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 Octopus vulgaris - piovra

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MessaggioOggetto: Octopus vulgaris - piovra   Mer 22 Set 2010 - 7:57

Buondì a tutti,

riporto solo alcune parti degli articoli perciò per una visione completa vi consiglio di consultare i link originali.

Buona lettura.


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Octopus_vulgaris





Octopus vulgaris
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il polpo comune o piovra (Octopus vulgaris Cuvier, 1797) è un cefalopode della famiglia Octopodidae.
Indice
[nascondi]

* 1 Etimologia
* 2 Habitat e distribuzione
* 3 Descrizione
* 4 Riproduzione
* 5 Specie affini
* 6 Comportamento
* 7 Nomi regionali
* 8 Note
* 9 Bibliografia
* 10 Altri progetti
* 11 Collegamenti esterni

Etimologia

Il termine polpo ha origine dal latino pōlypus, da una forma greca dorica πώλυπους (pṓlypous) o πωλύπους (pōlýpous),[1] in attico πολύπους (polýpous), probablimente da πολύς (polýs), "molto", e πούς, (póus), "piede", quindi "dai molti piedi".[2]

Il termine piovra deriva da pieuvre, forma dialettale normanna derivante dal latino pōlypus.[3][4]

Spesso ci si riferisce al polpo utilizzando la parola polipo, ma il nome corretto è polpo in quanto i polipi sono invece animali acquatici (o una forma di essi) appartenenti al phylum degli Cnidari.

Habitat e distribuzione

È un mollusco cefalopode molto diffuso nei bassi fondali, non oltre i 200 metri. Preferisce i substrati aspri, rocciosi, perché ricchi di nascondigli, fessure e piccole caverne in cui nascondersi: l'assenza di endo- ed esoscheletro gli permette di prendere qualsiasi forma, e di passare attraverso cunicoli molto stretti. Presente in tutti i mari e gli oceani, è molto diffuso anche nel Mar Mediterraneo. Nel Mediterraneo viene pescato principalmente in due diversi periodi dell'anno: da settembre a dicembre (in buone quantità seppur ancora di piccola taglia) e da maggio a luglio (periodo nel quale è di taglia più grossa).

Descrizione


Il polpo possiede 3 cuori e ha la capacità di cambiare colore molto velocemente e con grande precisione nel dettaglio. Sfrutta questa abilità sia per mimetizzarsi che per comunicare con i suoi simili. Caratteristica principale è la presenza di una doppia fila di ventose su ognuno degli otto tentacoli, il che lo distingue dal moscardino che ha una sola fila di ventose. Al centro degli otto tentacoli, sulla parte inferiore dell'animale, si trova la bocca che termina con un becco corneo utilizzato per rompere gusci di conchiglie e il carapace dei crostacei dei quali si nutre. Il corpo è lungo 15-30 cm, i tentacoli invece sono lunghi in media 70-90 cm, ma in rari casi possono arrivare a 300 cm. In genere i maschi sono più grandi delle femmine.

Può spostarsi rapidamente espellendo con forza l'acqua attraverso un sifone, che viene utilizzato anche per l'emissione dell'inchiostro nero usato in funzione difensiva per confondere possibili predatori.

Comportamento

È considerato uno degli invertebrati più intelligenti, è stato per esempio dimostrato che il polpo comune ha la capacità di apprendere se sottoposto a test di apprendimento per associazione e osservando gli altri della sua specie, capacità che era stata dimostrata solo su alcuni mammiferi. Quest'ultima evidenza è alquanto sorprendente poiché, essendo il polpo un animale fortemente solitario, sembrerebbe ingiustificato un comportamento simile, tipico di animali con rapporti sociali.

Una volta pescato è in grado di guadagnarsi la libertà uscendo per i boccaporti delle navi. Sottoposto a test durante i quali gli è stata somministrata una preda rinchiusa in un barattolo, il polpo ha dimostrato di essere in grado di aprire il barattolo per raggiungere il cibo.

Talora usa acquattarsi sotto gli anfratti rocciosi del fondo marino, talora invece vive in tane preparate con delle pietre disposte in senso circolare.



Nella versione inglese troverete più informazioni e fantastiche immagini...

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Octopus





Octopus
From Wikipedia, the free encyclopedia


The octopus is a cephalopod mollusc in the order Octopoda. Octopuses have two eyes and four pairs of arms, and like other cephalopods they are bilaterally symmetric. An octopus has a hard beak, with its mouth at the center point of the arms. Most octopuses have no internal or external skeleton, allowing them to squeeze through tight places. Octopuses are highly intelligent, and are among the most intelligent of all invertebrates.

The octopus inhabits many diverse regions of the ocean, especially coral reefs. For defense against predators, they hide, flee quickly, expel ink, or use color-changing camouflage. An octopus trails its eight arms behind it as it swims. All octopuses are venomous, but only the small blue-ringed octopuses are known to be deadly to humans.[3]

In the larger sense, there are around 300 recognized octopus species, which is over one-third of the total number of known cephalopod species. The term octopus may also be used to refer only to those creatures in the genus Octopus.
Contents
[hide]

* 1 Biology
o 1.1 Intelligence
o 1.2 Defense
o 1.3 Reproduction
o 1.4 Sensation
o 1.5 Locomotion
o 1.6 Size
* 2 Terminology
* 3 Relationship to humans
o 3.1 In mythology
o 3.2 In literature
o 3.3 As food
o 3.4 As pets
* 4 Classification
* 5 See also
* 6 References
* 7 External links

Biology

Octopuses are characterized by their eight arms, usually bearing suction cups. The arms of octopuses are often distinguished from the pair of feeding tentacles found in squid and cuttlefish.[4] Both types of limbs are muscular hydrostats. Unlike most other cephalopods, the majority of octopuses – those in the suborder most commonly known, Incirrina – have almost entirely soft bodies with no internal skeleton. They have neither a protective outer shell like the nautilus, nor any vestige of an internal shell or bones, like cuttlefish or squid. A beak, similar in shape to a parrot's beak, is the only hard part of their body. This enables them to squeeze through very narrow slits between underwater rocks, which is very helpful when they are fleeing from morays or other predatory fish. The octopuses in the less familiar Cirrina suborder have two fins and an internal shell, generally reducing their ability to squeeze into small spaces.

Octopuses have a relatively short life expectancy, and some species live for as little as six months. Larger species, such as the North Pacific Giant Octopus, may live for up to five years under suitable circumstances. However, reproduction is a cause of death: males can only live for a few months after mating, and females die shortly after their eggs hatch. They neglect to eat during the (roughly) one month period spent taking care of their unhatched eggs, but they do not die of starvation. Endocrine secretions from the two optic glands are the cause of genetically programmed death (and if these glands are surgically removed, the octopus may live many months beyond reproduction, until she finally starves).[citation needed]

Octopuses have three hearts. Two pump blood through each of the two gills, while the third pumps blood through the body. Octopus blood contains the copper-rich protein hemocyanin for transporting oxygen. Although less efficient under normal conditions than the iron-rich hemoglobin of vertebrates, in cold conditions with low oxygen pressure, hemocyanin oxygen transportation is more efficient than hemoglobin oxygen transportation. The hemocyanin is dissolved in the plasma instead of being carried within red blood cells and gives the blood a blue color. Octopuses draw water into their mantle cavity where it passes through its gills. As mollusks, octopuses have gills that are finely divided and vascularized outgrowths of either the outer or the inner body surface.

Intelligence
Main article: Cephalopod intelligence

Octopuses are highly intelligent, likely more so than any other order of invertebrates. The exact extent of their intelligence and learning capability is much debated among biologists,[5][6][7][8] but maze and problem-solving experiments have shown that they do have both short- and long-term memory. Their short lifespans limit the amount they can ultimately learn. There has been much speculation to the effect that almost all octopus behaviors are independently learned rather than instinct-based, although this remains largely unproven. They learn almost no behaviors from their parents, with whom young octopuses have very little contact.

n octopus has a highly complex nervous system, only part of which is localized in its brain. Two-thirds of an octopus's neurons are found in the nerve cords of its arms, which have a remarkable amount of autonomy. Octopus arms show a wide variety of complex reflex actions arising on at least three different levels of the nervous system. Unlike vertebrates, the complex motor skills of octopuses in their higher brain are not organized using an internal somatotopic map of its body.[9] Some octopuses, such as the mimic octopus, will move their arms in ways that emulate the movements of other sea creatures.

In laboratory experiments, octopuses can be readily trained to distinguish between different shapes and patterns. They have been reported to practice observational learning,[10] although the validity of these findings is widely contested on a number of grounds.[5][6] Octopuses have also been observed in what some have described as play: repeatedly releasing bottles or toys into a circular current in their aquariums and then catching them.[11] Octopuses often break out of their aquariums and sometimes into others in search of food. They have even boarded fishing boats and opened holds to eat crabs.[7]

In some countries, octopuses are on the list of experimental animals on which surgery may not be performed without anesthesia. In the UK, cephalopods such as octopuses are regarded as honorary vertebrates under the Animals (Scientific Procedures) Act 1986 and other cruelty to animals legislation, extending to them protections not normally afforded to invertebrates.[12]

The octopus is the only invertebrate which has been conclusively shown to use tools. At least four specimens of the Veined Octopus (Amphioctopus marginatus) have been witnessed retrieving discarded coconut shells, manipulating them, and then reassembling them to use as shelter. This discovery was documented in the journal Current Biology and has also been caught on video.[13][14]

Relationship to humans

Ancient peoples of the Mediterranean were aware of the octopus, as evidenced by certain artworks and designs of prehistory. For example, a stone carving found in the archaeological recovery from Bronze Age Minoan Crete at Knossos has a depiction of a fisherman carrying an octopus.[38]

Octopuses were often depicted in the art of the Moche people of ancient Peru, who worshipped the sea and its animals.[39]
[edit] In mythology

The Hawaiian creation myth relates that the present cosmos is only the last of a series, having arisen in stages from the wreck of the previous universe. In this account, the octopus is the lone survivor of the previous, alien universe.[40]
[edit] In literature

The octopus has a significant role in Victor Hugo's book Travailleurs de la mer (Toilers of the Sea).[41]



Ultima modifica di Tila il Mar 5 Lug 2011 - 13:49, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Octopus vulgaris - piovra   Mer 22 Set 2010 - 8:13


La piovra è simbolicamente associata alla luna e al solstizio d'estate.

Veniva identificata, nei miti classici, come un mostro ripugnante a volte gigantesco basta pensare ad esempio al kraken, e come dimenticare la piovra gigante nel libro: Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne.

Ma vediamo insieme quanto ha ancora da raccontarci...


FONTE:
http://www.whats-your-sign.com/octopus-animal-symbolism.html

Octopus Meaning and Symbolism

Diverse and impressive, octopus animal symbolism requires years of exploration and demands innumerable pages of symbolic explanation.

Truth be known, I’ve got a soft spot for the octopus. She’s come to me on several occasions, imparting much needed and (to me) sacred insight.

The following bulletpoints and paragraphs detail some of these insights on a symbolic, spiritual, energetic level. Because of her endless attributes, I’ve provided only a few areas of contemplation here (I was serious about the octopus deserving a book for all her implications in my blog post on the octopus here).

A quick-list of octopus animal symbolism includes attributes such as...

* Will
* Focus
* Magic
* Reason
* Illusion
* Defense
* Mystery
* Strategic
* Potential
* Knowing
* Diversity
* Creativity
* Flexibility
* Expansion
* Complexity
* Intelligence
* Adaptability
* Insatiability
* Unpredictability

If you are drawn to the octopus, I encourage you to begin your own personal journey to tap into the secret knowledge this amazing creature provides. You can do this through research, meditation, and by directly inquiring into the energetic depths of the octopus.

You will find the more you slip into the energetic realm of the octopus, the more secrets she will offer up to your consciousness.

The octopus loves a voracious student, and will serve up profound lessons to those who seek them from her.

Even the habitat of the octopus speaks of mystery and wonder. As a creature of the water, the octopus holds animal symbolism pertaining to:

* Purity
* Psyche
* Motion
* Emotion
* Fluidity
* Intuition
* Creativity
* Flexibility

Water carries these attributes for several reasons. It is influenced by the wax and wane of the moon, and the moon is associated with psyche, intuition and emotion. The moon and water are also feminine or yin attributes.

Additionally, water takes the form in which it is held – this makes it symbolic of flexibility, adaptability and creativity.

Creation is born from a balance between expansive freedom and working within an established parameter. Water perfectly illustrates this balance.

The octopus moves skillfully in a realm that is in constant motion. Ever changing, shifting, and wafting in accordance with the pull of the moon, the octopus’ depth of mystery is enhanced by it own environmental aura.

Although vastly mobile and quite the traveler, the octopus is primarily a bottom dweller. In symbolic (totem) terms this is analogous of being grounded while still having the ability to exist in the watery world of the psyche. Those with the octopus as their totem would do well to recognize this analogy. It reminds us that we may be spiritual and intuitively gifted; nonetheless we are physical beings and must temper our psychic gifts with strong foundational grounding.

We derive more animal symbolism of the octopus by observing her physically too.

From eyesight, to the ability to regenerate, the octopus’ physicality is a feast for our symbolic interpretations.

Octopi are invertebrates, meaning they do not have a structured spinal column. This is symbolic of agility, grace and flexibility. She is able to slip out of the tightest places, and ambulate as if she is the embodiment of water itself. Take the time to observe the way the octopus moves – it’s hypnotic. As a totem, the octopus reminds us to loosen up – relax. She reminds us that we may move towards our goals in unorthodox ways and still achieve the same (if not better) results.

The octopus can detach a limb at will to serve as a distraction against would-be predators. From a totem perspective we could translate this to mean that we ourselves have the ability to cut loose excess baggage in our lives in order to achieve our desire.

Here the octopus asks us: What can we cut loose from our lives to lighten our load? Furthermore, what part of ourselves can we leave behind in order to bring us closer to our highest good? Often these parts serve as distractions (i.e., addictions, TV, unhealthy relationships).

Added elements of symbolic diversity enter the stage when we learn the octopus can regenerate these limbs. The ability to grow back a part of the body that has been removed is symbolic of:

* Time
* Unity
* Cycles
* Evolution
* Regeneration

This ability reminds us that our essence is never lost to us. Even the parts of ourselves we give up (such as our addictions as mentioned above) are never permanently removed. We are the sum of our parts (for better or worse) and even those parts we set aside shape our personality upon our path in life. This is a lesson in acceptance, forgiveness, diversity, and embracing all of our facets.

The octopus is extremely intelligent with the ability to reason, strategize, and recall information. The octopus reminds us to use our logic to our highest advantage. She urges us to be the master of our intelligence, not the slave. By using our reasoning skills the way the octopus does we are utilizing a tool.

Another tool worth mentioning is the octopus’ use of camouflage. She is the master of disguises, further emphasizing her animal symbolism of mystery, secretiveness, and esoteric knowledge. She can disappear and reappear before our wondering eyes as is evident in this video:



As if this isn’t impressive on its own merit, the octopus pulls a secondary veil over reality by ejecting a thick, black ink into the waters as a method of escape. Dark clouds left in her wake leave the octopus’ attackers lost and confused.

This is a metaphor for illusion. The octopus reminds us that nothing is as it seems. Behind our physicality there is a vast reality imbued with subtle wonder and shimmery brilliance. By observing the mystery of the octopus, we are encouraged to peek behind this veil of reality for ourselves.

This peeking about is the opening of consciousness. This process is also seen in the animal symbolism of the octopus by her spiraling limbs. In symbolism, myth and legend the spiral is a representation of expanding consciousness and the ongoing creative process of the universe.

Take a moment to observe this spiraling motion of the octopus (you can really see this in the reverse portion of the film above). Now we see why the Celts, Minoans, Greeks and other cultures associated the evolutionary spiral symbolism with the octopus.

It should be clear the octopus has expansive worlds of knowledge, experience and vision to offer us. Indeed, those who have been touched by her wonder are left with an insatiable desire to know more – as evident in the commentary of my blog post here.

Once touched by the octopus, this awe can never be slaked, and this is a very good thing for us. This thirst predicts that we will forever be on the path of learning more about this amazing creature and ourselves, because the animal symbolism of the octopus is synonymous with “expansion.”

Connect with the octopus through conscious thought, meditation, invocation, and any other path that you deem beneficial to your growth. How do we do this? Here are some suggestions:

* Ask the octopus for its guidance
* Respectfully ask to enter its immense energy system just prior to meditation
* Make up and sing songs about the octopus
* Write about her, with free-association writing, poems, epics, blogging – whatever - just start writing your impressions of the octopus
* Create dance moves in her honor that mimic the octopus’ movements
* Paint her, draw her, pin up images of her on your corkboards or walls

Do whatever moves you in order to draw yourself more closely into her spiraling depths. The octopus will see your voracious tenacity to connect and she will reward your genuine intent in equal portion.




FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Kraken

Kraken
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il kraken è un mostro marino leggendario dalle dimensioni abnormi; il suo mito ha origini molto antiche, ma si è sviluppato soprattutto fra il Settecento e l'Ottocento, forse anche sulla base dei resoconti di reali avvistamenti di calamari giganti. Viene generalmente rappresentato come una gigantesca piovra, con tentacoli abbastanza grandi da avvolgere un'intera nave.

In norvegese, krake indica un animale malsano o aberrante (in analogia alle forme inglesi crank e crook). In tedesco, Krake significa piovra.
Indice
[nascondi]

* 1 Evoluzione del mito
o 1.1 Mitologia norrena
o 1.2 Linneo e Pontoppidan
o 1.3 La piovra gigante
* 2 Nella cultura popolare
o 2.1 Letteratura
o 2.2 Cinema e televisione
o 2.3 Fumetto
o 2.4 Giochi e videogiochi
* 3 Voci correlate
* 4 Collegamenti esterni

Evoluzione del mito [modifica]

Mitologia norrena [modifica]

Sebbene il nome kraken non appaia mai nei testi della mitologia norrena, le sue caratteristiche possono ricondursi a quelle dell'hafgufa, descritto nella Saga di Örvar-Odds e nel Konungs skuggsjá (1250). In questi testi si parla dell'hafgufa come di un mostro marino talmente grande da poter essere scambiato per un'isola quando si trovava in superficie. Questo tema (il mostro che sembra un'isola) è uno degli elementi ricorrenti principali nella tradizione sul kraken, che si sviluppò principalmente nel Settecento. Questo tema ha avuto anche sviluppi diversi, e in particolare accomuna il kraken con lo Zaratan, la balena-isola del mito di San Brendano di Clonfert.

Alcuni elementi della tradizione relativa al kraken (le bolle e gli spruzzi d'acqua dalle sue narici, le forti correnti e le violente onde provocate dai suoi spostamenti, il suo emergere come un'isola) fanno supporre ad alcuni studiosi che la versione originale del mito norreno possa essere correlata all'attività vulcanica sottomarina in Islanda.
Linneo e Pontoppidan [modifica]

Nella prima opera di Carl von Linné, Systema Naturae (1735), il kraken compare fra i cefalopodi, con il nome scientifico Microcosmus (in seguito, Linné rinunciò a menzionare questa ipotetica specie). Il riferimento settecentesco principale sul kraken è la Storia naturale della Norvegia (1752) del danese Erik Pontoppidan, vescovo di Bergen. Pontoppidan riprende il tema del mostro-isola, sostenendo che alcune isole rappresentate erroneamente sulle mappe fossero in effetti da ricondursi ad avvistamenti del kraken in emersione. Nella descrizione di Pontoppidan, il principale elemento di pericolosità del kraken erano le sue stesse dimensioni, e le forti onde e i potenti gorghi che causava emergendo o inabissandosi. Il kraken non viene quindi descritto come ostile, sebbene Pontoppidan precisò che, volendo, il kraken avrebbe potuto afferrare e trascinare negli abissi anche la più grande nave da guerra. Sempre Pontoppidan sostiene che un giovane esemplare di kraken, morto, fosse stato spinto dalle onde sulla spiagga presso Alstahaug.

Il kraken di Pontoppidan appare come "pesce-granchio" nell'opera dello svedese Jacob Wallenberg Min son på galejan ("Mio figlio sulla galera", 1781):
« Il kraken, anche detto pesce-granchio, che non è (a quanto dicono i piloti norvegesi) così grande, non è più grande della larghezza della nostra Öland [ovvero meno di 16 km] ... Se ne sta sul fondo del mare, sempre circondato da molti piccoli pesci che gli servono come cibo e ricevono cibo da esso; perché il suo pasto, se ricordo bene ciò che scrive Pontoppidan, dura non meno di tre mesi, e altri tre servono per la digestione. In seguito, i suoi escrementi nutrono un esercito di pesci più piccoli, e per questo motivo i pescatori gettano i piombi dove esso giace ... Gradualmente, il kraken sale alla superficie, e quando si trova a dodici o dieci braccia è bene che le barche si allontanino, perché di lì a poco esso emerge come un'isola, spruzzando acqua dalle sue terribili narici e creando anelli di onde attorno a sé, fino a distanze di molte miglia. Si può forse dubitare che questo sia proprio il Leviatano del Libro di Giobbe? »


L'idea che i pescatori si arrischiassero a pescare sopra il kraken è menzionata da Pontoppidan; pare che i pescatori norvegesi, per complimentarsi per una pesca particolarmente abbondante, fossero soliti dire: "devi aver pescato sul kraken".

La piovra gigante [modifica]

Nel tardo Settecento iniziò a svilupparsi il mito del kraken come creatura aggressiva. Alcune varianti del mito prevedevano che il kraken affondasse le navi degli uomini corrotti (per esempio dei pirati), risparmiando quelle dei giusti. Sempre in questo periodo l'immagine del kraken venne a coincidere in modo sempre più netto con quella di una piovra gigante, perdendo altre caratterizzazioni menzionate da alcune fonti più antiche (come la forma di granchio o certi altri elementi che potevano accomunare il kraken alle balene). Secondo alcuni studiosi, questa evoluzione del mito potrebbe essere legata agli avvistamenti di reali calamari giganti.

Nel 1802, il malacologo francese Pierre Denys de Montfort incluse la descrizione di due specie di piovre giganti nel suo trattato enciclopedico sui molluschi, Histoire Naturelle Générale et Particulière des Mollusques. La prima specie, per cui Montfort riprese il nome "kraken", era quella descritta dai marinai norvegesi (e, secondo Montfort, anche da Plinio il Vecchio). La seconda specie aveva dimensioni ancora più impressionanti; un esemplare aveva causato il naufragio di un vascello al largo dell'Angola.

Montfort sostenne anche che le dieci navi da guerra inglesi scomparse nel 1782 fossero state affondate da piovre giganti. La sua tesi fu in seguito smentita, e la sua opera perse notevolmente di credibilità agli occhi dei suoi contemporanei.
Nella cultura popolare [modifica]

I riferimenti al kraken nella cultura popolare moderna sono innumerevoli.

Letteratura [modifica]

* La celebre poesia The Kraken di Alfred Tennyson (1830) descrive il kraken come un mostro addormentato, destinato a riemergere alla fine del mondo (come il serpente mitologico Miðgarðsormr).
* Jules Verne cita più volte il kraken e Pontoppidan nel suo Ventimila leghe sotto i mari (1870). I protagonisti del romanzo sono anche attaccati da un calamaro gigante.
* Il mostro Cthulhu di Howard Phillips Lovecraft presenta molte analogie con il kraken, in particolare nella versione di Tennyson; si trova sul fondo del mare, in attesa che venga il giorno della sua riemersione.
* Il romanzo The Kraken Wakes di John Wyndham descrive un'invasione di alieni abitanti degli abissi marini e ispirati al kraken.
* Nella serie fantasy Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, il kraken appare sullo stemma del Casato di Greyjoy, i cui appartenenti sono talvolta detti "i kraken".
* Il romanzo Pianeta d'acqua di Jack Vance racconta la storia di un gruppo di superstiti di un viaggio spaziale atterrati su un pianeta senza terraferma, in cui imperversa il Re Kragen (capo di un'omonima razza di mostri marini), a cui tutti devono sottomettersi in cambio di protezione. Il romanzo è l'evoluzione di un precedente racconto di Vance, chiamato appunto The Kragen.
* Nella serie fantasy La Canzone di Shannara di Terry Brooks, il kraken, sebbene sia un mostro marino, viene evocato dal fondo di un lago dalle Mortombre, creature del male schiave del libro della magia nera.
* Nel romanzo "L'isola dei pirati"di Michael Crichton il kraken viene menzionato come un mostro con la pelle grigio smorto,muso appuntito corpo gibboso lungo sei o sette metri a cui è attaccato un intrico di lunghi tentacoli,come una testa di medusa.Le onde provocate dal suo passaggio provocano l'oscillazione della nave.

Cinema e televisione [modifica]

* Nell'anime e manga I cavalieri dello zodiaco, uno dei generali di Poseidone si chiama Isaac del Kraken.
* Il kraken appare in una puntata della serie televisiva Wild Wild West dal titolo The Night of the Kraken.
* Nel film del 1981 Scontro di titani, viene rappresentato come una specie di mostro della laguna nera gigante con tante braccia, ma viene chiamato erroneamente "kraken" quello che dal contesto risulta essere Ketos, il mostro marino della mitologia greca da cui deriva la parola "cetacei" (si tratta di un mito completamente scorrelato). Nel videogioco God of war 2 il mostro ha la testa simile a quella del kraken del film.
* Nei film Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma, e Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo il kraken è una piovra gigante al servizio di Davy Jones, il capitano dell'Olandese Volante.
* Nella serie digitale in stop-motion Le avventure di Capitan Ciurrasco il kraken compare come antagonista dei protagonisti, con il nome di "Craken".
* Nel sequel Atlantis - Il ritorno di Milo la prima missione è ambientata in Norvegia, dove il gruppo deve scoprire la causa delle misteriose scomparse di intere navi. La causa si rivelerà infine essere il kraken. In questo film è rappresentato come un enorme polpo dai molteplici occhi come una mosca, con due pinne di pesce e poteri ipnotici.
* Nel film del 2010 Scontro tra titani, il mostro viene rappresentato come un essere gigantesco dotato di testa, braccia, corazza e tentacoli.
* Un kraken appare anche nella terza serie di Winx Club, nell'episodio La scelta di Aisha.
* Nel cartone animato American Dragon il kraken appare nella puntata L'Accademia, raffigurato però come una gigantesca creatura bipede dal colore verdastro, che ricorda il celebre mostro della laguna nera.
* Nel film d'animazione Sinbad: la leggenda dei sette mari appare un mostro chiamato Cetus (nome evidentemente ripreso dal mostro mitologico greco Ceto) il cui aspetto è a tutti gli effetti quello classico del kraken. Questo mostro è un servo della malvagia Eris, dea del caos.

Fumetto [modifica]

* Kraken è una serie a fumetti spagnola creata nel 1983 da Antonio Segura e Jordi Bernet; il kraken viene rappresentato come un mostro simile a una piovra che abita nei sotterranei di una metropoli del futuro.
* È stato utilizzato anche in Zagor e Magico Vento.

Giochi e videogiochi [modifica]

I giochi e videogiochi che fanno riferimento al kraken sono numerosissimi. Generalmente in essi il kraken appare come un grande polpo, ma le rappresentazioni possono variare: ad esempio, nel videogioco per Playstation 3 Resistance 2, il kraken viene presentato come una creatura aliena. Un'ulteriore rappresentazione è presente in un altro gioco per Playstation 3, Assassin's Creed II, anche se si tratta di un Easter egg e non di una battaglia con il mostro. Nel livello "Il segreto della Visitazione" il protagonista, Ezio, si trova nella chiesa di Santa Maria della Visitazione a Venezia e deve cercare la tomba di un assassino. Ad un certo punto il giocatore deve tirare una leva per proseguire ma se dopo averla tirata invece di andare avanti rimane fermo e osserva l'acqua può scorgere un calamaro gigante nuotare sotto di lui. Tirando la leva una seconda volta il "kraken" farà uscire uno dei suoi tentacoli dall'acqua, ma non attaccherà mai il giocatore, neanche se cade in acqua. Nei giochi Il Signore degli Anelli: la Terza Era e Il Signore degli Anelli: Le Due Torri, usciti entrambi per Playstation 2, a difesa dei cancelli delle miniere di Moria si trova l'Osservatore, un kraken che vive nel lago davanti alla porta di Moria. In un altro gioco per Playstation 2, Jak 3, se il giocatore comincia ad allontanarsi a nuoto dal deserto viene afferrato da un enorme tentacolo e trascinato negli abissi.

Fra gli altri altri giochi e videogiochi in cui compare il kraken si ricordano:

* Age of Mythology ed Age of Mythology: The Titans
* Archon II: Adept Electronic Arts (1984)
* City of Heroes
* Dark Age of Camelot: Trials of Atlantis
* Dungeons & Dragons
* Enlightenment: Druid II
* Fable
* Final Fantasy (in diversi episodi della serie)
* Firebird (1987)
* Golden Sun
* God of War II e God of War III
* Guild Wars
* Heroes of Newerth
* Il Signore dell'Olimpo - Zeus
* Indiana Jones e la tomba dell'imperatore
* Legendary
* Magic: l'adunanza
* Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma e Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo
* Scontro tra titani
* Soul Reaver
* The Ocean Hunter
* Tomb Raider: Underworld
* Ultima Online
* World of Warcraft
* Yu-Gi-Oh!



Disegno di Pierre Denys de Montfort, dalle descrizioni di marinai francesi che sostenevano di essere stati aggrediti da questa creatura al largo dell'Angola (1801).


Un'immagine artistica del kraken in cui ne è rappresentata l'enormità
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MessaggioOggetto: Re: Octopus vulgaris - piovra   Gio 13 Ott 2011 - 14:54

Admin come vedi la ricerca continua Very Happy

Oggi ho trovato un documento di wikipedia che narra di un essere mitologico che dal torace in giù aveva la forma di un polpo, dopo aver letto questo articolo mi sono ricordata che in un vecchio classico Disney (La Sirenetta) c'era proprio questa strega del mare Smile


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Cecaelia

Cecaelia
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La cecaelia è un essere mitologico composito, apparso occasionalmente nell'arte e nella letteratura (specialmente in quella giapponese), con la testa, braccia e torso di una donna (raramente di un uomo) e, dal torace in giù, con tentacoli e fisionomia di un polpo[1].

Origine del nome

Vi sono diverse interpretazioni sull'etimologia del nome cecaelia. La prima è che sia la storpiatura di coleoidian, un genere di gasteropode, mentre secondo un'altra deriva dal nome di un personaggio chiamato Cilia in un fumetto di Vampirella Magazine.
Il termine cecaelia è a volte sostituito con varianti quali "sirena-polipo", "donna-polipo" e così via. Mentre il termine sirena si può applicare anche a diverse creature marine simili, le cecaelie sono considerate una specie differente dalle sirene. In alcuni casi, le cecaelie vengono chiamate "streghe del mare" (vedi sotto).


Cilia

Nel fumetto Vampirella Magazine n° 16 pubblicato nell'aprile 1972[2] era inserita una storia intitolata Cilia, che vede come personaggio una cecaelia dallo stesso nome. È stata in seguito ristampata nel settembre 1973, sul n° 23 [3]. Si trattava di una storia corta, in bianco e nero, scritta da Nicola Cuti e illustrata da Felix Mas.

Nella storia, la cecaelia Cilia salva alcuni marinai dal naufragio della loro nave; in seguito Cilia conosce meglio uno dei due marinai e gli dice di appartenere alla razza dei cilophyte, e che la sua gente ha salvato molto spesso marinai umani. I due poi si innamorano e Cilia accetta di seguire il capitano in Inghilterra, camminando sui suoi tentacoli nascosti da una lunga gonna nera. Alla fine Cilia viene scoperta ed aggredita da dei pescatori, e quando suo marito accorre per salvarla, lei muore fra le sue braccia: distrutto dal dolore, l'uomo porta il suo corpo in acqua, annegando intenzionalmente. Giorni dopo, la nave dove i pescatori che hanno ucciso Cilia viaggiavano si schianta, e i soccorritori scoprono che i passeggeri sono tutti stati uccisi, torturati e mutilati. Anche se non è specificato, è facilmente intuibile che sono stati gli altri cilophyte a compiere il massacro per vendetta.

Nel fumetto c'è solo una vignetta in cui il corpo di Cilia si vede chiaramente, ed è la stessa in cui parla al marinaio per la prima volta. Si può notare che Cilia ha solo sei tentacoli, diversamente dai polipi che ne hanno otto. Probabilmente le due braccia sono incluse nel numero.


Cecaelie in arte e letteratura

La Cecaelia appare occasionalmente, come detto prima, nell'arte e nella letteratura:

Nelle storie di Lovecraft sono molto presenti polipi con sembianze umane, comparsi inoltre in un film, Dagon - La mutazione del male, del 2001, con Macarena Gómez ad interpretarne un esemplare (tuttavia il personaggio interpretato, Uxía Cambarro, ha solo due tentacoli al posto delle gambe, il che la rende quasi più simile ad una lamia)
L'artista giapponese Hokusai ha prodotto un paio di pezzi erotici raffiguranti una specie di ibrido donna-polipo, così come alcuni pezzi correlati con coppie di donne e polipi.
Nel fumetto per adulti Tarot: Witch of the Black Rose, il personaggio di John Webb viene incantato e sedotto da una cecaelia magica, da cui successivamente riesce a fuggire.


Nei media

Streghe del mare

Forse la più nota e famosa cecaelia della storia moderna è Ursula, presente nel film Disney La sirenetta. Doppiata da Pat Carroll nella versione originale, è una malvagia donna obesa dalla pelle viola e dai capelli bianchi, che al posto delle gambe ha dei tentacoli neri (come nel caso di Cilia, anche Ursula ha solo sei tentancoli anziché otto). Viene sconfitta verso la fine del film dal Principe Eric. Ursula fa anche una brevissima e silenziosa comparsa in un episodio della serie animata di Hercules (1998 - 1999).

Nel seguito della sirenetta, La sirenetta II: ritorno agli abissi apparirà sua sorella Morgana, doppiata anch'essa da Pat Carroll, che a differenza della sorella è molto più magra e simile ad una piovra.

Nella serie animata La sirenetta - Le nuove avventure marine di Ariel la specie di Ursula e Morgana viene chiamata "Octopian". Tuttavia, dato che nei film il nome della loro specie non è citato e vengono entrambe chiamate streghe del mare, la maggior parte delle persone chiama in questo modo tutte le cecaelie.


Presenza in altri media

Vi sono molti altri esempi di cecaelie sia dalla TV che dai film e dai videogiochi:

Nel videogioco giapponese Romancing SaGa 2, uno dei sette maggiori antagonisti è una cecaelia maschio di nome Subier.
Un altro maschio di cecaelia è presente nel video della canzone She Bangs di Ricky Martin, nel ruolo di guardia assieme ad una sirena.
Nel videogioco Kingdom Hearts per la PlayStation 2, uno dei mondi visitati dai personaggi è quello di Atlantica, della sirenetta. Dato che gli eventi qui si svolgono sott'acqua, alcuni dei personaggi subiscono trasformazioni per adattarsi all'ambiente marino: Paperino, nello specifico, diventa una "versione cecaelia" di sé stesso, con sei tentacoli blu chiaro al posto della metà inferiore del suo corpo. Sia in questo videogioco che nel seguito appare la già citata Ursula.
Nel videogioco The Elder Scrolls III: Morrowind una delle razze native dell'isola sono umanoidi simili a cecaelie, chiamati "dreugh". Hanno la pelle rossa e due paia di chele al posto delle braccia, con 4 tentacoli da polpo.
Azshara, semidea e imperatrice dei naga dell'universo di Warcraft, è descritta dal manuale per il gioco di ruolo come una cecaelia con la parte superiore di un'elfa della notte con serpenti al posto dei capelli e quattro tentacoli per gambe, anche se in alcuni casi viene raffigurata come una sirena.



Note

^ http://books.google.it/books?id=cV50CpKZ4YEC&pg=PA40&dq=cecaelia&hl=it&ei=MSPITJTkOMzoOYuS4fAI&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=7&ved=0CEcQ6AEwBg#v=onepage&q=cecaelia&f=false
^ http://www.comics.org/details.lasso?id=25040
^ http://www.comics.org/details.lasso?id=26677


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MessaggioOggetto: Re: Octopus vulgaris - piovra   Ven 16 Mar 2012 - 9:36

Un'altra curiosità sulla piovra...

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Ozena_%28mitologia%29

Ozena (mitologia)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'Ozena (in latino Ozaena) è una leggendaria piovra descritta da Plinio il vecchio e il suo nome significa "polpo puzzolente" per via del suo odore sgradevole.

La maggior parte delle ozene erano di piccole dimensioni e rimanevano sul fondo del mare. In casi rari alcune specie più grandi aggredivano gli uomini facendoli annegare.

Un'ozena gigante con tentacoli lunghi trenta metri e una testa grande quanto un barile da quattro ettolitri terrorizzò un villaggio spagnolo.[senza fonte]
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MessaggioOggetto: Re: Octopus vulgaris - piovra   Oggi a 16:15

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Octopus vulgaris - piovra
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