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 Capsicum - Peperoncino

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MessaggioOggetto: Capsicum - Peperoncino   Mar 10 Ago 2010 - 15:58


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Data la calura di questi giorni ecco a voi un "piccante" e caldo alleato...

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Capsicum





Capsicum

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Capsicum L. è un genere di piante della famiglia delle Solanaceae, originario delle Americhe ma attualmente coltivato in tutto il mondo. Oltre al noto peperone, il genere comprende varie specie di peperoncini piccanti, ornamentali e dolci.
Secondo alcuni, il nome latino "Capsicum" deriva da "capsa", che significa scatola, e deve il nome alla particolare forma del frutto (una bacca) che ricorda proprio una scatola con dentro i semi. Altri invece lo fanno derivare dal greco kapto che significa mordere, con evidente riferimento al piccante che "morde" la lingua quando si mangia.

Indice
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* 1 Storia
* 2 Descrizione
* 3 Coltivazione
* 4 Riproduzione
* 5 Avversità
* 6 Specie e cultivar
o 6.1 Tassonomia del genere
* 7 Piccantezza
* 8 Il peperoncino in cucina
* 9 Proprietà
* 10 Nomi regionali
* 11 Aspetti medici
* 12 Voci correlate
* 13 Note
* 14 Bibliografia
* 15 Altri progetti
* 16 Collegamenti esterni

Storia [modifica]

Il peperoncino piccante era usato come alimento fin da tempi antichissimi. Dalla testimonianza di reperti archeologici sappiamo che già nel 5500 a.C. era conosciuto in Messico, presente in quelle zone come pianta coltivata, ed era la sola spezia usata dagli indiani del Perù e del Messico. In Europa il peperoncino giunse grazie a Cristoforo Colombo che lo portò dalle Americhe col suo secondo viaggio, nel 1493. Poiché Colombo sbarcò in un'isola caraibica, molto probabilmente la specie da lui incontrata fu il Capsicum chinense, delle varietà Scotch Bonnet o Habanero, le più diffuse nelle isole.

Introdotto quindi in Europa dagli spagnoli, ebbe un immediato successo, ma i guadagni che la Spagna si aspettava dal commercio di tale frutto (come accadeva con altre spezie orientali) furono deludenti, poiché il peperoncino si acclimatò benissimo nel vecchio continente, diffondendosi in tutte le regioni meridionali, in Africa ed in Asia, e venne così adottato come spezia anche da quella parte della popolazione che non poteva permettersi l'acquisto di cannella, noce moscata, ecc.

Il frutto venne chiamato peperone a causa della somiglianza nel gusto (sebbene non nell'aspetto), con il pepe, Piper in latino. Il nome con il quale era chiamato nel nuovo mondo in lingua nahuatl era chilli o xilli (leggi cìlli o scìlli), e tale è rimasto sostanzialmente nello spagnolo del Messico e dell'America Centrale (chile) e nella lingua inglese (chili) e pure in alcuni nomi di varietà, come il chiltepin (C. annuum var. aviculare), derivato dal nauhatl chilitecpintl o peperoncino pulce, per le dimensioni e il gusto ferocemente piccante. Il chiltepin è ritenuto l'antenato di tutte le altre specie. Nei paesi del Sudamerica di lingua spagnola e portoghese, invece, viene comunemente chiamato ají, modernizzazione dell'antillano asci. La parola in lingua quechua per i peperoncini è uchu, come nel nome usato per il rocoto dagli Inca: rócot uchu, peperoncino spesso, polposo.

Descrizione [modifica]

Il Capsicum annuum è un arbusto perenne a vita breve che, in condizioni di clima sfavorevole, viene coltivato come annuale. Le piante si presentano sotto forma di cespuglio alti da 40 a 80 cm (a seconda della specie) con foglie di colore verde chiaro. I fiori hanno la corolla bianca avente da 5 a 7 petali con stami giallo tenue. Le altre specie hanno portamenti diversi: C. frutescens significa "a forma di arbusto", mentre molte varietà di C. chinense arrivano a 2 metri nei paesi d'origine. Anche la resistenza al clima freddo e caldo varia: il tabasco (C. frutescens) e il rocoto (C. pubescens), ad esempio, resistono anche a -5 C° per brevi periodi, mentre l'habanero (C. chinense) è molto sensibile all'insolazione: se eccessiva causa scottature sui frutti. Il Capsicum pubescens ha fiori viola e semi neri, il Capsicum baccatum presenta delle macule sulla corolla, il Capsicum chinense ha corolla bianca o verdognola e stami viola, con 2 o più fiori per nodo. Il Capsicum frutescens ha anch'esso corolla verdognola e stami viola, ma i fiori sono singoli.

Coltivazione [modifica]

Tutte le specie possono essere coltivate anche in un balcone, seminando verso febbraio al centro sud e marzo al nord, mentre i frutti si possono raccogliere in estate e in autunno. Questi andrebbero usati subito dopo la raccolta affinché non perdano le loro proprietà, ma si possono conservare anche sott'olio o in polvere (dopo averli fatti seccare al sole), oppure congelandoli. La semina avviene in febbraio-marzo, a seconda del clima, possibilmente in ambiente riscaldato a temperatura di circa 25-30 °C, con composta da semi, ½ torba e ½ sabbia. Alcune varietà, soprattutto i C. chinense e il chiltepin, hanno lunghi tempi di germinazione. Questi possono essere ridotti con una corretta concimazione, e una temperatura della composta di 30-35 °C di giorno, e circa 20 °C di notte. Allo spuntare della seconda coppia di vere foglie, si ripicchettano le piantine in contenitori singoli, per poi mettere a dimora dopo le ultime gelate, e comunque quando la temperatura notturna non scende sotto i 15°C (aprile - maggio). Il terreno dev'essere sciolto, acido, ben drenato con una buona componente sabbiosa, non troppo fertilizzato: un uso eccessivo di nitrati porterebbe a bellissime piante fogliose, con pochissimi o nessun fiore, e quindi frutti. Va bene una composta John Innes numero 2: successive concimazioni dovrebbero limitarsi a potassio, fosforo e microelementi. Va somministrato nuovamente dell'azoto solo se la pianta viene fatta svernare, alla ripresa vegetativa.

Al contrario di quanto si pensa, il peperoncino ha bisogno di molta acqua durante la coltivazione, senza però creare ristagni. Per aumentare il gusto piccante dei frutti, basta diminuire le innaffiature, anche azzerandole, nelle 48-72 ore precedenti la raccolta, stando attenti a non far morire la pianta. Un'altra tecnica è quella di annaffiare solamente quando le foglie si sono abbassate, un chiaro indice di scarsità d'acqua.

Per favorire la maturazione dei frutti, si può aumentare il tenore di potassio del terreno, ad esempio con del solfato di potassio.

C. chinense richiede molto calcio, che può essere aggiunto tramite farina d'ossa o equivalente. Quando la pianta ferma la crescita e le nuove foglie avvizziscono, è un indizio della carenza di calcio.

Essendo perenni a vita breve, possono essere fatte svernare in casa, in una posizione calda e assolata. Devono essere portate all'interno o in serra quando la temperatura di notte scende sotto i 10 °C (le tropicali, sotto i 15 °C), mentre di giorno possono essere portate fuori se la temperatura si mantiene sopra i 15-20 °C. D'inverno le piante possono perdere le foglie, e necessitano una potatura per lo meno dei rami secchi in marzo.

Riproduzione [modifica]

Il metodo solitamente utilizzato è la riproduzione per seme, anche se è possibile fare delle talee di rami semi-maturi, lunghe 10 - 15 cm, trattando le estremità con ormone radicante e mettendole in cassone freddo con composta da radicazione, trapiantando poi a dimora in vaso o in terra nello steso periodo delle piantine ottenute da semi. Tale metodo è indicato per ringiovanire una pianta fatta svernare all'interno o in serra. È possibile l'innesto su solanacee più resistenti, tipo il solanum capsicastrum o il solanum jasminoides, tuttavia non è una pratica molto diffusa, sia per la scarsa percentuale di successo, sia per la difficoltà dell'innesto con piante semilegnose.

Avversità [modifica]

Il peperone è attaccato da diversi insetti e funghi. Tra gli insetti rivestono maggiore importanza la mosca bianca (Trialeurodes vaporariorum), la nottua (Agrotis ipsilon), la minatrice americana (Liriomyza trifolii) e un afide, Macrosiphum euphorbiae. Tra i funghi, i più importanti sono la muffa grigia, il mal bianco, la cancrena pedale e le tracheomicosi causate da Fusarium oxysporum, Verticillium albo-atrum e Verticillium dahliae .

Specie e cultivar [modifica]

Le 5 specie domesticate, e quindi più comuni, di peperoncino sono:

* Capsicum annuum, probabilmente la più coltivata, comprendente le varietà più diffuse: i peperoni dolci, il peperoncino comune in Italia, il peperoncino di Cayenna, e il messicano jalapeño
* Capsicum baccatum, che include il cosiddetto cappello del vescovo, e gli ají
* Capsicum chinense, il cui nome può trarre in inganno. Difatti la qualità non è cinese, bensì sud-americana, in particolare originario dell'Amazzonia. Tale qualità include l'habanero, rimasto fino al 2006 nel Guinness dei primati come il peperoncino più piccante del mondo, e il suo successore Dorset Naga ibrido con C. frutescens[1], più lo Scotch Bonnet e il fatalii
* Capsicum frutescens, che include tra gli altri il tabasco
* Capsicum pubescens, che include il sudamericano rocoto

Una guida all'identificazione delle 5 specie domesticate è visibile nell'immagine. Un'eccezione alla tabella riportata sono i peperoncini viola, tra cui il "Purple Tiger": questi hanno foglie, fiori e frutti immaturi screziati o totalmente viola, ma appartengono a c. annuum, forse ibridato con qualche specie minore.

Sebbene siano poche le specie di peperoncino coltivate commercialmente in Italia, ci sono molte cultivar: il peperone verde e quello rosso, ad esempio, sono la stessa cultivar, ma i verdi sono immaturi. A livello amatoriale, invece, vi è una fiorente comunità di appassionati, che coltivano tutte le 5 specie principali e molte delle minori. Per la gran varietà di cultivar, sicuramente C. annuum è il più diffuso, mentre le altre specie sono relativamente meno coltivate. Le cinque specie principali si ibridano come riportato nella tabella sotto.

L'ibridazione dipende anche dall'ordine di impollinazione: ad esempio se un C. annuum impollina un C. frutescens, i semi saranno fertili, nel caso inverso è molto difficile che i semi germinino.

Altre specie meno diffuse sono:

* Capsicum angulosum, sinonimo di C. chinense cv 'Habanero'
* Capsicum brasilianum
* Capsicum breviflorum
* Capsicum buforum
* Capsicum campylopodium
* Capsicum cardenasii, molto piccante, forse imparentato con C. pubescens
* Capsicum chacoense
* Capsicum ciliatum, sinonimo di Witheringia ciliata
* Capsicum chlorocladium
* Capsicum coccineum
* Capsicum cordiforme, sinonimo di C. annuum
* Capsicum cornutum
* Capsicum dimorphum
* Capsicum dusenii
* Capsicum exile, piccante, coltivato nella varietà Cobincho
* Capsicum eximium, forse imparentato con C. pubescens
* Capsicum fasciculatum, probabilmente una varietà di C. frutescens
* Capsicum fastigiatum, sinonimo di C. frutescens
* Capsicum galapagoense, diffuso nelle isole Galapagos, molto piccante
* Capsicum geminifolium
* Capsicum hookerianum
* Capsicum lanceolatum
* Capsicum leptopodum
* Capsicum luteum
* Capsicum microcarpum, sinonimo di c. frutescens var. baccatum e C. baccatum var. microcarpum
* Capsicum minimum, sinonimo di C. frutescens
* Capsicum minutiflorum
* Capsicum mirabile
* Capsicum parvifolium
* Capsicum pendulum, sinonimo di C. baccatum var. pendulum
* Capsicum praetermissum, dai fiori viola con una banda interna bianca, decorativi
* Capsicum schottianum
* Capsicum scolnikianum
* Capsicum stramonifolium, sinonimo di Witheringia stramonifolia
* Capsicum tetragonum, sinonimo di C. chinense Jacquin cv "Scotch Bonnet"
* Capsicum tovarii, forse imparentato con il C. pubescens
* Capsicum villosum
* Capsicum violaceum, sinonimo di C. pubescens

Tassonomia del genere [modifica]

Il genere Capsicum si è differenziato dalla famiglia delle solanacee abbastanza recentemente, ed è quindi difficile individuare con esattezza le barriere di specie. Alcuni autori [2] hanno proposto un dendrogramma parziale, basato sugli enzimi, comparato con un raggruppamento secondo il colore dei fiori, riportato nell'immagine. Successive analisi, tuttavia, basate sul DNA, specificamente sullo spazio tra i geni atpB e rbcL dei cloroplasti unitamente ad una sequenza del gene waxy, hanno parzialmente modificato tale dendrogramma[3].
Secondo tali studi, il genere Lycianthes sarebbe correlato a Capsicum, il quale è monofiletico e scarsamente separato. Il più distante del genere, tanto da suggerire di essere separato, è il C. ciliatum, privo di capsaicina. I più difficilmente collocabili, sempre secondo questo studio, sono C. tovarii e C. pubescens. Verrebbero proposti dunque i seguenti gruppi:

* Gruppo di C. ciliatum:
o C. ciliatum, diffuso dal Messico del sud al Perù del nord
* Gruppo di C. eximium:
o C. eximium, dalla Bolivia all'Argentina del Nord
o C. cardenasii, dipartimento di La Paz (Bolivia)
* Gruppo di C. baccatum:
o C. baccatum, nord-ovest del Sud America fino all'Argentina del Nord
o C. chacoense, Bolivia, Argentina, Paraguay
* Gruppo di C. annuum:
o C. annuum, diffuso dal sud degli USA fino al Perù del nord e alla Bolivia, Caraibi
o C. chinense, America Centrale, Caraibi, Brasile
o C. frutescens, Messico, America Centrale, Caraibi, zona nord del Sud America
o C. galapagoense, isole Galapagos
* Non assegnati:
o C. tovarii, Ayacucho (Perù)
o C. pubescens, dagli altopiani andini al Messico

Piccantezza [modifica]

La sostanza artefice principale della piccantezza è l'alcaloide capsaicina (8-metil-N-vanillil-6-nonenamide o C18H27NO3), insieme ad altre 4 sostanze naturali correlate, chiamate collettivamente capsaicinoidi, che ne comprendono anche altre di sintesi. Ogni capsacinoide ha piccantezza relativa e un sapore diversi nella bocca, e una variazione nelle proporzioni di queste sostanze determina le diverse sensazioni prodotte dalle diverse varietà, oltre al loro contenuto. La capsaicina provoca dolore e infiammazioni se consumata in eccesso, e può addirittura causare vesciche da ustione, se in alte concentrazioni (i peperoncini habanero, ad esempio, sono raccolti con i guanti). Rappresenta anche l'ingrediente principale nello spray al pepe, usato come "arma non letale".

La sensazione di bruciore che percepiamo, tanto più intensa e persistente quanto più il peperoncino è piccante, in realtà non esiste, nel senso che non si ha un aumento di temperatura nella nostra bocca. La capsaicina interagisce semplicemente con alcuni termorecettori presenti nella bocca, nello stomaco e nell'ano, che mandano un segnale al cervello come se la nostra bocca o il nostro stomaco "bruciasse". Stessa sensazione si ha quando defechiamo, in quanto gli stessi termorecettori sono presenti anche nell'ano.

La piccantezza dei peperoncini è misurata empiricamente tramite la scala di Scoville, in gradi da 0 a 10, e quantitativamente in unità di Scoville, basate in p.p.m peso/peso di capsaicina e diidrocapsaicina. Il peperone dolce ha ad esempio zero unità Scoville, i jalapeños vanno da 3,000 a 10,000 SU, mentre gli Habaneros arrivano a 600,000 unità Scoville. Il record per il più alto numero di unità Scoville in un peperoncino è stato assegnato dal Guinness dei primati al Bhut Jolokia indiano, che ha fatto segnare oltre 1.000.000 unità. Nel 2006, è stata presentata la varietà Dorset Naga, derivata da quest'ultima, che ha fatto misurare anch'essa oltre 1.000.000 di SU. La capsaicina pura misura, come riferimento, 16 o 15 milioni di unità, a seconda della taratura, per cui 16 o 15 unità Scoville corrispondono a 1 ppm.

In ordine crescente di piccantezza media delle specie, possiamo dare la seguente scala:

* C. annuum (massimo chiltepin, ~100.000 SU)
* C. baccatum (massimo Ají rosso, ~100.000 SU)
* C. pubescens (massimo rocoto, ~100.000 SU)
* C. frutescens (massimo bird's eye, ~175.000 SU)
* C. chinense (massimo Red Savina, ~580.000 SU)
* C. chinense × frutescens ( Bhut jolokia, Naga Dorset e simili, record del Guinness dei primati ~1.000.000 SU)

Va tuttavia precisato che anche nel C. chinense, che vanta appunto alcune delle più piccanti al mondo, vi sono cultivar a 0 SU. Ad ogni modo, a partire da 250.000 SU, la sensazione di piccantezza cede il posto al dolore, la cui intensità è per lo più costante a prescindere dal contenuto in capsaicina, mentre aumentano la diffusione in bocca e gola, e la persistenza nel tempo. Pertanto, assaggiare un bhut jolokia o un habanero orange, a parte il sapore, dà la stessa sensazione di dolore, solo che il primo dura di più. Uno dei modi migliori per alleviare la sensazione di bruciore è bere latte, mangiare yogurt od ogni prodotto caseario, possibilmente a pasta morbida o liquido. Infatti una proteina presente nei latticini, la caseina, agglutina la capsaicina, rimuovendola dai recettori nervosi.

La capsaicina si scioglie molto bene anche nei grassi e nell'alcool, quindi anche prodotti grassi o bevande alcoliche aiutano a rimuovere la sensazione dolorosa. Per le alte concentrazioni, come nell'habanero Red Savina o estratti vari, il modo più efficace è usare del ghiaccio come anestetico.

Un bicchiere di latte freddo, sorseggiato lentamente, è senz'altro il "rimedio" migliore all'eccessiva piccantezza, da tenere a portata di mano per l'assaggio di salse piccanti o peperoncini sconosciuti. Molto efficace anche mangiare del pane, specie la mollica, perché rimuove meccanicamente il peperoncino dalla bocca.
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MessaggioOggetto: Re: Capsicum - Peperoncino   Mar 10 Ago 2010 - 16:06


Sezione del frutto

Il peperoncino in cucina [modifica]

Il frutto viene consumato fresco, essiccato, affumicato, cotto o crudo. Oltre alla sua capacità di bruciare il palato, si utilizza anche per aromatizzare, nonché per fare salse piccanti. Nelle specie piccanti, la capsaicina si concentra nella parte superiore della capsula, dove ci sono ghiandole che la producono, diffondendosi poi lungo la capsula. Al contrario di quanto si crede comunemente, non sono i semi, ma la membrana interna, la placenta, che contiene la maggior parte di capsaicina: quindi è quasi inutile togliere i semi per ridurre la piccantezza del frutto, mentre è consigliabile togliere la placenta.

In Italia il peperoncino è ampiamente usato e alcune regioni ne hanno fatto la base dei propri piatti regionali, come la Calabria, con la famosa nduja, la Basilicata con il peperone di Senise (in dialetto locale Zafaran), che ha ottenuto il marchio IGP dall'Unione Europea) e in generale tutto il Sud peninsulare. Il peperone dolce è invece molto utilizzato nella cucina piemontese soprattutto nella sua variente regionale Peperoni di Carmagnola ed è alla base di numerosi antipasti, del bagnetto rosso salsa rubra e della bagna cauda. All'estero il peperoncino è usato molto in Messico (nelle salse, nel chili con carne), in Nordafrica (dove è alla base della harissa), in India, in Thailandia e nelle due Coree. Le cucine indiana, indonesiana, cinese sono associate all'uso del peperoncino, sebbene la pianta sia arrivata in Asia solo dopo l'arrivo degli europei. Una volta macinato il peperoncino modifica l'intensità del gusto: il grado di piccantezza però varia non solo in base alla varietà di peperoncino scelta, ma anche in base al grado di maturazione: infatti più è maturo e più è forte. Inoltre lo stress ambientale[4] , tra cui la siccità e il freddo[5] accentua il sapore piccante. L'eccesso di acqua causa anch'esso aumento di piccantezza, ma spesso rovina la pianta e, in C. chinense, può dare sapore amaro ai frutti. Alcune varietà di peperoncino sono indicate per il consumo immediato, perché i frutti non si mantengono a lungo. Altre, possono essere invece essiccate e macinate. In questo modo aumenta la concentrazione di capsaicina e dunque la piccantezza. Inoltre, pressappoco tutte le varietà di C. chinense hanno aroma e sapore intenso, che si perde con l'essiccazione. Ad esempio l'habanero, da fresco ha un intenso odore di albicocca e un sapore fruttato simile al cedro, che si attenuano alquanto con l'essiccazione.

Proprietà [modifica]

Il peperoncino è un condimento molto popolare, nonostante il dolore e l'irritazione che provoca. Quattro composti del peperoncino, tra cui i flavonoidi e i capsaicinoidi, hanno un effetto antibatterico, cosicché cibi cotti col peperoncino possono essere conservati relativamente a lungo. Questo spiega anche perché più ci si sposta in regioni dal clima caldo, maggiore sia l'uso di peperoncino ed altre spezie.

I peperoncini sono ricchi in vitamina C[6] e si ritiene abbiano molti effetti benefici sulla salute umana[senza fonte], purché usati con moderazione ed in assenza di problemi gastrointestinali. Il peperoncino ha un forte potere antiossidante, e questo gli è valso la fama di antitumorale. Inoltre, il peperoncino si è dimostrato utile nella cura di malattie da raffreddamento come raffreddore, sinusite e bronchite, e nel favorire la digestione. Queste virtù sono dovute principalmente alla capsaicina, in grado di aumentare la secrezione di muco e di succhi gastrici. In ultimo il peperoncino stimolando la peristalsi intestinale favorisce il transito e l'evacuazione, il più rapido passaggio intestinale in sinergia col potere antibatterico ed antimicotico evita la fermentazione e la formazione di gas intestinali e di tossine, particolarmente le tossine della candida albicans.

Alcuni studi hanno evidenziato un aumento del metabolismo e una riduzione dell'insulina ematica dopo aver mangiato cibi conditi con peperoncini piccanti [7][8] Il peperoncino può essere usato anche come antidolorifico in artriti, neuropatia diabetica, nevralgie post-herpetiche e del trigemino, sintomi post-mastectomia, cefalea a grappolo [9]. I capsaicinoidi agiscono a livello dei nocicettori mediante i recettori vanilloidi specifici VR-1, come desensibilizzanti dei recettori stessi agli stimoli dolorosi, in una prima fase attraverso una "desensibilizzazione acuta" ed in seguito attraverso una tachifilassi (una ridotta risposta recettoriale alle successive applicazioni di capsaicinoidi) [10]. Si può anche ipotizzare che la sensazione di dolore prodotta dalla capsaicina stimoli il cervello a produrre endorfine, un oppiaceo naturale in grado di agire da analgesico e produrre una sensazione di benessere. Lo psicologo Paul Rozin ritiene che il mangiare peperoncini rappresenti un esempio di "rischio limitato", come le montagne russe, dove sensazioni estreme come paura e dolore possono arrecare piacere poiché si sa che non sono effettivamente pericolose.

Altri effetti benefici del peperoncino, come il suo potere afrodisiaco, non sono stati confermati da ricerche scientifiche, mentre sembra possibile una leggera correlazione con alcuni tipi di tumore allo stomaco nei soggetti predisposti.

Moltissime tradizioni medicinali popolari usano come rimedio il peperoncino, e la medicina Ayurvedica lo consiglia per il trattamento di ulcere peptiche.

Gli uccelli, al contrario dei mammiferi, non sono sensibili alla capsaicina, poiché questa sostanza agisce su uno specifico recettore nervoso che gli uccelli non possiedono. A ragione di ciò i peperoncini costituiscono il cibo preferito di molti volatili; essi costituiscono infatti una fonte di vitamina C e carotene, necessari agli uccelli soprattutto durante la muta del piumaggio. In cambio gli uccelli spargono i semi della pianta sia mentre consumano i frutti, sia attraverso le feci, poiché questi semi riescono a oltrepassare l'apparato digerente inalterati. Si pensa che questo tipo di relazione abbia promosso l'evoluzione dell'attività protettrice della capsaicina. È infine interessante notare come agenti chimici usati per dare un sapore di uva a bevande come la "grape soda" (bevanda frizzante al gusto di uva) diano negli uccelli un effetto simile a quello che la capsaicina dà agli esseri umani.
Nomi regionali [modifica]
Abruzzo pipindune (peperone); lazzaretto (peperoncino); saettino (Lu saj'tt' in dialetto Giuliese - TE -, sempre riferito al peperoncino, "saitt'ell" in Sulmonese).
Basilicata paparul, paprign, curnecch'l (peperone); zafaran' (peperone di Senise IGP); diavlecch' o diavulicchi, tacciarjiedde (peperoncino) in base alle zone della regione.
Calabria pipu o pipirognu (peperone); cancariddru (peperoncino); pipaloru; piparellu, pipareddhu, cornicellu, corniceddhu, piparieddru (peperoncino); piparuolu ; pipardiallu (peperoncino)
Campania puparuolo (peperone); puparungiéllo, pipiciéllo (peperoncino); cerasiello (peperoncino, San Lorenzello)
Emilia-Romagna puvrón (peperone); puvrunzéin (peperoncino)
Lazio pepe rosso, pepetto (peperoncino); nel Lazio meridionale anche piparuolo (peperone), piparuolo maro (peperoncino)
Liguria pevion (peperone); pevionetto (peperoncino)
Lombardia Puvrò, pierù, pivròn
Molise u pepedinnie
Piemonte puvrùn (peperone); puvrunìn o spagnulin (peperoncino)
Puglia paparule (peperone); diavuicchie (peperoncino); nel Salento pipirussu (peperone), pipirussu maru (peperoncino); nel Gargano ppdign (peperone)
Sardegna piperone (peperone); pibireddu (peperoncino)
Sicilia pipi (peperone); pipi ardenti (peperoncino);piparulu (peperoncino-peperone)
Toscana pementa (peperoncino)
Trentino-Alto Adige peverom
Umbria pevarone
Veneto Pevarón (peperone); pevaronsìn (peperoncino); pearòn (peperone); peperonsin (peperoncino)
Aspetti medici [modifica]

Per la presenza di due proteine allergizzanti: (Cap a 1; Cap a 2), il peperone può essere causa di allergia alimentare anche grave.[senza fonte]

Voci correlate [modifica]

* Capsaicina e capsaicinoidi
* Cucina peruviana
* Cucina calabrese
* Peperoncino Festival di Diamante
* Peperoni di Carmagnola
* Scala di Scoville
* Peperone di Senise

Note [modifica]

1. ^ a b c Il Naga Dorset, il Naga Morich e il Bhut Jolokia sarebbero ibridi C. chinense × frutescens, vedi (EN) Saga Jolokia. Fiery-foods.com. URL consultato il 2009-07-21., sezione "DNA result"
2. ^ Michael J. McLeod, Sheldon I. Guttman, W. Hardy Eshbaugh, Richard E. Rayle. An Electrophoretic Study of Evolution in Capsicum (Solanaceae). Evolution, Vol. 37, No. 3 (May, 1983), pp. 562-574.
3. ^ Walsh B.M., Hoot S.B. Phylogenetic Relationships of Capsicum (Solanaceae) Using DNA Sequences from Two Noncoding Regions. Int. J. Plant Sci. 2001; 162(6): 1409-1418.
4. ^ Sung Lee, Byung Hwang, Identification of the pepper SAR8.2 gene as a molecular marker for pathogen infection, abiotic elicitors and environmental stresses in Capsicum annuum, Biomedical and Life Sciences, Volume 216, N. 3 / gennaio 2003, pp 387-396
5. ^ HWANG, E. et al., Expression profiles of hot pepper (Capsicum annuum) genes under cold stress conditions
6. ^ a Calorie Counter. acaloriecounter.com, basato su USDA food nutrition database. URL consultato il 17.04.2008.
7. ^ Kiran D.K. Ahuja, Iain K. Robertson, Dominic P. Geraghty, Madeleine J. Ball. Effects of chili consumption on postprandial glucose, insulin, and energy metabolism. American Journal of Clinical Nutrition 2006;84:63–9
8. ^ Teruo Kawada, Koh-Ichiro Hagihara, Kazuo Iwai. Effects of Capsaicin on Lipid Metabolism in Rats Fed a High Fat Diet. American Journal of Nutrition Vol. 116 No. 7 luglio 1986, pp. 1272-1278
9. ^ Chrubasik J “Efficacy and safety of Capsicum preparations” in Chrubasik and Roufogalis (eds.) (2000) Herbal Medicinal Products for the Treatment of Pain. Lismore, Australia, Southern Cross University Press (2000)
10. ^ Roufogalis b, Dedov V “Capsaicin receptor mechanism and future trends for analgesics” in Chrubasik and Roufogalis (eds.) (2000))

Bibliografia [modifica]

* Nabhan, G.P, A qualcuno piace piccante, Codice, 2005. ISBN 88-7578-029-3
* Biagi M, Coltivare peperoncino, Città Calabria, 2004. ISBN 88-88948-21-X
* (EN) DeWitt D, The chile pepper encyclopedia, William Morrow Cookbooks, 1999. ISBN 0-688-15611-8
* (EN) Govindarajan VS. Capsicum production, technology, chemistry, and quality. Part I. History, botany, cultivation, and primary processing. Crit Rev Food Sci Nutr. 1985; 22(2): 109-76.
* (EN) Govindarajan VS. Capsicum production, technology, chemistry, and quality. Part II. Processed products, standards, world production and trade. Crit Rev Food Sci Nutr. 1986; 23(3): 207-88.
* (EN) Govindarajan VS. Capsicum production, technology, chemistry, and quality. Part III. Chemistry of the color, aroma, and pungency stimuli. Crit Rev Food Sci Nutr. 1986; 24(3): 245-355.
* (EN) Govindarajan VS, Rajalakshmi D, Chand N. Capsicum production, technology, chemistry, and quality. Part IV. Evaluation of quality. Crit Rev Food Sci Nutr. 1987;25(3):185-282.
* (EN) Govindarajan VS, Sathyanarayana MN. Capsicum production, technology, chemistry, and quality. Part V. Impact on physiology, pharmacology, nutrition, and metabolism; structure, pungency, pain, and desensitization sequences. Crit Rev Food Sci Nutr. 1991; 29(6): 435-74.
* (EN) Walsh B.M., Hoot S.B. Phylogenetic Relationships of Capsicum (Solanaceae) Using DNA Sequences from Two Noncoding Regions. Int. J. Plant Sci. 2001; 162(6): 1409-1418.
* (EN) Bosland, P.W, Capsicums: Innovative uses of an ancient crop in J. Janick (a cura di) Progress in new crops , Arlington, VA, ASHS Press, 1996. pp.479-487



FONTE
: dal libro "Il grande libro delle piante magiche" di Laura Rangoni Ed. Xenia

Curiosità

La medicina popolare siciliana prescrive cataplasmi di peperoncino fresco contro le emorroidi.
L'acido capsico, contenuto nel peperoncino, ha un'ottima funzione protettiva delle mucose gastriche, cicatrizza ulcere e stimola la digestione, abbassa i livelli di colesterolo nel sangue e alza il tono dell'umore.

Usi magici

Il peperoncino si usa per rendere "piccante" un rapporto sentimentale che si è adagiato, per sedurre e in tutte quelle situazioni inerenti all'amore e al sesso nelle quali serve una marcia in più.

Tiene lontani i pericoli e le negatività, quindi viene usato nei rituali di allontanamento e di difesa attiva.
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MessaggioOggetto: Re: Capsicum - Peperoncino   Mar 23 Ago 2011 - 10:00

Oggi vedremo interessanti curiosità grazie ai documenti di wikipedia, di cui riporto solo qualche stralcio, la sua storia, il nome del peperoncino più piccante del mondo, le sue proprietà e molto altro ancora...buona lettura!

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Capsicum

Capsicum
From Wikipedia, the free encyclopedia

Capsicum is a genus of flowering plants in the nightshade family, Solanaceae. Its species are native to the Americas, where they have been cultivated for thousands of years by the people of the tropical Americas, and are now cultivated worldwide. Some of the members of Capsicum are used as spices, vegetables, and medicines. The fruit of Capsicum plants have a variety of names depending on place and type. They are commonly called chili pepper, red or green pepper, or sweet pepper in Britain, and typically just capsicum in Australia, New Zealand, and India. The large mild form is called bell pepper in the U.S. and Canada. They are called paprika in some other countries (although paprika can also refer to the powdered spice made from various capsicum fruit). The generic name is derived from the Greek word κάπτω (kapto), meaning "to bite" or "to swallow."[3] The name "pepper" came into use because of their similar flavour to the condiment black pepper, Piper nigrum, although there is no botanical relationship with this plant, or with Sichuan pepper.

The original Mexican term, chilli (now chile in Mexico) came from the Nahuatl word chilli or xilli, referring to a larger Capsicum variety cultivated at least since 3000 BC, as evidenced by remains found in pottery from Puebla and Oaxaca.[4]

Capsaicin in capsicum

The fruit of most species of Capsicum contains capsaicin (methyl vanillyl nonenamide), a lipophilic chemical that can produce a strong burning sensation in the mouth of the unaccustomed eater. Most mammals find this unpleasant, whereas birds are unaffected.[5][6] The secretion of capsaicin protects the fruit from consumption by mammals while the bright colors attract birds that will disperse the seeds.

Capsaicin is present in large quantities in the placental tissue (which holds the seeds), the internal membranes and, to a lesser extent, the other fleshy parts of the fruits of plants in the genus Capsicum. Contrary to popular belief, the seeds themselves do not produce any capsaicin, although the highest concentration of capsaicin can be found in the white pith around the seeds.[7]

The amount of capsaicin in the fruit of Capsicums is highly variable and dependent on genetics and environment, giving almost all types of Capsicums varied amounts of perceived heat. The only Capsicum without capsaicin is the bell pepper,[8] a cultivar of Capsicum annuum, which has a zero rating on the Scoville scale. The lack of capsaicin in bell peppers is due to a recessive gene that eliminates capsaicin and, consequently, the "hot" taste usually associated with the rest of the Capsicum family.[9]

Chili peppers are of great importance in Native American medicine, and capsaicin is used in modern medicine—mainly in topical medications—as a circulatory stimulant and analgesic. In more recent times, an aerosol extract of capsaicin, usually known as capsicum or pepper spray, has become widely used by police forces as a non-lethal means of incapacitating a person, and in a more widely dispersed form for riot control, or by individuals for personal defence.

Although black pepper and Sichuan pepper cause similar burning sensations, they are caused by different substances—piperine and hydroxy-alpha sanshool, respectively.


Synonyms and common names

The name given to the Capsicum fruits varies between English-speaking countries.

In Australia, New Zealand and India, heatless species are called "capsicums" while hot ones are called "chilli/chillies" (double L). Pepperoncini are also known as "sweet capsicum". The term "bell peppers" is almost never used, although C. annuum and other varieties which have a bell-shape and are fairly hot, are often called "bell chillies".

In the United Kingdom and Ireland, the heatless varieties are called "peppers" (or "green peppers," "red peppers," etc.) while the hot ones are "chilli/chillies" (double L) or "chilli peppers".

In the United States and Canada, the common heatless species is referred to as "bell peppers," "sweet peppers," "red/green/etc. peppers," or simply "peppers", while the hot species are collectively called "chile/chiles," "chili/chilies," or "chili/chile peppers" (one L only), "hot peppers", or named as a specific variety (e.g., banana pepper).

In Polish and in Hungarian, the term "papryka" and "paprika" (respectively) is used for all kinds of capsicum peppers (the sweet vegetable, and the hot spicy) as well as for dried and ground spice made from them (named paprika in both U.S. English and Commonwealth English). Also fruit and spice can be attributed as "papryka ostra" (hot pepper) or "papryka słodka" (sweet pepper). The term "pieprz" (pepper) instead means only grained or ground black pepper (incl. its green, white, and red forms) but not capsicum. Sometimes the hot capsicum spice is also called "chilli".

In Italy and the Italian- and German-speaking parts of Switzerland, the sweet varieties are called "peperone" and the hot varieties "peperoncino" (literally "small pepper"). In French, capsicum is called "poivron". In German, capsicum is called "paprika"; in Dutch, this word is used for bell peppers, whereas "chilli" is reserved for powders and hot pepper variants are referred to as "Spaanse pepers" (Spanish peppers). In Switzerland however, the condiment powder made from capsicum is called "paprika" (German language regions) and "paprica" (French and Italian language region).

In Spanish-speaking countries there are many different names for each variety and preparation. In Mexico the term chile is used for "hot peppers" while the heatless varieties are called pimiento (the masculine form of the word for pepper, which is pimienta). Several other countries, such as Chile, whose name is unrelated, Perú, Puerto Rico, and Argentina, use ají. In Spain, heatless varieties are called pimiento and hot varieties guindilla. Also, in Argentina and Spain, the variety C. chacoense is commonly known as "putaparió", a slang expression equivalent to "damn it", probably due to its extra-hot flavour. In Indian English, the word "capsicum" is used exclusively for Capsicum annuum. All other varieties of hot capsicum are called chilli. In northern India and Pakistan, Capsicum annuum is also commonly called "Shimla Mirch" in the native languages. Shimla incidentally is a popular hill-station in India (and "Mirch" means chilli in local languages).

In Japanese, tōgarashi (唐辛子, トウガラシ "Chinese mustard") refers to hot chili peppers, and particularly a spicy powder made from them which is used as a condiment, while bell peppers are called pīman (ピーマン, from the French piment or the Spanish pimiento).


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Large_Cayenne.jpg



FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Chili_pepper

Chili pepper
From Wikipedia, the free encyclopedia

Chili pepper (also chile pepper or chilli pepper, from Nahuatl chilli) is the fruit[1] of plants from the genus Capsicum, members of the nightshade family, Solanaceae.

Chili peppers originated in the Americas. After the Columbian Exchange, many cultivars of chili pepper spread across the world, used in both food and medicine.


History

Chili peppers have been a part of the human diet in the Americas since at least 7500 BC. There is archaeological evidence at sites located in southwestern Ecuador that chili peppers were domesticated more than 6000 years ago,[2][3] and is one of the first cultivated crops in the Central and South Americas[4] that is self-pollinating.

Christopher Columbus was one of the first Europeans to encounter them (in the Caribbean), and called them "peppers" because they, like black and white pepper of the Piper genus known in Europe, have a spicy hot taste unlike other foodstuffs. Upon their introduction into Europe chilis were grown as botanical curiosities in the gardens of Spanish and Portuguese monasteries. But the monks experimented with the chilis' culinary potential and discovered that their pungency offered a substitute for black peppercorns, which at the time were so costly that they were used as legal currency in some countries.[5]

Chilies were cultivated around the globe after Columbus.[6][7] Diego Álvarez Chanca, a physician on Columbus' second voyage to the West Indies in 1493, brought the first chili peppers to Spain, and first wrote about their medicinal effects in 1494.

From Mexico, at the time the Spanish colony that controlled commerce with Asia, chili peppers spread rapidly into the Philippines and then to India, China, Indonesia, Korea and Japan. They were incorporated into the local cuisines.

An alternate account for the spread of chili peppers is that the Portuguese got the pepper from Spain, and cultivated it in India.[8] The chili pepper figures heavily in the cuisine of the Goan region of India, which was the site of a Portuguese colony (e.g., vindaloo, an Indian interpretation of a Portuguese dish). Chili peppers journeyed from India, through Central Asia and Turkey, to Hungary, where it became the national spice in the form of paprika.


Intensity

The substances that give chili peppers their intensity when ingested or applied topically are capsaicin (8-methyl-N-vanillyl-6-nonenamide) and several related chemicals, collectively called capsaicinoids.[9][10] Capsaicin is the primary ingredient in the pepper spray used as an irritant weapon.

When consumed, capsaicinoids bind with pain receptors in the mouth and throat that are responsible for sensing heat. Once activated by the capsaicinoids, these receptors send a message to the brain that the person has consumed something hot. The brain responds to the burning sensation by raising the heart rate, increasing perspiration and release of endorphins. A 2008 study[11] reports that capsaicin alters how the body's cells use energy produced by hydrolysis of ATP. In the normal hydrolysis the SERCA protein uses this energy to move calcium ions into the sarcoplasmic reticulum. When capsaicin is present, it alters the conformation of the SERCA, and thus reduces the ion movement; as a result the ATP energy (which would have been used to pump the ions) is instead released as heat.[12]

The "heat" of chili peppers was historically measured in Scoville heat units (SHU), which is a measure of how much a chili extract must be diluted in sugar syrup before its heat becomes undetectable to a panel of tasters.[13] Bell peppers rank at 0 SHU, New Mexico green chilis at about 1,500 SHU, jalapeños at 2,500–5,000 SHU, and habaneros at 300,000 SHU. The modern commonplace method for quantitative analysis of SHU rating uses high-performance liquid chromatography to directly measure the capsaicinoid content of a chili pepper variety. Pure capsaicin is a hydrophobic, colorless, odorless, and crystalline-to-waxy solid at room temperature, and measures 16,000,000 SHU.


World's hottest chili pepper

Current record holder

According to Guinness World Records, as of March 1st, 2011, the world's hottest chili pepper is the Trinidad Scorpion Butch T pepper with a Scoville rating of 1,463,700 SHU.[14]

History

In 2007, Guinness World Records certified the bhut jolokia, also known as the ghost pepper/chili pepper, as being the world's hottest chili pepper at 401.5 times hotter than Tabasco sauce.[15]
On December 3, 2010, the Bhut Jolokia was replaced as the hottest known chili pepper by the Naga Viper pepper, which had an average peak Scoville rating more than 300,000 points higher than an average bhut jolokia—but still not higher than the hottest ever recorded Dorset Naga.[16]
In February 2011, Guinness World Records awarded the title of "World's Hottest Chilli" to the Infinity chilli grown in Grantham, England.[17] This chilli rates at 1,067,286 units on the Scoville scale.[18]
On February 25, 2011, Guinness World Records announced that the Naga viper pepper had beaten the previous record holder by 314,832 (SHU) with a rating of 1,382,118.[14][19]

Currently, Scoville ratings are highly controversial among the pepper growing community and tests with more rigorous scientific standards are yet to be conducted on the many peppers vying for the title of the "world's hottest".


Psychology

Psychologist Paul Rozin suggests that eating chilis is an example of a "constrained risk" like riding a roller coaster, in which extreme sensations like pain and fear can be enjoyed because individuals know that these sensations are not actually harmful. This method lets people experience extreme feelings without any risk of bodily harm.[22]

Eating chili is viewed as a warrior’s ritual in Japan because of its spicyness that gives individual fear and mental block. By forcing themselves to eat chili, warriors’ mental state gets stronger and may even feel invincible when stepping onto the battlefield. Eating chili has been a popular practice among the karate athletes who use it to strengthen their minds and determination.


Medicinal

Capsaicin is a safe and effective topical analgesic agent in the management of arthritis pain, herpes zoster-related pain, diabetic neuropathy, postmastectomy pain, and headaches.[23]

Irritant weapon

Capsaicin extracted from chilis is used in a spray as a non-lethal weapon.


Crop defense

Farmers in Africa and South Asia have found the use of chilis effective in crop defense against elephants. The chilis are spread on fences and other structures to keep the elephants away.[citation needed] Because the elephants have a large and sensitive olfactory and nasal system the smell of the chilli causes them discomfort and deters them from feeding on the crops. This can lessen dangerous physical confrontation between people and elephants.

Nutritional value

Red chilis contain high amounts of vitamin C and carotene (provitamin A). Yellow and especially green chilis (which are essentially unripe fruit) contain a considerably lower amount of both substances. In addition, peppers are a good source of most B vitamins, and vitamin B6 in particular. They are very high in potassium, magnesium, and iron. Their high vitamin C content can also substantially increase the uptake of non-heme iron from other ingredients in a meal, such as beans and grains.

Evolutionary advantages

Birds do not have the same sensitivity to capsaicin, because it targets a specific pain receptor in mammals. Chili peppers are eaten by birds living in the chili peppers' natural range. The seeds of the peppers are distributed by the birds that drop the seeds while eating the pods, and the seeds pass through the digestive tract unharmed. This relationship may have promoted the evolution of the protective capsaicin.[24] Products based on this substance have been sold to treat the seeds in bird feeders to deter squirrels and other mammalian vermin without also deterring birds. Capsaicin is also a defense mechanism against microbial fungi that invade through punctures made in the outer skin by various insects.[25]


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Capsicum_annuum_Twilight.jpg


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Habanero_chile_-_flower_with_fruit_%28aka%29.jpg


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Capsicum_chinense

Capsicum chinense
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Capsicum chinense è una delle 5 specie principali del genere Capsicum, tra tutte quella che comprende i peperoncini più piccanti in assoluto, come l'habanero, il naga dorset[1] e lo scotch bonnet. Spesso l'intera specie viene detta "habanero", ma tale uso è scorretto, in quanto il termine "habanero" si riferisce ad una cultivar della penisola dello Yucatan, in Messico, con frutti dalla forma a lanterna.

La specie si è sviluppata probabilmente a partire dal bacino del Rio delle Amazzoni, e il più antico esemplare di C. chinense risale al 6.500 a.C., ed è stato rinvenuto nella grotta di Guitarrero in Perù[2].

Il primo Europeo a notare la specie è stato Phillip Miller, nel libro Gardener's and Botanist's Dictionary, col nome di C. angulosum. Il nome moderno alla specie fu dato dal naturalista olandese Nikolaus von Jacquin nel 1776, in quanto la riteneva erroneamente provenire dalla Cina, nel suo lavoro Hortus botanicus vindobonensis.

Il C. chinense è la principale specie coltivata nella zona a est delle Ande e nei Caraibi.


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Habanero_chile_-_flower_%28aka%29.jpg

I più piccanti al mondo
Sotto i due peperoncini più piccanti al mondo: l'habanero Red Savina, ex-record ufficiale nel Guinness dei primati, e il Bhut Jolokia o Naga Jolokia, ora al primo posto. Altri concorrenti sono il Naga Dorset e l'africano "fatalii" [3]Riportiamo, per confronto, il più piccante non chinense, il piri piri africano (C. frutescens). Il rocoto, o locoto (C. pubescens), si situa intorno alle 50.000 - 100.000 unità della Scala di Scoville (o Scala Scoville) della piccantezza, ma data la particolare composizione in capsaicinoidi, molti lo ritengono più piccante dell'habanero.

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Naga_Morich

Bhut jolokia
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Bhut Jolokia, (Peperoncino Serpente, in assamese) noto anche come Bih Jolokia (Peperoncino velenoso) o Naga Jolokia (Peperoncino Re Cobra), è una cultivar di peperoncino, probabilmente ibrido tra Capsicum chinense e Capsicum frutescens[1], il più piccante del mondo, con un valore di oltre 1.000.000 unità di Scoville, riconosciuto il 9 settembre 2006 dal Guinness dei Primati (1.001.034 SU). È molto simile al Naga Dorset, da cui differisce però per la forma dei frutti, meno conica e più tondeggiante verso l'estremità, e per il minor numero di fiori per ascella. Secondo alcuni, in realtà esistono varie cultivar, nello specifico:

Naga Dorset
Naga Morich
Naga Jolokia
Bhut jolokia

Secondo Leena Saikia della Frontal Agritech, l'azienda indiana che per prima ha offerto il Bhut Jolokia, gli ultimi tre sarebbero nomi regionali dello stesso peperoncino, mentre la varietà Naga Dorset creata dai Michaud in Inghilterra deriva dai semi portati dalla comunità del Bangladesh inglese. Altri nomi usati sono:

Nagahari
Borbih
Raja Mircha
Raja Chili
Mirch
Mircha
Naga Moresh
Tezpur

Bhut Jolokia e Bih Jolokia sono anche scritti Bhwt Jolokiya e Bih Jolkiya rispettivamente. I peperoncini della Frontal Agritech hanno raggiunto 1 041 027 SU.


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:BhutJolokia12_Asit.jpg?uselang=it

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Naga_Dorset

Dorset Naga
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Naga Dorset o Dorset Naga (Capsicum chinense Jacq. cv 'Naga Dorset', forse C. chinense × frutescens[1]) è una cultivar di peperoncino sviluppata a West Bexington, Dorset, Inghilterra da Michael e Joy Michaud. Nel marzo 2006 è salita agli onori della cronaca come "la più piccante del mondo". È imparentata con la varietà Naga Morich del Bangladesh.[2]

Il frutto, di forma conica, è largo circa 2 cm e lungo fino a 4 cm, anche se la taglia può essere minore. Il colore va dal verde immaturo al rosso a maturazione, passando per l'arancione.

Molti ritengono il Naga Dorset troppo piccante per il consumo diretto, tanto da usarlo solo per spennellare gli alimenti.[3]

Alcuni pensano che il Naga Dorset possa essere imparentato, o coincidere, con il Naga Jolokia di Tezpur, tuttavia secondo l'azienda inglese Peppers by Post, al momento non vi sono prove certe.[4] Sembra tuttavia che il governo assamese abbia bloccato l'export di semi del "Naga Jolokia" per avviare il processo di registrazione del marchio.[5]


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Capsicum_annuum

Capsicum annuum
From Wikipedia, the free encyclopedia

Capsicum annuum, Chile de Arbol[2] (commonly known as the Mississippi sport pepper)[3] is a domesticated species of the plant genus Capsicum native to southern North America and northern South America.[1][4] The three species C. annuum, C. frutescens and C. chinense all evolved from a single common ancestor located somewhere in the northwest Brazil - Colombia area.[5] This species is the most common and extensively cultivated of the five domesticated capiscums.


Characteristics

Although the species name annuum means “annual” (from the Latin annus “year”), the plant is not an annual and in the absence of winter frosts can survive several seasons and grow into a large perennial shrub.[5] The single flowers are an off-white (sometimes purplish) color whilst the stem is densely branched and up to 60 centimetres (24 in) tall. When ripe, the fruit may be green, yellow or red. Whilst the species can tolerate most climates, C. annuum is especially productive in warm and dry climates.


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Piment_fort.jpg

Uses

Culinary

The species is a source of popular sweet peppers and hot chilis with numerous varieties cultivated all around the world. In American English the plant is commonly known as a chili pepper or bell pepper.

In British English, the sweet varieties are called red or green peppers[6] and the hot varieties chillies,[7] whereas in Australian and Indian English the name capsicum is commonly used for bell peppers exclusively and chilli is often used to encompass the hotter varieties.

Sweet peppers are very often used as a bulking agent in ready-made meals and take-away food, because they are cheap, have a strong flavour, and are colorful. The colorful aspect of peppers increases the visual appeal of the food, making it more appetizing. Foods containing peppers, especially chili peppers, often have a strong aftertaste this is due to the presence of capsinoids in peppers. Capsaicin, a chemical found in chili peppers, creates a burning sensation once ingested which can last for several hours after ingestion.

Medicinal

Hot peppers are used in medicine as well as food in Africa[8] and other countries.

English botanist John Lindley described C. annuum on page 509 of his 1838 'Flora Medica' thus:
“ It is employed in medicine, in combination with Cinchona in intermittent and lethargic affections, and also in atonic gout, dyspepsia accompanied by flatulence, tympanitis, paralysis etc. Its most valuable application appears however to be in cynanche maligna (acute diphtheria) and scarlatina maligna (malignent Scarlet fever, used either as a gargle or administered internally. ”

In ayurvedic medicine, C. annuum is classified as follows:[9]

Gunna (properties) – ruksh (dry), laghu (light) and tikshan (sharp)
Rasa dhatu (taste) – katu (pungent)
Virya (potency) – ushan (hot)

It is considered efficacious for a wide variety of symptoms including sore throat and fever.

Ornamental

Some cultivars grown specifically for their aesthetic value include the U.S. National Arboretum's Black Pearl[10] and the Bolivian Rainbow. Ornamental varieties tend to have unusually coloured fruit and foliage with colors such as black and purple being notable. All are edible, and most (like Royal Black) are mild. Ornamental chillies are also generally more susceptable to disease and adverse weather conditions owing to their extravagant nature and genetic modification specifically for appearance.[11]


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Naga_Jolokia_pepper

Bhut Jolokia chili pepper

The Bhut Jolokia[1][2] (Assamese: ভূত জলকীয়া bhut jôlôkia; Bangla: নাগা মরিচ naga morich), as it is commonly known—also known variously by other names (see etymology section below) in its native region, sometimes Naga Jolokia—is a chili pepper previously recognized by Guinness World Records as the hottest pepper in the world. The pepper is typically called the ghost chili or ghost pepper by U.S. media.[3][4][5]

The Bhut Jolokia is an interspecific hybrid from the Assam region of northeastern India and parts of neighbouring Bangladesh.[6][7] It grows in the Indian states of Assam, Nagaland and Manipur, and the Sylhet region of Bangladesh. It can also be found in rural Sri Lanka where it is known as Nai Mirris (cobra chili). There was initially some confusion and disagreement about whether the Bhut was a Capsicum frutescens[8] or a Capsicum chinense pepper, but DNA tests showed it to be an interspecies hybrid, mostly C. chinense with some C. frutescens genes.[9]

In 2007, Guinness World Records certified the Bhut Jolokia as the world's hottest chili pepper, 401.5 times hotter than Tabasco sauce.[10] On December 3, 2010, the Bhut Jolokia was replaced as the hottest known chili pepper by the Naga Viper pepper, which has an average peak Scoville rating more than 300,000 points higher than an average Bhut Jolokia - but still not higher than the hottest ever recorded Dorset Naga.[11] In February 2011, Guinness World Records awarded the title of "World's Hottest Chilli" to the Infinity chilli grown in Grantham, England.[12] This chilli rates at 1,067,286 units on the Scoville scale.[13] Later the same month, on February 25, 2011, the title returned to the Naga Viper pepper with a rating of 1,382,118 Scoville Heat Units (SHU).[14] The current "world's hottest" is the Trinidad Scorpion Butch T, officially tested at 1,463,700 SHU.[15] These figures are highly controversial among the pepper growing community and tests with more rigorous scientific standards are yet to be conducted on the many various peppers vying for "world's hottest" status.

Etymology

The pepper is called different names in different regions. An article in the Asian Age newspaper stated that experts in Assam are worried about a distortion of the colloquial nomenclature of "Bhot" to "bhut", saying that this word was misinterpreted by the (Western) media to mean "ghost".[16] The article stated that people living north of the Brahmaputra River call the pepper "Bhot jolokia", "Bhot" meaning "of Bhotiya origin", or something that has come from the hills of adjoining Bhutan; on the southern bank of the river Brahmaputra, this chili becomes Naga jolokia, believed to have originated from the hills of Nagaland.[16] An alternative source for Naga jolokia is that the name originates from the ferocious Naga warriors who once inhabited Nagaland.[17] Further complicating matters, a 2009 paper, published in the Asian Agri-History journal, coined the English term "Naga king chili" and stated that the most common Indian (Assamese) usage is bhoot jolokia,[18][19] which refers to the chili's large pod size, and gives the alternate common name as bih jolokia (bih means "poison" in Assamese, denoting the plant's heat). The assertion that bhut (bhoot) means "ghost" is claimed by researchers from the New Mexico State University, but as in the article from the Asian Age, denied by Indian researchers from Nagaland University.[9][18] The Assamese word "jolokia" simply means the Capsicum pepper. Other usages on the subcontinent are saga jolokia, Indian mystery chili, and Indian rough chili (after the chili's rough skin).[18][20] It has also been called the Tezpur chili after the Assamese city of Tezpur.[17] In Manipur, the chili is called umorok,[21] or oo-morok (oo = "tree", morok = "chili").

Uses

The pepper is used in India in homeopathic preparations for stomach ailments.[citation needed] It is also used as a spice as well as a remedy to summer heat, presumably by inducing perspiration in the consumer.[7] In northeastern India, the peppers are smeared on fences or incorporated in smoke bombs as a safety precaution to keep wild elephants at a distance.[27][28]

As a weapon

In 2009, scientists at India's Defence Research and Development Organisation announced plans to use the peppers in hand grenades, as a non lethal way to flush out terrorists from their hideouts and to control rioters. It will also be developed into pepper spray as a self defense product.[29][30]

R. B. Srivastava, the director of the Life Sciences Department at the New Delhi headquarters of India's Defence Research and Development Organisation (who also led a defense research laboratory in Assam), said trials are also on to produce bhut jolokia-based aerosol sprays to be used by potential victims against attackers and for the police to control and disperse mobs.[31]

Dorset Naga

Dorset Naga (Capsicum chinensis) is a subspecies of the original Naga, selected from the Bangladeshi varieties of the chili, naga morich.

Annually, since 2005, the heat level of Dorset Naga has been tested, taking samples from different sites, various seasons and states of maturity. The heat level has ranged from 661,451 SHU for green fruit in 2007, up to 1,032,310 SHU for ripe fruit harvested in 2009.

High as the results were, the BBC's Gardeners' World television programme recorded a much higher heat level for Dorset Naga. As part of the 2006 programming, the BBC gardening team ran a trial looking at several chili varieties, including Dorset Naga. Heat levels were tested by Warwick HRI and the Dorset Naga came in at 1,598,227 SHU, the hottest heat level ever recorded for a chili.[32]


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:BhutJolokia09_Asit.jpg
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MessaggioOggetto: Re: Capsicum - Peperoncino   Oggi a 21:52

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Capsicum - Peperoncino
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