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 Tacchino: condivisione dei doni e del raccolto

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Tila
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MessaggioOggetto: Tacchino: condivisione dei doni e del raccolto   Lun 7 Feb 2011 - 15:34

Buon pomeriggio a tutti,

visto che ieri Admin ha nominato questo esemplare alato, del mondo animale, ho curiosato un po' sulle sue caratteristiche e infine ho scoperto che ha una simbologia molto interessante, perciò mi sono sentita in dovere di rendergli omaggio.

Riporto nella prima parte le sue caratteristiche e le foto grazie a wikipedia sia inglese che italiana...nella prossima vedremo insieme la sua simbologia.

Buona lettura!


FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Meleagris

Meleagris
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

I tacchini (genere meleagris) sono gallinacei snelli, con zampe lunghe ed ali e coda corte. Hanno la testa e la parte superiore del collo bitorzolute, e dalla mascella superiore del becco breve, robusto ed arcuato, pende un'escrescenza carnosa ed erigibile di forma conica. I loro piedi sono alti e provvisti di lunghe dita, le ali sono molto arrotondate e la coda, composta di diciotto penne larghe ed erettili, ha forma tondeggiante. Una singolare particolarità del piumaggio è data dal fatto che alcune penne della parte anteriore del petto hanno l'aspetto e la consistenza di setole sporgenti.

Diffusi in libertà nell'America settentrionale e centrale fino all'istmo di Panama, i tacchini presentano, quanto all'indole ed ai costumi, tratti generali assolutamente comuni. Ne tratteremo perciò complessivamente, dopo esserci rapidamente soffermati sulla descrizione delle specie principali.

Specie [modifica]

Lungo da un metro ad un metro e dieci, con ali di quarantacinque centimetri, coda di trentasette ed apertura alare che può giungere fino al metro e mezzo, il tacchino comune (Meleagris gallopavo) maschio è colorato sulle parti superiori di giallo-bruniccio con riflessi metallici, sulla parte inferiore del dorso e sulle copritrici della coda è bruno-noce con fasce verdi e nere, bruno-gialliccio sul petto, più scuro ai lati, grigio-bruniccio sulle cosce e sull'addome, e nericcio sul sottocoda: tutte le piume delle parti finora citate presentano ai margini una colorazione nero-velluto. Le penne remiganti primarie sono bianco-grigiastre, le secondarie brunicce con fasce bianche, e le timoniere segnate da ondulazioni, fasce e gocce nere sul fondo uniformemente bruno. Le parti nude del collo e della testa sono di color celeste chiaro, i bitorzoli rossi; l'occhio è giallo-azzurro, il becco corneo e il piede a volte violetto-pallidi, a volte rosso-lacca. Simile a quello dei maschi, il piumaggio delle femmine è meno bello e meno vivace; esse sono inoltre di dimensioni notevolmente ridotte. È diffuso in natura in America settentrionale.

Il tacchino pavonino (Meleagris ocellata) rappresenta la specie affine nelle regioni centrali del continente americano: come si rileva dal suo nome, è un uccello che alle forme del tacchino unisce la bellezza del pavone.

Comportamento [modifica]

I boschi degli stati dell'Ohio, del Kentucky, dell'Illinois, dell'Arkansas, del Tennessee e dell'Alabama ospitano ancor oggi un gran numero di tacchini, abbastanza comuni anche in Canada, negli stati meridionali e nelle regioni centrali americane. Essi trascorrono le loro giornate in gruppi piuttosto numerosi, impegnati in un continuo vagabondaggio attraverso i boschi: si muovono costantemente sul suolo e compiono spostamenti abbastanza rilevanti, sempre sotto la guida di un vecchio maschio che è il primo, quando si presenta un'inconsueta difficoltà naturale, a dare il segnale di arresto e ad invitare successivamente il gruppo ad affrontarla. Uno spettacolo di questo genere si può vedere, per esempio, quando il branco giunge sulla riva di un fiume: esso dapprima si raccoglie sul punto più elevato della costa e vi si trattiene lungamente, anche per diversi giorni, come se i suoi membri volessero prender consiglio prima di decidersi ad attraversarlo. Quando finalmente il capo dà il suo segnale, i tacchini si pongono in volo, con una fatica proporzionata allo scarso sviluppo delle loro ali ed alla costante abitudine di vivere a terra.

Il tacchino non ha esigenze specifiche in fatto di dieta, si nutre di erbe e verdure di ogni sorta, di cereali, frutta, insetti e piccole locuste; sembra avere una spiccata preferenza per alcuni tipi di noci e di bacche.

Il tacchino goglotta, quindi il suo verso è un goglottio.

Riproduzione [modifica]

Il tempo della riproduzione incomincia verso la metà di febbraio. Femmine e maschi si separano, ed anche per il riposo notturno si scelgono, sugli alberi, delle sedi distinte anche se non lontane le une dalle altre. Al richiamo della femmina rispondono tutti i maschi, i quali rapidamente vanno a prendere posto vicino ad essa e incominciano il corteggiamento, facendo la ruota, rovesciando il capo all'indietro, strascicando le ali a terra e gridando confusamente. L'unione tra il maschio e la femmina si mantiene finché sopraggiunge il momento della deposizione delle uova, quando la prima si separa decisamente e si nasconde nell'intento di difendere le uova dalle violente manifestazioni d'amore del compagno, che potrebbero avere per esse conseguenze esiziali. Dal canto suo, il maschio cessa di interessarsi alla compagna non appena ha soddisfatto i propri istinti, e dal momento in cui ha inizio l'incubazione se ne dimentica completamente, diventando indifferente e pigro.

Una leggera escavazione del terreno, negligentemente rivestita di poche piume, è tutto ciò che viene approntato dalle femmine per accogliere la prole. Questi nidi vengono costruiti verso la metà del mese di aprile, nei luoghi più nascosti e adatti a difendere dalle insidie le dieci, quindici o venti uova della covata, punteggiate di rosso su fondo giallo-scuro. Alla loro cura la madre si dedica con attenzione e precauzione, ricoprendole diligentemente di foglie secche ogni volta che deve abbandonarle; se per effetto di qualche imprevista circostanza la femmina è costretta a disinteressarsi definitivamente del proprio nido, passa ad una seconda covata, mentre, se tutto procede regolarmente, l'incubazione si verifica un'unica volta nel corso dell'anno. Appena sgusciati, i piccoli vengono dapprima tenuti dalla madre sotto le tiepide ali, e poi immediatamente condotti alla ricerca del cibo: dopo due settimane sono già in grado di alzarsi in volo, e la famiglia, che fino a quel momento aveva dovuto trascorrere le notti sul terreno, incomincia a recarsi sui bassi rami degli alberi. La crescita è rapida, e già in agosto i giovani sono abbastanza forti e prudenti per difendersi dagli attacchi dei loro nemici; le famiglie si sciolgono, o meglio si confondono nei branchi adulti, incominciando a partecipare alle loro escursioni.





FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Gall-dindi.jpg


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Turkey_bird_20070326.jpg


FONTE IMMAGINE: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Large_White_turkey_female.jpg


FONTE: http://en.wikipedia.org/wiki/Turkey_%28bird%29

Turkey (bird)
From Wikipedia, the free encyclopedia

A turkey is a large bird in the genus Meleagris. One species, Meleagris gallopavo, commonly known as the Wild Turkey, is native to the forests of North America. The other living species is Meleagris ocellata or Ocellated Turkey, native to the forests of the Yucatán Peninsula. There are several extinct species dating from as far back as 23 million years ago.[1]

The domestic turkey is a descendant of the Wild Turkey.

Turkeys are classed in the taxonomic order of Galliformes. Within this order they are relatives of the family/subfamily Tetraonidae (grouse). Turkeys have a distinctive fleshy wattle that hangs from the underside of the beak, and a fleshy protuberance that hangs from the top of its beak called a snood. With wingspans of 1.5–1.8 metres (4.9–5.9 ft), the turkeys are by far the largest birds in the open forests in which they live. As with many galliform species, the female (hen) is smaller and is much less colorful than the male (tom or gobbler).

History and naming

When Europeans first encountered turkeys on the American continent, they incorrectly identified the birds as a type of guineafowl (Numididae), also known as turkey fowl (or turkey hen and turkey cock) due to the birds' importation to Central Europe through Turkey. That name, shortened to just the name of the country, stuck as the name of the American bird.[2][3][4]

The confusion between these kinds of birds from related, but different, families is also reflected in the scientific name for the turkey genus: meleagris (μελεαγρίς) is Greek for guineafowl. The domesticated turkey is attributed to Aztec agriculture, which addressed one subspecies of Meleagris gallopavo local to the present day states of Jalisco and Guerrero.[5] Two major reasons why the name turkey fowl stuck to Meleagris rather than to the guinea fowl (Numida meleagris) were the genuine belief that the newly-discovered Americas were in fact a part of Asia, and second, the tendency during that time to attribute exotic animals and foods to a place that symbolized far-off, exotic lands. (The Ottoman Empire, where Turkey was located, represented the exotic East.)[original research?]

Several other birds, which are sometimes called turkeys, are not particularly closely related: the Australian Brush-turkey is a megapode, and the bird sometimes known as the "Australian Turkey" is, in fact, the Australian Bustard, a gruiform. The bird sometimes called a Water Turkey is actually an Anhinga (Anhinga rufa).

The 16th century English navigator William Strickland is generally credited with introducing the turkey into England.[6][7] His family coat of arms showing a turkey cock as the family crest, is among the earliest known pictures of a turkey.[6] English farmer Thomas Tusser notes the turkey being among farmer's fare at Christmas in 1573.[8] The domestic turkey was sent from England to Jamestown, Virginia in 1607. A document written in 1584 lists supplies to be furnished to future colonies in the New World; "turkies, male and female".[9]

The name given to a group of turkeys is a rafter, although they are sometimes incorrectly referred to as a gobble or flock.[10]


Flight

While large domesticated turkeys are generally unable to fly, smaller, lighter domesticated turkeys known as "heritage turkeys" and "wild turkeys" can fly. In domesticated turkeys, the ability to fly depends directly on weight, while even heavy adult wild turkeys can fly well enough to avoid predators by taking off and flying up to 100 yards (90 m) and perching in tree branches. Turkey poults (goblets) cannot fly for the first two weeks after hatching.[citation needed]

Fossil record

Many turkeys have been described from fossils. The Meleagrididae are known from the Early Miocene (c. 23 mya) onwards, with the extinct genera Rhegminornis (Early Miocene of Bell, U.S.) and Proagriocharis (Kimball Late Miocene/Early Pliocene of Lime Creek, U.S.). The former is probably a basal turkey, the other a more contemporary bird not very similar to known turkeys; both were much smaller birds. A turkey fossil not assignable to genus but similar to Meleagris is known from the Late Miocene of Westmoreland County, Virginia.[1] In the modern genus Meleagris, a considerable number of species have been described, as turkey fossils are robust, fairly often found, and turkeys show much variation among individuals. Many of these supposed fossilized species are now considered junior synonyms. One, the well-documented California Turkey Meleagris californica,[11] became extinct recently enough to have been hunted by early human settlers[12] and it is believed its demise was due to the combined pressures of climate change at the end of the last glacial period and hunting.[13] The modern species and the California Turkey seem to have diverged approximately one million years ago.


Turkeys known from fossils

* Meleagris sp. (Early Pliocene of Bone Valley, U.S.)
* Meleagris sp. (Late Pliocene of Macasphalt Shell Pit, U.S.)
* Meleagris californica (Late Pleistocene of SW U.S.) - formerly Parapavo/Pavo
* Meleagris crassipes (Late Pleistocene of SW North America)

Turkeys have been considered by many authorities to be of their own family, the Meleagrididae but a recent genomic analyses of a retrotransposon marker groups turkeys in the family Phasianidae.[14]

[edit] Footnotes

1. ^ a b Donald Stanley Farner and Jamres R. King (1971). Avian biology. Boston: Academic Press. ISBN 0122494083.
2. ^ Webster's II New College Dictionary. Houghton Mifflin Harcourt 2005, ISBN 9780618396016, p. 1217
3. ^ Andrew F. Smith: The Turkey: An American Story. University of Illinois Press 2006, ISBN 9780252031632, p. 17
4. ^ "Why A Turkey Is Called A Turkey : Krulwich Wonders… : NPR". npr.org. http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=97541602. Retrieved 30 September 2010.
5. ^ C. Michael Hogan. 2008. Wild turkey: Meleagris gallopavo, GlobalTwitcher.com, ed. N. Stromberg
6. ^ a b Emett, Charlie (2003) Walking the Wolds Cicerone Press Limited, 1993 ISBN 1852841362
7. ^ M. F. Fuller (2004) The encyclopedia of farm animal nutrition ISBN 0851993699
8. ^ John Harland The house and farm accounts of the Shuttleworths of Gawthorpe Hall in the county of Lancaster at Smithils and Gawthorpe: from September 1582 to October 1621 Chetham society, 1858
9. ^ James G. Dickson, National Wild Turkey Federation (U.S.), United States. Forest Service The Wild turkey: biology and management Stackpole Books, 1992 ISBN 081171859X
10. ^ Collins English Dictionary
11. ^ Formerly Parapavo californica and initially described as Pavo californica or "California Peacock"
12. ^ Jack Broughton (1999). Resource depression and intensification during the late Holocene, San Francisco Bay: evidence from the Emeryville Shellmound vertebrate fauna. Berkeley: University of California Press. ISBN 0-520-09828-5. ; lay summary
13. ^ Bochenski, Z. M., and K. E. Campbell, Jr. 2006. The extinct California Turkey, Meleagris californica, from Rancho La Brea: Comparative osteology and systematics. Contributions in Science, Natural History Museum of Los Angeles County, Number 509:92 pp.
14. ^ Jan, K.; Andreas, M.; Gennady, C.; Andrej, K.; Gerald, M.; Jürgen, B.; Jürgen, S. (2007). "Waves of genomic hitchhikers shed light on the evolution of gamebirds (Aves: Galliformes)". BMC Evolutionary Biology 7: 190. doi:10.1186/1471-2148-7-190. PMID 17925025. PMC 2169234. http://www.doaj.org/doaj?func=abstract&id=242693. Retrieved 2008-02-15.

[edit] References

* Madge and McGowan, Pheasants, Partridges and Grouse ISBN 0-7136-3966-0
* "National Geographic" Field Guide to the Birds of North America ISBN 0792268776
* Porter, W. F. (1994). Family Meleagrididae (Turkeys). Pp. 364–375 in; del Hoyo, J., Elliott, A. & Sargatal, J. eds. Handbook of the Birds of the World, Vol. 2. New World Vultures to Guineafowl. Lynx Edicions, Barcelona. ISBN 8487334156
* B.C. researchers carve into today's turkeys through DNA tracking



FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Turkeys.jpg


FONTE IMMAGINE: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Wild_turkey_with_chicks.jpg
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MessaggioOggetto: Re: Tacchino: condivisione dei doni e del raccolto   Lun 7 Feb 2011 - 15:56

FONTE: http://www.esoterya.com/totem-tacchino/2704/

Questo animale simboleggia la generosità e la capacità di essere gentile e capaci di donare. Il tacchino sacrifica la sua vita per far restare in vita gli altri esseri.

L’insegnamento del tacchino per noi uomini può essere definito così: i beni materiali non contano, quindi è una perdita di tempo ammucchiarli per noi stessi, la cosa importante è che nell’avere bisogna anche condividere.

La vita è un bene sacro per il tacchino ed è quindi dovere nostro di fare del bene a tutti gli esseri viventi.

Le Persone con l’energia del tacchino agiscono sempre per altruismo, ma non per qualche represso senso di colpa, ma perché nasce spontaneo, poiché il Grande Spirito è presente in tutti gli esseri attraverso la legge cosmica, colei che ci insegna a comprendere che tutto ciò che doniamo agli altri un giorno verrà donato a noi.

Bisogna dividere quello che si possiede con gli altri, se vi appare in sogno, può anche significare che sarete voi a ricevere un dono o una grossa vincita.



FONTE: http://animalitotem.wordpress.com/2008/02/05/animali-dalla-s-alla-z/

TACCHINO – Generosità. Come il bisonte che offre tutto se stesso, anche il tacchino ci connette coi valori dell’altruismo e della compassione. Aiuta a trascendere l’ego e a condividere i tuoi doni con gli altri.



Anche nell'articolo seguente il tacchino è simbolo di sacrificio, dare la vita a beneficio degli altri.

Il tacchino è legato al terzo occhio, quindi ad una visione elevata, i suoi doni possono essere di tipo materiale, spirituale o intellettuale.

FONTE: http://www.linsdomain.com/totems/pages/turkey.htm

TURKEY

Shared Blessings

The Turkey is the symbol of sacrifice.
It give life so others may live.

Many saints and mystics have Turkey as a totem.
With a Turkey totem, you have transcended self.
You act and react on behalf of others.
This act is not a sense of moralism or guilt,
but a deep knowledge that all life is sacred.

What you do for others, you also do for yourself.
To have a Turkey totem is a true gift.
Its gift may be spiritual, material or intellectual.

Through giving to others will you reach your own goals.
The Turkey is linked to the third eye,
the seat of feminine energies within us, and the center for higher vision.
Turkey is also the symbol of the Mother Earth and her abundant harvest.

All of Earth's blessings and the ability to use them to their greatest advantage
are part of Turkey's teachings.


Some of the information on this webpage was derived from the following sources:
Sans, Jamie & Carson, David. Medicine Cards: the Discovery of Power Through the Way of Animals. Santa Fe, NM. 1988. Print.
Andrews, Ted. Animal-speak: the Spiritual & Magical Powers of Creatures Great & Small. Woodbury, MN: Llewellyn Publications, 1993. Print.
Andrews, Ted. Animal-Wise: the Spirit Language and Signs of Nature. Woodbury, MN: Llewellyn Publications, 1999. Print.
D. J. Conway. Animal Magick: the Art of Recognizing & Working with Familiars. Woodbury, MN: Llewellyn Publications, 2003. Print.
Farmer, Steven D. Animal Spirit Guides. Hayhouse Inc., 2006. Print.


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