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 Squalo: maestro di sopravvivenza

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Tila
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MessaggioOggetto: Squalo: maestro di sopravvivenza   Gio 11 Nov 2010 - 8:02

Buondì a tutti, oggi parleremo di un interessante totem di acqua ho scoperto che è ricco di significati e simbolismi ma li vedremo più in la...intanto grazie a wikipedia cerchiamo di conoscerlo meglio...

l'articolo su wikipedia è molto lungo perciò riporto solo qualche stralcio, vi consiglio se volete approfondire l'argomento di andare alla fonte d'origine...

buona lettura....


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Selachimorpha


Carcharodon carcharias
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:White_shark.jpg


Selachimorpha
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Selachimorpha è un superordine di pesci cartilaginei predatori, dalle forti mascelle e di dimensioni medio-grandi, comunemente noti con il nome di squalo o pescecane.

L'etimologia del termine è greca: Seláchion (σελαχοειδή) "Selacio", in zoologia si applica a quei pesci cartilaginei con corpo fusiforme o depresso, coda eterocerca e bocca quasi semicircolare e Morphè (μορφή) "Forma".

Questo raggruppamento comprende più di 500 specie[1], per le quali la respirazione avviene attraverso l'utilizzo di un numero variabile tra cinque e sette di fessure branchiali. Caratteristica peculiare del corpo degli squali è che esso è ricoperto da dentelli dermici che proteggono la pelle dai danneggiamenti dovuti ai parassiti e migliorano l'idrodinamica.
Questi pesci sono inoltre dotati di varie serie di denti di riserva, che intervengono in sostituzione di quelli persi o danneggiati[2]. Le dimensioni degli squali spaziano da quelle del minuscolo squalo lanterna nano (Etmopterus perryi), una specie che vive in profondità e che misura soltanto 17 cm in lunghezza nel maschio, e 20 nella femmina[3], a quelle dello squalo balena (Rhincodon typus), il pesce più grande in assoluto[4].

Tutti gli squali sono carnivori e la maggior parte di loro si nutre di pesci ed altri animali marini, a differenza degli esemplari più grandi, come il succitato squalo balena, che si nutrono principalmente di plancton.
In genere si immagina che gli squali vivano soltanto in acque salate, ma lo squalo dello Zambesi (Carcharhinus leucas) è solo il più conosciuto di una serie piuttosto numerosa di specie di squali d'acqua dolce che nuotano sia in acqua salata che in acqua dolce, così come in quella dei delta fluviali[5].

In conseguenza di attacchi anche non provocati ai danni di esseri umani, operati da alcune specie in particolare, gli squali hanno guadagnato la fama, solo in parte giustificata, di essere pericolosi. Anche per questo motivo, oltre che per il fatto che la loro carne è considerata pregiata in molti stati asiatici, diverse specie di squalo sono sottoposte a pesca intensiva che li pone in pericolo di estinzione.

Indice
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* 1 Descrizione e anatomia
o 1.1 Tavola anatomica
o 1.2 Descrizione fisica
+ 1.2.1 Scheletro
+ 1.2.2 Respirazione e circolazione
+ 1.2.3 Galleggiamento
+ 1.2.4 Osmoregolazione
+ 1.2.5 Dentelli dermici
+ 1.2.6 Denti
+ 1.2.7 Coda
+ 1.2.8 Temperatura corporea
+ 1.2.9 Durata della vita
+ 1.2.10 Sistema digestivo
+ 1.2.11 Sistema muscolare
+ 1.2.12 Sistema nervoso
o 1.3 I sensi dello squalo
+ 1.3.1 Olfatto
+ 1.3.2 Gusto
+ 1.3.3 Vista
+ 1.3.4 Udito
+ 1.3.5 Linea laterale
+ 1.3.6 Elettroricezione
o 1.4 Riproduzione
+ 1.4.1 Partenogenesi (riproduzione asessuata)
* 2 Classificazione
* 3 Evoluzione
* 4 Comportamento
o 4.1 Avversione ai delfini
o 4.2 Alimentazione
o 4.3 Habitat
o 4.4 Intelligenza
o 4.5 Sonno negli squali
o 4.6 Squali in cattività
o 4.7 Attacchi di squalo
* 5 Interazioni con l'uomo
o 5.1 Squali, cultura e tradizione
+ 5.1.1 Presunte proprietà antitumorali
o 5.2 Squali e pesca
* 6 Conservazione
* 7 Squali e cinema
* 8 Galleria video
* 9 Note
* 10 Bibliografia
o 10.1 Libri
o 10.2 Pubblicazioni scientifiche
* 11 Voci correlate
* 12 Altri progetti
* 13 Collegamenti esterni

Descrizione e anatomia [modifica]

Tavola anatomica


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Anatomia_dello_squalo.svg

Descrizione fisica [modifica]

Tipiche caratteristiche fisiche degli squali sono il corpo affusolato, la testa appuntita ed una grande apertura delle mascelle. La maggior parte di loro presenta cinque fessure branchiali ai lati della testa[6] (anche se in alcune specie se ne trovano sei o più, come negli Hexanchiformes[7]). Oltre alla prima pinna dorsale, appuntita e triangolare, lo squalo possiede un paio di pinne pettorali, un paio di pinne pelviche, una seconda pinna dorsale, una pinna anale ed una pinna caudale eterocerca epicerca (ovvero il lobo superiore è più sviluppato dell'inferiore) dalla forma caratteristica[8]. La spinta supplementare verso il basso esercitata dalla forma particolare della coda è compensata dalla presenza di pinne pettorali ben sviluppate. Le altre pinne cosiddette impari, cioè le dorsali e le anali, hanno invece funzioni prettamente equilibratrici[9].

Attualmente si conoscono circa 500 specie di squali[1], che possono presentare lunghezze totali molto diverse; si va dal piccolo squalo pigmeo (Squaliolus laticaudus), che non supera lunghezze di 22 cm[10], al gigantesco squalo balena (Rhincodon typus), un pesce filtratore che raggiunge una lunghezza massima di 20 metri ed una massa di 34 tonnellate[4].

Le parti terminali della pinna pelvica nel maschio si sono modificate in organi sessuali a forma di sigaro-salsiccia, meglio noti come emipeni. Questi organi garantiscono la fecondazione interna: servono per introdurre lo sperma nel corpo della femmina[11] attraverso la cosiddetta cloaca.

Scheletro [modifica]

Lo scheletro di uno squalo è assai diverso da quello dei pesci ossei e dei vertebrati terrestri. Gli squali e gli altri Condritti (la razza e la chimera) hanno uno scheletro di cartilagine gommosa, un materiale assai più leggero e flessibile rispetto al tessuto osseo tradizionale. Come avviene per le razze, la mascella dello squalo non è direttamente fusa al cranio. La superficie della mascella rivolta verso l'interno, al pari di vertebre ed archi branchiali, è un elemento dell'ossatura che richiede più forza degli altri ed un supporto particolare per via della sua maggiore esposizione agli stress fisici. Per questo motivo è dotata di uno strato di minuscole ed uniche placche esagonali chiamate tesserae, blocchi cristallini di sali di calcio disposti a mosaico[12]. Tutto ciò fornisce a questa parte del corpo la forza che avrebbe se fosse composta del ben più pesante tessuto osseo. In generale negli squali troviamo un solo strato di tesserae, ma tra le specie più massicce, come lo squalo dello Zambesi, lo squalo tigre ed il grande squalo bianco, sono stati riscontrati due o tre strati, o anche più in base alla grandezza crescente del corpo. È stato trovato uno squalo bianco con le mandibole ricoperte da ben cinque strati di tesserae. Sul muso, la cartilagine può essere spugnosa e particolarmente flessibile in modo da poter assorbire l'energia degli impatti contro le prede, che costituiscono una tipica tecnica di caccia negli squali. I sottili scheletri sono allungati e sostenuti da terminazioni lisce e leggere chiamate ceratotrichia, filamenti di proteine elastiche simili alla cheratina che troviamo anche nelle corna, nei capelli e nelle piume.

Respirazione e circolazione [modifica]

Come gli altri pesci, lo squalo estrae l'ossigeno dall'acqua marina al passaggio nelle branchie. Le fessure branchiali non sono tuttavia coperte come accade negli altri pesci, e sono disposte in fila sulla parte posteriore della testa. Un'apertura modificata, chiamata "sfiatatoio", è posizionata proprio dietro gli occhi. Questa apertura ha lo scopo principale di agevolare l'ingresso dell'acqua durante la respirazione e gioca un ruolo assai importante per gli squali che vivono sui fondali, mentre è praticamente inesistente negli squali pelagici attuali[13]. Durante il movimento, l'acqua può passare attraverso la bocca e quindi raggiungere le branchie dello squalo in un processo noto come ventilazione ad ingoio. Anche a riposo, molti squali continuano a pompare acqua attraverso le branchie per assicurarsi una riserva costante di acqua ossigenata. Una piccola parte delle specie di squalo trascorre l'intera vita nuotando in immersione: questo comportamento è comune ad esempio nello squalo volpe pelagico (Alopias pelagicus). Gli squali con queste caratteristiche hanno perso la facoltà di pompare acqua attraverso le branchie, e sono permanentemente costretti alla respirazione per ingoio, anche durante le fasi di riposo. Se per qualche motivo accade che non si possano mantenere in movimento, ad esempio perché sono ferite, queste specie sono condannate all'asfissia (qualcosa di analogo accade per alcune specie di pesci ossei)[14]. I processi di respirazione e circolazione iniziano quando il sangue deossigenato raggiunge il cuore bipartito dello squalo. Qui viene pompato alle branchie attraverso l'aorta ventrale che poi si dirama nelle arterie branchiali afferenti. In corrispondenza delle branchie il sangue viene riossigenato ed in seguito scorre nelle arterie deferenti branchiali, che si uniscono nell'aorta dorsale. Da lì il sangue ossigenato fluisce verso le varie parti del corpo. Una volta impoverito di ossigeno viene poi raccolto dalle parti periferiche del corpo attraverso le vene posteriori cardinali ed entra nella vena cava posteriore cardinale. Quindi il sangue raggiunge l'unico ventricolo cardiaco ed il ciclo si ripete. Alcune specie di squalo infine, se capovolte o colpite sul muso, entrano in un naturale stato di immobilità e i ricercatori utilizzano questo stratagemma per approcciare questi pesci senza pericolo. Sembra che questo processo sia in qualche modo legato alla respirazione[15].

Galleggiamento [modifica]

Diversamente dai pesci ossei gli squali non sono dotati di vescica natatoria per favorire la nuotata, ma si affidano a quel grosso serbatoio contenente un olio chiamato squalene che è il loro fegato[9]. Il fegato può costituire da solo addirittura il 30% della massa galleggiante dell'animale[16], e nella maggior parte dei Carcharhinidae esso costituisce il 25% della massa corporea generale. All'interno del fegato, circa l'80% del volume è occupato dal succitato squalene, che è costituito da idrocarburi insaturi e riesce a migliorare il galleggiamento grazie al suo coefficiente di gravità specifica pari a 0.86[9]. La sua efficacia è tuttavia limitata e gli squali devono ricorrere alla spinta inerziale per mantenere profondità e continuare ad affondare quando smettono di muovere le pinne per qualche motivo. Gli squali toro (Carcharias taurus) utilizzano una strategia natatoria diversa: deglutiscono dell'aria dalla superficie e la conservano nello stomaco, che sfruttano come fosse una vescica natatoria[17].

Osmoregolazione [modifica]

A differenza della maggior parte dei pesci ossei, con l'eccezione dei celacanti[18], il sangue e gli altri tessuti degli squali e dei condritti in generale sono isotonici rispetto all'ambiente marino, cioè la concentrazione di soluti è paragonabile e lo scambio netto di sostanze è nullo. Questa proprietà viene conferita loro dall'alta concentrazione di urea e di trimetilammine all'interno del corpo e consiste nell'instaurazione di un equilibrio osmotico tra sangue ed acqua salata. Questo adattamento evolutivo d'altra parte impedisce a molti squali di vivere in acqua dolce, dove collasserebbero, e li confina in ambiente marino. Esiste qualche eccezione alla regola, come lo squalo dello Zambesi, che è in grado di cambiare le sue funzioni renali in modo da espellere grandi quantità di urea e sopravvivere in acqua dolce[16]. Alla morte dello squalo, l'urea è scissa dai batteri che vivono in mare e produce grandi quantità di ammoniaca. Per questo motivo, una carcassa di squalo comincia in breve tempo ad odorare in modo molto spiccato proprio di ammoniaca[19][20].

Dentelli dermici [modifica]

Diversamente da quanto accade nei pesci ossei, gli squali sono ricoperti da una complessa struttura costituita da elastiche fibre di collagene disposte in modo da circondare il corpo con una rete elicoidale. La pelle è costituita da dentelli dermici, cioè scaglie placoidi, che presentano la medesima struttura dei dentelli che compongono i filari mandibolari. Questa particolare corazza lavora come uno scheletro esterno che fornisce all'animale un ancoraggio per i muscoli preposti alla nuotata e allo stesso tempo riduce lo spreco di energia. La particolare forma e la disposizione delle scaglie placoidi garantiscono al predatore marino un'eccezionale idrodinamicità oltre che un'efficace protezione dall'azione dei parassiti[21]. L'idrodinamicità è dovuta soprattutto alla riduzione delle turbolenze nell'acqua, durante il nuoto, procurata dai dentelli. Degli studi scientifici hanno infatti dimostrato che i dentelli producono minuscoli vortici che riducono l'attrito tra l'animale e l'acqua in modo da migliorare l'efficacia della nuotata. Inoltre la loro pelle particolare consente agli squali di nuotare in modo molto più silenzioso rispetto agli altri pesci. La maggior parte delle scaglie punta verso la parte posteriore dell'animale, cosicché accarezzare uno squalo dalla testa alla coda produrrebbe una sensazione analoga a quella prodotta da un corpo liscio. Soltanto l'abrasione nel verso opposto rivela la natura ruvida della pelle. Un'eccezione è rappresentata dallo squalo elefante (Cetorhinus maximus), l'unico squalo caratterizzato da scaglie isotrope, cioè che puntano in direzioni qualsiasi, e non verso la coda [22]. La pelle degli squali può diventare ruvida come carta abrasiva grazie all'azione dei dentelli, al punto che si sono osservati squali che sfruttano le scaglie per ferire le prede. Alcune società industriali hanno addirittura sfruttato la pelle di squalo per produrre utensili (come l'oroshigane giapponese o la carta vetrata). In Giappone inoltre, i tradizionali forgiatori di katane utilizzano la pelle di squalo per ricoprire l'impugnatura delle spade e renderla meno scivolosa. La tecnica di costruzione prevede che i dentelli siano orientati verso la lama in modo che il samurai sia in grado di recuperare la presa nel caso sia vittima di un tentativo di disarmamento.


Il manico di una katana.
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Tsuba.jpg

Denti [modifica]

La caratteristica dentatura dello squalo è pur'essa costituita da dentelli come quelli che costituiscono la pelle, ma più specializzati ed ancorati mediante tessuto connettivo. I denti, essendo sottoposti a forte usura vengono costantemente sostituiti. L'arco dentario è infatti costituito da tre o quattro file di denti che avanzano e si dispongono all'utilizzo via via che l'animale ne abbisogna. Di conseguenza alcuni squali possono arrivare a perdere e sostituire ben 30.000 denti nella loro vita[23]. Tutti gli squali posseggono queste file multiple di denti lungo le sommità delle mascelle superiore ed inferiore. Denti nuovi crescono continuamente in una fossetta subito dentro la bocca e si spostano dall'interno verso l'esterno su di una sorta di nastro trasportatore formato dalla pelle dove i denti stessi sono ancorati. In alcune specie di squalo le file si rinnovano ogni 10 giorni, in altre possono durare diversi mesi prima di essere sostituite. Le file inferiori sono usate principalmente per trattenere la preda, mentre le superiori effettuano il vero e proprio taglio[13]. Proprio la dentatura dello squalo evidenzia le sue abitudini alimentari. La forma e la disposizione dei denti indicano infatti quale preda visita più spesso le mandibole del predatore. Denti aguzzi e fitti, come quelli dello squalo toro (Carcharias taurus), sono specializzati nella cattura di pesci di piccola dimensione; quelli tozzi e larghi, ad esempio quelli che si trovano nelle fauci dello squalo tigre (Galeocerdo cuvier), sono invece idonei alla consumazione dei crostacei più coriacei.

I sensi dello squalo [modifica]

Olfatto [modifica]

In alcune specie, gli organi olfattivi sono in grado di rilevare una parte per milione di sangue presente in acqua marina[28]. L’acqua entra attraverso le narici e passa ai sacchi nasali mentre lo squalo nuota, mentre viene pompata direttamente dalle narici quando l'animale è a riposo. Questo secondo fenomeno avviene naturalmente solo per quelle specie che rimangono immobili mentre riposano e sono in grado di pompare l'acqua come accennato nel paragrafo respirazione e circolazione. I sacchi nasali sono forniti al centro di lamelle o filamenti di tessuto tappezzati di recettori olfattivi, verso i quali viene diretta l’acqua. Il senso olfattivo è collocato nel corto condotto che collega le aperture nasali anteriore e posteriore, che nei pesci ossei sono fuse, ma negli squali sono distinte. Gli squali sono attratti dagli agenti chimici contenuti nelle viscere di molte specie, e in conseguenza di questo spesso si soffermano nei pressi di scarichi fognari. Alcune specie, come lo squalo nutrice, presentano dei barbigli che potenzia ancora di più la sensibilità nella ricerca di prede. Di solito all'olfatto (che negli squali è un senso superiore) è affidata la responsabilità di identificare le prede lontane, mentre sulle brevi distanze gli squali privilegiano la linea laterale, nuotando attorno alla preda per percepire i suoi movimenti in acqua, oppure ricorrono agli speciali pori sensoriali elettroricettivi di cui sono dotati (le ampolle di Lorenzini) per discriminare i campi elettrici generati dalla preda da quelli creati dal moto ondoso oceanico.

Gusto [modifica]

Sembra che questo senso risieda nei bottoni gustativi, presenti non solo all'interno del cavo orale, ma anche sulla pelle che circonda la bocca[9].

Vista [modifica]

L'occhio dello squalo è simile a quello degli altri vertebrati, ossia dotato di cristallino, cornea e retina. La differenza principale consiste in un adattamento all'ambiente marino: gli occhi presentano una membrana chiamata tapetum lucidum, che si trova dietro la retina e vi riflette una seconda volta la luce, in modo da migliorare la percezione luminosa e la visibilità nelle acque più oscure. L'efficacia della membrana non è naturalmente la stessa per tutte le specie, ma vari tipi di squalo presentano uno spiccato adattamento alla vita notturna. Gli squali hanno le palpebre, ma non le sbattono frequentemente in quanto l'azione dell'acqua circostante è sufficiente alla pulizia dell'occhio. Alcuni presentano la membrana nittitante (più diffusa tra gli uccelli) per proteggere l'occhio durante la caccia e quando l'animale è minacciato. Altri come il grande squalo bianco, non ne sono dotati, ma si proteggono comunque ruotando gli occhi all'indietro quando colpiscono la preda. L'importanza della vista durante la caccia è fonte di dibattito. Alcuni scienziati sostengono che la ricezione elettrochimica sia più importante, altri invece utilizzano l'esistenza della membrana nittitante come prova del fatto che la vista sia fondamentale per l'animale, in quanto presumibilmente non proteggerebbe gli occhi se non fossero essenziali per la sua sopravvivenza. Un'altra facoltà interessante degli squali è la capacità di passare da una visione monoculare ad una stereoscopica in qualsiasi momento a seconda delle condizioni ambientali (il modo in cui lo fanno varia ancora a seconda della specie).

Udito [modifica]

Benché sia molto difficile testarlo, da alcune osservazioni sembra che gli squali siano dotati di un udito molto fine e che possano percepire i movimenti di una preda lontana diversi chilometri[29]. Una piccola apertura su entrambi i lati della testa (da non confondere con le branchie) conduce direttamente all'orecchio interno attraverso un canale molto stretto. La linea laterale funziona in modo simile essendo collegata all'ambiente esterno da una serie di minuscole aperture denominate pori di linea laterale. Questo sottolinea la comune origine dei due sensi che identificano vibrazioni e suoni e sono riuniti nel sistema acustico-laterale. A differenza di ciò che notiamo negli squali, nei pesci ossei e nei tetrapodi non esiste più l'apertura diretta tra orecchio interno e ambiente esterno.

Elettroricezione [modifica]

Una delle ultime caratteristiche dello squalo che si è scoperta è la sua sensibilità a campi magnetici ed elettrici che gli deriva dalla presenza di alcuni recettori collegati ai pori del muso. Il vero organo capace di questa caratteristica è il complesso formato dalle ampolle di Lorenzini. Il funzionamento è molto simile a quello del labirinto auricolare presente nell'orecchio umano. Alcune ciglia immerse in un gel vengono sollecitate dalle variazioni di campo grazie all'azione di una pompa protonica e sono quindi suscettibili ad un gradiente elettrochimico. Da alcuni esperimenti fatti in mare aperto si è compreso che lo squalo utilizza tutti i sensi, ma ne attiva alcuni solo a distanze prossime alla preda. Infatti se da lontano prevalgono odore, magari del sangue che sgorga da una ferita, e logicamente vista, da vicino, se l'acqua si fa torbida e deve procedere alla cieca, lo squalo fa proprio affidamento su questo sistema che gli permette di serrare la mascella a colpo sicuro. Il fatto che l'elettroricezione vada a soppiantare olfatto e vista su brevi distanze è testimoniato anche dal fatto che alcuni squali tendono a dimostrarsi aggressivi nei confronti di apparecchiature elettroniche (come le macchine fotografiche) quando transitano nei pressi di gabbie di sub o navi oceanografiche[31]. Come accennato le ampolle di Lorenzini sono l'organo elettrorecettore dello squalo e variano in numero da un paio di centinaia a qualche migliaio a seconda dell'individuo. Gli squali le usano per riconoscere i campi elettrici che ogni essere vivente produce[32]. Questa percezione aiuta l'animale a trovare le prede anche in condizioni di pessima visibilità (in modo particolare ciò accade per gli squali martello). Tra tutti gli animali conosciuti, gli squali sono quelli con la più precisa percezione elettrica. L'identificazione delle prede diventa utile soprattutto quando esse si nascondono sotto la sabbia del fondale marino. Anche in quei momenti esse producono infatti inavvertitamente dei campi elettrici. È a causa di questo senso se a volte gli squali attaccano per sbaglio delle barche: il potenziale elettrochimico che l'interazione tra il metallo e l'acqua salata genera assomiglia infatti ai deboli campi generati dalle prede, ed in più, essendo spesso più potente di questi ultimi, riesce ad attirare squali che si trovano anche a grandi distanze. Un altro utilizzo dell'elettroricezione è a fini di orientamento: le correnti oceaniche generate dal campo magnetico terrestre producono anch'esse dei campi elettromagnetici e sono usate dagli squali per migrare e rendere meno dispendiosa la navigazione[33].

Evoluzione [modifica]

Ci sono prove scientifiche dell'esistenza di squali che risalgono a circa 450-420 milioni di anni fa, cioè al periodo Ordoviciano. Questo significa che gli squali esistevano prima dei vertebrati terrestri e prima che molte piante avessero colonizzato le terre emerse[53]. I resti fossili dei primi squali consistono essenzialmente di dentelli dermici. I più antichi resti di denti, invece, risalgono a 400 milioni di anni fa. Si suppone inoltre che i primi squali fossero assai diversi da quelli odierni[54], che, per la maggior parte, hanno lasciato fossili risalenti al massimo a 100 milioni di anni fa[55].

Praticamente, sono soltanto denti e dentelli degli squali a essere ritrovati sotto forma di fossili, anche se spesso questi resti vengono rinvenuti in grandi quantità. Solo in alcuni casi sono state ritrovate parti dello scheletro interno e, in casi ancor più rari, fossili quasi completi di squalo[56]. L'abbondanza di denti fossili è spiegata dal fatto che in alcune specie di squalo vengono prodotte decine di migliaia di denti in pochi anni. Inoltre, essendo i denti formati da fosfato di calcio e apatite, il processo di fossilizzazione è piuttosto rapido e semplice su di essi. Al contrario, gli squali hanno uno scheletro cartilagineo, e non osseo, che è formato da migliaia di prismi in apatite divisi uno dall'altro. Quando uno squalo muore, la decomposizione causa la disgregazione di questi prismi, e quindi uno scheletro completo si conserva solo se il corpo morto dell'animale viene rapidamente sepolto dai sedimenti del fondale marino.

Una delle specie di squalo più antiche è il Cladoselache, vissuto circa 370 milioni di anni fa[54], che è stato ritrovato negli strati geologici del Paleozoico (in particolare del tardo Devoniano[57]) in Ohio, Kentucky e Tennessee. A quell'epoca queste rocce formavano i morbidi sedimenti del fondale del vasto e poco profondo oceano che ricopriva la maggior parte dell'America settentrionale. Il Cladoselache era lungo più o meno due metri ed era dotato di mascelle sottili e snelle[54]. La sua dentatura era formata da numerose cuspidi appuntite, che perdeva con l'uso ripetuto. Dalla quantità di denti rinvenuti in ogni singolo ritrovamento si evince che il Cladoselache non rimpiazzava i denti persi velocemente quanto gli squali odierni. La pinna caudale era somigliante a quelle degli squali bianchi e degli squali mako. La scoperta di intere code di pesci nei loro stomaci suggerisce che i Cladoselache fossero veloci nuotatori dotati di una grande agilità. In ogni caso, a causa di alcune sue caratteristiche Cladoselache non può esseree considerato un vero squalo, ma costituisce un rappresentante di una linea già specializzata (benché antichissima).

Gli squali fossili databili tra 360 e 150 milioni di anni fa si possono assegnare a varie categorie, alcune delle quali di incerta collocazione sistematica. Molti di questi gruppi primitivi si svilupparono tra il Devoniano e il Carbonifero, e produssero una serie di animali di forme e dimensioni molto variabili, in realtà non strettamente imparentati con gli odierni squali. Molte di queste forme, infatti, sembrerebbero più strettamente imparentati con gli olocefali, attualmente rappresentati dalla chimera. Tra i vari gruppi di "falsi squali" si ricordano:

* i simmoriidi (Symmoriida), dotati di strane protuberanze dentate sopra la testa (es. Stethacanthus)
* gli eugeneodonti (Eugeneodontida), dalle strane dentature a spirale (es. Helicoprion ed Edestus)
* i petalodonti (Petalodontida), i cui corpi erano fortemente compressi lateralmente oppure ventralmente (es. Belantsea e Janassa)
* gli orodonti (Orodontida), dai lunghi corpi cilindrici e dalle pinne minuscole (es. Orodus)
* i menaspidi (Menaspida), dal capo fornito di molte spine (es. Traquairius)

Gli antenati degli squali odierni, in ogni caso, apparvero nel corso del Carbonifero. Tra questi si ricordano:

* gli squatinactidi (Squatinactida), con il corpo appiattito e ampie pinne pettorali (es. Squatinactis)
* gli xenacantidi (Xenacanthida), simili ad anguille e con una spina sul capo (es. Xenacanthus)
* gli ctenacanti (Ctenacanthiformes), la cui forma del corpo richiama già gli odierni squali (es. Thrinacoselache)
* gli ibodonti (Hybodontiformes), dall'aspetto più moderno ma dalle caratteristiche spine di fronte alle pinne dorsali (es. Hybodus)[58][59].

Quest'ultimo gruppo apparve circa 320 milioni di anni fa ed è stato trovato principalmente in ambienti oceanici, ma viveva anche in acqua dolce.

Gli squali moderni comparvero la prima volta circa un centinaio di milioni di anni fa[55]. Sono stati ritrovati ad esempio denti fossilizzati di una specie appartenente ai Lamniformes risalenti al basso Cretaceo. Una delle famiglie risalenti ad epoche più recenti è invece quella degli squali martello (Sphyrnidae), che risalgono all'Eocene[60]. Per quanto riguarda lo squalo bianco, il più antico mai ritrovato risale a 60-65 milioni di anni fa, all'epoca dell'estinzione dei dinosauri. Nei primi squali bianchi si riscontravano due diverse linee evoluzionistiche: la prima specie presentava denti grossolani e distanziati uno dall'altro, e probabilmente ha originato gli attuali grandi squali bianchi; la seconda, tendenzialmente di dimensioni gigantesche, presentava denti molto più fitti. A questo gruppo appartenevano i Carcharodon megalodon, ormai estinti, dei quali, al pari di molte altre specie di squalo estinte, ci sono pervenuti solamente i denti e qualche vertebra. Questo squalo raggiungeva lunghezze di 16 metri (per alcuni scienziati addirittura 31 metri, ma le stime sono state fatte in base alle dimensioni dei denti fossili rinvenuti negli anni, e non su un intero scheletro)[61] ed è noto come uno dei più grandi pesci carnivori (non filtratori) di tutti i tempi. È noto che riusciva a dare la caccia alle balene e ad altri grandi mammiferi marini. Si crede che le grandi dimensioni degli squali predatori, come anche il grande squalo bianco, abbiano una precisa origine evoluzionistica: secondo i ricercatori sono state rese possibili dall'estinzione dei dinosauri e dalla conseguente diversificazione dei mammiferi [62]. Infatti, durante lo sviluppo di queste specie di squali, alcuni gruppi di mammiferi si stavano convertendo alla vita acquatica. Sovente quando si rinvegono scheletri fossili di mammiferi marini (come foche, delfini e balene) nelle vicinanze si possono trovare anche denti fossili di squali. Queste ossa spesso presentano segni di attacchi provenienti proprio da squali. Ne sono un esempio i resti fossili di Etruridelphis giulii, un delfino fossile vissuto in toscana circa 4 milioni di anni fa, ritrovati alcuni anni fa nei pressi di Pienza, Toscana [63] [64]. Tutto ciò lascia intendere che l'evoluzione degli squali li abbia portati ad aumentare le loro dimensioni per meglio adeguarsi a quelle sempre maggiori delle nuove prede.

Comportamento [modifica]

Studi sul comportamento degli squali sono stati avviati solo in anni recenti, a causa della scarsità di informazioni a riguardo in precedenza. Tipicamente si immagina lo squalo come un cacciatore solitario che solca gli oceani alla ricerca di cibo, ma tutto ciò è vero solo per un limitato numero di specie. La maggior parte degli squali infatti conduce una vita molto più sedentaria e bentonica. Anche gli squali più sedentari incontrano comunque di tanto in tanto i loro simili per riprodursi o nei più ricchi territori di caccia, che ricercano percorrendo anche migliaia di km all'anno[65]. In questi casi durante le migrazioni gli squali disegnano dei reticoli immaginari ancora più complessi di quanto non avvenga per gli uccelli. Alcune specie riescono nel corso di una vita a coprire l'intero basamento oceanico. Dicevamo che alcune specie di squalo sono altamente sociali. Ad esempio non è raro osservare gruppi di un centinaio di squali martello smerlati (Sphyrna lewini) che attraversano il Golfo di California insieme[16]. Si possono avere anche delle gerarchie tra specie diverse, come nel caso degli squali setosi (Carcharhinus falciformis), che durante il pasto dimostrano una certa soggezione nei confronti degli squali longimani (Carcharhinus longimanus) di pari dimensioni. Quando sono alle strette, alcuni squali (in particolare questo comportamento si osserva nei Carcharhinidae) mettono in scena un segnale di minaccia per avvisare il branco dell'arrivo del predatore. In genere questi segnali consistono in movimenti natatori esagerati che variano in intensità in base al livello di pericolo[66].

Avversione ai delfini [modifica]

Si narrano molte storie su delfini che avrebbero protetto esseri umani da attacchi di squalo[67][68]. Questo fenomeno è stato investigato in un episodio della trasmissione di Discovery Channel MythBusters, nel quale un grande squalo bianco non ha attaccato né un pezzo di carne di foca né un'esca grezza dopo che un delfino meccanico era stato posto nell'acqua insieme a lui[69]. Non ci sono comunque teorie scientifiche supportate da prove a riguardo.

Alimentazione [modifica]

Tutti gli squali sono carnivori, alcuni come lo squalo balena sono filtratori, altri come il grande squalo bianco divorano grossi pesci o addirittura mammiferi marini, altri ancora che vivono sui fondali si nutrono di molluschi e crostacei. È questo il caso dello squalo zebra (Stegostoma fasciatum).

Habitat [modifica]

Si trovano squali su tutto il globo, da Nord a Sud in tutti gli oceani ed i mari principali. Vivono generalmente in acqua di mare, ma sono note le eccezioni dello squalo dello Zambesi e dei cosiddetti squali di fiume (le sei specie del genere Glyphis dei Carcharhinidae) che possono vivere sia in acqua salata che in acqua dolce. Sono comuni fino alla profondità di 2000 metri ed alcune specie vivono anche al di sotto di questa soglia. Un rapporto del 10 dicembre 2006 del gruppo Census of Marine Life (COML) rivela tuttavia come il 70% delle acque oceaniche nella loro accezione volumetrica siano prive di squali. Queste ricerche hanno messo in evidenza anche il fatto che gli squali sono praticamente assenti nelle acque a profondità superiori ai 3000 metri, e questa loro abitudine li espone ancora più facilmente ai pericoli derivanti dalla pesca[70]. Lo squalo rinvenuto alla profondità maggiore di sempre è stato comunque un Centroscymnus coelolepis osservato a 3700 metri[71][70].

Intelligenza [modifica]

A dispetto del mito comune secondo il quale gli squali sono guidati solo dall'istinto e dai bisogni alimentari, secondo studi recenti molte specie dimostrano forti capacità nel risolvere problemi, complessità nei rapporti sociali e curiosità. Inoltre il rapporto tra le masse di corpo e cervello negli squali è simile a quello dei mammiferi e delle altre specie vertebrate più avanzate, anche se naturalmente è molto basso se confrontato con quello dell'uomo[72]. Nel 1987 ad esempio, presso la Baia di Smitswinkle in Sudafrica, un gruppo di 7 grandi squali bianchi ha collaborato per trasportare verso acque profonde una carcassa parzialmente spiaggiata di balena (in particolare si trattava di una Caperea marginata), in modo da potersene cibare[73]. Si sa anche che gli squali intraprendono attività giocose, come si osserva anche nei cetacei e nei primati. Esemplari di smeriglio in particolare, sono stati osservati mentre si avvolgevano ripetutamente con delle alghe e mentre si inseguivano l'un l'altro tenendosi ad una certa distanza[74].

Attacchi di squalo [modifica]

Innanzitutto è necessario distinguere tra attacchi provocati e non provocati. Si definisce attacco di squalo non provocato un incidente nel quale l'animale all'interno del suo habitat naturale attacchi un uomo ancora in vita senza essere stato in precedenza provocato. Tutti gli episodi che si verificano in acquari pubblici o in centri di ricerca, gli attacchi a persone già morte (episodi classificati sotto il nome di sciacallaggio, in particolare ai danni di vittime di annegamento), gli attacchi contro imbarcazioni ed inoltre tutti quegli attacchi che avvengono dentro o fuori dall'acqua e che siano in qualche modo risposte all'atteggiamento umano, sono invece classificati come attacchi provocati. In genere questi ultimi si verificano quando incauti sommozzatori entrano in contatto per primi con il pesce, quando dei pescatori tolgono uno squalo dalla rete, ed infine quando gli allevatori nei centri pubblici li nutrono[83]. Nel 2006 ad esempio l'International Shark Attack File (ISAF) ha intrapreso un'indagine riguardo a 96 presunti attacchi di squalo non provocati, identificando 16 di essi come attacchi provocati dall'uomo e 62 come attacchi realmente non provocati[84]. Nel 2007 invece, i 41 potenziali attacchi di squalo non provocati registrati e poi negati includevano venti attacchi provocati, due casi di disastro aereo, cinque casi di attacchi ad imbarcazioni, quattro archiviati per l'accertamento di una causa di morte diversa e dieci casi dove le informazioni erano addirittura insufficienti a capire se degli squali fossero coinvolti. Non si è accertato nessun episodio di sciacallaggio[83]. Sempre l'ISAF ha stimato, per il periodo che va dal 2001 al 2006, un numero medio di morti all'anno dovute ad attacchi di squalo non provocati pari a 4,3[84].

Negli ultimi vent'anni vi è stata una media (a livello mondiale) di 5-6 attacchi mortali all'anno ai danni di esseri umani, con picchi di 11 morti l'anno nel 1993 e nel 2000[85]. Queste statistiche non tengono conto di incidenti che si verificano in acque territoriali di paesi in via di sviluppo, quindi la stima potrebbe essere inferiore alla realtà.

Contrariamente a quanto non si creda, gli squali pericolosi per l'uomo sono pochi. Tra le circa 500 specie conosciute, solo quattro sono state coinvolte in un numero significativo di attacchi fatali e non provocati: il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias), lo squalo longimanus (Carcharhinus longimanus), lo squalo tigre (Galeocerdo cuvier) e lo squalo dello Zambesi (Carcharhinus leucas)[86] [87]. Questi squali, essendo predatori di grandi dimensioni e molto potenti, possono a volte attaccare ed uccidere degli uomini, ma va ricordato che tutte e 4 le specie sono state oggetto di studio nel corso di immersioni senza l'ausilio di gabbie protettive[88][89][90].

Altri studi hanno stimato che il dodici per cento degli attacchi sia opera del grande squalo bianco. In tutto 27 specie diverse hanno per certo attaccato uomini o barche. Inoltre, circa quaranta specie sono classificate come potenzialmente pericolose e tutte le altre sono considerate innocue. I dodici squali più pericolosi in assoluto sono, oltre alle quattro specie già citate, lo squalo mako (Isurus oxyrinchus), lo squalo ramato (Carcharhinus brachyurus), lo squalo bruno (Carcharhinus obscurus), lo squalo martello maggiore (Sphyrna mokarran), la verdesca (Prionace glauca), lo squalo grigio di scogliera (Carcharhinus amblyrhynchos), lo squalo toro (Carcharias taurus) e lo squalo limone (Negaprion brevirostris)[1].

La percezione degli squali come animali pericolosi si è diffusa grazie all'enorme risalto mediatico ricevuto da qualche isolato attacco non provocato, come il celebre attacco del Jersey Shore nel 1916, ed attraverso finzioni cinematografiche, come la fortunata serie de Lo squalo. A questo proposito va ricordato che lo stesso inventore de Lo squalo, Peter Benchley, si è dedicato in seguito per diversi anni al tentativo di cancellare l'immagine dello squalo come mostro assassino. [91].
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Affondamento della Indianapolis.

Un altro episodio di attacchi di squalo passato alla storia si verificò durante l'affondamento dell'incrociatore americano USS Indianapolis durante la Seconda Guerra Mondiale. La nave da guerra venne affondata dal sommergibile giapponese I-58 il 30 luglio 1945. Circa 300 dei 1196 uomini dell'equipaggio morirono durante l'attacco giapponese. Degli 800 rimasti, solo 317 sopravvissero alla combinazione di fame, disidratazione, desquamazione causata dall'acqua salata, e soprattutto attacchi di squalo. Sembra che i maggiori responsabili degli attacchi siano stati i Carcharhinus longimanus. La missione della Indianapolis (che consisteva nel ritorno alla base dopo la consegna dell'ordigno nucleare che poi sarebbe esploso su Hiroshima) sia per motivi di sicurezza, che per l'imprevedibilità degli attacchi giapponesi, non riuscì a comunicare a terra con un messaggio d'allarme la propria posizione ed i naufraghi non vennero rinvenuti che il 2 agosto, in modo del tutto casuale, da Wilber Gwinn e Warren Colwell, rispettivamente pilota e copilota di un volo di ricognizione di routine[92].

Interessante notare come si siano verificati degli episodi in cui delle persone si sono salvate da attacchi di squali colpendoli sul muso[93] che, come accennato nella sezione respirazione e circolazione, sembra essere il punto debole di diverse specie.

L'ultimo attacco mortale registrato in Italia risale infine al 2 febbraio del 1989 e si è verificato presso il Golfo di Baratti, presso Piombino, in provincia di Livorno[94].

Interazioni con l'uomo [modifica]

Squali, cultura e tradizione [modifica]

* La tribù araba alla quale apparteneva Maometto era quella dei Quraysh (بنو قريش), parola araba che significa piccolo squalo.
* In senso figurato, in lingua italiana la parola squalo indica una persona avida, priva di scrupoli, insaziabile.
* Secondo una credenza popolare gli squali sono immuni da malattie e tumori: è tuttavia stato provato che anche gli squali sono affetti da malattie e parassiti.[95][96].

Presunte proprietà antitumorali [modifica]

Racconti aneddotici[97] e in particolare un libro scritto dai dottori Lee e Langer[98] hanno diffuso l'idea che la cartilagine di squalo avesse proprietà anti-tumorali.

Alcuni studi scientifici e statistici hanno analizzato se la teoria avesse un fondamento o meno[97]. I risultati degli studi sono stati negativi: la cartilagine di squalo non dà alcun beneficio nella terapia dei tumori, né in termini di sopravvivenza né in termini di qualità della vita[99]. Ad esempio, uno studio in doppio cieco condotto su un campione di controllo di 384 pazienti, presentato al 43º Congresso della società americana di oncologia clinica nel 2007 ha evidenziato che l'estratto AE-941 o Neovastat della cartilagine di squalo non ha proprietà anticancro[100]. Un analogo studio fu condotto nel 1997 dall'American Society of Clinical Oncology, con analoghe conclusioni[101].


Squalo limone (Negaprion brevirostris) circondato dalle remore.
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Lemonshark_%282%29.jpg


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MessaggioOggetto: Re: Squalo: maestro di sopravvivenza   Gio 11 Nov 2010 - 8:09

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Shark

Shark
From Wikipedia, the free encyclopedia

Sharks (superorder Selachimorpha) are a type of fish with a full cartilaginous skeleton and a highly streamlined body. The earliest known sharks date from more than 420 million years ago.[1]

Since that time, sharks have diversified into 440 species, ranging in size from the small dwarf lanternshark, Etmopterus perryi, a deep sea species of only 17 centimetres (6.7 in) in length, to the whale shark, Rhincodon typus, the largest fish, which reaches approximately 12 metres (39 ft 4 in) and which feeds only on plankton, squid, and small fish by filter feeding. Sharks are found in all seas and are common down to depths of 2,000 metres (6,600 ft). They generally do not live in freshwater, with a few exceptions such as the bull shark and the river shark which can live both in seawater and freshwater.[2] They breathe through five to seven gill slits. Sharks have a covering of dermal denticles that protects their skin from damage and parasites, and improves their fluid dynamics so the shark can move faster. They have several sets of replaceable teeth.[3]
Well-known species such as the great white shark, tiger shark, and the hammerhead are apex predators, at the top of the underwater food chain. Their extraordinary skills as predators fascinate and frighten humans, even as their survival is under serious threat from fishing and other human activities.
Contents
[hide]

* 1 Etymology
* 2 Anatomy
o 2.1 Teeth
o 2.2 Skeleton
o 2.3 Jaw
o 2.4 Fins
o 2.5 Dermal denticles
o 2.6 Tails
* 3 Physiology
o 3.1 Buoyancy
o 3.2 Respiration
o 3.3 Thermoregulation
o 3.4 Osmoregulation
o 3.5 Digestion
* 4 Senses
o 4.1 Smell
o 4.2 Sight
o 4.3 Hearing
o 4.4 Electroreception
o 4.5 Lateral line
* 5 Life history
o 5.1 Reproduction
+ 5.1.1 Sexual
+ 5.1.2 Asexual
o 5.2 Brooding
+ 5.2.1 Ovoviviparity
+ 5.2.2 Oviparity
+ 5.2.3 Viviparity
* 6 Behavior
o 6.1 Speed
o 6.2 Intelligence
o 6.3 Sleep
* 7 Ecology
o 7.1 Feeding
o 7.2 Range and habitat
* 8 Relation to humans
o 8.1 Attacks
o 8.2 In captivity
o 8.3 In Hawaii
o 8.4 Popular misconceptions
* 9 Conservation
o 9.1 Fishery
o 9.2 Other threats
o 9.3 Protection
* 10 Evolution
* 11 Taxonomy
* 12 See also
* 13 References
* 14 External links

Etymology

Until the 16th century,[4] sharks were known to mariners as "sea dogs".[5] According to the OED the name "shark" first came into use after Sir John Hawkins' sailors exhibited one in London in 1569 and used the word to refer to the large sharks of the Caribbean Sea, and later as a general term for all sharks. It has also been suggested to be derived from the Yucatec Maya word for shark, xok, pronounced 'shok'.[6]

Anatomy

Teeth



The teeth of the tiger shark are oblique and serrated for sawing through flesh.
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Tiger_shark_teeth.jpg

Shark teeth are embedded in the gums rather than directly affixed to the jaw, and are constantly replaced throughout life. Multiple rows of replacement teeth grow in a groove on the inside of the jaw and steadily move forward as in a "conveyor belt"; some sharks lose 30,000 or more teeth in their lifetime. The rate of tooth replacement varies from once every 8–10 days to several months. In most species teeth are replaced one at a time, except in cookiecutter sharks the entire row of teeth is replaced simultaneously.[7]

Tooth shape depends on diet: sharks that feed on mollusks and crustaceans have dense flattened teeth for crushing, those that feed on fish have needle-like teeth for gripping, and those that feed on larger prey such as mammals have pointed lower teeth for gripping and triangular upper teeth with serrated edges for cutting. The teeth of plankton-feeders such as the basking shark are smaller and non-functional.[8]
Skeleton

Shark skeletons are very different from those of bony fish and terrestrial vertebrates. Sharks and other cartilaginous fish (skates and rays) have skeletons made of cartilage and connective tissue. Cartilage is flexible and durable, yet has about half the density of bone. This reduces the skeleton’s weight, saving energy.[9] Sharks have no rib cage and therefore on land a shark's own weight can crush it.[10]
Jaw

Like its relatives, rays and skates, the shark's jaw is not attached to the cranium. The jaw's surface, like the shark's vertebrae and gill arches, needs extra support due to its heavy exposure to physical stress and its need for strength. It has a layer of tiny hexagonal plates called "tesserae", which are crystal blocks of calcium salts arranged as a mosaic.[11] This gives these areas much of the same strength found in the bony tissue found in other animals.

Generally sharks have only one layer of tesserae, but the jaws of large specimens, such as the bull shark, tiger shark, and the great white shark, have two to three layers or more, depending on body size. The jaws of a large great white shark may have up to five layers.[9] In the rostrum (snout), the cartilage can be spongy and flexible to absorb the power of impacts.
Fins

Fin skeletons are elongated and supported with soft and unsegmented rays named ceratotrichia, filaments of elastic protein resembling the horny keratin in hair and feathers.[12] Sharks can only drift away from objects directly in front of them because their fins do not allow them to move in the tail-first direction.[10]
Dermal denticles
Main article: Dermal denticle

Unlike bony fish, sharks have a complex dermal corset made of flexible collagenous fibers and arranged as a helical network surrounding their body. This works as an outer skeleton, providing attachment for their swimming muscles and thus saving energy.[13] In the past, sharkskin has been used as sandpaper. Their dermal teeth give them hydrodynamic advantages as they reduce turbulence when swimming.[7]

Tails

Varying tail shapes have evolved in sharks adapted for different environments. Tail (caudal fins) vary considerably between species. The tail provides thrust, making speed and acceleration dependent on tail shape. Sharks possess a heterocercal caudal fin in which the dorsal portion is usually noticeably larger than the ventral portion. This is because the shark's vertebral column extends into that dorsal portion, providing a greater surface area for muscle attachment. This allows more efficient locomotion among these negatively buoyant cartilaginous fishes. By contrast, most bony fishes possess a homocercal caudal fin.[14]

The tiger shark's tail has a large upper lobe which delivers maximum power for slow cruising or sudden bursts of speed. The tiger shark must be able to twist and turn in the water easily when hunting to support its varied diet, whereas the porbeagle, which hunts schooling fish such as mackerel and herring has a large lower lobe to help it keep pace with its fast-swimming prey.[15] Some tail adaptations have other purposes. The thresher feeds on fish and squid, which it herds and stuns with its powerful and elongated upper lobe.
Physiology
Buoyancy

Unlike bony fish, sharks do not have gas-filled swim bladders for buoyancy. Instead, sharks rely on a large liver, filled with oil that contains squalene and the fact that cartilage is about half as dense as bone.[13] The liver constitutes up to 30% of their body mass.[16] The liver's effectiveness is limited, so sharks employ dynamic lift to maintain depth, sinking when they stop swimming. Sand tiger sharks store air in their stomachs, using it as a form of swim bladder. Most sharks need to constantly swim in order to breathe and cannot sleep very long, if at all, without sinking. However certain shark species, like the nurse shark, are capable of pumping water across their gills, allowing them to rest on the ocean bottom.[17]

Some sharks, if inverted or stroked on the nose, enter a natural state of tonic immobility. Researchers use this condition to handle sharks safely.[18]
Respiration

Like other fish, sharks extract oxygen from seawater as it passes over their gills. Unlike other fish, shark gill slits are not covered, but lie in a row behind the head. A modified slit called a spiracle lies just behind the eye; the spiracle assists water intake during respiration and plays a major role in bottom–dwelling sharks. Spiracles are reduced or missing in active pelagic sharks.[8] While the shark is moving, water passes through the mouth and over the gills in a process known as "ram ventilation". While at rest, most sharks pump water over their gills to ensure a constant supply of oxygenated water. A small number of species have lost the ability to pump water through their gills and must swim without rest. These species are obligate ram ventilators and would presumably asphyxiate if unable to move. Obligate ram ventilation is also true of some pelagic bony fish species.[19]

The respiration and circulation process begins when deoxygenated blood travels to the shark's two-chambered heart. Here the shark pumps blood to its gills via the ventral aorta artery where it branches into afferent brachial arteries. Reoxygenation takes place in the gills and the reoxygenated blood flows into the efferent brachial arteries, which come together to form the dorsal aorta. The blood flows from the dorsal aorta throughout the body. The deoxygenated blood from the body then flows through the posterior cardinal veins and enters the posterior cardinal sinuses. From there blood enters the heart ventricle and the cycle repeats.[20]
Thermoregulation

Most sharks are "cold-blooded", or more precisely poikilothermic, meaning that their internal body temperature matches that of their ambient environment. Members of the family Lamnidae, such as the shortfin mako shark and the great white shark, are homeothermic and maintain a higher body temperature than the surrounding water. In these sharks, a strip of aerobic red muscle located near the center of the body generates the heat, which the body retains via a countercurrent exchange mechanism by a system of blood vessels called the rete mirabile ("miraculous net"). The common thresher shark has a similar mechanism for maintaining an elevated body temperature, which is thought to have evolved independently.[21]
Osmoregulation

In contrast to bony fish, with the exception of the Coelacanth,[22] the blood and other tissue of sharks and Chondrichthyes in general is isotonic to their marine environments because of the high concentration of urea and trimethylamine N-oxide (TMAO), allowing them to be in osmotic balance with the seawater. This adaptation prevents most sharks from surviving in fresh water, and they are therefore confined to marine environments. A few exceptions to this rule exist, such as the bull shark which has developed a way to change its kidney function to excrete large amounts of urea.[16] When a shark dies the urea is broken down to ammonia by bacteria — because of this, the dead body will gradually start to smell strongly of ammonia.[23][24]
Digestion

Digestion can take a long time. The food moves from the mouth to a 'J' shaped stomach, where it is stored and initial digestion occurs.[25] Unwanted items may never get past the stomach, and instead the shark either vomits or turns its stomachs inside out and ejects unwanted items from its mouth.

One of the biggest differences between shark and mammalian digestion is sharks’ extremely short intestine. This short length is achieved by the spiral valve with multiple turns within a single short section instead of a long tube-like intestine. The valve provides a long surface area, requiring food to circulate inside the short gut until fully digested, when remaining waste products pass into the cloaca.[25]
Senses
Smell
Sharks have keen olfactory senses, located in the short duct (which is not fused, unlike bony fish) between the anterior and posterior nasal openings, with some species able to detect as little as one part per million of blood in seawater.[26] They are more attracted to the chemicals found in the guts of many species, and as a result often linger near or in sewage outfalls. Some species, such as nurse sharks, have external barbels that greatly increase their ability to sense prey.
Sight

Shark eyes are similar to the eyes of other vertebrates, including similar lenses, corneas and retinas, though their eyesight is well adapted to the marine environment with the help of a tissue called tapetum lucidum. This means that sharks can contract and dilate their pupils, like humans, something no teleost fish can do. This tissue is behind the retina and reflects light back to it, thereby increasing visibility in the dark waters. The effectiveness of the tissue varies, with some sharks having stronger nocturnal adaptations. Sharks have eyelids, but they do not blink because the surrounding water cleans their eyes. To protect their eyes some species have nictitating membranes. This membrane covers the eyes while hunting and when the shark is being attacked. However, some species, including the great white shark (Carcharodon carcharias), do not have this membrane, but instead roll their eyes backwards to protect them when striking prey. The importance of sight in shark hunting behavior is debated. Some believe that electro- and chemoreception are more significant, while others point to the nictating membrane as evidence that sight is important. Presumably, the shark would not protect its eyes were they unimportant. The use of sight probably varies with species and water conditions. The shark's field of vision can swap between monocular and stereoscopic at any time.[27]
Hearing

Although it is hard to test sharks' hearing, they may have a sharp sense of hearing and can possibly hear prey many miles away.[28] A small opening on each side of their heads (not the spiracle) leads directly into the inner ear through a thin channel. The lateral line shows a similar arrangement, and is open to the environment via a series of openings called lateral line pores. This is a reminder of the common origin of these two vibration- and sound-detecting organs that are grouped together as the acoustico-lateralis system. In bony fish and tetrapods the external opening into the inner ear has been lost.
Electroreception
Main article: Electroreception

The Ampullae of Lorenzini are the electroreceptor organs. They number in the hundreds to thousands. Sharks use the Ampullae of Lorenzini to detect the electromagnetic fields that all living things produce.[29] This helps sharks (particularly the hammerhead shark) find prey. The shark has the greatest electrical sensitivity of any animal. Sharks find prey hidden in sand by detecting the electric fields they produce. Ocean currents moving in the magnetic field of the Earth also generate electric fields that sharks can use for orientation and possibly navigation.[30]
Lateral line
Main article: Lateral line

This system is found in most fish, including sharks. It detects motion or vibrations in water. The shark can sense frequencies in the range of 25 to 50 Hz.[31]
Life history

Shark lifespans vary by species. Most live 20 to 30 years. The spiny dogfish has the longest lifespan at more than 100 years.[32] Whale sharks (Rhincodon typus) may also live over 100 years.[33]
Reproduction

Unlike most bony fishes, sharks are K-selected reproducers, meaning that they produce a small number of well-developed young as opposed to a large number of poorly developed young. Fecundity in sharks ranges from 2 to over 100 young per reproductive cycle.[34] Sharks mature slowly relative to many other fish. For example, lemon sharks reach sexual maturity at around age 13–15.[35]
Sexual

Sharks practice internal fertilization. The posterior part of a male shark's pelvic fins are modified into a pair of intromittent organs called claspers, analogous to a mammalian penis, of which one is used to deliver sperm into the female.[36]

Mating has rarely been observed in sharks. The smaller catsharks often mate with the male curling around the female. In less flexible species the two sharks swim parallel to each other while the male inserts a clasper into the female's oviduct. Females in many of the larger species have bite marks that appear to be a result of a male grasping them to maintain position during mating. The bite marks may also come from courtship behavior: the male may bite the female to show his interest. In some species, females have evolved thicker skin to withstand these bites.[36]
Asexual

There are two documented cases in which a female shark who has not been in contact with a male has conceived a pup on her own through parthenogenesis.[37][38] The details of this process are not well understood, but genetic fingerprinting showed that the pups had no paternal genetic contribution, ruling out sperm storage. The extent of this behavior in the wild is unknown, as is whether other species have this capability. Mammals are now the only major vertebrate group in which asexual reproduction has not been observed.

Scientists assert that asexual reproduction in the wild is rare, and probably a last ditch effort to reproduce when a mate is not present. Asexual reproduction diminishes genetic diversity, which helps build defenses against threats to the species. Species that rely solely on it risk extinction. Asexual reproduction may have contributed to the blue shark's decline off the Irish coast.[39]
Brooding

Sharks display three ways to bear their young, varying by species, oviparity, viviparity and ovoviviparity.[40]

Ovoviviparity

Most sharks are ovoviviparous, meaning that the eggs hatch in the oviduct within the mother's body and that the egg's yolk and fluids secreted by glands in the walls of the oviduct nourishes the embryos. The young continue to be nourished by the remnants of the yolk and the oviduct's fluids. As in viviparity, the young are born alive and fully functional. Lamniforme sharks practice oophagy, where the first embryos to hatch eat the remaining eggs. Grey nurse shark pups intrauterine cannibalistically take this a step further and consume other developing embryos. The survival strategy for ovoviviparous species is to brood the young to a comparatively large size before birth. The whale shark is now classified as ovoviviparous rather than oviparous, because extrauterine eggs are now thought to have been aborted. Most ovoviviparous sharks give birth in sheltered areas, including bays, river mouths and shallow reefs. They choose such areas for protection from predators (mainly other sharks) and the abundance of food. Dogfish have the longest known gestation period of any shark, at 18 to 24 months. Basking sharks and frilled sharks appear to have even longer gestation periods, but accurate data are lacking.[40]
Oviparity

Some species are oviparous like most other fish, laying their eggs in the water. In most oviparous shark species, an egg case with the consistency of leather protects the developing embryo(s). These cases may be corkscrewed into crevices for protection. Once empty, the egg case is known as the mermaid's purse, and can wash up on shore. Oviparous sharks include the horn shark, catshark, Port Jackson shark, and swellshark.[40][41]
Viviparity

Finally some sharks maintain a placental link to the developing young, this method is called viviparity. This is more analogous to mammalian gestation than that of other fishes. The young are born alive and fully functional. Hammerheads, the requiem sharks (such as the bull and blue sharks), and smoothhounds are viviparous.[34][40]
Behavior

The classic view describes a solitary hunter, ranging the oceans in search of food. However, this applies to only a few species. Most live far more sedentary, benthic lives. Even solitary sharks meet for breeding or at rich hunting grounds, which may lead them to cover thousands of miles in a year.[42] Shark migration patterns may be even more complex than in birds, with many sharks covering entire ocean basins.

Sharks can be highly social, remaining in large schools. Sometimes more than 100 scalloped hammerheads congregate around seamounts and islands, e.g., in the Gulf of California.[16] Cross-species social hierarchies exist. For example, oceanic whitetip sharks dominate silky sharks of comparable size during feeding.[34]

When approached too closely some sharks perform a threat display. This usually consists of exaggerated swimming movements, and can vary in intensity according to the threat level.[43]
Speed

In general, sharks swim ("cruise") at an average speed of 8 kilometres per hour (5.0 mph) but when feeding or attacking, the average shark can reach speeds upwards of 19 kilometres per hour (12 mph). The shortfin mako shark, the fastest shark and one of the fastest fish, can burst at speeds up to 50 kilometres per hour (31 mph).[44] The great white shark is also capable of speed bursts. These exceptions may be due to the warm-blooded, or homeothermic, nature of these sharks' physiology.
Intelligence

Contrary to the common wisdom that sharks are instinct-driven "eating machines", recent studies have indicated that many species possess powerful problem-solving skills, social skills and curiosity. The brain- to body-mass ratios of sharks are similar to mammals and birds.[45] In 1987, near Smitswinkle Bay, South Africa, a group of up to seven great white sharks worked together to move a partially beached dead whale to deeper waters to feed.[46] Sharks can engage in playful activities. Porbeagle sharks have been seen repeatedly rolling in kelp and chasing an individual who trailed a piece of kelp behind it.[47]
Sleep

Some sharks can lie on the bottom while actively pumping water over their gills, but their eyes remain open and actively follow divers.[48] When a shark is resting, it does not use its nares, but rather its spiracles. If a shark tried to use its nares while resting on the ocean floor, it would "inhale" sand rather than water. Many scientists believe this is one of the reasons sharks have spiracles. The spiny dogfish's spinal cord, rather than its brain, coordinates swimming, so spiny dogfish can continue to swim while sleeping.[48] It is also possible that sharks sleep in a manner similar to dolphins,[48] one cerebral hemisphere at a time, thus maintaining some consciousness and cerebral activity at all times.
Ecology
Feeding

Most sharks are carnivorous.[49] Some species, including tiger sharks, eat almost anything. The vast majority seek particular prey, and rarely vary their diet.[citation needed] Whale, basking and megamouth sharks filter feed. These three independently evolved plankton feeding using different strategies. Whale sharks use suction to take in plankton and small fishes. Basking sharks are ram-feeders, swimming through plankton blooms with their mouth wide open. Megamouth sharks make suction feeding more efficient, using luminescent tissue inside the mouth to attract prey in the deep ocean. This type of feeding requires gill rakers, long slender filaments that form a very efficient sieve, analogous to the baleen plates of the great whales. The shark traps the plankton in these filaments and swallows from time to time in huge mouthfuls. Teeth in these species are comparatively small because they are not needed for feeding.[49]

Other highly specialized feeders include cookiecutter sharks, which feed on flesh sliced out of other larger fish and marine mammals. Cookiecutter teeth are enormous compared to the animal's size. The lower teeth are particularly sharp. Although they have never been observed feeding, they are believed to latch onto their prey and use their thick lips to make a seal, twisting their bodies to rip off flesh.[16]

Some seabed–dwelling species are highly effective ambush predators. Angel sharks and wobbegongs use camouflage to lie in wait and suck prey into their mouths.[50] Many benthic sharks feed solely on crustaceans which they crush with their flat molariform teeth.

Other sharks feed on squid or fish, which they swallow whole. The viper dogfish has teeth it can point outwards to strike and capture prey that it then swallows intact. The great white and other large predators either swallow small prey whole or take huge bites out of large animals. Thresher sharks use their long tails to stun shoaling fishes, and sawsharks either stir prey from the seabed or slash at swimming prey with their tooth-studded rostra.

Many sharks, including the whitetip reef shark are cooperative feeders and hunt in packs to herd and capture elusive prey. These social sharks are often migratory, traveling huge distances around ocean basins in large schools. These migrations may be partly necessary to find new food sources.[51]
Range and habitat

Sharks are found in all seas. They generally do not live in freshwater, with a few exceptions such as the bull shark and the river shark which can swim both in seawater and freshwater. Sharks are common down to depths of 2,000 metres (7,000 ft), and some live even deeper, but they are almost entirely absent below 3,000 metres (10,000 ft). The deepest confirmed report of a shark is a Portuguese dogfish at 3,700 metres (12,100 ft).[52]
Relation to humans
Attacks

In 2006 the International Shark Attack File (ISAF) undertook an investigation into 96 alleged shark attacks, confirming 62 of them as unprovoked attacks and 16 as provoked attacks. The average number of fatalities worldwide per year between 2001 and 2006 from unprovoked shark attacks is 4.3.[53]

Contrary to popular belief, only a few sharks are dangerous to humans. Out of more than 360 species, only four have been involved in a significant number of fatal, unprovoked attacks on humans: the great white, oceanic whitetip, tiger, and bull sharks.[54] [55] These sharks, are large, powerful predators, and may sometimes attack and kill people. Despite being responsible for attacks on humans they have all been filmed without using a protective cage.[56]

The perception of sharks as dangerous animals has been popularized by publicity given to a few isolated unprovoked attacks, such as the Jersey Shore shark attacks of 1916, and through popular fictional works about shark attacks, such as the Jaws film series. Jaws author Peter Benchley in his later years attempted to dispel the image of sharks as man-eating monsters.[57]
In captivity

Until recently only a few benthic species of shark, such as hornsharks, leopard sharks and catsharks had survived in aquarium conditions for a year or more. This gave rise to the belief that sharks, as well as being difficult to capture and transport, were difficult to care for. More knowledge has led to more species (including the large pelagic sharks) living far longer in captivity. At the same time, safer transportation techniques have enabled long distance movement.[58] One shark that never had been successfully held in captivity for long was the great white. But in September 2004 the Monterey Bay Aquarium successfully kept a young female for 198 days before releasing her.

Most species are not suitable for home aquaria and not every species sold by pet stores are appropriate. Some species can flourish in home saltwater aquaria.[59] Uninformed or unscrupulous dealers sometimes sell juvenile sharks like the nurse shark, which upon reaching adulthood is far too large for typical home aquaria.[59] Public aquaria generally do not accept donated specimens that have outgrown their housing. Some owners have been tempted to release them.[59] Species appropriate to home aquaria represent considerable spatial and financial investments as they generally approach adult lengths of 3 feet and can live up to 25 years.[59]
In Hawaii

Sharks figure prominently in Hawaiian mythology. Stories tell of men with shark jaws on their back who could change between shark and human form. A common theme was that a shark-man would warn beach-goers of sharks in the waters. The beach-goers would laugh and ignore the warnings and get eaten by the shark-man who warned them. Hawaiian mythology also includes many shark gods. Among a fishing people, the most popular of all aumakua, or deified ancestor guardians, are shark aumakua. Kamaku describes in detail how to offer a corpse to become a shark. The body transforms gradually until the kahuna can point the awe-struck family to the markings on the shark's body that correspond to the clothing in which the beloved's body had been wrapped. Such a shark aumakua becomes the family pet, receiving food, and driving fish into the family net and warding off danger. Like all aumakua it had evil uses such as helping kill enemies. The ruling chiefs typically forbade such sorcery. Many Native Hawaiian families claim such an aumakua, who is known by name to the whole community.[60]

Kamohoali'i is the best known and revered of the shark gods, he was the older and favored brother of Pele,[61] and helped and journeyed with her to Hawaii. He was able to assume all human and fish forms. A summit cliff on the crater of K?lauea is one of his most sacred spots. At one point he had a heiau (temple or shrine) dedicated to him on every piece of land that jutted into the ocean on the island of Moloka'i. Kamohoali'i was an ancestral god, not a human who became a shark and banned the eating of humans after eating one herself.[62][63] In Fijian mytholog, Dakuwanga was a shark god who was the eater of lost souls.
Popular misconceptions

A popular myth is that sharks are immune to disease and cancer; however, this remains unproven. Sharks may get cancer.[64][65] Both diseases and parasites affect sharks. The evidence that sharks are at least resistant to cancer and disease is mostly anecdotal and there have been few, if any, scientific or statistical studies that show sharks to have heightened immunity to disease.[66] Other apparently false claims are that fins prevent cancer[67] and treat osteoarthritis.[68] No scientific proof supports these claims; at least one study has shown shark cartilage of no value in cancer treatment.[69]


The shape of the hammerhead shark's head may enhance olfaction by spacing the nostrils further apart.
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Hammerhead_shark.jpg

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92. ^ a b Wroe, S.; Huber, D. R. ; Lowry, M. ; McHenry, C. ; Moreno, K. ; Clausen, P. ; Ferrara, T. L. ; Cunningham, E. ; Dean, M. N. ; Summers, A. P. (2008). "Three-dimensional computer analysis of white shark jaw mechanics: how hard can a great white bite?". Journal of Zoology 276 (4): 336–342. doi:10.1111/j.1469-7998.2008.00494.x.
93. ^ a b "Sharks (Chondrichthyes)". FAO. http://www.fao.org/docrep/006/y5261e/y5261e08.htm. Retrieved 2009-09-14.
94. ^ a b "Compagno's FAO Species List - 1984". Elasmo.com. http://www.elasmo.com/frameMe.html?file=selachin/fao/shark_gn.html&menu=bin/menu_topics-alt.html. Retrieved 2009-09-14.

General references

* Castro, Jose (1983). The Sharks of North American Waters. College Station: Texas A&M University Press. ISBN 0-89096-143-3. OCLC 183037060.
* Stevens, John D. (1987). Sharks. New York: NY Facts on File Publications. ISBN 0-8160-1800-6. OCLC 15163749.
* Pough, F. H.; Janis, C. M. & Heiser, J. B. (2005). Vertebrate Life. 7th Ed.. New Jersey: Pearson Education Ltd.. ISBN 0-13-127836-3. OCLC 54822028.
* Clover, Charles. 2004. The End of the Line: How overfishing is changing the world and what we eat. Ebury Press, London. ISBN 0-09-189780-7
* Owen, David, Shark: In Peril in the Sea, New South Wales, Allen and Unwin, 2009. ISBN 978-1-74175-032-4
* Moss, Jillian. 2010. "The Invention of Sharks, AKA: I Read It On the Internet". University of North Carolina Publishing, Raleigh, USA. (Publishing Pending)

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MessaggioOggetto: Re: Squalo: maestro di sopravvivenza   Gio 11 Nov 2010 - 8:20

Ed ora vediamo il simbolismo... buona lettura!

FONTE: http://www.whats-your-sign.com/shark-totem-and-symbolism.html

Shark Meaning and Totem Symbolism

Sharks have been swimming in my awareness, and I love when this happens because it's a clear sign my energy is primed for focus - it's time to ruminate and write about shark totem symbolism. Shark also confirms self-trust, and a points me into forward momentum in my life.

There are some creatures in Nature's cradle who speak so clearly of their energetic symbolism. The shark totem is one with crystalline expression. To wit, one look at these extraordinary creatures conveys a message of sleek authority.

And the shark is an authority on all fronts of survival. In fact, those who connect with the shark totem will be masters at survival in their own waters of life. Shark people are extremely adept at summing up social situations, manipulating people and events (I don't mean that in a bad way).

A quick-list of Shark Totem symbolic meanings includes:

* Calculating
* Perceptive
* Primal
* Instinctive
* Ancient
* Knowing
* Powerful
* Focused
* Mystery
* Perpetual Motion
* Dynamic
* Unique Vision
* Curious
* Effective
* Innovative
* Superior
* Efficient
* Equipped

People with the shark totem navigate through life with a specialized "gut-rudder." What's a gut-rudder? That's what I call a primal instinct. It's a visceral, hard-wired knowing that guides certain humans. It's infallible, reliable, and geared for one thing only: To protect the sacred. And what is sacred? Life.

The shark is both oracle and embodiment of fundamental life. The shark relays root-chakra energy to me because of its superior instinct, and that remarkable drive for survival. That's a prime root chakra concept : Ancient Instinct. Primal Knowing.

Furthermore, sharks are symbolic of acting on life. They never wait for opportunity. They are not handmaiden's to the life experience. Far from it. Because they are authorities on life - they know precisely what it's about and they seize it with verve.

This is made manifest by their constant motion. They move to allow oxygenated currents roll over their gills. Their motion through life - actively moving forward - insures their existence. Moreover, most sharks sink when motionless (a side effect of not having a "swim bladder" as most fish do). They can't afford to be still.

This carries symbolism for those who embrace their shark totem. It identifies the tendency for forward momentum in life. If sharks swim in your awareness, it's very likely you are extremely driven and perpetually moving forward. You meet life full-on. You rarely stay in the "shallow end" of life, but prefer to move deftly through the waves of experience - encountering adventure with undeniable exuberance.

And for all this zealous talk of life, the shark is also symbolically equipped to share lessons of death too. Actually, sharks know death is a fallacy. They have no concept of it. Sharks are in a constant state of renewal, and those with the shark totem will confirm the absence of death. Sharks, and humans attuned to sharks will only see renewal - only transition.

Sharks are superior organisms. From tail to teeth, sharks convey perpetual fluidity and momentum. They are examples of progress in its most assertive stages. To wit, their biological mechanisms are so elite, they've had no need to evolve over insane spans of time. They function from a place of timeless propulsion. Ever-forward.

Perhaps it is the sharks unsinkable nature that makes it a bit of a cold character (energetically speaking). Sharks are about aerodynamic efficiency, and they allow no fluff to enter their consciousness. They're quite austere and are wrapped in robes of distance and mystery.

Those with shark totems will display similar aloofness. Inwardly, they sense the waves of emotions within and around them. Yet, outwardly they are cool, controlled, steely. This makes people of the shark clan extremely good businessmen/women, leaders and visionaries.

It's important to note the inherent duality here. The element of water is esoterically symbolic of emotions, dreams and intuition. And yet, the shark conveys a sterility in emotion. To be clear, the shark is not symbolically devoid of emotion. Rather, it is a master of emotion.

This symbolic lesson is tantamount for humankind, and the lesson is this: We can be submerged in emotional dramas, but we do not have to be swallowed by them.

Whether or not you relate to the shark as a totem, this is a sacred conveyance of emotional wisdom - a most vital gift of the shark.

Indeed, shark wisdom is so profound, it's worth a summary. So, a recap of symbolic shark messages & shark totem meanings:

* Be active in life.
* Attune to natural instinct.
* Be propelled forward (do not regress) in your evolution.
* Although surrounded by emotions, you need not be consumed by them.
* Swim the path of least resistance in life, be efficient and direct in your navigations.

Lastly, let this video draw your attention to the grace inherent in the shark's mobility. Such a uniquely equipped creature, with so many (seeming) contradictions. We see an energy in the shark that is so linear and spear-like in its objective....yet, at the same time there is such delicate elegance.

All the paradoxes about the shark is why I avidly appreciate its presence in my awareness.



In closing, I urge you to dive into the energetic matrix of shark energy, and swim into your own symbolic realizations about this magnificent animal. Thanks for reading & entertaining these thoughts on shark symbolism and the shark totem.



FONTE: http://wolfs_moon.tripod.com/ShadowShark.html

Shadow of Shark


with


Wolf`s Moon


Role ~Survivalist~

Lesson: Forgiveness

Element: Water

Wind: South~Recalling Youth~

Medicine: Endurance

Keywords

shark totem swimming
Survival

native bullet

Forgiveness

native bullet

Reclaiming Innocence

native bullet

Endurance

When Shark swims beside you as a ~Shadow Totem,~ he will bring with him many lessons in Survival.

As witnessed by the Sharks survival as one of the oldest & least changed mammals on Earth, she is a throw back to the Dinosaur age and has made the leap across to our modern age with very little change in her basic physiology.

When the Shark is operating as a Power, Theme or Mission Totem, this represents a quality of great inner strength to the two-legged beside whom she swims. Yet when operating either from Contrary Medicine or as Shadow Totem, this can indicate a resistance to change.

The manner in which this stubborness usually manifests itself is in the realm of forgiveness. Though the forgiveness of Self is often the most challenging for the two-legged with Shadow Totem Shark, as they will replay their "transgressions" over and over in their miind`s eye in a manner of lashing themselves in self-retribution for their perceived failures or transgressions.

These individuals can also be quite agressive in verbal combat, often inflicting wounds with their words which they will of course later regret and spend a great deal of time replaying over and over until they have inflicted an equal amount of pain upon themselves.

Part of this vengefulness within the Shadow Shark individual comes from a tendency to bottle thoughts and emotions up until they reach a boiling point and then once the top is popped, words and/or energy fly with the full force of that repressed anger or hurt. Hence, though these individuals are rarely overtly agressive, when their limit has been reached and they have been taunted to the breaking point, their stinging sarcasm and ability to "cut to the bone" will leave lasting impressions on those who are at the receiving end of such an attack.

When Shadow Totem Shark soul can learn to identify, confront and voice their anger, hurt or fear as those feelings surface and do so in a manner in which no blame is placed, then they will have learned to channel that formidable force into a constructive, rather than destructive, expression.

The gift of learning to express ones want, needs, anger, love, fear, (i.e. emotions) in a manner which is both respectful of Self and of Others rather than bottling those feelings up, ultimately manifests as these individuals reclaiming their youth. For in the innocence of Youth is found implicit Faith in our existence, the realization that All happens for a reason. Then the shift is made from merely "surviving life" to embracing it for all of its wisdom and beauty, fueling the ability to endure even the most challenging of lessons and still retain the blessings of Trust and Faith.

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MessaggioOggetto: Re: Squalo: maestro di sopravvivenza   Mar 15 Feb 2011 - 15:15

FONTE: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/page/136/?cx=c56

Uno squalo “mostro” che arriva dal passato: L’Helicoprion



http://centroufologicotaranto.files.wordpress.com/2008/09/helicoprion23d.jpg




http://centroufologicotaranto.files.wordpress.com/2008/09/helicoprion21.gif

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Helicoprion

L’elicoprione (gen. Helicoprion) è un bizzarro pesce cartilagineo estinto, strettamente imparentato con gli squali. Visse nei mari del Carbonifero e del Permiano e sopravvisse all’estinzione della fine del periodo, per poi scomparire nel corso del Triassico, circa 225 milioni di anni fa.



FONTE: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/43/Helicoprion_bessonovi1DB.jpg

I soli fossili rinvenuti di questo “squalo” sono i denti, disposti in una strana “spirale” molto simile a una sega circolare. Per lungo tempo i paleontologi si chiesero quale potesse essere la disposizione in vita di una così bizzarra struttura; solo quando venne scoperto il cranio di una forma simile, Ornithoprion, si capì che la spirale di denti era posta sulla mandibola. Per questa sua caratteristica, l’elicoprione è soprannominato anche “squalo con la bocca a spirale”. La spirale conteneva tutti i denti prodotti in vita dall’individuo, in modo tale che al crescere dell’animale i denti più vecchi e piccoli venivano spostati verso il centro della spirale. In ogni caso, una ricostruzione vera e propria dell’elicoprione è da considerarsi ipotetica; si pensa comunque che l’animale potesse raggiungere una lunghezza di oltre tre metri.

I denti dell’elicoprione erano seghettati, a indicare una dieta carnivora; come quest’animale catturasse le sue prede, però, è ancora oggetto di dibattito tra gli scienziati. Un’ipotesi vede l’elicoprione come un predatore di ammoniti (molluschi cefalopodi dotati di conchiglia); i denti sarebbero stati utilizzati per frantumare i gusci dei molluschi. Un’altra ipotesi vedrebbe l’elicoprione come un predatore di pesci, che entrava nei banchi e falciava i singoli individui tramite la sua bocca spalancata, armata dei temibili denti.


http://fossil.wikia.com/wiki/Helicoprion

Helicoprion, meaning ("Spiral Saw"), is an extinct genus of whorl-toothed shark that first arose in the oceans of the Late Carboniferous, approximately 280 million years ago, and survived the Permian-Triassic extinction event, and eventually went extinct during the Early Triassic, some 225 million years ago. Its fossils can be found in Russia and in the Western U.S. but no other part of the jaw or shark has ever been found.

The type species, H. bessonovi, was discovered and described in the Ural Mountains of Russia in 1899 by Russian paleontologist Andrzej P. Karpinski. The type specimen is a holotype based upon a single tooth-whorl. The tooth-whorl has puzzled paleontologists for decades, as it was unknown as to where it fit into the jaw, until a modern reconstruction determined that the most feasible place was within the shark's mouth.

Helicoprion is a member of the Order Eugeneodontida, members of which possessed a unique "tooth-worl" on the symphysis of the lower jaw as well as pectoral fins supported by long radials, and is closely related to Edestus. The most famous fossil specimens of Helicoprion are found in eastern Idaho, northern Utah, and the far central western part of Wyoming.
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MessaggioOggetto: Re: Squalo: maestro di sopravvivenza   Oggi a 2:54

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Squalo: maestro di sopravvivenza
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