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 Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile

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Tila
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MessaggioOggetto: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Mer 16 Giu 2010 - 8:53

Admin, non poteva mancare il leone nel nostro inventario... secondo me anche senza bisogno di vedere il simbolismo basta guardarlo e vedi nei suoi occhi, nel suo viso e nel suo corpo tutto il calore e il colore del sole... Very Happy

Buona lettura, come al solito la prima parte è dedicata alle sue caratteristiche e a varie curiosità...poi vedremo la simbologia e la mitologia...

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Panthera_leo




Il leone (Panthera leo, Linnaeus 1758) è un carnivoro della famiglia dei Felidi. Dopo la tigre, è il più grande dei cinque grandi felini del genere Panthera. Il suo areale, esteso in tempi storici a gran parte dell'Eurasia e dell'Africa, e in tempi preistorici anche all'America del Nord, è oggi ridotto quasi esclusivamente all'Africa subsahariana; il continuo impoverimento del suo habitat naturale e il protrarsi della caccia di frodo ai suoi danni ne fanno una specie vulnerabile secondo la IUCN[1].
Indice

* 1 Etimologia
* 2 Descrizione
o 2.1 La criniera
* 3 Evoluzione
o 3.1 Evoluzione morfologica
* 4 Tassonomia
o 4.1 Albero filogenetico
o 4.2 Sottospecie
+ 4.2.1 Viventi
+ 4.2.2 Estinte
* 5 Variazioni
o 5.1 Leoni bianchi
o 5.2 Ibridi
* 6 Distribuzione e habitat
o 6.1 Distribuzione sul territorio
o 6.2 Habitat
* 7 Biologia
o 7.1 Comportamento
o 7.2 Vita e Salute
o 7.3 Caccia e dieta
+ 7.3.1 Attacchi contro l'uomo
o 7.4 Comportamento sociale
o 7.5 Riproduzione
+ 7.5.1 Omosessualità
o 7.6 Comportamento affettivo
* 8 Il leone nella cultura popolare
o 8.1 Mitologia e religione
o 8.2 Arti figurative
o 8.3 Araldica ed emblemi
o 8.4 Letteratura
o 8.5 Cinema ed animazione
o 8.6 Sport
o 8.7 Toponimi
o 8.8 Il leone come spettacolo
+ 8.8.1 Combattimenti fra leoni e altri animali
+ 8.8.2 Leoni ammaestrati
* 9 Note
* 10 Bibliografia
* 11 Collegamenti esterni
* 12 Voci correlate
* 13 Altri progetti

Etimologia

La parola leone, assai simile anche in altre lingue romanze, deriva dal latino leo[2] a sua volta derivato dal greco antico λέων (leon)[3]. La parola ebraica לָבִיא (lavi) potrebbe anch'essa avere una relazione con le precedenti[4], così come quella in egiziano antico rw[5]. Si tratta di una delle molte specie descritte da Linneo nel suo lavoro del Diciottesimo Secolo Systema Naturae, con il nome di Felis leo[6]. La prima parola dell'attuale nome scientifico, Panthera leo, dovrebbe essere derivata dal greco pan- (tutto) e ther (bestia), ma si potrebbe trattare di una paretimologia. Anche se la derivazione è sicuramente latina, sembra che vi sia un ulteriore collegamento con il sanscrito pundarikam (tigre), che a sua volta potrebbe derivare da pandarah (giallo biancastro)[7].
Descrizione
Il leone è uno dei Felidi più imponenti. Il maschio può pesare dai 150 ai 225 kg, mentre il peso delle femmine varia dai 120 ai 150 kg.[8]
La lunghezza del corpo varia da 170 a 250 cm nei maschi e da 140 a 175 cm nelle femmine; l'altezza media al garrese è intorno ai 120 cm per i maschi e 100 cm per le femmine. La coda ha una lunghezza compresa fra 70 e 100 cm.[9] Fatto unico per i Felidi, la coda termina con un ciuffo peloso che nasconde una punta ossea di circa 5 cm di lunghezza, la cui funzione non è nota. Oltre alla differenza di stazza, il più evidente dimorfismo sessuale è rappresentato dalla folta criniera, di cui solo i maschi sono dotati.
Il colore della sua pelliccia varia sui toni del giallo, rossiccio e ocra, più chiaro nelle parti inferiori del corpo. La criniera varia in colore dal biondo al marrone scuro; il ciuffo al termine della coda è invariabilmente nero.
La criniera
La criniera dei maschi è un tratto che i leoni hanno acquisito probabilmente nelle fasi più recenti della loro evoluzione (vedi la sezione Storia), e che aveva probabilmente la funzione originaria di protezione dal freddo. In seguito, il volume della criniera divenne un fattore di selezione sessuale, cosa che contribuì a farne aumentare il volume a scapito della funzionalità: leoni con criniere particolarmente grandi, infatti, hanno talvolta problemi di termoregolazione[10]. In ogni caso, quale sia lo scopo della criniera del leone è ancora un argomento dibattuto[11]; secondo alcuni potrebbe avere (o avere svolto in passato) anche una funzione difensiva, a protezione della zona vulnerabile della gola[12], ma le osservazioni sperimentali non ne danno evidenza, almeno all'attuale stadio evolutivo[13] In passato si credette che differenze nella morfologia della criniera potessero essere usate come tratto discriminante nella definizione di sottospecie del Panthera leo, come il leone berbero, il leone del Capo o il leone abissino[14]. In seguito, venne dimostrato che il colore e le dimensioni della criniera sono influenzate da numerosi fattori ambientali, come la temperatura[15]. In particolare, le temperature fredde di alcuni zoo europei e nordamericani contribuiscono allo sviluppo di grandi criniere.[16][17]
A parità di condizioni ambientali, la morfologia della criniera è determinata da fattori genetici, dal livello di maturità sessuale e dalla produzione di testosterone. Hanno criniere di dimensioni ridotte, per esempio, i maschi castrati o quelli appartenenti a popolazioni in cui ci sono stati numerosi accoppiamenti fra consanguinei, con conseguente impoverimento genetico.
Evoluzione
In tempi preistorici (fino al tardo Pleistocene) l'areale dei leoni comprendeva Africa, Eurasia, e Nordamerica. Durante l'ultima era glaciale, erano diffuse numerose specie di leoni delle caverne, come il leone delle caverne europeo e quello americano, che avevano dimensioni superiori a quelle dei leoni dei tempi moderni e storici (circa il 25% di massa corporea in più). In seguito, probabilmente in concomitanza con la scomparsa della megafauna e l'aumentare delle temperature, i leoni scomparvero dalle zone settentrionali dell'Eurasia e dal Nordamerica.
Ancora in tempi storici (fino circa al I secolo d.C.), i leoni erano presenti in gran parte dell'Eurasia (dal Portogallo all'India) e in tutta l'Africa. Il leone scomparve da gran parte dell'Europa entro il II secolo; l'ultima popolazione europea, nel Caucaso, si spense nel X secolo. In Asia, il leone era presente nella sottospecie Panthera leo persica dalla Turchia all'India e dal Caucaso allo Yemen; iniziò a scomparire nel Medioevo, in particolare con l'arrivo delle armi da fuoco, rimanendo presente solo in alcune aree del Medio Oriente. Tra la fine del XIX secolo e i primi del XX i leoni si estinsero anche dall'Africa settentrionale e dal Medio Oriente (in Iran, l'ultimo leone fu ucciso nel 1942).
La progressiva riduzione dell'areale del leone si deve principalmente all'azione dell'uomo, che lo considerava una delle belve più pericolose (insieme al lupo) e lo cacciò senza tregua. Già gli antichi Greci, ma soprattutto i Romani, furono responsabili della decimazione dei leoni in Europa. Lo sviluppo delle grandi civiltà del bacino del Mediterraneo, della Mesopotamia, dell'Arabia e dell'India coincise con la sparizione progressiva dei leoni da tutte queste zone.
Nell'Africa subsahariana il leone riuscì a sopravvivere proprio in virtù della minore diffusione delle comunità umane. Le popolazioni di leoni in questa zona iniziarono a diminuire drasticamente con l'arrivo dei coloni europei, che cacciarono i leoni dapprima per proteggere i propri insediamenti (cosa che fu la causa, per esempio, dell'estinzione del leone del Capo) e poi per sport. Il leone divenne infatti il primo dei Big Five, i "cinque grandi" animali africani che costituivano i trofei più ambiti dai cacciatori europei che si recavano in Africa subsahariana per praticare la "caccia grossa". Sebbene oggi sia una specie protetta e siano state istituite riserve naturali in molte zone dell'Africa, il leone è ancora oggetto di bracconaggio.
Evoluzione morfologica [modifica]

La criniera rappresenta un tratto somatico acquisito dai leoni in tempi relativamente recenti (300.000-200.000 anni fa); i leoni con la criniera coesistettero con quelli senza criniera fino a circa 10.000 anni fa sia in Europa che, probabilmente, in Nordamerica.[18]
Tassonomia [modifica]
Albero filogenetico [modifica]

L'Albero filogenetico comprendente la "Panthera leo" appartenente al genere Panthera[19] [20]
Panthera

Panthera leo - Leone
Panthera pardus - Pantera o leopardo
Panthera onca - Giaguaro
Panthera tigris - Tigre
Panthera uncia - Leopardo delle nevi



Sottospecie
La leonessa asiatica Moti, nata allo zoo di Helsinki nell'ottobre del 1994 e trasferita allo zoo di Bristol nel gennaio del 1996

Le evidenze genetiche indicano che tutti i leoni moderni derivano da un solo antenato comune risalente a circa 55.000 anni fa. In base a tali evidenze la maggior parte dei leoni sub-sahariani può considerarsi una singola sottospecie, Panthera leo leo. Nel corso degli anni, basandosi su differenze morfologiche (dimensioni, caratteristiche della criniera) e di distribuzione geografica, sono state proposte numerose sottospecie, molte delle quali tuttavia non sono comunemente riconosciute[21][22]:
Viventi [modifica]

* Panthera leo leo (P. leo berberisca) - Leone berbero; estinto in natura e, forse, anche in cattività. Era la sottospecie di leone più grande e il suo habitat si estendeva dal Marocco all'Egitto. Fu oggetto di caccia intensiva già in epoca romana: migliaia di leoni venivano importati ogni anno in Italia per i giochi nelle arene. L'ultimo esemplare selvatico di cui si ha menzione fu ucciso nel 1942[23] nelle montagne dell'Atlante marocchino. Alcuni leoni dello zoo di Rabat provenienti dal serraglio dei re del Marocco, sono ritenuti[24] i diretti discendenti di questa sottospecie.
* Panthera leo persica - Leone asiatico o leone dell'Asia meridionale. A tutt'oggi ne esistono 350 esemplari nei pressi della foresta di Gir in India. Una volta spaziava dalla Turchia, attraverso il Medio Oriente, all'India e al Bangladesh, ma i grandi branchi e le attività diurne li resero più facili da cacciare di tigri o leopardi.
* Panthera leo senegalensis - Leone dell'Africa occidentale o leone del Senegal.
* Panthera leo azandica - Leone del Congo nord-orientale.
* Panthera leo nubica - Leone dell'Africa orientale.
* Panthera leo bleyenberghi - Leone del Katanga o leone dell'Africa sud-occidentale.
* Panthera leo krugeri - Leone del Sudafrica o leone dell'Africa sud

Estinte
* Panthera leo melanochaita - Leone del Capo; estinto in natura nel 1860 e definitamente estinto nel 2000.[25]
* Panthera leo europaea - Leone europeo. Estinto intorno al 100 in seguito alla persecuzione e al soprasfruttamento. Abitava i Balcani, la penisola italiana, la Francia meridionale e la penisola iberica. Fu uno degli bersagli di caccia preferiti di romani, greci e macedoni. Lo status di sottospecie del P. leo europaea è dubbio; potrebbe coincidere con il P. leo persica.
* Panthera leo goojratensis - Leone indiano.
* Panthera leo hollisteri - Leone del Congo.
* Panthera leo massaicus - Leone masai.
* Panthera leo maculatus (oggetto di dibattito scientifico) - Marozi. Lo status di sottospecie non è confermato. Si distingue dalle altre sottospecie per il manto maculato. Probabilmente si estinse a partire dal 1931. Potrebbe essersi trattato di un ibrido naturale di leopardo e leone, ma l'argomento è ancora oggetto di dibattito tra gli specialisti.
* Felis leo roosevelti (Panthera leo roosevelti) - Leone abissino. Con questo nome veniva identificata, nella prima metà del secolo scorso, una sottospecie etiope dalla criniera nera. Attualmente non è più considerata tale[14].
* Panthera leo somaliensis - Leone somalo.
* Panthera leo verneyi - Leone del Kalahari. In questa sottospecie sono stati riscontrati comportamenti e anatomia distinti.


Oltre a queste sottospecie ce ne furono anche alcune preistoriche[26]:

* Panthera leo atrox - Leone americano o leone delle caverne nord-americano, da circa 35.000 a 10.000 anni fa;
* Panthera leo fossilis - Leone delle caverne europeo primitivo del Pleistocene inferiore e medio, circa 500.000 anni fa;
* Panthera leo sinhaleyus - Leone dello Sri Lanka o leone di Ceylon, 37.000 a.C.;
* Panthera leo spelaea - Leone delle caverne europeo, leone delle caverne eurasiatico o leone delle caverne europeo del Pleistocene superiore (da 300.000 a 10.000 anni fa);[26]
* Panthera leo vereshchagini - Leone delle caverne della Siberia orientale e della Beringia.
* Panthera leo youngi - Leone delle caverne della Cina nord-orientale del Pleistocene, 350.000 anni fa.

Variazioni

Nelle popolazioni di leoni sono state osservate un certo numero di variazioni naturali. Alcune di queste sono state facilitate da allevamenti in cattività.
Leoni bianchi
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Leone bianco.
Il leone bianco deve il suo manto alla presenza di un gene recessivo. Si tratta di una forma piuttosto rara della sottospecie Panthera leo krugeri.

Sebbene siano rari, leoni bianchi si incontrano occasionalmente a Timbavati, in Sudafrica. Il loro insolito colore è dovuto alla presenza di un gene recessivo[27]. In particolare non si può parlare di una sottospecie distinta, ma di un caso di polimorfismo genetico legato ad una condizione di leucismo[28], che causa una colorazione pallida e simile a quella delle tigri bianche. La condizione è simile inoltre analoga, anche se con effetti opposti, al melanismo tipico della pantera nera. Non si tratta invece di una variante dell'albinismo, in quanto la pigmentazione degli occhi e della pelle è normale.

Un leone bianco incontra comunque degli svantaggi quando va a caccia: la sua presenza può essere tradita dal suo colore, diversamente da quanto avviene per la versione classica del felino che si immerge quasi perfettamente nell'ambiente circostante. I leoni bianchi nascono quasi completamente di quel colore, senza le normali macchie di camuffamento che si trovano generalmente nei cuccioli di leone. Il loro colore si iscurisce gradualmente fino a diventare crema o avorio (colore noto con il nome di biondo)[29].

La sottospecie in cui più frequentemente viene osservata questa caratteristica è la Panthera leo krugeri, in particolare all'interno e nei pressi del Parco nazionale Kruger e dell'adiacente Riserva di Timbavati, che si trovano nel Sudafrica orientale. La peculiarità è comunque molto più frequente in cattività, grazie alla selezione effettuata dagli allevatori. Questi leoni sono stati infatti allevati per anni in Sudafrica in modo da poter essere usati come trofei per battute di caccia sportiva[30].

Le prime conferme dell'esistenza di questi animali sono arrivati soltanto nel tardo Ventesimo Secolo. Per centinaia di anni, si credeva che essi fossero solo i protagonisti di un ciclo di leggende sudafricane, e che il loro manto candido simboleggiasse la bontà presente in tutte le creature. I primi avvistamenti attendibili all'inizio del 1900 tuttavia, sono stati seguiti da molti altri, anche se non frequenti, sino al 1975, quando una cucciolata di leoni bianchi è stata ritrovata nella Riserva Timbavati[31].
Ibridi [modifica]
Per approfondire, vedi le voci Ligre e Tigone.

In cattività si sono verificati alcuni casi di incrocio fra leoni e tigri, l'accoppiamento tra un'esemplare di leone maschio ed uno di tigre femmina da origine ad un ibrido detto Ligre[32][33], mentre l'incrocio tra una leonessa ed un'esemplare di tigre maschio da' origine al Tigone.[34][33]
Distribuzione e habitat [modifica]
Distribuzione sul territorio [modifica]
Due leoni asiatici maschi all'interno del Parco Nazionale Sanjay Gandhi a Bombay in India. La popolazione in natura di questa sottospecie è in pericolo ed il suo areale è ristretto alla zona del Gir Forest Wildlife Sanctuary nell'India occidentale[35]
Areale storico (in rosso) ed attuale (in blu).
Areale dei circa 300 leoni asiatici ancora liberi in natura.

Ad oggi, la maggior parte dei leoni vive nelle riserve naturali dell'Africa subsahariana. Una popolazione di poche centinaia di leoni asiatici sopravvive inoltre nel Parco nazionale del Sasan-Gir (1412 km2), nello stato dei Gujarat in India. Al fine di proteggere questa minuscola popolazione da epidemie e altri rischi ambientali, è in corso un programma di reintroduzione del leone asiatico anche nel Palpur-Kuno Wildlife Sanctuary, una riserva naturale nel vicino stato del Madhya Pradesh[36]. La popolazione sta fortunatamente aumentando di numero, anche se lentamente[37].


Il numero complessivo dei leoni in natura viene oggi stimato tra i 16.000 e i 30.000 esemplari. Questi numeri evidenziano un calo drammatico dagli anni novanta, quando la popolazione di leoni veniva calcolata intorno ai 100.000 esemplari. Le popolazioni rimanenti sono spesso isolate geograficamente dalle altre, cosa che aumenta ulteriormente le difficoltà di conservazione della specie[38].

In tempi relativamente recenti comunque i leoni vivevano in tutta la zona meridionale del continente eurasiatico, dalla Grecia all'India, e sulla maggior parte dell'Africa, eccezion fatta per la zona della foresta pluviale centrale e per il deserto del Sahara. Sembra che abbiano attraversato inoltre la Beringia e colonizzato l'America in tempi passati, dallo Yukon al Peru[39]. Molte delle sottospecie che occupavano questo immenso areale sono oggi estinte.

Erodoto riportò che i leoni erano piuttosto comuni in Grecia intorno al 480 a. C. Attaccarono tra l'altro la spedizione di cammelli da carico del re persiano Serse mentre marciavano attraverso il paese. Già nel 300 a. C. comunque Aristotele li considerava animali rari, e si può dire che prima del 100 d. C. erano stati completamente estirpati[40]. Sino al Decimo Secolo inoltre una popolazione di leoni asiatici sopravvisse nel Caucaso, rappresentando l'ultimo avamposto della specie in Europa[41].

La specie fu invece allontanata dalla Palestina prima del Medioevo e dal resto dell'Asia dopo l'importazione di armi da fuoco trasportabili nel Diciottesimo Secolo. Tra il tardo Diciannovesimo Secolo e l'inizio del Ventesimo, si estinse in tutto il Nordafrica e l'Asia occidentale. Alla fine del 1800 in particolare era scomparsa dalla Turchia e dalla maggior parte dell'India settentrionale[28][42], mentre l'ultimo avvistamento di un leone vivo in Iran risale al 1941 (tra Shiraz e Jahrom nella Regione di Fars), benché una carcassa di leonessa sia stata ritrovata presso il fiume Karun (nel Khūzestān) nel 1944. Non vi sono stati più comunque avvistamenti di leone sino ad oggi[43].
Habitat [modifica]

In generale l'habitat naturale di questi animali è la savana. Al contrario i leoni evitano fitte foreste e giungle, nonché aree desertiche, in quanto povere di selvaggina[44]. In Africa in particolare, li troviamo nella prateria della savana puntellate di alberi di Acacia, che offrono all'animale un efficace riparo quando il sole è alto nel cielo[45]. In India invee l'habitat dei leoni è un misto di savana secca e di boscaglia decidua ancora più arida[46].
Biologia [modifica]
Comportamento [modifica]

I leoni restano per molto tempo durante la giornata inattivi, stando a riposo per circa 20 ore al giorno.[47] Nonostante questo, se si dovesse rendere necessario, i leoni possono diventare attivi in qualsiasi momento. In genere, il periodo di massima attività, avviene dopo il tramonto ed è dedicato alla socializzazione, alla toelettatura ed ai bisogni fisiologici. Raffiche intermittenti di grande attività avvengono durante le ore della notte fino all'alba, per la caccia. Spendono una media di due ore al giorno camminando e/o correndo ed all'incirca 50 minuti per cibarsi.[47].
Vita e Salute [modifica]

La vita media dei leoni in natura arriva al massimo a circa 16 anni, mentre in cattività può protrarsi per ulteriori 10. Tuttavia, per molte cause, pochi esemplari riescono ad arrivare a vivere così a lungo, ed in particolare i maschi senza branco[48]. Anche se i leoni adulti non hanno predatori naturali, vari indizi provano come la maggior parte delle morti siano violente e causate dall'uomo o da altri leoni[49]. Ciò è particolarmente vero per i maschi i quali, essendo il primo baluardo in difesa della prole, sonno esposti agli attacchi di altri aspiranti leaders. Infatti, anche se è stato detto che l'età massima in natura è di circa 15-16 anni, la maggioranza non supera i 10. Per questi motivi la vita di un maschio dura generalmente meno di quella di una femmina in natura. Non solo i maschi comunque sono soggetti a morte violenta: qualora i territori di due branchi si sovrappongano, esemplari di entrambi i sessi possono perdere la vita nelle lotte che ne conseguono.
Uno dei leoni arrampicatori del Serengeti in Tanzania.

Le specie di zecche che infastidiscono i leoni sono diverse, ed attaccano orecchie, collo e inguine[50][51]. Forme adulte del Cestoda Taenia sono state ritrovate nell'intestino di alcuni leoni, che li avevano probabilmente ingeriti allo stadio larvale dalla carne di un'antilope[52]. Altri leoni all'interno del cratere di Ngorongoro erano infastiditi da una diffusione anomale di mosche cavalline avvenuta nel 1962. I leoni in questione apparivano ricoperti di macchie pallide e prive di sangue ed emaciati. I felini hanno tentato inutilmente di liberarsi del fastidioso parassita arrampicandosi sugli alberi e rifugiandosi in tane di iena. Alla fine molti sono morti o sono fuggiti, poiché il loro numero è crollato da 70 a 15 individui.[53]. Un'invasione di questi insetti avvenuta nel 2001 ha poi ucciso altri sei leoni[54]. In modo particolare quando si trovano in cattività, i leoni sono assai vulnerabili al virus del cimurro, al virus dell'immunodeficienza felina ed alla peritonite infettiva felina[28]. Il primo è assai diffuso tra i cani domestici ed altri tipi di carnivoro, ed un'epidemia di questo virus avvenuta nel Parco nazionale del Serengeti nel 1994 ha portato molti esemplari allo sviluppo di sintomi neurologici come convulsioni. Molti di questi leoni sono poi morti di polmonite ed encefalite[55]. Il secondo virus, che è simile all'HIV, non è ritenuto molto dannoso per un leone, ma visti i suoi effetti terribili sui gatti, i leoni in cattività sono tenuti sotto controllo da questo punto di vista. Appare con frequenza alta o addirittura endemica in molte popolazioni di leone in natura, ma è praticamente assente nelle zone asiatiche ed in Namibia[28].
Caccia e dieta [modifica]
Le leonesse sfruttano i denti aguzzi per uccidere le prede con un morso al collo.

I leoni sono carnivori, ed il fabbisogno giornaliero di carne si aggira sui 5 kg per le femmine adulte e i 7 kg per i maschi[56]. Questi animali possono tuttavia mangiare molto di più quando hanno una preda a disposizione. Riescono infatti ad ingoiare fino a 30 kg di carne in un'unica battuta di caccia[43]. Se la preda è troppo grande per divorarla completamente si riposano per qualche ora e ricominciano a mangiare in seguito. Durante le giornate più calde, nel corso di questi momenti di riposo il branco può lasciare un maschio o due a difendere la preda e ritirarsi in zone più in ombra[57].

Le prede predilette sono grandi mammiferi, in particolare gnu, impala, zebre, bufali neri e facoceri nella zona africana dell'areale, antilopi azzurre, cinghiali e varie specie di cervo nella parte indiana. Sono molte tuttavia le specie di animale che possono divenire oggetto della caccia di questi felini, a seconda delle necessità. Tra queste ricordiamo ungulati tra i 50 ed i 300 kg come kudu, alcelafi, orici gazzella e Taurotragus[58]. In alcune occasioni, possono nutrirsi anche di animali più piccoli come gazzelle di Thomson, springboks, o addirittura lepri ed uccelli. In generale un gruppo di leoni è in grado di abbattere qualsiasi animale, anche se adulto e perfettamente in salute, ma tendono ad evitare di attaccare animali troppo grandi, come ad esempio giraffe adulte, per evitare il rischio di ferirsi durante l'attacco. Altre statistiche portano alla luce risultati analoghi, ma leggermente diversi, dovuti anche alle differenze geografiche. Il range di massa corporea delle prede sarebbe infatti compreso tra i 190 ed i 550 kg. In Africa, la preda preferita è lo gnu, che nel Serengeti costituisce più di metà della dieta, seguito dalla zebra[59]. La maggior parte degli ippopotami, rinoceronti ed elefanti adulti, e per opposti motivi le gazzelle e gli impala più piccoli, escono dal range sopracitato e quindi sono normalmente evitati. In particolari regioni comunque bufali e giraffe adulte sono considerate prede dai leoni locali. Nel Parco nazionale Kruger ad esempio le giraffe sono regolarmente uccise e mangiate[60], mentre nel Parco nazionale del lago Manyara sono i bufali neri a costituire sino al 62% della dieta dei leoni, poiché in quella zona quei bovini sono presenti in numero abbondante[61].
Un gruppo di leonesse collabora per abbattere un bufalo nel Delta dell'Okavango in Botswana.
Quattro leoni riescono ad avere la meglio su un grosso maschio di bufalo nel Serengeti centrale, in Tanzania.
I leoni del fiume Savuti sono noti per attaccare spesso gli elefanti.

Negli stessi luoghi possono occasionalmente catturare addirittura degli ippopotami, ma in generale i rinoceronti non sono alla loro portata. D'altro canto, anche se pesano meno di 190 kg, i facoceri sono spesso catturati in base alla disponibilità del momento[62].

Questi felini sono inoltre in grado di apprendere nuove tecniche di caccia e acquisire una preferenza non istintiva per determinati tipi di prede: i leoni della zona del fiume Savuti (Botswana) ad esempio, sono specializzati nella caccia ai piccoli di elefante[63], mentre quelli che vivono presso il fiume Cuando (ancora Botswana) si nutrono soprattutto di ippopotami. Nel primo caso le guide del Parco nazionale del Chobe hanno spiegato come, spinti da una fame estrema, i leoni abbiano iniziato dapprima ad attaccare i cuccioli di elefante, poi i giovani ed in alcuni casi addirittura gli adulti. Per avere la meglio su questi giganti approfittano delle ore notturne, che riducono le capacità visive dei pachidermi[64]. In genere, l'attacco a prede di specie insolite è inizialmente giustificato dalla scarsa disponibilità di cibo, ma può in seguito consolidarsi come abitudine. In alcune occasioni, comportamenti acquisiti di questo tipo hanno trasformato i leoni in cacciatori di uomini.

I leoni non disdegnano comunque la carne di animali da allevamento: in India ad esempio i bovini domestici rappresentano una parte importante della dieta dei pochi leoni in libertà ancora presenti[65]. I re della savana arrivano inoltre ad uccidere i loro competitori come leopardi, ghepardi, iene, licaoni anche se, diversamente da quanto fanno la maggior parte degli altri felini predatori, assai raramente se ne nutrono. Infine, i leoni possono nutrirsi di carogne di animali morti per cause naturali o uccisi da altri predatori, e stanno molto attenti ai movimenti degli avvoltoi, che sono indicatori di animali morti o in gravi difficoltà[66].

Malgrado il peso elevato, il leone è un animale eccezionalmente agile: può salire sugli alberi, nuotare, lanciarsi nel vuoto, correre con grande rapidità (quando è lanciato, raggiunge i 75 km/h su terreni pianeggianti e percorre cento metri in quattro secondi) e spiccare balzi incredibili, fino a dodici metri in lunghezza e tre in altezza. Malgrado ciò, uUn aspetto peculiare dell'attività predatoria dei leoni è il fatto che in realtà non sono dotati di grandi capacità di resistenza agli sforzi: il cuore di una femmina infatti costituisce lo 0.57% della massa corporea totale, mentre quello di un maschio arriva appena allo 0.45%. A titolo di paragone, si sappia che il cuore di una iena pesa l'1% del corpo[67]. Pertanto, anche se una leonessa è capace di raggiungere velocità di punta pari a circa 81 km/h[68], non può riuscire a mantenerla se non per la durata di uno scatto repentino[69], e per questo motivo tendono ad avvicinarsi silenziosamente alla preda prima di attaccarla.

A questo riguardo va notato come i leoni siano abili nello sfruttare il territorio se questo permette loro di nascondersi: la maggior parte delle volte che uccidono una preda infatti, ciò avviene di notte o in presenza di efficaci nascondigli[70].

La strategia di caccia prevede l'avvicinamento silenzioso già citato in precedenza sino ad una distanza di circa 30 metri. Tipicamente inoltre alcune femmine si avvicinano in gruppo a branchi di prede circondandoli, e quando si trovano alla distanza adatta, attaccano repentinamente l'esemplare più vicino o apparentemente più debole. L'attacco è breve e potente e consiste in uno scatto poderoso che culmina in un balzo finale. La malcapitata preda è generalmente uccisa per strangolamento in seguito al tenace morso sul collo de parte del felino[71], che può causare ischemia cerebrale o asfissia, che a sua volta può trasformarsi in ipossiemia o più in generale in ipossia. Il morso causa spesso il perforamento della trachea, che tronca sul nascere ogni possibile velleità di fuga della preda. A volte i leoni uccidono la preda mordendole la bocca e le narici[58] causando ancora asfissia, altre volte, se la preda è sufficientemente piccola (come nel caso delle zebre) sfondando il cranio con i canini. Quest'ultimo comportamento è tipico anche delle tigri. Le prede più piccole comunque, possono morire anche in seguito ad un colpo di zampa ben assestato[58].

Generalmente un attacco preliminare è portato tramite gli artigli, in modo da proteggere i denti da possibili urti con corna e zoccoli. La carcassa, specialmente se di grandi dimensioni, viene rapidamente portata in un luogo riparato, dove il branco può difenderla da predatori opportunisti come iene, sciacalli ed avvoltoi. Al momento di nutrirsi, liti e zuffe all'interno del branco sono comuni, e servono in genere a confermare i rapporti gerarchici, con i maschi adulti che di solito mangiano per primi seguiti dalle femmine e infine dai cuccioli.

In alcuni casi, il leone maschio insegue altri predatori come il licaone e il ghepardo e, dopo che questi hanno abbattuto la preda, interviene scacciandoli e impadronendosi delle spoglie.
Un gruppo di cacciatori divora una zebra appena catturata ed uccisa.

Le leonesse cacciano in spazi aperti dove possono essere facilmente identificate dalle prede. Per questo motivo le possibilità di successo sono molto più alte quando esse si riuniscono in gruppo per la caccia. in particolare questo è vero quando le dimensioni della preda superano quelle del predatore. Il lavoro di gruppo consente inoltre di proteggere il pasto dalle mire di altri predatori quali le iene, che raggiungono rapidamente i luoghi di caccia percorrendo anche decine di chilometri attirate dal volo degli avvoltoi al di sopra degli spazi aperti della savana. La maggior parte del lavoro durante la cacci aè svolto dalle femmine, mentre i membri maschi del branco non vi partecipano, se non quando si tratta di uccidere animali molto grandi come giraffe e bufali. Ciascuna leonessa ha una posizione prediletta durante la caccia: alcune colpisono la preda sui fianchi per disturbarla, altre si muovono al centro del branco e balzano al di sopra di essa, utilizzando a volte altre leonesse come trampolino[72]

I giovani iniziano ad infastidire la preda a partire dai 3 mesi d'età, ma non partecipano alla caccia sino al compimento del primo anno. Hanno un ruolo attivo ed efficace soltanto quando hanno all'incirca due anni d'età[73].
Attacchi contro l'uomo [modifica]

In tempi preistorici, gli uomini furono probabilmente predati dai grandi felini, e quindi dai leoni. Nel mondo moderno, gli attacchi di leoni nei confronti dell'uomo sono abbastanza rari, quasi impossibili, e in genere avvengono solo in casi particolari e da parte di leoni affamati. Sono stati tuttavia registrati alcuni casi storici di leoni che avevano sviluppato una evidente preferenza per la carne umana, per esempio il caso dei mangiatori di uomini dello Tsavo e del mangiatore di uomini di Mfuwe. Sono stati anche registrati casi di attacchi agli umani da parte di leoni in cattività.

Il leone non è quindi innocuo per gli uomini: sono tuttavia molto più frequenti, ad esempio, i casi di attacchi da parte di tigri, sia in natura che in cattività.
Comportamento sociale [modifica]

I leoni sono carnivori predatori che manifestano due tipi di struttura sociale.

Alcuni di essi sono stanziali, e vivono all'interno di gruppi chiamati branchi[74]. Il branco è normalmente costituito da cinque o sei femmine adulte, con i rispettivi cuccioli di ambo i sessi, ed uno o due leoni maschi adulti (che diventano una coalizione se sono più di uno) che si accoppiano con le femmine. Sono stati comunque osservati branchi molto più numerosi, fino a circa trenta esemplari. Il numero di maschi di una coalizione è tipicamente due, ma può aumentare prima a quattro, e poi ulteriormente nel tempo fino addirittura, in casi molto rari, arrivare ad 8-9 esemplari. I cuccioli maschi sono espulsi dal branco d'origine non appena raggiungono la maturità.
Un leader con due leonesse, nel Serengeti settentrionale
Un branco fotografato lungo la strada che attraversa la Masai Mara in Kenya.

Altri leoni vivono in condizioni di nomadismo, spostandosi per grandi distanze, singolarmente o in coppia[74]. Le coppie sono frequenti tra i maschi imparentati che sono stati esclusi dal branco di nascita. Lo stile di vita comunque è variabile: un leone del branco può diventare nomade e viceversa. In ogni caso un maschio è costretto prima o poi a sopportare questa situazione, e potrebbe non essere mai in grado di riconquistare un branco tutto suo. Una femmina che fosse in stato di nomadismo, avrebbe anch'essa grosse difficoltà a trovare un branco in quanto, come già detto, le femmine di un branco sono imparentate tra loro e quindi rifiutano interferenze esterne.

Il branco occupa un territorio, il nomade un'area più grande[74]. I maschi di un branco tendono ad occupare le estremità del territorio, in modo da poterlo pattugliare. Il motivo per il quale le leonesse siano più spiccatamente sociali rispetto ad altri felini è fonte di dibattito. La ragione più ovvia potrebbe essere la maggiore probabilità di successo nella caccia, ma un'analisi più attenta ci mostra altri risvolti di questa caratteristica. La caccia cooperativa assicura una predazione più efficace, ma essa riduce anche il consumo calorico da parte degli animali che non partecipano alla caccia, ma sono ammessi a consumo della carne. Alcune leonesse infatti si occupano dei cuccioli, che altrimenti sarebbero lasciati soli per periodi enormi di tempo. La salute delle cacciatrici, che è fondamentale per la sopravvivenza del branco, è fondamentale, ed esse hanno comunque diritto a nutrirsi per prime della preda. Ulteriori benefici di un comportamento collaborativo familiare sono rappresentati dalla possibilità di favorire i propri parenti sul percorso evoluzionistico (si preferisce infatti dividere il cibo con i propri parenti piuttosto che con estranei), dalla protezione congiunta della prole, dalla capacità di mantenimento del territorio, dalla maggior protezione dalle ferite di caccia e dalla fame[75].


Nei branchi, vi è una ripartizione dei ruoli molto più marcata che in altre specie. Se da un lato l'attività della caccia è appannaggio quasi esclusivo delle femmine, i maschi hanno un ruolo ugualmente importante. Hanno infatti il compito di perlustrare il territorio, difendere le prede catturate e proteggere il branco, specialmente i cuccioli. Questo li espone costantemente a scontri diretti contro altri leoni, iene, leopardi e ghepardi, facendo dei leoni maschi dei combattenti perfetti, modellati dalla selezione naturale. I giovani maschi, con la criniera relativamente corta, sono discreti cacciatori, anche se non validi quanto le leonesse, mentre i maschi adulti partecipano occasionalmente a battute di caccia se la preda è un animale particolarmente vigoroso, come un bufalo o una giraffa (che possono arrivare alle due tonnellate di peso).
Una leonessa scatta durante la caccia nel Serengeti.

La maggior parte del lavoro per la caccia è svolto dalle leonesse le quali, sono più snelle ed agili dei maschi, e non presentano l'ingombro della pesante criniera, che può essere causa di surriscaldamento durante gli sforzi e rende l'animale più visibile durante la stagione secca. La strategia di caccia cooperativa permette di infastidire e poi abbattere la preda. Se un maschio si trova nei pressi della preda stessa, tende a cercare di impossessarsene una volta che essa è stata neutralizzata dalle leonesse. I leoni maschi sono più propensi a dividere il cibo con i cuccioli piuttosto che con le femmine, ma è assai raro che condividano una preda catturata autonomamente. Le prede più piccole sono consumate in loco, mentre quelle più grandi possono venire trascinate all'interno del territorio. Le prede più grandi sono anche più condivise[76], anche comunque ciascun leone cerca di approfittare il più possibile della carne a disposizione, e quindi può essere aggressivio nei confronti degli altri.

Sia le femmine che i maschi si occupano della difesa del branco contro gli intrusi, ma sono soprattutto i maschi a condurre questa operazione: uno o alcuni di loro si portano in faccia al pericolo, gli altri (comprese le femmine) li spalleggiano da dietro[77]. Visto che comunque ogni leone ha il suo ruolo nel branco, anche quelli che stanno alle spalle tendono a rendersi utili nella lotta[78]. Ciò potrebbe essere anche dovuto al fatto che all'interno delle logiche del branco chi riesce a scacciare con successo un intruso acquista un certo credito, ed il livello di popolarità delle leonesse dipende in modo assai marcato da questo fatto[79]. In modo particolare il maschio (o la coalizione) che accompagna il branco ha il compito di difendere le sue relazioni con il branco stesso da eventuali maschi che tentassero di conquistarlo. Mentre il maschio cambia, le femmine costituiscono il nucleo sociale del gruppo e per questo non tollerano altre leonesse che cerchino di entrare a farne parte[80]. Un certo turnover è possibile solo tramite il ciclo naturale della vita: alcune giovani cucciole del gruppo sostituiscono le leonesse che dovessero morire[67], ma altre devono allontanarsi e diventano nomadi[81]. I maschi allo stesso modo, abbandonano il branco non appena raggiungono la maturità, cioè a 2-3 anni d'età[81]
Riproduzione [modifica]
Maschio e femmina di leone africano (Panthera leo krugeri)
La maggior parte delle leonesse si è già riprodotta prima del compimento del quarto anno d'età[82]. L'accoppiamento non avviene in stagioni specifiche, ma le femmine sono poliestre[83]. Analogamente a quanto avviene per la maggior parte dei felini, il pene del maschio è dotato di spine che puntano all'indietro e aiutano a mantenere la presa durante l'accoppiamento. Dopo il rapporto le pareti della vagina possono essere daneggiate, causando un effetto simile all'ovulazione[84]. Durante il calore, la femmina può accoppiarsi con più di un maschio[85], e una sessione di accoppiamento può durare anche per diversi giorni, durante i quali la coppia si incontra da venti a quaranta volte al giorno e tralascia spesso anche l'alimentazione. Anche in cattività i leoni si riproducono molto bene.
Durante il periodo degli amori, una coppia può rimanere unita per molti giorni, accoppiandosi da venti a quaranta volte al giorno.

La gestazione dura in media 110 giorni[83], e la femmina mette alla luce da 1 a 4 cuccioli per volta in un covile appartato, che può essere rappresentato da una macchia di boscaglia, un letto di canne, una grotta o un altro luogo protetto. Si allontanano pertanto dal branco al momento del parto. Mentre la prole è ancora indifesa, la madre caccia da sola rimanendo comunque ad una distanza ridotta dal covile[86]. I cuccioli nascono ciechi, e gli occhi si schiudono soltanto una settimana dopo il parto. Il peso di un nuovo nato varia tra gli 1.2 ed i 2.1 kg e, dopo i primi movimenti che avvengono un giorno o due dopo la nascita, i primi passi regolari sono compiuti al compimento delle tre settimane[87]. La madre sposta i cuccioli in una nuova tana diverse volte in un mese, trasportandoli per il collo. Si comporta in questo modo per evitare che l'odore dei cuccioli si accumuli in un luogo e possa attirare i predatori[86].

In genere la madre non rientra nel branco assieme alla prole prima che essa abbia compiuto le 6-8 settimane d'età[88]. La reintegrazione può ocmunque avvenire in anticipo qualora più leonesse abbiano partorito contemporaneamente. Avviene spesso infatti che esse sincronizzino i loro cicli riproduttivi in modo da partorire insieme ed essere in grado di collaborare all'allevamento ed all'allattamento dei cuccioli dopo che essi hanno superato un periodo di isolamento con la madre più breve rispetto all'ordinario. Va osservato che i cuccioli accettano di farsi allattare da qualsiasi femmina del branco e viceversa. Oltre a fornire una maggiore protezione collettiva, questo stratagemma naturale ha anche degli interessanti risvolti evoluzionistici: i cuccioli provenienti da genitori diversi hanno infatti più o meno tutti le stesse dimensioni, e quindi a priori hanno le stesse possibilità di sopravvivenza, evitando la possibilità che un debole sopravviva soltanto perché più adulto degli altri. Succede infatti che se due leonesse partoriscono a distanza di due mesi i cuccioli più giovani non abbiano la possibilità di accedere al cibo, prevaricati dai più vecchi, e quindi muoiano di inedia.
A destra possiamo osservare una leonessa incinta.

Oltre all'inedia, i cuccioli devono affrontare altri pericoli come la predazione da parte di sciacalli, iene, leopardi, aquile marziali e serpenti. Persino i bufali, guidati dall'istinto naturale, quando notano l'odore di una cucciolata di leoni, distruggono il covile dove si trovano e li colpiscono a morte contrastando il disperato intervento della madre. In più, quando un nuovo maschio dominante conquista il dominio del branco, spesso uccide tutti i cuccioli del branco stesso[89]. Il motivo di questo comportamento aggressivo è che le femmine del gruppo non sono fertili e ricettive fino alla maturazione o alla morte dei loro cuccioli. Di fatto, circa l'80% dei cuccioli di leone non arriva in vita all'età di due anni[90].

Quando entrano nel branco, i cuccioli sono inizialmente molto timidi e tendono ad avere rapporti solo con le rispettive madri. Iniziano poi a socializzare tra loro giocando e cercano infine di coinvolgere anche gli adulti nei loro giochi. Le madri sono in generale più tolleranti nei riguardi dei cuccioli altrui rispetto alle leonesse senza cuccioli. Per quanto riguarda i maschi adulti, può accadere che essi siano molto pazienti e lascino che i cuccioli giochino con la loro coda o la loro criniera, oppure che li allontanino con un ruggito[91].
Il livello di tolleranza dei maschi nei confronti dei cuccioli è vario. In generale tuttavia sono più disposti a dividere il loro cibo con loro piuttosto che con le femmine. Nell'immagine un maschio e un cucciolo mangiano i resti di un bufalo in Sudafrica.

Lo svezzamento non avviene prima di sei sette mesi dalla nascita. I maschi sono maturi a 3 anni d'età, e a 4-5 sono già in grado di insidiare e sostituire il capo di un altro branco. Iniziano tuttavia ad invecchiare a 10 anni, al massimo a 15[92], ma solo se non hanno mai subito danni considerevoli in una lotta per la difesa del branco. In più, una volta scacciati da un altro maschio, è davvero assai raro che riescano a rifarsi. Tutto ciò ci fa capire come il tempo che hanno a disposizione per produrre e crescere una cucciolata (prima che venga eliminata da un altro maschio) è limitato. In teoria, se procreano rapidamente non appena conquistano il potere, possono produrre più di una generazione di leoni maturi prima di essere a loro volta eliminati. Le leonesse spesso tentano di opporsi all'infanticidio dei loro cuccioli, ma scarsamente hanno successo ed il maschio uccide tutti i cuccioli più giovani di due anni d'età. Una leonessa da sola non può nulla, in quanto più fragile del maschio, ma a volte la ribellione congiunta di più madri può avere la meglio sul capo branco[89].

Contrariamente a quanto non si creda, non sono soltanto i maschi sconfitti ed allontanati dal branco a diventare nomadi, benché in ogni caso la maggior parte delle femmine preferisca rimanere con il proprio branco di nascita. Quando le dimensioni del branco sono eccessive tuttavia, le femmine giovani sono costrette ad allontanarsi ed a cercare un nuovo territorio dove stabilrsi. I giovani, maschi o femmine, possono inoltre essere soltanto allontanati e non uccisi da un nuovo maschio dominante che dovesse prendere possesso del loro branco[93]. La vita di una femmina nomade è comunque assai dura. Molto difficilmente essa riesce a crescere un cucciolo senza la protezione del gruppo.
Omosessualità [modifica]

Le osservazioni hanno dimostrato che sia i maschi che le femmine possono avere rapporti omosessuali[94][95]. In natura, circa l'8% delle monte coinvolge due maschi. L'attività omosessuale dura qualche giorno ed è basata su carezze e strofinii del muso, se non addirittura su tentativi di monta e spinte. Questo comportamento viene spesso interpretato come una manifestazione di status sociale e di rapporto gerarchico, osservabile anche nei primati[96]. Comportamenti omosessuali fra femmine sono invece osservabili in cattività, ma finora non sono mai stati osservati in natura.
Comportamento affettivo [modifica]

Come molti altri mammiferi sociali, i leoni esibiscono un ampio spettro di comportamenti che comunicano affetto. Nei branchi di leoni a riposo è comune osservare femmine che si puliscono a vicenda il manto, cuccioli che giocano fra loro o cercando di coinvolgere gli adulti, e così via.
All'interno di un branco lo sfregamento della testa e la leccata sono diffuse dimostrazioni di affetto.

A riposo, la socializzazione tra leoni è osservabile attraverso una serie di comportamenti e movimenti espressivi molto sviluppati. Tra questi i più comuni sono lo sfregamento della testa e la leccata[97], che sono comparabili al grooming che osserviamo nei primati[98]. Lo sfregamento della testa, in particolare della frontem del muso e del collo, sono probabilmente segnali di saluto[99], visto che viene osservata in animali che sono stati lontani l'uno dall'altro per qualche tempo, o alla fine di una lotta. I maschi tendono a salutarsi tra loro, mentre i cuccioli e le femmine si comportano in questo modo nei riguardi di altre femmine[100]. La leccata avviene spesso in corrispondenza dello sfregamento: in genere è mutua e chi la riceve si mostra soddisfatto. Le parti del corpo più soggette a leccata sono la testa ed il collo, e ciò può far riflettere sull'utilità di questo comportamento, visto che queste parti sono impossibili da pulire autonomamente[101].

I leoni infine presentano una vasta gamma di espressioni facciali e posture, che utilizzano per comunicare[102]. Il repertorio vocale è altrettanto vasto: le variazioni di intensità e frequenza, piuttosto che segnali prefissati, sembrano la base della comunicazione. Tra i suoni emessi da un leone ricordiamo il brontolio, le fusa, il sibilo, il colpo di tosse, il miagolio, l'abbaiamento, il ruggito. Quest'ultimo suono in particolare è molto caratteristico, in quanto questi grandi felini iniziano a comunicare con alcuni ruggiti profondi e durevoli, e concludono con una serie di ruggiti più corti. I ruggiti dei leoni si sentono più spesso nelle ore notturne: il suono, che può essere percepito ad una distanza di 8 km, serve a segnalare la presenza dell'animale[103], e presenta l'intensità più alta tra quelle di tutti i grandi felini.

In condizioni particolari, i leoni possono stabilire legami affettivi con individui di altre specie, incluso l'uomo. Un episodio particolarmente insolito, verificatosi in Kenya nel 2005, coinvolse una leonessa che adottò alcuni piccoli di orice (una specie normalmente predata dai leoni), allevandoli e proteggendoli anche dagli attacchi dei propri simili[104]. Una vicenda molto nota di relazione affettiva fra uomo e leone è quello narrato da Joy Adamson nel romanzo autobiografico Nata libera.
Il leone nella cultura popolare [modifica]
Leone con la corona

Il leone (in particolare il leone maschio) ha sempre esercitato un grande fascino sull'uomo. In numerose culture, esso viene usato come simbolo di virtù e qualità positive come forza, fierezza, maestosità, nobiltà e coraggio. La similitudine con il leone, usata per lodare i potenti e gli eroi, è una della più usate di tutti i tempi, dall'Achille di Omero al feldmaresciallo austriaco Borojević detto il "leone dell'Isonzo". Nella cultura moderna popolare, questo ruolo simbolico del leone viene rappresentato anche da frasi di uso comune come "sentirsi un leone" (sentirsi nel pieno delle forze), "fare la parte del leone" (dominare una certa situazione) o "essere coraggioso come un leone". L'identificazione del leone con il "re degli animali" (originaria del mondo classico) arricchisce la sua immagine di ulteriori significati metaforici.

Oltre che in senso positivo, il leone ha colpito l'immaginario umano anche per la sua aggressività e potenziale pericolosità per l'uomo; rappresenta uno degli archetipi di fiera. A causa del restringersi del suo areale, in epoca storica fu in particolare associato con l'idea di una belva esotica; i Romani per esempio usavano l'espressione Hic sunt leones ("qui ci sono i leoni") per indicare, nelle cartine, le regioni inesplorate (e quindi pericolose).

A causa di questa grande varietà di valenze simboliche, i riferimenti al leone nella cultura sono innumerevoli, ed è impossibile stenderne un elenco completo. In questa sezione si citeranno solo alcuni riferimenti scelti fra i più noti e significativi.
Mitologia e religione [modifica]
Un tradizionale "leone cinese" (Palazzo d'Estate, Pechino)

* Nella mitologia mesopotamica e babilonese, agli eroi Gilgamesh e Enkidu viene attribuita la capacità di domare e dominare i leoni; anche le rappresentazioni artistiche di questi personaggi li ritraggono spesso intenti a domare o sconfiggere leoni.
* Come Gilgamesh, anche l'eroe Eracle della mitologia greca è capace di sconfiggere i leoni; fra le sue caratteristiche c'è il fatto di aver ucciso il temibile leone Nemeo, e di indossarne le pelli.
* Nella cultura egizia, alla figura del Faraone veniva associata l'immagine della Sfinge, una creatura con corpo di leone e testa di uomo, di falco o di ariete. Riferimenti al leone compaiono anche nell'iconografia associata a numerose divinità egizie, come Bast, Sekhmet, Maashes e Dedun.
* L'appellativo "re degli animali" che tutt'oggi si attribuisce al leone, risale all'antico trattato Il Fisiologo (II-IV secolo d.C.), un testo che costituì il riferimento originale e il modello per molti bestiari medievali.
* Il Leone è uno dei segni dello zodiaco.
* Nella tradizione cinese, i leoni proteggono gli uomini dagli spiriti maligni. A scopo benaugurale, in occasione del capodanno cinese si esegue la cosiddetta danza del leone.
* Nella mitologia malese, quando il principe Temasek sbarcò sull'isola di Singapore avvistò una strana creatura rossa e nera, con una folta criniera. Temasek ritenne che si trattasse di un leone, e interpretò l'avvistamento come un buon auspicio; fondò una città e la chiamò Singapura, che in sanscrito significa "la città del leone".
* Il leone è nominato 130 volte nella Bibbia[105]. Nell'Antico Testamento i riferimenti al leone hanno spesso lo scopo di enfatizzare la forza di un eroe; come Gilgamesh ed Eracle, l'eroe Davide sconfigge numerosi leoni prima di affrontare Golia. Nel Nuovo Testamento il leone viene usato metaforicamente in diversi modi. Nella Prima lettera di Pietro (5, Cool, per esempio, il diavolo è paragonato a un leone ruggente "che cerca qualcuno da divorare"; in altri passi, il leone viene a essere uno dei simboli di Gesù Cristo. L'associazione del leone con Cristo è stata sviluppata nel Fisiologo ed è in seguito divenuta parte dell'iconografia tradizionale cristiana; in particolare, al leone si ricollega in modo specifico il tema della Resurrezione[106].
* Nei bestiari medievali compaiono comunemente sia il leone (spesso rappresentato come simbolo del vizio della superbia) che creature immaginarie ispirate a questo animale tratte dalle mitologie antiche.


Araldica ed emblemi [modifica]
Riccardo Cuor di Leone (codice del XII secolo)

Il leone è un emblema comune in araldica. Ebbe una grandissima diffusione in tutto il mondo medioevale e rinascimentale; le sue numerosissime rappresentazioni sono note in terminologia araldica con nomi specifici in funzione della posizione in cui l'animale è raffigurato (leone rampante, leone fissante, leone coricato, leone illeopardito o passante, leone saliente, leone impugnante ecc). Anche il leopardo araldico viene considerato una particolare stilizzazione del leone (e non quindi del leopardo vero e proprio). L'Europa non è storicamente l'habitat del leone, la tradizione del leone araldico è riconducibile al contatto con le popolazioni del mediterraneo orientale, in particolare durante il periodo delle crociate.

* Fra i numerosi regni e stati nordeuropei che hanno avuto o hanno tuttora il leone nel loro emblema si possono citare il Belgio, la Scozia e l'Inghilterra.
* L'araldica inglese fa un uso particolarmente importante del simbolo del leone, a causa di una lunga tradizione storica che risale ai due "leopardi" simbolo di Guglielmo il Conquistatore; molto influenti furono i leoni degli emblemi angioini, e in particolare quelli di Riccardo I d'Inghilterra (detto appunto "Cuor di Leone").
* Con riferimento alla storia d'Italia si può ricordare in particolare il leone alato (o leone marciano), simbolo di Marco evangelista fatto proprio dalla Repubblica di Venezia, e il marzocco, il leone che regge uno scudo, simbolo di Firenze.
* Il leone è raffigurato più volte all'interno della citta di Monaco di Baviera in Germania.

Letteratura [modifica]

* Nelle opere a tema mitologico del mondo antico e classico, specialmente mediterraneo e mediorientale, i riferimenti al leone sono numerosissimi (vedi la sezione Mitologia e religione).
* Il leone appare nelle favole classiche, per esempio in quelle di Esopo e Fedro; simboleggia la potenza, e talvolta anche la prepotenza. La tradizione favolistica greco-romana presenta, nella sua rappresentazione del leone, molti punti di contatto con le favole della tradizione orale di molte regioni dell'Africa subsahariana.
* Nel medioevo il leone appare spesso in letteratura come simbolo di superbia, secondo la tradizione dei bestiari; questo riferimento si trova per esempio nel Canto Primo della Divina commedia di Dante.
* Uno dei protagonisti del celebre romanzo per ragazzi Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum (1900), è il Leone Codardo (un rovesciamento umoristico dello stereotipo del leone come animale coraggioso).
* Solo in epoca coloniale e post-coloniale in letteratura ha iniziato ad apparire il leone in quanto tale anziché con funzione allegorica e simbolica. Un esempio in questo senso è il romanzo best seller del 1960 Nata libera (Born Free) di Joy Adamson, che racconta la storia vera di una leonessa keniota che perde la madre e viene trovata e allevata da una coppia umana.
* Christian il leone. Vita e avventure del leone-gattone che ha commosso il mondo, è una storia realmente accaduta e raccontata in questo libro che narra del leone Christian, un cucciolo orfano che fu allevato da due ragazzi australiani che vivevano a Londra nei primi anni '70 e che tennero con loro per un anno al centro di Londra dentro un negozio. Il leone, dopo esser stato affidato al grande George Adamson in Africa,riconobbe,dopo anni,i due ragazzi che erano andati nel suo territorio a visitarlo, e il video su youtube, che mostra l'incotro con i suoi due amici umani, risulta tutt'ora uno dei più visti dal 2008 ad oggi.
* Il leone parlante Aslan è un personaggio centrale della serie di romanzi Le cronache di Narnia di C. S. Lewis. Il riferimento a Cristo e al tema della resurrezione è evidente in molti passi dell'opera.

Bibliografia [modifica]

* Bauer, H., Nowell, K. & Packer, C. 2008. Panthera leo. In: IUCN 2010. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2010.1
* George B. Schaller, The Serengeti lion: A study of predator-prey relations, Chicago, University of Chicago Press, 1972. ISBN 0226736393
* Kailash Sankhala, Tiger! The Story of Indian Tiger, (in en) Grange [1991], ISBN 1-85627-888-3





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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Mer 16 Giu 2010 - 9:01

Vediamo insieme parte della simbologia del leone...


FONTE: da “Segni e presagi del mondo animale – i poteri magici di piccole e grandi creature.” Di Ted Andrews Ed. Mediterranee

Il leone ha simboleggiato nel corso dei secoli un’ampia varietà di energie, rappresentando di volta in volta il sole, l’oro, il dio sole Mitra. Gli Egizi credevano che esso vigilasse sulle piene annuali del Nilo. I primi cristiani, invece, ne facevano l’avversario terrestre dell’aquila. Gli alchimisti medievali lo associavano all’elemento fisso dello zolfo, e un giovane leone era spesso il simbolo del sole che sorge e di tutto ciò che esso implica.
Quando un leone si mostra, vi sarà l’occasione di risvegliare un nuovo sole. Affidatevi alle energie femminili: creatività, intuito e immaginazione. Esse apporteranno nuovo calore alla vostra esistenza. E non abbiate paura di ruggire, se vi sentite minacciati o molestati.

FONTE: http://animalitotem.wordpress.com/2008/02/05/animali-dalla-d-alla-l/
Potere. Conferisce un senso di benessere e di forza. Aiuta a sviluppare coraggio e consente di affrontare le paure. Alimenta e rafforza la fiducia in se stessi. Incoraggia la leadership, aiuta a promuovere una visione di realizzazione e di successo.


Questo documento si rifà a quello da me appena trascritto in Italiano... forse perchè la fonte è la stessa Very Happy approfitto per riportarvi il link dove leggere una breve recensione del libro in questione.

FONTE: http://www.linsdomain.com/totems/pages/lion.htm
Creature of the Sun Lord, beloved of the Lady, Reveal to me the ancient methods of magic.
Walk beside me as I grow in strength and courage. Show me when to keep ties strong and when to break them.
Help me to understand the times for work and the times for rest. Mighty lion, lend me your energies.
Feminine Power The Lion is the symbol of the sun and of gold. Medieval alchemists associated Lion with sulfur.
A Lion totem presents a lesson in dealing with groups and your role within those groups.
It is a totem for avoiding confrontations and for stealth. Take the easy way to meet your goals; do not confront them head on.
A Lion totem tells you to trust your feminine energies – creativity, intuition and imagination. But don’t be afraid to roar if threatened.


Per chi adora pensare che il leone non è nient’altro che un micetto un po’ cresciuto…





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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Mer 23 Giu 2010 - 16:56

Di questo documento di wikipedia riporto solo la parte legata alla mitologia della costellazione del leone...perciò per chiarimenti e approfondimenti si consiglia la visione al link originale.


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Leone_%28costellazione%29

Eratostene e Igino sostengono che il leone fu posto in cielo perché è il re degli animali. In termini mitologici, si ritiene sia il leone nemeo, sconfitto da Ercole nella prima delle sue dodici fatiche. Nemea è una città da qualche parte a sud est di Corinto. Colà il leone viveva in una caverna con due aperture dalla quale usciva per uccidere gli abitanti del luogo, che diminuivano a vista d'occhio. Il fortissimo e ferocissimo leone era un vero flagello, perché sterminava greggi e sbranava uomini. Era una bestia invulnerabile di incerti natali; correvano voci che fosse stato generato dal cane Ortro, ma anche che fosse figlio del mostro Tifone e persino che i suoi genitori erano Zeus, il re degli dei, e Selene, la dea della Luna. Aveva la pelle a prova di qualsiasi arma, perché il suo mantello era assolutamente indistruttibile e ciò lo rendeva invulnerabile, come scoprì Ercole quando lo colpì con tre frecce e queste si limitarono a rimbalzare, e quando la spada si pieghò come di stagno e quando la clava si spezzò colpendo il felino.
Ercole era stato sorpreso dalla bestia mentre viaggiava nei boschi. Il leone gli ruppe l'armatura con i fendenti degli artigli, ed arrivò a strappargli un dito. L'eroe era riuscito a bloccare una delle entrate della tana della bestia e ad infilarsi nell'altra. Nel terribile duello corpo a corpo, il leone strappò un dito a Ercole, ma alla fine l'eroe afferrò la belva per la testa e la folta criniera, e alla fine il leone si accusciò a terra sconfitto. Ercole se lo caricò in spalla in segno di trionfo e lo portò a Micene, dove terrorizzò Euristeo, che gli ordinò di riportarlo indietro. Ercole così fece.
Alla morte, il leone nemeo fu posto da Zeus tra i segni dello zodiaco, dove formò la costellazione del leone
È facile distinguere la forma di un leone acquattato nella costellazione del Leone, la cui testa è sottolineata da alcune stelle disposte a falce. A segnare il punto del cuore del leone (dove lo localizzò Tolomeo) c'è la stella più brillante della costellazione, Alfa del Leone, chiamata Regolo, che in latino vuol dire «piccolo re»; il suo nome in greco Basiliscos, aveva lo stesso significato. La coda è segnata dalla stella Beta del Leone, chiamata Denebola dall'arabo «la coda di leone». Gamma del Leone ha nome Algieba, che in arabo vuol dire «la fronte»; questa denominazione genera qualche confusione, poiché secondo Tolomeo questa stella è sul collo del leone, ma gli Arabi in questa posizione vedevano un leone molto più grande di quello visto dai Greci. Gamma del Leone è una famosa stella doppia, composta da un paio di stelle giganti gialle divisibili se osservate con un telescopio anche di piccola portata. Delta del Leone si chiama Zosma dalla parola greca «guaina» o «perizoma», nome erroneamente applicato a questa stella durante il Rinascimento.


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Capodanno_cinese#Danza_del_Leone



La Danza del Leone (in cinese semplificato 舞狮; in cinese tradizionale 舞獅; in pinyin wǔshī) è una tradizione tipica dei giorni del Capodanno. Consiste in una parata, per le vie delle città e dei villaggi, nei quali un manichino rappresentante un leone marcia e danza al ritmo chiassoso e battente di tamburi e cimbali.

È simile alla Danza del Drago, una simile tradizione praticata in diverse occasioni durante vari periodi dell'anno, ma ha un significato diverso: laddove la Danza del Drago celebra ed invoca i benigni Draghi cinesi, la Danza del Leone è invece considerata una pratica in grado di scacciare ed esorcizzare i cattivi spiriti e favorire l'arrivo della fortuna nel nuovo anno.


Ultima modifica di Tila il Mer 29 Dic 2010 - 20:15, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Mer 7 Lug 2010 - 16:12

Altre curiosità sull'influenza e la convivenza di questo splendido animale con quello un po' meno bello (a parer mio) l'uomo...

Vi ricordo che se volete visionare una breve recensione di questo libro che cito la troverete in questo link


FONTE: Animali e spiritualità. La convivenza con l'uomo. Sacrifici rituali e miti. Spiriti e simboli animali di Saunders Nicholas J. Ed. EDT

In tutto il mondo antico, il leone simbolizzava la potenza e la sovranità. Era rispettato a tal punto che in Assiria potevano cacciarlo soltanto i re e in Africa è ancora oggi una figura che inneggia l comando: Mari-Jata, il fondatore dell'impero del Mali, era il "il leone del Mali".

Il cristianesimo adottò l'immagine del leone e successivamente la trasformò, creando quella del "Leone di Giuda", che è uno degli emblemi di cristo.

Anche il Buddha veniva occasionalmente ritratto su questa fiera, in tal modo si voleva sottolineare il suo zelo spirituale e la sua potestà illuminata.

Al pari di molti felini, il leone ha una natura simbolica ambivalente. In Egitto rappresentava non solo il potere vitale del sole tramite la sua identificazione con la divinità solare Ra, ma anche la morte e la vita ultraterrena in quanto associato ad Osiride, il sovrano dell'oltretomba.

Ed era non solo uno dei guardiani del regno degli spiriti, ma veniva collegato anche a divinità femminili come simbolo di maternità coraggiosa e protettiva, talvolta incarnandosi in Sekhmet, la dea con la testa di leonessa che per tradizione proteggeva dalle malattie e dai disastri.



FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/Sekhmet


Ultima modifica di Tila il Mer 29 Dic 2010 - 20:20, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Gio 8 Lug 2010 - 10:23

Hai appena citato una delle dee più interessanti e belle di tutto l’antico Egitto.

S. era dea che proteggeva il faraone e l’odine sulla terra e nel cielo dalle forze malefiche, ma per poterlo fare essa dovenva necessariamente avere una potenza che andava oltre l’ordine che essa stessa proteggeva. S. era anche una dea che secondo le leggende poteva distruggere senza problemi l’umanità intera e una volta quasi ci riuscì, come il fuoco del deserto e il Sole del meriggio di quelle terre, ella divorò città dopo città gli esseri umani, condannando alla estinzione l’Uomo. Ra, che la aveva mandata sulla Terra per punire la tracotanza e la corruzione umana, vide che S. stava compiendo il suo dovere con troppo zelo, ma come Kali, la potenza distruttrice di una donna non poteva essere fermata direttamente tanta era la sua forza, decise cosi di ingaggiare Thot per risolvere la questione.
LA notte seguente, Thot si manifestò in sogno ad uno dei sacerdoti della prossima città sulla lista nera della Dea. Gli venne detto di irrorare il mattino seguente i campi attorno alla città di birra colorata di rosso.
Cosi venne fatto. La dea raggiunge i bastioni della città, pronta con un ruggito di fuoco a distruggere tutto.
Vide però che i campi erano colmi di “sangue” bevve a fondo quel liquido. Si ubriacò di brutta maniera e cadde addormentata.
Thot la prese con se e la riportò a Ra.
Da un punto di vista esoterico Sekhmet ha uno stretto rapporto con Thot, sono consorti e l’uno rappresenta “l’inverso dell’altro nel processo continuo di creazione e distruzione su più livelli” , compreso quello delle energie racchiuse nel corpo.
Se ti interessa lo tratto in un articolo al più presto.

Come detto su wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Sekhmet

Veniva raffigurata come leonessa o come una donna dalla la testa leonina, ed a partire dalla XVIII dinastia acquisì anche i simboli divini quali il disco solare, l'ureo ed il bastone uadj.
Dalla parola egizia sekhem che significa potere derivano sia lo scettro e, con l'aggiunta della desinenza et indicativa del femminile, il nome della dea.
Figlia di Ra, nella tarda teogonia menfita a partire dal Nuovo Regno, era membro della triade come sposa di Ptah e madre di Nefertem, prendendo anche l'epiteto di "La grande, amata da Ptah".
Era la terribile dea della guerra che impersonificando i raggi dal calore mortale del sole incarnava il potere distruttivo dell'astro ma anche l'aria rovente del deserto i cui venti erano il suo alito di fuoco e con i quali puniva i nemici che si ribellavano al volere divino. Rappresentava anche lo strumento della vendetta di Ra contro l'insurrezione degli uomini imponendo l'ordine del mondo.
Portava morte all'umanità ma era anche la dea protettrice dei medici come citano i papiri medici Ebers ed Edwin Smith ed i suoi sacerdoti, molto potenti erano spesso chiamati per la cura di patologie ossee, quali le fratture.


Dal carattere molto pericoloso questa dea aveva quindi un lato benevolo che richiedeva rituali specifici soprattutto durante gli ultimi cinque giorni dell'anno lunare, giornate queste estremamente pericolose.
Era temuta persino nell'Aldilà dove il malvagio Seth ed il serpente Apopi venivano sconfitti dalla dea che abbracciava con le sue spire di fuoco Ra nel suo viaggio notturno.
Sekhmet incarnava il fiammeggiante Occhio di Ra ed era in questo caso assimilabile a Tefnet. Narra il mito della Dea Lontana che Ra, adirato con gli uomini che avevano cospirato contro di lui, la inviò per ucciderli, ma dovette poi fermarla ubriacandola con la birra, colorata di rosso come il sangue, per far sopravvivere il genere umano. La dea, assetata di sangue, che stava uccidendo sistematicamente tutti gli uomini dopo aver bevuto la birra si addormentò ed al risveglio prese le sembianze di Bastet che rappresentava solo le qualità benefiche del sole.
Per ricordare la terribile circostanza, nacque la Festa dell'Ebbrezza, celebrata nella stagione di Akhet ossia dell'inondazione del Nilo e nella quale venivano preparate grandi quantità di birra.
L'attributo di Colei che è potente era in realtà attributo di Hathor e fu quest'ultima, per punire gli uomini ribelli, che si trasformò in Sekhmet a sua volta identificata, oltre alle già citate Bastet e Tefnet, anche in Uadjet.

Più di cinquecento statue della dea sono state trovate nel tempio di Karnak , fatte erigere da Amenofi III per non inimicarsi la crudele dea.
Successivamente Mut, la dea di Tebe, assorbì per sincretismo le caratteristiche ed i compiti della dea Sekhmet, che ne divenne così il suo lato negativo ed oscuro.
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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Gio 8 Lug 2010 - 10:38

Admin ha scritto:
Hai appena citato una delle dee più interessanti e belle di tutto l’antico Egitto.


Da un punto di vista esoterico Sekhmet ha uno stretto rapporto con Thot, sono consorti e l’uno rappresenta “l’inverso dell’altro nel processo continuo di creazione e distruzione su più livelli” , compreso quello delle energie racchiuse nel corpo.
Se ti interessa lo tratto in un articolo al più presto.


Che domande...sono curiosa...sono curiosa...ormai dovresti conoscermi...

Grazie Admin aspetto impaziente

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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Gio 15 Lug 2010 - 6:20

Tila ha scritto:
Admin ha scritto:
Hai appena citato una delle dee più interessanti e belle di tutto l’antico Egitto.


Da un punto di vista esoterico Sekhmet ha uno stretto rapporto con Thot, sono consorti e l’uno rappresenta “l’inverso dell’altro nel processo continuo di creazione e distruzione su più livelli” , compreso quello delle energie racchiuse nel corpo.
Se ti interessa lo tratto in un articolo al più presto.


Che domande...sono curiosa...sono curiosa...ormai dovresti conoscermi...

Grazie Admin aspetto impaziente


In molte tradizioni Sekmet è considerata consorte di Ptah.


http://it.wikipedia.org/wiki/Ptah


Nella mitologia egizia Ptah ("creatore") (o Tanen, Ta-tenen, Tathenen, Peteh) è un dio creatore, demiurgo della città di Menphi, patrono degli artigiani e degli architetti nonché dio del sapere e della conoscenza.
Lui stesso fu ingegnere, muratore, fabbro, artista.

Api era il suo oracolo. Fu connesso con le divinità Seker e Osiride, che insieme costituirono Ptah-Seker-Osiride. Come Tanen, Ptah era conosciuto come divinità ctonia.

Fu sposato con Sekhmet o (secondo poche fonti) Bast. Fra i suoi figli: Nefertem, Mihos e Imhotep.

Nell'iconografia è raffigurato come un uomo mummificato con barba, che tiene fra le mani uno scettro composito con l’ankh (simbolo della vita), l'uas come bastone del potere, e il djed (simbolo della stabilità). Spesso ha sul capo una calotta di pelle.

Da alcune fonti viene considerato il solo creatore non creato dell’intero universo, ed è anche ritenuto, a volte, una personificazione della materia primordiale (Ta-tenen).

L’importanza del ruolo di Ptah nella mitologia egiziana è testimoniata dalla etimologia del termine "Egitto", una corruzione greca della frase "Het-Ka-Ptah", o "Casa dello Spirito di Ptah".



si narra anche che i due dei avessero generato un figlio, Nefertem, o Nefertum:

Figlio di Ptah e Sekhmet, apparteneva alla triade menfita il suo nome nfr-tm significava: “tutto bello, perfetto” o “la nuova apparizione è perfetta”.
Dio dell’immortalità era raffigurato come uomo recante un fiore di loto sull’acconciatura, fiore simbolo di rinascita e di rigenerazione.
Era, inoltre, dio della natura e simbolo del calore del sole che sorgeva.
All’origine il dio Nefertem era la personificazione del primo fiore di loto nato dal caos primordiale
(http://www.anticoegitto.net/deinefertum.htm)


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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Ven 21 Gen 2011 - 14:54



FONTE: http://cheezdailysquee.files.wordpress.com/2011/01/22b0decb-858e-486b-a078-d8798dae6810.jpg
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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Ven 21 Gen 2011 - 14:59

Admin ha scritto:


FONTE: http://cheezdailysquee.files.wordpress.com/2011/01/22b0decb-858e-486b-a078-d8798dae6810.jpg

Admin questa immagine è simpaticissima! Very Happy

tie beccati questo video:

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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Mar 3 Mag 2011 - 15:54

In questo brano del documento di wikipedia vedremo una parte della storia del leone nell'immaginario, i suoi simbolismi e il folklore a lui legato.

FONTE:
http://en.wikipedia.org/wiki/Lion_%28heraldry%29

Long history of lion imagery


Cave lions, Chamber of Felines, Lascaux caves
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Lascaux-diverticule-f%C3%A9lins.jpg

Lions have been represented figuratively since the Stone Age. Ice age hunters depicted the lion this way in the cultural stage of the Aurignacian more than 30,000 years ago by showing the lionesses of a pride hunting in the same manner as contemporary lions. After that it frequently was the lioness who was represented as the protector and chief warrior of a culture. An early Naqada tomb painting that predates Egyptian culture in northern Africa shows two rampant lions flanking a figure that may be interpreted as a deity.

Lions also play a role in numerous later ancient cultures. In Ancient Egypt the pharaoh sometimes was represented as the sphinx, a lioness with a human head. The best known representation of this type is the Great Sphinx of Giza. From the earliest written human records, the lioness was recognized as the fierce hunter of the formidable species in Ancient Egyptian and African cultures and was dominant in the pantheons of these ancient cultures as representing warriors and protectors of the country. Egyptian mythology featured images of lionesses such as Bast and Sekhmet from their pantheon. Male rulers might be associated with the son of the goddess, such as Maahes. While the Egyptians ruled over Nubia they documented the worship of Dedun as a god of wealth and prosperity, who was said to be the son of the Nubian lioness deity, although they did not incorporate that deity into their own pantheon. The ancient Egyptians also created naturalistic portrayals of lions as symbols of protection and royal power in addition to the images of mythical sphinxes.

In the near east a long line of cultures used the motif of Lions as both a symbol of primal and royal power. The earliest examples come from Mesopotamia. This usage continued throughout the later cultures of the Hittites, Babylonians, Assyrians, Persians and early Islamic cultures like the Umayyads and Abbassids.


Sphinx of Egyptian pharaoh Hatshepsut - with unusual rounded ears and ruff that extend strong leonine features to the head of the statue, 1503-1482 BC
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Hatshepsut-SmallSphinx_MetropolitanMuseum.png

In ancient Indian civilizations, lions were adopted as symbols of many dynasties, the famous one being the Lion Capital of Ashoka. This is a sculpture of four "Indian lions" standing back to back. This was used during the reign of Emperor Ashoka of the Maurya Dynasty who ruled a large part of the Indian subcontinent from ca. 269 BC to 232 BC. A varient of this was later adopted as the National Emblem of India.

In antiquity, lions were common along the southern coast of the Mediterranean, as well as in Greece and the Middle East. In Greek mythology a lion appears in a variety of functions. The Lion Gate of Mycenae features two rampant lionesses who flank a central column representing the major deity of this early Greek culture that dates to the second millennium BC. In later classical Greek mythology, the Nemean Lion was portrayed as a people-eating beast; killing it was one of the twelve tasks assigned to Heracles. In the story of Androcles, one of Aesop's fables, the hero, a runaway slave, pulls a thorn from a lion's paw; when he is later thrown to the lions as punishment for escaping, the lion recognizes him once again and refuses to kill the man. According to the Book of Genesis of the Hebrew Bible, the Israelite Tribe of Judah had the Lion of Judah as its symbol.

The characteristic of the lion as the "king of the jungle" goes back to the influence of The Physiologus, an early Christian book about animal symbolism which spread into many cultures and generally had great influence in Western culture. First written in Greek in the second century AD, the book was translated into Latin in about 400 AD, next into Ethiopic and Syriac, then into many European and Middle-Eastern languages. Many illuminated manuscript copies such as the Bern Physiologus survive. It retained its influence over ideas of the "meaning" of animals in Europe for over a thousand years. It was a predecessor of bestiaries (books of beasts). Medieval poetical literature is full of allusions that can be traced to the Physiologus tradition; the text also exerted great influence on the symbolism of medieval ecclesiastical art.

The royal symbolism of the lion was taken up repeatedly in later history, in order to claim power, for example by Henry the Lion. The ongoing fascination is apparent today by the diversity of coats of arms on which lions are shown in various colours and forms.

Many images from ancient times depict lionesses as the fierce warrior protecting their culture. Since in certain views lionesses seem to have a ruff, often the only clue to this difference between the genders is the lack of a massive mane. When no mane is apparent, the image often is described as a panther or leopard among cultures without familiarity with the nature of lion social organization and hunting strategies for prides. In literary and historical references, note of a figure or an image as depicting a lion may relate to either gender without being specific, and be easily misunderstood, thereby then being drawn with a mane since it is so distinctive.

Images of lions appears on many flags, coats of arms, and emblems. For example, it symbolises the Sinhalese people (Sinhalese Singha = Lion). Local folklore tells of Prince Vijaya, the first of the Sinhalese kings, as being the son of Sinhabahu, who was fathered by a lion. See history of Sri Lanka. Lions are recurring symbols in the coat of arms of royalty and chivalry, particularly in the UK, where the lion is also a national symbol of the British people, and in Ethiopia, where it is a symbol of the Monarchy.

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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Lun 8 Ago 2011 - 12:44

Il leone nelle sue varie rappresentazioni...buona lettura!

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Cultural_depictions_of_lions

Cultural depictions of lions
From Wikipedia, the free encyclopedia

Lions have been an important symbol for thousands of years and appear as a theme in cultures across Europe, Asia, and Africa. Despite the recorded incidents of attacks on humans, lions enjoy positive depiction in popular culture as creatures that appear strong, but gentle at the same time. The most consistent depiction is in keeping with their image of "king of the jungle" or "king of the beasts", hence lions are popular symbols of royalty and stateliness and a symbol of bravery.

In religion and mythology

The earliest recorded depictions of lions can be found in some of the earliest paleolithic human cave art possibly dating to 32,000 years ago in the Chauvet Cave in the Ardèche region of southern France, where lionesses are depicted hunting for the pride in much the same strategy as contemporary lions.[1] Some have proposed a more conservative estimate in line with the better known cave paintings of Lascaux, that are 15,000 years old.[2] In the Lascaux, two lions were depicted mating in the Chamber of Felines. The ivory carving from Vogelherd cave in the Swabian Alb in southwestern Germany has been determined to be about 32,000 years old from the Aurignacian culture.

Found first in Ancient Egypt the sphinx, which had the head and shoulders of a human and the body of a lioness, represented the goddess who was the protector of the pharaohs. Later pharaohs were depicted as sphinxes, being thought as the offspring of the deity. Bast (cat goddess of protection and the eye of Ra) originally was depicted as a lioness.[3]

The war goddess Sekhmet typically was depicted as woman with a lioness head or, just as a lioness.[3] During the New Kingdom the Nubian gods Maahes (god of war and protection and the son of Bast) and Dedun (god of incense, hence luxury and wealth) were depicted as lions. Maahes was absorbed into the Egyptian pantheon, and had a temple at the city Leontopolis "City of Lions" in Lower Egypt attached to that of the temple of his mother. Dedun was not absorbed into the Egyptian religion and remained a Nubian deity. The Egyptians held that a sacred lioness was responsible for the annual flooding of the Nile.[3]


The Lion Gate (detail) of Mycenae - two lionesses flank the central column
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Mycenae_lion_gate_detail_dsc06384.jpg

Lions were represented in other middle-eastern cultures. In ancient Mesopotamia it was regarded as a symbol of kingship.[4] The Dying Lioness is a relief panel from 650 BCE, Nineveh (modern day Iraq) depicting a half-paralyzed lioness pierced with arrows, while the Babylonian goddess Ishtar has been represented driving a chariot drawn by seven lions.[3] Ishtar's Sumerian analogue Inanna was frequently depicted standing on the backs of two lionesses. Such symbolism was appropriated by Saddam Hussein's regime in Iraq for their Lion of Babylon tank, with the technology adapted from a Russian model.[citation needed]

Ancient sculptures

Lions have been widely used in sculpture and statuary to provide a sense of majesty and awe, especially on public buildings.[5][6] This usage dates back to the origin of civilization.[7] There are lions at the entrances of cities and sacred sites from Mesopotamian cultures; notable examples include the Lion Gate of ancient Mycenae in Greece that has two lionesses flanking a column that represents a deity,[8] and the gates in the walls of the Hittite city of Bogazköy, Turkey.[6]


The "Lion of Menecrates". Funerary statue of a crouching lion, found near the cenotaph of Menecrates. Work of a famous Corinthian sculptor of the Archaic Greece, end of the 7th century BC, Archaeological Museum of Corfu.
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Lion_of_Menekrates_at_the_Corfu_Museum.JPG

Persia

Lions have been extensively used in ancient Persia as sculptures and on the walls of palaces, in fire temples, tombs, on dishes and jewellery; especially during the Achaemenid Empire. The gates were adorned with lions.[9] Evidences are found in Persepolis, Susa, Hyrcania, etc..


Lion on a decorative panel from Darius I the Great's palace at Susa
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Lion_Darius_Palace_Louvre_Sb3298.jpg

Classical period

The most notable lion of Ancient Greek mythology was the Nemean lion, killed barehanded by Heracles, who subsequently bore the pelt as an invulnerable magic cloak.[10] [11] This lion is also said to be represented by the constellation of Leo, and also the sign of the Zodiac.

Lions are known in many cultures as the king of animals, which can be traced to the classical book Physiologus. In his fables, the famed Greek story teller Aesop utilized the lion's symbolism of power and strength in The Lion and the Mouse and Lion's Share.


Biblical references and Judaeo-christian tradition

Several Biblical accounts document the presence of lions, and cultural perception of them in ancient Palestine. The best known Biblical account featuring lions comes from the Book of Daniel (chapter 6), where Daniel is thrown into a den of lions and miraculously survives.

A lesser known Biblical account features Samson who kills a lion with his bare hands, later sees bees nesting in its carcass, and poses a riddle based on this unusual incident to test the faithfulness of his fiancee (Judges 14).

The prophet Amos said (Amos, 3, Cool: "The lion hath roared, who will not fear? the Lord GOD hath spoken, who can but prophesy?", i.e., when the gift of prophecy comes upon a person, he has no choice but to speak out.

In 1 Peter 5:8, the Devil is compared to a roaring lion "seeking someone to devour."[12][13]

In Christian tradition, Mark the Evangelist, the author of the second gospel is symbolized by a lion - a figure of courage and monarchy. It also represents Jesus' Resurrection (because lions were believed to sleep with open eyes, a comparison with Christ in the tomb), and Christ as king. Some Christian legends refer to Saint Mark as "Saint Mark The Lionhearted". These probably false legends say that he was fed to the Lions and the animals refused to attack or eat him. Instead the Lions slept at his feet, while he petted them. When the Romans saw this, they released him, spooked by the sight.

The lion is the biblical emblem of the tribe of Judah and later the Kingdom of Judah.[14] It is contained within Jacob's blessing to his fourth son in the penultimate chapter of the Book of Genesis, "Judah is a lion's whelp; On prey, my son have you grown. He crouches, lies down like a lion, like the king of beasts—who dare rouse him?" (Genesis 49:9[15]). In the modern state of Israel, the lion remains the symbol of the capital city of Jerusalem, emblazoned on both the flag and coat of arms of the city.[citation needed] Unlike Christianity, in Judaism, The Lion has positive connotations. For instance, in every synagogue there is an ark with a depiction in which lions face each other like bookends with the torah in the middle, as if they were protecting it===Arthurian Legend=== In a key scene of "Yvain, the Knight of the Lion" (French: Yvain, le Chevalier au Lion), a romance by Chrétien de Troyes, the hero is depicted as rescuing a lion from a serpent.

Subsequently, the lion proves to be a loyal companion and a symbol of knightly virtue, and helps Yvain complete his altruistic ventures. In the happy end, the lion comes to dwell with Yvain and his wife Laudine at their castle.

Asia

The common motif of the "majestic and powerful" lion was introduced to China by Buddhist missionaries from India, somewhere in the 1st Century AD [1]. Lions themselves, however, are not native to China, yet appear in the art of China and the Chinese people believe that lions protect humans from evil spirits, hence the Chinese New Year Lion dance to scare away demons and ghosts. Chinese guardian lions are frequently used in sculpture in traditional Chinese architecture. For instance, in the Forbidden City in Beijing, two lion statues are seen in almost every door entrance.

Lions feature prominently in the Tibetan culture with a pair of Snow Lions seen on the Tibetan flag. The Snow Lions are mythical creatures that are seen as protector entities. The Snow Lion symbolizes fearlessness, unconditional cheerfulness, east, and the Earth element. It is one of the Four Dignities. It ranges over the mountains, and is commonly pictured as being white with a turquoise mane.

Lions (獅子, shishi) feature prominently in many kabuki plays and other forms of Japanese legend and traditional tales.

The island nation of Singapore (Singapura) derives its name from the Malay words singa (lion) and pura (city), which in turn is from the Tamil-Sanskrit சிங்க singa सिंह siṃha and पुर புர pura.[16] According to the Malay Annals, this name was given by a 14th century Sumatran Malay prince named Sang Nila Utama, who, on alighting the island after a thunderstorm, spotted an auspicious beast on shore that his chief minister identified as a lion (Asiatic Lion).[17] Recent studies of Singapore indicate that lions have never lived there, and the beast seen by Sang Nila Utama was likely a tiger.

"Aslan" or "Arslan" (Ottoman ارسلان arslān and اصلان aṣlān) is the Turkish and Mongolian word for "lion". It was used as a title by a number of Seljuk and Ottoman rulers, including Alp Arslan and Ali Pasha, and is a Turkic/Iranian name.[citation needed]


India and Sri Lanka

Narasimha ("man-lion") (also spelt as Narasingh, Narasinga) is described as an incarnation (Avatara) of Vishnu within the Puranic texts of Hinduism and is worshiped as "Lion God" thus Indian or Asiatic Lions which were commonly found throughout most of India in ancient times are considered sacred by all Hindus in India.

Singh is an ancient Indian vedic name meaning "Lion" (Asiatic Lion), dating back over 2000 years to ancient India. It was originally only used by Rajputs, a Hindu Kshatriya or military caste in India. After the birth of the Khalsa brotherhood in 1699, the Sikhs also adopted the name "Singh" due to the wishes of Guru Gobind Singh. Along with millions of Hindu Rajputs and numerous other Hindu martial groups today, it is also used by over 20 million Sikhs worldwide.[18][19] The appellation of the name Singh was used by the Rajputs before being adopted by the Sikhs in 1699.[20] Therefore, all "Singh"s in Indian history before 1699 are Hindu and mainly Rajputs; after 1699, Singhs from the Punjab are mostly Sikhs, while the Singhs from the Shivalik hill ranges of Punjab (also Kangra, Chamba, Simla) are mainly Rajputs.

Found famously on numerous flags and coat of arms all across Asia and Europe, the Asiatic Lions also stand firm on the Emblem of India.

The lion is symbolic for the Sinhalese, Sri Lanka's ethnic majority; the term derived from the Indo-Aryan Sinhala, meaning the "lion people" or "people with lion blood", while a sword wielding lion is the central figure on the modern national flag of Sri Lanka.

The entrance to Sigiriya, the Lion-Rock of Sri Lanka, was through the Lion Gate, the mouth of a Stone Lion. The paws of the lion can still be seen today. It is one of 7 World Heritage Sites in Sri Lanka.


Emblem of India
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Emblem_of_India.svg

Southeast Asia

Lions were never native animals of Southeast Asia in recorded history. As the result the depiction of lion in ancient Southeast Asian art, especially in ancient Java, is far from naturalistic style as depicted in Roman or Persian art counterparts, since the artist whom carved the lion sculpture never saw the actual lion before, and all based on perception and imagination. The cultural depictions and the reverence of lion as the noble and powerful beast in Southeast Asia was influenced by Indian culture and Buddhism.

Statue of a pair of lions often founds in temples in Southeast Asia as the gate guardian. In Borobudur buddhist monument Central Java, Indonesia andesite stone statues of lions guarding four main entrances of Borobudur. The thrones of Buddha and Boddhisattva found in Kalasan and Mendut buddhist temples of ancient Java depicted elephant, lion, and makara. The statue of winged lion also found in Penataran temple East Java, as well as in Balinese temples. The Balinese winged lion often served as the guardian statue or as the pedestal of wooden column.

In Myanmar, the statue of lion called Chinthe guarding the stupas, pagodas, and buddhist temples in Bagan. A pair of lion also featured in the Coat of arms of Burma. In modern era, lion or Merlion become the icon of Singapore. The merlion also appears on emblem of Manila, Philippines.

In Heraldry

The lion is a common charge in heraldry, traditionally symbolizing courage.[22] The following positions of heraldic lions are recognized:[23]

rampant
guardant
reguardant



passant
statant
couchant



salient
sejant
dormant

The lion holds historical significance for English heraldry and symbolism. The Three Lions was a symbol for Richard the Lionheart, and later, for England. For many centuries the lion had been a feature of the Armorial of Plantagenet of the House of Plantagenet, and is still worn by both the England national football team and England cricket team.

The Lion Rampant continues to be used widely today; the Royal Standard of Scotland has given rise to its use as the emblem for the Scotland national football team and Rangers and Dundee United of the Scottish Premier League, as well as Aston Villa in the English Premier League; and not only sport but businesses such as the French car company Peugeot, the international beer company Lion Nathan, and Caledonian MacBrayne ferries. Arising from heraldic use, the Red Lion is also a popular pub name, with over 600 pubs bearing the name.[24] A rarer inn name is the White Lion, derived from Edward VI or the Duke of Norfolk.[24] Though the Lion Rampant appears on the Lyon coat of arms and flag, the French city's name has an unrelated derivation despite the similarity. "Rampant" lions are common charges in heraldry. For example, the arms of the Carter of Castle Martin family, Ireland (see Carter-Campbell of Possil) include a pair of "rampant" combatant lions.

In the Middle Ages, when lions became a major element in heraldry, few Europeans had any chance to see actual lions. The lions were, for them, nearly as much as legendary anumals as were dragons or gryffins, also commonly appearing on coats of arms.


Currency

National currencies of three countries in Europe are named after the lion. The name of Romanian and Moldovan leu (/leŭ/, plural: lei /lej/) means "lion" in Romanian language. The Bulgarian lev (Bulgarian: лев, plural: лева, левове / leva, levove), the currency of Bulgaria, has the same etymology.

A lion appears on the South African 50-Rand banknotes (see South African rand).

Ship names

No less than eighteen consecutive ships of the British Royal Navy bore the name HMS Lion. Also various other navies used the name for their vessels, as did civil shipping companies.

Place names

Singapore's name is the Anglicised form of the original Sanskrit-derived Malay name Singapura, which means 'Lion City'. Malay mythology describes how the founder-prince of Singapore (then called 'Temasek') sighted a strange red and black beast with a mane when he first set ashore the island. Believing it to be a lion and a good omen (although lions were not known to exist anywhere in Southeast Asia) he renamed the island Singapura. The lion features on the Singapore national coat of arms and is also the nickname of the national football team. 'Lion City' is also a common moniker for the city-state.
Using Leon (lion) as a placename started in Ancient Greece; several locations in Greece itself had the name (Greek:: Λέων) as well as a Greek colony in Sicily.
León, Spain is an important city and the capital of a province of the same name.
Derived from the Spanish original, there are numerous towns, cities and provinces in Spanish-speaking countries with this name (notably Nuevo León in Mexico). There are also numerous towns and counties of this name in the United States, and the name occurs as "Léon" also in French place names - see Leon (disambiguation).
The name of Leeuwarden, capital of the Dutch province of Friesland, has nothing to do with the Dutch word for "lion" ("leeuw"), but is composed of "luw" or "liw" ("lee", "shelter") and "werd" or "waard" ("foreland") (see http://www.historischcentrumleeuwarden.nl/PDF-bestanden/woonplaatsen_gemeente_lwn.pdf).
Kiryat Aryeh (קרית אריה), "Lion City" in Hebrew, is part of the Israeli city of Petah Tikva (see he:תחנת הרכבת פתח תקווה קריית אריה).
Lviv, the major city of western Ukraine, is named for Prince Lev I of Galicia. Lev is a common Slavic name meaning "lion". The Latin name for Lviv is Leopolis, meaning "Lion City".
Despite common misconception, the name of the French city of Lyon is a corruption of Lugdunum, a Latin term meaning light.


Modern culture

Literature

In Thus Spoke Zarathustra by Friedrich Nietzsche, the lion is used as a metaphor to describe a human who rebels against old knowledge, to make a new morality possible. The morality of the overman.

The lion's symbolism continues in fantasy literature. The Wonderful Wizard of Oz features the Cowardly Lion, who is particularly ashamed of his cowardice because of his cultural role as the King of the Beasts.[25] Aslan, the "Greatest Lion" is the central figure in C.S. Lewis' Narnia series.[26] The word aslan is Turkish for lion. The lion is also the symbol for Gryffindor house, the house of bravery, in the J.K. Rowling's Harry Potter series.

Lafcadio: The Lion Who Shot Back is a 1963 children's book written and illustrated by Shel Silverstein. Lions also tend to appear in several children's stories, being depicted as "the king of the jungle", when, in fact, there are actually no lions whatsoever that live in jungle regions as they mostly tend to inhabit savanna like areas or dry deciduous forests.

In award-winning children's picture book, Charlie and Mama Kyna, Leo, the lion, befriends and journeys home with Charlie in vivid illustrations.

Film

The lion's role as King of the Beasts has been utilized in cartoons, from the 1960s Leonardo Lion of King Leonardo and his Short Subjects to the 1994 Disney animated feature film The Lion King.

Metro-Goldwyn-Mayer studios have used a lion as their logo since 1924. Five different lions have played Leo the Lion, the lion seen at the start of every MGM film.[27]

In 1966, the live action picture Born Free appeared, based on the true story from the bestselling book of the same title. It covered the story of the Kenyan lioness Elsa, and the efforts of Joy Adamson and her game-warden husband George in training the lioness for release back into the wild.
The Ghost and the Darkness (1996) is a movie set in 1898. It is based on the true story of two lions in Africa that killed 130 people over a nine month period during the construction of a railroad bridge across the Tsavo River in what is now Kenya. The two lions, both males, were given the names 'The Ghost' and 'The Darkness' by the local natives.[28]
In 2005, the Kenyan lioness Kamuniak captured international attention when she adopted oryx calves, an animal species that is normally preyed upon by lions. She fought off predators and lion prides who attempted to eat her charges. Kamuniak's story was captured in the Animal Planet special "Heart of a Lioness".[29]


Most Famous Lioness

Elsa the Lioness is possibly the most famous lion ever, having been written about in three books which were all bestsellers and featured in a major motion picture titled Born Free which won two Academy Awards and was nominated for three Golden Globe Awards. Elsa the Lioness is known to millions and shows a personal relationship with humans, notably Joy and George Adamson, that was never before imagined.

Modern symbolism

The lion is a popular sporting mascot or symbol, not only for sports but also businesses and other entities; Patience and Fortitude, are the large stone lions outside the main branch of the New York Public Library, and are the mascots of the New York and Brooklyn Public Library system. A modified heraldic lion is the emblem of Australian car company Holden, an iconic Australian brand.[30]

The Flag of Iran bore the Lion and Sun from 1946 to 1979.[31]

In Brazil, the lion is a popular symbol of the income tax.

At the 1966 FIFA World Cup and the 2006 FIFA World Cup, both contained lions as their mascot

Some Ford Motor Company motor vehicles of the 1960s and 1970s featured a lion as part of the car emblem e.g. the Ford Torino, Ford LTD, Mercury Marquis, and Ford XL.

References

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^ Superbrands:An Insight into more than 80 of Australia's Superbrands - Volume II. Sydney: Stephen P. Smith. 1999. ISBN 0-9577000-0-8.
^ Shahbazi, A. Shapur (2001). "Flags". Encyclopedia Iranica. 10. Costa Mesa: Mazda.


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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Sab 13 Ago 2011 - 16:01

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Lion

Lion
From Wikipedia, the free encyclopedia


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Lion_waiting_in_Namibia.jpg

The lion (Panthera leo) is one of the four big cats in the genus Panthera, and a member of the family Felidae. With some males exceeding 250 kg (550 lb) in weight,[4] it is the second-largest living cat after the tiger. Wild lions currently exist in Sub-Saharan Africa and in Asia with an endangered remnant population in Gir Forest National Park in India, having disappeared from North Africa and Southwest Asia in historic times. Until the late Pleistocene, about 10,000 years ago, the lion was the most widespread large land mammal after humans. They were found in most of Africa, across Eurasia from western Europe to India, and in the Americas from the Yukon to Peru.[5] The lion is a vulnerable species, having seen a possibly irreversible population decline of thirty to fifty percent over the past two decades in its African range.[2] Lion populations are untenable outside designated reserves and national parks. Although the cause of the decline is not fully understood, habitat loss and conflicts with humans are currently the greatest causes of concern.

Lions live for ten to fourteen years in the wild, while in captivity they can live longer than twenty years. In the wild, males seldom live longer than ten years, as injuries sustained from continual fighting with rival males greatly reduce their longevity.[6] They typically inhabit savanna and grassland, although they may take to bush and forest. Lions are unusually social compared to other cats. A pride of lions consists of related females and offspring and a small number of adult males. Groups of female lions typically hunt together, preying mostly on large ungulates. Lions are apex and keystone predators, although they scavenge as opportunity allows. While lions do not typically hunt humans, some have been known to do so.

Highly distinctive, the male lion is easily recognised by its mane, and its face is one of the most widely recognised animal symbols in human culture. Depictions have existed from the Upper Paleolithic period, with carvings and paintings from the Lascaux and Chauvet Caves, through virtually all ancient and medieval cultures where they once occurred. It has been extensively depicted in sculptures, in paintings, on national flags, and in contemporary films and literature. Lions have been kept in menageries since the time of the Roman Empire and have been a key species sought for exhibition in zoos the world over since the late eighteenth century. Zoos are cooperating worldwide in breeding programs for the endangered Asiatic subspecies.


Etymology

The lion's name, similar in many Romance languages, is derived from the Latin leo;[7] and the Ancient Greek λέων (leon).[8] The Hebrew word לָבִיא (lavi) may also be related.[9] It was one of the many species originally described by Linnaeus, who gave it the name Felis leo, in his eighteenth century work, Systema Naturae.[3]


Taxonomy and evolution

The lion is a species of the genus Panthera and its closest relatives are the other species of this genus: the tiger, the jaguar, and the leopard. Panthera leo itself evolved in Africa between 1 million and 800,000 years ago, before spreading throughout the Holarctic region.[10] It appeared in the fossil record in Europe for the first time 700,000 years ago with the subspecies Panthera leo fossilis at Isernia in Italy. From this lion derived the later Cave Lion (Panthera leo spelaea), which appeared about 300,000 years ago.[11] Lions died out in northern Eurasia at the end of the last glaciation, about 10,000 years ago;[12] this may have been secondary to the extinction of Pleistocene megafauna.[13]


Subspecies

Traditionally, twelve recent subspecies of lion were recognised, distinguished by mane appearance, size, and distribution. Because these characteristics are very insignificant and show a high individual variability, most of these forms were probably not true subspecies, especially as they were often based upon zoo material of unknown origin that may have had "striking, but abnormal" morphological characteristics.[14] Today only eight subspecies are usually accepted,[12][15] although one of these (the Cape Lion, formerly described as Panthera leo melanochaita) probably is invalid.[15] Even the remaining seven subspecies might be too many; mitochondrial variation in recent African lions is modest, which suggests that all sub-Saharan lions could be considered a single subspecies, possibly divided in two main clades: one to the west of the Great Rift Valley and the other to the east. Lions from Tsavo in Eastern Kenya are much closer genetically to lions in Transvaal (South Africa), than to those in the Aberdare Range in Western Kenya.[16][17] Conversely, Per Christiansen found that using skull morphology allowed him to identify the subspecies krugeri, nubica, persica, and senegalensis, while there was overlap between bleyenberghi with senegalensis and krugeri. The Asiatic lion persica was the most distinctive, and the Cape lion had characteristics allying it more with persica than the other subsaharan lions. He had analysed 58 lion skulls in three European museums.[18]


Recent

Eight recent (Holocene) subspecies are recognised today:

P. l. persica, known as the Asiatic Lion or South Asian, Persian, or Indian Lion, once was widespread from Turkey, across Southwest Asia, to Pakistan, India, and even to Bangladesh. However, large prides and daylight activity made them easier to poach than tigers or leopards; now around 300 exist in and near the Gir Forest of India.[19] Genetic evidence suggests its ancestors split from the ancestors of subsaharan African lions between 74 and 203 thousand years ago.[12]
P. l. leo, known as the Barbary Lion, originally ranged from Morocco to Egypt. It is extinct in the wild due to excessive hunting, as the last wild Barbary lion was killed in Morocco in 1922.[20] This was one of the largest of the lion subspecies,[21] with reported lengths of 3–3.3 metres (10–10.8 ft) and weights of more than 200 kilograms (440 lb) for males. It appears to be more closely related to the Asiatic rather than subsaharan lions. There are a number of animals in captivity likely to be Barbary lions,[22] particularly 90 animals descended from the Moroccan Royal collection at Rabat Zoo.[23]
P. l. senegalensis, known as the West African Lion, is found in western Africa, from Senegal to Nigeria.[24]
P. l. azandica, known as the Northeast Congo Lion, is found in the northeastern parts of the Congo.
P. l. nubica, known as the East African, Massai Lion or Tsavo Lion, is found in east Africa, from Ethiopia and Kenya to Tanzania and Mozambique.[24]
P. l. bleyenberghi, known as the Southwest African or Katanga Lion, is found in southwestern Africa, Namibia, Botswana, Angola, Katanga (Zaire), Zambia, and Zimbabwe.[24]
P. l. krugeri, known as the Southeast African Lion or Transvaal Lion, is found in the Transvaal region of southeastern Africa, including Kruger National Park.[24]
P. l. melanochaita, known as the Cape Lion, became extinct in the wild around 1860. Results of mitochondrial DNA research do not support the status as a distinct subspecies. It seems probable that the Cape lion was only the southernmost population of the extant P. l. krugeri.[15]


Pleistocene

Several additional subspecies of lion existed in prehistoric times:

P. l. fossilis, known as the Early Middle Pleistocene European cave lion, flourished about 500,000 years ago; fossils have been recovered from Germany and Italy. It was larger than today's African lions, reaching the American cave lion in size[12][25]

P. l. spelaea, known as the European cave lion, Eurasian cave lion, or Upper Pleistocene European cave lion, occurred in Eurasia 300,000 to 10,000 years ago.[12] This species is known from Paleolithic cave paintings (such as the one displayed to the right), ivory carvings, and clay busts,[26] indicating it had protruding ears, tufted tails, perhaps faint tiger-like stripes, and that at least some males had a ruff or primitive mane around their necks.[27]

Dubious

P. l. sinhaleyus, known as the Sri Lanka Lion, appears to have become extinct around 39,000 years ago. It is only known from two teeth found in deposits at Kuruwita. Based on these teeth, P. Deraniyagala erected this subspecies in 1939.[28]
P. l. europaea, known as the European Lion, was probably identical with Panthera leo persica or Panthera leo spelea; its status as a subspecies is unconfirmed. It became extinct around 100 AD due to persecution and over-exploitation. It inhabited the Balkans, the Italian Peninsula, southern France, and the Iberian Peninsula. It was a very popular object of hunting among Romans and Greeks.

P. l. youngi or Panthera youngi, flourished 350,000 years ago.[5] Its relationship to the extant lion subspecies is obscure, and it probably represents a distinct species.
P. l. maculatus, known as the Marozi or Spotted lion, sometimes is believed to be a distinct subspecies, but may be an adult lion that has retained its juvenile spotted pattern. If it was a subspecies in its own right, rather than a small number of aberrantly coloured individuals, it has been extinct since 1931. A less likely identity is a natural leopard-lion hybrid commonly known as a leopon.[29]


P. l. atrox, known as the American Lion or American cave lion, was abundant in the Americas from Canada to Peru in the Pleistocene Epoch until about 10,000 years ago. This form likely represents a separate species, possibly more closely related to the jaguar, and can not be considered a true lion.[30] One of the largest purported lion subspecies to have existed, its body length is estimated to have been 1.6–2.5 m (5–8 ft).[31]



Characteristics

The lion is the tallest (at the shoulder) of the felines, and also is the second-heaviest feline after the tiger. Its skull is very similar to that of the tiger, although the frontal region is usually more depressed and flattened, with a slightly shorter postorbital region. The lion's skull has broader nasal openings than the tiger. However, due to the amount of skull variation in the two species, usually, only the structure of the lower jaw can be used as a reliable indicator of species.[36] Lion coloration varies from light buff to yellowish, reddish, or dark ochraceous brown. The underparts are generally lighter and the tail tuft is black. Lion cubs are born with brown rosettes (spots) on their body, rather like those of a leopard. Although these fade as lions reach adulthood, faint spots often may still be seen on the legs and underparts, particularly on lionesses.

Lions are the only members of the cat family to display obvious sexual dimorphism—that is, males and females look distinctly different. They also have specialised roles that each gender plays in the pride. For instance, the lioness, the hunter, lacks the male's thick cumbersome mane. It seems to impede the male's ability to be camouflaged when stalking the prey and create overheating in chases. The colour of the male's mane varies from blond to black, generally becoming darker as the lion grows older.


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:HansomeLion_002.jpg

Weights for adult lions range between 150–250 kg (330–550 lb) for males and 120–182 kg (264–400 lb) for females.[4] Nowell and Jackson report average weights of 181 kg for males and 126 kg for females; one male shot near Mount Kenya was weighed at 272 kg (600 lb).[20] Lions tend to vary in size depending on their environment and area, resulting in a wide spread in recorded weights. For instance, lions in southern Africa tend to be about 5 percent heavier than those in East Africa, in general.[37]

Head and body length is 170–250 cm (5 ft 7 in – 8 ft 2 in) in males and 140–175 cm (4 ft 7 in – 5 ft 9 in) in females; shoulder height is up to 123 cm (4 ft) in males and as low as 91 cm (3 ft) in females.[38] The tail length is 90–105 cm (2 ft 11 in - 3 ft 5 in) in males and 70–100 cm in females (2 ft 4 in – 3 ft 3 in).[4] The longest known lion was a black-maned male shot near Mucsso, southern Angola in October 1973; the heaviest lion known in the wild was a man-eater shot in 1936 just outside Hectorspruit in eastern Transvaal, South Africa and weighed 313 kg (690 lb).[39] Lions in captivity tend to be larger than lions in the wild—the heaviest lion on record is a male at Colchester Zoo in England named Simba in 1970, which weighed 375 kg (826 lb).[40]

The most distinctive characteristic shared by both females and males is that the tail ends in a hairy tuft. In some lions, the tuft conceals a hard "spine" or "spur", approximately 5 mm long, formed of the final sections of tail bone fused together. The lion is the only felid to have a tufted tail—the function of the tuft and spine are unknown. Absent at birth, the tuft develops around 5½ months of age and is readily identifiable at 7 months.[41]

Mane

The mane of the adult male lion, unique among cats, is one of the most distinctive characteristics of the species. It makes the lion appear larger, providing an excellent intimidation display; this aids the lion during confrontations with other lions and with the species' chief competitor in Africa, the spotted hyena.[42] The presence, absence, colour, and size of the mane is associated with genetic precondition, sexual maturity, climate, and testosterone production; the rule of thumb is the darker and fuller the mane, the healthier the lion. Sexual selection of mates by lionesses favors males with the densest, darkest mane.[43] Research in Tanzania also suggests mane length signals fighting success in male–male relationships. Darker-maned individuals may have longer reproductive lives and higher offspring survival, although they suffer in the hottest months of the year.[44] In prides including a coalition of two or three males, it is possible that lionesses solicit mating more actively with the males who are more heavily maned.[43]

Scientists once believed that the distinct status of some subspecies could be justified by morphology, including the size of the mane. Morphology was used to identify subspecies such as the Barbary Lion and Cape Lion. Research has suggested, however, that environmental factors influence the colour and size of a lion's mane, such as the ambient temperature.[44] The cooler ambient temperature in European and North American zoos, for example, may result in a heavier mane. Thus the mane is not an appropriate marker for identifying subspecies.[15][45] The males of the Asiatic subspecies, however, are characterised by sparser manes than average African lions.[46]

Maneless male lions have been reported in Senegal and Tsavo East National Park in Kenya, and the original male white lion from Timbavati also was maneless. The testosterone hormone has been linked to mane growth, therefore castrated lions often have minimal to no mane, as the removal of the gonads inhibits testosterone production.[47] The lack of a mane sometimes is found in inbred lion populations; inbreeding also results in poor fertility.[48]

Cave paintings of extinct European Cave Lions exclusively show animals with no mane, or just the hint of a mane, suggesting that they were maneless.[27]

White lions


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:White_Lion.jpg

The white lion is not a distinct subspecies, but a special morph with a genetic condition, leucism,[14] that causes paler colouration akin to that of the white tiger; the condition is similar to melanism, which causes black panthers. They are not albinos, having normal pigmentation in the eyes and skin. White Transvaal lion (Panthera leo krugeri) individuals occasionally have been encountered in and around Kruger National Park and the adjacent Timbavati Private Game Reserve in eastern South Africa, but are more commonly found in captivity, where breeders deliberately select them. The unusual cream colour of their coats is due to a recessive gene.[49] Reportedly, they have been bred in camps in South Africa for use as trophies to be killed during canned hunts.[50]
Kevin Richardson is an animal behaviourist who works with the native big cats of Africa. He currently works in a special facility called the Kingdom of the White Lion in Broederstroom[51] which is 50 miles form Johannesburg.[52] The site was built with the help of Rodney Fuhr[53] and was made for the movie set of White Lion: Home is a Journey.[52] He has 39 white lions on-site[51] and works diligently to protect and preserve the white lion type. While the park is currently a private property, there are plans to open it to the public soon.[54]

Behaviour

Lions spend much of their time resting and are inactive for about 20 hours per day.[55] Although lions can be active at any time, their activity generally peaks after dusk with a period of socializing, grooming, and defecating. Intermittent bursts of activity follow through the night hours until dawn, when hunting most often takes place. They spend an average of two hours a day walking and 50 minutes eating.[56]
Group organization

Lions are predatory carnivores who manifest two types of social organization. Some are residents, living in groups, called prides.[57] The pride usually consists of five or six related females, their cubs of both sexes, and one or two males (known as a coalition if more than one) who mate with the adult females (although extremely large prides, consisting of up to 30 individuals, have been observed). The number of adult males in a coalition is usually two, but may increase to four and decrease again over time. Male cubs are excluded from their maternal pride when they reach maturity.

The second organizational behaviour is labeled nomads, who range widely and move about sporadically, either singularly or in pairs.[57] Pairs are more frequent among related males who have been excluded from their birth pride. Note that a lion may switch lifestyles; nomads may become residents and vice versa. Males have to go through this lifestyle and some never are able to join another pride. A female who becomes a nomad has much greater difficulty joining a new pride, as the females in a pride are related, and they reject most attempts by an unrelated female to join their family group.

The area a pride occupies is called a pride area, whereas that by a nomad is a range.[57] The males associated with a pride tend to stay on the fringes, patrolling their territory. Why sociality—the most pronounced in any cat species—has developed in lionesses is the subject of much debate. Increased hunting success appears an obvious reason, but this is less than sure upon examination: coordinated hunting does allow for more successful predation, but also ensures that non-hunting members reduce per capita caloric intake, however, some take a role raising cubs, who may be left alone for extended periods of time. Members of the pride regularly tend to play the same role in hunts. The health of the hunters is the primary need for the survival of the pride and they are the first to consume the prey at the site it is taken. Other benefits include possible kin selection (better to share food with a related lion than with a stranger), protection of the young, maintenance of territory, and individual insurance against injury and hunger.[20]

Lionesses do the majority of the hunting for their pride, being smaller, swifter and more agile than the males, and unencumbered by the heavy and conspicuous mane, which causes overheating during exertion. They act as a co-ordinated group in order to stalk and bring down the prey successfully. However, if nearby the hunt, males have a tendency to dominate the kill once the lionesses have succeeded. They are more likely to share with the cubs than with the lionesses, but rarely share food they have killed by themselves. Smaller prey is eaten at the location of the hunt, thereby being shared among the hunters; when the kill is larger it often is dragged to the pride area. There is more sharing of larger kills,[58] although pride members often behave aggressively toward each other as each tries to consume as much food as possible.

Both males and females defend the pride against intruders. Some individual lions consistently lead the defence against intruders, while others lag behind.[59] Lions tend to assume specific roles in the pride. Those lagging behind may provide other valuable services to the group.[60] An alternative hypothesis is that there is some reward associated with being a leader who fends off intruders and the rank of lionesses in the pride is reflected in these responses.[61] The male or males associated with the pride must defend their relationship to the pride from outside males who attempt to take over their relationship with the pride. Females form the stable social unit in a pride and do not tolerate outside females;[62] membership only changes with the births and deaths of lionesses,[63] although some females do leave and become nomadic.[64] Subadult males on the other hand, must leave the pride when they reach maturity at around 2–3 years of age.[64]


Communication


Head rubbing and licking are common social behaviours within a pride
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Lion_cub_with_mother.jpg

When resting, lion socialization occurs through a number of behaviours, and the animal's expressive movements are highly developed. The most common peaceful tactile gestures are head rubbing and social licking,[115] which have been compared with grooming in primates.[116] Head rubbing—nuzzling one's forehead, face and neck against another lion—appears to be a form of greeting,[117] as it is seen often after an animal has been apart from others, or after a fight or confrontation. Males tend to rub other males, while cubs and females rub females.[118] Social licking often occurs in tandem with head rubbing; it is generally mutual and the recipient appears to express pleasure. The head and neck are the most common parts of the body licked, which may have arisen out of utility, as a lion cannot lick these areas individually.[119]

Lions have an array of facial expressions and body postures that serve as visual gestures.[120] Their repertoire of vocalizations is also large; variations in intensity and pitch, rather than discrete signals, appear central to communication. Lion sounds include snarling, purring, hissing, coughing, miaowing, woofing and roaring. Lions tend to roar in a very characteristic manner, starting with a few deep, long roars that trail off into a series of shorter ones. They most often roar at night; the sound, which can be heard from a distance of 8 kilometres (5.0 mi), is used to advertise the animal's presence.[121] Lions have the loudest roar of any big cat.

Cultural depictions

The lion has been an icon for humanity for thousands of years, appearing in cultures across Europe, Asia, and Africa. Despite incidents of attacks on humans, lions have enjoyed a positive depiction in culture as strong but noble. A common depiction is their representation as "king of the jungle" or "king of beasts"; hence, the lion has been a popular symbol of royalty and stateliness,[179] as well as a symbol of bravery; it is featured in several fables of the 6th century BC Greek storyteller Aesop.[180]

Representations of lions date back 32,000 years; the lion-headed ivory carving from Vogelherd cave in the Swabian Alb in southwestern Germany has been determined to be about 32,000 years old from the Aurignacian culture.[12] Two lions were depicted mating in the Chamber of Felines in 15,000-year-old Paleolithic cave paintings in the Lascaux caves. Cave lions are also depicted in the Chauvet Cave, discovered in 1994; this has been dated at 32,000 years of age,[26] though it may be of similar or younger age to Lascaux.[181]

Ancient Egypt venerated the lioness (the fierce hunter) as their war deities and among those in the Egyptian pantheon are, Bast, Mafdet, Menhit, Pakhet, Sekhmet, Tefnut, and the Sphinx;[179] The Nemean lion was symbolic in Ancient Greece and Rome, represented as the constellation and zodiac sign Leo, and described in mythology, where its skin was borne by the hero Heracles.[182] The lion was a prominent symbol in ancient Mesopotamia (from Sumer up to Assyrian and Babylonian times), where it was strongly associated with kingship.[183] The classic Babylonian lion motif, found as a statue, carved or painted on walls, is often referred to as the striding lion of Babylon. It is in Babylon that the biblical Daniel is said to have been delivered from the lion's den.[184]

In the Puranic texts of Hinduism, Narasimha ("man-lion") a half-lion, half-man incarnation or (avatar) of Vishnu, is worshipped by his devotees and saved the child devotee Prahlada from his father, the evil demon king Hiranyakashipu;[185] Vishnu takes the form of half-man/half-lion, in Narasimha, having a human torso and lower body, but with a lion-like face and claws.[186] Singh is an ancient Indian vedic name meaning "lion" (Asiatic lion), dating back over 2000 years to ancient India. It was originally only used by Rajputs a Hindu Kshatriya or military caste in India. After the birth of the Khalsa brotherhood in 1699, the Sikhs also adopted the name "Singh" due to the wishes of Guru Gobind Singh. Along with millions of Hindu Rajputs today, it is also used by over 20 million Sikhs worldwide.[187][188] Found famously on numerous flags and coats of arms all across Asia and Europe, the Asiatic lions also stand firm on the National Emblem of India.[189] Further south on the Indian subcontinent, the Asiatic lion is symbolic for the Sinhalese,[190] Sri Lanka's ethnic majority; the term derived from the Indo-Aryan Sinhala, meaning the "lion people" or "people with lion blood", while a sword wielding lion is the central figure on the national flag of Sri Lanka.[191]

The Asiatic lion is a common motif in Chinese art. They were first used in art during the late Spring and Autumn Period (fifth or sixth century BC), and became much more popular during the Han Dynasty (206 BC – AD 220), when imperial guardian lions started to be placed in front of imperial palaces for protection. Because lions have never been native to China, early depictions were somewhat unrealistic; after the introduction of Buddhist art to China in the Tang Dynasty (after the sixth century AD), lions were usually depicted without wings, their bodies became thicker and shorter, and their manes became curly.[192] The lion dance is a form of traditional dance in Chinese culture in which performers mimic a lion's movements in a lion costume, often with musical accompaniment from cymbals, drums and gongs. They are performed at Chinese New Year, the August Moon Festival and other celebratory occasions for good luck.[193]

The island nation of Singapore derives its name from the Malay words singa (lion) and pora (city/fortress), which in turn is from the Tamil-Sanskrit சிங்க singa सिंह siṃha and पुर புர pura, which is cognate to the Greek πόλις, pólis.[194] According to the Malay Annals, this name was given by a fourteenth century Sumatran Malay prince named Sang Nila Utama, who, on alighting the island after a thunderstorm, spotted an auspicious beast on shore which appeared to be a lion.[195]

"Lion" was the nickname of several medieval warrior rulers with a reputation for bravery, such as the English King Richard the Lionheart,[179] Henry the Lion (German: Heinrich der Löwe), Duke of Saxony and Robert III of Flanders nicknamed "The Lion of Flanders"—a major Flemish national icon up to the present. Lions are frequently depicted on coats of arms, either as a device on shields themselves, or as supporters. (The lioness[196] is much more infrequent.) The formal language of heraldry, called blazon, employs French terms to describe the images precisely. Such descriptions specified whether lions or other creatures were "rampant" or "passant", that is whether they were rearing or crouching.[197] The lion is used as a symbol of sporting teams, from national association football teams such as England, Scotland and Singapore to famous clubs such as the Detroit Lions[198] of the NFL, Chelsea[199] and Aston Villa of the English Premier League,[200] (and the Premiership itself) to a host of smaller clubs around the world.

Lions continue to feature in modern literature, from the messianic Aslan in The Lion, the Witch and the Wardrobe and following books from The Chronicles of Narnia series written by C. S. Lewis,[201] to the comedic Cowardly Lion in The Wonderful Wizard of Oz.[202] The advent of moving pictures saw the continued presence of lion symbolism; one of the most iconic and widely recognised lions is Leo the Lion, which has been the mascot for Metro-Goldwyn-Mayer (MGM) studios since the 1920s.[203] The 1960s saw the appearance of what is possibly the most famous lioness, the Kenyan animal Elsa in the movie Born Free,[204] based on the true-life international bestselling book of the same title.[205] The lion's role as King of the Beasts has been used in cartoons, from the 1950s manga which gave rise to the first Japanese colour TV animation series, Kimba the White Lion, Leonardo Lion of King Leonardo and his Short Subjects, both from the 1960s, up to the 1994 Disney animated feature film The Lion King,[206][207] which also featured the popular song "The Lion Sleeps Tonight" in its soundtrack. A lion appears on the 50-rand South African banknote.


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Lion_cubs_Serengeti.jpg
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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Lun 7 Nov 2011 - 13:33

Il leone nella cultura popolare, vedremo molte curiosità legate a questo animale grazie ai seguenti articoli di wikipedia, di cui io riporto solo qualche stralcio quindi per approfondimenti consiglio la visione anche alle fonti originali.

Buona lettura!


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Leoni_nella_cultura_popolare


Leoni nella cultura popolare
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il leone (in particolare il leone maschio) ha sempre esercitato un grande fascino sull'uomo. In numerose culture, esso viene usato come simbolo di virtù e qualità positive come forza, fierezza, maestosità, nobiltà e coraggio. La similitudine con il leone, usata per lodare i potenti e gli eroi, è una della più usate di tutti i tempi, dall'Achille di Omero al feldmaresciallo austriaco Borojević detto il "leone dell'Isonzo". Nella cultura moderna popolare, questo ruolo simbolico del leone viene rappresentato anche da frasi di uso comune come "sentirsi un leone" (sentirsi nel pieno delle forze), "fare la parte del leone" (dominare una certa situazione) o "essere coraggioso come un leone". L'identificazione del leone con il "re degli animali" (originaria del mondo classico) arricchisce la sua immagine di ulteriori significati metaforici.

Oltre che in senso positivo, il leone ha colpito l'immaginario umano anche per la sua aggressività e potenziale pericolosità per l'uomo; rappresenta uno degli archetipi di fiera. A causa del restringersi del suo areale, in epoca storica fu in particolare associato con l'idea di una belva esotica; i Romani per esempio usavano l'espressione Hic sunt leones ("qui ci sono i leoni") per indicare, nelle cartine, le regioni inesplorate (e quindi pericolose).


Leone con la corona
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Lion_04729.jpg

Mitologia e religione

Nella mitologia mesopotamica e babilonese, agli eroi Gilgamesh e Enkidu viene attribuita la capacità di domare e dominare i leoni; anche le rappresentazioni artistiche di questi personaggi li ritraggono spesso intenti a domare o sconfiggere leoni. Come Gilgamesh, anche l'eroe Eracle della mitologia greca è capace di sconfiggere i leoni: fra le sue caratteristiche c'è il fatto di aver ucciso il temibile leone Nemeo, e di indossarne le pelli.

Nella cultura egizia invece, alla figura del Faraone veniva associata l'immagine della Sfinge, una creatura con corpo di leone e testa di uomo, di falco o di ariete. Riferimenti al leone compaiono anche nell'iconografia associata a numerose divinità egizie, come Bastet, Sekhmet, Maashes e Dedun.

L'appellativo "re degli animali" attribuito al leone, risale all'antico trattato Il Fisiologo (II-IV secolo d.C.), un testo che costituì il riferimento originale e il modello per molti bestiari medievali.

Il Leone, uno dei segni dello zodiaco nella tradizione ovvidentale, in quella cinese, protegge gli uomini dagli spiriti maligni. A scopo benaugurale, in occasione del capodanno cinese si esegue la cosiddetta danza del leone.

Nella mitologia malese, quando il principe Temasek sbarcò sull'isola di Singapore avvistò una strana creatura rossa e nera, con una folta criniera. Temasek ritenne che si trattasse di un leone, e interpretò l'avvistamento come un buon auspicio; per questo motivo fondò una città e la chiamò Singapura, che in sanscrito significa "la città del leone".

Il leone viene nominato 130 volte nella Bibbia[5]. Nell'Antico Testamento i riferimenti al leone hanno spesso lo scopo di enfatizzare la forza di un eroe; come Gilgamesh ed Eracle, l'eroe Davide sconfigge numerosi leoni prima di affrontare Golia. Nel Nuovo Testamento inoltre il leone viene usato metaforicamente in diversi modi. Nella Prima lettera di Pietro (5, Cool il diavolo è paragonato a un leone ruggente "che cerca qualcuno da divorare". In altri passi, il leone viene a essere uno dei simboli di Gesù Cristo. L'associazione del leone con Cristo è stata sviluppata nel Fisiologo ed è in seguito divenuta parte dell'iconografia tradizionale cristiana; in particolare, al leone si ricollega in modo specifico il tema della Resurrezione[6]. Nei bestiari medievali compaiono comunemente sia il leone (spesso rappresentato come simbolo del vizio della superbia) che creature immaginarie ispirate a questo animale tratte dalle mitologie antiche.


Un tradizionale "leone cinese" (Palazzo d'Estate, Pechino)
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Copper_lion_of_Hall_of_Benevolence_and_Longevity%28male%29.JPG


Arti figurative

Il leone è un soggetto molto diffuso in tutte le forme di arte figurativa, in particolare in scultura ed architettura. Statue di leoni sono spesso poste all'ingresso di palazzi, ponti o altre strutture architettoniche, con la funzione simbolica di guardiani.

Rappresentazioni di leoni (e in particolare di leoni delle caverne) si trovano già nell'arte preistorica: disegni di leoni si trovano per esempio nella celebre Grotta Chauvet, uno dei siti più antichi relativi al paleolitico europeo. Fra le numerose rappresentazioni di leoni o sfingi nell'arte egizia, particolarmente celebre è la Grande Sfinge di Giza.

Il leone era una tema frequente nell'arte delle antiche civiltà mediorientali e mesopotamiche. A titolo di esempio, bassorilievi rappresentanti dei leoni comparivano sulla porta di Ishtar, una delle Sette meraviglie del mondo (VI secolo a.C.).

Nel sito archeologico di Sigiriya, in Sri Lanka, si trova un ponte il cui ingresso ha la forma di una enorme bocca di leone spalancata. Il sito risale al V secolo a.C. ed è un patrimonio dell'umanità UNESCO. Una particolare stilizzazione del leone nota come leone cinese compare in modo ricorrente nella scultura e nell'architettura della Cina antica e medioevale. Fra le strutture più celebri decorate con leoni c'è la Città proibita (edificata a partire dal XIV secolo), in cui coppie di leoni cinesi di pietra sono poste a guardia di quasi tutte le porte di ingresso.

Nella scultura e nell'architettura rinascimentale e moderna il leone è rimasto un tema molto diffuso. Esempi del XIX secolo sono i quattro leoni di bronzo di Trafalgar Square, a Londra, i leoni a guardia dell'ingresso del Britannia Bridge in Galles e del Ponte delle catene di Budapest. Del XX secolo sono invece i leoni Patience e Fortitude a guardia della Biblioteca Pubblica di New York.


La sfinge di Giza, in Egitto
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Great_Sphinx_of_Giza_-_20080716a.jpg


Sport

Il leone viene spesso usato come simbolo e mascotte in ambito sportivo: un leone fu la mascotte dei Mondiali di calcio del 1966 (Regno Unito) e del 2006 (Germania) nonché degli Europei di calcio del 1996 (Regno Unito). Il felino compare inoltre nell'emblema di numerose associazioni sportive, incluse della nazionale di calcio inglese e della squadra di football dei Detroit Lions. Sono noti come leoni gli sportivi di diverse squadre, per esempio i giocatori della nazionale di calcio del Camerun (i leoni indomabili), di Singapore e della Macedonia (i leoni rossi).


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Leone_araldico

Leone (araldica)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il leone, con la sua reputazione di forza, di coraggio, di nobiltà, così conforme all'ideale medievale, veniva spesso utilizzato in araldica, soprattutto nella zona anglo-normanna (Plantageneti). I primi ad utilizzarlo come figura ornamentale sulle armi furono i Franchi (Merovingi e Carolingi), che poi adottarono il giglio[1].

Si parla di leone e di leopardo, ma in realtà si tratta sempre dello stesso animale. Con la testa di profilo, è un leone; con la testa di fronte, è un leopardo. La posizione del corpo non influisce sul nome, ma i due "gemelli" hanno delle posizioni preferenziali: il leone è rampante, ritto sulla zampa posteriore sinistra, con la destra alzata, e le zampe anteriori protese come verso una preda — che è d'altronde il significato di rampante (dal latino rapiens: ghermire una preda). Il leopardo invece è passante, appoggiato su tre zampe, con la destra anteriore sollevata.

Il leopardo è stato usato prima del leone, il tentativo della Chiesa di modificare il leopardo in leone, simbolo più cristiano, è comprovato, prima del 996, dalla lapide tumulare di Roberto I di Normandia, nella quale è inciso il disegno di un leone passante circondato da una didascalia circolare che mette in relazione questo simbolo con la Bibbia: Ecce vicit leo de Tribu Juda, radix David.[2] L'iscrizione si riferisce alla tribù di Giuda, alla quale apparteneva Gesù, discendenti di Re Davide.

Nell'illustrazione il leone rosso si blasona leone di rosso (inutile aggiungere rampante, perché lo è di default). Per contro, il leone verde è passante: lo si deve blasonare leone passante di verde (si dice talvolta Leone leopardato).
Simmetricamente, si ha un leopardo d'oro (passante di default) e un leopardo rampante d'azzurro (o Leopardo illeonito).
(La coda del leone è tradizionalmente rivolta all'interno, quella del leopardo verso l'esterno, il leopardo è meno barbuto del leone).

Varianti

Il successo del leone è la causa della sua eccessiva diffusione e quindi banalizzazione, spiegata bene dal "detto araldico": chi non ha un blasone, porta un leone.

Avendo perso la sua capacità di individuazione, il leone si è visto attribuire tutta una serie di caratteristiche che potessero sostituirla. Ci si trova di fronte ad un affollatissimo parco di leoni che differiscono solo per dettagli minimi come il colore degli artigli, o la posizione delle zampe (se la zampa posteriore destra è appoggiata, allora è saltante e non più rampante). Si è ben lontani dalla regola secondo cui le figure devono essere chiaramente identificabili da lontano, ma è anche vero che la loro funzione si allontana sempre più dai polveroni delle mischie.



I blasoni che portano dei leoni condannati da marchi d'infamia sono rari, semplicemente perché i loro possessori poco inclini a sfoggiare delle immagini poco gloriose dovute ai difetti personali o ereditati, si impegnarono a crearsi un nuovo blasone (detto "di sostituzione") — il che non riguarda solo il leone, naturalmente.

Il leone è classificato come figura araldica naturale (anche quando ha due code) ma lo si ritrova molto frequentemente come componente di qualche figura araldica chimerica, in particolare nella chimera o nel grifone (in cui si "ibrida" con l'aquila, la sua più temibile concorrente araldica.


Posizione araldica ordinaria

Leone

Il leone è rappresentato con la testa in profilo (ciò che lo distingue dal leopardo), ritto sulla zampa posteriore sinistra, con la destra alzata, e le zampe anteriori protese come verso una preda (cioè rampante), con la coda ripiegata verso la schiena, la bocca aperta, la lingua ben visibile, così come gli attributi sessuali.



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Panthera_leoP1040181.JPG
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MessaggioOggetto: Re: Leone: affermazione del femminile e del potere del sole femminile   Lun 7 Nov 2011 - 13:47

Il leone è un animale molto presente nella mitologia, ecco alcuni miti a lui legati.

Buona lettura! cat


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Leone_di_Nemea

Leone di Nemea
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il leone di Nemea o leone Nemeo è un animale della mitologia greca. Era figlio di Ortro ed Echidna oppure, secondo un'altra versione del mito, di Echidna e Tifone. In un'altra versione era invece figlio di Zeus e Selene, e quindi fratellastro di Eracle.


Eracle combatte il leone nemeo. Dettaglio di un mosaico ritrovato a Llíria
Attribuzione: Luis García
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Mosaico_Trabajos_H%C3%A9rcules_%28M.A.N._Madrid%29_01.jpg

Storia

Il leone Nemea è un mostro invulnerabile, inviato a Nemea da Era per distruggere Eracle. Nacque vicino a Nemea, nell'Argolide e si insediò in una grotta con due uscite. La sua pelle non poteva essere trapassata, né bucata o scalfita da nessun tipo di arma, era indistruttibile. Il temibile leone era dunque una belva invulnerabile.

Era un vero flagello per il popolo di Nemea, poiché attaccava uomini e greggi, facendo razzie. Per terrore dei suoi ruggiti, la gente aveva smesso di lavorare e la popolazione veniva divorata dal felino.

Fu sconfitto da Eracle, nella prima delle dodici fatiche. Giunto a Nemea, messosi in caccia del leone, Eracle lo cercò a lungo, ma ovunque trovava solo campi disseminati di cadaveri degli uomini uccisi dal leone. Finché un tremendo ruggito scosse la foresta. Il leone aveva trovato Eracle e si preparava a sbranarlo. Eracle prese in mano l'arco e lo colpì con tutte le sue frecce, ma tutte si limitarono a rimbalzare sulla fitta pelliccia dell'invulnerabile animale. Il leone lo attaccò, menando fendenti con i suoi artigli e distrusse l'armatura dell'eroe che fu costretto a battersi nudo. Il leone ferì Eracle al petto con una zampata. Eracle usò la spada, che però si piegò inutilmente. Allora afferrò la clava e vibrò un colpo così forte che la clava si spezzò in mille pezzi e in mano gli rimase un inutile moncone, ma il leone non era nemmeno ammaccato. Tornò dentro la sua caverna, ma non per dolore, per via delle orecchie che ronzavano, Eracle lo inseguì e qui ingaggiò battaglia. Nel terribile duello corpo a corpo, il leone strappò un dito a Eracle, ma alla fine l'eroe afferrò il leone per la testa e la folta criniera e il leone si accasciò a terra sconfitto, strangolato. Eracle se lo caricò in spalla in segno di trionfo e lo portò a Micene, dove terrorizzò Euristeo, che gli ordinò di riportarlo indietro. Eracle così fece.

Alla morte, il leone Nemeo fu posto da Zeus tra i segni dello zodiaco, dove formò la costellazione del leone.


Eracle combatte contro il leone di Nemea, lekythos attico su sfondo bianco, del pittore del Diosfo, circa 500-475 a.C. Parigi, Musée du Louvre.
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Herakles_Nemean_lion_Louvre_L31.jpg


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Nemean_lion

Nemean lion
From Wikipedia, the free encyclopedia

The Nemean lion (Greek, Λέων της Νεμέας (Léōn tēs Neméas); Latin: Leo Nemaeus) was a vicious monster in Greek mythology that lived at Nemea. It was eventually killed by Heracles. It could not be killed with mortal weapons because its golden fur was impervious to attack. Its claws were sharper than mortal swords and could cut through any armor.

The lion is usually considered to have been the offspring of Typhon[1] (or Orthrus)[2] and Echidna; it is also said to have fallen from the moon as the offspring of Zeus and Selene, or alternatively born of the Chimera. The Nemean lion was sent to Nemea in the Peloponnesus to terrorize the city.

The First Labor of Heracles

The first of Heracles' twelve labours, set by King Eurystheus (his cousin) was to slay the Nemean lion.

According to one version of the myth, the Nemean lion took women as hostages to its lair in a cave near Nemea, luring warriors from nearby towns to save the damsel in distress. After entering the cave, the warrior would see the woman (usually feigning injury) and rush to her side. Once he was close, the woman would turn into a lion and kill the warrior, devouring his remains and giving the bones to Hades.

Heracles wandered the area until he came to the town of Cleonae. There he met a boy who said that if Heracles slew the Nemean lion and returned alive within 30 days, the town would sacrifice a lion to Zeus; but if he did not return within 30 days or he died, the boy would sacrifice himself to Zeus.[1] Another version claims that he met Molorchos, a shepherd who had lost his son to the lion, saying that if he came back within 30 days, a ram would be sacrificed to Zeus. If he did not return within 30 days, it would be sacrificed to him as a dead hero.

While searching for the lion, Heracles fetched some arrows to use against it, not knowing that its golden fur was impenetrable; when he found and shot the lion and firing at it with his bow, he discovered the fur's protective property when the arrow bounced harmlessly off the creature's thigh. After some time, Heracles made the lion return to his cave. The cave had two entrances, one of which Heracles blocked; he then entered the other. In those dark and close quarters, Heracles stunned the beast with his club and, using his immense strength, strangled it to death. During the fight the lion bit off one of his fingers. Others say that he shot arrows at it, eventually shooting it in the unarmored mouth. After slaying the lion, he tried to skin it with a knife from his belt, but failed. He then tried sharpening the knife with a stone and even tried with the stone itself. Finally, Athena, noticing the hero's plight, told Heracles to use one of the lion's own claws to skin the pelt. Others say that Heracles' armor was, in fact, the hide of the lion of Cithaeron.

When he returned on the thirtieth day carrying the carcass of the lion on his shoulders, King Eurystheus was amazed and terrified. Eurystheus forbade him ever again to enter the city; in future he was to display the fruits of his labours outside the city gates. Eurystheus warned him that the tasks set for him would become increasingly difficult. He then sent Heracles off to complete his next quest, which was to destroy the Lernaean hydra. The Nemean lion's coat was impervious to the elements and all but the most powerful weapons.


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Yali

Yali
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Yali (pronunciato yaali) è una creatura mitica della mitologia indiana.

Scolpito sulle colonne di molti templi induisti, la sua figura è molto usata nella scultura indiana meridionale. In sanscrito è noto anche come Vyalam o Sarabham. Descrizioni e riferimenti agli yali sono molto antici, ma la sua rappresentazione nell'India meridionale divenne prominente a partire dal XVI secolo. Gli yali sono considerati più potenti dei leoni o degli elefanti.

Iconografia

Gli yali sono raffigurati con un elegante corpo felino, la testa di un leone, le zanne di un elefante (gaja) e la coda di un serpente. A volte sono posti sul dorso di un makara, un'altra mitica creatura. Immagini o icone sono state scoperte all'entrate dei muri dei templi per proteggere e vigilare sui templi e sulle vie d'accesso. Generalmente sono posizionati su entrambi i lati delle entrate. Nell'India meridionale è molto frequente trovare immagini di yali alle entrate di edifici (come complessi residenziali o commerciali), oltre ai templi.

Shiva come Yali

I testi shaivana affermano che il non pacificato Narasimha, avatar di Vishnu, era controllato e assimilato da Shiva nella forma di Sarabesvara (in sanscrito) o Yaliappar (in tamil). Questa un'altra prova della superiorità dello yali rispetto al leone. Raffigurazioni si trovano nei templi come Madurai Meenakshji. I Vaishnava si discostano per la posizione subordinata data a Vishnu. Questa forma di Shiva è vista come delle più potenti manifestazioni del dio.



FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Yali_%28Hindu_mythology%29

Yali (Hindu mythology)
From Wikipedia, the free encyclopedia

Yali (Tamil: யாளி [jaːɭi]), also known as Vyalam or Sarabham in Sanskrit, is a mythical creature seen in many Hindu temples, often sculpted onto the pillars. Yali is a mythical lion, and it has been widely used in south Indian sculpture. Descriptions of and references to yalis are very old, but they became prominent in south Indian sculpture in the 16th century. Yalis are believed to be more powerful than the lion or the elephant.

Iconography and image

In its iconography and image the yali has a catlike graceful body, but the head of a lion with tusks of an elephant (gaja) and tail of a serpent. Sometimes they have been shown standing on the back of a makara, another mythical creature. Some images look like three-dimensional representation of yalis. Images or icons have been found on the entrance walls of the temples, and the graceful mythical lion is believed to protect and guard the temples and ways leading to the temple. They usually have the stylized body of a lion and the head of some other beast, most often an elephant (gaja-vyala). Other common examples are: the lion-headed (simha-vyala), horse-(ashva-vyala), human-(nir-vyala) and the dog-headed (shvana-vyala) ones.[1]


Yali in Aghoreswara temple
Attribution: Dineshkannambadi at en.wikipedia
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Yali_pillars1_in_Aghoreshwara_Temple_in_Ikkeri.jpg


Siva as Yali

Saiva texts hold that the unpacified Narasimha Avatar of Vishnu was controlled and assimilated by Siva in the form of Sarabesvara (Sanskrit) or the Yaliappar (Tamil) . This can be taken as another proof that the yali is more powerful than a lion. However, Vaisnavas maintain that in response to Siva's transformation, Narasimha took on the form of Gundabherundanarasimha (Narasimha with 32 arms and a pair of wings) and subdued Siva. Imagery of this can be seen in the Narasimha Sanathi in the Srirangam temple. Iconography can be seen in temples like Madurai Meenakshi Amman temple . However Vaisnavas differ from this version due to the subordinate position given to Vishnu.This form of Siva is considered to be one of the most powerful manifestations of the lord.[citation needed]

References

Dictionary of Hindu Lore and Legend (ISBN 0-500-51088-1) by Anna Dallapiccola

^ Khandro - Yali & Mukha

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