Forum di sciamanesimo, antropologia e spirito critico
Nei momenti più bui, ricorda sempre di fare un passo alla volta.
Voler ottenere tutto e subito è sciocco
Nei momenti più difficili, ricorda sempre che le abitudini stabiliscono un destino.
Stabilisci quelle che ti danno energia e crescita.
È solo nell’ora più profonda del Duat, nella Notte oscura dell’anima che possiamo vedere noi stessi.
E capire come superare la notte.
Non rifuggire l’oscurità, impara a vederci attraverso.
Tutto passa e scorre, il giorno diviene notte e la notte giorno.
Ciò che è bene per te ora domani diverrà un ostacolo e un impedimento, o un danno, e viceversa.
Tutto finisce e muta, come la pelle di un serpente.
Impara ad essere la volontà pura di vivere e non la pelle morta di un intento esaurito.
Tutto ciò che non supera l’alba del tuo nuovo giorno, non deve essere portato con te.
Il mondo è infinito, non giudicare perdite e guadagni come il piccolo pescatore che non ha mai visto l’Oceano.
Sconfinate sono le possibilità della Ruota.
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 Incanto alato

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MessaggioOggetto: Incanto alato   Lun 5 Lug 2010 - 16:01

Abbiamo visto in dettaglio varie tipologie di animali totem, le loro caratteristiche fisiche, quelle legate a leggende e ai miti, quelle spirituali, quelle del percettivo umano.

Oggi volevo omaggiare il mondo alato, riscoprendo con voi il ruolo che il mondo incantato del cielo ha nell’inventario dell’uomo, quali sono i suoi miti e ricordarmi e ricordarvi che basta alzare lo sguardo verso il cielo per poter beneficiare della magia dei nostri alleati e maestri alati.

Buona lettura.

Citazione: “Se gli uomini avessero ali e penne nere, ben pochi di loro sarebbero tanto intelligenti da diventare corvi.” di Henry Ward Beecher

FONTE: Animali e spiritualità. La convivenza con l'uomo. Sacrifici rituali e miti. Spiriti e simboli animali di Saunders Nicholas J. Ed. EDT

Gli uccelli sono stati intermediari fisici e spirituali tra il mondo umano e il mondo dei cieli nella maggior parte delle culture.
Presso gli Evenk siberiani, uno sciamano che desiderasse recarsi nel regno degli spiriti utilizzava quattro uccelli scolpiti nel legno: un’aquila per proteggere la propria anima dagli spiriti maligni, un corvo per vegliare sul suo stato di trance, un cigno per farsi portare a destinazione e un picchio da cui trarre il potere di guarire.
Anziché cavalcare un cigno, lo sciamano dei Nganasan siberiani poteva raggiungere il regno spirituale tramutandosi in un uccello artico il cui verso gutturale e spaventoso è una sorta di lamento ultraterreno.
In alcune culture gli uccelli celesti sono custodi di un sapere divino o esoterico.
Nella Cina imperiale l’apparizione della Feng Huang (o fenice cinese) annunziava la nascita di un grande filosofo.
Ai volatili talvolta viene anche attribuito un linguaggio proprio, che l’uomo può decifrare solo in circostanze speciali, per esempio dopo aver mangiato un salmone magico, come accadeva all’eroe mitologico irlandese Finn.


FONTE: dal libro “Segni e presagi del mondo animale – i poteri magici di piccole e grandi creature” di Ted Andrews Ed. Mediterranee

Gli uccelli appartengono da tempo, immemorabile alla mitologia e al misticismo.
Nella maggior parte delle antiche culture, gli animali costituivano segni visibili di forze invisibili, e gli individui realizzavano che è possibile comprendere il Divino solo attraverso le sue creazioni.
Ciò era vero soprattutto per gli uccelli, i cui comportamenti, caratteristiche e altre qualità assumevano un significato sia naturale che soprannaturale.
Si pensava spesso agli uccelli come divinità pensieri delle divinità.
Nella mitologia norrena, il dio Odino ha due corvi come messaggeri, Hugin (il pensiero) e Munin (la memoria).
Nella mitologia dell’America centrale, il dio dell’aria Quetzalcoatl viene spesso raffigurato come un serpente piumato.
Nella tradizione dei nativi americani, l’Uccello del tuono è uno spirito di grande potere creativo e di enorme potenza.
Presso gli egizi, il dio Horus era di solito rappresentato con testa di falco, mentre Maat, la dea egizia della verità, si mostrava speso con una penna di avvoltoio.
Per gli indù, gli uccelli rappresentano uno stato superiore dell’essere.
Per gli esseri umani primitivi, gli uccelli erano dei che potevano portare il tuono e la pioggia. Le loro ali piumate e i loro voli infiammavano l’immaginazione. Per questa particolare capacità di volare, finirono per essere loro attribuiti molti significati mistici e simbolici. Preannunciavano la morte e potevano portare buona o cattiva fortuna. Vennero spesso considerati angeli e maestri, come anche demoni e distruttori. Molti credevano che fossero le anime dei morti.



FONTE
: http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_degli_uccelli

Lingua degli uccelli
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La lingua degli uccelli o cabala ermetica o gaia scienza o gaio sapere o lingua diplomatica è stata riportata alla luce da Grasset D'Orcet e da Fulcanelli; quest'ultimo ne dà ampie indicazioni nel primo volume delle Dimore Filosofali. Di probabile derivazione dal Compagnonaggio francese "il linguaggio degli uccelli" si basa sul greco arcaico e sulle assonanze fonetiche che ne possono derivare anche in altre lingue al fine di trasmettere solo a coloro che "sanno ascoltare" i segreti iniziatici. Più propriamente si tratta dell'ornitogala o latte degli uccelli che presso i Greci era termine proverbiale per cosa straordinaria e che in ermetismo si considera sinonimo del loro lac virginis, il mercurio. Luca (VIII,18) così scrive: "Videte ergo quomodo audiatis: qui enim habet, dabitur illi; et, quicumque non habet, etiam quod putat se habere, auferetur ab illo. (Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere)".

Secondo lo scientismo moderno, il canto degli uccelli va considerato come un linguaggio non articolato ma rispondente a situazioni che si verificano nella propria sfera biotica che ne rendono possibile la decodificazione. Tali situazioni riguardano stati di pericolo, disagio, aggressività, richiesta di cibo, corteggiamento ecc. e possono essere paragonate a quelle che provocano il pianto del bambino. Lo studio del canto degli uccelli rientra nell’ambito di una nuova scienza, la bioacustica musicale, che studia i fenomeni sonori in relazioni alle forme di vita del mondo animale.

Indice

* 1 Mitologia
o 1.1 Mitologia greca
o 1.2 Mitologia norrena
o 1.3 Mitologia celtica
o 1.4 Folklore
o 1.5 Religione
o 1.6 Alchimia
o 1.7 Letteratura e cultura
* 2 Bibliografia
* 3 Note
* 4 Collegamenti esterni

Mitologia

Mitologia greca


Secondo Apollonio Rodio, nella sua narrazione del mito di Giasone e degli Argonauti, la polena della nave Argo, costruita con legno di quercia proveniente dal bosco sacro di Dodona, poteva parlare il linguaggio degli uccelli, che, nella mitologia greca, può essere interpretato tramite la magia. Si diceva[senza fonte] che Democrito, Anassimandro, Apollonio di Tiana, Melampo ed Esopo comprendessero questo linguaggio.

Mitologia norrena

Nella mitologia norrena, il potere di capire il linguaggio degli uccelli era considerato segno di grande saggezza. Il dio Odino aveva due corvi, chiamati Huginn e Muninn, che volavano per il mondo e dicevano a Odino ciò che avveniva tra i mortali.

Il leggendario re della Svezia Dag il saggio aveva, appunto, questo potere. Aveva un passero che girava il mondo per portargli notizie. Si racconta che una volta, un contadino della Reidgotaland, abbia ucciso il passero, e abbia pagato ciò con dure punizioni da parte degli svedesi.

Si pensava che l'abilità potesse essere acquisita anche assaporando il sangue di drago. Nell'Edda poetica e nella Saga di Volsung, Sigfrido assaggia accidentalmente il sangue del drago, mentre sta arrostendo il cuore di Fáfnir. Questo gli dà l'abilità di capire il linguaggio degli uccelli, e ciò gli permette di salvarsi la vita, in quanto scopre che gli uccelli stavano parlando dei piani di Reginn per ucciderlo.

Nel poema eddico Helgakviða Hjörvarðssonar, vagamente connesso con la tradizione di Sigfrido, la ragione per la quale un uomo denominato Atli ha avuto quest'abilità non è esplicitamente riportata. Il figlio del signore di Atil, Helgi, avrebbe dovuto sposare colei che, presumibilmente, era la zia di Sigfrido, la Valchiria Sváva.

Mitologia celtica



Nella mitologia celtica, gli uccelli generalmente rappresentano la conoscenza profetica o le stragi (specialmente i corvi). Mórrígan si trasforma, per portare a compimento alcuni dei suoi piani, in un uccello.

Folklore



Il concetto è utilizzato anche in molti racconti folkloristici di varie tradizioni (tra le quali quella gallese, quella russa, quella tedesca, quella estone e quella greca), nei quali al protagonista è dato il dono di capire il linguaggio degli uccelli, o attraversi trasformazioni magiche, o come ricompensa da parte del re degli uccelli per le buone azioni svolte. Gli uccelli informano o mettono in guardia l'eroe, allo scopo di difenderlo dai pericoli, o di suggerirgli dove trovare un tesoro nascosto.

Religione

Nel Sufismo, il linguaggio degli uccelli è un mistico linguaggio angelico. Il Verbo degli uccelli (Mantiq at-tair) è un poema mistico di 4647 versi del poeta persiano del XII secolo Farid al-Din al-Attar.[1]

Lo stesso Francesco d'Assisi, secondo la tradizione, predicava agli uccelli.

Nel Talmud, la saggezza proverbiale di Salomone era dovuta al fatto che egli capiva il linguaggio degli uccelli, per un dono divino.[2]

Alchimia


Nella Qabbalah, nella magia del Rinascimento e nell'alchimia, il linguaggio degli uccelli era considerato un linguaggio perfetto e segreto, e la chiave per raggiungere la conoscenza perfetta, chiamata a volte la langue verte (la "lingua verde).[3]

Letteratura e cultura

Tracce di questa tradizione possono essere trovati ne Gli uccelli di Aristofane e ne Il Parlamento degli Uccelli, di Geoffrey Chaucer.

Nella Francia del medioevo, la lingua degli uccelli (in francese la langue des oiseaux), era un linguaggio segreto dei trovatori collegato ai tarocchi, presumibilmente basato su giochi di parole e simbolismi che nascevano dall'omofonia.

Il linguaggio artificiale del Futurismo russo, il linguaggio Zaum, fu descritto come "lingua degli uccelli" da Velimir Chlebnikov.

"La lingua degli uccelli" (in tedesco Die Sprache der Vögel) è un film tedesco del 1991.

Il compositore Jean Sibelius compose una marcia nuziale denominata "Il linguaggio degli uccelli" nel 1911.

Bibliografia

* (EN) Animal Symbolism in Celtic Mythology, di Lars Noodén (1992)
* Davidson, H.R. Ellis. Myths and Symbols in Pagan Europe: Early Scandinavian and Celtic Religions. Syracuse University Press: Syracuse, New York, Stati Uniti, 1988.
* Richard Khaitzine, La Langue des Oiseaux - Quand ésotérisme et littérature se rencontrent
* Rene Guenon, The Language of the Birds, dal "The Treasure", rivista sufi, Australia (1998)
* (FR) Le Verlan des Oiseaux (Il Verlan degli uccelli) "Pommes Pirates Papillons", poesie di Michel Besnier. Illustrazioni di Boiry, Edizioni Møtus

Note

1. ^ (EN) Un'immagine della rilegatura di un manoscritto del Verbo degli uccelli, del poeta Farid al-Din al-Attar
2. ^ Louis Ginzberg, Legends of the Bible, 1909
3. ^ Nelle opere di Fulcanelli e nel De occulta philosophia libri tres di Agrippa di Nettesheim


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MessaggioOggetto: Re: Incanto alato   Mar 6 Lug 2010 - 17:06

Anche il cristianesimo ha una lunga tradizione di figure simboliche negli uccelli, non sempre però benefiche (coem spesso accade aglòi animali nel cristianesimo).

http://it.wikipedia.org/wiki/Predica_agli_uccelli

La predica agli uccelli è la quindicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle Storie di San Francesco della Basilica superiore di Assisi, attribuiti a Giotto. Fu dipinta verosimilmente tra il 1290 e il 1295. Misura 230 in altezza, mentre la lunghezza è più breve delle altre scene perché si trova sulla controfacciata (come la scena del Miracolo della sorgente).

Questo episodio appartiene alla serie della Legenda maior (XII,3) di San Francesco: "Andando il beato Francesco a Bevagna, predicò a molti uccelli; e quelli esultanti stendevano i colli, protendevano le ali, aprivano i becchi, gli toccavano la tunica; e tutto ciò vedevano i compagni in attesa di lui sulla via." Oggi il luogo dove San Francesco d'Assisi fece il miracolo è segnalato da una piccola edicola sita in località Piandarca nel Comune di Cannara sulla strada che si dirige verso Bevagna.

È una delle scene più famose del ciclo, perché racconta un episodio molto amato dalla devozione popolare. Il santo è rappresentato invecchiato e il suo volto esprime una grande dolcezza. Gli alberi sono a grandezza naturale,a differenza di quelli dipinti nei paesaggi bizantineggianti di scene come l' Elemosina del Mantello o Il miracolo della sorgente.




FONTE: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/84/Giotto_-_Legend_of_St_Francis_-_-15-_-_Sermon_to_the_Birds.jpg

Nella mitologia e nel folklore di diverse tribù di nativi americani, l'uccello del tuono (in inglese thunderbird) è un gigantesco rapace

http://it.wikipedia.org/wiki/Uccello_del_tuono

In Lakota viene detto Wakinyan, unione di kinyan ("alato") e wakan ("sacro"); i Kwakiutl lo chiamavano Hohoq e i Nootka Kw-Uhnx-Wa. Si dice che abbia un'apertura alare pari a due volte la lunghezza di una canoa, e viene identificato con la tempesta: le nubi si addensano perché spinte dal vento creato dalle sue gigantesche ali (i cui movimenti creano il rombo dei tuoni), il lampeggiare sono bagliori dei suoi occhi, e i fulmini sono serpenti luminosi che il thunderbird porta con sé e lascia cadere a terra. Nelle maschere rituali, viene rappresentato come un uccello dal piumaggio multicromatico, con due corna ricurve, e denti nel becco.

A seconda delle tradizioni, l'uccello del tuono viene inteso come un mostro individuale o come un'intera specie di creature simili. I Nootka, che lo intendevano come mostro singolo, pensavano che fosse uno dei servi del Grande Spirito, e che fosse un messaggero divino. I Kwakiutl e i Cowichan credevano invece che esistessero molti esemplari di uccello del tuono; pensavano che potessero trasformarsi in esseri umani spigendo indietro il becco (come nell'atto di togliersi una maschera) e togliendosi le piume (come un costume). In forma umana, gli uccelli del tuono talvolta si sposavano con donne umane; per una famiglia di nativi americani, avere sangue d'uccello del tuono era evidentemente un vanto.

Nella tradizione Sioux, nei "tempi antichi" i thunderbird avevano distrutto i mostruosi rettili detti Unktehila.


I paleontologi sono in genere propensi a ritenere che i primi esseri umani che giunsero nell'America settentrionale abbiano incontrato gli enormi uccelli della specie Teratornis merriami, oggi estinta. Di conseguenza, il mito dell'uccello del tuono potrebbe corrispondere al lontano ricordo di queste creature, così come altre leggende amerindiane sembrano riferirsi ai mammuth o ad altri grandi animali del Pleistocene.



FONTE: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9c/Thunderbird_on_Totem_Pole.jpg


MA non è finita qui: gli uccelli e i loro miti accompagnano l'umanità fin dai suoi albori.

Sull'isola di Pasqua esistono miti sugli "Ahu"

In seguito ai cambiamenti all'interno della società e ai cambiamenti ambientali provocati dalla popolazione indigena, si verificò anche uno stravolgimento delle tradizioni e credenza delletribù indigene che popolavano l'isola. Dal 1500 d.C. in poi non vengono più eretti nuovi moai, ma quelli esistenti vengono bensì abbattuti. Cessa quindi anche la venerazione degli avi che fino ad allora rappresentava la tradizione più importante della popolazione indigena. Al posto degli avi si venera ora l'uomo uccello (in polinesiano: Tangata), un essere per metà uomo e per metà uccello.
Ogni primavera le singole tribù dell'isola sceglievano un guerriero che doveva partecipare al rito dell'uomo uccello, che consisteva nel raggiungere dal santuario di Orongo sulla cima del Rano Kao nelll' Isola di Motu Nui e riportare il primo uovo deposto dalla Sterna fuscata. Chi riusciva per primo a riportare un uovo indenne diveniva il nuovo uomo uccello fino alla primavera prossima, quando il rituale veniva ripetuto.
Quali siano le origini di questo rituale non sono note e ancor meno si sa se la tradizione dell'uomo uccello esistesse già prima del 1500 o sia stata frutto (come alcuni archeologi speculano) di alcune caste di guerrieri, che vollero in tale modo garantirsi una posizione di rilievo. Certo è che su molte isole popolate dai polinesiani si venerava già in passato l'uomo uccello. Si può presupporre quindi che questo tipo di culto abbia origini lontane e che fosse già praticato dalla popolazione indigena prima del 1500 anche se probabilmente in forma minore.


http://www.elisirvacanze.com/viaggi_esotici/il_culto_dell_uomo_uccello_sull_isola_di_pasqua_ssc_15.htm

e che dire dei famigerati ANNUNAKI?



FONTE: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f1/Annunaki.jpg


Nella mitologia sumera il termine Anunnaki (o Anunnaku), ossia "figli di An", indica l'insieme degli dèi sumeri.

Essi erano costituiti in un'assemblea, presieduta da An, dio del cielo. Tale assemblea si componeva dei sette supremi, di cui facevano parte i quattro principali dei creatori (An, Enlil, Enki, Ninhursag), con l'aggiunta di Inanna, Utu e Nanna e di 50 dei minori, detti anche Igigi.

Secondo Zecharia Sitchin gli Anunnaki sarebbero degli alieni provenienti da Nibiru, un pianeta del nostro sistema solare. Secondo questa tesi avrebbero avuto un ruolo importante nella veloce evoluzione della civiltà umana e in particolare di quella sumerica. I signori di Nibiru, sin dall'antichità, sarebbero scesi sulla Terra per sfruttare le risorse minerarie del nostro pianeta. Quando il pianeta Nibiru giunse nel punto della sua orbita più vicino alla Terra fu inviata una prima spedizione di esseri viventi capeggiata da Enki, un nome che ricorre spesso nella mitologia dei Sumeri. I luoghi scelti furono la Valle del Nilo, la Valle dell'Indo e la Mesopotamia.

Diverse critiche sono mosse a Sitchin, tra cui quella di fondare la sua teoria sulla traduzione generalmente errata sia di singole parole, sia di porzioni di testo. Quando Sitchin elaborò la sua teoria e pubblicò i primi testi, il Sumero era una lingua ancora poco comprensibile e nota solo a pochi specialisti. In seguito alcune pubblicazioni di massa, come il Sumerian Lexicon[1], ne hanno diffuso la conoscenza e permesso di verificare la traduzione di Sitchin[2][3].
http://it.wikipedia.org/wiki/Anunnaki





FONTE: http://www.disclose.tv/files/photos/0deb1c54814305cL.jpg


Ultima modifica di Admin il Mar 24 Ago 2010 - 6:06, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Incanto alato   Mer 7 Lug 2010 - 19:14

Altri uccelli mitici e leggendari...


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Mostro_di_Crawfordsville

Mostro di Crawfordsville
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Il mostro di Crawfordsville è il nome dato a una misteriosa creatura volatile avvistata nella piccola cittadina dell'Indiana durante il 1891.[1]
Indice


* 1 Storia
* 2 Caratteristiche
* 3 Avvistamenti
* 4 Note

Storia

La prima notizia riguardante la misteriosa creatura viene riportata nell'edizione mensile di settembre 1891 del Indianapolis Journal, e tempo dopo viene ripresa dal più influente Brooklyn Eagle entrando a far parte del ricco folklore statunitense.[2]

Contrariamente allo scetticismo che si potrebbe mostrare a riguardo, molti studiosi prominenti dell'epoca come l'investigatore del paranormale Charles Hoy Fort e il giornalista Vincent P. Gaddis, si occuparono di ricerche personali e indipendenti per far luce sulla storia del volatile e delle sue possibili origini.

Si arrivò a pensare di un coinvolgimento ufologico, ovvero, che non si trattasse di una creatura vivente ma di un oggetto volante non identificato, teoria avanzata per via del fatto che il mostro spariva e appariva in continuazione senza poterne trarne altre ipotesi. L'ipotesi fantascientifica fu screditata da Gaddis, che al termine delle sue ricerche preliminari giunse alla conclusione che s'era di fronte a «una creatura vivente abituata a un habitat atmosferico, ma non per questo forzatamente trattasi di UFO».[3][4]

Caratteristiche

Le descrizioni sono unanimi, ma talvolta discordanti riguardo caratteristiche fisiche o corporarli, come il respiro, da taluni definito normale, da altri molto caldo, arioso e incandescente. Si suppone la mancanza di testa, oppure presente ma in forma molto piccola, come testimoniato dai più. Gli occhi di colore rosso accesso, da sembrare infuocati. Concordano tutti sul fatto che si trattasse di una creatura rettile, ad una prima apparenza un'anguilla gigante alata, dal movimento ondulato e con una sorta di pinne presenti lungo tutto il corpo. La lunghezza stimata attorno ai venti piedi, per otto di larghezza.[1] In molti hanno descritto un forte sibilo, grido, emanato dalla creatura durante, prima e dopo il volo, molto simile a un urlo di dolore.[4]

Questo tipo di descrizione farebbe pensare ad una sorta di pterosauro.

Avvistamenti

Gli avvistamenti ufficiali e accertati del mostro di Crawfordsville sono due, entrambi avutisi nel corso del XIX secolo:[4]

* Il primo è occorso intorno alle 2 di mattina del 4 settembre 1891. Il volatile appare nei cieli di un maniero più volte andando e sparendo. All'avvistamento è testimone il reverendo G.W. Switzer, sua moglie e due operai di un campo agricolo.
* Il secondo, ben più celebre, è stato riferito da un centinaio di persone il 6 settembre. La creatura sorvola l'intera comunità per poi sparire nuovamente.

Note [modifica]

1. ^ a b Clark Jerome (2003), Unexplained: Strange Sightings, Incredible Occurrences, and Puzzling Physical Phenomena (Second edition), Visible Ink Press, ISBN 0-7808-0715-4
2. ^ Foundation of paranomral studies in Indiana: Folklore, (October 2006)
3. ^ Clark Jerome (1993), Encyclopedia of Strange and Unexplained Physical Phenomena, Thomson Gale, ISBN 0-8103-8843-X
4. ^ a b c Gaddis Vincent (1967), “Mysterious Fires And Lights”, David McKay Company Inc., Asin B0007DY65A


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Caradrio

Caradrio
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.



Illustrazione delle profezie del Caradrio in un'edizione del 1588 de Il Fisiologo

Il caradrio (anche caladrio o calandro) è un uccello bianco che, secondo la leggenda, viveva nei giardini reali.

Poteri

Le sue feci si dice abbiano il potere di curare le infiammazioni degli occhi. Inoltre esso aveva la capacità di sapere se una persona era affetta da una malattia mortale o no. In tal caso l’uccello distoglieva lo sguardo dal malato, altrimenti lo fissava e ne assorbiva i malesseri, poi volava verso il sole bruciando in tal modo le malattie raccolte.

Simbologia

Considerato nel medioevo simbolo di purezza e del sacrificio di Cristo.



FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Alicanto

Alicanto
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


L'alicanto è una figura mitologica: è un uccello notturno della mitologia cilena che si dice sia presente nel deserto di Atacama. Ha la particolarità di nutrirsi esclusivamente di oro e argento. Questa nutrizione lo rendenderebbe incapace di volare ma farebbe risplendere le sue ali di riflessi dorati. La leggenda vuole che questi uccelli portassero fortuna ai minatori: chi li avesse seguiti di nascosto avrebbe trovato l'oro; coloro invece che si fossero fatti scoprire, sarebbero morti precipitando in un burrone, a causa dello stesso alicanto, che li avrebbe condotti in direzioni sbagliate, non facendo brillare più le proprie ali.

Dalle Leggende Cilene:

L'alicanto è un uccello che si nutre solo ed esclusivamente di oro e altri metalli preziosi. In base alla sua alimentazione le sue ali ottengono sempre più riflessi dei metalli che mangia. Sono la fortuna e la sventura dei minatori in quanto se seguito l'alicanto porterà i fortunati a dei giacimenti d'oro, ma se per sfortuna il volatile si accorgesse di esser seguito, con molta astuzia condurrà i minatori in luoghi altamente pericolosi e poi smetterà di far risplendere le sue splendide ali. Tuttavia a forza di mangiar metalli preziosi la mitica bestia perderà il privilegio del volo.


In altri media

Reinterpretazione per Ecoworld:

Allineamento: Neutrale, Egoista.

Caratteristiche Fisiche: Uccello della grandezza di un pollo particolareggiato da delle splendide ali che risplendono di diversi riflessi in base al metallo preferito dall'alicanto. Ha un becco estremamente resistente.

Capacità: Pur essendo un uccello NON può volare a causa della sua "dieta". Mangia qualsiasi tipo di metallo e il suo piumaggio varia a seconda del metallo da lui preferito.

Quantità Esemplari: Ne esistono abbastanza anche se son tutti ben nascosti, purtroppo gli uomini tendo ad ucciderli dato che gli alicanti dopo essersi accorti di esser sfruttati dagli umani si ribellano e spesso in maniera aggressiva.

Utilizzo: Se si prova a seguire un alicanto si potranno scovare facilmente dei giacimenti di metalli in base al piumaggio dell'uccello; se malauguratamente l'alicanto si accorgesse di esser seguito, con molta astuzia condurrà i minatori in luoghi altamente pericolosi e poi smetterà di far risplendere le sue splendide ali o ingaggerà un combattimento.

Bibliografia

* Leyendas de Chile. biblioteca escolar apuntes nª27.



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MessaggioOggetto: Re: Incanto alato   Mer 7 Lug 2010 - 19:31

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Roc

Roc
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.



Un roc nell'atto di distruggere la nave di Sindbad

Il Roc o Rok (dal persiano رخ rokh ) è un uccello mitologico dal piumaggio bianco, di proporzioni e forza tali da permettergli di ghermire e mangiare anche elefanti.
Indice
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* 1 Origine del mito
* 2 Il roc secondo Marco Polo
* 3 Il Roc in Europa e nelle Mille e una notte
* 4 Tentativi di identificazione
* 5 Nella cultura popolare
* 6 Note
* 7 Voci correlate
* 8 Collegamenti esterni

Origine del mito [modifica]

L'origine del mito del Roc non è nota, ed è possibile che sia fondata su un uccello realmente esistito, essendoci riferimenti ad esso fin dall'VIII secolo da parte di autori vicino-orientali. Ci sono resoconti dell'avvistamento dell'uccello nell'Oceano Indiano da parte di un viaggiatore inglese che risalgono al Cinquecento.

Il roc secondo Marco Polo

Secondo quanto ha tramandato Marco Polo, il Roc indiano sarebbe sempre di color bianco, la lunghezza delle ali spiegate sarebbe di 16 passi e quelle delle sue penne di 8 passi.

Il Roc in Europa e nelle Mille e una notte

Il Roc è noto con questo nome, in Occidente, soprattutto attraverso il racconto su Sindbad il marinaio, una tarda aggiunta a Le mille e una notte. La leggenda era però già molto diffusa nell'Est. In tempi successivi l'habitat dell'uccello fu posto nel Madagascar, da dove venivano importate con il nome di "piume di Roc" le gigantesche fronde della palma da rafia, dall'aspetto molto simile a quello delle penne di uccelli.[1]

Nel racconto Sindbad, perdutosi in un'isola, scorge una grande cupola e vi si dirige. Il giorno dopo si accorge che la cupola è in realtà un grosso uovo e che la nuvola che appare su di lui non è altri che il mitologico uccello Roc. Appesosi ad una zampa, Sindbad farà un viaggio in cielo senza che l'uccello si accorga di niente. Così apprende che il Roc per nutrire i suoi piccoli porta loro degli elefanti. Il Roc appare così di color bianco, misura 18 metri di lunghezza e sarebbe originario del Mare Muhit (lett. "Mare Oceano"), collocato nel Mar Mediterraneo.

Tentativi di identificazione

Alcuni hanno voluto collegare la leggenda del Roc a uccelli giganteschi realmente esistiti. Nel 1990, in Madagascar, sono stati ritrovati i resti di un gigantesco uovo di quello che potrebbe essere stato un uccello delle proporzioni del Roc. Di fatto, sempre in Madagascar è accertata la presenza di un gigantesco uccello chiamato "uccello elefante" (Aepyornis maximus), estintosi solo nel XVI secolo, che non era però in grado di volare. Non vi sono però elementi che indicano che tale uccello abbia dato origine alle leggende, o tanto meno che esistesse un suo "parente" ancora più grande.

Nella cultura popolare

Nella saga di Shannara, i Roc sono destrieri alati giganti usati dagli elfi dell'aria.

Nella serie di Zelda, vi è uno strumento chiamato Piuma di Roc.

Il Roc appare in Age of Mythology come trasporto volante per la civiltà egizia.

Il Roc appare anche nel film d'animazione Sinbad: la leggenda dei sette mari.

Nel gioco di carte Magic: l'Adunanza , vi è una carta chiamata Rukh Egg (uovo di Roc), appartenente all'espansione "Arabian Nights".

Nel gioco di carte Yu-gi-oh! , vi è una carta chiamata Roc dalla valle della nebbia.

Note

1. ^ edi il Marco Polo di Yule, libro iii cap. 33, e Academy, 1884, N° 620.


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Simurg





Simurg
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Simurg, anche noto con i nomi di Simurgh, Semuru o Senmurv, era secondo le leggende persiane, l’uccello che viveva sull’albero dei semi, da cui erano generati i semi di tutte le piante selvatiche, posizionato accanto all’albero dell’immortalità (secondo alcuni studiosi, l’albero era invece l’albero della scienza, paragonato a Yggdrasill delle leggende scandinave). Il suo nome deriva dall'avestico Saena Meregha (Saena=Aquila Meregha=Uccello).
Indice


* 1 Caratteristiche
* 2 Leggende e fonti del mito
* 3 Bibliografia
* 4 Il termine Simurgh in altri contesti

Caratteristiche

Il compito principale del Simurgh era quello di far cadere a terra i semi dell’albero che lo sosteneva, posandovisi sopra. Le sue penne avevano proprietà magiche e taumaturgiche e le sue ali, quando spiegate, creavano un spessa foschia sulle montagne. Viveva solitamente sulla cima degli inaccessibili picchi caucasici e in modo analogo all’uccello Garuda, odiava i serpenti e combatteva i Naga. Nelle fonti più antiche il Simurgh è descritto come un uccello gigantesco, per molti versi simile al Roc, oppure come simile al Grifone, in parte cane e in parte uccello, e assume il ruolo di unificatore del cielo con la terra. Al contrario, i commentatori moderni ne hanno abbassato il prestigio, fino a dipingerlo come un colorato uccello di corte; Gustave Flaubert lo descrive come un uccello dalla testa umana, il piumaggio aranciato, dotato di 4 ali, e lunga coda di pavone. Per certe sue caratteristiche il Simurg ricorda anche altri uccelli mitologico come il Turul della tradizione turco-ungherese.

Leggende e fonti del mito

Un poema del XIII secolo narra di come tutti gli uccelli della terra decisero di andare in cerca del Simurgh; dopo molte difficoltà, rimasero solo in trenta per cercare la creatura, il cui nome significa proprio trenta, ma si accorsero che l’asprezza del viaggio li aveva purificati, trasformando loro stessi in Simurgh.

Altre fonti gli attribuiscono caratteristiche simili a quelle della Fenice: poteva vivere 1700 anni, ma si dava fuoco quando nascevano piccoli del sesso opposto.

Una leggenda del Kashmir racconta di un re che catturò un Simurgh per ascoltarne il leggendario canto, ma l’uccello si rifiutò di cantare; la moglie del re quindi, ricordando che un Simurgh canta solo quando vede un proprio simile, mise uno specchio davanti alla gabbia, ma il Simurgh, contemplandosi, cantò una melodia tristissima e morì.

In arabo il Simurgh è noto come ʿAnqāʾ.

Bibliografia

* Farid al-Din 'Attār, Il verbo degli uccelli, (a cura di C. Saccone), Milano 1986


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Strige

Strige (mitologia)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Lo strige (anche mormos, in latino strix), nelle leggende dell'antica Roma era un uccello notturno di cattivo auspicio che si nutriva di sangue e carne umana come oggi addebitato al vampiro. A differenza del vampiro, però, non era ritenuto un cadavere rianimato ma un prodotto di una metamorfosi. Il nome, in greco significa "gufo", con il quale viene spesso confuso. Il nome stesso della famiglia (Strigidae) proviene da questo uccello.
Indice


* 1 Storie della classicità
* 2 Medioevo
* 3 Oggi
* 4 Voci correlate
* 5 Note
* 6 Bibliografia

Storie della classicità

La più antica storia registrata relativa allo strige si trovava nella perduta Ornithologia dell'autore greco Boios, che però è stata parzialmente salvata nelle Metamorfosi di Antonino Liberale. Qui si narra la storia di Polifonte e dei suoi due figli Agrios e Oreios. Costoro, puniti per atti di cannibalismo, come Licaone, vennero trasformati. Polifonte e i figli divennero strigi, un uccello da preda "che grida nella notte, senza cibo o bevanda, con la testa in giù e le estremità inferiori in alto, portatore agli uomini di guerre e conflitti civili".[1]

La prima citazione in lingua latina si trova in Pseudolus,[2] di Plauto, risalente al 191 a.C.. Qui un cuoco, descrivendo una cucina dei suoi sottoposti, compara le loro azioni a quelle di strigi che smembrano una vittima dissanguata.

Petronio Arbitro nel Satyricon li descrive come ladri di cadaveri di ragazzi, che rimpiazzano con manichini di paglia.

Orazio, negli Epodi assegna alle strige alcune proprietà magiche: le sue piume sono un ingrediente per una pozione amorosa.

Lucio Anneo Seneca, nel suo Hercules furens asserisce che gli strigi abitano all'esterno del Tartaro.

Ovidio narra la storia degli strigi che attaccano il leggendario re Proca nella culla e di come vengano ricacciati con l'arbutus e placati con carne di maiale. Questo serviva a spiegare l'usanza di mangiare legumi e pancetta alle calende di giugno.[3]

Silio Italico, nei suoi Punica, come Virgilio con Enea nell'Eneide e prima ancora Omero con Ulisse nell'Odissea, fa discendere agli Inferi Publio Cornelio Scipione per incontare le anime e ottenere informazioni sulla guerra in corso. Silio Italico descrive gli Inferi e ne pone "a destra" un funereo albero di tasso su cui dimorano gufi, avvoltoi, arpie e "lo strige le cui ali sono macchiate di sangue".

Anche se abbondavano le descrizioni, il concetto di strige rimaneva comunque molto vago. Il naturalista Plinio il vecchio nella sua Naturalis Historia,[4] confessa di conoscerli poco. Ricorda che il loro nome viene usato come una imprecazione o una maledizione ma al di là di ciò, può solo riportare che le dicerie sul modo di nutrire i loro piccoli dovevano essere false, visto che nessun uccello, a parte il pipistrello, allatta la prole. Nel mondo antico il pipistrello era comunemente classificato come uccello. Solo Aristotele lo considerava a metà fra un uccello e una animale terrestre. Vedi Oliphant, p. 134 n. 4</ref>

Medioevo

La leggenda dello strige sopravvive nel Medioevo, come viene riportato nella Etimologia di Isidoro da Siviglia [5] e fornì nome e caratteristiche alla strigoaicǎ rumena e alla strega italiana. Anche la shtriga albanese deriva il suo nome dallo strige ma viene descritta come capace di trasformarsi in un insetto volante.

Una legge francese risalente al IV secolo e attribuita ad un antenato del re Clodoveo I prescrive:

"se qualcuno dice ad alta voce di una donna che è uno strige (stryge) o una prostituta sarà condannato ad una ammenda di 2.500 denari...Se una strige ha divorato un uomo [...] sarà condannata a pagare 8.000 denari"

Molto probabilmente però, in questo caso il termine stryge diventa un sinonimo peggiorativo di "strega", come questo appellativo si stava evolvendo nelle lingue romanze.

Carlo Magno, re cristiano che non credeva agli spiriti malefici, condannò a morte, nei suoi capitolari, i Sassoni che avevano bruciato (per loro unico rimedio contro gli strigi) alcuni uomini e donne accusati di esserlo diventati.

Oggi

In tempi più recenti lo Strige è diventato un mostro popolare nella serie Dungeons & Dragons. Nel gioco prende la forma di un mostro con molte gambe che succhia il sangue delle sue vittime attraverso un becco a forma di tubo.
Voci correlate [modifica]

* Ghoul
* Lilith
* Vampiro

Note

1. ^ Traduzione in inglese di Oliphant, pp. 133-134
2. ^ Pseudolus 819
3. ^ Fasti, vi.101 segg.
4. ^ Naturalis Historia xi.232
5. ^ Etymologia, 12, ch. 7.42

Bibliografia

* Samuel Grant Oliphant, "The Story of the Strix: Ancient", in Transactions and Proceedings of the American Philological Association', Vol. 44. (1913), pp. 133–149
* Christopher Michael McDonough, "Carna, Proca and the Strix on the Kalends of June", in Transactions of the American Philological Association (1974-), Vol. 127. (1997), pp. 315–344.



FONTE
: http://it.wikipedia.org/wiki/Turul

Turul
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Il Turul a Tatabánya

Il Turul è un uccello mitologico legato alle leggende sull'origine dei Magiari.

Il Turul è immaginato come un falco di enormi dimensioni. La parola deriva dal turco (togrul o turgul significa falco pellegrino). Nell'ungherese odierno falco si dice sólyom, ma ci sono altre tre parole che in passato denotavano diversi tipi di falchi: kerecsen (falco sacro), zongor e turul.

Due sono gli episodi significativi dell'epopea ungherese in cui il Turul ha un ruolo chiave.

Una prima volta è un Turul ad apparire in sogno ad Emese, la madre del principe Álmos. Il Turul, dopo averla fecondata, le avrebbe annunciato che il figlio sarebbe stato il fondatore di una grande dinastia.

Una seconda volta è un Turul ad apparire in sogno ai capi delle 7 tribu ungheresi. In questo caso i Turul mettono in fuga le aquile che stanno attaccando i cavalli delle tribu. Il significato attribuito ai sogni fu che era necessario migrare verso nuove terre. Una volta in movimento, i Turul indicarono loro la strada, guidandoli verso la Pannonia che sarebbe divenuta la culla dell'Ungheria.

Tra le numerose statute di Turul presenti sul territorio ungherese la più imponente è visibile presso Tatabánya. Eretta nel 1907, sembra che sia la più grande statua raffigurante un volatile in Europa[1]: l'apertura alare della statua è di oltre 15 metri.


Collegamenti esterni

* Il Turul di Tatabánya
* Articolo sui Turul in Ungheria

Note

1. ^ (EN) The Economic Development Organization of the County Town Tatabánya - 2.5 TOURISM AND CULTURE


FONTE
: http://it.wikipedia.org/wiki/Ziz

Ziz
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(Da sinistra a destra) Behemot, Ziz e Leviatano

Lo Ziz è il nome di una creatura biblica. Lo Ziz è un uccello, simile al Roc, presente nella mitologia ebraica, talmente grande da poter nascondere il sole con la sua apertura alare.

Assieme a Behemoth e a Leviatano, lo Ziz è la creatura più straordinaria della creazione che vive sulla Terra e rappresenta il cielo. Si dice che lo Ziz fu generato per proteggere tutti gli uccelli e che se lo Ziz non esistesse, tutti gli uccelli più piccoli presenti sulla Terra sarebbero già morti da molto tempo.

Lo Ziz è un animale unico, ma secondo alcuni racconti esso depose all'inizio dei tempi un uovo che si schiuderà nel giorno del Giudizio. Altre versioni affermano che lo Ziz rinasce come la Fenice, ma grazie all'uovo e non al fuoco.

Lo Ziz è presente anche nella letteratura ebraica infantile.
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MessaggioOggetto: Re: Incanto alato   Oggi a 18:23

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Incanto alato
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