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Nei momenti più bui, ricorda sempre di fare un passo alla volta.
Voler ottenere tutto e subito è sciocco
Nei momenti più difficili, ricorda sempre che le abitudini stabiliscono un destino.
Stabilisci quelle che ti danno energia e crescita.
È solo nell’ora più profonda del Duat, nella Notte oscura dell’anima che possiamo vedere noi stessi.
E capire come superare la notte.
Non rifuggire l’oscurità, impara a vederci attraverso.
Tutto passa e scorre, il giorno diviene notte e la notte giorno.
Ciò che è bene per te ora domani diverrà un ostacolo e un impedimento, o un danno, e viceversa.
Tutto finisce e muta, come la pelle di un serpente.
Impara ad essere la volontà pura di vivere e non la pelle morta di un intento esaurito.
Tutto ciò che non supera l’alba del tuo nuovo giorno, non deve essere portato con te.
Il mondo è infinito, non giudicare perdite e guadagni come il piccolo pescatore che non ha mai visto l’Oceano.
Sconfinate sono le possibilità della Ruota.
Impara a fluire e solo allora senza occhi, senza orecchie né pensiero, vedrai, sentirai e capirai il Tao.
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 Antonio Cacciabue detto Tunen

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MessaggioOggetto: Antonio Cacciabue detto Tunen   Mar 28 Apr 2009 - 9:19

Il tema dei guaritori di campagna è un argomento di grande respiro. Spesso però le loro storie, vite di persone speciali e comuni al tempo stesso, vengono ricordate solo da compagni amici, di bocca in bocca le loro esistenze e le loro capacità restano nella memoria di un paese e raramente giungono fino agli ambiti di discussione di siti web, università, studi antropologici o di etnomedicina. Questo campo, in Italia almeno, è ancora poco praticato.

Una storia e vicenda emblematica è quella di Antonio Cacciabue.

Lasciando parlare Enrico Vigna, autore del libro “LA MEDICINA POPOLARE E I "MIRACOLI" DEL SETTIMINO DI INCISA (E. Vigna - Elementi di antropologia culturale):
“Antonio Cacciabue detto "Tunen il settimino di Incisa", nato a Incisa Belbo (poi Scapaccino), l’8 agosto del 1850 e ivi deceduto il 29 giugno 1929, è stato durante la sua vita un punto di riferimento importante per la popolazione della Val Belbo e delle zone limitrofe. Era un contadino che di giorno lavorava la terra pregando, riservava tuttavia parte della giornata per ricevere i bisognosi che ricorrevano alla sua "medicina empirica". La notte era dedicata totalmente alla preghiera. Egli infatti, si ritirava in un cespuglio dietro casa e là, in contemplazione, pregava Dio e la Madonna Virgo Potens di cui era particolarmente devoto e altri santi tra cui Sant’Antonio Abate e San Biagio. La sua intensa Fede cristiana gli donava un’"energia particolare", dalla quale originavano facoltà speciali che gli permettevano di aiutare e sovente guarire la gente. Si narra che già da bambino compisse prodigi di questo genere. Continuò ad espletare la sua attività benefica fino alla morte sopraggiunta a settantanove anni. Dopo la sua scomparsa il popolo non lo ha dimenticato. Infatti ogni persona di quei luoghi, ha continuato a recarsi nella cappella di Tunen al cimitero di Borgo Villa a Incisa Scapaccino. Qui la gente si inginocchia e gli parla dei propri problemi, dopo queste confidenze, ciascuno torna verso casa col cuore leggero perché si ha la certezza che Tunen un aiuto lo dà. È una certezza che si avverte ogni volta che si sosta davanti alla sua tomba mentre torna alla mente quel «va’ ca’», locuzione abituale con cui Tunen, quand’era in vita, congedava i suoi ricorrenti; significava: «vai tranquillo ora ci penso io.» Quando intuiva di non poter far nulla per l’infermo si scusava e lo avvisava che la sua "forza" non era sufficiente.
Il settimino di Incisa ha rappresentato per questa terra monferrina un fenomeno culturale e, certamente, non solo quello. È stato verosimilmente un simbolo, un esempio di buon cristiano che ha dispensato per tutta la vita aiuto al suo prossimo; lo ha fatto con umiltà, in cambio di nulla e quando con insistenza gli lasciavano qualche soldo, lui lo donava a un mendicante o andava a depositarlo nella cassetta per le elemosine della chiesetta Virgo Potens a Borgo Impero.
Antonio Cacciabue detto Tunen era un contadino che trovava sollievo nella preghiera e nella pratica dei Sacramenti, i quali gli indicavano ogni giorno il sentiero da percorrere, la meta da raggiungere. E la sua meta era una vita oltre la vita immaginata e fortemente desiderata ogni notte, quando, in estasi, nel cespuglio dietro casa parlava con Dio.”

“Morì il 29 giugno 1929 e sepolto il 30 giugno 1929 e il giorno seguente venne sepolto nel cimitero di Borgo Villa a Incisa Scapaccino. Ora a quasi ottant’anni dalla sua scomparsa il suo nome è ancora sulla bocca di molti. A dargli popolarità ha contribuito non poco: l’accurato studio che il Dott. Enrico Vigna ha riposto nel libro “La Medicina Popolare e i Miracoli del Settimino di Incisa” pubblicato nel 2003, l’interessamento rivoltogli recentementedal mensile “Il Giornale dei Misteri” e da un noto studioso di tradizioni popolari, esoterismo e magia qual è il milanese Dario Spada, nonché da taluni convegni e da qualche articolo apparso sui giornali locali che hanno svelato ai più la sua singolare figura.
Attualmente esiste, anche, un’ associazione culturale e di volontariato denominata “In cammino con Tunen” che
conta più di 500 iscritti e che si prefigge il compito di valorizzare e diffondere la memoria delle opere compiute da Antonio Cacciabue. Ma perché tanto interesse per un uomo, sicuramente eccezionale, ma deceduto quasi ottant’anni fa ? Dovete sapere che egli sentendo avvicinarsi la fine dei propri giorni pare abbia detto: “Venite al cimitero e davanti alla mia tomba chiedete se mi sarà concesso dall’Aldilà vi aiuterò”. Probabilmente Antonio Cacciabue ha mantenuto la promessa: infatti da quel giorno la gente continua a recarsi nella sua cappella (riconoscibile in quanto in alto porta la scritta “Famiglia Cacciabue Settimino”) e tocca, se è possibile, il loculo con la parte inferma, ivi prega e accende un cero, dopodichè torna a casa fiduciosa; talvolta, a detta di molti, è sufficiente portare un indumento o un fazzoletto nuovo, appoggiarlo sul marmo e poi collocarlo sulla parte malata, per ottenere il beneficio desiderato. Davanti alla cappella mortuaria di Antonio Cacciabue ardono sempre decine di ceri e sono presenti tanti fiori: atti simbolici,ma anche di riconoscenza, rinnovati quotidianamente da quasi ottant’anni. E’ inoltre possibile consultare, sul tavolino posto all’ingresso della cappella, un raccoglitore contenente oltre 700 fotografie di persone che, nel tempo, ritengono di aver ricevuto un riscontro oggettivo alle loro preghiere.
Questa è la storia di Antonio Cacciabue ma è la storia di tanti altri guaritori settimini che hanno operato (e operano
tuttora) in tanti comuni della nostra provincia. Chi scrive ne ha riscontrato la presenza oltre che a Incisa Scapaccino, a Cessole, a Calamandrana, a Castel Boglione, ma in molti altri paesi ve n’è
traccia. Questi settimini, uomini o donne che siano, si differenziano gli uni dagli altri per caratteristiche fisiche e
caratteriali, tipologia del dono ricevuto, natura del donatore, tecniche di guarigione, tipo di malattie che curano, stile di vita, rapporto con il malato e con la medicina ufficiale. Nel loro operato frequenti sono i rimandi a pratiche primordiali d’approccio dell’uomo con la malattia e con la salute. L’essere conoscitori della flora locale è una caratteristica costante di tutti loro; molti di essi ritengono poi che vi sia una circolazione
energetica nell’universo che mette in relazione l’uomo, con l’ ambiente circostante e con il Creatore. Ci si trova di
fronte a una realtà in cui esiste una divisione tra il mondo umano, visibile, e un mondo invisibile degli spiriti, che intervengono costantemente in esso. A tutto ciò si può credere, o non credere, ma questa è la medicina popolare
dei guaritori, lo è sempre stata, lo è tuttora, è sempre sarà così…. almeno fino a quando rimarrà su questa terra un ultimo settimino.”

Articolo scritto da Maurizio Martino
FONTE: http://www.astiinvetrina.it/pdf/2008-03/31.Settimini.pdf
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