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 Il Druidismo

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MessaggioOggetto: Il Druidismo   Mer 29 Apr 2009 - 8:43

Il Druidismo o Celtismo è una religione neopagana nata come continuazione dell'antica religione celtica. Il Druidismo è una religione che promuove pace, preservazione e armonia della e con la natura. Negli ultimi anni sta riscuotendo particolare successo, attirando soprattutto le nuove generazioni. Molti si convertono al Druidismo o ad altre religioni neopagane per la semplicità e la spontaneità dei loro insegnamenti che si basano sulla pace, il rispetto e l'armonia con la natura. Per il Druidismo inoltre, l'essere umano non è superiore al resto del mondo e degli esseri viventi, ma fa parte di esso.

Druidismo in Gran Bretagna

Offerta agli dei, BeltaneNel Diciottesimo secolo alcune società segrete in Gran Bretagna iniziarono ad utilizzare simboli druidici, come l'Antico ordine dei druidi e la Chiesa del Legame Universale. Queste organizzazioni si ispirarono a Iolo Morganwg per le loro filosofie e simbologie, includendo l'uso della Preghiera del druido. Molti di questi insegnamenti furono in seguito definiti senza fondamenti storici e furono generalmente rigettati dalle successive organizzazioni druidiche. L'Antico ordine dei druidi sopravvisse sino all'epoca odierna. Nel 1964 quando Robert MacGregor Reid, capo dell'Ordine morì, l'elezione a nuovo capo di Thomas Maughan causò la nascita di faide interne. Conseguentemente l'Ordine si spaccò in due fazioni fino all'ulteriore elezione di Philip Ross Nichols.

Negli ultimi decenni in Gran Bretagna si è registrata un'esplosione di nuove organizzazioni druidiche, ed oggi si incontrano (secondo Carr-Gomm 2000: 1-4):

l'Antico ordine dei druidi, fondato nel 1791 da Henry Hurle, con oltre 3000 aderenti, la maggiore organizzazione druidica in Gran Bretagna;
l'Antico ordine dei druidi unito, sorto nel 1833 da una scissione dell'Ordine;
l'Ordine dei druidi di Glastonbury, fondato nel 1988;
l'Ordine secolare dei druidi, fondato nel 1986;
l'Ordine druidico universale, costituito nel 1988 intorno allo scrittore W.B. Crow;
l'Antico ordine druidico, frazione dell'antico ordine;
il Collegio di druidismo di Edimburgo, fondato da Kaledon Naddair;
l'Ordine dei Bardi, Ovati e Druidi, costituito nel 1964.
Nel febbraio 2003 fu lanciato The Druid Network, risorsa di informazioni e ispirazioni sulla religione druidica, le sue pratiche e la sua storia.


Altre organizzazioni druidiche europee

Nel gennaio 2003, il Nuovo ordine dei druidi fu fondato da David Dom in Belgio. È un'organizzazione online che offre insegnamenti tramite Internet. L'associazione ha tre obiettivi primari: insegnare, crescere e cambiare. Il Nuovo ordine dei druidi aprì il suo primo centro il 2 settembre 2005 a Antwerp, Belgio.

Un'altra organizzazione druidica belga è la Sede druidica di Glastoratin, fondata nel 2003, e la Albidatla Druidion Arduina o Assemblea universale dei druidi di Arduina, un'associazione francese in Belgio fondata da Raphaël Zander nel 1998.

Nel 1980, Gwenc’hlan Le Scouëzec divenne il Grande Druido di Brittany in Francia.

Altre associazioni europee sono:

Il Circolo dell'Ambra. (Francia)
La Congregazione druidica d'Iperborea, fondata nel 1982. (France)
Il Credo celtico mondiale o Assemblea dei fedeli alla dea Ana, fondata nel 1936 da Raffig Tullou .(France)
L'Ordine di Clochsliaph, a Berlino, Germania, fondata da Uwe Eckert nel 2002.


Druidismo in America

I Druidi Riformati

La fondazione dei Druidi riformati del Nord America, o RDNA, fu introdotta al College di Carleton, Northfield, Minnesota, nel 1963. Questa organizzazione è chiamata generalmente il Bosco di Carleton o Bosco Madre. È l'organizzazione centrale da cui si sono scissi nel tempo altri gruppi.

L'organizzazione ha incontrato numerose difficoltà ad affermarsi a causa del college stesso. Infatti l'organizzazione richiedeva la conoscenza della mitologia celtica, la celebrazione di funzioni religiose druidiche e la non partecipazione dei membri alle funzioni religiose nella chiesa della scuola. A causa di questo venne più volte disapprovata dall'amministrazione cristiana del college.


Altre fondazioni

Robert Larson, un sacerdote ordinato a Carleton nel 1963/1964, si trasferì a Berkeley, California nel 1966, e quì conobbe Isaac Bonewits. Insieme fondarono una piccola congregazione con affinità alle tradizioni wiccane. Al giorno d'oggi il maggiore gruppo nato dai RDNA è Ár nDraíocht Féin (ADF o Il nostro Druidismo, in irlandese). I membri sono concentrati sulla costa orientale degli USA, a New York e New Jersey, ma esistono branche del gruppo anche in Europa.

Feste e principi

Le cerimonie druidiche includono incontri in luoghi boscosi, tenuti solitamente una volta alla settimana, anche se molti gruppi si basano sul calendario lunare. Nelle cerimonie viene celebrata l'assunzione rituale degli spiriti (Scotch o Whiskey irlandese allungato con acqua) chiamati acqua della vita (uisce beatha), vengono intonati canti e recitati sermoni e possono essere ordinati nuovi sacerdoti.

I maggiori giorni sacri sono quelli in cui cadono i solstizi, gli equinozi e i festival (Sabbat). Possono essere allestite feste e banchetti con danze in cerchio e cantici. Non sono necessariamente collettivi, ognuno può festeggiare anche personalmente.

Un valore fondamentale è quello dell'ecologia, vista come unica via attraverso cui mantenere il legame naturale tra l'uomo e gli spiriti della natura, attraverso il rispetto e il mantenimento di quest'ultima.

La liturgia dell'ADF è considerabile più complessa di quella dell'RDNA, basata sulle teorie di Bonewits e sul modello di venerazione indo-europeo.


Feste druidiche assimilate dal Cristianesimo

Dall'antica religione celtica, le generazioni moderne hanno tratto molte feste e tradizioni: Samhain (Halloween), Oestara (Pasqua), Beltane, Lammas (circa Ferragosto). Persino a Natale alcuni praticano, senza rendersene conto, tradizioni druidiche: l'albero di Natale ne è l'esempio più comune. Per i druidisti, gli alberi sono spiriti potenti, il Natale era originariamente una festa volta ad onorare gli spiriti degli alberi addobbando questi ultimi.


Concetto del divino

Gli dei principali sono la Madre Terra (spesso chiamata mia/nostra Madre), vista come personificazione delle realtà materiali e identificata con il concetto della Dea triplice; Béal, la personificazione delle realtà non materiali, e Dalon Ap Landu, il Signore dei Boschi. Ai primi due vengono solitamente associati la Terra e il Sole. Ma la cerchia delle divinità non si chiude qui. Il Druidismo si basa anche sulla credenza di spiriti e divinità della natura come:

Cernunnos, il Dio Cervo chiamato spesso anche Re Cervo;
Morrigan, la dea della guerra rappresentata sotto le spoglie di un corvo; lo stesso Piccolo-popolo
Lugh, il Dio della luce e di tutte le arti.
Arkan Sonney, è un piccolo maialino e si dice che chi lo acchiappi trovi fortuna per tutta la vita. Sono anche conosciuti con il nome di Lucky piggy.
Banshee, al contrario di come spesso si pensa la banshee è un folletto socievole, femminile, divenuto però solitario per i dolori patiti.
Leanhuan Shee, è un bellissimo spirito femminile Irlandese che vaga alla ricerca dell'amore degli uomini.
Tra le divinità druidiche ci sono anche animali come il lupo e il serpente, che non sono vere e proprie divinità ma incarnano simbolicamente degli spiriti della natura. Il serpente ad esempio è lo spirito della medicina, della salute, del mistero, della magia, ad esso si attribuisce conoscenze e saggezza.

Con l'arrivo del Cristianesimo divinità e simboli delle religioni pagane vennero assimilati per essere convertiti in demoni infernali e simboli satanici. Il serpente è infatti uno dei principali simboli maligni cristiani. L'immagine della Madonna che calpesta la testa del serpente è esemplare della trasformazione avvenuta. Per divinità che non è stato possibile cancellare sono stati creati santi, primo tra tutti San Patrizio, nonché l'uso del trifoglio che si fa nella sua leggenda: originariamente usato per la triplice immagine della Dea diviene simbolo della Trinità.

Il sacerdozio

Il sacerdozio è generalmente suddiviso in tre fasi a cui si accede tramite iniziazione:

Bardo, il sacerdote di primo grado, ha conoscenze basilari sulla mitologia e la filosofia druidica.
Ovate (termine derivato da una erronea lettura del greco ουατες "vati"), il sacerdote di secondo grado, iniziato ai sacri misteri, nella religione antica dotato di profezia.
Druido, il terzo grado del sacerdozio si raggiunge quando un sacerdote diviene sufficientemente maturo e saggio da poter insegnare ad altri le proprie conoscenze.
Esistono tutta via altri tipi di suddivisioni, a volte a sé stanti a volte integrate a quelle sopra citate. Ad esempio si può trovare la suddivisione in gilde in base alla differente specializzazione dei sacerdoti. Non si tratta di tessuti organizzati per il fatto che il Druidismo è una religione nata di recente. ADF ed altre organizzazioni stanno cercando, col tempo, di dare al Druidismo un assetto molto simile a quello delle religioni più diffuse, con clero ben definito e templi.


Il sacerdozio femminile

Tre sacerdotesse druidiche con le vesti marroni o verdi per affinità con la Madre TerraNel Druidismo la donna è molto rispettata. Il sacerdozio è aperto ad entrambi i sessi e mentre il sacerdote uomo viene chiamato druido, la donna è semplicemente sacerdotessa. In genere le donne celebrano i riti dedicati alla Dea e tutti i riti di fertilità e morte che scandiscono l'anno. Molti ritengono che le sacerdotesse svolgessero in passato le cerimonie più importanti, in realtà ogni rito aveva la stessa importanza e valenza mistica, e quelli fondamentali erano presieduti sia da sacerdotesse sia da druidi.


Sessualità mistica e rapporto con il Cristianesimo

Nella religione druidica ha grande importanza l'unione sessuale di uomo e donna, si ritiene che durante un rapporto sessuale si sprigioni enorme energia mistica, in quanto l'unione di uomo e donna simboleggia l'unione del Dio e della Dea, il principio maschile e quello femminile.
Con l'avvento del cristianesimo si tentò di fermare i rituali di tipo sessuale, il sesso al di fuori del regolare matrimonio religioso era ritenuto peccato; l'unione dei due sacerdoti era quindi considerata peccaminosa. La propaganda cattolica si focalizzò sul principio maschile della divinità: Cernunnos, in quanto le donne avevano scarsa rilevanza nella vita cattolica del tempo.
Si suppone che sia stata imbastita una campagna volta ad assimilare le vecchie credenze a culti demoniaci, e le raffigurazioni di Cernunnos sono divenute le immagini di Satana, e c'è stata una sovrapposizione delle feste sacre, per avere la certezza che i fedeli cattolici non partecipassero ai riti della vecchia religione.
Il rapporto sessuale rituale è diventato una lotta tra succube e demone, in cui la sacerdotessa era descritta come una donna che era stata sedotta dal maligno e costretta ad atti riprovevoli con il demonio stesso.
Con il tempo sono state assimilate anche altre divinità che non potevano essere cancellate.
Nel limite del possibile sono state assimilate a demoni preesistenti nella cultura cattolica.
Mentre i druidi e le sacerdotesse rimasti furono oggetto di persecuzione nella veste di Stregoni, eretici, fattucchiere o assassini, accusati dei crimini più efferati, nel tentativo di soppiantare la religione Druidica.


Bibliografia

Philip Carr-Gomm, Riti e misteri dei druidi, Milano, Mondadori, 2000 (ISBN 88-04-48520-5)

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Druidismo
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MessaggioOggetto: Il Druido: storia fonti e legami con la modernità   Mer 29 Apr 2009 - 9:21

Nella religione dei Celti, la parola druido denota la classe dei sacerdoti attraverso buona parte dell'Europa centrale e nelle isole britanniche e costituivano l'elemento unificante e i depositari della cultura di quel popolo gallico peraltro così disgregato e discorde sul piano politico.
Le pratiche druidiche erano parte della cultura di tutte quelle popolazioni chiamate Keltoi e Galatai dai greci e Celtae e Galli dai romani.
Da quel poco che conosciamo delle pratiche druidiche, esse appaiono profondamente legate alla tradizione e conservative, nel senso che i druidi custodivano gelosamente i loro segreti.
Ora è impossibile giudicare se questa riservatezza abbia avuto profonde radici storiche e sia stata generata nelle trasformazioni sociali di quel periodo, o se ci sia stata discontinuità con una innovazione importante nella religione druidica.

Origine del nome

Le possibili origini etimologiche della parola druido sono molte e si dubita abbastanza che la parola possa essere antecedente alle Lingue Indo-Europee. L'opinione più comune è che la parola derivi dalla parola celtica con significato quercia (doire in gaelico irlandese, "duir" secondo il particolare alfabeto druidico: gli Ogham), una parola le cui origini significano "saggezza". Plinio ci dà una prima etimologia della parola collegandola alla radice greca della parola quercia, nel libro che porta il titolo Storia Naturale (Naturalis Historia XVI, 249-251). "Orbene, quercia in gallico si dice dervo, daur in gaelico, derw in gallese..." "la parola non può che risalire ad un antico celtico druwides che si può scomporre in dru, prefisso accrescitivo di valore superlativo (che si trova anche nel francese dru "folto", "fitto", "forte"). Cosa non del tutto arbitraria, considerato che i celti dell’odierna Francia avevano in tensi rapporti culturali e commerciali con i greci della vicina città greca di Massalia (l’odierna Marsiglia), e usavano l’alfabeto greco per scrivere; aspetto testimoniato da Cesare nel capitolo 14 del VI libro del De bello Gallico. Ciò ha portato a suporre che druid- derivasse senz'altro dal greco drus, quercia, e dal suffisso indoeuropoeo (e greco) -wid "sapere", "scienza", per cui il senso complessivo sarebbe "coloro che sanno per mezzo della quercia", "gli studiosi della quercia", (dal punto di vista religioso-simboloico). È questa l'opinione tuttora più diffusa ed accettata. "I druidi sono i molto veggenti o i molti sapienti, ciò che sembra conforme alle diverse funzioni loro attribuite" (J. Markale, il druidismo, Milano 1997). In albanese esiste la parola dru, che significa "legno". I sacerdoti celti adoravano l'albero come un dio e così dalla parola dru viene "druido".


I druidi nella società

La loro influenza era sia sociale sia religiosa. I druidi non erano solo l'equivalente dei nostri sacerdoti; spesso erano anche filosofi, scienziati, maestri, giudici e consiglieri del re. I druidi collegavano i celti con i loro numerosi dei, erano responsabili del calendario lunare e guardiani del "sacro ordine naturale". Con l'arrivo del Cristianesimo in ogni regione, questi compiti furono assunti dal vescovo e dall'abate, che non erano mai la stessa persona e talvolta si trovavano in competizione.


Gerarchie sociali nei druidi

I druidi non erano tutti uguali. Oltre al capo supremo, cui accenna anche Cesare (13,9) l'intero collegio sacerdotale era diviso in tre diversi gradi: il livello superiore era formato dai druidi propriamente detti, ministri addetti al culto ed ai sacrifici, giudici e consiglieri dei nobili più potenti, definiti solitamente dai greci "filosofi"; quello intermedio da poeti cantori (o bardi), narratori di miti e tradizioni, che accompagnavano i soldati in guerra e celebravano le gesta di eroi; il livello inferiore era formato da semplici indovini, detti anche maghi, che si occupavano della parte materiale del culto e dei sacrifici, oltre che alla divinazione, e avevano cognizione di medicina ed astronomia. Si ha infine notizia di sacerdotesse druide.


Storia dei druidi

Le nostre conoscenze storiche sui druidi sono molto limitate, quel poco è stato offuscato da mistero e mistificazione. Le informazioni di cui disponiamo sono in parte di origine letteraria e la documentazione di Cesare è sicuramente la più ampia e la più organica che si conosca tra quelle pervenute. Inoltre essa è anche attendibile perché Cesare ha soggiornato anni in Gallia ed ha verificato personalmente ciò che poi si trova nelle sue opere. Altre notizie, spesso sotto forma di riferimenti occasionali, sono presenti comunque in diversi autori greci e latini: si tratta di opere pervenuteci frammentariamente (come le Storie di Posidonio) o di testi storici o di geografi vissuti alcuni secoli dopo, quando ormai il processo di romanizzazione aveva fagocitato le tracce originali del passato. Da quel poco che sappiamo delle pratiche dei druidi, queste appaiono profondamente legate alla tradizione e sono inoltre conservative, nel senso che i druidi custodivano gelosamente i loro segreti, infatti le tradizioni druidiche erano costituite da un gran numero di versi imparati a memoria, e risulta che lo studio del corpus di tale tradizione potesse richiedere decine d'anni.
Cesare descrive questo aspetto molto importante della cultura druidica nel capitolo 14 del VI libro del De bello Gallico. Fa capire che probabilmente la cultura druidica celtica sia stata una cultura misterica. Può darsi che sia esistita una "scuola di druidi" ad Anglesey (Ynys Môn) vicino ai laghi magici; ma cosa vi si insegnasse (poesia, astronomia, o persino la lingua greca) è oggetto di vere congetture.


Pratiche religiose dei druidi

Della letteratura orale druidica di canzoni sacre, formule per preghiere e incantesimi, regole per la divinazione e per la magia, non è sopravvissuto nulla, neppure in forma tradotta; non esiste neppure una leggenda che sia stata tramandata in una forma che potremmo chiamare druidica pura, ovvero senza modifiche e reinterpretazioni cristiane. A volte, i druidi effettuavano sacrifici umani per propiziare le divinità prima di una battaglia, o per leggere la volontà degli dei nel sangue che gocciolava. Parte della pratica religiosa tradizionale rurale può tuttavia ancora essere riconosciuta sotto la superficie della successiva interpretazione cristiana, e sopravvive in feste come Halloween, le bambole di granoturco e altri rituali legati al raccolto; nei miti di Puck o del woodwose (una sorta di Sasquatch), nelle credenze circa le piante gli animali "fortunati" e "sfortunati", e così via. Tuttavia, è sempre difficile identificare esattamente l'epoca e il contesto culturale a cui si devono far risalire tradizioni come queste, trasmesse oralmente.


Notizie storiche dai romani

Nel De bello Gallico di Giulio Cesare si trova il più antico e completo resoconto circa i druidi. Cesare dedica ai druidi ben due capitoli del VI libro del De bello Gallico, il 13 e 14, per poi ritornare sull'argomento nei capitoli 16-18, a testimonianza dell'importanza e del ruolo sociale che questo collegio sacerdotale ricopriva nel mondo celtico. Cesare nota che gli uomini di rango in Gallia appartenevano alla classe dei druidi o a quella dei nobili, e che queste due categorie erano separate. I druidi costituivano una classe sacerdotale istruita, ed erano i guardani delle antiche leggi non scritte; avevano il potere di giudicare, di scomunicare dalla società ed erano responsabili dell'educazione dei giovani. Non si trattava di una casta ereditaria; erano invece esonerati dal lavoro nei campi e dal pagamento delle tasse. Il corso di studio per un novizio era molto lungo. Tutto veniva insegnato oralmente, sebbene, a quanto riporta Cesare, i Galli avessero una lingua scritta (basata sui caratteri greci) usata per le questioni quotidiane. In effetti non esiste traccia di scritti druidici e per questo, secondo alcune fonti storiche questo tipo di cultura viene definita misterica. "Il punto essenziale della loro dottrina", scrive Cesare, "è che l'anima non muore, e che dopo la morte passa da un corpo all'altro" (vedi metempsicosi). Questo portò molti scrittori antichi a trarre la conclusione che i druidi siano stati influenzati dagli insegnamenti del filosofo greco Pitagora. Questa annotazione, per quanto possa apparire improbabile, non viene accantonata dalla letteratura storica moderna, che la inserisce nel contesto dei profondi scambi culturali avuti dai Celti con le comunità italiote della Magna Grecia:

« È molto probabile che l'interesse manifestato dai Celti, a partire dal secondo quarto del IV secolo a.C., per le immagini di forme transitorie che vengono chiamate "metamorfosi plastiche", [...], sia stato influenzato dalle dottrine orfiche e pitagoriche che alcuni autori antichi hanno associato al pensiero dei Druidi» »
(Venceslas Kruta, Mondo greco e mondo celtico: incontro di due culture[1] )


Ultima modifica di Admin il Mer 29 Apr 2009 - 10:17, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Il Druidismo   Mer 29 Apr 2009 - 9:21

Cesare nota anche che i druidi credevano in uno spirito guardiano della tribù, che Cesare stesso traduce con "dispater", termine in generale riconducibile a "padre Ade"[senza fonte].


I druidi e Cesare


Egli infatti non fa menzione di rapporti avuti con i druidi o di loro interferenze nei suoi piani di conquista e di organizzazione della Gallia. E tuttavia sembra che le relazioni tra Cesare e i druidi, in un primo tempo neutrali, si siano guastate intorno al 54 a.C. e che essi siano divenuti gli animatori della rivolta antiromana del 52 a.C. La storiografia moderna è perlopiù concorde, sia pure con sfumature diverse e diverse motivazioni, nell'attribuire ai druidi sia l'ispirazione sia l'organizzazione della lotta di resistenza a Roma, lotta animata da un ideale di indipendenza politica, ma anche sentita come difesa della tradizione religiosa celtica.
Sul velo di silenzio steso da Cesare circa il ruolo dei druidi nelle vicende politiche-militari di quegli anni sono state invece prospettate varie e spesso contrastanti interpretazioni. Qualcuno ritiene che la digressione etnografica del VI libro , evidenziando l'importanza dei druidi nell'organizzazione sociale dei Celti, si configurasse come un vero e proprio pamphlet antidruidico; al contrario altri, giudicando i druidi estranei alla rivolta antiromana, pensano che Cesare, parlando di loro nel VI libro, volesse quasi ricompensarli della loro neutralità. Altri ancora suppongono che Cesare intendesse attenuare le basi per una futura politica di concordia, quale sarebbe stata perseguitata poi da Augusto.
Quest'ultima ipotesi suscita qualche perplessità, se si pensa che nel 51 Cesare stava ancora <<tirando le somme della sua grande impresa e si apprestava alla guerra civile con Pompeo>> e che dunque difficilmente poteva prefigurare le linee della futura politica romana in Gallia. La sua trattazione sui druidi nel VI libro e, soprattutto, il suo silenzio su di essi nel resto dei Commentarii si possono forse spiegare con una ragione interna, cioè con l'intento di togliere ai suoi avversari politici in Roma il pretesto di presentarlo come empio violatore di ogni norma e credenza religiosa. Molte voci, infatti, correvano sulla mancanza di pietas e di fides dell'epicureo Cesare e su sue presunte violazioni sacrileghe: ed egli, passando sotto silenzio il ruolo dei druidi nell'opposizione gallica alla sua impresa, mirava, sicuramente a cautelarsi contro gli attacchi dei suoi nemici interni ed a neutralizzare la loro propaganda militare.


L'opinione di alcuni storici

Scrittori come Diodoro Siculo e Strabone, che conoscevano i druidi in modo più indiretto rispetto a Cesare, pensavano che la classe sacerdotale celtica includesse i druidi, i bardi e i vati (indovini).
Pomponio Mela è il primo autore a informarci che l'educazione dei druidi era segreta e si teneva in grotte e foreste. Sappiamo che alcune zone delle foreste erano sacre e che i romani e i cristiani, per combattere la religione druidica, usavano tagliarne gli alberi e bruciarli. Ai druidi si attribuiscono a volte anche pratiche legate ai sacrifici umani, sebbene questa informazione possa ricondursi alla propaganda romana. È invece accertato che i Galli facevano sacrifici umani, di solito a spese dei criminali.
La Bretagna era un quartier generale del druidismo, ma una volta all'anno un'assemblea generale dell'ordine si teneva nei territori di Carnutes in Gallia.
Cicerone parla di indovini fra i Galli, noti come druidi; egli aveva personalmente conosciuto un certo Divitiacus del popolo degli Edui. Diodoro ci informa che affinché un sacrificio fosse efficace si richiedeva la presenza di un druido come intermediario fra uomini e dei. Prima di una battaglia, i druidi spesso si interponevano fra i due eserciti e cercavano di convincere i contendenti a rinunciare allo scontro.


Un editto sui druidi

I druidi erano considerati essenzialmente non-romani: un editto di Augusto vietò ai cittadini romani di praticare riti druidici. In Strabone troviamo che sotto la dominazione romana i druidi erano ancora arbitri su questioni pubbliche e private, ma che non erano più autorizzati a giudicare casi di omicidio. Sotto il regno di Tiberio, i druidi furono soppressi con un decreto del Senato, ma questo editto dovette essere in seguito rinnovato da Claudio. Nei resoconti di Plinio, l'attività dei druidi è limitata alla pratica della medicina e della magia. Si dice anche che i druidi veneravano il vischio, e che boschetti di querce erano il loro rifugio preferito. Quando trovavano il vischio, un sacerdote vestito di bianco lo tagliava con un coltello dorato, e due tori bianchi venivano sacrificati nel luogo del ritrovamento.
Descrivendo l'attacco dei romani di Svetonio Paolino all'isola di Mona (Anglesey or Ynys Mon in gaelico), Tacito dice che i legionari furono terrorizzati dall'apparizione di una banda di druidi che, sollevando le mani al cielo, tuonarono terribili maledizioni sulla testa degli invasori. Il coraggio dei romani, tuttavia, ebbe la meglio sulla paura; i britanni furono messi in fuga; e i sacri boschi di Mona furono abbattuti.
Dopo il I secolo, i druidi sparirono dal continente, e i testi dell'epoca fanno riferimenti a questa casta solo in rare occasioni. Ausonio, per esempio, apostrofa il retorico Attius Patera dichiarandolo con disprezzo "discendente di druidi".


La fine dei druidi

Se all'epoca di Cesare i druidi erano ancora nel piano possesso della loro autorità e dignità. È vero che l'intero processo di romanizzazione della Gallia, dopo la sua conquista, portò ben presto alla scomparsa dell'antica religione celtica, con il conseguente indebolimento del prestigio dei druidi. Ritiratisi nelle loro scuole, furono poi perseguitati e soppressi dall'imperatore Claudio, che li considerava dei nazionalisti fanatici: sopravviveranno solo indovini, maghi, e ciarlatani, ma loro arte verrà combattuta ed annientata dal cristianesimo, in particolare in seguito alla diffusione di San Patrizio.


I druidi in Gran Bretagna e Irlanda

La storia di Vortigern, riportata da Nennio, contiene uno dei pochissimi riferimenti ai druidi in Bretagna dopo la conquista romana: dopo essere stato scomunicato da Germano, il sovrano britannico chiede l'aiuto dei druidi. Nella letteratura irlandese, tuttavia, i druidi sono menzionati di frequente, e il loro ruolo sembra corrispondere a quello che avevano in Gallia (la parola irlandese moderna per "magia"", draíocht, deriva dall'irlandese antico druídecht). In Irlanda c'erano anche altre figure in parte assimilabili ai druidi, i bardi e i poeti; fin all'antichità infatti i poeti avevano usurpato molti dei compiti dei druidi e alla fine li soppiantarono con l'avvento del Cristianesimo.
I più importanti documenti irlandesi sono manoscritti del XII secolo, ma alcuni dei testi riportati risalgono all'VIII secolo. In queste storie i druidi sono spesso consiglieri dei re e predicono il futuro (Bec mac Dé, per esempio, predisse la morte di Diarmaid mac Cearbhaill con maggiore precisione di tre santi cristiani), mentre non sembrano avere particolari funzioni religiose. Non sembrano neppure appartenere ad alcuna forma di corporazione o associazione, né essere esonerati dal servizio militare.


Storie epiche sui druidi

Nel Ciclo dell'Ulster, Cathbad, capo dei druido alla corte di Conchobar mac Nessa, re dell'Ulster, era accompagnato da moltissimi giovani discepoli (100 secondo le versioni più antiche). Cathbad è presente alla nascita della famosa eroina Deirdre, e profetizza la sorte della donna, ma viene ignorato da Conchobar. In questa storia epica, intitolata Táin bó Cuailnge, segue questa descrizione della banda dei druidi di Cathbad: l'incaricato solleva gli occhi al cielo e osserva le nuvole e risponde al gruppo attorno a lui. Tutti alzano gli occhi al cielo, osservano le nuvole, e gettano incantesimi contro gli elementi, facendoli combattere fra di loro; e nuvole di fuoco vengono portate verso l'accampamento degli uomini d'Irlanda. Nella stessa storia si dice anche che nessuno alla corte di Conchobar aveva il diritto di parlare prima dei druidi.
Prima di partire per la grande spedizione contro l'Ulster, in Táin Bó Cuailnge, Medb, regina di Connacht, consulta i propri druidi sull'esito della guerra. Rimandano la marcia di due settimane, attendendo buoni auspici. I druidi hanno anche poteri magici: quando l'eroe Cúchulainn torna dalla terra delle fate dopo aver a lungo errato dietro la fata Fand (che egli non riesce a dimenticare), finalmente riceve una pozione dai druidi, che cancella ogni ricordo delle sue avventure recenti e cancella anche la gelosia dal cuore di sua moglie Emer.
Ancora più notevole è la storia di Étain. Questa signora, moglie di Eochaid Airem, High King of Ireland ("alto re d'Irlanda"), in una vita precedente è stata l'amata del dio Midir, che la brama ancora e la rapisce. Il re si rivolge al suo druido Dalgn, che impiega un anno per ritrovare il dio e la donna, usando quattro rami di tasso con un'iscrizione di caratteri dell'alfabeto ogham.
In altri testi i druidi si dimostrano capaci di portare gli uomini alla pazzia. Mug Ruith, leggendario druido di Munster, indossava una pelle di toro e un complesso copricapo di piume di uccello, e aveva la capacità di volare e scatenare tempeste.


I druidi nella letteratura cristiana

Nelle vite dei santi, dei martiri e dei missionari, i druidi sono talvolta rappresentati come maghi e divinatori che si oppongono ai missionari cristiani, sebbene due di loro siano rappresentati come insegnanti delle figlie di Lóegaire mac Néill, Alto Re d'Irlanda, all'arrivo di San Patrizio. Per rallentare San Patrizio, sollevano nuvole e nebbia. Prima della battaglia di Culdremne (561) un druido creò un airbe drtiad (recinto?) attorno a uno degli eserciti, sebbene il significato esatto di questa frase sia oscuro. Sembra che i druidi irlandesi avessero il capo rasato come i monaci cristiani; la parola druí viene usata come traduzione del latino magus, e in un passaggio si parla di Cristo come druido.
Questo resoconto è in parte basato su informazioni tratte dalla Encyclopaedia Britannica, del (1911) e dalla Catholic Encyclopedia, 1908.'


Gli eredi dei druidi nelle Fiandre

Le popolazioni delle Fiandre e dei Paesi Bassi rimasero pagane fino a tutto il VII secolo, quando Sant'Eligio giunse in Frisia e li convertì al cristianesimo. La Vita di Eligio, scritta dal suo contemporaneo e compagno Ouen, fornisce alcune immagini molto suggestive delle pratiche druidiche in quelle regioni. Ouen riporta infatti le ammonizioni che Eligio era solito rivolgere ai pagani delle Fiandre, denunciandone i costumi sacrileghi. Queste ammonizioni possono essere lette fra le righe per ricavarne, in positivo, quali potevano essere le pratiche a cui Ouen e Eligio assistettero:

« A causa di nessuna malattia dovete consultare maghi, divinatori, stregoni o incantatori, o pensare di chiedere il loro aiuto.
Non prestate attenzione agli auguri, o agli starnuti violenti, o al canto degli uccelli. Se venite distratti mentre siete in cammino o al lavoro, fate il segno della croce e dite con fede e devozione le preghiere della domenica, e niente potrà farvi del male

Nessun cristiano si preoccupi di quale giorno partire da casa o quale giorno tornare, perché Dio ha creato tutti i giorni. Non vi è alcuna influenza nel primo lavoro del giorno o fase della Luna; non vi è nulla di minaccioso o di ridicolo nelle Calende di gennaio.[2]

Non costruite vetulas,[3] piccoli cervi o iotticos; non apparecchiate la notte [per l'elfo della casa (confronta Puck)], non scambiate doni dell'anno nuovo, non offrite bevande superflue.
Nessun cristiano deve credere all'impurità o sedere nell'incantamento, perché è opera del diavolo. Nessun cristiano, nella festa di San Giovanni o di alcun altro santo dovrà eseguire solestitia [riti del solstizio d'estate] o danzare o saltare o cantare canti diabolici.

Nessun cristiano deve invocare il nome di demoni, di Nettuno o Orco[4] o Diana o Minerva o Geniscus o credere in alcun modo in cui questi esseri inetti. Nessuno dovrebbe passare nell'ozio il giorno di Giove se non coincide con feste sante, né in maggio né in alcun altro tempo, né i giorni delle larvae[5] o dei topi o qualsiasi altro giorno che la domenica. Nessun cristiano dovrebbe mostrarsi devoto agli dei del trivio, dove tre strade si uniscono, né partecipare alle fanes feste delle rocce, delle sorgenti, dei boschi o degli angoli.

Nessuno dovrebbe permettersi di appendere filatteri (talismani)[6] al collo di uomini o animali, anche se vengono fatti da preti e anche se viene detto che contengono reliquie o sacre scritture, perché non c'è alcuna cura di Cristo in queste cose ma solo il veleno del diavolo.

Nessuno dovrebbe permettersi di fare lustrazioni ("purificazioni") o incantesimi usando erbe, o far passare il bestiame attraverso un albero cavo o un fosso perché così lo si consacra al diavolo. Nessuna donna dovrebbe permettersi di appendere al collo l'ambra o invocare Minerva o altri esseri maledetti mentre tessono o colorano i loro tessuti ma in tutte le opere rendete grazie solo a Cristo e confidate nel potere del suo nome con tutto il vostro cuore. Nessun si azzardi a gridare quando la luna è eclissata, perché è per ordine di Dio che ogni tanto avvengon le eclissi. Né si tema la luna nuova o si abbandoni per questo il lavoro. Perché Dio fece la luna per questo, per segnare il tempo e attenuare l'oscurità della notte, non per ostacolare il lavoro né per rendere pazzi gli uomini come credono gli sciocchi, i quali ritengono che i lunatici siano posseduti da demoni provenienti dalla luna. Nessuno deve chiamare signore il sole o la luna o giurare in loro nome perché essi sono creature di Dio e servono i bisogni dell'uomo per ordine di Dio.

Nessuno predica il destino o la fortuna o l'oroscopo da coloro che credono che l'uomo debba essere ciò per cui è nato.

Soprattutto, qualsiasi malattia accada, non cercate incantatori o divinatori o stregoni o maghi, non usate diabolici filatteri attraverso sorgenti e boschi o incroci. Ma lasciate che il malato confidi unicamente nella misericordia divina e prenda il corpo e il sangue di Cristo con fede e devozione e chieda devotamente alla chiesa la benedizione e l'unzione, con la quale il suo corpo sarà unto nel nome di Cristo e, secondo l'apostolo, "la professione di fede salverà l'infermo e il Signore lo illuminerà.

I giochi diabolici e i balli o i canti dei gentili siano proibiti. Nessun cristiano dovrà farli perché ciò lo renderà un pagano. Né è giusto che un salmo diabolico esca dalla bocca di un cristiano dove è stato posto il sacramento di Cristo, che è adatta soltanto a lodare Dio. Perciò, fratelli, rifiutate tutte le invenzioni del nemico con tutto il vostro cuore e fuggite questi sacrilegi con orrore. Non venerate altre creature oltre a Dio e ai suoi santi. Evitate le sorgenti e gli alberi che chiamano sacri. Vi è proibito fare il lituo che essi piazzano ai crocicchi e ovunque ne troviate uno voi dovete bruciarlo con il fuoco. Perché voi dovete credere di poter essere salvati con nessun'altra arte che l'invocazione e la croce di Cristo. Come sarebbe possibile altrimenti che i boschi dove questi uomini miserevoli fanno i loro riti sono stati abbattuti e la legna proveniente da lì è stata data alla fornace? Vedete come è sciocco l'uomo, che onora degli alberi morti, insensibili e disprezza i precetti di Dio onnipotente. Non credere che il cielo o le stelle o la terra o qualsiasi altra creatura debba essree adorata oltre a Dio, perché egli creò e dispose di tutti loro. »


Ultima modifica di Admin il Mer 29 Apr 2009 - 10:20, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Il Druidismo   Mer 29 Apr 2009 - 9:22

Revival


Nel XVIII secolo, in Inghilterra e in Galles si è assistito a un revival druidico ispirato, fra gli altri, da John Aubrey, John Toland e William Stukely. Non ci sono invece prove sicure che William Blake fosse in qualche modo coinvolto in questa ondata di revival e potesse addirittura essere stato un Arcidruido. Aubrey è stato il primo scrittore moderno a legare Stonehenge ed altri monumenti megalitici con il druidismo, una imprecisione che ha influenzato l'idea comune del druidismo per la maggior parte del XX secolo. Modern Druidic groups have their roots in this revival, e some claim that Aubrey was an archdruid in possession of an uninterrupted tradition of Druidic knowledge, though Aubrey, an uninhibited collector of lore e gossip, never entered a corroborating word in his voluminous surviving notebooks. Toland was fascinated by Aubrey's Stonehenge theories, e wrote his own book, without crediting Aubrey. He has also been claimed as an Archdruid. The Ancient Druid Order claim that Toland held a gathering of Druids from all over Britain e Ireland in a London tavern, the Appletree, nel 1717. L'Antico Ordine dei Druidi fu fondato nel 1781, guidato da Henry Hurle e apparentemente incorporato nelle idee massoniche. Una figura centrale di quel periodo è stata Edward Williams, più noto come Iolo Morganwg: i suoi scritti, pubblicati postumi come I Manoscritti di Iolo (1848), e Barddas (1862), continuano ad influenzare il druidismo contemporaneo. Williams sosteneva di aver ottenuto il suo sapere ancestrale durante un "Gorsedd dei Bardi delle Isole Britanniche" che aveva ritrovato, ma negli anni '70 ma gli scritti preparatori di quel testo furono trovati fra le sue carte, dimostrando come anche quel testo fosse stato inventato di suo pugno.


I druidi oggi

Il Druidismo Moderno (Modern Druidism, Modern Druidry) è una continuazione del revival del XVIII secolo e si pensa dunque che abbia alcune connessioni con l'antica religione (se non molte). Il Druidismo Moderno comprende due branche: culturale e religiosa. I druidi orientati alla cultura tengono una competizione di poesia, letteratura e musica, nota come Eisteddfod tra le popolazioni di origine celtica (Gallesi, Irlandesi, della Cornovaglia, Bretoni, ecc). Il Druidismo religioso moderno è una forma di neopaganesimo costruita ampiamente intorno a testi prodotti nel XVIII secolo o successivamente, insieme alle rare fonti romane e alto-medievali.
Non è sempre facile distinguere tra le due branche, poiché gli ordini di Druidi orientati alla religione possono accettare membri di qualunque religione o non credenti, mentre gli ordini orientati alla cultura possono non indagare sulle credenze religiose dei loro membri. Entrambi i tipi di ordini druidici possono perciò contenere membri orientati alla religione e membri non orientati alla religione. Molti personaggi famosi in Gran Bretagna sono stati iniziati in ordini druidici, compreso Winston Churchill. Il caso di Churchill illustra la difficoltà di distinguere tra le due branche, dato che gli storici non sono nemmeno certi a quale ordine si sia unito, l'Antico Ordine dei Druidi o l'Antico e Archaeological Ordine dei Druidi, e a maggior ragione per quale motivi vi si sia affiliato.

Frammenti di un calendario lunare druidico incisi su una sfoglia di bronzo sono stati scoperti a Coligny in Francia nel 1897. Il "calendario di Coligny" ha generato interesse da allora (vedi link in calce).


Note


1. ^ In AA.VV, Giovanni Pugliese Carratelli (a cura di) I Greci in Occidente, Bompiani, 1996. p. 587 ISBN 88-452-2821-5
2. ^ il primo dell'anno.
3. ^ Vetula: una figurina della Donna Anziana (Old Woman). Un romano l'avrebbe equiparata a Ecate, ma il significato esatto di questo personaggio nei Paesi Bassi pagani non è certo.
4. ^ Orco, un dio etrusco/romano degli inferi (Un saggio su Ade/Orco.)
5. ^ Larvae ("spiriti maligni"): questo testo latino si riferisce più specificatamente alle Lemuria, cerimonia romana per i defunti, piuttosto che a quella celtica, che aveva luogo a Samhain.
6. ^ Gregorio di Tours considerava di grande importanza i filatter


Bibliografia


• Anonyme, Le Dialogue des deux Sages présenté et annoté par Christian-Joseph Guyonvarc'h, Bibliothèque scientifique Payot, Paris, 1999, ISBN 2228892149
• Jean-Louis Brunaux, Les druides : Des philosophes chez les Barbares, Éditions du Seuil, Paris, 2006, ISBN 978-2020796538
• Gerhard Herm, "Die Kelten. Das Volk, das aus dem Dunkel kam" (München, 1984) Trad. it. "Il segreto dei Celti" (Bompiani, Milano).
• E. Malaspina,P.Pagliani,R.Alosi,A.Buonopane,R.Ampio,A.Balbo Antico Presente Storia e testi della letteratura italiana edizione Petrini


Collegamenti esterni


• (EN) A Little History of Druidry di Greywolf
• (EN) La Religione degli Antichi Celti di J. A. MacCulloch (1911)
• (EN) Druidi Irlandesi E Vecchie Religioni Irlandesi di James Bonwick (1894)
• (FR) L’Arbre celtique
• (EN) The Veil of Isis; Or, Mysteries dei Druidi di W. Winwood Reade (1861)
• Il Calendario di Coligny
• (EN) The Order of Bards, Ovates e Druidi The oldest and largest Druid order del mondo, based in Inghilterra]
• Il Calderone di Ceridwen
• "Torix il druido": un romanzo storico per ragazzi dedicato ad un druido


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Druido
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MessaggioOggetto: Re: Il Druidismo   Lun 25 Lug 2011 - 7:05

Admin riporto l'articolo di wikipedia inglese.

Buona lettura.


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Druid

Druid
From Wikipedia, the free encyclopedia

A druid was a member of the priestly class in Britain, Ireland, and Gaul, and possibly other parts of Celtic western Europe, during the Iron Age. Very little is currently known about the ancient druids as they left no written accounts about themselves, and the only evidence of them are a few descriptions left by Greek and Roman authors, and stories created by later medieval Irish writers.[2] While archaeological evidence has been uncovered pertaining to the religious practices of the Iron Age people, "not one single artefact or image has been unearthed that can undoubtedly be connected with the ancient Druids."[3] Various recurring themes emerge in a number of the Greco-Roman accounts of the druids, including that they performed human sacrifice, believed in a form of reincarnation, and that they held a high position in Gaulish society. Next to nothing is known about their cultic practice, except for the ritual of oak and mistletoe as described by Pliny the Elder.

The earliest known reference to the druids dates to 200 BCE, although the oldest actual description comes from the Roman military general Julius Caesar in his Commentarii de Bello Gallico (50s BCE). Later Greco-Roman writers also described the druids, including Cicero,[4] Tacitus[5] and Pliny the Elder.[6] Following the invasion of Gaul by the Roman Empire, druidism was suppressed by the Roman government under the 1st-century emperors Tiberius and Claudius, and it disappeared from the written record by the 2nd century, although there were likely later survivals in the British Isles.[7]

The druids then also appear in some of the medieval tales from Christianised Ireland like the Táin Bó Cúailnge, where they are largely portrayed as sorcerers who opposed the coming of Christianity.[8] In the wake of the Celtic revival during the 18th and 19th centuries, fraternal and Neopagan groups were founded based upon the ideas about the ancient druids, a movement which is known as Neo-Druidism.



"Two druids", 19th-century engraving based on a 1719 illustration by Bernard de Montfaucon.[1]
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Two_Druids.PNG

Etymology

The modern English word druid derives from the Latin druides (pronounced [druˈides]), which itself was considered by ancient Roman writers to come from the native Celtic Gaulish word for these figures.[9][10][11] Other Roman texts also employ the form druidae, while the same term was used by Greek ethnographers as δρυΐδης (druidēs).[12][13] Although no extant Romano-Celtic inscription is known to contain the form,[9] the word is cognate with the later insular Celtic words, Old Irish druí ("druid, sorcerer") and early Welsh dryw ("seer").[11] Based on all available forms, the hypothetical proto-Celtic word may then be reconstructed as *dru-wid-s (pl. *druwides) meaning "oak-knower". The two elements go back to the Proto-Indo-European roots *deru-[14] and *weid- "to see".[15] The sense of "oak-knower" (or "oak-seer") is confirmed by Pliny the Elder,[11] who in his Natural History etymologised the term as containing the Greek noun δρύς (drus), "oak-tree"[16] and the Greek suffix -ιδης.[17] The modern Irish word for Oak is Dara, as it derives to anglicised placenames like Derry, and Kildare (literally the "church of oak"). There are many stories and lore about saints, heroes, and oak trees, and also many local stories and superstitions (called pishogues) about trees in general, which still survive in rural Ireland. Both Irish druí and Welsh dryw could also refer to the wren,[11] possibly connected with an association of that bird with augury bird in Irish and Welsh tradition (see also Wren Day).[11][18]

Practices and doctrines

According to historian Ronald Hutton, "we can know virtually nothing of certainty about the ancient Druids, so that - although they certainly existed - they function more or less as legendary figures."[19] However, the sources provided about them by ancient and medieval writers, coupled with archaeological evidence, can give us an idea of what they might have performed as a part of their religious duties.

Societal role and training

One of the few things that both the Greco-Roman and the vernacular Irish sources agree on about the druids was that they played an important part in pagan Celtic society. In his description, Julius Caesar claimed that they were one of the two most important social groups in the region (alongside the equites, or nobles), and were responsible for organising worship and sacrifices, divination, and judicial procedure in Gaulish and British society.[20] He also claimed that they were exempt from military service and from the payment of taxes, and that they had the power to excommunicate people from religious festivals, making them social outcasts.[20] Two other classical writers, Diodorus Siculus and Strabo also wrote about the role of druids in Gallic society, claiming that the druids were held in such respect that if they intervened between two armies they could stop the battle.[21]

Pomponius Mela[22] is the first author who says that the druids' instruction was secret, and was carried on in caves and forests. Druidic lore consisted of a large number of verses learned by heart, and Caesar remarked that it could take up to twenty years to complete the course of study. There is no historic evidence during the period when Druidism was flourishing to suggest that Druids were other than male.[23] What was taught to Druid novices anywhere is conjecture: of the druids' oral literature, not one certifiably ancient verse is known to have survived, even in translation. All instruction was communicated orally, but for ordinary purposes, Caesar reports,[24] the Gauls had a written language in which they used Greek characters. In this he probably draws on earlier writers; by the time of Caesar, Gaulish inscriptions had moved from the Greek script to the Latin script.

Sacrifice

Greek and Roman writers frequently made reference to the druids as practitioners of human sacrifice, a trait they themselves reviled, believing it to be barbaric.[25] Such reports of druidic human sacrifice are found in the works of Lucan, Julius Caesar, Suetonius and Cicero.[26] Caesar claimed that the sacrifice was primarily of criminals, but at times innocents would also be used, and that they would be burned alive in a large wooden effigy, now often known as a wicker man. A differing account came from the 10th-century Commenta Bernensia, which claimed that sacrifices to the deities Teutates, Esus and Taranis were by drowning, hanging and burning, respectively (see threefold death).

Diodorus Siculus asserts that a sacrifice acceptable to the Celtic gods had to be attended by a druid, for they were the intermediaries between the people and the divinities. He remarked upon the importance of prophets in druidic ritual:

"These men predict the future by observing the flight and calls of birds and by the sacrifice of holy animals: all orders of society are in their power... and in very important matters they prepare a human victim, plunging a dagger into his chest; by observing the way his limbs convulse as he falls and the gushing of his blood, they are able to read the future."

There is archaeological evidence from western Europe that has been widely used to back up the idea that human sacrifice was performed by the Iron Age Celts. Mass graves found in a ritual context dating from this period have been unearthed in Gaul, at both Gournay-sur-Aronde and Ribemont-sur-Ancre in what was the region of the Belgae chiefdom. The excavator of these sites, Jean-Louis Brunaux, interpreted them as areas of human sacrifice in devotion to a war god,[27][28] although this view was criticised by another archaeologist, Martin Brown, who believed that the corpses might be those of honoured warriors buried in the sanctuary rather than sacrifices.[29] Bog bodies, said to show ritual sacrifice, are also known from Great Britain and Ireland, such as the "Lindow Man", found in Lindow, Cheshire.[30]

Some historians have questioned whether the Greco-Roman writers were accurate in their claims. J. Rives remarked that it was "ambiguous" whether the druids ever performed such sacrifices, for the Romans and Greeks were known to project what they saw as barbarian traits onto foreign peoples including not only druids but Jews and Christians as well, thereby confirming their own "cultural superiority" in their own minds.[31] Taking a similar opinion, Ronald Hutton summarised the evidence by stating that "the Greek and Roman sources for Druidry are not, as we have received them, of sufficiently good quality to make a clear and final decision on whether human sacrifice was indeed a part of their belief system."[32] Peter Berresford Ellis, a Celtic nationalist who authored The Druids (1994), believed them to be the equivalents of the Indian Brahmin caste, and considered accusations of human sacrifice to remain unproven,[unreliable source?][33] whilst an expert in medieval Welsh and Irish literature, Nora Chadwick, who believed them to be great philosophers, fervently purported the idea that they had not been involved in human sacrifice, and that such accusations were imperialist Roman propaganda.[34]

Philosophy

Alexander Cornelius Polyhistor referred to the Druids as philosophers and called their doctrine of the immortality of the soul and reincarnation or metempsychosis "Pythagorean":

"The Pythagorean doctrine prevails among the Gauls' teaching that the souls of men are immortal, and that after a fixed number of years they will enter into another body."

Caesar remarks: "The principal point of their doctrine is that the soul does not die and that after death it passes from one body into another" (see metempsychosis). Caesar wrote:

"With regard to their actual course of studies, the main object of all education is, in their opinion, to imbue their scholars with a firm belief in the indestructibility of the human soul, which, according to their belief, merely passes at death from one tenement to another; for by such doctrine alone, they say, which robs death of all its terrors, can the highest form of human courage be developed. Subsidiary to the teachings of this main principle, they hold various lectures and discussions on astronomy, on the extent and geographical distribution of the globe, on the different branches of natural philosophy, and on many problems connected with religion".
—Julius Caesar, "De Bello Gallico", VI, 13

Diodorus Siculus, writing in 36 BCE, described how the druids followed "the Pythagorean doctrine", that human souls "are immortal and after a prescribed number of years they commence a new life in a new body."[35] One modern scholar has speculated that Buddhist missionaries had been sent by the Indian king Ashoka.[36] Others have invoked common Indo-European parallels.[37] Caesar noted the druidic doctrine of the original ancestor of the tribe, whom he referred to as Dispater, or Father Hades.

Sources on druidism

Greek and Roman records

The earliest recorded mention of the druids comes from c. 200 BCE, when two Greek texts, one of which was a history of philosophy written by Sotion of Alexandria, and the other which was a study of magic that was widely albeit incorrectly attributed to Aristotle, mentioned the existence of Druidas, or wise men belonging to the Keltois (Celts) and Galatias (either the Galatians or the Gauls).[38] While both of these texts are now lost, they were quoted in the 2nd century CE work Vitae by Diogenes Laertius.[39] Meanwhile, there were also references in Greek and Roman texts during the ensuing century to "barbarian philosophers",[40] a possible reference to the Gaulish druids.

Julius Caesar

The first known text that actually describes the druids was Julius Caesar's Commentarii de Bello Gallico, book VI, which had been published in the 50s or 40s BCE. A military general who was intent on conquering Gaul and Britain, Caesar described the druids as being concerned with "divine worship, the due performance of sacrifices, private or public, and the interpretation of ritual questions." He claimed that they played an important part in Gaulish society, being one of the two respected classes along with the equites (a term meaning 'horsemen' which has been usually interpreted as referring to warriors) and that they performed the function of judges. He claimed that they recognised the authority of a single leader, who would rule till their death, when a successor would be chosen by vote or through conflict. He also remarked that they met annually at a sacred place in the region owned by the Carnute tribe in Gaul, while they viewed Britain as the centre of druidic study, and that they were not found amongst the German tribes to the east of the Rhine. According to Caesar, many young men were trained to be druids, during which they had to learn all the associated lore off by heart. He also claimed that their main teaching was "that souls do not perish, but after death pass from one to another" but that they were also concerned with "the stars and their movements, the size of the cosmos and the earth, the world of nature, the powers of deities", indicating that they were involved with such common aspects of religion as theology and cosmology, but also astronomy. Caesar also held that they were "administrators" during rituals of human sacrifice, for which criminals were usually used, and that the method was through burning in a wicker man.[20]

While he would have had first hand experience with Gaulish people, and therefore likely with druids, Caesar's account has been widely criticised by modern historians as being inaccurate. One issue that had been raised by such historians as Fustel de Coulanges[41] and Ronald Hutton was that while Caesar described the druids as a significant power within Gaulish society, he did not mention them even once in his accounts of his Gaulish conquests, and nor did Aulus Hirtius, who continued Caesar's account of the Gallic Wars following the latter's death. Hutton believed that Caesar had manipulated the idea of the druid so that they would appear both civilised (being learned and pious) and barbaric (performing human sacrifice) to Roman readers, thereby representing both "a society worth including in the Roman Empire" and one that required civilising with Roman rule and values, thus justifying his wars of conquest.[42]

Sean Dunham suggested that Caesar had simply taken the Roman religious functions of senators and applied them to the druids. [43] Daphne Nash believed it "not unlikely" that he "greatly exaggerates" both the centralised system of druidic leadership and its connection to Britain.[44]

Other historians have accepted the possibility of Caesar's account being more accurate. Norman J. DeWitt surmised that Caesar's description of the role of druids in Gaulish society may report an idealised tradition, based on the society of the 2nd century BCE, before the pan-Gallic confederation led by the Arverni was smashed in 121 BCE, followed by the invasions of Teutones and Cimbri, rather than on the demoralised and disunited Gaul of his own time.[45] John Creighton has speculated that in Britain, the druidic social influence was already in decline by the mid-1st century BCE, in conflict with emergent new power structures embodied in paramount chieftains.[46] Other scholars see the main reason for the decline of druidism in the Roman conquest itself.[47]

Cicero, Diodorus Sicilus, Strabo and Tacitus

It would not only be Caesar, but other Greco-Roman writers who would subsequently comment on the druids and their practices, although none of them would go into as much detail as he. Caesar's contemporary, Marcus Tullius Cicero, noted that he had met a Gallic druid, Divitiacus, who was a member of the Aedui tribe. Divitiacus supposedly knew much about the natural world and performed divination through augury.[4] Whether Diviaticus was genuinely a druid can however be disputed, for Caesar also knew this figure, and also wrote about him, calling him by the more Gaulish-sounding (and thereby presumably the more authentic) Diviciacus, but never referred to him as a druid and indeed presented him as a political and military leader.[48]

Another classical writer to take up describing the druids not too long after was Diodorus Siculus, who published this description in his Bibliotheca historicae in 36 BCE. Alongside the druids, or as he called them, drouidas, whom he viewed as philosophers and theologians, he also remarked how there were poets and singers in Celtic society whom he called bardous, or bards.[35] Such an idea was expanded on by Strabo, writing in the 20s CE, who declared that amongst the Gauls, there were three types of honoured figures: the poets and singers known as bardoi, the diviners and specialists in the natural world known as o'vateis, and those who studied "moral philosophy", the druidai.[49] Nonetheless, the accuracy of these writers has been brought into question, with Ronald Hutton stating that "All that can be concluded is that we have absolutely no secure knowledge of the sources used by any of these authors for their comments on Druids, and therefore of their date, their geographical framework or their accuracy."[50]

The Roman writer Tacitus, himself a senator and a historian, described how when the Roman army, led by Suetonius Paulinus, attacked the island of Mona (Anglesey, Ynys Môn in Welsh), the legionaries were awestruck on landing by the appearance of a band of druids, who, with hands uplifted to the sky, poured forth terrible imprecations on the heads of the invaders. He states that these "terrified our soldiers who had never seen such a thing before..." The courage of the Romans, however, soon overcame such fears, according to the Roman historian; the Britons were put to flight, and the sacred groves of Mona were cut down.[51] Tacitus is also the only primary source that gives accounts of druids in Britain, but maintains a hostile point of view, seeing them as ignorant savages.[52] Ronald Hutton meanwhile points out that there "is no evidence that Tacitus ever used eye-witness reports" and casts doubt upon the reliability of Tacitus's report.[53]

Irish and Welsh records

During the Middle Ages, after Ireland and Wales were Christianised, druids appeared in a number of written sources, namely tales and stories such as the Táin Bó Cúailnge, but also in the hagiographies of various saints. These were all written by Christian monks "who may not merely have been hostile to the earlier paganism but actually ignorant of it" and so would not have been particularly reliable, but at the same time may provide clues as to the practices of druids in Ireland and to a lesser extent Wales.[54]

Irish literature and law codes

The Irish passages referring to druids in such vernacular sources were "more numerous than those on the classical texts" of the Greeks and Romans, and paint a somewhat different picture of them. The druids in Irish literature - for whom words such as drui, draoi, drua and drai are used - are sorcerers with supernatural powers, who are respected in society, particularly for their ability to perform divination. They can cast spells and turn people into animals or stones, or curse peoples’ crops to be blighted. At the same time, the term druid is sometimes used to refer to any figure who uses magic, for instance in the Fenian Cycle, both giants and warriors are referred to as druids when they cast a spell, even though they are not usually referred to as such; as Ronald Hutton noted, in medieval Irish literature, "the category of Druid [is] very porous."[55]

When druids are portrayed in early Irish sagas and saints' lives set in the pre-Christian past of the island, they are usually accorded high social status. The evidence of the law-texts, which were first written down in the 7th and 8th centuries, suggests that with the coming of Christianity the role of the druid in Irish society was rapidly reduced to that of a sorcerer who could be consulted to cast spells or practise healing magic and that his standing declined accordingly.[56] According to the early legal tract Bretha Crólige, the sick-maintenance due to a druid, satirist and brigand (díberg) is no more than that due to a bóaire (an ordinary freeman). Another law-text, Uraicecht Becc (‘Small primer’), gives the druid a place among the dóer-nemed or professional classes which depend for their status on a patron, along with wrights, blacksmiths and entertainers, as opposed to the fili, who alone enjoyed free nemed-status.[57]

Welsh literature

Whilst druids featured prominently in many medieval Irish sources, they were far rarer in their Welsh counterparts. Unlike the Irish texts, the Welsh term commonly seen as referring to the druids, dryw, was used to refer purely to prophets and not to sorcerers or pagan priests. Historian Ronald Hutton noted that there were two explanations for the use of the term in Wales: the first was that it was a survival from the pre-Christian era, when dryw had been ancient priests, whilst the second was that the Welsh had borrowed the term from the Irish, as had the English (who used the terms dry and drycraeft to refer to magicians and magic respectively, most probably influenced by the Irish terms.)[58]

Archaeology

As the historian Jane Webster stated, "individual druids... are unlikely to be identified archaeologically",[59] a view which was echoed by Ronald Hutton, who declared that "not one single artefact or image has been unearthed that can undoubtedly be connected with the ancient Druids."[3] A.P. Fitzpatrick, in examining what he believed to be astral symbolism on Late Iron Age swords has expressed difficulties in relating any material culture, even the Coligny calendar, with druidic culture.[60] Nonetheless, some archaeologists have attempted to link certain discoveries with written accounts of the druids, for instance the archaeologist Anne Ross linked what she believed to be evidence of human sacrifice in Celtic pagan society - such as the Lindow Man bog body - to the Greco-Roman accounts of human sacrifice being officiated over by the druids.[61][62]

History of reception

Prohibition and decline under Roman rule

During the Gallic Wars of 58 to 51 BCE, the Roman army, led by Julius Caesar, conquered the many tribal chiefdoms of Gaul, and annexed it as a part of the Roman Empire. According to accounts produced in the following centuries, the new rulers of Roman Gaul subsequently introduced measures to wipe out the druids from that country. According to Pliny the Elder, writing in the 70s CE, it was the emperor Tiberius (who ruled from 14 to 37 CE), who introduced laws banning not only druidism, but also other native soothsayers and healers, a move which Pliny applauded, believing that it would end human sacrifice in Gaul.[63] A somewhat different account of Roman legal attacks on druidism was made by Suetonius, writing in the 2nd century CE, when he claimed that Rome's first emperor, Augustus (who had ruled from 27 BCE till 14 CE), had decreed that no-one could be both a druid and a Roman citizen, and that this was followed by a law passed by the later Emperor Claudius (who had ruled from 41 to 54 CE) which "thoroughly suppressed" the druids by banning their religious practices.[64]

Possible late survival of Insular druidism

The best evidence of a druidic tradition in the British Isles is the independent cognate of the Celtic *druwid- in Insular Celtic: The Old Irish druídecht survives in the meaning of "magic", and the Welsh dryw in the meaning of "seer". Although there are no contemporary records of Insular druidism in antiquity other than the account by Tacitus, there is some evidence that the druidic tradition in Ireland may have survived until as late as the 7th century: in the De mirabilibus sacrae scripturae of Augustinus Hibernicus (fl. 655), there is mention of local magi who teach a doctrine of transmigration in the form of birds. The word magus was often used in Hiberno-Latin works for a translation of druid.[65]

While the druids as a priestly caste were extinct with the Christianization of Wales, complete by the 7th century at the latest, the offices of bard and of "seer" (Welsh: dryw) persisted in medieval Wales into the 13th century.

Phillip Freeman, a classics professor, discusses a later reference to Dryades, which he translates as Druidesses, writing that "The fourth century A.D. collection of imperial biographies known as the Historia Augusta contains three short passages involving Gaulish women called "Dryades" ("Druidesses")." He points out that "In all of these, the women may not be direct heirs of the Druids who were supposedly extinguished by the Romans — but in any case they do show that the druidic function of prophesy continued among the natives in Roman Gaul."[66] However, the Historia Augusta is frequently interpreted by scholars as a largely satirical work, and such details might have been introduced in a humorous fashion. Additionally, Druidesses are mentioned in later Irish mythology, including the legend of Fionn mac Cumhaill, who, according to the 12th century The Boyhood Deeds of Fionn, is raised by the druidess Bodhmall and a wise-woman.[67][68]

Christian historiography and hagiography

The story of Vortigern, as reported by Nennius, provides one of the very few glimpses of possible druidic survival in Britain after the Roman conquest: unfortunately, Nennius is noted for mixing fact and legend in such a way that it is now impossible to know the truth behind his text. He wrote that after being excommunicated by Germanus, the British leader Vortigern invited twelve druids to assist him.

In the lives of saints and martyrs, the druids are represented as magicians and diviners. In Adamnan's vita of Columba, two of them act as tutors to the daughters of Lóegaire mac Néill, the High King of Ireland, at the coming of Saint Patrick. They are represented as endeavouring to prevent the progress of Patrick and Saint Columba by raising clouds and mist. Before the battle of Culdremne (561) a druid made an airbe drtiad (fence of protection?) round one of the armies, but what is precisely meant by the phrase is unclear. The Irish druids seem to have had a peculiar tonsure. The word druí is always used to render the Latin magus, and in one passage St Columba speaks of Christ as his druid. Similarly, a life of St Beuno states that when he died he had a vision of 'all the saints and druids'.

Sulpicius Severus' Vita of Martin of Tours relates how Martin encountered a peasant funeral, carrying the body in a winding sheet, which Martin mistook for some druidic rites of sacrifice, "because it was the custom of the Gallic rustics in their wretched folly to carry about through the fields the images of demons veiled with a white covering." So Martin halted the procession by raising his pectoral cross: "Upon this, the miserable creatures might have been seen at first to become stiff like rocks. Next, as they endeavoured, with every possible effort, to move forward, but were not able to take a step farther, they began to whirl themselves about in the most ridiculous fashion, until, not able any longer to sustain the weight, they set down the dead body." Then discovering his error, Martin raised his hand again to let them proceed: "Thus," the hagiographer points out," he both compelled them to stand when he pleased, and permitted them to depart when he thought good."[69]

Romanticism and modern revivals

From the 18th century, England and Wales experienced a revival of interest in the druids. John Aubrey (1626–1697) had been the first modern writer to connect Stonehenge and other megalithic monuments with the druids; since Aubrey's views were confined to his notebooks, the first wide audience for this idea were readers of William Stukeley (1687–1765).[70] John Toland (1670–1722) shaped ideas about the druids current during much of the 18th and 19th centuries. He founded the Ancient Druid Order in London which existed from 1717 until it split into two groups in 1964. The order never used ( and still does not use ) the title "Archdruid" for any member, but in retrospect credited William Blake as having been its "Chosen Chief" from 1799 to 1827, without corroboration in Blake's numerous writings or among modern Blake scholars. Blake's bardic mysticism derives instead from the pseudo-Ossianic epics of Macpherson; his friend Frederick Tatham's depiction of Blake's imagination, "clothing itself in the dark stole of mural sanctity"— in the precincts of Westminster Abbey— "it dwelt amid the Druid terrors", is generic rather than specifically neo-Druidic.[71] John Toland was fascinated by Aubrey's Stonehenge theories, and wrote his own book about the monument without crediting Aubrey.

The 19th-century idea, gained from uncritical reading of the Gallic Wars, that under cultural-military pressure from Rome the druids formed the core of 1st-century BCE resistance among the Gauls, was examined and dismissed before World War II,[72] though it remains current in folk history.

Druids began to figure widely in popular culture with the first advent of Romanticism. Chateaubriand's novel Les Martyrs (1809) narrated the doomed love of a druid priestess and a Roman soldier; though Chateaubriand's theme was the triumph of Christianity over Pagan druids, the setting was to continue to bear fruit. Opera provides a barometer of well-informed popular European culture in the early 19th century: in 1817 Giovanni Pacini brought druids to the stage in Trieste with an opera to a libretto by Felice Romani about a druid priestess, La Sacerdotessa d'Irminsul ("The Priestess of Irminsul"). The most famous druidic opera, Vincenzo Bellini's Norma was a fiasco at La Scala, when it premiered the day after Christmas, 1831; but in 1833 it was a hit in London. For its libretto, Felice Romani reused some of the pseudo-druidical background of La Sacerdotessa to provide colour to a standard theatrical conflict of love and duty. The story was similar to that of Medea, as it had recently been recast for a popular Parisian play by Alexandre Soumet: the diva of Norma's hit aria, "Casta Diva", is the moon goddess, being worshipped in the "grove of the Irmin statue".

A central figure in 19th century Romanticist Neo-Druidism is the Welshman Edward Williams, better known as Iolo Morganwg. His writings, published posthumously as The Iolo Manuscripts (1849) and Barddas (1862), are not considered credible by contemporary scholars. Williams claimed to have collected ancient knowledge in a "Gorsedd of Bards of the Isles of Britain" he had organized. Many scholars deem part or all of Williams's work to be fabrication, and purportedly many of the documents are of his own fabrication, but a large portion of the work has indeed been collected from meso-pagan sources dating from as far back as 600 AD.[citation needed] Regardless, it has become impossible to separate the original source material from the fabricated work, and while bits and pieces of the Barddas still turn up in some "Neo-druidic" works, the documents are considered irrelevant by most serious scholars.

T.D. Kendrick's dispelled (1927) the pseudo-historical aura that had accrued to druids,[73] asserting that "a prodigious amount of rubbish has been written about druidism";[74] Neo-druidism has nevertheless continued to shape public perceptions of the historical druids. The British Museum is blunt:

Modern Druids have no direct connection to the Druids of the Iron Age. Many of our popular ideas about the Druids are based on the misunderstandings and misconceptions of scholars 200 years ago. These ideas have been superseded by later study and discoveries.[75]

Some strands of contemporary Neodruidism are a continuation of the 18th-century revival and thus are built largely around writings produced in the 18th century and after by second-hand sources and theorists. Some are monotheistic. Others, such as the largest Druid group in the world, The Order of Bards, Ovates and Druids draw on a wide range of sources for their teachings. Members of such Neo-druid groups may be Neopagan, occultist, Reconstructionist, Christian or non-specifically spiritual.


"The Druidess", oil on canvas, by French painter Alexandre Cabanel (1823-1890)
FONTE IMMAGINE: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Alexandre_Cabanel_004.jpg

Modern scholarship

In the 20th century, as new forms of textual criticism and archaeological methods were developed, allowing for greater accuracy in understanding the past, various historians and archaeologists published books on the subject of the druids and came to their own conclusions. The archaeologist Stuart Piggott, author of The Druids (1968), accepted the Greco-Roman accounts and considered the druids to be a barbaric and savage priesthood who performed human sacrifices.[76] This view was largely supported by another archaeologist, Anne Ross, author of Pagan Celtic Britain (1967) and The Life and Death of a Druid Prince (1989), although she believed that they were essentially tribal priests, having more in common with the shamans of tribal societies than with the classical philosophers.[77] Ross' views were largely accepted by two other prominent archaeologists to write on the subject, Miranda Aldhouse-Green[78] - author of The Gods of the Celts (1986), Exploring the World of the Druids (1997) and Caesar's Druids: Story of an Ancient Priesthood (2010) - and Barry Cunliffe, author of Iron Age Communities in Britain (1991) and The Ancient Celts (1997).[79]

References

Footnotes

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