Forum di sciamanesimo, antropologia e spirito critico
Nei momenti più bui, ricorda sempre di fare un passo alla volta.
Voler ottenere tutto e subito è sciocco
Nei momenti più difficili, ricorda sempre che le abitudini stabiliscono un destino.
Stabilisci quelle che ti danno energia e crescita.
È solo nell’ora più profonda del Duat, nella Notte oscura dell’anima che possiamo vedere noi stessi.
E capire come superare la notte.
Non rifuggire l’oscurità, impara a vederci attraverso.
Tutto passa e scorre, il giorno diviene notte e la notte giorno.
Ciò che è bene per te ora domani diverrà un ostacolo e un impedimento, o un danno, e viceversa.
Tutto finisce e muta, come la pelle di un serpente.
Impara ad essere la volontà pura di vivere e non la pelle morta di un intento esaurito.
Tutto ciò che non supera l’alba del tuo nuovo giorno, non deve essere portato con te.
Il mondo è infinito, non giudicare perdite e guadagni come il piccolo pescatore che non ha mai visto l’Oceano.
Sconfinate sono le possibilità della Ruota.
Impara a fluire e solo allora senza occhi, senza orecchie né pensiero, vedrai, sentirai e capirai il Tao.
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 Il Non fare

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Maschile Capra
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MessaggioOggetto: Il Non fare   Mar 21 Apr 2009 - 12:36

Il termine "NON FARE" è un improprio...coniato e usato in occidente per la prima volta da Carlos Castaneda.


Improprio non nel senso di inesatto...il realtà il non fare è pur sempre un fare, ma volto a far saltare il disco fisso della nostra vita.


Il principio però è conosciuto da tutte quelle discipline che hanno come obiettivo lo spezzare il sogno percettivo in cui gli esseri umani vivono, sia in stato di cosiddetta veglia che nei sogni.

Tecniche di risveglio sono infinite, ognuna però deve adattarsi all'abito di sonno dello specifico individuo.


Gli sciamani totechi sostengono che l'unico modo per poter smantellare il sogno del nostro fare collegato energeticamente alla percezione della nostra quotidianità è l'agguato che con ilnon fare mettiamoin atto nei confronti del nostro agire quotidiano.


Non esistono regole prefissate...sarebbe solo un altro fare.


L'unica regola è osservarsi e piano piano attuare gesti che miniano alle fondamenta il nostro credo di quotidianità e l'importanza del nostro ego.

Esistono degli importanti paralelli su questo concetto nella mistica ebraica, nel taoismo, nel buddismo e nello sciamanesimo.

Questo ci porta a poter ipotizzare che
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jacinto



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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Ven 15 Mag 2009 - 8:33

Admin ha scritto:
... Questo ci porta a poter ipotizzare che ...

non riesco a leggere oltre la frase sopra riportata... manca qualcosa?

J.
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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Ven 15 Mag 2009 - 9:35

jacinto ha scritto:
Admin ha scritto:
... Questo ci porta a poter ipotizzare che ...

non riesco a leggere oltre la frase sopra riportata... manca qualcosa?

J.


Ciao Jacinto!

errore di digitazione :-)

avevo scritto altro ma a quanto pare non è rimasto nulla...bene così...

riassumendo, si può ipotizzare che al di la di ogni differenza del sognare comune, gli stati percettivi raggiunbiili e raggiunti attraverso la conoscenza silenziosa, ottenuta tramite l'agguato anche dei "non-fare" sono materia ed essenza comune di tutti coloro che, quale che sia la loro epoca, società, esistenza, e sviluppo storico hanno sfondato il diaframma del sogno comune.

Per fare un esempio...si dice che Gustavo Roll avesse tramite la sua conoscenza silenziosa la consapevolezza del doppio e del suo pieno ed operativo utilizzo.

Nulla di diverso per certi aspetti da cio che hanno studiato piu sistematicamente gli sciamani toltechi.

Spesso in molti tendono ad identificare ilpunto di arrivo col colore e la forma dei mezzi di trasporto che li portano a quella metà...e così perdono la cosa fondamentale...forse...

Tu che ne pensi?

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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Ven 15 Mag 2009 - 16:26

Admin ha scritto:
Spesso in molti tendono ad identificare ilpunto di arrivo col colore e la forma dei mezzi di trasporto che li portano a quella metà...e così perdono la cosa fondamentale...forse...
Tu che ne pensi?

Forse non ho molto chiaro il tutto: "non fare" "agguato" "silenzio"
e quindi la frase quotata mi risulta un po' troppo criptica: cosa intendi per "punto di arrivo"?

J.
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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Ven 15 Mag 2009 - 20:22

jacinto ha scritto:
Admin ha scritto:
Spesso in molti tendono ad identificare ilpunto di arrivo col colore e la forma dei mezzi di trasporto che li portano a quella metà...e così perdono la cosa fondamentale...forse...
Tu che ne pensi?

Forse non ho molto chiaro il tutto: "non fare" "agguato" "silenzio"
e quindi la frase quotata mi risulta un po' troppo criptica: cosa intendi per "punto di arrivo"?

J.

beh se vuoi una spiegazione razionbale dei termini seocndo la terminologia dichiarata da Casstaneda nei suoi testi se ne puo parlare col tempo mano a mano che avrò la possibilità di cmpletare una lista e un commento ai testi di castaneda...

parlavo della nostra lista di idee e di concetti sul mondo. Cosi ossessiva nel suo tentativo interpretativo che cerca anche di definire ciò che sta al di la dello steccato....ed anche il dire che esiste un altra parte dello steccato fa parte di questa ossessione interpretativa. Non so se riesco a spiegarmi.

il tonal per castaneda.

parlavo delle parole...con le parole.

é per questo che la cosa risulta criptica...credo...

Come puoi definire l'esistere?

Così....

o no?


Comprendi?

il silenzio lo vivi.

MA non è facile.

L'aldiqua non è l'inferno. é una parte.

L'equilibrio si costruisce dopo una lotta credo. Dopo anni di tìfratture e ricongiunzioni.

Ora la domanda che vorrei porre io è: circoscrivendo il problema...di cosa vogliamo parlare?

Da dove iniziamo?


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jacinto



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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Sab 16 Mag 2009 - 11:34

Admin ha scritto:
Come puoi definire l'esistere? ... Da dove iniziamo?

Non ho una definizione, ho solo curiosità.
Iniziamo dal "silenzio", o meglio dalla pratica indicata da Castaneda come l'interruzione della nostra "descrizione" (definizione?), del mondo.
Ecco, la mia esperienza in materia si limita, nel corso del tempo, a pochi istanti in cui ho percepito, intuito che al di là del mio "pensiero", esisteva altro, molto altro... ma è tutto lì. Il lavoro richiede molta attenzione e applicazione e, almeno per me, un immediato "scontro" con quanto mi sta vicino e ho come l'impressione e il timore che per me il tutto si riduca a vaneggiamento...

O meglio: per averci riflettuto su a lungo, mi sembra di capire la profondità del messaggio e dell'esempio di Don Juan e di condividerne l'ampiezza della visione, ma al contempo, di non esserne all'altezza...
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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Dom 17 Mag 2009 - 8:30

jacinto ha scritto:
Admin ha scritto:
Come puoi definire l'esistere? ... Da dove iniziamo?

Non ho una definizione, ho solo curiosità.
Iniziamo dal "silenzio", o meglio dalla pratica indicata da Castaneda come l'interruzione della nostra "descrizione" (definizione?), del mondo.
Ecco, la mia esperienza in materia si limita, nel corso del tempo, a pochi istanti in cui ho percepito, intuito che al di là del mio "pensiero", esisteva altro, molto altro... ma è tutto lì. Il lavoro richiede molta attenzione e applicazione e, almeno per me, un immediato "scontro" con quanto mi sta vicino e ho come l'impressione e il timore che per me il tutto si riduca a vaneggiamento...

O meglio: per averci riflettuto su a lungo, mi sembra di capire la profondità del messaggio e dell'esempio di Don Juan e di condividerne l'ampiezza della visione, ma al contempo, di non esserne all'altezza...

il fatto di esserne o non esserne all'altezza fa ancora parte di un parametro della tua percezione che ha a che fare con l'insieme delle tue credenze.

Se vogliamo seguire gli esempi e cio che dice don Juan, cosi come le Streghe di Castaneda, possiamo fare tutto cio che è in nostro Potere per favorire il salto o meglio lo spostamento cognitivo e percettivo.

Quando se e come accadrà, non è nelle possibilità della nostra forma umana.

Anche per me si tratta di pochi istanti, ma credo che statisticamente la cosa sia normale, nel senso che all'inizio di una pratica è comune il fatto di avere dei brevi momenti di percezione inusuale rispetto alla precedente percezione.

Mi fa piacere che tu mi abbia chiesto queste cose e abbia fatto queste domande.

Hai altre espereinze in merito allo sciamanesimo? Hai letto libri?

Cosa ne pensi delle altre forme di sciamanesimo?

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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Lun 18 Mag 2009 - 11:09

Admin ha scritto:
Hai altre espereinze in merito allo sciamanesimo? Hai letto libri?
Cosa ne pensi delle altre forme di sciamanesimo?

Non le chiamerei esperienze, ma attimi (attimi) di comprensione profonda di cosa sia forse quella "forma umana" di cui tu parli e che hanno lasciato nel mio ricordo una profonda consolazione, anche se, a dirla tutta, dopo sono rimasto ancora più confuso di prima.
Ridotti all'esperienza quotidiana a me hanno lasciato solo la sensazione di un qualcosa che forse raggiungerò mio malgrado, ma poco più.
Mi pare che l'esistenza "ordinaria" assorba di gran lunga più emozioni e proponga necessità più pressanti e immediate...

Ho letto e riletto i primi 4 di Castaneda, ma poi mi sono fermato, perplesso, al "Dono dell'aquila"... troppo duro

Non ho molto altro da dire su altre mie conoscenze dello sciamanesimo se non qualche lettura affrettata, anche se significativa e un corso e ricorso di lettura dei "Frammenti..." di Ouspenskij e qualcosa, di conseguenza, sul sufismo.

Grazie per l'attenzione

e spero che i contributi a questo sito, come merita, aumentino

Jacinto
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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Mar 19 Mag 2009 - 6:11

una volta decisa la guerra, non si torna più indietro...

eppure la carne continua a bruciare.

Col cuore e con ciò che non si può definire,

sappiamo che certe parole sono vere...

una parte di me non vuole staccarsi. Si sente sola, offesa.

Vuole restare qui.

Ma dietro tutto ciò, esiste solo la lotta per l'energia.

é per questo che l'impeccabilità è il primo e piu duro dono che il guerriero fa a se stesso.

Basta poco per tornare all'inferno.

Ma quel continuo e grottesco tira e molla tra alti e bassi,

se osservato...può darci la spinta.

Le lacrime non finiranno.

Fino a quando ungiorno esse diverranno gioia...e poi...qualcos'altro.
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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Mar 19 Mag 2009 - 7:32

Admin ha scritto:

Ma quel continuo e grottesco tira e molla tra alti e bassi, se osservato...può darci la spinta.

Essenziale ed efficace. Grazie
parole tue? o citazioni?

J.
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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Mar 19 Mag 2009 - 7:40

solo una osservazione di quanto sia difficile procedere e mantenersi coerenti con l'impeccabilità del metodo.

a volte sembra la cosa piu difficile del mondo.

é come se una parte di noi di fronte alla sfida dell'essere impeccabili dicesse: "che diritto hai di fare questo? Non ne ho voglia, è troppo per me...non è naturale cio che stai facendo, lasciamiin pace"

Il campanello che quella situazione nasconde molto di piu di una semplice oscillazione di emozioni è prorpio il nostro star male...

e come un segugio bisogna seguire le tracce fino alle radici...

solo questo :-)
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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Mar 19 Mag 2009 - 18:08

Admin ha scritto:
solo una osservazione
solo questo :-)

... solo

già.

Tornando alle tue parole, devo arguire che anche la tua esperienza ti ha portato a farti dire a te stesso "lasciami in pace", per non parlare del resto.

Non so se puoi essere d'accordo, ma è già più confortante scoprire di non essere il

... solo

Per passare ad altro, ti dico che presto avrò qualche novità su libri che forse ti potranno interessare.
Ti lascio con la curiosità (se mai spunterà...)
Così avrò forse il modo per consolidare un inizio di ragionamento che mi sembra, almeno a me, avviato bene

Un abrazo

J.
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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Mar 19 Mag 2009 - 19:06

jacinto ha scritto:
Admin ha scritto:
solo una osservazione
solo questo :-)

... solo

già.

Tornando alle tue parole, devo arguire che anche la tua esperienza ti ha portato a farti dire a te stesso "lasciami in pace", per non parlare del resto.

Non so se puoi essere d'accordo, ma è già più confortante scoprire di non essere il

... solo

Per passare ad altro, ti dico che presto avrò qualche novità su libri che forse ti potranno interessare.
Ti lascio con la curiosità (se mai spunterà...)
Così avrò forse il modo per consolidare un inizio di ragionamento che mi sembra, almeno a me, avviato bene

Un abrazo

J.



Riguardo al sentirsi soli...lo siamo sempre stati di fronte all'infinito.

Cio che però mi fa provare davvero paura...è l'idea che gli altri mi hanno inculcato della vita così profondamente che ha radicato come un polpo in angoli insondabili della mia energia.

E quel polpo quando viene messa in discussione la sua priorità e la sua importanza trema....quel tremore è il terrore che a volte mi attanaglia.

A volte è meglio così.

cio che mi dice "lasciami in pace" è solo ed esclusivamente la parte di me che resiste...la mia parte umana. la parte che si commisera e autocommisera.

accade a tutti..tutti coloro che hanno subito il plagio delle intrusioni esterne al vivere e bastare a se stessi in termini energetici.

Non posso darti la mia commiserazione per il fatto che mi dici che non ti senti il solo.

se lo facessi violerei il patto di impeccabilità che ho preso con ciò che è.

Posso punzecchiarti e stimolarti se vuoi.

Anche se a volte non è per nulla facile.

E ti senti morire...e ti senti di essere come un alieno in un nmondo di persone che non ti sembrano vicine per nulla.

che sembrano essere su un altro piano.

e non perché sei arrivato...ma perché e prorpio perché hai appena iniziato....a capire, prima a ncora dell'ambito vedere.

per i libri sono a tua disposizione...curioso come una scimmia :-)

Non penso di dire nulla di speciale...a dire il vero mi credo ridondante, perché cio che dico difetta di prevedibilità....devo ancora capire come fare degli aguati adeguati e devastanti al mio carattere...e quando accadrà mi cacherò sotto credo...
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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Lun 23 Mag 2011 - 14:27

Admin ha scritto:


Gli sciamani totechi sostengono che l'unico modo per poter smantellare il sogno del nostro fare collegato energeticamente alla percezione della nostra quotidianità è l'agguato che con ilnon fare mettiamoin atto nei confronti del nostro agire quotidiano.

Non esistono regole prefissate...sarebbe solo un altro fare.

L'unica regola è osservarsi e piano piano attuare gesti che miniano alle fondamenta il nostro credo di quotidianità e l'importanza del nostro ego.

Admin ha scritto:
si può ipotizzare che al di la di ogni differenza del sognare comune, gli stati percettivi raggiunbiili e raggiunti attraverso la conoscenza silenziosa, ottenuta tramite l'agguato anche dei "non-fare" sono materia ed essenza comune di tutti coloro che, quale che sia la loro epoca, società, esistenza, e sviluppo storico hanno sfondato il diaframma del sogno comune.

Per fare un esempio...si dice che Gustavo Roll avesse tramite la sua conoscenza silenziosa la consapevolezza del doppio e del suo pieno ed operativo utilizzo.

Nulla di diverso per certi aspetti da cio che hanno studiato piu sistematicamente gli sciamani toltechi.
Spesso in molti tendono ad identificare ilpunto di arrivo col colore e la forma dei mezzi di trasporto che li portano a quella metà...e così perdono la cosa fondamentale...forse...

Buon pomeriggio Admin,

trovo la tua ipotesi molto coerente.

Riporto un breve stralcio da Viaggio a Ixtlan di Carlos Castaneda (pag. 178):

-Questo è tutto vero, don Juan?-
-Rispondere si o no alla tua domanda sarebbe
fare. Ma poiché stai imparando a non-fare ti devo dire che in realtà non importa se è vero o no. E qui che il guerriero ha un punto di vantaggio sull'uomo medio.
L'uomo medio si cura se le cose siano vere o false, ma il guerriero no.
L'uomo medio procede in modo specifico con le cose che sa essere vere e in modo diverso con le cose che sa non essere vere. Se le cose sono dette vere, agisce e crede in quello che fa, ma se le cose sono dette non vere, non si cura di agire o non crede in quello che fa. Il guerriero, d'altra parte, agisce in entrambi i casi. Se le cose sono dette vere, agisce per fare il
fare, se sono dette non vere, agisce ancora per fare il non-fare. Hai capito?-


In parte l'esempio che forse più rende l'idea è quello che fa con il sassolino e le foglie.

DJ lo esortava a desistere dalle proprie abitudini anche nelle azioni più comuni, come quello di osservare un sassolino o le foglie, non doveva fissare come solito fare le foglie degli alberi ma contemplare le ombre delle foglie, come l'ombra del sassolino, permettendo alla percezione di espandersi...


Riporto anche uno stralcio del pensiero di Theun Mares da Il ritorno dei guerrieri Ed. Lionheart (Pagg. 36 e 52):

Il non fare è l’atto di scegliere una via diversa o opposta a quella che si sarebbe scelta normalmente.

Il primo compito che viene assegnato ad ogni apprendista è quello di incominciare a cancellare sistematicamente il suo condizionamento sociale, dal momento che essendo fermamente legato ad esso, non potrà avere nessun vero progresso. La tecnica per svolgerlo viene chiamata non fare, ed è praticata contemporaneamente con la ricapitolazione.


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MessaggioOggetto: Re: Il Non fare   Oggi a 16:13

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