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Nei momenti più bui, ricorda sempre di fare un passo alla volta.
Voler ottenere tutto e subito è sciocco
Nei momenti più difficili, ricorda sempre che le abitudini stabiliscono un destino.
Stabilisci quelle che ti danno energia e crescita.
È solo nell’ora più profonda del Duat, nella Notte oscura dell’anima che possiamo vedere noi stessi.
E capire come superare la notte.
Non rifuggire l’oscurità, impara a vederci attraverso.
Tutto passa e scorre, il giorno diviene notte e la notte giorno.
Ciò che è bene per te ora domani diverrà un ostacolo e un impedimento, o un danno, e viceversa.
Tutto finisce e muta, come la pelle di un serpente.
Impara ad essere la volontà pura di vivere e non la pelle morta di un intento esaurito.
Tutto ciò che non supera l’alba del tuo nuovo giorno, non deve essere portato con te.
Il mondo è infinito, non giudicare perdite e guadagni come il piccolo pescatore che non ha mai visto l’Oceano.
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 Émile Durkheim

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MessaggioOggetto: Émile Durkheim   Lun 3 Gen 2011 - 16:58


Émile Durkheim

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Emile_Durkheim

Émile Durkheim (Épinal, 15 aprile 1858 – Parigi, 15 novembre 1917) è stato un sociologo, antropologo e storico delle religioni francese.
La sua opera è stata cruciale nella costruzione, nel corso del XX secolo, della sociologia e dell'antropologia avendo intravisto con chiarezza lo stretto rapporto tra la religione e la struttura del gruppo sociale. Durkheim si richiama all'opera di Auguste Comte (sebbene consideri alcune idee comtiane eccessivamente vaghe e speculative), e può considerarsi, con Karl Marx, Vilfredo Pareto, Max Weber, Georg Simmel e Herbert Spencer, uno dei padri fondatori della moderna sociologia. È anche il fondatore della prima rivista dedicata alle scienze sociali, l'Année Sociologique.


Biografia


Nasce in una famiglia modesta ma erudita di ebrei praticanti e, anche a causa delle responsabilità derivategli dalla morte del padre, rabbino, avvenuta quando lui non era ancora ventenne, sviluppa un carattere impegnato e severo e la convinzione che al progresso intellettuale gli sforzi e le sofferenze contribuiscano più delle situazioni piacevoli. L'esperienza di vita di Durkheim è fortemente condizionata dalla sconfitta della Francia contro la Prussia e gli altri stati tedeschi (guerra dal 1870-71), infatti a seguito di questa l'Alsazia, terra di origine dei Durkheim, passò alla Germania. A seguito di ciò il padre di Emile, per non divenire suddito germanico, si trasferì a Parigi. Fu qui che il futuro sociologo iniziò i suoi studi.
I suoi successi scolastici gli consentono di accedere all'École Normale Supérieure, dove studia filosofia. In questo periodo conosce Jean Jaurès, futuro leader del Partito Socialista Francese, come lui mosso da principi etici rivolti ai problemi della società. Nel 1882 consegue l'Agrégation de philosophie e fino al 1887 insegna in scuole secondarie di Sens, Saint Quenti e Troyes. Ottiene quindi un insegnamento all'Università di Bordeaux dove diventa professore di filosofia sociale e rimane fino al 1902. Successivamente passa alla Sorbonne, dove diventa ordinario nel 1906 e dove si occupa con grande impegno di iniziative volte al miglioramento degli insegnamenti.
Lo scoppio della prima guerra mondiale, la morte del suo unico figlio sul fronte balcanico e le accuse dei nazionalisti, che gli rinfacciano di essere di estrazione tedesca e di insegnare una disciplina straniera, abbattono il sociologo e lo gettano in un grave stato emotivo, preludio di un ictus che ne causa la morte nel 1917.

Ricerche


Secondo Durkheim, per diventare scientifica la sociologia deve studiare i fatti sociali, ovvero quegli aspetti della vita quotidiana (e sociale, per l'appunto) che influenzano le azioni degli individui proprio con gli stessi metodi con cui si studiano i fenomeni scientifici. Durkheim è infatti convinto che la realtà sociale possa essere adeguatamente interpretata soltanto se si è capaci di uscire dal recinto della speculazione teorica per immergersi nell'indagine empirica. Durkheim studiò a fondo la religione. Il sociologo, inoltre, deve liberarsi dei suoi preconcetti e studiare i fatti sociali come un osservatore esterno. Durkheim è convinto che la sociologia abbia una funzione concreta di diagnosi e cura dei mali della società, proponendo soluzioni per la "guarigione" analogamente a quanto avviene da parte della medicina per la cura delle malattie; l'organicismo di Durkheim, tratto fondamentale del suo pensiero, incanalerà poi gli studi del semiologo inglese Herbert Spencer, che di fatto con Durkheim vedeva il sistema sociale come un essere vivente autonomo. I fenomeni sociali devono essere analizzati con una visione olistica, non singolarmente ma come parti di un tutto, allo stesso modo di come avviene per lo studio biologico di un organismo vivente. Sotto questo aspetto la società è qualcosa di più della somma delle sue parti, cioè degli individui.
Coniato come motto del proprio approccio il principio: "Studia i fatti sociali come cose!", Durkheim presta attenzione allo studio rigoroso degli oggetti e di qualunque evento della società. Durkheim considera i valori e i costumi come un tessuto connettivo per la società. Determinante è a questo proposito il suo influsso nella ricerca della storia delle religioni: individuò infatti negli elementi del religioso l'espressione della volontà sociale, che si concretizza nel concetto di sacro (inteso come "separato" dalla realtà che gli si oppone, il profano).
Durkheim, a partire da questi presupposti, arriverà a definire la religione come "quel sistema di credenza e pratiche relative a cose sacre che uniscono in una comunità sociale coloro che vi aderiscono".
Durkheim introdusse il termine "coscienza collettiva" per indicare l'insieme delle credenze e dei sentimenti comuni alla media dei membri di una società.
Per quanto riguarda gli studi sull'economia, egli analizza soprattutto la divisione del lavoro, ovvero il farsi strada di differenze sempre più complesse e influenti tra le varie posizioni occupazionali. Pian piano, il lavoro viene considerato da Durkheim come il principale fondamento della coesione sociale, ancora prima della religione. Inoltre, con la divisione delle attività, gli individui diventano sempre più dipendenti gli uni dagli altri, perché ognuno ha bisogno di beni forniti da coloro che svolgono un lavoro diverso dal proprio. Secondo Durkheim, la divisione del lavoro prende gradualmente il posto della religione come principale fondamento della coesione sociale.


Lo studio del suicidio

Uno degli studi più famosi di Durkheim riguarda il suicidio: pur sembrando in apparenza un atto soggettivo, imputabile a incurabile infelicità personale, Durkheim mostra come ci possano essere dei fattori sociali che esercitano un'influenza determinante al riguardo, soprattutto ciò che egli chiama anomia, rottura degli equilibri della società e sconvolgimento dei suoi valori.
Durkheim scarta le spiegazioni del suicidio di tipo psicologico; ammette che vi possa essere una predisposizione psicologica di certi individui al suicidio, ma la forza che determina il suicidio non è psicologica, bensì sociale. Elenca i modi di suicidio in quattro tipi:
• il suicidio egoistico si ha quando le persone pensano solo a se stesse, e non sono in grado di raggiungere gli obiettivi che si pongono in continuazione.
• il suicidio altruistico si ha quando la persona è troppo inserita nel tessuto sociale, al punto da suicidarsi per soddisfare l'imperativo sociale (ricordiamoci che per Durkheim è la società che crea gli individui, e non viceversa) come esempio c'è la vedova indiana che accetta di esser posta sul rogo che brucerà il corpo del defunto marito, o il comandante di una nave che sta per affondare, il quale decide di non salvarsi e di morire affogando insieme alla nave.
• il suicidio anomico, tipico delle società moderne, sembra collegare il tasso dei suicidi con il ciclo economico: il numero dei suicidi aumenta nei periodi di sovrabbondanza come in quelli di depressione economica.
• il suicidio fatalista, è tipico di un eccesso di regolamentazione, di una sorta di dispotismo morale esercitato dalle regole sociali, di un eccesso di disciplina che chiude gli spazi del desiderio, come può essere nel caso di ragazzi che si sposano troppo giovani.
La corrente suicidogena come Durkheim l'ha chiamata, presuppone anche un coefficiente di preservazione, cioè delle condizioni soggettive che diminuiscono o aumentano la probabilità del suicidio. Per esempio, Durkheim ha notato che i cattolici hanno un coefficiente di preservazione maggiore rispetto ai protestanti (in pratica si suicidano di meno) e che le donne sposate hanno un coefficiente di preservazione più alto rispetto alle nubili; tuttavia, in questo caso, superata una certa età, il coefficiente di preservazione si tramuta nell'opposto, divenendo così coefficiente di aggravamento, in quanto le donne di età avanzata non sono più soddisfatte dall'avere un marito, quanto dall'avere dei figli.
Pur se oggetto di varie confutazioni, anche da parte dei suoi continuatori come il nipote Marcel Mauss e Claude Lévi-Strauss, Durkheim ha segnato una tappa fondamentale all'interno del panorama della sociologia contemporanea.
Le teorie di Durkheim fanno parte delle teorie olistiche, che considerano la società come un organismo indipendentemente dai singoli elementi che la compongono. Per questo non considera affatto la situazione psicologica degli attori sociali considerandoli come elementi funzionali al mantenimento del sistema stesso. Il sistema deve preservarsi sia dai mutamenti interni, dovuti alle forze centrifughe che portano ad uno spostamento degli elementi verso l'esterno, e dai mutamenti esterni dovuti alle forze perturbatrici che minano l'ordine del sistema. Durkheim attribuisce un valore assoluto alle strutture cristallizzate e cristallizzanti dell'organismo sociale considerando tutto il resto funzionale al mantenimento dell'equilibrio di tale organismo. A tal proposito non attribuisce la responsabilità delle correnti suicidogene alle strutture sociali che non si presentano in grado di svilupparsi parallelamente all'emergere dei bisogni degli individui, ma attribuisce la responsabilità del suicidio ad una scarsa integrazione dei singoli attori all'ordine del sistema, senza pertanto analizzarlo come un problema derivante da uno stato psicologico, bensi' da una scarsa capacità di porsi in linea con le dinamiche del sistema.


Opere

• La scienza positiva della morale in Germania (La science positive de la morale en Allemagne), 1887
• La divisione del lavoro sociale (De la division du travail social), 1893
• Le regole del metodo sociologico (Règles de la méthode sociologique), 1895
• Il suicidio. Studio di sociologia (Le Suicide, étude de sociologie), 1897
• Rappresentazioni individuali e rappresentazioni collettive (Représentations individuelles et représentations collectives), 1898
• L´educazione morale (L'éducation morale), 1903
• Le forme elementari della vita religiosa (Les formes élémentaires de la vie religieuse), 1912
• La sociologia e l'educazione (Education et Sociologie), 1922
• Sociologia e filosofia (Sociologie et Philosophie), 1925
• L'evoluzione pedagogica in Francia (L'évolution pédagogique en France), 1938
• La scienza sociale e l'azione (La Science sociale et l'Action), 1970
Voci correlate
• Anomia
• Divisione del lavoro
• Religione
• Sociologia
• Sociologia urbana
• Coesione sociale
• Valore sociale


Altri progetti

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Collegamenti esterni

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