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 Cardo: forza e protezione

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MessaggioOggetto: Cardo: forza e protezione   Sab 17 Lug 2010 - 11:04


QUESTA SCHEDA CONTIENE INFORMAZIONI CHE POSSONO GENERARE SITUAZIONI DI PERICOLO E DANNI. I DATI PRESENTI HANNO SOLO UN FINE ILLUSTRATIVO E IN NESSUN CASO ESORTATIVO. PRIMA DI PROSEGUIRE SI PREGA DI LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE.



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FONTE: http://goodmorningumbria.wordpress.com/category/la-magia-delle-erbe/



CARDO BENEDETTO (Cnicus Benedictus) Fam. Compositee di Loriana Mari

Caratteristiche: pianta dal fusto eretto, ramificato, ricoperta di peluria, ha foglie spinose, frastagliate o pennate terminanti con aculei. I fiori sono di coloregiallo protetti da un involucro spinoso. La fioritura avviene dalla primavera all’estate. La pianta può raggiungere i 40 centimetri d’altezza.

Plinio nella sua “Storia Naturale”, lo annovera fra gli ortaggi pregiati.
Fin dai tempi antichissimi, germogli e semi di cardo servivano per produrre il caglio dei formaggi, ma solo nel ‘500 si hanno le prime testimonianze della sua presenza in cucina, e delle sue tecniche d’imbiancamento.
Due medici della corte sabauda, alla fine del XVI sec. scrivevano:
“i cardi si mangiano ordinariamente nell’autunno e nell’inverno fatti teneri bianchi sottoterra.
Nel ‘700 il rinomato libro di cucina “Il Cuoco Piemontese” cita la ricetta più classica a base di cardi: la bagnacauda , piatto simbolo della gastronomia del Piemonte.

Insieme al tartan, il cardo è forse il simbolo che identifica maggiormente gli scozzesi, e oggi lo si vede usato per contraddistinguere come scozzesi una serie di prodotti, servizi e organizzazioni. Una leggenda racconta che un manipolo di guerrieri scozzesi stavano per essere sorpresi nel sonno da un gruppo di vichinghi invasori, e si salvarono solo perché uno degli attaccanti mise un piede nudo sopra un cardo selvatico. Le sue grida diedero l’allarme e gli scozzesi, risvegliati, sconfissero come di dovere i danesi. In segno di ringraziamento la pianta fu chiamata Guardian Thistle (cardo protettore) e venne adottata come simbolo della Scozia. Non esiste alcuna testimonianza storica che sostenga questa leggenda, ma qualunque siano le sue origini, il cardo è stato un simbolo scozzese importante per più di 500 anni. Appare in modo riconoscibile forse per la prima volta su delle monete d’argento emesse nel 1470 durante il regno di Giacomo III e, a partire dagli inizi del XVI secolo fu incorporato nello stemma reale della Scozia..

Habitat: originario delle regioni mediterranee il Cardo Santo è spontaneo nell’Italia Centro Meridionale, dalla pianura fino all’alta collina.

Proprietà: in erboristeria è rinomato per le sue proprietà aperitive, diuretiche e toniche. il cardo santo, o cardo benedetto, era stimato nel Medioevo come pianta in grado di guarire molte malattie. La pianta contiene un principio amaro (la cninina), tannini, sali minerali e vitamina B1. Il principio amaro facilita la secrezione della bile e dei succhi gastrici, rendendosi utile per quanti soffrono di disturbi digestivi. Lo stesso principio amaro è un valido aiuto contro l’inappetenza.

Raccolta: si impiegano le sommità fiorite e le foglie colte all’inizio della fioritura e fatte debitamente essiccare all’ombra.

Precauzioni: rispettare scrupolosamente le dosi perchè la cninina, glucoside amaro contenuto nella pianta, se ingerita in forti dosi causa vomito e malesseri gastrici.

Uso: Informazioni extra: in cucina il cardo santo può essere utilizzato lesso o unito in piccole dosi alla frutta nelle marmellate. Ottimo anche per bagni tonificanti.

Storia, leggenda, mito e magia: questa varietà, spesso eclissata dalle altre più vigorose, è la più celebre dal punto di vista della tradizione. Dal Medio-Evo è il Cardo magico per eccellenza, questa pianta, in generale, dona forza e protezione. Bruciare del Cardo infatti produce l’effetto di allontanare le negatività. Il Cardo Santo rientra inoltre negli ingredienti di antichi rituali di guarigione ed esistono ancora delle regioni dove se ne fanno delle pozioni ed infusi da somministrare ai depressi ed ai malinconici. Il pianeta legato al Cardo è Marte e le divinità associate sono Minerva e Thor. Pianta celebrata da Dioscoride già duemila anni fa, era coltivata nel Medioevo da frati ed erboristi nei loro orti per le proprietà medicinali. Si riteneva che esso possedesse, tra le altre, la virtù di rinforzare la memoria e di migliorare l’udito. Probabilmente questo attributo gli venne per le supposte proprietà cardiocircolatorie che favorendo la circolazione sanguigna, avrebbe aiutato l’irrorazione del cervello. Le prime tracce del Cardo sono state rinvenute prima in Etiopia e successivamente in Egitto.
———————————————————————————————————————–

Piccole perle: per un’azione antisettica e detergente e cicatrizzante, utilizzare il decotto che si prepara facendo bollire 250 gr di acqua, 15 gr di foglie, fiori e fusto tritati finemente e ben essiccati. Dopo 25 m di bollitura togliere dal fuoco, filtrare, addolcire con un po’ di miele e bere caldo, oppure mettere sulla parte interessata la pappetta.


Ultima modifica di Tila il Mar 10 Ago 2010 - 10:08, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Cardo: forza e protezione   Sab 17 Lug 2010 - 11:09

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Carduus





Carduus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Cardo (nome scientifico Carduus L. 1753) è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, dall’aspetto di erbacee annuali o perenni, mediamente alte, in genere molto spinose e dai fiori simili al carciofo.
Indice
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* 1 Sistematica
* 2 Etimologia
* 3 Morfologia
o 3.1 Fusto
o 3.2 Foglie
o 3.3 Infiorescenza
o 3.4 Fiori
o 3.5 Frutti
* 4 Distribuzione e habitat
* 5 Usi
o 5.1 Cucina
o 5.2 Industria
* 6 Note
* 7 Nomi regionali
* 8 Bibliografia
* 9 Altri progetti
* 10 Collegamenti esterni

Sistematica [modifica]

Le famiglia delle Asteraceae è la famiglia vegetale più numerosa, organizzata in quasi 1000 generi per un totale di circa 20.000 specie. Al genere Carduus sono assegnate numerose specie (circa 90), due dozzine delle quali appartengono alla nostra flora spontanea.
Nelle classificazioni più vecchie la famiglia delle Asteraceae viene chiamata anche Compositae.
Il genere Carduus spesso viene botanicamente “confuso” con altri generi come quello del Cirsium o Cnicus (in effetti un tempo diverse specie di quest'ultimo genere appartenevano al genere Carduus – nel XVIII secolo fu proposto dai botanici lo sdoppiamento del genere Carduus passando diverse specie al nuovo genere Cnicus). Un modo per distinguere il genere Carduus dagli altri è esaminare le setole del pappo : in questo le setole sono delle pagliette denticolate e ispide e non piumose come ad esempio nel genere Cirsium.
A parte questioni relative alla nomenclatura c'è una effettiva difficoltà nel gestire questo genere in quanto le varie specie presentano pochi caratteri veramente distintivi e la variabilità di alcuni gruppi è molto alta come anche le possibilità di ibridazione. L'Italia inoltre può essere considerato il territorio con la maggior presenza di specie di questo genere con grandi possibilità di creare ibridi di difficile individuazione.
Una possibile classificazione di questo genere (non tutti gli autori sono però concordi) è così organizzata :

Famiglia : Asteraceae, definita dal botanico e politico belga Barthélemy Charles Joseph Dumortier (1797 - 1878) in una pubblicazione del 1822.

Sottofamiglia : Carduoideae, definita dal botanico e naturalista francese Alexandre Henri Gabriel de Cassini nel 1826 (per altri autori si tratta della sottofamiglia delle Cichorioideae)

Tribù : Cardueae, definita da Alexandre Henri Gabriel de Cassini nel 1819 (altri autori chiamano la tribu col nome di Cynareae)

Sottotribù : Carduinae, definita da Barthélemy Charles Joseph Dumortier nel 1827

Genere : Carduus, definita dal naturalista svedese Carl von Linné (1707 - 1778) nel 1753.



Etimologia [modifica]

Il nome del genere (Carduus) deriva dal latino (= “cardo” in italiano) che a sua volta potrebbe derivare da una parola greca il cui significato si avvicina al nostro vocabolo “rapare”; ma altre ricerche farebbero derivare da un'altra radice, sempre greca, “ardis” (= “punta dello strale”), alludendo ovviamente alla spinosità delle piante di questo genere.
L'antichità del cardo viene attestata anche da antiche leggende che associano questo fiore al pastore siciliano Dafne, alla cui morte (grazie all'intervento di Pan e Diana), la Terra, piena di dolore, fece nascere una pianta piena di spine, il “cardo” appunto.
È da ricordare ancora che anche nelle tradizioni ariane il cardo era associato al dio Thor (dio della guerra e dei fulmini) .
Il nome italiano “Cardo” è abbastanza generico in quanto nel linguaggio comune si riferisce a diversi generi e specie di piante. Tra i generi che vengono chiamati direttamente “cardo”, oppure hanno una o più specie che comunemente si chiamano con questo nome citiamo: Carduus, Carduncellus, Carlina, Centaurea, Cnicus, Cynara, Echinops, Galactites, Jurinea, Onopordum, Scolymus, Silybum, Tyrimnus, tutti della famiglia delle Asteraceae. Ma anche in altre famiglie abbiamo dei generi con delle specie che volgarmente vengono chiamate “cardi” : il genere Eryngium della famiglia della Apiaceae o il genere Dipsacus della famiglia delle Dipsacaceae.

Morfologia [modifica]

La forma biologica prevalente è emicriptofita bienne (H bienn): sono piante perennanti per mezzo di gemme poste al suolo con un ciclo di crescita biennale ; questo significa che il primo anno si produce al più una bassa rosetta basale di foglie, mentre il secondo anno fiorisce completamente. Tuttavia se il clima è sufficientemente caldo può fiorire già durante il primo anno di vita. Il numero dei capolini per ogni pianta può variare oltre che dalla specie anche dalle caratteristiche del sito in cui si trova la pianta e può andare da 1 a oltre 100.
Un'altra forma biologica, per questo genere, è emicriptofita scaposa (H scap), ossia piante perennanti per mezzo di gemme poste al suolo formate da un asse fiorale lungo e con poche foglie.
Fusto [modifica]

Il fusto è eretto (ma esistono specie acauli – senza fusto) ramificato oppure semplice, e a volte è alato; nella parte terminale le foglie possono essere assenti o comunque sono ridotte; spesso di presenta il fenomeno della decorrenza delle foglie lungo il fusto in basso. La dimensione del fusto può andare da pochi centimetri a oltre 1 metro (nelle zone extraeuropee sono stati riscontrati individui di alcune specie alti diversi metri).
Foglie [modifica]

Le foglie, sessili (raramente picciolate, spesso decorrenti), sono di forma generalmente lanceolata; la lamina può essere lievemente dentata oppure incisa profondamente in 10 e più lobi; il margine fogliare è quasi sempre spinoso, spini che possono essere morbidi o pungenti e duri; la disposizione delle foglie lungo il fusto è alterna e quelle basali formano una rosetta.
Infiorescenza [modifica]

L'infiorescenza è formata da capolini fiorali costituiti da numerosi fiori tubulosi, (il tipo ligulato, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono inoltre ermafroditi, tetraciclici (calice– corolla – androceo – gineceo) e pentameri. Il capolino fiorale è sorretto da un involucro (cilindrico o emisferico o ovoide) circondato da diverse serie (7 – 10 o più) di brattee spinose chiamate squame, che a volte divergono dal corpo centrale in modo eretto o patente e a volte sono anche riflesse verso il basso. La forma delle squame è importante come carattere distintivo della specie e può essere lineare, lanceolata, con strozzatura mediana oppure no, ristretta bruscamente con una spina appuntita o rotondeggiante.
Fiori [modifica]


* Calice: il calice è ridotto al minimo.
* Corolla: la corolla è tubulosa (ma anche campanulata) e terminante con 5 lacine colorata in genere di porporino, oppure rosso e a volte bianco (ma raramente). Nella corolla in genere si distinguono tre parti : tubo, gola e lobi; le cui forme e dimensioni servono per distinguere le varie specie.
* Androceo: gli stami sono 5 ed hanno dei filamenti liberi e pelosi che possiedono la particolarità di compiere dei movimenti. Le antere sono caudate alla base (hanno una coda).
* Gineceo: l'ovario è infero; gli stimmi sono glabri (hanno un ciuffo di peli solo all'apice dello stilo che sporge rispetto alla corolla).

Frutti [modifica]

I frutti sono acheni lisci di colore chiaro, provvisti di pappo formato da piccolissime setole. Il pappo ha la funzione di aiutare la dispersione del seme portato quindi dal vento. Ogni pianta può produrre migliaia di semi (possono arrivare a oltre 100.000 semi in totale – 1.000 e più per capolino) e vengono dispersi circa un mese dopo la fioritura. Sembra che un singolo seme rimanga attivo nel suolo fino a 10 anni. Questo naturalmente non facilita il controllo di queste piante che in varie parti del mondo sono considerate infestanti.

Distribuzione e habitat [modifica]

Questo genere comprende piante native dell'Europa (comprese le Canarie), Asia (fino al Giappone) e Africa (areale del Mediterraneo).
In Italia è un Genere molto diffuso e lo si può trovare praticamente ovunque anche perché le sue specie sono molto robuste e crescono bene in qualsiasi ambiente e nelle condizioni più disparate.

Usi [modifica]
Cucina [modifica]

Alcune parti di queste piante (se raccolte quando sono ancora giovani) vengono utilizzate per l'alimentazione umana (ricordano il sapore del carciofo).
Industria [modifica]

Dalle piante dei “cardi” si può ricavare dell'olio e della carta. Inoltre anticamente le infiorescenze secche del cardo dei lanaioli erano usate per la cardatura della lana.
Note [modifica]

* Per l'America del Nord le specie di questo genere non sono native, infatti sembra che siano state introdotte nel 1800 nella parte orientale degli Stati Uniti e subito si sono dimostrata “specie invasive”. In molti stati degli Stati Uniti (ma anche in alcune province del Canada) è stata dichiarata “erbaccia nociva”. Buona parte delle risorse energetiche dell'agricoltura sono impiegate per liberare i terreni delle aziende agricole e dei pascoli da queste specie. Le foglie sono sgradevoli sia per il bestiame che per la fauna selvatica. Inoltre la presenza di queste piante nei prati e nei pascoli porta ad un rapido degrado del terreno : il bestiame infatti evita queste piante dando alle stesse un notevole vantaggio competitivo rispetto ad altre più appetitose. Per controllare i danni provocati da queste piante le autorità locali consigliano il taglio preventivo dei capi fiorali e lo smaltimento degli stessi in sacchi di plastica ben sigillati per ridurre al minimo la dispersione dei semi. In altri casi sono stati usati dei diserbanti specifici con sgradevoli effetti collaterali. Sono stati fatti anche degli esperimenti introducendo nelle zone infestate da queste piante alcuni insetti le cui larve si cibano di queste piante, ma con risultati controversi in quanto vengono attaccate anche alcune specie rare e protette del genere Carduus.
* Il cardo, da un punto di vista storico è una pianta molto antica : i primi riferimenti certi sono stati trovati nella civiltà Egizia; ma prima ancora sembra che fosse usato in Etiopia.
* Il cardo è il simbolo della Scozia. La leggenda racconta che un gruppo di vichinghi stavano per sorprendere nel sonno degli scozzesi; ma l'agguato fallì in quanto un invasore calpestando col piede nudo un cardo si mise a gridare. Negli stendardi scozzesi infatti il cardo vien associato ad un motto latino che tradotto significa “Nessuno mi avrà sfidato impunemente”
* Alcune specie di Carduus servono come piante alimentari per le larve di alcuni Lepidotteri tra cui Coleophora therinella.

Nomi regionali [modifica]
Calabria Acòcassu o carduni
Piemonte Card
Sardegna Gùreu, gardu
Sicilia Napordu

Bibliografia [modifica]

* Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo , Milano, Federico Motta Editore, 1960. pag. 457
* Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982. pag. 142 ISBN 8850624492





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MessaggioOggetto: Re: Cardo: forza e protezione   Mar 20 Lug 2010 - 12:09

Da quel che ne so il cardo mariano ha anche valenze simboli che che ricalcano l’iconografia della passione di Cristo (non solo il colore profondo della infiorescenza ma anche probabilmente le sue spine.

Sul sito Elicriso con link e FoNTE: http://www.elicriso.it/it/linguaggio_fiori/cardo_mariano/ si dice che:

Il Cardo mariano è stata da sempre considerata una pianta solare quindi con significato positivo.
Esistono numerose leggende riguardo questa pianta una delle quali è che permetterebbe di capire se una persona ci ama ma non ha il coraggio di dirlo. Per capirlo si racconta che bisogna raccogliere un cardo mariano in piena fioritura in occasione della Festa di San Giovanni e dopo averlo bruciacchiato, bisogna esporlo durante la notte della vigilia dentro un bicchiere d'acqua: se il colore del cardo si ravviva, vuol dire che l'amore esiste.
L’articolo su questo sito continua dicendo che:
Anche nei paesi dell'est europeo esistono numerosssime leggende a conforto del fatto che il cardo mariano sia una pianta solare. In Prussia ed in Boemia si schiacciava un fiore di cardo per liberare il corpo degli animali dai vermi recitando "piccolo cardo mio, piccolo cardo mio, non libererò la tua testolina fino a quando non libererai .... (il gatto ad esempio) dai vermi".
In Estonia si metteva del cardo in un campo di grano per allontanare gli spirito maligni.


Ultima modifica di Admin il Lun 16 Ago 2010 - 14:43, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Cardo: forza e protezione   Mar 20 Lug 2010 - 13:32

Admin ha scritto:

Il Cardo mariano è stata da sempre considerata una pianta solare quindi con significato positivo.


Buon pomeriggio Admin,

sul cardo mariano c'è molto da dire, io lo consiglio spesso per problemi legati al fegato ad esempio.

Associato con la bardana e il tarassaco presi durante le stagioni di disintossicazione sono una manna per un fegato stanco...

Baci
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MessaggioOggetto: Re: Cardo: forza e protezione   Ven 23 Lug 2010 - 14:45

Visto che avevo accennato l'importanza del cardo mariano per il fegato...continuo il discorso...se avete qualche altra notizia in merito o altri impieghi postate postate postate

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Silybum_marianum

Utilizzo e proprietà farmacologiche [modifica]

Il cardo mariano è una pianta officinale, usata per il trattamento delle affezioni a carico del fegato. Per le sue proprietà è usato anche come ingrediente nella preparazione di liquori d'erbe. Il fitocomplesso è stato usato con successo nel trattamento in pazienti affetti da epatite cronica sintomatica con scomparsa completa dei sintomi clinici vedi: astenia, inappetenza, grave meteorismo, dispepsia, subittero e con normalizzazione delle transaminasi. Gli stessi risultati si possono ottenere nei pazienti sottoposti a pesanti cicli di chemioterapia con gravi alterazioni biumorali e cliniche riguardanti la funzione epatica.

La moderna fitoterapia lo utilizza in decotto o infuso, però con una certa cautela nei pazienti sofferenti di ipertensione, a causa della presenza della tiramina. Il fitocomplesso di Cardo mariano (soprattutto il componente silibinina) riduce le transaminasi ed altri indici bioumorali nel decorso delle epatopatie e sembra proponibile inoltre anche nella sindrome epato-renale. Possibili, secondo lavori in vitro da confermare in vivo, interazioni col citocromo P450 specie con l'isoforma CYP 3A4 interessata al metabolismo di molti farmaci di sintesi. (P.Campagna. Farmaci vegetali. Minerva Medica ed. 2008)
Altri flavonolignani presenti, però, hanno dimostrato delle proprietà individuali che spiegherebbero parzialmente le capacità del fitocomplesso di indurre una certa rigenerazione delle cellule epatiche:

* la silandrina, interferirebbe con la sintesi dei trigliceridi ed è anche capace di modulare la funzione della cicloossigenasi II (inducibile nelle infiammazioni);
* la silimonina è risultata essere un modulatore della pompa ATP-dipendente della multiresistenza ai farmaci (GP170/MDRG) e dell'enzima 17beta-idrossisteroide deidrogenasi.

E' possibile dunque che l'azione generica sia quella di stimolare l'eliminazione cellulare delle tossine e ridurre la componente infiammatoria, presente nelle forme epatitiche grasse, alcoliche e da terapie ormonali con steroidi.

Il fitocomplesso è stato usato con successo nel trattamento in pazienti affetti da epatite cronica sintomatica con scomparsa completa dei sintomi clinici vedi: astenia, inappetenza, grave meteorismo, dispepsia, subittero e con normalizzazione delle transaminasi. Gli stessi risultati si possono ottenere nei pazienti sottoposti a pesanti cicli di chemioterapia con gravi alterazioni biumorali e cliniche riguardanti la funzione epatica.

Proprietà officinali [modifica]
Avvertenza
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.

Dagli acheni del cardo mariano si estrae la silimarina, una miscela di flavonolignani (silibina, silidianina, isosilibina e silicristina) noti per le proprietà depurative e protettive sul fegato. Il cardo mariano viene utilizzato in tutte le epatopatie (alcoliche, tossico-metaboliche, iatrogene e croniche) in cui sia rilevato un danno anatomo-funzionale, [1] dato che effettua un'azione rigeneratrice nei confronti della cellula epatica e rende più resistente la cellula nei confronti degli agenti epatotossici.[2] Inoltre è un efficace antiossidante dato che cattura i radicali liberi.[3]

L'utilizzo a scopo terapeutico di questa pianta è noto fin dall'antichità ma l'isolamento e la caratterizzazione dei principi attivi sono stati completati negli anni settanta.

Le radici hanno proprietà diuretiche e febbrifughe. Le foglie hanno proprietà aperitive.

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MessaggioOggetto: Re: Cardo: forza e protezione   Lun 15 Ago 2011 - 7:14

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Silybum_marianum

Silybum marianum
From Wikipedia, the free encyclopedia

Silybum marianum,also called milk thistle, is an annual or biannual plant of the Asteraceae family. This fairly typical thistle has red to purple flowers and shiny pale green leaves with white veins. Originally a native of Southern Europe through to Asia, it is now found throughout the world. The medicinal parts of the plant are the ripe seeds.

Common names for this species include blessed milk thistle, Marian Thistle, Mary Thistle, Saint Mary's Thistle, Mediterranean Milk Thistle and Variegated Thistle.


Description

It grows 40 to 100 cm tall. The stem is grooved and more or less cottony.

The leaves are oblong to lanceolate. They are either lobate or pinnate, with spiny edges. They are hairless, shiny green, with milk-white veins.

The flower heads are 4 to 5 cm long and wide, of red-purple colour. They flower from June to August.

The bracts are hairless, with triangular, spine-edged appendages, tipped with a stout yellow spine.

The achenes are black, with a simple long white pappus, surrounded by a yellow basal ring.[1]



Medicinal Uses

In herbalism, it is used in cases of liver diseases (cirrhosis, jaundice and hepatitis), gallbladder disease, and is claimed to protect the liver against poisons. Silibinin (syn. silybin, sylimarin I) is a hepatoprotective (antihepatotoxic), antioxidant (radical-scavenging agent), thus stabilizing and protecting the membrane lipids of the hepatocytes (liver cells). Silicristin inhibits the enzymes peroxidase and lipoxygenase. Silidianin is a plant growth regulator. A 2000 study of such claims by the AHRQ concluded that "clinical efficacy of milk thistle is not clearly established". However a more recent study did show activity against liver cancers. A 2005 Cochrane Review considered thirteen randomised clinical trials which assessed milk thistle in 915 patients with alcoholic and/or hepatitis B or C virus liver diseases. They question the beneficial effects of milk thistle for patients with alcoholic and/or hepatitis B or C virus liver diseases and highlight the lack of high-quality evidence to support this intervention. Cochrane concluded more good quality randomised clinical trials on milk thistle versus placebo are needed.

Its potent extract is used in medicine under the name silymarin (a flavonolignane complex consisting of silibinin A and B/silybin/silymarin I, isosilibinin A and B, silicristin/silymarin II, silidianin). Silibinin is used against poisoning by amanitas, such as the Death Cap (Amanita phalloides)[2] as well as in cerebral edema and acute hepatitis therapy.

Mary thistle has been grown as a medicinal plant in monasterial gardens since ancient times.The seed is the part of the plant used medicinally.

Silybum marianum extract has antifungal effects, it prevents the growth of dermatophytes more than saprophytes fungi.[3]


Where it grows

Possibly native near the coast of south east England.It has been widely introduced outside its natural range, for example into Iran, North America, Australia, and New Zealand where it is considered an invasive weed. Cultivated fields for the production of raw-material for the pharmaceutical industry exists in bigger dimension in Austria (Region Waldviertel), Germany, Hungary, Poland, China and Argentina. In Europe it is sown yearly in March-April. The harvest in 2 steps (cutting and threshing) takes place in August, about 2–3 weeks after the flowering.


Animal Precautions

Due to potassium nitrate content, the plant has been found to be toxic to cattle and sheep. When potassium nitrate is eaten by ruminants, the bacteria in animal's stomach breaks the chemical down, producing a nitrite ion. Nitrite ion then combines with hemoglobin to produce methaemoglobin, blocking the transport of oxygen. The result is a form of oxygen deprivation. [1]


Other uses

The extract is now also being used in a beverage called Rockstar Energy Drink as an energy enhancing agent.


References

^ Rose, Francis (1981). The Wild Flower Key. Frederick Warne & Co. pp. 388–389. ISBN 0-7232-2419-6.
^ Saller R., Brignoli R., Melzer J., Meier R."An updated systematic review with meta-analysis for the clinical evidence of silymarin" Forschende Komplementarmedizin 2008 15:1 (9-20)
^ Salehi M., Hasanloo T., Mehrabian S., Farahmand S. , "Effects of Silybum marianum (L.) Gaertn seeds extract on dermatophytes and saprophytes fungi in vitro compare to clotrimazol" Pharmaceutical Sciences 2011 16:4 (203-210)

Milk Thistle: Effects on Liver Disease and Cirrhosis and Clinical Adverse Effects AHRQ report
PDR for Herbal Medicines, Third Edition (ISBN 1-56363-512-7)
Everist, S.L. (1974) Poisonous Plants of Australia Revised edition. pp. 185-187. (Angus & Robertson: Sydney) ISBN 0-207-14228-9
Parsons, W.T. & Cuthbertson, E.G. (2001) Noxious Weeds of Australia. 2nd edn. pp. 229-233 (CSIRO: Collingwood) ISBN 0-643-06514-8.
Rambaldi A, Jacobs BP, Iaquinto G, Gluud C. Milk thistle for alcoholic and/or hepatitis B or C virus liver diseases. Cochrane Database of Systematic Reviews 2005, Issue 2. Art. No.: CD003620. DOI: 10.1002/14651858.CD003620.pub3 (available URL: http://www.cochrane.org/reviews/en/ab003620.html)



FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Silybum_marianum_g1.jpg
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