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Fico - Ficus 551
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 Fico - Ficus

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Tila
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MessaggioOggetto: Fico - Ficus    Sab 20 Nov 2010 - 11:18


QUESTA SCHEDA CONTIENE INFORMAZIONI CHE POSSONO GENERARE SITUAZIONI DI PERICOLO E DANNI. I DATI PRESENTI HANNO SOLO UN FINE ILLUSTRATIVO E IN NESSUN CASO ESORTATIVO. PRIMA DI PROSEGUIRE SI PREGA DI LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE.



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Buon sabato,

oggi vi parlerò di un albero che ha tantissimo da raccontarci… riporto solo qualche stralcio da wikipedia, il Ficus comprende oltre 800 specie diverse diffuse in tutto il mondo perciò se volete approfondire l’argomento vi consiglio di leggere la scheda direttamente alle fonti originali.
Tratterò più in dettaglio quella a noi più familiare ovvero il Ficus carica (fico comune).

Vedremo insieme il simbolismo, le curiosità e gli utilizzi di questo magnifico albero…

Un’ultima cosa prima di procedere vi consiglio di visionare questo link dove potrete soffermarvi ed ammirare in tutto il suo splendore un esemplare di Ficus carica

la fonte dell’immagine è: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Malaga_25-9-2007a.JPG

Buona lettura!

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Ficus

Ficus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il genere Ficus, della famiglia della Moraceae, comprende oltre 800 specie di piante originarie delle zone tropicali e subtropicali.

Morfologia [modifica]

Le specie di questo genere possono presentarsi in forma di alberi, arbusti o rampicanti. Hanno foglie semplici con margine lineare a volte lobato e fiori raccolti in particolari infiorescenze denominate siconi.

Specie [modifica]

Si conoscono oltre 800 specie, diffuse in tutto il mondo, circa 500 delle quali in Asia e Australia, e oltre 100 in Africa.

La specie più nota nel bacino del Mediterraneo è il Ficus carica o fico domestico, coltivato anche in Italia per la produzione del frutto consumato fresco o essiccato.

Nella parte meridionale di Africa ed Asia verso Est fino al Nepal, è diffuso il Ficus palmata.

Tra le specie coltivate come piante ornamentali citiamo il Ficus benjamina proveniente dall'Asia sud-orientale dove nel suo habitat naturale può raggiungere i 25-30 m d’altezza; il Ficus elastica (o fico del caucciù o semplicemente Ficus) che è sicuramente la specie ornamentale più conosciuta in Europa e che come pianta d’appartamento ha un modesto sviluppo, mentre nel suo habitat naturale può raggiungere dimensioni colossali; il fico rampicante (Ficus pumila) che sviluppa molte radici aeree per aderire alla superficie a cui si attacca; il Ficus deltoidea.

Alcune specie di Ficus come il Ficus retusa vengono coltivate come bonsai.

Altre specie sono:

* Ficus diversifolia - arbusto originario della Malesia, in natura raggiunge un'altezza di 2,5 m, con foglie ovali, verde scuro, che hanno piccole macchioline: grigiastre sulla pagina superiore e in corrispondenza su quella inferiore di colore verde chiaro; non molto coltivata come pianta ornamentale.
* Ficus lyrata - originaria dell'Africa tropicale, con foglie verde scuro lucido con nervature e pieghe giallastre a forma di violino, lunghe fino a 40 cm, in vaso raggiunge 1,5 m d'altezza.
* Ficus macrophylla - originario di Australia e Nuova Zelanda ma naturalizzato in molte altre aree tra cui anche l'Italia, è una specie che può raggiungere notevoli dimensioni ed è caratterizzata da vistose radici aeree fulcranti che, raggiungendo il terreno, si tramutano in tronchi supplementari.
* Ficus palmeri e Ficus petiolaris - specie morfologicamente molto simili, la prima originaria della California, la seconda del Messico; presentano un tronco succulento ramificato di circa 3,5 m d'altezza; i rami e le foglie, soprattutto nella pagina inferiore, sono coperti da una peluria vellutata, le foglie sono spesse, cuoriformi di colore verde scuro.
* Ficus purpurea e Ficus tolimensis - originarie dell'Asia orientale, vengono citate in quanto in particolari microclimi caldo–umidi dell'Italia meridionale, possono essere coltivate in piena terra in luoghi riparati dai venti freddi; necessitando di ampi spazi per le possenti radici superficiali che invadono il terreno circostante la pianta.
* Ficus retusa - ha il tronco robusto e sinuoso, corteccia molto chiara, a volte con chiazze bianche orizzontali; la base del tronco mostra radici contorte di notevole effetto ornamentale grazie anche alle radici aeree, che partendo dai rami arrivando fino al suolo, dando vita a tronchi secondari; ha foglie ovali, appuntite, verde intenso; produce dei piccoli fichi giallognoli, non commestibili. Tra i molti Ficus utilizzati come bonsai è sicuramente il più apprezzato per le stupende radici aeree che vengono evidenziate con la forma Ishizuki (o ad 'albero con pietra').

Di importanza religiosa e culturale:

* Ficus religiosa - Albero sacro (Bo) del Buddismo, Giainismo ed Induismo.
* Ficus sycomorus - Albero sacro della mitologia egizia, citato nella Bibbia ebraica e nel Vangelo.

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Ficus_sycomorus

Ficus sycomorus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il sicomoro (Ficus sycomorus L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Moraceae, diffusa in Africa e Medio Oriente.




FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Sycomoros_old.jpg

Il sicomoro nella storia dell'uomo
Nella mitologia egizia il sicomoro era albero consacrato alla dea Hathor, detta anche la "Signora del sicomoro”. Era considerato simbolo di immortalità e il suo legno era usato per la fabbricazione dei sarcofagi
Nel Libro di Amos, redatto ai tempi del Regno di Giuda attorno al 775-750 a.C., il profeta omonimo asserisce di essere stato, prima di dedicarsi alla missione profetica, "un pastore e raccoglitore di sicomori"[2]; il che testimonia che in quell'epoca l'albero era già presente in Palestina e utilizzato dall'uomo.
Nel Vangelo secondo Luca (19,1-10), è nominato un sicomoro nella città di Gerico.
Un abitante di Gerico, un certo Zaccheo, essendo basso di statura, per vedere Gesù sale su un sicomoro.
Inoltre una leggenda riferita sempre al Nuovo Testamento, racconta che Giuda Iscariota si impicca su un albero di sicomoro.

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Ficus_religiosa

Ficus religiosa
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Ficus religiosa, anche Fico sacro, Bo (dal cingalese Bo), Pipal o Ashwattha, è una specie di baniano originario di India, Cina sudoccidentale e la parte dell'Indocina ad est del Vietnam. È un albero semi-sempreverde, le cui foglie decidue cadono nella stagione asciutta, alto fino a 30 m, con diametro del fusto fino a 3 m.

Rapporti con l'uomo

Lo Sri Maha Bodhi è un famoso esemplare, che si trova nel tempio di Mahabodhi; si sa che fu piantato nel 288 a.C., e questa è la più grande età verificata di un esemplare delle angiosperme, e di un qualunque albero piantato dall'uomo; nacque dall'albero di Bodhi, sotto il quale si dice che Siddhartha Gautama avrebbe meditato quando raggiunse il bodhi (illuminazione) e divenne il Buddha; ancora oggi i sadhu spesso meditano sotto questo albero.

Questa pianta è considerata "sacra" dai fedeli di induismo, giainismo e buddhismo, da cui il nome 'fico sacro'.


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Ficus_carica

Ficus carica
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Malaga_25-9-2007a.JPG

Il fico comune (Ficus carica L.) è una pianta xerofila dei climi subtropicali temperati, appartenente alla famiglia delle Moraceae. Rappresenta la specie più nordica del genere Ficus, produce il frutto detto comunemente fico.

Indice
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* 1 Cenni storici
* 2 Morfologia
* 3 Sessualità del fico
* 4 L'insetto impollinatore
* 5 I frutti
* 6 Impollinazione
* 7 Varietà
* 8 Coltivazione
* 9 Fico secco
o 9.1 Nota importante
* 10 Usi non alimentari
* 11 Proprietà medicinali
* 12 Malattie e parassitosi
* 13 Nomi regionali
* 14 Note
* 15 Bibliografia
* 16 Voci correlate
* 17 Altri progetti
* 18 Collegamenti esterni

Cenni storici [modifica]

L'epiteto specifico carica fa riferimento alle sue origini che vengono fatte risalire alla Caria, regione dell'Asia Minore. Testimonianze della sua coltivazione si hanno già nelle prime civiltà agricole di Mesopotamia, Palestina ed Egitto, da cui si diffuse successivamente in tutto il bacino del Mar Mediterraneo. Se per definizione è detto "Fico Mediterraneo", si considera pure storicamente originario e comune delle regioni Caucasiche, e del Mar Nero.

Solo dopo la Scoperta dell'America il fico si diffuse in quel continente, in seguito ai contatti con l'Oriente fu diffuso in Cina ed in Giappone.

Morfologia [modifica]

È un albero dal tronco corto e ramoso che può raggiungere altezze di 6 – 10 m; la corteccia è finemente rugosa e di colore grigio-cenerino; i rami sono ricchi di midollo con gemme terminali acuminate coperte da due squame verdi, o brunastre.
Le foglie sono grandi, scabre, oblunghe, grossolanamente lobate a 3-5 lobi, di colore verde scuro sulla parte superiore, più chiare e ricoperte da una lieve peluria su quella inferiore.

Quello che comunemente viene ritenuto il frutto del fico è in realtà una grossa infruttescenza carnosa, piriforme, ricca di zuccheri a maturità, detta siconio di colore variabile dal verde al rossiccio fino al bluastro-violaceo, cava, all'interno della quale sono racchiusi i fiori unisessuali, piccolissimi; una piccola apertura apicale, detta ostiolo, consente l'entrata degli imenotteri pronubi; i veri frutti, che si sviluppano all'interno dell'infiorescenza, (che diventa perciò una infruttescenza) sono numerossiismi piccoli acheni. La polpa che circonda i piccoli acheni è succulenta e dolce, e costituisce la parte commestibile.

Sessualità del fico [modifica]

La specie ha due forme botaniche che semplicisticamente possono essere definite come piante maschio e piante femmina, dato che la prima (pianta maschio, o caprifico) costituisce l'individuo che produce il polline con frutti non commestibili, mentre la seconda o fico vero (pianta femmina che produce frutti commestibili) produce i semi contenuti nei frutti.

La distinzione botanica è molto più complessa, dato che in realtà il caprifico ha nel frutto parti complete sia per la parte femminile (ovari adatti a ricevere il polline), che per la parte maschile (che produce polline); la parte femminile è però modificata da una microscopica vespa (Blastophaga psenes) che vive negli ovari (modificati in galle) e quindi per questo la parte femminile è, sessualmente, come se non esistesse; la pianta, a mezzo appunto della vespa, svolge quindi esclusivamente (o quasi) una funzione maschile, (producendo polline e facendolo trasportare dalla vespa che alleva), solo le femmine della vespa sciamano fuori dal frutto; come già accennato il frutto del caprifico non è commestibile, (non è succulento e dolce).

Il fico vero o fico commestibile riceve invece il polline e quindi matura i semi che sono botanicamente acheni che contengono una piccola noce, e sono nei fatti quei piccoli granellini che si trovano all'interno del frutto.

In realtà la questione ancora non è limitata a questo dato che l'uomo ha selezionato una grande varietà di fichi commestibili a possibile maturazione "partenocarpica", che avviene perciò anche se non è avvenuta la fecondazione, (in tal caso i granellini dei semi sono vuoti). La maggior parte dei fichi coltivati dall'uomo sono di questo tipo, o meglio sono detti permanenti dato che permangono sulla pianta anche se non sono fecondati, questo per distinguerli dai caduchi che in assenza di fecondazione cadono al suolo immaturi. La condizione del fico vero di essere "possibilmente" partenocarpico non esclude però comunque la fecondazione che rimane sempre possibile in presenza della vespa. Nei fatti con un minimo di attenzione si può notare, all'interno della stessa fruttificazione di fichi partenocarpici, differenze sostanziali di forma, colore, struttura interna, e soprattutto presenza di semi pieni all'interno dei frutti che possono segnalare un possibile avvenuta fecondazione. Anche se gli alberi di caprifico non sono nei pressi, questi sono spesso in terreni incolti ed abbandonati, e la microscopica vespa può giungere, aiutata dal vento, anche da diversi chilometri di distanza.

La condizione di fico partenocarpico è comunque importante, dato che permette di avere frutti anche dove la vespa non esiste (la vespa infatti non sopravvive a temperature invernali inferiori ai -9 °C), la pianta di fico in ambiente caldo, secco e con buona lignificazione della vegetazione in estate può invece sopravvivere agevolmente a temperature di -17, -18 °C in inverno, in tal caso si estende notevolmente la possibilita di coltivazione del fico da frutto in climi invernali più freddi.

Alcune tra le varietà più pregiate di fico sono caduche, cioè devono essere obbligatoriamente fecondate, (come la varietà turca Smirne), e sono coltivate solo dove la presenza del ciclo vitale della Blastophaga è assicurato in maniera perfetta; per contro la fecondazione di alcune varietà partenocarpiche (sempre possibile) può non essere desiderata, dato che i frutti prodotti in tal caso (con buccia spessa ed a polpa più asciutta) possono essere meno graditi in caso di particolari utilizzi, come ad esempio per la essiccazione.

L'insetto impollinatore [modifica]

L'insetto impollinatore è la Blastophaga psenes; la azione di sciamatura delle femmine gravide dal "frutto" del caprifico è dovuto per la loro attività di deposizione delle proprie uova in ovari di altri frutti di fico.

La azione avviene indiscriminatamente in tutti i frutti, sia di caprifico che di fico vero, ma mentre nel caprifico gli ovari hanno stilo corto (brevistili) e quindi sono in superficie, ben accessibili per la deposizione delle uova, nel fico vero gli stili lunghissimi rendono da un lato inaccessibili (profondi) gli ovari alla vespa, mentre espongono gli stigmi sui quali la vespa, finisce per deporre il polline che reca sul proprio corpo.

La azione nei confronti dei caprifichi permette quindi solo alla vespa la perpetuazione della propria specie, quella nei confronti dei fichi veri permette solo la riproduzione (produzione dei semi) della pianta del fico.

Il binomio insetto-fico (intendendosi precisamente Blastophaga-Ficus carica) è una simbiosi mutualmente obbligata, cioè è specie-specifica: da un lato l'insetto sopravvive solo ed esclusivamente nei frutti del caprifico, e peraltro la pianta di fico non ha alcuna possibilità di far semi senza l'insetto.

Il termine "vespa" o "insetto impollinatore" non deve ingannare dato che l'animale in argomento, pur appartenendo biologicamete a tali categorie, non punge ed ha dimensioni veramente esigue (ha infatti una lunghezza di circa due millimetri, è della dimensione di un moscerino).

Al di fuori della Specie Ficus carica occorre precisare che ogni specie di Ficus ha la propria specie di insetto con cui ha costituito un analogo sistema di simbiosi obbligata o quasi obbligata, dato che la condizione che una specie di insetto fecondi due specie di fico è molto rara.

I frutti [modifica]

Nel fico a frutti commestibili, abbiamo tre tipi di siconi, che danno, annualmente, distinte fruttificazioni:

* fioroni, o fichi fioroni che si formano da gemme dell'autunno precedente e maturano alla fine della primavera o all'inizio dell'estate
* fichi, o forniti, o pedagnuoli che si formano da gemme in primavera e maturano alla fine dell'estate dello stesso anno
* cimaruoli prodotti da gemme di sommità prodotte nell'estate e maturano nel tardo autunno (la produzione di cimaruoli è limitata a regioni dove l'estate è molto lunga ed il clima particolarmente caldo, spesso è incompleta o insoddisfacente).

Esistono varietà che producono solo fioroni (e spesso anche la varietà è nominata, per estensione, come "fiorone"), altre che producono solo forniti, altre che producono entrambe, (di norma con una delle due fruttificazioni di maggior rilievo come qualità o quantità ed una seconda di rilievo minore). Le varietà con tripla fruttificazione sono pochissime, e la terza fruttificazione è di norma irrilevante.

Per ovvi motivi di clima, insolazione, ecc. di norma i "forniti" hanno con maggiore facilità le caratteristiche di eccellente succosità e dolcezza; i fioroni per contro hanno il pregio di essere di precoce maturazione.

Il caprifico sviluppa tre tipi di siconi:

* mamme o cratiri contengono solo fiori femminili brevistili, si formano in autunno e maturano a fine primavera
* profichi con fiori maschili e femminili, si formano, sullo stesso ramo delle mamme, in primavera e maturano in estate
* mammoni con fiori maschili e femminili longistili, si sviluppano in estate e maturano in autunno

I frutti del caprifico sono coriacei, non dolci, non succulenti e pur se non tossici, sono praticamente immangiabili.

Usi non alimentari [modifica]

Oltre a consumare i frutti freschi o essiccati, il lattice di foglie e rametti di fico sono stati usati in passato per far cagliare il latte, nella produzione di formaggi artigianali.

Proprietà medicinali [modifica]
Avvertenza
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.

* Gemme fresche: l'attività è da attribuirsi agli enzimi digestivi contenuti; regolarizza la motilita’ e la secrezione gastroduodenale, soprattutto in soggetti con reazioni psicosomatiche a livello gastrointestinale.
* Foglie: raccolte da maggio ad agosto e fatte essiccare lentamente, contengono furocumarine, bergaptene, psoralene, cumarine, lattice; hanno proprietà emagoghe, antinfiammatorie, espettoranti e digestive; le fucomarine possono creare problemi con fenomeni di fotosensibilizzazione.
* Frutti immaturi, parti verdi e giovani rametti: il lattice che sgorga dai tagli contiene amilasi e proteasi, viene applicato per uso esterno per eliminare calli e verruche per l’azione caustica e proteolitica; va usato con cautela: è ustionante ed irritante per la pelle.
* Frutti freschi: assunti in quantità hanno un effetto lassativo.
* Frutti essiccati: ricchi di vitamine A e B, proteine, zuccheri, e sali minerali (potassio, magnesio, calcio) hanno proprietà emollienti, espettoranti e lassative.

Si ricorda comunque che anche le foglie hanno in parte caratteristiche irritative per il contatto di fregamento con la pelle, la sensibilizzazione è enfatizzata dal calore e dalla esposizione ai raggi ultravioletti, soprattutto in soggetti predisposti.

È diffusa la credenza che il lattice del fico aiuti ad abbronzarsi. L'applicazione di lattice di fico sulla pelle e successiva esposizione di questa alla luce solare comporta invece lesioni ed ustioni, anche gravi.

Bibliografia [modifica]

* Participants of the FFI/IUCN SSC Central Asian regional tree Red Listing workshop, Bishkek, Kyrgyzstan (11-13 July 2006) 2007. Ficus carica. In: IUCN 2010. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2010.1
* Barbera G., Tuttifrutti. Viaggio tra gli alberi da frutto mediterranei, tra scienza e letteratura, Arnoldo Mondadori Editore, 2007. ISBN 978-88-04-56441-6
* Grandi G. Gli insetti dei caprifichi. Riv. Biol. 1923; 5: 69-90.



FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Fico_ruminale

Fico ruminale
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Rubens, Romolo e Remo allattati dalla Lupa (Roma, Musei Capitolini)
FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Romolo_e_remo.jpg

« Ficus Ruminalis, ad quam eiecti sunt Remus et Romulus »

(Tacito, Annales, XIII, 58)

Il fico ruminale (in latino: ficus ruminalis) fu, secondo il mito della fondazione di Roma, l'albero di fico selvatico nei pressi del Tevere sotto il quale Romolo e Remo furono allattati dalla lupa (e che secondo Livio si chiamava anche Romulare dal fondatore della città di Roma).[1]
Indice
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* 1 La leggenda
* 2 Etimologia
* 3 La sacralità del fico
* 4 Note
* 5 Bibliografia
* 6 Voci correlate

La leggenda [modifica]

La leggenda di Romolo e Remo narra che i due gemelli nacquero da Marte e Rea Silvia dopo che il dio della guerra aveva posseduto con la forza la giovane vestale di Alba Longa. Essendo prole illegittima, i gemelli vennero quindi strappati alla madre per essere uccisi, ma un servo pietoso li sottrasse a morte sicura adagiandoli piuttosto in una cesta, che fu affidata alle acque del Tevere. Trasportata dallo straripamento del fiume, la cesta si fermò in una pozza sotto il fico ruminale, nel punto in cui la lupa sarebbe venuta ad allattarli. Secondo alcune fonti, il fico si ergeva alle pendici del colle Palatino, nei pressi della grotta chiamata Lupercale, mentre nell'iconografia è spesso rappresentato con un picchio appollaiato sui suoi rami.

Etimologia [modifica]

L'etimologia dell'epiteto "ruminale" non è chiara e su di essa fin dall'antichità molti autori classici (tra gli altri Plinio il Vecchio, Tito Livio, Varrone, Plutarco e Dionigi di Alicarnasso) hanno formulato varie interpretazioni. Secondo alcuni deriverebbe dal latino "ruma" (mammella), parola che starebbe all'origine dei nomi di Romolo e Remo (così come, secondo Herbig, del nome della città di Roma, col significato di "prosperosa, generosa, potente"); secondo altri, al contrario, il fico prese il nome da Romolo, tant'è che gli stessi autori latini lo chiamavano talvolta ficus Romularis. Altri infine ipotizzano un'etimologia etrusca.

La sacralità del fico [modifica]

Ad ogni modo, fin dall'antichità il fico fu collegato alla fondazione di Roma e considerato un albero fausto; era venerato soprattutto dai pastori, che vi si recavano con offerte di latte. Più tardi vennero create due nuove divinità, Jupiter Ruminalis e Rumina.

Sebbene il fico ruminale fosse in origine solamente quello in riva al Tevere presso il quale si era fermata la cesta con i gemelli abbandonati, nel corso dei secoli successivi e fino in epoca imperiale altri alberi di fico furono oggetto di venerazione, talvolta con l'epiteto di "ruminale".

Tra questi il fico navio (ficus navia), che secondo la leggenda sorse spontaneo in un luogo colpito da un fulmine (Plinio, Nat. Hist. 15.77) oppure nacque da un virgulto del fico ruminale ivi piantato da Romolo. Lo stesso albero sarebbe poi stato trasferito dal sito originario al Comitium, nei pressi di una statua dell'augure Atto Navio dal quale prese il nome.

Se Tito Livio afferma che nel 296 a.C. gli edili Gneo e Quinto Ogulnio avevano eretto ad ficum ruminalem un monumento che rappresentava i gemelli e la lupa, Ovidio racconta che alla sua epoca (43 a.C. - 18 a.C.) del fico non rimanevano che le vestigia. Plutarco e Plinio (Naturalis Historia 15.77) narrano invece che un fico fu piantato nel Foro Romano in quanto ritenuto di buon auspicio, e che ogni qual volta la pianta moriva veniva prontamente rimpiazzata con una nuova. Tacito aggiunge (Ann. 13.58) che nel 58 d.C. l'albero ruminale iniziò a inaridire: ciò fu visto come un cattivo presagio, ma la pianta risorse con gran sollievo della popolazione.
Note [modifica]

1. ^ Livio, Ab Urbe condita libri, I, 4.

Bibliografia [modifica]

* Livio, Ab Urbe condita libri, I.
* (EN) G. D. Hadzsits, "The Vera Historia of the Palatine Ficus Ruminalis", in Classical Philology, vol. 31, nº 4 (ott. 1936), pagg. 305-319


Ultima modifica di Tila il Sab 20 Nov 2010 - 14:36, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Fico - Ficus    Sab 20 Nov 2010 - 11:22

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Ficus

Ficus
From Wikipedia, the free encyclopedia

Ficus (pronounced /ˈfɪkʊs/)[2] is a genus of about 850 species of woody trees, shrubs, vines, epiphytes, and hemiepiphyte in the family Moraceae. Collectively known as fig trees or figs, they are native throughout the tropics with a few species extending into the semi-warm temperate zone. The so-called Common Fig (F. carica) is a temperate species from the Middle East and eastern Europe (mostly Ukraine), which has been widely cultivated from ancient times for its fruit, also referred to as figs. The fruit of most other species are also edible though they are usually of only local economic importance or eaten as bushfood. However, they are extremely important food resources for wildlife. Figs are also of paramount cultural importance throughout the tropics, both as objects of worship and for their many practical uses.

Ecology and uses

Figs are keystone species in many rainforest ecosystems. Their fruit are a key resource for some frugivores including fruit bats, capuchin monkeys, langurs and mangabeys. They are even more important for some birds. Asian barbets, pigeons, hornbills, fig-parrots and bulbuls are examples of taxa that may almost entirely subsist on figs when these are in plenty. Many Lepidoptera caterpillars feed on fig leaves, for example several Euploea species (Crow butterflies), the Plain Tiger (Danaus chrysippus), the Giant Swallowtail (Papilio cresphontes), the Brown Awl (Badamia exclamationis), and Chrysodeixis eriosoma, Choreutidae and Copromorphidae moths. The Citrus long-horned beetle (Anoplophora chinensis), for example, has larvae that feed on wood, including that of fig trees; it can become a pest in fig plantations. Similarly, the Sweet Potato Whitefly (Bemisia tabaci) is frequently found as a pest on figs grown as potted plants and is spread through the export of these plants to other localities. For a list of other diseases common to fig trees, see List of foliage plant diseases (Moraceae).

The wood of fig trees is often soft and the latex precludes its use for many purposes. It was used to make mummy caskets in Ancient Egypt. Certain fig species (mainly F. cotinifolia, F. insipida and F. padifolia) are traditionally used in Mesoamerica to produce papel amate (Nahuatl: āmatl). Mutuba (F. natalensis) is used to produce barkcloth in Uganda. Pou (F. religiosa) leaves' shape inspired one of the standard kbach rachana, decorative elements in Cambodian architecture. Weeping Fig (F. benjamina) and Indian Rubber Plant (F. elastica) are identified as powerful air-cleaning plants in the NASA Clean Air Study. Indian Banyan (F. bengalensis) and the Indian Rubber Plant, as well as other species, have use in herbalism. The latter is known to be a hyperaccumulator of benzene and methane,[dubious – discuss] and urban or potted plants should be considered toxic for that reason.

Figs have figured prominently in some human cultures. There is evidence that figs, specifically the Common Fig (F. carica) and Sycamore Fig (F. sycomorus), were among the first — if not the very first — plant species that were deliberately bred for agriculture in the Middle East, starting more than 11,000 years ago. Nine subfossil F. carica figs dated to about 9400–9200 BC were found in the early Neolithic village Gilgal I (in the Jordan Valley, 13 km north of Jericho). These were a parthenocarpic type and thus apparently an early cultivar. This find predates the cultivation of grain in the Middle East by many hundreds of years.[7]

Cultural and spiritual significance

Fig trees have profoundly influenced culture through several religious traditions. Among the more famous species are the Sacred Fig tree (Peepul, Bodhi, Bo, or Po, Ficus religiosa) and the Banyan Fig (Ficus benghalensis). The oldest living plant of known planting date is a Ficus religiosa tree known as the Sri Maha Bodhi planted in the temple at Anuradhapura, Sri Lanka by King Tissa in 288 BC. It is one of the two sacred trees of Islam, and there is a sura in Quran named "The Fig" or At-Tin (سوره تین), and in East Asia, figs are pivotal in Buddhism, Hinduism and Jainism. Siddhārtha Gautama, the Supreme Buddha, is traditionally held to have found bodhi (enlightenment) while meditating under a Sacred Fig (F. religiosa). The same species was Ashvastha, the "world tree" of Hinduism. The Plaksa Pra-sravana was said to be a fig tree between the roots of which the Sarasvati River sprang forth; it is usually held to be a Sacred Fig but more probably seems to be a Wavy-leaved Fig (F. infectoria). The Common Fig tree is cited in the Bible, where in Genesis 3:7, Adam and Eve cover their nakedness with fig leaves. The fig fruit is also included in the list of food found in the Promised Land, according to the Torah (Deut. Cool. Other important plants reported included: wheat, barley, grapes, pomegranates, olives, and dates (representing the honey). Jesus cursed a fig tree for bearing no fruit (Mark 11:12-14). The fig tree was sacred in ancient Cyprus where it was a symbol of fertility.


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Ficus_carica
Common fig
From Wikipedia, the free encyclopedia


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Fig_tree.jpg

The Common fig (Ficus carica) is a large, deciduous shrub or small tree native to southwest Asia and the Mediterranean region (from Afghanistan to Portugal). It grows to a height of 6.9–10 metres (23–33 ft) tall, with smooth grey bark. The leaves are 12–25 centimetres (4.7–9.8 in) long and 10–18 centimetres (3.9–7.1 in) across, and deeply lobed with three or five lobes. The fruit is 3–5 centimetres (1.2–2.0 in) long, with a green skin, sometimes ripening towards purple or brown. The sap of the fig's green parts is an irritant to human skin.[1]

Contents
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* 1 Cultivation and uses
o 1.1 Production statistics
o 1.2 Cultivars
o 1.3 Nutrition
* 2 Pollination, fruit, and propagation
* 3 Cultural aspects
* 4 Picture gallery
* 5 See also
* 6 Footnotes
* 7 References
* 8 External links

[edit] Cultivation and uses

The Common Fig is widely grown for its edible fruit throughout its natural range in the Mediterranean region, Iran, Pakistan and northern India, and also in other areas of the world with a similar climate, including Louisiana, California, Georgia, Oregon, Texas, South Carolina, and Washington in the United States, south-western British Columbia in Canada, Nuevo León and Coahuila in northeastern Mexico, as well as Australia, Chile, and South Africa. Figs can also be found in continental climate with hot summer, as far north as Hungary, and can be picked twice or thrice per year. Thousands of cultivars, most unnamed, have been developed or come into existence as human migration brought the fig to many places outside its natural range. It has been an important food crop for thousands of years, and was also thought to be highly beneficial in the diet.

The edible fig is one of the first plants that was cultivated by humans. Nine subfossil figs of a parthenocarpic type dating to about 9400–9200 BC were found in the early Neolithic village Gilgal I (in the Jordan Valley, 13 km north of Jericho). The find predates the domestication of wheat, barley, and legumes, and may thus be the first known instance of agriculture. It is proposed that they may have been planted and cultivated intentionally, one thousand years before the next crops were domesticated (wheat and rye).[2]

Figs were also a common food source for the Romans. Cato the Elder, in his De Agri Cultura, lists several strains of figs grown at the time he wrote his handbook: the Mariscan, African, Herculanean, Saguntine, and the black Tellanian (De agri cultura, ch. Cool. The fruits were used, among other things, to fatten geese for the production of a precursor of foie gras.

Figs can be eaten fresh or dried, and used in jam-making. Most commercial production is in dried or otherwise processed forms, since the ripe fruit does not transport well, and once picked does not keep well.

Cultural aspects

In the Book of Genesis in the Bible, Adam and Eve clad themselves with fig leaves (Genesis 3:7) after eating the "forbidden fruit" from the Tree of Knowledge of Good and Evil. Likewise, fig leaves, or depictions of fig leaves, have long been used to cover the genitals of nude figures in painting and sculpture. Often these fig leaves were added by art collectors or exhibitors long after the original work was completed. The use of the fig leaf as a protector of modesty or shield of some kind has entered the language.

Also in the Bible (Matthew 21:18-22 and Mark 11:12-14, 19-21) is a story of Jesus finding a fig tree when he was hungry. Since it was not the season for figs, there is no fruit on the tree. So Jesus curses the fig tree, which withers.

The biblical quote "each man under his own vine and fig tree" (1 Kings 4:25) has been used to denote peace and prosperity. It was commonly quoted to refer to the life that would be led by settlers in the American West, and was used by Theodor Herzl in his depiction of the future Jewish Homeland: "We are a commonwealth. In form it is new, but in purpose very ancient. Our aim is mentioned in the First Book of Kings: 'Judah and Israel shall dwell securely, each man under his own vine and fig tree, from Dan to Beersheba".[7].

There is a chapter in the Quran named after the fig tree, and the fruit is also mentioned in Qur'an in many places. The Quran mentioned figs and then the Prophet Muhammad [s] stated, "If I had to mention a fruit that descended from paradise, I would say this is it because the paradisiacal fruits do not have pits...eat from these fruits for they prevent hemorrhoids, prevent piles and help gout."[8]

In Greek mythology, the god Apollo sends a crow to collect water from a stream for him. The crow sees a fig tree and waits for the figs to ripen, tempted by the fruit. He knows that he is late and that his tardiness will be punished, so he gets a snake from the stream and collects the water. He presents Apollo with the water and uses the snake as an excuse. Apollo sees through the crow's lie and throws the crow, goblet, and snake into the sky where they form the constellations Hydra, Crater, and Corvus.

In Aristophanes' Lysistrata one of the women boasts about the "curriculum" of initiation rites she went through to become an adult woman (Lys. 641–7). As her final accomplishment before marriage, when she was already a fair girl, she bore the basket as a kanephoros, wearing a necklace of dried figs.[9]

Cato the Elder was a Roman statesman who urged the Romans to the Third Punic War to destroy Carthage. Before the Senate, he produced a handful of fresh figs, said to be from Carthage. This showed its proximity to Rome (and hence the threat)—figs are also associated with femininity (due to the appearance of the inside of the fruit), and an insult may have been intended.[10]

The word "sycophant" comes from the Greek word sykophantes, meaning"one who shows the fig". "Showing the fig" was a vulgar gesture made with the hand. [11]

The fig tree is sacred to Dionysus Sukites (Συκίτης). The Indian fig tree, Ficus bengalensis, is the National Tree of India.[12]

Since the flower is invisible, there are various idioms related to it in languages around the world. In a Bengali idiom as used in tumi jeno dumurer phool hoe gele, i.e., you have become (invisible like) the dumur flower. The derisive English idiom I don't care a fig probably originates from the abundance of this fruit. There is a Hindi idiom related to flower of fig tree, गूलर का फूल (Gular ka phool i.e. flower of fig) means something that just would not ever see i.e. rare of the rarest[13] In Awadh region of Uttar Pradesh state of India apart from standard Hindi idiom a varinat is also used; in the region it is assumed that if some thing or work or job contains (or is contaminated by) flower of fig it will not get finished e.g. this work contains fig flower i.e. it is not getting completed by any means.


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Feige-Schnitt.png


FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ficus_bud.JPG


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Ashvastha

Ashvastha
From Wikipedia, the free encyclopedia

According to the Hindu mythology, ashvatha (or Assattha) , that is, the Sacred Fig, is a sacred tree for the Hindus and has been extensively mentioned in texts pertaining to Hinduism. Buddhist texts term the tree as Bodhi tree, a tree under which Gautam Buddha meditated and gained enlightenment.

The Hindu mythology states that the ashvatha tree has its roots in heavens, and it is a tree of eternal life. The fire sticks used in Hindu sacrificial fire like agnihotra also contain dried wood of ashvatha tree.

FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Bodhi_tree

Bodhi Tree
From Wikipedia, the free encyclopedia

The Bodhi Tree, also known as Bo (from the Sinhalese Bo), was a large and very old Sacred Fig tree (Ficus religiosa) located in Bodh Gaya (about 100 km (62 mi) from Patna in the Indian state of Bihar), under which Siddhartha Gautama, the spiritual teacher and founder of Buddhism later known as Gautama Buddha, achieved enlightenment, or Bodhi. In religious iconography, the Bodhi tree is recognizable by its heart-shaped leaves, which are usually prominently displayed. It takes 100 to 3,000 years for a bodhi tree to fully grow.[citation needed]

The term "Bodhi Tree" is also widely applied to currently existing trees, particularly the Sacred Fig growing at the Mahabodhi Temple, which is a direct descendant of the original specimen. This tree is a frequent destination for pilgrims, being the most important of the four main Buddhist pilgrimage sites. Other holy Bodhi trees which have a great significance in the history of Buddhism are the Anandabodhi tree in Sravasti and the Bodhi tree in Anuradhapura, Sri Lanka. Both are believed to have been propagated from the original Bodhi tree.


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Charybdis_Fig_Tree

Charybdis Fig Tree
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Location

The fig tree's trunk is on the top of a cliff on the opposite side of the straight looking outwards to the Scylla. However, its long branches droop down so they are right above the rotating void of Charybdis.

[edit] Mythology

Very little is known about the Charybdis Fig Tree. There are barely any sources to explain the background of the fig tree, though it is credited in the Odyssey for saving Odysseus from being sucked in by Charybdis. When Odysseus's men ate the Sun-God's cattle, they were punished by having their boat ripped apart in a terrible thunderstorm. Only Odysseus is believed to survive and makes a raft by lashing the keel and mast together to form a raft. But the current of Charybdis drags the raft into its spinning center and Odysseus is able to escape by grabbing the overhanging branches of the fig tree. When Charybdis throws the raft back up again, Odysseus manages to drop back into the water and get back on the raft where he later manages to land on the island of Ogygia where the nymph Calypso lived.


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Ficus_Ruminalis

Ficus Ruminalis
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The Ficus Ruminalis was a wild fig tree on the Palatine Hill in ancient Rome near the Lupercal on the Palatine. This tree was said to be sacred to the goddess Rumina. It is also the spot where tradition said the trough containing Romulus and Remus landed on the banks of the Tiber and were reared by a she-wolf.

Tradition said that this tree was removed by the augur Attus Navius and thenceforth stood on the Comitium. Ovid states that only vestigia remained on the original spot in his day, but Livy, in telling the story of the twins, says that the Ogulnii, aediles in 296 B.C., erected a monument that represented the twins and wolf, ad ficum ruminalem. It has also been suggested that the Plutei of Trajan are from a small enclosure wall built around the Ficus Ruminalis and a statue of Marsyas.

It is possible that the site continued to be called Ficus Ruminalis, after the tree itself had disappeared. Ruminalis, according to one view, is to be connected with Ruma the Etruscan, the name from which Rome and Romulus are derived.

The Romans themselves, however, derived it from ruma, rumis, breast; and Herbig has put forward the view that "Roma" is the Latinised form, and as a proper name means "large-breasted," i.e. strong or powerful.

When the tree began to droop in 58AD it was seen as a bad portent for Rome.
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MessaggioOggetto: Re: Fico - Ficus    Sab 20 Nov 2010 - 15:12

Questo albero viene associato alla vita, alla luce, la forza e alla conoscenza.

Ricco di simbolismo forse perché viene citato nella Genesi.
Secondo alcune versioni si pensa che sia proprio il fico l’albero e perciò il frutto che Eva ha mangiato e offerto ad Adamo e non la mela.

È una pianta lunare.

Definito l’albero della conoscenza sia del bene che del male.

Assume significati ambivalenti sia di fertilità che di sterilità. Si pensava che mangiare la polpa succosa dei fichi aveva una forte connotazione erotica aumentando la fertilità. Mentre il fico secco o seccato nel simbolismo cristiano diviene un albero maledetto e sterile.

Il fico simboleggia anche il nutrimento, nell’Arca durante il diluvio gli animali e gli uomini avrebbero mangiato pane di fichi.

Nella mitologia greca il fico era l’albero sacro ad Atena, la dea della saggezza e della sapienza, e a Dionisio, dio del vino.
Simbolo anche dell’amore romantico.
Si usa regalare alle donne nel giorno delle loro nozze 12 fichi come simbolo di fertilità e prosperità.

In Africa il primo fico maturo deve essere mangiato dalla donna più anziana della casa in modo da avere prosperità e fortuna.

Per Platone era l’albero dei filosofi.

Nell’antichità le foglie di fico venivano usate come metodo di divinazione chiamata sicomanzia, che si svolgeva in diversi modi, ad esempio i sacerdoti cercavano di interpretare i suoni prodotti dallo stormire delle foglie al vento, oppure il metodo più classico era quello di scrivere una domanda sulla foglia se ella si avvizziva rapidamente era sinonimo di cattivo augurio se invece impiegava un periodo più lungo rappresentava un eccellente presagio.

Per i Greci e gli Egizi veniva considerato l’Albero della Vita.

Sempre nell’antico Egitto il fico veniva considerato l’albero della conoscenza dei misteri.

In India è l’Albero cosmico, consacrato a Sarasvati, la dea della creatività e fertilità.
Alcuni religiosi usano attaccare agli alberi di fico la placenta delle vacche per assicurare loro una abbondanza di latte e la possibilità di partorire vitelli.

Tra le proprietà più rilevanti:

i frutti sono lassativi, emollienti e digestivi, utili in caso di stitichezza, anemia, di digestione difficile e per la tosse;

il latice è caustico;

le gemme sotto forma di macerato glicemico vengono impiegate come ansiolitici, antistress e antidepressivi, sono di aiuto in caso di problemi legati all’apparato digerente come ad esempio la colite e la gastrite.


Bibliografia:

Il grande libro delle piante magiche di Laura Rangoni Ed. Xenia
Corso Pratico di Erboristeria Ed. Riza
Dizionario dei simboli, dei miti e delle credenze di Corinne Morel Ed. Giunti

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