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 Toro: fertilità

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MessaggioOggetto: Toro: fertilità   Gio 19 Ago 2010 - 20:36

Oltre a conoscere il simbolismo celtico, totemico e mitologico di questo animale scopriremo i due aspetti:

il maschile e il femminile... la luna e il sole....

il toro e la mucca...

FONTE: http://www.linsdomain.com/totems/pages/bull-cow.htm
Fertility

A Bull totem symbolizes nourishment through its slaughter or sacrifice,
while a Cow totem symbolizes motherhood.
The two are connected – for they are both needed to create new life.

A Bull totem symbolizes the sun and is connected with Osiris.
The Cow is lunar and is connected to Osiris’ wife, Isis.

People with a Bull/Cow totem often have insight into their past lives.

When a Bull/Cow totem appears,
ask yourself if you are being as productive as you can be?
Are you ready to sow new seeds? Are you being stubborn or rigid?

A Bull/Cow totem can help you understand and work with
the mundane aspects of fertility and the relationships necessary for it.
It will teach stability without stubborness.


FONTE
: http://animalitotem.wordpress.com/

Toro (Tarbh): Animale comunemente raffigurato nella mitologia celtica, il toro è simbolo di forza e virilità. In alcuni rituali divinatori era richiesto il sacrificio di un toro bianco. Nel racconto del Tain Bo Cuilgne , due speciali tori sono ambiti da due governanti. Il toro raffigurava anche la fecondità e la potenza maschile.


Non poteva mancare il Minotauro...

FONTE
: http://it.wikipedia.org/wiki/Minotauro


Kylix, ca. 515 a.C., Museo Arqueológico Nacional de España

Minotauro
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Minotauro (Μινώταυρος) è una figura della mitologia greca. È un essere mostruoso e feroce metà uomo metà toro. Era figlio del Toro di Creta e di Pasifae regina di Creta. Il suo nome proprio è Asterio o Asterione.
Indice
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* 1 Il Mito
* 2 Il Minotauro nella Divina Commedia
* 3 Fatti correlati
* 4 Il Minotauro nella cultura moderna
* 5 Voci correlate
* 6 Altri progetti

Il Mito [modifica]

Minosse, re di Creta, pregò Poseidone di inviargli un toro, come simbolo dell'apprezzamento degli dei verso di lui in qualità di sovrano, promettendo di sacrificarlo in onore del dio. Poseidone acconsentì e gli mandò un bellissimo e possente toro bianco di un valore inestimabile. Vista la bellezza dell'animale, però, Minosse decise di tenerlo per le sue mandrie. Poseidone allora, per punirlo, fece innamorare perdutamente Pasifae, moglie di Minosse, del toro stesso. Nonostante quello fosse un animale e lei una donna, ella desiderava ardentemente accoppiarsi con esso e voleva a tutti i costi soddisfare il proprio desiderio carnale. Vi riuscì nascondendosi dentro una giovenca di legno costruita per lei dall'artista di corte Dedalo.

Dall'unione mostruosa nacque il Minotauro, termine che unisce, appunto, il prefisso "minos" (che presso i cretesi significava re) con il suffisso "taurus" (che significa toro).

Il Minotauro aveva il corpo umanoide e bipede, ma aveva zoccoli, pelliccia bovina, coda e testa di toro. Era selvaggio e feroce, perché la sua mente era completamente dominata dall'istinto animale.
Minosse fece rinchiudere il Minotauro nel Labirinto di Cnosso costruito da Dedalo. La città di Atene, sottomessa allora a Creta, doveva inviare ogni anno (secondo altre fonti: ogni tre o ogni nove anni) sette fanciulli e sette fanciulle da offrire in pasto al Minotauro, che si cibava di carne umana. Allora Tèseo, eroe figlio del re ateniese Ègeo, si offrì di far parte dei giovani per sconfiggere il Minotauro. Arianna, figlia di Minosse e Pasifae, si innamorò di lui.

All'entrata del labirinto Arianna diede a Tèseo il celebre "filo d'Arianna", un gomitolo (di filo rosso, realizzato da Dèdalo) che gli avrebbe permesso di non perdersi una volta entrato. Quando Teseo giunse dinanzi al minotauro, attese che si addormentasse e poi lo pugnalò (secondo altri, lo affrontò e lo uccise con la spada).

Uscito dal labirinto Tèseo salpò con Arianna alla volta di Atene, montando vele bianche in segno di vittoria. Ma poi abbandonò la fanciulla dormiente su un'isola deserta (l'isola di Nasso, donde il detto, qualora non si tratti di una semplice paretimologia: abbandonare in Nasso, o, popolarmente, in asso)[senza fonte]. Il motivo di tale atto è controverso. Si dice che l’eroe si fosse invaghito di un’altra o che si sentisse in imbarazzo a ritornare in patria con la figlia del nemico, oppure che venne intimorito da Dionisos in sogno, che gli intimò di lasciarla là, per poi raggiungerla ancora dormiente e farla sua sposa.

Arianna, rimasta sola, iniziò a piangere fino a quando apparve al suo cospetto il dio Dioniso che per confortarla le donò una meravigliosa corona d'oro, opera di Efesto, che venne poi, alla sua morte, mutata dal dio in una costellazione splendente: la costellazione della Corona.

Poseidone, adirato contro Tèseo, inviò una tempesta, che squarciò le vele bianche della nave, costringendo l'eroe ateniese a sostituirle con quelle nere. Infatti a Teseo, prima di partire, fu raccomandato da suo padre Ègeo di portare due gruppi di vele, e di montare al ritorno le vele bianche in caso di vittoria, mentre, in caso di sconfitta, di issare quelle nere. Ègeo, vedendo all'orizzonte le vele nere, si gettò disperato nel mare, il quale poi dal suo nome fu chiamato mare di Ègeo, cioè Mar Egèo.

Dietro il mito si celano anche particolari significati che i Greci attribuivano ad alcuni elementi del racconto. Ad esempio il termine Minosse, attribuito al re di Creta, è designato da alcuni studi non come il nome del solo re di Cnosso, ma come il termine genericamente utilizzato per indicare "i sovrani" in tutta l'isola di Creta. Dietro al personaggio del Minotauro si stima ci sia la divinizzazione del toro da parte dei Greci, mentre lo sterminato Labirinto di Cnosso è simbolo dello stupore dei Greci verso le immense costruzioni Cretesi. Alla vittoria di Tèseo si attribuisce invece l'inizio del predominio dei Greci sul mar Egèo nonché la signoria su tutte le sue isole ed il controllo delle principali rotte percorse per i commerci.

Il Minotauro nella Divina Commedia

« e 'n su la punta de la rotta lacca
l'infamïa di Creti era distesa
che fu concetta ne la falsa vacca »

(Dante Alighieri, Inferno - Canto dodicesimo, vv. 11-13)

Il Minotauro appare anche nella Divina Commedia. Precisamente nel dodicesimo canto dell'Inferno.

È il guardiano del Cerchio dei violenti ed è qui che Dante e Virgilio lo incontrano. Nonostante tenti inizialmente di sbarrare loro la strada, Virgilio riesce a allontanarlo, e allora il minotauro comincia a divincolarsi qua e là come un toro.

Allegoricamente, il Minotauro è posto a guardia del girone dei violenti, perché nel mito greco esso simboleggia proprio la parte istintiva e irrazionale della mente umana, quella che ci accomuna agli animali (la «matta bestialità») e ci rende inconsapevoli. I violenti sono proprio quei peccatori che hanno peccato cedendo all'istinto e non hanno seguito la ragione. Per la teologia cristiana rappresenta un grave peccato, perché mentre agli animali non si può dare alcuna colpa, perché fanno ciò che è necessario per sopravvivere e nulla più, l'uomo dovrebbe usare la ragione per non compiere atti di pura crudeltà. La scena di Virgilio che vince il Minotauro rappresenta allegoricamente il trionfo della ragione sull'istinto.

Nella Divina Commedia è presente inoltre un accenno a Pasifae, madre del minotauro, nel ventiseiesimo canto del Purgatorio, dedicato al vizio dei lussuriosi. Pasifae vi è citata due volte, come emblema dell'animalità del peccato di lussuria: Dante la definisce con eloquente sintesi "colei che si imbestiò ne le 'mbestiate schegge" (cf. Purg. xxvi, vv. 41-42, 86-87).

Fatti correlati [modifica]

Jorge Luis Borges tratta il tema del Minotauro nel racconto La casa di Asterione. Lo scrittore argentino afferma di aver preso spunto da una tela di George Frederic Watts del 1896, intitolata appunto Il minotauro[1].

Anche lo scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt ha scritto una versione della storia: Il minotauro.

Sembrerebbe che il gesto, di uso volgare, del "fare le corna" in segno di manifestazione di adulterio, derivi appunto dal tradimento di Pasifae con il toro nei confronti del marito.[senza fonte]

Il Minotauro nella cultura moderna [modifica]

Il Minotauro appare anche nel videogioco per PS2 "God of War" come una bestia potenzialmente corazzata a cui bisogna staccare i pezzi dell' armatura lanciandogli dei grossi tronchi d' albero appuntiti.
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MessaggioOggetto: Re: Toro: fertilità   Gio 19 Ago 2010 - 20:47

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Toro_%28costellazione%29

Mitologia [modifica]

Nella mitologia greca, corrisponde alla forma di toro che Zeus assunse per vincere Europa, una principessa fenicia. La donna infatti, attratta dall'enorme e docile bestia, salì sul suo dorso, ma in quel momento il Toro cominciò a correre velocemente entrando in acqua e nuotando fino ad un'isola, dove assunse nuovamente la forma di Zeus e corteggiò Europa riuscendo nel suo intento.

Al Toro è associata anche la figura del Minotauro.


FONTE
: http://it.wikipedia.org/wiki/Bos_taurus





Bos taurus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il bovino è una specie di mammifero appartenente alla famiglia dei Bovidi.

L'individuo maschio di tale specie è chiamato "bovino", l'individuo femmina "bovina".

Il bovino adulto, cioè di età superiore ai quattro anni, se non è stato castrato è anche chiamato "toro", mentre l'adulto castrato è detto "bue" o "bove". Il maschio di età inferiore a un anno è detto "vitello". Il maschio di età compresa tra uno e quattro anni è detto "vitellone" se non è stato castrato, mentre è detto "manzo" se è stato castrato. La femmina di età inferiore a un anno è detta "vitella". La femmina di età compresa tra uno e tre anni, che non si trovi oltre il sesto mese di gravidanza, è detta "manza". La bovina adulta, cioè di età superiore ai tre anni, o che si trovi oltre il sesto mese di gravidanza, è anche chiamata "vacca". Se non ha ancora superato i tre anni d'età, la vacca è anche chiamata "giovenca".

La vacca può anche essere chiamata "mucca", anche se il termine in campo zootecnico è errato.

L'etimologia del termine "mucca" è di incerta derivazione tra i verbi latini mulgēre (in italiano "mungere") e mūgīre (in italiano "muggire").

Il bovino viene allevato per trarne il latte, il liquido secreto dalla ghiandola mammaria dell'animale per l'alimentazione dei cuccioli, molto usato nell'alimentazione umana, sia come bevanda sia come materia prima da cui ricavare formaggio, panna, burro e altri derivati del latte.

I vitelli vengono allevati principalmente per la carne: solo una parte viene infatti lasciata crescere per destinarla alla riproduzione.

I bovini non vengono solamente usati per la produzione lattifera o per la loro carne: prima della meccanizzazione agricola (e dunque ancora oggi in molte aree del mondo) i buoi, essendo forti come i tori ma molto più mansueti grazie alla castrazione, erano infatti spesso impiegati anche come forza motrice per macchine agricole e mezzi di trasporto.

Dalle deiezioni bovine (letame o liquami) si possono ottenere inoltre molti macroelementi e microelementi per la coltivazione dei terreni agricoli, in primis l'azoto, utile per la crescita delle piante.

A cavallo tra XX e XXI secolo, l'allevamento dei bovini è stato messo sotto accusa per l'effetto serra che produce[1]: il biochimismo digestivo bovino (e dei ruminanti in generale) produce in effetti metano, gas a effetto serra[2]; secondo alcuni studi recenti vi sarebbe la possibilità di ridurlo, modulando la carica batterica del tubo digerente da cui verrebbe ridotta la componente metanogena[senza fonte].
Indice
[nascondi]

* 1 Anatomia e fisiologia
* 2 Razze
* 3 Allevamento
o 3.1 Galleria
* 4 Nomi regionali
* 5 Note
* 6 Voci correlate
* 7 Altri progetti
* 8 Collegamenti esterni

Anatomia e fisiologia [modifica]

Il bovino, essendo un ruminante, è dotato di 3 prestomaci di origine esofagea (reticolo, rumine e omaso) e uno stomaco ghiandolare (abomaso), ognuno adibito a una specifica fase della funzione digestiva. La bocca dei bovini non presenta i denti incisivi superiori; infatti l'osso incisivo del cranio, non presenta gli alveoli dentali, bensì una cresta ossea rivestita da tessuto mucoso chiamato cuscinetto dentale. La conformazione fisica è quella tipica dei Bovidi: la corporatura è robusta, il corpo allungato e gli arti colonnari.

Esistono molte razze di bovini, molte selezionate dall'uomo tramite gli incroci di vari esemplari, che si distinguono per dimensioni medie, colorazione del mantello, presenza e conformazione delle corna ecc. Le razze più diffuse sono quelle dal manto pezzato (bianche e nere chiamate frisone) e dalle corna di media lunghezza lunghe mediamente 20-30 cm. Queste razze di solito hanno un peso di 650-700 kg per le vacche, 1200-1300 kg per i tori. Ci sono poi razze come le Longhorn inglesi, che, come suggerisce il nome, hanno corna di dimensioni eccezionali, lunghe anche 1 metro. Le razze più grandi sono l'italiana Chianina e la francese Bionda d'Aquitania con altezze al garrese (groppa) fino a 185 cm. I tori di queste razze possono raggiungere i 1700 kg di peso.

I bovini possiedono in tutto 32 denti, mancano gli incisivi superiori e i canini.





FONTE
: http://it.wikipedia.org/wiki/Bos_taurus_primigenius

Bos taurus primigenius
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'uro (Bos primigenius Linnaeus, 1758) è una specie di grande bovino estinto, molto diffuso originariamente in Europa. Il nome scientifico originario dell'animale, Bos primigenius, è una traduzione latina del termine tedesco Auerochse o Urochs, che venne interpretato (forse scorrettamente) alla lettera come «bue primitivo» o «proto-bue».
Indice
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* 1 Variazioni di nomenclatura nelle lingue europee
* 2 Tassonomia
o 2.1 Sottospecie
* 3 Morfologia
* 4 Addomesticamento
* 5 Estinzione
* 6 Rappresentazioni culturali dell'uro
o 6.1 Nella cultura contemporanea
* 7 Note
* 8 Bibliografia
* 9 Altri progetti
* 10 Collegamenti esterni

Variazioni di nomenclatura nelle lingue europee [modifica]

La parola uro giunge all'italiano dal latino, ma provenne al latino da origini germaniche[1]. In italiano si declina come uro (singolare) e uri (plurale)[1][2]. Lo stesso termine germanico aurochs è una combinazione della radice urus con Ochs(e), "bue". Sebbene la sillaba aur-/ur- sia stata spesso interpretata come affine al germanico ur-, che significa "originario/proto-", dovrebbe provenire da un'altra radice, riferita all'acqua.

In inglese i termini aurochs, urus e wisent vengono tutti usati come sinonimi[3][4]. Comunque, questo utilizzo è errato, dal momento che l'estinto uro/aurochs è una specie completamente separata dall'ancora esistente wisent (il bisonte europeo).

Tassonomia [modifica]

Il nome scientifico Bos primigenius non viene ora considerato valido dall'ITIS, che classifica l'uro sotto Bos taurus, la stessa specie dei bovini domestici. Comunque, nel 2003, la Commissione Internazionale di Nomenclatura Zoologica «ha conservato l'utilizzo di 17 nomi specifici sulla base di specie selvatiche, che sono pre-datati o contemporanei a quelli basati sulle forme domestiche», confermando Bos primigenius per l'uro. I tassonomi che considerano i bovini domestici una sottospecie dell'uro selvatico dovrebbero usare B. primigenius taurus; il nome B. taurus rimane disponibile per i bovini domestici quando vengono considerati come specie separata.

Come ha affermato il Paleontologisk Museum dell'Università di Oslo, gli uri si evolsero in India circa due milioni di anni fa, migrando verso il Medio Oriente ed altre regioni dell'Asia, e raggiunsero l'Europa circa 250.000 anni fa.[1] Una volta venivano considerati una specie distinta dai moderni bovini europei (Bos taurus), ma una tassonomia più recente ha respinto questa distinzione. I bovini domestici dell'Asia meridionale, o zebù, discendono da un diverso gruppo di uri, che viveva ai margini del deserto del Thar, in India; questo spiega la resistenza dello zebù alla siccità. Gli yak domestici, i gayal e i bovini di Giava non discendono dall'uro.

Sottospecie [modifica]

Una volta esistevano tre sottospecie di uro: il Bos primigenius namadicus (Falconer, 1859), che viveva in India, il Bos primigenius mauretanicus (Thomas, 1881) del Nordafrica e, naturalmente, il Bos primigenius primigenius (Bojanus, 1827) dell'Europa e del Medio Oriente. Solo la sottospecie europea è sopravvissuta fino a tempi recenti.

Morfologia [modifica]


L'uro possedeva anche alcuni aspetti che si riscontrano raramente nei bovini moderni, come le corna a forma di lira ricurve in avanti, una striscia pallida lungo la spina dorsale e un dimorfismo sessuale nei colori del mantello. I maschi erano neri con una striscia color grigio più chiaro o marroncina lungo la spina dorsale, mentre le femmine e i vitelli erano rossastri (questi colori si riscontrano tuttora in pochi bovini domestici, come i bovini di Jersey).

Gli uri erano noti anche per il loro temperamento molto aggressivo e nelle culture antiche ucciderne uno era visto come un grande atto di coraggio. I bovini moderni sono divenuti molto più piccoli dei loro antenati selvatici: l'altezza al garrese di una vacca domestica di taglia media è di circa 150 cm[5], mentre l'uro raggiungeva mediamente i 175 cm di altezza.

Addomesticamento [modifica]

L'addomesticamento dell'uro ebbe inizio nel Caucaso meridionale e nella Mesopotamia settentrionale a partire dal VI millennio a.C., mentre gli aspetti genetici suggeriscono che gli uri vennero addomesticati indipendentemente in Africa settentrionale e in India.[6] L'addomesticamento causò cambiamenti drammatici nella fisiologia di queste creature, tanto che i bovini domestici sono stati considerati in passato come specie separata (vedi sopra).

Le analisi genetiche delle ossa di uro e dei bovini moderni sono state fonti di molte notizie riguardo agli uri. Sebbene gli uri si siano estinti in Gran Bretagna durante l'età del bronzo, le analisi delle ossa degli uri che vissero là contemporaneamente ai bovini domestici non hanno indicato alcun apporto genetico dato alle razze moderne. Per questo motivo, si ritiene attualmente che i bovini europei moderni siano discesi direttamente dai processi di addomesticamento avvenuti nel Vicino Oriente. I bovini indiani (zebù), sebbene siano stati addomesticati tra gli ottomila e i diecimila anni fa, sono imparentati con l'uro, da cui hanno avuto origine nel Vicino Oriente circa 200.000 anni fa. Si pensa che anche i bovini africani discendano dagli uri, con i quali sarebbero persino più strettamente imparentati di quanto non lo siano quelli del Vicino Oriente. Si ritiene che gli uri del Vicino Oriente si siano separati da quelli africani circa 25.000 anni fa, forse 15.000 anni prima di venire addomesticati. La razza bovina «turano-mongola», che si incontra attualmente in Cina settentrionale, Mongolia, Corea e Giappone, dovrebbe essere il frutto di un quarto evento di addomesticamento (e di una terza suddivisione tra Bos taurus e le razze di uro). Questo raggruppamento si è separato da quello del Vicino Oriente circa 35.000 anni fa. Non è chiaro se queste distinte popolazioni genetiche siano state composte da distinte sottospecie.

Estinzione [modifica]


L'areale originario dell'uro si estendeva dalle isole britanniche fino all'Africa, al Medio Oriente, all'India e all'Asia centrale. A partire dal XIII secolo d.C., l'areale dell'uro si restrinse alla Polonia, alla Lituania, alla Moldavia, alla Transilvania e alla Prussia orientale. In queste zone il diritto di cacciare i grandi animali fu ristretto solo ai nobili, fino a divenire gradualmente una prerogativa solo delle famiglie reali. Con il declino della popolazione degli uri, la caccia cessò, ma le corti reali continuarono a ingaggiare dei guardacaccia che provvedessero al mantenimento di campi aperti per il pascolo degli uri. In cambio del servizio reso i guardacaccia furono esonerati dalle tasse locali e un decreto giudicò la caccia di frodo all'uro punibile con la morte. Nel 1564, i guardacaccia, secondo le stime reali, erano a conoscenza di solo 38 animali. L'ultimo uro visto vivo, una femmina, morì nel 1627 nella foresta di Jaktorów, in Polonia. Il suo cranio venne in seguito sottratto dall'esercito svedese durante l'invasione svedese della Polonia (1655–1660) ed è ora proprietà del Livrustkammaren di Stoccolma.

Negli anni venti due allevatori tedeschi, i fratelli Heinz e Lutz Heck, cercarono di riportare in vita gli uri tramite i bovini domestici loro discendenti. Il loro piano si basava sul concetto che una specie non è estinta veramente finché i suoi geni sono ancora presenti in una popolazione vivente. Il risultato è la razza chiamata bovino di Heck, «uro rinato» o «uro di Heck», che mostra una somiglianza incompleta con quello che conosciamo sulla fisiologia degli uri selvatici.

Rappresentazioni culturali dell'uro [modifica]
Uri su una pittura rupestre a Lascaux, Francia.

* Degli uri sono rappresentati in molte pitture rupestri europee del Paleolitico, come quelle che sono state trovate a Lascaux e a Livernon, in Francia. Alla loro forza vitale erano attribuite qualità magiche e sono state ritrovate anche antiche statuette raffiguranti la loro forma. Gli uri, impressionanti e pericolosi, sopravvissero durante l'età del ferro in Anatolia e nel Vicino Oriente e in tutta quest'area vennero adorati come un animale sacro, il toro lunare, associato alla Grande Madre e, in seguito, a Mitra.
* Degli uri sono dipinti sulla Porta di Ishtar.
* Nel 1999 uno scavo archeologico a Peterborough, in Inghilterra, riportò alla luce il cranio di un uro. La parte frontale del cranio era stata rimossa, ma le corna rimanevano attaccate. Ciò ha fatto supporre che l'uccisione di questo animale sia stato un atto sacrificale.
* Il bue selvatico chiamato re'em nella Bibbia (Numeri 23:22 e 24:8, Deuteronomio 33:17, Giobbe 39:9-10, Salmi 22:21, 29:6, 92:10 e Isaia 34:7) viene associato occasionalmente all'uro e nel passato è stato tradotto incorrettamente come «unicorno» (The International Standard Bible Encyclopedia, alla voce «bue selvatico», Copyright, 1939, di Wm. B. Eerdmans Publishing Co.).
* Giulio Cesare scrisse di questi animali nella Guerra gallica al capitolo 6,28: « [...] la terza è la specie dei cosiddetti uri. Sono leggermente più piccoli degli elefanti, assomigliano ai tori per aspetto, colore e forma. Sono molto forti, estremamente veloci, non risparmiano né uomini, né animali che abbiano scorto. I Germani si danno molto da fare per catturarli per mezzo di fosse, e poi li uccidono: i giovani si temprano e si esercitano in queste fatiche e genere di cacce. Chi ha ucciso diversi uri, ne espone le corna pubblicamente, a testimonianza della sua impresa, ricevendo grandi elogi. Non si riesce ad abituare gli uri alla presenza degli uomini, né ad addomesticarli, neppure se catturati da piccoli. Le corna, per ampiezza, forma e aspetto, sono molto diverse da quelle dei nostri buoi. Sono un pezzo molto ricercato, le guarniscono d'argento negli orli e le usano come coppe nei banchetti più sontuosi».
* L'uro («bour» in rumeno) fu anche il simbolo della Moldavia; al giorno d'oggi si può trovare ancora negli stemmi sia della Romania che della Moldova. Il corno dell'uro è il simbolo dello stemma della città lituana di Taurage. È presente anche nell'emblema di Kaunas, in Lituania, e faceva parte dell'emblema della Bucovina, quando questa regione faceva parte di un Kronland dell'Impero austro-ungarico.

Probabile versione di una bandiera principesca durante il regno di Stefano il Grande
La stemma di Turek

* Il nome di città Turek in Polonia è forma diminutiva della parola slava "tur". L'uro rosso c'è sulla stemma della città.
* Il castello di Turjak in Slovenia apparteneva ai nobili Turjak (ted. Aursperg) che fin dal secolo XI avevano inserito un uro nel proprio stemma, incidendolo nella torre del castello ricostruito nel 1520 e tuttora esistente.
* I cognomi slavi orientali Turenin, Turishchev, Turov e Turovsky prendono origine dal nome slavo orientale di questa specie (Tur).[7]

* Il cantone svizzero di Uri utilizza come proprio stemma la testa di un uro.

Nella cultura contemporanea [modifica]

* Il libro a fumetti Asterix in Spagna mostra un uro che rimpiazza un leone in un anfiteatro romano in Spagna, in riferimento alla corrida. Il personaggio che cerca di sconfiggere l'uro decide di farsi chiamare El Urochero (per torero, derivato da toro) e una nota a piè di pagina spiega che la forma El Ureador (per toreador) è scorretta.
* La serie di racconti fantasy Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin fa frequenti riferimenti all'uro nei dialoghi tra i personaggi e nella descrizione dei luoghi, al posto dei bovini più moderni, per accentuare l'ambientazione sovrannaturale.
* Nei set d'espansione Ice Age e Coldsnap del gioco di carte Magic: l'adunanza gli uri vennero usati nelle immagini e nei titoli di alcune carte.
* L'album di debutto Age of Winters della band metal The Sword di Austin, Texas, comprende una canzone intitolata «Lament for the Aurochs».
* Negli MMORPG Asheron's Call, Guild Wars e Il Signore degli Anelli Online: Ombre di Angmar della Turbine gli uri sono un tipo di mostro da sconfiggere.
* Le famose ultime righe di Lolita di Vladimir Nabokov sono: «Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell'arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita».
* Una caccia all'uro viene narrata nel racconto La mano di ferro di Lindsey Davis.
* Una caccia all'uro viene narrata nel racconto Sarum di Edward Rutherford.
* Nell'anime Full Metal Panic! i nomi in codice dei membri del M.I.T.H.R.I.L. sono tutti provvisti del prefisso «Uruz».
* Gli uri sono rappresentati nella serie Conrad Stargard di Leo Frankowski. L'eroe della storia incontra alcuni uri nella Polonia del XIII secolo, li salva e li fa procreare per salvarli dall'estinzione.
* Nel gioco Final Fantasy X, il protagonista Tidus è membro di una squadra di blitzball chiamata Besaid Aurochs.
* L'uro è uno dei 30 animali estinti adottati nel set d'espansione di Zoo Tycoon 2: Extinct Animals.
* Gli uri compaiono nella serie Chronicles of Ancient Darkness di Michelle Paver.
* La nuova Lamborghini da presentare al Salone di Parigi 2008 si chiamerà "Urus"
* Ne parla diffusamente Mauro Raccasi nei suoi romanzi "La Spada del Druido", "Il Regno di Conan", "Il Guerriero di Stonehenge", "I Guerrieri dei Fiordi".

Note [modifica]

1. ^ a b AHD4, headword urus.
2. ^ MWU, headword urus.
3. ^ AHD4, headwords aurochs, urus, wisent.
4. ^ MWU, headwords aurochs, urus, wisent.
5. ^ Height of Holstein cows (at hips – note that cattle are often slightly taller at the withers than the hips).]
6. ^ (Cfr. Shaffer and Liechtenstein 1995, 1999)
7. ^ Russian Surnames. Popular Etymological Dictionary. Yu. A. Fedosyuk. 6th Ed.

Bibliografia [modifica]

* American Heritage Dictionary of the English Language, 4th edition (AHD4). Houghton Mifflin, 2000. Headwords aurochs, urus, wisent.
* Bunzel-Drüke, M. 2001. Ecological substitutes for Wild Horse (Equus ferus Boddaert, 1785 = E. przewalslii Poljakov, 1881) and Aurochs (Bos primigenius Bojanus, 1827). Natur- und Kulturlandschaft, Höxter/Jena, 4, 10 p. AFKP. Online pdf (298 kB)
* C. Julius Caesar. Caesar's Gallic War. Translator. W. A. McDevitte. Translator. W. S. Bohn. 1st Edition. New York. Harper & Brothers. 1869. Harper's New Classical Library.
* Garfield, Richard van. 1995. Magic the Gathering: Gatherer search: Aurochs. http://gatherer.wizards.com/?first=1&last=100&term=aurochs&Field_Name=on&Field_Rules=on&Field_Type=on&setfilter=Allsets&colorfilter=All
* International Commission on Zoological Nomenclature. 2003. Opinion 2027 (Case 3010). Usage of 17 specific names based on wild species which are pre-dated by or contemporary with those based on domestic animals (Lepidoptera, Osteichthyes, Mammalia): conserved. Bull. Zool.Nomencl., 60:81-84.
* Merriam-Webster Unabridged (MWU). (Online subscription-based reference service of Merriam-Webster, based on Webster's Third New International Dictionary, Unabridged. Merriam-Webster, 2002.) Headword aurochs. Accessed 2007-06-02.
* Shaffer, Jim G. (1995). Cultural tradition and Palaeoethnicity in South Asian Archaeology. In: Indo-Aryans of Ancient South Asia. Ed. George Erdosy. ISBN 81-215-0790-1
* Shaffer, Jim G. (1999). Migration, Philology and South Asian Archaeology. In: Aryan and Non-Aryan in South Asia. Ed. Bronkhorst and Deshpande. ISBN 1-888789-04-2.
* Vuure, T. van. 2002. History, morphology and ecology of the Aurochs (Bos primigenius). Lutra 45-1. Online pdf (603 kB)
* Vuure, C. van. 2005. Retracing the Aurochs: History, Morphology and Ecology of an Extinct Wild Ox. Pensoft Publishers. Sofia-Moscow.
* Wilson, Don E. and DeeAnn M. Reeder: Mammals.


Uri su una pittura rupestre a Lascaux, Francia.


Illustrazione di un uro sulla difensiva.
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MessaggioOggetto: Re: Toro: fertilità   Gio 19 Ago 2010 - 20:59

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Apis_(Egyptian_mythology)

Apis (Egyptian mythology)
From Wikipedia, the free encyclopedia


Statue of Apis, 30th Dynasty, Louvre

In Egyptian mythology, Apis or Hapis (alternatively spelled Hapi-ankh), was a bull-deity worshipped in the Memphis region.

According to Manetho, his worship was instituted by Kaiechos of the Second Dynasty. Hape (Apis) is named on very early monuments, but little is known of the divine animal before the New Kingdom. Ceremonial burials of bulls indicate that ritual sacrifice was part of the worship of the early cow deities and a bull might represent a king who became a deity after death. He was entitled "the renewal of the life" of the Memphite god Ptah: but after death he became Osorapis, i.e. the Osiris Apis, just as dead humans were assimilated to Osiris, the king of the underworld. This Osorapis was identified with the Hellenistic Serapis, and may well be identical with him. Greek writers make the Apis an incarnation of Osiris, ignoring the connection with Ptah.

Apis was the most important of all the sacred animals in Egypt, and, as with the others, its importance increased as time went on. Greek and Roman authors have much to say about Apis, the marks by which the black bull-calf was recognized, the manner of his conception by a ray from heaven, his house at Memphis with court for disporting himself, the mode of prognostication from his actions, the mourning at his death, his costly burial, and the rejoicings throughout the country when a new Apis was found. Mariette's excavation of the Serapeum at Memphis revealed the tombs of over sixty animals, ranging from the time of Amenophis III to that of Ptolemy Alexander. At first each animal was buried in a separate tomb with a chapel built above it. Khamuis, the priestly son of Ramesses II (c. 1300 B.C.), excavated a great gallery to be lined with the tomb chambers; another similar gallery was added by Psammetichus I. The careful statement of the ages of the animals in the later instances, with the regnal dates for their birth, enthronization, and death have thrown much light on the chronology from the Twenty-second dynasty onwards. The name of the mother-cow and the place of birth often are recorded. The sarcophagi are of immense size, and the burial must have entailed enormous expense. It is therefore remarkable that the priests contrived to bury one of the animals in the fourth year of Cambyses.

Contents
[hide]

* 1 The Herald of Ptah
* 2 Ka of Osiris
* 3 From bull to man
* 4 See also
* 5 External links

[edit] The Herald of Ptah

The cult of the Apis bull started at the very beginning of Egyptian history, probably as a fertility god connected to grain and the herds. In a funerary context, the Apis was a protector of the deceased, and linked to the pharaoh. This animal was chosen because it symbolized the king’s courageous heart, great strength, virility, and fighting spirit. The Apis bull was considered to be a manifestation of the pharaoh, as bulls were symbols of strength and fertility, qualities which are closely linked with kingship ("strong bull of his mother Hathor" was a common title for gods and pharaohs).

Occasionally, the Apis bull was pictured with her sun-disk between his horns, being one of few deities associated with her symbol. When the disk was depicted on his head with his horns below and the triangle on his forehead, an ankh was suggested. It also is a symbol closely associated with his mother. The Apis bull is unique as he is the only Egyptian deity represented solely as an animal, and never as a human with an animal's head—perhaps, because from the earliest of Egyptian religious practices, they were animals sacrificed to the cow goddess and represented the resurrected, renewal of life (Hapy and later Osiris).

Apis was originally the Herald (wHm) of Ptah, the chief god in the area around Memphis. As a manifestation of Ptah, Apis also was considered to be a symbol of the pharaoh, embodying the qualities of kingship.

The bovines in the region in which Ptah was worshipped exhibited white patterning on their mainly black bodies, and so a belief grew up that the Apis bull had to have a certain set of markings suitable to its role. It was required to have a white triangle upon its forehead, a white vulture wing outline on its back, a scarab mark under its tongue, a white crescent moon shape on its right flank, and double hairs on its tail.

The bull which matched these markings was selected from the herd, brought to a temple, given a harem of cows, and worshipped as an aspect of Ptah. His mother was believed to have been conceived by a flash of lightning from the heavens, or from moonbeams, and also was treated specially. At the temple, Apis was used as an oracle, his movements being interpreted as prophecies. His breath was believed to cure disease, and his presence to bless those around with virility. He was given a window in the temple through which he could be seen, and on certain holidays was led through the streets of the city, bedecked with jewelry and flowers.

Ka of Osiris

When Osiris absorbed the identity of Ptah, becoming Ptah-Seker-Osiris, the Apis bull became considered an aspect of Osiris rather than Ptah. Since Osiris was lord of the dead, the Apis then became known as the living deceased one. As he now represented Osiris, when the Apis bull reached the age of twenty-eight, the age when Osiris was said to have been killed by Set, symbolic of the lunar month, and the new moon, the bull was put to death with a great sacrificial ceremony.

There is evidence that parts of the body of the Apis bull were eaten by the pharaoh and the priests to absorb the Apis's great strength. Sometimes the body of the bull was mummified and fixed in a standing position on a foundation made of wooden planks. Bulls' horns embellish some of the tombs of ancient pharaohs, and the Apis bull was often depicted on private coffins as a powerful protector. As a form of Osiris, lord of the dead, it was believed that to be under the protection of the Apis bull would give the person control over the four winds in the afterlife.

By the New Kingdom, the remains of the Apis bulls were interred at the cemetery of Saqqara. The earliest known burial in Saqqara was performed in the reign of Amenhotep III by his son Thutmosis; afterwards, seven more bulls were buried nearby. Ramesses II initiated Apis burials in what is now known as the Serapeum, an underground complex of burial chambers at Saqqara for the sacred bulls, a site used through the rest of Egyptian history into the reign of Cleopatra VII.

The Apis was a god to be venerated for his excellent kindness and for his mercy towards all strangers. Apis was the most popular of the three great bull cults of ancient Egypt (the others being the bulls Mnewer and Bakha.) Unlike the cults of most of the other Egyptian deities, the worship of the Apis bull was continued by the Greeks and after them by the Romans, and lasted until almost 400 A.D.

From bull to man

Under Ptolemy Soter, efforts were made to integrate Egyptian religion with that of their Hellenic rulers. Ptolemy's policy was to find a deity that should win the reverence alike of both groups, despite the curses of the Egyptian priests against the gods of the previous foreign rulers (i.e. Set who was lauded by the Hyksos). Alexander had attempted to use Amun for this purpose, but he was more prominent in Upper Egypt, which was not so popular with those in Lower Egypt, where the Greeks had stronger influence. Nevertheless, the Greeks had little respect for animal-headed figures, and so a Greek statue was chosen as the idol, and proclaimed as anthropomorphic equivalent of the highly popular Apis. It was named Aser-hapi (i.e. Osiris-Apis), which became Serapis, and was said to be Osiris in full, rather than just his Ka.

The earliest mention of a Serapis is in the authentic death scene of Alexander, from the royal diaries (Arrian, Anabasis, VII. 26). Here, Serapis has a temple at Babylon, and is of such importance that he alone is named as being consulted on behalf of the dying king. His presence in Babylon would radically alter perceptions of the mythologies of this era, though fortunately, it has been discovered that the unconnected Bablyonian god Ea was titled Serapsi, meaning king of the deep, and it is this Serapsi which is referred to in the diaries. The significance of this Serapsi in the Hellenic psyche, due to its involvement in Alexander's death, may have also contributed to the choice of Osiris-Apis as the chief Ptolemaic god.

According to Plutarch, Ptolemy stole the statue from Sinope, having been instructed in a dream by the unknown god, to bring the statue to Alexandria, where the statue was pronounced to be Serapis by two religious experts. One of the experts was the one of the Eumolpidae, the ancient family from whose members the hierophant of the Eleusinian Mysteries had been chosen since before history, and the other was the scholarly Egyptian priest Manetho, which gave weight to the judgement both for the Egyptians and the Greeks.

Plutarch may not however be correct, as some Egyptologists allege that the Sinope in the tale is really the hill of Sinopeion, a name given to the site of the already existing Serapeum at Memphis. Also, according to Tacitus, Serapis (i.e. Apis explicitly identified as Osiris in full) had been the god of the village of Rhacotis, before it suddenly expanded into the great capital of Alexandria.

The statue suitably depicted a figure resembling Hades or Pluto, both being kings of the Greek underworld, and was shown enthroned with the modius, which is a basket/grain-measure, on his head, since it was a Greek symbol for the land of the dead. He also held a sceptre in his hand indicating his rulership, with Cerberus, gatekeeper of the underworld, resting at his feet, and it also had what appeared to be a serpent at its base, fitting the Egyptian symbol of rulership, the uraeus.

With his (i.e., Osiris') wife, Isis, and their son (at this point in history) Horus (in the form of Harpocrates), Serapis won an important place in the Greek world, reaching Ancient Rome, with Anubis being identified as Cerberus. The cult survived until 385 AD, when Christians destroyed the Serapeum of Alexandria, and subsequently the cult was forbidden by the Theodosian decree.


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Bull_%28mythology%29

Bull (mythology)
From Wikipedia, the free encyclopedia

The worship of the Sacred Bull throughout the ancient world is most familiar to the Western world in the biblical episode of the idol of the Golden Calf made by people left behind by Moses during visit to mountain peak and worshipped by the Hebrews in the wilderness of Sinai (Exodus). Marduk is the "bull of Utu". Shiva's steed is Nandi, the Bull. The sacred bull survives in the constellation Taurus. The bull, whether lunar as in Mesopotamia and Egypt or solar as in India, is the subject of various other cultural and religious incarnations, as well as modern mentions in new age cultures.
Contents
[hide]

* 1 Paleolithic findings
* 2 Mesopotamia
* 3 Eastern Anatolia
* 4 Minoan civilization
* 5 Indus Valley Civilization
* 6 Cyprus
* 7 Egypt
* 8 Levant
* 9 Judeo-Christian traditions
o 9.1 Old Testament
o 9.2 Christianity
* 10 Greek world
o 10.1 Minotaur and The Bull of Crete
o 10.2 Twelve Olympians
* 11 Late Hellenistic and Roman Era
* 12 Celtic Polytheism
* 13 Interpretations of Bull Worshipping
o 13.1 Eucharist analogies
o 13.2 Astrology connections
* 14 Notes
* 15 See also
* 16 References
* 17 External links

Paleolithic findings

Aurochs are depicted in many Paleolithic European cave paintings such as those found at Lascaux and Livernon in France. Their life force may have been thought to have magical qualities, for early carvings of the aurochs have also been found. The impressive and dangerous aurochs survived into the Iron Age in Anatolia and the Near East and was worshiped throughout that area as a sacred animal; the earliest survivals of a bull cult are at neolithic Çatalhöyük.

Mesopotamia

The Sumerian Epic of Gilgamesh depicts the killing by Gilgamesh and Enkidu of the Bull of Heaven, Gugalana, husband of Ereshkigal, as an act of defiance of the gods. From the earliest times, the bull was lunar in Mesopotamia (its horns representing the crescent moon).[1]
[edit] Eastern Anatolia

We cannot recreate a specific context for the bull skulls with horns (bucrania) preserved in an 8th millennium BCE sanctuary at Çatalhöyük in eastern Anatolia. The sacred bull of the Hattians, whose elaborate standards were found at Alaca Höyük alongside those of the sacred stag, survived in the Hurrian and Hittite mythologies as Seri and Hurri ('Day' and 'Night') — the bulls who carried the weather god Teshub on their backs or in his chariot, and grazed on the ruins of cities.[2]

Minoan civilization

The Bull was a central theme in the Minoan Civilization, with bull heads and bull horns used as symbols in the Knossos palace. Minoan frescos and ceramics depict the bull-leaping ritual in which participants of both sexes vaulted over bulls by grasping their horns. See also "Minotaur and The Bull of Crete" (below) for a later incarnation to the Minoan Bull.
[edit] Indus Valley Civilization

Nandi the bull can be traced back to Indus Valley Civilization[citation needed], where dairy farming was the most important occupation[citation needed]. The bull Nandi is Shiva's primary vehicle and is the principal gana (follower) of Shiva.


Cyprus

In Cyprus, bull masks made from real skulls were worn in rites. Bull-masked terracotta figurines[3] and Neolithic bull-horned stone altars have been found in Cyprus.


Egypt

In Egypt, the bull was worshiped as Apis, the embodiment of Ptah and later of Osiris. A long series of ritually perfect bulls were identified by the god's priests, housed in the temple for their lifetime, then embalmed and encased in a giant sarcophagus. A long sequence of monolithic stone sarcophagi were housed in the Serapeum, and were rediscovered by Auguste Mariette at Saqqara in 1851. The bull was also worshipped as Mnewer, the embodiment of Atum-Ra, in Heliopolis. Ka in Egyptian is both a religious concept of life-force/power and the word for bull.


Levant

The Canaanite (and later Carthaginian) deity Moloch was often depicted as a bull, and became a bull demon in Abrahamic traditions.
[edit] Judeo-Christian traditions
[edit] Old Testament

The Bull is familiar in Judeo-Christian cultures from the Biblical episode wherein an idol of the Golden Calf is made by Aaron and worshipped by the Hebrews in the wilderness of Sinai (Exodus). The text of the Hebrew Bible can be understood to refer to the idol as representing a separate god, or as representing the God of Israel himself, perhaps through an association or syncretization with Egyptian or Levantine bull gods, rather than a new deity in itself.

Exodus 32:4 "He took this from their hand, and fashioned it with a graving tool and made it into a molten calf; and they said, 'This is your god, O Israel, who brought you up from the land of Egypt'."

Nehemiah 9:18 "even when they made an idol shaped like a calf and said, 'This is your god who brought you out of Egypt!' They committed terrible blasphemies."

Calf-idols are referred to later in the Tanakh, such as in the Book of Hosea, which would seem accurate as they were a fixture of near-eastern cultures.

King Solomon's "bronze sea"-basin stood on twelve brazen bulls, according to 1. Kings 7:25.

Young bulls were set as frontier markers at Tel Dan and at Bethel the frontiers of the Kingdom of Israel.
[edit] Christianity


In some Christian traditions, Nativity scenes are assembled at Christmas time. Many show a bull or an ox near the baby Jesus, lying in a manger. Traditional songs of Christmas often tell of the bull and the donkey warming the infant with their breath.

[edit] Greek world

When the heroes of the new Indo-European culture arrived in the Aegean basin, they faced off with the ancient Sacred Bull on many occasions, and always overcame it, in the form of the myths that have survived.

[edit] Minotaur and The Bull of Crete

For the Greeks, the bull was strongly linked to the Bull of Crete: Theseus of Athens had to capture the ancient sacred bull of Marathon (the "Marathonian bull") before he faced the Bull-man, the Minotaur (Greek for "Bull of Minos"), whom the Greeks imagined as a man with the head of a bull at the center of the labyrinth. Minotaur was fabled to be born of the Queen and a bull, bringing the king to build the labyrinth to hide his family's shame. Living in solitude made the boy wild and ferocious, unable to be tamed or beaten. Earlier Minoan frescos and ceramics depict bull-leaping rituals in which participants of both sexes vaulted over bulls by grasping their horns. Yet Walter Burkert's constant warning is, "It is hazardous to project Greek tradition directly into the Bronze age";[4] only one Minoan image of a bull-headed man has been found, a tiny seal currently held in the Archaeological Museum of Chania.

[edit] Twelve Olympians

In the Olympian cult, Hera's epithet Bo-opis is usually translated "ox-eyed" Hera, but the term could just as well apply if the goddess had the head of a cow, and thus the epithet reveals the presence of an earlier, though not necessarily more primitive, iconic view[citation needed]. Classical Greeks never otherwise referred to Hera simply as the cow, though her priestess Io was so literally a heifer that she was stung by a gadfly, and it was in the form of a heifer that Zeus coupled with her. Zeus took over the earlier roles, and, in the form of a bull that came forth from the sea, abducted the high-born Phoenician Europa and brought her, significantly, to Crete.

Dionysus was another god of resurrection who was strongly linked to the bull. In a cult hymn from Olympia, at a festival for Hera, Dionysus is also invited to come as a bull, "with bull-foot raging." "Quite frequently he is portrayed with bull horns, and in Kyzikos he has a tauromorphic image," Walter Burkert relates, and refers also to an archaic myth in which Dionysus is slaughtered as a bull calf and impiously eaten by the Titans.[5]

In the Classical period of Greece, the bull and other animals identified with deities were separated as their agalma, a kind of heraldic show-piece that concretely signified their numinous presence.


Late Hellenistic and Roman Era

The bull is one of the animals associated with the late Hellenistic and Roman syncretic cult of Mithras, in which the killing of the astral bull, the tauroctony, was as central in the cult as the Crucifixion was to contemporary Christians. The tauroctony was represented in every Mithraeum (compare the very similar Enkidu tauroctony seal). An often-disputed suggestion connects remnants of Mithraic ritual to the survival or rise of bullfighting in Iberia and southern France, where the legend of Saint Saturninus (or Sernin) of Toulouse and his protegé in Pamplona, Saint Fermin, at least, are inseparably linked to bull-sacrifices by the vivid manner of their martryrdoms, set by Christian hagiography in the 3rd century CE, which was also the century in which Mithraism was most widely practiced.
[edit] Celtic Polytheism

A prominent zoomorphic deity type is the divine bull. Tarvos Trigaranus ("bull with three cranes") is pictured on reliefs from the cathedral at Trier, Germany, and at Notre-Dame de Paris. In Irish literature, the Donn Cuailnge ("Brown Bull of Cooley") plays a central role in the epic Táin Bó Cuailnge ("The Cattle-Raid of Cooley").

Pliny the Elder, writing in the first century AD, describes a religious ceremony in Gaul in which white-clad druids climbed a sacred oak, cut down the mistletoe growing on it, sacrificed two white bulls and used the mistletoe to cure infertility:[6]
“ The druids — that is what they call their magicians — hold nothing more sacred than the mistletoe and a tree on which it is growing, provided it is Valonia Oak…. Mistletoe is rare and when found it is gathered with great ceremony, and particularly on the sixth day of the moon….Hailing the moon in a native word that means ‘healing all things,’ they prepare a ritual sacrifice and banquet beneath a tree and bring up two white bulls, whose horns are bound for the first time on this occasion. A priest arrayed in white vestments climbs the tree and, with a golden sickle, cuts down the mistletoe, which is caught in a white cloak. Then finally they kill the victims, praying to a god to render his gift propitious to those on whom he has bestowed it. They believe that mistletoe given in drink will impart fertility to any animal that is barren and that it is an antidote to all poisons[7] ”

Irish mythology features the tales of the epic hero Cuchulainn, which were collected in the 7th century CE "Book of the Dun Cow."

[edit] Interpretations of Bull Worshipping

[edit] Eucharist analogies

Walter Burkert summarized modern revision of a too-facile and blurred identification of a god that was identical to his sacrificial victim, which had created suggestive analogies with the Christian Eucharist for an earlier generation of mythographers:

The concept of the theriomorphic god and especially of the bull god, however, may all too easily efface the very important distinctions between a god named, described, represented, and worshipped in animal form, a real animal worshipped as a god, animal symbols and animal maskes used in the cult, and finally the consecrated animal destined for sacrifice. Animal worship of the kind found in the Egyptian Apis cult is unknown in Greece. ("Greek Religion," 1985).

[edit] Astrology connections

The bull is the symbol representing the constellation Taurus.

[edit] Notes

1. ^ Jules Cashford, The Moon: Myth and Image 2003, begins the section "Bull and cow" pp 102ff with the simple observation "Other animals become epiphanies of the Moon because they look like the moon.... the sharp horns of a bull or cow were seen to match the pointed curve of the waxing and waning crescents so exactly that the powers of the one were attributed to the other, each gaining the other's potency as well as their own."
2. ^ Hawkes and Woolley, 1963; Vieyra, 1955
3. ^ Burkert 1985
4. ^ Burkert 1985 p. 24
5. ^ Burkert 1985 pp. 64, 132
6. ^ Miranda J. Green. (2005) Exploring the world of the druids. London: Thames & Hudson. ISBN 0-500-28571-3. Page 18-19
7. ^ Natural History (Pliny), XVI, 95

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MessaggioOggetto: Re: Toro: fertilità   Ven 20 Ago 2010 - 9:03

Questo possente animale come abbiamo visto ha un doppio significato.

Nel suo aspetto femminile (la mucca) simboleggia la maternità, il nutrimento senza violenza (perché è un animale che è in grado di fornire nutrimento senza essere necessariamente ucciso), simbolo lunare, i Dinka del Sudan ne usano l’urina per pulire e tingere i panni.

Nel suo aspetto maschile (il toro) simboleggia il sole (per gli Assiri era nato dal sole, gli antichi Ittiti adoravano un dio del sole il cui cocchio era attaccato a tori), attraverso il suo sacrificio nutre, ma nella maggior parte delle civiltà è visto come simbolo di fertilità…colui che feconda la terra.

Nella mitologia vanta diverse potenti leggende, basta pensare al Minotauro, il dio egizio Osiride è in genere raffigurato con la testa di toro; l’essere divino Indra viene spesso raffigurato, dagli indù, a cavallo di un possente toro; la dea egizia Hathor a volte era raffigurata come una mucca; nella mitologia nordica veniva identificato sia al dio del tuono Thor che alla dea della fertilità Freyja.

Il toro totemico aiuta a comprendere gli aspetti della fertilità, insegna la stabilità, aiuta ad affermare le energie femminili.

Tila


Bibliografia

Animali e Spiritualità di N. J. Saunders Ed. EDT

Segni e presagi del mondo animale – i poteri magici di piccole e grandi creature di Ted Andrews Ed. Mediterranee
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MessaggioOggetto: Re: Toro: fertilità   Mar 19 Ott 2010 - 17:30

FONTE: http://www.whats-your-sign.com/cow-animal-symbolism.html

Cow Symbolism

In many cultures the cow is symbolic of Mother Earth, and has been a symbol of fertility, nurturing, and power.

This makes udder sense (pardon the pun), cows have been generous with their life force for eons. They are closely associated with provision and very earth-associated in symbolism.

The cow is also a lunar symbol, aligning itself with feminine (yin) qualities (see list of yin attributes) among the Chinese yin-yang energies.

A quick-list of Animal symbolism of the cow would include:

* Patience
* Nourishment
* Abudance
* Fertility
* Female Power
* Potential
* Possibility
* Calming
* Grounded
* Provision
* Beginnings

The Egyptian goddess Nut is sometimes depicted with the cow having four stars on its belly. This represents the four cosmic quadrants of the earth, and the respective flavor each directional energy freely flows through each of these corners.

Also in Egyptian mythology, Hathor was an ancient goddess worshipped as a cow-deity. Hathor was the Great Mother gooddess of joy, and was considered the nourisher of all things. She was originally a personification of the Milky Way, which was seen as the milk that flowed from the udders of a heavenly cow. She was also considered a protective goddess and an emblem of royalty.

In Norse mythology the cow makes an appearance as Audhumla whose utters emitted the four rivers of power - these provided nourishment for the giants (primarily the first giant, Ymir) that ruled the First World.

In Vedic literature the cow is also a symbol of abundance and fertility as it represents both earth and sky.

To Hindus and Buddhists, symbolism of the cow deals with patience and holiness. It is considered India's most sacred animal. The calm, tender nature of the cow wins this right among the Buddhists.

Celtic Bull:
The bull is a much-revered among Celtic animals, with several different translations. Mostly, the Celtic bull symbolizes of strong will, uncompromising, and even belligerent the bull stands for unbending, stubborn personality traits – leading up to the term "bull-headed." On the flip side, the bull is also a virile sign for men, and a sign of fertility for women. Donning the bull symbol in the bed chamber (depicted on sheets, robes, pillows, etc) is said to enhance the mental state – leading to sexual strength and endurance. A third representation of the bull sign is that of riches and wealth. Likely due to the fact that this creature was a great source of food the Celts, it can easily be associated with easier, fairer, and abundant times in the Celtic villages.

Bull Symbolism

Here is a quick-list of bull attributes:


* Stability
* Virility
* Strength
* Reliability
* Provision
* Peacefulness
* Helpfulness
* Determination

In Celtic symbolism the bull represented physical strength and power. To the Celtic way of thought, the bull was also extremely virile, and so symbolized fertility and the power to procreate - to extend the life of the clans. Druids associated the bull with solar energy and the female cow with earth energy. The bull was also symbolic of great luxury, wealth and provision by later Celts. Indeed, cattle were a source of income and supply in many forms - a way of life for the Celts for centuries. You can read more about Celtic bull symbolism here.

bull constellation symbolismThe constellation of the bull (Taurus) is in such a position as to welcome the sun's motion during the vernal equinox. Meaning, the constellation of Taurus corresponds to the motions of the spring in western astrology (May 14 to June 19). This also conjures symbolism of abundance, replenishment and subsidy as spring is a time when the earth experiences her renewal.

To the Greeks, the bull was an attribute of Zeus (as represented by the constellation of Taurus) who transformed himself into a glistening white bull. Fully tame and quite striking, Zeus (in the guise of the white bull) unassumingly planted himself amongst the herds in an effort to capture the attention of the lovely Europa with whom Zeus was completely smitten. Classic art will show Europa riding a white bull. This is Zeus in the form of a bull, and will touch on symbolism of passion, transformation, virility, strength and fulfillment.

Taurus bull symbolAstrologically speaking the bull symbol is one-in-the-same with the Taurus (and the word Taurus means bull in Latin). Traits of the Taurean personality could be considered very "bull like" because these people can be incredibly powerful in both physical and spiritual presence. To be sure, a Taurus who has made his or her mind up will be unmovable. The symbol to the left is the astrological sign of the bull, Taurus.

Chinese bull symbolThe Chinese the bull symbol is shown in writing on the left, and the bull is one of the twelve zodiac signs in the lunar calendars. The sign of the ox or bull is symbolic of perseverance, determination, stability and longsuffering.

In this light, the bull is also symbolic of hard work, materialism, methodical progress and rigid determination. Unlike western astrology, the sign of the ox corresponds to the season of winter and has yin properties. 2009 is currently the year of the ox with 2021 being the next occurrence of the bull in the Chinese years. See Chinese Zodiac signs and meanings here.

In ancient cultures such as Sumerian and Semitic cults the bull is a common symbol of protection and guardianship. Indeed, the bull is featured in art and statue guarding entryways into temples, protecting doorways and is believed to ward off thievery and other nefarious people/deeds.

bull symbolThe bull symbol shown right is the Hebrew aleph. It is the first letter in the Hebrew alphabet. It is thought this symbol was derived originally from the Semitic word for bull, and it is based on a pictograph (hieroglyph) that looks very much like a bull or ox head.

The aleph as a bull symbol will represent mans ability to work with Nature and her creatures to bring about abundance in the human tribes. Further, the aleph is symbolic of harmony, provision and harmony. To be clear, the aleph has many more symbolic connotations, and this is just one suggestion dealing with the origin of the glyph. (see the aleph in alchemy here).

Of course, there are tons more about the symbolism of the bull. This page just offers some bull symbols and scratches the surface of all the symbolic implications the bull represents. So don't stop here with your research on the deeper meaning of the bull. Carry on with your investigation. You're going to find this magnificent creature has connections with the beginning of human history.

Furthermore, you'll find the bull has been a symbol of assistance to mankind as it has stood by our side through eons, helping us in industry, agriculture and other forms of provision.
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MessaggioOggetto: Re: Toro: fertilità   Ven 19 Nov 2010 - 14:13

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Bull_worship

Bull (mythology)
From Wikipedia, the free encyclopedia

The worship of the Sacred Bull throughout the ancient world is most familiar to the Western world in the biblical episode of the idol of the Golden Calf made by people left behind by Moses during visit to mountain peak and worshipped by the Hebrews in the wilderness of Sinai (Exodus). Marduk is the "bull of Utu". Shiva's steed is Nandi, the Bull. The sacred bull survives in the constellation Taurus. The bull whether lunar as in Mesopotamia and Egypt or solar as in India, is the subject of various other cultural and religious incarnations, as well as modern mentions in new age cultures.

Contents
[hide]

* 1 Stone Age
* 2 Bronze Age
o 2.1 Mesopotamia
o 2.2 Egypt
o 2.3 Eastern Anatolia
o 2.4 Minoa
o 2.5 Indus Valley
o 2.6 Cyprus
o 2.7 Levant
o 2.8 Crete
o 2.9 Hellas
+ 2.9.1 Eucharist analogies
* 3 Iron Age
o 3.1 Roman Empire
o 3.2 Gaul
* 4 Book Age
o 4.1 North America
* 5 Notes
* 6 See also
* 7 References
* 8 External links

[edit] Stone Age

Aurochs are depicted in many Paleolithic European cave paintings such as those found at Lascaux and Livernon in France. Their life force may have been thought to have magical qualities, for early carvings of the aurochs have also been found. The impressive and dangerous aurochs survived into the Iron Age in Anatolia and the Near East and was worshipped throughout that area as a sacred animal; the earliest survivals of a bull cult are at neolithic Çatalhöyük.

The bull was seen in the constellation Taurus by the Chalcolithic and had marked the new year at springtide by the Bronze Age, for 4000–1700 BCE.

Bronze Age

[edit] Mesopotamia

The Sumerian Epic of Gilgamesh depicts the killing by Gilgamesh and Enkidu of the Bull of Heaven, Gugalana, first husband of Ereshkigal, as an act of defiance of the gods. From the earliest times, the bull was lunar in Mesopotamia (its horns representing the crescent moon).[1]

[edit] Egypt

In Egypt, the bull was worshiped as Apis, the embodiment of Ptah and later of Osiris. A long series of ritually perfect bulls were identified by the god's priests, housed in the temple for their lifetime, then embalmed and encased in a giant sarcophagus. A long sequence of monolithic stone sarcophagi were housed in the Serapeum, and were rediscovered by Auguste Mariette at Saqqara in 1851. The bull was also worshipped as Mnewer, the embodiment of Atum-Ra, in Heliopolis. Ka in Egyptian is both a religious concept of life-force/power and the word for bull.

[edit] Eastern Anatolia

We cannot recreate a specific context for the bull skulls with horns (bucrania) preserved in an 8th millennium BCE sanctuary at Çatalhöyük in eastern Anatolia. The sacred bull of the Hattians, whose elaborate standards were found at Alaca Höyük alongside those of the sacred stag, survived in the Hurrian and Hittite mythologies as Seri and Hurri (Day and Night)—the bulls who carried the weather god Teshub on their backs or in his chariot, and grazed on the ruins of cities.[2]

[edit] Minoa


The Bull-Leaping Fresco: Knossos
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Knossos_bull.jpg

The Bull was a central theme in the Minoan civilization, with bull heads and bull horns used as symbols in the Knossos palace. Minoan frescos and ceramics depict the bull-leaping ritual in which participants of both sexes vaulted over bulls by grasping their horns. See also "Minotaur and The Bull of Crete" (below) for a later incarnation to the Minoan Bull.

[edit] Indus Valley

Nandi the bull can be traced back to Indus Valley civilization[citation needed], where dairy farming was the most important occupation[citation needed]. The bull Nandi is Shiva's primary vehicle and is the principal gana (follower) of Shiva.

[edit] Cyprus

In Cyprus, bull masks made from real skulls were worn in rites. Bull-masked terracotta figurines[3] and Neolithic bull-horned stone altars have been found in Cyprus.

[edit] Levant

The Canaanite (and later Carthaginian) deity Moloch was often depicted as a bull, and became a bull demon in Abrahamic traditions.

The bull is familiar in Judeo-Christian cultures from the Biblical episode wherein an idol of the Golden Calf is made by Aaron and worshipped by the Hebrews in the wilderness of Sinai (Exodus). The text of the Hebrew Bible can be understood to refer to the idol as representing a separate god, or as representing the God of Israel himself, perhaps through an association or syncretization with Egyptian or Levantine bull gods, rather than a new deity in itself.

Exodus 32:4 "He took this from their hand, and fashioned it with a graving tool and made it into a molten calf; and they said, 'This is your god, O Israel, who brought you up from the land of Egypt'."

Nehemiah 9:18 "even when they made an idol shaped like a calf and said, 'This is your god who brought you out of Egypt!' They committed terrible blasphemies."

Calf-idols are referred to later in the Tanakh, such as in the Book of Hosea, which would seem accurate as they were a fixture of near-eastern cultures.

King Solomon's "bronze sea"-basin stood on twelve brazen bulls, according to 1. Kings 7:25.

Young bulls were set as frontier markers at Tel Dan and at Bethel the frontiers of the Kingdom of Israel.

[edit] Crete

For the Greeks, the bull was strongly linked to the Bull of Crete: Theseus of Athens had to capture the ancient sacred bull of Marathon (the "Marathonian bull") before he faced the Bull-man, the Minotaur (Greek for "Bull of Minos"), whom the Greeks imagined as a man with the head of a bull at the center of the labyrinth. Minotaur was fabled to be born of the Queen and a bull, bringing the king to build the labyrinth to hide his family's shame. Living in solitude made the boy wild and ferocious, unable to be tamed or beaten. Earlier Minoan frescos and ceramics depict bull-leaping rituals in which participants of both sexes vaulted over bulls by grasping their horns. Yet Walter Burkert's constant warning is, "It is hazardous to project Greek tradition directly into the Bronze age";[4] only one Minoan image of a bull-headed man has been found, a tiny seal currently held in the Archaeological Museum of Chania.

[edit] Hellas

When the heroes of the new Indo-European culture arrived in the Aegean basin, they faced off with the ancient Sacred Bull on many occasions, and always overcame him, in the form of the myths that have survived.

In the Olympian cult, Hera's epithet Bo-opis is usually translated "ox-eyed" Hera, but the term could just as well apply if the goddess had the head of a cow, and thus the epithet reveals the presence of an earlier, though not necessarily more primitive, iconic view[citation needed]. Classical Greeks never otherwise referred to Hera simply as the cow, though her priestess Io was so literally a heifer that she was stung by a gadfly, and it was in the form of a heifer that Zeus coupled with her. Zeus took over the earlier roles, and, in the form of a bull that came forth from the sea, abducted the high-born Phoenician Europa and brought her, significantly, to Crete.

Dionysus was another god of resurrection who was strongly linked to the bull. In a cult hymn from Olympia, at a festival for Hera, Dionysus is also invited to come as a bull, "with bull-foot raging." "Quite frequently he is portrayed with bull horns, and in Kyzikos he has a tauromorphic image," Walter Burkert relates, and refers also to an archaic myth in which Dionysus is slaughtered as a bull calf and impiously eaten by the Titans.[5]

In the Classical period of Greece, the bull and other animals identified with deities were separated as their agalma, a kind of heraldic show-piece that concretely signified their numinous presence.

[edit] Eucharist analogies

Walter Burkert summarized modern revision of a too-facile and blurred identification of a god that was identical to his sacrificial victim, which had created suggestive analogies with the Christian Eucharist for an earlier generation of mythographers:

The concept of the theriomorphic god and especially of the bull god, however, may all too easily efface the very important distinctions between a god named, described, represented, and worshipped in animal form, a real animal worshipped as a god, animal symbols and animal maskes used in the cult, and finally the consecrated animal destined for sacrifice. Animal worship of the kind found in the Egyptian Apis cult is unknown in Greece. ("Greek Religion," 1985).

[edit] Iron Age
[edit] Roman Empire


Tauroctony of Mithras at the British Museum London
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:BritishMuseumMithras.jpg

The bull is one of the animals associated with the late Hellenistic and Roman syncretic cult of Mithras, in which the killing of the astral bull, the tauroctony, was as central in the cult as the Crucifixion was to contemporary Christians. The tauroctony was represented in every Mithraeum (compare the very similar Enkidu tauroctony seal). An often-disputed suggestion connects remnants of Mithraic ritual to the survival or rise of bullfighting in Iberia and southern France, where the legend of Saint Saturninus (or Sernin) of Toulouse and his protegé in Pamplona, Saint Fermin, at least, are inseparably linked to bull-sacrifices by the vivid manner of their martryrdoms, set by Christian hagiography in the 3rd century CE, which was also the century in which Mithraism was most widely practiced.

In some Christian traditions, Nativity scenes are carved or assembled at Christmas time. Many show a bull or an ox near the baby Jesus, lying in a manger. Traditional songs of Christmas often tell of the bull and the donkey warming the infant with their breath.

[edit] Gaul

A prominent zoomorphic deity type is the divine bull. Tarvos Trigaranus ("bull with three cranes") is pictured on reliefs from the cathedral at Trier, Germany, and at Notre-Dame de Paris. In Irish literature, the Donn Cuailnge ("Brown Bull of Cooley") plays a central role in the epic Táin Bó Cuailnge ("The Cattle-Raid of Cooley").

Pliny the Elder, writing in the first century AD, describes a religious ceremony in Gaul in which white-clad druids climbed a sacred oak, cut down the mistletoe growing on it, sacrificed two white bulls and used the mistletoe to cure infertility:[6]
“ The druids — that is what they call their magicians — hold nothing more sacred than the mistletoe and a tree on which it is growing, provided it is Valonia Oak…. Mistletoe is rare and when found it is gathered with great ceremony, and particularly on the sixth day of the moon….Hailing the moon in a native word that means ‘healing all things,’ they prepare a ritual sacrifice and banquet beneath a tree and bring up two white bulls, whose horns are bound for the first time on this occasion. A priest arrayed in white vestments climbs the tree and, with a golden sickle, cuts down the mistletoe, which is caught in a white cloak. Then finally they kill the victims, praying to a god to render his gift propitious to those on whom he has bestowed it. They believe that mistletoe given in drink will impart fertility to any animal that is barren and that it is an antidote to all poisons[7] ”

Irish mythology features the tales of the epic hero Cuchulainn, which were collected in the 7th century CE "Book of the Dun Cow."

Book Age

[edit] North America

In Quebecois tall tales was a 8-foot-tall lumberjack Paul Bonjean, the mascot of the Canadian logging industry. He and his great blue ox had helped plow out the Great Lakes so his ox could drink.

[edit] Notes

1. ^ Jules Cashford, The Moon: Myth and Image 2003, begins the section "Bull and cow" pp 102ff with the simple observation "Other animals become epiphanies of the Moon because they look like the moon.... the sharp horns of a bull or cow were seen to match the pointed curve of the waxing and waning crescents so exactly that the powers of the one were attributed to the other, each gaining the other's potency as well as their own."
2. ^ Hawkes and Woolley, 1963; Vieyra, 1955
3. ^ Burkert 1985
4. ^ Burkert 1985 p. 24
5. ^ Burkert 1985 pp. 64, 132
6. ^ Miranda J. Green. (2005) Exploring the world of the druids. London: Thames & Hudson. ISBN 0-500-28571-3. Page 18-19
7. ^ Natural History (Pliny), XVI, 95

References

* Burkert, Walter, Greek Religion, 1985
* Campbell, Joseph Occidental Mythology "2.The Consort of the Bull", 1964.
* Hawkes, Jacquetta; Woolley, Leonard: Prehistory and the Beginnings of Civilization, v. 1 (NY, Harper & Row, 1963)
* Vieyra, Maurice: Hittite Art, 2300-750 B.C. (London, A. Tiranti, 1955)
* Jeremy B. Rutter, The Three Phases of the Taurobolium, Phoenix (1968).
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