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 Wōdanaz - Wōđinaz

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MessaggioOggetto: Wōdanaz - Wōđinaz   Mar 16 Nov 2010 - 9:32

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/W%C5%8Ddanaz#Tratti_sciamanici

Wōdanaz
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.



Immagine del VII secolo raffigurante Odino su un elmo ritrovato in Uppland
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Odin_Vendel_helmet.jpg


*Wōđanaz, noto anche come *Wōđinaz, è la forma ricostruita dal proto-germanico del nome di un dio del paganesimo germanico, noto come Óðinn nella mitologia norrena, Wōden in antico inglese, Wodan o Wotan in Alto tedesco antico e Godan in lingua longobarda. È in tutto simile al dio germanico identificato come Mercurio dagli storici romani e, probabilmente, citato da Tacito come regnator omnium deus.

Si crede che Odino abbia guadagnato importanza durante il periodo delle migrazioni, e secondo alcuni autori prese gradatamente il posto di Týr alla testa del pantheon delle culture germaniche occidentali e settentrionali. Questa ipotesi si scontrerebbe con l'associazione fatta da Tacito secondo cui il regnator omnium deus sarebbe stato lo stesso Wōdanaz, visto che questa idea è molto precedente nel tempo.

La teoria secondo cui Odino prese il posto di Tyr si trova anche alla base di due identificazioni tra loro in conflitto. L'originale importanza di Tyr (dal proto-germanico *Tîwaz) nasce con la teoria secondo cui sarebbe stato una nuova versione della divinità suprema di molte fedi indoeuropee: Zeus, Giove, Dyeus. Non esistono però prove che sostengano l'ipotesi secondo cui Tyr abbia avuto la stessa importanza che aveva Odino nelle regioni in cui era conosciuto, con il nome di Odino o di Wōdanaz.

Testimonianze sull'esistenza del dio sono sparse in un'area molto vasta, sia in senso cronologico che geografico. Più di un millennio separa i primi scritti romani ed i reperti archeologici che coprono il periodo compreso tra l'inizio dell'Era volgare e l'Odino descritto nell'Edda in prosa e nell'Edda poetica del tardo medioevo.

Wōdanaz viene associato con la poesia, il suo nome viene associato al concetto di *wōþuz, "furor poeticus" (furia poetica), ed è quindi considerato il dio dei poeti e dei veggenti. È un dio guaritore in grado di cambiare forma, dio dei maghi. Viene associato anche con la caccia selvaggia dei morti, e quindi è anche una divinità dell'oltretomba. Viene considerato anche dio della guerra e portatore di vittorie.

Riassumendo la situazione cronologica si può dire che:

* Periodo proto-germanico, dal II secolo a.C. al II secolo d.C.: *Wodanaz e "Mercurio Germanico";
* Periodo delle migrazioni, dal III al VII secolo: Woden, Wodan ed il proto-norreno *Wodinaz; prime registrazioni del nome Wodan databili al VI secolo ed alle missioni in Irlanda e Scozia;
* Era vichinga, dall'VIII al XII secolo: scandinavo Óðinn;
* Dal Medioevo (XIII secolo) al 1800: folklore germanico (caccia selvaggia);
* Periodo moderno, dal 1800 ad oggi: Revival vichingo romanticista, ricostruzionismo neopagano e riferimenti nella cultura popolare.

Indice
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* 1 Etimologia
* 2 Odino e Mercurio
* 3 Paralleli celtici
* 4 Tratti sciamanici
* 5 Culto
* 6 Periodo delle migrazioni
* 7 Era vichinga
* 8 Periodo medievale
* 9 Rinascita del mito
* 10 Note
* 11 Bibliografia
* 12 Collegamenti esterni

Etimologia [modifica]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Óðr.

Le forme attestate del teonimo sono tradizionalmente derivate dal proto-germanico *Wōđanaz[1] (in antico norreno la parola iniziale *w- viene tolta prima delle vocali arrotondate, così il nome diventa Óðinn). Adamo da Brema fornisce un'etimologia del dio venerato dai pagani scandinavi dell'XI secolo come "Wodan id est furor" ("Wodan, che significa 'furia'"). Un'antica alternativa etimologica, a cui hanno aderito numerosi antichi studiosi tra cui Agrippa di Nettesheim nel suo Libri tres de occulta philosophia, è di usare la radice del termine Dio stesso, dalla forma proto-germanica *ǥuđ-. Attualmente questa ipotesi non è più sostenibile secondo gli accademici moderni, eccetto che per il nome longobardo Godan, che potrebbe essere fatto risalire a *ǥuđanaz (vedi anche goði, gautr, Dio).

A questo punto si potrebbe sottolineare il fatto che l'antico norreno possiede due termini differenti per dire óðr, uno come aggettivo e l'altro come sostantivo. L'aggettivo significa "matto, sfrenato, furioso, violento",[2] e deriva dall'antico inglese wōd.[3] Il sostantivo invece significa "mente, intelligenza, anima, senso" e "canzone, poesia",[4] e deriva dall'antico inglese wōþ. Per di più, óð- significa "ferocemente energetico" (ad esempio óð-málugr significa "parlare violentemente, eccitato").

Entrambi i termini in antico norreno derivano dal proto-germanico *wōþuz[5], evolvendo dal pre-germanico *wātus.[6] Altri due termini derivati sono il proto-celtico *wātus "poesia divina" (ancora presente nell'irlandese fáith "poeta" e nel gallese gwawd "poesia") ed il latino vātes "profeta, veggente" (possibile derivazione del proto-celtico *wātis o del gallico ουατεις). Un possibile, ma incerto, termine derivato sarebbe il sanscrito api-vat- "eccitare, svegliare" (RV 1.128.2). Il significato proto-indoeuropeo della radice è comunque ricostruito come relativo all'eccitazione spirituale. La suddivisione semantica proto-norrena si riflette nella testimonianza di Adamo da Brema dell'interpretazione del termine come "furia" piuttosto che come "poesia" o simili.

Meid[7] ipotizzò il proto-germanico *-na- come suffisso per esprimere "Sua Eccellenza" ("Herrschersuffix"), in vista di parole quali il nome di Odino Herjann "signore degli eserciti", drótinn "signore degli uomini" e þjóðann "signore della nazione", che risulterebbe in una traduzione letterale di "signore dell'energia spirituale", "signore della poesia" o simili. E' sufficiente, comunque, e più comune, considerare un significato più generico per il suffisso nel senso di pertinenza o possesso, ereditato dal proto-indoeuropeo *-no-, per ottenere all'incirca lo stesso significato.

Rübekeil (2003:29)[8] pone l'accento sulle varianti del suffisso *-ina- (in Óðinn) piuttosto che *-ana- (in Woden, Wotan). Questa variante, se considerata in generale, viene respinta dai primi studiosi come "apofonia del suffisso". Esistono indicazioni oltre all'antico norreno di un suffisso *-ina-: l'inglese Wednesday (invece di *Wodnesday) attraverso la metafonesi diventa *wōđina-. Rübekeil conclude che l'originale forma proto-germanica del nome fosse *Wōđinaz, conducendo quindi all'antico norreno Óðinn e ad un non dimostrato anglosassone *Wēden, e che le forme attestate del germanico occidentale sono paretimologie "clericali" medievali, formatesi tramite l'impressione di sincronia con il termine usato per "furia".

La forma pre-proto-germanica del nome sarebbe quindi stata *Wātinos. Rübekeil suggerisce che si tratti di un termine preso in prestito dal proto-celtico per riferirsi al dio dei *wātis, i sacerdoti celtici preveggenti, cosicché il significato originale del nome potrebbe essere "lui [il dio/signore] dei Vati" (p. 33), che poi si è provato ad identificare con Lugus (p. 40).

Odino e Mercurio [modifica]

Si conosce meno circa il ruolo di Odino quale curatore dei morti nelle tribù germaniche meridionali. Lo storico romano Tacito si riferisce probabilmente ad Odino quando parla di Mercurio. Il motivo è che, come Mercurio, Odino era considerato psicopompo, "il padrone delle anime".

Giulio Cesare definisce Mercurio il "deum maxime" dei Galli nel De bello Gallico[9]

Paulus Diaconus (o Paolo Diacono), scrittore del tardo VIII secolo, dice che Odino (Guodan) era il capo degli dei Longobardi e, come precedenti fonti meridionali, identifica Odino con Mercurio.[10] A causa della sua identificazione, Paolo aggiunge che il dio Guodan, "nonostante sia esistito [tra i popoli germanici], non lo fu in questo periodo, ma molto prima, e non in Germania, ma in Grecia" dove il dio nacque. Anche Robert Wace identifica Wotan con Mercurio. Abraham Viktor Rydberg, nella sua opera sulla mitologia teutonica, traccia numerosi paralleli tra Odino e Mercurio, come ad esempio il fatto che entrambi fossero responsabili di aver donato la poesia ai mortali.

In modo simile Ammiano Marcellino si riferisce ad Odino e Thor nella sua storia del tardo Impero romano come a Mercurio e Marte, nonostante un'associazione diretta non venga fatta. Questa cosa sottolinea un particolare problema che coinvolge le antiche fonti greche e romane. Gli storici di queste due culture, in ogni tempo, credevano che le divinità delle culture straniere fossero le loro stesse divinità adorate con nomi differenti (vedi Interpretatio graeca). Un esempio può essere trovato nell'associazione fatta da Erodoto tra un dio egizio con testa di ariete (molto probabilmente Amon) con Zeus. In seguito, gli storici medievali seguirono l'antica tradizione aggiungendo altre associazioni. Non esistono comunque prove storiche che possano suggerire che questi collegamenti siano validi, e quindi non devono essere considerati fatti storici.

Paralleli celtici [modifica]

Spesso sono stati fatti paralleli tra Odino e Lugus: entrambi sono dei intellettuali, comandano magia e poesia. Entrambi hanno corvi ed una lancia come simboli, ed entrambi hanno un occhio solo. Giulio Cesare[9] cita Mercurio come dio capo della religione celtica. Molte delle nostre fonti riguardanti il Lugus celtico sono in celtico insulare, mentre quelle che parlano del Lugus gallico sono rare, nonostante la sua importanza sia manifestata dai numerosi toponimi che ne contengono il termine (Lugdunum, ecc.). Lucano cita tre dei celtici: Toutatis, Esus e Taranis. Toutatis viene identificato con Marte o Mercurio, e riceve come sacrifici umani prigionieri affogati e guerrieri caduti in battaglia. Anche Esus viene identificato con Mercurio ma anche con Marte, ed accetta come sacrifici umani i prigionieri impiccati agli alberi e smembrati. Taranis viene associato a Giove quale signore della guerra e dio del cielo. I sacrifici umani a Taranis vengono fatti bruciando i prigionieri in botti di legno. Lugus non viene citato per nulla da Lucano. L'ipotesi di Rübekeil (2003:38), in vista della sua idea circa l'origine celtica del dio germanico, è che il termine Lugus si riferisce alla trinità Toutatis-Esus-Taranis considerata come un dio singolo.

Un riflesso etimologico del Lugus celtico si trova probabilmente in Loki (un dio germanico descritto come "Ipostasi di Odino" da Folke Ström). Un ottimo esempio di diffusione di rituali celtici tra i germani è rappresentato dalle tribù come quella dei Catti, che abitò il confine tra Celti e Germani in Assia poco prima dell'anno zero (i Catti sono tradizionalmente considerati una tribù germanica, ma molti loro capi e gli insediamenti hanno nomi celtici). Bisogna ricordare che Odino, nella sua forma proto-germanica, non era un dio capo, ma che si limitò a rimpiazzare gradatamente Týr durante il periodo delle invasioni barbariche.

Tratti sciamanici [modifica]

La dea Freyja viene descritta come adepta dei misteri del Seiðr (sciamanesimo), una völva, e si dice che fu lei ad iniziare Odino ai suoi misteri. Nel Lokasenna, Loki abusò verbalmente di Odino che stava praticando la Seiðr, accusandolo di professare un'arte non virile. Una giustificazione può essere trovata nella Saga degli Ynglingar, in cui Snorri dice che chi pratica il Seiðr viene considerato effeminato.

Odino era un cercatore compulsivo di saggezza, consumato dalla sua passione per la conoscenza al punto di sacrificare uno dei suoi occhi (quale dei due non è chiaro) a Mímir in cambio della possibilità di bere le acque della saggezza del suo pozzo.

Alcune formule sacre germaniche, note come "Merseburger Zaubersprüche" vennero scritte nell'800, e sono sopravvissute fino ai giorni nostri. Una (la seconda delle due) descrive Wodan nel ruolo di guaritore:
(NON)
« Phol ende UUodan vuorun zi holza.

du uuart demo Balderes volon sin vuoz birenkit
thu biguel en Sinhtgunt, Sunna era suister;
thu biguol en Friia, Volla era suister
thu biguol en Uuodan, so he uuola conda
sose benrenki, sose bluotrenki
sose lidirenki: ben zi bena
bluot zi bluoda, lid zi geliden
sôse gelîmida sin! »
(IT)
« Baldr (Balder) e Wodan stavano cavalcando nella foresta

il puledro di Balder si slogò una zampa
Sinhtgunt, sorella di Sunna (Sol), tentò di curarlo con la magia
Frige, sorella di Fulla, tentò di curarlo con la magia
venne incantato da Wodan, come ben sapeva fare:
sia un problema d'osso, sia un problema di sangue
sia un problema di muscoli, osso per osso
sangue per sangue, muscolo per muscolo
come se fossero incollati! »

Inoltre la creazione delle rune viene attribuita ad Odino, e il tutto è descritto nel Rúnatal, una sezione dell'Hávamál. Si impiccò all'albero chiamato Yggdrasill mentre veniva trafitto dalla propria lancia per poter acquisire conoscenza. Rimase in questa posizione per nove giorni e nove notti, numero significativo nella pratica magica norrena (esistevano, ad esempio, nove regni di esistenza), per imparare nove (in seguito diciotto) canzoni magiche e diciotto rune magiche. L'obbiettivo di questo strano rituale, un dio che si sacrifica a se stesso perché non c'era niente di più elevato a cui sacrificarsi, era apparentemente dovuto alla necessità di ottenere percezioni mistiche attraverso la mortificazione della carne.

Alcuni studiosi vedono questa scena come influenzata dalla storia della crocifissione di Gesù; mentre altri notano le somiglianze con la storia dell'illuminazione di Gautama Buddha. In ogni caso è influenzata dallo sciamanesimo, in cui è ricorrente nella simbologia l'immagine di uno sciamano che scala l'"albero della vita" per raggiungere la conoscenza. Sappiamo che l'uso degli alberi nei sacrifici, umani o no, agli dei fosse comune, a volte comprendendo anche il fatto di essere trafitti da lance. Inoltre uno dei nomi di Odino è Ygg, ed il nome norreno del Frassino del Mondo (Yggdrasill) significa "cavallo di Ygg (Odino)". Un altro nome di Odino è Hangatýr, dio degli impiccati.

Il desiderio di Odino di raggiungere la conoscenza può anche essere visto nel suo lavoro di contadino per un'estate, per conto di Baugi, al fine di ottenere il dono della poesia.


Merseburger Zaubersprüche - Merseburger Domstiftsbibliothek, Codice 136, f. 85r, X secolo
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Merseburger_Zauberspr%C3%BCche.jpg

Culto [modifica]

I dettagli riguardanti la religione germanica del periodo delle migrazioni sono lacunosi, ricostruiti grazie agli artefatti, composti da frammentarie fonti contemporanee, da testimonianze successive, da leggende medievali e toponimi. Era normale, soprattutto tra i Cimbri, sacrificare un prigioniero ad Odino prima o dopo una battaglia.

Secondo Jonas Bobiensis, il missionario irlandese del VI secolo Colombano di Bobbio avrebbe interrotto un sacrificio di birra a Wuodan (Deo suo Vodano nomine) a Bregenz, Alemannia. Wuodan era il dio capo degli Alemanni, ed il suo nome appare nell'iscrizione runica che orna la fibula di Nordendorf.

Il culto pagano scomparve con la cristianizzazione, tra il VI e l'VIII secolo in Inghilterra ed in Germania, resistendo fino all'XI e XII secolo in Islanda ed in Scandinavia. Residui del culto sono stati tramandati fino ai giorni nostri sotto forma di folklore (vedi Cristianizzazione dei Germani).

È stato ipotizzato che l'uccisione di un combattente in battaglia fosse un sacrificio ad Odino. L'incostanza di Odino in battaglia è ben documentata e, nel Lokasenna, Loki deride Odino per la sua inconsistenza.

Adamo da Brema, nel XII secolo, racconta che ogni nove anni le persone si radunavano da tutta la Svezia per fare sacrifici presso il Tempio di Uppsala. Gli schiavi maschi, e maschi di ogni specie animale, venivano sacrificati tramite impiccagione ai rami degli alberi. Dal momento che gli svedesi avevano la capacità di eleggere un re ma anche di deporlo, le saghe dicono che sia re Domalde che re Olof Trätälja vennero sacrificati ad Odino dopo anni di carestia. A volte i sacrifici venivano fatti per risolvere alcune particolari circostanze. Un perfetto esempio è il sacrificio di re Víkar, descritto nella Saga di Gautrekr e nelle opere di Saxo Grammaticus sullo stesso evento. I marinai di una flotta che stava per affondare decisero di fare molti sacrifici ad Odino per calmare i venti. Lo stesso re venne sacrificato. I sacrifici si concentravano probabilmente all'inizio dell'estate, dal momento che la Saga degli Ynglingar dice che una delle più grandi feste del calendario cade at sumri, þat var sigrblót "in estate, per la vittoria".
Periodo delle migrazioni [modifica]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Woden.

le tribù anglosassoni portarono il loro culto in Inghilterra attorno al V o VI secolo, e lo proseguirono finché non vennero convertiti al cristianesimo nell'VIII secolo. I re anglosassoni sostenevano una discendenza diretta da Woden. Secondo la cronaca anglosassone e l'Historia Brittonum, Woden aveva per figli Wecta, Baeldaeg, Casere e Wihtlaeg, che a loro volta erano antenati delle case reali dell'Eptarchia anglosassone. Le altre manifestazioni di Woden in Inghilterra sono limitate ad alcuni toponimi ed a poche citazioni letterarie nel poema in antico inglese Maxims I (linea 132) e nel cosiddetto Nine Herbs Charm (linea 32).

Il Godan longobardo appare nell'Origo gentis Langobardorum del VII secolo. Secondo la leggenda descritta, la moglie di Godan, Frea, aiutò i Longobardi, a quel tempo chiamati ancora Winnili, e convinse Godan ad aiutarli. Avendo le donne dei Winnili portato i capelli davanti alle loro facce, Godan pensò trattarsi di guerrieri con folte barbe, e li chiamò Longobardi, "lunghe barbe".

Era vichinga [modifica]

Lo scandinavo Óðinn nacque dal proto-norreno *Wōdin durante il periodo delle migrazioni, i reperti di Vendel (bratteati, pietre dipinte) mostrano antiche scene che possono essere associate ai testi mitologici norreni dell'Alto medioevo. Il contesto del nuovo gruppo emergente del periodo è rispecchiato dalle storie di Snorri Sturluson riguardo agli indigeni Vanir rimpiazzati dagli Æsir arrivati dal continente.[11]

Secondo la Edda in prosa, Odino era figlio di Bestla e Borr, e fratello di Vé e Víli insieme con i quali abbatté il gigante del ghiaccio Ymir creando il mondo a partire dal suo corpo.

I simboli associati ad Odino sono Sleipnir, un cavallo ad otto zampe, e le numerose teste di Mímir, in grado di predire il futuro. Utilizzò le valchirie per radunare le anime dei guerrieri caduti in battaglia (gli Einherjar), essendo necessarie per combattere per lui nella battaglia di Ragnarök. Esse portarono le anime dei guerrieri nel Valhalla (la sala dei caduti), residenza di Odino nell'Ásgarðr. Una delle valchirie, Brunilde, fu esclusa dal suo servizio ma, mosso a compassione, Odino la pose in una sala circondata da un cerchio di fuoco per assicurarsi che solo uomini coraggiosi la potessero raggiungere per chiederne la mano. Venne poi salvata da Sigfrido. Höðr, un dio cieco che aveva accidentalmente ucciso il fratello, Baldr, venne ucciso da un altro dei figli di Odino, Váli, la cui madre era Rindr, una gigantessa che lo portò in grembo finché non fu pienamente sviluppato, giurando di non lavarsi prima di essersi vendicato di Höðr.

Secondo l'Hávamál dell'Edda, Odino era anche il creatore dell'alfabeto runico. È possibile che le leggende e le genealogie che citano Odino abbiano avuto un'origine reale, un capo germanico preistorico che fu in seguito deificato, ma questo è impossibile da provare o smentire.
Periodo medievale [modifica]

Come dio capo del pantheon germanico, Odino ricevette particolari attenzioni dai primi missionari. Ad esempio, il suo giorno è il solo ad essere stato rinominato in lingua tedesca da "giorno di Woden" al più neutrale Mittwoch ("mezza-settimana"). Il nome del suo giorno è ancora esistente nell'inglese Wednesday (Woden's day) nel norvegese, danese e svedese onsdag e nell'olandese woensdag. Altri dei non erano abbastanza importanti per la propaganda: Tuesday da "Týr's day" (martedì) e Friday da "Freyja's day" (venerdì) rimasero intatti in tutte le lingue germaniche tranne l'islandese. Si crede che "giorno di Woden" sia stato tradotto nel latino Dies Mercurii, che poi è diventato l'italiano "mercoledì" ed il francese mercredi, a causa del collegamento tra i due dei fatto da Tacito.

Secondo molti tedeschi, l'arcangelo Michele prese il posto di Wotan, e per questo si trovano molte cappelle di montagna dedicate all'arcangelo, anche se Wotan rimase presente come sorta di demone che guida la caccia selvaggia. Ad esempio nel folklore svizzero si trova la Wuotis Heer. In alcune regioni anche questo mito si modificò, per cui il ruolo di comandare la caccia spettò a Carlo Magno piuttosto che ad Odino.

Nell'Inghilterra anglosassone Woden veniva più spesso evemerizzato che demonizzato. Nell'Historia ecclesiastica gentis Anglorum di Beda e nella Cronaca anglosassone, Woden appare come un dio perfettamente terreno, diviso da Hengest del Kent da sole quattro generazioni, nonostante fino alla conquista normanna dell'Inghilterra, e anche dopo, sia rimasta l'idea che si trattasse una persona reale scambiata per un dio.

Snorri Sturluson, nei suoi scritti, riguardo all'Edda, sottolinea le prove di un clima di tolleranza religiosa nell'Islanda medievale, ma si sente anche obbligato a dare un resoconto razionale degli Aesir nella prefazione. In questo scenario Snorri ipotizza che Odino ed i suoi pari fossero originariamente dei profughi in fuga da Troia, creando una derivazione etimologica di Aesir da Asia. Alcuni studiosi credono che la versione di Snorri di mitologia norrena sia un tentativo di modificare una tradizione sciamanica per farla sembrare una variante della mitologia greca. In ogni caso le opere di Snorri (in particolare l'Heimskringla) tentano di mantenere una neutralità essenzialmente scolastica. Che Snorri avesse ragione è una delle ultime teorie archeo-antropologiche di Thor Heyerdahl.
Rinascita del mito [modifica]

Con il revival vichingo romanticista della prima metà del XIX secolo, la popolarità di Odino è cresciuta di nuovo. Wotan è un personaggio dominante in L'anello del Nibelungo di Richard Wagner, scritto tra il 1848 ed il 1874.

Il suo nome fornisce la radice per la concezione del XIX secolo nota come Forza Odica, un'ipotetica energia vitale che permea tutti gli esseri viventi.

Odino, insieme ad altri dei e dee norreni, viene adorato dai pagani germanici ricostruzionisti (vedi Odinismo e Wotanismo). L'Ásatrú, "fede negli Æsir", è una religione ufficiale riconosciuta in Islanda, Danimarca, Norvegia, Svezia e Spagna.

Ad Odino si fa spesso riferimento nella cultura popolare.
Note [modifica]

1. ^ Jan de Vries, Altnordisches Etymologisches Wörterbuch. Seconda edizione (1963)
2. ^ Richard Cleasby e Guðbrandur Vigfússon, An Icelandic-English Dictionary. (1874); Versione online, Altra versione online
3. ^ T. Northcote Toller, An Anglo-Saxon dictionary, based on the manuscript collections of the late Joseph Bosworth, e Old English Made Easy
4. ^ Cleasby-Vigfusson
5. ^ Toller, e Old English Made Easy. L'ortografia del tardo antico inglese non ha grandi differenze tra 'þ' e 'ð'. Non si confondono però con 'd'
6. ^ Julius Pokorny, Indogermanisches Etymologisches Wörterbuch
7. ^ Meid, Wolfgang, Beiträge zur Namenforschung 8, (1957)
8. ^ Rübekeil, Ludwig. Wodan und andere forschungsgeschichtliche Leichen: exhumiert, Beiträge zur Namenforschung 38 (2003), 25–42
9. ^ a b De bello Gallico, 6.17.1
10. ^ Storia dei Longobardi, I:9
11. ^ Vanir ed Æsir

Bibliografia [modifica]

* Jacob Grimm, Teutonic Mythology (cap. 7)
* Kershaw, Kris. "The One-eyed God: Odin and the (Indo-)Germanic Männerbünde", JIES Monograph No. 36, Washington D.C. (2000), ISBN 0-941694-74-7
* Starkey, Kathryn. "Imagining an early Odin. Gold bracteates as visual evidence?", Scandinavian studies, Journal of the Society for the Advancement of Scandinavian Study 71-4 (1999), 373–392


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/W%C5%8Ddanaz

Wōdanaz
From Wikipedia, the free encyclopedia

*Wōđanaz or *Wōđinaz is the reconstructed[1] Proto-Germanic name of a god of Germanic paganism, known as Óðinn in Norse mythology, Wōden in Old English, Wodan or Wotan in Old High German and Godan in Lombardic. He is in all likelihood identical with the Germanic god identified by Roman writers as Mercury and possibly with Tacitus' regnator omnium deus.

Wodanaz may have risen to prominence during the Roman Iron Age, perhaps gradually displacing a hypothetical Tîwaz (later Tyr) as a major deity in West and North Germanic cultures.

Testimonies of the god are scattered over a wide range, both temporally and geographically. More than a millennium separates the earliest Roman accounts and archaeological evidence from the beginning of the Common Era from the Odin of the Edda and later medieval folklore.

Wōdanaz is associated with poetic or mantic qualities, his name being connected with the concept of *wōþuz, "furor poeticus" (poetic fury), and is thus the god of poets and seers. He is a shapechanger and healer, and thus a god of magicians and leeches. He is associated with the Wild Hunt of dead, and thus a death deity. He is also a god of war and bringer of victory.

The time periods distinguished in this article are

* Proto-Germanic period, ca. 2nd century BC to 2nd century AD: *Wodanaz and "Germanic Mercury";
* Migration Period, ca. 3rd to 7th centuries: Woden, Wodan and Proto-Norse *Wodinaz; the earliest records of the name Wodan date to the 6th century Hiberno-Scottish mission;
* Viking Age, ca. 8th to 12th centuries: Scandinavian Óðinn;
* Medieval to Early Modern periods, ca. 13th to 18th centuries: Germanic folklore (Wild Hunt);
* Modern period, ca. 1800 to present: Romanticist Viking revival, Neopagan reconstructions and references in popular culture.

Contents
[hide]

* 1 Etymology
* 2 Odin and Mercury
* 3 Celtic parallels
* 4 Shamanic traits
* 5 Worship
* 6 Migration period
* 7 Viking Age
* 8 Medieval reception
* 9 Revivals
* 10 Notes
* 11 Literature
* 12 See also
* 13 External links
* 14 References

[edit] Etymology
Further information: Óðr and Vili and Vé

The attested forms of the theonym are traditionally derived from Proto-Germanic *Wōđanaz[2] (in Old Norse word-initial *w- was dropped before rounded vowels and so the name became Óðinn). Adam von Bremen etymologizes the god worshipped by the 11th-century Scandinavian pagans as "Wodan id est furor" ("Wodan, which means 'fury'"). An obsolete alternative etymology, which has been adhered to by many early writers including Heinrich Cornelius Agrippa in his Libri tres de occulta philosophia, is to give it the same root as the word god itself, from its Proto-Germanic form *ǥuđ-. This is not tenable today according to most modern academics, except for the Lombardic name Godan, which may go back to *ǥuđanaz (see also goði, gaut, god).

It should be noted at this point that Old Norse had two different words spelled óðr, one an adjective and the other a noun. The adjective means "mad, frantic, furious, violent",[3] and is cognate with Old English wōd.[4] The noun means "mind, wit, soul, sense" and "song, poetry",[5] and is cognate with Old English wōþ. In compounds, óð- means "fiercely energetic" (e.g. óð-málugr "speaking violently, excited").

Both Old Norse words are from Proto-Germanic *wōþuz[6], continuing Pre-Germanic *wātus.[7] Two extra-Germanic cognates are the Proto-Celtic *wātus "mantic poetry" (continued in Irish fáith "poet" and Welsh gwawd "praise-poetry") and the Latin vātes "prophet, seer" (a possible loan from Proto-Celtic *wātis, Gaulish ουατεις). A possible, but uncertain, cognate is Sanskrit api-vat- "to excite, awaken" (RV 1.128.2). The Proto-Indo-European meaning of the root is therefore reconstructed as relating to spiritual excitation. The Old Norse semantic split is reflected in Adam von Bremen's testimony of the synchronic understanding of the name as "fury", rather than "poetry" or similar.

Meid[8] suggested Proto-Germanic *-na- as a suffix expressing lordship ("Herrschersuffix"), in view of words such as Odin's name Herjann "lord of armies", drótinn "lord of men", and þjóðann "lord of the nation", which would result in a direct translation of "lord of spiritual energy", "lord of poetry" or similar. It is sufficient, however, and more common, to assume a more general meaning of pertinence or possession for the suffix, inherited from PIE *-no-, to arrive at roughly the same meaning.

Rübekeil (2003:29)[9] draws attention to the suffix variants *-ina- (in Óðinn) vs. *-ana- (in Woden, Wotan). This variation, if considered at all, was dismissed as "suffix ablaut" by earlier scholars. There are, however, indications from outside Old Norse of a suffix *-ina-: English Wednesday (rather than *Wodnesday) via umlaut goes back to *wōđina-. Rübekeil concludes that the original Proto-Germanic form of the name was *Wōđinaz, yielding Old Norse Óðinn and unattested Anglo-Saxon *Wēden, and that the attested West Germanic forms are early medieval "clerical" folk etymologies, formed under the impression of synchronic association with terms for "fury".

The pre-Proto-Germanic form of the name would then be *Wātinos. Rübekeil suggests that this is a loan from Proto-Celtic into pre-Proto-Germanic, referring to the god of the *wātis, the Celtic priests of mantic prophecy, so that the original meaning of the name would be "he [the god/lord] of the Vates" (p. 33), which he tentatively identifies with Lugus (p. 40).

W. S. W. Anson's 1880 Asgard and the Gods[unreliable source?] surmises that "Wuotan" was originally a fully abstract cosmic force, whose name meant not "fury" originally but etymologically, quite literally, meant "what was pervasive" with the second element, "-an", issuing a meaning that renders it to be construed as signifying a single pervasive principle. According to Anson, wuot- meant " …to force one's way through anything, to conquer all opposition…" and Wuotan solidifying such as "…the all-penetrating, all-conquering Spirit of Nature…". The name Wuotan being related to, in their interpretation "(t)he modern German water, and the English wade". Anson considered those two words to be more "restricted in meaning" than was wuot itself. The less restricted implications so grew as the attribute inherent in the meaning of the name for the god. The suffix "-an" personifying, but not then anthropomorphizing, the prefix element as the absolute definitive instance, and font-head, of anything thus resembling the meaning that such said prefix element 'wuot-' would have had in nature, toward one unique divine origination of that as a general qualification.[1]

[edit] Odin and Mercury

Less is known about the role of Odin as receiver of the dead among the more southern Germanic tribes. The Roman historian Tacitus probably refers to Odin when he talks of Mercury. The reason is that, like Mercury, Odin was regarded as Psychopompos, "the leader of souls".

Julius Caesar states in De Bello Gallico 6.17.1 that for the Gauls the worship of Mercury was the most important, or perhaps most widespread, out of all the gods.

Paulus Diaconus (or Paul the Deacon), writing in the late 8th century, tells that Odin (Guodan) was the chief god of the Langobards and, like earlier southern sources, he identifies Odin with Mercury (History of the Langobards, I:9). Because of this identification, Paulus adds that the god Guodan, "although held to exist [by Germanic peoples], it was not around this time, but long ago, and not in Germania, but in Greece" where the god originated. Wace also identifies Wotan with Mercury. Viktor Rydberg, in his work on Teutonic Mythology, draws a number of other parallels between Odin and Mercury, such as the fact that they were both responsible for bringing poetry to mortals.

Similarly, Ammianus Marcellinus most likely references Odin and Thor in his history of the later Roman Empire as Mercury and Mars, respectively, though a direct association is not made. This, however, underlines a particular problem concerning ancient Greek and Roman sources. Historians from both cultures, during all periods, believed the deities of foreign cultures to merely be their own gods under different names (see interpretatio graeca). Such an example may be found in Herodotus' association of an Egyptian Ram-headed god (most probably Amun) with Zeus. Later, Medieval historians followed the older tradition and likewise made such associations. However, there is no historical evidence to suggest that these are valid connections and as such they should not be taken as historical fact.

[edit] Celtic parallels

Parallels between Odin and Lugus have often been pointed out: both are intellectual gods, commanding magic and poetry and both have ravens and a spear as their attributes. Julius Caesar (de bello Gallico, 6.17.1) mentions Mercury as the chief god of Celtic religion. However, most of our sources concerning Celtic Lugus are Insular Celtic, while sources discussing Gaulish Lugus are rare, although his importance is manifest from the numerous toponyms containing the name (Lugdunum etc.). Lucanus mentions three Celtic gods: Teutates, Esus, and Taranis. Teutates is identified with Mars or Mercury, and he receives as human sacrifices drowned captives and fallen warriors. Esus is also identified with Mercury but also with Mars, and he accepts as human sacrifices prisoners who are hanged on trees and then dismembered. Taranis is identified with Jupiter, as a warlord and a sky god. Human sacrifices to Taranis are made by burning prisoners in wooden casks. Lugus is not mentioned by Lucanus at all. The suggestion of Rübekeil (2003:38), in view of his hypothesis of a Celtic origin of the Germanic god discussed above, is that Lugus refers to the trinity Teutates-Esus-Taranis considered as a single god.

An etymological reflex of Celtic Lugus is possibly found in Loki (a Germanic god described as a "hypostasis of Odin" by Folke Ström). A likely context of the diffusion of elements of Celtic ritual into Germanic culture are tribes such as the Chatti, who lived at the Celtic-Germanic boundary in Hesse during the final centuries BC. (The Chatti are traditionally considered a Germanic tribe, but many of their leaders and their settlements had Celtic names.)

[edit] Shamanic traits

The goddess Freyja is described as an adept of the mysteries of seid (shamanism), a völva, and it is said that it was she who initiated Odin into its mysteries. In Lokasenna, Loki verbally abuses Odin for practising seid, condemning it as an unmanly art. A justification for this may be found in the Ynglinga saga where Snorri opines that in following the practice of seid, the practitioner was rendered unmanly. Another explanation is that its manipulative aspects ran counter to the male ideal of forthright, open behaviour.

Odin was a compulsive seeker of wisdom, consumed by his passion for knowledge, to the extent that he sacrificed one of his eyes (which one this was is unclear) to Mímir, in exchange for a drink from the waters of wisdom in Mímir's well.

Some German sacred formulae, known as the "Merseburger Zaubersprüche" ("Merseburg Charms") were written down in c AD 800 and survived to the present time. One (this is the second of the two) describes Wodan in the role of a healer:

Original:
Phol ende UUodan vuorun zi holza.
du uuart demo Balderes volon sin vuoz birenkit
thu biguel en Sinhtgunt, Sunna era suister;
thu biguol en Friia, Volla era suister
thu biguol en Uuodan, so he uuola conda
sose benrenki, sose bluotrenki
sose lidirenki: ben zi bena
bluot zi bluoda, lid zi geliden
sôse gelîmida sin!



English translation:
Phol (Balder) and Wodan were riding in the forest
Balder's foal dislocated its foot
Sinhtgunt, sister of Sunna (Sol), tried to cure it by magic
Frige, sister of Fulla, tried to cure it by magic
it was charmed by Wodan, like he well could:
be it bonesprain, be it bloodsprain
be it limbsprain, bone to bones
blood to blood, limb to limbs
like they are glued!

Further, the creation of the runes is attributed to Odin and is described in the Rúnatal, a section of the Hávamál. He hanged himself from the tree called Yggdrasill whilst pierced by his own spear in order to acquire knowledge. He remained thus for nine days and nights, a significant number in Norse magical practice (there were, for example, nine realms of existence), thereby learning nine (later eighteen) magical songs and eighteen magical runes. The purpose of this strange ritual, a god sacrificing himself to himself because there was nothing higher to sacrifice to, was ostensibly to obtain mystical insight through mortification of the flesh.

Some scholars see this scene as influenced by the story of Christ's crucifixion; and others note the similarity to the story of Gautama Buddha's enlightenment. It is in any case also influenced by shamanism, where the symbolic climbing of a "world tree" by the shaman in search of mystic knowledge is a common religious pattern. We know that sacrifices, human or otherwise, to the gods were commonly hung in or from trees, often transfixed by spears. (See also: Peijainen) Additionally, one of Odin's names is Ygg, and the Norse name for the World Ash —Yggdrasill—therefore means "Ygg's (Odin's) horse". Another of Odin's names is Hangatýr, the god of the hanged.

Odin's desire for wisdom can also be seen in his work as a farmhand for a summer, for Baugi, in order to obtain the mead of poetry. See Fjalar and Galar for more details.

[edit] Worship


Odin entering Valhalla riding on Sleipnir, welcomed by a Valkyrie as depicted on the 8th century Tjängvide image stone.
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ardre_Odin_Sleipnir.jpg

Details of the Migration period of Germanic religion are sketchy, reconstructed from artifacts, sparse contemporary sources, and the later testimonies of medieval legends and placenames. It was common, particularly amongst the Cimbri, to sacrifice a prisoner to Odin prior to or after a battle.

According to Jonas Bobiensis, the 6th century Irish missionary Saint Columbanus is reputed to have disrupted a Beer sacrifice to Wuodan (Deo suo Vodano nomine) in Bregenz, Alemannia. Wuodan was the chief god of the Alamanni, his name appears in the runic inscription on the Nordendorf fibula.

Pagan worship disappeared with Christianization, between the 6th and 8th centuries in England and Germany, lingering until the 11th or 12th century in Iceland and Scandinavia. Remnants of worship were continued into modern times as folklore (see Germanic Christianity).

It has been argued that the killing of a combatant in battle was to give a sacrificial offering to Odin. The fickleness of Odin in battle was well-documented, and in Lokasenna, Loki taunts Odin for his inconsistency.

Adam of Bremen in the 12th century relates that every ninth year, people assembled from all over Sweden to sacrifice at the Temple at Uppsala. Male slaves, and males of each species were sacrificed and hanged from the branches of the trees. As the Swedes had the right not only to elect a king but also to depose a king, the sagas relate that both king Domalde and king Olof Trätälja were sacrificed to Odin after years of famine. Sometimes sacrifices were made to Odin to bring about changes in circumstance. A notable example is the sacrifice of King Víkar that is detailed in Gautrek's Saga and in Saxo Grammaticus' account of the same event. Sailors in a fleet being blown off course drew lots to sacrifice to Odin that he might abate the winds. The king himself drew the lot and was hanged. Sacrifices were probably also made to Odin at the beginning of summer, since Ynglinga saga states one of the great festivals of the calendar is at sumri, þat var sigrblót "in summer, for victory".

[edit] Migration period

The Anglo-Saxon tribes brought their pagan faith to England around the 5th and 6th centuries and continued in that form of worship until nearly all were converted to Christianity by the 8th century. The Anglo-Saxon kings claimed descent from Woden. According to the Anglo-Saxon Chronicle and the Historia Britonum, Woden had the sons Wecta, Baeldaeg, Casere and Wihtlaeg, who in turn were ancestors of theroyal houses of the Heptarchy. Other manifestations of Woden in England are confined to a scattering of place-names and an even smaller number of literary mentions in the Old English poems Maxims I (line 132) and in the so-called Nine Herbs Charm (line 32).

Lombardic Godan appears in the 7th century Origo Gentis Langobardorum. According to the legend presented there, Godan's wife, Frea favoured the Lombards, at the time still called Winnili, and tricked Godan into helping them by having the women of the Winnili tie their hair in front of their faces. Godan thought that they were warriors with impressive beards and named them Langobardi "longbeards".

6th to 7th century depictions of warriors performing a ritual dance show one dancer in a wolf-costume and another wearing a helmet with two birds' heads (in Anglo-Saxon iconography, two dancers with such helmets are attested on the Sutton Hoo helmet, but not the warrior in wolf-costume). Both figures are armed with spears and swords. The scene is mostly associated with the cult of Wodan/Wodin. The horned helmet has precedents in similar ritual dances in depictions dating to the Nordic Bronze Age, but the re-interpretation of the "horns" as birds of prey appears to be a development original to the 6th century. The twin dancers may correspond to the twin sons of the sky-god, known to Tacitus as Alcis. With the rise of the cult Wodan/Wodin in place of Teiwaz in the course of the Migration period, Tyr ultimately became a son of Odin in Eddaic mythology (and both Tyr and Odin remain associated with wolves). The two birds' heads on the dancers' helmets have a parallel in the two ravens of Eddaic Odin, Hugin and Munin.

Another recurring scene shows a warrior fighting two wild beasts (wolves or bears, compared to the Eddaic Geri and Freki). Thus, Spiedel (2004) connects Geri and Freki with archaeological finds depicting figures wearing wolf-pelts and frequently found wolf-related names among the Germanic peoples, including Wulfhroc ("Wolf-Frock"), Wolfhetan ("Wolf-Hide"), Isangrim ("Grey-Mask"), Scrutolf ("Garb-Wolf") and Wolfgang ("Wolf-Gait"), Wolfdregil ("Wolf-Runner"), and Vulfolaic ("Wolf-Dancer") and myths regarding wolf warriors from Norse mythology (such as the Úlfhéðnar). Parallels in the 6th to 7th century iconography of Vendel period Sweden (Öland; Ekhammar), in Alemannia (Gutenstein; Obrigheim) as well as in England (Sutton Hoo; Finglesham, Kent) suggest a persisting "pan-Germanic" unity of a wolf-warrior band cult centered around Wodan/Wodin in Scandinavia, in Anglo-Saxon England and on the Continent right until the eve of Christianization of England and Alemannia in the 7th century.[2]

Viking Age

Scandinavian Óðinn emerged from Proto-Norse *Wōdin during the Migration period, Vendel artwork (bracteates, image stones) depicting the earliest scenes that can be aligned with the High Medieval Norse mythological texts. The context of the new elites emerging in this period aligns with Snorri's tale of the indigenous Vanir who were eventually replaced by Aesir intruders from the Continent.[10]

According to the Prose Edda, Odin was a son of Bestla and Borr and brother of Vé and Vili and together with these brothers he cast down the frost giant Ymir and created the world from Ymir's body.

Attributes of Odin are Sleipnir, an eight-legged horse, and the severed head of Mímir, which foretold the future. He employed Valkyrjur to gather the souls of warriors fallen in battle (the Einherjar), as these would be needed to fight for him in the battle of Ragnarök. They took the souls of the warriors to Valhalla (the hall of the fallen), Odin's residence in Ásgarðr. One of the Valkyries, Brynhildr, was expelled from his service but, out of compassion, Odin placed her in a hall surrounded by a ring of fire to ensure that only the bravest man could seek her hand in marriage. She was rescued by Sigurd. Höðr, a blind god who had accidentally killed his brother, Baldr, was then killed by another of Odin's children, Váli, whose mother was Rindr, a giantess who bore him fully grown and vowing not to even bathe before he had exacted vengeance on Höðr.

According to the Hávamál Edda, Odin was also the creator of the Runic alphabet. It is possible that the legends and genealogies mentioning Odin originated in a real, prehistoric Germanic chieftain who was subsequently deified, but this is impossible to prove or disprove.
[edit] Medieval reception

As the chief god of the Germanic pantheon, Odin received particular attention from the early missionaries. For example, his day is the only day to have been renamed in the German language from "Woden's day", still extant in English Wednesday (compare Norwegian, Danish and Swedish onsdag, Dutch woensdag) to the neutral Mittwoch ("mid-week"), while other gods were not deemed important enough for propaganda (Tuesday "Tiw's day" and Friday "Frige's day" remained intact in all Germanic languages, except Icelandic).[3] "Woden's day" translates the Latin Dies Mercurii, "day of Mercury". This interpretatio romana of the god is due to his role as the psychopomp.

For many Germans, St. Michael replaced Wotan, and many mountain chapels dedicated to St. Michael can be found, but Wotan also remained present as a sort of demon leading the Wild hunt of the host of the dead, e.g. in Swiss folklore as Wuotis Heer. However, in some regions even this mythology was transformed so that Charlemagne led the hunt, not Odin.

In Anglo-Saxon England, Woden was more often euhemerised than demonised. In Bede's Historia ecclesiastica gentis Anglorum and the Anglo-Saxon Chronicle, Woden appears as a perfectly earthly king, only four generations removed from Hengest and Horsa, though up to the Norman conquest and after there remained an awareness that he had once been "mistaken" for a god.

Snorri Sturluson's record of the Edda is striking evidence of the climate of religious tolerance in medieval Iceland, but even he feels compelled to give a rational account of the Aesir in his preface. In this scenario, Snorri speculates that Odin and his peers were originally refugees from Troy, etymologizing Aesir as derived from Asia. Some scholars believe that Snorri's version of Norse mythology is an attempt to mould a more shamanistic tradition into a Greek mythological cast. In any case, Snorri's writing (particularly in Heimskringla) tries to maintain an essentially scholastic neutrality. That Snorri was correct was one of the last of Thor Heyerdahl's archeo-anthropological theories (see The search for Odin).
[edit] Revivals

With the Romantic Viking revival of the early-to-mid 19th century, Odin's popularity increased again. Wotan is a lead character in Richard Wagner's Der Ring des Nibelungen, written between 1848 and 1874.

His name provides the root for 19th century conceptions of "Od", a hypothetical vital energy that permeates all living things.

By neo-pagans (not to confuse with the Ásatrú), Odin and the other Norse Gods and Goddesses, are twisted towards being part of some neo-pagan satanic-wannabe beliefs (see Odinism). Ásatrú , "faith in the Aesir", is an officially recognised religion in Iceland, Denmark, Norway, Sweden and Spain.

Odin is frequently referred to in popular culture. See Odin (disambiguation).
[edit] Notes

1. ^ The asterisk in front of the name indicates that the form is not directly attested; see also historical linguistics, comparative method.
2. ^ Jan de Vries, Altnordisches Etymologisches Wörterbuch. 2nd Revised Edition (1963)
3. ^ Richard Cleasby and Gudbrand Vigfusson, An Icelandic-English Dictionary. (1874; online editions: [11] [12])
4. ^ T. Northcote Toller, Ed. An Anglo-Saxon dictionary, based on the manuscript collections of the late Joseph Bosworth, and Old English Made Easy.
5. ^ Cleasby-Vigfusson.
6. ^ Toller, and Old English Made Easy. Later Old English orthography did not consistently differentiate between 'þ' and 'ð'. They were not confused with 'd', however.
7. ^ Julius Pokorny, Indogermanisches etymologisches Wörterbuch
8. ^ Meid, Wolfgang, Beiträge zur Namenforschung 8 (1957)
9. ^ Rübekeil, Ludwig. Wodan und andere forschungsgeschichtliche Leichen: exhumiert, Beiträge zur Namenforschung 38 (2003), 25–42.

[edit] Literature

* Jacob Grimm, Teutonic Mythology (ch. 7)
* Kershaw, Kris. "The One-eyed God: Odin and the (Indo-)Germanic Männerbünde", JIES Monograph No. 36, Washington D.C. (2000), ISBN 0-941694-74-7.
* Starkey, Kathryn. "Imagining an early Odin. Gold bracteates as visual evidence?", Scandinavian studies, Journal of the Society for the Advancement of Scandinavian Study 71-4 (1999), 373–392.
* Ström, Åke V. (1975). "Germanische Religion" in Schröder, C. M. Die Religionen der Menschheit, Vol. 19,1. Stuttgart: Verlag W. Kohlhammer. ISBN: 3-17-001157-X.

[edit] See also

* Germanic paganism
* List of places named after Odin

[edit] External links

* Neolithic Odin?

[edit] References

1. ^ pg. 71 of Asgard and the Gods: The Takes and Traditions of our Northern Ancestors Adaptions from the work of Dr. W. Wägner & M. W. MacDowall edited by W. S. W. Anson (London, 1880).
2. ^ Spiedel, Michael (2004). Ancient Germanic Warriors: Warrior Styles from Trajan's Column to Icelandic Sagas. Routledge. ISBN 0415311993, 24—28). "This is why Geri and Freki, the wolves at Woden's side, also glowered on the throne of the Anglo-Saxon kings. Wolf-warriors, like Geri and Freki, were not mere animals but mythical beings: as Woden's followers they bodied forth his might, and so did wolf-warriors."
3. ^ Ström (1975:83).

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