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 Neurobiologia Vegetale

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MessaggioOggetto: Neurobiologia Vegetale   Mer 18 Ago 2010 - 9:31

Basandosi su un’intuizione di Charles Darwin il professor Stefano Mancuso, docente alla Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, ha dato vita ad una nuova disciplina: la Neurobiologia Vegetale; creando a sua volta un Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV).

Per chi volesse documentarsi il loro sito ufficiale è http://www.linv.org/

FONTE: da un articolo di Stefano Mancuso apparso nel sito http://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1

ALCUNI ASPETTI DI NEUROBIOLOGIA VEGETALE
di Stefano Mancuso

Nel 1860 Charles Darwin propose che
gli apici radicali rappresentassero una sorta
di “cervello diffuso” delle piante in grado
di percepire segnali multipli dall’ambiente
circostante e di prendere, sulla base
di questi, decisioni in merito alle strategie
da seguire. A quasi un secolo e mezzo da
quell’intuizione, un corpus imponente di
ricerche indica come le piante superiori
siano effettivamente capaci di ricevere segnali
dall’ambiente circostante, di (ri)elaborare
le informazioni ottenute e di calcolare
le soluzioni adatte alla loro sopravvenienza.
Di queste nuove ricerche si occupa
una recente disciplina: la neurobiologia vegetale,
dalla cui prospettiva, emergono, per
quanto riguarda le piante, numerose, sorprendenti
attività.

In 1890 Charles Darwin suggested the
radical apex of plants represented a sort
of “diffuse brain”, capable of perceiving
multiple signals from their surroundings.
On this basis, he believed, plants might be
able to take decisions concerning which
strategies they might adopt. Almost a
hundred and fifty years following this
intuition, an impressive body of evidence
indicates that the most sophisticated types
of plants are actually capable of receiving
signals from their environment,
(re)elaborate the data, and plot solutions
to ensure their survival. These new issues
fall within the field of a new discipline,
called plant neurobiology. Thanks to its
new perspective, plants are now considered
capable of many surprising activities.


Dobbiamo ad Aristotele ed ai suoi discepoli, il primo serio
tentativo di studiare le piante nelle loro complessità.
Nell’antichità il principale interesse per le piante è sempre
stato limitato al loro impiego come materia prima (da costruzione, ali-
mentare o medicinale). Bisognerà attendere il sedicesimo secolo perché
appaiano i primi studi orientati verso la comprensione delle piante in
termini sia di struttura che di funzione. All’inizio, questi studi furono
principalmente dedicati alla distribuzione delle piante, alla tassonomia
ed alla morfologia. Più tardi, grazie soprattutto all’invenzione del microscopio,
anche l’anatomia e la citologia entrarono a far parte delle
scienze vegetali. Ed anzi la natura cellulare degli organismi viventi fu
per la prima volta ipotizzata da Hooke nel 1665 proprio nelle piante.
Alla fine del diciannovesimo secolo l’idea che piante ed animali fossero
organismi simili, attraversò un periodo di grande successo. In quegli
anni, Fabre dava alle stampe un celebre testo di divulgazione sulla
vita delle piante, che iniziava con queste parole: «La pianta è sorella dell’animale:
come questo, essa vive, si nutre, si riproduce. Per comprendere
la prima, spesso è molto utile consultare il secondo: come pure per
comprendere il secondo, è conveniente chiedere chiarimenti alla prima
». (Fabre, 1874).

Numerose scoperte successive confermarono questa vicinanza fra
piante ed animali. Soprattutto gli studi riguardanti alcuni processi di base,
come respirazione e crescita cellulare, poterono svilupparsi grazie
all’uso delle piante come materiale sperimentale. Oggi è ben noto che le
più importanti vie metaboliche in piante ed animali sono simili. Ma
questo non è che il principio: le piante hanno in comune con gli animali
anche numerose attività che vanno dalla riproduzione sessuale, basata
sulla fusione delle cellule spermatiche e degli oociti, all’uso delle medesime
molecole e vie metaboliche per la regolazione dei ritmi circadiani.
La grande massa di dati ed evidenze accumulate dalle scienze vegetali
in questi ultimi anni ha accresciuto considerevolmente la nostra conoscenza
della vita delle piante, permettendo la nascita di nuovi affascinanti
settori di ricerca. La neurobiologia vegetale rappresenta la più recente
delle discipline afferenti alla scienza delle piante.

Nel maggio 2005 nell’ambito del “First Symposium on Plant
Neurobiology” tenutosi a Firenze, presso l’Accademia dei Georgofili,
numerose delle affascinanti ricerche che fanno capo a questa nuova disciplina
sono state per la prima volta presentate alla comunità scientifica.
Grazie a questo congresso internazionale la dizione di
“Neurobiologia vegetale” ha iniziato a diffondersi non solo nella ristretta
comunità scientifica degli studiosi di piante, ma anche a livello
più generale fra la popolazione, a dimostrazione di un interesse diffuso
per l’argomento. L’accoglienza riservata a questa nuova disciplina in
ambito scientifico è stata entusiastica: sull’esempio del LINV
(Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale), nato recentemente
a Firenze, molti laboratori nel mondo hanno avviato importanti
studi su argomenti di neurobiologia vegetale; la neonata “Society for
Plant Neurobiology” conta sempre più membri provenienti dalle più
prestigiose istituzioni scientifiche internazionali; un nuovo giornale,
Plant Signaling and Behavior, edito negli USA è completamente dedicato
alla neurobiologia delle piante; e per finire, un “Second Symposium on
Plant Neurobiology” si terrà a maggio di quest’anno a Pechino, ospite
dell’Accademia delle Scienze di Cina.



Il significato di neurobiologia vegetale


Ma è corretto parlare di neurobiologia nelle piante? Cominciamo
dall’etimologia esatta della parola neurone. In Platone neuron è usato
con la precisa connotazione di fibra vegetale ed, infatti, in Cratilo,
Teeto, Sofista, Politico, egli scrive «…e rimuovemmo l’intera lavorazione
dell’indumento composto da fibre di lino e di ginestra e di tutto quello
che abbiamo appena chiamato fibra vegetale (neuron)».
In Atene il ciabattino era chiamato “neurorrhaphos”, ossia colui che cuce
le fibre vegetali (Liddell e Scott, 1940). La parola neurone, quindi, è
normalmente utilizzata per indicare una fibra vegetale o, per analogia,
qualunque cosa abbia natura fibrosa. Nell’Iliade Omero utilizza il termine
neurone per indicare il tendine del toro: «ed egli caricò l’arco, afferrando
insieme la freccia intagliata e la corda di tendine di toro (neuron)».
Infine nel classico Greek Lexicon di Liddell e Scott, il significato della parola
neuron è ritenuto essere “qualunque cosa di natura fibrosa”.
In accordo con quanto detto, dal punto di vista etimologico non
sembra esserci nulla di sbagliato nella dizione di neurobiologia delle
piante. Ma questo, ovviamente, non è sufficiente. Prima di proseguire
nella trattazione è necessario rispondere ad alcune domande sulla natura
esatta di questa disciplina.
Di cosa si occupa precisamente la neurobiologia vegetale? O, meglio,
esiste una definizione di neurobiologia vegetale? E come mai si può
parlare di neurobiologia nelle piante?
Procediamo con ordine, partendo dalla definizione, affare, quest’ultimo,
tutt’altro che semplice dato il gran numero di possibili campi della
ricerca che afferiscono a questa disciplina. Sulle tracce della definizione
di neurobiologia animale o umana, tuttavia, è possibile definire la
neurobiologia delle piante come «una disciplina scientifica che si occupa
della struttura, funzione, sviluppo, genetica, biochimica, fisiologia,
farmacologia e patologia dei sistemi (cellule, tessuti, organi) che regolano
la risposta della pianta a stimoli interni ed esterni. Lo studio del
comportamento e dell’apprendimento sono anche una divisione della
neurobiologia vegetale».

È una definizione piuttosto ampia ed in effetti numerosi tradizionali
settori di studio della biologia, biofisica, ecologia, agraria, quali lo studio
degli stress biotici e abiotici, la comunicazione fra piante, la trasmissione
di segnali, le capacità di adattamento delle piante, rientrano a pieno
titolo nella sfera di interesse della neurobiologia vegetale. La differenza
è che la neurobiologia vegetale guarda a questi consueti ambiti di
studio da un nuovo punto di vista e cioè che le piante superiori non solo
siano capaci di ricevere segnali dall’ambiente circostante ma che posseggano
anche meccanismi atti alla rapida trasmissione di questi, e siano,
inoltre, in grado di rielaborare le informazioni ottenute dall’ambiente:
in questo manifestando una capacità di apprendimento che implica
la ricerca di uno scopo, la capacità di stimare gli errori e la presenza
di meccanismi mnemonici. In poche parole la neurobiologia vegetale
guarda alle piante come esseri capaci di calcolo e scelta, di apprendimento
e memoria. Se queste attività siano o no da considerarsi intelligenti
è soltanto una questione linguistica.

Ci sono diverse sorprese se applichiamo una prospettiva “neurobiologica”
allo studio dei tessuti vegetali ed alla stessa organizzazione della
pianta. L’auxina si comporta come un vero e proprio neurotrasmettitore
specifico delle piante. Gli apici radicali esibiscono un’attività neuralsimile.
Ed ancora, gli elementi vascolari permettendo il rapido scorrimento
dei segnali idraulici e dei potenziali d’azione, rappresentano la
principale via per la segnalazione a lunga distanza. Il fatto che le piante
siano in grado di rilevare le condizioni ambientali e di prendere decisioni
circa le loro future attività rende ovvio che posseggano dei sistemi
d’archiviazione ed elaborazione delle informazioni.

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MessaggioOggetto: Re: Neurobiologia Vegetale   Mer 18 Ago 2010 - 9:33

Charles Darwin e gli apici radicali

Nel 1880, Charles Darwin, assistito da suo figlio Francis, pubblicava
un libro fondamentale per lo studio della fisiologia vegetale: si tratta del
famoso The power of movement in plants. Nelle ultime pagine del capitolo
finale Darwin riflette sulle sorprendenti caratteristiche dell’apice radicale:
«Non è una esagerazione dire che la punta delle radici, avendo il potere
di dirigere i movimenti delle parti adiacenti, agisce come il cervello
di un animale inferiore; il cervello essendo situato nella parte anteriore
del corpo riceve impressioni dagli organi di senso e dirige i diversi movimenti
della radice».

Charles Darwin era sempre stato affascinato dalle caratteristiche dell’apice
radicale. Nella sua autobiografia (1888) scrive di «sentire uno
speciale piacere nel mostrare quanti e come mirabilmente ben adattati
siano i movimenti posseduti dall’apice della radice». Quello che impressionava
maggiormente Darwin era l’abilità delle radici nel: 1) percepire
contemporaneamente molteplici stimoli ambientali, 2) essere in grado
di prendere una decisione, e 3) muoversi in funzione di questa.
Darwin espose le radici a numerosi stimoli quali fra gli altri la gravità,
la luce, l’umidità, il tocco e si accorse che due o più stimoli applicati
contemporaneamente potevano essere distinti dagli apici radicali e che
la risposta a questi stimoli era tale da presupporre che la radice fosse in
grado di distinguere fra i diversi stimoli e giudicare quale fosse più importante
ai fini della sopravvivenza dell’intera pianta. Solo recentemente
si sono ottenute prove sperimentali che confermassero queste intuizioni
di Darwin.
A più di cento anni dalla originaria idea di Darwin, la presenza di
una speciale zona sensoria e di calcolo posta nell’apice radicale, è ormai
un dato certo. Per il lettore che volesse approfondire l’argomento si
suggerisce la lettura del libro recentemente edito dalla Springer “Plant
Communication - Neural aspect of plant life” (Baluska, Mancuso e
Volkmann, 2006), che tratta diffusamente dell’argomento.
Esistono molte buone ragioni perché nel corso dell’evoluzione le
piante abbiano sviluppato i loro tessuti simil-neurali negli apici radicali,
sepolti nella profondità della terra. Innanzi tutto il suolo rappresenta
un ambiente più stabile in confronto a quello atmosferico sia in termini
di temperatura che d’umidità; è protetto dalla predazione animale, dall’ozono
atmosferico così come dalla radiazione UV solare.

Considerando le radici come la sede di attività simil-neurale, si ha una
visione della pianta parecchio differente da quella normalmente considerata.
Le radici diventano l’organo più importante della pianta, i loro
apici formano un fronte in continuo avanzamento con innumerevoli
centri di comando. L’intero apparato radicale guida la pianta con una
sorta di cervello collettivo o, meglio, di intelligenza distribuita su una larga
superficie che, mentre cresce e si sviluppa, acquisisce anche informazioni
importanti per la nutrizione e per la sopravvivenza della pianta.
Questo fronte in avanzamento può raggiungere dimensioni sorprendenti.
Una singola pianta di sorgo, per esempio, dopo sole due
settimane di crescita sviluppa 2,6 x 103 apici radicali, e questo è un valore
del tutto trascurabile se paragonato alla produzione di apici radicali
di un albero adulto. Non è facile ottenere dati certi, tuttavia in un
singolo centimetro cubico di suolo forestale sono stati contati più di
mille apici radicali.
Una delle maggiori difficoltà nel registrare e riconoscere i comportamenti
delle piante nasce dalla inadeguatezza delle tecniche attualmente
disponibili per registrare i movimenti delle radici. Ciò che sarebbe necessario
è un metodo non-invasivo e continuo di analisi dell’immagine
tridimensionale dell’intero apparato radicale. Alcuni metodi come la risonanza
magnetica o la tomografia sono stati proposti ma richiedono
ancora molta sperimentazione prima di poter fornire dati accettabili. In
passato numerosi sistemi (isotopi, rizotroni, ecc.) sono stati utilizzati,
nessuno dei quali, tuttavia, è risultato soddisfacente. Al momento, nella
maggior parte le tecniche per lo studio delle radici sono distruttive, basate
sulla escavazione dell’apparato radicale. Soltanto quando l’apparato
radicale potrà essere studiato in continuo sarà possibile svelare i sorprendenti
comportamenti della radice.


Integrare molteplici informazioni in una unica risposta richiede
del calcolo


L’abilità nel sentire i differenti parametri ambientali e nel rispondere
ad essi è uno dei fattori comuni a tutti gli esseri viventi. Piante ed animali
non sono oggetti passivi di fronte agli stimoli che provengono dall’ambiente.
Al contrario, essi reagiscono in accordo con le informazioni
che ricevono dall’esterno e la loro risposta ai segnali è ciò che noi chiamiamo
comportamento. In sintesi, gli animali si muovono in risposta ai segnali
mentre le piante modificano il loro metabolismo. In realtà si muovono
anch’esse ma con tempi molto più lenti e, solitamente, attraverso
una crescita cellulare.
Questa capacità è particolarmente sviluppata nelle piante a causa
della loro necessità di gestire efficacemente tutti gli stimoli provenienti
dall’ambiente esterno, senza possibilità di scappare.
Le piante rispondono a numerosissimi stimoli ambientali, quali risorse
energetiche (luce, elementi minerali ed acqua), stimoli meccanici,
struttura del suolo, umidità, temperatura, composizione in gas dell’atmosfera.
In ogni caso, la forza, la direzione, la durata, l’intensità e le caratteristiche
specifiche dello stimolo sono discriminate singolarmente
dalla pianta. Anche i segnali biotici quali la presenza/assenza di piante
vicine, l’identità di queste piante, la competizione, la predazione e le
malattie sono altrettanti stimoli, spesso di natura estremamente complessa,
che la pianta registra continuamente e a cui risponde in maniera
appropriata. Non esiste un’unica separata risposta per ognuno di questi
segnali, ma piuttosto una soluzione che nasce dall’integrazione di tutti
questi parametri percepiti contemporaneamente ed integrati con le informazioni
riguardanti lo stato interno della pianta.

Fra le piante i soggetti più interessanti nello studio della segnalazione
sono senza dubbio gli alberi. Questi a causa delle grandi dimensioni
devono possedere sistemi particolarmente efficienti per trasmettere i
segnali in breve tempo da una parte all’altra del loro corpo.
Gli alberi vivono in un ambiente in continua mutazione e benché
non tutte le parti di uno stesso albero siano contemporaneamente soggette
allo stesso stimolo nello stesso tempo, essi rispondono in maniera
coordinata, dimostrando non solo un sistema di comunicazione mera-
vigliosamente funzionale, ma anche una capacità decisionale che si manifesta
nello scegliere la corretta risposta a stimoli differenti, che possono,
frequentemente, richiedere soluzioni contrastanti.
Per anni i ricercatori hanno concentrato tutti i loro sforzi nello studio
dei segnali chimici, essenzialmente di natura ormonale, quali unici
veicoli della trasmissione di informazioni nel corpo della pianta, escludendo
di fatto dai loro studi i segnali elettrici ed idraulici. E ciò, nonostante
il fatto che proprio negli alberi, a causa delle loro estese dimensioni,
la necessità di segnali differenti da quelli chimici rappresentasse
un importante requisito. Considerando l’enorme area fogliare di alcuni
alberi, risulta evidente come per trasportare un segnale chimico dalle
radici alle foglie sia necessario sintetizzare e trasportare grandi quantità
di ormoni. Al contrario i segnali elettrici o quelli idraulici, nonostante
siano di diversi ordini di grandezza più veloci di qualunque segnale chimico,
non necessitano di alcun tipo di sintesi.
Dato l’elevato numero di segnali che la pianta deve integrare in una
singola azione, è certo che una risposta automatica agli eventi ambientali
non può essere sufficiente. Infatti, sebbene la risposta delle piante
ad un singolo segnale sia di solito proporzionata alla sua forza ed intensità,
il numero di segnali a cui una pianta deve far fronte, soprattutto in
un ambiente naturale, è altissimo. In questi casi soltanto un calcolo
complesso può fornire le soluzioni adatte alla sopravvivenza.



Allelopatia ed allelobiosi: guerra e pace nel mondo vegetale


La coesistenza è la più comune condizione in cui le piante si trovano
a vivere. Poiché non sono in grado di spostarsi, la loro sopravvivenza è
direttamente legata alla capacità di vincere la competizione con le piante
vicine. A tal fine è indispensabile che le piante posseggano un sistema
di percezione rapida dei segnali emessi dai competitori circostanti e
di risposta adeguata alle possibili minacce.
Nella porzione di suolo che circonda le radici, le piante secernono
una straordinaria quantità di sostanze organiche fra le quali amminoacidi,
carboidrati e metaboliti secondari. La quantità di carbonio spesa dalle
piante per questa attività è sorprendentemente alta: si va dal 30% del totale
di fotosintetati rilasciata dalle radici dei semenzali, al 5-20% emesso
dalle radici delle piante adulte. Questi essudati radicali hanno molteplici
effetti sulla chimica del suolo, sulla sua biologia ed ecologia. In particolare,
essi costituiscono una vera e propria forma di comunicazione sotterranea,
mediando messaggi per competitori, simbionti o patogeni.

Uno dei più conosciuti sistemi di interazione fra piante ricorda una
vera e propria guerra chimica, nella quale i composti emessi da una
pianta nell’ambiente influenzano la crescita e lo sviluppo delle piante
circostanti. Questa guerra fra confinanti fu per la prima volta osservata
da Molish nel 1937 che la chiamò allelopatia dal greco allelon “reciproco”
e pathos “sofferenza”. L’allelopatia è stata a lungo un importante argomento
di studio in agraria e numerosi lavori hanno dimostrato come
essa influisca su molti aspetti della coesistenza e competizione fra piante.
Nonostante ciò, a circa 70 anni dalla sua scoperta, il ruolo dell’allelopatia
nell’ecologia vegetale rimane abbastanza confuso.

Mentre l’allelopatia individua un tipo di interazione/comunicazione
fra piante basato sulla emissione di sostanze dannose o repulsive, recentemente
si è scoperto che le piante sono in grado di emettere composti
la cui valenza non è affatto di “minaccia”, ma, al contrario, è benefica
per la pianta ricevente. Questo fenomeno è stato chiamato allelobiosi
e rappresenta uno dei più avvincenti campi della moderna ricerca
in ecologia vegetale.
Perché si possa parlare di allelobiosi bisogna: a) che la comunicazione
avvenga fra piante sane (non danneggiate); b) che questa comunicazione
sia benefica per la pianta ricevente ed, infine, c) che la risposta
nella pianta ricevente influenzi in qualche misura la sua crescita. Si è così
scoperto che piante appartenenti alla stessa specie/varietà scambiano
fra di loro messaggi chimici riguardanti le risorse disponibili quali luce,
acqua, nutrienti minerali.
Queste informazioni permettono alle piante compagne di modificare
la propria strategia di crescita, così da rispondere meglio alle necessità
poste dall’ambiente. Per esempio, la crescita di semenzali di orzo
(una specie modello per quanto riguarda gli studi di allelopatia o di allelobiosi)
è inibita, attraverso una classica risposta allelopatica, quando
essi sono esposti alle molecole volatili emesse da specie quali la Sasa cernua
o l’Eucalyptus globulus. Al contrario, se sottoponiamo gli stessi se-
menzali ai composti volatili emessi da piante adulte di orzo abbiamo
una risposta allelobiotica che permette ai semenzali di modificare la loro
strategia di crescita, ingrandendo l’apparato radicale a scapito di
quello aereo. Grazie a questa riallocazione della biomassa la ricerca dei
nutrienti, in una situazione di competizione, potrà essere svolta con
maggiori probabilità di successo.

Si inizia, così, a delineare una rete di relazioni basate sulle comunicazioni
che può essere, senz’altro, definita come un’attività di tipo sociale.
Le piante, oltre a possedere una efficiente catena segnalatoria attraverso
la quale regolano le attività del corpo vegetale, inviano numerosi
segnali agli organismi circostanti. Si tratta perlopiù di segnali chimici
quali una miriade di derivati degli acidi grassi, benzenoidi, terpenoidi,
ed altre sostanze profumate emesse dai fiori principalmente per attrarre
gli impollinatori, ma anche altri composti volatili, come l’isoprene o
metaboliti secondari di diversa natura, emessi dalle foglie.
Una lunga serie di studi negli anni passati ha dimostrato come le
piante attaccate da insetti erbivori o patogeni, emettano sostanze volatili
in grado di segnalare il pericolo alle piante vicine. Le sostanze volatili
prodotte dalle piante attaccate possono indurre risposte di varia natura
nelle piante vicine ancora intatte, rendendole repulsive per gli erbivori
e/o attraenti per i nemici naturali degli erbivori.
Insomma, un insospettato mondo di relazioni fra le piante e gli altri
organismi viventi va svelandosi agli occhi degli studiosi. Alcuni sistemi
di comunicazione erano noti da molto tempo, altri, come l’uso dei colori
di cui parleremo nel seguente paragrafo, sono stati scoperti soltanto
recentemente e contribuiscono a rappresentare, con sempre maggiore
efficacia, le piante come organismi impegnati in un complesso esercizio
di relazioni.


Segnali di colore


Uno dei più affascinanti risultati degli ultimi anni, è la scoperta che i
cambiamenti di colore e le combinazioni di colori delle piante siano potenti
strumenti di comunicazione fra piante ed animali. La funzione dei
colori ed il loro ruolo in chiave evoluzionistica, sono un importante
settore di studio della zoologia. Al contrario nelle piante, se si escludo-
no gli studi sull’interesse dei colori per l’attrazione degli impollinatori
da parte dei fiori, questo argomento è stato costantemente sottostimato.
Eppure i segnali visivi mandati agli animali dovrebbero essere molto
più efficienti in confronto a quelli olfattivi. Soprattutto a lunga distanza,
un segnale visivo è più percepibile e nello stesso tempo meno soggetto
alle modificazioni dell’ambiente.

Uno dei più straordinari segnali visivi delle piante è la bellissima colorazione
autunnale prodotta da molti alberi decidui. Perché alcune specie producano
questa spettacolare esibizione di colori durante l’autunno è stato per molti
anni un rompicapo. La spiegazione più comune descriveva questa commovente
esibizione della natura come un semplice effetto secondario della degradazione
della fotosintesi e della senescenza delle foglie. Secondo questa
teoria la degenerazione dei cloroplasti e la degradazione dei pigmenti clorofilliani
in molecole non colorate di più basso peso molecolare, permette ai
pigmenti rossi e gialli di emergere dal sottofondo durante il periodo autunnale.
Questa interpretazione, tuttavia, non chiarisce come mai molte specie non
hanno alcuna colorazione autunnale. Inoltre, è ormai certo che tale colorazione
è in parte conseguenza della sintesi de novo di pigmenti coloranti.
Negli ultimi cinque anni una serie di brillanti studi hanno scoperto
una realtà del tutto differente, dimostrando che queste colorazioni sono
un segnale dell’abilità degli alberi a difendersi dagli attacchi degli afidi.
La teoria di Hamilton e Brown suggerisce che la sfavillante colorazione
autunnale sia un segnale per gli afidi che in questo stesso periodo dell’anno
cercano un posto dove deporre le loro uova. In pratica un albero
dopo aver investito intensivamente in difese chimiche, avverte l’afide,
attraverso la colorazione, che è pronto a difendersi da eventuali attacchi.
Si tratta di un sistema di segnalazione, chiamato “del segnale onesto”,
ben noto alla biologia evolutiva animale. Sono moltissimi gli
esempi di questo tipo di segnalazione fra gli animali ed anche fra gli uomini.
Dalle gazzelle che saltano sul posto per segnalare il loro buon stato
di forma ad un eventuale predatore, all’ostentazione da parte degli
uomini di “status symbol” come segnale di forza e potere.


Conclusioni

La nostra idea delle piante sta mutando con rapidità straordinaria, al-
lontanandosi dalla vecchia descrizione delle piante come entità passive
completamente soggette alle forze dell’ambiente circostante buone soltanto
ad accumulare i prodotti della fotosintesi. Al contrario la nuova
idea è quella di organismi dinamici ed altamente percettivi, in competizione
attiva, sopra e sotto il suolo, per le limitate risorse disponibili, che
calcolano attentamente le loro azioni, valutano i rischi e intraprendono
azioni atte a mitigare o controllare i possibili insulti dell’ambiente.
Questa nuova visione descrive le piante come organismi in grado di decodificare
e processare informazioni provenienti dagli organismi viventi
con i quali entrano in contatto.

In poche parole, le piante presentano comportamenti altrettanto
sofisticati di quelli animali ma il loro potenziale è sempre stato mascherato
da scale temporali molto più lunghe di quelle tipiche del
mondo animale.
Le piante sono organismi sessili. La sola risposta che possono fornire
ad un ambiente in continuo cambiamento è un’altrettanta rapidità di
adattamento. Per questo le piante hanno sviluppato apparati di comunicazione
e di decodificazione delle informazioni estremamente efficienti
e robusti, basati su segnali sia chimici che elettrici.
Nei prossimi anni, grazie agli studi di neurobiologia vegetale si chiarirà
il ruolo dei neurotrasmettitori nelle piante, risolvendo il mistero del
perché gli organismi vegetali posseggano quasi l’intera serie dei neurotrasmettitori
che permettono al cervello di funzionare. Insomma, molte
sorprese ci attendono grazie alle ricerche della neurobiologia vegetale.
Tramite le scoperte di questa disciplina, sarà possibile collocare le
piante al posto che spetta loro fra le creature viventi con effetti concreti
sia a livello scientifico/tecnico che etico e filosofico.



Bibliografia


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plant command centres: unique brain-like status of the root apex transition zone,
Biologia. 59: 7-19.
Alcuni aspetti di neurobiologia vegetale
250 Anno II -
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SILVÆ
BALUSKA, F. - MANCUSO, S. - VOLKMANN, D. 2006 - Plant communications.
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FONTE: da un articolo di Stefano Mancuso apparso nel sito http://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1
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MessaggioOggetto: Re: Neurobiologia Vegetale   Mer 18 Ago 2010 - 9:35

Altro documento in formato PDF che vi consiglio di consultare direttamente dalla fonte di origine, buona lettura:




http://150.217.147.94/linv/pdf/newsletter/LINViato_n.1.pdf


Ultima modifica di Tila il Gio 23 Set 2010 - 14:32, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Neurobiologia Vegetale   Mer 18 Ago 2010 - 21:14

Tila ha scritto:
Altri documenti in formato PDF che vi consiglio di consultare direttamente dalle loro fonti di origine, buona lettura:

http://www.dowebsites.net/linv/images/press/pdf/0601.pdf


http://150.217.147.94/linv/pdf/newsletter/LINViato_n.1.pdf


Gli articoli che hai postato sono molto interessanti. Avevo letto tempo fa un libro sulle piante, appena ci rimetto su le mani riporto gli estremi...tuttavia li ricordo che l'autore sosteneva che i russi tempo fa e gli americani avessero studiato le capacità delle piante di essere ben consapevoli dell'ambiente che le circonda....credo che il libro si chiami "La vita segreta delle piante"
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MessaggioOggetto: Re: Neurobiologia Vegetale   Mer 18 Ago 2010 - 21:17

Admin ha scritto:

Gli articoli che hai postato sono molto interessanti. Avevo letto tempo fa un libro sulle piante, appena ci rimetto su le mani riporto gli estremi...tuttavia li ricordo che l'autore sosteneva che i russi tempo fa e gli americani avessero studiato le capacità delle piante di essere ben consapevoli dell'ambiente che le circonda....credo che il libro si chiami "La vita segreta delle piante"

Hai appena acceso una lampadina nella mia testa! Idea

Me lo ricordo anch'io quel libro...mi sa che domani ri-apro un po' di scatoloni alla ricerca...

Grazie Admin!
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MessaggioOggetto: Re: Neurobiologia Vegetale   Gio 19 Ago 2010 - 8:06

Tila ha scritto:
Admin ha scritto:

Gli articoli che hai postato sono molto interessanti. Avevo letto tempo fa un libro sulle piante, appena ci rimetto su le mani riporto gli estremi...tuttavia li ricordo che l'autore sosteneva che i russi tempo fa e gli americani avessero studiato le capacità delle piante di essere ben consapevoli dell'ambiente che le circonda....credo che il libro si chiami "La vita segreta delle piante"

Hai appena acceso una lampadina nella mia testa! Idea

Me lo ricordo anch'io quel libro...mi sa che domani ri-apro un po' di scatoloni alla ricerca...

Grazie Admin!

Ecco gli estremi, come promesso ^^

La vita segreta delle piante

Dettagli del libro
• Titolo: La vita segreta delle piante
• Autori: Tompkins Peter, Bird Christopher
• Traduttore: Carrer A.
• Editore: Net
• Collana: Saggi
• Data di Pubblicazione: 2002
• ISBN: 8851520526
• ISBN-13: 9788851520526
• Pagine: 369


Consiglio il commento scritto al seguente link e di cui riporto l'incipit:


FONTE: http://culturaperta.wordpress.com/2010/01/06/la-vita-segreta-delle-piante/

"Le piante hanno una vita insospettata. Reagiscono alla musica, ai campi elettromagnetici, alle emozioni della gente. Penserete si tratti di congetture da casalinga che parla alle piante di casa. Non è così. Da tempo si svolgono esperimenti in tal senso alcuni dei quali molto sorprendenti. Alcuni scienziati hanno collegato apparecchiature solitamente usate per registrare le reazioni umane alle piante registrando fatti che non si sarebbero aspettati. Attraverso la macchina della verità le piante hanno rivelato di possedere emozioni e perfino memoria e di poter percepire sensazioni anche a notevole distanza dalla fonte....."
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MessaggioOggetto: Re: Neurobiologia Vegetale   Gio 19 Ago 2010 - 19:21

Admin ha scritto:

Ecco gli estremi, come promesso ^^

La vita segreta delle piante

Dettagli del libro
• Titolo: La vita segreta delle piante
• Autori: Tompkins Peter, Bird Christopher
• Traduttore: Carrer A.
• Editore: Net
• Collana: Saggi
• Data di Pubblicazione: 2002
• ISBN: 8851520526
• ISBN-13: 9788851520526
• Pagine: 369

Grazie mille Admin,

ho trovato un'altro articolo di Stefano Mancuso, dal titolo La sorprendente vita delle piante, in formato PDF consiglio di consultarlo direttamente al seguente link questo è l'incipit:


A una osservazione superficiale tutte le attività tipiche delle piante, nessuna esclusa, sembrano potersi riassumere nelle tre cardinali funzioni della nutrizione, crescita e riproduzione. Questa idea ha le sue radici nella definizione secondo la quale le piante vivono (crescono, si nutrono e si riproducono) ma sono prive di movimento. L’assenza di movimento è percepita come la principale differenza fra piante e animali e viceversa. Ne consegue che, a causa della sua immobilità, la pianta, non ha nessuna necessità di sviluppare complicati sistemi di
risposta all’ambiente data la relativa mancanza di novità o sorprese con le quali si troverà a contatto nel corso della sua
esistenza. Ma, è giustificabile questa definizione delle piante come esseri viventi privi del movimento?


Buona lettura!

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MessaggioOggetto: Re: Neurobiologia Vegetale   Ven 20 Ago 2010 - 8:29

Ho fatto una piccola ricerca in rete e ho trovato i seguenti documenti in pdf che possono essere estremamanete utili:

http://www.sdcinematografica.com/media/docs/it/00230_relazione%20scientifica.pdf+

e il seguente http://www.dowebsites.net/linv/images/press/pdf/050518.pdf



Trovo interessanti passi dell’articolo che hai riportato Tila:

“Bose andando contro ogni convinzione del suo tempo, e basandosi su solidissime prove sperimentali, dimostrò come le piante utilizzassero segnali elettrici per la comunicazione fra i vari organi e avanzò
l’idea che le piante fossero da considerarsi esseri intelligenti, capaci di apprendere dall’esperienza e di modificare il loro comportamento in maniera adeguata. I suoi esperimenti provarono “l’unità dei
meccanismi fisiologici della vita. Poiché noi abbiamo trovato nelle piante e negli animali
simili movimenti contrattili in risposta agli stimoli, uno stesso meccanismo di propagazione fra cellula e cellula, una simile circolazione dei fluidi”. Liricamente, nel
1907 scriveva: “Questi alberi hanno una vita simile alla nostra, mangiano e crescono, affrontano
la povertà, si addolorano e soffrono. Possono rubare, ma anche aiutarsi gli uni con gli altri, sviluppare
amicizie, sacrificare la loro vita per i propri piccoli”. Numerose scoperte successive confermarono
questa vicinanza fra piante e animali. Gli studi riguardanti alcuni processi di base, come respirazione e
crescita cellulare, (…)”


“Questa è una definizione che è cara a molti in questi anni, e tanti la citano a sproposito per dimostrare non meglio identificate teorie. Tuttavia, ciò che resta pur vero è che sul pianeta Terra le piante sono davvero le mediatrici tra energia solare e animali ad esempio. La vita è iniziata negli oceani e le painte si sono affrancate dai flutti oceanici centinaia di milioni di anni fa. È comprensibile come esse abbiano dato inizio alla colonizzazione del mondo emerso, assieme alle prime forme di vita animale.”


“Esse rivestono il ruolo di mediatori fra il sole e il mondo animale. Le piante, o piuttosto, i loro organuli cellulari più tipici, i cloroplasti, rappresentano il legame che unisce le attività di tutto il mondo organico, tutto quello chiamiamo vita, con il centro energetico del nostro sistema. In questo senso possiamo parlare di una funzione universale della pianta.”


Il passo seguente è (credo) assai importante, perché mette in rilevo come il nostro modo di definire e capire altre forme di coscienza sta cambiando. E grazie a Dio (era una battuta!) sta passando dall’antropocentrismo ad una piu reale consapevolezza delle cose, con modelli di definizione piu adeguati ed efficaci.

“Il primo a intuire che le piante possedessero qualcosa di simile a un cervello, sebbene di dimensioni estremamente ridotte, fu Charles Darwin, il quale nel 1880, assistito da suo figlio Francis, pubblicava The power of movement in plants. Nelle ultime pagine del capitolo finale Darwin riflette sulle sorprendenti caratteristiche dell’apice radicale: “Non è una esagerazione dire che la punta delle radici, avendo il potere di dirigere i movimenti delle parti adiacenti, agisce come il cervello di un animale inferiore; il cervello essendo situato nella parte anteriore del corpo riceve impressioni dagli organi di senso e dirige i diversi movimenti della radice”. Quello che impressionava maggiormente Darwin era l’abilità delle radici nel percepire contemporaneamente molteplici stimoli ambientali, nell’essere in grado di prendere una decisione e nel muoversi in funzione di questa.”

“Esistono molte buone ragioni perché nel corso dell’evoluzione le piante abbiano sviluppato i loro tessuti simil-neurali negli apici radicali, sepolti nella profondità della terra. Innanzi tutto il suolo rappresenta un ambiente più
stabile in confronto a quello atmosferico sia in termini di temperatura che d’umidità; è protetto dalla predazione animale, dall’ozono atmosferico cosi come dalla radiazione UV solare.
Considerando le radici come la sede di attività simil-neurale, si ha una visione della pianta assai differente da quella comunemente considerata. Le radici diventano l’organo più importante della pianta, i loro apici formano un fronte in continuo avanzamento con innumerevoli centri di comando. L’intero apparato radicale guida la pianta con una sorta di cervello collettivo o, meglio, di intelligenza distribuita su una larga superficie che mentre cresce e si sviluppa, acquisisce informazioni importanti per la nutrizione e
per la sopravvivenza della pianta.”


Quanto detto qui sopra mi fa venire in mente in modo molto libero, ciò che Don Juan disse a CC in uno dei testi scritti da quest’ultimo e cioè che il punto di unione delle piante è situato nella parte bassa e sotterranea delle piante….

"Grazie all’attività “intelligente” delle radici, le piante sono in grado di rispondere a stimoli
esterni, in numerosi casi aumentando l’efficienza della loro risposta in seguito a
ripetute esposizioni. È fondamentale, quindi, che le piante siano in grado di archiviare delle
informazioni e abbiano la possibilità di richiamarle quando se ne presenti l’occasione, anche a distanza di tempo."

“In questo senso il concetto di memoria non sarebbe applicabile alle piante, che, ovviamente, non sono dotate di cellule nervose. Tuttavia, la memoria può anche essere definita come “l’abilità di
immagazzinare informazioni riguardanti eventi passati e richiamarle dopo un periodo di tempo”, divenendo perfettamente applicabile sia a esseri viventi come le piante che a oggetti quali, ad esempio, i computer.
Numerosi esempi di immagazzinamento (memorizzazione) di segnali ambientali, sono
stati esplicitamente o implicitamente provati nelle piante, in alcuni casi anche a livello molecolare.“


La questione della memoria che può non essere associata solo alla mente e al cervello, risulta cruciale: Fino a pochi anni fa, affermare che la memoria è stoccata anche nelle altre parti di un corpo organico dotato di coscienza sembrava eresia. Ovviamente, in gioco c’è la definizione stessa di ciò che noi chiamiamo memoria.
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MessaggioOggetto: Re: Neurobiologia Vegetale   Ven 20 Ago 2010 - 9:36

Admin ha scritto:
Ho fatto una piccola ricerca in rete e ho trovato i seguenti documenti in pdf che possono essere estremamanete utili:

http://www.sdcinematografica.com/media/docs/it/00230_relazione%20scientifica.pdf+

e il seguente http://www.dowebsites.net/linv/images/press/pdf/050518.pdf

Grazie Admin,

di materiale c'è ne davvero tanto, man mano cercherò di leggerlo tutto...anche quello in inglese (spero)


Admin ha scritto:

Trovo interessanti passi dell’articolo che hai riportato Tila:

“ Liricamente, nel 1907 scriveva: “Questi alberi hanno una vita simile alla nostra, mangiano e crescono, affrontano
la povertà, si addolorano e soffrono. Possono rubare, ma anche aiutarsi gli uni con gli altri, sviluppare
amicizie, sacrificare la loro vita per i propri piccoli”. Numerose scoperte successive confermarono
questa vicinanza fra piante e animali. Gli studi riguardanti alcuni processi di base, come respirazione e
crescita cellulare, (…)”
“Questa è una definizione che è cara a molti in questi anni, e tanti la citano a sproposito per dimostrare non meglio identificate teorie. Tuttavia, ciò che resta pur vero è che sul pianeta Terra le piante sono davvero le mediatrici tra energia solare e animali ad esempio. La vita è iniziata negli oceani e le painte si sono affrancate dai flutti oceanici centinaia di milioni di anni fa. È comprensibile come esse abbiano dato inizio alla colonizzazione del mondo emerso, assieme alle prime forme di vita animale.”
“Esse rivestono il ruolo di mediatori fra il sole e il mondo animale. Le piante, o piuttosto, i loro organuli cellulari più tipici, i cloroplasti, rappresentano il legame che unisce le attività di tutto il mondo organico, tutto quello chiamiamo vita, con il centro energetico del nostro sistema. In questo senso possiamo parlare di una funzione universale della pianta.”

Trovo che la frase da te citata sia un puro manifesto di affetto e rispetto verso queste nobili creature...

Della terra, della natura ne sappiamo davvero così poco...invece molti uomini hanno la presunzione di credere di essere onniscienti.


Admin ha scritto:
Il passo seguente è (credo) assai importante, perché mette in rilevo come il nostro modo di definire e capire altre forme di coscienza sta cambiando. E grazie a Dio (era una battuta!) sta passando dall’antropocentrismo ad una piu reale consapevolezza delle cose, con modelli di definizione piu adeguati ed efficaci.

“Il primo a intuire che le piante possedessero qualcosa di simile a un cervello, sebbene di dimensioni estremamente ridotte, fu Charles Darwin, il quale nel 1880, assistito da suo figlio Francis, pubblicava The power of movement in plants. Nelle ultime pagine del capitolo finale Darwin riflette sulle sorprendenti caratteristiche dell’apice radicale: “Non è una esagerazione dire che la punta delle radici, avendo il potere di dirigere i movimenti delle parti adiacenti, agisce come il cervello di un animale inferiore; il cervello essendo situato nella parte anteriore del corpo riceve impressioni dagli organi di senso e dirige i diversi movimenti della radice”. Quello che impressionava maggiormente Darwin era l’abilità delle radici nel percepire contemporaneamente molteplici stimoli ambientali, nell’essere in grado di prendere una decisione e nel muoversi in funzione di questa.”

Come vedi si può avere la speranza che al mondo ci siano persone che guardano il mondo con gli occhi di un bambino...

Admin ha scritto:
“Esistono molte buone ragioni perché nel corso dell’evoluzione le piante abbiano sviluppato i loro tessuti simil-neurali negli apici radicali, sepolti nella profondità della terra. Innanzi tutto il suolo rappresenta un ambiente più
stabile in confronto a quello atmosferico sia in termini di temperatura che d’umidità; è protetto dalla predazione animale, dall’ozono atmosferico cosi come dalla radiazione UV solare.
Considerando le radici come la sede di attività simil-neurale, si ha una visione della pianta assai differente da quella comunemente considerata. Le radici diventano l’organo più importante della pianta, i loro apici formano un fronte in continuo avanzamento con innumerevoli centri di comando. L’intero apparato radicale guida la pianta con una sorta di cervello collettivo o, meglio, di intelligenza distribuita su una larga superficie che mentre cresce e si sviluppa, acquisisce informazioni importanti per la nutrizione e
per la sopravvivenza della pianta.”
Quanto detto qui sopra mi fa venire in mente in modo molto libero, ciò che Don Juan disse a CC in uno dei testi scritti da quest’ultimo e cioè che il punto di unione delle piante è situato nella parte bassa e sotterranea delle piante….
"Grazie all’attività “intelligente” delle radici, le piante sono in grado di rispondere a stimoli
esterni, in numerosi casi aumentando l’efficienza della loro risposta in seguito a
ripetute esposizioni. È fondamentale, quindi, che le piante siano in grado di archiviare delle
informazioni e abbiano la possibilità di richiamarle quando se ne presenti l’occasione, anche a distanza di tempo."
“In questo senso il concetto di memoria non sarebbe applicabile alle piante, che, ovviamente, non sono dotate di cellule nervose. Tuttavia, la memoria può anche essere definita come “l’abilità di
immagazzinare informazioni riguardanti eventi passati e richiamarle dopo un periodo di tempo”, divenendo perfettamente applicabile sia a esseri viventi come le piante che a oggetti quali, ad esempio, i computer.
Numerosi esempi di immagazzinamento (memorizzazione) di segnali ambientali, sono
stati esplicitamente o implicitamente provati nelle piante, in alcuni casi anche a livello molecolare.“
La questione della memoria che può non essere associata solo alla mente e al cervello, risulta cruciale: Fino a pochi anni fa, affermare che la memoria è stoccata anche nelle altre parti di un corpo organico dotato di coscienza sembrava eresia. Ovviamente, in gioco c’è la definizione stessa di ciò che noi chiamiamo memoria.

L'argomento è molto affascinante come vedi, hai fatto bene a sottolineare questi passaggi, grazie per il tuo ottimo contributo.

A proposito di radici piantate... hai mai provato, dopo una faticosa giornata di lavoro, affondare le mani nella terra?

Fallo e poi mi dirai cosa hai provato...

Un abbraccio
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MessaggioOggetto: Re: Neurobiologia Vegetale   Mer 22 Feb 2012 - 13:46

Riporto altri documenti sull'argomento, buona lettura.

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Plant_perception_%28physiology%29

Plant perception (physiology)
From Wikipedia, the free encyclopedia

In botany, plant perception is the ability of plants to sense the environment and adjust their morphology, physiology and phenotype accordingly.[1] Research draws on the fields of plant physiology, ecology and molecular biology.

Summary

In the study of plant physiology plant perception is a term used to describe mechanisms by which plants recognize changes in the environment. Examples of stimuli which plants perceive and can react to include chemicals, gravity, light, moisture, infections, temperature, oxygen and carbon dioxide concentrations, parasite infestation, physical disruption, and touch. Plants have a variety of means to detect such stimuli and a variety of reaction responses or behaviors.

Plant perception occurs on a cellular level and its concomitant reactive behavior is mediated by phytochromes, kinins, hormones, antibiotic or other chemical release, changes of water and chemical transport, and other means. These responses are generally slow, taking at minimum a number of hours to accomplish, and can best be observed with time-lapse cinematography, but rapid movements can occur as well.

Research published in September 2006 [2] has shown, certainly in the case of Arabidopsis thaliana, the role of cryptochromes in the perception of magnetic fields by plants.

Plants have many strategies to fight off pests. For example, they can produce different toxins (phytoalexins) against invaders or they can induce rapid cell death in invading cells to hinder the pests from spreading out. These strategies depend on quick and reliable recognition-systems.

Signal response

Plants respond to volatile signals produced by other plants.[3][4]

Alarm signals

Wounded tomatoes are known to produce the volatile odour methyl-jasmonate as an alarm-signal.[5] Plants in the neighbourhood can then detect the chemical and prepare for the attack by producing chemicals that defend against insects or attract predators.[5]

Light

Many plant-organs contain photo-sensitive compounds (phototropins, cryptochromes and phytochromes) each reacting very specifically to certain wavelengths of light. These light-sensors tell the plant if it's day or night, how long the day is,how much light is available and from where the light comes. Shoots grow towards light and roots usually grow away from light. These responses are called phototropism and skototropism respectively. They are brought about by light sensitive pigments like phototropins and phytochromes and the plant hormone auxin. Many plants exhibit certain phenomena at specific times of the day, for example certain flowers open only in the mornings. Plants keep track of the time of the day with a molecular clock. This internal clock is set to the solar clock every day using sunlight. The internal clock coupled with the ability to perceive light also allows plants to measure the time of the day and so find the season of the year. This is how many plants know when to flower. (see photoperiodism) The seeds of many plants sprout only after they are exposed to light. This response is carried out by phytochrome signalling. Plants are also able to sense the quality of light and respond appropriately, for example in low light conditions plants produce more photosynthetic pigments whereas when the light is very bright and/or if the levels of harmful UV increase, plants produce more of their protective pigments that act as sunscreens. [6]

Contact Stimuli

The mimosa plant (Mimosa pudica) makes its thin leaves point down at the slightest touch and carnivorous plants such as the Venus flytrap snap shut by the touch of insects.[citation needed]


Mechanical perturbation can also be detected by plants.[7] Jasmonate levels also increase rapidly in response to mechanical perturbations such as tendril coiling.[8]

Poplar stems can detect reorientation and inclination (equilibrioception).[9]



FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Plant_perception_%28paranormal%29

Plant perception (paranormal)
From Wikipedia, the free encyclopedia

Plant perception or biocommunication may denote not only that plants are sentient - they can certainly communicate through chemical signals and have complex responses to stimuli - but that may respond to humans in a manner that amounts to ESP and that may be interpreted as experience of pain and fear.

The theory is apt to be received with contempt in scientific circles while skeptics criticize the conditions of many observations of 'plant perception' and state that, since plants lack a complex nervous-sensory system, they are not capable of having feelings or perceiving human emotions or intentions.[3][4]

Gustav Theodor Fechner

The notion that plants are capable of feeling emotions was first recorded in 1848, when Dr. Gustav Theodor Fechner, a German experimental psychologist, suggested that plants are capable of emotions and that one could promote healthy growth with talk, attention, and affection.[citation needed]

Chandra Bose

Indian scientist Sir Jagdish Chandra Bose began to conduct experiments on plants in the year 1900. He found that every plant and every part of a plant appeared to have a sensitive nervous system and responded to shock by a spasm just as an animal muscle does. In addition Bose found that plants grew more quickly amidst pleasant music and more slowly amidst loud noise or harsh sounds. He also claimed that plants can "feel pain, understand affection etc.," from the analysis of the nature of variation of the cell membrane potential of plants under different circumstances. According to him, a plant treated with care and affection gives out a different vibration compared to a plant subjected to torture.

One visitor to his laboratory, the vegetarian playwright George Bernard Shaw, was intensely disturbed upon witnessing a demonstration in which a cabbage had "convulsions" as it boiled to death.[1] Bose found that the effect of manures, drugs, and poisons could be determined within minutes, providing plant control with a new precision. He repeated his tests on metals, administering poisons to tin, zinc, and platinum, and obtained astonishing responses which, when plotted on a graph, appeared precisely like those of poisoned animals. In conclusion he said: "Do not these records tell us of some property of matter common and persistent? That there is no abrupt break, but a uniform and continuous march of law?"[2]

Cleve Backster

Bose's experiments stopped at this conclusion, but Cleve Backster an Interrogation Specialist with the CIA, conducted research that led him to believe that plants can communicate with other lifeforms. Backster's interest in the subject began in February 1966 when he tried to measure the rate at which water rises from a philodendron's root into its leaves. Because a polygraph or 'lie detector' can measure electrical resistance, which would alter when the plant was watered, he attached a polygraph to one of the plant's leaves. Backster stated that, to his immense surprise, "the tracing began to show a pattern typical of the response you get when you subject a human to emotional stimulation of short duration".

In 1975 K.A. Horowitz, D.C. Lewis and E.L. Gasteiger published an article in Science giving their results when repeating one of Backster's effects - plant response to the killing of brine shrimp in boiling water. The researchers grounded the plants to reduce electrical interference and rinsed them to remove dust particles. As a control three of five pipettes contained brine shrimp while the remaining two only had water: the pipettes were delivered to the boiling water at random. This investigation used a total of 60 brine shrimp deliveries to boiling water while Backster's had used 13. Positive correlations did not occur at a rate great enough to be considered statistically significant. Backster criticized them for misunderstanding certain fundamentals of what he termed "primary perception", such as that the time spent rinsing the plants might have affected their relationship to the experimenters.

Mythbusters

The television show MythBusters performed an experiment to verify or disprove the concept. The tests were done by connecting plants to a polygraph galvanometer and employing actual and imagined harm upon the plants or upon others in the plant's vicinity. The galvanometer showed some kind of reaction about one third of the time. The experimenters, who were in the room with the plant, surmised that the vibrations of their actions or the room itself could have affected the polygraph. After isolating the plant the polygraph showed a response slightly less than one third of the time. Later experiments with an EEG failed to detect anything. When the presenters dropped eggs randomly into boiling water the plant had no reaction whatsoever. The show concluded that the theory was not true. The anomalous readings were unrepeated during their tests and it was stated that "if it's not repeatable it's not science." However the polygraph response that was measured earlier in the show was never given an explanation.[3]

Miscellaneous

Will Eisner wrote a graphic novel entitled Life on Another Planet that uses Backster's ideas as one of the main plot devices. A long description of Backster's life and thoughts appear in the comic as a letter read by one of the characters. The letter is included in the comic as a full page of text.[4]

English author Roald Dahl wrote a short story entitled The Sound Machine dealing with the theory, in which the protagonist develops a machine that enables him to hear the sound of plants, especially when they are under pain. With the machine he hears the scream of roses being cut, and the moan of a tree when he strikes it with an axe.

Stevie Wonder sang of Bose's findings in the song "Same Old Story" on the Secret Life of Plants soundtrack album for the movie of the same name. The lyrics are as follows: "for most felt it was mad to conceive/that plants thought, felt, and moved quite like we/but with instruments Bose would devise/would take science itself by surprise." The song also includes references to George Washington Carver and his advocacy of crop rotation.


References

^ Sir Patrick Geddes (1920), The life and work of Sir Jagadis C. Bose, Longmans, Green, p. 146 [1]
^ Sir Patrick Geddes (1920), The life and work of Sir Jagadis C. Bose, Longmans, Green, p. 97 [2]
^ "Episode 61: Deadly Straw, Primary Perception". Annotated Mythbusters. September 6, 2006.
^ Life on Another Planet, http://willeisner.com/books/life_planet.html

Sources

The Reader's Digest, Wonders of the Natural World, The Reader's Digest Association Ltd., 1975
Stone, Robert The Secret Life of Your Cells, Whitford Press, 1994
Jensen, D., The Plants Respond: An Interview with Cleve Backster, 2006, [5], Accessed 30 Nov 2006
Horowitz, K.A., Lewis, D.C, and Gasteiger, E.L. Plant 'Primary Perception': Electrophysiological Unresponsiveness to Brine Shrimp Killing, Science, New Series, Vol. 189, No. 4201 (Aug 8, 1975), pp. 478–480
Carey, S.S. A Beginner's Guide to Scientific Method - Third Edition, Thomson-Wadsworth, 2004
Carroll, R.T. Plant Perception (a.k.a The Backster Effect), 2005, [6], Accessed 30 Nov 2006
Tortora, Gerard J. Principles of Human Anatomy - Tenth Edition, John Wiley & Sons, Inc., 2005.





Mentre questa è la scheda del libro menzionato da Admin in un suo precedente intervento...


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/The_Secret_Life_of_Plants

The Secret Life of Plants
From Wikipedia, the free encyclopedia

The Secret Life of Plants (1973) is a book by Peter Tompkins and Christopher Bird. The book, which is generally regarded as a pseudoscientific work, discusses the alleged unusual phenomena regarding plants such as plant sentience, as well as alternative philsophy and alternative farming methods.

Authors

Christopher Bird (May 11, 1928 - May 2, 1996) was a best-selling author, specialising in unconventional beliefs. Christopher Bird was also author of the book The Divining Hand: The 500-Year-Old Mystery of Dowsing. [1] Peter Tompkins (April 19, 1919 in Athens, Georgia - January 23, 2007), father of author Ptolemy Tompkins, worked as a journalist, as well as an US military intelligence officer in Italy.[2][non-primary source needed]

Summary

The book includes summaries of the life and work of amongst many others, 18th scientists Jagdish Chandra Bose and George Washington Carver as well as Corentin Louis Kervran. The book also discusses alternative philosophy and practice on soil and soil health, as well as on alternative farming methods. Such topics as auras, psychophysics, orgone energy, radionics, kirlian photography, magnetotropism, bio-electrics and dowsing are also discussed. One of the book's claims is that plants may be sentient despite their lack of a nervous system and a brain. [3]


The book includes unscientific experiments on plant stimuli, as through a polygraph, a method which was pioneered by Cleve Backster. The book is regarded as pseudoscientific by skeptics and many scientists. [4][5]

Documentary

The book was the basis for the 1979 documentary of the same name directed by Walon Green and featuring a soundtrack by Stevie Wonder, later released as Journey through the Secret Life of Plants. The film made heavy use of time-lapse photography (where plants are seen growing in a few seconds, creepers reaching out to other plants and tugging on them, mushrooms and flowers popping open, etc.). [6][non-primary source needed]

References

^ "Christopher Bird, 68, a Best-Selling Author - New York Times". Nytimes.com. 1996-05-06. Retrieved 2011-10-24.
^ http://www.odeion.org/petertompkins/bio.htm
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^ The Secret Life of Plants at the Internet Movie Database

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MessaggioOggetto: Re: Neurobiologia Vegetale   Oggi a 12:29

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Neurobiologia Vegetale
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