nell'Appennino meridionale può spingersi fino ai 1000-1300 metri. La distribuzione è frammentata perché legata a particolari condizioni climatiche e geologiche. La maggiore diffusione si ha perciò in tutto il versante tirrenico della penisola, dalla Calabria alla Toscana e alla Liguria, e nel settore occidentale dell'arco alpino piemontese. Nel versante adriatico e nel Triveneto la sua presenza è sporadica e nella Pianura Padana è praticamente assente. Nelle isole è presente in areali frammentati nelle isole maggiori, circoscritti alle stazioni più fresche. La concentrazione di maggior rilievo si ha in Campania, che contribuisce per circa un terzo all'intera produzione nazionale di castagne.

È dunque una tipica essenza degli ambienti boschivi collinari e di quelli montani di bassa quota. L'ecosistema forestale tipico del castagno è la foresta decidua temperata mesofila, dove forma associazioni in purezza o miste, affiancandosi alle Quercus (per lo più farnia e roverella), al frassino, al carpino nero, al noce, al nocciolo, ecc. Per le sue caratteristiche è una specie strettamente associata alla roverella, tipica mesofita della foresta mediterranea decidua.
La diffusione del castagno nella storia [modifica]
Un vecchio e maestoso esemplare in Inghilterra, con una circonferenza del fusto di quasi 10 metri.

Sul castagno c'è una sostanziale incertezza in merito al suo "indigenato", ovvero alla sua origine, ai processi che ne hanno determinato la sua distribuzione e alla natura delle formazioni forestali in cui è presente. In passato si riteneva che la specie fosse originaria del bacino sudorientale del Mar Nero (regioni del Ponto e del Caucaso occidentale) e che da qui fu propagato, nel corso dei secoli, dai Greci e dai Romani. Questa teoria è oggi superata[4][5] in quanto le indagini dai ritrovamenti di granuli pollinici preistorici fanno ritenere che l'ultima glaciazione (Würm) abbia ridotto sensibilmente l'areale della specie. L'ipotesi attualmente più accreditata è che il castagno avesse un'ampia distribuzione in Europa nel Cenozoico, ma che nel corso delle glaciazioni pleistoceniche l'areale si sia progressivamente contratto verso sud. Nel corso dell'ultima glaciazione, la specie si ritirò definitivamente nell'Asia Minore.

La successiva diffusione in tutta l'Europa ebbe inizio con i Greci, fu ampliata dai Romani e proseguì ininterrottamente per tutto il Medio Evo per opera degli ordini monastici[4][5]. Lo scopo di questa estensione era la sua duplice funzione, come risorsa amidacea (castagne) e tecnologica (legname da opera).
Castagni in Galizia, la regione spagnola con la maggiore vocazione per la castanicoltura.

La crisi del castagno ebbe inizio a partire dal Rinascimento, presumibilmente in concomitanza con il progresso tecnico in agricoltura e con il crescente sviluppo della cerealicoltura[4]. Da allora e fino all'Ottocento, il castagno subì un lento e progressivo abbandono, nonostante si verificassero espansioni di portata locale che, nel corso dei secoli, fecero variare la distribuzione della castanicoltura, almeno in Italia.

Alla fine dell'Ottocento iniziò il declino vero e proprio della castanicoltura, protraendosi per decenni a causa del concorso di molteplici cause: l'evoluzione delle abitudini alimentari delle popolazioni europee, l'introduzione di materiali alternativi quali il metallo e la plastica nell'allestimento di manufatti e opere infrastrutturali, civili e agricole, la crisi dell'industria del tannino dopo gli anni trenta, il crescente interesse verso altre essenze forestali da legno, alternative al castagno (robinia e ciliegio), la pressione antropica sugli ambienti forestali.

Alla riduzione delle superfici forestate a castagno hanno inoltre contribuito, in modo non trascurabile, le decimazioni causate dalle due più importanti crittogame associate a questa specie, Phytophthora cambivora e, più recentemente, Phytophthora cinnamoni, agenti del mal dell'inchiostro, ed Cryphonectria parasitica, agente del cancro del castagno. All'azione di questi parassiti si aggiungono anche gli attacchi degli insetti xilofagi, che in genere si sviluppano a spese di piante indebolite da condizioni ambientali non favorevoli.

Nel complesso, la castanicoltura si è fortemente ridimensionata, ed è circoscritta alle aree di maggiore vocazione, sia per le castagne sia per il legno, mentre i castagneti progressivamente abbandonati nel corso dei secoli sono scomparsi o si sono evoluti verso un'associazione boschiva rinaturalizzata.
Utilizzo [modifica]
Frutto [modifica]
Riccio a maturità.

Il frutto è utilizzato da tempi antichissimi, come si è detto, per la produzione di farine. Questo impiego ha oggi un'importanza marginale e circoscritta alla produzione di dolci tipici, come il castagnaccio e il Panmorone. Ancora diffusa è invece la destinazione dei frutti di buon pregio al consumo diretto, concentrato nei mesi autunnali, e alla produzione industriale di confetture e marron glacé. Interesse del tutto marginale ha il possibile impiego dei frutti come alimento per gli animali domestici.
Tannini [modifica]

La corteccia e il legno del castagno sono ricchi di tannini e possono essere impiegate per la sua estrazione, destinata alle concerie. Questa destinazione d'uso, in Italia, ha riscosso un particolare interesse nei primi decenni del XX secolo, epoca in cui l'industria del tannino nazionale faceva largo impiego del castagno, ma dopo il 1940 ha perso importanza sia per la contrazione di questo settore sia per il ricorso, come materia prima, al legno di scarto[4].
Legno [modifica]
La ceppaia di un vecchio ceduo.

Il legno di castagno[3] è caratterizzato dalla formazione precoce del durame, perciò presenta un alburno sottile. Il durame è bruno, mentre l'alburno è grigio chiaro. Strutturalmente è un legno eteroxilo con porosità anulare e tende a sfaldarsi in corrispondenza degli anelli[6].

Fra i suoi pregi si citano la durevolezza e la resistenza all'umidità, perciò si presta per l'impiego come legno strutturale; la facilità di lavorazione lo rendono adatto ad essere impiegato per la realizzazione di vari manufatti. È inoltre un legno semiduro, adatto secondariamente anche per lavori di ebanisteria.

La precocità di formazione del durame rende inoltre possibile l'attuazione di turni di ceduazione relativamente brevi, naturalmente in funzione del tipo di assortimento mercantile richiesto. La densità è dell'ordine di 1 t/m3 nel legno fresco e di 0,58 t/m3 per quello stagionato.

Il legno lavorato presenta tonalità variabili dal giallo al rossastro, venature sottili e una spiccata nodosità.

Per le sue caratteristiche tecnologiche, il castagno è stato tradizionalmente usato per molteplici impieghi e la realizzazione di travi, pali, infissi, doghe per botti, cesti e mobili, oltre alla già citata estrazione del tannino. Attualmente la sua destinazione principale è l'industria del mobile.
Apicoltura [modifica]

L'apicoltura è un'attività accessoria che può appoggiarsi alla castanicoltura. Pur avendo impollinazione prevalentemente anemogama, i fiori maschili del castagno sono bottinati dalle api, perciò questa pianta è considerata mellifera. Il miele di castagno[7] ha una colorazione variabile dall'ambra al bruno scuro, retrogusto amaro, resiste alla cristallizzazione per lungo tempo, è particolarmente ricco di fruttosio e polline. La sua produzione si localizza naturalmente nelle zone a maggiore vocazione per la castanicoltura e, principalmente, nella fascia submontana fra i 500 e i 1000 metri di altitudine, lungo l'arco alpino, il versante tirrenico della fascia appenninica e nelle zone montane della Sicilia settentrionale.
Erboristeria [modifica]

L'uso del castagno a scopo medicamentoso è un aspetto marginale, tuttavia questa specie è considerata pianta officinale nella farmacopea popolare[8]: per il contenuto in tannini, la corteccia ha proprietà astringenti, impiegabile in fitocosmesi per il trattamento della pelle. Alle foglie, oltre alle proprietà astringenti, sono attribuite proprietà blandamente antisettiche e sedative della tosse.

Sempre nella farmacopea popolare di alcune regioni, la polpa delle castagne, cotta e setacciata, trova impiego in fitocosmesi per la preparazione di maschere facciali detergenti ed emollienti[8].
Note selvicolturali [modifica]
Innesto a spacco diametrale. A: marze; B: capitozzatura del soggetto e spacco diametrale; C: inserimento delle marze nello spacco; D: legatura; E: applicazione del mastice.

Il castagneto, sia da frutto sia da legno, si governa come ceduo o come fustaia, tuttavia quest'ultimo è meno frequente.
Propagazione [modifica]

La propagazione del castagno è contestualizzata alla situazione operativa. Si possono verificare i seguenti casi:

* Impianto di un nuovo castagneto
* Recupero di un vecchio castagneto

Nel primo caso si ricorre alla propagazione per seme, seguita dall'innesto, che in genere si applica solo per i castagneti da frutto. Nel secondo caso si ricorre alla propagazione vegetativa con la ceduazione, sfruttando l'attitudine pollonifera del castagno, oppure alla propagazione mista, basata sulla matricinatura.
Innesto a corona. A: marze; B: capitozzatura del soggetto e incisione corticale; C: inserimento delle marze nelle incisioni; D: legatura; E: applicazione del mastice.

La propagazione per seme si effettua impiegando il materiale da popolazioni di selvatici. Le castagne vengono eventualmente stratificate, al fine di prevenire la pregerminazione, e seminate in primavera. La semina si effettua in vivaio, in semenzaio, in vaso o in fitocella, oppure direttamente in campo. La semina diretta offre la minore percentuale di fallanze, mentre il trapianto è aleatorio soprattutto con semina in semenzaio. Del tutto sconsigliato è il trapianto dei cosiddetti selvaggioni, ossia dei semenzali nati dalla rinnovazione naturale estirpati dalla loro sede in quando si ottiene una percentuale molto alta di fallanze[9]. La semina diretta si effettua disponendo le castagne in numero di 2-3 in ogni buca.

La densità di semina o di impianto, secondo la tecnica, è dell'ordine di 4-5 q di seme ad ettaro e di 2000 piantine ad ettaro[9].
Innesto a zufolo o ad anello. A: marza a una gemma con anello di corteccia; B: incisioni anulari sul soggetto; C: scortecciatura del soggetto; D: applicazione della marza; E: legatura.

L'innesto è una pratica indispensabile per il castagno da frutto, necessaria per ottenere le varietà desiderate. L'innesto si pratica sui semenzali oppure sui polloni emessi con la ceduazione. Gli innesti a marza si praticano con marze di 1-2 anni di età e si differenziano in varie tipologie in base al rapporto di età fra portinnesto e marza: sui polloni di 3-5 anni di età si effettua in genere l'innesto a spacco diametrale, inserendo due marze agli estremi del taglio, oppure quello a corona, inserendo 2 o 3 marze in fenditure praticate sulla corteccia del portinnesto capitozzato. Su polloni o su semenzali di 1-2 anni si pratica invece l'innesto a spacco pieno; in questo caso, infatti, marza e portinnesto hanno pressoché lo stesso diametro. I migliori risultati si ottengono con l'innesto a spacco pieno[9]. L'innesto a gemma si pratica invece con la tipologia a zufolo o ad anello su semenzali o polloni di 1-2 età. Fornisce buoni risultati ma presenta più vincoli in merito al periodo utile.

Gli innesti si praticano alla fine del periodo di riposo, prima della ripresa vegetativa. Per gli innesti a corona e quelli a gemma è necessario che le piante siano in succhio. Con questo termine si indica quella fase, immediatamente precedente la ripresa vegetativa, durante la quale il cambio è già entrato in attività, favorendo il distacco della corteccia dal legno.
Tipi di governo [modifica]
Ceppaia di un vecchio ceduo.

Il ceduo è attualmente la forma più comune di governo dei castagneti. Dato lo scopo principale che aveva il ceduo di castagno, destinato alla produzione di assortimenti da trasformare in pali per l'elettrificazione e per usi agricoli, è indicato spesso con il termine di palina di castagno[1][3]. Nei nuovi impianti si avvia tagliando le piantine dopo 2 o 3 anni mentre nei vecchi castagneti abbandonati si tagliano a raso le ceppaie. In entrambi i casi vengono emessi i polloni, sui quali si praticherà l'innesto 1 o più anni dopo.

Il ceduo semplice si governa tagliando a raso al termine del turno tutte le ceppaie. Questa pratica è consentita negli impianti artificiali, mentre nei boschi i regolamenti ammettono la matricinatura. Nel ceduo matricinato si lasciano, ad ogni taglio, un certo numero di piante, dette matricine, il cui compito è quello di consentire la rinnovazione. Poiché il castagno ha una buona capacità di rinnovazione l'intensità della matricinatura è inferiore a quella ordinaria, riducendosi a 40-60 matricine per ettaro. Il ceduo disetaneo è praticato tradizionalmente solo in alcune località della Sardegna, della Toscana e del Veneto[9].

La fustaia differisce dal ceduo per avere una minore densità di piante e un solo fusto per ogni ceppaia. Si ottiene per evoluzione dai cedui, prolungandone il turno e selezionando i fusti che presentano i requisiti. Rappresenta la forma tradizionale di governo dei castagneti da frutto, soprattutto nelle regioni settentrionali, mentre in molte zone dell'Italia meridionale ci si orientava verso il ceduo da frutto.
Una fustaia plurisecolare.

Le densità del castagneto, a regime, dipendono dal tipo di governo e dalle condizioni di fertilità del suolo. Nei cedui si adottano intensità molto variabili, da minimi di 2-300 ceppaie a massimi di oltre 1000 ceppaie, con riferimento all'ettaro di superficie. Nelle fustaie si hanno invece densità dell'ordine di 100-200 piante ad ettaro.

La durata del turno dipende dall'indirizzo produttivo. Per i castagneti da frutto si adottano turni piuttosto lunghi, poiché la produzione di regime ha inizio a 30-50 anni dall'innesto. Per i castagneti da legno si adottano invece turni variabili secondo il tipo di assortimento mercantile richiesto. In passato si adottavano anche turni piuttosto brevi, dell'ordine di 6 anni. Questi erano finalizzati a fornire assortimenti per usi che oggi sono di marginale importanza, come ad esempio il legno per intrecci.

Gli orientamenti attuali si attestano su turni di 16-18 anni, in grado di fornire un'alta resa in assortimenti grossi e intermedi, che sono quelli richiesti dal mercato. In condizioni ottimali di fertilità, come si verifica ad esempio nei suoli di origine vulcanica e ben dotati di sostanza organica, il ceduo di castagno manifesta le migliori prestazioni produttive, con ritmi di incremento della massa legnosa paragonabili a quelli delle essenze esotiche da legno.

L'abbandono definitivo dei pali di castagno, ancora impiegati per le linee elettriche o telefoniche, indirizza la domanda di assortimenti mercantili verso il legname da sega, destinato all'industria del mobile. Questa evoluzione del mercato richiede assortimenti di diametro e lunghezza adeguati e nel tempo porta all'abbandono della castanicoltura da legno nelle stazioni meno fertili e ad un prolungamento del turno di ceduazione, con una durata ottimale di circa 25 anni[9].
Varietà [modifica]
Riccio di varietà del gruppo dei "Marroni".

Per le sue prerogative, in quanto coltivato dall'antichità e secondo consuetudini locali, il castagno vanta un vasto patrimonio genetico costituito da varietà di interesse regionale, ottenute nel corso dei tempi propagando singoli cloni[10]; spesso tipi ascrivibili alla stessa origine genetica hanno denominazioni differenti secondo la località. Le varietà più pregiate sono quelle atte alla canditura, usate per la produzione del marron glacé, e sono genericamente chiamate Marrone associandone il nome alla località di provenienza.

Contrariamente a quanto si pensa non tutte le varietà a frutto grosso rientrano nel gruppo dei marroni. Il marrone ha infatti le seguenti caratteristiche[10]:

* frutto di grossa pezzatura, in numero di uno per riccio;
* facilità di sbucciatura del seme;
* striatura della buccia;
* sterilità dei fiori maschili;
* bassa produttività.

Marroni.

Altre varietà, non comprese nel gruppo dei marroni, sono di pezzatura grossa e adatte alla canditura: sono tali la Montemarano o Castagna di Avellino, alcune varietà piemontesi (Castagna della Madonna, Marrubia), il marroncino di Melfi e un gruppo di varietà denominate genericamente Garrone.

Le varietà destinate all'essiccazione o all'estrazione di farina sono di importanza marginale e da tutelare per la conservazione del germoplasma in quanto contengono spesso particolari proprietà qualitative o fisiologiche. Fra le più famose è citata la toscana Carpinese o Montanina, varietà a frutto piccolo adatta alla produzione di farina.

I tipi adatti alla castanicoltura da legno sono stati invece selezionati da vecchie varietà da farina che presentavano particolari requisiti ai fini della selvicoltura: rapido accrescimento, regolarità dei fusti, limitata emissione di rami e grandi dimensioni. Questi requisiti sono infatti finalizzati ad ottenere, in tempi relativamente brevi, assortimenti mercantili di discrete dimensioni e di buona qualità tecnologica.

Va infine citata l'introduzione degli ibridi Castanea sativa x crenata, per la castanicoltura da frutto in Piemonte e per la castanicoltura da legno in Francia[10].
Avversità [modifica]

Le più importanti malattie da funghi che colpiscono il castagno sono il cancro corticale del castagno e il mal dell'inchiostro. Gli insetti fitofagi più importanti sono il balanino delle castagne (Curculio elephas) e, fra i lepidotteri, la tignola del castagno (Pammene fasciana), la carpocapsa delle castagne (Cydia splendana) e il bombice dispari (Lymantria dispar).
Alberi monumentali [modifica]
Il Castagno dei Cento Cavalli, ritenuto uno dei più antichi d'Europa.

La presenza del castagno fin dall'antichità ha fatto sì che alcuni esemplari, ancora oggi esistenti, abbiano un particolare valore storico, culturale, paesaggistico e, come tali, sono definiti alberi monumentali.

* Castagni da frutto
o La Salle (Valle d'Aosta). Noto come Lo Tsahagnèr de Derby, è considerato il più famoso (anche perché l'unico castagno monumentale) della Valle d'Aosta e uno dei più vecchi alberi d'Italia. È l'unico castagno da frutto, in Italia, di dimensioni eccezionali.[11] L'albero, a fusto grosso, singolo e stratificato, è ubicato vicino al villaggio della regione alpina, ha una circonferenza di 7,63 metri e un'altezza di 27 metri. L'età è di circa 400 anni. Si può raggiungere tranquillamente a piedi, a cinque minuti dal paese alpino, in località Saint-Ours, a monte del villaggio di Derby. Riconosciuto come albero monumentale dalla Regione nel 1993, è protetto dalla legge regionale[12].
* Castagni selvatici
o Melle (Piemonte). Noto come Tabudiera grossa o Tabudiera de Titta, ha una circonferenza di 9,6 m e un'altezza di 30-32 m. L'età presunta è di circa 300 anni[13][14].
o Bioglio (Piemonte). Ha una circonferenza di 10,5 m e un'altezza di 15-18 m. L'età stimata è di 350 anni[14][15].
o Sant'Alfio (Sicilia). Noto come Castagno dei Cento Cavalli, è considerato il più famoso d'Italia e uno dei più vecchi alberi d'Europa. Ad esso sono associate leggende e note storiche e ad esso si sono ispirati artisti e letterati. L'albero è ubicato alle falde dell'Etna, ha una circonferenza di 22 metri e un'altezza di 22 metri. L'età è incerta e secondo varie fonti è stimata dai 2000 ai 4000 anni[16][13][17].
o Mascali (Sicilia). Noto come Castagno della Nave, ha un'età incerta ma presumibilmente millenaria. Ubicato sulle falde dell'Etna, nella stessa stazione del Castagno dei Cento Cavalli a circa 300 metri da questo, ha una circonferenza di 20 m e un'altezza di 19 m[17][18][19].
o Tonara (Sardegna). Ubicato a circa 800 m, è uno degli esemplari più notevoli della regione, con una circonferenza di 8,5 m e un'altezza di 15 m[20].
o Camaldoli (Toscana). Noto come Castagno Miraglia, ha un'età presunta di 400 anni. Si tratta di uno degli esemplari più notevoli in Toscana, con una circonferenza alla base di 8,8 m e un'altezza di 19 m. Il nome è dedicato a Elena Miraglia, moglie del Direttore Generale del Ministero dell'Agricoltura alla fine dell'Ottocento[21].

FONTE: http://www.esoterya.com/magia-degli-alberi-4/2261/

Il castagno appartiene alla famiglia delle Fagacee, di esso si utilizzano le foglie, raccolte durante la primavera e l’estate, mentre la corteccia, la si può prendere durante tutto l’anno, e i frutti in autunno.
Nella tradizione popolare italiana, il castagno è simbolo di previdenza anche perché i suoi frutti danno da mangiare alle persone durante tutto l’inverno.
Alcune dicerie sostengono che le culle in legno di castagno fanno crescere i bambini forti e sani, mentre se il letto sul quale si dorme è di castagno avrete sonni tranquilli, senza la paura di morire durante il sonno.
Per quanto riguarda il suo utilizzo nella magia c’è da dire che le castagne con riccio sono decorazioni molto utilizzate sull’altare per la festa di Shamain.
Il castagno protegge i viaggiatori, i rametti di castagno possono diventare degli ottimi talismani da appendere all’interno della macchina, oppure si può creare un incenso di protezione con le foglie e la corteccia essiccate.


Ultima modifica di Tila il Mar 10 Ago 2010 - 10:12, modificato 2 volte
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MessaggioOggetto: Re: Il Castagno   Mer 9 Giu 2010 - 16:44

ALBERI MONUMENTALI E FAMOSI:

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Castagno_dei_Cento_Cavalli


Castagno dei Cento Cavalli
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 37°45′00.7″N 15°7′49.4″E / 37.750194, 15.130389 Il Castagno dei Cento Cavalli è un albero di castagno plurimillenario, ubicato nel Parco dell'Etna in territorio del comune di Sant'Alfio (CT). Il castagno, considerato come il più famoso d'Italia[1], è stato studiato da diversi botanici e visitato da molti personaggi illustri; la sua storia si fonde con la leggenda di una misteriosa regina e di cento cavalieri con i loro destrieri, che, si narra, vi trovarono riparo da un temporale.
Indice
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* 1 Notizie storiche sul castagno
o 1.1 Il castagno oggi
o 1.2 Altri alberi plurisecolari etnei
* 2 La leggenda
* 3 Bibliografia
* 4 Voci correlate
* 5 Note
* 6 Collegamenti esterni

Notizie storiche sul castagno [modifica]
Il castagno oggi

L'albero si trova nel bosco di Carpineto, nel versante orientale del vulcano Etna, in un'area tutelata dal Parco Regionale dell'Etna.

Diversi botanici concordano che avrebbe dai due ai quattro mila anni di vita e secondo il botanico torinese Bruno Peyronel è l'albero più antico d'Europa ed il più grande d'Italia (1982)[2].

Le prime notizie storiche certe sul Castagno dei Cento Cavalli furono fornite dal De Amodeo, Carrera e da altri nel XVI secolo. Pietro Carrera ne «Il Mongibello» (1636), descrisse maestoso il tronco e l'albero «...capace di ospitare nel suo interno trenta cavalli». Successivamente ne parlerà anche Antonio Filoteo (1611).

Il 21 agosto 1745 venne emanato un primo atto dal «Tribunale dell'Ordine del Real Patrimonio di Sicilia»[3]che tutelava istituzionalmente il Castagno dei Cento Cavalli ed il vicino Castagno Nave. Visto il periodo (fine del XVIII secolo) è un atto da annoverare fra i primati della tutela ambientale.

L'insigne naturalista catanese Giuseppe Recupero in «Storia naturale e generale dell'Etna» descriveva dettagliatamente l'albero, cercò di fornire diverse prove e dimostrazioni sulla unicità dalla pianta (allora era in discussione se fossero più alberi) e narrò che nell'anno 1766 trovò la casa molto deteriorata[4] (esisteva una casa sotto le fronde del castagno, si può notare nel quadro di Jean-Pierre Houël).
Castagno dei Cento Cavalli, Jean-Pierre Houël ca. 1777.

Sarà ritratto da molti viaggiatori del Grand Tour, fra questi Patrick Brydone e Jean Houel, che, nella sua opera Voyage de la Sicile, de Malta e Lipari, lo descriverà e ritrarrà nel 1787. Queste le parole con cui l'artista lo descrive in uno stralcio della sua opera:

..."La sua mole è tanto superiore a quella degli altri alberi, che mai si può esprimere la sensazione provata nel descriverlo. Mi feci inoltre, dai dotti del villaggio raccontare la storia di questo albero (che) si chiama dei cento cavalli in causa della vasta estensione della sua ombra. Mi dissero come la regina Giovanna recandosi dalla Spagna a Napoli, si fermasse in Sicilia e andasse a visitare l'Etna, accompagnata da tutta la nobiltà di Catania stando a cavallo con essa, come tutto il suo seguito. Essendo sopravvenuto un temporale, essa si rifugiò sotto quest'albero, il cui vasto fogliame bastò per riparare dalla pioggia questa regina e tutti i suoi cavalieri"...

A seguito del dipinto e delle belle parole che Houel dedicò all'artista, in tempi recenti l'amministrazione comunale ha deciso di dedicargli una Via, proprio nei pressi dell'albero.

Inoltre questo sarà oggetto di studio da Alberto Fortis in Della coltura del castagno (1780), che lo troverà degradato[2].

Nel 1923 l'albero subirà un incendio che lo intaccherà nel tronco principale (voci popolari parlano di vendetta di alcuni abitanti di Giarre, per l'autonomia amministrativa ottenuta dal paese di Sant'Alfio proprio dal comune giarrese).

Il Castagno fu preminentemente proprietà di nobili famiglie locali (fra cui i Caltabiano) e venne usato come luogo di conviviali e banchetti per ospiti illustri. Nel 1965 il castagno fu espropriato e dichiarato monumento nazionale. Solo alla fine del XX secolo alcuni enti locali hanno avviato una serie di studi per tutelare e conservare il castagno.

Il programma televisivo scientifico Super Quark, trasmesso sul canale Rai Uno, studiò il DNA, prelevato dal castagno. Con i risultati, affermò che il castagno potrebbe avere la più grande circonferenza del mondo[5], prima di un grande cipresso presente in Messico e largo 38 mt. Ma questa affermazione è ora al vaglio degli studiosi, perché si sta discutendo nuovamente della unicità dell'albero.
Il castagno oggi [modifica]

Il castagno, (Castanea sativa), misura circa 22 m di circonferenza del tronco, per 22 m d'altezza[6].
In realtà, oggi si presenta costituito da tre polle (fusti), rispettivamente di 13, 20 e 21 m; su queste polle è vivo il dibattito sulla unicità della pianta. Negli ultimi anni il libro dei Guinness dei primati ha registrato il Castagno come l'albero più grande del mondo, per la rilevazione del 1780, quando furono misurati ben 57,9 m di circonferenza con tutti i rami.
Posizione geografica: 37°45'00",5 N - 15°07'49",0 E.
Altri alberi plurisecolari etnei [modifica]

Nelle vicinanze dell'albero, a circa quattrocento metri, si trova un altro castagno con almeno mille anni di vita, il Castagno Nave (chiamato anche Castagno S.Agata o Arrusbigghiasonnu - risveglia sonno - forse per il cinguettio degli uccelli o forse per le fronde basse che destavano improvvisamente dal sonno qualche carrettiere passante). Questo castagno sarebbe, secondo alcuni studi, il secondo per antichità e grandezza in Italia. La circonferenza misura 20 m ed è alto 19 m[6].
Sempre nel versante orientale dell'Etna, ma in territorio di Zafferana Etnea, si trova un leccio (specie di quercia) quasi millenario: l'Ilice di Carrinu. La circonferenza è 4 m ed è alto 19 m[6].
La leggenda [modifica]

Si narra che una Regina, con al seguito cento cavalieri e dame fu sorpresa da un temporale, durante una battuta di caccia, nelle vicinanze dell'albero e proprio sotto i rami trovò riparo con tutto il numeroso seguito. Il temporale continuò fino a sera, così la regina passò sotto le fronde del castagno la notte in compagnia, si dice, di uno o più amanti fra i cavalieri al suo seguito.
Non si sa bene quale possa essere la regina, secondo alcuni si tratterebbe di Giovanna d'Aragona, secondo altri Giovanna I d'Angiò ed è così che la leggenda verrà collegata all'insurrezione del Vespro (XIV-XV secolo). Ma è tutto, molto probabilmente, frutto della semplice fantasia popolare. Ad esempio la regina Giovanna d'Angiò, pur essendo nota per una certa dissolutezza nelle relazioni amorose, è quasi certo che non fu mai in Sicilia[7].

Traendo spunto dalla leggenda, alcuni poeti cantarono del castagno e della regina, fra questi vanno citati Giuseppe Borrello e Giuseppe Villaroel che furono fra i maggiori poeti dialettali catanesi del XIX secolo, e Carlo Parini.
Bibliografia [modifica]

* AA.VV. - Un Castagno, una Regina. La leggenda del Castagno dei Cento Cavalli nei racconti dei viaggiatori del '700 e '800 - Santa Venerina, 2000.
* Recupero Giuseppe - Storia naturale e generale dell'Etna - Catania, 1815.
* Pelluzza Francesco - Cenni storici dell'origine del comune di Sant'Alfio - Catania, 1971.
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MessaggioOggetto: Re: Il Castagno   Ven 28 Gen 2011 - 8:42

Buondì a tutti stamani durante i miei soliti giri perlustrativi su internet ho trovato due interessanti articoli in pdf della regione Piemonte che parlano di due affascinanti esemplari di questo nostro alleato.

Ecco alcuni stralci dei dcumenti in PDF, di cui seguono il link:

Dai latini le castagne erano denominate "ghiande di Zeus", perché anche il castagno, come la quercia, per la grandezza della sua chioma, rappresenta l'albero simbolo della divinità.
Dal Medioevo in poi il castagno venne chiamato anche "albero del pane". Le castagne, infatti, hanno rappresentato fino a pochi anni fa una fonte di cibo molto importante per contadini e montanari.


Fin dal Medioevo, le castagne hanno rappresentato anche il cibo per i morti e, non a caso, in Piemonte c'è l'usanza di mangiare le castagne bollite il 2 novembre.



CASTAGNO - Melle (CN)

http://www.regione.piemonte.it/sit/argomenti/pianifica/recupero/dwd/alberimonument/32_castagno.pdf


Castagno - Bioglio (BI)

http://www.regione.piemonte.it/sit/argomenti/pianifica/recupero/dwd/alberimonument/28_castagno.pdf


Buona lettura!
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MessaggioOggetto: Re: Il Castagno   Oggi a 18:23

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Il Castagno
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