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 Mitologia Inuit - Inuit mythology

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MessaggioOggetto: Mitologia Inuit - Inuit mythology   Mer 14 Lug 2010 - 10:27

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia_inuit

Mitologia inuit
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Per mitologia inuit si intendono le pratiche religiose tradizionali degli Inuit, che possono essere brevemente riassunte come una forma di sciamanesimo basata su principi animisti.

La mitologia inuit ha molte similitudini con le religioni delle altre regioni polari e, a differenza della gran parte delle mitologie, ha continuato ad avere fedeli senza interruzione, dai tempi antichi fino ai giorni nostri.[1][2][3] Sebbene il credo religioso dominante degli Inuit al giorno d'oggi sia il Cristianesimo, molti di loro continuano a mantenere alcuni elementi dei propri culti tradizionali: secondo alcune interpretazioni essi hanno adattato (chi più, chi meno) le credenze tradizionali al cristianesimo, mentre secondo altre hanno adattato il cristianesimo alla loro visione del mondo.

La cosmologia tradizionale degli Inuit non è una religione nella classica accezione teologica del termine ed è simile solo in parte a ciò che comunemente si intende per mitologia:
« L'universo inuit non è governato da nessuno. Non ci sono dee madri e figure paterne. Non ci sono dei del vento e creatori solari. Non ci sono punizioni eterne nell'aldilà, come non esistono punizioni per i bambini o per gli adulti nel presente. »

(Rachel Attituq Qitsualik, scrittrice inuit)

Infatti le storie tradizionali, i rituali e i tabù degli Inuit sono così intrecciati alla cultura timorosa e precauzionale richiesta dal duro ambiente artico che viene da chiedersi se si possano considerare delle vere e proprie credenze; a questo proposito va citata la risposta che venne data all'antropologo ed esploratore Knud Rasmussen dalla sua guida ed amico Aua, un angakkuq: quando Knud gli domandò riguardo le credenze religiose diffuse tra gli Iglulingmiut (gente di Igloolik) gli fu risposto: "Noi non crediamo. Noi temiamo". Alcuni autori contestano le conclusioni che si possono trarre dalle parole di Aua in quanto egli era sotto l'influenza dei missionari cristiani, tanto che arrivò successivamente a convertirsi; essi affermano che le persone convertite spesso vedono le cose in un'ottica polarizzata e ricca di contrasti. Il loro studio analizza anche le credenze di svariati gruppi inuit, affermando tra l'altro che tale atteggiamento di paura non era diffuso.[4]
« Prima c'erano gli unipkaaq: miti, leggende, e storie popolari che avvennero nel passato indefinito (taimmani).[5] »

Indice


* 1 Angakkuq
* 2 Anirniq
* 3 Tuurngait
* 4 Divinità e creature
* 5 Riferimenti artistici
* 6 Note
* 7 Fonti
* 8 Bibliografia
* 9 Collegamenti esterni

Angakkuq


Scultura raffigurante un angakkuq

L'angakkuq, altresì chiamato angakuq era una sorta di guaritore e psicoterapeuta che si prendeva cura delle ferite e offriva consigli, così come invocava gli spiriti per assistere la gente nella loro vita di tutti i giorni o, la maggior parte delle volte, per scacciarli; il suo ruolo era di vedere, interpretare ed esortare l'impercettibile e l'aldilà e spesso faceva uso di tamburi ritmici, canti e danze per svolgere i propri compiti. L'illuminazione (qaumaniq) era frequentemente usata per descrivere un'aura spirituale la cui rimozione, secondo loro, poteva risultare nella morte. Le abilità dell'angakkuq non erano frutto di apprendimento, bensì venivano ritenute un dono congenito che si sarebbe rivelato col tempo

La funzione dell'angakkuq è ampiamente scomparsa nell'odierna società inuit, ormai cristianizzata.

Anirniq

Gli Inuit credevano che tutte le cose avessero una forma di spirito o anima (in inuktitut: anirniq cioè respiro), come gli umani; questi spiriti si pensava persistessero dopo la morte, una credenza comune presente praticamente in tutte le società umane. Il credo della pervasività degli spiriti è la radice della struttura dei miti inuit, secondo un tradizionale detto: "Il grande pericolo della nostra esistenza risiede nel fatto che la nostra dieta consiste interamente in anime". In virtù di questo, uccidere un animale non è molto differente dall'uccidere una persona: una volta che viene liberata l'anirniq del morto, sia quest'ultimo animale o umano, essa può prendersi la sua vendetta. Lo spirito del morto può solo essere placato dall'obbedienza alle usanze, dall'evitare i tabù e dall'espletamento dei giusti rituali.

La durezza e la casualità della vita nell'Artico ha fatto sì che gli Inuit vivessero costantemente nella paura di potenze invisibili: un periodo sfortunato poteva porre fine ad un'intera comunità, e pregare forze potenzialmente arrabbiate e vendicative per le necessità di tutti i giorni è una conseguenza comune di un'esistenza precaria, persino ai giorni nostri; per gli Inuit, offendere un anirniq significava rischiare l'estinzione.
Era compito dell'angakkuq consigliare e ricordare alla gente i tabù ed i rituali che dovevano rispettare per placare gli spiriti, dal momento che era ritenuto capace di vederli e contattarli.

Sebbene l'anirniq di ogni persona fosse individuale, modellata dalla vita e dal corpo che aveva abitato, allo stesso tempo era parte di un insieme più grande; questo metteva in grado gli Inuit di prenderne in prestito le caratteristiche o i poteri assumendone il nome.

Sin dall'arrivo del cristianesimo tra gli Inuit, anirniq è divenuto il termine accettato per il concetto cristiano di anima; esso rappresenta la radice di altre parole correlate come anirnisiaq (angelo) e anirnialuk (dio, letteralmente il grande spirito).
« Gli umani erano un insieme in tre parti principali: iñuusiq , iḷitqusiq (forse "forza della vita" e "spirito personale") e atiq. Dopo la morte, l'iñuusiq partiva verso est, ma gli altri componenti dell'anima potevano rinascere.[6] »

Tuurngait

Alcuni spiriti erano per natura non connessi a corpi fisici, queste figure erano chiamate tuurngait (o tornait, tornat, tornrait). Alcuni erano spiriti buoni che potevano essere chiamati in caso di bisogno, ma altri erano malvagi e mostruosi ed erano ritenuti responsabili di battute di caccia infruttuose o attrezzi rotti; potevano anche possedere le persone. Un angakkuq con buone intenzioni poteva usarli per guarire malattie o trovare animali da cacciare per nutrire la comunità; poteva altresì combattere, esorcizzare o tenere a bada i cattivi spiriti con appositi rituali. Uno con intenzioni malevole, invece, poteva usarli per scopi personali, o per attaccare altre persone ed i loro tuurngait.

Similarmente a quanto accaduto con altre antiche religioni, la cristianizzazione ha portato il termine tuurngaq (singolare di tuurngait), che una volta significava semplicemente "spirito aiutante", a prendere l'accezione di demone.

Divinità e creature

* Sedna: dea del mare, conosciuta anche come Nerrivik, Arnapkapfaaluk, Arnakuagsak, e Nuliajuk.
* Qailertetang: spirito del tempo, guardiana degli animali e matrona dei pescatori e dei cacciatori nonché compagna di Sedna.
* Malina: dea del sole.
* Anningan: dio della luna.
* Silap Inua o Sila: impersonificazione dell'aria.
* Nanook: il signore degli orsi polari.
* Tekkeitsertok o Tuktusiaqtuq: il signore delle renne.
* Uentshukumishiteu (o Wentshukumishiteu): uno spaventoso mostro marino che viaggia sott'acqua al di sotto della banchisa polare e che può emergere in qualsiasi punto; si nutre di carne umana.[7] Questo spirito protegge ferocemente i cuccioli di varie specie dai cacciatori umani ed è particolarmente affezionato alle lontre. Può viaggiare sotto terra ed attraverso le rocce.[8][9] Si ritiene che una delle sua tane sia sotto Manitutshu, la Montagna dello Spirito, una collina presso le cascate Muskrat sul fiume Churchill, in Labrador.

Riferimenti artistici

* Tornrak, opera di John Metcalf.
* La scomparsa dell'Erebus di Dan Simmons.
* Penumbra: Black Plague videogioco della Frictional Games, dove i tuurngait sono i nemici principali.

Note [modifica]

1. ^ Inuit Culture, Traditions, and History
2. ^ Inuit at Encarta (archiviato dall'url originale)
3. ^ Inuit - Eskimo Religion
4. ^ Kleivan & Sonne 1985:32
5. ^ Lowenstein 1992, p. xxxv
6. ^ Lowenstein 1992, p. xxxiii
7. ^ Maberry, Jonathan. Vampire Universe. New York: Citadel, 2006: 283. (retrieved through Google Books, 15 Sept 2009.) ISBN 0-8065-2813-3.
8. ^ Legends: North America / Arctic Area. United Cherokee Ani-Yun-Wiya Nation. URL consultato il 2009-09-12.
9. ^ Manitutshu the Spirit Mountain at Muskrat Falls in Innu Nation Web site. URL consultato il 2009-09-14.

Fonti

* Tom Lowenstein; Asatchaq (informant); Tukummiq (translator), The Things That Were Said of Them : Shaman Stories and Oral Histories of the Tikiġaq People, Berkeley, CA, University of California Press, 1992. ISBN 0520065697
* Inge Kleivan; B. Sonne, Eskimos: Greenland and Canada, Leiden, The Netherlands, Institute of Religious Iconography • State University Groningen. E.J. Brill, 1985. ISBN 90-04-07160-1
* Frédéric Laugrand; Jarich Oosten; François Trudel, Representing Tuurngait. Memory and History in Nunavut, Volume 1, Nunavut Arctic College, 2000.

Bibliografia

* Asatchaq, and Tom Lowenstein. The Things That Were Said of Them Shaman Stories and Oral Histories of the Tikiġaq People. Berkeley: University of California Press, 1992. ISBN 0520065697
* Blake, Dale. Inuit Life Writings and Oral Traditions Inuit Myths. St. John's, Nfld: Educational Resource Development Co-operative, 2001. ISBN 0968880606
* Christopher, Neil, Louise Flaherty, and Larry MacDougall. Stories of the Amautalik Fantastic Beings from Inuit Myths and Legends. Iqaluit, Nunavut: Inhabit Media, 2007. ISBN 9780978218638
* Fienup-Riordan, Ann. Boundaries and Passages Rule and Ritual in Yup'ik Eskimo Oral Tradition. The Civilization of the American Indian series, v. 212. Norman: University of Oklahoma Press, 1994. ISBN 0806126043
* Hall, Edwin S. The Eskimo Storyteller: Folktales from Noatak, Alaska. Knoxville: University of Tennessee Press, 1975.
* Himmelheber, Hans, and Ann Fienup-Riordan. Where the Echo Began And Other Oral Traditions from Southwestern Alaska. Fairbanks: University of Alaska Press, 2000. ISBN 1889963038
* Houston, James A. James Houston's Treasury of Inuit Legends. Orlando, Fla: Harcourt, 2006. ISBN 0152059245
* MacDonald, John. The Arctic Sky Inuit Astronomy, Star Lore, and Legend. Toronto: Royal Ontario Museum/Nunavut Research Institute, 1998. ISBN 0888544278
* Millman, Lawrence, and Timothy White. A Kayak Full of Ghosts Eskimo Tales. Santa Barbara: Capra Press, 1987. ISBN 0884962679
* Norman, Howard A., Leo Dillon, and Diane Dillon. The Girl Who Dreamed Only Geese, and Other Tales of the Far North. New York: Harcourt Brace, 1997. ISBN 0152309799
* Spalding, Alex. Eight Inuit Myths = Inuit Unipkaaqtuat Pingasuniarvinilit. Ottawa: National Museums of Canada, 1979.
* Wolfson, Evelyn. Inuit Mythology. Berkeley Heights, NJ: Enslow Pub, 2001. ISBN 0766015599


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MessaggioOggetto: Re: Mitologia Inuit - Inuit mythology   Gio 10 Nov 2011 - 13:35

Admin riporto la versione inglese di wikipedia...

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Inuit_mythology

Inuit mythology
From Wikipedia, the free encyclopedia

Inuit mythology has many similarities to the religions of other polar regions. Inuit traditional religious practices could be very briefly summarised as a form of shamanism based on animist principles.

In some respects, Inuit mythology stretches the common conception of what the term "mythology" means. Unlike Greek mythology, for example, at least a few people have believed in it, without interruption, from the distant past up to and including the present time.[1][2][3] While the dominant religious system of the Inuit today is Christianity, many Inuit do still hold to at least some element of their traditional religious beliefs. Some see the Inuit as having adapted traditional beliefs to a greater or lesser degree to Christianity, while others would argue that it is rather the reverse that it true: The Inuit have adapted Christianity to their worldview.

Inuit traditional cosmology is not religion in the usual theological sense, and is similar to what most people think of as mythology only in that it is a narrative about the world and the place of people in it. In the words of Inuit writer Rachel Attituq Qitsualik:

“ The Inuit cosmos is ruled by no one. There are no divine mother and father figures. There are no wind gods and solar creators. There are no eternal punishments in the hereafter, as there are no punishments for children or adults in the here and now. ”

Indeed, the traditional stories, rituals and taboos of the Inuit are so tied into the fearful and precautionary culture required by their harsh environment that it raises the question as to whether they qualify as beliefs at all, much less religion. Knud Rasmussen asked his guide and friend Aua, an angakkuq (shaman), about Inuit religious beliefs among the Iglulingmiut (people of Igloolik) and was told: "We don't believe. We fear." Living in a varied and irregular world, the Inuit traditionally did not worship anything, but they feared much. Some authors[who?] debate the conclusions we might deduce from Aua's words, because the angakkuq was under the influence of missionaries, and later he even converted to Christianity — converted people often see the ideas in polarisation and contrasts, the authors say. Their study also analyses beliefs of several Inuit groups, concluding (among others) that fear was not diffuse.[4]

“ First were unipkaaqs : myths, legends, and folktales which took place "back then" in the indefinite past (taimmani).[5]"


Anirniit

The Inuit believed that all things had a form of spirit or soul (in Inuktitut: anirniq - breath; plural anirniit), just like humans. These spirits were held to persist after death - a common belief present in practically all human societies. However, the belief in the pervasiveness of spirits - the root of Inuit myth structure - has consequences. According to a customary Inuit saying "The great peril of our existence lies in the fact that our diet consists entirely of souls." By believing that all things have souls like those of humans, killing an animal is little different from killing a person. Once the anirniq of the dead - animal or human - is liberated, it is free to take revenge. The spirit of the dead can only be placated by obedience to custom, avoiding taboos, and performing the right rituals.

The harshness and randomness of life in the Arctic ensured that Inuit lived constantly in fear of unseen forces. A run of bad luck could end an entire community, and begging potentially angry and vengeful but unseen powers for the necessities of day-to-day survival is a common consequence of a precarious existence even in modern society. For the Inuit, to offend an anirniq was to risk extinction. The principal role of the angakkuq in Inuit society was to advise and remind people of the rituals and taboos they needed to obey to placate the spirits, since he was held to be able to see and contact them.

The anirniit were seen to be a part of the sila - the sky or air around them - and were merely borrowed from it. Although each person's anirniq was individual, shaped by the life and body it inhabited, at the same time it was part of a larger whole. This enabled Inuit to borrow the powers or characteristics of an anirniq by taking its name. Furthermore, the spirits of a single class of thing - be it sea mammals, polar bears, or plants - were in some sense held to be the same, and could be invoked through a sort of keeper or master who was connected in some fashion with that class of thing. In some cases, it is the anirniq of a human or animal who became a figure of respect or influence over animals things through some action, recounted in a traditional tale. In other cases, it is a tuurngaq, as described below.

Since the arrival of Christianity among the Inuit, anirniq has become the accepted word for a soul in the Christian sense. This is the root word for a number of other Christian terms: anirnisiaq means angel and God is rendered as anirnialuk - the great spirit.

“ Humans were a complex of three main parts : two souls (iñuusiq and iḷitqusiq : perhaps "life force" and "personal spirit") and a name soul (atiq). After death, the iñuusiq departed for the east, but the other soul components could be reborn.[6] ”


Tuurngait

Some spirits were by nature unconnected to physical bodies. These figures were called tuurngait (also tornait, tornat, tornrait, singular tuurngaq, torngak, tornrak, tarngek). Some were helping spirits that could be called upon in times of need. Some were evil and monstrous, responsible for bad hunts and broken tools. They could also possess humans, as recounted in the story of Atanarjuat. An angakkuq with good intentions could use them to heal sickness, and find animals to hunt and feed the community. He or she could fight or exorcise bad tuurngait, or they could be held at bay by rituals; However, an angakkuq with harmful intentions could also use "tuurngait" for their own personal gain, or to attack other people and their tuurngait.

Though once Tuurngaq simply meant "helping spirit", it has, with Christianisation, taken on the meaning of demon in the Christian belief system.

Angakuit

The angakkuq (Inuktitut syllabics ᐊᖓᑦᑯᖅ[7] or ᐊᖓᒃᑯᖅ,[8] also angatkuq or angakuq; plural angakuit) of a community of Inuit was not the leader, but rather a sort of healer and psychotherapist, who tended wounds and offered advice, as well as invoking the spirits to assist people in their lives, or as often as not fighting them off. His or her role was to see, interpret and exhort the subtle and unseen. Angakkuq were not trained - they were held to be born with the ability and to show it as they matured. Rhythmic drums, chants and dances were often used in the performance of the duties of the angakkuq. Illumination (Inuktitut: qaumaniq) was often used by the angakkuq to describe a spiritual aura, the removal of which could, in their opinion, result in death.

The function of the angakkuq has largely disappeared in Christianised Inuit society.

Deities

Below is an incomplete list of Inuit myth figures thought to hold power over some specific part of the Inuit world:

Qailertetang- weather spirit, guardian of animals, and matron of fishers and hunters. Qailertetang is the companion of Sedna.
Sedna - the mistress of sea animals
Sedna (Sanna in modern Inuktitut spelling) is known under many names, including Nerrivik, Arnapkapfaaluk, Arnakuagsak, and Nuliajuk.
Sila - personification of the air
Nanook - (Nanuk in the modern spelling) the master of polar bears
Tekkeitsertok - the master of caribou


Creatures and spirits

Qalupalik is a myth/legend that was told by Inuit parents and elders to prevent children from wandering to the shore where the Qalupaliks live. Qalupalik: human-like creatures that live in the sea, long hair with green skin and long finger nails. Qalupaliks wear an amautik so it can take babies and children who disobey their parents or wander off alone and takes the children in her amautik under water were she adopts them as their own. Qalupaliks have a distinctive humming sound, and the elders have said you can hear the Qalupaliks humming when they are near. Up to today the Qalupalik story is still being told in schools, books and by parents who don’t want their children to wander off to the dangerous shore. The myth was adapted as a 2010 stop motion animation short Qalupalik by Ame Papatsie.[9]

Saumen kars or 'Tornits' are the Inuit version of the hairy man or yeti myth[10]. Tizheruk are snake-like monsters. Tupilaq are avenging monsters which were invoked using Shamanic magic.

Notes

^ Inuit Culture, Traditions, and History
^ "Inuit at Encarta". Archived from the original on 2009-10-31.
^ Inuit - Eskimo Religion
^ Kleivan & Sonne 1985:32
^ Lowenstein 1992, p. xxxv
^ Lowenstein 1992, p. xxxiii
^ Inuktitut Living Dictionary
^ Inuktitut Living Dictionary
^ Papatsie, Ame. "Nunavut Animation Lab: Qalupalik" (Animated short). NFB.ca. National Film Board of Canada. Retrieved 7 November 2011.
^ http://writerstevensymes.blogspot.com/p/about-steven.html


References

Lowenstein, Tom; Asatchaq (informant); Tukummiq (translator) (1992). The Things That Were Said of Them : Shaman Stories and Oral Histories of the Tikiġaq People. Berkeley, CA: University of California Press. ISBN 0520065697.
Kleivan, Inge; B. Sonne (1985). Eskimos: Greenland and Canada. Iconography of religions, section VIII, "Arctic Peoples", fascicle 2. Leiden, The Netherlands: Institute of Religious Iconography • State University Groningen. E.J. Brill. ISBN 90-04-07160-1.
Laugrand, Frédéric; Jarich Oosten; François Trudel (2000). Representing Tuurngait. Memory and History in Nunavut, Volume 1. Nunavut Arctic College.

Fiction

Tornrak, the 1990 opera by John Metcalf features several spirits in the Arctic scenes.
The Terror, Dan Simmons, Horror novel, 2007.
Video game Penumbra: Black Plague by Frictional Games. The Infected are the main enemies serving the hive mind Tuurngait.

Further reading

Asatchaq, and Tom Lowenstein. The Things That Were Said of Them Shaman Stories and Oral Histories of the Tikiġaq People. Berkeley: University of California Press, 1992. ISBN 0520065697
Blake, Dale. Inuit Life Writings and Oral Traditions Inuit Myths. St. John's, Nfld: Educational Resource Development Co-operative, 2001. ISBN 0968880606
Christopher, Neil, Louise Flaherty, and Larry MacDougall. Stories of the Amautalik Fantastic Beings from Inuit Myths and Legends. Iqaluit, Nunavut: Inhabit Media, 2007. ISBN 9780978218638
Fienup-Riordan, Ann. Boundaries and Passages Rule and Ritual in Yup'ik Eskimo Oral Tradition. The Civilization of the American Indian series, v. 212. Norman: University of Oklahoma Press, 1994. ISBN 0806126043
Hall, Edwin S. The Eskimo Storyteller: Folktales from Noatak, Alaska. Knoxville: University of Tennessee Press, 1975.
Himmelheber, Hans, and Ann Fienup-Riordan. Where the Echo Began And Other Oral Traditions from Southwestern Alaska. Fairbanks: University of Alaska Press, 2000. ISBN 1889963038
Houston, James A. James Houston's Treasury of Inuit Legends. Orlando, Fla: Harcourt, 2006. ISBN 0152059245
MacDonald, John. The Arctic Sky Inuit Astronomy, Star Lore, and Legend. Toronto: Royal Ontario Museum/Nunavut Research Institute, 1998. ISBN 0888544278
Millman, Lawrence, and Timothy White. A Kayak Full of Ghosts Eskimo Tales. Santa Barbara: Capra Press, 1987. ISBN 0884962679
Norman, Howard A., Leo Dillon, and Diane Dillon. The Girl Who Dreamed Only Geese, and Other Tales of the Far North. New York: Harcourt Brace, 1997. ISBN 0152309799
Spalding, Alex. Eight Inuit Myths = Inuit Unipkaaqtuat Pingasuniarvinilit. Ottawa: National Museums of Canada, 1979.
Wolfson, Evelyn. Inuit Mythology. Berkeley Heights, NJ: Enslow Pub, 2001. ISBN 0766015599

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