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 Arancio - Frutto prediletto dagli elefanti

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Tila
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MessaggioOggetto: Arancio - Frutto prediletto dagli elefanti   Dom 14 Nov 2010 - 15:03


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Buona domenica a tutti,

oggi vorrei omaggiare un alleato che in questo periodo dell'anno aiuta tanto l'uomo...



Buona lettura!

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Citrus_%C3%97_sinensis

Citrus × sinensis
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Arance e fiori
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:OrangeBloss_wb.jpg



FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ambersweet_oranges.jpg


L'arancio (Citrus × sinensis) è un albero da frutto appartenente al genere Citrus (famiglia Rutaceae), il cui frutto è detto arancia. È un antico ibrido, probabilmente tra il pomelo ed il mandarino, ma da secoli cresce come specie autonoma e si propaga per innesto e talea.
Indice
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* 1 Cenni storici
o 1.1 Altri nomi dell'arancia
* 2 Descrizione
* 3 Sottospecie e varietà
o 3.1 Produzione
* 4 Usi
o 4.1 Essenze
o 4.2 Cucina
o 4.3 Farmaceutica
o 4.4 Decorazione
* 5 L'arancia in Italia
* 6 Nomi regionali
* 7 Note
* 8 Voci correlate
* 9 Altri progetti

Cenni storici [modifica]

L'arancia dolce è l'apprezzato frutto invernale che tutti conosciamo. La sua patria è la Cina e sembra che sia stata importata in Europa appena nel secolo XIV dai marinai portoghesi. Ma alcuni testi antico-romani ne parlano già nel I secolo; veniva coltivata in Sicilia e la chiamavano melarancia, il che potrebbe significare che il frutto avesse raggiunto l'Europa via terra. Potrebbero essere corrette entrambe le teorie. Probabilmente l'arancio giunse davvero in Europa per la via della seta, ma la coltivazione prese piede solo nella calda Sicilia, dove la propagazione si arenò. Solo dopo secoli venne riscoperto dai marinai portoghesi.

Da notare che a Roma, nel chiostro del convento di Santa Sabina all'Aventino è presente una pianta di arancio dolce che secondo la tradizione domenicana è stata portata e piantata da San Domenico nel 1220 circa. La leggenda non specifica se il santo avesse portato la pianta dal Portogallo o dalla Sicilia, dove essa era giunta al seguito della conquista arabo-berbera.

Altri nomi dell'arancia [modifica]

Nella letteratura del secolo XIX a volte l'arancia viene chiamata portogallo. In greco l'arancio si chiama "πορτοκάλι" (pronuncia: portocâli); in rumeno "portocală", ancora oggi in arabo la parola usata per parlare delle arance è برتقال, burtuqāl, che ha soppiantato del tutto la parola persiana نارنج, nāranğ – che letteralmente significa "(frutto) favorito degli elefanti" – da cui deriva "arancia". Non si deve però dimenticare che in arabo il burtuqāl indica l'arancia dolce, mentre nāranğ (d'origine persiana) indica l'arancia amara.

In Basilicata e in alcune zone della Calabria, della Campania e della Puglia ancor oggi le arance sono chiamate "purtualli" o "partajalli", "partuàlli" in Sicilia. Così pure nella maggior parte dei dialetti della Pianura Padana: nella lingua piemontese sono detti portugaj, nel dialetto bergamasco "portügàl", nel Lodigiano "purtügàl", in dialetto ferrarese "portogàl", in dialetto parmigiano partucàl e in quello di Rimini partugàli. In Veneto l'arancia viene chiamata "naransa", caso unico nei dialetti del nord, e che sembrerebbe essere una derivazione diretta dal persiano, forse grazie ai contatti culturali e commerciali veneziani con il Medio Oriente. In alcune zone dell'Abruzzo (Valle Peligna) l'arancia viene chiamata partaall, mentre nel Salento viene indicato col termine portacallu e sul Gargano purtiall. Nel dialetto riomaggiorese della lingua ligure l'arancia è chiamata sitrón. In dialetto romanesco, come attestato da Pascarella, il nome dell'arancia è, né più, né meno, portogallo:
« Nonsignora, maestà. Lei si consija
Co' qualunque sia ar caso de spiegallo,
E lei vedrà ch'er monno arissomija,
Come lei me l'insegna, a un portogallo. »

(La scoperta dell'America. Alla memoria de mi' madre di Cesare Pascarella, III:5-Cool

Nelle lingue germaniche, la parola che indica l'arancio di solito significa letteralmente mela cinese (es. tedesco Apfelsine). Parole derivate da Apfelsine si trovano anche nelle lingue slave (es. russo Апельсин, apel'sin) e baltiche (es. lituano apelsinas).

Altra variante è "melarancia", diffusa anche in altre lingue (es. polacco pomarańcza, ceco pomeranč, slovacco pomaranč, sloveno pomaranča).

Descrizione [modifica]

L'arancio è un albero alto fino a 12 metri, dalle foglie allungate e carnose e dai fiori candidi. I germogli sono sempre verdi, mai rossastri. I frutti sono rotondi e sia la buccia che la polpa sono del tipico colore arancio. La buccia è caratterizzata da una leggera ruvidezza che è diventata termine di paragone anche in campi totalmente diversi: parliamo ad esempio di pelle a buccia di arancia in cosmesi, o di superfici a buccia di arancia in edilizia.

Il periodo di riposo dell'arancio è di soli tre mesi, per cui succede che l'albero fiorisca e fruttifichi contemporaneamente. I primi frutti si possono raccogliere in novembre (navelina), e gli ultimi a maggio - giugno (valencia late). Un albero adulto produce circa 500 frutti all'anno.

Sottospecie e varietà [modifica]

Oggi l'arancio è l'agrume più diffuso nel mondo e se ne coltivano centinaia di varietà. Alcuni frutti sono a polpa bionda (ovale, biondo comune, navelina, washington navel, ecc.), altri a polpa rossa per via dei pigmenti antocianici in essi contenuti (moro, tarocco, sanguinello), alcuni più grandi e più belli, altri di aspetto più modesto e dalla buccia più sottile, ma più succosi e dunque adatti per spremute. Solo in Italia più di venti varietà vengono coltivate come frutta da tavola ed altrettante per spremuta. Comunque, le arance dolci non vengono consumate solo come frutta fresca ma, soprattutto nel caso di quelle a polpa bionda, vengono utilizzate per la produzione di succhi (durante la lavorazione delle quali la buccia, preventivamente separata dal resto del frutto, viene sfruttata per estrarne l'olio essenziale in essa contenuto) e, in misura minore, per la produzione di canditi e frutta essiccata.

La definizione Arancia rossa di Sicilia è usata per individuare le varietà di arance polpa rossa (moro, tarocco e sanguinello) che rispettano quanto previsto nel relativo disciplinare "Arancia rossa di Sicilia IGP" (Indicazione Geografica Protetta), ma in realtà si coltiva anche in altre regioni, soprattutto in Calabria, dove la produzione delle arance supera di 1,7 volte quella della Sicilia.

A Ribera in provincia di Agrigento si coltiva l'arancia bionda della cultivar "Washington Navel"; in realtà le arance coltivate appartengono tutte al gruppo "Navel" cioè arance ombelicate e a questo gruppo, oltre all'arancia suddetta, sono coltivate il "Brasiliano di Ribera", la cv. W.N. 3033 Frost, Navelina comune, Navelina VCR (Vecchio Clone Risanato), e piccole superfici impiantate a Navelina ISA 315 (in corso di reinnesto con W.N. per via della pezzatura dei frutti che risulta essere media) però sembra che le sue particolari qualità organolettiche siano molto apprezzate dagli intenditori, tanto che l'Arancia di Ribera è un marchio D.O.P..

Produzione [modifica]

Secondo la FAOSTAT i principali produttori di arance (tonnellate) nel 2005 sono stati:
1. Brasile 17.804.600
2. USA 8.266.270
3. Messico 3.969.810
4. India 3.100.000
5. Italia 2.533.535
6. Cina 2.412.000
7. Spagna 2.149.900
8. Iran 1.900.000
9. Egitto 1.789.000
10. Indonesia 1.311.703

Usi [modifica]

Essenze [modifica]

La buccia dell'arancia è una preziosissima fonte di essenze.

* L'olio essenziale dell'arancia dolce o essenza di Portogallo è un liquido che va dal giallo-arancio al rosso scuro (varietà Tarocco e Sanguinello) che ravvisa l'odore della scorza fresca del frutto, parzialmente solubile in alcool etilico a 96° (da infatti delle soluzioni torbide). Costituito quasi esclusivamente da limonene, viene usato nella produzione di liquori e per aromatizzare molti detersivi. Viene spesso utilizzato per sofisticare molti altri oli essenziali agrumari. La presenza del delta-3-carene, un monoterpene naturalmente presente nell'essenza di arancia dolce, spesso è rivelatrice di questa sofisticazione.

* Il terpene d'arancia è un liquido incolore ottenuto dalla distillazione dell'essenza di arancia, largamente usato quale solvente naturale dall'industria delle vernici.

* L'essenza deterpenata è ottenuta dalla rettifica dell'olio tal quale, a seconda del grado di deterpenazione può presentarsi da rosso scurissimo a marrone ed è molto aromatica; esiste anche l'essenza "desesquideterpenata" che appare di colore giallo pallido ed ha una nota olfattiva meno potente.

* L'essenza di zagara o neroli è ottenuta da soli fiori dell'arancio amaro (la parola zagara deriva infatti dall'arabo zahra (arabo: زهرة, zahra), che per l'appunto significa "fiore") e mai dai fiori dell'arancio dolce.

Cucina [modifica]

Le arance, oltre al consueto consumo come frutto o sotto forma di spremuta d'arancia, vengono utilizzate anche in alcune ricette agrodolci come la famosa anatra all'arancia.

Farmaceutica [modifica]

Nell'industria farmaceutica viene esclusivamente utilizzato l'olio essenziale ricavato dalle sacche oleifere della scorza per le sue qualità aromatizzanti.
Decorazione [modifica]

Con i fiori d'arancio vengono costruite composizioni floreali per la decorazione di chiese in occasione di matrimoni, per significare la castità della sposa. I frutti invece possono essere utilizzati ad esempio per i pot pourri.
L'arancia in Italia [modifica]

La Conca d'Oro di Palermo costituì, per le grandi coltivazioni di arancio, una delle meraviglie dell'agricoltura araba di tutto il bacino del Mediterraneo. Nei secoli successivi registriamo gli splendori della coltivazione nelle serre del Garda, che rifornivano le tavole dei grandi signori di Venezia e Milano, e sulla costa genovese, dove i frutti erano destinati alla produzione di canditi, ricco sottoprodotto della raffinazione dello zucchero, di cui Genova è tra i primi importatori. In entrambi i casi gli aranci coltivati sono aranci amari [1].

Più di tre secoli fa, introdotti da saraceni e schiavoni, si diffondono sulle coste pugliesi coltivazioni di agrumi le cui caratteristiche si differenziano ben presto dalle altre specie italiane, come nel caso del Gargano. Grazie alla natura carsica del suo terreno ed alle condizioni climatiche il Promontorio offrì allora le condizioni per il massimo sviluppo del Limone Femminiello del Gargano e dell'Arancia del Gargano che nei secoli successivi trainarono l'economia della zona grazie alla produzione dell'oasi agrumaia di Rodi Garganico e di San Menaio.

Alla metà dell'Ottocento arancio e limone iniziano una repentina diffusione anche sulle coste sicule e su quelle calabresi. Sono colture relativamente limitate, ma i loro prodotti alimentano un commercio fiorentissimo, che si dirige ai mercati di Londra, e soprattutto New York, che consuma aranci siciliani fino al trionfo della frutticoltura californiana [2]. L'agrumicoltura si sviluppa lentamente, in Sicilia e in Calabria, assicurando redditi alquanto elevati, fino ai primi anni del secondo dopoguerra, quando la sua espansione diviene tumultuosa, e si protrae nonostante i produttori non riescano a imporsi forme di organizzazione in grado di affrontare i grandi mercati di consumo, in specie quello tedesco, dove dal 1980 le importazioni divengono sempre più difficili, incalzate da quelle spagnole, di qualità non superiore, ma ordinate secondo formule commerciali molto più funzionali ed efficaci. Le difficoltà si aggravano in proporzione all'ampliamento della coltura, immensamente dilatatasi, da Lentini, dalle aree etnee del Catanese e dai rilievi siracusani di Francofonte all'interno della Sicilia, nelle province di Ragusa e Agrigento, in Calabria e insediatasi nel Metaponto, che deve la propria sopravvivenza, sempre più, alle sovvenzioni comunitarie, che non si sa quanto potranno protrarsi nel futuro [3]
Nomi regionali [modifica]
Abruzzo pertegàlle, pirtigàlle, rànge
Basilicata purtgall, portaiall, marang
Calabria arangu, arangàra, portugallu
Campania purtuallo
Emilia-Romagna partucàl, partugàl, mlarènza (FC)
Friuli-Venezia Giulia naranza
Lazio portigallo, rancia
Liguria çetrón
Lombardia naranz, pommaranz, portugàl (purtugàl)
Marche arang, melarànciu, purtugallu
Molise pertegàll, rànce
Piemonte Portugàl
Puglia marange, purtiall, purtagàll, portacallu, marangiu, portugallu, marancia
Sardegna arangiu, aranzu, taronja
Sicilia aranciu, partuallu
Trentino-Alto Adige naranz
Umbria merangola
Veneto naransa

Note [modifica]

1. ^ Antonio Saltini, Storia delle scienze agrarie, vol. II, 1987, pp. 625-631
2. ^ Antonio Saltini, Il viaggio in America: la frutticoltura nel confronto mercantile internazionale in Girolamo Molon (1870-1937). L'ampelografia e la pomologia. Atti del convegno, Vicenza 1988
3. ^ Antonio Saltini, Sicilia fra feudi e Giardini, Edagricole, Bologna 1982



FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Orange_%28fruit%29

Orange (fruit)
From Wikipedia, the free encyclopedia

n orange—specifically, the sweet orange—is the citrus Citrus × ​sinensis (syn. Citrus aurantium L. var. dulcis L., or Citrus aurantium Risso) and its fruit. The orange is a hybrid of ancient cultivated origin, possibly between pomelo (Citrus maxima) and mandarin (Citrus reticulata).[2] It is a small flowering tree growing to about 10 m tall with evergreen leaves, which are arranged alternately, of ovate shape with crenulate margins and 4–10 cm long. The orange fruit is a hesperidium, a type of berry.

Oranges originated in Southeast Asia. The fruit of Citrus sinensis is called sweet orange to distinguish it from Citrus aurantium, the bitter orange. The name is thought to ultimately derive from the Sanskrit[3] for the orange tree, with its final form developing after passing through numerous intermediate languages.

In a number of languages, it is known as a "Chinese apple" (e.g. Dutch Sinaasappel, "China's apple").

Contents
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* 1 Terminology
* 2 Varieties
o 2.1 Blood orange
o 2.2 Navel orange
o 2.3 Persian orange
o 2.4 Valencia orange
* 3 Attributes
o 3.1 Nutritional Value
o 3.2 Acidity
* 4 Production
* 5 Growing
* 6 Storage
* 7 Etymology
* 8 Juice and other products
o 8.1 Products made from oranges
* 9 Gallery
* 10 See also
* 11 Footnotes
* 12 References
* 13 External links

[edit] Terminology

All citrus trees are of the single genus, Citrus, and remain largely interbreedable; that is, there is only one "superspecies" which includes grapefruits, lemons, limes, and oranges. Nevertheless, names have been given to the various members of the genus, oranges often being referred to as Citrus sinensis and Citrus aurantium. Fruits of all members of the genus Citrus are considered berries because they have many seeds, are fleshy, soft, and derive from a single ovary. An orange seed is called a pip. The white thread-like material attached to the inside of the peel is called pith.

Varieties

Blood orange

Blood oranges are a natural variety of C. sinensis derived from abnormal pigmentation of the fruit, that gives its pulp a streaking red colour. The juice produced from such oranges is often dark burgundy, hence reminiscent of blood. Original blood oranges were first discovered and cultivated in the 15th century in Sicily, however since then their cultivation became worldwide, and most blood oranges today are hybrids.

The fruit has found a niche as an interesting ingredient variation on traditional Seville marmalade, with its striking red streaks and distinct flavour. The scarlet navel is a variety with the same dual-fruit mutation as the navel orange.

[edit] Navel orange

According to Dorsett, Shamel, and Popenoe (1917) of the U.S. Department of Agriculture who conducted a study at first hand, a single mutation in 1810 to 1820 in a Selecta orange tree planted at a monastery near Bahia in Brazil, probably yielded the navel orange, also known as the Washington, Riverside, or Bahia navel.[4] However, a researcher at the University of California, Riverside, believes that the parent variety was more likely the Portuguese navel (Umbigo) orange described by Risso and Poiteau (1818-22).[4] The mutation causes the orange to develop a second orange at the base of the original fruit, opposite the stem, as a conjoined twin in a set of smaller segments embedded within the peel of the larger orange. From the outside, it looks similar to the human navel, hence its name.

Because the mutation left the fruit seedless, and therefore sterile, the only means available to cultivate more of this new variety is to graft cuttings onto other varieties of citrus tree. It was introduced into Australia in 1824 and Florida in 1835. Twelve such cuttings of the original tree were transplanted[5] to Riverside, California in 1870, which eventually led to worldwide popularity.[4] The California Citrus State Historic Park preserves this history in Riverside, California, as does the Orcutt Ranch Horticulture Center in Los Angeles County, California.

Today, navel oranges continue to be produced via cutting and grafting. This does not allow for the usual selective breeding methodologies, and so not only do the navel oranges of today have exactly the same genetic makeup as the original tree, and are therefore clones, all navel oranges can be considered to be the fruit of that single nearly two hundred year-old tree. This is similar to the common yellow seedless banana, the Cavendish. On rare occasions, however, further mutations can lead to new varieties.[4]

[edit] Persian orange

The Persian orange, grown widely in southern Europe after its introduction to Italy in the 11th century, was bitter. Sweet oranges brought to Europe in the 15th century from India by Portuguese traders quickly displaced the bitter, and are now the most common variety of orange cultivated. The sweet orange will grow to different sizes and colours according to local conditions, most commonly with ten carpels, or segments, inside.

Some South East Indo-European tongues name the orange after Portugal, which was formerly the main source of imports of sweet oranges. Examples are Bulgarian portokal [портокал], Greek portokali [πορτοκάλι], Persian porteqal [پرتقال], Albanian "portokall", Macedonian portokal [портокал], and Romanian portocală. Also in South Italian dialects (Neapolitan), orange is named portogallo or purtualle, literally "the Portuguese one". Related names can also be found in other languages: Turkish Portakal, Arabic al-burtuqal [البرتقال], Amharic birtukan, and Georgian phortokhali.

Portuguese, Spanish, Arab, and Dutch sailors planted citrus trees along trade routes to prevent scurvy. On his second voyage in 1493, Christopher Columbus brought the seeds of oranges, lemons and citrons to Haiti and the Caribbean. They were introduced in Florida (along with lemons) in 1513 by Spanish explorer Juan Ponce de León, and were introduced to Hawaii in 1792.

[edit] Valencia orange
Main article: Valencia orange

The Valencia or Murcia orange is one of the sweet oranges used for juice extraction. It is a late-season fruit, and therefore a popular variety when the navel oranges are out of season. For this reason, the orange was chosen to be the official mascot of the 1982 FIFA World Cup, which was held in Spain. The mascot was called "Naranjito" ("little orange"), and wore the colours of the Spanish football team uniform.
[edit] Attributes
[edit] Nutritional Value
Orange, raw, Florida Nutritional value per 100 g (3.5 oz)
Energy 192 kJ (46 kcal)
Carbohydrates 11.54 g
Sugars 9.14 g
Dietary fiber 2.4 g
Fat 0.21 g
Protein 0.70 g
Thiamine (Vit. B1) 0.100 mg (8%)
Riboflavin (Vit. B2) 0.040 mg (3%)
Niacin (Vit. B3) 0.400 mg (3%)
Pantothenic acid (B5) 0.250 mg (5%)
Vitamin B6 0.051 mg (4%)
Folate (Vit. B9) 17 μg (4%)
Vitamin C 45 mg (75%)
Calcium 43 mg (4%)
Iron 0.09 mg (1%)
Magnesium 10 mg (3%)
Phosphorus 12 mg (2%)
Potassium 169 mg (4%)
Zinc 0.08 mg (1%)
Percentages are relative to US recommendations for adults.
Source: USDA Nutrient database

[edit] Acidity

Like all citrus fruits, the orange is acidic, with a pH level of around 2.5-3; depending on the age, size and variety of the fruit. Although this is not, on average, as strong as the lemon, it is still quite acidic on the pH scale – as acidic as household vinegar.

[edit] Production

Oranges grown for commercial production are generally grown in groves and are produced throughout the world. The top three orange-producing countries are Brazil, the United States, and Mexico. Oranges are sensitive to frost, and a common treatment to prevent frost damage when sub-freezing temperatures are expected, is to spray the trees with water, since as long as unfrozen water is turning to ice on the trees' branches, the ice that has formed stays just at the freezing point, giving protection even if air temperatures have dropped far lower.[7]

Growing

Oranges can be grown, outdoors in warmer climates, and indoors in cooler climates. Oranges, like most citrus plants will not do well unless kept between 15.5°C - 29°C (60°F - 85°F). Orange trees grown from the seeds of a store bought fruit may not produce fruit, and any fruit that is produced may be different than the parent fruit, due to modern techniques of hybridization. To grow the seed of a store bought orange, one must not let the seed dry out (an approach used for many citrus plants). One method is to put the seed(s) between the halves of a damp paper towel until the seed germinates, and then plant it. Many just plant it straight into the soil making sure to water it with regularity. Oranges require a huge amount of water and the citrus industry in the Middle East is a contributing factor to the desiccation of the region.
[edit] Storage

Oranges have a shelf life of approximately one week at room temperature and approximately 1 month refrigerated.[8] In both room temperature and refrigerator, they are optimally stored loosely in open or perforated plastic bag.[8] Oranges produce odours that are absorbed by meat, eggs and dairy products.[8]

[edit] Etymology


The word orange is derived from Sanskrit नारङ्ग nāraṅgaḥ "orange tree."[9] The Sanskrit word is in turn lent itself as the Dravidian root for 'fragrant'. In Tamil, a bitter orange is known as நரண்டம் 'Narandam', a sweet orange is called நகருகம் 'nagarugam' and நாரி 'naari' means fragrance.[10] In Telugu the orange is called నరిఙ‌ 'naringa'. The Sanskrit word was borrowed into European languages through Persian نارنگ nārang, Armenian նարինջ nārinj, Arabic نارنج nāranj, (Spanish naranja and Portuguese laranja), Late Latin arangia, Italian arancia or arancio, and Old French orenge, in chronological order. The first appearance in English dates from the 14th century. The forms starting with n- are older, and this initial n- may have been mistaken as part of the indefinite article, in languages with articles ending with an -n sound (e.g., in French une norenge may have been taken as une orenge), a process called juncture loss. The name of the colour is derived from the fruit, first appearing in this sense in 1542.

Some languages have different words for the bitter and the sweet orange, such as Modern Greek nerantzi and portokali, respectively. Or in Persian, the words are narang and porteghal (Portugal), in the same order. The reason is that the sweet orange was brought from China or India to Europe during the 15th century by the Portuguese. For the same reason, some languages refer to it as Applesin (or variants), which means "Apple from China,"as does Puerto Ricans, calling it "una China" for the fruit or "jugo de china" for orange juice, while the bitter orange was introduced through Persia.

Several slavic languages use the variants pomaranč (Slovak), pomeranč (Czech), pomaranča (Slovene), pomarańcza (Polish) from old French pomme d’orenge.[11]

[edit] Juice and other products

Oranges are widely grown in warm climates worldwide, and the flavours of oranges vary from sweet to sour. The fruit is commonly peeled and eaten fresh, or squeezed for its juice. It has a thick bitter rind that is usually discarded, but can be processed into animal feed by removing water, using pressure and heat. It is also used in certain recipes as flavouring or a garnish. The outer-most layer of the rind can be grated or thinly veneered with a tool called a zester, to produce orange zest. Zest is popular in cooking because it contains the oil glands and has a strong flavour similar to the fleshy inner part of the orange. The white part of the rind, called the pericarp or albedo and including the pith, is a source of pectin and has nearly the same amount of vitamin C as the flesh.
[edit] Products made from oranges

* Orange juice is one of the commodities traded on the New York Board of Trade. Brazil is the largest producer of orange juice in the world, followed by the USA. It is made by squeezing the fruit on a special instrument called a "juicer" or a "squeezer." The juice is collected in a small tray underneath. This is mainly done in the home, and in industry is done on a much larger scale.
* Frozen orange juice concentrate is made from freshly squeezed and filtered orange juice.[12]
* Sweet orange oil is a by-product of the juice industry produced by pressing the peel. It is used as a flavouring of food and drink and for its fragrance in perfume and aromatherapy. Sweet orange oil consists of about 90% d-Limonene, a solvent used in various household chemicals, such as to condition wooden furniture, and along with other citrus oils in grease removal and as a hand-cleansing agent. It is an efficient cleaning agent which is promoted as being environmentally friendly and preferable to petroleum distillates. However, d-Limonene is classified from slightly toxic to humans[13] to very toxic to marine life[14] in different countries. Its smell is considered more pleasant by some than those of other cleaning agents. Although once thought to cause renal cancer in rats, limonene now is known as a significant chemopreventive agent[15] with potential value as a dietary anti-cancer tool in humans.[16] There is no evidence for carcinogenicity or genotoxicity in humans. The IARC classifies d-limonene under Class 3: not classifiable as to its carcinogenicity to humans.[citation needed]
* The orange blossom, which is the state flower of Florida, is highly fragrant and traditionally associated with good fortune. It has long been popular in bridal bouquets and head wreaths for weddings.
* Orange blossom essence is an important component in the making of perfume.
* The petals of orange blossom can also be made into a delicately citrus-scented version of rosewater; orange blossom water (aka orange flower water) is a common part of both French and Middle Eastern cuisines, most often as an ingredient in desserts and baked goods.
* In the United States, orange flower water is used to make orange blossom scones and marshmallows.
* The orange blossom gives its touristic nickname to the Costa del Azahar ("Orange-blossom coast"), the Castellon seaboard.
* In Spain, fallen blossoms are dried and then used to make tea.
* Orange blossom honey, or actually citrus honey, is produced by putting beehives in the citrus groves during bloom, which also pollinates seeded citrus varieties. Orange blossom honey is highly prized, and tastes much like orange.
* Marmalade, a conserve usually made with Seville oranges. All parts of the orange are used to make marmalade: the pith and pips are separated, and typically placed in a muslin bag where they are boiled in the juice (and sliced peel) to extract their pectin, aiding the setting process.
* Orange peel is used by gardeners as a slug repellent.
* Orange leaves can be boiled to make tea.
* Orange wood sticks (also spelt orangewood) are used as cuticle pushers in manicures and pedicures, and as spudgers for manipulating slender electronic wires
* Orange twigs and other pieces of the wood of the orange tree are often used by Floridians as an additive to charcoal grilling for smoking much as mesquite, oak, pecan and hickory are used in other parts of the American South


Footnotes

1. ^ "Citrus sinensis information from NPGS/GRIN". www.ars-grin.gov. http://www.ars-grin.gov/cgi-bin/npgs/html/taxon.pl?10782. Retrieved 2008-03-17.
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5. ^ Pitsenberger, Trey (November 29, 2005). "Parent Navel Orange Tree in Riverside, CA". The Blogging Nurseryman. http://thegoldengecko.com/blog/?p=34. Retrieved 2009-04-16. [self-published source?]
6. ^ FAO Statistics Statistics for 2005. Retrieved on 2009-06-19.
7. ^ "How Cold Can Water Get?". NEWTON BBS. Argonne National Laboratory. 2002-09-08. http://www.newton.dep.anl.gov/askasci/gen01/gen01243.htm. Retrieved 2009-04-16.
8. ^ a b c Canadian Produce Marketing Association > Home Storage Guide for Fresh Fruits & Vegetables Retrieved August 2010
9. ^ "Orange". Reference.com. 2008. http://dictionary.reference.com/browse/orange. Retrieved 2008-01-31.
10. ^ Katzer, Gernot (1999-02-03). "Orange (Citrus sinensis [L. Osbeck)"]. University of Graz. http://www.uni-graz.at/~katzer/engl/Citr_sin.html. Retrieved 2009-10-16. [self-published source?]
11. ^ Hoad, T. F. (1996). "orange". The Concise Oxford Dictionary of English Etymology. HighBeam Research. http://www.encyclopedia.com/doc/1O27-orange.html. Retrieved May 19, 2010.
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[edit] References

* McPhee, John. Oranges (1966) - focuses on Florida groves.
* Sackman, Douglas Cazaux. Orange Empire: California and the Fruits of Eden (2005) comprehensive, multidimensional history of citrus industry in California
* Train, John. Oranges (2006)



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Naranjas_-_Oranges.jpg


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Citrus_sinensis_CloseupFlowerSolanadelPino.jpg


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MessaggioOggetto: Re: Arancio - Frutto prediletto dagli elefanti   Dom 14 Nov 2010 - 15:49

Ed ora vediamo insieme le varie curiosità che accompagnano questo bellissimo albero...

Il nome dell'arancio è di origine araba che significa "frutto prediletto dagli elefanti".

Dell'arancio esiste anche una varietà molto rara, chiamata: Citrus aurantium bizzarria (in questo link troverete le specifiche grazie a wikipedia), pensate che si tratta di una vera chimera perchè è in grado di produrre contemporaneamente sia frutti di arancio amaro che di limone cedrato...oppure frutti che presentano entrambi gli aspetti disposti in modo irregolare.


Citrus aurantium bizzarria
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Arancio_Bizzarria.jpg


Citrus aurantium bizzarria, disegno di A.Poiteau (1811), acquarellato da D.Del Pino nel 1821
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Bizzarria.jpg

Simbolo di fertilità, in Vietnam c'è l'usanza di regalare arance agli sposi.

In Cina per chiedere in sposa una donna il pretendente le regalava arance.

Simbolo di purezza, simbolicamente usato per spegnere l'eccessivo attaccamento alle passioni terrene e la libidine fine a se stessa e non volta a procreare, per quest'ultimo scopo si usa cingere la fronte delle giovani sposine con una coroncina fatta di fiori d'arancio.

Il colore stesso arancio simboleggia l'eternità del matrimonio, inoltre simboleggia il giusto equilibrio tra l'amore carnale e quello spirituale.

Secondo alcuni racconti si dice che il velo da sposa di Elena di Troia era di color arancio come lo erano le tuniche delle Muse.

Tra gli usi magici ecco un talismano per favorire le entrate di denaro e benessere:

Si conficcano 7 chiodi di garofano in un'arancia che si dovrà appendere sopra la porta di casa con un nastro dorato.


Ha proprietà snellenti, diuretiche, digestive, espettoranti, energetiche.

In presenza di troppi liquidi gli estratti dell'arancio drenano l'eccesso, nel caso dell'adipe ad esempio svolge un'azione bruciagrassi.

Ottimo antiossidante, usato anche per le sue proprietà calmanti in caso di stress, insonnia e paura.


Bibliografia:

Il grande libro delle piante magiche di Laura Rangoni Ed. Xenia
Corso Pratico di Erboristeria Ed. Riza


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